Ora scappano anche gli anziani: è boom di case comprate all’estero dai pensionati

Scritto da: Fabrizio Patti
Fonte:http://www.linkiesta.it/it/article/2017/05/25/ora-scappano-anche-gli-anziani-e-boom-di-case-comprate-allestero-dai-p/34348/

Prima della grande crisi del 2008 era un fenomeno puramente marginale. L’Italia non è il Regno Unito e gli italiani non sentivano, come gli inglesi, la necessità di avere una seconda casa in Spagna dove passare i weekend grazie ai voli low cost. Poi, però, le cose sono cominciate a cambiare: c’è stata una fuga, silenziosa, dei pensionati, che si è accostata a quella più celebre dei cervelli in fuga. Questione di scelte di vita, di legami meno stretti con figli nel frattempo a loro volta emigrati o più semplicemente di necessità. Comprare casa a Santo Domingo costa meno di un bilocale a Baggio, Moncalieri o Baranzate e la vista è leggermente migliore. Il resto è tutta questione di trovare il modo di stipulare una buona assicurazione sanitaria.

Bastano un paio di percentuali per far capire quanto profondo sia il cambiamento avvenuto nell’ultimo decennio: nel 2005 le case comprate all’estero erano il 2,18% del totale delle transazioni. Nel 2014 la percentuale è salita al 10,86 per cento. C’entra in tutto questo, ovviamente, anche il calo drastico che è avvenuto nelle compravendite in Italia, letteralmente dimezzate. Ma c‘entra anche l’impennata degli acquisti all’estero, quasi triplicati rispetto al 2015: erano 18mila, sono arrivati a 45mila nel 2014 (lo mostrano i dati di Scenari immobiliari e Agenzia delle Entrate qui sotto).

Acquisti All’Estero
Acquisti Italia Estero Case

Le ragioni della fuga dei pensionati? Questione di scelte di vita o più semplicemente di necessità. Comprare casa a Santo Domingo costa meno di un bilocale a Baggio, Moncalieri o Baranzate e la vista è leggermente migliore

Che cos’è successo? Secondo Gianluca Santacatterina, amministratore delegato di Luxury & Tourism Ltd, società che intermedia gli acquisti di immobili degli italiani all’estero, ci sono tre attori che stanno determinando la tendenza. Ci sono i piccoli investitori italiani, legati al mattone per tradizione ma insoddisfatti dei rendimenti del mercato italiano. Ci sono gli investitori maggiori che, secondo Santacatterina, possono puntare a un rendimento doppio rispetto a quello ottenibile in Italia. Questo sia per tassazioni minori sia perché chi compra per investimento «cerca destinazioni che hanno una locabilità di 12 mesi all’anno, come le Canarie e la Repubblica Dominicana».

Verso questi luoghi va però anche la terza categoria di persone, quella dei “pensionati in fuga”. La definizione, e il paragone con i cervelli in fuga, vengono niente meno che dall’Inps, che alla fine del 2015 mise un faro sul fenomeno nel suo studio “World Wide Inps“. Venne fuori che l’Inps nel 2014 erogava all’estero 385mila trattamenti pensionistici, per più di un miliardo di euro in oltre 150 Stati. I dati del 2015, non disaggregati, parlano di una cifra nel frattempo salita a 406mila trattamenti. Dentro questi numeri c’è di tutto: l’emigrante italiano per lavoro (il fenomeno più storico), lo straniero immigrato che ha lavorato in Italia ed è tornato nel Paese di origine o, più in generale, il lavoratore che si muove in un mercato del lavoro globale. Quello che qui conta conoscere è il fenomeno dei “pensionati emigrati”.

Spiega l’instituto di previdenza sociale che, «benché si tratti di un fenomeno di portata ancora limitata in termini assoluti, negli ultimi anni un numero sempre crescente di pensionati si trasferisce in Paesi in cui, pur in presenza di un livello sufficiente di servizi sociali, in particolari sanitari, il costo della vita è più basso di quanto avviene in Italia e il peso del fisco incide in misura inferiore sulle pensioni». La “fuga dei pensionati” ha quindi motivazioni personali, ragioni economiche e si lega ad aspettative su una diversa qualità della vita. Tra chi esce dall’Italia, ovviamente, ci sono anche gli stranieri che dopo la pensione decidono di tornare nel Paese natio (d’altra parte da Baggio, Moncalieri e Baranzate intere generazioni di operai immigrati dal Sud sono tornate a vivere nei Paesi nativi, mare o campagna che fossero).

