Quirra, Sardegna. Vicino ai war games, due su tre hanno la leucemia

Fonte: Stampa libera di: Pino Cabras

Vi riportiamo un articolo comparso su L’Unione Sarda del 4 gennaio 2011 su una vicenda terribile, un disastro militare-ambientale che si consuma nella terra che accoglie la stragrande maggioranza delle esercitazioni militari italiane, una piccola Chernobyl che finora i grandi organi di stampa non avevano saputo affrontare, con la lodevole eccezione di un’inchiesta peraltro poco divulgata di RaiNews24.

Come spesso accade, sono stati gli scrittori i primi a perforare le bugie di governi e generali, in mezzo ai silenzi dei media e dei politici pavidi. La “sindrome di Quirra” è stata raccontata ad esempio in due romanzi, quello di Massimo Carlotto e Mama Sabot (Perdas de fogu), e quello di Eugenio Campus (Il pettine senza denti). Ora però tutto il disastro emerge nei tabulati di una Asl. Gli irrisi, i “complottisti”, quelli che non accettavano le verità ufficiali, avevano ragione. Il caso, scommetteteci, ora non potrà più essere insabbiato.

Rapporto choc sul poligono di Quirra
L’Asl: negli ovili agnelli deformi e pastori con la leucemia

di Paolo Carta – L’Unione Sarda.

Rapporto Quirra: quasi in ogni ovile agnelli nati malformati e pastori ammalati di tumore. Le indagini dei veterinari delle Asl di Lanusei e Cagliari, su incarico del Comitato di indirizzo territoriale che segue il controllo ambientale del poligono, sono arrivati a risultati choc. I dati raccolti a ridosso della zona militare sono assolutamente fuori dalla norma.

Addirittura, secondo la verifica dei veterinari Giorgio Melis e Sandro Lorrai, esiste un collegamento tra le deformazioni congenite genetiche degli agnelli e i tumori che hanno colpito gli allevatori. Quasi una strage: il 65 per cento dei pastori che abita e lavora a Quirra si è ammalato di leucemia.

MONITORAGGIO

Il rapporto è stato spedito a metà dicembre ai responsabili del Comitato d’indagine territoriale che si sta occupando del monitoraggio ambientale della zona del poligono interforze tra le colline di Perdasdefogu e lo specchio di mare di Capo San Lorenzo. È soltanto una prima stesura del lavoro che verrà ultimato entro gennaio con il controllo degli allevamenti presenti nelle campagne di Perdasdefogu.

E probabilmente, per una ancora più compiuta analisi, sarà necessario attendere l’esito degli esami di laboratorio in corso sugli ovini e sui bovini prelevati negli allevamenti, sui vermi, sulle cozze e su parte della flora già selezionati dagli esperti.

Ma un dato già oggi è certo. Cioè che il lavoro ovile per ovile dei veterinari delle Asl di Lanusei e Cagliari ha confermato quel che da tempo sostengono pacifisti e antimilitaristi riuniti in diversi comitati: ciò che sta accadendo a Quirra è un fatto assolutamente eccezionale.

I TUMORI

L’indagine dei veterinari (arrivata dieci anni dopo le richieste ufficiali dei pacifisti alle istituzioni) ha analizzato soltanto gli allevamenti. Invece il bilancio dei decessi per tumori aggiornato in un registro a cura del comitato pacifista “Gettiamo le Basi” è ancora più grave: 23 militari e 40 persone tra i civili che pascolano, coltivano, abitano o lavorano nei pressi della zona militare.

E finisce per mettere sotto accusa le attività del poligono interforze, anche se nella loro relazione i veterinari effettuano soltanto una fotografia (inquietante) dell’esistente, senza lasciarsi andare nella spiegazione scientifica delle cause di tutto ciò, che dovrà venire dal comitato scientifico responsabile del monitoraggio ambientale sul poligono interforze di Quirra.

LE NANOPARTICELLE

In attesa dei riscontri ufficiali del controllo del territorio, che doveva concludersi entro il 2009 ma che non è ancora terminato, quel che è emerso dai primi riscontri trapelati alimenta il dibattito intorno al poligono interforze e più in generale sugli effetti che producono tutti i campi di addestramento bellico sardi (anche quelli di Capo Frasca e Teulada) nel territorio.

La dottoressa Maria Antonietta Gatti dell’Università di Modena (consulente del ministero della Difesa nella commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito) ha riscontato nanoparticelle di metalli pesanti, ribattezzate polveri di guerra (perché in quelle dimensioni e forme possono essere causate soltanto da esplosioni a temperature raggiungibili solo con l’utilizzo di proiettili arricchiti) persino a Baunei, parecchio a nord rispetto al poligono del Salto di Quirra.

E adesso i riscontri dei veterinari che hanno battuto palmo a palmo la zona mettono in correlazione l’alta incidenza dei tumori negli allevatori con i casi di agnelli nati con due teste o sei zampe oppure addirittura sventrati.

NEGLI ALLEVAMENTI

La ricerca palmo a palmo ha coinvolto tutti gli ovili di Quirra ed è stata confrontata con i dati raccolti in un’altra zona della Sardegna, non troppo lontana, quella di Villagrande. Qualche esempio. In un allevamento a San Lorenzo, sorto 25 anni fa, i veterinari sono venuti a conoscenza di un elevatissimo numero di aborti tra il 1985 e il 1990 e negli ultimi cinque anni sono nati capretti senza organi genitali.

Il figlio del titolare dell’allevamento si è ammalato di tumore nel febbraio del 1997 ed è morto nel novembre del 2004.

A Tintinau, l’ultimo agnello nato con gli occhi dietro le orecchie risale al dicembre del 2009 e due fratelli allevatori che accudivano il bestiame sono morti di tumore a distanza di otto mesi uno dall’altro tra il 2003 e il 2004.

Un terzo fratello è in cura per la stessa patologia dal giugno scorso a Milano. E questi sono soltanto alcuni passi della relazione di 43 pagine firmata dai veterinari Giorgio Mellis e Sandro Lorrai. Una novità per certi versi clamorosa destinata a riscrivere la storia sanitaria del Salto di Quirra e ad aprire nuovi scenari sui tumori nei pastori.

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Claudia Zuncheddu : «Vogliamo sapere la verità»

Claudia Zuncheddu, consigliere regionale dei Rossomori e da sempre in prima fila nella battaglia per la riduzione delle servitù militari e per conoscere la verità su ciò che avviene nei poligoni sardi di Quirra, Capo Frasca e Teulada, presenterà un’interrogazione all’assessore alla Sanità, Antonello Liori.

