Bayer-Monsanto: la UE gioca d’anticipo

Scritto da: Matteo Cavallito
Fonte: http://www.valori.it/finanza-etica/bayer-monsanto-la-ue-gioca-danticipo-13606.html

Una marcia contro la Monsanto a Vancouver, Canada. Foto: Rosalee Yagihara Wikimedia Commons

Una marcia contro la Monsanto a Vancouver, Canada. Foto: Rosalee Yagihara Wikimedia Commons

L’Unione europea è pronta ad avviare un’indagine sulla prevista acquisizione del colosso delle biotecnologie e dei semi OGM Monsanto da parte della tedesca Bayer e su altre operazioni di fusione tra le compagnie del settore. Lo ha reso noto ieri la stessa agenzia antitrust UE. Una mossa caratterizzata da una tempistica insolita, ha notato nell’occasione il Wall Street Journal, visto che Bruxelles non ha ancora ricevuto una notifica formale dell’operazione da parte dei soggetti coinvolti. L’acquisto di Monsanto, ricorda il quotidiano Usa, comporterebbe un esborso di 62 miliardi di dollari da parte del gigante farmaceutico.

A sollevare perplessità sull’operazione, ricorda ancora il Wall Street Journal, sono stati in particolare due eurodeputati verdi: Martin Haeusling e Sven Giegold. Secondo quanto comunicato dalla commissaria per la concorrenza UE Margrethe Vestager, l’indagine di Bruxelles mirerebbe a valutare gli effetti dell’acquisizione sulla varietà dei semi disponibili sul mercato al pari delle conseguenze per le attività di ricerca e innovazione.

 

 

Piccole soddisfazioni

Scritto da: Marco Cedolin
Fonte: http://ilcorrosivo.blogspot.it/2016/06/piccole-soddisfazioni.html

 

Forse mai nel corso di una sola settimana mi era capitato di avere tante sorprese piacevoli, come quelle di cui ho smodatamente (e senza alcun senso di colpa) goduto durante questi ultimi giorni di giugno in cui la canicola si è sostituita alle raffiche di temporali.
Domenica sera è accaduto quello che in tutta onestà mai avrei ritenuto possibile in una realtà che non fosse costituita da un universo alternativo. Il PD, rappresentato da Piero Fassino, con tutta la mostruosa mafia che lo sostiene, costituita da banche, industriali d’accatto, giudici, pennivendoli, coop e faccendieri di ogni risma, ha perso l’amministrazione della città di Torino che da sempre considerava “cosa sua”, cedendola a Chiara Appendino, giovane donna di belle speranze del Movimento 5 stelle e pure No Tav, una qualifica che sotto la Mole equivale all’accusa di essere eretici nel regno dell’inquisizione.
La scorsa notte nel referendum sul Brexit, dopo mesi di terrorismo giornalistico…..

 

commisto al terrorismo reale che ha avuto la propria vittima sacrificale nella persona della deputata laburista Jo Cox, gli inglesi hanno deciso di abbandonare l’Unione Europea al proprio destino che personalmente mi auguro sia quello di franare implodendo su sé stessa in tempi molto brevi.
A nulla sono servite le minacce di ogni genere portate dai banchieri, i moniti e le previsioni catastrofiche esperite dai politici di ogni risma e colore, i dotti consigli dispensati quotidianamente dai giornalisti prezzolati e dagli esperti economici a libro paga della UE. Così come a nulla è servito il teatrino mandato in onda ieri sera, con l’ausilio di exit pool fasulli costruiti sul convincimento che i brogli già previsti avrebbero aggiustato la questione portandola sul binario predestinato.
Gli inglesi hanno votato per lasciare l’Europa, i brogli non sono riusciti o non sono stati sufficienti e la pletora di giornalisti, politicanti d’accatto ed opinionisti al servizio del padrone hanno potuto disquisire solo per qualche ora di una vittoria che non esisteva, prima di prendere coscienza della realtà e correre a rintanarsi nella loro angusta cuccia, dove trovandosi alla catena non hanno potuto fare altro che sputare veleno ed idiozie assortite per tutta la giornata. Primo fra tutti il sinistro intellettuale Roberto Saviano arrivato a realizzare che il popolo (quello che fino ad oggi ha acquistato i suoi libri) non ha il diritto di fare delle scelte, poiché in passato (come adesso) a suo dire ne avrebbe fatte di sbagliate ed occorre qualcuno “illuminato” che per bonomia scelga al posto suo, qualcuno che naturalmente non sbagli perché sta dalla parte giusta della storia, quella che naturalmente ha scelto lui e che fa vendere i libri.
Non sono un fan del Movimento 5 stelle e non penso che Chiara Appendino o Virginia Raggi faranno dei miracoli o si renderanno artefici di una rivoluzione epocale, sia perché in qualità di sindaci non credo ne avrebbero l’opportunità, sia perché il movimento che rappresentano è molto lontano dal presentarsi come un qualcosa di rivoluzionario. Sono però fermamente convinto che faranno meglio delle amministrazioni che le hanno precedute, cosa tutto sommato facile da vaticinare alla luce della devastazione che il PD ha portato e porta in ogni luogo dove abbia governato o governi nel paese.
Alla stessa stregua non mi illudo pensando che il Brexit sia in grado di disintegrare in tempi brevi quel mostro onnivoro chiamato Unione Europea, ma sono fermamente convinto che si tratti di un segnale importante e di una bastonata che si farà sentire, sulla schiena dell’organizzazione a delinquere che sta gettando in mezzo alla strada milioni di cittadini e privando i popoli europei (ridotti a schiavi globalizzati) del diritto ad avere un futuro.
Lascio le dotte analisi su quanto accaduto a chi ritiene di averne le capacità ed a chi, pur non avendole, scrive per un padrone ed è costretto a mettere sulla carta quanto gli viene ordinato. Personalmente m’interessa solamente godere per quanto accaduto e rallegrarmi per il fatto che qualche volta i miracoli succedono anche quando non te lo aspetti.

 

Musica classica? Abbassa la pressione e fa bene al cuore

Fonte: http://www.informasalus.it/it/articoli/musica-classica-cuore.php

ascoltare musica
Musica classica? Abbassa la pressione e fa bene al cuore

La musica classica fa abbassare la pressione e la frequenza cardiaca, che misura i battiti del cuore. Lo stesso non si può dire di altri generi musicali che anzi potrebbero stimolare il cervello piuttosto che rilassarlo. È quanto suggerisce uno studio tedesco, dell’Università della Ruhr a Bochum, pubblicato sulla rivista Deutsches Ärzteblatt International.

I ricercatori hanno coinvolto nello studio 120 persone: 60 hanno ascoltato musica per 25 minuti, altri 60, come gruppo di controllo, hanno riposato in silenzio. Chi ha ascoltato musica è stato diviso in tre gruppi: uno dedicato a Mozart (con la sinfonia n.40) uno a Johann Strauss e l’ultimo al gruppo pop degli Abba.

