AMERICA: DATI E MERCATI TRUCCATI!

Fonte: http://icebergfinanza.finanza.com/2018/02/19/america-dati-e-mercati-truccati/

Ho passato gli ultimi mesi ad ascoltare chi mi chiedeva per quale motivo l’economia americana viaggia che è una meraviglia, piena occupazione e salari che iniziano a salire.

Insider trading has been rife on Wall Street, academics conclude

Se sono truccati i mercati, figuriamoci i dati o le notizie che arrivano!

Qui grazie agli amici di Voci dall’estero una piccola sintesi…

Secondo l’Economist i mercati sono truccati

Tre nuovi paper scientifici recentemente pubblicati sembrano confermare quanto molti sostengono da anni: i “mercati efficienti” non solo sono inefficienti – da un punto di vista informativo – ma sono pure decisamente truccati. Dei tre papersecondo l’Economist,  uno sostiene che gli Insider con gli agganci giusti hanno guadagnato perfino dalla crisi finanziaria, mentre gli altri due si spingono a suggerire che l’intero sistema di negoziazione delle azioni è truccato. A differenza di quanto fanno solitamente coloro che denunciano i casi di insider trading – che richiedono di solito occasionali soffiate  e vaste, costose indagini, che comprendono l’esame di prove complesse provenienti da telefonate, e-mail o informatori muniti di apparecchi di registrazione – i paper fanno un uso originale di analisi schematiche su dati per scoprire che probabilmente l’insider trading è  molto diffuso, come riporta l’Economist.

Infatti non si spiegherebbe con quale procedimento “scientifico” il famigerato GDP NOW prevedeva meraviglie per il PIL americano intorno a quota CINQUE VIRGOLA e poi all’improvviso alla luce dei dati è precipitato vicino al 3 %, in attesa di vedere rasa al suolo ogni futura previsione.

Per carità, loro ce la mettono tutta ad infondere coraggio ed ottimismo, ma alla decenza deve esserci un limite.

Come vi abbiamo dimostrato “scientificamente” la scorsa settimana, anche la crescita dei salari è puro miraggio o specchietto per le allodole.

I guadagni orari medi effettivi sono diminuiti dello 0,2 percento secondo quanto riportato dal Bureau of Labor Statistics degli Stati Uniti. I guadagni settimanali medi reali sono diminuiti dello 0,8 percento rispetto al mese precedente a causa della diminuzione dei guadagni orari medi reali combinata con una diminuzione dello 0,6 percento della settimana lavorativa media.

Otto centesimi in più all’ora, un aumento vertiginoso in grado di far scoppiare di risate la deflazione da debiti, in termini reali 1,67 dollari in più alla settimana roba da far esplodere l’inflazione suppongo. Se sei un dirigente, addirittura oltre 13 dollari alla settimana, giusto una pizza con bibita light!

Eppure di fessi e furbi che vi raccontano le meraviglie dell’inflazione amazoniana ce ne sono tanti, ogni giorno sempre di più.

Qui un’analisi più che attendibile su quello che è veramente successo nel famigerato recente, “Black Monday”…

The Market Collapse Blame Game – The New York Times

Non c’è molto altro da dire, se non che per l’ennesima volta è fallito l’attacco dei “bond vigilantes” al TERZO LIVELLO, il famigerato 3% del decennale americano e al 3,20 % del trentennale americano, mentre la curva dei rendimenti ormai è vicina al completo appiattimento…

Abbiamo visto come le leggende metropolitane sulla Cina intenta a liquidare i suoi titoli di Stato americani siano prive di fondamento, un fondamento cancellato con gli ultimi dati provenienti dai famigerati TIC. Major Foreign Holders of Treasury Securities

I dati , quelli reali, non quelli farlocchi che vi raccontano, la scorsa settimana hanno  mostrato un ulteriore accumulo di posizioni nel reddito fisso statunitense di oltre 8 miliardi di dollari. 

Trump sta giocando con il fuoco della storia…

Schiaffo di Trump alla Cina: si va verso nuovi dazi su acciaio e alluminio …

Tra le opzioni presentate dal rapporto Trump potrebbe scegliere di imporre dazi pari al 24 per cento su importazioni di acciaio da tutto il mondo, oppure dazi pari al 53 per cento limitatamente ad importazioni provenienti da dodici paesi. Tra questi ultimi rientrerebbero Brasile, Cina, Corea del Sud, Costa Rica, Egitto, India, Malesia, Russia, Sudafrica, Thailandia, Turchia e Vietnam.

In settimana di interessante in arrivo solo i verbali del FOMC della Fed

Fallito è pure l’attacco dell’euro alla linea dei 1.2525, livello messo sotto pressione per la terza volta e per la terza volta respinto sino a riportare il cambio nei pressi di 1.24 dopo aver toccato livelli vicini a 1.22.

Il mercato dei cambi sa che si sta avvicinando l’evento geopolitico clou dell’anno ovvero le elezioni italiani, con in Germania Nei sondaggi, il crollo dei partiti di regime tedeschi

Gli ultimi sondaggi in Germania testimoniano il tracollo dei partiti di regime tedeschi: ovunque i popoli europei stanno abbandonando i partiti che hanno guidato i governi sino al disastro attuale.

Interessante inoltre l’ultima notizia, un caso non isolato aggiungerei…

Lettonia, arrestato il governatore della banca centrale per corruzione

Il governatore della banca centrale della Lettonia Ilmars Rimsevics, membro del consiglio direttivo della Bce, è stato arrestato dall’ufficio anti-corruzione del paese. Lo ha annunciato il primo ministro della Lettonia, secondo quanto riporta l’agenzia Bloomberg. L’arresto di Rimsevics è stato deciso dopo otto ore di interrogatorio all’ufficio anti corruzione di Riga. Sono state fatte anche perquisizioni nell’ufficio del Governatore e nella sua abitazione privata. (Sole24Ore<<<<9

«Non ci sono segnali di possibili rischi per il sistema finanziario della Lettonia – ha assicurato il primo ministro Maris Kucinskis in un comunicato, promettendo che il suo governo – assicurerà che la banca centrale della Lettonia adempierà pienamente e qualitativamente a tutti gli obblighi affidati all’istituzione»

FRANCOFORTE (Reuters) – La Banca centrale europea ha deciso di congelare i pagamenti della banca lettone ABLV alla luce del deterioramento della sua situazione finanziaria dopo le accuse degli Stati Uniti di aver violato le sanzioni Onu contro la Corea del Nord.

Nei prossimi mesi quindi il cambio dovrebbe tornare sotto il livello di 1.20 con primo obiettivo il precedente limite sfondato nel mese di gennaio, ma di questo parleremo a marzo nel prossimo manoscritto di Machiavelli.

Nel fine settimana altra rasoiata del nostro caro Lance di Real Investment Advice

Sfortunatamente, nonostante la correzione importante, si è fatto ben poco per alleviare qualsiasi pressione sottostante.

“Al momento, non sappiamo se l’attuale azione correttiva è SOLO una correzione normale, salutare o l’inizio di qualcosa di più grande”(…) Ma, con il mercato ormai ipervenduto su una base MOLTO breve, dovrebbe essere previsto un rally controcorrente per la prossima settimana, o due, “.

Bene, abbiamo fatto davvero un bel rally la scorsa settimana, con il mercato che ha superato la sua DMA…

La linea di fondo è che mentre la settimana scorsa c’era molta “angoscia” nei mercati, il mercato non ha violato nessuna linea di tendenza importante, il che suggerirebbe che l’attuale rovescio è qualcosa di più di una semplice  correzione…” :

“La preoccupazione più grande attualmente, è il ‘segnale di vendita’ che è stato innescato a livelli anormalmente alti e nonostante tutto rimane in territorio estremamente ipercomprato . Ciò suggerisce che rimane “carburante” per una “correzione più profonda” o un “consolidamento” dei mercati nelle prossime settimane per “risolvere” la condizione di “ipercomprato”. Storicamente, i mercati non risolvono tali condizioni spostandosi lateralmente. Mentre stiamo osservando da vicino, ciò non significa  che il mercato non possa salire  più in alto da questi livelli Infatti, con i mercati che superano la 50 dma di venerdì, la linea di tendenza superiore e i vecchi massimi sono attualmente l’unica vera resistenza. (…) Il triangolo verdastro mostra il percorso del trend rialzista accelerato iniziato lo scorso agosto, che al momento rimane il percorso più probabile per ora.

La buona notizia, per coloro che rimangono sempre inclini al rialzo, è che su base mensile a lungo termine, il mercato rialzista rimane intatto per ora.

(…)  Se pensavi che il declino del 10% avvenuto nelle ultime due settimane fosse doloroso, dovresti riconsiderare il rischio che stai attualmente gestendo nel tuo portafoglio. 

Mike Shedlock infine sul suo blog riporta le previsioni di rendimento per vari asset della società fondata da Jeremy Grantham, chief investment strategist di Grantham Mayo van Otterloo (GMO), una società di gestione patrimoniale con sede a Boston.

GMO offre questo disclaimer.

* Il grafico rappresenta previsioni di rendimento reali locali per diverse classi di attivi e non per fondo o strategia GMO. Queste previsioni sono dichiarazioni lungimiranti basate sulle convinzioni ragionevoli di GMO e non sono una garanzia delle prestazioni future…”

Se si ipotizza un’inflazione del 2,2% all’anno, il calo nominale è dell’ordine del -3,4% all’anno per sette anni.

