Camillo Benso conte di Cavour

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 Camillo Benso conte di Cavour

Camillo Paolo Filippo Giulio Benso, nobile dei Marchesi di Cavour, Conte di Cellarengo e di Isolabella nasce il 10 agosto 1810 a Torino, allora capoluogo d’un dipartimento dell’impero napoleonico. Secondogenito del marchese Michele e della ginevrina Adele di Sellon, Cavour da giovane è ufficiale dell’esercito. Lascia nel 1831 la vita militare e per quattro anni viaggia in Europa, studiando particolarmente gli effetti della rivoluzione industriale in Gran Bretagna, Francia e Svizzera e assumendo i princìpi economici, sociali e politici del sistema liberale britannico.

Rientrato in Piemonte nel 1835 si occupa soprattutto di agricoltura e si interessa di economie e della diffusione di scuole ed asili. Grazie alla sua attività commerciale e bancaria Cavour diviene uno degli uomini più ricchi del Piemonte.

La fondazione nel dicembre 1847 del quotidiano “Il Risorgimento” segna l’avvio del suo impegno politico: solo una profonda ristrutturazione delle istituzioni politiche piemontesi e la creazione di uno Stato territorialmente ampio e unito in Italia avrebbero, secondo Cavour, reso possibile il processo di sviluppo e crescita economico-sociale da lui promosso con le iniziative degli anni precedenti.

Nel 1850, essendosi messo in evidenza nella difesa delle leggi Siccardi (promosse per diminuire i privilegi riconosciuti al clero, prevedevano l’abolizione del tribunale ecclesiastico, del diritto d’asilo nelle chiese e nei conventi, la riduzione del numero delle festività religiose e il divieto per le corporazioni ecclesiastiche di acquistare beni, ricevere eredità o donazioni senza ricevere il consenso del Governo) Cavour viene chiamato a far parte del gabinetto D’Azeglio come ministro dell’agricoltura, del commercio e della marina. Successivamente viene nominato ministro delle Finanze. Con tale carica assume ben presto una posizione di primo piano, fino a diventare presidente del Consiglio il 4 novembre 1852.

Prima della nomina Cavour aveva già in mente un programma politico ben chiaro e definito ed era deciso a realizzarlo, pur non ignorando le difficoltà che avrebbe dovuto superare. L’ostacolo principale gli derivava dal fatto di non godere la simpatia dei settori estremi del Parlamento, in quanto la sinistra non credeva alle sue intenzioni riformatrici, mentre per le Destre egli era addirittura un pericoloso giacobino, un rivoluzionario demolitore di tradizioni ormai secolari.

In politica interna mira innanzitutto a fare del Piemonte uno Stato costituzionale, ispirato ad un liberismo misurato e progressivo, nel quale è la libertà a costituire la premessa di ogni iniziativa. Convinto che i progressi economici sono estremamente importanti per la vita politica di un paese, Cavour si dedica ad un radicale rinnovamento dell’economia piemontese.

L’agricoltura viene valorizzata e modernizzata grazie ad un sempre più diffuso uso dei concimi chimici e ad una vasta opera di canalizzazione destinata ad eliminare le frequenti carestie, dovute a mancanza d’acqua per l’irrigazione, e a facilitare il trasporto dei prodotti agricoli; l’industria viene rinnovata ed irrobustita attraverso la creazione di nuove fabbriche e il potenziamento di quelle già esistenti specialmente nel settore tessile; fonda un commercio basato sul libero scambio interno ed estero: agevolato da una serie di trattati con Francia, Belgio e Olanda (1851-1858) subisce un forte aumento.

Inoltre Cavour provvede a rinnovare il sistema fiscale, basandolo non solo sulle imposte indirette ma anche su quelle dirette, che colpiscono soprattutto i grandi redditi; provvede inoltre al potenziamento delle banche con l’istituzione di una “Banca Nazionale” per la concessione di prestiti ad interesse non molto elevato.

Il progressivo consolidamento politico, economico e militare, spinge Cavour verso un’audace politica estera, capace di far uscire il Piemonte dall’isolamento. In un primo momento egli non crede opportuno distaccarsi dal vecchio programma di Carlo Alberto tendente all’allontanamento dell’Austria dal Lombardo-Veneto e alla conseguente unificazione dell’Italia settentrionale sotto la monarchia sabauda, tuttavia in seguito avverte la possibilità di allargare in senso nazionale la sua politica, aderendo al programma unitario di Giuseppe Mazzini, sia pure su basi monarchiche e liberali. Il primo passo da fare era quello di imporre il problema italiano all’attenzione europea e a ciò Cavour mira con tutto il suo ingegno: Il 21 luglio 1858 incontra Napoleone III a Plombières dove vengono gettate le basi di un’alleanza contro l’Austria.

Il trattato ufficiale stabiliva che:

la Francia sarebbe intervenuta a fianco del Piemonte, solo se l’Austria lo avesse aggredito; in caso di vittoria si sarebbero formati in Italia quattro Stati riuniti in una sola confederazione posta sotto la presidenza onoraria del Papa ma dominata sostanzialmente dal Piemonte: uno nell’Italia settentrionale con l’annessione al regno di Sardegna del Lombardo-Veneto, dei ducati di Parma e Modena e della restante parte dell’Emilia; uno nell’Italia centrale, comprendente la Toscana, le Marche e l’Umbria; un terzo nell’Italia meridionale corrispondente al Regno delle Due Sicilie; un quarto, infine, formato dallo Stato Pontificio con Roma e dintorni. In compenso dell’aiuto prestato dalla Francia il Piemonte avrebbe ceduto a Napoleone III il Ducato di Savoia e la Contea di Nizza.

Appare evidente che un simile trattato non teneva assolutamente conto delle aspirazioni unitarie della maggior parte della popolazione italiana, esso mirava unicamente ad eliminare il predominio austriaco dalla penisola.

La II guerra d’indipendenza permette l’acquisizione della Lombardia, ma l’estendersi del movimento democratico-nazionale suscita nei francesi il timore della creazione di uno Stato Italiano unitario troppo forte: l’armistizio di Villafranca provoca il temporaneo congelamento dei moti e la decisione di Cavour di allontanarsi dalla guida del governo.

Ritornato alla presidenza del Consiglio Cavour riesce comunque ad utilizzare a proprio vantaggio la momentanea freddezza nei rapporti con la Francia, quando di fronte alla Spedizione dei Mille e alla liberazione dell’Italia meridionale poté ordinare la contemporanea invasione dello Stato Pontificio. L’abilità diplomatica di Cavour nel mantenere il consenso delle potenze europee e la fedeltà di Giuseppe Garibaldi al motto “Italia e Vittorio Emanuele” portano così alla proclamazione del Regno d’Italia, il giorno 17 marzo 1861.

Camillo Benso conte di Cavour muore nella sua città natale il 6 giugno 1861.

Pazienza sempre, pregiudizio mai

Scritto da:Valentina Cervelli
Fonte: http://www.iovalgo.com/pazienza-sempre-pregiudizio-mai-16425.html

Pazienza? Bisogna averne tanta ed averla sempre. Al contrario del pregiudizio, nelle cui braccia non bisognerebbe cadere mai.  La ragione è molto semplice: bisognerebbe sempre puntare ad essere delle persone empatiche ed in grado di comportarsi adeguatamente in ogni settore della propria esistenza.

Questi sono concetti da ricordare molto importanti, soprattutto in un periodo socioeconomico come questo, dove sullo scranno più alto degli Stati Uniti e quindi come pessimo esempio per tutto il mondo, vi è una persona che con il suo comportamento ha totalmente squilibrato le masse sociali ed il loro comportamento: quando razzismo, maschilismo ed in generale la prepotenza diventano il “centro” delle cronache e spinte come esempi positivi è importante avere la pazienza di comprendere il perché ciò accada e rigettare il pregiudizio che scaturisce dagli stessi.

