Dopo l’Occidente

Fonte: http://bur.rcslibri.corriere.it/libro/5578_dopo_l_occidente_magli.html

1705578_0“Aprirai un conto corrente. È questo l’Undicesimo Comandamento; non avrai altro Dio all’infuori di me… Andrai nella tua banca ogni mattina, che è la tua chiesa, e quei pochi soldini li verserai lì, così che il governo possa controllare se davvero li adoperi soltanto per mangiare.” Ida Magli lancia un caustico grido di allarme contro l’attuale indirizzo politico e il nuovo apparato di governo, denunciando quello che per molti rappresenta un importante passo avanti dell’Italia verso l’acquisizione di una piena dimensione “europea” e che, ci dice la grande antropologa, costituisce invece un’ulteriore tappa verso il definitivo declino della nostra cultura, l’accettazione passiva di falsi valori che, dietro il culto della forma e dei numeri, nasconde l’incapacità di immaginare un vero futuro. Un j’accuse che non risparmia nemmeno il Vaticano, la Chiesa e il suo clero, colpevoli di non saper difendere la storia, l’arte e la tradizione – le ricchezze autentiche delle nazioni – dalla progressiva desertificazione della civiltà e di non saper controbattere efficacemente alla tecnocratica religione del profitto, fondata sul dogma della crescita perenne, che terrorizza agitando l’ingannevole spauracchio del default. Perché nessun popolo “fallisce”, e una cultura è viva finché continua a credere in se stessa e nella propria storia.

IDA MAGLI è antropologa e saggista. Ha collaborato per anni con “la Repubblica” e ha insegnato Antropologia all’Università di Roma. Scrive per “il Giornale”. Per BUR ha pubblicato La dittatura europea, Dopo l’Occidente, Gesù di Nazaret, Il mulino di Ofelia e Omaggio agli italiani.

Sesso, il segreto è nei feromoni

Scritto da: Andrea Piccoli
Fonte: http://www.italiasalute.it

Varie_11237Ricerca trova conferme dell’importanza di queste sostanze

Un team di ricerca americano ha analizzato il comportamento sessuale dei topi giungendo alla conclusione che l’odore riveste un ruolo fondamentale nel processo di corteggiamento e di accoppiamento.
La chiave sta nei feromoni, particolari sostanze odorose che riescono a scatenare in un altro individuo della stessa specie una reazione biologica in grado di attivare un determinato comportamento, in questo caso mettendo in allerta gli stimoli sessuali. I feromoni entrano in comunicazione con i neuroni attraverso due specifici canali, denominati Trp2 e Sk3, rispettivamente canali ionici e canale potassio, sostanze che segnalano la presenza degli ormoni all’organo vomerosensoriale, che si trova nel naso. L’organo è molto sviluppato fra gli animali, ma anche l’uomo lo possiede, seppure in una forma probabilmente ridimensionata dal processo evolutivo.


La ricerca pubblicata su Nature Neuroscience, potrebbe spiegare la presenza di alcuni comportamenti innati, presenti negli animali ma anche nell’uomo, e la dinamica con la quale i feromoni vengono avvertiti ed entrano in comunicazione con il cervello.
I ricercatori, guidati da Ron Yu, hanno utilizzato dei piccolissimi elettrodi impiantandoli nei roditori da laboratorio che servivano a verificare il flusso di ioni all’interno dei neuroni: “abbiamo trovato due nuovi canali attraverso i quali si attivano i neuroni nell’organo vomeronasale – spiega lo scienziato – ed è una cosa sorprendente perché quelli di potassio normalmente non svolgono un ruolo diretto nell’attivazione dei neuroni sensoriali”.
Attraverso una miriade di recettori, i neuroni vengono attivati dai feromoni, sostanze che si trovano soprattutto all’interno dell’urina, ma in genere in tutti i liquidi corporei. Una volta attivati, i recettori dell’organo vomerosensoriale spingono i canali ionici ad aprirsi e chiudersi permettendo così agli ioni di entrare o uscire dai neuroni. Questo processo produce l’attivazione dei neuroni, che in tal modo stimolati spingono il cervello ad adottare un determinato comportamento sessuale.

