Proteste in tutto il mondo contro l’espansione del progetto gas in Amazzonia

Fonte: http://www.salvaleforeste.it/home.html

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I sostenitori di Survival International hanno manifestato oggi davanti alle ambasciate e ai consolati peruviani di San Francisco e di varie città europee contro l’espansione del progetto del gas Camisea nella foresta amazzonica del Perù, che minaccia le vite degli Indiani incontattati.

 

 

Con cartelli e maschere anti-gas, i manifestanti hanno denunciato gli effetti letali del progetto Camisea sulle tribù amazzoniche incontattate che abitano nell’area. In seguito, hanno consegnato alle ambasciate e ai consolati peruviani taniche di benzina contenenti i nomi delle 120.000 persone che hanno firmato la petizione urgente lanciata da Survival. La petizione chiede al Presidente del Perù di impedire ai forestieri e alle compagnie di invadere la terra delle tribù incontattate.

 

Nonostante anche l’ONU abbia chiesto la “sospensione immediata” dei lavori, il Ministro dell’Energia peruviano sta per approvare un’importante espansione del progetto che, con tutta probabilità, risulterà devastante per le tribù.

 

Camisea si estende proprio nel cuore della Riserva Nahua-Nanti – una zona creata per gli indiani incontattati, che funge anche da cuscinetto per il Parco Nazionale di Manu, definito dall’UNESCO “il luogo a più alta biodiversità di tutta la terra”. Camisea è il progetto d’estrazione del gas più grande del Perù, ed è gestito dall’argentina Pluspetrol, dall’americana Hunt Oil e dalla spagnola Repsol.

 

Gli indiani incontattati sono estremamente vulnerabili alle malattie introdotte dagli stranieri: negli anni ’80, le prime esplorazioni nel Lotto Camisea provocarono la morte di metà della popolazione nahua.

 

Oltre ai rischi di trasmettere malattie tramite il contatto, i lavori minacciano anche di distruggere la foresta e di far fuggire gli animali da cui gli Indiani dipendono per la sopravvivenza.

 

Ecocittà: dalle città ai quartieri sostenibili

Fonte: http://www.soloecologia.it/23042013/ecocitta-dalle-citta-ai-quartieri-sostenibili/5444

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Storicamente le città sono nate e si sono evolute come luoghi di aggregazione economica e sociale, fulcro dei territori circostanti. Uno stretto legame univa la città con il territorio, dove quest’ultimo forniva le materie prime trasformandole in cibo, prodotti finiti e servizi da portare in città in una sorte di simbiosi perfetta. Con lo sviluppo economico, però, qualcosa è cambiato e questa condizione di equilibrio si è incrinata a causa di uno sfruttamento troppo intensivo degli spazi.

Oggi la popolazione urbana costituisce più dellla metà della popolazione globale e, secondo le previsioni, tra trent’anni almeno due persone su tre vivranno nelle città. Un’espansione e un tasso di crescita esponenziale che hanno portato inevitabilmente a riflettere sulla necessità di ridurre l’inquinamento e rendere le città meno energivore e pertanto più sostenibili.

Inizialmente la risposta è stata quella della costruzione di edifici ad energia “quasi zero”, ma questo tipo di costruzioni e questa politica non avrebbe avuto senso e non avrebbe soddisfatto le attese se il quartiere, la città e tutto l’ambiente circostante avessero conservato i livelli di inquinamento, di traffico e le stesse percentuali di cementificazione. Lo sviluppo “green” della città, quindi, deve investire a 360° gli spazi urbani.

Lo sviluppo deve necessariamente farsi verde e sostenibile. Come definito dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, per “sviluppo sostenibile” si intende un “miglioramento della qualità della vita, senza eccedere la capacità di carico degli ecosistemi alla base”. Questa definizione è seguita a quella data nel 1987 dalla Commissione Mondiale ONU per lo Sviluppo e l’Ambiente secondo la quale per “sviluppo sostenibile” si intende un modello di sviluppo sociale ed economico in grado di “soddisfare i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri”.

