RENZI RESUSCITA L’EURO!

Tanto tuonò che piovve verrebbe da dire, all’improvviso dopo essere collassato verso un nuovo minimo stagionale, l’euro è resuscitato facendo un rimbalzo di quasi tre punti, ma queste sono dinamiche natural di breve termine come ben sapete a noi interessa esclusivamente il lungo termine.

Magari le dimissioni di Renzi hanno davvero fatto resuscitare l’euro! ;-)

Nulla di particolare se non che, l’analisi tecnica ha sempre una sua valenza …fondamentale.

Nei giorni scorsi ci aveva provato per ben tre volte a superare la barriere di breve posta a 1,0660 ieri

Immagineusd2Primo il dollaro veniva da un periodo di forza prolungato dopo la vittoria di Trump alle elezioni americane e quindi era prevedibile un rimbalzo, anche se gli ultimi dati sembrano dimostrare una “strana” vivacità dell’economia americana.

Secondo qualche burlone ha pensato bene di festeggiare la vittoria dei verdi alle elezioni presidenziali austriache dopo i brogli di questa primavera, come se questa vittoria potesse davvero mettero un freno all’ ondata che sta travolgendo la becera tecnocrazia europea.

Terzo il risultato di questo referendum non mette certo in forse la credulità del popolo italiano nel fallimentare progetto europeo, quindi per il momento, nessuno pensa, a parte la solita carta straccia anglosassone, che l’Italia lascerà l’euro. Ma come ben sapete c’è un tempo per ogni cosa sotto il cielo, basta solo che i nostri ignoranti governanti continuino a seguire le indicazioni di feroce austerità imposte dalla …Germania.

Il resto è pura analisi tecnica ma di questo parleremo al prossimo appuntamento per tutti gli amici di Machiavelli con un manoscritto ( OUTLOOK 2017 ) che si preannuncia strepitoso come l’anno che verrà…

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Infine la notizia di ieri è che il fantasma di Axel Weber …

Ex presidente Bundesbank: “Presto Bce alzerà i tassi”

Loro sono fatti così sono dei paranoici che hanno vissuto nella placenta dell’iperinflazione di Weimar, la percepiscono ovunque, ignoranti sino al midollo, per quella serve che qualche clamoroso errore politico, perchè se qualcuno non l’ha ancora capito l’iperinflazione è un fenomeno “politico” e non economico, le conseguenze sono economiche.

È il pensiero di Weber, secondo cui la Bce interromperà il piano ultra accomodante prima del previsto e imporrà una stretta monetaria a settembre dell’anno prossimo. Ora come ora i mercati sono impreparati a un eventuale rialzo dei tassi dei bond dell’area euro, ma così sarà quanto i rendimenti saliranno con prepotenza in Usa e quando la Bce avvierà una strategia di uscita dalle sue misure espansive eterodosse attualmente in vigore.

Il chairman di UBS è convinto che l’imminente aumento del costo del denaro negli Stati Uniti manderà in subbuglio i mercati finanziari e avrà conseguenze importanti in tutto il mondo, dal momento che molti investitori saranno colti alla sprovvista dal cambiamento repentino del ciclo dei tassi.

Questo fenomeno di Weber è uno dei tanti che in questi anni ha chiamato almeno dieci rialzi dei tassi su ZERO avvenuti, questi sono falliti seriali che continuano ad amministrare asili nido.

Ne volete un esempio eccolo qui sotto si tratta del 2011 in piena crisi euro…

Weber: nel 2011 i tassi potranno salire – L’inflazione continuerà a …

Io non so Voi, ma ne ho le palle piene di queste bolle umane che pontificano quotidianamente sul nulla, ignoranti sino al midollo, questa è gente che non sa nemmeno che sia Hyman Minsky o Iving Fisher, non ha la più pallida idea di cosa sia una feroce deflazione da debiti.

Ma che ci volete fare la verità è figlia del tempo e nella finanza sono più gli asini che volano che le pecore che fanno le uova.

Infine i mercati stanno scontando altri due rialzi dei tassi da parte della Fed entro giugno, se tanto mi da tanto ci sarà da divertirsi con il reddito fisso nei prossimi mesi.

Ora vediamo che farà Mario Draghi nei prossimi giorni! A breve vi faremo conoscere la clamorosa dichiarazione di uno dei suoi alfieri…

Presenze innominabili nella foresta di Ballyboley

Fonte: http://www.sogliaoscura.org/presenze-innominabili-nella-foresta-ballyboley/

forest1La foresta di Ballyboley (Irlanda del Nord), considerata da sempre un antico sito druidico,  è caratterizzata da arcani solchi circolari ed enormi pietre disposte seguendo precise geometrie.

Tra il XV e il XVIII secolo almeno trenta persone scomparvero misteriosamente percorrendone i sentieri e nei secoli successivi la lussureggiante area boschiva assunse una sinistra fama.