Perché l’impeachment in Italia confina col fantasy

Scritto da: Simone Santucci
Fonte.: http://www.loccidentale.it/node/128874

giorgio-napolitano-87-anni4La storia dell’impeachment va incredibilmente di pari passo con la storia della nascita e della affermazione del parlamentarismo. La rara apparizione di questa procedura nella storia delle democrazie occidentali dimostra quanto sia difficile porla in essere anche in presenza di eventi gravi: è davvero avvilente che in questi giorni, da più parti, la si brandisca come uno spauracchio solo per mere opportunità politiche del momento. Ci chiediamo se parte della nostra classe politica sappia davvero come la messa in stato d’accusa si sviluppi nel suo iter e soprattutto in quali casi viene azionata.

I padri costituenti, non senza dibattiti molto accesi in fase preparatoria, decisero di trasporre nel nostro sistema questo antichissimo istituto. In quali casi è possibile azionare la procedura di messa in stato d’accusa? L’art. 90 prevede due reati: “l’alto tradimento” e “l’attentato alla Costituzione”, due fattispecie che ancora oggi attanagliano i più fini giuristi sulla possibile reale applicazione e esplicazione in un procedimento che, ricordiamo, non è mai stato promosso in quasi settant’anni di storia. Ma, a quanto pare, la portata di questi due reati appare invece molto scontata ai forzisti e grillini che, sorprendentemente, hanno la situazione più chiara di quanto ne avesse avuta un Mortati, un Orlando, un Ruini.

Cosa siano infatti l’alto tradimento e l’attentato alla Costituzione in dottrina e giurisprudenza non è mai stato chiarito. Per quanto riguarda l’alto tradimento alcuni si sono spinti a ritenere che non si tratti di un reato particolare: basterebbe un qualsiasi comportamento che possa far pensare a un tradimento per incorrere nel citato reato; quell’“alto” si riferirebbe solamente all’alta funzione svolta dal Presidente che quindi la connoterebbe in questo modo. Altri poi, circa l’altra fattispecie (l’attentato alla Costituzione) fanno riferimento all’art. 283 del codice penale che prevede un reato simile nel nome (“attentato contro la costituzione dello Stato”).

Un errore grossolano, in realtà, se si pensa che all’epoca della stesura di questa disposizione la Costituzione repubblicana non era stata ancora scritta (il codice è del 1930 la Costituzione venne scritta ben diciassette anni dopo). Non è un caso che il termine “costituzione” appaia nel codice penale con la lettera minuscola; ci si riferisce dunque a due cose differenti. Stante questa problematica mai risolta ci si chiede, legittimamente, se i promotori dell’accusa a Napolitano conoscano questo impervio dibattito settantennale.

In caso di risposta affermativa ci si chiede quindi quali siano i comportamenti di Napolitano a loro opinione ascrivibili a queste due prescrizioni penali. Grillo ha avuto più volte modo di chiarire che il Presidente “riunendosi in una notte al Quirinale” abbia deciso, con alcuni leader politici, di dar vita a un nuovo governo (!). Un po’ poco per sostenere una accusa di portata così grave. Quanto ai forzisti che vorrebbero spalleggiare Grillo in questa iniziativa andrebbero informati che in quella notte al Quirinale erano presenti anche esponenti del loro partito, tutt’altro che contrari a queste riunioni carbonare. Il governo, in effetti, nacque pochi giorni dopo, con l’entusiasmante benedizione del Pdl. Di che parliamo quindi?

Non possiamo, infine, non fare cenno al complesso procedimento richiesto dalla legge. Prima dell’introduzione vi è una attività probatoria svolta da un comitato bicamerale appositamente riunito  che ha veri e propri poteri inquirenti. Una volta deciso (a maggioranza) se procedere alla archiviazione o alla proposta formale d’accusa da presentare all’aula (in seduta comune) questa dovrà poi approvare l’accusa a maggioranza assoluta. A tutt’oggi rimane un mistero su come possa costituirsi una maggioranza di voti in seno al comitato e poi, eventualmente, all’interno del Parlamento. Ma andiamo avanti.

