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Enigmi alieni: convegno di Bacoli

Sctitto da: https://www.nibiru2012.it/enigmi-alieni-convegno-bacoli/

La redazione di Nibiru 2012, da anni interessata al tema degli enigmi alieni, consiglia un appuntamento che si terrà sabato prossimo (29/04/2017) a Bacoli.

Enigmi Alieni

La locandina dell’evento

Parteciperanno:
Ing. Ennio Piccaluga
Dott. Angelo Carannante
Dott. Berardino Ferrara
Moderatrice prof.ssa Anna Manfredi

Il dr. Angelo Carannante, Presidente del C.UFO.M. Centro Ufologico del Mediterraneo, mostrerà con ampia  documentazione fotografica tutti i particolari delle sue recentissime scoperte riguardante il pianeta Marte che è tutt’ora oggetto di studio e di grandi controversie tra la scienza ufficiale e quella cosiddetta “di confine”. Si tratta di una struttura antropomorfa detta “il Gladiatore” incredibilmente ricca  di particolari ed osservata nelle foto ufficiali delle Agenzie Spaziali, proprio nei pressi dell’ altra enorme struttura scoperta nel 1976 e denominata “Face” di Cydonia. Un argomento in cui pochissimi esperti si sono addentrati a tutt’ oggi, ma di cui certamente si discuterà moltissimo in futuro.

 

L’ing. Ennio Piccaluga, prestigioso ricercatore è l’ autore di Ossimoro Marte pubblicato nel 2006. Il libro è diventato un best-seller, cosa inusuale nel settore dei saggi scientifici-ufologici, raccogliendo critiche entusiaste e un’infinità di recensioni positive. Contiene decine di incredibili e inediti particolari fotografici in cui si vedono delle strutture artificiali create da una misteriosa civiltà forse persa nella notte dei tempi tanto che sembra inverosimile che siano sfuggiti agli esperti degli enti spaziali e a tutti gli studiosi che si occupano di questo argomento. E’ giornalista pubblicista e ha diretto la rivista Area di Confine, Ediz. Acacia, sugli UFO e materie connesse. Il suo intervento illustrerà le sue scoperte di i anomalie su Marte e nel nostro Sistema Solare contenute nel suo ultimo libro “Ritorno su Lahmu“, con richiami ad alcune tra le più antiche civiltà tra cui gli Egizi e i Sumeri, ma anche a Nibiru o Pianeta X e agli Anunnaki, suoi ipotetici abitanti. Nel corso dell’ intervento l’ ing. Piccaluga rivelerà particolari inediti riguardanti la presenza di acqua su Encelado e gli indizi di vita intelligente su, uno dei satelliti di Saturno.
In sala saranno disponibili copie di Ritorno su Lahmu, che mostra una straordinaria realtà del Pianeta Rosso: sfere sospese, animali, cupole, sospette città e tanto altro da lasciare sbalorditi anche i più disincantati.  Iwona Szymanska, Angelo Carannante ed Ennio Piccaluga sono reduci dalla partecipazione alla nota trasmissione di Rai2 “Nemo”.
Il dott. Berardino Ferrara ,grande esperto in astronomia e ufologia, relazionerà sulla possibilità del contatto con gli alieni, viste le immense distanze che ci separano dai corpi celesti. Sarà mai possibile un contatto con gli alieni, ammesso che non siano già qui? Il dott. Ferrara da diverso tempo partecipa, come relatore, ai convegni C.UFO.M. ed oramai può considerarsi, a buon diritto, un punto di riferimento del panorama ufologico italiano.

Ospite d’eccezione Iwona Szymanska, dotata di particolari capacità che le permettono di mettersi in contatto telepatico, filmare e fotografare gli ufo. Racconterà e dettaglierà con immagini le sue vicende con misteriosi esseri di altri mondi.
Moderatrice del Convegno sarà la prof.ssa Anna Manfredi .
Dal 1990 ha fondato il G.R.E.N., un Gruppo di Studi e Ricerche che indaga sui misteri della storia, dell’archeologia, dell’arte e della scienza, comparando la visione occidentale con quella orientale.

Perchè in Antartide c’è una struttura sepolta lunga 22 chilometri? Tracce dello Stargate di Oswald?

Fonte: http://www.ilnavigatorecurioso.it/2017/01/05/perche-in-antartide-ce-una-struttura-sepolta-lunga-22-chilometri-tracce-dello-stargate-di-oswald/2/

Google Earth continua a regalare enigmi e stranezze agli appassionati di misteri. Una nuova scoperta mostrerebbe una struttura lunga più di 22 chilometri sotto i ghiacci dell’Antartide.