A tutti i partecipanti sono stati misurati pressione, battito cardiaco e livello di cortisolo, il cosiddetto ormone dello stress. Sebbene con qualsiasi tipo di musica ascoltata si abbassasse il livello di cortisolo, soprattutto nelle donne, per il battito cardiaco e la pressione invece vi erano delle differenze.

La musica di Mozart è risultata in assoluto quella che dava maggiori risultati, con il battito cardiaco che si calmava: la pressione sistolica, cioè la massima, si abbassava di 4,7 millimetri di mercurio, e quella diastolica, cioè la minima, di 2,1.

A seguire i brani di Johann Strauss, con un abbassamento della massima di 3,7 millimetri di mercurio e della minima di 2,9. Nessun effetto sostanziale, invece, è stato riscontrato con la musica degli Abba.

Come risparmiare sul condizionatore d’estate

Scritto da: Elena
Fonte: http://www.soloecologia.it/23062016/risparmiare-sul-condizionatore-destate/8724

CondizionatoreArriva la stagione calda e con essa aumentano anche i consumi. L’energia elettrica adoperata per alimentare i nostri cari condizionatori è tanta e può pesare anche per più di 100 euro sul conto energetico annuo. L’assorbimento energetico degli apparecchi per l’aria condizionata è influenzato certamente dall’età dei dispositivi e conseguentemente dalla loro classe energetica.

Da una comparazione con SosTariffe.it emerge che rinfrescare l’abitazione non ha sempre lo stesso costo. Prediligere delle tariffe energia elettrica piuttosto che altre o optare per un gestore piuttosto che un altro può fare effettivamente la differenza. Si pensi che 3 componenti che utilizzano gli elettrodomestici di base come forno elettrico, lavatrice e frigorifero a parità tra giorno e sera o weekend possono spendere nella migliore delle ipotesi 420 euro all’anno. La stessa famiglia che dovesse usare anche il condizionatore vedrebbe la spesa salire, sempre nella migliore delle ipotesi, a 530 euro. Euro più, euro meno. Qualora la famiglia avesse ancora una tariffa del mercato di maggior tutela pagherebbe probabilmente ancora di più. Quindi la prima regola per risparmiare in estate così come durante tutto l’anno è accertarsi che la tariffa applicata sia effettivamente la migliore, ovvero quella che meglio risponde alle esigenze di consumo specifica della famiglia.

Spesa energetica: dito puntato contro il condizionatore
Va detto che non è solo il condizionatore a influire sulla maggior spesa elettrica in estate. Anche le più basse temperature del frigorifero, l’utilizzo di ventilatori e le maggiori esigenze di raffreddamento degli apparecchi elettronici ad esempio partecipano all’innalzamento della bolletta. Certo è che tra questi effettivamente il condizionatore rappresenta l’apparecchio più dispendioso. Ecco perché è importante adottare una serie di accorgimenti.

Tra le cose fondamentali da fare vi è la pulizia dei filtri. Il condizionatore per funzionare ha bisogno di aspirare aria che poi raffredda e rilascia nell’ambiente. Se questo passaggio è ostruito l’energia richiesta è maggiore e di conseguenza aumentano anche i consumi. Effettuare pulizie periodiche aiuta anche a tenere lontani eventuali acari che si depositano e che vengono poi rilasciati nell’ambiente creando non pochi danni alla salute.

Verificare la classe energetica è un altro aspetto fondamentale. Purtroppo i vecchi apparecchi non in classe A+ o superiore hanno un assorbimento energetico anche del 30% superiore rispetto ai modelli più recenti. In questo caso a seconda delle disponibilità vale la pena effettuare un acquisto in maniera saggia piuttosto che valutare la sostituzione.

L’utilizzo delle impostazioni di timer con giudizio può aiutare ulteriormente a mantenere la bolletta entro certi limiti. Durante la notte la nostra temperatura corporea scende, sfruttando ciò, quindi si può prevedere lo spegnimento o l’abbassamento della potenza del condizionatore almeno nelle ore centrali della notte. Qualora il caldo non fosse così forte si può usare la funzione di deumidificazione che da sola potrebbe alleviare con un consumo nettamente inferiore.

Il buon senso vince sulla bolletta
Rimane inteso che sono prima di tutto i comportamenti a fare la differenza. Evitare sprechi è fondamentale: educazione e accorgimenti forse banali giocano un ruolo centrale. Non lasciare porte aperte se il condizionatore è in funzione, non adoperare il condizionatore se nessuno è in casa per un lungo periodo, regolare la temperatura senza esagerare sono accortezze tanto semplici quanto efficaci. L’installazione di apparecchi per la misurazione del consumo energetico aiutano ancor più ad adottare comportamenti più intelligenti. Si tratta di sistemi di misurazione economici che vanno installati sul contatore e che in tempo reale mostrano quanto si sta spendendo. Alcuni gestori elettrici hanno iniziato a proporli assieme alla sottoscrizione di alcune offerte, in attesa che vengano sostituiti tutti i contatori Enel. Da quel momento si apriranno nuove possibilità di monitoraggio comodamente dai dispositivi mobili comunemente utilizzati come tablet e smartphone.

Walt Disney: Ecco ciò che non tutti ancora conoscono!

Fonte:https://oltrelamusicablog.com/2015/02/15/walt-disney-ecco-cio-che-non-tutti-ancora-conoscono/

È stato difficile trovare informazioni sulla vita di uno dei più importanti uomini di spettacolo del XX secolo, come se l’immagine inflessibile ma zuccherosa di Walt Disney non potesse essere messa in dubbio.

Walter Elias Disney, conosciuto semplicemente come Walt Disney, nacque nel 1901, a Chicago. Fu uno dei personaggi più brillanti e influenti del secolo scorso, il primo ad accostare nel cinema la musica alle immagini, produttore, regista, sceneggiatore e doppiatore. Ancora oggi il record di nomination all’Oscar appartiene ai suoi film. Tutti lo conoscono come l’ideatore e il fondatore della casa cinematografica che, con i suoi magici film fiabeschi, ha incantato generazioni di grandi e piccini. Nell’immaginario collettivo, Walt Disney è colui che ci ha lasciato in eredità personaggi immortali, il più famoso tra i quali è Topolino, e fiabe senza tempo. Eppure, pochi conoscono l’oscura identità che si cela dietro al fiero volto del creatore di Topolino!

Resoconti biografici lo dipingono come un uomo autoritario, arrogante, egoista ed egocentrico al punto da appropriarsi di idee altrui. Alcolizzato, nevrotico, depresso, misogino. E razzista. Ma questo non era certo un segreto. Sapevano tutti che nell’entourage della Disney, per volere del capo, non potevano entrare neri ed ebrei.

Durante la cerimonia annuale del National Board of Review del 2014, il premio oscar Maryl Streep intervenne pubblicamente dichiarando: “Walt Disney era un bigotto a cui non piacevano per niente le dopaperino-nazistanne, e nella sua vita ha appoggiato una lobby antisemita”. Anche Abigail Disney, nipote di Roy O. Disney, co-fondatore della compagnia e fratello di Walt è intervenuta sulla vicenda: “Antisemita? Accertato. Misogeno? Certamente!! Razzista? Ovvio, ha fatto un film (Il Libro della Giungla) circa il dover stare ‘con la propria specie’. […] Di quante informazioni necessitate ancora?”.