Come riporta Mike, visione ben più ottimistica di John Hussman…

Mi aspetto che l’S & P 500 perda circa due terzi del suo valore nel completamento di questo ciclo. La mia impressione è che le generazioni future guarderanno indietro a questo momento e diranno “… ed è qui che hanno completamente perso la testa”.

Accanto a quelle di Hussman, anche le previsioni ottimistiche di GMO metterebbero in crisi i fondi pensione. Ci penseranno le banche centrali a gestire i fondi pensione?

Ai posteri l’ardua sentenza!

Il governo del Kenya manda le forze di élite contro indigeni disarmati

Fonte: http://www.salvaleforeste.it/it/popoli-indigeni/4357-il-governo-del-kenya-manda-le-forze-di-%C3%A9lite-contro-indigeni-disarmati.html

Il governo keniano ha inviato i corpi speciali contro disarmati indigeni Sengwer nella foresta di Embobut: “Chiunque venga trovato nella foresta sarà considerato un criminale e verrà” trattato” ha dichiarato il governo. Di conseguenza, il 29 dicembre 2017, più di 100 guardie del Kenya Forest Service sono entrate nelle terre della Comunità Sengwer, sparando con le armi da fuoco, bruciando 15 capanne e uccidendo il bestiame. Durante l’incursione, una guardia del Kenya Forest Service ha colpito a morte Robert Kirotich, un indigeno Sengwer di 41 anni, mentre un altro uomo è stato ferito. Secondo il Forest Peoples Programme, un gruppo di 40 guardie ha attaccato Kirotich mentre stava allevando bestiame nella foresta di Embobut.

Tre esperti indipendenti nominati dalle Nazioni Unite hanno espresso forte preoccupazione per i recenti sfratti del Sengwer indigeno dalle loro case nella foresta di Embobut, nelle colline di Cherengany, in Kenya. John H. Knox, relatore speciale per i diritti umani e l’ambiente, Michel Forst, relatore speciale sui diritti umani, e Victoria Tauli-Corpuz, relatrice speciale sui diritti delle popolazioni indigene hanno affermato che gli sfratti e gli attacchi sono “il risultato dell’attuazione del progetto di protezione e adattamento ai cambiamenti climatici, un progetto di gestione delle risorse idriche finanziato dall’UE “.
“Siamo preoccupati che il progetto venga portato avanti senza una valutazione sull’impatto sui diritti umani”, hanno detto gli esperti, confermando che. “non sono state tenute consultazioni con i Sengwer per chiedere il loro consenso secondo la corretta procedura (consenso libero, previo e informato)”.

Lo scorso il 17 gennaio, l’Unione europea ha sospeso il finanziamento del programma da 31 milioni di euro, fino a quando non verrà incorporato un approccio basato sui diritti. L’ambasciatore dell’Unione europea, Stefano A. Dejak, ha dichiarato: “i fatti di ieri si sono svolti dopo che avevamo formalmente avvertito il governo del Kenya che l’uso della forza da parte delle guardie del Kenya Forest Service nella Foresta di Embobut o altrove contro persone del luogo innocenti avrebbe portato L’UE alla sospensione del sostegno finanziario”.

La dieta contro l’influenza

Scritto da: Arturo Bandini
Fonte: http://www.italiasalute.it/9581/La-dieta-contro-l’influenza.html

L’epidemia influenzale è in calo, ma tanti sono ancora gli italiani costretti a letto. Per contrastare l’influenza è necessario nutrirsi in maniera corretta, arricchendo la nostra alimentazione con ricche dosi di vitamina C per combattere il raffreddore e stimolare il sistema immunitario. Proponiamo una dieta che serva anche a riscoprire la frutta di questo periodo, con i suoi sapori, i suoi aromi, i suoi profumi.
“L’alimentazione da seguire deve essere leggera, digeribile e, allo stesso tempo, nutriente – dice Pietro Migliaccio, nutrizionista e Presidente della Società italiana di scienza dell’alimentazione (S.I.S.A) – Ecco perché, con la collaborazione delle dietiste Silvana Nascimben e Eugenia Cilla, abbiamo messo a punto un regime alimentare pensato per i primi tre giorni d’influenza, ovvero quelli che maggiormente fanno soffrire e durante i quali più fastidiosi sono i sintomi. Il primo consiglio è, naturalmente, di mettersi a letto, a riposo, e praticare una terapia sintomatica preferibilmente consigliata dal proprio medico di famiglia, bere molta acqua a temperatura ambiente, consumare alimenti ricchi di vitamina C (soprattutto agrumi e kiwi), preferire tra gli alimenti proteici le carni bianche e il pesce in quanto più facilmente digeribili. Come vedrete nella dieta, è presente ogni giorno anche la pasta. La pasta fa parte della tradizione gastronomica italiana e la sua presenza sulle nostre tavole ci permette di seguire un’alimentazione sana, corretta ed equilibrata. Oltre ai carboidrati (79,1%) fornisce anche proteine vegetali, (11-13% a seconda del “tipo”) e una piccola quantità di lipidi (1,4%). Inoltre è ricca di vitamine del gruppo B, contiene poco sodio e non apporta colesterolo. È un alimento che rappresenta una delle principali fonti di energia della dieta mediterranea che è il modello alimentare considerato ottimale per mantenere un buono stato di salute e per prevenire e curare molti stati patologici. Per queste ragioni nei giorni in cui si è particolarmente debilitati dall’influenza e si ha poco appetito consiglio di mangiare la pasta, a pranzo o a cena, sotto forma di minestrina in quanto facilmente digeribile, deglutibile ed anche con l’effetto di calmare la tosse. Nei giorni post influenza invece – continua il Prof. Migliaccio – si può introdurre della pastasciutta per recuperare le “forze” perse durante la malattia. I carboidrati complessi della pasta infatti costituiscono la principale fonte di energia per il cervello, per i muscoli, per i globuli rossi e per l’organismo e rappresenta dunque il carburante indispensabile per svolgere le attività quotidiane. È preferibile condirla con olio extravergine di oliva e pomodoro pelato fresco, ottime fonti di vitamine (A, C, E) e di antiossidanti, in particolare di licopene, presente in quantità maggiore nel pomodoro cotto. Con l’aggiunta nel condimento di proteine di origine animale (tonno o carne trita o pesce sminuzzato) si rende il pasto equilibrato da un punto di vista nutrizionale e si permette di recuperare le masse muscolari perse con la scarsa attività fisica svolta”.

Dieta per l’influenza e la convalescenza (per i primi tre giorni d’influenza)
A cura del Prof. Pietro A. Migliaccio con la collaborazione delle dietiste Silvana Nascimben e Eugenia Cilla

Colazione: Latte, caffè a piacere, zucchero o miele, due fette biscottate.
Metà mattina: una spremuta d’arancia o di pompelmo oppure una arancia o un mandarancio o due mandarini.
Pranzo: pesce fresco o surgelato lesso; verdure preferibilmente cotte; condire con olio extravergine di oliva e succo di limone; pane tostato; frutta, preferibilmente cotta.

Pomeriggio: latte caldo con zucchero o miele oppure una spremuta d’arancia o di pompelmo.
Cena: brodo vegetale con pasta o riso, due/tre cucchiaini di formaggio grattugiato; carne bianca cucinata semplicemente; verdure preferibilmente cotte; condire con olio extravergine di oliva e succo di limone; pane tostato; una porzione di frutta, preferibilmente cotta.

In caso di disturbi gastrointestinali:
Colazione: tè con zucchero o miele, due fette biscottate o pane tostato.
Metà mattina: una mela grattugiata con succo di limone.
Pranzo: pesce fresco o surgelato lesso; patate lesse; condire con olio extravergine di oliva e succo di limone; pane tostato; una porzione di frutta preferibilmente cotta.
Pomeriggio: un tè con due fette biscottate.
Cena: riso con due/tre cucchiaini di formaggio grattugiato. carne bianca cucinata semplicemente; patate lesse; condire con olio extravergine di oliva e succo di limone; pane tostato. Una porzione di frutta, preferibilmente cotta.

In fase di guarigione:
passare dalla minestrina alla pastasciutta;
aumentare le quantità delle porzioni;
inserire gradualmente tutti gli alimenti, tra i quali i formaggi;
reintrodurre il vino durante i past

QUELLI CHE… L’ITALIA DELLA LIRETTA. Smontata la bufala degli economisti disinformatori

Scritto da: Carlo Botta
Fonte: https://scenarieconomici.it/quelli-che-litalia-della-liretta-smontata-la-bufala-degli-economisti-disinformatori/

In vista delle prossime elezioni del 4 Marzo, a liste e candidati ormai ufficializzati, possiamo dire che la campagna elettorale entra nel clou. Come in ogni campagna aspettiamoci ogni sorta di dichiarazione e promessa. Ma questa campagna ha sicuramente una prerogativa particolare rispetto a molte tornate del passato, questa volta ci dividono dal voto poche settimane, pertanto gli slogan e le promesse saranno ad affetto ancor più roboanti.