In totale sono espatriati, negli ultimi cinque anni, 16.420 pensionati, 5.345 nel solo 2014. In termini di importi pagati, considerando solo la gestione privata, siamo passati dai 10 milioni del 2010 ai 91 milioni del 2014.

Lo dice anche l’Inps: «negli ultimi anni un numero sempre crescente di pensionati si trasferisce in Paesi in cui, pur in presenza di un livello sufficiente di servizi sociali, in particolari sanitari, il costo della vita è più basso di quanto avviene in Italia e il peso del fisco incide in misura inferiore sulle pensioni»

Il trend, per quanto marginale, spinse lo stesso presidente dell’Inps, Tito Boeri, a dirsene preoccupato, per più motivi. Primo, perché «questo fenomeno erode la base imponibile. Molti pensionati ottengono l’esenzione dalla tassazione diretta e non consumano in Italia (con effetti quindi anche sulla tassazione indiretta). Il fenomeno non è compensato da flussi in ingresso di pensionati Inps che rientrano». Secondo, e meno intuitivo, perché l’Italia è uno dei pochi Paesi a riconoscere la portabilità extra-Ue della parte non-contributiva delle pensioni. Il famoso “retributivo” che i giovani possono solo rimpiangere serve quindi anche sovvenzionare questi trasferimenti. Da qui due domande: «Perché non smettere di pagare prestazioni non contributive all’estero?» e «Perché non investire in servizi per gli anziani (ad es. HCP), al fine di ridurre la fuga dei pensionati ed attrarre pensionati dall’estero?», si chiedeva il presidente dell’Inps.

Ma dove vanno questi pensionati in fuga? Chi avesse in mente emigrazioni di massa ai Caraibi sarebbe fuori strada. Il 71% dei pensionati emigrati negli ultimi cinque anni si è trasferito in altri Paesi europei, il 10% in America settentrionale e il 6% in America meridionale.
Però, raffrontando il 2014 al 2010, le percentuali di incremento maggiore si registrano in Oceania (+257%), Africa (+163%) ed America Centrale (+114%). Guardando i dettagli si capisce qualcosa di più. In Europa, per esempio, grandi incrementi ci sono stati nei Paesi classici dell’emigrazione, come la Germania e il Belgio (stiamo quindi parlando di persone che si erano già trasferite e che ora percepiscono parte della pensione dall’Italia). Ma forte è anche la crescita di Paesi come la Spagna, dove i numeri – pur minuscoli – sono più che raddoppiati negli ultimi anni. Forte crescita c’è stata anche per gli spostamenti verso Usa e Canada e, con numeri più piccoli, verso Repubblica Dominicana e Cuba. Un caso a sé è l’Austrialia, dove i 39 pensionati emigrati nel 2011 erano diventati 209 nel 2014.

Dove vanno questi pensionati in fuga? Il grosso si è trasferito in altri Paesi europei. Però, raffrontando il 2014 al 2010, le percentuali di incremento maggiore si registrano in Oceania (+257%), Africa (+163%) ed America Centrale (+114%)

Secondo Gianluca Santacatterina molti di questi trasferimenti sono “per necessità”. «Comprare casa nella Repubblica Dominicana può costare anche solo 50mila euro. Chi compra considera anche che per tutto l’anno non avrà bisogno di pagare le spese di riscaldamento». Chi si sposta, nell’esperienza del consulente immobiliare, «lo fa preferibilmente dove c’è caldo sempre». Non tutto però è semplice. Da considerare ci sono le spese per l’assistenza sanitaria («È la seconda domanda che i clienti fanno, dopo quella sul costo della casa”, dice Santacatterina). E c’è il rischio di cambio. Quando si acquista in valuta locale, in pochi anni quello che poteva sembrare un affarone può diventare un bidone se la moneta locale si svaluta.

