Sandy, 48 morti, 8 mln di persone al buio, danni per miliardi

Fonte: http://www.net1news.org/sandy-48-morti-8-mln-di-persone-al-buio-danni-per-miliardi.html

L’uragano Sandy è stato declassato a tempesta. Le tensione resta alta, e intanto si tirano le prime somme del disastro.

Il bilancio della catastrofe naturale abbattutasi sugli Stati Uniti si fa sempre più pesante: l’uragano Sandy ha provocato almeno 48 morti, 18 nel solo stato di New York e 1 in Canada. Tuttora sono ancora 8,1 milioni gli americani privi di energia elettrica e nel frattempo, alla centrale nucleare di Oyster Creek, chiusa ieri, si sono aggiunte quelle di Indian Point e di Hancock Bridge: sembra che le centrali non verranno spente, ma lo stato di allerta rimane alto, in particolare per quella di Oyster Creek nel New Jersey (che si trova in una zona completamente allagata). Gli incendi divampati nella grande mela, soprattutto nel Queens, hanno continuato ad ardere e il numero complessivo di edifici coinvolti è salito a 80.

Situazione delicata anche per le 60 persone residenti sull’arcipelago di Fire Island, davanti a New York. I soccorsi lavorano per portare sulla costa gli abitanti che, avendo ignorato l’ordine di evacauzione delle autorità, sono rimasti bloccate sul posto senza elettricità né acqua potabile. Oltre allo stato di New York, anche quello del New Jersey riporta danni ingentissimi. Il governatore dello stato ha definito “una devastazione inimmaginabile” quella apportata da Sandy. E difatti nel New Jersey, più che in ogni altro luogo, la stituazione è catastrifica: dopo l’allagamento delle città di Monachie, Little Ferry e Carlstadt dovuto al cedimento di una diga si guarda all’intero territorio: ovunque danni a ponti, ferrovie, strade, città.

E intanto, mentre l’uragano Sandy viene declassato a tempesta post-tropicale, mantenendo tuttavia in forte potenziale distruttivo, già si comincia a rimuginare sui danni economici apportati: secondo una prima stima della società Eqecat si parla di danni fino a 45 miliardi di dollari, 20 dei quali assicurati. Sono stime a caldo, da prendere con le molle, ma è certo che si tratti di uno degli uragani più costosi della storia americana

Antichissima cicatrice su faccia visibile della luna

Scritto da: Gordon Francis Ferri
Fonte: Ansa ;  http://mysterium.blogosfere.it/2012/10/antichissima-cicatrice-su-faccia-visibile-della-luna.html

La faccia visibile della Luna ha una cicatrice antichissima: porta i segni di un impatto molto antico e violento che ha plasmato la superficie lunare dando origine al grande oceano delle Tempeste e che spiega perche’ i due lati della luna sono composti da rocce di tipo diverso.

La scoperta si deve a uno studio giapponese coordinato da Ryosuke Nakamura dell’Istituto nipponico di scienza e tecnologia avanzate a Tsukuba, pubblicato sulla rivista Nature Geoscience.

L’asimmetria tra la faccia visibile e quella nascosta della Luna e’ stata scoperta nel 1959, quando per la prima volta fu osservata la faccia nascosta della luna grazie alla sonda sovietica Luna 3.

La differenza, spiegano gli autori dello studio, si evince dalla distribuzione dei mari di basalto, che coprono solo una piccola percentuale del lato nascosto, rispetto a circa il 30% sulla faccia visibile, allo spessore della crosta e dalle concentrazioni di elementi radioattivi, ma l’origine di questa diversita’ e’ stata sempre controversa.

Grazie ai dati inviati dalla sonda giapponese Kaguya/Selene, dell’Agenzia Spaziale Giapponese (Jaxa), i ricercatori hanno studiato la composizione della superficie lunare relativa a entrambi i lati del nostro satellite.

I dati mostrano che un tipo di minerale chiamato pirosseno, indicativo della fusione e dell’azione di scavo del materiale del mantello lunare, si concentra soprattutto intorno a crateri da impatto di grandi dimensioni e intorno all’antico oceano delle tempeste (Procellarum basin) che ha un diametro di 3.000 chilometri.