Pur senza entrare nel merito dei “programmi di governo” che le varie fazioni stanno sbandierando, ritengo che debba essere doveroso da parte dei Tg e dei conduttori dei talk show evidenziare alcune differenze, mi riferisco ai distinguo che dovrebbero responsabilmente essere rimarcati, in primis quella distinzione tra l’informazione e la propaganda e soprattutto tra le verità e le bugie. Da semplice cittadino riscontro in modo palese l’abilità del mainstream con cui è riuscito a “politicizzare” alcuni fattori che invece dovrebbero essere considerati come l’abc della logica e della scienza; intendo quei concetti che fanno parte delle regole basilari, come ad esempio accade nella matematica: uno più uno è uguale a due, quindi converrete con me che sarebbe paradossale affermare che le addizioni sono di destra o di sinistra, peggio ancora insistere che tale addizione (1+1=2) è una frase da populisti o da eurofanatici. Eppure tutto questo sta avvenendo da anni con nonchalance e senza che nessuno si degni ad alzare almeno il ditino obiettore.
Una volta mi invitarono a parlare con dei giovani in una scuola in merito al Made in Italy e, appena iniziai a spiegare i fattori critici che scaturiscono dalla valuta comunitaria col cambio bloccato all’interno dell’eurozona (parlavo dei malfunzionamenti dell’euro), gli organizzatori mi invitarono all’istante a saltare il punto giustificandosi che: parlare dell’euro era un argomento politico e quello non era il contesto giusto per farlo! Quindi secondo il mainstream la fluttuazione valutaria è diventata una questione di destra o di sinistra? Assurdo!

Ma andiamo nello specifico, quante volte abbiamo sentito dai protagonisti dei talk show la parola “Liretta”? Magari accompagnata da un irriverente risolino e qualche castroneria tale da far ridere anche gli studenti più svogliati di prima ragioneria? Tante, troppe volte. In questo articolo vorrei appunto chiarire questa che ritengo sia una delle tante scemenze clamorose della manipolazione di massa post-euro e che merita d’essere smontata una volta per tutte.

Per capire bene di cosa parliamo dobbiamo innanzitutto chiarire alcune regole di base e come avvengono certe dinamiche, mi riferisco a ciò che deve esser considerata la normalità, l’ovvio, proprio come “uno più uno è uguale a due”.

L’ITALIA E L’ITALIETTA
1- Partiamo col dire che la valuta in genere esprime le potenzialità di un “sistema paese” e finché tale Stato conserva le sue peculiarità e competitività la valuta che esprime potrà vantare la sua stabilità, al di là del nome con cui viene chiamata, non ha importanze se sono Fiorini, Grivna o uno Yen.

2- In un quadro generale e di sintesi i paesi possono esser suddivisi in due macro-categorie: paesi “materie-primisti” (che vivono vendendo all’estero le loro materie prime) e paesi a vocazione del manifatturiero “trasformatori” (trasformano le materie prime conferendo valore aggiunto). Nella cerchia dei paesi trasformatori esiste inoltre la suddivisione relativa al quoziente della tecnologia, più o meno evoluta ed automatizzata, e al livello qualitativo, che varia dal prodotto di scarsa qualità (di massa) fino alla eccellenza (di nicchie con alta capacità di spesa). L’Italia è sempre stato un paese: trasformatore con altissimo valore aggiunto e leader nelle eccellenze in quasi tutti i settori: agroalimentare, enologo, fashion, automotive, meccanica di precisione, navale, nautica da diporto, fino alla meccanica pesante come l’acciaio, mezzi di trasposto su rotaie, aeronautica e tanto altro, senza trascurare l’altissima tecnologia al servizio dei settori militari e dell’aerospaziale.
Da non dimenticare che l’Italia ha anche una rilevante tradizione nel settore energetico, abbiamo costruito centrali nucleari ed idroelettriche in tutto il mondo e lavoriamo ai messimi livelli nel segmento degli idrocarburi, dalla ricerca alla estrazione, fino alla raffinazione. Vantiamo anche importanti risorse e giacimenti sul territorio nazionale (materie prime).
A tutto questo dobbiamo aggiungere che l’Italia detiene inoltre il più alto patrimonio storico-artistico-monumentale al mondo (circa due terzi dell’intero pianeta) ed è unico in termini di appeal turistico per dodici mesi all’anno, offrendo la più esaustiva offerta, dalla cultura al balneare, dal termale all’invernale, collinare, naturalistico, artistico, enogastronomico ecc.

L’Italia pertanto è un “sistema” indistruttibile (molti asset non sono delocalizzabili, ad esempio nel turistico-monumentale o nell’enogastronomico), basta liberare le proprie potenzialità e può recuperare le proprie posizioni nello scacchiere mondiale con una velocità ineguagliabile, molto più rapida rispetto anche alle potenze come: Germania, Giappone, Usa ecc. Pertanto qualsiasi moneta viene dotata l’Italia, essa esprimerà le competitività e i valori qui appena sintetizzati. E’ anche per questo che la Lira (quindi il sistema Italy) fu premiata come valuta più affidabile e solida dell’occidente nella metà degli anni ’60 (giuria internazionale istituita dal Finalcial Times).

COSA CONFERISCE APPETIBILITÀ A UNA MONETA?
Dobbiamo chiarire una volta per tutte che i paesi non vendono monete ma prodotti!
Pertanto è veramente da sciocchi parlare di monete prestigiose, di “MON€TONI” o di cartastraccia. La moneta ha valore nella misura in cui il paese che la esprime vanti “cose /prodotti” che il mercato può richiedere e comprare. Facciamo qualche esempio pratico uscendo dalle solite e astruse technicalities. Come funziona allora la moneta nello scenario degli scambi? Perchè è indifferente il suo nome e la sua quotazione di scambio iniziale verse le valute di riferimento? Ecco, se la gente comune assimilasse le risposte a queste due domande, sparirebbe dai dibattiti la sciocca parola “Liretta” e coloro i quali incautamente ci hanno speculato facendo “terrorismo mediatico” inizierebbero a fare ammenda.

COME FUNZIONA LA VALUTA NEGLI SCAMBI
Facciamo uno dei classici esempi, Germania – Italia. Prima del 1997 (attuazione del cambio fisso) se volevi comprare una Golf VW l’importatore vendeva le Lire e comprava i Marchi tedeschi (DM) per la transazione. Se le vendite delle Golf salivano, saliva di conseguenza la domanda di Marchi, ciò comportava per la legge di domanda-offerta la penalizzazione del Made in Germany. In che modo si penalizzava? Semplice, il DM veniva quotato più caro e meno conveniente e di conseguenza tutto ciò che veniva prezzato in DM diveniva meno conveniente; di riflesso il Made in Italy si mostrava “magicamente” più competitivo, in quanto, prezzato in Lire veniva quotato con prezzi più appetibili; quindi molte Alfa Romeo Giulietta (segmento di riferimento della Golf VW) partivano per la Germania e si salvaguardava occupazione e fatturati. In effetti non era la Lira a svalutarsi ma era il Marco a rincararsi.

Ma anche tutto questo veniva rallentato in Germania laddove le Alfa Romeo iniziavano ad essere vendute in gran numero e di conseguenza la Lira, recuperando sul DM, faceva alzare i prezzi di tutti i prodotti italiani. Il pingpong degli scambi si auto-regolava e garantiva la longevità sia alle imprese che agli investimenti in ricerca, sviluppo e marketing, questo sia in Germania che in Italia. Con l’Euro invece tali asimmetrie si possono “aggiustare” non più col cambio ma attraverso il dumping dei salari e di una strutturale disoccupazione in grado di comprimere anche i diritti del lavoro. Ecco uno dei motivi che ha creato il disastro in Euro-Zona, ecco perchè la Germania ha smesso di comprare yogurt dalla Grecia e oggi è lei addirittura a vendere yogurt ai greci e pure con la scritta “alla greca”! Questa è pura follia. L’euro è l’unica moneta che viene gestita in modo diverso rispetto a tutte le altre ca. 200 valute del mondo, l’unica che non risponde a nessuna esigenza di Stato e ancor meno quella di un popolo. I target della BCE come noto a tutti non sono quelli di gestire (che gli altri sistemi monetari) la massa monetaria in base agli indici da “sfrizionare” tra occupazione /disoccupazione e inflazione /recessione, niente affatto, la BCE ha come obbiettivo quello di evitare l’inflazione (necessaria tra l’altro per erodere il debito), quindi il sistema monetario dell’euro-zona si basa sulla stabilità dei prezzi agevolando ovviamente i creditori. Ma il rientro alla normalità della gestione monetaria lo rimando a un prossimo articolo.