«La relazione dei veterinari delle Als di Lanusei e Cagliari – spiega Claudia Zuncheddu – squarcia il velo del silenzio su quando avviene attorno ai poligoni sardi. Ma di un fatto sono certa: le popolazioni che abitano a ridosso delle basi militari conoscevano benissimo questa situazione, per aver visto tanti familiari uccisi dai tumori e dalle leucemie in un numero assolutamente superiore ai dati standard. Perché noi tante volte parliamo di incidenza dei tumori, di numero dei casi di leucemie registrate a Quirra, spesso dimenticando che questi fatti sono riferiti a persone che si sono ammalate, che hanno sofferto, che hanno lottato contro il male. Un vero e proprio dramma per tanti».

Secondo Claudia Zuncheddu, spetta alle istituzioni intervenire: «Servono maggiori controlli, è necessario un sostegno alle popolazioni che pagano a caro prezzo, in termini economici e di salute, la vicinanza con le basi militari. La gente da sola può far poco o niente, spetta ai politici dimostrare di essere davvero vicini alle esigenze dei sardi, soprattutto di quelli che soffrono». Alcuni indagini del passato avevano avanzato l’ipotesi, smentita da più parti, che la stretta consanguineità presente in zone molto chiuse come Quirra potesse favorire l’insorgenza delle malattie.

Una tesi confutata anche da Claudia Zuncheddu (che è un medico): «Non è vero che i sardi siano più predisposti di altre popolazioni ad ammalarsi di tumore. Lo dimostrano anche gli studi sulla longevità. È invece provato che nelle zone più inquinate, attorno ai nuclei industriali come Porto Torres e Sarroch e come i poligoni, l’incidenza sia più alta proprio in relazione alle emissioni delle fabbriche e ai danni causati al territorio dai test bellici». E l’argomento inevitabilmente si sposta sulle servitù militari: «Il popolo sardo paga un prezzo troppo alto. Il 66 per cento dei poligoni italiani è ospitato in Sardegna». (p.c.)

Mariella Cao (Comitato Gettiamo le Basi): «Dati parziali ma tragici»

Il monitoraggio ambientale della zona del poligono di Quirra comprende anche l’esame della radioattività diffusa, delle onde elettromagnetiche emesse dai radar e delle nanoparticelle di metalli pesanti prodotte dai test bellici. Ma è un controllo che non convince i pacifisti.

«Forze armate, Ministero della Difesa e Nato – spiega Mariella Cao, portavoce del comitato “Gettiamo le basi” – mantengono saldo il doppio ruolo di controllore e controllato, di giudice e imputato. Hanno predisposto loro stessi il piano di monitoraggio, di fatto soltnato l’acquisto di strumenti per esami che non possono dare risposte sulla cosiddetta “sindrome di Quirra”, come ammettono le stesse Forze armate e le ditte che si sono aggiudicate l’appalto. Inoltre i risultati, previsti per l’autunno del 2009 e in eterno slittamento, sono scontati, cioè daranno il marchio di qualità ambientale al poligono. In linea con quanto prevede lo stesso obiettivo iniziale: tranquillizzare la popolazione locale nonché il personale del poligono e acquisire la certificazione ambientale ».

Mariella Cao addirittura ha il sospetto che al termine del monitoraggio, «il Ministero dalla Difesa si sentirà autorizzato a respingere le richieste di risarcimento dei danni sollecitate dai familiari di chi si è ammalato di tumore a Quirra e dintorni, malgrado l’epidemia di leucemie e alterazioni genetiche provate anche dall’esame dei veterinari Asl. Se è tutto in regola, significa che non ci sono danni da pagare, può essere il risultato finale. Scandaloso». Mariella Cao osserva comunque con favore i dati parziali trapelati dai primi esami: «Evidentemente il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. La ditta che deve controllare l’inquinamento dell’aria ha affidato gli esami alla dottoressa Gatti che ha trovato nanoparticelle di metalli pesanti cause di tumori addirittura a Baunei. E l’indagine veterinaria sollecitata da noi pacifisti (ed effettuata con un ritardo grottesco di 10 anni), ha fornito dati agghiaccianti sul rapporto tra malformazioni genetiche degli agnelli e i tumori negli allevatori».

I pacifisti chiedono poi che fine abbia fatto l’indagine epidemiologica sulle persone residenti prevista dall’appalto del monitoraggio ambientale e poi cancellata. «Vogliamo la verità su Quirra», chiude Mariella Cao. (p.c.)

Comunicato del Comitato Gettiamo le Basi

Monitoraggio del Poligono Interforze Salto di Quirra (PISQ)

Le pentole e i coperchi

Il pesante travisamento delle posizioni del comitato Gettiamo le Basi apparso su L’Unione Sarda (“Quirra in ritardo l’esame ambientale”20/12/2010) impone di precisare e fare il punto.

RIEPILOGO

1 Forze Armate, ministero della Difesa e Nato si sono arrogati e mantengono saldo il doppio ruolo, scandalosamente inossidabile, di controllore e controllato, giudice e parte in causa. Loro hanno predisposto e gestiscono il Piano di Monitoraggio, di fatto un piano d’acquisto di strumentazioni e connessi servizi di esame ambientale, un esame che non può dare risposte alla “sindrome Quirra-Escalaplano” come ammettono le stesse forze armate e le cinque ditte che si sono aggiudicate l’appalto Nato

2 I risultati del monitoraggio-placebo sono scontati, sono stati anticipati fin dal momento dell’avvio (febbraio ’08). L’obiettivo è stato esplicitato con incredibile candore o tracotanza: “Tranquillizzare (alias sedare, narcotizzare) la popolazione locale, nonché il personale del Pisq (..) acquisire la Certificazione ambientale”, cioè dimostrare che il poligono della morte è un gioiellino ecologico, di conseguenza eludere anche l’obbligo di risarcire le vittime dell’epidemia di leucemie e alterazioni genetiche che ha come epicentro l’insediamento militare Quirra-Perdasdefogu. Decreti del 2010 hanno già provveduto ad esonerare le forze armate dalle responsabilità penali, una sorta di lodo Alfano pro Stati Maggiori passato sotto indecente silenzio

3 Per salvare le apparenze si è assegnato il ruolo di controllore di facciata a una Commissione Tecnica Mista di Esperti, nominata a cose fatte, senza possibilità d’intervento sostanziale su metodologie e tecniche disposte dai contratti appaltati. La componente civile (cinque persone prive dell’indispensabile strumentazione tecnica e di supporti finanziari) ha rifiutato il ruolo di notaio compiacente

e ha respinto al mittente l’incarico di validazione di servizi e forniture delle cinque ditte,. La patata bollente è passata alla riluttante ARPAS, l’agglomerato di pezzi e funzionari delle ASL responsabili di 50 anni di mancati controlli, sponsor delle più cervellotiche teorie “scientifiche” salvabasimilitari, dall’asineria dell’arsenico killer di Quirra (Asl alle alghe insaziabili mangiatrici del torio radioattivo, rigorosamente “naturale”, che abbonda nell’arcipelago maddalenino, base atomica Usa fino al 2008 (Asl 1).