Da queste definizioni si evidenzia qual è il concetto chiave: riuscire a conciliare efficienza economica, equità sociale, rispetto dell’ambiente e quindi, uso durevole delle risorse ambientali.

È dall’applicazione di questi elementi che sono nate, nascono e continueranno a svilupparsi le città sostenibili che sono sempre più dinamiche, tecnologiche e pulite. Sono inoltre agglomerati urbani dove la qualità della vita è strettamente legata ai concetti di risparmio energetico, trasporto urbano a basso impatto, riciclo, spazi verdi e servizi al cittadino. Le città sostenibili sono caratterizzate da un’architettura moderna e da un’attenzione particolare verso i materiali sostenibili e riciclabili come legno, vetro o acciaio.

Ovviamente, le città sostenibili dovrebbero essere luoghi desiderabili, accoglienti ed economicamente sviluppati. Nonostante questo, il concetto di “città sostenibile” non può essere applicato a qualsiasi tipo di centro urbano, ma è indispensabile conoscere le origini, le dimensioni e le caratteristiche principali di un luogo per poter elaborare delle strategie che possano portarlo verso la sostenibilità.

Più che sulle città sostenibili quindi, per poter ottenere e controllare risultati visibili, l’attenzione deve essere rivolta su segmenti urbani, quartieri come quello dell’ex Ceramica Adriatica a Porto Potenza Picena, dove il progetto immobiliare Ecocittà, per esempio, intende creare un modello edile e di vivibilità da esportare e seguire anche altrove.

Oltre alla bonifica dell’area industriale, infatti, il progetto prevede la costruzione di edifici in classe energetica A e A+, parcheggi, piste ciclabili, servizi per i cittadini e una piazza centrale. Per un quartiere sostenibile è fondamentale il rapporto con il verde urbano ed Ecocittà ha dedicato ad esso 10.000 metri quadri.

Il nuovo quartiere green (ancora da completare) è il frutto di un investimento del Fondo Immobiliare Ecocittà, gestito dalla Namira Sgr e costituito da investitori italiani ed esteri.

Tutte le fasi previste per la realizzazione di questo progetto rispetteranno il concetto di sostenibilità. Infatti, i materiali recuperati nell’abbattimento dei fabbricati industriali sono stati raccolti e differenziati; per la costruzione del nuovo quartiere non sono stati utilizzati nuovi terreni e l’utilizzo di tecnologie fotovoltaiche, geotermiche e di materiali a “filiera corta” garantirà la realizzazione di edifici a basse emissioni.

Anche i prezzi di vendita degli appartamenti terranno conto della contingenza economica: per questo motivo, circa un quarto delle costruzioni e delle abitazioni in vendita, che avranno standard qualitativi tecnici ed impiantistici uniformi a tutte le altre, saranno acquistabili a prezzo calmierato grazie a un accordo con il comune.

Le proprietà nutrizionali e i benefici della Ciliegia

Fonte: http://www.ilgiardinodegliilluminati.it/proprieta_curative_benefici_dei_frutti/ciliegia.html

Nome scentifico: Prunus avium
Famiglia: Rosaceae

 

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Storia e origine della Ciliegia

Il ciliegio, il cui nome scientifico è Prunus avium (chiamato anche ciliegio degli uccelli) è un albero appartenente alla famiglia delle Rosacee, la stessa di cui fanno parte anche il Pesco, l’Albicocco e il Pruno. Originario dell’Europa del Nord e del Medio Oriente è un albero deciduo che può superare i 30 metri di altezza e avere un tronco che raggiunge il metro e mezzo di diametro.

Proprietà e benefici della Ciliegia

Le Ciliegie, composte per l’80% da acqua hanno, grazie alla presenza di flavonoidi, l’importante proprietà di combattere i radicali liberi e di favorire il mantenimento dell’elasticità della pelle prevenendone l’invecchiamento. La Ciliegia assolve anche importanti funzioni depurative, diuretiche e lassative. Recenti studi hanno dimostrato che, essendo ricche di melatonina, le ciliegie favorisce il sonno. Indicate per i diabetici, grazie alla presenza del fruttosio, diventano un alimento genuino e ricco di nutrienti. Ricche di vitamine A e C, grazie all’effetto combinato con i flavonoidi, le Ciliegie favoriscono la produzione di collagene che, come accennavamno prima, aiutano al mantenimento dell’elasticità della pelle. La presenza di a Acido Malico che di per sé favorisce la digestione degli zuccheri e l’attività del fegato, legato ad altre sostanze, compresa l’acqua, svolge una considerevole azione diuretica tanto da rendere questo frutto un ottimo alleato per la riduzione dell’ipertensione arteriosa.