Una misteriosa struttura lunga più di 22 chilometri sarebbe sepolta sotto i ghiacci dell’Antartico.

A scoprirla è stato lo youtuber wowforreeel il software satellitare Google Earth, lasciando gli utenti di internet alquanto sconcertati.

La scoperta si riferisce ad un rettangolo bianco che si staglia sulla distesa ghiacciata del continente sterile, facendo pensare ad una sorta di stazione di ricerca segreta umana o extraterrestre.

Come spiega lo stesso wowforreeel nel suo video, l’immagine è facilemente osservabile su Google Earth alle coordinate -70.177653, 87.824707.

Secondo la sua stima, il rettangolo raggiunge dimensioni considerevoli: 23 chilometri per 7 chilometri.

«L’antartide è pieno di stranezze», scrive lo youtuber. «Ho cercato qualcosa di simile per tutta l’estensione del continente, ma non sono riusciuto a trovare nulla di simile».

A suo avviso, da alcuni segni palesemente visibili, l’immagine sarebbe stata fotoritoccata nel tentativo di nascondere qualcosa. «Potrebbe essere una stazione di ricerca segreta, oppure qualcuno sta nascondendo un gigantesco UFO sepolto ghiaccio», continua wowforreeel.

Il video ha raggiunto più di 3 milioni di visualizzazioni, con la continua aggiunta da parte degli utenti che si chiedono di cosa possa trattarsi.

Lo straordinario caso di Lily Oswald

L’enigmatica immagine scovata su Google Earth fa tornare alla mente un misterioso caso di rapimento alieno avvenuto in Brasile nel 1979.

Il 15 ottobre, la nota pianista Luli Oswald e la sua amica Fauze Mehlen stavano percorrendo di notte una strada costiera a 50 chilometri da Rio de Janeiro. Improvvisamente, a qualche centinaia di metri dalla riva, le due videro alcuni velivoli emergere dall’acqua

Luli e la sua amica raccontarono di aver visto un ufo nero, più scuro del cielo, sormontato da una sorta di cupola e largo più di trecento metri. Due velivoli più piccoli cominciarono ad inseguire l’automobile: Luli e la sua amica sono in preda al panico.

Misteriosamente, un istante dopo, le due donne si ritrovano a percorrere la strada a bordo dell’automobile in tutta normalità, a parte un dettaglio: erano passate tre ore. Secondo gli ufologi, si tratta di un classico caso di rapimento alieno con tempo mancante (missing time).

Gli investigatori scoprirono ben presto che altri incontri ravvicinati erano stati denunciati sullo stesso tratto di strada.

Tuttavia, l’incubo di Luli comincia quando la donna si sottopone ad una serie di sedute di ipnosi regressiva. Desiderosa di risposte, Luli si affida al noto ipnotista Silvio Lago.

Sotto ipnosi, la Oswald disse di vedere due ufo sopra la sua macchina e che si sentiva molto male. Secondo il suo racconto, la vettura fu portata a bordo di un ufo nero.

Luli ricorda questi strani alieni “grigio topo” e gli esami ai quali la sottoposero. Luli disse di ricordare anche la sua amica Fauze sistesa su un lettino priva di sensi, mentre un alieno la scandagliava con un misterioso fascio di luce che puzzava di zolfo.

La cosa più strana, e per certi aspetti più inquietante di questo caso di rapimento alieno, è che Luli Oswald ha detto di aver parlato con uno degli alieni, il quale avrebbe indicato l’Antartide come loro punto di provenienza.

Secondo l’alieno, ci sarebbe un sistema di tunnel che collega diversi punti degli oceani terrestri con il Polo Sud, dove ci sarebbe un portale, una sorta di Stargate. Questo spiegherebbe il motivo per cui gli ufo, in molti avvistamenti emergono o scompaiono negli specchi d’acqua.

L’immagine scoperta da wowforreel alimenta le suggestioni aperte dal caso Oswald, facendo pensare ad una sorta di cover-up su quello che realmente succede in Antartide.

Si discute molto su un sistema di tunnel alieni sotterranei che percorrerebbe tutto il pianeta. Secondo alcuni, questo potrebbe significare che gli alieni vivono in basi sotterranei, oppure che, molto probabilmente, utilizzano le parti più profonde degli oceani, lì dove l’uomo non è stato ancora in grado di arrivare.