Può sembrare assurdo ma non perdere la pazienza consente di rimanere con i piedi per terra e con la mente abbastanza lucida al fine di comprendere come sia tutt’altro che auspicabile agire d’istinto, gettando alle ortiche qualsiasi possibilità di controbattere nel modo giusto. In un mondo come quello attuale dove la prevaricazione in tutte le sue forme sembra essere diventata la norma, essere in grado di combattere il pregiudizio è un punto di forza molto importante.  Perché è proprio quest’ultimo a fomentare la violenza ed a crearne di più ed in una società che necessita di menti pensanti ed aperte per combattere l’odio, rigettare tale tipologia di forma mentis diventa basilare per costruirsi ed aiutare a costruire esistenze sane e basate su saldi principi.

 

L’ultimo viaggio dell’Ouran Medang

Scritto da: Gabriele Luzzini
Fonte:http://www.sogliaoscura.org/ultimo-viaggio-dellouran-medang-di-gabriele-luzzini/

Tra i misteri del secolo scorso meno noti e tuttora insoluti c’è sicuramente quello della nave mercantile olandese Ourang Medan il cui nome in indonesiano significa ‘Uomo di Medan’ (Medan è una delle principali isole indonesiane).
Le prime informazioni al riguardo sostengono che l’imbarcazione colò a picco dopo l’eccidio dell’equipaggio in circostanze mai chiarite.
Al termine degli anni ’40, le due navi americane Silver Star e la City of Baltimore intercettarono un S.O.S. inviato da un cargo olandese, l’Ourang Medan, mentre attraversavano lo stretto di Malacca.

 Il messaggio, angosciante e disperato nel suo contenuto, diceva: “S.O.S. da Ourang Medan… stiamo ancora galleggiando. Tutti gli ufficiali, compreso il capitano, sono morti nella sala delle mappe e sul ponte.” Dopo alcuni incomprensibili segnali morse, la conclusione: “Io muoio”. Dopodiché la trasmissione si interruppe.

L’equipaggio della Silver Star riuscì ad individuare e abbordare il mercantile e, secondo quanto dichiarato nel rapporto, trovarono ‘l’equipaggio riverso sulla schiena, i volti congelati in una smorfia caricaturale di terrore, le braccia rigidamente protese verso l’alto e nessun superstite’.
Poco dopo, l’equipaggio della Silver Star fu costretto ad evacuare dall’Ourang medang, a seguito di un incendio improvviso che fece esplodere ed affondare la sfortunata imbarcazione, portando sul fondo del mare i segreti dell’accaduto.
Tra le spiegazioni legate al folklore, quali spettri vendicativi che avevano ucciso letteralmente ‘di paura’ l’equipaggio o abomini provenienti dal mare, si è fatta largo l’ipotesi più prosaica che la nave trasportasse composti chimici o gas nervino.
Pertanto, potrebbe essere credibile che una miscelazione accidentale di tali sostanze abbiano causato la dipartita dell’intero equipaggio e che magari altri composti infiammabili abbiano di fatto scatenato l’incendio.
In alcune versioni della storia, circolata con numerose varianti, c’è un sopravvissuto, trovato da un missionario presso un atollo delle Isole Marshall, che prima di spirare parlò di un carico di acido solforico non adeguatamente stivato.
Lo studioso Bainton ipotizzò alcune operazioni di contrabbando con pericolose sostanze chimiche quale il cianuro di potassio che, se messo a contatto con l’acqua marina, avrebbe potuto produrre micidiali esalazioni. E’ possibile che a bordo ci fosse anche nitroglicerina e che l’esplosione finale dell’imbarcazione sia dovuta ad essa.
Tale idea è corroborata anche dal fatto che l’Ourang Medang non fosse registrata nei registri navali olandesi, come se volesse eludere la rigida sorveglianza su trasporti di tale natura.
O forse il fatto che non risulti nell’elenco è determinato dal fatto che il cargo non sia mai esistito e che sia solo una ‘Leggenda del Mare’.

Frutta e verdura di agosto: ecco i prodotti di stagione

Fonte: http://www.informasalus.it/it/articoli/frutta-verdura-agosto-prodotti.php

I prodotti di stagione sono preziosi alleati contro il caldo ed il mese di agosto offre una grande varietà di frutta e verdura ricchi di acqua, fibre e antiossidanti. Ecco cosa portare in tavola.

Anguria
Regina tra i frutti dell’estate è l’anguria, tra le prime alleate anticaldo perché composta per il 90% di acqua ed è poverissima di calorie.

Gelso nero
Questi frutti piccoli e succosi sono ricchi di antiossidanti, ferro, e vitamine, cominciando dalla vitamina C. Per questo il gelso è considerato uno tra i migliori rimedi naturale contro il raffreddore.

Mirtilli neri
Il mirtillo è ricco di risorse preziose per la salute: antocianine (antiossidanti dal riconosciuto potere antitumorale), vitamine del gruppo B (alleate del buonumore) e di acqua, così aiuta a combattere la ritenzione idrica e il caldo.

Fichi d’India
Sono una preziosa fonte di fibre che aumentano il senso di sazietà e favoriscono la regolarità intestinale. I fichi d’India sono anche tra i più ricchi di vitamina C della stagione, e di minerali come magnesio e potassio e di antiossidanti.

Fichi
Da consumare con moderazione per le loro calorie (74 per 100 grammi), i fichi sono una preziosa fonte di fibre e di potassio.

Uva spina
Ricca di vitamina C, aiuta a proteggersi dalle infezioni, depura l’organismo, disintossica il sangue, ed è ricca di antiossidanti che prevengono l’invecchiamento cellulare. Inoltre è particolarmente dissetante.

Prugne
Note come alleate contro la stitichezza (in particolare quelle gialle, che hanno un più alto contenuto di fibre rispetto alle rosse, che invece sono più ricche di antiossidanti), le prugne sono anche una risorsa per combattere la stanchezza estiva  perché ricche di sali minerali.

Ribes rosso
Per le sue proprietà benefiche il ribes è tra i frutti più utilizzati nella fitoterapia. È un antiinfiammatorio, poi un potente diuretico perché è ricco di acqua. Inoltre è tra i frutti che contengono una delle concentrazioni più elevate di vitamine del gruppo A, B, C e K.

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Sono ricche di antocianine, potenti antiossidanti che rallentando il deterioramento delle cellule aiutano a prevenire i tumori e a bloccare i radicali liberi che causano l’invecchiamento, ma anche di vitamina C e di fibre, e sono tra i frutti detox più apprezzati anche perché aiutano ad eliminare il colesterolo cattivo dal sangue.

Lattuga
Ipocalorica (contiene 15 calorie per 100 grammi), ricca di fibre e glucochina che è una molecola che abbassa la glicemia, la lattuga è anche una fonte preziosa di sali minerali come ferro, sodio e potassio che aiutano a combattere il caldo.

Peperoni
Presentano invidiabili proprietà antiossidanti, in grado di combattere l’invecchiamento precoce, tumori e malattie cardiovascolari.

Ravanelli

Ottimi per arricchire di un retrogusto piccante le proprie insalate estive, i ravanelli possiedono dalle proprietà diuretiche e depurative.