Indigeni e ambientalisti a rischio per la protezione delle foreste malesi

Fonte: http://www.salvaleforeste.it/it/popoli-indigeni/4288-indigeni-e-ambientalisti-a-rischio-per-la-protezione-delle-foreste-malesi.html

Nel profondo delle foreste pluviali del Borneo, le comunità indigene e gli ambientalisti cercano di impedire alle compagnie del legno di entrare nella foresta che appartiene al popolo degli Orang Asli. Gli attivisti hanno creato dei blocchi stradali per fermare i camion del legname. Negli ultimi anni l’area di Kelantan ha visto un’impennata del taglio delle foreste, volto alla creazione di nuove piantagioni di alberi.
Benché lo stesso tribunale malese abbia recentemente sentenziato che le foreste in questione appartengono alle comunità indigene Orang Asli, le compagnie del legno non sentono ragioni e inviano la polizia forestale a rimuovere le barricate e ad arrestare gli attivisti. Jules Ong, un cineasta indipendente, ha riferito a Mongabay di essere stato arrestato per aver filmato i forestali che smantellavano un blocco stradale. L’accusa ì di tre anni di galera per accesso non autorizzato alla foresta.
“Le compagnie del legno continuano ad affluire nella zona. Noi vogliamo fermarle. Questa terra è appartenuta a noi per centinaia di anni, dal tempo dei nostri antenati “, ha dichiarato a Mongabay Yussuman Bin Andor, un Temiar del villaggio di Kampong Pos Gob. “Dobbiamo riprendere i blocchi per proteggere le cascate, il fiume e le nostre piante medicinali”, ha aggiunto. “I pesci nel fiume sono tutti finiti, non abbiamo più i pesci. Quindi dobbiamo fermare il taglio come possiamo “. La qualità dell’acqua del fiume è deteriorata dall’erosione del suolo causata dalle operazioni di taglio, e questo minaccia anche le piante medicinali, essenziali alla popolazione.

Nibiru: a dare la notizia, in modo mediocre e impreciso, è il The Sun

Fonte: https://www.nibiru2012.it/nibiru-notizia-the-sun/

 

L’articolo, anche in italiano, a cura di leggo.it scrive di una collisione alla fine dell’agosto di questo anno. La teoria di Nibiru (Nemesis, Planet x) non prevede che il sistema planetario/ pianeta si scontri direttamente con la Terra, il Sole o qualche altro elemento del sistema solare. Se così fosse verrebbe meno tutta la teoria del suo passaggio ciclico. La Terra in un urto diretto verrebbe frantumata completamente e servirebbero a ZERO il cover-up, i bunker, o qualsiasi altra teoria cospirazionista.

La vera Teoria di Nibiru è un’altra

Quello che viene, invece, ipotizzato nella teoria di Nibiru è che tale pianeta (o sistema planetario) passi tra Marte e Giove perturbando con la sua immensa forza gravitazionale tutti i pianeti del sistema solare interno. Da qui ci si può legare ai tre giorni di buio biblici, allo slittamento polare teorizzato da Hapgood e da Einstein o a catastrofici cambiamenti climatici.

Abbiamo già scritto diffusamente di David Meade appuntamento Ottobre 2017 , la sua teoria è basata sull’apocalisse biblica con la data del 23 settembre 2017 dove vi sarà una conformazione planetaria e stellare (con la costellazione della Vergine) che richiama appunto l’apocalisse di Giovanni e fa , secondo lo studioso, riferimento a Nibiru ed al suo ritorno.

Meade spiega che nessuno ha ancora lanciato un allarme globale perché il sistema Nibiru si approccia al sistema solare da un inclinato piano dell’eclittica ed è individuabile solamente dall’estremo sud del mondo.

Nibiru

L’articolo apparso sul Sun

Un articolo solo per far clamore

Noi di Nibiru2012 non escludiamo che la teoria del passaggio ciclico del pianeta X inneschi uno sciame di comete e provochi estinzioni di massa (anche esse cicliche nelle ere terrestri) e non escludiamo che questo evento possa ripetersi nel periodo 2017-2030. Quello che escludiamo è che la Terra e men che meno il Sole impatti direttamente con il visitatore. L’editoriale apparso oggi sul Sun e su leggo.it è frutto di un approcciarsi grossolanamente alla teoria del planet X.