Pertanto, secondo gli esperti, l’associazione di basso contenuto di questo minerale con un bacino lunare potrebbe indicare un’origine da impatto di questo vasto oceano lunare.

Per i ricercatori l’impatto sarebbe avvenuto molto presto nella storia della Luna e avrebbe scavato la crosta originale sulla faccia visibile, portando alla formazione di una nuova crosta, dalla composizione differente.

 

 

La guerra dei droni

Fonte: http://byebyeunclesam.wordpress.com/

A partire dal 2002, l’uso dei velivoli senza pilota (in inglese Unmanned Aerial Vehicles, acronimo UAV), più semplicemente chiamati droni, è diventato un elemento sempre più importante nella strategia militare USA.
Il Washington Post ha documentato le missioni effettuate con droni sul territorio di Pakistan (334), Yemen e Somalia (44 complessivamente), alla data del 24 Ottobre u.s..
In molti casi, la scheda relativa ad ogni missione include dei collegamenti alle pertinenti notizie di agenzia. Quando possibile, la banca dati così costruita comprende i nomi dei capi guerriglieri uccisi in ciascun raid. D’altro canto, essa non riporta l’esatto numero delle persone rimaste uccise, date le grandi discrepanze presenti nelle varie fonti e la difficoltà di trovare conferma delle perdite lamentate. Purtuttavia, il numero di miliziani e civili rimasti vittime della guerra dei droni negli ultimi dieci anni dovrebbe presto superare le 3.000 unità…

 

Qui in dettaglio: http://apps.washingtonpost.com/foreign/drones/#

Casa passiva: quanto costa e quanto fa risparmiare

Fonte: http://www.soloecologia.it/26102012/casa-passiva-quanto-costa-quanto-fa-risparmiare/4564

Oltre all’interesse per gli edifici antisismici, le tendenze più attuali nel settore dell’edilizia si imperniano sul concetto di risparmio energetico, che vede il suo culmine nel concetto di casa passiva. Con questa espressione si indica il massimo livello raggiungibile nella classificazione energetica degli edifici– che dall’inizio del 2012 deve essere certificata da un perito e obbligatoriamente dichiarata in caso di compravendita dell’immobile.

La classe energetica, per definirla in parole povere, indica quanta energia è necessaria per mantenere all’interno dell’abitazione una temperatura idonea durante l’inverno. A seconda della tipologia di casa è necessaria una quantità più o meno alta di riscaldamento: la casa passiva è così efficiente e così ben isolata dall’ambiente circostante mediante nuovi materiali, infissi con doppi vetri e intercapedine interna, che quasi non è necessario il riscaldamento ad hoc: gli ambienti si possono riscaldare con il calore delle persone che la abitano, con gli elettrodomestici, con la luce del sole ed eventualmente con una caldaia a basso consumo.

Per scendere nei dettagli, le case passive (o in classe A+) consumano appena 15 Kilowattora di energia (ovvero 1,5 litri di gasolio) per m2. Le abitazioni della classe appena sottostante, la A, hanno u consumo annuale che va da 3,1 a 5 l di gasolio per m2, mentre le case della classe G, le meno virtuose dal punto di vista ecologico, consumano oltre 16 litri di gasolio per metro quadrato.

La domanda che tutti si pongono però è: quanto costa costruire una casa passiva? I costi di costruzione possono superare del 5-10% quelli di un edificio tradizionale (che, oggi come oggi, è già sottoposto a severe normative di certificazione energetica). Ma la cifra più interessante è quella che riguarda il risparmio derivante dalla casa passiva nel corso del tempo: l’investimento iniziale si traduce infatti in un risparmio di circa il 75% nei consumi energetici che, ribadiamo, si ottiene soprattutto grazie al perfetto isolamento termico di infissi e serramenti. Inoltre, bisogna tenere presente il fatto che una casa passiva è un vero e proprio investimento finanziario per il futuro: la riqualificazione energetica (o efficientamento, come si dice in gergo), può moltiplicarne il valore più volte.