La Ciliegia contiene: Vitamine A, B, C e PP. Flavonidi (antocianine). Ferro, fosforo, calcio,  zolfo, sodio, potassio, magnesio, zinco, rame, manganese. Acidi organici e fibre.

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ATTENZIONE !!
Le proprietà medicamentose e terapeutiche della pianta riportata su questa scheda e le loro indicazioni terapeutiche sono a semplice titolo indicativo. Non costituiscono quindi alcun tipo di consulto specialistico né tantomeno una prescrizione medica. Esortiamo quindi a usare sempre le dovute cautele nell’utilizzare i frutti e i loro estratti riportati in questo sito. Si invita pertanto  all’assunzione degli stesse solo su prescrizione e controllo del medico. Ilgiardinodegliilluminati.it non da assoluta garanzia della veridicità dei contenuti trascritti nelle schede di ogni singola pianta. E’ vivamente consigliato quindi un vostro personale controllo e verifica dei dati riportati.

Ananas proprietà

Scritto da: Dr. P. Adilardi Chirurgo
Fonte: http://www.inerboristeria.com/ananas-proprieta.html

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Mangiare ananas per le sue proprietà? L’ananas ha proprietà terapeutiche e dimagranti bruciagrassi, l’ananas è una pianta esotica originaria dell’America tropicale, è chiamato sincarpio, al centro della rosetta di foglie del frutto, si sviluppa uno scapo foglioso che porta una infiorescenza di fiori bluastri muniti di brattee, sormontati a loro volta da un altro ciuffo di foglie e maturando cresce l’asse della infiorescenza insieme agli ovari, che unendosi tra loro formano con le brattee l’infruttescenza edule.

Ananas e le sue proprietà curative dovute alla bromelina:

Le bromeline sono enzimi proteolitici sulfidrilici contenuti nel caule e nel frutto dell’ananas. La bromelina contenuta nel caule è una miscela di almeno 8 proteinasi e piccole quantità di enzimi non proteolitici. Nel gambo, sono inoltre presenti due cistein proteinasi, la comosaina e la ananaina enzimaticamente affini alla bromelina, l’acido cinnamico, p-cumarico e ferulico.

Proprietà attribuite alla bromelina dell’ananas:

  • Efficacia nelle dispepsie per carenza enzimatica gastrica e pancreatica.
  • Azione antinfiammatoria di tipo enzimatico, attività antiedematosa, decongestionante le mucose in caso di flogosi acuta catarrale.
  • Immunomodulante.
  • Antitrombotica, antiaggregante piastrinica, modulante la coagulazione.

Attività eupeptica dell’ananas per digerire meglio e più velocemente:

Gli enzimi prevalentemente proteolitici contenuti nella bromelina dell’ananas, facilitano la digestione delle proteine nelle situazioni di dispepsia dovuta a carenza enzimatica gastrica e pancreatica.

Attività antinfiammatoria, antiedematosa tissutale dell’ananas:

Diversi esperimenti condotti su animali, con somministrazioni orali e parenterali hanno evidenziato un assorbimento intestinale della bromelina (circa il 40%) documentando una attività dose dipendente antiedematosa (evidenziata in molteplici forme sperimentali di edema indotto) ed un’azione antinfiammatoria.

Queste proprietà sono probabilmente da attribuire ad un incremento dell’attività fibrinolitica e ad una inibizione nella sintesi del fibrinogeno come pure alla degradazione della fibrina e del fibrinogeno stesso.