Molte furono le lamentele dei suoi disegnatori, sottopagati e sfruttati oltre l’immaginazione – lavoravano tutto l’anno fino a 15 ore al giorno, Natale incluso. Ub Iwerks, uno dei suoi dipendenti più geniali, arrivò a fare anche 700 disegni al giorno. Disumano. Come se non bastasse zio Walt, li obbligava a chiamarlo così, era talmente lunatico che bastava una sciocchezza per licenziare chiunque. Si diffuse presto il panico. Inoltre, lo straordinario lavoro dei disegnatori che crearono “Biancaneve“, “Fantasia” e i primi film d’animazione Disney, non veniva riconosciuto nei titoli di coda e i loro nomi sparivano sotto la sigla “Walt Disney Presents” come se il merito fosse esclusivamente di Walt Disney che presto venne soprannominato “Il Tiranno”.

E mentre l’ideatore di Topolino si arricchiva sempre di più, il malcontento negli Studi Disney sfociò in un violento sciopero che fece scandalo in tutti gli Stati Uniti, iniziato il 28 Maggio 1941 e terminato dopo una lunga trattativa con i sindacati il 9 Settembre. Durante i giorni dello sciopero Disney, in un’intervista, rilasciò parole di superiorità e arroganza:

Non dimenticatevi questo: è la legge dell’universo che i forti sopravvivano e che i deboli debbano in ogni caso soccombere; e non me ne importa un bel niente di quale schema idealistico ci si possa inventare: niente può cambiarla” .

Disney ebbe inoltre simpatie per il regime nazista: partecipò a meeting filo-nazisti e si affiliò all’Ordine DeMolay, nota congrega massonica che negli Stati Uniti walt_disney_massoneriasi può considerare l’anticamera della Massoneria, in quanto finalizzato ad avvicinare i giovani tra i 12 ed i 21 anni alle pratiche massoniche. Da questa collaborazione, assunse come disegnatore un membro della setta e insieme, nel 1932, idearono e disegnarono alcune tavole con Topolino, di specifico orientamento massonico, pubblicate nel giornale interno dell’Ordine. Qui comincia una sorta di mistero, perché di questa serie “segreta” non c’è traccia negli archivi della Walt Disney Company, cosa alquanto strana dato che anche le produzioni minori sono sempre state archiviate dalla Disney. Inoltre, lo stesso Ordine DeMolay dichiara di non avere conservato la collezione del bollettino.

Come ben sappiamo, una parte della massoneria è dedita a rituali satanici. Ci sono forze oscure che tramano sull’umanità, retaggi di un passato mai dimenticato. Tradizioni occulte e mistiche di dubbia matrice spirituale. Tutto ciò che è legato al potere è in qualche maniera contaminato, tutto ciò che porta oppressione e che sfrutta la conoscenza per fini personali trascina con sé ombre e forze oscure. Queste forze oscure ce le sbattono in faccia e ce le fanno anche adorare. Non riusciamo neanche a vederle. Ci conviviamo sin dalla nostra infanzia. È noto, infatti, che la Disney nel 2004 pagò ben 70 milioni di dollari per far concludere un processo che li vedeva accusati di satanismo, distribuzione di immagini porno, razzismo e istigazione alla cocaina.

Topolino_pentacoloAlla luce dei fatti, penso che nella figura di Disney si celavano aspetti tenebrosi ma è pur vero che i suoi film d’animazione hanno accompagnato i sogni di almeno quattro generazioni di bambini. Difficilmente si potrebbe sostenere che tutti noi siamo diventati dei “deviati”. Quindi, se davvero, lo scopo di Walt Disney fu quello di manipolare le coscienze e spingerle al male, non ha ottenuto questo effetto. D’altra parte però, non bisogna abbassare la guardia e sminuire il fenomeno. Non è, in ogni caso, educativo e accettabile che film destinati a bambini contengano messaggi, simboli e immagini inneggianti il satanismo e il sesso. Anche se la maggioranza delle persone carpisce solo il primo livello d’interpretazione dei film, si è dimostrato, che i significati e i simboli nascosti possono condizionare comunque il subconscio collettivo.

Negli ultimi anni della sua vita Walt riuscì a realizzare con Disneyland (il famoso parco tematico) molti desideri e spettri della sua infanzia per poterli rivivere e finalmente apprezzare ma ormai era un uomo solo. La sua arroganza e il suo egocentrismo fecero allontanare anche gli affetti più cari. Si fece costruire a regola d’arte il salotto della sua vecchia casa, in un edificio al centro del parco. Seduto in questa specie di stanza fuori dal tempo, guardava dalla finestra i bambini che si divertivano nel suo parco. Li guardava e piangeva per ore, affogando i singhiozzi nell’alcol.

L’Asia si interessa all’economia del Brexit

Fonte: http://www.asianews.it/notizie-it/L%E2%80%99Asia-si-interessa-all%E2%80%99economia-del-Brexit-37850.html

I più sono favorevoli al “rimanere” perché dà più stabilità alla situazione. Per la Cina, l’uscita porterebbe a una perdita di influenza della Gran Bretagna. Timori delle multinazionali che hanno la loro sede a Londra. I problemi delle merci e del mercato comune.

Hong Kong (AsiaNews/Agenzie) – Il referendum che si vota oggi in Gran Bretagna, se rimanere o uscire dall’Unione europea, interessa all’Asia solo dal punto di vista economico, ossia se vi saranno ricadute che potranno migliorare o peggiorare i rapporti e il commercio. Ad ogni modo, la maggioranza delle voci, anche autorevoli, è per il “rimanere”, perché fautore di una maggiore stabilità.

In Cina, secondo la prassi della politica estera di Pechino, il referendum è visto come un elemento di politica interna su cui il governo cinese non si esprime ufficialmente. Ma oggi, il Global Times, legato al Quotidiano del popolo, strumento ufficiale del Partito, si lancia in uno strenuo consiglio a rimanere. “Se il Regno unito vota di lasciare [l’Ue], diventerà un orfano atlantico e perderà la sua relazione speciale con l’Ue. In questa circostanza, diverrà più forte la sua speciale relazione con gli Usa, ma potrebbe significare molto meno per gli Stati Uniti”. “Lasciare l’Ue – si aggiunge – costerà alla Gran Bretagna la possibilità di esercitare la sua influenza”.

La “relazione speciale” con la Ue è importante anche per Pechino, dato che essa ha scelto Londra come centro europeo per il suo commercio in yuan.

La preoccupazione degli investitori asiatici è soprattutto su cosa porterà il periodo di incertezza che seguirebbe un Brexit (l’uscita dalla Ue). Essi temono che gli investimenti in Gran Bretagna possano abbassarsi di valore.

