Halloween 2014, l’esorcista allievo di padre Amorth: “Festa che invoca Satana”

Scritto da: Annalisa Dall’Oca
Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it

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Don Ermes Macchioni, parroco di Sassuolo, ha ideato Holyween. Al posto del travestimento da strega c’è il costume da santo, niente zucche illuminate ma solo ceri bianchi accesi, e tra le mani la propria immagine sacra preferita.

Al posto del travestimento da strega c’è il costume da santo, niente zucche illuminate ma solo ceri bianchi accesi, e tra le mani la propria immagine sacra preferita. Si chiama Holyween ed è la risposta di don Ermes Macchioni ad Halloween, la festa dei Santi che si terrà nella parrocchia di San Michele e Pigneto di Sassuolo, in provincia di Modena, la sera del 31 ottobre, la notte del cosiddetto capodanno esoterico. Una celebrazione che intende controbattere a spiriti, magia e calderoni accesi con la luce del cattolicesimo, “perché Halloween è una festa pagana dove si danza in onore del Grande Cornuto, Satana – spiega don Macchioni – e a Satana noi rispondiamo invocando Dio e la resurrezione”. Niente dolcetto o scherzetto, né maschere e festoni: per i più piccoli l’invito è a travestirsi come il proprio santo preferito, e per i genitori, portare i ragazzi in parrocchia, al riparo dagli “operatori dell’occulto, i lussuriosi del divertimento che commettono il peccato dell’idolatria inneggiando al male e all’oscurità”.

“Per noi cattolici – racconta il sacerdote, che da sette anni organizza per la vigilia di Ognissanti una contro ricorrenza – Halloween è un tentativo che il male fa di infiltrarsi nella struttura portante della nostra fede, attraverso un credo e tradizioni inopportune. Si dice che gli spiriti dei morti tornino in vita quella notte, ma sono falsità perché i defunti vivono in Cristo, e siamo noi che dobbiamo raggiungere il loro mondo tramite la sua luce”.

Un messaggio che Don Macchioni non rivolge solo alla comunità che si prepara ad accendere i ceri incastrati nelle bocche sorridenti delle zucche intagliate, i Jack O’Lantern della tradizione, che vuole un avido fabbro irlandese seduto al tavolo di un bar con il diavolo. Il sacerdote parla anche a chi, all’interno della Chiesa, liquida Halloween come una semplice celebrazione: “In tanti dicono che in fondo, la vigilia di Ognissanti è come il carnevale. Tutt’altro. Tra le indicazioni per allestire una sala dove vivere il rituale di Halloween c’è anche quella di collocare su un altare un elmo cornuto.È ovvio il richiamo a Satana”.

Danzare e cantare, sottolinea quindi don Macchioni, “va bene. Anche noi danzeremo e canteremo in parrocchia, la sera del 31 ottobre, solo che invocheremo la luce di Dio e dei suoi Santi e allontaneremo da noi le ombre e la malvagità. Ai bambini mostreremo un esempio positivo, un modello a cui ispirarsi, quello del loro santo preferito, di cui potranno indossare i panni, al riparo da una tradizione importata in Italia e nel mondo al solo scopo di vendere dolciumi e travestimenti”.

Perché è anche contro l’aspetto commerciale di Halloween che il parroco reggiano, riconosciuto esorcista diocesano dalla Chiesa nel 2008, si schiera. E alle sue spalle c’è tutto il mondo cattolico, in questi giorni impegnato in una vera e propria campagna contro il capodanno esoterico: da Imola, in provincia di Bologna, che invita i fedeli a riscoprire i “martiri morti in nome di Cristo”, a Sarno, in Campania, che distribuirà santini da illuminare con una candela, fino a Marianopoli, in Sicilia, che la notte di Halloween si trasformerà in un palcoscenico teatrale dove bambini rappresenteranno in una lunga recita le vite di alcuni Santi, tra cui Papa Giovanni Paolo II e San Filippo Neri. “L’interesse economico che ha reso tanto popolare Halloween ha creato una spirale dissoluta all’insegna del divertimento sfrenato, lussurioso. A noi battezzati quel mondo non appartiene, ed è nostro dovere, in quella notte, dimostrare la nostra fedeltà al battesimo, durante il quale, va ricordato, si rinuncia a Satana e a tutte le sue forme di oppressione davanti a Cristo”.

“La società italiana sta perdendo il senno, il senso della vita, è sempre più malata – è il monito di Padre Amorth, di cui Don Macchioni è stato allievo – festeggiare Halloween è rendere un osanna al diavolo che, se adorato anche soltanto per una notte, pensa di vantare dei diritti sulla persona. Mi dispiace moltissimo che l’Italia, come il resto d’Europa, si stia allontanando da Gesù, e si metta a omaggiare satana, la festa di Halloween è una sorta di seduta spiritica presentata sotto forma di gioco. L’astuzia del demonio sta proprio qui: tutto viene presentato sotto forma ludica, innocente. Anche il peccato non è più peccato al mondo d’oggi. L’uomo è diventato il dio di se stesso, esattamente ciò che vuole il demonio”.

 

Stalin e lo stalinismo

Fonte: http://www.rri.ro/it_it/stalin_e_lo_stalinismo-2207#(Radio Romania International)
Traduzione:  Gabriela Petre