Conseguentemente si osserva un miglioramento nella circolazione, nel metabolismo cellulare, nel trofismo cutaneo, nel riassorbimento post-traumatico e post-operatorio di edemi, essudati, ematomi, sostanze necrotiche ed agenti infiammatori.

Ananas come rimedio contro la rinitine allergica :

La bromelina abbassa i livelli sierici e tissutali di chininogeno e di bradichinina ed influenza la sintesi delle prostaglandine contribuendo anche per questo nell’azione antinfiammatoria.Tale proprietà ha prodotto buoni risultati nel trattamento della rinite allergica, senza manifestare effetti collaterali.

La bromelina ha trovato applicazione nel trattamento di affezioni cutanee umane caratterizzate da infiammazione e prurito ed in forme di leggera colite. La bromelina risulta pertanto particolarmente indicata in caso di edema flogistico, dovuto a traumi muscolari, articolari, chirurgici, insufficienza venosa, cellulite.

 

Attività immunomodulante dell’ananas:

Recenti studi hanno confermato il ruolo regolatore specifico della bromelina nella modulazione della risposta immunitaria intervenendo come inibitore del segnale di trasduzione del linfocita T.

Quante calorie ha l’ananas? Mangiare l’ananas fa ingrassare?

L’ananas per cento grammi di prodotto apporta al’organismo solamente 48 calorie, per questo si può tranquillamente dire che mangiare ananas (almeno nelle giuste quantità) difficilmente fa ingrassare.

Ecco i valori nutrizionali dell’ananas:

  • Zuccheri 9 gr
  • Saccarosio 5 gr
  • Fruttosio 2 gr
  • Grassi saturi 0.009 gr
  • Grassi monoinsaturi 0.014 gr
  • Grassi polinsaturi 0.042 gr
  • Vitamina B2 0.031 mg
  • Vitamina PP 0.489 mg
  • Vitamina B6 0.11 mg
  • Vitamina C 36.2 mg
  • Vitamina E 0.02 mg
  • Vitamina K 0.7 mcg
  • Fosforo 8 mg
  • Potassio 115 mg
  • Manganese 1.1 mg
  • Selenio 0.1 mcg
  • Calcio 13 mg
  • Sodio 1 mg
  • Ferro 0.28 mg
  • Magnesio 12 mg

Attività antiaggregante piastrinica ed antitrombotica

La bromelina possiede proprietà antitrombotiche ed anticoagulanti in vivo ed in vitro.

Mangiare ananas brucia i grassi e aiuta a dimagrire?

Si può tranquillamente afferrmare che secondo studi, mangiare ananas possa essere utile per bruciare i grassi e dimagrire poichè l’azione della bromelina a livello intestinale promuove un maggior miglioramento metabolico e le fibre del frutto, come per molte fibre sono utili a ridurre l’assorbimento dei grassi (sempre a livello intestinale).

 

Indicazioni d’uso del frutto d’ananas (anche contro la cellulite):

Nei processi infiammatori, specialmente in caso di edema, di cellulite, di ridotto trofismo cutaneo, di tumefazioni post operatorie e post traumatiche acute soprattutto del distretto orofaringeo e rinosinusale, dell’apparato locomotore (tendiniti, distorsioni).

Nelle situazioni di carenza enzimatica di tipo proteolitico e nella insufficienza venosa con tendenza alla formazione di coaguli e trombi.

Mangiare ananas fa bene o fa male?

Alla luce di quanto riportato è proprio difficile dire che mangiare ananas possa fare del male, anzi mangiare la giusta quantità di ananas in precisi momenti della giornata fa bene all’organismo.

Colombia, sarà davvero la fine della guerra civile?

Scritto da: Fabio Marcelli
Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/02/colombia-sara-davvero-fine-della-guerra-civile/336770/

(immagine presa dal sito it.peacereporter.net)

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Sono oltre sessant’anni che in Colombia infuria una feroce guerra civile.La fondazione delle Farc avvenuta negli anni Sessanta e sancita dalla storica battaglia di Marquetalia, ha costituito uno degli eventi più importanti in questo ambito. Questa formazione guerrigliera, presente e radicata in taluni strati sociali, specie contadini, è arrivata a controllare oltre un terzo del territorio nazionale. La nascita della guerriglia ha costituito una risposta, probabilmente inevitabile, alla violenza storicamente esercitata dalle classe dominanti, che fra le altre cose avevano liquidato il candidato presidenziale che avrebbe vinto le elezioni del 1948, Jorge Eliécer Gaitan.