La valuta di un paese non si svaluta in termini assoluti (come un’auto usata) e nemmeno si rivaluta, essa fluttua a percentuali differenziate con ogni singolo paese a seconda se a quello Stato vende più di quanto compri o viceversa, pertanto potremmo constatare che la stessa valuta stamani si rincara su un mercato e allo stesso tempo diviene più competitiva su un altro. Spero fin qui sia tutto chiaro.
Ora, se i prodotti che fino o ieri sono stati ritenuti appetibili dai cittadini stranieri, anziché essere prezzati in Euro, Lira, Fiorino o altro, venissero prezzati in una moneta che si chiami Leonardo, secondo voi la Ferrari perderebbe potenza in cavalli? Il design e il fashion italiano diventerebbero magicamente pacchiani? Le Beretta da poligono si incepperebbero ad ogni tentativo di sparo? O è una cretinata (se preferite furbata o fake news) sostituire il prodotto con la moneta che lo prezza? Secondo me è una cosa che probabilmente oltre che scorretta è forse anche illegale, in quanto si diffondono cose false mirate a terrorizzare o comunque ad influenzare le masse con bufale ormai inaccettabili.
In fine consentitemi di fare un esempio anche per ciò che riguardano le aree fuori dall’eurozona. Sia in USA che in Svezia i prodotti italiani vengono prezzati in Dollari (usa) e in Corone (Svezia) al di là se in Italia è in vigore l’euro o le conchiglie di madreperla. Una massaia che compra il Parmigiano in Svezia lo vede in vetrina prezzato in Corone, mentre la signora americana lo compra in Dollari. L’unica differenza che potrebbero le due massaie riscontrare nei rispettivi paesi in caso l’Italia tornasse alla sua moneta nazionale è che probabilmente (sicuramente) il prezzo sarà più conveniente rispetto all’attuale e sopravvalutato euro. Quindi traduco: con gli stessi Dollari o Corone le signore potranno comprare il 15, o forse il 25% di Parmigiano in più; secondo voi questo sarebbe un bene o un male per la nostra occupazione? Ora che vi siete dati la risposta continuiamo con l’ultimo chiarimento.

LA LIRETTA VALE MENO DELL’EURO E QUINDI DIVENTERAI PIU’ POVERO.
Ma sarà vero? O è la bufala del secolo?
A quelli della Liretta ricordo che in Giappone hanno lo Yen che vale circa 130 volte meno un Euro, secondo voi sono 130 volte più poveri di noi Italiani? O meglio, i Greci sono 130 volte più benestanti dei Giapponesi? Oppure quando si parla di Liretta si dice semplicemente una delle scemenze più indelebili della storia? Come già detto, i consumatori comprano prodotti e non valute. Le valute servono solo a “misurarne il prezzo”. Ma la follia la si comprende ancora meglio con questo esempio: andare da Roma a Grosseto bisogna percorrere 200 Km, quindi secondo qualche genio dell’economia della Liretta, se misuri la tratta in metri (200 mila) anziché in Km, le due città si dovrebbero allontanare! Ma vi rendete conto della assurdità? Eppure ancora oggi continuiamo a sentire queste baggianate (sempre dai soliti) indisturbatamente e a reti unificate.
In conclusione vale la pena ricordare ancora che qualsiasi valuta viene accettata dal mercato nella misura in cui il Paese che la esprime abbia “cose” che il mercato estero è disposto a comprare (e l’Italia ne ha di cose da offrire credetemi), non ha importanza il suo nome o se all’interno del nostro Stato la moneta nazionale viene espressa in decimali rispetto alle valute di riferimento. L’Italia, come ho detto all’inizio di questo articolo è un “sistema” altamente competitivo e molti asset non sono delocalizzabili, nonostante i tentativi di speculazione e di spoliazione come la Bolkestein ed altre direttive UE, attraverso le quali si cerca di aggirare la “non delocalizzazione” prendendone possesso o controllo dall’estero. L’Italia non divenne la IV° potenza economica del mondo per caso e questo lo sanno in Europa, specie in Germania e in Francia. Sapete qual è il peggiore incubo di Francia e Germania? Vedere sul mercato un Made in Italy prezzato in Grivna ucraine! Forse un giorno sarà chiaro a tutti che il vero scopo di questa pseudo unione comunitaria non è altro che una festa “del Ringraziamento” permanente in cui si vuole che l’Italia rivesta il ruolo del tacchino.

Petrolio: il boom dello shale low cost

Scritto da: Matteo Cavallito
Fonte:http://www.valori.it/energia/petrolio-boom-dello-shale-low-cost-20725.html

La produzione di shale oil statunitense cresce a ritmi ancor più sostenuti di quelli rilevati all’inizio del decennio quando il prezzo del barile viaggiava stabilmente attorno a quota 100 dollari. Lo segnala l’ultimo studio dell’International Energy Agency (IEA), ripreso dal Wall Street Journal. La crescita della disponibilità di petrolio americano, rileva in particolare il quotidiano, rischia di creare un eccesso di offerta capace di invertire il trend di crescita di prezzo faticosamente alimentato dall’OPEC, l’organizzazione dei Paesi esportatori impegnata da tempo, insieme alla Russia, a contrarre la produzione di greggio. Mosca e gli alleati del cartello, rileva il WSJ, hanno tagliato complessivamente l’output giornaliero di quasi 2 milioni di barili, contribuendo alla risalita del prezzo unitario fino ai 60 dollari odierni.

L’espansione del comparto Usa si era manifestata in particolare negli anni del boom del prezzo quando il barile a tripla cifra rendeva economicamente conveniente il processo di estrazione del petrolio shale. Come si spiega dunque il revival di settore sperimentato oggi? La risposta è strettamente tecnica. A differenza di ciò che accade con il greggio tradizionale, il processo estrattivo del petrolio shale può essere diviso in due operazioni distinte e complementari tra le quali può intercorrere un periodo di pausa. Le aziende, in altre parole, possono procedere al processo di fracking – la frantumazione delle rocce – scegliendo, di lasciare momentaneamente fermo il petrolio nei periodi ribassisti per poi completarne l’estrazione quando il rialzo dei prezzi garantisce nuovamente un certo livello di reddività.

Attualmente, ricorda il WSJ, le compagnie americane hanno a disposizione ben 7.000 pozzi già “pronti” dai quali estrarre il petrolio senza dover sostenere i costi di fracking. La produzione petrolifera degli Stati Uniti, nota il WSJ, viaggia oggi sui 10 milioni di barili al giorno, il livello più alto dal 1970.

Dall’Olanda Lina, l’automobile biodegradabile fatta di lino e zucchero

Scritto da: Nicola Andreatta
Fonte:http://www.green.it/dallolanda-lina-lautomobile-biodegradabile-fatta-lino-zucchero/

L’abbiamo già detto altre volte e continuiamo a dirlo: in Olanda, quando si parla di mobilità sostenibile, non si scherza, anzi. La città di Eindhoven è un vero e proprio centro internazionale per quanto riguarda lo sviluppo di nuove tecnologie per i veicoli elettrici, sostenibili e autonomi del nostro futuro, e c’è chi va persino oltre. Proprio così: un gruppo di giovani studenti dell’Università di Tecnologia di Eindhoven ha infatti proposto il primo modello di automobile biodegradabile della storia.

automobile biodegradabile

Un’automobile biodegradabile ed elettrica

Il concetto di sostenibilità del trasporto è quindi stato preso alla lettera: qui non si tratta unicamente di realizzare un’automobile a emissioni zero durante il movimento, no, qui si mira anche a costruire un veicolo che non lasci rifiuti una volta dismesso. Per avvicinarsi a questo obiettivo i ricercatori olandesi hanno creato un’automobile biodegradabile elettrica con una scocca fatta di barbabietola di zucchero e di lino. Questa è Lina, una macchina a batteria che può trasportare 4 passeggeri e che vanta un’autonomia di 80 chilometri.

L’interesse dei media, e non solo

Difficile dire se questa automobile biodegradabile si guadagnerà realmente un posto sulle nostre strade, o se invece resterà un interessantissimo prototipo e non uscirà dai laboratori della Eindhoven University of Technology. È però indubbio che Lina ha riscosso l’interesse mediatico internazionale, oltre a quello del settore automotive, incuriositi dalla possibilità di proporre un’automobile biodegradabile.

Lino e barbabietole di zucchero

Leggera, elettrica e a basso impatto ambientale. Come ha spiegato alla stampa Yasmin Amel Gharib, ventiduenne membro del gruppo che ha progettato e costruito l’automobile biodegradabile, «abbiamo applicato un mix di materiali e di plastiche a base biologica per realizzare il telaio dell’automobile. Il bio composito è fatto di lino, che può essere coltivato con successo in qualsiasi clima temperato. L’anima del telaio, a nido di ape, è invece realizzata con dell’acido polilattico, una bioplastica ricavata interamente da barbabietole da zucchero». Due fogli di lino, dunque, avvolgono il materiale bioplastico interno, così da garantire una buona resistenza alla vettura.

310 chilogrammi di automobile

Le uniche componenti non bio di questa automobile biodegradabile sono le ruote e i sistemi di sospensione. Il risultato è una vettura estremamente leggera, che pesa solamente 310 chilogrammi ed è dotata delle più avanzate tecnologie. Per accedere al veicolo, per esempio, non servono chiavi: le portiere dell’abitacolo si aprono infatti mediante un innovativo sistema di riconoscimento del proprietario.

La marcata resistenza del lino

Ad oggi l’automobile biodegradabile olandese non ha ancora passato le necessarie certificazioni dei crash test per poter essere commercializzata, ma i ragazzi non demordono. Come ha spiegato Lores Van der Beuken, un altro componente del gruppo, «Lina è il primo veicolo al mondo che può essere completamente riciclato. Il lino presenta una struttura molto resistente e, se viene rifinito a livelli degli angoli, può essere impiegato per costruire dei pannelli che possono reggere il confronto con alluminio e carbonio».