In caso di approvazione dell’accusa, come si è detto, non è il Parlamento a decidere (come in Gran Bretagna o o negli Stati Uniti) ma la Corte costituzionale (in composizione integrata), un organo a più riprese ritenuto eversivo da molti di questi esponenti politici che oggi addirittura vorrebbero affidargli un così delicato processo. Non osiamo immaginare in caso di assoluzione se questi stessi personaggi riterranno più incostituzionale un Presidente assolto o una corte clemente (composta poi da numerosi giudici di nomina presidenziale).

Il lettore non si spaventi, non è un romanzo fantasy, ma una delle possibilità concrete in caso, raro per fortuna, di sviluppi rilevanti. Un teatrino al quale avremmo fatto volentieri a meno ma che, nonostante tutto, non accenna ad uscire dal dibattito politico. Non è una idea peregrina pensare che i “molti” che invocano oggi la messa in stato d’accusa non sappiano nulla circa la sua reale struttura. Conoscendo qualcosa, a nostro avviso, si sarebbero scoraggiati già in partenza.

Per i cinesi lo smog fa sì male ma è utile per la difesa del Paese

Fonte: http://www.improntaecologica.it

1316Davvero esilarante la capacità di girare la frittata dei cinesi: stando al quotidiano nazionalista Global Times, infatti, lo smog che avvolge le città della Cina ha un aspetto positivo in ambito strategico.
Sulle colonne del giornale si legge che “lo smog può nuocere alla salute e alla vita quotidiana della gente, ma sul campo di battaglia può fornire un vantaggio difensivo nelle operazioni militari”.
Come dire che l’inquinamento è utile per la difesa militare del Paese.
E ne sono così tanto convinti che il giornale ricorda che durante la guerra in Kosovo, l’esercito serbo bruciava spesso copertoni per proteggere gli obiettivi dei raid aerei della NATO.
Inoltre, poi, durante la guerra del Golfo le tempeste di sabbia hanno quasi del tutto annullato la capacità delle forze corazzate americane di individuare i carri armati irakeni.
Ma la vera verità è che l’articolo del Global Times è stato “stranamente” pubblicato dopo che in vaste aree della Cina orientale, compresa la capitale finanziaria Shanghai, si sono registrati livelli d’inquinamento atmosferico senza precedenti.
Ad ogni buon conto sembra però che non tutti i cinesi si siano bevuti questa folle fandonia, tutt’altro: addirittura un lettore, intervenendo su Internet, ha chiesto polemicamente: “Volete forse dire che lo smog non è inquinamento, ma una misura di difesa nazionale?”.

Il preservativo più sottile al mondo

Scritto da: Adrea Sperelli
Fonte: http://www.italiasalute.it/benessere/sessualita.asp?ID=12287

Varie_12287Ricercatori giapponesi creano un nuovo profilattico grazie al poliuretano

In attesa di quello al grafene, per il momento possiamo accontentarci del preservativo al poliuretano prodotto da alcuni scienziati giapponesi. L’azienda produttrice, la Sagami Rubber, ha annunciato la messa a punto di un nuovo condom dello spessore di 0,01 millimetri, una misura che lo pone al di sotto di quella di un capello umano, pari a 0,06 millimetri, e di tutti gli altri preservativi in commercio.
Per la realizzazione del profilattico i ricercatori asiatici hanno utilizzato il poliuretano, materiale che assicura uno spessore inferiore ma caratteristiche di resistenza perfino superiori a quelle dichiarate dai concorrenti già in commercio. Il nuovo preservativo, che prenderà il nome di Sagami Original 0,01, è tre volte più resistente alla pressione di rottura e 2 volte di più alla trazione rispetto ai normali condom in lattice. Anche la conducibilità termica migliorerebbe grazie al poliuretano, garantendo all’uomo una sensazione di calore superiore alla norma.
Il preservativo, inoltre, è inodore, privo di proteine, più liscio, più trasparente, più lubrificato, anallergico, atossico e biocompatibile. In sostanza, parrebbe non esserci confronto possibile con gli altri profilattici che si utilizzano.
Per arrivare a questo risultato, i ricercatori hanno testato oltre 20mila condom arrivando così al design definitivo. L’introduzione di questa novità potrebbe spingere ancora più uomini a utilizzare il preservativo, dal momento che gli aspetti negativi da sempre associati al suo uso sembrano superati grazie alla nuova tecnologia.

