CAMBIAMENTI CLIMATICI – L’Australia sarà il paese più colpito

Fonte: http://www.lescienze.it/news/2015/02/25/news/clima_diffusione_parassitosi_salto_specie-2498472/

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Molti parassiti finora confinati in specifiche regioni del globo stanno estendendo i loro areali di diffusione, passando a nuove specie con una facilità inaspettata. In assenza di strategie per affrontare il fenomeno, invece di una pandemia globale potrebbero emergere tante epidemie localizzate in grado di mettere in crisi i sistemi sanitari.

In seguito ai cambiamenti climatici stiamo assistendo a uno spostamento delle aree di endemia di molte malattie infettive e al loro passaggio a nuovi ospiti, con un progressivo, parallelo aumento del rischio che nella popolazione umana si manifestino focolai ed epidemie a cui non siamo adeguatamente preparati.

Il clima che cambia e le nuove epidemie

I tripanosomi sono protozoi che causano diverse parassitosi, come la malattia di Chagas e la malattia del sonno. (© Dennis Kunkel Microscopy, Inc./Visuals Unlimited/Corbis)

E’ su questo fenomeno che richiamano l’attenzione Eric P. Hoberg, dell’Osservatorio di parassitologia del Dipartimento per l’agricoltura degli Stati Uniti, e Daniel R. Brooks, direttore del Laboratorio di parassitologia dell’Università del Nebraska a Lincoln, in un articolo pubblicato su un numero delle “Philosophical Transactions of the Royal Society B” interamente dedicato alle nuove emergenze infettive.

“Non ci sarà un’epidemia che spazzerà tutti dal pianeta, come nel romanzo Andromeda di Crichton – dice Brooks – ma tante epidemie localizzate che metteranno sotto pressione i nostri sistemi sanitari. E potrebbero non esserci abbastanza soldi per farvi fronte adeguatamente .”

Lo scenario che si prospetta è l’estensione a molte altre malattie infettive di quello che si è già realizzato per il West Nile Virus in Nord America, che non è più un problema di piccoli focolai acuti per gli esseri umani o gli animali selvatici, ma  una realtà stabile: “Il West Nile Virus è qui per restarci, comunque”, spiega Brooks.

La sottovalutazione di questo processo di diffusione, osservano i ricercatori, è legato a un’idea ben consolidata, che però si è rivelata falsa. Nel corso del tempo, gli animali e gli agenti patogeni di una certa regione diventano sempre più adattati l’uno all’altro. Si pensava che ciò rendesse difficile l’emergere delle malattie in altre specie, dato che i patogeni devono aspettare che si verifichi una mutazione casuale per saltare su un nuovo ospite.

Il clima che cambia e le nuove epidemie

Infestazioni broncopolmonari da nematodi che fino a poco tempo fa interessavano solo i caribù sono state riscontrate di recente anche nei buoi muschiati delle più estreme regioni artiche. (© Wayne Lynch/All Canada Photos/Corbis)

Ma negli ultimi decenni ci si è accorti che questi salti di specie avvengono più rapidamente del previsto. “Anche se un parassita può avere un rapporto molto speciale con un particolare ospite in un particolare luogo, ci sono altri ospiti che possono essere sensibili”, afferma Brooks.

Studi naturalistici indicano infatti che molti parassiti che oggi sono confinati a poche specie, in passato invece hanno infettato per milioni di anni molte più specie: evidentemente la loro capacità di tornare a infettarle non è andata persa nel tempo. Inoltre, i nuovi ospiti sono più suscettibili alle infezioni da parte di questi patogeni perché non hanno sviluppato una resistenza.

Per questo non basta trattare i casi umani di una malattia emergente e sviluppare un vaccino, ma bisogna anche conoscere la distribuzione geografica e il comportamento dei serbatoi non umani del patogeno. Solo così si potranno sviluppare strategie di salute pubblica in grado di abbassare il rischio di infezione, riducendo al minimo il contatto umano con gli animali infetti. Questa è la strategia che ha portato, per esempio, a una diminuzione dell’incidenza della malaria e della febbre gialla.

Negli altri articoli del numero speciale delle “Philosophical Transactions of the Royal Society B” è analizzata in dettaglio l’evoluzione della diffusione di numerose malattie parassitarie – fra cui dengue, Chikungunya, Chagas, West Nile Virus, oncocercosi – e il loro possibile futuro impatto sui sistemi sanitari.

Il Patto Veneto/ Carta straccia per una fuga di Stato

Fonte:http://www.nottecriminale.it/noc/index.php?option=com_k2&view=item&id=7515:il-patto-veneto-carta-straccia-per-una-fuga-di-stato

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Tra maggio e giugno del 1994, una serie di dispacci riservati, partirono dal Ministero degli Interni di Roma e dal capo della polizia Parisi. Destinatari dei fonogrammi furono prefetti, questori e strutture carcerarie del Veneto. L’oggetto era sempre lui, Felice Maniero.

I servizi d’intelligence, o per meglio dire una parte di essi, segnalarono un tentativo di fuga imminente. L’11 Aprile, l’intercettazione di una conversazione tra uno degli uomini di punta della Mala, Salvatore Trosa, e due cugini, entrambi agenti penitenziari nel carcere di San Pio X a Vicenza, portò alla luce un piano “alla Maniero” per rendere latitante il boss. Scaletta d’alpinista, seghetti speciali detti “capelli d’angelo” fatti arrivare dalla Germania e delle pistole. Questo era il materiale che doveva entrare in carcere a fronte di cocaina e duecentoventi milioni per i due cugini. Ma la coscienza o un “sesto senso” scombinò i piani e i due agenti svelarono il progetto last minute.

Vincenzo Parisi

Da quel momento iniziarono delle comunicazioni preventive sempre più dettagliate e delle contromisure sempre più attente nei confronti di “Felicetto”. Dispacci e fonogrammi che divennero “carta straccia” nella notte del 14 Giugno, quando le macchine della Mala con gli evasi all’interno, uscirono dal supercarcere Due Palazzi di Padova “senza colpo ferire”.

Nei primi giorni di Maggio, dal Ministero dell’Interno, partirono delle informative con fonogramma riservato n.22586 destinate al direttore del carcere di Vicenza, al Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria e all’Ufficio di Coordinamento servizi di sicurezza di Roma. Il contenuto è riferito alla necessità di alzare al massimo la vigilanza sul detenuto Maniero. Sia in carcere, con controlli continui alla sua cella, sia sugli agenti che lo avrebbero trasferito per le udienze all’aula bunker di Mestre. Doveva essere certificata professionalità e affidabilità degli stessi.