Rendere più consapevole il pubblico

In passato abbiamo già riportato degli esperimenti simili, anche se va detto che nessuno ha mai proposto un’automobile con una tale profusione dei materiali bio. Ford sta per esempio lavorando da anni ad una bioplastica per la realizzazione degli interni, a partire dagli scarti della lavorazione dell’agave e dei pomodori, e qualcosa di simile ha provato a fare anche la Mazda, a partire dal 2014. In questo caso si parla però di un intero telaio, e non di alcune parti interne all’abitacolo. Come hanno spiegato i ricercatori, infatti, «con il nostro progetto non desideriamo unicamente ispirare il settore a cercare e applicare materiali più sostenibili, ma vogliamo anche rendere il pubblico più consapevole».

Ulysses S. Grant

Fonte: https://biografieonline.it/biografia-ulysses-s-grant

Ulysses S. Grant

Ulysses Simpson Grant, il cui vero nome è Hiram Ulysses Grant, nasce il 27 aprile del 1822 a Point Pleasant, nell’Ohio, a una quarantina di chilometri di distanza da Cincinnati, figlio di un conciatore di pelli. Trasferitosi insieme con il resto della famiglia nel villaggio di Georgetown, resta a vivere qui fino all’età di diciassette anni.

Attraverso il sostegno del rappresentante locale al Congresso, riesce a entrare a far parte dell’Accademia militare di West Point. Registrato, a causa di un errore, con il nome di Ulysses Simpson Grant, sceglie di mantenere questo nome per il resto della propria vita.

L’intervento militare in Messico

Diplomatosi nel 1843, pur non essendo particolarmente bravo in nessuna materia, viene assegnato al 4° Reggimento Fanteria, con il grado di tenente, nel Missouri. Successivamente si dedica al servizio militare, che presta in Messico. Nel 1846, infatti, scoppia la guerra tra gli Stati Uniti e il Messico. Grant opera agli ordini del generale Zachary Taylor in qualità di ufficiale addetto al trasporto e all’approvvigionamento lungo il confine del Rio Grande. Prende parte alla battaglia di Resaca de las Palmas e guida una compagnia all’assalto a Palo Alto.

Protagonista della battaglia di Monterrey, nel corso della quale riesce a procurarsi da solo un carico di munizioni, è attivo anche nell’assedio a Città del Messico, in cui bersaglia gli spalti nemici con un obice collocato sul campanile di una chiesa.

In ogni battaglia arriva un momento in cui entrambe le parti si considerano battute. Pertanto è chi continua ad attaccare a vincere.

Il ritorno in patria

Una volta tornato negli Stati Uniti si sposa, il 22 agosto del 1848, con Julia Boggs Dent, una ragazza più giovane di lui di quattro anni (che gli darà quattro figli: Frederick Dent, Ulysses Simpson junior, Ellen Wrenshall e Jesse Root).

Ottenuto il grado di capitano, viene trasferito a New York e da qui spostato in Michigan, prima di essere definitivamente assegnato a Fort Humboldt, in California. Qui, tuttavia, avverte la distanza dalla famiglia. Per consolarsi inizia a bere alcolici. Il 31 luglio del 1854, comunque, sceglie di dimettersi dall’esercito.

Dopo la carriera militare

Negli anni seguenti Ulysses S. Grant diventa proprietario di una fattoria, prima di intraprendere vari lavori. Lavora come agente immobiliare nel Missouri e impiegato in un negozio come commesso, per poi affiancare il padre nell’Illinois nel commercio di pellame.

Dopo aver tentato di tornare a far parte dell’esercito, ma senza fortuna, in seguito all’inizio della guerra di secessione americana organizza una compagnia composta da un centinaio di uomini con la quale giunge a Springfield, capitale dell’Illinois. Qui viene proclamato dal governatore repubblicano Richard Yates, colonnello del 21° Battaglione volontari di fanteria.

Attraverso il sostegno del rappresentante locale al Congresso, riesce a entrare a far parte dell’Accademia militare di West Point. Registrato, a causa di un errore, con il nome di Ulysses Simpson Grant, sceglie di mantenere questo nome per il resto della propria vita.

L’intervento militare in Messico

Diplomatosi nel 1843, pur non essendo particolarmente bravo in nessuna materia, viene assegnato al 4° Reggimento Fanteria, con il grado di tenente, nel Missouri. Successivamente si dedica al servizio militare, che presta in Messico. Nel 1846, infatti, scoppia la guerra tra gli Stati Uniti e il Messico. Grant opera agli ordini del generale Zachary Taylor in qualità di ufficiale addetto al trasporto e all’approvvigionamento lungo il confine del Rio Grande. Prende parte alla battaglia di Resaca de las Palmas e guida una compagnia all’assalto a Palo Alto.

Protagonista della battaglia di Monterrey, nel corso della quale riesce a procurarsi da solo un carico di munizioni, è attivo anche nell’assedio a Città del Messico, in cui bersaglia gli spalti nemici con un obice collocato sul campanile di una chiesa.

In ogni battaglia arriva un momento in cui entrambe le parti si considerano battute. Pertanto è chi continua ad attaccare a vincere.

Il ritorno in patria

Una volta tornato negli Stati Uniti si sposa, il 22 agosto del 1848, con Julia Boggs Dent, una ragazza più giovane di lui di quattro anni (che gli darà quattro figli: Frederick Dent, Ulysses Simpson junior, Ellen Wrenshall e Jesse Root).

Ottenuto il grado di capitano, viene trasferito a New York e da qui spostato in Michigan, prima di essere definitivamente assegnato a Fort Humboldt, in California. Qui, tuttavia, avverte la distanza dalla famiglia. Per consolarsi inizia a bere alcolici. Il 31 luglio del 1854, comunque, sceglie di dimettersi dall’esercito.

Dopo la carriera militare

Negli anni seguenti Ulysses S. Grant diventa proprietario di una fattoria, prima di intraprendere vari lavori. Lavora come agente immobiliare nel Missouri e impiegato in un negozio come commesso, per poi affiancare il padre nell’Illinois nel commercio di pellame.

Dopo aver tentato di tornare a far parte dell’esercito, ma senza fortuna, in seguito all’inizio della guerra di secessione americana organizza una compagnia composta da un centinaio di uomini con la quale giunge a Springfield, capitale dell’Illinois. Qui viene proclamato dal governatore repubblicano Richard Yates, colonnello del 21° Battaglione volontari di fanteria.

In seguito viene promosso brigadiere generale dei volontari e assume la guida del distretto sudorientale del Missouri.

In qualità di comandante supremo dell’esercito, durante l’amministrazione del presidente Andrew Johnson, succeduto a Lincoln dopo il suo assassinio, Grant si trova invischiato nella lotta politica tra il presidente – che voleva seguire la linea politica di conciliazione di Lincoln – e la maggioranza repubblicana radicale del Congresso, che avrebbe voluto misure severe e repressive verso gli Stati del Sud.

Alla guida della nazione

Nel 1868 viene scelto dal Partito Repubblicano come candidato alla Presidenza. Grant diventa così il diciottesimo presidente degli Stati Uniti, succedendo ad Andrew Johnson. Nel corso dei suoi due mandati (resta in carica dal 4 marzo del 1869 al 3 marzo del 1877) si mostra alquanto docile nei confronti del Congresso, con riferimento – nello specifico – alle sue politiche relative agli Stati del Sud.

La cosiddetta Era della Ricostruzione rappresenta l’evento più importante della presidenza di Ulysses S. Grant. Si tratta della riorganizzazione degli Stati del Sud, in cui gli afroamericani sono costretti a subire le violazioni dei diritti e delle libertà civili dovute non solo alle leggi statali locali, ma anche all’azione delle organizzazioni paramilitari segrete, tra le quali c’è il Ku Klux Klan.

Grant, con l’intento di porre termine a questa situazione, impone l’occupazione militare di tutti gli Stati sudisti, con lo scopo di agevolare il rispetto dei diritti civili nei confronti degli afroamericani e, al tempo stesso, di riorganizzare il Partito Repubblicano nel Sud. In effetti il governo degli Stati sudisti è appannaggio dei governi filo-repubblicani, e tra questi non mancano politici afroamericani come Hiram Rhodes Revels. Tuttavia tali governi in più occasioni si rivelano corrotti o non efficienti, con l’effetto di esacerbare le popolazioni locali e favorire il ritorno delle amministrazioni democratiche.

Ulysses S. Grant e il diritto di voto

Il 3 febbraio del 1870 Grant ratifica il XV emendamento della Costituzione statunitense, attraverso il quale viene assicurato il diritto di voto a tutti i cittadini americani, a prescindere dal loro credo religioso, dalla loro razza o dalla loro pelle. Nei mesi successivi decreta lo scioglimento del Ku Klux Klan, che viene messo al bando e ritenuto, da quel momento in avanti, un’organizzazione terroristica a tutti gli effetti, che agisce al di fuori della legge e contro cui si può intervenire con la forza.

Durante la sua amministrazione, il Presidente Grant contribuisce alla riorganizzazione del sistema amministrativo e burocratico federale. Nel 1870 nascono il Ministero della Giustizia e l’Avvocatura dello Stato, mentre un paio di anni più tardi viene creato il Ministero delle Poste.

Il 1° marzo del 1875 Grant firma il Civil Right Act, con il quale viene resa illegale la discriminazione razziale nei luoghi pubblici, punita con una sanzione in denaro o con il carcere (tale legge, tuttavia, verrà abolita nel 1883 dalla Corte Suprema degli Stati Uniti).