Stalin_mediumIl 5 marzo 1953 morì Josif Vissarionovič Stalin, il più sanguinoso criminale della storia, come caratterizzato non dagli avversari, ma dalle innumerevoli prove degli omicidi commessi dal suo regime. A 60 anni dalla sua morte si possono dire su di lui solo parole attinenti alla memoria attiva. Sebbene sia parte della storia dell’Unione Sovietica, per l’impatto globale che lui rappresentò nel periodo 1945 – 1991, Stalin è anche parte della storia di molte nazioni e, purtroppo, anche di quella dei romeni.
Stalinismo è il nome dato dal pensiero politico alla tirannide: la più orrenda forma di governo politico in cui i principali elementi furono la volontà di un unico uomo e il terrore. Lo stalinismo portò le pratiche tiranniche all’apogeo, approvate però anche da individui e società, il che ha significato l’accecamento di fronte all’ideologia. Liviu Rotman, docente presso la Scuola Nazionale di Studi Politici e Amministrativi di Bucarest, è del parere che l’attaccamento degli altri all’ideologia e alla persona del conduttore, cioè alla sua incarnazione, sia la spiegazione della comparsa e della sopravvivenza dello stalinismo.
“Nella definizione del tipo di regime comunista ci sono più approcci. C’era l’approccio ai tempi di Stalin, quando era considerato la più alta forma dell’ideologia comunista e della sua purezza. Si parlava di scrittori, storici, attori, pittori stalinisti, attivisti di partito stalinisti e tale attributo era un pregio, un omaggio. In generale, significava che loro erano i comunisti più decisi, duri e pieni di energia. Stalin stesso si era assunto questo pseudonimo, perché stal in russo vuol dire acciaio. L’idea che voleva imporre era che la sua politica fosse dura come l’acciaio, ma giusta e orientata verso l’adempimento agli ideali comunisti”, spiega Liviu Rotman.
La percezione popolare dello stalinismo può essere però ingannevole. Per quanto sia autoritario, un tiranno deve essere credibile di fronte a coloro che lo sostengono. In altre parole, è necessario che il suo pensiero politico sembri logico a chi lo ascolta. Lo storico Cristian Vasile dell’Istituto di Storia Nicolae Iorga di Bucarest spiega in che cosa consisteva il pensiero politico di Stalin.
“Erik Van Ree, specialista nel sistema politico sovietico, ha pubblicato un libro molto importante, “Il pensiero politico di Stalin”. Il libro è importante perché Erik Van Ree ha avuto l’opportunità di studiare negli archivi russi un certo tipo di fonte storica, le numerosissime note scritte da Stalin stesso sui libri della propria biblioteca. Questa fonte di informazioni è eccellente, Erik Van Ree l’ha sfruttata molto bene, ed ha modificato in un certo modo la percezione su Stalin e sullo stalinismo, soprattutto per quanto riguarda le fonti di ispirazione del suo pensiero politico. Van Ree pensa che si possa parlare di un pensiero, di una coerenza forte di Stalin. Cosa scopre Van Ree? C’è stata una grande discussione nella storiografia occidentale sulla fonte delle idee di Stalin: la tradizione autocratica russa, da Ivan il Terribile a Pietro il Grande come modernizzatore, che Stalin avrebbe preso come modello, oppure il marxismo occidentale, il movimento rivoluzionario dell’Occidente. Van Ree ha scoperto che la principale fonte di ispirazione di Stalin sembra essere stata la tradizione rivoluzionaria occidentale, la tradizione giacobina. Ed ha trovato persino note scritte da Stalin in tal senso, evidentemente passate per il filtro del pensiero leninista”, spiega lo storico.
Molte opinioni espresse dopo il crollo del comunismo hanno attribuito la colpa del disastro all’incapacità dei leader sovietici di implementare gli scritti di Marx. Liviu Rotman ha voluto sottolineare la natura essenzialmente stalinista del regime comunista e l’impossibilità del suo funzionamento in condizioni diverse da quelle create tramite la tirannide.
“Secondo me, Stalin, con il terrore e il suo sistema politico, ha significato forse il comunismo più puro. In generale, quando si è tentato di uscire dai cliché stalinisti, già dai tempi di Krusciov, il comunismo ha cominciato a scricchiolare, a non poter più adempiere ai suoi scopi. Proprio per questo, i sovietici tentarono di tornare allo stalinismo nel periodo di Brejnev il quale, senza annunciarlo pubblicamente, tentò di tornare alle pratiche staliniste. Nei Paesi-satellite, tra cui anche la Romania, questa immagine di Stalin è criticata, le sue statue scompaiono. Ma ciò era solo una facciata, la continuità del comunismo chiedeva il mantenimento tacito dello stalinismo, in un modo o in un altro, a seconda del contesto nei vari Paesi. Lo dico perché allorquando ci furono opinioni negative nei confronti di Stalin, si riferivano a Stalin stesso. Come se il comunismo, poststalinista o ante stalinista, fosse più umano, più vicino alla natura umana e all’andamento normale della storia”, afferma Liviu Rotman.
Stalin e lo stalinismo hanno costituito modelli non solo per le società con un deficit di democrazia. Nel mondo democratico ci sono state simpatie per il suo modo di dirigere, il che dimostra che la democrazia non è un fatto naturale che funziona senza sincope. Ci sono stati degli Stalin, più piccoli e più grandi, che hanno imitato molto bene l’originale. Ma la verità, che non è solo un concetto filosofico, ma anche uno storico, si è imposta, come sempre. (trad. Gabriela Petre)

 

 

Forze armate italiane in Kuwait per la guerra all’Isis

Scritto da: Antonio Mazzeo
Fonte: http://antoniomazzeoblog.blogspot.it/

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Parte dal Kuwait l’avventura militare italiana contro le milizie del Califfato. Nei giorni scorsi, un velivolo tanker Boeing KC-767-A in dotazione al 14° Stormo dell’Aeronautica di Pratica di mare (Roma) è stato trasferito nella base aerea di Kuwait City per rifornire in volo i cacciabombardieri della coalizione internazionale a guida Usa impegnati contro l’Isis in Iraq e Siria. Sempre in Kuwait, petromonarchia che ha contribuito ad addestrare, finanziare ed armare i gruppi di miliziani in lotta contro il regime di Bashar Assad poi confluiti nell’esercito del Califfato, l’Aeronautica rischiererà entro un paio di settimane due droni-spia “Predator” del 32° Stormo di Amendola (Foggia). Perché siano pienamente operativi, i velivoli senza pilota dovranno essere riconfigurati per la nuova missione bellica e sarà necessario allestire in loco le necessarie infrastrutture logistiche.

Secondo quanto dichiarato in Parlamento il 16 ottobre scorso dalla ministra della Difesa Roberta Pinotti, il contributo italiano alla Coalizione internazionale prevede pure il dispiegamento di 200 addestratori e 80 “consiglieri” militari, molto probabilmente a Erbil, nel Kurdistan iracheno, per addestrare le unità locali e i battaglioni dei pershmega curdi. Alcuni ufficiali italiani saranno distaccati infine a Tampa (Florida), sede del Comando centrale che guida l’Operazione Inherent Resolve, com’è stata chiamata dal Pentagono la nuova campagna di guerra in Medio Oriente. “Il contributo dell’Italia alla lotta contro lo Stato islamico deve proseguire e in tale contesto hanno preso avvio lo studio e la pianificazione di altri interventi, come la fornitura di ulteriori stock di munizioni e armi di cui potranno far parte anche controcarro e blindati in uso all’Esercito Italiano”, ha spiegato la ministra Pinotti. Le autorità militari prevedono inoltre d’inviare “altri assetti pilotati per la ricognizione aerea” come i cacciabombardieri AMX e Tornado, ma c’è da immaginare che inevitabilmente saranno impiegati in azioni di attacco e bombardamento. Secondo l’agenzia Adnkronos, militari curdi potrebbero essere ospitati infine in Italia nei centri dell’Esercito di Cassino (Frosinone) e Persano (Salerno) e nei poligoni di Monteromano (Viterbo) e Capo Teulada (Cagliari) per essere addestrati all’uso dei sistemi d’arma che il nostro paese ha ceduto nei mesi scorsi al “governo regionale” del Kurdistan irakeno (200 mitragliatrici 42/59 calibro 7,62 ed M-2 Browning calibro 12.7 e 2.000 razzi per Rpg).