Il diavolo fa le pentole non i coperchi

Qualcosa non è andata per il verso agognato e predisposto da ministri e generali.

1 Veleni del poligono a Baunei. La ditta che si è aggiudicato il lotto “ Determinazione radioattività aerodispersa” ha affidato la rilevazione delle nanoparticelle alla dott.ssa M.Antonietta Gatti che sa usare egregiamente i microscopi atti a ingrandire a 120.000 e le ha trovate persino a Baunei prescelta come “bianco”, punto di riferimento-comparazione dati in quanto si presupponeva totalmente esente da inquinamento. Non trova nanoparticelle, invece, la multinazionale vincitrice del lotto più consistente e nevralgico (la SGS, una partecipata Fiat l’affittuaria stabile del poligono da mezzo secolo, presumibile corresponsabile della contaminazione), le cerca come da contratto con microscopi giocattolo che ingrandiscono solo a 8.000. Parrebbe che l’Arpas si sia ancora accorta dell’inghippo.

2 L’indagine anamnestica. L’esame delle matrici biologiche, ostinatamente voluto da Gettiamo le Basi, nonostante sia stato recepito in modo talmente limitato e inadeguato da sprofondare nel grottesco, ha fornito informazioni agghiaccianti. L’Asl 4, andando oltre il ristretto compito assegnatole di mera manovalanza a costo zero per la Difesa, ha svolto la fondamentale indagine anamnestica su greggi e pastori. I dati emersi rendono ancora più tetro il quadro della devastazione ambientale e sanitaria che denunciamo dall’ormai lontano 2001.

Il merito dell’Asl, però, non attenua ma rafforza l’inquietante interrogativo sul perché si sia aspettato 10 anni per effettuare questa imprescindibile e doverosa raccolta dati e perché si eviti accuratamente l’indagine sanitaria delle popolazioni residenti, peraltro prevista nel decreto attuativo del Piano e “opportunamente” evasa. Non conosciamo il costo dell’indagine anamnestica, riteniamo che non superi di molto il costo della benzina necessaria per un giro tra gli ovili. Perchè per dieci anni non si è voluto e ancora non si vuole estenderla almeno alle altre categorie a rischio (agricoltori, dipendenti civili del Pisq, militari e famiglie residenti,ecc.) e alla popolazione di Quirra?

Lo slittamento continuo della presentazione dei risultati – programmato per l’autunno 2009 – può spiegarsi con il surplus di lavoraccio per mettere un coperchio sui dati inopinatamente emersi?

..… e non cessa di fare nuove pentole

1 “Il primo passo”. Hanno preso a raccontarci che il monitoraggio in corso sarebbe il primo passo per l’accertamento della verità, però non dicono che il fantomatico passo successivo implica un costo almeno non inferiore a quello del “primo passo” in atto, € 2,5 milioni. Chi e quando lo finanzierebbe? Non risultano progetti e tantomeno impegni di spesa delle Amministrazioni competenti.

L’escamotage del “primo passo” è stato usato e abusato a partire dal 2001 nel tentativo, vano, di tranquillizzarci rimandando eternamente al futuro l’ora della verità e rendere digeribili le varie indagini, 7 su 8 respinte al mittente da Gettiamo le Basi e dall’opinione pubblica. L’indagine in corso è il passo numero nove, la nona puntata della cinica ricerca infinita mirata a NON TROVARE quello che si vuole NON TROVARE, dilazionare all’infinito l’unico intervento razionale possibile imposto dalle norme italiane e internazionali: sospensione di tutte le attività del poligono, bonifica delle terre e del mare avvelenati.

2 Deportazione o diaspora. La soluzione al problema creato dal poligono della morte è ventilata a mezza voce. Impone cautela l’eclatante effetto boomerang della proposta avanzata nel 2004 ai pescatori di Teulada del trasferimento a vita in Tunisia in graziose villette gentilmente regalate dall’Esercito Italiano e dal ministero della Difesa. Per la popolazione del Sarrabus, Gerrei, Ogliastra si punta all’allontanamento volontario, l’auto deportazione “senza oneri per la Difesa”.

3 Uranio impoverito, Commissione Parlamentare d’Inchiesta N° 3. Il presidente dell’attuale Commissione, Rosario Costa, asserisce: ”La problematica vaccini rappresenta uno dei filoni più rilevanti e innovativi dell’inchiesta”. Con scarsa fantasia si ripropone il vecchio depistaggio, tentato e fallito nel 2001, vaccini, stress da guerra, benzene e quant’altro serva ad assolvere ministri della Difesa e Stati Maggiori. Coerentemente la Commissione ha scelto come consulente scientifico Franco Nobile, membro del Comitato Nazionale Scientifico di Legambiente. Il suo studio “Prevenzione oncologica nei reduci dei Balcani” ha individuato i principali fattori di rischio della sindrome Golfo-Balcani: vaccini e costumi patogeni dei soldati come l’uso di zampironi e insetticidi vari, sigarette, tatuaggi, cellulari e – abiezione massima – “Sia pure con una certa reticenza, diversi soggetti hanno dichiarato di assumere superalcolici” alcuni persino una volta alla settimana, molti una volta al mese (pag 41).

Ci ostiniamo a credere che il popolo sardo abbia uno scatto di dignità e indirizzi la sua volontà e le sue energie per espellere il tumore della colonizzazione militare, per liberare la Sardegna dal ruolo infamante di paradiso della guerra, vittima e complice silente di tutte le guerre di rapina sedicenti umanitarie e democratiche. Ne ha la capacità, con le sue sole forze ha costretto a fuggire da La Maddalena la potente Marina di Guerra USA.

Comitato sardo Gettiamo le Basi

Tel 3467059885–070823498

Per il comitato Mariella Cao

Batterio di 34.000 anni…vivo!