Aniceto Del Massa, il meta-fascista esoterico che aderì alla RSI

Scritto da: Antonio Pannullo
Fonte: http://www.secoloditalia.it/2015/12/aniceto-massa-meta-fascista-esoterico-aderi-rsi/

Quando morì, il 7 dicembre 1975, Aniceto Del Massa non fece rumore nell’ambiente culturale italiano. Solo il Secolo d’Italia, quotidiano del quale era stato responsabile culturale per dieci anni, lo ricordò, insieme a pochi altri. Eppure tanto la vita quanto le opere di Aniceto Del Massa, fiorentino doc, meritano di essere raccontate, perché non solo fu un grande scrittore, giornalista, esoterista, asceta, ma prese parte attivamente alla vita politica del suo tempo, compiendo sempre le scelte che gli venivano da dentro, dalla sua coscienza e dalle sue idee. Poiché era del 1898, corse insieme al secolo vivendo tutte le esperienze più interessanti di quei terribili e fantastici decenni. Nacque il 4 febbraio 1898 a Prato, allora in provincia di Firenze, e già adolescente respirava l’aria culturalmente vivissima ed effervescente nei caffè letterari di Firenze. L’atmosfera intellettuale di quella città, con La Voce e Lacerba, unitamente ai fermenti futuristi e interventisti, ebbero una grande importanza nella formazione del giovane, che peraltro proveniva da studi solidissimi in una scuola religiosa ortodossa, dove la religione era sostanza e non facciata. Come scrisse lui stesso, in quegli anni maturò il disprezzo per tutto ciò che era borghese, filisteo, convenzionale, rettorico, luogo comunismo. Sentimenti, questi, condivisi in seguito con i suoi grandi amici Ezra Pound e Julius Evola, con i quali ebbe contatti strettissimi per anni. Intelligente e preparato, iniziò in quel periodo una lunga collaborazione con La Nazione, occupandosi soprattutto di arte e cultura. Per niente militarista, ma acceso interventista, nel 1917 fu richiamato alle armi e partecipò alla Grande Guerra come sottotenente degli Alpini, combattendo sul Carso, sul Grappa e sul Piave. Tornato in patria, confessò che quella della guerra fu una delle più importanti esperienze della sua vita, che lo aiutarono a formarsi e a farlo crescere. Insofferente comunque alle piccinerie italiane, anticonformista per partito preso, partecipò senza esitazione ai moti fascisti, battendosi per la presa del potere di Benito Mussolini che avvenne nel 1922, insieme ai suoi amici toscani Malaparte, Rosai, Soffici. In quel periodo divenne anche amico e sodale di De Chirico. E proprio partendo dal visionario De Chirico, Del Massa divenne seguace di Arturo Reghini, importantissima figura di neopitagorico, spiritualista, esoterista italiano, che dirigeva la rivista Atanòr, animata, oltre che da Reghini, da Evola e da Giulio Parise. Collaborò alle più importanti riviste spiritualiste dell’epoca, entrando a far parte del Gruppo di Ur-Krur, con il nome iniziatico di Sagittario. Si avvicinò alle teorie dell’antroposofo Rudolf Steiner e del filosofo Enrico Caporali. Fu anche amico di Berto Ricci, un altro eretico politico anticonvenzionale come lui. Non ebbe mai incarichi ufficiali durante il ventennio, anche perché quelli del suo ambiente culturale erano guardati con sospetto, come capita sempre a chi si occupa di esoterismo o scienze occulte. Ma quando scoppiò lo guerra, rifiutò di imboscarsi in qualche comodo ufficio fiorentino, e chiese di diventare di nuovo un capitano degli Alpini. L’8 settembre del 1943 lo colse sul fronte polacco, dove fu catturato dai tedeschi e mandato in campo di prigionia.

L’8 settembre Del Massa non esitò: la guerra si continua con chi la si è iniziata

Quando nacque la Repubblica Sociale Italiana, Del Massa non ebbe dubbi: la guerra si finisce insieme a coloro con i quali la si è iniziata. Nella Rsi, a Del Massa fu affidato il compito di dirigere il controspionaggio, insieme al suo concittadino Puccio Pucci. Insieme queste attività, proseguì quella culturale, organizzando vari eventi e conferenze nella sua Firenze, tra cui l’ancor oggi esistente Maggio musicale fiorentino, istituito da un altro suo concittadino amante della cultura, Alessandro Pavolini, di cui Del Massa era sincero amico. Dopo la caduta di Firenze la fine dell’eroica epopea dei franchi tiratori, Del Massa spostò il suo ufficio di controspionaggio a Mlano. Negli ultimi giorni della guerra, nell’aprile del 1945, lo stesso Pavolini, d’accordo con Mussolini, affidò a Del Massa e Pucci lo storico compito di seminare le cosiddette “uova del drago”, missione che significava riorganizzare le fila del neofascismo dopo la guerra, radunando e coordinando i fascisti superstiti, nell’intento di ricostruire qualcosa. In realtà questo ruolo politico fu poi svolto da Pino Romualdi, vice segretario del Partito fascista repubblicano, sopravvissuto alle stragi del Nord, che in clandestinità  e insieme ad altri, contribuì alla fondazione del Movimento Sociale Italiano, appena un anno e mezzo dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Del Massa fu catturato dagli americani, internato nel campo prigionieri di Padula e poi in quello di Terni. Fu successivamente rinchiuso nel carcere di Ancona dal quale poi riuscì a evadere iniziando un periodo di latitanza e di clandestinità. Dopo varie peripezie, tornò al giornalismo e alla saggistica fondando nuove riviste e collaborando con quelle neofasciste che aprivano e chiudevano di continuo in quegli anni. Nel 1952, ossia sin dalla fondazione, divenne caporedattore delle pagine culturali del Secolo d’Italia, dove restò sino al 1961, attirando collaborazioni prestigiose come quelle di Evola, Attilio Mordini e di Pound. Innovatore e sempre rivoluzionario, dopo la guerra Del Massa partecipò a quella straordinaria avventura dei cosiddetti fascisti di sinistra, che facevano capo a Stanis Ruinas e al suo Pensiero Nazionale e che dialogavano col Partito Comunista Italiano. Molti ex Rsi, come è noto, finirono per iscriversi al Pci. Dopo il fallimento del tentativo di raccordare le istanze socialrivoluzionarie della Rsi e quelle del Pci, Del Massa continuò a collaborare con riviste storiche del neofascismo – o post fascismo – italiane come Lo Specchio e Il Conciliatore, supplemento di Il Borghese. Negli ultimi anni della sua vita ritornò allo studio delle scienze spiritualiste, non si iscrisse mai alla Massoneria, sebbene sollecitato, anche durante il fascismo, rimase sempre coerente con le sue idee senza rinnegarne nessuna. Studia l’antroposofia, pratica lo yoga, medita sul Tao, scruta le stelle, lui astrologo, rilegge Lao Tse. Un grande italiano, dimenticato dalla sua patria alla quale dette tutto. Molti suoi scritti sono oggi conservati dalla Fondazione Ugo Spirito.  Ci parlano brevemente di lui relativamente alla sua opera nella Rsi Giuseppe Parlato in Fascisti senza Mussolini (Il Mulino 2007), e Angelo Iacovella in Quel giorno che confucio….Ezra Pond e Aniceto Del Massa: pagine ritrovate, (in «Atrium» – Centro Studi Metafisici e tradizionali, Anno II, n.1). Lo stesso Iacovella ha anche curato per le edizioni La Finestra le sue Pagine esoteriche.

Saprà la Merkel gestire in modo razionale l’inevitabile Italexit?

Scritto da: Maurizio Blondet
Fonte: http://www.maurizioblondet.it/sapra-la-merkel-gestire-modo-razionale-linevitabile-italexit/

“All’Italia conviene tornare alla lira”. Lo sostiene il tedesco Marc Friedrich, consulente finanziario di fama, in una intervista  a Sputnik Deutschland. Non solo l’Italia, affondata da un tasso record di debito e disoccupazione, ma “tutti i paesi del Sud Europa  starebbero meglio con una moneta sovrana invece che con l’euro. Questi ‘ paesi, con i limiti imposti dalla Banca Centrale, non vedranno mai  quell’inizio di  crescita  che permetterebbe loro di rimettersi”.

Marc Friedrich è co-autore di un saggio « Der groesste Raubzug der Geschichte », che è stato un best seller nel 2012. “Già allora dimostravamo  che l’euro non funziona.   Adesso vedo che per la prima volta, in Italia il concetto di Italexit non è più tabù”.