Nel frattempo sono stati fondati e sciolti altri raggruppamenti politico-militari,come soprattutto l’M-19, il cui rientro nella legalità, alla fine degli anni Ottanta, ha coinciso con il varo dell’ultima Costituzione colombiana del 1991, non priva di aspetti e spunti interessanti.

Il tentativo, che risale più o meno a quest’epoca, di numerosi quadri della sinistra di dar vita a una formazione legale, l’Unione patriottica, è stato frustrato con oltre tremila uccisioni,fra cui tutti i candidati alla Presidenza e vari parlamentari e sindacalisti.

Anche la controffensiva organizzata dalla presidenza di Uribe, dopo il fallimento dei negoziati di pace fra governo e Farc alla fine degli anni Novanta, è stata marcata da gravissime violazioni dei diritti umani. La cosiddetta seguridad democratica è stata in realtà imperniata sull’azione di bande di assassini e delinquenti, i cosiddetti paramilitari che, per prosciugare il bacino di consenso delle Farc si sono macchiate dei peggiori delitti, la cui responsabilità risale allo stesso Uribe, che andrebbe al più presto sottoposto al giudizio della Corte penale internazionale.

Nonostante alcuni gravi colpi subiti negli ultimi anni, le Farc continuano ad essere un attore politico-militare di cui tener conto. La guerriglia colombiana rappresenta al tempo stesso un grave fattore di anacronismo e andrebbe superata per dar vita a un nuovo quadro politico suscettibile di mettere finalmente in archivio l’insensata guerra fratricida e consentire al popolo colombiano un avvenire migliore.

Per questo è motivo di soddisfazione e speranza l’annuncio, fatto in contemporanea dal governo colombiano e dalle Farc, dell’avvio di nuovi negoziati di pace all’Avana, sotto l’egida di Cuba,Venezuela e Norvegia. A tali negoziati parteciperà anche l’altra formazione guerrigliera tuttora operante, che è l’Eln. Si tratta indubbiamente di un grande successo della nuova America Latina e in particolare del presidente Chavez, che ha saputo operare con accortezza e intelligenza. Rientrare a pieno nel processo di integrazione sociale, economica e politica latinoamericana, è preciso interesse della Colombia,del suo popolo, ma anche del suo governo e dei suoi settori imprenditoriali più dinamici e meno compromessi con l’oligarchia uribista dei latifondisti e narcotrafficanti. In quest’ottica può essere letta anche l’importante proposta di legalizzazione della droga, formulata dal presidente colombiano Santos,che toglierebbe senza dubbio spazio e potere alle mafie di tutto il mondo.

Forze oscure, legate a questa oligarchia, ma anche ai settori più retrivi dell’imperialismo statunitense, tenteranno in ogni modo di sabotare questo vitale processo.

Per questo è importante fare tesoro delle esperienze del passato e comprendere fino in fondo due cose.

Primo, la pace non potrà essere negoziata nel chiuso di qualche stanza, ma necessita della mobilitazione e dell’apporto entusiasta di tutto il popolo colombiano. Ciò è stato compreso a pieno da tutte le forze sociali, primi fra tutti gli indigeni, che si sono mossi con coerenza, e pagando un ennesimo prezzo di sangue, per dire basta alla guerra, come ho ricordato in un mio recente post.

Secondo, è necessario un ampio programma di riforme economiche e sociali e un’affermazione piena della democrazia a tutti i livelli. La pace, quindi, non è affare esclusivo dei guerreggianti, ma deve vedere, per affermarsi, una partecipazione intensa e organizzata di tutta la società civile in lotta per l’affermazione dei propri diritti e un sistema più egualitario. In particolare, in Colombia ciò significa limiti precisi ai poteri dei latifondisti e a quelli delle multinazionali.