Pur essendo uno splendido luogo per trekking e attività sportive, coloro che sono nati e cresciuti da quelle parti attraversano con timore ancestrale la foresta.
Tra le varie testimonianze, sono state riferite colonne di fumo nero e voci urlanti in lontananza, oltre che sagome evanescenti e suoni inumani dopo il tramonto.
Un episodio particolarmente significativo accaduto nel 1997 riferisce di due uomini che, sentendo una voce femminile urlare, lasciarono il sentiero e si avventurarono tra gli alberi, trovandone alcuni che letteralmente grondavano sangue dai rami.
Sopraffatti dal mostruoso spettacolo, fuggirono terrorizzati. Uno de due si voltò mentre correva e vide che quattro figure umane con un cappuccio marrone e le vesti a brandelli lo stavano fissando immobili, tra i tronchi secolari.
Sappiamo tutti come la suggestione possa far leva sulla psiche umana ed è possibile ricondurre le sparizioni dei secoli precedenti a bande di briganti che probabilmente stazionavano all’interno della foresta.
E’ comunque diffusa tra gli escursionisti una sensazione di irrequietezza e di essere osservati.
Ci sono diverse persone convinte che nella foresta di Ballyboley sia celato una sorta di ingresso per ciò che gli antichi celti chiamavano l’Altromondo.

Olio di palma: il lavoro minorile sulla nostra tavola

Fonte: http://www.salvaleforeste.it/blog/2-news-ita/diritti-ambientali/4235-olio-di-palma-il-lavoro-minorile-sulla-nostra-tavola.html

Parola di Amnesty International: i principali marchi mondiali di cibo e prodotti domestici stanno vendendo alimenti, cosmetici e altri beni di uso quotidiano contenenti olio di palma ottenuto attraverso gravi violazioni dei diritti umani in Indonesia, dove bambini anche di soli otto anni lavorano in condizioni pericolose.

Lo ha denunciato Amnesty International, in un rapporto intitolato “Il grande scandalo dell’olio di palma: violazioni dei diritti umani dietro i marchi più noti”.

Il rapporto è il risultato di un’indagine sulle piantagioni dell’Indonesia appartenenti al più grande coltivatore mondiale di palme da olio, il gigante dell’agro-business Wilmar, che ha sede a Singapore, fornitore di nove aziende mondiali: AFAMSA, ADM, Colgate-Palmolive, Elevance, Kellogg’s, Nestlé, Procter & Gamble, Reckitt Benckiser e Unilever.

“Le aziende stanno chiudendo un occhio di fronte allo sfruttamento dei lavoratori nella loro catena di fornitura. Nonostante assicurino i consumatori del contrario, continuano a trarre benefici da terribili violazioni dei diritti umani. Le nostre conclusioni dovrebbero scioccare tutti quei consumatori che pensano di fare una scelta etica acquistando prodotti in cui si dichiara l’uso di olio di palma sostenibile” – ha dichiarato Meghna Abraham di Amnesty International, che ha condotto l’indagine.

“Grandi marchi come Colgate, Nestlé e Unilever garantiscono ai loro consumatori che stanno usando olio di palma sostenibile ma le nostre ricerche dicono il contrario. Non c’è nulla di sostenibile in un olio di palma che è prodotto col lavoro minorile e forzato. Le violazioni riscontrate nelle piantagioni della Wilmar non sono casi isolati ma il risultato prevedibile e sistematico del modo in cui questo produttore opera” – ha aggiunto Abraham.

“C’è qualcosa che non va se nove marchi, che nel 2015 hanno complessivamente fatturato utili per 325 miliardi di dollari, non sono in grado di fare qualcosa contro l’atroce sfruttamento dei lavoratori dell’olio di palma che guadagnano una miseria” – ha commentato Abraham.

Amnesty International avvierà una campagna per chiedere alle aziende di far sapere ai consumatori se l’olio di palma contenuto in noti prodotti come il gelato Magnum, il dentifricio Colgate, i cosmetici Dove, la zuppa Knorr, la barretta di cioccolato KitKat, lo shampoo Pantene, il detersivo Ariel e gli spaghetti Pot Noodle proviene o meno dalle piantagioni indonesiane della Wilmar.

Amnesty International ha intervistato 120 lavoratori delle piantagioni di palma di proprietà di due sussidiarie della Wilmar e per conto di tre fornitori di quest’ultima nelle regioni indonesiane di Kalimantan e Sumatra. Questi sono i principali risultati:

– donne costrette a lavorare per molte ore dietro la minaccia che altrimenti la loro paga verrà ridotta, con un compenso inferiore alla paga minima (in alcuni casi, solo 2,50 dollari al giorno) e prive di assicurazione sanitaria e di trattamento pensionistico;

– bambini anche di soli otto anni impiegati in attività pericolose, fisicamente logoranti e talvolta costretti ad abbandonare la scuola per aiutare i genitori nelle piantagioni;

– lavoratori gravemente intossicati da paraquat, un agente chimico altamente tossico ancora usato nelle piantagioni nonostante sia stato messo al bando nell’Unione europea e anche dalla stessa Wilmar;

– lavoratori privi di strumenti protettivi della loro salute, nonostante i rischi di danni respiratori a causa dell’elevato livello di inquinamento causato dagli incendi delle foreste tra agosto e ottobre 2015;- lavoratori costretti a lavorare a lungo, a costo di grave sofferenza fisica, per raggiungere obiettivi di produzione ridicolmente elevati, a volte usando attrezzature a mano per tagliare frutti da alberi alti 20 metri;

– lavoratori multati per non aver raccolto in tempo i frutti dal terreno o per aver raccolti frutti acerbi.