Falchi italiani per la guerra in Congo

Fonte: http://antoniomazzeoblog.blogspot.it/

img_7433Shopping ONU in Italia per le operazioni di guerra nel continente africano. Due aerei senza pilota “Falco”, prodotti dall’azienda Selex ES (Finmeccanica), sono stati acquistati dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per essere impiegati con la Missione militare nella Repubblica Democratica del Congo (MONUSCO). I droni-spia sorvolano dal 3 dicembre scorso la regione orientale del North Kivu, al confine con il Ruanda, per “monitorare” i movimenti dei gruppi armati antigovernativi e gli spostamenti delle popolazioni civili. I velivoli sono giunti nella base delle forze armate congolesi di Goma il 15 novembre 2013, a bordo di un C-130J “Hercules” dell’Aeronautica militare italiana. Il contratto di acquisto di cinque velivoli senza pilota “Falco” (valore complessivo 50 milioni di euro) era stato sottoscritto con Selex ES dal Dipartimento delle Operazioni di Peacekeeping dell’ONU a fine luglio. La consegna dei tre droni rimanenti è prevista entro il febbraio 2014.

Il “Falco” è un aereo a pilotaggio remoto in grado di volare a medie altitudini; ha un raggio di azione di 250 km, un’autonomia superiore alle 12 ore di volo e può trasportare carichi differenti tra cui sensori radar ad alta risoluzione che consentono di individuare, di giorno e di notte, obiettivi in tempo reale e a notevole distanza. Prodotto nello stabilimento di Selex ES di Ronchi dei Legionari (Gorizia), il drone è stato sperimentato la prima volta nel 2004 nel poligono sardo di Salto di Quirra.
 “Useremo queste macchine disarmate e senza equipaggio nella convinzione del loro forte effetto deterrente”, ha dichiarato Hervé Ladsous, responsabile ONU per le operazioni di peacekeeping. Quella in Repubblica Democratica del Congo è la prima missione militare in cui l’ONU utilizza dei droni. Un paio di anni fa il Consiglio di Sicurezza aveva richiesto l’autorizzazione a impiegare velivoli-spia senza pilota nella martoriata regione africana, ma Ruanda e Uganda,in particolare, si erano duramente opposti. “Abbiamo bisogno di avere un quadro più preciso di quanto sta succedendo nella Repubblica Democratica del Congo e se l’uso dei droni avrà successo, potrebbero essere utilizzati anche in altre missioni di pace dell’Onu”, ha aggiunto Hervé Ladsous. Secondo il sito d’informazione Analisi Difesa, il Mali e la Repubblica Centroafricana potrebbero essere i prossimi paesi destinati a ospitare i velivoli senza pilota ONU, “per sorvegliare ampi spazi con contingenti militari di dimensioni limitate”. In pole position per la fornitura di sistemi d’arma telecomandati c’è ancora Selex ES. Dopo aver venduto i “Falco” al Pakistan, nel settembre 2013 l’azienda del gruppo Finmeccanica ha annunciato di aver sottoscritto un contratto di 40 milioni di euro per la consegna di alcuni droni-spia a un paese mediorientale rimasto segreto. In passato, Selex ES aveva avviato trattative di vendita dei “Falco” con l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, oltre che con le forze armate di Algeria e Malesia.
La missione MONUSCO in Congo è la più grande operazione ONU in atto. Vi partecipano oltre 20.000 uomini provenienti da diversi paesi africani, compresi i 3.000 militari della Force Intervention Brigade (FIB) creata il 28 marzo 2013 con la risoluzione n. 2098 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che ha prorogato il mandato dei caschi blu fino al 31 marzo 2014. Come dichiarato dal portavoce delle Nazioni Unite, sia i droni made in Italy che la nuova brigata di pronto intervento “rappresentano i nuovi strumenti messi a disposizione dall’ONU per sostenere il rinnovato sforzo politico” nel paese africano. La Force Intervention Brigade è composta da tre battaglioni di fanteria, una batteria di mezzi d’artiglieria e una compagnia di “forze speciali” forniti da Sudafrica, Tanzania e Malawi. “Scopo della brigata è quello di contribuire a ridurre la minaccia posta in essere dai gruppi armati contro le autorità statali e la sicurezza dei civili e rafforzare le attività di stabilizzazione nella regione orientale della Repubblica Democratica del Congo”, spiegano alle Nazioni Unite. Nelle dichiarazioni ufficiali del Palazzo di Vetro si manifesta altresì la necessità che la nuova task force non limiti il suo intervento alla mera interposizione tra le parti in conflitto, ma operi pure attivamente nella “neutralizzazione dei gruppi armati”, autonomamente o congiuntamente con le forze armate congolesi. Una brigata combattente dunque, che per individuare i target da colpire e “neutralizzare” può contare da oggi sui droni di Selex ES.
In stretto contatto con i militari di MONUSCO e della Force Intervention Brigade opera pure la missione EUPOL RD Congo istituita dall’Unione europea per sovrintendere alla “formazione” e all’addestramento delle forze di polizia locali. Alla missione, che durerà perlomeno sino alla fine del settembre 2014, partecipano una quarantina di agenti di polizia specializzati provenienti da sette paesi europei Ue, con base a Kinshasa e Goma.