Più che mai si invera, insomma, l’affermazione secondo la quale la pace non è mera assenza di guerra, ma richiede il concorso di una serie di condizioni in termini di realizzazione dei diritti umani di ogni genere.

Questa è la strada da seguire. Sul cui percorso la Colombia potrà indubbiamente giovarsi del sostegno vigile e fattivo degli altri Paesi latinoamericani. Occorre augurarsi che anche l’Europa sappia dare un suo contributo alla pace.

Australia, il finto Eldorado che strega i giovani veneti

Scritto da: Emilio Randon
Fonte: http://mattinopadova.gelocal.it/

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AUSTRALIA. Ai sondaggisti in procinto di perdere il posto, a quei polli degli exitpollisti e a tutti noi esperti del quaternario politico, professionalmente parlando un posto dove andare a lavorare ci sarebbe. È l’Australia, il migliore dei mondi possibili. Qui le urne hanno dato molta soddisfazione, previsioni azzeccate, desideri esauditi, nel mondo australe e lontano dove tutto sta a testa in giù il governo ideale è già fatto e con questi numeri: Bersani 38,01%, Monti 33,49%, all’opposizione Berlusconi con il 17,59% e Grillo con il 10,89%. E stiamo parlando della Camera. Al Senato, voto in meno voto in più, la maggioranza è la stessa. Dario Nelli, direttore del Globo, bisettimanale di Melbourne e giornale di riferimento della comunità italiana, ripassa le cifre e si sente molto, molto lontano da casa. «Con voi italiani–italiani condividiamo solo il calo dei votanti, in quanto ad astensionismo facciano ancora meglio: ha votato il 28,45% degli aventi diritto contro il 37,75% delle precedenti elezioni, un dato preoccupante perché gli iscritti nelle liste elettorali erano aumentati». Passano Marco Fedi (Pd) al suo terzo mandato alla Camera e Francesco Giacobbe per la prima volta al Senato, entrambi del Pd.

Singolare difformità. Si va in cerca delle ragioni. La prima, che più che una ragione sembra un legittimo impedimento per deficienti, consiste nel dire che Monti all’estero ha goduto di una positiva copertura mediatica. Insomma, sbagliavano tutti, sbagliava anche la stampa internazionale, solo che qui ci hanno creduto e l’hanno accontentata votando conformemente.

La seconda ragione è che l’Italia è lontana e questi sono italiani immaginari. A riprova che non si può fare i froci con il culo degli altri, tanto più nell’interpretare la sovranità nazionale, quando è in ballo il futuro e si misura la qualità del disgusto. L’Australia è lontana, la crisi economica non si sente (o quasi) , tutte buone ragioni, ma quel che più conta, che già si sapeva e che questi dati dimostrano, è la qualità antropologicamente diversa, “deteriorata” o se preferite “migliorata” dei nostri connazionali residenti all’estero: non vivono la cittadinanza, non partecipano dei nostri drammi, quando votano lo fanno sulla base di un ricordo, alla maniera in cui cantano le canzoni di Rabagliati e di Beniamino Gigli. Sono un prodotto artificiale. E fin qui niente da dire. Il brutto è che l’abbaglio è reciproco, se qui si vota un’Italia immaginaria, da noi i nostri giovani corrono in una Australia altrettanto immaginaria, attirati da una allucinazione, sulla base di un equivoco.

Nicola gestisce un chiosco a Brighton Beach, ha 60 anni, vota a sinistra da sempre. È nato ad Avellino, ha fatto il militare a Casarsa della Delizia, l’operaio ad Asti, è qui da 35 anni. «Li vedo i ragazzi italiani venir su a farsi un panino dopo la spiaggia. Sono tutti del settentrione, a decine, a centinaia. E sa perché sono tutti del settentrione? Perché a nord ci sono ancora i soldi per pagarsi un biglietto di andata e ritorno per l’Australia. Ad Avellino, dove sono nato io e in tutto il sud, non hanno nemmeno quelli. Ed è quasi un bene, si risparmiano una delusione. Nessuno dei vostri ragazzi del nord si fermerà qua, nessuno ce la farà, l’Australia non li vuole. Il paese ha chiuso le porte all’immigrazione. Resteranno sei mesi, un altro anno con il permesso di studio, poi dovranno tornarsene a casa. Saranno dei clandestini».