Il trasferimento di velivoli da guerra e droni spia in Kuwait contribuirà a rafforzare la partnership tra le forze armate italiane e quelle locali e offrirà sicuramente nuove opportunità d’investimento e affari per il complesso militare-industriale-finanziario (Finmeccanica). L’11 dicembre 2003, Italia e Kuwait hanno sottoscritto un Memorandum d’Intesa sulla cooperazione nel campo della difesa (ratificato con legge n. 147 del 18 luglio 2005) che promuove lo “scambio di conoscenze specialistiche” nei settori dell’addestramento della tecnologia informatica, di osservatori in esercitazioni militari e d’“informazioni tecniche sui mezzi militari in costruzione”; la realizzazione di programmi e corsi d’istruzione militari; l’assistenza tecnica sugli equipaggiamenti e sui sistemi di difesa. Un Memorandum of Agreement concernente la cooperazione nel campo della difesa è stato firmato il 18 luglio 2012 a Kuwait City dal Segretario Generale della difesa italiano, gen. Claudio Debertolis e dal Capo di stato maggiore del Kuwait, Khaled Jarrah Al-Sabah. Con questo memorandum, Italia e Kuwait si sono impegnate a collaborare più strettamente nelle fasi basiche ed avanzate dell’addestramento al volo.

Gli ultimi due anni hanno visto un crescendo d’incontri, visite ufficiali e corsi addestrativi bilaterali. Nel marzo 2013, una delegazione della Marina militare kuwaitiana è stata ospitata nella base di elicotteri di Luni (La Spezia) per visitare il Centro di Simulazione e Missione della Marina italiana e “conoscere le caratteristiche degli elicotteri EH101 e SH 90”, attualmente in forza rispettivamente al 1° e al 5° Gruppo Elicotteri. “Alla delegazione è stata offerta la possibilità di decollare virtualmente da bordo delle navi Cavour e Caio Dulilio, eseguendo degli appontaggi su alcune piattaforme petrolifere posizionate in prossimità della costa”, ha riferito il Ministero della difesa italiano. Gli alti ufficiali del Kuwait si sono trasferiti poi presso il Comando delle forze di contromisure mine a La Spezia, dove vengono svolti “corsi di sicurezza per la lotta antincendio” a favore di equipaggi di unità navali estere (tra gli altri, gli Emirati Arabi Uniti). “Fortemente interessata alla componente cacciamine italiane, la delegazione kuwaitiana ha potuto approfondire la visita a bordo di Nave Gaeta, prima unità ammodernata dell’omonima classe”, ha aggiunto il portavoce della Difesa.

Due mesi più tardi è stato il Capo di stato maggiore dell’Aeronautica militare del Kuwait ad essere ricevuto a Roma dall’omologo italiano, gen. Pasquale Preziosa. Il generale kuwaitiano si è recato poi in visita a Torino Caselle presso gli stabilimenti dell’industria aeronautica Alenia (gruppo Finmeccanica) e al 61° Stormo dell’Aeronautica militare di Galatina, Lecce, sede della scuola internazionale di addestramento al volo e al pilotaggio di cacciabombardieri (sei allievi piloti kuwaitiani ne sono ospiti). Il 7 luglio 2013 l’allora ministra degli esteri Emma Bonino si è recata in visita ufficiale in Kuwait per incontrare l’emiro Sabah Al Ahmad Al Jaber Al Sabah e il Primo Ministro Sheikh Jaber Al-Mubarak Al-Hamad Al-Sabah. “La fitta agenda del Ministro degli Esteri s’inquadra nell’alveo della visita del Presidente del Consiglio Monti il 6 novembre 2011, seguita alla visita di Stato in Italia dell’Emiro del 2010 e ha tra i suoi pilastri il rafforzamento dei rapporti tra i due governi nel campo della Difesa e in quello economico”, si legge nel comunicato emesso dalla Farnesina. Nell’occasione, la Bonino si è riunita anche con i vertici della Kuwait Petroleum Corporation, proprietaria in Italia di una vasta rete di distributori di benzina e gasolio e della grande raffineria siciliana di Milazzo (in società quest’ultima con il gruppo Eni). A fine settembre 2013, sono stati l’allora sottosegretaria alla Difesa, Roberta Pinotti, e il Capo del Segretariato Generale della Difesa, gen. Enzo Vecciarelli a recarsi a Kuwait City.

Il 14 febbraio 2014, l’ambasciatore in Italia del Kuwait, Sheikh Ali Khaled Al-Sabah, è stato accolto dai comandanti del 61° Stormo di Galatina per una visita ai simulatori di volo del caccia-addestratore Aermacchi MB339, alle strutture del Ground Based Training SystemG.B.T.S., il sistema integrato di addestramento aereo basato sul nuovo velivolo T346A (prodotto da Alenia Aermacchi), e al cosiddetto R.E.S. (Representation and Elaboration System), il sistema che consente, in maniera automatizzata e computerizzata, di ricostruire la complessa dinamica delle missioni di volo.

A fine dicembre, il 30° gruppo navale della Marina militare con la portaerei “Cavour”, l’unità rifornitrice “Etna”, la fregata lanciamissili “Bergamini” e il pattugliatore d’altura “Borsini” hanno fatto tappa in Kuwait durante il lungo tour promozionale in Africa e Medio Oriente pro sistemi d’arma made in Italy. Nel corso del contemporaneo “salone della difesa” di Kuwait City, i manager di Selex ES, azienda del gruppo Finmeccanica produttrice di sistemi radar, sorveglianza, intelligence, ecc., hanno annunciato l’apertura in loco di una sussidiaria, Selex ES Kuwait. Quest’ultima ha stipulato una joint venture con la compagnia kuwaitiana al-Safwa Security and Defence Systems per avviare progetti nel settore dell’elettronica militare e navale.