Maniero e Pandolfo

Il 13 maggio, dopo la scoperta del piano “Trosa”, i componenti della Mala detenuti a Vicenza furono trasferiti d’urgenza in altre strutture. Il boss, tra lo stupore di tutti, fu mandato al carcere Due Palazzi a Padova. Nella sua città, tra la sua “gente”.   Il giorno dopo, il 14 maggio, dal Prefetto di Padova partì un “cifrato lampo, riservato” al questore della città del Santo:

“Estesi appreso imminente attuazione progetto fuga da carcere Padova di detenuti Felice Maniero detto boss Brenta et non meglio generalizzato Di Girolamo. Precitati reclusi godrebbero appoggio agenti di custodia in servizio presso menzionato istituto penitenziario che consentirebbero utilizzo apparecchi telefonici e cellulari per mantenere contatti con esterno. Premesso quanto sopra, le ss.vv sunt pregate disporre per adozione misure di vigilanza et per pronta attivazione servizi infoinvestigativi.Stop.”

Da Roma era rimbalzata la notizia che il pericolo fuga era ancora altissimo. Non si parlava più di un allarme generico. Erano indicazioni dettagliate e con riferimenti precisi.

Oreste Velleca

Quando il fonogramma arrivò sulla scrivania del direttore del “Due Palazzi”, Oreste Velleca, lo stesso seguì rigorosamente le indicazioni che arrivarono ed emanò subito delle contromisure tramite l’ordine di servizio n.106 per il comandante delle guardie e il responsabile dell’area sicurezza

“Tenuto conto della particolare personalità del detenuto Maniero Felice, qui momentaneamente ristretto si dispone che: a)il personale che dovrà essere adibito al servizio […] sarà scelto in numero ristretto tra quello che offre maggiori garanzie di professionalità e quindi in deroga al principio della rotazione. Non dovrà conoscere preventivamente di essere adibito a vigilanza di detta sezione e la destinazione dovrà essere fissata ogni volta dal Comandante immediatamente prima del turno: b) viceversa,massima dovrà essere la rotazione per quanto riguarda il personale da adibire al servizio di sentinella: c) i capiposto dovranno vigilare direttamente anche sulle modalità con cui gli agenti prestano servizio”

Oltre a questa disposizione, fece subito un telegramma al prefetto e al questore di Padova chiedendo che venisse rafforzata la vigilanza esterna del carcere “ onde prevenire aut scongiurare eventuali tentativi di evasione aut altro per l’intero periodo di permanenza presso questo istituto dello stesso”. Servizio in carico all’Arma dei carabinieri.

Raniero Erbì

LA LISTA DEGLI INDESIDERATI

Oreste Velleca, giudizioso funzionario dello Stato, il suo dovere, formalmente, lo fece fino in fondo quando arrivò il fonogramma firmato dal Prefetto e da Parisi. Fece stilare una lista di agenti che possiamo definire “indesiderati” per i servizi inerenti all’ordine  che emanò i primi giorni di Maggio. Non era un segreto che alcuni di questi frequentassero bar e personaggi legati alla Mala del Brenta. I vizi come il gioco d’azzardo, l’uso di cocaina, le corse dei cavalli erano e sono parte dell’essere umano, in divisa e non. Gli uomini di Maniero, quei vizi, li gestivano tutti e in tutta la città.

In testa a quella lista c’era il vicebrigadiere Raniero Erbì e, come segnalato dal Comandante delle guardie anche l’agente Luciano Serra. Entrambi presenti la notte della fuga ed entrambi in ruoli chiave per lo svolgersi della stessa.

Il 15 maggio, giorno successivo all’evasione dei detenuti, questa lista degli “indesiderati” sparì nel nulla.

Fonogrammi, dispacci, ordini di servizio, liste. Tutta carta straccia. Allarmi, avvertimenti, segnalazioni, prevenzione, intelligence. Tutte parole seguite dai fatti ma, solo fino al giorno prima della scandalosa fuga. Una preparazione minuziosa per un piano evidente: creare tutti gli alibi del caso in preparazione di quella che, erroneamente è definita evasione. Confezionare un solo responsabile che fungesse da capro espiatorio con quattrocentomilioni di buoni motivi: Raniero Erbì.

Non ci sono innocenti in questa storia, in questa fuga di Stato. Le prove del livello di favoreggiamento nell’uscita di un boss, che doveva essere in regime di 41 bis e non lo era, sono talmente evidenti da non essere state viste e perseguite. Troppo alto il coinvolgimento? Troppo importante il fine? La ragion di Stato ha prevaricato? Quale fu realmente il premio finale in questo gioco che, come vedremo, ha lasciato anche una scia di sangue e di carriere bloccate o stroncate?

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CORRADO MALANGA

Fonte:http://www.corradomalanga.com/coma/index.php?option=com_content&view=article&id=8&Itemid=121

Corrado Malanga nasce a La Spezia nel 1951. Dal 1983 è ricercatore presso la cattedra di Chimica organica del Dipartimento di Chimica eChimica Industriale nella Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell’Università di Pisa, e autore di diverse pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali. Parallelamente, s’interessa alle teorie sugli UFO e collabora con il Centro Ufologico Nazionale (CUN), fino a diventare responsabile del comitato tecnico-scientifico di questa organizzazione. Una serie di dissensi, in particolare (ma non solo) sulla valutazione del fenomeno delle abduzioni aliene, porta Malanga a lasciare il CUN nel 2000. Successivamente, le teorie di Malanga influenzano il Gruppo Stargate Toscana e altri Gruppi Stargate nati anche in altre regioni italiane – in particolare in Friuli, in Lombardia e nel Lazio – e che nel 2008 si riuniscono nel C.S.I. – Coordinamento Stargate Italiani. Dal 1° dicembre 2009 Malanga non fa però più formalmente parte dei Gruppi Stargate e del C.S.I., i cui siti ospitano suoi testi precedenti a tale data ma anche di altri ricercatori, così che oggi non è più corretto dire che questi gruppi e movimenti “rappresentino” Malanga. La notevole affluenza alle conferenze di Malanga testimonia l’esistenza di un vero e proprio movimento, che appare in crescita, e che continua mediante numerosi siti internet, blog e forum in molte lingue del mondo che divulgano le scoperte di Corrado Malanga.

La tesi centrale di Malanga è che esistono molte più persone che sono state rapite (“abdotte”) dagli alieni di quanto comunemente si creda. Infatti la maggioranza degli abdotti non ricorda il rapimento, pur portandone talora tracce fisiche sotto forma di cicatrici che rimandano a operazioni e impianti chirurgici praticati dagli alieni, e recupera questa memoria solo attraverso l’uso di strumenti come l’ipnosi regressiva e la programmazione neuro-linguistica, utilizzate da Malanga con una metodologia particolare che dovrebbe permettere di distinguere le vere dalle false memorie di abduzione. Malanga ha messo a punto anche un primo test di autovalutazione, che si può compilare anche online e che dovrebbe permettere di auto-identificarsi come abdotti. Il fatto che per la grande maggioranza di coloro che lo compilano il test dia esito positivo mostra secondo Malanga che, nonostante gli sforzi degli alieni, qualche ricordo nelle persone abdotte comunque permane che le spinge alla compilazione del test e a contattare dott. Malanga.