Secondo le normative europee, nel 2020 bisognerà raggiungere il traguardo 20-20-20, cifre che stanno a indicare rispettivamente:
* il 20% di produzione di energia da fonti rinnovabili (al momento siamo i secondi al mondo per produzione da fotovoltaico con il 4%);
* il 20% di riduzione dei gas climalteranti, ovvero quelli che producono il surriscaldamento del Pianeta;
* il 20% di aumento di efficienza.
L’energia, anche quella rinnovabile, è prodotta attraverso un ciclo in cui obbligatoriamente vi sono dei prodotti di scarto inquinanti o da smaltire. L’energia più pulita in assoluto è perciò quella occulta, quella che si risparmia.

Che cosa è l’Ecopsicologia

Fonte: http://www.zona-franca.it/pagine/eco.htm

In un percorso verso una più completa e realizzata umanità, la natura si pone come “ponte” tra il finito e l’infinito, tra il quotidiano e l’universale, tra il materiale e lo spirituale. Una nuova esigenza che si sta manifestando a diversi livelli: la voglia di “tornare a casa”, di tornare a “sentirsi parte”, di riconsiderare la propria identità in termini più ampi, capaci di includere anche l’ambiente in cui viviamo. Esiste uno stretto rapporto tra il bisogno di un maggior contatto con la natura e il bisogno di un rapporto più autentico con se stessi.

L’Ecopsicologia esplora queste due dimensioni, scoprendole profondamente correlate. Una psicologia che promuove la crescita personale finalizzandola al raggiungimento una maggior consapevolezza per permettere agli esseri umani di diventare persone realizzate e quindi cittadini del pianeta Terra più liberi, più responsabili, più creativi; capaci di trovare ognuno il suo modo di contribuire alla comunità della vita nel suo senso più ampio.

Due scienze si incontrano per cercare insieme una risposta alla stessa domanda: “Dove finisco io e dove inizia il resto del mondo?”. Molta della solitudine, della mancanza di senso e del “mal d’anima” che spesso affligge il civile mondo occidentale è dovuto a una perdita di connessione con l’origine stessa della Vita. Dall’incontro tra psicologia ed ecologia si è formata una nuova disciplina per comprendere le connessioni più profonde tra l’essere umano e il regno della natura: nasce l’Ecopsicologia. Una psicologia dell’armonia…

L’Ecopsicologia non nasce da una disquisizione teorica, ma dalla constatazione di un disagio sempre più diffuso, di una relazione esistente tra l’alienazione dellìindividuo e della società dalla natura e, contemporaneamente, da un rapporto più profondo con se stesso, con i valori umani, per quanto riguarda la società.
Ecology needs psychology and psicology needs ecology, è stato fin dall’inizio il motto dell’ecopsicologia. due giovani scienze, una che studia il mondo, l’altra che studia l’uomo, scoprono di non venire a capo di nulla senza prendere in considerazione ognuna anche l’altra dimensione.

La psicologia ha bisogno di svegliarsi, di riconoscere di non poter più studiare e curare l’uomo separatamente dal pianeta. Ha bisogno di cominciare a fare i conti anche con la realtà esterna, con i disastri su grande scala che sta subendo il pianeta. Non può limitare i propri ambiti di osservazione e lavoro solo alla dimensione intrapsichica e a quella relazionale, ma deve ampliare il proprio campo d’indagine e d’adozione anche a quello ambientale, deve prendere in considerazione le connessioni tra malessere psicologico e disequilibrio ambientale, tra malattie dell’anima e malattie del mondo.

Il bisogno dell’ecologia, invece, è quello di riconoscere il ruolo e l’importanza dell’uomo all’interno dell’equilibrio ambientale e di imparare a conoscerlo meglio e capire come coinvolgerlo e motivarlo verso un atteggiamento di maggior amore e cura nei confronti della sua stessa dimora, della sua stessa sorgente di vita.

l’Ecopsicologia si applica in campo terapeutico, di crescita personale, educativo, comunitario.