Create le prime merendine ecologiche da un gruppo di studenti dell’Università

Scritto da : Marco Grillo
Fonte: http://www.tuttogreen.it/

merendeco-e1412956779492-400x250‘Dolci’ novità nel settore dell’alimentazione sana. Alla quinta edizione di Eco Trophelia Italia, un concorso rivolto a giovani universitari che premia l’eco-innovazione nella ricerca in campo alimentare,  degli studenti in Scienze e tecnologie alimentari dell’Università di Teramo hanno presentato al pubblico MerendEco, una merendina ecologica, adatta anche ai consumatori intolleranti a uova e glutine. 

La squadra “Officina dei sapori” (guidata da Paola Pittia e composta dai giovani Vito Pepe, Paola Di Gianvito, Mariacristina Di Crescenzo, Denise Capoferri e Fabio Lazzerini) è rientrata tra le sei squadre finaliste che hanno partecipato all’ultimo atto, conseguendo alla fine un’onorevole quarto posto.

Il concorso rientra nel progetto Eco Trofood – cofinanziato dalla Commissione europea nell’ambito del Competitiveness and Innovation Framework Programme, si pone infatti l’obiettivo di proporre prodotti alimentari industriali nuovi, ecosostenibili e con possibilità di commercializzazione.

MerendEco si presenta come una gustosa merendina con carote e arance, farcita con cioccolato fondente, priva di glutine e realizzata con sieroproteine (proteine derivate dalla lavorazione del latte già usate come assunte come integratore alimentare), olio di mais e glicosidi steviolici (estratti dalla pianta della Stevia reubadiana, dall’elevato potere dolcificante).

Tutto nasce dalla volontà di recuperare sottoprodotti industriali (720mila sono le tonnellate di pastazzo di agrumi prodotte in Italia), puntando sugli ingredienti sostenibili e sulla fetta di mercato costituita dagli intolleranti alimentari.

L’olio di oliva previene il cancro al colon

Fonte: http://www.lafucina.it/2014/10/24/lolio-oliva-previene-cancro-colon/

olive oilSvelati i meccanismi genetici con cui l’ olio di oliva previene il cancro al colon. È il risultato di uno studio condotto dall’Università Campus Bio-Medico di Roma e dall’Università degli Studi di Teramo, in collaborazione con l’Università degli Studi di Camerino e con il Karolinska Institute di Stoccolma.

Che l’olio extravergine d’oliva fosse un alimento importante per ridurre l’incidenza di numerose neoplasie era stato suggerito, negli ultimi anni, da varie ricerche sperimentali.

Non erano però ancora chiari i meccanismi alla base di quest’azione ‘benefica’. Il nuovo studio, pubblicato su Journal of Nutritional Biochemistry, ha rivelato ora il meccanismo grazie al quale il cosiddetto ‘oro giallo’ riduce il rischio di sviluppare il cancro del colon: ha infatti dimostrato come l’olio extravergine di oliva sia in grado di aumentare l’espressione del gene oncosoppressore CNR1. Quest’ultimo, a sua volta, esprime un recettore molto importante per la salute dell’organismo, perché è in grado di regolare i meccanismi all’origine delle alterazioni dei geni sensibili ai fattori ambientali, come la dieta. I dati ottenuti dai ricercatori certificano, dunque, che adeguate quantità di olio extravergine d’oliva nell’alimentazione sono importanti per ridurre le alterazioni genetiche legate allo stile alimentare. Lo studio, sottolinea Mauro Maccarrone, docente di Biochimica presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma, ”rafforza la fiducia nel fatto che una dieta appropriata possa aiutare a prevenire i tumori, ma anche altre patologie diffuse, come i disturbi neurologici, l’obesità e il diabete”. I risultati dimostrano inoltre che ”i cambiamenti epigenetici, ovvero quelli derivanti da fattori ambientali e, dunque, dall’alimentazione, sono potenzialmente reversibili”.

Il cancro al colon-retto è secondo posto dopo quello alla mammella, nella donna, e al terzo dopo quello di polmone e prostata, nell’uomo. Una neoplasia che in Italia, secondo le stime, colpisce circa 40mila donne e 70mila uomini ogni anno.

Agricoltura sostenibile in Italia i contadini adottano pratiche sempre più green

Scritto da: Marco Grilli
Fonte: http://www.tuttogreen.it

Il contributo dato dall’agricoltura sostenibile in Italia alla tutela del territorio e alla valorizzazione ambientale è sempre più importante. Come confermato dalla Confederazione italiana agricoltori, sono sempre più numerosi i produttori sensibili alla salute del nostro pianeta, che si stanno attivando per convertire in chiave ecologica il settore primario.

«Non si tratta di fare proclami green ma di attivare progetti specifici che, nel caso delle imprese agricole, vanno dalle riduzioni delle emissioni in azienda alle modifiche di alcune pratiche, come l’ottimizzazione dell’uso del suolo, le lavorazioni ridotte, l’uso di colture a radice profonda, la copertura invernale dei terreni, la manutenzione dei terrazzamenti, le rotazioni migliorative. Senza dimenticare lagricoltura integrata e biologica, che sono neutrali rispetto ai gas serra o, più spesso, hanno un bilancio positivo perché fissano più carbonio di quanto ne emettono», spiega l’organizzazione dei datori di lavoro dell’agricoltura.

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La ferma convinzione della centralità sociale ed economica di un’agricoltura sana, competitiva e sostenibile, ha spinto Cia e Legambiente ha continuare la collaborazione già avviata da tempo, che prevede nuove iniziative comuni a sostegno del settore primario.

L’agricoltura del nostro Paese, con le sue produzioni tipiche e di qualità, gioca infatti un ruolo fondamentale per la promozione del made in Italy nel Mondo, così da meritare una maggiore attenzione da parte delle istituzioni,  non sempre pronte ad ascoltare le sollecitazioni provenienti da questo settore che, oggi più che mai, può costituire una risorsa per favorire la ripresa e la crescita dell’economia, a partire dalla creazione di nuovi posti di lavoro.

Lo consoci?Family farming, per un’agricoltura sostenibile ed equa

Il ripudio degli OGM, la tutela degli ecosistemi e la difesa della biodiversità costituiscono altri titoli di merito del primario nostrano, dove gli agricoltori sono parimenti capaci di attingere agli antichi saperi della tradizione rurale, così come di sperimentare nuove tecnologie. Un patrimonio che, secondo i presidenti di Cia e Legambiente – rispettivamente  Dino Scanavino e Vittorio Cogliati Dezza – va salvaguardato e sviluppato ulteriormente con politiche realmente incisive.