Il Congo è lacerato da uno dei conflitti più sanguinosi di tutto il continente africano. Fomentato dai governi occidentali e dalle maggiori transnazionali che puntano ad assicurarsi il controllo delle importanti risorse strategiche presenti, vede protagonisti una decina di gruppi ribelli, armati e sostenuti dai governi degli Stati confinanti con la Repubblica Democratica del Congo. Tra la maggiori organizzazioni anti-governative spiccano l’M23 (March 23 Movement), sostenuto apertamente dall’esercito del Ruanda; le Democratic Forces for the Liberation of Rwanda (FDLR), organizzate da estremisti Hutu che nel 1994 presero parte al genocidio in Ruanda e che poi si rifugiarono in Congo; le Allied Democratic Forces and the National Army for the Liberation of Uganda (ADF-NALU); il Mai Mai Kata Katanga. Tre mesi fa circa, le milizie dell’M23 riuscirono a sferrare un attacco contro un accampamento militare della missione MONUSCO a Kibati, località dove ha pure sede il comando della neo costituita Force Intervention Brigade a guida ONU. Le Nazioni Unite e le forze armate congolesi hanno risposto lanciando contro l’M23 una massiccia offensiva che a fine novembre ha prodotto la “disfatta” delle milizie ribelli. Il 12 dicembre, i leader del Movimento hanno firmato un “accordo di pace” con il governo della Repubblica Democratica del Congo a Nairobi (Kenya), impegnandosi a rinunciare alla lotta armata e a trasformarsi in forza politica.

Secondo fonti ufficiali ONU, il conflitto militare in Congo ha già prodotto 2,6 milioni di sfollati e più di mezzo milioni di rifugiati. Tra i 3,5 e i 5 milioni le persone che avrebbero perduto la vita a seguito dei combattimenti, mentre 6,4 milioni di congolesi necessitano urgentemente di cibo e assistenza sanitaria per non morire nei prossimi mesi. Degli aiuti umanitari promessi dal Palazzo di Vetro, sino ad oggi neanche l’ombra. In compenso arrivano ad alimentare la guerra i droni di Selex ES, a 10 milioni di euro cadauno.

Il supervulcano di Yellowstone è più colossale di quanto si credesse: se eruttasse sfigurerebbe il volto del pianeta

Fonte: http://www.ilnavigatorecurioso.it/

yellowstone-01E’ il vulcano più grande del mondo e un nuovo studio rivela che la sua camera magmatica è 2,5 volte più grande di quanto si era valutato in precedenza. Se Yellowstone decidesse un giorno di eruttare, le conseguenze sarebbero gravissime per l’intero piante Terra.

Il bellissimo Parco Nazionale di Yellowstone, nel Wyoming, nasconde nel sottosuolo il più grande vulcano del pianeta e, potenzialmente, il più distruttivo in assoluto.

Uno studio condotto dagli scienziati dell’Università dello Utah ha però rivelato che le dimensioni della camera magmatica del gigante addormentato erano state sottostimate.