Le multinazionali asiatiche che hanno scelto finora la loro base europea a Londra, si preoccupano che il Brexit porti ostacoli alla circolazione delle loro merci nel mercato comune. La giapponese Hitachi, ad esempio, sta già ripensando a come ridurre la sua presenza in Gran Bretagna.

Vi è però chi pensa che l’uscita dall’Ue aiuterà molti più asiatici qualificati a entrare nel Regno unito, facendo a meno delle regole europee di immigrazione. Il ricco finanziere Jim Mellon, sostenitore del Brexit, sostiene che “gli asiatici che vogliono studiare e lavorare [in Gran Bretagna] troveranno questo molto più facile perché quelli sono le persone di talento che noi vogliamo… Noi vogliamo lavoratori specializzati, non operai generici da Romania e Bulgaria capaci solo di pulire le strade o fare un caffè”.

RAGGI E APPENDINO: MA QUALE BREXIT …RENZIEXIT!

Fonte: http://icebergfinanza.finanza.com/2016/06/20/raggi-e-appendino-ma-quale-brexit-renziexit/

Lasciamo da parte per un istante finanza ed economia e occupiamoci di populismo e nazionalismo, come lo chiamano loro, quelli che quotidianamente vi somministrano “più europa”, quelli che vi dicono che non c’è alternativa a questo coacervo di monete e capitali, di interessi finanziari e privati, dove affogare i beni comuni.

Loro, si che non somministrano populismo a piccole dosi, chiedere “più europa” sempre e comunque non è populismo vero?

Ieri qualcuno si è chiesto per quale motivo Torino è caduta sotto i colpi di questo terribile populismo, passi per la Roma intrisa di Mafia Capitale, ma Torino, perchè la gente ha espresso un voto di protesta e così in tanti altri comuni?

È’ finito il tempo come scrivono su HuffingtonPostItalia da parte dell’establishment italiano di tenere ai margini della politica il M5S, …

…sollevando i fantasmi del populismo e della instabilità, che si è infranto tre anni dopo sulla stessa onda e sugli stessi umori di allora da parte degli elettori. Con numeri tali da fare impallidire qualunque scetticismo, e qualunque calcolo di bottega. Al Pd in particolare, tentato in queste ore di salvare il salvabile circoscrivendo lo spazio del successo M5S, va ricordato che l’ora della politica dello struzzo è finita. Con sufficiente sicurezza si può dire che con gli umori che attraversano oggi le urne, il referendum sulle riforme di ottobre è destinato a sicuro insuccesso. E con sicurezza maggiore si può anche azzardare a dire che se si votasse oggi per le politiche, sulla base di questi risultati Palazzo Chigi sarebbe perso per Matteo Renzi.

Cosa offriranno di bello ora oltre a 80 euro qualche balla dell’ultima ora e un mucchio di illusioni intrise nel “più europa”?

Forse non funzionerà, perchè la gente è stanca di sentirsi dire che ci vuole “più europa” è stanca di sentirsi dire che ci vuole…

…ci vuole “più crisi”!

Sarà obbligata dagli eventi a convergere verso politiche più armonizzate!

Sono sicuro che l’euro ci obbligherà a introdurre un nuovo set di strumenti di politica economica. È politicamente impossibile proporre ciò ora. Ma un giorno ci sarà una crisi e nuovi strumenti saranno creati.

No dai non ha detto così, voleva dire altro!

Siccome so che a Voi piace sempre la fonte, eccovela, ha detto proprio, così un giorno ci sarà una crisi e allora saranno creati nuovi strumenti per costringervi a fare i bravi, aggiungo io… Citato in Martin Essex, Did the Euro’s Architects Expect It to Fail? The Wall Street Journal, 31 ottobre 2011: I am sure the euro will oblige us to introduce a new set of economic policy instruments. It is politically impossible to propose that now. But some day there will be a crisis and new instruments will be created.

Ve la ricordate la sintesi della Shock Economy?

«In uno dei suoi saggi più influenti, Friedman formulò la panacea tattica che costituisce il nucleo del capitalismo contemporaneo, e che io definisco “dottrina dello shock”. Osservava che “soltanto una crisi – reale o percepita – produce vero cambiamento. Quando quella crisi si verifica, le azioni intraprese dipendono dalleidee che circolano. Questa, io credo, è la nostra funzione principale: sviluppare alternative alle politiche esistenti, mantenerle in vita e disponibili finché il politicamente impossibile diventa il politicamente inevitabile”. Alcune persone accumulano cibo in scatola e acqua in previsione di grandi disastri; i friedmaniani accumulano idee per il libero mercato. E quando la crisi colpisce – ne era convinto il professore dell’università di Chicago – è fondamentale agire in fretta, imporre un mutamento rapido e irreversibile prima che la società tormentata dalla  crisi torni a rifugiarsi nella tirannia dello status quo» ().

Chiaro ora del perchè ci vuole più crisi?

Non solo nel fine settimana è comparso il fantasma di Prodi, ma anche quello di Monti…

Questi provocano le crisi e poi si danno la colpa uno con l’altro perchè all’improvviso uno di loro che non ce la fa più a stare a galla, utilizza il referendum, strumento di democrazia,  per distruggere generazioni intere.

A questa gente la democrazia fa paura!

“Non sono d’accordo con chi dice che questo referendum è una splendida forma di espressione democratica. Il gioco di Cameron è tutto volto al mantenimento del potere”; non ha deciso di far scegliere gli inglesi “per il bene della Ue, e nemmeno per gli interessi del Regno Unito, e aggiungerei nemmeno per quelli del Partito conservatore. È stata tutta una partita per levarsi d’impiccio il blocco euroscettico fra i Tory e rafforzare la leadership. Per questo ho parlato di abuso della democrazia”. Così l’ex premier Mario Monti in un colloquio con la Stampa in cui sottolinea: “La decisione di Cameron distrugge la paziente opera di tessitura di una generazione di europei”.

“Le conseguenze del voto, indipendentemente dall’esito, sono pesanti per l’Unione stessa. Non dobbiamo illuderci: se anche il Regno Unito votasse per restare, ormai c’è un precedente”, avverte Monti. “Cosa succederebbe se altri Stati decidessero di intraprendere un cammino simile a quello britannico? Un qualche Paese dell’Est o altri. Che si dice loro? Siete piccoli, non potete chiedere queste cose?”.

Il precedente!

Questa è gente che con le sue demenziali scelte di politica economica ha distrutto fue generazioni in Italia e va in giro a fare interviste per accusare altri, grazie a giornalisti compiacenti che interrogano fantasmi falliti della storia.

Ma dai Andrea, Monti ha salvato l’Italia.

Di questo ho già parlato in lungo e in largo, balle, l’essenza stessa dell’unione europea, presuppone solo una soluzione! Per riprenderti da una depressione economica indotta come accadde nel 2011, o svaluti la moneta, ma non si può o svaluti i salari anche attraverso la distruzione della domanda interna.