Fonte: http://www.ditadifulmine.com

Amo la scienza. Specialmente quando ci regala chicche come questa: Brian Schubert, assistente ricercatore dell’Università delle Hawaii, ha scoperto in un campione di cristalli di sale provenienti dalla Death Valley una colonia di batteri rimasta in uno stato simile all’ibernazione per circa 34.000 anni. E, a distanza di millenni, ora i batteri sono di nuovo vivi.
I risultati della sua ricerca sono stati pubblicati nell’edizione di gennaio 2011 di GSA Today, la pubblicazione della Geological Society of America.

“E’ stata davvero una grande sorpresa per me” ha dichiarato Schubert. I batteri sono sopravvissuti all’interno di piccole camere riempite di fluido, che si formano quando il sale si cristallizza. La cristallizzazione del sale avviene in modo relativamente veloce, e intrappola ogni cosa, viva o morta che sia, all’interno di piccole camere sferiche delle dimensioni di qualche micron.

I batteri trovati all’interno dei cristalli di sale sono definiti alofili: sono microrganismi in grado di svilupparsi senza problemi in soluzioni salate a concentrazioni molto alte, superiori a quelle che un organismo vivente comune riuscirebbe a tollerare.

I batteri avevano dimensioni ridotte rispetto al normale, ed erano in una sorta di stato di ibernazione. “Sono vivi, ma non usano energia per muoversi, non si riproducono. Non fanno niente ad eccezione di mantenersi in vita”.

La chiave di questa straordinaria capacità di sopravvivenza potrebbe essere la presenza di un’alga, chiamata Dunaliella. “La parte più eccitante è stata quando siamo stati in grado di identificare le cellule di Dunaliella all’interno delle camere, dato che possono essere state la fonte di cibo per i batteri”.

La Dunaliella è un genere di alga unicellulare comune in acque marine. La specie ritrovata all’interno delle micro-camere di sale è probabilmente (dico probabilmente perchè non ho letto tutta la ricerca di Schubert, raggiungibile tramite il secondo link sotto il post) la Dunaliella salina, un tipo di alga alofila che sopravvive a concentrazioni di sale elevate grazie ad un sistema che gli consente di mantenere una pressione osmotica stabile.
E’ anche un’alga largamente utilizzata nell’industria farmaceutica e cosmetica per via della sua capacità di produrre quantità massicce di β-carotene.

Schubert è stato in grado di riprodurre i risultati ottenuti: non solo ha fatto “risorgere” di nuovo (e diverse volte) lo stesso tipo di microrganismo, ma dopo aver inviato ad altri team di ricerca i suoi cristalli, i risultati ottenuti sono stati gli stessi. “Quindi non si trattava di qualche contaminante del nostro laboratorio”.

Il prossimo passo sarà comprendere come questi batteri siano stati in grado di sopravvivere per decine di migliaia di anni. “Non siamo sicuri di cosa stia accadendo” dice Tim Lowenstein, professore di geologia alla Binghamton University. “Devono essere in grado di riparare il loro DNA, perchè il DNA si degrada nel tempo”.

Schubert afferma che siano stati necessari circa due mesi e mezzo perchè i batteri si svegliassero dal loro stato di ibernazione, e iniziassero a riprodursi. “Ha 34.000 anni, e ha un figlio” scherza Schubert.

Gruner See, lo spettacolare lago verde

Fonte: http://www.ditadifulmine.com/

Ogni anno, in Austria, un ghiacciaio alpino si scioglie, creando un lago dove prima c’erano prati e sentieri. Si tratta di un affascinante fenomeno che si verifica a Tragöß, nel distretto austriaco di Bruck an der Mur, e che di certo ha un suo fascino.

Il Grüner See (Lago Verde) è stato recentemente filmato da Alexander Benedik nel suo video “Water Level 8.0m”. E’ facile intuire come questo posto sia unico al mondo: ogni anno, poco prima della stagione estiva, la neve inizia a sciogliersi, inondando lentamente la valle sottostante di acqua cristallina alla temperatura di 4-8°C, e formando un lago di quasi 7 ettari.

Durante questa inondazione, le acque della valle raggiungono gli 11 metri di profondità, e tutto ciò prima era prato e pascolo diventa fondale. La visibilità è di circa 40 metri, praticamente perfetta per le riprese subacquee. E di meraviglie, a Grüner See, ce ne sono molte: panchine e sentieri sommersi, cespugli e prati quasi cristallizzati in un’immagine della primavera alpina.

Prima che arrivi l’inverno, l’acqua proveniente dal massicio montuoso di Hochschwab evapora, lasciando la valle quasi asciutta in attesa della successiva stagione calda. Durante l’inverno, Grüner See è una pozza d’acqua profonda da 1 a 2 metri, circondata da una distesa di roccia e fango.

La cosa che rende tutto ancora più unico è il fatto che i prati di Grüner See vendono inondati quando le piante sono in piena fioritura. Osservando il lago si nota una colorazione verde che non è dovuta all’acqua torbida, ma ai prati sommersi che si trovano sul fondo.

Questa località è il paradiso dei sommozzatori e dei pescatori. Sebbene non ci siano pesci durante il periodo invernale, non appena giunge la primavere gli abitanti della zona popolano il lago di alcune specie di pesci.

Robert Bigelow e la sua verità sugli UFO

Fonte: http://www.ditadifulmine.com

“Persone sono state uccise. Altre sono state ferite. E sono più che dati frutto di semplici osservazioni”. Così parla Robert Bigelow, proprietario e fondatore della Bigelow Airspace, una delle più grosse compagnie aerospaziali americane, che tra le altre cose ha intenzione di costruire la sua stazione spaziale privata.

L’opinione di Bigelow è che ci siano eccome visitatori da altri mondi, ma che le loro intenzioni, contrariamente a quanto molti vogliono credere, siano tutt’altro che pacifiche nei nostri confronti.”Sono stato un ricercatore ed uno studioso di UFO per molti, molti anni. Tutti coloro che fanno ricerche, se si sprecano a fare ricerche di qualità, si convincono della realtà del fenomeno. Non occorre aver avuto un incontro ravvicinato…Persone sono state uccise. Persone sono state ferite. E’ più che un dato frutto di semplici osservazioni”.

Sebbene la citazione abbia fatto nascere alcune parole di scherno da parte di Kenneth Chang, autore del New York Times, gli fa eco Bill Cox, giornalista dell’ Herald Tribune, che scrive: “Ehi, time out! Mr Chang, il candidato emergente per i nuovi razzi post-NASA ha appena detto che alcune persone sono state uccise e ferite da UFO. Ed il ragazzone si basa su ‘più che dati soggettivi'”.