L’amico nelle mie avversità, è colui che amo sempre di più. Posso fidarmi più di quelli che hanno contribuito ad alleviare le tenebre delle mie ore buie, di coloro che sono pronti a godere con me della luce del sole della mia prosperità.

Gli ultimi anni

Concluso il secondo mandato presidenziale, Grant viaggia in giro per il mondo con la sua famiglia per un paio di anni, inaugurando la prima biblioteca comunale gratuita della città di Sunderland, in Inghilterra. Nel 1879 viene chiamato in causa dalla corte imperiale di Pechino, che gli chiede di arbitrare la questione relativa all’annessione delle Isole Ryukiu, un territorio tributario cinese, da parte del Giappone. Ulysses S. Grant delibera a favore del governo nipponico.

L’anno successivo prova a ottenere un terzo mandato presidenziale: dopo avere conquistato la maggioranza relativa dei voti al primo turno delle elezioni primarie del Partito Repubblicano, viene sconfitto da James A. Garfield.

Il lavoro non disonora nessun uomo, ma ogni tanto gli uomini disonorano il lavoro.

Nel 1883 viene eletto presidente della National Rifle Association. Ulysses Simpson Grant muore il 23 luglio del 1885 a Wilton, nello Stato di New York, all’età di sessantatré anni, a causa di un cancro alla gola e in condizioni economiche precarie.

 

Pantani ucciso dai boss del doping che lanciarono Armstrong?

Fonte:http://www.libreidee.org/2018/02/pantani-ucciso-dai-boss-del-doping-che-lanciarono-armstrong/

Marco Pantani

 

 

 

Vuoi vedere che Pantani è stato distrutto e poi eliminato anche per evitare che facesse ombra a Lance Armstrong, il super-campione (artificiale) vicino ai Bush? Doping, ciclismo e morte: secondo Gianfranco Carpeoro, autore del saggio “Dalla massoneria al terrorismo”, l’industria segreta del doping usa i ciclisti come cavie per sperimentare nuove, micidiali droghe “performanti”, destinate a soldati e guerriglieri: un business colossale, realizzato con la copertura di case farmaceutiche e gestito da poteri “supermassonici” pronti a eliminare fisicamente chiunque osi ribellarsi. Come Pantani, per esempio? La sua fine: un monito, per qualsiasi altro ciclista che avesse provato a rifiutare la siringa? Supermassoni reazionari i Bush, “padrini” di Armstrong. Esoteristi, probabilmente, anche i killer di Pantani: lo afferma Lara Pavanetto, analizzando lo strano messaggio “alchemico” rinvenuto nella stanza in cui il campione romagnolo morì. Per Paolo Franceschetti, avvocato per lunghi anni, quel delitto è “firmato” Rosa Rossa, potente associazione occultistica all’origine di svariati crimini eccellenti, come quello del Mostro di Firenze: il delitto rituale come pratica “magica”, e il clamore mediatico come utile mezzo per spaventare l’opinione pubblica, rendendola più docile verso l’autorità costituita. Il ribelle Pantani? Andava punito e infangato con la pena del contrappasso. Aveva evocato lo spettro del doping? Bene, sarebbe morto disonorato: spacciato per cocainomane.

Sono in tanti, a livello internazionale, ad aver ormai capito che il delitto Pantani era a doppio fondo. Lo sostiene la Pavanetto, autrice di originali ricerche storiche. Sul suo blog cita due giornalisti: il francese Pierre Ballester, già inviato de “L’Equipe”, e l’inglese David Walsh, del “Sunday Times”. Nel loro libro “L.A. Confidential, i segreti di Lance Armstrong”, avanzavano già nel 2004 pesanti sospetti sulle sei vittorie consecutive di Armstrong al Tour, dal 1999 al 2004, dopo il primo campionato del mondo vinto nel ‘92. Successi strabilianti, quelli del Tour, che avevano sollevato pesanti dubbi, dopo la gravissima malattia che aveva tolto Armstrong dalle corse per un paio d’anni, dalla fine del ‘96 a metà del ‘98. Tumore: asportazione di un testicolo, intervento chirurgico su gravi metastasi ai polmoni e al cervello, pesantissime cure chemioterapiche. Vengono in mente le parole del Pirata, citate nel libro del giornalista francese Philippe Brunel, “Gli ultimi giorni di Marco Pantani” (Bur, 2008): «Non hai fatto il corridore? Tu lo sai cosa vuol dire scalare una montagna, correre sotto il caldo. Credi davvero che si possa vincere il Tour dopo aver battuto il cancro?». Con il loro libro, annota Pavanetto, Ballester e Walsh avevano anticipato un’inchiesta pubblicata nel 2001 dallo stesso Walsh sul “Sunday Times”, dal titolo “Suspicion”. Il giornalista era partito dalla denuncia di un ex corridore junior, Greg Strock: secondo i suoi allenatori, Armstrong «aveva valori biologici eccezionali che non si trovavano in Usa dai tempi di Lemond».

Nel 2000, ricorda Lara Pavenetto, Strock si era laureato in medicina. Grazie alle competenze acquisite, aveva denunciato la Federazione americana per averlo sottoposto a un doping sistematico che lo aveva fatto ammalare, fino a costringerlo allo stop dell’attività. Anche Armstrong, nota Walsh, era in nazionale in quel periodo. Strock chiamava in causa due tecnici della nazionale, uno dei quali, Chris Carmichael, era uno dei personaggi più vicini ad Armstrong da sempre. Nell’inchiesta si parlava anche del licenziamento improvviso dalla Us Postal (la squadra di Armstrong sponsorizzata dal ministero delle Poste statunitense) nel 1996. Fu licenziato anche il medico Steffen Prentice, che secondo Strock si era rifiutato di dopare dei ciclisti della squadra. Walsh raccolse anche la dichiarazione di un ex professionista, compagno di Armstrong alla Motorola dal 1992 al 1996, che sotto anonimato dichiarò: «Passammo all’epo nel 1995 perché non si vinceva, e avevamo avuto un 1994 nero». In “L.A. Confidencial”, Ballester e Wash hanno ricostruito anche il caso del litigio fra Armstrong e Greg Lemond a proposito di Michele Ferrari, il medico italiano coinvolto in numerosi processi di doping in Italia e difeso a spada tratta dal corridore texano. Ma la parte più interessante del racconto, scrive Lara Pavanetto, riguarda la testimonianza di Emma O’Really, massaggiatrice per tre anni (a partire dal 1998) dell’Us Postal, la squadra del trionfatrice al Tour.

Nel giugno del 1999, la O’Really registra sul suo diario un colloquio con Lance. L’americano le dice che, con l’ematocrito basso, non si possono fare grosse performace. Lei allora gli chiede cosa intenda fare: «Quello che fanno tutti gli altri», ribatte lui, che più tardi, durante il Tour, le chiederà anche di coprire con fondotinta i segni delle iniezioni sulle braccia. L’americano fu trovato positivo ai corticoidi ad un controllo al Tour de France del 1999, ma fu discolpato dall’Uci (Unione ciclismo internazionale) dopo aver spiegato di aver «utilizzato una pomata contenente una sostanza vietata per curare una ferita procuratagli dal sellino della bicicletta». Armstrong affermò sempre di non avere mai assunto prodotti vietati, neppure a causa del suo tumore, che gli provocava una carente produzione fisiologica di testosterone, con la necessità dunque di assumerlo. Il libro riporta anche i pareri di scienziati illustri, i quali ritenevano umanamente impossibile – dopo un tumore, metastasi, operazioni, chemioterapie – andare forte come Armstrong, e vincere sei Tour de France.

A Philippe Brunel, per il libro uscito nel 2002, Marco Pantani confida: «E’ strano, ogni volta che si parla di Armstrong tutti stanno zitti, come se nessuno avesse un’opinione. Io, in ogni caso non ci credo. E non ci crederò mai. È un personaggio finto, una specie di eroe dei fumetti – guarda, è Spiderman. Ora, chi l’ha creato? Chi lo ha voluto così? Non ne so nulla. Ma sono troppo realista per credere alla sua storia». Ma Lance Armstrong in quegli anni poteva fare e dire di tutto, e – come diceva Pantani – nessuno sembrava vedere nulla. Era “invicibile”, Armstrong. «L’amico dei repubblicani, l’amico di George W. Bush. L’amico di tanti politici e tante star di Hollywood. Armstrong sognava di correre un giorno per la poltrona di governatore del Texas e magari in seguito puntare anche alla Casa Bianca», scrive Pavanetto. Le sue perfomance “aliene” «avevano accelerato la mondializzazione di uno sport che storicamente era di matrice europea: grazie a lui, nel mondo del ciclismo la lingua inglese soppiantò il francese». Con Lance Armstrong diventarono volti abituali quelli dei cronisti del “New York Times”, del “Financial Times”, del “Wall Street Journal”, e quelli degli inviati di reti televisive come la “Cnn” o la “Cbs”, «che non perdevano una tappa se targata Armstrong: il re assoluto e incontrastato del ciclismo, temuto e idolatrato».