Se non ci credete vi riporto il fotogramma del momento della dichiarazione alla CNN e il testo in inglese…

ZAKARIA: You need somebody to buy your products. Are you saying you want Germany to buy things from you?

MONTI: Well, we are gaining a better position in terms of competitiveness because of the  structural reforms. We’re actually destroying domestic demand through fiscal consolidation.

We’re actually destroying domestic demand through fiscal consolidation.We’re actually destroying domestic demand through fiscal consolidation.We’re actually destroying domestic demand through fiscal consolidation.

“Stiamo effettivamente distruggendo la domanda interna attraverso il consolidamento fiscale”.

You avere capito?

E mi fermo qui perchè avrei tante altre belle cose da raccontarvi ma tanto ora verrà tutto annacquato dal Brexit e dal prossimo referendum Costituzionale che come ben sapete verrà vinto ad ogni costo dal SI.

No oggi non era proprio il caso di parlare di economia o finanza, di quello che è capitato nel fine settimana, giusto mentre in mezza Italia, i predoni di alcune banche del territorio assistiti dagli organi di vigilanza continuano a depredare i risparmi degli italiani, no non era proprio il caso!

A si giusto è tutta colpa loro che firmano senza leggere, banda di ignoranti e poi vanno pure a suicidarsi, aspettiamo che si uccidano decine di persone prima di mandare in galera questa gente.

I fantasmi del passato, il populismo come lo chiamano loro, il nazionalismo e soprattutto l’odio estremista, tornano grazie a questa gente, nascosta dietro una parvenza di democrazia e unità europea, che da anni serve lobby e interessi multinazionali, oltre a servire il proprio ego, la propria avidità e nascondendo l’incompetenza e la psicopatia che regna in loro!

E scusatemi se vi ho rovinato la giornata, ma questa è una crisi essenzialmente antropologica e il popolo sta partecipando attivamente e passivamente alla sua realizzazione, per fortuna talvolta ha bagliori di Consapevolezza!

Per il resto tenetevi pronti, non è finita, non è affatto finita, i mercati poveri di solito non prendono bene questi lampi di democrazia, anche se sanno che in fondo male che vada ci pensa Mario, il pilota automatico di questa squallida europa, fondata sulle monete e sui capitali, sulle merci e sulle lobbies.

Medicina letali e crimine organizzato

Scritto da: arcello Pamio
Fonte:http://www.disinformazione.it/medicine_letali.htm

“Le aziende farmaceutiche non meritano più la nostra fiducia per la loro arroganza e per il loro palese disinteresseper la salute della popolazione”

Drummond Rennie, vicepresidente del JAMA

L’ultimo libro del dottor Peter C. Gøtzsche, “Medicine letali e crimine organizzato” è inquietante.
Se non fosse stato scritto da uno scienziato di fama internazionale il cui curriculum professionale è inossidabile e inattaccabile verrebbe da non crederci.
Due lauree (medicina e chimica) hanno permesso a Gøtzsche di lavorare direttamente per le aziende farmaceutiche sia come informatore impegnato a lanciare i nuovi farmaci sia come responsabile del prodotto. Quindi uno che conosce molto bene come funziona il Sistema dal di dentro…
Ha diretto inoltre il prestigioso e indipendente Nordic Center della Cochrane Collaboration (1).

Nel libro Gøtzsche spiega dettagliatamente, studio dopo studio come le aziende farmaceutiche sono riuscite a nascondere il fatto che i farmaci, al pari del tabacco, sono uno dei killer più spietati al mondo.
Le industrie grazie a comportamenti fraudolenti sia nel campo della ricerca che della promozione commerciale hanno sempre nascosto la letalità dei loro prodotti, e non appena emergono dati convincenti sulla loro pericolosità, vengono puntualmente realizzate ricerche di scarsissima qualità, spesso falsificandole, che arrivano a conclusioni opposte, generando volutamente confusione sia nell’opinione pubblica che nel mondo medico.
Così facendo le aziende guadagnano tempo e le persone continuano a prendere farmaci e a morire…

Le organizzazioni criminali
Per comprendere i livelli di corruzione e amoralità che circolano nelle sale ovali delle principali multinazionali ecco un elenco incompleto di condanne che hanno ricevuto.
Questo è solo uno dei tantissimi motivi delineati magistralmente nel libro che permettono al dottor Gøtzsche di paragonare le lobbies della chimica e farmaceutica alle organizzazioni criminali. Anzi, queste ultime uccidono di meno.
Le multe sono state affibbiate per truffe vere e proprie, corruzione di medici, omissioni volontarie di eventi avversi, prescrizioni off-label (fuori dalle indicazioni terapeutiche), promozioni illegali e informazioni ingannevoli.

Pfizer: 2,3 miliardi di dollari nel 2009; Novartis: 423 milioni di dollari nel 2010; Sanofi-Aventis: 95 milioni di dollari nel 2009; Glaxo-SmithKline: 3 miliardi di dollari nel 2011; AstraZeneca: 520 milioni di dollari nel 2010; Johnson & Johnson: 1,1 miliardi di dollari nel 2012; Merck: 670 milioni di dollari; Eli Lilly: 1,4 miliardi di dollari nel 2009; Abbott: 1,5 miliardi di dollari nel 2012.

Dei 165 procedimenti giudiziari conclusisi con un patteggiamento (dal 1991 al 2010) le lobbies hanno sborsato 20 miliardi di dollari di sanzioni. A questi si devono aggiungere fino a luglio 2012 altri patteggiamenti per un totale di 10 miliardi di dollari.
Negli ultimi 15 anni, solo di patteggiamenti le cifre si aggirano sui 30 miliardi di dollari!

Guerra ai generici
I farmaci generici (stesso principio chimico ma molto meno cari perché il brevetto è scaduto) possono essere tenuti fuori dal mercato con una strategia in stile mafioso. Basta che un’azienda avvii una causa legale contro il produttore del generico, accusandolo di aver violato la legislazione sui brevetti, anche se l’accusa è del tutto priva di fondamento. L’autorizzazione per il generico slitta negli Stati Uniti automaticamente di ben 30 mesi.
In questo modo riescono a tenere per diversi anni l’esclusiva sulle proprie molecole anche dopo la scadenza dei brevetti. Impediscono di fatto l’utilizzo commerciale dei farmaci generici provocando un danno economico enorme ai vari sistemi sanitari e alle persone.
Un’altra strategia commerciale sfrutta la stereoisomericità delle molecole. I farmaci infatti sono stereoisomeri, cioè composti da due metà speculari, dal punto di vista chimico, di cui solo una metà è farmacologicamente attiva.

Quando il brevetto del farmaco originale sta per scadere la società mette sotto brevetto la metà attiva delle due. Modificano il nome, aggiungendo per esempio una o più lettere davanti al nome vecchio, e il farmaco-fotocopia viene immesso nel mercato per altri decenni. In questo modo ogni singolo farmaco viene brevettato per almeno due volte.
Il citalopram (scaduto) è diventato escitalopram.