Dario Nelli, del Globo, conferma e aggiunge: «Lo sa quanti giornalisti, anche professionisti chiamano qui nella speranza di essere assunti? Una volta qualche giovane lo prendevamo, ma allora eravamo un quotidiano. La crisi, ma poi neanche tanto la crisi, il fatto che la cultura italiana sta morendo, ci ha costretti a chiudere alcune edizioni. Ora usciamo solo due volte alla settimana. Qualcuno lo dovrebbe spiegare ai vostri ragazzi che a venir qui si rischia una delusione. La credenza dell’Eldorado australiano va combattuta, è uno strano mito di ritorno questo, ha saltato un paio di generazioni per riaffiorare in maniera inedita senza più il corollario della fame e della pellagra».

Sono 100 mila i giovani italiani arrivati in Australia dall’inizio del 2012. Hanno i soldi del biglietto e una cosa che in Italia non avevano: la disponibilità a fare qua ciò che nel loro paese si vergognano di fare, camerieri, lavapiatti, raccoglitori di kiwy nei campi. È cool, fa fico, si impara l’inglese, se non altro poi c’è qualcosa da raccontare al ritorno. In realtà l’Australia sta diventando un grande parcheggio postuniversitario per ragazzi italiani a pagamento.

Nicola, il barista di Brighton Beach, ha un cugino al paese, bravo imbianchino. «Gli ho trovato uno sponsor (un imprenditore australiano che ti assume, ndr), lo sponsor gli ha chiesto 92 mila euro per farlo lavorare. Mio cugino arrivava a 60 mila. Ha chiesto: mettimi almeno il resto? Niente da fare. E così è rimasto ad Avellino». In tal modo lo stato australiano blocca l’immigrazione, obbligando il datore di lavoro al versamento anticipato di tasse e contributi sapendo che se li farà dare prima dal lavoratore.

Alessandro, vicentino, architetto. Ha bussato in tutti gli studi di Sydney, ha resistito sei mesi servendo pizze nella Shark Bay. Quindici giorni fa ha gettato la spugna ed è tornato. Ma la vita è più buffa dei programmi che ne facciamo: sulla strada di casa si è fermato a Singapore e ha trovato lavoro come architetto. Ed è anche più beffarda: Singapore lo vuole immediatamente fuori dalle scatole per motivi analoghi anche se tecnicamente diversi dall’Australia. Anche Mattia, l’amico della Giorgia di Molvena di cui abbiamo parlato, si è arreso. Era pieno di speranze, raccoglieva frutta e per dormire faceva “couchsurfing” (fare surfing sui divani, c’è un social network in rete dove i ragazzi si scambiano i divani di casa, couch, ndr). L’orgoglio di non dovere chiedere soldi a casa porta ad atti di eroismo, è l’estrema risorsa motivazionale, caduta quella i soldi continuano a non chiederli, ma tornano.

Di questa Australia bella e impossibile voglio dire un’ultima cosa anche se può sembrare frivola, che ha un penchant nevrotico nel tirarsi a gara, a sembrare più bella di quello che è: in inglese sex-up, apparire appetibili, anche a costo di imbrogliare un po’. Ebbene, nell’estremo sud del paese c’è una bellissima scogliera a picco sull’oceano e c’è un posto chiamato dei “12 apostoli”, 12 scogli verticali che escono dall’oceano. Bellissimi.

Ma intanto non sono 12, ma nove (sembra che tre siano crollati riassorbiti dal mare), e poi fino a poco tempo fa non li chiamavano “I 12 apostoli”, ma “The 12 pigs”, i 12 porci. Assomigliano infatti a dei musi di maiale sporgenti dal mare. E quello dovevano continuarsi a chiamare, per dovere filologico, per amor della tradizione che non hanno, per non nascondere la verità ai nostri ragazzi.

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