Bigelow sembra avere alcuni “agganci” del tutto particolari: è in contatto con un fisico che ha firmato un contratto con la USAF per fare valutazioni su alcuni argomenti esotici, come il teletrasporto; ha amici nell’ Intelligence americana, alcuni affiliati a settori privati sospettati di aver fatto reverse engineering su macchine aliene.

Sia chiaro, non sto affermando che Bigelow dica la verità. Fino a quando non mostrerà le prove di quanto afferma, rimarranno solo parole prive di molto peso. Ma Bigelow si aggiunge ad una già folta schiera di scienziati, ex militari ed imprenditori che giurerebbero su ciò che hanno di più caro che le visite da parte di extraterrestri siano realtà.

Bigelow si dedica da tempo a ricerche paranormali e ufologiche, tanto da aver costituito il suo team personale. Team che avrebbe avuto esperienze del tutto bizzarre, secondo quanto sostiene Bigelow ed alcuni membri del suo staff.
In un episodio, avvenuto al Bigelow Skinwalker Ranch nello Utah, uno degli scienziati del team di Bigelow sarebbe addirittura stato posseduto fisicamente e mentalmente da un essere alieno, attraverso la telepatia. Ma non sarebbe stato l’unico fenomeno paranormale verificatosi al ranch: sarebbe apparso addirittura un wormhole dal quale sarebbe uscito un essere semi-trasparente.
(N.B. il condizionale è d’obbligo, in mancanza di un briciolo di prova)

E le recenti parole di Bigelow sembrano trovare apparente conferma da un fisico di San Francisco, Jack Sarfatti, che sostiene che Bigelow abbia aperto un “vaso di Pandora” sulla questione.
Secondo Sarfatti, la voce di Bigelow sarebbe confermata da una misteriosa donna francese, accompagnata da guardie del corpo, che avrebbe con sè un “certo tipo di arma psicotronica basata su tecnologia aliena”.
Donna che, oltre a portarsi dietro una valigetta con tecnolgoia extraterrestre, avrebbe sostenuto che al Bigelow Skinwalker Ranch sarebbe avvenuta una battaglia tra le forze paramilitari di Bigelow ed alcuni alieni usciti dal wormhole, con morti e feriti tra gli umani.

Ma tutte queste cose sono soltanto speculazioni, forse anche invenzioni, se non si portano delle prove. Sarfatti, dopo l’intervista di Bigelow, ha inoltre dichiarato:

“Bob Bigelow è come Howard Hughes. Ha i suoi satelliti privati e ha fondato un gruppo di ricerca UFO. Possiede un ranch nello Utah dove sostiene che ET sia uscito da uno Star Gate e che abbia combattuto con il suo staff. Non sappiamo se queste voci siano vere, ma le recenti dichiarazioni di Bigelow al New York Times sembrano supportare la voce…Non stiamo dicendo che la storia sia vera, solo che è davvero strana”

BioCharger 180: un caricabatterie ecologico

Fonte: http://www.soloecologia.it

Spesso lasciamo i nostri dispositivi elettronici a caricare per molto tempo, nonostante siano necessarie poche ore per completare l’operazione. Come abbiamo visto nell’articolo sull’energia consumata dai dispositivi lasciati in stand-by, evitare inutili sprechi e consumo di energia è assolutamente possibile, anzi, caldamente consigliato per chi ha a cuore l’ambiente e il portafogli. Per completare il discorso, oggi vi presentiamo un caricabatterie ecologico che abbiamo scoperto nel frattempo: si chiama il BioCharger 180.

Tanto per iniziare bene, questo caricabatterie è costruito con plastica riciclata e fibra naturale.  Ma soprattutto, BioCharger 180 è dotato di un timer, che dopo tre ore di ricarica smette di caricare il vostro dispositivo. Dopo quel tempo, Bio Charger, anche se collegato alla presa, consuma zero watt in modalità stand-by. E’ vero che sono presenti 3 LED di segnalazione dello stato di ricarica, ma sono a bassissimo consumo.

E se tre ore non fossero sufficienti? Per continuare a caricare il vostro dispositivo basterà premere il timer.

Inclusi nella confezione troviamo una busta ecologica e 12 connettori per alcuni tra le marche e i dispositivi hi-tech più diffusi, come Nokia, iPod, iPhone, PSP e Nintendo.

Il costo di Bio Charger 180 è assai ridotto e sarà presto ammortizzato dal risparmio che consente: appena 29,90 euro.

Djukanovic cade in Montenegro ma i misteri restano

Scritto da: Michele Altamura 
Fonte:  http://www.osservatorioitaliano.org

Sono tutti a lavoro in Montenegro per destabilizzare la situazione interna e riportare a galla delle storie appartenenti al passato, per sdoganarle o manipolarle. Tra queste vi è senz’altro il cosiddetto “Caso Mattei” che oltre a descrivere strane faccende finanziarie, affonda le radici in una realtà molto più profonda, che ha un inizio storico sin dagli anni ’80, e in cui il traffico di sigarette è solo uno dei pochi strumenti utilizzati per rastrellare denaro e controllare il territorio. Nel corso dell’inchiesta della DIA di Bari, il Procuratore Scelsi ha dato per buone le dichiarazioni di Pukanovic e Knezevic. Signor Procuratore, lei veramente crede che questi personaggi fossero venuti a conoscenza dei traffici del tabacco in un aereo, nel corso dei colloqui con una cantante Folk? Pensa davvero che il Ministro degli interni croato non sapesse nulla? E di fatti gli inquirenti non hanno preso in considerazione il fatto che dietro un’organizzazione così complessa non vi fossero entità di potere molto forti.

Il contrabbando di sigarette era il pizzo che si doveva pagare, avendo alle spalle una triangolazione di armi e pratiche finanziarie destinate a finanziare un grande progetto. Milo Djukanovic è figlio del KOS, erede storico di un accordo siglato da due Paesi. La mafia italiana fu usata solo da deterrente in una rete che si espandeva oltreoceano, e non faceva solo traffici. Questi sono solo brevi stralci di una lunga indagine, durante la quale l’Osservatorio Italiano ha spiegato il cosiddetto ‘Caso Oriano Mattei‘ ( si veda Dossier Oriano Mattei ) , pubblicando documenti molto significativi, tra cui la sentenza ufficiale emessa dal Tribunale Civile di Zurigo, che condannava la Repubblica del Montenegro e la Podgoricka Banka attuale Gruppo Société Generale (Sentenza n. U/EQ990238 28 august 2000 Bezirksgericht Zurich Podgoricka Banka). Questa sentenza conferma che nel 1996 la Repubblica del Montenegro riceveva finanziamenti per circa un miliardo di dollari americani in titoli collaterali, portando così a termine un’operazione finanziaria durante l’embargo imposto alla Jugoslavia.