La Carta di Piri Reis

Fonte: https://tanogabo.com/la-carta-di-piri-reis/

pirireis

La strana storia della carta è cominciata nel 1929 a Istanbul, che allora si chiamava Costantinopoli, quando venne ritrovata tracciata su pergamena.
Nel 1520 l’ammiraglio turco Muhiddin Piri Reis (1470-1554) compilava l’atlante Bahriyye, destinato ai navigatori. Le carte nautiche di questo atlante, corredate da note esplicative e redatte su pelle di capriolo, furono più tardi scoperte dallo studioso Halil Edhem, direttore dei musei nazionali, il 9 novembre del 1929 nel palazzo di Topkapi, ad Instanbul.
Grazie alle sue attente ricerche, Edhem trovò citata l’origine delle carte che componevano l’atlante Bahriyye negli stessi scritti lasciati dall’ammiraglio Piri Reis: ebbene, narra questi che nel 1501, durante una battaglia navale contro gli spagnoli, un ufficiale turco di nome Kemal catturò un prigioniero che disse di aver preso parte ai tre storici viaggi di Cristoforo Colombo, e che possedeva una serie di carte nautiche davvero eccezionali. Sarebbe stato proprio grazie all’aiuto di quelle carte nautiche così precise che il grande navigatore genovese individuò la meta finale del suo viaggio.
La carta era datata nel mese di Nuharrem nell’anno 919 dopo il profeta: nel 1513 dell’era cristiana. La carta era firmata da Piri Ibn Haji Memmed, nome completo dell’Ammiraglio Piri Reis.
Questa carta attirò l’attenzione di un primo ricercatore americano, Arlington Mallery. Egli dimostrò, per mezzo di calcoli, confermati da successivi controlli, che la carta aveva richiesto conoscenze molto progredite di trigonometria sferica, che risaliva ad un’epoca antichissima, un’epoca in cui il ghiaccio dell’Antartico non ricopriva ancora la zona della Terra Regina Maud (Antartide).
Sulla carta in questione si trovano rappresentati in particolare il Rio delle Amazzoni, il Golfo del Venezuela, l’America meridionale, da Baya Blanca al Capo Horn, ed infine, come abbiamo detto l’Antartide, informazioni che nessuno poteva possedere a quei tempi.
Il Prof.Charles H.Hapgood del Keene State College, New Hampshire, Stati Uniti assegnò alla carta di Piri Reis ed ad altre carte analoghe il nome di “carte degli antichi re del mare“.

Nella Vita dell’Ammiraglio Cristoforo Colombo, scritta da suo figlio Ferdinando si legge che ” (Colombo) Raccoglieva accuratamente tutte le indicazioni che marinai o altri potevano fornirgli. E le seppe sfruttare così bene, che in lui maturò l’incrollabile convinzione di poter scoprire nuove terre a ovest delle isole Canarie”. Inoltre, la distanza tra l’America del Sud e l’Africa vi è indicata con precisione sorprendente.
Il bottino rappresentato dalle misteriose carte disegnate da Colombo finì nelle mani di Piri Reis il quale, sulla base delle voci che correvano a quei tempi, racconta nei suoi scritti che “Cristoforo Colombo, nel corso delle sue ricerche, trovò un libro risalente all’epoca di Alessandro Magno e ne rimase così impressionato che, dopo averlo letto, partì alla scoperta delle Antille con le navi ottenute dal governo spagnolo“. Qualcuno ha tracciato questa carta in un passato molto remoto, ed a noi sono pervenute delle copie come la Piri Reis o come quella di Oriontio Fineo, del 1531. Su quest’ultima, le dimensioni del continente antartico corrispondono perfettamente a quelle riportate nelle più precise carte moderne. Segnaliamo, infine, che un’altra carta turca del 1559, quella attribuita a Hadjj Ahmed, ci mostra a sua volta una terra sconosciuta che, forma un ponte tra la Siberia e l’Alaska attraverso lo stretto di Bering. Questo passaggio terrestre svelerebbe molti misteri sulle migrazioni del Paleolitico; ma essendo scomparso certamente quasi 30.000 anni fa non si riesce a capire in che modo una civiltà terrestre, conosciuta o ignota, avesse potuto sapere della sua esistenza.

Il misterioso ammiratore di Edgar Allan Poe

Scritto da: Gabriele Luzzini
Fonte: http://www.sogliaoscura.org/misterioso-ammiratore-edgar-allan-poe-gabriele-luzzini/

Il ‘Poe Toaster’ (inteso come ‘colui che fa il brindisi a Poe’) è il soprannome dato ad un misterioso personaggio che dal 1949 al 2009 ha portato un suo personale tributo alla tomba di Edgar Allan Poe.
Visto il lasso di tempo in cui fu in attività, è stato ipotizzato che fossero almeno due persone connesse fra loro e che si siano succedute nel protrarre questa suggestivo omaggio a uno dei più grandi scrittori americani.