L’articolo su leggo.it

L’articolo su The Sun

Pepe: 12 vaccini per legge è da nazisti, caso unico al mondo

Fonte: http://www.libreidee.org/2017/05/pepe-12-vaccini-per-legge-e-da-nazisti-caso-unico-al-mondo/

«Addirittura 12 vaccini, somministrati a bambini di tre mesi di vita? E’ da criminali incoscienti». Il senatore Bartolomeo Pepe si scaglia con decisione contro il decreto legge del governo Gentiloni, ora in discussione: ben 12 vaccini obbligatori, finò all’età di 16 anni, pena l’esclusione dalla scuola. E con pesanti sanzioni per i trasgressori, pecuniare (anche 7.500 euro) e non solo: si arriva fino a privare i genitori della patria potestà. «Siamo alla follia totale, al nazi-vaccinismo», tuona il senatore ex 5 Stelle ai microfoni di “Forme d’Onda“, web-radio: «Il sistema vaccini in Italia è fuori controllo, i bambini sono in pericolo». E attenzione: «Non esiste nessun paese al mondo con simili disposizioni: che non stanno né in cielo né in terra, a detta di Premi Nobel e virologi di fama internazionale». Attualmente, l’Italia – con 4 vaccinazioni obbligatorie – è già in testa alla classifica mondiale, insieme alla Francia. Segue il Belgio, con soli 2 vaccini obbligatori, mentre tutti gli altri paesi del pianeta hanno un solo vaccino obbligatorio, o anche nessuno. «E’ una cosa pazzesca: ora finalmente la gente si renderà conto di cosa c’è in ballo, di cosa sta accadendo», aggiunge Pepe: «E ricordiamoci che il vaccino contro l’epatite C fu introdotto anni fa con una tangente all’allora ministro De Lorenzo: il ministro è stato arrestato, ma il vaccino è rimasto, divenendo il quarto vaccino obbligatorio in Italia».

«Io non sono contro i vaccini, sono per il loro controllo», precisa Pepe, secondo cui in ogni caso «non esistono motivi di allarme, né pandemie». C’è stato il caso della meningite, «ma poi è rientrato, dopo una denuncia per procurato allarme»: Il senatore Bartolomeo Pepel’Italia è fra i paesi con meno problemi di meningite, e inoltre il trend è in calo. Poi è stato lanciato l’Sos addirittura per una presunta epidemia di morbillo: «Ho chiesto in Parlamento “quanti e morti e feriti abbiamo, per morbillo”, ma non mi hanno risposto», dice Pepe. «E’ un’epidemia ciclica, con un picco ogni tre anni. Ma non c’è nemmeno un morto, per morbillo». Eppure, «a fronte di una pandemia che non esiste», è stato fatto questo decreto d’urgenza «che non ha nessun motivo». Da noi, accusa il senatore, la farma-sorveglianza non funziona. «Veniamo da una storia di vaccini poi ritirati, ma che potevano essere ritirati anche prima, e invece sono stati somministrati anche per dieci anni, nonostante si sapesse che facessero male. Ci sono controlli insufficienti, problemi a far segnalare reazioni avverse. E non c’è trasparenza sui dati, che sono fermi al 2013: non si ha il quadro esatto della situazione».

Parecchie di queste reazioni avverse sono “scoppiate” con il caso del vaccino contro il “papilloma virus”, recentemente segnalato in televisione da “Report”, che ha evidenziato «guai seri per le ragazze che lo hanno assunto». Un problema che sarebbe innanzitutto di sicurezza sanitaria, come evidenziato da svariate ricerche, con «vaccini che sono stati a contatto con parti di Dna umano, feti abortiti, glifosato (un erbicida), formaldeide (un conservante, altrettanto cancerogeno) e sottoprodotti di metalli pesanti come alluminio e mercurio, che sono neuro-tossici: l’alluminio provoca l’Alzheimer, il mercurio crea disabilità mentali». Quali interessi nasconde l’industria farmaceutica? Inoltre, aggiunge Pepe, molto spesso a non vaccinarsi sono proprio gli operatori sanitari che lavorano negli ospedali: «Di cosa hanno paura? Sanno qualcosa che noi non sappiamo?». Se fossimo davvero in una reale situazione di epidemia, ragiona il parlamentare, dovremmo bloccare l’Italia – scuole, aeroporti – vaccinando qualsiasi persona che entrasse nel nostro paese. Sospetti: «La sensazione è che si stia avverando la profezia di Rudolf Steiner: creare vaccini per inibire l’evoluzione della coscienza. E’ palese l’attacco alle nostre coscienze: ci stanno provando con una serie di cose, anche con i vaccini».