Stranamente, dopo tanti anni di silenzio, giornali come il Vijesti di Podgorica si preparano alla pubblicazione di una storia intricatissima, un affare che sfiora un iceberg molto pericoloso e che porta dritto alle porte di una grandissima banca e della CIA stessa. Sono state assoldate anche le associazioni e le organizzazioni, come la Rete per l’affermazione delle ONG (MANS), che ha sferrato un’agguerrita campagna di lotta civica, tanto da compiacere i padroni di Washington. I media internazionali sono alla ricerca di informazioni ben pagate, tanto per creare caos e confusione. Pronti anche i file di Wikileaks sul Montenegro: altro giro altra corsa. Si sta quindi dispiegando un esercito di giornali e associazioni, pronti ad agire in tutta la regione, per portare a termine una sorta di lustrazione silenziosa, mascherata da campagne di lotta alla corruzione.

Dopo Sanader in Croazia e Thaci in Kosovo, vediamo cadere Milo Djiukanovic in Montenegro. Ognuno di essi si porta dietro un gruppo di ‘amici occidentali’ che vengono screditati di conseguenza. Si sgretola così la cooperazione Zagabria-Carinzia (vedi scandalo Hypo Bank), l’amicizia Thaci-Blair (denunciata ora come insana dai media britannici) e ora è stato inflitto un duro colpo a Djukanovic ed indirettamente alle entità che vengono in qualche modo associate alla sua figura. Quei giornalisti che per anni hanno taciuto sugli scandali e sulle gravi pratiche illecite in corso, sembra si siano svegliati. C’è da chiedersi chi ha bussato alla loro porta offrendo così una ricca ricompensa, in nome della libertà di stampa. In realtà è in atto un crimine ben peggiore che rivela le molteplici sfaccettature del potere e della mafia: le strutture criminali vengono create per scopi ben precisi, e poi distrutte per obiettivi altrettanto ambiziosi.

Ora è ufficiale: la radiazione del tuo cellulare potrebbe ucciderti

Di Priya Adhyaru Majithia  Agency 
Traduzione di Stefano Pravato per www.disinformazione.it

Dopo molti anni di dibattito sui rischi per la salute derivanti dai telefoni cellulari, un recente rapporto finalmente fornisce delle risposte. Il rapporto completo è stato presentato di recente al Dipartimento di Telecomunicazioni dal Prof Girish Kumar del dipartimento IIT di Bombay di ingegneria elettrica. Kumar, che ha svolto approfondite ricerche sulle radiazioni del telefono cellulare e i suoi effetti, mette in guardia contro l’uso eccessivo dei telefoni cellulari perchè espone gli utenti ad un aumento del rischio di cancro, tumore al cervello e di molti altri rischi per la salute. Per i bambini la cosa è ancor più accentuata.
I principali rischi per la salute derivanti dalle radiazioni dei telefoni cellulari e dai ripetitori sono i seguenti:
– Un aumento del 400% del rischio di cancro al cervello tra gli adolescenti che usano per i telefoni cellulari. I bambini sono più vulnerabili alle radiazioni dei cellulari. Più piccolo è il bambino, tanto più profonda è la penetrazione della radiazione elettromagnetica perché il cranio dei bambini è più sottile.
– Un eccessivo uso dei telefoni cellulari può provocare il cancro a chiunque. L’uso dei cellulari per più di 30 minuti al giorno per 10 anni aumenta il rischio di cancro al cervello e neuroma acustico.
– La radiazione dei cellulari provoca danni irreversibili alla fertilità maschile. Gli studi hanno scoperto un conteggio inferiore del 30% nel liquido seminale degli utenti che fanno uso intensivo di telefoni cellulari.
– Le frequenze utilizzate dai cellulari possono causare danni al DNA delle cellule del corpo. La radiazione provoca la formazione di ‘formazioni di radicali liberi’ all’interno delle cellule; tali radicali sono notoriamente cancerogeni.
– Le frequenze dei cellulari interferiscono con il corretto funzionamento di altri dispositivi salvavita, inclusi gli impianti di pace-maker, e possono, quindi, provocare la morte improvvisa.
– L’esposizione ai cellulari può scatenare la risposta allo stress nelle cellule umane e animali e provocare la produzione di proteine da stress. Questa è una prova sufficiente del fatto che l’organismo riconosce la radiazione dei telefoni cellulari come potenzialmente nociva.
– I campi elettromagnetici generati dai telefoni cellulari e dalle cellule dei ripetitori debilita il sistema immunitario e stimola risposte allergiche \ infiammatorie, comprese eruzioni cutanee, piaghe, sensazione di oppressione e lesioni.
– Le persone che utilizzano i telefoni cellulari per più di 30 minuti al giorno per più di quattro anni sono a rischio più elevato di perdita dell’udito. La radiazione dei telefonini può causare tinnito e danneggiare le cellule ciliate presenti nell’orecchio interno. Una volta danneggiate, queste cellule non possono più rigenerarsi.
– L’uso frequente dei telefoni cellulari può danneggiare il sistema visivo in molti modi. Le frequenze dei cellulari (900, 1800 MHz e 2450 MHz), danneggiano le cellule epiteliali e aumentano la temperatura all’interno dell’occhio.
– Le emissioni dei cellulari indeboliscono le ossa e possono causare un deficit dei livelli di melatonina, un antiossidante potenziatore del sistema immunitario.
– Un aumento del rischio di tumore delle ghiandole salivari è legato all’uso dei telefoni cellulari.
– L’esposizione ai campi elettromagnetici può causare disturbi del sonno e malattie neurodegenerative come l’Alzheimer e il morbo di Parkinson.
– A causa del rumore elettromagnetico di fondo, le api e gli uccelli diventano disorientati e non possono tornare negli alveari e nei nidi. Ci sono effetti nocivi per animali, piante e l’ambiente

Scoperta spada ornamentale nella nave del pirata barbanera

Fonte:www.ditadifulmine.com

l relitto della Queen Anne’s Revenge, la nave del famigerato pirata Barbanera, riserva ancora sorprese: dopo due dozzine di cannoni, proiettili e migliaia di artefatti, ecco che spunta l’elsa di una spada probabilmente appartenuta ad una personalità di alto rango (e forse sottratta durante una delle scorrerie dell’equipaggio di Barbanera).
Il pirata Barbanera, al secolo Edward Teach (probabilmente nato a Bristol attorno al 1680, e morto il 22 novembre 1718) è considerato un pirata leggendario. Attorno a lui sono nate storie di crudeltà indicibili e di fantasmi che popolano i mari dopo la sua morte, avvenuta sul campo di battaglia ad opera di un gruppo di soldati e marinai messo in piedi per scovare ed uccidere il pirata.