Accoglie contributi:
• dalla psicologia umanistica e transpersonale
• da quella junghiana
• dall’epistemologia
• dall’ecologia
• dall’ecologia profonda
• dalla visione sistemica
• da Ipotesi Gaia
• dall’antropologia
• dal concetto di coscienza planetaria
• dallo sciamanesimo
• dalla psicologia ambientale

Nella coltivazione della terra sta una buona parte del futuro dell’Italia

Scritto da: Walter
Fonte: http://www.soloecologia.it/25102012/nella-coltivazione-della-terra-sta-una-buona-parte-del-futuro-dellitalia/4591

Se l’economia nel nostro Paese langue, sono confortanti i dati riguardanti l’agricoltura. Nel corso dell’ultimo anno, il settore agricolo ha registrato un aumento del 10% del giro d’affari e portato a un aumento del PIL dell’1,1%. Inoltre, per la prima volta in dieci anni le imprese individuali iscritte alla Camera di commercio hanno registrato un aumento del 4,2%. In Italia sono attive 62.000 imprese agricole condotte da giovani sotto i 30 anni di età e il 36,5% di essi è laureato.

Tutti questi dati fanno pensare a un cambio di rotta veramente notevole in un settore troppo spesso trascurato in passato, se non addirittura penalizzato. I vantaggi di una propulsione all’agricoltura si riscontreranno non solo in campo economico, ma anche ambientale (ricordiamo che coltivare la terra è anche il miglior modo per manutenere a dovere il territorio). Gli addetti ne beneficeranno in termini di qualità di vita e di benessere. Inoltre, l’agricoltura in Italia gode di una posizione straordinariamente solida e di eccellente qualità: il nostro paese ha già dei grandi primati nel mondo – siamo il numero uno nel biologico, nella qualità e nella sicurezza alimentare. Siamo il paese con il maggior valore aggiunto a ettaro di terreno, i primi per numero di DOP e IGP.

Molto resta ancora da fare: non è raro registrare la sofferenza degli agricoltori, che se si mantengono ligi ai ferrei disciplinari dei prodotti a denominazione d’origine protetta, non possono scendere oltre un certo corso con i prezzi e subiscono la concorrenza sleale di altri paesi e del falso made-in-Italy. Del resto, un paese come il nostro può competere con altri non tanto sui bassi costi di produzione (che implicano spesso anche alti costi ambientali), bensì sulla qualità, sulla diversità, sulla creatività. I redditi degli agricoltori continueranno a essere molto bassi fin tanto che mancheranno “politiche di verità”: il consumatore deve essere perfettamente conoscenza di ciò che mangia, deve sapere da dove proviene quel cibo e come esso viene lavorato. Se tutto fosse chiaramente scritto sulle etichette, forse un numero maggiore di persone capirebbe che talvolta vale la pena di spendere un po’ di più pur di evitare problemi di sicurezza alimentare. Eppure l’Unione Europea su questo fronte non vuole aiutare.

Il Governo ha recentemente promesso una tutela particolare per il settore agricolo, specie a vantaggio dei giovani e anche mediante accordi con l’UE. Tempo fa si era parlato di mettere le terre demaniali a disposizione dei giovani: la legge dello Stato esiste, ma mancano ancora i decreti attuativi. E questo non è l’unico caso di “binario morto” per importanti disposizioni a favore del settore.

L’agricoltura in Italia deve essere protetta perché è un settore strategico, oggi più che mai: in futuro il cibo scarseggerà, perciò sono necessarie politiche per preservare la capacità produttiva del nostro paese. Il settore agroalimentare in Italia potrà rivelarsi una leva molto importante per rilanciare l’economia e lo sviluppo.

L’economia sperimentale come nuova ingegneria delle decisioni

Scritto da: Luciano Canova
Fonte: http://greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=18518

Con Alvin Roth anche il premio Nobel per l’economia lascia indietro l’homo oeconomicus

Quest’anno, molte voci si erano levate domandando che il premio Nobel per l’economia, stante il collasso globale da cui ancora siamo colpiti, non venisse assegnato. E invece l’Accademia di Svezia lo ha infine attribuito a due ricercatori, Lloyd Shapley e Alvin Roth.