A differenza di altri autori di libri sugli UFO – e sta qui la ragione principale delle separazioni e delle polemiche – Malanga ritiene che il fenomeno delle abduzioni non sia positivo ma negativo. Gli alieni non sono “fratelli dello spazio” che vengono a portare amore e pace, ma nemici dell’umanità che manipolano i terrestri per sottrarre loro l’energia di cui hanno bisogno per sopravvivere e perseguire il sogno dell’immortalità. Malanga contesta anche le teorie secondo cui ci sono sia alieni buoni e sia alieni cattivi (secondo la versione di un autore molto letto negli ambienti ufologici, l’inglese David Icke, i “rettiliani” cattivi e i “pleiadiani” buoni): anche i presunti buoni sono cattivi travestiti. Mentre i “grigi”, di cui parla la letteratura ufologica, sono una sorta di robot biologici al servizio degli alieni (che li usano anche per i rapimenti), gli extraterrestri si dividono in cinque razze principali, che sia collaborano sia sono in conflitto tra loro.
Con le abduzioni dei terrestri ciascuna razza persegue scopi parzialmente diversi, ma nella sostanza tutte si servono degli umani per ricevere energia vitale e perseguire una vita molto più lunga della nostra o addirittura l’immortalità. A questo scopo depositano nel cervello degli abdotti con varie procedure le loro memorie, che potranno poi recuperare, oppure separano temporaneamente l’anima dell’abdotto dal suo corpo e la inseriscono nel corpo dell’alieno assorbendone l’energia vitale, o ancora entrano nella mente degli abdotti con un fenomeno che assomiglia alla possessione. Nella loro corsa all’immortalità gli alieni non rapiscono chiunque, ma solo quegli umani che sono dotati di anima, di cui dispone non più del venti per cento dell’umanità. L’abduzione è anche un fatto generazionale: un abdotto ha in genere un genitore che è stato abdotto, e i suoi figli saranno probabilmente rapiti a loro volta. Gli alieni, però, nonostante le loro avanzate tecniche di rapimento non sono infallibili: alcuni, anche senza rendersene conto, possono resistere ai tentativi di abduzione sperimentando però vari disturbi e fenomeni paranormali (fino al caso estremo della combustione umana spontanea) a causa dell’enorme dispendio di energia messo in atto per resistere all’assalto alieno.

Le tecniche proposte da Malanga affermano di poter porre rimedio a un gran numero di disturbi che possono apparire di origine fisica o psichica ma che in realtà derivano dai ricordi inconsci e dalle conseguenze dell’abduzione aliena. Malanga ha risposto a chi vede in queste procedure somiglianze con l’auditing della Chiesa di Scientology che l’accostamento di Scientology anche ai fenomeni extraterrestri è del tutto limitato e superficiale. Nel corso delle procedure di Malanga è possibile interagire con gli alieni presenti nelle menti degli abdotti rivolgendosi a loro come fa l’esorcista con il Demonio nei casi di possessione, e ultimamente liberare l’abdotto da queste presenze e dalle loro conseguenze.

Il riferimento alla possessione non implica che Malanga dia un giudizio positivo sulle religioni. È precisamente il contrario. Da una parte, la teoria di Malanga afferma di poter fornire una spiegazione scientifica a fenomeni interpretati grossolanamente dalle religioni: così, per esempio, la glossolalia (o meglio l’alloglossia, il parlare in lingue sconosciute) e le presunte memorie di vite passate derivano dall’accesso dell’abdotto a memorie degli alieni o a memorie di altre persone abdotte dagli stessi alieni, dal momento che tutte queste memorie si mescolano quando il cervello umano è usato a fini di stoccaggio o deposito. Dall’altra, le grandi religioni – come la grande politica e i complotti per un nuovo ordine mondiale – sono al servizio degli alieni, quando non sono trucchi inventati da loro, per convincere gli umani a lasciare assorbire dagli extraterrestri le loro energie psichiche senza troppo protestare. Malanga sostiene che le apparizioni mariane, in particolare, sono inscenate dagli alieni per questi scopi, e si esprime in termini molto severi nei confronti delle religioni. “Gli alieni – spiega in un’intervista – travestiti da preti frati suore dei e papi ci rincoglioniscono e ci impauriscono promettendoci pene severe per il nostro futuro se non facciamo come vogliono loro”. Si tratta quindi di rifiutare la religione, convincendosi al contrario che “Dio è dentro di noi perché noi siamo Dio”. A partire da questa consapevolezza,lo studio di questo fenomeno ha portato a non limitarsi a denunciare solamente le azioni degli alieni e dei loro complici, ma a proporre un itinerario che dovrebbe portare ad acquisire la consapevolezza del se, la riscoperta dell’Uomo inteso come essere più vicino a Dio.

BREVE CURRICULUM SCIENTIFICO DEL

DOTTOR CORRADO MALANGA

Il dottor Corrado Malanga, attualmente in servizio presso il Dipartimento di Chimica e Chimica industriale dell’Università di Pisa, in qualità di ricercatore confermato dal 1987, è autore di numerose pubblicazioni scientifiche il cui elenco è rintracciabile anche sul web sia alle pagine dell’Ateneo pisano che utilizzando un motore di ricerca scientifico quale SCIRUS e digitando il suo nome. Il dottor Malanga si è occupato di ricerca sulla sintesi e reattività d composti eterociclici etero aromatici e non, di reattività di composti elemento organici del nichel, silicio, magnesio e alluminio, di nuove reazioni in chimica organica, legate all’ottenimento di composti di più alto valore aggiunto mediante trasformazioni di functional group interconversion (FGI). Tali interessi hanno condotto alla pubblicazione di più di sessanta articoli su riviste internazionali di settore scientifico chimico, la maggior parte delle quali pubblicate su riviste inglesi ed americane. L’attività didattica del dottor Malanga si è espressa in vari settori: dall’incarico di numerosi corsi di chimica organica all’espletamento delle funzioni di relatore e correlatore di numerose tesi di chimica e chimica industriale. In tali contesti i laureandi del dottor Malanga si sono distinti all’esame di laurea (vecchio ordinamento) con un voto non inferiore al centodieci e lode su centodieci, dopo aver effettuato tesi di laurea sperimentali di almeno due anni di lavoro continuativo. Il dottor Malanga è uno dei ricercatori italiani che ha tenuto più corsi di chiunque altro a livello europeo: tra questi ricordiamo i corsi di chimica organica, chimica organica I,chimica organica II, chimica organica III, laboratorio di chimica organica II, chimica dei composti elementorganici, chimica organica ecosostenibile (Green Chemistry), sia per i Corsi di Laurea in Chimica, Chimica Industriale, Chimica Ambientale e Scienze Biologiche. Attualmente è responsabile del corso di Chimica Organica I, per il Corso di Laurea in Chimica Industriale ad indirizzo Ambientale e Chimica Organica Ecosostenibile per la Laurea Specialistica.
Siti web che riportano le pubblicazioni di Corrado Malanga:

http://www.scirus.com/srsapp/search?q=corrado+malanga&t=all&sort=0&g=s

http://arp.unipi.it/listedoc.php?ide=005409&ord=C

http://www.sciencedirect.com

 