Cita “Alberto Bagnai dell’università di Pescara” . Ha ragione Bagnai.  “In marzo, sostenendo che l’euro collasserà comunque qualunque sia il capitale politico investito in esso,  questo professore  di economia ha sottolineato la necessità di una  uscita “controllata” dalla moneta unica, padroneggiando l’inevitabile:

“La causa più probabile –ha scritto Bagnai – sarà  il collasso del sistema bancario italiano, che trascinerà  con sé il sistema tedesco.  E’ nell’interesse di  ogni potere politico, certo  dei dirigenti europei declinanti, e probabilmente anche degli USA, gestire questo evento invece di attenderlo  passivamente”.

Parole di buon senso. Di fronte alle quali non c’è, probabilmente, il vero e proprio terrore delle  oligarchie dominanti davanti a quel che hanno fatto col loro malgoverno monetario.   Che le paralizza.  Pochi sanno che nell’eurozona, i prestiti andati a  male in pancia alle banche assommano alla cifra stratosferica di 1.092 miliardi di euro. L’Italia è la prima del disastro, con 276 miliardi di  prestiti  inesigibili; ma  la seconda è la Francia di Macron con 148 miliardi. Seguono la Spagna con 141, e la Grecia con 115. La Germania  ne cova 68 miliardi, l’Olanda 45,  il Portogallo 41.

Prima della Germania, ci seguirebbe nel precipizio la Francia – trascinandosi evidentemente giù anche l’Egemone  di Berlino.

Il rischio è passato inosservato, spiega  l’economista francese Philippe Herlin, perché si comparano questi 148  miliardi di prestiti andati a male con i bilanci delle grandi banche francesi,  il triplo del Pil nazionale  ( che ammonta a 2.450 miliardi di dollari).  Errore, perché in caso di crisi  le  cifre iscritte a bilancio sono poco o nulla mobilizzabili; “quel che conta è la liquidità, il cash, i fondi propri”. I fondi propri delle banche francesi sono 259,7 miliardi; quasi il 60 per cento (il 57) sarebbero dunque divorati dai prestiti marciti;  Herlin prevede  dunque l’uso di bad bank  riempite con il denaro dei contribuenti.  “Per ora  non c’è urgenza, al contrario dell’Italia, ma in caso di aggravamento della crisi finanziaria  (aumento dei fallimenti, un  qualunque shock finanziario)il governo sarà forzato a intervenire”.

Non riusciamo ad immaginare i sudori freddi che provoca a Berlino la prospettiva di contribuire coi risparmi  dei virtuosi  tedeschi ad una bad bank  pan-europea  da  mille miliardi. Eppure, continua Friedrich,  “se l’Italia deve restare nella UE, allora  l’economia  più forte del blocco, la Germania, deve accollarsi il  fardello delle  sovvenzioni all’Italia e agli altri Stati membri del Sud”.  Ovviamente, anche lui ritiene che l’immane compra di titoli  di debito che sta facendo la BCE  al ritmo di 60 miliardi di  euro al mese, non fa che nascondere il problema e guadagnare tempo.  Per farlo, i vertici hanno  rotto tutte le regole,  a cominciare dalle loro.  Ma  collasserà, e possiamo solo sperare che i politici responsabilmente cercheranno allora di  minimizzare i guasti e di eliminare l’euro in modo controllato. In ogni caso ciò costerà caro”.

Si potrà  contare sulla Merkel  come la politica che responsabilmente smonterà la  moneta unica in modo controllato?  E’ assorbita non tanto dalle prossime elezioni, ma dalla  strategia che ha (espresso anche a nome nostro) dopo il disastroso G7 di Taormina, e lo scontro con Trump: “Noi europei dobbiamo veramente prendere in mano il nostro destino”.   Ma  come? Per quanto erratico  e imprevedibile, in mano a pulsioni emotive incontrollate e sotto  schiaffo del Deep State che vuole la sua eliminzione (e lo sta facendo), The Donald è chiaro e costante nella sua ostilità commerciale verso la Germania, che accusa  di slealtà e di manipolazione della moneta .

Angela alle prese con le nuove sanzioni USA…

Un mese fa, il Senato Usa ha varato schiacciante maggioranza un pacchetto di nuove e draconiane sanzioni contro la Russia,  “come punizione per le  interferenze nelle elezioni americane del 2016 e per le sue aggressioni militari in Ucraina e Siria”.  Non Mosca, ma Berlino e Vienna hanno protestato, queste nuove sanzioni “non concordate, rompono la linea unitaria dell’Occidente sull’Ucraina”,   ma in realtà perché queste nuove sanzioni sono un siluro alle  ditte europee (le  tedesche Wintershall e Uniper, l’austriaca Omv, la francese Engie e l’anglo-olandese Royal-Dutch Shell) che stanno costruendo con Gazprom il NordStream 2,  investendoci 4,7 miliardi; e ciò nel quadro di una grande strategia, per cui Washington vorrebbe sostituire Mosca come fornitore energetico all’Europa gabellandoci  il suo gas di petrolio liquefatto e i prodotti della sua fatturazione idraulica: la Polonia l’ha già fatto, per  l’americanismo da neofita unito all’anti-russismo tradizionale.

Sembrava che Trump non avesse intenzione di ratificare queste nuove sanzioni; ma poi   – messo all’angolo, come un vecchio pugile, dai pugni che il Deep State gli martella allo stomaco accusandolo di essere  un agente di Mosca – “ha cambiato idea” e  le ha fatte proprie.    “Siamo  nel mezzo di una guerra economica”,  conclude Folker Hellmeyer, analista capo della Bremer Bank, “sono sanzioni contro  la Russia, ma anche contro la UE e la Germania; agiscono contro la cooperazione  eurasiatica”.  Wolfgang Büchele,  presidente della Commisisone per l’economia tedesca dell’Est, è chiarissimo: “Queste  sanzioni sono tali da ostacolare una politica energetica europea insieme indipendente e sostenibile”.

Oltretutto Trump, o chi per lui (infatti si dice che Rex Tillerson, segretario di stato, stia per dimettersi), ha spedito a Kiev come ambasciatore Usa Kurt Volker, ex diplomatico presso la NATO; uomo di McCain. Che appena arrivato è andato a   parlare alle milizie nazistoidi promettendo armamento pesante americano per vincere la guerra del Donbass. “Questo non è un conflitto congelato, è una guerra calda ed è una crisi immediata di cui dobbiamo occuparci subito”.

Aver fatto del Donbass un “conflitto congelato” è uno dei pochi successi esteri di Angela Merkel. Il discorso di Volker è dunque contro la Cancelliera e  promette una riapertura bellica della piaga ucraina in funzione antitedesca.

“…esorta la UE a imporre sanzioni  più dure alla Russia”

Orbene, cosa fa la Merkel? Secondo Reuters,”Esorta l’Unione Europea a  varare più  dure sanzioni contro la Russia”,  punitive, per via di certe grandi turbine Siemens  per la produzione di elettricità che  sono comparse in Crimea, dove non dovevano essere, perché sulla Crimea ci sono le  sanzioni; e la Siemens (che con la Russia fa 1,2 miliardi di affari l’anno) dice di essere stata ingannata dai russi,  che l’avevano assicurata che le macchine sarebbero andate in un’altra regione, non  sanzionata.

Ciascuno può constatare la demente inspiegabilità di tutto ciò. “Forse”,  ipotizza Deutsche  Wirtschaft Nachrichten, “il governo federale vuol segnalare agli americani che  sta guidando la UE alla linea dura contro la Russia. E’ dubbio che ciò porti al ritiro delle [nuove] sanzioni americane”

ttps://deutsche-wirtschafts-nachrichten.de/2017/07/25/deutschland-draengt-eu-auf-schaerfere-sanktionen-gegen-russland/

Sembra che il desiderio bottegaio di tenere il piede in tante scarpe,   non giovi alla lucidità e alla statura politica della Cancelliera in questo cruciale passo storico, dove  la Mutti  dovrebbe guidarci tutti quanti verso l’autonomia dagli Usa.  Anche perché adesso si è scoperto  che le grandi case tedesche che vendono milioni di auto negli Usa,  Audi, Bmw, Daimler, Porsche e Volkswagen,   invece di farsi concorrenza, da quasi 30 anni,  dal 1990 hanno costituito un cartello segreto per concordare i prezzi, dividersi i costi di ricerca e sviluppo (ogni società si è concentrata su   aspetti diversi  senza   doppioni), promuovere la tecnologia Diesel. Dopo il Dieselgate, la Volkswagen che falsificava i dati delle missioni inquinanti, e che  è costato alla Casa 4,3 miliardi di multe americane,   qui ci dobbiamo attendere lo scatenamento  della  virtuosa ira statunitense per questo trucco ignobile  che falsa la sacra concorrenza: i miliardi  di multe  possono essere 50, e il mercato americano può diventare   molto  chiuso  per Das Auto. 