È una scelta felice, almeno per chi scrive. Conosco bene le ricerche di Alvin Roth, soprattutto, che è stato premiato, riporta l’annuncio ufficiale, per i suoi contributi a “the theory of stable allocations and the practice of market design”.

Alvin Roth, appena trasferitosi a Stanford da Harvard, è un ingegnere delle decisioni. Si è laureato in Research Operations, qualcosa a metà tra l’ingegneria industriale, il management e una scienza che definisca l’architettura delle scelte.

Ed è proprio questo il grande merito di Alvin Roth: avere lavorato tutta la vita nel tentativo di trovare applicazioni pratiche in grado di migliorare il processo di scelta delle persone, soprattutto quando si tratta di allocare risorse in mercati segnatamente imperfetti.

È ad Alvin Roth e Lloyd Shapley, per esempio, che si deve sostanzialmente l’invenzione dello speed-dating per la ricerca del compagno/compagna ideale. Potrà sembrare qualche cosa di banale, ma lo è meno se si pensa che lo speed-dating risponde, comunque, a un problema classico della scelta razionale: l’interazione strategica tra agenti in condizioni di incertezza.

Roth ha avuto, prima di tutto, il grande merito di produrre contributi seminali nell’ambito della teoria dei giochi. Si parla di teoria dei giochi comportamentale quando si utilizza la teoria dei giochi tradizionale, per essere il più possibile semplici, con una spruzzata di psicologia. Si testano, cioè, ipotesi comportamentali allo scopo di capire come le persone effettivamente scelgono un’azione.

Dallo speed-dating, dunque, si passa agilmente ad altri problemi, nient’affatto banali, come la donazione degli organi o l’allocazione degli studenti all’interno di una scuola pubblica. Sono tutti ambiti in cui Roth ha offerto importanti soluzioni.

Per la donazione degli organi, ad esempio, ciascuno di noi sarebbe sicuramente più propenso a donare i propri a una persona cara o amata. Ciò, tuttavia, spesso si scontra con l’incompatibilità degli organi stessi. Roth ha disegnato un meccanismo basato, allora, sul ‘paired kidney exchange’, uno scambio di organi tra coppie spesso incompatibili, che aumenta di molto l’efficienza nel delicato settore dei trapianti.

Per quanto concerne le scuole, inoltre, New York era caratterizzata da un meccanismo bizantino di allocazione degli studenti all’interno degli istituti superiori: ciascuna famiglia poteva scegliere fino a cinque scuole, in ordine di preferenza, ma questo generava un ordinamento talmente confuso che, spesso, si traduceva in un’assegnazione casuale dei posti disponibili. Addirittura un terzo degli studenti sceglieva di non partecipare al meccanismo di assegnazione, subendo passivamente l’esito dell’allocazione.

Roth, anche in questo caso, ha disegnato un nuovo meccanismo di scelta, che ha portato a brillanti risultati: partecipa al programma, oggi, il 93 per cento degli studenti della città. E anche Boston ha scelto di adottare lo stesso sistema.

Oltre ai suoi contributi alla teoria dei giochi, Roth è anche uno dei più importanti ricercatori nell’ambito dell’economia sperimentale, che investiga in laboratorio le dinamiche di comportamento delle persone.

Il filo rosso, se vogliamo, delle sue ricerche, è proprio lo zelante e continuo contributo, in molteplici campi, alla revisione dell’idea di razionalità che, spesso, sta alla base dei modelli più ortodossi. L’Accademia di Svezia, insomma, ha preso quest’anno le distanze dall’homo oeconomicus, freddo calcolatore in grado di scegliere l’azione in grado di garantirgli la massima utilità, per avvicinarsi all’uomo in ‘carne e sangue’, secondo la bella definizione di Alfred Marshall, che opera le sue scelte con tutti i limiti dell’incertezza e del suo cervello.

Un modo sicuramente più concreto per affrontare la crisi attuale, che è anche occasione di rivedere teorie ormai obsolete nel descrivere il comportamento umano.