Eternit, la beffa: nessun risarcimento. Processo prescritto prima di iniziare

Scritto da: Francesco Mancuso
Fonte: http://www.greenme.it/informarsi/ambiente/15780-eternit-risarcimento

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Caso Eternit, una vergogna che non conosce fine. I Giudici della Cassazione hanno fatto sapere che il processo per le morti legate all’amianto era prescritto ancor prima del rinvio a giudizio del magnate svizzero Schmideiny. La Corte Suprema ha reso note le motivazioni che hanno portato a cancellare oltre al reato di disastro ambientale anche i risarcimenti alle vittime, lo scorso 19 novembre.

Ma andiamo con ordine. Secondo quanto stabilito dalla Cassazione, nell’agosto del 1993 era ormai chiaro l’effetto nocivo delle polveri di amianto. E proprio in quell’anno la loro lavorazione era stata definitivamente proibita, con la conseguente richiesta rivolta agli enti pubblici di bonificare i siti.

Secondo i giudici dal 1993 al 2009, data del rinvio al giudizio e fino alla sentenza di primo grado, a febbraio del 2012, sono trascorsi più dei 15 anni previsti per “la maturazione della prescrizione in base alla legge 251 del 2005”. Nel 2012 era arrivata la sentenza di condanna per Schmidheiny e per Louis De Cartier De Marchienne, morto nel 2013 poco prima della sentenza in appello. E il secondo grado di giudizio aveva portato la condanna di Schmidheiny da 16 a 18 anni per “disastro ambientale doloso permanente” e per “omissione volontaria di cautele antinfortunistiche”, con un risarcimento di circa 3.000 parti civili.

Fino al 19 novembre scorso, quando la Corte di Cassazione ha annullato la condanna dichiarando prescritto il reato ambientale.

Il risultato finale? Nessun risarcimento per le vittime e i loro familiari visto che “per effetto della constatazione della prescrizione del reato, intervenuta anteriormente alla sentenza di I grado cadono tutte le questioni sostanziali concernenti gli interessi civili e il risarcimento dei danni”.

Il Tribunale ha confuso la permanenza del reato con la permanenza degli effetti del reato, la Corte di Appello ha inopinatamente aggiunto all’evento costitutivo del disastro eventi rispetto ad esso estranei ed ulteriori, quali quelli delle malattie e delle morti, costitutivi semmai di differenti delitti di lesioni e di omicidiospiega la Cassazione.

Vergogne tutte italiane a cui ormai dovremmo essere abituati, visto anche l’esito del caso della Discarica di Bussi, che si è concluso con l’assoluzione e la prescrizione dei 19 imputati, nonostante gli studi dell’Istituto Superiore della Sanità abbiano fatto presente che le falde acquifere inquinate davano da bere a 700 mila cittadini.

Un paese in cui le morti legate all’inquinamento non hanno valore, in cui la prescrizione assolve tutti i peccati.

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2008 – L’ANNO CHE HA STRAVOLTO L’ITALIA

Fonte: http://www.lavocedellevoci.it/news1.php?id=294

 

A gennaio 2008 due vicende giudiziarie deviano il successivo corso della storia nel nostro Paese. Altrettanti protagonisti della scena politica e investigativa vengono d’un colpo allontanati.Il primo, con la sua azione di ministro, stava infliggendo colpi durissimi allo strapotere economico delle lobby di petrolio, cemento e inceneritori. Il secondo, pm in una piccola Procura calabrese, stava mettendo a nudo le logiche occulte sottese ad un certo governo “centrale” della magistratura. Due grandi personalità, due destini. Due storie che ci aiutano a comprendere i moventi della crisi economica il cui è precipitata l’Italia a partire da gennaio 2008.

Sette anni dopo questo libro ricostruisce, col taglio del giornalismo d’inchiesta, fasi e mandanti delle due “eliminazioni”, con interviste esclusive ai protagonisti: Luigi de Magistris e Alfonso Pecoraro Scanio. Due storie che qui s’incrociano per la prima volta, trovando gli inediti e insospettabili fattori comuni che hanno svolto un ruolo decisivo in entrambe le vicende.
Ma, soprattutto, un potente atto d’accusa contro quella parte della magistratura italiana che consapevolmente, ancora oggi, prova a indirizzare i percorsi della storia, invece di applicare le leggi.

Dalla prefazione di Oliviero Beha: “ci sarà pure un motivo se sul palcoscenico del Teatro Italia da allora si è sviluppata una china che sembra inarrestabile, lungo la quale, nell’impossibilità o nella nolontà di raddrizzare l’asse del Paese rimettendone in piano la realtà, stiamo rotolando precipitosamente. Quale china? Beh, vedete un po’ voiehellip; Una politica ormai del tutto svuotata non solo di ideologie ma di idee e valori. Un’economia da Terza Guerra Mondiale clamorosamente perduta. Una società slabbratissima che non riesce più a tenersi insieme perche´ in volo verso la ricchezza sempre più ricca di pochi e sprofondata negli abissi della povertà travestita da miseria dei molti o moltissimi, in una sperequazione che grida vendetta di fronte a qualunque persona di buona volontà, non c’è bisogno che si tratti del Papa. Una mancanza di rispetto politico–ambientale nei confronti di un pianeta che stiamo riducendo all’osso, tra ritardi e opportunismi vergognosi. Una giustizia che ha smarrito i suoi connotati più logici e la sua originaria natura etica per finire stravolta nei condizionamenti di parte”.

Nota dell’autrice


Non è stata solo l’onda lunga della crisi globale a minare le fondamenta della nostra professione, scardinando quel ruolo di controllo del Potere che le democrazie conferiscono al giornalismo e che a tutti noi era stato assegnato dai padri costituenti. Vi sono stati, specialmente negli ultimi sette anni di durissima recessione, fattori nuovi, connessi allo squilibrio fra poteri dello Stato, con un consistente sbilanciamento dalla parte della magistratura, connesso al tracollo morale della politica e, quindi, del potere legislativo.

Di tutto questo il giornalismo paga, specialmente sulla pelle delle giovani leve, un prezzo altissimo: non solo in termini di occupazione, ma specialmente sul piano della dignità di questa nostra professione, che si è inteso svilire in ogni forma di “pericolosa” autonomia a suon di sentenze civili milionarie, molto spesso immotivate, ma dal dirompente effetto intimidatorio, contro giornalisti sempre più lasciati soli a combattere una guerra in trincea della quale pare non interessare più a nessuno.