Bartolomeo Pepe invita a osservare con attenzione gli studi, di ambito fisico, che rivelano l’esistenza della “memoria dell’acqua”, che ha la possibilità di memorizzare frequenze elettromagnetiche, rimanendovi influenzata. «E noi siamo fatti al 75% di acqua. Dio solo sa a cosa sono stati sottoposti, questi vaccini – a quali frequenze? Non oso immaginare cosa siano capace di fare, questi signori», dichiara il senatore, scandalizzato anche dalle misure repressive previste dal decreto legge: «Arrivare a togliere la patria potestà dei figli è pazzesco: questo nazi-vaccinismo sta dimostrando tutta la sua follia. Ripeto: siamo l’unico paese al mondo con 12 vaccini obbligatori, e senza il necessario controllo». L’Ema, la farma-sorveglianza, sempre secondo Pepe «è foraggiata dalle stesse aziende farmaceutiche». Addirittura, aggiunge, «abbiamo avuto casi di corruzione, a capo dell’agenzia di controllo del farmaco: l’imputato prima ha visto finire in prescrizione il suo processo, e poi è stato promosso, in sede europea, a capo della sorveglianza sui farmaci, sull’alimentazione e la veterinaria. Questo è il sistema-Italia: vengono lanciati falsi allarmi – vedi meningite e morbillo, entrambi rientrati – quindi si fa un decreto legge d’urgenza che non ha nessuna giustificazione».

Alcune vaccinazioni non sono sicure, insiete Pepe: quella sul “papilloma virtus” è stato ritirata in Danimarca e sconsigliata in Giappone. Alcuni vaccini sono inefficaci: «Si sono rivelati acqua fresca, anche se poi magari si inventano storie come quelle dell’infermiera “che non vaccinava”, per mascherare l’inefficicacia assoluta di vaccini somministrati a 7.500 bambini». Poi c’è il problema della “catena del freddo” per la conservazione dei vaccini, «che spesso si interrompe». Gli stessi vaccini, infine, non sarebbero tracciati: «Non vengono indicati i lotti di provenienza, sui libretti sanitari». Secondo Pepe, siamo nel paradosso assoluto: abbiamo migliaia di reazioni avverse, di cui le autorità negano l’evidenza. «Eppure abbiamo migliaia di casi di encefalopatie, bambini morti, persino militari – sottoposti a decine di vaccini prima di una missione – con problemi di leucemie, linfomi di Kodgkin e danni al Dna», aggiunge il senatore. «Mi domando: se un vaccino riesce addirittura a distruggere il fisico di un militare in perfetta forma, cosa può provocare, a un bambino di tre mesi, la bellezza di 12 vaccini? Non oso immaginarlo. E a tre mesi di vita – anche il peggiore dei pediatri lo sa bene – il sistema immunitario deve ancora formarsi: bisogna aspettare i tre anni. Anticipare i tempi è da criminali. E chi vuole praticare questo è un criminale incosciente, che non vuole il bene del bambino».

Le origini extraterrestri delle perline della cultura Hopewell

Fonte: Nature
Journal of Archaeological Science

Fonte e traduzione: https://ilfattostorico.com/2017/05/18/le-origini-extraterrestri-delle-perline-della-cultura-hopewell/

(Chris Maddaloni/Nature)

Annerite e irregolari, le perline preistoriche trovate in un’antica tomba negli Stati Uniti non sembrano niente di speciale. Una nuova analisi dimostra però che sono fatte di un materiale molto esotico: i frammenti di un meteorite caduto sulla Terra a oltre 700 chilometri di distanza.

Il collegamento tra il meteorite di Anoka, caduto nel centro del Minnesota, e le perline dell’Illinois conferma che «2000 anni fa, le merci e le idee si spostavano per centinaia di chilometri in tutta l’America nord-orientale», ha dichiarato Timothy McCoy, coautore dell’analisi e curatore del Museo Nazionale di Storia Naturale di Washington.

Timothy McCoy, con in mano un pezzo del meteorite di Anoka trovato nel 1983 (Chris Maddaloni/Nature)

Le perline furono create dai membri della cultura di Hopewell, fiorita nel Midwest degli Stati Uniti dal 100 a.C. al 400 d.C. – diffondendosi dal suo epicentro in Ohio fino al Mississippi. La cultura è conosciuta per i loro earthwork cerimoniali e per gli oggetti di materiali non locali come la mica. Le perline in questione furono scoperte nel 1945 in una tomba Hopewell vicino ad Havana, in Illinois, accanto a più di 1.000 perle e conchiglie. Il defunto era quindi di alto rango, dice l’archeologo Bret Ruby del Parco nazionale storico della Cultura Hopewell, a Chillicothe (Ohio), non coinvolto nell’analisi. «Bisogna aprire tantissimi molluschi per trovare 1000 perle», dice.