Le sanzioni “producono una valanga  di  protezionismo, che seppellisce il libero scambio”,   piagnucola Büchele.

Già, ecco  il punto.  Siamo entrati in un’era nuova, la fine del libero scambio di cui l’export  tedesco ha tanto prosperato, anche  con i metodi truffaldini che cominciamo a scoprire; e la  Merkel   cerca disperatamente di prolungarla  ancora un po’  (fino alle elezioni…?) tenendosi buona la nuova America e  inimicandosi Mosca ancor  di più –  perché non ha un piano B, soprattutto è priva delle  doti di statista che servono per far cambiare rotta al gigante economico e nano politico tedesco  in piena tempesta.

Una persona  così, investita da tali rivolgimenti epocali,  e con una Germania prossimamente in recessione per via del “protezionismo” americano,   saprà gestire in modo controllato e razionale  la smobilitazione dell’euro?  Probabilmente   sta pensando  ad una soluzione  minima: quando verrà il collasso, salverà  la Francia  e  le sue banche, sia perché costa meno, sia perché ne ha  bisogno come vassallo e satellite, e sbatterà  nella tormenta  l’Italia.

Gentiloni: schiaffi da Macron, schiaffi dalle ONG

E qui veniamo alla qualità del  “nostro” (loro) governo.   Come uno zombi coatto, Gentiloni  continua ad appellarsi a una “Unione Europea” , a una solidarietà europea, che palesemente non esiste più. E’ stato sorpreso ed offeso da Macron che ha riuniuto i due contendenti libici ad un tavolo a  Parigi, “tagliandoci fuori”? Ma  persino Di  Maio  aveva proposto a Gentiloni ed Alfano di farlo, mesi fa,   ma Gentiloni no: lui ancora non ha preso atto che a vincere in Usa non è stata la sua Hillary,   è rimasto senza ordini, quindi lui non parla con  Haftar (che ha con sé Mosca e il Cairo, e adesso anche Parigi) ma con Sarraj, “riconosciuto dalla comunità internazionale”. Una  comunità internazionale perlomeno fantomatica, ormai.  Impagabile, il Mattarella dal Quirinale ha  rigettato con orgoglio i suggerimenti di Orban e  implorato la “europeizzazione dell’accoglienza e dei rimpatri e la predisposizione dei canali di  immigrazione”,   perché “Solo un’Europa coesa potrà concorrere con efficacia a far valere i propri valori e a determinare gli equilibri mondiali”.

 

L’AGENDA ROSSA DI BORSELLINO / E’ STATA GESTITA DAL PM ANNA MARIA PALMA ? ECCO UNA PISTA

Scritto da: Andrea Cinquegrani
Fonte: http://www.lavocedellevoci.it/2017/07/22/lagenda-rossa-di-borsellino-e-stata-gestita-dal-pm-anna-maria-palma-ecco-una-pista/

Un magistrato della procura di Caltanissetta è entrato in possesso dell’agenda rossa di Paolo Borsellino. Si tratta di Anna Maria Palma, il pm che ha costruito, con altri due colleghi, il pentito Vincenzo Scarantino, con la collaborazione del super ispettore di polizia Arnaldo La Barbera.

E’ la clamorosa rivelazione fatta, nel corso della presentazione del libro “I Boss di Stato”, avvenuta a Napoli, dalla sua autrice, la giornalista Roberta Ruscica.

Anna Maria Palma. In apertura Paolo Borsellino e sullo sfondo la strage di via D'Amelio

Anna Maria Palma. In apertura Paolo Borsellino e sullo sfondo la strage di via D’Amelio

Tutto ciò mentre ancora bruciano come il fuoco le parole pronunciate dalle figlie di Paolo, LuciaFiammetta Borsellino, la prima davanti al Csm, la seconda innanzi alla Commissione parlamentare Antimafia. Un omicidio di Stato, poi depistaggi di Stato e ancora oggi una nebbia che sa tanto di collusioni istituzionali e volontà di affossare tutto, per l’ennesima volta. Ma per fortuna che la famiglia Borsellino ha deciso di vendere cara la pelle, in memoria del quotidiano eroismo paterno e di un senso civico che non può morire.

QUELLA PALMA DEI MISTERI 

Ma partiamo dalla notizia bomba.

27 giugno, ore 18, libreria Mondadori Mook di piazza Vanvitelli a Napoli. Roberta Ruscica, scrittrice e giornalista d’inchiesta, già collaboratrice per il Corriere della Sera e Sette, presenta il suo libro edito da Sperling & Kupfer, “I Boss di Stato – I protagonisti, gli intrecci e gli interessi dietro la trattativa Stato-Mafia”.

A moderare il dibattito Sandro Ruotolo, protagonisti della discussione i magistrati Antonio Esposito, già presidente della prima sezione penale della Corte di Cassazione e Simona Di Monte della Procura generale di Napoli. Un volume denso di storie, con diversi particolari inediti, soprattutto sul fronte delle complicità istituzionali nella famigerata trattativa che però, nel processo attualmente in corso, rischia di esplodere come un tric trac.

Roberta Ruscica. In basso il suo libro

Roberta Ruscica. In basso il suo libro

Ma nel dibattito, e soprattutto nell’intervento di Ruscica, fanno capolino non poche notizie da novanta. Una su tutte. Ecco cosa ricostruisce la giornalista: “Ho lavorato per diversi anni a Caltanissetta e a Palermo. E ho seguito molto da vicino l’inchiesta sulla strage di via D’Amelio e visto nascere il pentito Scarantino. Devo dire in tutta sincerità che, col senno di poi, mi sono sbagliata anch’io. Ero convinta di quanto mi diceva Anna Maria Palma, ero profondamente convinta di quella pista, ero convinta di quell’esito giudiziario”.

E poi: “Sono diventata se così si può dire amica di Anna Palma, ho frequentato alcune volte la sua casa, la stimavo per il suo lavoro. Eravamo arrivate a un punto tale di confidenza che un giorno mi disse che era entrata in possesso dell’agenda di Borsellino. Un fatto al quale non potevo credere, ma lei me lo disse con estrema naturalezza”.

Boom.

DI TUTTI I COLORI 

Attenzione però ai colori. Perchè di agende Borsellino ne aveva addirittura tre. Una marrone, una grigia e una rossa.

Nella prima, cosiddetta ‘itinerante’, annotava tutti i numeri di telefono e gli indirizzi; nella seconda, la grigia, era solito segnare tutte le questioni di carattere legale, le udienze, i processi, le scadenze. La terza, quella rossa, entra invece in campo solo pochi mesi prima della morte, e viene riempita di dati e notazioni, in modo quasi ossessivo, soprattutto dopo la strage di via Capaci.

libro ruscicaCosì la descrive il figlio, ispettore di polizia a Cefalù, Manfredi Borsellino: “Scriveva costantemente. Un’agenda a mio modo di vedere dedicata al suo lavoro, per inserire atti processuali, spunti investigativi, tutto quello che riguardava le indagini. Non era un diario, ma qualcosa di più. Era anche un modo per proteggerci senza renderci depositari di segreti scomodi. Chiunque ha avuto in mano quell’agenda sicuramente non ha avuto bisogno di giorni per intuirne il contenuto e, visto l’uso esclusivo, ritengo che in uno scenario di guerra come quello di via D’Amelio, siano bastati tempi rapidissimi per capire la portata del contenuto, anche aprendo una sola pagina. Se l’avessimo avuta probabilmente non sarebbe accaduto nulla di quello che è avvenuto poi, anche con innocenti che hanno pagato per qualcosa che non avevano fatto”. Il riferimento è ai condannati che hanno scontato anni di galera da innocenti sulla scorta delle verbalizzazioni del pentito taroccato Scarantino.