Tra le ipotesi più accreditate in merito al legame, è stata proposta sia quella padre-figlio che insegnante-allievo.
Ma esattamente, cosa faceva questo sfuggente individuo?

A partire dal 1949, nelle prime ore del 19 gennaio (giorno di nascita di Poe), una figura vestita di scuro con un cappello a tesa larga ed una sciarpa bianca si introduceva di nascosto nel cimitero di ‘Westminster Hall and Burying Ground’ (Maryland) per brindare con un bicchiere di cognac e lasciare poi la bottiglia col liquore rimasto e tre rose davanti al monumento funerario dello scrittore.
Nel corso degli anni, diversi curiosi e giornalisti hanno cercato di immortalare l’inafferrabile ammiratore ma senza grande successo.
In base a diverse testimonianze accumulatesi negli anni, sembrerebbe che il ‘Poe Toaster’ originale sia rimasto attivo dal 1949 al 1998, per poi passare il testimone a un successore.
Nel 2006, addirittura, alcuni uomini riuscirono a bloccarlo per cercare di identificarlo ma poi il misterioso individuo riuscì a dileguarsi nella notte.
E’ dal 2010 che l’inconsueto ammiratore sembra essere scomparso, facendo supporre che la tradizione dovesse durare esattamente 60 anni.

In occasione del 207° compleanno di Poe e quindi nel 2016, La ‘Maryland Historical Society’ e altre associazioni quali la ‘Poe Baltimore’ hanno indetto una gara per individuarne l’erede, spogliando però l’insolita celebrazione originale dell’aura inspiegabile che la permeava.
Il presunto successore (che di fatto non lo è, essendo appunto una gara alimentata dalle sopracitate organizzazioni) non ha esitato a farsi fotografare mentre suonava il violino, dopo aver deposto le rose e il cognac.

Rimane insoluto l’enigma su chi fosse il ‘Poe Toaster’ autentico, attivo dal 1949 al 2009, e quale motivazioni lo animassero.

Dirigibile L-8, mistero ad alta quota

Scritto da: Gabriele Luzzini
Fonte: http://www.sogliaoscura.org/dirigibile-l-8-mistero-ad-alta-quota-gabriele-luzzini/

Durante la seconda guerra mondiale era piuttosto diffuso l’utilizzo di dirigibili sia come mezzi di trasporto che per missioni di pattugliamento atte ad individuare sottomarini nemici.
C’erano diverse basi militari statunitensi adibite a tali velivoli, tra cui il Moffett Field – Sunnyvale N.A.S. (Naval Air Station), da cui partivano per controllare eventuali attività giapponesi nell’Oceano Pacifico.
Proprio da lì, la mattina dell 16 agosto del 1942 un dirigibile L-8 decollò per indagare su una possibile fuoriuscita di petrolio e iniziare il suo ultimo viaggio verso il mistero…

L’equipaggio era composto dal tenente Ernest Dewitt Cody e dal guardiamarina Charles Ellis Adams e il volo iniziò con regolarità alle 06:00 a.m.
Alle 07:50, a circa cinque miglia ad est dell’isola Farralone, ci fu l’ultimo contatto radio.

Il dirigibile volò in cerchio per un’altra ora, sotto lo sguardo degli equipaggi del peschereccio Grey Daisy e della nave Albert Gallatin fino a circa le 9:00 a.M., per poi ripiegare verso San Francisco.
La base di Moffett Field, non riuscendo a stabilire un contatto radio, inviò alcuni aerei per verificare la situazione.
Intanto, alle 10:20 un volo della Pan Am sulla rotta di San Francisco vide il dirigibile andare verso il Golden gate Bridge ma all’apparenza ancora governato dai suoi piloti.
Improvvisamente, alle 10:30 alcuni testimoni a terra lo videro salire con incredibile rapidità oltre le nubi.
Alle 10:50 venne avvistato lungo l’autostrada costiera. Un marinaio fuori servizio scattò una foto del L-8. In quel momento appariva parzialmente sgonfio e la rotta era diventata irregolare.

Il L-8 arrivò sopra la spiaggia per poi temporaneamente adagiarsi nei pressi di un campo da golf.
E qui inizia l’inspiegabile… La Marina inizialmente ricevette una telefonata anonima che li avvisò dell’accaduto e che segnalò che l’equipaggio si era salvato.
Nel frattempo, mentre, dal Moffett Field partirono alcuni camion per il recupero dei due piloti e del rottame, venne effettuata una seconda chiamata che comunicò l’assenza degli aviatori a bordo…
Intanto, una folata di vento risollevò nuovamente il dirigibile che si schiantò definitivamente a Dale City.
A parte una porta di accesso aperta e l’assenza di due giubbotti, tutto sembrava al suo posto. Non mancavano i libri relativi ai codici segreti per le trasmissioni, i paracaduti, le pistole di segnalazione, la radio. Ma dei piloti nessuna traccia, quasi che si fossero lanciati in aperto oceano indossando solo i due giubbotti di salvataggio. Ma perché? Forse assaliti da un inspiegabile orrore?