La Wilmar ha ammesso l’esistenza di problemi relativi al lavoro nelle sue attività. Ciò nonostante, l’olio di palma proveniente da tre delle cinque piantagioni indonesiane su cui Amnesty International ha indagato è stato certificato come “sostenibile” dal Tavolo sull’olio di palma sostenibile, un organismo istituito nel 2004 dopo uno scandalo ambientale.

“Il nostro rapporto mostra chiaramente che le aziende usano quell’organismo come uno scudo per evitare controlli. Sulla carta hanno ottime politiche, ma nessuna ha potuto dimostrare di aver identificato rischi di violazioni nella catena di fornitura della Wilmar” – ha dichiarato Seema Joshi, direttrice del programma Imprese e diritti umani di Amnesty International.

Dubbi sulle dichiarazioni di “sostenibilità”
Esaminando la documentazione sulle esportazioni e altre informazioni pubblicate dalla Wilmar, le ricerche di Amnesty International hanno rintracciato olio di palma in nove marchi globali di cibo e prodotti domestici. Sette di questi hanno confermato di utilizzare olio di palma fornito dalla Wilmar ma solo due (Kellogg’s e Reckitt Benckiser) hanno accettato di fornire dettagli sui prodotti coinvolti.

Otto su nove di questi marchi fanno parte del Tavolo sull’olio di palma sostenibile e sui loro siti o sulle tabelle nutrizionali dichiarano di usare “olio di palma sostenibile”.

Le nove aziende non hanno smentito l’esistenza di violazioni ma non hanno fornito alcun esempio di azioni intraprese su come vengono trattati i lavoratori nelle attività della Wilmar.

“I consumatori vorrebbero sapere quali prodotti sono legati alle violazioni dei diritti umani ma le aziende mantengono una grande segretezza” – ha commentato Joshi.

“Le aziende devono essere più trasparenti su cosa contengono i loro prodotti. Devono dichiarare da dove vengono le materie prime contenute nei prodotti che si trovano sugli scaffali dei supermercati. Se non lo faranno, beneficeranno e in qualche modo contribuiranno alle violazioni dei lavoratori. Attualmente, stanno mostrando una completa mancanza di rispetto nei confronti di quei consumatori che, quando si recano alla cassa, pensano di aver fatto una scelta etica” – ha aggiunto Joshi.
Il lavoro minorile
Il rapporto di Amnesty International denuncia che bambini da otto a 14 anni svolgono lavori pericolosi nelle piantagioni possedute e dirette dalle sussidiarie e dai fornitori della Wilmar. Lavorano senza equipaggiamento di sicurezza in piantagioni dove vengono usati pesticidi tossici e trasportano sacchi di frutti che possono pesare da 12 a 25 chili. Alcuni di loro abbandonano la scuola per dare una mano ai genitori nelle piantagioni, altri lavorano il pomeriggio dopo la scuola o nei fine settimana e nei giorni festivi.

Un bambino di 14 anni che raccoglie e trasporta frutti di palma in una piantagione della Wilmar ha raccontato di aver lasciato la scuola a 12 anni perché suo padre si era ammalato e non era più in grado di raggiungere gli obiettivi di produzione. Con lui lavorano, al termine dell’orario scolastico, i suoi fratelli di 10 e 12 anni.

“Aiuto mio padre ogni giorno, da due anni. Ho studiato fino alla sesta classe poi mi sono messo a lavorare con mio padre, perché lui non ce la faceva più, si era ammalato. Mi dispiace aver abbandonato la scuola. Avrei voluto continuare per diventare più bravo. Avrei voluto fare l’insegnante”.

Il lavoro, che richiede un enorme sforzo fisico, può causare danni alla salute dei bambini. Uno di loro, che oggi ha 10 anni, ha a sua volta abbandonato la scuola quando ne aveva otto per lavorare in una piantagione della Wilmar. Si sveglia alle sei del mattino e lavora sei ore al giorno, esclusa la domenica:

“Non vado più a scuola. Trasporto i sacchi coi frutti ma riesco a riempirli solo a metà. Sono pesanti. Lo faccio anche se piove ma è più difficile. Mi bruciano le mani e mi duole il corpo”.
Le lavoratrici
Il rapporto di Amnesty International denuncia la discriminazione nei confronti delle donne, assunte giorno per giorno senza garanzie d’impiego permanente e benefici sociali come l’assicurazione sulla salute e la pensione. Amnesty International ha anche documentato casi di lavoro forzato e di capisquadra che sfruttano le donne minacciandole di non pagarle o di ridurle la paga.

Una donna ha raccontato come sia stata costretta a lavorare di più attraverso minacce implicite ed esplicite:

“Se non raggiungo gli obiettivi, mi impongono di lavorare di più ma senza paga. Io e la mia amica abbiamo detto al caposquadra che eravamo stanche e volevamo andare via ma lui ci ha detto ‘se non avete voglia di lavorare, andate a casa e non tornate più’. Come si fa a lavorare con questi obiettivi impossibili? Mi bruciano i piedi, mi bruciano le mani e mi fa male la schiena”.