*Economista della Enrico Mattei School e research affiliate presso CRESA (Centro Ricerche Epistemologia Sperimentale e Applicata)

Disoccupato? Sporco brutto e cattivo

SAcritto da: Marco Cedolin
Fonte: http://ilcorrosivo.blogspot.it/

Mentre le foglie secche mormorano sul selciato ad ogni refolo di vento, ricordandoci la presenza dell’autunno incipiente, non é necessaria alcuna associazione mentale per avere ben chiare le proporzioni del dramma epocale nel quale i grandi poteri finanziari ci hanno calato nostro malgrado, con l’unico intendimento di ridurci in stato di schiavitù, prima a livello psicologico e poi anche a livello fisico.
In Italia ormai un italiano su due é senza lavoro, o per essere più precisi si ritrova nella condizione di non riuscere ad ottenere lavorando un qualche reddito di sopravvivenza. In parole povere, dal momento che nel nostro paese non esiste un reddito di cittadinanza e gli ammortizzatori sociali sono un affare per pochi intimi, sopravvive solamente grazie all’aiuto dei genitori, del coniuge o di qualche famigliare.
Anche un bimbo delle elementari non faticherebbe a comprendere come una situazione di questo genere, acuita ogni giorno che passa dai provvedimenti decisi dai banchieri che usurpano le poltrone di governo, non possa essere a lungo sostenibile e come le responsabilità della stessa allignino fra le pieghe di un sistema ormai giunto al collasso e totalmente incapace di garantire ai cittadini perfino le prerogative di base necessarie per la sopravvivenza.
Nonostante ciò tanto i pennivendoli quanto i banchieri scesi in politica (entrambi ben lontani dai tempi delle elementari) fingono d’ignorare la gravità della situazione e quando vi si accostano lo fanno con l’intento di addossare ogni responsabilità del disastro proprio alla vittima dello stesso: il disoccupato.
Sul Corriere della Sera di oggi campeggia uno studio Eurofond….

all’interno del quale i 14 milioni di giovani disoccupati europei, in neolingua “neet” o se preferite inattivi, vengono accusati di non lavorare, non studiare e non praticare neppure uno stage, gravando sulle spalle dell’Europa sotto forma di un costo di 153 miliardi di euro. Questa massa di giovani sfaticati, ingrati e pure puzzolenti, di età compresa fra i 15 ed i 29 anni, stando agli autori dello studio, si rendono colpevoli non solo di essere senza un impiego, ma anche di non dedicarsi anima e corpo alla ricerca di un’occupazione. Occupazione che naturalmente, viene lasciato intendere, sarebbe lì ad aspettarli se solo avessero voglia di cercarla.
Se solamente quella che più avanti viene definita “generazione perduta” abbandonasse lo status di sfaticato, per integrarsi nel circuito produttivo, il PIL europeo aumenterebbe all’istante dell’1,2%, garantendo un futuro di prosperità che questi giovinastri invece continuano a negarci.
Ma questa masnada di sfaccendati anche quando lavora non è disposta a dare il meglio di sè, dal momento che in Europa il 30% dei giovani che lavorano ha un impiego part time ed il 42% un lavoro precario.
In Italia le colpe di questa massa di scansafatiche sono, se possibile, anche più gravi, poichè il loro ostinarsi a stare con mani in mano costa alle casse nazionali 32,6 miliardi di euro e se lavorassero il PIL salirebbe magicamente di almeno il 2%.
Se veramente il problema stesse in questi termini davvero non si comprende la ragione per cui anzichè impegnarsi a promuovere leggi per favorire i licenziamenti, il governo non provveda a stanziare qualche decina di miliardi per dare lavoro ai disoccupati, loro finalmente avrebbero modo di sostentarsi e le casse statali ne trarrebbero giovamento.
Sempre sulla pagina del Corriere nell’edizione odierna, anche lacrima Fornero non manca di lanciare qualche stillettata ai giovani sfaccendati che rovinano l’Italia. Non devono essere troppo schizzinosi quando si tratta del primo lavoro (e pure del secondo, del terzo, del decimo e del 157esimo aggiungeremmo noi) afferma il ministro, meglio prendere la prima offerta e non aspettare più il posto ideale, l’importante é attivarsi.
Peccato che l’attivazione, aggiungeremmo ancora, sia un bene poco commestibile ed a mancare non sia tanto il “posto ideale” quanto un qualche mestiere che consenta di mettere insieme il pranzo con la cena e prescinda dagli stage e dai corsi di formazione dove si lavora gratis che invece abbondano in questo disgraziato paese.
Insomma la schiavitù è colpa dello schiavo che pur essendo tale non è mai schiavo abbastanza e rifiuta di attivarsi per diventarlo di più, questo scansafatiche!