La Queen Anne’s Revenge, una nave da oltre 300 tonnellate, era stata costruita in Inghilterra nel 1710, e varata con il nome di Concord. Catturata l’anno successivo dai francesi, fu modificata per il trasporto di schiavi e ribattezzata “La Concorde de Nantes”. Fu poi nuovamente catturata dal pirata Benjamin Hornigold nel 1717, vicino all’isola di Martinica, e affidata ad un membro della sua ciurma, che in futuro sarebbe diventato il celebre pirata Barbanera.

Sotto la guida di Teach, la Queen Anne’s Revenge vagava tra le coste dell’Africa a quelle caraibiche, attaccando qualunque nave britannica, olandese e portoghese, per impossessarsi di zucchero, cacao, indaco, cotone e preziosi. La nave fu lasciata in secca, dopo l’assedio del porto di Charleston, nei pressi di Beaufort, e rimase intatta (anche se parzialmente sommersa) per circa un anno prima di collassare e distruggersi.

“In ogni caso” dice David Moore del North Carolina Department of Cultural Resources, “i pirati avrebbero avuto l’opportunità di prendere ogni cosa che consideravano di valore”. L’elsa della spada, quindi, potrebbe essere stata giudicata inutile, o sarebbe potuta essere inaccessibile per via del progressivo affondamento della nave.

I frammenti dell’arma (ricomposti nella fotografia sopra) sono stati ritrovati nell’arco di 2 anni, dal 2008 al 2010.
La spada era probabilmente decorativa, anche se potrebbe essere stata utilizzata in combattimento. Sul pomo dell’elsa sono visibili dei fiori (iris), tipici emblemi della Francia.

Fino ad ora, solo circa metà del sito della Queen Anne’s Revenge (noto come relitto 31 CR 314) è stata scavata. Sono stati ritrovati una dozzina di pezzi d’artiglieria (carichi), 24 palle di cannone, armi, ed oltre 16.000 artefatti che comprendono strumenti di navigazione, attrezzatura medica, effetti personali, pentolame, ed un’ancora lunga 3,7 metri e larga 3.

Ma chi era Barbanera? Di certo una persona diversa da quella che abbiamo visto nei film. Era probabilmente un uomo alto e massiccio, con una lunga barba nera, che portava due spade alla cintura e una bandoliera fornita di diverse armi e coltelli.
Il suo solo avvistamento bastava a far arrendere la maggior parte delle sue vittime: quasi tutti gli assalti di Barbanera si conclusero senza alcun cadavere.

Barbanera, inoltre, non era il tipico capitano tirannico: guidava la sua flotta con il beneplacito della ciurma, avendo intuito l’importanza di un equipaggio contento e difficilmente propenso all’ammutinamento (cosa non rara sui vascelli pirata). Era decisamente scaltro e calcolatore.

La carriera da pirata di Barbanera durò soltanto pochi anni, ma furono più che sufficienti a renderlo una figura indimenticabile della storia della pirateria. Attorno al 1718, la sua flotta comprendeva quattro vascelli e oltre 300 pirati. Non è noto quante navi abbia assalito, ma probabilmente il numero si aggira attorno alle 50 unità.

Oltre all’assakto di navi in mare, c’è da ricordare anche l”assedio di Charleston: nel 1718, la flotta di Barbanera bloccò il porto della città, fermando ogni nave che intendeva entrare o uscire dal porto. Nel corso di quasi una settimana, oltre nove vascelli furono fermati e derubati dai pirati di Barbanera.

BILL GATES INVESTE NELLA MONSANTO

Fonte: http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article13225&debut_articles_rubrique=60#

Nel secondo quadrimestre del 2010 la “Fondazione Bill and Melinda Gates” ha acquistato 500.000 azioni della Monsanto investendo oltre 23 milioni di dollari nella multinazionale.

Lo ha reso noto un sito web di finanza suscitando un’ondata di indignazione tra le organizzazioni di agricoltori e della società civile di tutto il mondo. La “Fondazione Gates” è stata costituita nel 1994 dal fondatore della Microsoft Bill Gates e oggi esercita un’influenza egemone sulla politica globale per lo sviluppo agricolo, riversando centinaia di milioni di dollari su progetti che incoraggiano gli agricoltori dei paesi poveri a utilizzare sementi gm e fitofarmaci della Monsanto. La recente acquisizione delle azioni della multinazionale, però, dimostra che tale attività di promozione è motivata più dalla ricerca di profitti che dalla filantropia.

Lo stretto legame con la Monsanto e altre multinazionali biotech, tuttavia, non è l’unica stigmate dei progetti e delle iniziative multimiliardarie che fanno capo alla “Fondazione Gates” (AGRA, GAFSP, “Feed the Future Initiative”, ecc …).

Un rapporto del 2008 commissionato dalla Banca Mondiale e dalle Nazioni Unite (International Assessment of Agricultural Knowledge Science and Technology for Development – IAASTD) promuove soluzioni alternative ai problemi della fame e della povertà, evidenziandone l’origine sociale ed economica. Secondo il rapporto, l’agricoltura agro-ecologica su base familiare risponde meglio di quanto non faccia il modello industriale esportato dalla Fondazione Gates alle necessità dei paesi poveri ed è in grado di produrre cibo continuando a rispettare il pianeta.

Nelle parole di un’esponente di “Via Campesina”, inoltre: “Nessuna fondazione – quand’anche ben intenzionata – può arrogarsi il diritto di definire le politiche agricole e alimentari di una nazione. La democrazia richiede la partecipazione informata della società civile, affinché questa valuti ciò che è nel migliore interesse della gente”.