E’ in un tale contesto che ho deciso di calare “2008 – L’anno che ha stravolto l’Italia” e di farne il racconto esemplare di due eliminazioni “per via giudiziaria” che sono state capaci di deviare il corso della storia: non solo per i due protagonisti, ma anche per l’intero Paese.

Ed è in questa chiave che vi invito a leggere il mio libro, a commentarlo e a darne notizia facendo vostro, se lo condividerete, lo scopo ultimo di questo lavoro: portare alla luce la verità su ciò che è realmente accaduto e su meccanismi che sono tuttora in atto attraverso le forme, sempre più arroganti, di un potere giudiziario incontrollato e incontrollabile.

Solo se sapremo correggere questa anomalia tutta italiana – come coraggiosamente hanno ammonito in occasione delle recenti inaugurazioni dell’anno giudiziario alcuni lungimiranti giuristi e qualche vertice della stessa Magistratura – sarà possibile sperare nel ritorno dell’Italia a quegli straordinari assetti democratici che erano alla base della nostra Costituzione.

George Washington

Fonte:http://biografieonline.it/biografia.htm?BioID=795&biografia=George+Washington

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Critico testardo della politica dell’Inghilterra, nel corso del Congresso Continentale ricevette nella guerra contro l’odiata potenza d’oltreoceano l’incarico di Comandante dell’esercito continentale, dimostrandosi grande generale e riuscendo a trasformare coloni inesperti in audaci soldati.

George Washington nasce il 22 febbraio 1732 nella contea di Westmoreland, in Virginia e prima di diventare un mito della nazione americana viene educato privatamente dal padre Augustine e dal fratellastro maggiore Lawrence. A diciassette anni ottiene il suo primo incarico pubblico divenendo ispettore della contea di Culpepper.

Nel 1752 il governatore regio della Virginia Sir Robert Dinwiddie, lo nomina coadiutore per il distretto meridionale della colonia. Avviato alla carriera militare, intraprende la sua prima missione nell’estate del 1753, allorquando i Francesi provenendo dal Canada si insediano lungo le rive del fiume Ohio, minacciando la Virginia.

Gli aspri combattimenti che l’esercito britannico coloniale dovrà affrontare nel tentativo di respingere gli assalti dei Francesi e degli alleati Indiani Irochesi, segnano l’inizio della Guerra Franco-Indiana, “versante americano” della cosiddetta Guerra dei Sette Anni (1756 – 1763) che rappresenta il culmine degli scontri occorsi tra Francia e Gran Bretagna durante il secolo XVIII; la guerra avrà fine con il Trattato di Parigi, che stroncherà definitivamente ogni velleità imperialistica francese, costringendo i Borboni a cedere ai Britannici il Canada, la regione dei Grandi Laghi, la valle del Mississipi e l’attuale Louisiana.

Nel 1754 George Washington si congeda per poi essere successivamente richiamato in servizio dal Generale di Divisione Edward Braddock, impegnato a combattere i Francesi di Fort Duquesne. L’anno successivo Sir Robert Dinwiddie nomina il Colonnello Washington comandante in capo delle truppe coloniali virginiane, affidandogli l’incarico di presidiare l’inquieta frontiera.

Nel 1759 Washington si congeda definitivamente e sposa Martha Dandrige Curtis, giovane e facoltosa vedova. Per quasi quindici anni, fino al 1774, è membro della Camera dei Borghigiani, ovverosia della Camera Bassa dell’Assemblea Legislativa virginiana, dove si distingue per “essere uno dei più accesi sostenitori dei diritti dei coloni nel nome del Common law e del diritto consuetudinario britannici” che assicuravano a tutti i sudditi della Corona Inglese equità di trattamento e libertà concrete.

Saranno questi i motivi che scateneranno la guerra tra Madre Patria e colonie nordamericane: una guerra civile questa all’interno dell’Impero Britannico che, come ebbe a dire Burke, ha ben poche caratteristiche di somiglianza rispetto alla successiva e ben più ideologica Rivoluzione Francese.

Deflagrato il conflitto, Washington ne è subito protagonista sia sul versante bellico che su quello politico e culturale. Eletto al primo Congresso continentale, trascorre l’inverno successivo (1774 – 1775) adoperandosi nella riorganizzazione delle Milizie coloniali virginiane. Durante il 1775 il secondo Congresso continentale lo elegge all’unanimità Comandante in capo dell’esercito indipendentista.

Terminata la guerra civile e sancita definitivamente la pace il 3 settembre 1783, il Generale Washington si ritira a vita privata a Mount Vernon con l’intento, come egli stesso ebbe a dire, di “trascorrere gli ultimi anni di vita all’ombra della mia vigna e del mio fico, per poi discendere dolcemente il fiume della vita fino a quando non mi addormenterò accanto ai miei padri“.

Nel 1781 il Paese ormai indipendente si organizza attraverso gli articoli della Confederazione, ratificati nel marzo dello stesso anno. Cinque anni più tardi a Filadelfia viene convocata una Convenzione con il compito di rivedere, alla presenza di tutti i rappresentati delle ex-colonie, il vecchio documento confederale da più parti tacciato di sostanziale debolezza ed inadeguatezza nell’organizzazione dei soggetti politici ex-coloniali che ora costituiscono la “Nazione nuova”.

L’Assemblea Legislativa della Virginia elegge George Washington come proprio rappresentante. Questi accetta riservando tuttavia per sé un ruolo eminentemente politico e delegando gli aspetti tecnici relativi alla revisione della struttura del documento a James Madison.

Il futuro primo Presidente degli Stati Uniti d’America, “padre della patria” e figura simbolo del “Founding” statunitense morirà il 14 dicembre 1799, all’età di sessantasette anni.

L’Italia rafforza il proprio ruolo nel conflitto Nato-Russia

Scritto da: Antonio Mazzeo
Fonte:http://antoniomazzeoblog.blogspot.it/2015/02/litalia-rafforza-il-proprio-ruolo-nel.html

 

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“C’è stata la richiesta da parte della Nato di prolungare per altri quattro mesi la missione dell’Aeronautica italiana in Lituania e noi abbiamo dato la nostra disponibilità”. L’annuncio della ministra Roberta Pinotti è giunto al termine del vertice dei Ministri della Difesa della Nato, tenutosi a Bruxelles il 5 e 6 febbraio scorso. L’Italia continuerà dunque ad essere in prima linea perlomeno sino ad agosto nelle operazioni aeree anti-Russia con quattro caccia multiruolo Eurofighter “Typhoon”, nell’ambito della Baltic Air Patrol (BAP), la missione Nato di pattugliamento e sorveglianza dello spazio aereo delle Repubbliche baltiche. “Era prevista una rotazione con un altro paese che doveva sostituirci, ma la Lituania si sente rassicurata dalla continuazione della nostra presenza”, ha spiegato Pinotti.