Armstrong fu anche «l’amico di tanti potenti dello sport mondiale», e donò all’Uci centomila dollari nel 2000 per comprare dei macchinari antidoping. «Tutto quello che ha fatto Armstrong è stato possibile perché qualcuno gliel’ha permesso». Parafrasando le parole di Pantani: «Chi lo ha creato? Chi l’ha voluto così?». Il doping serve a vincere, ma soprattutto a fare moltissimi soldi, ricorda Lara Pavanetto. «In due decenni di attività come ciclista professionista, grazie alle sponsorizzazioni, Lance Armstrong ha accumulato un patrimonio stimato attorno ai 125 milioni di dollari». Ma anche gli sponsor fanno fiumi di soldi col doping, «per cui la diffusione del fenomeno non è attribuibile solo ad atleti, allenatori, medici o direttori sportivi, ma anche a chi alimenta l’ingranaggio». Come l’Us Postal Service: «Fu lo sponsor di Armstrong tra il 2001 e il 2004, spese 32,27 milioni di dollari per sponsorizzare il team di Armstrong e ricevette benefici di immagine e marketing per 103,63 milioni». Come sottolineò l’avvocato di Armstrong, Tim Herman, a scandalo doping ormai scoppiato, «il ritorno per il ministero delle Poste statunitensi fu del 320% in quattro anni».

I guai di Pantani, ricorda Pavanetto, iniziano il 5 giugno 1999 subito dopo l’arrivo a Madonna di Campiglio, penultima tappa di un Giro d’Italia che il Pirata aveva dominato e praticamente già vinto. «Sottoposto a un controllo del sangue, il suo ematocrito fu trovato fuori norma e, da regolamento, gli fu vietato di gareggiare per i seguenti 15 giorni. Il Giro dunque era perso». Anche le sue vittorie passate, a questo punto, vengono messe in discussione. «Tutta la sua carriera è messa in dubbio», tanto che Pantani non partecipò al Tour de France un mese dopo. «In quel momento era un campione nella sua fase di massimo rendimento: l’anno prima, il 1998, aveva vinto sia il Giro che il Tour. La sua popolarità era enorme e internazionale». Nel 2000, Pantani riuscì a prepararsi per partecipare al Tour e ne fu ancora un protagonista. Ma nel 2001 al Giro d’Italia ci fu la vicenda della siringa di insulina trovata nell’albergo dei ciclisti e attribuita a lui, che fu condannato. «Per questo episodio Leblanc, l’organizzatore del Tour, rifiutò l’iscrizione di Pantani all’edizione di quell’anno». Nel Giro del 2003, Pantani arrivò Lance Armstrongquattordicesimo, un risultato normale considerata la preparazione per forza scadente. «Quando Leblanc rifiutò nuovamente la sua iscrizione al Tour di quell’anno, Pantani gettò la spugna». Pochi mesi dopo, il 14 febbraio 2004, fu trovato morto nel residence “Le Rose” di Rimini, dove aveva soggiornato per una settimana, confermando l’alloggio giorno per giorno.

Il motivo della morte fu fissato dal medico legale in overdose di cocaina, e ancora ad oggi questa è la versione ufficiale. «Nel frattempo c’erano anche stati i procedimenti giudiziari aperti contro di lui dalla giustizia ordinaria italiana, sempre per illecito uso di sostanze dopanti», scrive Pavanetto. «Alla fine Pantani era stato assolto da ogni reato, ma intanto sette Procure lo avevano portato a giudizio e le sue spese legali erano ammontate in totale a un miliardo e mezzo di lire». Nel frattempo comincia a brillare la stella di Lance Armstrong, che proprio a partire dal 1999 inizia a vincere “facile”: cinque Tour de France di fila (dal 1999 al 2003). «Ogni volta succede qualcosa che gli toglie di mezzo l’avversario più forte, cioè Marco Pantani: nell’edizione del ‘99 Pantani era assente per la vicenda di Madonna di Campiglio; in quella del 2000 era presente ma psicologicamente sotto pressione, il 2 marzo si era ritirato dalla Vuelta de Murcia per “stato acuto di stress”; al Giro aveva subito gli umilianti controlli medici a sorpresa dell’Uci; nelle successive gare Pantani era assente perché la sua iscrizione era stata respinta». Lara Pavanetto fa notare che nel 2000, pur nelle condizioni in cui era, il Pirata era stato l’unico ad attentare alla leadership di Armstrong: «Vinse due importanti tappe di montagna, una scalando il Mont Ventoux e l’altra a Courchevel». E’ indubbio che l’assenza di Pantani spianò la strada ad Armstrong.

Alcuni mesi dopo la conclusione del Giro del 1999, continua Pavanetto, emerse l’ipotesi che Pantani fosse stato boicottato dall’ambiente delle scommesse clandestine italiane. Un’ipotesi che è ritornata prepotentemente in auge con due libri usciti di recente: “Pantani è tornato. Il complotto, il delitto, l’onore”, di Davide de Zan (Piemme, 2014), e “Il caso pantani. Doveva morire”, di Luca Steffenoni (Chiarelettere, 2017). Quella delle scommesse clandestine «resta sempre sullo sfondo ormai come unica ipotesi, quasi unico movente, assieme alla cocaina, della carriera rovinata del campione e poi della sua morte». Ma se lo scopo era quello di far perdere a Pantani, a due giornate dalla fine, un Giro che aveva già vinto per guadagnare sulle puntate, perché poi – si domanda Pavanetto – continuare il complotto negli anni successivi e nei vari livelli in Italia e in Francia, e presso l’Unione Ciclistica Internazionale? «E chi mai, nell’ambiente delle scommesse clandestine italiane, avrebbe avuto tali poteri di manipolazione a livello mondiale?». Ancora: «Il fatto che il ministero delle Poste americano sponsorizzasse uno squadrone ciclistico che, si può ben dire, andò all’attacco del ciclismo europeo, non è mai sembrato strano a nessuno?».

Soltanto dopo la morte di Pantani si seppe che la “prodigiosa” ascesa di Lance Armstrong «fu viziata da un uso criminale del doping, per vincere a tutti i costi». Ma, appunto: «Nessuno all’epoca vide nulla?». Come disse Pantani: «E’ strano, ogni volta che si parla di Armstrong tutti stanno zitti, come se nessuno avesse un’opinione». Forse, conclude Lara Pavanetto, «era molto pericoloso avere un’opinione sullo squadrone e sulla star della Us Postal Service». E a quanto sembra, «ancora oggi è meno pericoloso avere un’opinione sulle scommesse della criminalità organizzata, che sulla storia dell’Us Postal Service». Si può parlare con una certa tranquillità delle scommesse clandestine gestite dalla mafia attorno al ciclismo delle gare truccate, mentre resta estremamente rischioso, ancora oggi, aprir bocca «sulla strana sincronicità degli eventi che videro tramontare la stella del Pirata e sorgere, luminosa e prepotente, quella di Lance Armstrong».

Sulla misteriosa morte di Pantani, dice Pavanetto, resta fondamentale l’analisi offerta da Paolo Franceschetti sul suo blog: un delitto “rituale”, firmato Rosa Rossa nel residence “Le Rose” con quel sibillino biglietto: “Oggi le rose sono contente, la rosa rossa è la più contata”. In realtà, sottolinea la ricercatrice ricorda che nessun esame grafologico ha finora attestato che quelle frasi – su carta intestata dell’hotel – siano state scritte proprio da Pantani. «Io ne dubito fortemente – dice – anche perché secondo me in quelle poche, apparenti sconnesse righe potrebbero esserci la firma e il movente dell’assassino, seppure espresso in un modo allegorico e per certi versi burlesco, quasi si trattasse di un macabro gioco». A parte il passaggio sulle “rose”, il libro di Philippe Brunel sostiene che, in quel foglio, Pantani (o chi per lui) parla di «coincidenze saline» e di «una strana alchimia, dove si mette in relazione il fosforo con il potassio, la linfa, la “clorofilla di sangue”», e si legge: «Tutto passa come il mare». L’alchimia è la prima cosa che salta all’occhio, conferma Pavanetto. «Queste parole sembrano descrivere una trasmutazione alchemica. Il fosforo, simbolo dell’illuminazione spirituale; il potassio, la linfa; e soprattutto la “clorofilla di sangue”, e infine quel “tutto passa con il mare”».

La clorofilla è chiamata anche “sangue vegetale” e può essere considerata un vero rigeneratore per le cellule, in quanto apporta ossigeno. «Può essere utile in varie forme di anemia, migliora la contrazione cardiaca e si rivela utile soprattutto per gli sportivi poiché ne aumenta la resistenza». E’ chiamata “sangue vegetale”, spiega Pavanetto, perché la sua struttura chimica è simile a quella dell’emoglobina, con la sola differenza che la clorofilla contiene magnesio anziché ferro. «Sin dal 1936 fu studiata come fattore per la rigenerazione del sangue, soprattutto in relazione all’emofilia». Studi che poi «servirono molto nel mondo del doping, dove appunto si “esercita” la rigenerazione del sangue». Sembra un macabro gioco di specchi e scatole cinesi, continua Lara Pavanetto: sapete qual è il simbolo alchemico del magnesio? La lettera D. E Pantani soggiornava (e morì) nella camera D5.