Nell’arco di due giorni venne istituita una commissione d’inchiesta per individuare una spiegazione ragionevole all’accaduto sotto la supervisione del comandante Francis Connell.
Motori, radio, strumentazione, batterie… Le verifiche confermarono il perfetto funzionamento di tutto quanto.
Si fece largo quindi l’ipotesi di un clandestino a bordo, suffragata anche dal fatto che il meccanico J Riley Hill, assegnato alla preparazione dell’L-8, avesse segnalato un’anomalia nell’assetto, come se ci fosse del peso supplementare a bordo.
Una spia avrebbe quindi sopraffatto i due piloti e li avrebbe gettati in mare aperto (ma perché la ‘gentilezza’ dei giubbotti di salvataggio?).
L’ipotesi che fossero caduti accidentalmente è difficile da sostenere, essendo due veterani e con uno stato di servizio encomiabile.
L’indagine si concluse dichiarando ‘sconosciuta’ la causa dello schianto ed entrambi i piloti vennero considerati morti.
Per certi versi trovo qualche similitudine col caso di Fred Valentich, l’aviatore che, a bordo del suo Cessna 182L, scomparve nel nulla nel 1978, dopo l’incontro con un oggetto volante non identificato.
Nel caso L-8 il relitto dell’aeromobile è rimasto, a differenza dell’aereo, ma i due piloti sembrano essersi smaterializzati, come in diversi casi di abduction registrati nel tempo.
Sono passati davvero molti anni dall’avvenimento ma una soluzione valida non è ancora emersa.

Poveglia, l’isola dei fantasmi

Fonte: http://fantasmitalia.it/poveglia/

 poveglia

 

Una storia di fantasmi, benché più immediatamente attraente per il pubblico, spesso non è onesta  al pari di una dove vengono esposti  fatti nudi e crudi. Ma quando i fatti sono relativi all’isola di Poveglia, possiamo star certi che saranno accattivanti allo stesso modo, per i “credenti” quanto per gli scettici.

L’isola di Poveglia si trova a sud della costa di Venezia,  lungo il canal Orfano, in quel tratto della laguna fra la serenissima e il porto di Malamocco.
Ad oggi è un isola disabitata, non aperta al turismo e abbandonata all’erosione che ne riduce ogni giorno di più i confini. Ma non sempre è stato così: storicamente questo piccolo lembo di terra ora immerso nell’oblio, ha vissuto i suoi giorni di gloria a partire dal secolo 800, quando in seguito all’uccisione del tredicesimo doge di Venezia Pietro Tardonico, accolse le famiglie dei 200 servi a lui più fedeli  per concessione del doge Orso I Partecipazio. L’isola crebbe nello sviluppo fino alla guerra di Chioggia, scoppiata nel 1379 fra le due repubbliche marinare di Genova e Venezia. Poveglia, per la sua posizione strategica, venne sfruttata come avamposto militare e tutti i civili  che la abitavano furono “cortesemente invitati” ad abbandonarla, per lasciar posto ai vari armamenti (ancora oggi, fra i ruderi, è riconoscibile l’ottagono).Da allora, l’isola di Poveglia è rimasta pressoché inabitata e ha assolto alle funzioni più scomode e impressionanti.

Nel 1700, all’epoca della “morte nera” essa divenne un lazzaretto. La peste colpì duramente l’Europa e a Venezia, al fine di evitare la diffusione della malattia il magistrato della sanità dispose che tutti i corpi sarebbero dovuti essere condotti sull’isola di Poveglia per essere bruciati e sepolti in fosse comuni. Successivamente, il provvedimento si estese drammaticamente ai contagiati: Poveglia divenne l’isola della quarantena, dove individui ancora coscienti, a volte non ancora contaminati, venivano condotti a morire lontano da Venezia. Uomini, donne e bambini morirono lentamente, consumati dalla malattia. La testimonianza di questo strazio si trova nel terreno di Poveglia stessa, dove sotto placidi vigneti, vengono ancora oggi rinvenuti migliaia di corpi.