La missione dei caccia italiani nel Baltico ha preso il via il 1° gennaio dall’aeroporto militare di Šiauliai, in Lituania. I caccia, gli equipaggi e il personale provengono dal 4° Stormo dell’Aeronautica di Grosseto, dal 36° Stormo di Gioia del Colle (Bari) e dal 37° Stormo di Trapani-Birgi. Le forze armate italiane hanno assunto il comando della BAP a cui sono assegnati anche quattro caccia Mig-29 delle forme armate polacche schierati a Šiauliai, quattro Eurofigheter spagnoli di base nell’aeroporto di Amari (Estonia), quattro cacciabombardieri belgi F-16 a Malbork (Polonia).

L’Eurofigter “Typhoon” in dotazione all’Aeronautica italiana è un caccia di ultima generazione con ruolo primario di “superiorità aerea” e intercettore. Con una lunghezza di 16 metri e un’apertura alare di 11, il guerriero europeo può raggiungere la velocità massima di 2 mach (2.456 Km/h) e un’autonomia di volo di 3.700 km. Il velivolo è armato di cannoni Mauser da 27 mm; bombe a caduta libera Paveway e Mk 82, 83 e 84 da 500 a 2.000 libbre e a guida GPS JDAM; missili aria-aria, aria-superficie e antinave a guida radar e infrarossa; missili da crociera MBDA “Storm Shadow”, con oltre 500 chilometri di raggio d’azione.La Nato opera nei cieli delle Repubbliche baltiche dall’aprile 2004 sulla base di un accordo firmato con i governi di Estonia, Lettonia e Lituania. Nel 2010 Bruxelles aveva deciso di prorogare le missioni aeree sino alla fine del 2014, ma le Repubbliche baltiche hanno ottenuto un’ulteriore estensione della BAP sino al dicembre 2018. Originariamente l’Alleanza assegnava alla “vigilanza” del Baltico quattro caccia, forniti a rotazione dai Paesi membri; successivamente il contingente è stato prima triplicato e poi quadruplicato nel 2014 con lo scoppio del conflitto in Ucraina. Secondo il sito specializzato Analisi Difesa, ad oggi i caccia italiani hanno intercettato nei cieli dell’Est Europa due velivoli russi “sospetti”: il 30 gennaio un aereo cisterna e il 2 febbraio un cargo Ilyushin 76 Candid.

Al recente vertice dei ministri della Nato è stato approvato all’unanimità il piano che modifica le azioni d’intervento ai confini meridionali e orientali dell’Alleanza. Innanzitutto è stato deciso di triplicare il numero dei militari assegnati alla Response Force (NRF), la Forza congiunta di Rapido Intervento che così potrà contare sino a 30.000 unità. Sei i paesi che guideranno a rotazione la NRF: Germania, Italia, Francia, Gran Bretagna, Polonia e Spagna. Il prossimo mese di giugno il Comando di Bruxelles definirà i dettagli logistici per i rafforzamento della task force, mentre la piena operatività sarà raggiunta solo dopo il vertice Nato di Varsavia previsto nel giugno 2016. Punta di lancia della NRF sarà la Very High Readiness Joint Task Force (VJTF) che opererà principalmente in funzione anti-russa. “A Bruxelles abbiamo deciso di attivare questa forza di pronto intervento con la brigata di terra Spearhead di 5.000 militari circa”, ha annunciato il Segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg. “La Spearhead Force sarà supportata da forze aeree e navali speciali e, in caso di crisi maggiori, da due altre brigate con capacità di dispiegamento rapido”. La nuova brigata Spearhead potrà contare su sei centri di comando “immediatamente operativi” in Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia e Romania. “Se esplode una crisi, questi centri assicureranno che le forze nazionali e Nato, ovunque si trovino, possano agire subito”, ha spiegato Stoltenberg. “Essi renderanno ancora più rapidi i dispiegamenti, supporteranno la difesa collettiva e aiuteranno a coordinare l’addestramento e le esercitazioni”.

“L’Italia assicura il proprio supporto al processo di implementazione del RAP Readiness Action Plan (RAP), il piano di risposta operativa della Nato, nella certezza che garantirà all’Alleanza un insieme di strumenti idonei a rafforzare la cornice di sicurezza globale, soprattutto in risposta alle minacce derivanti dalla crisi tra Russia e Ucraina ed a quelle provenienti dall’area mediorientale e del Nord Africa”, ha dichiarato la ministra Roberta Pinotti. “Riguardo l’implementazione del RAP, all’Italia è stato chiesto di ricoprire il ruolo di Framework Nation per la costituzione della VJTF, la forza congiunta di pronto intervento basata sulla brigata Spearhead”.

Il presidente del Sudan afferma: CIA e Mossad sono dietro l’Isis e Boko Haram

Fonte: http://scienzamarcia.blogspot.it/2015/02/il-presidente-del-sudan-afferma-cia-e.html

Il quotidiano The independent, in un suo articolo del 17 febbraio 2015, ci informa che “Il Presidente del Sudan afferma che CIA e Mossad sono dietro l’Isis e Boko Haram”:
L’affermazione è stata fatta durante una intervista con Euronew.
Il presidente Sudanese Omar Al-Bashir ha testualmente affermato (riferendosi al video che mostrerebbe la decapitazione di 21 cristiani copti in Libia): “Ho detto che la CIA ed il Mossad sono dietro queste organizzazioni; non c’è nessun musulmano al mondo che farebbe certe azioni”.
Boko Haram – ci informa The indipendent – ha rapito 300 ragazze da una scuola in Nigeria ed ha recentemente rivendicato un massacro nella città nigeriana di Baga, affermando che le uccisioni erano solo la punta dell’iceberg. Al-Bashir ha messo in guardia dall’adozione di misure violente per combattere questi miliziani, in quanto secondo lui ciò potrebbe portare ad una risposta ancora più violentemente estremista.
Al-Bashir dice che la politica sudanese è quella di smontare l’estremismo con il dialogo: “dopo che arrestiamo questi giovani portiamo un gruppo di giovani ricercatori che instaurano una discussione con loro sui loro ideali, e riusciamo ad allontanare molti di loro dalle idee radicali.
The indipendent segnala anche altre personalità politiche che di recente hanno fatto simili affermazioni. Poco prima delle dichiarazioni di Al-Bashir, anche il leader degli Hezbollah del Libano aveva affermato infatti che CIA e Mossad (i servizi segreti di Stati Uniti ed Israele) sono dietro il gruppo estremista.
A gennaio era stata la volta di Melih Gokcek, sindaco della città turca di Ankara, che aveva accusato il Mossad di essere coinvolto nella strage di Charlie Hebdo, che sarebbe stata portata a termine per scatenare l’ostilità contro l’Islam.