La Cia, intanto, si spinge oltre e lancia un programma volto a raggiungere importanti obiettivi tra i suoi produttori, quali: la riduzione del 15% del consumo di acqua, del 20% dell’impiego di fito-farmaci, del 15% delle lavorazioni superficiali dei terreni e, contemporaneamente, l’aumento del 25% della produzione di biomasse, del 10% del biologico e del 3% dei rimboschimenti.

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Secondo l’organizzazione, il futuro dell’agricoltura amica dell’ambiente passa proprio dal riutilizzo degli scarti agroforestali al fine di produrre energia rinnovabile. Ogni anno, infatti, da questi “rifiuti” si ricavano 20 milioni di tonnellate di biomasse legnose, destinate alla produzione di energia termica o elettrica a impatto zero. Una pratica che ha consentito di evitare l’emissione in atmosfera di ben 24 milioni di tonnellate di CO2: una quantità pari a quella che produrrebbero quattro milioni di automobili a benzina, impegnate a compiere il giro della terra!

Per tutelare la nostra salute e quella dell’ambiente in cui viviamo dovremo quindi dare tutto il nostro supporto all’agricoltura sostenibile, nella speranza che trovi sempre maggior spazio nell’agenda del Governo.

Perché l’agricoltura è vita,

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Università di Southampton: ecco la prova che la vita continua dopo la morte

Fonte: http://www.ilnavigatorecurioso.it

vita-dopo-la-morteUno studio dell’Università di Southampton indaga su cosa succede quando il cuore smette di battere per indagare sul livello di consapevolezza delle persone clinicamente decedute. Gli scienziati britannici hanno analizzato 2mila casi di arresto cardiaco: il 40% dei sopravvissuti avevano “ricordi” nei minuti in cui erano clinicamente morti.

La possibilità che la vita si estenda oltre l’ultimo respiro è una materia che è stata trattata ampiamente, spesso giudicata con aperto scetticismo.

Le esperienze riportate dalle persone così fortunate da poterle raccontare sono state generalmente etichettate come allucinazioni dovute alla grave condizione psicofisica.

È di questi giorni però la pubblicazione di uno studio inglese che comproverebbe il mantenimento di un certo grado di coscienza da parte di persone in arresto cardiaco.

L’Università di Southampton, infatti, ha affrontato in modo scientifico la possibilità scoprendo che una qualche forma di “consapevolezza” può continuare anche dopo che il cervello ha cessato di funzionare del tutto.

Come scrive il Corriere.it, per quattro anni i ricercatori della Southampton University hanno esaminato i casi di 2.060 persone, tutte vittime di arresto cardiaco, in 15 ospedali sparsi tra la Gran Bretagna, gli Stati Uniti e l’Austria.

Secondo i dati in possesso degli studiosi inglesi, circa il 40 per cento dei sopravvissuti ha descritto esperienze coscienti provate mentre il loro cuore aveva smesso di battere. In cifre, dei 330 scampati alla morte 140 hanno raccontato di essere rimasti parzialmente coscienti durante la rianimazione.

Singolare il caso di un assistente sociale cinquantasettenne di Southampton che ha raccontato di avere lasciato il proprio corpo e di avere assistito alle procedure di rianimazione dello staff medico da un angolo della stanza nella quale era ricoverato.

L’uomo, benché il suo cuore si fosse fermato per tre minuti, ha raccontato nei dettagli le azioni dei medici e degli infermieri e ha ricordato anche i suoni delle apparecchiature mediche. Il particolare che ha attirato l’attenzione dei ricercatori è stato che l’uomo ricordava i beep emessi da un particolare apparecchio, programmato per emettere segnali sonori ogni tre minuti.

«Quell’uomo ha descritto tutto quello che è avvenuto in quella stanza, ma la cosa più importante è che si è ricordato di aver udito due beep. Questo ci permette di comprendere quanto è durata la sua esperienza», ha dichiarato Sam Parnia, direttore della ricerca.

Le altre testimonianze tendono a essere piuttosto uniformi nel loro contenuto. Un paziente su cinque ha sperimentato un inusuale senso di pace e circa un terzo dei 330 sopravvissuti ha assistito a un rallentamento o a una accelerazione del tempo.

Alcuni hanno rammentato una forte luce simile a un flash o a un sole splendente, mentre altri hanno raccontato di una sensazione di paura di affogare e venire trascinati in acque profonde. Infine, il 13 per cento di coloro che sono stati rianimati ha ricordato delle esperienze extracorporee e un aumento delle percezioni sensoriali.

I risultati sono stati pubblicati anche sul giornale Resuscitation ed è una delle prime volte che un’università pubblica effettua uno studio di questo tipo.

Sam Parnia è uno specialista in anestesia e rianimazione, attualmente primario del reparto di Terapia intensiva e direttore del dipartimento di ricerca sulla Rianimazione presso la Scuola di Medicina della Stony Brook University di New York. È considerato uno dei massimi esperti mondiali nel campo della morte, del rapporto mente-cervello e delle esperienze ai confini della morte.

Dal 2008 Parnia fa parte del progetto AWARE, uno studio internazionale promosso da Human Consciousness Project al quale hanno aderito venticinque ospedali tra Europa e Nord America. Lo scopo del progetto è quello di verificare se le percezioni riportate da pazienti che hanno superato un arresto cardiaco possono essere provate.

Paul Cézanne Le meraviglie della geometria

Fonte: http://biografieonline.it/biografia.htm?BioID=29&biografia=Paul+C%E9zanne

Paul_CezanneIl pittore Paul Cézanne nacque ad Aix en Provence (Francia) il 19 gennaio 1839 da una famiglia agiata. Intraprese gli studi di diritto, ma li abbandonò per seguire la vocazione artistica. Seguì prima i corsi all’Ecole de Dessin di Aix e poi studiò a Parigi, all’Académie Suisse.

Fu rifiutato dalla Ecole des Beaux-Arts e, per alcuni anni, visse tra Aix e Parigi, dove strinse amicizia con altri illustri pittori e artisti che corrispondono ai nomi di Pissarro, Bazille, Renoir, Sisley e Monet. Dapprima non mostrò interesse per il rinnovamento pittorico degli impressionisti e dipinse fino al 1873 opere legate ancora alla tradizione romantica, come “Il dolore” e “L’asino e i ladri”. Molte di queste opere si distinguono per i toni cupi, per i pesanti impasti di colore come “Il negro Scipione”.