Riprendiamo il filo del ragionamento in base ai ‘colori’. I figli di Borsellino hanno ritrovato l’agenda grigia, quella dove il magistrato annotava telefoni, indirizzi, appuntamenti. Lucia e Manfredi, in particolare, l’hanno consegnata ad Anna Maria Palma. A questo proposito ha detto Lucia: “Visto quanto accaduto nella storia di questo Paese, chiesi espressamente che ne facessero delle fotocopie e che acquisissero quelle, ma che l’originale ci fosse restituito”.

Passiamo per un momento all’agenda marrone. Osserva Manfredi: “quanto ci fu riconsegnata la borsa di mio padre c’erano alcune parti annerite e al suo interno c’erano diversi oggetti tra cui l’agenda marrone. Presentava alcune parti annerite, un po’ sporche, ma le condizioni erano quasi perfette. Per questo credo che l’altra agenda, quella rossa, che era sicuramente dentro la borsa, si sarebbe dovuta preservare”.

DA AYALA AD ARCANGIOLI FINO A LA BARBERA

Arnaldo La Barbera

Arnaldo La Barbera

Ma che percorso avrà mai fatto? Da quali mani a quali mani è mai passata?

Sicuramente in quei tragici momenti del dopo attentato è transitata per almeno quattro mani. Il primo a vedere la borsa, a quanto pare, è stato il magistrato e collega Giuseppe Ayala (poi deputato dei Ds), il quale poi l’avrebbe consegnata, con l’agenda rossa all’interno, al colonnello dei carabinieri Giovanni Arcangioli. Che per questa storia è stato indagato e processato per il reato di furto con l’aggravante di aver favorito l’associazione mafiosa, ma poi prosciolto per ‘non aver commesso il fatto’. C’è stato anche un faccia a faccia tra i due, Ayala e Aracangioli, che però non ha chiarito il giallo.

Sembra che la borsa, evidentemente ripulita, sia stata poi ricollocata nell’auto.

Non meno controversa la riconsegna della borsa alla famiglia. Ecco le parole di Manfredi: “nessuno ci chiese perchè attribuivamo tanta importanza all’agenda rossa. Quando l’allora capo della Mobile Arnaldo La Barbera ci ridiede la borsa e vedemmo che l’agenda non c’era e chiedemmo conto della cosa, si irritò molto. Sembrava che gli interessasse solo sbrigarsi e che gli stessimo facendo perdere tempo. Praticamente disse a mia sorella Lucia che l’agenda non era mai esistita e che farneticava. Usò dei modi a dir poco discutibili e anche quell’atto era irrituale. Non ricordo di aver firmato alcun verbale di restituzione né lo ritrovammo, poi, firmato da me o da altri della famiglia. La Barbera ci disse solo di prendere per buono quello che ci stavano dando perchè era tutto quello che c’era dentro la borsa”.

Rincara Lucia: “Io mi lamentai della scomparsa dell’agenda e chiesi che fine avesse fatto. La Barbera escluse che ci fosse stata e mi disse che deliravo. Quando gli manifestai il mio fastidio mi disse che avevo bisogno di aiuto psicologico. Io me ne andai anche sbattendo la porta”.

Non è arrivato il momento di stabilire in quali mani sia poi finita l’agenda rossa? E chi l’abbia gestita? Uno o più d’uno? Perchè – oggi – la magistratura non batte un colpo, soprattutto dopo le durissime accuse di Lucia e Fiammetta Borsellino?

IL J’ACCUSE DI FIAMMETTA BORSELLINO

E’ il caso di rileggerle, alcune tra quelle parole di fuoco che reclamano solo giustizia, dopo 25 anni di colossali menzogne e depistaggi di Stato. Così parla Fiammetta, nell’intervista al Corriere della Sera:

“Questo abbiamo avuto: un balordo della Guadagna (Scarantino, ndr) come pentito fasullo e una Procura massonica guidata all’epoca da Gianni Tinebra che è morto, ma dove c’erano Annamaria Palma, Carmelo Petralia, Nino Di Matteo, altri…”.

A proposito di Di Matteo: “So che dal 1994 c’è stato pure lui, insieme a quell’efficientissimo team di magistrati. Io non so se era alle prime armi. E comunque mio padre non si meritava giudici alle prime armi”.

Il rimprovero più forte: “ai magistrati in servizio al momento della strage di via Capaci di non aver mai sentito mio padre nonostante avesse detto di voler parlare con loro. Dopo via D’Amelio, riconsegnata dal questore La Barbera la borsa di mio padre pur senza l’agenda rossa, non hanno nemmeno disposto l’esame del Dna. Non furono adottate le più elementari procedure sulla scena del crimine. Su via D’Amelio passò la mandria dei bufali”.

Manfredi BorsellinoIn sintesi, per Fiammetta “sono stati venticinque anni di schifezze e menzogne”. “All’Antimafia consegnerò inconfutabili atti processuali da cui si evincono le manovre per occultare la verità sulla trama di via D’Amelio”.

Riusciamo a sperare che da Rosy Bindi & C. possa arrivare uno spiraglio, finalmente, di luce? Staremo a vedere.

Nei link in basso potete leggere una serie di articoli scritti dalla Voce, e in particolare da Sandro Provvisionato, relativi soprattutto alla creazione e gestione del pentito taroccato Scarantino. Costato – come denuncia Fiammetta – carcere a innocenti, anni persi in indagini fasulle e giustizia a farsi benedire. O maledire.

Tra filosofia, fisica e medicina: Roberto Fludd e la visione iatrochimica

Scritto da: Paolo Pulcina
Fonte: http://www.chimicare.org/blog/filosofia/tra-filosofia-fisica-e-medicina-roberto-fludd-e-la-visione-iatrochimica/

Molti lo hanno citato, pochissimi lo hanno conosciuto e studiato. Anche i suoi più acerrimi detrattori lo liquidarono in fretta assieme alle sue dottrine omnicomprensive del mondo, tacciandole scioccamente di presunzione intellettuale e puro esercizio d’erudizione.  Robert Fludd nacque a Milgate, nella parrocchia di Bearsted, contea del Kent, nel corso dell’anno 1574.   Suo padre era Sir Thomas Fludd, servitore della regina Elisabetta per molti anni e capace di ricevere il Cavalierato per i suoi servigi come tesoriere di guerra nei Paesi Bassi.