La causa primaria del Cancro fu scoperta nel 1931 da un Premio Nobel

Scritto da: Luciano Gianazza
Fonte: http://www.medicinenon.it/la-causa-primaria-del-cancro-fu-scoperta-nel-1931-da-un-premio-nobel

Otto Warburg

Una notizia che ha dell’incredibile: la causa principale del cancro è stata ufficialmente scoperta decenni fa da uno scienziato premio nobel per la medicina nel 1931.

E da allora nulla è stato fatto in base a tale conseguimento, se non continuare a raccogliere in tutto il mondo soldi per la ricerca, attraverso associazioni come ad esempio l’italiana AIRC.

Quando la causa primaria del cancro era già conosciuta.

Pochissime persone in tutto il mondo lo sanno, perché questo fatto è nascosto dall’industria farmaceutica e alimentare.

Nel 1931 lo scienziato tedesco Otto Heinrich Warburg ha ricevuto il Premio Nobel per la scoperta sulla causa primaria di cancro.

Proprio così. Ha trovato la causa primaria del cancro e ha vinto il Premio Nobel.

Otto ha scoperto che il cancro è il risultato di un potere anti-fisiologico e di uno stile di vita anti-fisiologico.

Perché? Perché sia con uno stile anti-fisiologico nutrizionale (dieta basata su cibi acidificanti) e l’inattività fisica, il corpo crea un ambiente acido (nel caso di inattività, per una cattiva ossigenazione delle cellule).

L’acidosi cellulare causa l’espulsione dell’ossigeno. La mancanza di ossigeno nelle cellule crea un ambiente acido.

Egli ha detto: “La mancanza di ossigeno e l’acidità sono due facce della stessa medaglia: Se una persona ha uno, ha anche l’altro”.

Cioé, se una persona ha eccesso di acidità, quindi automaticamente avrà mancanza di ossigeno nel suo sistema. Se manca l’ossigeno, avrete acidità nel vostro corpo.

Egli ha anche detto: “Le sostanze acide respingono ossigeno, a differenza delle alcaline che attirano ossigeno”.

Cioè, un ambiente acido è un ambiente senza ossigeno.

Egli ha dichiarato: “Privando una cellula del 35% del suo ossigeno per 48 ore è possibile convertirla in un cancro”.

“Tutte le cellule normali hanno il bisogno assoluto di ossigeno, ma le cellule tumorali possono vivere senza di esso”. (Una regola senza eccezioni).

Rapporto acido/alcalino

 

 

 

 

“I tessuti tumorali sono acidi, mentre i tessuti sani sono alcalini.”

Nella sua opera “Il metabolismo dei tumori”, Otto ha mostrato che tutte le forme di cancro sono caratterizzate da due condizioni fondamentali: acidosi del sangue (acido) e ipossia (mancanza di ossigeno).

Ha scoperto che le cellule tumorali sono anaerobiche (non respirano ossigeno) e non possono sopravvivere in presenza di alti livelli di ossigeno.

Le cellule tumorali possono sopravvivere soltanto con glucosio e in un ambiente privo di ossigeno.

Pertanto, il cancro non è altro che un meccanismo di difesa che ha alcune cellule del corpo per sopravvivere in un ambiente acido e privo di ossigeno.

In sintesi:

  • Le cellule sane vivono in un ambiente ossigenato e alcalino che consente il normale funzionamento. Le cellule tumorali vivono in un ambiente acido e carente di ossigeno.

Importante:

Una volta terminato il processo digestivo, gli alimenti, a secondo della qualità di proteine, carboidrati, grassi, vitamine e minerali, forniscono e generano una condizione di acidità o alcalinità nel corpo. In altre parole  tutto dipende unicamente da ciò che si mangia.

Il risultato acidificante o alcalinizzante viene misurato con una scala chiamata PH, i cui valori vanno da 0 a 14, al valore 7 corrisponde un pH neutro.

È importante sapere come gli alimenti acidi e alcalini influiscono sulla salute, poiché le cellule per funzionare correttamente dovrebbe essere di un ph leggermente alcalino (poco di sopra al 7).

In una persona sana, il pH del sangue è compreso tra 7.4 e 7.45.

Se il pH del sangue di una persona inferiore 7, va in coma.

Gli alimenti che acidificano il corpo:

  • Lo zucchero raffinato e tutti i suoi sottoprodotti. (È il peggiore di tutti: non ha proteine, senza grassi, senza vitamine o minerali, solo carboidrati raffinati che schiacciano il pancreas). Il suo pH è di 2,1 (molto acido)
  • Carne. (Tutti i tipi)
  • Prodotti di origine animale (latte e formaggio, ricotta, yogurt, ecc)
  • Il sale raffinato.
  • Farina raffinata e tutti i suoi derivati. (Pasta, torte, biscotti, ecc)
  • Pane. (La maggior parte contengono grassi saturi, margarina, sale, zucchero e conservanti)
  • Margarina.
  • Caffeina. (Caffè, tè nero, cioccolato)
  • Alcool.
  • Tabacco. (Sigarette)
  • Antibiotici e medicina in generale.
  • Qualsiasi cibo cotto. (la cottura elimina l’ossigeno aumentando l’acidità dei cibi”)
  • Tutti gli alimenti trasformati, in scatola, contenenti conservanti, coloranti, aromi, stabilizzanti, ecc.

Il sangue si ‘autoregola’ costantemente per non cadere in acidosi metabolica garantire il buon funzionamento e ottimizzare il metabolismo cellulare. Il corpo deve ottenere delle basi minerali alimentari per neutralizzare l’acidità del sangue nel metabolismo, ma tutti gli alimenti già citati (per lo più raffinati) acidificano il sangue e ammorbano il corpo.

Dobbiamo tener conto che CON il moderno stile di vita, questi cibi vengono consumati almeno 3 volte al giorno”, 365 giorni l’anno e tutti questi alimenti sono anti-fisiologici.

Gli alimenti alcalinizzanti:

* Tutte le verdure crude. (Alcune sono acide al gusto, ma all’interno del corpo avviene una reazione è alcalinizzante.”. Altre sono un po acide, tuttavia, forniscono le basi necessarie per il corretto equilibrio). Le verdure crude producono ossigeno, quelle cotte no.

* I Frutti, stessa cosa. Ad esempio, il limone ha un pH di circa 2,2, tuttavia, all’interno del corpo ha un effetto altamente alcalino. (Probabilmente il più potente di tutti – non fatevi ingannare dal sapore acidulo)

* I frutti producono abbastanza ossigeno.

* Alcuni semi, come le mandorle sono fortemente alcalini.