Durante la guerra franco-prussiana del 1870 si trasferì con Hortense Fiquet, sua modella e poi moglie, all’Estaque, in Provenza. Nel 1873 dipinse “La casa dell’impiccato a Auvers”, opera che segnò l’inizio della fase impressionista del pittore. L’insuccesso alle mostre del gruppo degli impressionisti segnò il definitivo distacco di Cézanne dal gruppo e la sua vita, in seguito, fu caratterizzata da numerosi spostamenti attraverso la Francia, dai quali trasse spunto per i numerosi paesaggi dipinti in questo periodo.

Dal 1883 si ritirò in Provenza, concentrandosi sulla ricerca di una tecnica che prendesse le distanze da quella impressionista per esaltare, attraverso il colore, le volumetrie della forma. In questi anni rielaborò con insistenza gli stessi temi: visioni dell’Estaque, la montagna Sainte-Victoire, le molte nature morte, i ritratti della moglie “Madame Cézanne nella poltrona gialla”, motivi di vita quotidiana, le composizioni di bagnanti.

Solo negli anni Novanta e agli inizi del Novecento, però, la critica riconobbe il valore della sua opera: la mostra personale del 1895 fu il primo vero trionfo per l’artista, e un successo fu pure l’esposizione al Salon d’Automne del 1904. Dal 1900, ammalato di diabete, rimase quasi sempre ad Aix-en-Provence. Negli ultimi anni di vita lavora a Le grandi bagnanti (1898-1905), sintesi degli studi che aveva accumulato nei dieci anni precedenti.

Oltre il pianeta Mente: alla conquista dello spazio-consapevolezza

Scritto da: Davide Fiscaletti
Fonte: http://altrogiornale.org/mente-spazio-consapevolezza/

lcdholoreality-300x198La nostra esperienza mentale del mondo è incompleta e necessita di essere integrata da un’esperienza consapevole in cui diventiamo pienamente coscienti del fatto che la nostra mente agisce come un “prisma” che devia le informazioni che percepiamo. La consapevolezza è la “direttrice naturale della mente”, che la guida verso invenzioni che sono favorevoli alla natura e all’uomo. La mente senza la consapevolezza è come una lanterna senza l’olio. La convinzione che la mente sia di per sé intelligente è erronea. Se l’uomo non è in contatto con la consapevolezza può arrivare a creare armi di distruzione di massa che possono ucciderlo. Se si vuole porre fine alla violenza e alle guerre che devastano il nostro pianeta, il passo fondamentale da attuare è quello di mettere insieme ragione e consapevolezza.

La scoperta della consapevolezza permetterà all’uomo di unire i lati materiale e spirituale del mondo e di sviluppare le tecnologie più appropriate.

L’uomo è, fondamentalmente, un essere costituito da tre elementi: corpo, mente, e consapevolezza, che possiamo chiamare anche l’“essenza”.

Più una persona è connessa con la consapevolezza, più forte è la sua coscienza personale, il suo sentimento del bene, la sua intelligenza emozionale, la salute corpo-mente. L’uomo consapevole ha un senso di responsabilità altamente sviluppato e non è incline alla manipolazione. L’esperienza consapevole costituisce l’unica strada che può consentirci di uscire dalla situazione di crisi in cui ci troviamo oggi. Una società di “individui consapevoli” non sarà né comunista né capitalista, ma piuttosto una società che funzionerà ai massimi livelli con leggi minime. Più debole è la consapevolezza, più leggi e regole sono necessarie; più forte è la consapevolezza, meno leggi sono necessarie e più libertà ci sarà. L’uomo consapevole non è religioso nel senso di avere una credenza in certi dogmi religiosi, bensì conosce ed è consapevole del fatto che Dio e l’universo sono uno e lo stesso. Egli non ottiene profitto a spese di una contaminazione della natura; il suo motto nell’economia è: “Ogni profitto che provoca un inquinamento della natura è in realtà una perdita”.

Le basi fisiche della consapevolezza

Le ricerche di Penrose e Hameroff considerano la consapevolezza come risultato della forza di gravità quantistica che agisce sulla massa dei neuroni cerebrali; in altre parole, la consapevolezza non è solo il risultato dei processi biochimici del cervello ma è profondamente correlata allo spazio cosmico. L’autore di questo articolo è andato un passo avanti sviluppando, assieme allo scienziato sloveno Amrit Sorli, il seguente modello della consapevolezza: la consapevolezza è la vibrazione fondamentale dei quanti di spazio, i mattoni elementari che costituiscono lo spazio universale. I quanti di spazio sono molto piccoli (hanno una grandezza dell’ordine del volume di Planck) e modificano la propria carica elettrica da positiva a negativa nel tempo di Planck. Questa frequenza fondamentale dei quanti di spazio è la consapevolezza. Questo modello è consistente con l’esperienza di molti, in particolare dei monaci Buddisti, i quali praticano l’osservazione della mente da molti anni. La loro esperienza è che la consapevolezza è uno spazio vuoto in cui esiste ogni cosa. Tutti i fenomeni nell’universo hanno luogo al suo interno, essendo questa il mezzo di energia in cui galassie, sistemi solari, e pianeti esistono. Alan Wallace, uno dei maggiori esperti nel campo della ricerca interdisciplinare del Buddismo e della fisica teorica sostiene che ci sia un parallelismo tra il concetto di spazio vuoto nella scienza occidentale e la visione (buddista) del vero vuoto, chiamato anche consapevolezza primordiale.

La consapevolezza primordiale viene realizzata nell’uomo come la capacità di essere consapevoli dei processi di pensiero e delle emozioni presenti ad ogni dato momento, il respirare, i movimenti del corpo, ecc… La consapevolezza è la proprietà fondamentale dello spazio e funziona allo stesso modo in tutte le persone, indipendentemente dalla religione, dall’affiliazione politica e dal colore della pelle. Essa mostra chiaramente che le diverse visioni del mondo sono semplicemente il risultato di differenti menti (cattolica, musulmana, hindu, buddista, ecc…) mentre il mondo è e rimane uno. Lo sviluppo della consapevolezza nell’intera popolazione umana sulla Terra consentirà lo sviluppo di una “società planetaria” dove le differenze religiose e culturali diventeranno di secondaria importanza, mentre il significato primario sarà dato al fatto che siamo tutti abitanti dello stesso pianeta. La consapevolezza ci permetterà anche di comprendere che la nostra sopravvivenza sul pianeta richiede una vita in armonia con la natura. Essa è un canale d’informazione diretto. Per suo tramite due particelle comunicano istantaneamente in tempo reale. Anche gli esseri umani riescono a comunicare direttamente senza che la mente interferisca. In particolare, l’idea che la consapevolezza possa essere l’elemento che trasmette l’informazione getta nuova luce sull’esperimento di “Einstein-Podolski-Rosen” (EPR), in cui due particelle atomiche o subatomiche, prima unite e poi separate e portate a grandi distanze l’una dall’altra, possono “comunicare” tra di loro istantaneamente.