Robert Fludd (Inghilterra, 1574-1637)

Robert Fludd (Inghilterra, 1574-1637)

Poco si sa sulla vita precoce di Robert Fludd, una vita condizionata dal tormento e dal suo carattere scorbutico.  All’età di diciassette anni, entrò al Saint John’s College, ad Oxford, e si laureò tra gli anni 1596-1598.  Anche se lo spirito del Collegio di San Giovanni Battista andava nella direzione di una varietà di conoscenze, esso rimaneva ancora un centro di studi teologici. I suoi anni là ebbero grande impressione su di lui, per questo rimase in ogni momento un amico e membro fedele della Chiesa d’Inghilterra.
D’ispirazione puramente paracelsiana, mistica e naturalistica, Fludd è stato più conservatore di altri seguaci della iatrochimica di questo tempo, eppure seppe far aprire gli occhi ai suoi contemporanei grazie a scoperte filosofiche piuttosto radicali.  Questi interessi possono essersi sviluppati durante il suo viaggio di sei anni in tutta Europa, dopo la laurea.   Fu durante questi sei anni di studio come studente di medicina che è diventato abbastanza esperto in chimica, un interesse che lo ha portato a contatto con medici paracelsiani. Ha anche sviluppato un grande interesse per la filosofia rosacrociana e in seguito sarebbe diventato uno dei più ardenti sostenitori del Movimento.  È forse l’unico periodo della sua vita coperto da silenzio storiografico, mancando informazioni precise, fatta eccezione per le sue dirette citazioni.  Visitò prima l’Italia, poi la Francia, la Spagna e infine la Germania.  Sebbene sia certo che le sue naturali inclinazioni verso la magia e la filosofia occulta del Rinascimento lo avessero portato a frequentare ambienti vicini a quell’orientamento scientifico, non conoscono libri o personaggi incontrati durante la peregrinazione per l’Europa.
Fludd tornò a Oxford e nel 1605 si guadagnò la laurea specialistica come Dottore in Medicina.   Sebbene l’applicazione di prodotti chimici paracelsiani nella medicina del tempo stesse ricevendo meno opposizione dai ricercatori del College, le speculazioni esoteriche e mistiche di Fludd erano ancora causa di sospetto.   Inoltre, era spesso arrogante e offensivo.  Tuttavia, dopo una serie di incontri spiacevoli, fu finalmente ammesso al Collegio dei Fisici (o meglio “filosofi della natura”) di Londra.  Fludd riuscì abbastanza bene ad impiegare la sua propria farmacopea e a mantenere il proprio laboratorio per preparare i suoi rimedi chimici, così per portare avanti i suoi esperimenti alchemici.  Il successo della sua pratica è dovuto non solo alla sua abilità, ma anche al suo approccio mistico ed olistico, al suo carisma ed alla sua influenza sulle menti dei pazienti, producendo in loro una “fede naturalistica” in grado di amplificare l’effetto benefico dei suoi rimedi iatrochimico/farmaceutici.  Capì ciò che oggi alcuni studiosi stanno riscoprendo: la forza della mente, coltivata secondo l’invisibile potenza dell’inconscio, è in grado di produrre effetti evidenti nel corpo umano a fini terapeutici (negli USA alcune cliniche utilizzano tutt’oggi la tecnica del “rilassamento mentale” per amplificare sensibilmente le guarigioni dei pazienti).   Si sa inoltre che, in aggiunta ai metodi di diagnosi prestabiliti, Fludd usò l’oroscopo di un paziente per curarlo, nonché per anticipargli i giorni più critici della malattia.  A dispetto del tempo occupato per la sua pratica medica, Fludd trovò comunque il tempo per scrivere, e come scrittore divenne un associato della scuola dei medici mistici che affermavano di essere in possesso della Chiave delle Scienze Universali.

Ecco l’avvicinamento con l’Ordine Mistico della RosaCroce, che difese a spada tratta da ogni attacco, pur non entrandone mai definitivamente a far parte come membro attivo.  Si dice che sia diventato, in questo periodo, un influente membro della Fraternità RosaCroce.  La pubblicazione dei manifesti rosacrociani Fama Fraternitatis e Confessio Fraternitatis riscossero grande clamore in tutta Europa.  Questi manifesti erano un richiamo per gli intellettuali ad unirsi in una riforma scientifica e spirituale del vecchio pensiero del vecchio continente.  Attraverso la conoscenza, l’umanità sarebbe stata in grado di riconoscere e comprendere il lato oscuro e divino della natura, la differenza tra il materiale e lo spirituale, e il rapporto con Dio.   I destinatari di questi manifesti erano quindi anche gli studenti di alchimia, di cabala e misticismo.
Pochi anni dopo, nel 1616, la prima opera mandata alle stampe da Fludd sarà proprio una documentata difesa dell’ordine, intitolata Apologia Compendiaria, Fraternitatem de Rosa Cruce Suspicionis et Infamiae, Maculis Aspersam, abluens et astergens.
Con il ritorno in patria, a partire dal 1605 e fino al 1609, comincia una lunga serie di rapporti tempestosi con il collegio dei fisici (College of Physicians), che lo includerà come membro effettivo solo dopo numerose prove d’esame.  Le accuse di incompetenza e scarsa professionalità lo avrebbero del resto accompagnato anche nei successivi trent’anni, assorto totalmente nell’esercizio dell’attività di medico e farmacista.   Come Paracelso, che passava gran parte della giornata nel proprio laboratorio, anche Fludd si occupò quasi esclusivamente di preparare medicinali ed unguenti, senza risparmiare qualche esperimento alchemico e i colloqui con il suo amico “chimico” Jean Rocher.   Dopo la morte di Fludd nel 1637 si può considerare finita la fase storica usualmente denominata come ermetismo reazionario, il cui unico erede rimarrà Atanasius Kircher.   La posizione di Fludd nel dibattito scientifico del tempo appare alquanto compromessa.  La filosofia ermetica si basa sull’eredità del pensiero espresso nel Corpus Hermeticum, attribuito al leggendario sacerdote egizio Ermete Trismegisto.  Il filosofo, il mago e il proto-scienziato potevano avvalersi di un consistente contributo di fonti antiche, in particolare proprio del Corpus Hermeticum tradotto da Marsilio Ficino.   Portato nel 1460 dalla Macedonia da uno dei tanti agenti incaricati dal duca per la raccolta di manoscritti, il testo la fece da padrone nel ‘500.   L’ermetismo rappresentava innanzitutto l’esaltazione dell’uomo, il dio antropomorfo ed umanizzato, il grande miracolo esaltato da Pico della Mirandola.

Robert Fludd appartiene a questa categoria di ermetisti, pur essendone un “cane sciolto”, mostrandosi come baluardo che senza un’adeguata formazione pretendeva di contrastare il progresso scientifico.   Per quanto fosse ambigua la convinzione di riferirsi a un sapere iniziatico appartenente a un’ipotetica età dell’oro, l’ermetismo influì molto sul pensiero di Fludd.   Ma ciò non è da sottovalutarsi. Le sue concezioni di microcosmo e macrocosmo sono proprie di quel sapere antico che oggi, lentamente e con perizia scientifica, parte della scienza sta recuperando: parliamo di fisica, di chimica, di biologia.   L’unità di uomo e mondo, di terra e cosmo è dichiaratamente un intento perseguito dalla scienza, specialmente dalla fisica teorica.   Fludd cercò di mantenere l’evoluzione scientifica su un binario mistico, religioso, spirituale: voleva realizzare un sincretismo fra materia e spirito, fra scienza e metafisica.   Il momento non era propizio, per questo apparve come una sorta di stolto anacronista di un sapere misterioso, anziché pubblico.   Oggi le carte in tavola sono diverse e grazie alla scienza stessa, oggi capace di raggiungere vette impensabili, si potrà pian piano riscoprire la più profonda verosimiglianza del sapere antico, un sapere al confine fra realtà e sogno.
Così, per Fludd l’universo è specchio di dio che si manifesta nel mondo sublunare permeando la natura. Seguendo fedelmente la tradizione pitagorica e la “sapienza italica”, la struttura dell’universo è organizzata in modo manicheo: tutte le opposizioni si riducono ad un’unica opposizione fondamentale, quella fra Volontà e Nolontà divine, la contrarietà di Luce e Tenebre.   L’ontologia è ripartita in tre stadi definiti.   La creazione, l’uomo come soggetto privilegiato della creazione, il compimento del destino finale del mondo e degli uomini.
Nel pieno rispetto della disposizione di Fludd, egli parla infatti a più riprese di una materia prima, o acqua invisibile, che è da intendersi come una sorta di pura potenzialità, un tutto indistinto nel quale sono contenute le possibilità della creazione.  In questo brodo primordiale, la volontà, ponendosi come ostacolo la nolontà, avvia un processo dialettico di creazione dell’universo.  La creazione non avviene dal nulla, ma dalla materia prima attraverso emanazione.  Il destino del mondo e degli uomini, l’escatologia di Fludd, trovano massima espressione nella redenzione di Cristo che muore secondo la carne e rinasce secondo lo spirito. L’uomo ha la stessa possibilità da attuare alla fine del proprio ciclo cosmico.
Il macrocosmo è diviso in tre regioni: empireo, mondo etereo e mondo elementare.   Se al centro giace la terra, fuori vi è invece il regno del nulla.   Il mondo è permeato di anima cosmica, così come l’uomo: è il legante fra divino ed umano.   Ogni aspetto della realtà terrena è un simbolo della realtà divina, che va così ricercata e ricalcata attraverso il lavoro umano sulla e nella natura.   Questo percorso permette di unificare la conoscenza: la sua dottrina somiglia molto all’opera dell’alchimista posto di fronte all’atanor.   Allo stesso modo dell’iniziato che vuole trasmutare i metalli nell’oro filosofale, accompagnando le nature e le sostanze alla ricerca della materia primordiale, Fludd ridisegna e ricombina gli elementi della tradizione nel senso dell’unità radicale della conoscenza e della comprensione.
Come esempio della mistura di indagini naturali e sovrannaturali, ecco la sua descrizione della combustione di una candela posta sull’acqua e sotto una campana di vetro.  Fludd aveva visto che l’acqua saliva nella campana a causa della combustione, ma rapito dai pensieri di una scienza totale non si era preoccupato di giungere a conclusioni fondate su base empirica. Tuttavia l’esperimento ebbe una fortuna notevole negli anni a venire e le sue opere ebbero vasta diffusione, suscitando reazioni differenti ed annose polemiche.   Molti scienziati empirici, quali Van Helmont, Gassendi e Keplero, si schierarono contro il misticismo di Fludd, bollando i suoi scritti come l’ultimo parto di una sapienza da rinnovare.