La Corte costituzionale tedesca riafferma la validità delle “regole stringenti” sugli Ogm

Pronunciandosi sul ricorso presentato dal Land Sassonia-Anhalt contro la “Legge federale sull’ingegneria genetica”, la Corte costituzionale tedesca ha riaffermato la legittimità e costituzionalità delle misure in essa contenute. La Corte ha riconosciuto che l’ingegneria genetica comporta una modifica irreversibile delle strutture elementari della vita e che è difficile, se non impossibile, arginare la diffusione del materiale geneticamente modificato immesso nell’ambiente. Mancando ancora una conoscenza scientifica degli effetti a lungo termine dell’ingegneria genetica, è compito del legislatore preservare dai possibili effetti avversi delle colture gm i cittadini e l’ambiente, anche in virtù del vincolo di responsabilità che lega le generazioni attuali a quelle future. Resta in piedi, così, l’obbligo per chi contamina coltivazioni tradizionali o biologiche di risarcire i propri vicini, nonché quello di iscrivere le coltivazioni gm sperimentali in un registro di pubblico accesso che ne consenta il costante e trasparente monitoraggio

Nel secondo quadrimestre del 2010 la “Fondazione Bill and Melinda Gates” ha acquistato 500.000 azioni della Monsanto investendo oltre 23 milioni di dollari nella multinazionale.

Lo ha reso noto un sito web di finanza suscitando un’ondata di indignazione tra le organizzazioni di agricoltori e della società civile di tutto il mondo. La “Fondazione Gates” è stata costituita nel 1994 dal fondatore della Microsoft Bill Gates e oggi esercita un’influenza egemone sulla politica globale per lo sviluppo agricolo, riversando centinaia di milioni di dollari su progetti che incoraggiano gli agricoltori dei paesi poveri a utilizzare sementi gm e fitofarmaci della Monsanto. La recente acquisizione delle azioni della multinazionale, però, dimostra che tale attività di promozione è motivata più dalla ricerca di profitti che dalla filantropia.

Lo stretto legame con la Monsanto e altre multinazionali biotech, tuttavia, non è l’unica stigmate dei progetti e delle iniziative multimiliardarie che fanno capo alla “Fondazione Gates” (AGRA, GAFSP, “Feed the Future Initiative”, ecc …).

Un rapporto del 2008 commissionato dalla Banca Mondiale e dalle Nazioni Unite (International Assessment of Agricultural Knowledge Science and Technology for Development – IAASTD) promuove soluzioni alternative ai problemi della fame e della povertà, evidenziandone l’origine sociale ed economica. Secondo il rapporto, l’agricoltura agro-ecologica su base familiare risponde meglio di quanto non faccia il modello industriale esportato dalla Fondazione Gates alle necessità dei paesi poveri ed è in grado di produrre cibo continuando a rispettare il pianeta.

Nelle parole di un’esponente di “Via Campesina”, inoltre: “Nessuna fondazione – quand’anche ben intenzionata – può arrogarsi il diritto di definire le politiche agricole e alimentari di una nazione. La democrazia richiede la partecipazione informata della società civile, affinché questa valuti ciò che è nel migliore interesse della gente”.

La Corte costituzionale tedesca riafferma la validità delle “regole stringenti” sugli Ogm

Pronunciandosi sul ricorso presentato dal Land Sassonia-Anhalt contro la “Legge federale sull’ingegneria genetica”, la Corte costituzionale tedesca ha riaffermato la legittimità e costituzionalità delle misure in essa contenute. La Corte ha riconosciuto che l’ingegneria genetica comporta una modifica irreversibile delle strutture elementari della vita e che è difficile, se non impossibile, arginare la diffusione del materiale geneticamente modificato immesso nell’ambiente. Mancando ancora una conoscenza scientifica degli effetti a lungo termine dell’ingegneria genetica, è compito del legislatore preservare dai possibili effetti avversi delle colture gm i cittadini e l’ambiente, anche in virtù del vincolo di responsabilità che lega le generazioni attuali a quelle future. Resta in piedi, così, l’obbligo per chi contamina coltivazioni tradizionali o biologiche di risarcire i propri vicini, nonché quello di iscrivere le coltivazioni gm sperimentali in un registro di pubblico accesso che ne consenta il costante e trasparente monitoraggio.

Nuovo coccodrillo preistorico scoperto in lastre calcaree destinate ad una cucina

Fonte: http://www.ditadifulmine.com/

Succede anche questo nel bizzarro mondo della paleontologia. I fossili di un antico predatore, imparentato con i coccodrilli moderni, sono stati ritrovati in alcune lastre calcaree probabilmente destinate a diventare il controsoffitto di una cucina italiana.

Estratte dalle cave di Sant’Ambrogio di Valpolicella, Verona, nel 1955, e dopo che i fossili al loro interno vennero identificati come appartenenti ad un’antica specie di coccodrillo, queste lastre vennero trasportate in due musei italiani, rimanendo pressochè sconosciute e non studiate fino al 2009-2010, anni in cui qualcuno ebbe la buona (e tardiva) idea di esaminare i reperti in dettaglio.

Ecco che si scoprì che i fossili, un cranio e alcune vertebre, appartenevano a un rettile sconosciuto, vecchio di 165 milioni di anni, e battezzato Neptunidraco ammoniticus. Pare sia il membro più antico della famiglia dei Metriorhynchidae, che racchiudeva gli antichi coccodrilli marini dai quali, circa 200 milioni di anni fa, si separarono gli antenati dei moderni coccodrilli.

Il Neptunidraco ammoniticus era diverso dai coccodrilli di oggi: era un animale marino, e non semi-acquatico, e probabilmente saliva sulla terraferma ben di rado. Era lungo circa 4 metri, con un corpo di forma idrodinamica e una coda più simile alla pinna di uno squalo che alla coda di un coccodrillo.

Si sospetta inoltre che il N. ammoniticus fosse dotato di pinne. “Era così ben adattato alla vita marina che gli era impossibile sopravvivere fuori dall’acqua” spiega Andrea Cau, co-autore della ricerca e paleontologo dell’Università di Bologna. “Per certi versi, era più simile ad un delfino che ad un coccodrillo”.

Come delfini e balene, infatti, il N. ammoniticus doveva risalire in superficie per respirare. E, come le tartarughe marine, avrebbe avuto la necessità di muoversi sulla terraferma una volta l’anno per deporre le uova.

La scoperta di questo nuovo antenato di coccodrillo non soltanto amplia la famiglia dei Metriorhynchidae, ma apre il campo a chissà quante scoperte che, per un motivo o l’altro, sono ancora nascoste nei musei di tutto il mondo. “Questo è solo un esemplare nel nostro museo, e abbiamo un milione di esemplari” spiega Federico Fanti, geologo del Museo Geologico Giovanni Cappellini in cui era custodita una delle lastre calcaree. “Il potenziale per nuove scoperte è enorme”.

Quanti fossili di animali ancora sconoscuti alla scienza si nascondono in scaffali bui e impolverati dei nostri musei, in attesa che qualcuno si accorga di loro e porti alla luce un altro esempio dell’antica biodiversità terrestre?