La connessione istantanea tra due particelle quantistiche anche quando sono a grande distanza è un effetto dello spazio fisico atemporale (in cui il tempo esiste solo come ordine numerico del movimento irreversibile della materia). E’ lo spazio fisico atemporale che trasmette l’informazione tra le due particelle: in un esperimento EPR (e più in generale in un processo atomico o subatomico) lo spazio fisico atemporale assume lo stato speciale rappresentato dal potenziale quantico (il termine che, nella versione di Bohm della meccanica quantistica, consente di spiegare la nonlocalità dei fenomeni quantistici) e questo produce una comunicazione istantanea tra quelle particelle. Affinché un’informazione venga trasmessa da una particella quantistica A ad una particella quantistica B non è necessario alcun tempo: questa informazione non ha velocità. La ricerca dell’autore prevede che lo spazio fisico atemporale – l’entità che trasmette l’informazione tra due particelle quantistiche in un esperimento EPR – è composto da quanti di spazio che hanno grandezza dell’ordine della lunghezza di Planck e vibrano alla “frequenza fondamentale”. La consapevolezza in quanto “frequenza fondamentale di vibrazione” dei quanti di spazio può essere considerata la vera entità elementare che trasmette l’informazione tra due particelle quantistiche, che spiega la nonlocalità dei fenomeni quantistici. Mediante questa interpretazione della consapevolezza, l’esperimento EPR può essere appunto spiegato come un “canale d’informazione diretto” (di frequenze di quanti di spazio) che trasmette l’informazione istantaneamente.

La comunicazione consapevole

La mente appartiene al cervello, la consapevolezza appartiene allo spazio cosmico. E’ la stessa consapevolezza che osserva la mente di una persona in America e la mente di una persona in Europa. Essa come canale d’informazione diretto apre la possibilità per una “comunicazione consapevole”. Due o più persone appartenenti a culture e religioni diverse possono comunicare direttamente senza l’interferenza della mente. La comunicazione dell’uomo ha due direzioni: esteriore (comunicazione con gli altri) ed interiore (comunicazione con noi stessi). La qualità della comunicazione esteriore dipende dalla qualità di quella interiore. Più chiara è la comunicazione con noi stessi, più chiara è la comunicazione con gli altri. Possiamo comunicare con noi stessi e con gli altri sia attraverso la mente sia attraverso la consapevolezza. Quando comunichiamo attraverso la mente, l’esperienza di una relazione con un’altra persona viene prima elaborata dalla mente e poi vissuta. Questa elaborazione contiene diversi concetti ed emozioni propri delle persone coinvolte nella situazione. Quando l’elaborazione mentale di due persone è molto diversa, anche la loro esperienza della situazione é diversa. La consapevolezza ha la capacità di osservare e di farci diventare consci delle modalità con le quali la mente elabora le informazioni del mondo che sono entrate nei sensi.

La comunicazione consapevole è diretta, sintetica e libera da emozioni. Un individuo vive una determinata situazione con un altro individuo direttamente, senza elaborazione mentale. Basandosi soltanto sulla comunicazione della mente è difficile trovare soluzioni nelle situazioni di conflitto. Non c’è nessun terreno che potrebbe aiutare a vivere una data situazione in modo simile. Comunicando mediante la mente la persona A e la persona B saranno sempre lontane l’una dall’altra. La comunicazione consapevole costituisce invece un terreno comune. Due persone si capiscono l’un altra senza la necessità di parlare in quanto si incontrano ad un livello più profondo, comunicano a un livello che è oltre la mente. Nella comunicazione consapevole l’interpretazione della mente non influenza l’esperienza. In questo tipo di comunicazione, due persone A e B sperimentano una determinata situazione in modo simile, non ci sono incomprensioni. Si vive la situazione in modo pulito, oltre i pregiudizi o i condizionamenti culturali. La consapevolezza è “un canale d’informazione diretto”. Con lo sviluppo della comunicazione consapevole è facile trovare soluzione al livello della mente nelle diverse aree della vita umana: nella famiglia, negli affari, nella politica. La persona A e la persona B diventano entrambe consapevoli della loro “diversità mentale”. Esse riconoscono la comunicazione della mente come elemento secondario e la comunicazione consapevole come elemento primario. E’ facile trovare soluzioni al “livello mentale”. In armonia con l’evoluzione dell’universo.

La ricerca del mio gruppo considera l’universo come un sistema in auto-rinnovamento, senza un inizio né una fine. L’evoluzione della vita, della civilizzazione umana e della consapevolezza dell’uomo sono parti integranti dell’evoluzione dell’universo. In tutto l’universo la materia ha tendenza a svilupparsi nella vita e poi nelle specie consapevoli. L’evoluzione dell’uomo oltre la mente verso la consapevolezza è la parte consistente, la continuazione dell’evoluzione dell’universo. Considerando il sistema universo, si possono prendere in esame i suoi seguenti sottosistemi: il sistema solare è un sottosistema 1, la Terra è un sottosistema 2, la natura della Terra è un sottosistema 3, la società è un sottosistema 4, l’uomo è un sottosistema 5. Come sottosistemi, 1, 2 e 3 sono in armonia con l’evoluzione dell’universo; ne deriva allora che anche i sottosistemi 4 e 5 devono entrare in armonia con l’evoluzione dell’universo. L’uomo per entrare in armonia con gli altri sistemi deve scoprire la consapevolezza. Per smettere di fare la guerra e creare una società senza tensioni sociali, in armonia con la natura, la specie umana deve crescere oltre tutte le identificazioni della mente. Rimanendo immersi nella mente rischiamo l’auto-distruzione. La storia ed il momento attuale confermano che la mente umana non è in grado di portare pace e giustizia sociale. La mente umana non è in grado di comprendere appieno la vera posizione dell’uomo nell’universo. La consapevolezza è la vibrazione fondamentale dello spazio universale e pervade tutto l’universo. Lo spazio cosmico non finisce dove comincia il nostro corpo, si estende anche al suo interno. Guardando all’interno (meditando) scopriamo dentro di noi questa vibrazione dello spazio che porta pace e serenità. Una persona consapevole può solo creare cose che proteggono la vita.