L’Indonesia ha una legislazione sul lavoro molto solida, in base alla quale la maggior parte di questi trattamenti costituirebbero reati penali, ma viene applicata malamente. Amnesty International chiede al governo indonesiano di migliorare la sua applicazione e indagare sulle violazioni denunciate nel rapporto.
Ulteriori informazioni
Le ricerche di Amnesty International hanno rintracciato olio di palma lavorato da raffinerie e frantoi proveniente dalle piantagioni esaminate, in sette delle nove aziende: AFAMSA, ADM, Colgate-Palmolive, Elevance, Nestlé, Reckitt Benckiser e Kellogg’s attraverso una sua joint-venture. Le altre due, Procter & Gamble e Unilever, hanno confermato ad Amnesty International che usano olio di palma proveniente dalle piantagioni della Wilmar in Indonesia ma non hanno specificato esattamente da quale raffineria si riforniscono. Poiché Amnesty International ha rintracciato olio di palma dalle piantagioni oggetto della sua ricerca in 11 delle 15 raffinerie della Wilmar, è assai possibile che queste due aziende si riforniscano da almeno una di queste raffinerie.

Amnesty International ha chiesto alle aziende di chiarire se l’olio di palma dichiarato nel contenuto di una lista di prodotti provenga da attività della Wilmar in Indonesia. Due di loro, Kellogg’s e Reckitt Benckiser, hanno confermato. Colgate e Nestlé hanno ammesso di ricevere olio di palma dalle raffinerie indonesiane della Wilmar. Il rapporto di Amnesty International collega queste raffinerie alle piantagioni che ha indagato. Colgate e Nestlé hanno però dichiarato che nessuno dei prodotti elencati nel rapporto di Amnesty International contiene olio di palma proveniente dalle piantagioni della Wilmar, tuttavia non hanno reso noto quali altri prodotti invece lo contengono. Due altre aziende, Unilever e Procter & Gamble, non hanno corretto l’elenco dei prodotti fornito da Amnesty International. Le rimanenti tre, infine, hanno risposto in modo vago o non hanno risposto affatto

Rifugiati: dal “vade retro” al grande business

Fonte: http://www.ilcambiamento.it/articoli/rifugiati-dal-vade-retro-al-grande-business

Sono trascorsi quasi due anni da quando i primi arresti e la pubblicazione delle ordinanze di custodia cautelare relative all’indagine “Mondo di mezzo” gettarono un’ombra più che oscura sul sistema di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati a Roma. Ora esce il rapporto “Il mondo di dentro”, realizzato dall’associazione nazionale Lunaria. Ed è un faro impietoso sulla realtà.

Rifugiati: dal

«Tra l’accettazione della “malaccoglienza” così com’è e la privatizzazione completa della sua gestione (che forse piacerebbe a qualcuno) c’è, deve esserci, una terza possibilità che è quella di una riforma profonda delle politiche attuali. Ma questa è possibile solo se si individuano e si rimuovono le cause che stanno alla base della cattiva accoglienza» spiegano da Lunaria, il cui rapporto fa un quadro del sistema dell’accoglienza dei rifugiati in Italia e in particolare a Roma.

«Alcune di queste, forse le più determinanti, non sono di competenza dei singoli amministratori locali o dei singoli Prefetti che gestiscono i servizi di accoglienza sul territorio – commentano i portavoce dell’associazione – Ci riferiamo in primo luogo alle scelte adottate dall’Unione Europea (frutto di un pessimo e per altro non ancora riuscito compromesso tra i Governi degli Stati membri) che da un lato continua a privilegiare le politiche del rifiuto (controllo dei mari e delle frontiere, rimpatri, cooperazione sporca con Paesi retti da dittature come il Sudan o la Somalia o in cui i diritti umani sono sistematicamente violati come la Turchia; espulsioni programmate verso Paesi, come l’Afganistan, che definire sicuri è un vero oltraggio); dall’altro non fa niente per fermare i conflitti, come quello siriano, nei Paesi di origine delle molte persone che arrivano, contribuendo ad alimentare i flussi di rifugiati. Vi sono però anche responsabilità squisitamente nazionali e locali, politiche e amministrative. Per quanto riguarda le prime, è quanto meno bizzarro che la crescita degli arrivi di migranti sulle nostre coste sia periodicamente evocata dal nostro Governo come un’“emergenza” per giustificare l’inadeguatezza del nostro sistema di accoglienza. Anche limitando al minimo l’orizzonte della nostra memoria, non è possibile fare a meno di ricordare ciò che successe già nel 2011, l’anno della cosiddetta “Emergenza Nord-Africa”: poco più di 62mila persone furono accolte solo grazie all’allestimento di un programma di accoglienza straordinario che, per altro, risultò altrettanto straordinariamente costoso. Oggi il numero di persone che giungono sulle nostre coste in cerca di protezione è molto più alto: sono già più di 145mila quelle arrivate quest’anno. E, a distanza di cinque anni, non siamo ancora preparati ad accoglierle bene. Tra le cause principali di questa cronica inadeguatezza vi è sicuramente la lentezza con la quale i principi assunti nel piano nazionale di accoglienza varato nel luglio 2014 da Governo, Regioni ed enti locali (coordinamento interistituzionale, distribuzione dell’accoglienza sul territorio) sono stati tradotti in concrete scelte politiche».