L’immaginazione è “plurale femminile”

Scritto da: Francesco Rea
Fonte: http://www.media.inaf.it/2012/10/23/limmaginazione-e-plurale-femminile/

Una mostra diffusa per le vie del Festival, di pannelli 2×3 che ritraggono le astronome dell’INAF nei loro istituti, è il cuore della presenza dell’INAF alla decima edizione del Festival della Scienza. Una presenza articolata che vuole presentare l’astronomia italiana nella sue diverse realtà.

È dedicata all’immaginazione la decima edizione del Festival della Scienza di Genova, la più importante manifestazione, almeno per numeri e importanza, tra le molte che, per fortuna si svolgono in Italia.

L’Istituto Nazionale di Astrofisica è tra i membri della Associazione Festival della Scienza di Genova, insomma vota nell’assemblea dei soci, come altri enti e le istituzioni locali, tra cui CNR, INFN, ASI e quindi non poteva mancare a questa importante edizione che segna un decennio di attività e che punta anche al rilancio di una manifestazione che nelle ultime edizioni si è dibattuta in varie difficoltà, anche se non di partecipazione.

Dovevamo giocare con l’immaginazione per rispondere allo stimolo che ci giungeva dagli organizzatori del Festival e allora abbiamo colto l’occasione per giocare con la creatività di un fotografo profesionista con Gerard Bruneau , allievo di Andy Warhol, recentemente in esposizione all’Ara Pacis in Roma e l’importanza delle donne nella ricerca astronomica e astrofisica.

Abbiamo usato anche l’immaginazione nel formulare il lessico della nostra partecipazione. Anzi un dannunziano immaginifico motto: “astronomia plurale femminile”. Nel pdf allegato vi proponiamo alcune immagini in anteprima che saranno posizionate lungo le vie principali del festival, dalla stazione di Porta Principe al Porto Antico, passando davanti al Palazzo della Meridiana, Via Garibaldi, Piazza De Ferrari, Palazzo Ducale e Piazza Matteotti, su strutture 3.50×2.50.

Due striscioni con l’immagine del TNG con sullo sfondo la Via Lattea, completano questa mostra diffusa.

A dire il vero non è proprio così. A Porta Principe, nel palazzo Balbi, l’ESO ha allestito una mostra dedicata ai suoi cinquanta anni. Non potevamo non rendergli omaggio allestendo all’entrata che affaccia sulla piazza, visibile comunque, che si vada a visitar la mostra o meno, una grande immagine del VST e della sua capacità di osservare il cielo, ricordando nello stendardo che l’Italia quest’anno celebra i 30 anni di appartenenza all’ESO.

Questo nostro voler essere pervasivi ha spinto gli organizzatori a chiederci di non mancare allo Spazio Europa in realizzazione a Palazzo della Borsa, chiedendoci, cosa che abbiamo fatto con piacere, di coinvolgere con noi ASI e ESA. E così è nato lo spazio Europa a Gravità Zero. I totem descrittivi di questo spazio hanno come immagine di fondo ancora una volta VST.

In questo spazio verrrà inoltre trasmesso un video che ha avuto grande successo al festival di Bergamo, visto da migliaia di ragazzi e che diverse scuole della provincia bergamasca hanno chiesto di poter avere. Una produzione Media INAF.

Stesso video girerà nel monitor posizionato davanti al Planetario dell’Osservatorio Astronomico di Bologna dell’INAF, gestito dalla società Sophos e che sarà collocato all’interno di Palazzo Ducale.