La comunicazione consapevole come forza d’integrazione

Lo sviluppo della comunicazione consapevole in qualsiasi gruppo di persone (in una coppia, in una famiglia, in un team di uomini d’affari, in un team di ricercatori, in un partito politico, ecc…) rappresenta la più importante forza d’integrazione: le divergenze tra le persone diventano secondarie mentre l’obiettivo del gruppo diventa primario. L’energia di ogni persona viene canalizzata nella stessa direzione e questo crea molta energia nel gruppo. L’individuo non viene messo da parte in nome del gruppo, le sue qualità personali vengono realizzate nel processo di realizzazione dell’obiettivo comune. La comunicazione consapevole va oltre le convenzioni personali, le divisioni sociali, religiose e nazionalistiche; ci permette di trovare soluzioni nei momenti difficili e di vivere in pace ed in armonia.

La meditazione: l’unica via verso la pace

Nella meditazione tu puoi ripercorrere all’indietro l’evoluzione della vita che esiste come memoria in una mente globalmente inconsapevole. E’ lì che scoprirai la tua aggressione animalesca e la tua paura di essere attaccato. Sul nostro pianeta l’uomo si sta ancora comportando come un animale nella giungla in quanto agisce sulla base di una mente inconsapevole. Il caos in cui stiamo vivendo in questo pianeta è il risultato della proiezione inconsapevole dei pensieri nella nostra vita. Tutto quello che esiste è stato prima elaborato dalla mente e poi vissuto nella vita. Noi sperimentiamo la vita attraverso la mente e non siamo consapevoli di quanto tale mente inconsapevole influenzi la nostra esperienza e determini la nostra situazione di vita. La meditazione è l’unico modo per andare oltre il passato, per trovare uno spirito di armonia con la natura e con gli altri esseri umani.

Accettando la meditazione come un “metodo di ricerca individuale”, la scienza avrà un utile strumento per superare le barriere religiose e culturali che stanno dividendo la civiltà umana attuale. Abbiamo bisogno di un’educazione scientifica a livello planetario che possa includere la meditazione come sua parte consistente. Una tale educazione permetterà agli individui di crescere liberi da ogni estremismo religioso e culturale, instradati verso il sunyata, cioè lo spazio atemporale, che è l’identità cosmica dell’uomo, la sua “vera faccia”. La meditazione porta quella trasformazione interiore che è l’unica via verso la pace e l’armonia. Lama Geshe Gedun Tharchin dice sull’argomento: “In definitiva, per stabilire la pace e la sicurezza sul nostro pianeta bisogna basarsi su una trasformazione interiore nelle vite degli individui. Come afferma la costituzione dell’UNESCO “Poiché le guerre sono entrate nelle menti degli uomini, è nelle menti degli uomini che le difese della pace devono essere costruite. Un senso di responsabilità, cercare di sviluppare il nostro potenziale per creare un’azione positiva nella società è l’arricchimento personale e l’inizio di una più ampia trasformazione del pianeta”.

Davide Fiscaletti

Tratto da Scienza e Conoscenza n. 26.

Bibliografia
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Hameroff S. (1994). ‘Quantum Coherence in Microtubules: A Neural Basis for Emergent Consciousness?’, Journal of Consciousness Studies 1 (1), 91-118. Fiscaletti D. (2005). A-Temporal Physical Space and Quantum Nonlocality, Electronic Journal of Theoretical Physics, Vol. 2, Num. 6 www.ejtp.com Fiscaletti D. (2006). Io sono quello. L’osservatore e la consapevolezza, Scienza e Conoscenza, 3° trimestre 2006.
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Osho (1975). I’m The Gate, Rajneesh Foundation.
Lama Geshe Gedun Tharchin (2005). Umanità, religione e pace nel 21° secolo, Conferenza a Roma: “L’emergenza terrorismo ed i pericoli alla pace nel mondo: una nuova visione e le strategie possibili”, Sala del Cenacolo del Parlamento in Roma, 11 Novembre.

COSTRUIRE UN NUOVO FUTURO AGRICOLO

Scritto da: Rossella
Fonte: http://www.terraemadre.com/2014/10/17/costruire-futuro-agricolo/

26130scrA proposito di Giornata Mondiale dell’Alimentazione, celebrata ieri, (16 ottiobre) volevo farvi riflettere su quanto siano importanti i nostri acquisti. Oxfam Italia ci fa riflettere sull’importanza di costruire un nuovo futuro agricolo che passi dal lavoro dei piccoli produttori.

Diventa necessario che  i miliardi investiti nella produzione alimentare industriale su larga scala dei paesi più ricchi debbano essere investiti nei bisogni dei produttori di piccola scala dei paesi più poveri.

E’ qui infatti che sono possibili i maggiori guadagni in termini di produttività, sostenibilità ambientale, riduzione della povertà e resilienza.

Solo così potremo produrre il necessario per sfamare una popolazione sempre crescente senza oltrepassare i limiti del nostro pianeta. In alcuni paesi ci sono già dei cambiamenti: in Vietnam ad esempio il numero di affamati è dimezzato negli ultimi 12 anni, in Brasile è sceso del 30% dal 2005 al 2009, dimostrandoci come sia necessario concentrarsi sull’enorme potenziale dei produttori di piccola scala – donne in particolare – aumentando gli investimenti in agricoltura.

Ecco perchè sono importanti gli acquisti Fairtrade.

Ma cosa è Fairtrade?

Fairtrade è Il marchio internazionale di certificazione etica più riconosciuto al mondo. Il suo obiettivo è quello di supportare i produttori più svantaggiati dei paesi in via di sviluppo, rendendoli capaci di entrare nel sistema commerciale in condizioni di trasparenza e correttezza e migliorando così i loro standard di vita.

Attualmente è presente su circa 27.000 prodotti in 120 paesi nel mondo e garantisce che siano rispettati gli standard sociali, ambientali ed economici stabiliti da Fairtrade International. Le persone sono il centro del sistema Fairtrade: 991 organizzazioni di piccoli produttori in 60 diversi paesi, per un totale di un milione e ventiquattromila produttori e lavoratori provenienti da Asia, Africa e America Latina. Sono organizzazioni prevalentemente cooperativistiche che si impegnano ad una gestione collettiva e democratica della loro struttura, impiegando parte dei propri ricavi nel miglioramento qualitativo del prodotto e in progetti di sviluppo economico e sociale.