«Sono infatti molti i Comuni che si rifiutano di aderire alla rete Sprar, il cui ampliamento dovrebbe garantire il consolidamento di un sistema di accoglienza ordinario, coordinato e uniforme su tutto il teritorio nazionale. Ciò innesca un circolo vizioso che continua a riprodurre interventi in emergenza gestiti dal Ministero dell’Interno tramite i Prefetti, chiamati ad aprire nuove strutture temporanee in corrispondenza dei nuovi arrivi: a tutt’oggi, a livello nazio- nale, il 77% dei richiedenti protezione internazionale sono accolti nel sistema di accoglienza straordinaria costituito dai Cas, in capo alle Prefetture. La straordinarietà richiede procedure di emergenza, queste a loro volta favoriscono l’ingresso nella rete degli enti gestori di attori privi di esperienza, interessati più ai profitti che possono derivare dalla gestione dei servizi che alla loro qualità e ai diritti delle persone cui sono destinati. Lo spazio per la cattiva gestione e il cattivo trattamento delle persone si riproduce così all’infinito. In questo contesto va collocato il sistema di accoglienza romano, le cui disfunzioni hanno però concause specificamente radicate nelle scelte politiche e nelle prassi amministrative delle istituzioni cittadine, come purtroppo l’indagine su Mafia Capitale ha fatto emergere molto bene. Su queste si sofferma Il mondo di dentro. L’intreccio perverso tra politica, criminalità e affari che la Procura di Roma ha messo in luce con l’inchiesta “Mondo di mezzo” supera di gran lunga quanto in molti e da tempo hanno cercato di denunciare restando del tutto inascoltati. Del business che si è sviluppato attorno alla gestione dell’accoglienza dei migranti, dei richiedenti asilo e dei rifugiati così come dei cosiddetti “campi nomadi”, non solo a Roma, noi insieme a molti altri abbiamo parlato in più occasioni. L’inchiesta racconta un sistema di potere e di controllo economico della Capitale (e non solo) occulto e inquietante per la sua trasversalità e pervasività. I giudici non a caso lo hanno definito un sistema reticolare, esplicitando molto bene che l’utilizzo improprio delle risorse pubbliche ha oltrepassato in questa città qualsiasi confine politico, mettendo in relazione tra loro rappresentanti politici, amministratori, manager ed esponenti della malavita con storie politiche molto diverse tra loro. Sarà la magistratura a decidere se le contestazioni sollevate nel corso delle indagini preliminari abbiano o no un fondamento. Il nostro compito è invece quello di non dimenticare e di andare oltre una lettura esclusiva- mente emotiva, effimera e scandalistica di quanto successo per evitare che, relegata nelle aule del Tribunale l’inchiesta tuttora in corso, tutto torni a funzionare esattamente come prima».
«Per queste ragioni – proseguono i portavoce di Lunaria – abbiamo ritenuto utile ricostruire come è stato disegnato il sistema di accoglienza romano negli ultimi tre anni, quali sono stati gli attori in campo, le procedure seguite per affidare i servizi, le carenze strutturali e le prassi amministrative che hanno aperto il varco all’utilizzo improprio, per usare un eufemismo, delle risorse pubbliche stanziate. Perché, se è vero che le evidenze emerse lasciano trasparire vizi e carenze sistemici, innanzitutto nel funzionamento dell’apparato politico-amministrativo del Comune di Roma, uno dei compiti delle organizzazioni della società civile è quello di verificare se e quali provvedimenti siano stati adottati per rimuoverli, tentando di delineare alcune possibili vie di uscita. Noi pensiamo che le istituzioni pubbliche nazionali e locali debbano mantenere un ruolo centrale di indirizzo, coordinamento e controllo delle politiche di accoglienza, ma, per migliorare davvero i servizi rivolti ai richiedenti asilo nella nostra città, occorre identificare innanzitutto puntualmente le loro criticità per poi tracciare alcune delle possibili soluzioni. Il mondo di dentro intende offrire un contributo in questa direzione analizzando i due princi- pali sistemi in cui si articola oggi il sistema pubblico di accoglienza della capitale: quello dei Centri di Accoglienza Straordinaria (Cas) in capo alla Prefettura e il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo (Sprar)».

Non essere impaziente, ciò che meriti arriverà al momento giusto

Scritto da: Marta Albè
Fonte: https://www.greenme.it/vivere/mente-emozioni/22137-cio-che-meriti-arriva-momento-giusto

pazienza 1

La pazienza è una grande virtù. E’ importante saper aspettare senza cadere nella disperazione, nell’ansia e nelle preoccupazioni inutili.

Sono poche le persone dotate realmente di questa qualità, soprattutto perché tutti noi viviamo in un mondo che corre. La vita al momento giusto ci dona e ci restituisce tutto ciò che ci appartiene, non dobbiamo dimenticarlo mai.

Non possiamo pensare che tutto ciò che desideriamo possa avverarsi subito. Esiste in realtà un momento giusto per ogni cosa. Uno degli ambiti in cui si tende ad essere impazienti è l’amore. In questo caso dovremmo ricordare che la persona giusta arriverà soltanto quando saremo davvero pronti ad accoglierla.

Attendiamo le ricompense che meritiamo

A volte nella vita pensiamo di meritare delle ricompense per il nostro impegno, ma non sempre arrivano quando ce le aspettiamo. Esiste il momento giusto anche per ricevere i benefici che meritiamo. Tutto avviene in perfetta sincronia e il più delle volte avere ansia e fretta durante l’attesa non serve a nulla.