Questo per quanto riguarda gli spazi. Ma ovviamente l’INAF è presente anche con propri relatori, a partire dal Presidente Giovanni Bignami che il 30 ottobre, alle 21:00, a Palazzo Ducale, nella Sala del Maggior Consiglio, terrà una conferenza su Giovanni Domenico Cassini. Nella stessa sala, alla stessa ora, il 26 ottobre, Nicola Nosengo (Media INAF) terrà una conferenza dal titolo Universi. Dalle teorie scientifiche all’immaginario letterario (e viceversa?) sarà invece il titolo della conferenza di Stefano Sandrelli (OA Brera dell’INAF) prevista per il 3 novembre, alle 15:00 presso Galata Museo del Mare. Ovviamente le conferenza hanno un altro iter e non siamo noi a contribuire alla loro organizzazione ma i soingoli relatori. Ne ho citate alcune in programma che sapevo, ma immagino che ne ve siano molte altre che vedranno partecipi gli astronomi e i divulgatori dell’INAF.

Però supportiamo quanti hanno voglia di sperimentare e proporre forme diverse di divulgazione e ce lo chiedono. In questo caso, nel caso di “Il viaggio di Joe il Fotone” presentato dai divulgatori dell’Osservatorio di Bologna, Stefano Corbelli e Francesco Poppi, ce l’hanno chiesto prima di tutto gli organizzatori del Festival che non volevano rinunciarvi.

Concludo dicendo che Media INAF seguirà giornalmente il festival, con servizi video giornalieri, così da poter raccontare, anche con le immagini e le testimonianze dei protagonisti, la manifestazione a chi non potrà esserci.

Litio, disturbo bipolare ed orologio biologico, scoperto nuovo legame

Scritto da: Gianluca Molinaro
Fonte: http://www.iovalgo.com/litio-disturbo-bipolare-orologi-biologici-scoperto-legame-13324.html

Il disturbo bipolare è una condizione clinica caratterizzata dall’alternanza di umore elevato, mania e depressione e riguarda un numero di persone compreso tra l’1% e il 3% della popolazione generale. Sebbene il trattamento più diffuso ed efficace nella cura di questo disturbo negli ultimi 60 anni sia stato il sale di litio (cloruro di litio), pochi sono stati gli studi finalizzati a scoprire gli effetti del farmaco su alcuni meccanismi cerebrali.
In genere gli sbalzi d’umore, tipici della sindrome, sono correlati ad un cattivo funzionamento dei ritmi circadiani e del nostro orologio biologico che controlla e regola la nostra attività diurna e notturna.
Un nuovo studio condotto presso l’ University’s Faculty of Life Sciences ha mostrato come il litio abbia un effetto potente per aumentare l’ampiezza o la forza dei ritmi circadiani, rivelando un legame nuovo tra il classico stabilizzatore dell’umore, il disturbo bipolare e gli orologi biologici. I ricercatori sono giunti a queste conclusioni seguendo le dinamiche di una proteina orologio chiave e scoprendo che il litio aumentava, fino a 3 volte, la forza del meccanismo nelle cellule, bloccando l’azione di un enzima chiamato glicogeno sintasi chinasi o GSK3 . La ricerca, finanziata dal Medical Research Council e dal Biological Sciences Research Council (BBSRC), è stata pubblicata sulla rivista PLoS One.
Il Dr Qing-June Meng, uno dei principali autori della scoperta, sostiene che i risultati sono importanti per due ragioni: in primo luogo, spiegano come il sale di litio può essere in grado di stabilizzare gli sbalzi di umore nei pazienti, in secondo luogo offrono l’opportunità di creare nuovi farmaci per il disturbo bipolare,  in grado di produrre o migliorare l’ effetto del litio sull’enzima GSK3, al fine di scongiurare la presenza degli effetti collaterali associati al farmaco (tra questi, nausea, acne, debolezza muscolare, tremore, sedazione). La creazione di farmaci selettivi, che bloccano solo l’azione del glicogeno sintasi chinasi, avrebbe il grande vantaggio di evitare gli effetti “off-target” del litio. La ricerca su questi farmaci è già in atto e ciò rappresenta una buona notizia per pazienti affetti da altre malattie, compreso il diabete e morbo di Alzheimer.