Poveglia, manicomio

Nel corso degli anni intorno all’isola e ai sui suoi morti nacquero tante leggende, tutte legate a una sorta di essenza malevola di cui essa era ormai permea, radicata fin sotto terra. Ma la storia degli orrori non si era ancora conclusa: nel 1922 a Poveglia venne eretto uno strano edificio la cui funzione è ancora oggi dibattuta; qualcuno è arrivato perfino a negarne l’esistenza. Di che edificio si trattava?
Da alcuni archivi risulta che esso svolse la funzione di casa di riposo per anziani. Tuttavia i fatti e le testimonianze sembrano condurci ad una versione un tantino differente e cioè che l’edificio fosse una clinica per malati di mente. Tale ipotesi è oggi la più accreditata, supportata in maniera schiacciante delle rovine del luogo che urlano la loro verità. “reparto psichiatria” è ciò che troverete inciso sulle pareti all’ingresso.

Il manicomio venne poi smantellato nel 1946, ma gli anni in cui esso fu attivo furono i più ricchi di avvenimenti e avvistamenti inquietanti. Sembra infatti che i pazienti dell’ospedale fossero tormentati dalle anime dei morti di peste e che in quei periodi le richieste di trasferimento presso altri centri arrivassero numerosissime alla scrivania del direttivo.
Trattandosi di individui classificati come “malati di mente”, i loro racconti non vennero mai presi in seria considerazione e, anzi, funsero da pretesto per soddisfare i sadismi del direttore, che la leggenda ci descrive come un sadico lobotomizzatore.
I mezzi adoperati nel manicomio di Poveglia per la cura dei malati di mente sembra fossero atroci e primitivi, per le conoscenze di oggi. La prima lobotomia di cui si ha notizia venne effettuata in Svizzera nel 1890 dal dottor Sarles, che forò il cervello di sei pazienti ed estrasse parti del lobo frontale. È plausibile che in Italia, a Poveglia, questo dottore eseguisse le stesse pratiche sui suoi pazienti? E ancora, è davvero esistito un individuo simile? La leggenda si conclude con la sua morte: tormentato a sua volta dagli spiriti di Poveglia, come accaduto per i pazienti in cura, l’uomo impazzì e si suicidò gettandosi dal campanile dell’isola. Un’infermiera che aveva assistito all’accaduto raccontò che egli non morì con l’impatto col suolo, ma soffocato da una strana nebbiolina che si era propagata dal terreno fin dentro il suo corpo, lasciandolo esanime.

La storia è suggestiva ma sebbene ci siano evidenze concrete circa l’esistenza del manicomio, sul suo direttore, fanatico lobotomizzatore, non è trapelato molto. Fa comunque riflettere il fatto che negli archivi veneti il manicomio di Poveglia venga spacciato come una casa di riposo per anziani, come se la verità sul suo utilizzo di ospedale per malati di mente fosse da custodire segretamente.
L’abbandono del manicomio segna anche la fine della storia “ufficiale” dell’isola. Da allora essa è disabitata e i pochi visitatori che nel corso degli anni hanno deciso di esplorarla sono tornati indietro con testimonianze raggelanti di voci, lamenti e apparizioni di strane figure. Negli anni sessanta una famiglia benestante l’acquistò e vi si stabilì, per poi sbarazzarsene  dopo qualche mese dall’acquisto, terrorizzata anch’essa dagli spiriti dei malati di peste (anche ritrovarsi una fosse comune in mezzo al vigneto non deve essere stata un’esperienza piacevole). Recentemente i parapsicologi  della serie tv “ghost adventures” hanno girato un episodio sull’isola di Poveglia.

Come arrivare a Poveglia

L’isola, essendo piena di ruderi, è chiusa al pubblico ed è quasi impossibile riuscire ad accedervi. Solo con particolari autorizzazioni da richiedere al comune di Venezia almeno 10 mesi prima è possibile visitarla. In alternativa, qualora vi trovaste già sul luogo e decideste di sperimentare un tour dall’atmosfera impalpabile e cupa, potreste rivolgervi a qualche imbarcazione-taxi privata. Pagando (circa 200 euro), vi accorgerete come la superstizione sparirà istantaneamente dai loro volti. Ricordatevi però di portare con voi da bere e da mangiare, poiché per ovvie ragioni sull’isola non sorgono resort.

Ordine del Bucintoro

Fonte: http://www.isoladiavalon.eu/ordine-del-bucintoro/

Intorno all’anno 1510, su impulso di Emmerich d’Attile e della marchesa Antonia Contenta, venne fondato l’Ordine del Bucintoro.