Attenzione: il numero 5, «essenza del Pentacolo, è ricondotto al numero degli elementi, la quintessenza spirituale e i quattro elementi abituali: Acqua, Fuoco, Terra e Aria». I quattro elementi alchemici. “E tutto passa come il mare”: il mare «fu per gli alchimisti l’acqua mercuriale, l’elisir, l’oceano increato dove la materia prima subì il processo di trasformazione e di maturazione fino allo stato di perfezione». E, a proposito di “contrappasso” dantesco, Lara Pavanetto ricorda il canto primo del Purgatorio, nella “Divina Commedia”, in cui Virgilio lava Dante dalla “nerezza” dell’Inferno: «Con le mani bagnate dalla rugiada del mattino, Virgilio rimuove dalle guance lacrimose di Dante quella nerezza che l’Inferno gli aveva lasciato. Poi lo cinge con un giunco sottile che cresce nel limo del mare, giunco che nasce miracolosamente là dove viene reciso. E’ un nuovo battesimo, una nuova purificazione eseguita questa volta con la rugiada, cioè acqua che viene dal cielo, simbolo di doni spirituali». Recita quel fatidico biglietto: “E tutto passa come il mare”. Firma e chiave “rituale”, con spiegazione simbolica, dell’omicidio del campione ribelle che doveva essere punito in modo esemplare?

Vivere con meno plastica: 13 consigli utili

Scritto da: Nicoletta
Fonte: https://www.soloecologia.it/07022018/vivere-meno-plastica-13-consigli-utili/11261

La plastica rende la nostra vita più semplice, su questo non c’è dubbio. Ma è altrettanto vero che sta soffocando il pianeta. Bandire i materiali plastici completamente dalla vita quotidiana è quasi impossibile, ma in molti casi esistono dei modi ragionevoli e sensati per limitare l’impiego di plastica. I consigli che vi diamo qui sotto non sono grosse novità, ma forse a qualcuno di essi non avevate ancora pensato.

1. Preferire le saponette al sapone liquido. Ne abbiamo parlato qui, sottolineando come la scelta migliore in assoluto sia quella del sapone al taglio, completamente privo di imballaggio.
2. Scegliere uno spazzolino da denti biodegradabile, ad esempio quelli in bambù, che ormai si trovano anche in alcuni supermercati. Anche il filo interdentale esiste in una versione totalmente priva di plastica costituita da filo di seta ricoperto da cera d’api.
3. Bere acqua del rubinetto invece che acqua confezionata in bottiglie di plastica. Non è soltanto un vantaggio per l’ambiente e il portafoglio, ma anche per la salute, perché le bottiglie di PET spesso contengono sostanze nocive. Se l’acqua del vostro rubinetto è davvero imbevibile, allora optate per quella conservata in bottiglie di vetro – possibilmente con vuoto a rendere.
4. Radersi con i rasoi tradizionali invece che con quelli usa-e-getta: bisognerà cambiare la lametta piuttosto di frequente, ma si eviterà di produrre grandi quantità di rifiuti in plastica.
5. Riporre gli avanzi di cibo in vasi di vetro a chiusura ermetica invece di impiegare pellicola per alimenti, sacchetti di plastica o contenitori in plastica.
6. Acquistare latte, yogurt e succhi di frutta conservati sotto vetro invece che in contenitori di plastica o tetrapak.
7. Comprare frutta e verdura sciolte (riponendole in bio-sacchetti o buste di carta) invece che preimballate in vaschetta e coperte con cellophane.
8. Eliminare le cannucce per le bibite – insegnando ai bambini che, per quanto belle, se ne può fare a meno.
9. Acquistare detersivi sfusi e alla spina.
10. Portare i propri contenitori per il cibo al ristorante o al fast-food quando si richiede la doggy-bag.
11. Eliminare bicchieri, posate e piatti monouso.
12. Lavare con cura e riportare i contenitori al mercato o al fruttivendolo di fiducia, se è disposto a riutilizzarli per voi o per sé stesso.
13. Usare i pannolini lavabili in stoffa invece di quelli usa-e-getta.

Scoperte 60.000 strutture Maya sotto la giungla in Guatemala

Fonte: https://ilfattostorico.com/2018/02/05/scoperte-60-000-strutture-maya-sotto-la-giungla-in-guatemala/

Live Science

National Geographic

Un’indagine aerea sul Guatemala settentrionale ha rivelato oltre 60.000 nuove strutture Maya, tra cui piramidi, strade rialzate, fondazioni di case e fortificazioni difensive. È una scoperta enorme che ha già portato gli archeologi a scavare ed esplorare i nuovi siti.

«Le immagini LiDAR chiariscono quanto l’intera regione fosse un sistema di insediamenti, le cui dimensioni e densità di popolazione sono state largamente sottostimate», ha dichiarato l’archeologo Thomas Garrison.

(Wild Blue Media/National Geographic)

Il LiDAR

Per vedere le tracce di quella popolazione è stato necessario togliere virtualmente la fitta vegetazione del Guatemala. Nella giungla è infatti facile camminare accanto a una rovina archeologica e non vederla. Il nuovo studio ha utilizzato la tecnologia LiDAR (Light Detection And Ranging), che funziona trasmettendo impulsi laser a terra – in questo caso, da aerei – e misurando le lunghezze d’onda riflesse, così da creare una dettagliata immagine tridimensionale del terreno. Il lidar traccia la topografia con tanta precisione che le caratteristiche rettangolari – come strade, fondazioni di case e piazze – “saltano semplicemente fuori”, ha detto David Stuart, antropologo presso l’Università del Texas ad Austin che ha seguito da vicino il progetto.

L’esperienza di Thomas Garrison, archeologo dell’Ithaca College e National Geographic Explorer, lo conferma: la sua squadra aveva scavato e mappato minuziosamente per anni il sito maya di El Zotz nel nord del Guatemala. Il lidar ha però rivelato su una collina un muro di fortificazione lungo 9 metri, mai notato prima. «Forse alla fine ci saremmo arrivati lo stesso, ma nel 2010 io ero a circa 46 metri di distanza e non avevo visto nulla», ha dichiarato a Live Science. Garrison ha visitato il muro lo scorso giugno, e ora lui e la sua squadra stanno cercando finanziamenti per scavarlo.

Ad occhio nudo è difficile vedere la piramide sulla destra (Wild Blue Media/National Geographic)

La piramide Maya vista col lidar (Wild Blue Media/National Geographic)

La nuova piramide Maya, quasi invisibile ad occhio nudo (Wild Blue Media/National Geographic)

Tesori nascosti

Il lidar era stato utilizzato per la prima volta in archeologia nel 1985 in Costa Rica, ma solo nel 2009, quando i ricercatori lo usarono in Belize, venne impiegato nel territorio dei Maya. La nuova ricerca è la prima fase della “PACUNAM LiDAR Initiative”, un progetto triennale che prevede la mappatura di 14 mila chilometri quadrati di bassopiani del Guatemala. Al momento le indagini aeree hanno scansionato 2.100 chilometri quadrati della “Maya Biosphere Reserve”, nella regione del Petén: 10 aree separate, alcune delle quali erano state mappate a mano e altre erano in gran parte inesplorate.

Delle oltre 60.000 strutture architettoniche, la maggior parte, dice Garrison, sono probabilmente piattaforme di pietra che sostenevano le comuni abitazioni Maya. Ma i telerilevamenti hanno anche mostrato caratteristiche che sono probabilmente piramidi, strade rialzate e difese. Uno speciale di National Geographic, “Maya: I tesori perduti” (in onda a partire dal 13 febbraio), si concentrerà su alcune di queste scoperte, tra cui una piramide a sette piani così coperta di vegetazione da fondersi praticamente nella giungla.

Una caratteristica intrigante sulle mappe del lidar, ha detto Lisa Lucero antropologa dell’Università dell’Illinois (non coinvolta nel nuovo sondaggio), è il numero di strade costruite dai Maya. Non usavano bestie da soma, e quindi queste strade non sarebbero servite per i carri. Potrebbero aver funzionato come strade rialzate durante la paludosa stagione delle piogge, oppure come piattaforme per le processioni. Ma sono anche affascinanti i punti vuoti sulla mappa, aggiunge Stuart, i luoghi in cui i Maya scelsero di non vivere. Nessuno vuole esaminare un’area vuota, ma i Maya sapevano sfruttare bene il paesaggio, e le loro scelte su dove stabilirsi potrebbero rivelare di più sul loro utilizzo delle fonti d’acqua e dei campi agricoli. «Cambierà la nostra opinione su come i Maya vivevano in quel paesaggio», ha detto Stuart. «Quando avremo un’immagine chiara di ciò che è stato scoperto, potremo iniziare a parlare dell’organizzazione delle comunità, dei sistemi agricoli, dell’uso del suolo, di strade e comunicazioni».

(Wild Blue Media/National Geographic)

L’indagine ha dimostrato che anche città come Tikal furono più grandi di quanto si credesse (Wild Blue Media/National Geographic)

L’immagine ottenuta col lidar (Wild Blue Media/National Geographic)

Tikal vista da Sud-Est (PACUNAM / Canuto & Auld-Thomas)

Tikal e la sua muraglia (PACUNAM / Canuto & Auld-Thomas)

El Palmar, 40 volte più grande di quanto stimato finora (PACUNAM / Garrison)

Albert Lin (sinistra), Tom Garrison (centro) e Francisco Estrada-Belli (destra) davanti al sito di Tikal (Wild Blue Media/National Geographic)