La squadra di ricercatori guidata dal professor Bob Smith ha scoperto che la gigantesca sacca di magma incandescente si estende per oltre 90 chilometri nel sottosuolo, con una capacità di 200-600 chilometri cubi di roccia fusa, ben 2,5 volte in più di quanto stimato in precedenza.

I risultati dello studio sono stati presentati lo scorso 13 dicembre al convegno autunnale dell’American Geophysical Union tenutasi a San Francisco. “Abbiamo lavorato per un lungo periodo di tempo”, spiega Smith alla BBC. “Avevamo la convinzione che fosse grande, ma i risultati sono davvero stupefacenti”.

Per mappare la camera magmatica, i ricercatori hanno utilizzato una rete di sismografi installata intorno al parco. “Abbiamo registrato i terremoti dentro e attorno a Yellowstone, misurando le onde sismiche mentre si propagano attraverso il terreno”, ha spiegato Jamie Farrell della University of Utah. “Le onde viaggiano più lentamente attraverso il materiale caldo e parzialmente fuso. Grazie a questa caratteristica possiamo misurare il contenuto del sottosuolo”.

I nuovi dati diffusi dal gruppo di ricercatori indicano che le conseguenze di un’eventuale eruzione di Yellowstone sarebbero disastrose. L’ultima grande eruzione del vulcano si ritiene sia avvenuta circa 640 mila anni fa, con il risultato di ricoprire di cenere l’interno Nord America e influenzare l’equilibrio climatico del pianeta.

Naturalmente sono in molti a chiedersi quando il gigante addormentato potrebbe svegliarsi di nuovo. Gli scienziati non sono in possesso di una risposta precisa. Secondo le statistiche geologiche, il vulcano negli ultimi due anni sembra essersi messo in attività una volta ogni 700 mila anni. Dato che l’ultima eruzione è avvenuta 640 mila anni fa, la prossima potrebbe accadere tra 60 mila anni.

 

Ma il professor Smith ha sottolineato che sono necessari più dati per ottenere una previsione realistica, visto che sono state registrate solo tre eruzioni finora. “Per calcolare la frequenza, abbiamo a disposizione solo l’intervallo tra tre eruzioni, quindi solo due cifre per arrivare ai famosi 700 mila anni”, spiega Smith. “Ma quante persone comprerebbero un titolo al mercato azionario con i dati dell’andamento di soli due giorni?”

 

I vulcani, infatti, non seguono cicli e comportamenti regolari tant’è che uno studio presentato durante lo stesso convegno dimostra che tra gli 8 milioni e 2 milioni di anni fa lungo lo stesso tratto di placca continentale di Yellowstone le eruzioni sono state molto meno frequenti, ma decisamente più violente. “Studiare i vulcani più antichi può aiutarci a capire con cosa abbiamo a che fare con Yellowstone”.

Stop al commercio della patata OGM Amflora

Fonte: http://www.improntaecologica.it

1318Sarà anche solo per qualche “cavillo” burocratico o di procedura, fatto sta che il Tribunale dell’Unione Europea ha annullato le autorizzazioni concesse dalla Commissione Europea alla commercializzazione della patata geneticamente modificata Amflora prodotta dalla Basf.
In particolare per il Tribunale la Commissione ha violato le norme comunitarie sulle procedure di autorizzazione per la messa in commercio di prodotti OGM.
Nella catena delle procedure di autorizzazione, infatti, l’esecutivo UE non avrebbe rispettato tutti i passaggi.
Il Tribunale afferma inoltre che, se la Commissione avesse osservato le norme, gli esiti della procedura o il contenuto delle decisioni impugnate avrebbero potuto essere sostanzialmente diversi.
“La Commissione prende atto del giudizio e delle sue conseguenze – spiega il suo portavoce – e le esaminerà prima di decidere su come procedere. Fra le opzioni ci potrebbe essere un appello, ma per questo gli uffici legali sono incaricati di esaminare il dossier”.
E aggiunge: “La patata Amflora non è più coltivata nella UE per decisione dell’azienda che l’ha prodotta. È stata coltivata per un breve periodo in Repubblica Ceca e in Svezia, ma non ha avuto il successo che l’azienda sperava”.