“Il Bucintoro era la galea di stato dei dogi di Venezia, sulla quale si imbarcavano ogni anno nel giorno dell’Ascensione per celebrare il rito dello sposalizio di Venezia con il mare”. (Wikipedia, voce Bucintoro).

ordine del bucintoro

Ordine del Bucintoro

E’ evidente la correlazione tra l’Ordine e il rito pagano del matrimonio del mare. La sede venne posta a Venezia e precisamente sull’isola di Murano, non solo per la simbologia esoterica legate al culto rigeneratore, femminile e vivificante dell’acqua (il liquido amniotico), quanto al fatto che la Repubblica di Venezia era, ai tempi, un luogo libero ove vigeva, più che altrove, il rispetto dei diritti della persona.

Antonia Contenta si trasferì successivamente a Vienna per cercare ivi altri affiliati e, nel 1515, la direzione dell’ordine venne assunta da Giulietta da Montefeltro. L’Ordine iniziò ad avere respiro europeo anche grazie all’attivismo dei mercanti veneziani che aderirono alle sue Regole.

Nel 1516 Giulietta divenne Grande Sacerdotessa e Gran Maestra dell’Ordine segreto del Bucintoro.
La storia poco narra sulla sua figura, come se ella si fosse sempre preoccupata di occultare la sua presenza. Le memorie storiche, già evanescenti, spariscono del tutto dal 1562.

Obiettivo primario dell’ordine era la creazione di un nuovo Impero, un Impero collegato all’età dell’oro alchemico dell’umanità e il cui fulcro ideologico era il libero arbitrio della persona, anticipando così di oltre due secoli l’Illiuminismo.
Altro  principio fondamentale era il conferimento alle donne di pari dignità con gli uomini, un’affermazione che tuttora non trova ancora applicazione nell’Italia odierna, fortemente regredita sul piano sociale.

L’Ordine professava infine la venuta di un nuovo Eone, un Avatar apparentemente umano ed in realtà trasfigurazione del Divino da cui sarebbe iniziata la Nuova Età dell’Oro dell’Umanità Celeste che, fin dai tempi di Atlantide, combatte contro le innumerevoli e oscure entità demoniache di Lemuria, la cui forma umana, ottenuta per il tramite di una adattamento della frequenza vibratoria, permette loro di operare indisturbati nel mondo materiale di questo Universo Olografico, creato dal Demiurgo.

La tracce dell’Ordine diventano confuse a partire dal XVII secolo fino a sparire del tutto agli inizi del XVIII secolo.Ma secondo alcuni storici, esso avrebbe dato vita e linfa alla più importante società occulta del XX secolo: la Vril Gesellschaft.

 

Il misterioso uomo di metallo di Falkville

Fonte : http://www.sogliaoscura.org/misterioso-uomo-metallo-falkville/

Mancava poco alle 22:00 del 17 ottobre 1973 quando Jeff Greehaw, il giovane capo della polizia della piccola cittadina di Falkville (Alabama), ricevette una concitata chiamata telefonica.
Una donna, residente nell’area rurale, segnalava che una nave spaziale era appena atterrata in un campo lì vicino.

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Jeff Greehaw

Il poliziotto prese una macchina fotografica e si recò in auto nell’area indicata che raggiunse in pochi minuti.
L’astronave non c’era più ma vide una sorta di alieno, in una strana armatura di metallo, avvicinarsi a lui.

La descrizione fatta successivamente da Greehaw e riportata dal giornalista B.J. Booth è molto chiara:
“It looked like his head and neck were kind of made together… he was real bright, something like rubbing mercury on nickel, but just as smooth as glass. different angles give different lighting… when I saw him standing in the middle of the road I immediately stopped the car and asked if he was a foreigner, but no sound came out of his mouth.”
(“Sembrava che la sua testa e il tuo collo fossero ‘fusi’ insieme… Era luminoso, simile al mercurio sul nickel, ma liscio come vetro. A seconda di come lo si guardava, aveva una lucentezza differente… Quando lo vidi al centro della strada fermai immediatamente l’auto e chiesi se fosse uno straniero, ma nessun suono usci dalla sua bocca”).

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Alieno di Falkville – 1

Il capo della polizia scattò alcune fotografie ma quando puntò contro la luce dei fari, il misterioso essere cominciò ad allontanarsi a gran velocità.
L’uomo lo inseguì in auto, accelerando sul terreno accidentato fino a 35 miglia orarie, ma l’incredibile alieno lo distanziò con rapidità, per poi scomparire dalla sua vista.

Jeff Greehaw, oltre ad aver reso disponibili le fotografie scattate, ha fornito ulteriori informazioni e cioè:

  • Presenza di una sorta di antenna sulla testa
  • Movimento ‘meccanico’
  • Altezza paragonabile a quella di un bambino o di una scimmia.

Dopo lo straordinario incontro, non sono stati segnalati altri avvistamenti del ‘Metal Man’, come ormai è stato ribattezzato a Falkville.