Impariamo ad attendere con pazienza che i frutti siano maturi senza accelerare le cose. Solo quando i frutti saranno maturi potremo gustare e apprezzare tutta la loro dolcezza.

Quando meritiamo davvero una ricompensa proviamo a lasciare che le situazioni scorrano naturalmente e che tutto torni al proprio posto in automatico.

Ogni cosa ha un tempismo perfetto

Il tempo è il miglior maestro e il miglior compagni della nostra vita. Ci insegna a valorizzare ciò che abbiamo, a ricevere ed accogliere ciò che arriva di nuovo.

Se qualcuno o qualcosa si allontana da noi, possiamo lottare per riappropriarcene oppure donare libertà e rimanere in attesa di ciò che accadrà.

Se un amico si allontana da noi, forse non era un vero amico, ma potrebbe ritornare in futuro, soltanto al momento giusto per noi. Non possiamo costringere nessuno a rimanere al nostro fianco se vuole allontanarsi.

A volte nella vita le strade delle persone si separano, non sappiamo se potranno mai ricongiungersi, possiamo cercare una riappacificazione ma la nuova unione dei percorsi avverrà solo se saremo davvero pronti ad accettarla.

Coltivare la pazienza può esserci d’aiuto per imparare a vivere davvero nel presente. Non possiamo mai sapere cosa ci riserverà davvero il futuro, l’unico modo per saperlo è attendere e provare a migliorare la nostra vita quotidiana passo dopo passo.

Peter Deunov: perchè ci ammaliamo?

Scritto da: Cristina Bassi
Fonte: http://www.thelivingspirits.net/medicina-spirituale-peter-deunov/peter-deunov-perche-ci-ammaliamo.html

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L’insegnamento di Peter Deunov, bulgaro (morto nel 1944 a Sofia), fu di carattere orale, dedicato a giovani, adulti e donne. L’insediamento (“comunità” stanziale) che si sviluppò intorno a lui, occupò l’area che poi sarebbe diventata (e tutt’ora lo è) di proprietà dell’ambasciata russa a Sofia. Fu noto anche a politici e funzionari governativi.  Si occupò di vari settori della vita ed anche delle salute (studiò medicina in USA, a Boston).

Il suo insegnamento sottolinea che per la nostra salute anche i pensieri hanno un ruolo centrale. Infatti se non diamo al nostro pensiero la possibilità di realizzarsi, provochiamo un’esplosione nel sistema nervoso cerebrale. Ma anche se reprimiamo i nostri sentimenti, provochiamo un’esplosione nel sistema nervoso simpatico.
I pensieri disarmonici disorganizzano il sistema nervoso cerebrale; i sentimenti disarmonici disorganizzano il sistema nervoso simpatico e gli atti disarmonici disorganizzano il sistema muscolare e quello osseo.

Non ci sono veleni più forti dei pensieri,dei sensi e degli atti negativi umani. Tali veleni sono la paura, l’odio, il sospetto e si ammassano nel sangue e lo avvelenano. I pensieri negativi del dubbio e dell’incredulità si riflettono in modo negativo su tutto l’organismo umano – sul cervello, sui polmoni, sul fegato, sul cuore e sulla totale vitalità e in seguito a ciò il sistema nervoso perde vigore e s’indebolisce del tutto.

E’ fondamentale che ci sia armonia tra la mente e il cuore, perchè in caso contrario, ci sarà malessere, scoraggiamento, paura, inquietudine, scontentezza, odio ecc.

Se stiamo sempre in apprensione, provochiamo dapprima una scossa all’apparato digerente, poi la scossa si estende ai polmoni, da qui al cervello e da qui al nervo ottico. Quando si indebolisce il nervo ottico, perdiamo gradualmente la vista.

Ma anche quando nel nostro pensiero entrano sensi cattivi ed inquieti, la vista si indebolisce, poichè essi induriscono i nervi. La conseguenza è la perdita della loro elasticità. Gli occhi si indeboliscono per ansia e pensiero irregolari.

La digestione è un processo non solo fisiologico, ma anche psichico. L’avidità verso il cibo, la golosità e la gran voglia di provare piacere, disorganizzano il sistema gastrico. Se non funziona lo stomaco, si disorganizza anche il sistema cerebrale.

L’insonnia, sembra essere la conseguenza di energia superflua nel cervello. Per liberarcene, dobbiamo fare esercizi, grazie ai quali possiamo dirigerla verso un’altra parte del corpo: o verso la punta del naso concentrandoci 5 minuti con il pensiero; oppure lavandoci le gambe con acqua calda, perché il sangue scenda verso il basso.

L’eccesso di energia in certe parti del corpo è una delle cause della malattie. Per esempio, l’energia superflua nella testa provoca il mal di testa e l’energia superflua di qualche componente del sistema gastrico provoca l’indigestione.

Le cattive parole si riflettono negativamente sul fegato. Una volta disorganizzato il fegato, si disorganizza sia il sistema nervoso, che la digestione. Quindi se vogliamo stare sani… dobbiamo usare parole positive e buone.

Il sangue puro è per l’uomo l’unica salvezza dai microbi. Quando il sangue è assolutamente puro, senza fondi organici, l’uomo resiste ai microbi di ogni specie. Anche se i microbi arrivano nel suo sangue, non avranno nessuna possibilità di moltiplicarsi.