Un’altra strada è rimettere il farmaco in commercio ma per un altro disturbo.
L’olanzapina era un principio attivo molto datato e quando il suo brevetto era prossimo alla scadenza, la Eli Lilly riuscì ad ottenere un nuovo brevetto dimostrando che il farmaco induce un aumento del colesterolo nei cani inferiore però a quello di un altro farmaco che non è mai stato autorizzato. Tutto questo è folle, anche perché l’olanzapina aumenta il colesterolo più di quasi tutti i farmaci in commercio!
Ma questo poco importa perché grazie ad una campagna di marketing spietata lo Zyprexa (nome commerciale dell’olanzapina) è divenuto l’antipsicotico più usato al mondo e nel 2005 ha portato ricavi per 4,2 miliardi di dollari.

Non tutti sanno che i farmaci fortemente innovativi nascono quasi tutti dalle ricerche pubbliche e non private. Tutta la ricerca di base che ha consentito alla medicina moderna di progredire è stata realizzata dal settore no-profit (università, centri di ricerca, laboratori finanziati dai governi). Circa 15 dei 21 farmaci più importanti entrati nel mercato statunitense dal 1965 al 1992 sono stati sviluppati da finanziamenti federali.
Le aziende farmaceutiche investono nella ricerca di base per la scoperta di nuove molecole e di nuovi vaccini solo l’1% dei loro profitti, la maggior parte dei soldi li usano infatti per il marketing.

Manipolazione degli studi
Attualmente il solo requisito che viene considerato vincolante per stabilire se un farmaco è efficace è la presenza di un effetto statisticamente significativo in soli due studi clinici randomizzati e controllati (dalle aziende stesse) a confronto con il placebo. Questo obiettivo è facilmente raggiungibile, anche perché se l’azienda non raggiunge il proprio obiettivo può continuare a realizzarne altri, fino al momento in cui ce ne sono almeno due che cedono alle sue insistenze…
La comparazione con il placebo non ci dice nulla purtroppo se il nuovo farmaco è migliore o peggiore di un farmaco già in commercio.

Le aziende dispongono di svariate tecniche per manipolare gli studi clinici randomizzati che finanziano. Possiedono vari sistemi per ingannare le agenzie di controllo e far approvare farmaci pericolosissimi per la salute umana.
Per esempio se le dimensioni del campione sono sufficientemente ampie, uno degli effetti del farmaco assumerà valori statisticamente significativi e il farmaco verrà approvato anche se è pericoloso per la salute pubblica.
La storia ci insegna che sono tantissimi i farmaci entrati in commercio e poi ritirati dopo aver causato vere e proprie stragi. Sanno che un farmaco rischia di uccidere centinaia di migliaia di persone? Nessun problema, ai produttori non importa nulla, se quel farmaco farà incassare miliardi di dollari.
Si calcola il Vioxx della Merck abbia ucciso oltre 120.000 persone; il Celebrex della Pfizer circa 80.000, ecc. ecc.
Questi semplici due casi dimostrano che i FANS sono un gruppo di farmaci ad alta letalità, mentre la pubblicità e il marketing hanno spinto i medici, col supporto di reumatologi venduti a prescriverli per qualsiasi forma di dolore.

Poi c’è tutto il mondo delle scorrettezze scientifiche come far sparire i dati raccolti nello studio se non sono in linea con i risultati desiderati.
Negli studi controllati, lo dice il nome stesso, è possibile controllare e manipolare ogni risultato.
I dati infatti sugli studi parlano da soli: i risultati sono più favorevoli per il farmaco valutato se l’azienda che lo produce è quella che finanzia lo studio (20 volte più favorevoli del previsto).
E’ davvero incredibile che si sia arrivati ad accettare un sistema in cui le aziende fanno la parte sia dei giudici che dell’imputato, e chi ne paga le spese siamo noi.

Ghostwriters
Il livello dell’attuale ricerca è così corrotto che esistono autori invisibili direttamente stipendiati dalle aziende farmaceutiche che sfornano revisioni e articoli secondari in modo da inondare e deviare il mondo accademico.
Questa prassi produce gravi danni alla sanità pubblica dal momento che spinge i medici verso conclusioni sbagliate sui benefici e svantaggi dei farmaci. Si tratta di una vera e propria truffa.

In pratica la divisione marketing produce articoli scritti da autori aziendali, ma questi verranno poi firmati da importanti e autorevoli professori e baroni universitari, i quali ricevono una lettera con l’offerta di decine di migliaia di dollari semplicemente per firmare con il proprio nome un articolo che tesse le lodi del nuovo farmaco!
Questi medici venduti avvallano il farmaco basandosi su studi scritti dalle stesse aziende (spesso neppure letti), in un conflitto di interessi pericolo per la salute dei pazienti.
Poi la maggior parte dei medici in buona fede credendo che gli articoli scientifici siano stati scritti dai colleghi più autorevoli, prescriveranno il farmaco….

Corruzione dei medici
Con l’informatizzazione della vita umana le aziende riescono a sapere ogni settimana tutti i dati relativi alle prescrizioni farmaceutiche effettuate da ogni singolo medico. In questo modo sono in grado di tenere sotto controllo e verificare come stanno lavorando i loro medici. Se lavorano bene oppure no. Se meritano premi, soldi oppure no.
Negli USA le farmacie non forniscono i nomi dei medici, ma solo il loro numero di codice.
Sapete chi vende alle aziende i nominativi dei codici corrispondenti? L’AMA, l’Associazione dei Medici Americani. Solo nel 2005 l’AMA ha dichiarato profitti per 44 milioni di dollari dalla vendita dei propri database. Ecco a cosa serve la casta dei camici bianchi, il sindacato dei medici americani: a vendere i dati personali dei medici.
Non c’è nulla da stupirsi se teniamo conto che per molti decenni l’AMA ha negato il collegamento tra fumo e salute e questo soltanto perché riceveva decine di milioni di dollari dalle lobbies del tabacco.
Le industrie ovviamente puntano tutto sui medici perché sono loro che prescrivono le droghe.
Circa 20 anni fa l’investimento annuale delle lobbies oscillava già tra gli 8000 e i 15000 euro a singolo medico, oggi tale investimento supera il miliardo di dollari, solo negli States.

Promozione illegale dei farmaci
La forma peggiore di prostituzione dei medici è il loro supporto alla promozione illegale dell’utilizzo dei farmaci al di fuori delle indicazioni autorizzate (off-label).
Prescrivere un farmaco fuori dalle indicazioni per il quale è stato autorizzato significa allargare immensamente il mercato, ma tale promozione espone i pazienti ai gravi effetti avversi, senza che vi sia alcuna garanzia di un qualche beneficio. Queste attività criminali che si sono lentamente espanse (come si evince dall’elenco delle condanne), hanno prodotto moltissime vittime, uccise da infarti e ictus o danneggiate in modo permanente a livello di sistema nervoso.