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Alieno di Falkville – 2

Il libro triangolare di Saint Germain

Fonte: http://www.sogliaoscura.org/il-libro-triangolare-di-saint-germain/

ll libro triangolare di Saint Germain è un testo che presumibilmente tratta di Alchimia e Magia, dall’inconsueta forma e attualmente conservato nelle uniche due uniche copie conosciute al Getty Research Institute (Los Angeles).
E’ necessario ricordare che il conte di Saint Germain fu un alchimista, esoterista e filosofo del XVIII secolo, molto conosciuto nelle corti europee e di cui si sosteneva una presunta immortalità, alimentata da un aspetto sempre giovanile nonostante il passare degli anni (viene comunque fissata nel 1784 la data della sua morte).

Il libro di cui parliamo, appunto triangolare, si differenzia dai testi alchemici coevi poiché potrebbe sembrare più un’invocazione rituale piuttosto che una formula alchemica.
Purtroppo, è ignota la chiave di crittografia da utilizzare nel testo cifrato e con ogni probabilità ci sono vari livelli di apprendimento, celati in profondità e di cui la parte testuale, così come è presentata, è solo la superficie.

Non è da dimenticare che St. Germain ha utilizzato in alcuni suoi scritti anche otto lingue in una sola volta, mescolandole con criteri non ancora individuati e pertanto, una volta decodificato il testo, ci potrebbe essere un’ulteriore barriera da superare.

Ma cosa nasconde davvero il libro? La strada per l’immortalità?
La stessa forma con tre lati, decisamente insolita e di non facile utilizzo, implica già I tre principi alchemici e cioè Sale, Mercurio e Zolfo (Corpo, Anima e Spirito).
Il triangolo stesso, con la punta rivolta in alto è il simbolo del fuoco mentre al contrario dell’acqua e quindi sottolinea l’unione degli opposti.
Sempre il numero 3, legato ai lati del tomo, potrebbe rimarcare il fatto che per accedere al vero contenuto è necessario conoscere Ermetismo, Alchimia e Cabala (I tre pilastri della conoscenza degli iniziati).
Conseguentemente, è possibile che il risultato finale sia quello di diventare l’incarnazione vivente del mondo interiore, così da poterlo manifestare in ciò che chiamiamo realtà.
Non è da sottovalutare, poi, che il triangolo è la rappresentazione bidimensionale della piramide (considerata dagli antichi Egizi sia una struttura per la resurrezione che un varco per la dimensione delle ombre).

Qui di seguito troverete alcune pagine del testo nell’eventualità vogliate cimentarvi in una sfida che impegna da secoli gli intelletti più arguti.
E ‘La Soglia Oscura’ è a disposizione per supportarvi in un simile cimento…


Presenze innominabili nella foresta di Ballyboley

Fonte: http://www.sogliaoscura.org/presenze-innominabili-nella-foresta-ballyboley/

forest1La foresta di Ballyboley (Irlanda del Nord), considerata da sempre un antico sito druidico,  è caratterizzata da arcani solchi circolari ed enormi pietre disposte seguendo precise geometrie.

Tra il XV e il XVIII secolo almeno trenta persone scomparvero misteriosamente percorrendone i sentieri e nei secoli successivi la lussureggiante area boschiva assunse una sinistra fama.

Pur essendo uno splendido luogo per trekking e attività sportive, coloro che sono nati e cresciuti da quelle parti attraversano con timore ancestrale la foresta.
Tra le varie testimonianze, sono state riferite colonne di fumo nero e voci urlanti in lontananza, oltre che sagome evanescenti e suoni inumani dopo il tramonto.
Un episodio particolarmente significativo accaduto nel 1997 riferisce di due uomini che, sentendo una voce femminile urlare, lasciarono il sentiero e si avventurarono tra gli alberi, trovandone alcuni che letteralmente grondavano sangue dai rami.
Sopraffatti dal mostruoso spettacolo, fuggirono terrorizzati. Uno de due si voltò mentre correva e vide che quattro figure umane con un cappuccio marrone e le vesti a brandelli lo stavano fissando immobili, tra i tronchi secolari.
Sappiamo tutti come la suggestione possa far leva sulla psiche umana ed è possibile ricondurre le sparizioni dei secoli precedenti a bande di briganti che probabilmente stazionavano all’interno della foresta.
E’ comunque diffusa tra gli escursionisti una sensazione di irrequietezza e di essere osservati.
Ci sono diverse persone convinte che nella foresta di Ballyboley sia celato una sorta di ingresso per ciò che gli antichi celti chiamavano l’Altromondo.