Il sangue impuro provoca il raffreddamento delle estremità. Nell’organismo il sangue impuro produce l’elettricità e quello puro il magnetismo. L’elettricità produce il freddo e il magnetismo il calore.

L’aria e l’acqua inquinate, il cibo scadente sono causa di malattia. Chi vuole essere sano, deve respirare aria pura, bere acqua pura, mangiare cibo puro e digeribile e non deve mai mangiare troppo.

Quando ci arrabbiamo, la cistifellea non può più funzionare bene, ed è cosi che inizia una disorganizzazione di tutto l’organismo. L’uomo deve mangiare cibo piacevole per sé stesso, per poter trasformare i suoi sensi e per assimilare regolarmente la bile.

Quando aumenta l’attività mentale dell’uomo, diminuisce l’attività del corpo fisico. E’ per questo che oggi molta gente è tanto nervosa. Per non sfinire il proprio sistema nervoso, l’uomo deve saper rimandare al cuore una parte delle proprie forze mentali.

Oggi (parliamo di prima degli anni ’44! ndt) l’uomo non sa camminare regolarmente e quando lo fa, spesso sussulta, “il che porta alla commozione del midollo spinale. Questa commozione si trasmette al cervello e poi a tutto il sistema nervoso. E poi gli uomini non capiscono perché sono nervosi!”

L’uomo diventa nervoso, asciutto per mancanza di acqua nell’organismo. Comincia a stuzzicare gli altri, a provocarli, è disposto a sgridare e a prendersela con tutti.

La menzogna crea ulcere allo stomaco. La bugia cambia la composizione chimica del sangue e dei tessuti nell’organismo. Mentendo l’uomo comincia ad avere paura. Questa paura provoca la stenosi dei vasi sanguigni e dei tessuti.

da “Health and Sickness” pubblicato in inglese nel 2004 e compilato dal Dr Vassil
traduzione Cristina Bassi per www.thelivingspirits.net

Gli amminoacidi e i loro campi di applicazione

Fonte: http://www.amminoacido.com/campi-di-applicazione/

zusammenenfassung-vielzahl-von-studien-zu-positiven-auswirkungen-von-aminosaeuren

Gli amminoacidi costituiscono la base di tutti i processi vitali poiché sono assolutamente indispensabili per ogni processo metabolico.

Il compito più importante è rappresentato da:

  • il trasporto ottimale e
  • l’immagazzinamento ottimizzato di tutte le sostanze nutritive (acqua, grassi, carboidrati, proteine, minerali e vitamine).

In sostanza, quasi tutte le malattie della civilizzazione come il sovrappeso, il colesterolo elevato, il diabete, i disturbi del sonno, le disfunzioni erettili e l’artrosi sono da ricondurre ai disturbi metabolici.  Lo stesso vale anche per la caduta dei capelli e per una notevole formazione delle rughe. Per questo motivo è importante affrontare il problema alla radice e fare in modo che il corpo abbia a disposizione una quantità sufficiente degli amminoacidi di vitale importanza. Purtroppo, a causa della sempre minore qualità degli alimenti, ciò non sempre accade. Per questo motivo, è assolutamente consigliabile una integrazione alimentare con amminoacidi.

Il Senegal lancia il secondo “bitcoin africano”

Scritto da: Matteo Cavallito
Fonte: http://www.valori.it/finanza-etica/senegal-lancia-secondo-bitcoin-africano-15632.html

Il Senegal lancia è pronto a lanciare la sua moneta virtuale basata sulla tecnologia blockchain, la stessa alla base del bitcoin. Lo riferisce il portale iAfrikan. La moneta, denominata eCFA, avrà pieno corso legale e sarà equiparata alla valuta tradizionale. Con questa iniziativa, realizzata in accordo con le normative in materia redatte dalla Banque Centrale des Etats de l’Afrique de l’Ouest (BCEAO) e la Central Bank of West African Economic and Monetary Union (WAEMU), il Senegal diventerà il secondo Paese al mondo a garantire un sistema di transazioni in valuta virtuale nazionale, un’operazione realizzata per la prima volta dalla Tunisia alla fine del 2015.

L’introduzione della eCFA, nota iAfrikan, evidenzierebbe ulteriormente quanto la regione sia ormai “un terreno fertile per la sperimentazione e lo sviluppo di nuove soluzioni nel comparto FinTech”, la tecnologia a sostegno dei servizi finanziari. Nel 2007 il Kenya aveva lanciato M-Pesa un sistema di pagamento basato sui telefoni cellulari seguito, tra gli altri, dal BitPesa, uno strumento che utilizza i bitcoin per la gestione delle rimesse. Prossimamente, segnala il portale, il sistema eCFA dovrebbe essere esteso, d’intesa con la WAEMU, ad altri sette Paesi africani: Costa d’Avorio, Benin, Burkina Faso, Mali, Niger, Togo e Guinea-Bissau.

Lago Roopkund: Un cimitero a cielo aperto in cima all’Himalaya

Fonte: http://misteridelmondo.it/lago-roopkund-scheletri-himalaya/

Nell’altopiano dell’Himalaya, nello stato di Uttarakhand in India, ad un’altitudine di 5.209 metri si trova il lago Roopkund; il lago Roopkund è situato in una zona remota dell’Himalaya dove regnano sovrani ghiacciai e montagne rocciose ricoperte di neve. A primo impatto non è molto differente da un comune lago di montagna: è piccolo, la sua profondità è di soli 2 metri e rimane in genere completamente ghiacciato durante la maggior parte dell’anno.