La psichiatria è il gotha delle aziende
La psichiatria è diventata il paradiso delle aziende perché le definizioni dei disturbi psichiatrici sono vaghe e facilmente manipolabili. Gli psichiatri non a caso ricevono dalle aziende farmaceutiche più denaro dei colleghi di qualsiasi altra branca della medicina.
A livello internazionale la psichiatria basa le diagnosi sul DSM, il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, in pratica un documento basato sul consenso degli esperti e come tale non ha NULLA di serio e scientifico. Il livello di confusione e incompetenza è tale che il DSM non è in grado di definire neppure quale sia la natura di un disturbo mentale!

Ma il DSM è funzionale al Sistema perché ha contribuito a scatenare svariate epidemie di falsi positivi sulla base di definizioni troppo vaghe, come per esempio l’ADHD e il disturbo bipolare giovanile. Da quando è stato inserito nel manuale il disturbo bipolare nell’infanzia le diagnosi sono aumentate di 35 volte negli ultimi 20 anni negli Stati Uniti.
La situazione è così grave che nel 2009 al primo posto nella classifica dei farmaci più venduti c’erano gli antipsicotici, mentre gli antidepressivi erano al quarto posto, preceduti da quelli per ridurre i colesterolo (statine) e gli inibitori di pompa (antiacidi).
I farmaci a livello psichiatrico sono certamente i più pericolosi di tutti.

Per esempio gli SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina) sono simili alle anfetamine, e vengono usati per la depressione e l’ADHD, ma provocano il disturbo bipolare.
Il termine Inibitori Selettivi della Ricaptazione della Serotonina (SSRI) è stato ideato dalla SmithKline Beecham (oggi Glaxo). Nonostante questi farmaci non abbiano nulla di selettivo e nulla di specifico è purtroppo diventata la definizione di queste droghe. La loro funzione è quella di ridurre il numero dei recettori cerebrali della serotonina e quando il farmaco viene bruscamente interrotto le persone iniziano a sentirsi male, esattamente come un drogato o un alcolista in crisi di astinenza. Gli effetti collaterali sono numerosissimi e devastanti (agitazione, irrequietezza, attacchi di panico, insonnia, aggressività, idee suicidarie, allucinazioni, violenza, ecc.).

La bufala dello squilibrio chimico
La psichiatria invece di comprendere le esperienze dei propri pazienti si è trasformata in una disciplina fondata sui questionari. Per una diagnosi basta una breve visita di 10-15 minuti al termine della quale al paziente verrà detto che dovrà prendere un farmaco per rimettere a posto lo “squilibrio chimico cerebrale” per tutto il resto della vita.
La favola dello squilibrio chimico viene raccontata per spiegare l’azione degli psicofarmaci, ma si tratta di una bufala perché NON è mai stato dimostrato che una qualsiasi delle principali patologie psichiatriche sia determinata da un difetto biochimico e infine NON esiste alcun test biologico che lo dimostri.
Gli psicofarmaci quindi non correggono uno squilibrio ma lo provocano, ecco perché è così difficile sospenderli. Infine possono favorire azioni violente, suicidi e omicidi compresi.

I farmaci uccidono più della malavita
Sono almeno 100.000 le persone che ogni anno solo negli Stati Uniti muoiono a causa dei farmaci che assumono. Ce ne sono altri 100.000 che muoiono per errori, quali l’eccessivo dosaggio o l’utilizzo di un farmaco in presenza di controindicazioni specifiche.
Poiché almeno un terzo delle morti avviene in ospedale, queste percentuali ci portano a una stima sicuramente in difetto, di almeno 200.000 americani che muoiono ogni anno per i farmaci.
Anche in Europa la Commissione ha stimato attorno ai 200.000 i cittadini europei che muoiono per eventi avversi dei farmaci.
Questi dati significano solo una cosa: negli Stati Uniti e in Europa i farmaci sono la terza più importante causa di morte dopo le patologie cardiovascolari e il cancro!
E’ probabile che il numero reale sia superiore, anche perché nelle schede di morte degli ospedali e dei medici legali, le morti che derivano dai farmaci prescritti (vedi chemio) sono spesso attribuite a cause naturali o sconosciute, visto che non sono facili da dimostrare.

Se un’epidemia letale delle stesse dimensioni fosse stata provocata da un batterio avremmo fatto di tutto per riportarla sotto controllo. Con i farmaci no, come mai?
Inoltre va tenuto presente che oltre ai morti ci sono milioni di persone che ogni anno vengono colpite da eventi avversi molto gravi e invalidanti.
Quella dei farmaci antitumorali è una delle aree cui si verifica una vera e propria situazione disastrosa. In questo campo i vincoli che le agenzie impongono sono pressoché nulli: questi farmaci (tra i più tossici e pericolosi in commercio) vengono autorizzati sulla base di studi clinici con un solo braccio di trattamento (quando il minimo sarebbe due). Questo non consente di avere un’idea precisa della capacità di aumentare o diminuire la mortalità.
Una ricerca che ha preso in esame i 12 farmaci antitumorali che sono stati autorizzati in Europa dal 1995 al 2000 ha dimostrato che nessuno di essi portava a risultati decisamente migliori, ma che in compenso costavano centinaia di volte di più rispetto a farmaci già disponibili.
Il tutto per la gioia delle industrie produttrici.

Conclusione
La strategia messa in atto dalle lobbies è perfetta e diabolica: controllano e manipolano gli studi clinici, corrompono le agenzie di controllo, comprano i giornalisti e i medici, e infine riescono a convincere le persone sane che sono malate e che hanno bisogno di prendere sempre più farmaci.
Il motivo per cui assumiamo sempre più farmaci è che le aziende farmaceutiche non vendono farmaci, ma bugie sui farmaci! Quasi tutto quello che possiamo sapere infatti su un farmaco è quello che le stesse aziende produttrici hanno deciso di far sapere a noi e ai medici…

(1) La Cochrane Collaboration è un’organizzazione senza fini di lucro nata a Oxford nel 1993 che coinvolge circa 30.000 persone e le revisioni sono diventate oltre 5000.

Germania, Steinmeier: manovre NATO sono pericolose per la Sicurezza

Scritto da: Mirco Coppola
Fonte  http://www.opinione-pubblica.com/germania-steinmeier-manovre-nato-pericolose-per-la-sicurezza/

Frank-Walter Steinmeier

Il ministro degli esteri tedesco, in un’intervista alla Bild am Sonntag, ha stigmatizzato le manovre NATO che negli ultimi giorni hanno visto le truppe dell’Alleanza atlantica compiere diverse esercitazioni con migliaia di uomini nella regione del Baltico (Lettonia, Estonia, Lituania) e della Polonia, proprio in quel confine orientale, laddove l’Europa ha come vicino la Russia.

“In un momento come questo – ha dichiarato il ministro dell’SPD – c’è bisogno di portare avanti un discorso di dialogo con la Russia e non di surriscaldare gli animi con esercitazioni belliciste. Se qualcuno crede che con delle manovre di guerra si possa fare un passo avanti nella sicurezza, egli si sbaglia“.