* I cereali integrali: l’unico cereale alcalinizzante è il miglio. Tutti gli altri sono leggermente acidi, tuttavia, siccome la dieta ideale ha bisogno di una percentuale di acidità, è bene consumarne qualcuno. Tutti i cereali devono essere consumati cotti.

Il miele è altamente alcalinizzante.

* La clorofilla la pianta è fortemente alcalina.

(Da qualsiasi pianta) (in particolare aloe vera, noto anche come aloe)

* L’acqua è importante per la produzione di ossigeno. “La disidratazione cronica è la tensione principale del corpo e la radice della maggior parte tutte le malattie degenerative.” Lo afferma il Dott. Feydoon Batmanghelidj.

* L’esercizio ossigena tutto il corpo. “Uno stile di vita sedentario usura il corpo.”

L’ideale è avere una alimentazione di circa il 60% alcalina piuttosto che acida, e, naturalmente, evitare i prodotti maggiormente acidi, come le bibite, lo zucchero raffinato e gli edulcoranti.

Non abusare del sale o evitarlo il più possibile.

Per coloro che sono malati, l’ideale è che l’alimentazione sia di circa 80% alcalina, eliminando tutti i prodotti più nocivi.

Se si ha il cancro il consiglio è quello di alcalinizzare il più possibile.”

Inutile dire altro, non è vero?

Dr. George W. Crile, di Cleveland, uno dei chirurghi più rispettati al mondo, dichiara apertamente: “Tutte le morti chiamate naturali non sono altro che il punto terminale di un saturazione di acidità nel corpo.”

Come precedentemente accennato, è del tutto impossibile per il cancro di comparire in una persona che libera il corpo dagli acidi con una dieta alcalina, che aumenta il consumo di acqua pura e che eviti i cibi che producono acido.

In generale, il cancro non si contrae e nemmeno si eredita. Ciò che si eredita sono le abitudini alimentari, ambientali e lo stile di vita. Questo può produrre il cancro.

Mencken ha scritto: “La lotta della vita è contro la ritenzione di acido”.“Invecchiamento, mancanza di energia, stress, mal di testa, malattie cardiache, allergie, eczema, orticaria, asma, calcoli renali, arteriosclerosi, tra gli altri, non sono altro che l’accumulo di acidi”.

Dr. Theodore A. Baroody ha detto nel suo libro “Alcalinizzare o morire” (alcaline o Die):

” In realtà, non importa i nomi delle innumerevoli malattie Ciò che conta è che essi provengono tutti dalla stessa causa principale: Molte scorie acide nel corpo”

Dr. Robert O. Young ha detto:

“L’eccesso di acidificazione nell’organismo è la causa di tutte le malattie degenerative. Se succede una perturbazione dell’equilibrio e un corpo inizia a produrre e immagazzinare più acidità e rifiuti tossici di quelli che è in grado di eliminare allora le malattie si manifestano.”

E la chemioterapia ?

La chemioterapia acidifica il corpo a tal punto che ricorre alle riserve alcaline del corpo immediatamente per neutralizzare l’acidità tale, sacrificando basi minerali (calcio, magnesio e potassio) depositati nelle ossa, denti, articolazioni, unghie e capelli.

Per questo motivo osserviamo tali alterazioni nelle persone che ricevono questo trattamento e tra le altre cose la caduta dei capelli. Per il corpo non vuol dire nulla stare senza capelli, ma un pH acido significherebbe la morte.

Niente di tutto questo è descritto o raccontato perché, per tutte le indicazioni, l’industria del cancro (leggi: industria farmaceutica) e la chemioterapia sono alcune delle attività più remunerative che esistano..Si parla di un giro multi-milionario e i proprietari di queste industrie non vogliono che questo sia pubblicato.

Tutto indica che l’industria farmaceutica e l’industria alimentare sono un’unica entità e che ci sia una cospirazione in cui si aiuta l’altro al profitto.

Più le persone sono malate, più sale il profitto dell’industria farmaceutica. E per avere molte persone malate serve molto cibo spazzatura, tanto quanto ne produce l’industria alimentare.

Quanti di noi hanno sentito la notizia di qualcuno che ha il cancro e qualcuno dire: “… Poteva capitare a chiunque …”

No, non poteva!

“Che il cibo sia la tua medicina, la medicina sia il tuo cibo”.

Ippocrate (il padre della medicina )

Fonte: pmbeautyline.wordpress.com

Arnold Ehret disse le stesse cose sui cibi acidificanti nel primo decennio del ‘900.

“L’Isis non si combatte con le bombe, ma togliendo i finanziamenti”

Scritto da: Dino Collazzo
Fonte: http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/478439/L-Isis-non-si-combatte-con-le-bombe-ma-togliendo-i-finanziamenti

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“Per fermare l’Isis non servono le bombe. Bisogna colpire la loro capacità di trovare finanziamenti. Qui la religione non c’entra nulla è solo una guerra di interessi combattuta, tra l’altro da mercenari ben pagati”. A dirlo è il presidente della comunità libica – coordinamento italiano Abdussalam Nasuf secondo il quale “i governi occidentali non devono limitarsi solo a compiere azioni militari contro le milizie dell’Isis ma devono impegnarsi per bloccare la loro capacità di trovare denaro e armarsi”. Infatti, come riportano alcune fonti internazionali, per un lungo periodo le finanze dello Stato islamico si sono rimpinguate attraverso i ricavi di operazioni criminali, rapine e vendita di petrolio estratti dai pozzi iracheni e siriani, dando vita a una vera economia di guerra.
Il coordinamento italiano della comunità libica è nato nel 2011 dopo la caduta del regime di Gheddafi, con l’intento di accogliere e dare una mano non solo ai rifugiati ma anche alle persone rimaste in Libia a ricostruire il Paese. Nasuf come altri dissidenti ha vissuto lontano dalla sua terra per molti anni e oggi guarda con preoccupazione a quello che sta accadendo: “L’avanzare dell’Isis, le difficoltà economiche della gente, la miopia dei governi occidentali e l’opportunismo meschino di chi fa leva sulla disperazione delle persone per arruolare combattenti in nome di una guerra che di santo non ha nulla”. Per Nasuf molte delle persone che vanno a combattere per lo Stato islamico, lo fanno solo per denaro. “Chi decide di arruolarsi viene pagato anche 15 mila euro – dice Nasuf – Spesso sono persone che non hanno un lavoro e pensano così di poter cambiare vita. L’Islam in questo caso non c’entra affatto”.
Da qualche giorno la battaglia delle milizie dello stato islamico ha intensificato i suoi attacchi in alcune cittadine della Libia. Questi fatti hanno spinto l’ambasciata italiana a lasciare il Paese. “La situazione è drammatica – conclude Nasuf – è importante che si continui con la diplomazia. Ma credo anche che vada data la possibilità al governo libico di potersi difendere senza che ci siano ingerenze straniere”.