Eppure, per un mese all’anno, quando la neve e il ghiaccio si sciolgono, diventa evidente il motivo per cui il lago Roopkund si sia guadagnato il nomignolo di “Lago degli Scheletri”, infatti scrutando l’acqua che col disgelo diventa limpida, si possono vedere una moltitudine di antichi scheletri.
Gli scheletri visibili nelle acque del lago Roopkund, risalgono anche ad oltre 1200 anni fa. Quello a cui si può assistere durante un’escursione tra le cime maestose dell’altopiano è veramente uno spettacolo inquietante.

lago roopkund

L’analisi forense ha sottolineato che le lesioni al cranio sono state causate da una sorta di oggetto arrotondato, aggiungendo a questo mistero il fatto che tutti i resti mostrano solo lesioni traumatiche alla testa ed alle spalle e non altrove, come se fossero stati colpiti improvvisamente e violentemente dall’alto.
Questi risultati sembrano confermare una delle più bizzarre ipotesi fatte, e cioè che le persone morte nel lago Rookpund, fossero si morte contemporaneamente, ma non in seguito ad una frana, ma bensì perché colpite da un intensa grandinata con chicchi di grandine di dimensioni notevoli, simili a delle palle da baseball.

In molti hanno sempre scartato questa ipotesi avvalorandone altre, ma secondo gli scienziati della National Geographic questa è l’unica plausibile spiegazione razionale dati i risultati dei loro studi.
Negli ultimi anni il lago Rookpund è diventato una vera e propria meta per escursionisti ed appassionati, tanto da minacciare l’incolumità di questo luogo sinistro, visto che sono sempre di più gli avventurieri che vogliono accaparrarsi uno scheletro come cimelio. Tutti si chiedono cosa sia successo centinaia di anni fa, chi fossero quelle persone e cosa ci facessero in un luogo così impervio, ma se continueranno a strappare via le ossa dal lago Rookpund a questo ritmo, questo mistero che dura da più di mille anni, potrebbe scomparire per sempre.

TORINO MAGICA, I TRIANGOLI MAGICI

Fonte: http://www.storiamito.it/torino_magica_triangoli.asp

C’è un’altra Torino celata agli occhi dei più, non la Torino dei grandi palazzi, dei parchi, ma la città che vanta tradizioni esoteriche antiche di secoli.

Troppe volte considerata soltanto il vertice del satanismo europeo e del culto massonico, per via del triangolo di energia nera che la accomuna a Praga e Lione, la Torino sotterranea tra cunicoli, passaggi e rifugi ha accolto e dato protezione a grandi nomi come Cagliostro e Nostradamus.

Nel 1556 Nostradamus giunse a Torino e soggiornò nella “Domus Morozzo, distrutta poi da un incendio in cui si disse bruciò anche una sua incisione che recava scritto:

“Nostradamus ha soggiornato qui, dove c’è il Paradiso, l’Inferno e il Purgatorio.
Io mi chiamo la Vittoria.
Chi mi onora avrà la gloria, chi mi disprezza avrà la rovina intera”.
Paradiso, Inferno, Purgatorio, magia bianca e magia nera.

Che legame hanno questi racconti con la nostra città, che secondo un’antica leggenda fu fondata dagli antichi egizi? ( SHRY-APY (pron. SHERY APY) = piccolo toro)
Fondata nientemeno che da Fetonte, figlio di Iside dea della magia, che scelse l’incrocio tra i fiumi Dora e Po per innalzare un centro di culto al dio Apis che gli antichi egizi rappresentavano con le sembianze di un toro.
Il fiume Dora che rappresenta la Luna cioè la parte femminile e il Po che rappresenta il sole, quindi la parte maschile.
Innanzi tutto gli studiosi di esoterismo pongono Torino al vertice di due triangoli geografici:
quello di magia bianca che la unisce a Praga e a Lione quello di magia nera che la collega a Londra e a San Francisco.
Inoltre, la sua pianta romana pone le porte d’ingresso in corrispondenza dei quattro punti cardinali.
Nulla sembra lasciato al caso.
Torino è allineata sul 45° parallelo, segnato dalla fontana con obelisco, la Fontana del Frejus, che domina Piazza Statuto ed è considerato uno dei punti più negativi della città.
Poco distante in Piazza Solferino troviamo la “Porta dell’Infinito” rappresentata dalla Fontana Angelica

Inoltre, la tradizione racconta che lo sguardo della statua che rappresenta la Fede, davanti alla Gran Madre, indichi il luogo dove sono nascoste le informazioni per trovare il Santo Graal e il castello di Moncalieri fu una delle sedi dei cavalieri Templari!

Il Duomo racchiude una delle reliquie più prestigiose “La Sacra Sindone”, il telo che avvolgeva il corpo di Gesù dopo la crocifissione.
Ma non finisce qui.
Oltre al Museo Egizio, secondo solo a quello de Il Cairo, sotto Palazzo Madama si dice vi siano le “Grotte Alchemiche” sede di misteriosi alchimisti medioevali.
Potremo andare avanti all’infinito a raccontare della dualità di Torino, del bene e del male, di magia bianca e di magia nera.