Lo stesso presidente russo, Vladimir Putin, durante lo svolgimento del Forum Internazionale di San Pietroburgo aveva stigmatizzato le manovre tutt’altro che pacifiche della NATO sul fronte nord-est dell’Europa, sostenendo di non comprendere il senso delle manovre di espansione della Alleanza atlantica, non essendoci più né l’URSS né il Patto di Varsavia.

Steinmeier a tal proposito ha sottolineato come con la Russia l’Europa abbia bisogno di instaurare un dialogo, coinvolgendo Mosca in questioni nodali della politica internazionale, come la lotta contro l’islamismo radicale e la stabilizzazione del fronte libico. “La storia insegna – ha sostenuto il ministro tedesco – che la disposizione al dialogo è l’arma più efficace per la Sicurezza. Soltanto in questo modo si potrà giungere ad un accordo sul controllo degli armamenti in Europa”.

Parole concilianti, ma che difficilmente avranno un seguito, esclusi colpi di scena. Malgrado il riconoscimento della Russia come potenza internazionale affidabile, si guardi al fronte siriano, non si prospetta al momento nessun passo avanti da parte dell’Europa sulla crisi ucraina, che ha oramai superato i due anni.

Le sanzioni alla Russia, lontane dall’essere revocate dall’UE, rendono il dialogo con i russi molto arduo, quantomeno sul piano politico. La Germania, leader incontrastata di quest’Europa, palesa, tuttavia, la propria difficoltà nel traghettare l’Unione verso una sovranità completa (mancanza di unità militare e mancanza di unità di intenti fra i paesi membri) e le parole di Steinmeier sono indizio del nervosismo che aleggia nel governo di Angela Merkel, che con l’eventuale Brexit potrebbe vedere la comunità europea sfuggirle di mano.

Una comunità europea che a venticinque anni dalla caduta dell’Unione Sovietica vive ancora sotto un’obsoleta tutela NATO e che la vicenda di Euromaidan ha ampiamente dimostrato di non essere in grado di costituire un attore geopolitico indipendente. E non lo sarà finché sposerà vecchi schemi ideologici da guerra fredda: la tesi di un Occidente libero che avrebbe il dovere di contrapporsi ai regimi “totalitari” e “illiberali”.

E anche peggio sarebbe sposare le teorie huntingtoniane, che recitano che l’Occidente, conclusasi l’era delle ideologie, debba avere il ruolo di conservare il proprio status quo nei confronti delle altre civiltà che reclamano il proprio spazio nel mondo globale. Concetto pericoloso, che porterebbe l’Europa ad assumere un comportamento negativo pregiudizievole nei confronti delle economie emergenti e spesso già consolidate, che, al contrario, i paesi europei dovrebbero guardare come un’occasione da sfruttare.

In ogni caso l’Europa, a meno di cambi di passo radicali, che si continui con lo strapotere tedesco e dei suoi satelliti (che però non disdegnano qualche aiutino anche da Washington) o che si torni allo status ante-Unione è destinata al fallimento. In crisi dal punto di vista economico e costretta a lottare con i paesi emergenti per mantenere solidi i propri mercati; annientata dal punto di vista politico.

Green economy, l’industria chiede a Parlamento e Ue di misurare il riciclo effettivo

Scritto da: Luca Aterini
Fonte: http://www.greenreport.it/news/economia-ecologica/green-economy-lindustria-chiede-parlamento-ue-misurare-riciclo-effettivo/

riciclo rifiuti europa

Una concreta programmazione economica, così come quella ambientale, ha bisogno innanzitutto di dati affidabili per poter prosperare. Per questo le industrie italiane che producono carta, acciaio, metalli e plastica – tutti settori dove la manifattura è anche riciclo – si sono unite nel chiedere «un metodo armonizzato per misurare il tasso di riciclo nel “processo finale di riciclo”», supportando le proposte in merito della Commissione Ue e del Parlamento italiano. Solo su questa base, infatti, è possibile promuovere seriamente il recupero dei materiali e la qualità del riciclo.

Non è quanto però sta accadendo, né dal punto di vista comunitario né da quello nazionale. «In Europa – ricordano le industrie italiane riunite per l’occasione sotto il cappello di Assocarta, l’Associazione che riunisce i produttori nazionali di carta e cartoni – molto Stati membri usano differenti metodi per calcolare i tassi di riciclo nazionali e fare delle comparazioni diventa difficile. In alcuni casi questi calcoli sono basati sui rifiuti raccolti e selezionati, così che molti di questi rifiuti sono inceneriti o mandati in discarica o esportati senza una garanzia di un appropriato trattamento. In una vera economia circolare i materiali devono essere recuperati e riciclati in maniera appropriata in modo da poter usati in nuovi prodotti».

Come noto, la commissione Ambiente del Senato – producendo il parere italiano sul pacchetto legislativo proposto da Bruxelles sull’economia circolare – ha appena chiesto di rendere «il più rapidamente possibile omogeneo il metodo di calcolo dei diversi Stati membri» in fatto di rifiuti. Un’azione attesa da tempo, che produrrebbe indubbi benefici. L’Italia in primis, però, attende da quasi vent’anni un metodo omogeneo in tutto il territorio nazionale per misurare e performance di raccolta differenziata, il mezzo attraverso il quale passa il fine del riciclo. A prevederlo era già il decreto Ronchi del 1997, ma l’attuazione non è mai arrivata. Il risultato è che non solo non disponiamo in Italia dati affidabili in merito al riciclo, ma neanche riguardo alla raccolta differenziata. Ogni regione la calcola a suo modo, e – ad oggi – l’unica a sottoporre a certificazione i dati raccolti è la Toscana.

Così non va, e non a caso a muoversi è il mondo della manifattura: il riciclo, spesso citato a sproposito, non è che una forma d’industria, dove le finalità economiche s’intrecciano con quelle ambientali. Una volta completata la raccolta e la selezione, per riciclare la carta occorre una cartiera, per l’acciaio un’acciaieria, per il vetro… una vetreria.

Andando a misurare concretamente il “processo finale di riciclo”, sottolineano dunque da Assocarta, si «promuove il recupero dei materiali dai rifiuti evitando che i rifiuti accolti e selezionati finiscano inceneriti, in discarica o esportati». Il tasso di riciclo «deve misurare il vero tasso di recupero dai rifiuti». Tutti gli attori della catena del riciclo «danno il loro contributo al riciclo dei rifiuti in prodotti o materiali», e una misura appropriata identifica «il punto di riciclo finale nel momento in cui il materiale è in grado di sostituire una risorsa primaria». Tutto questo «consente un benchmark, attraverso l’introduzione di un metodo armonizzato».

«Nella revisione della legislazione in materia di rifiuti – concludono le industrie – il Paramento e gli Stati membri devono salvaguardare la proposta della Commissione per misurare il reale tasso di riciclo. Questo è una fase essenziale per promuovere il recupero dei materiali in tutti gli Stati membri». Per dare una spinta concreta, non c’è niente di meglio di un buon esempio: anche il sistema italiano è chiamato ad evolversi.