Tra le prescrizioni preparate da Fludd c’era anche il famigerato laudano, ideato, come vuole la tradizione esoterica, dal maestro iatrochimimo Aureolo Filippo Teofrasto Bombasto Paracelso circa cent’anni prima.   Questa “tintura d’oppio” veniva preparata utilizzando 15 parti (quantità a scelta) di oppio, 70 parti di alcol a 60°, zafferano, cannella, chiodi di garofano e acqua.   Non solo l’oppio (che si ottiene dal papaver somniferum) era importante, contrariamente a quanto usualmente si crede.   Zafferano, cannella e chiodi di garofano erano stimate piante officinali che ancora oggi si utilizzano in naturopatia (pur con tutte le migliorie apportate dall’evoluzione scientifica che non solo ha reso possibile la comprensione delle sostanze cosiddette “attive”, ma ha anche garantito maggior sicurezza nell’assunzione per i pazienti).   La concentrazione di morfina in questo preparato è dell’1%, e lo rende efficace come analgesico, ma numerosi altri principi attivi dell’oppio, oltre alla morfina, alcuni dei quali tossici, ne hanno fatto abbandonare l’impiego.  Vero è però che pur non avendo gli strumenti moderni, Paracelso e la sua “scuola”, di cui Fludd era autonomo seguace, compresero bene le proprietà anche degli altri ingredienti della tintura.  Infatti, i chiodo di garofano possiedono, fra le altre, proprietà antiemetiche, stimolanti, analgesiche, antisettiche, tutte facoltà in grado di appaiarsi alle virtù dell’oppio.  Ancora, lo zafferano, pur essendo oggi considerato pericoloso (sebbene venga ampiamente usato in cucina!), possiede proprietà sedative ed antispasmodiche: deve solamente venire controllato il suo dosaggio, prima di accumularne una quantità tossica che, ai tempi di Fludd, forse era poco considerata. Infine la cannella: antispasmodica per cuore ed intestino, antibatterica, carminativa, stimolante della respirazione e delle secrezioni.  Difficilmente i paracelsiani potevano sapere che all’interno di queste piante si ritrovano eugenolo, acido salicilico, aldeide cinnamica, carotenoidi, fitosteroli, sesquiterpeni, tannini, flavonoidi, proteine, resine ed altro ancora.   Però avevano compreso, tramite osservazione ed intuizione, che il mondo vegetale offriva tutto ciò che poteva attenere alla cura del corpo umano ed anche di quello minerale.  Non a caso, gli esperimenti alchemici di Fludd andavano sia in direzione terapeutica, sia verso la ricerca della leggendaria “polvere di proiezione”, ciò che avrebbe permesso di trasformare i metalli vili in oro.   Sulla via comune di questa ricerca, compariva l’aceto, possessore di infinite virtù secondo gli antichi alchimisti.  Un buon distillato d’aceto, fatto “ad arte” era in grado di accoppiarsi con minerali quali antimonio e vetriolo per “rubare loro l’anima”.  Un esperimento di Fludd si annovera fosse l’acetato di piombo, probabilmente quello che oggi viene chiamato “acetato basico di piombo” di formula (CH3COO)2•Pb(OH)2.   Questa sostanza, ottenuta appendendo piccole lamine di piombo sopra a vapori d’aceto, e poi mescolando il sale ottenuto con il piombo ossidato, generava un altro sale dalle capacità curative molto stimate al tempo.   Si trattava della cosiddetta “acqua vegetominerale”, dalle evidenti proprietà antinfiammatorie ed astringenti, utilissima per applicazioni cutanee.

Per riferimenti al filosofo ed alla sua commistione fra proto scienza e mistica ecco un breve elenco di opere da lui redatte nel corso della sua vita di ricerca.

Brasile: gli indigeni Munduruku occupano il cantiere di una diga

Fonte: http://www.salvaleforeste.it/it/popoli-indigeni/4316-brazil%E2%80%99s-indigenous-munduruku-occupy-dam-site-2.html

“La nostra lingua è una, il nostro fiume è uno e il popolo Munduruku è uno”, dicono gli indigeni della regione. Per questo il popolo dei Munduruku ha deciso montare sulle proprie canoe e spingersi a occupare il cantiere della diga idroelettrica di São Manoel, sul fiume Teles Pires. Circa 200 indiani, provenienti da circa 138 villaggi indigeni distribuiti lungo il bacino dei fiumi Tapajós e Teles Pires, hanno partecipato all’occupazione.
Il consorzio edilizio, São Manoel Energia, si è immediatamente rivolto l tribunale, ma il procuratore locale ha richiesto un ritardo della decisione per esplorare una soluzione pacifica.

La decisione di occupare il sito è stata presa in maggio, e i Munduruku hanno distribuito un documento in cui dicono “i nostri luoghi sacri di Karabixexe [le rapide di Sete Quedas, distrutte con la dinamite durante la costruzione delle dighe di Teles Pires e Sao Manoel] e Deku ka’a furono violati e distrutti. Secondo i nostri sciamani, i nostri antenati piangono. I nostri fiumi Teles Pires e Tapajós stanno morendo. I nostri diritti, garantiti dalla Costituzione federale e ottenuti versando molto sangue indigeno, vengono ora nuovamente violati “.

Il Munduruku hanno presentato una serie di richieste: la restituzione delle “urne rubate” – urne sacre che sono state rimosse durante la costruzione della diga di São Manoel – affinché vengano portate in un lugo in cui l’uomo bianco non abbia accesso. Una richiesta che stablirebe un precedente giuridico sul diritto degli indiani alla restituzione delle urne- che secondo la legge brasiliana, sono beni archeologici appartenenti allo Stato, e devono essere destinati ai musei.
Gli indigeni chiedono inoltre un fondo di compensazione, per la creazione di un’università indigena e per la protezione dei restanti siti sacri.

Mentre São Manoel Energia svolge i lavori di costruzione, l’impianto è di proprietà di un consorzio costituito da Eneras do Brasil, posseduto da Fornas, Brasile, e dalla China Three Gorges Corporation, uno dei primi interventi della Cina nei megaprogetti amazzonici.