Gli scienziati sanno da decenni che le 22 perline di ferro-nichel provengono da un meteorite, ma non sapevano quale. Precedenti ricerche avevano escluso l’Anoka, un meteorite di ferro-nichel trovato nel 1961 durante la scavo di un pozzo nero vicino ad Anoka (Minnesota). Poi un secondo pezzo della roccia spaziale di Anoka era stato scoperto nel 1983, e il museo di McCoy lo acquistò. Al microscopio, McCoy e colleghi poterono vedere che il meteorite conteneva granuli di ferro arricchiti col nichel di dimensioni micrometriche, proprio come queste perline.

L’analisi mediante spettroscopia di massa e altre tecniche ha dimostrato che la composizione chimica delle perline corrisponde quasi perfettamente al meteorite di Anoka, scrivono i ricercatori sul Journal of Archaeological Science. Il meteorite è inoltre striato di bande di un minerale chiamato schreibersite. Gli artigiani Hopewell potrebbero aver rotto un pezzo dell’Anoka seguendo le bande, dice McCoy. Il meteorite sarebbe stato riscaldato ripetutamente a circa 600 – 700ºC, martellandolo poi fino a farne un foglio. Per fare le perline «Probabilmente ci volle un bel po’», dice. «Chissà quanti esperimenti fallirono».

Diane Johnson della Open University di Milton Keynes, Regno Unito, non parte della squadra di McCoy, osserva che le tecniche di Hopewell sono simili a quelle degli antichi Egizi, che fabbricavano perline quasi identiche circa 3.000 anni prima. L’analisi è utile perché traccia un quadro da un punto del mondo a un altro, spiega l’archeologo Brad Lepper della Ohio History Connection di Columbus, un gruppo di ricerca storico senza scopo di lucro. Lepper e Ruby concordano che gli abitanti di Havana probabilmente non ottennero il meteorite grazie al commercio. Potrebbe essere stato un dono per cementare un’alleanza o un’offerta religiosa da parte dei pellegrini. Forse uno sciamano in una missione lo trovò e lo trasportò, a piedi o in barca, ad Havana. Qualunque sia stato il suo percorso, dice Ruby, «Indica una complessità della loro società che non tendiamo ad attribuire a persone vissute 2.000 anni fa» nelle Americhe.

Duterte rifiuta 250 milioni di euro in aiuti dall’Ue: ‘No alle interferenze straniere’

Fonte: http://www.asianews.it/notizie-it/Duterte-rifiuta-250-milioni-di-euro-in-aiuti-dall%E2%80%99Ue:-%E2%80%98No-alle-interferenze-straniere%E2%80%99-40772.html

Il portavoce Abella: “Le Filippine si riservano il diritto di respingere le sovvenzioni che permettano agli stranieri di interferire con gli affari interni”. La delegazione dell’Ue informata ieri durante una riunione. Franz Jessen, ambasciatore dell’Ue: “Sono stati menzionati i diritti umani”. La mossa del governo filippino per bloccare le critiche europee sulle sue controverse politiche. La Cina nuovo alleato.

Manila (AsiaNews/Agenzie) – Il governo delle Filippine ha rifiutato circa 250 milioni di euro dall’Unione europea in aiuti allo sviluppo. Ernesto Abella, portavoce presidenziale, ha dichiarato oggi che il presidente Rodrigo Duterte ha disposto che il Dipartimento delle Finanze (Dof) respingesse le sovvenzioni, perchè queste “possono interferire con gli affari interni” delle Filippine.

In una conferenza stampa tenuta questa mattina, Abella ha dichiarato che il rifiuto agli aiuti dell’Ue sarebbe disposto “caso per caso” e ogni situazione “esaminata separatamente”. “Le Filippine si riservano il diritto di accettare prestiti e sovvenzioni che aiutino a raggiungere il proprio obiettivo di promuovere la crescita economica e l’inclusione. Si riservano inoltre il diritto di respingere rispettosamente le sovvenzioni con disposizioni che permettano agli stranieri di interferire con la nostra condotta e gli affari interni”, ha dichiarato il portavoce del presidente.

La delegazione dell’Ue presso le Filippine ha dichiarato oggi di essere stata informata della decisione del governo durante una riunione che si è svolta ieri. Tuttavia, non è stata fornita alcuna conferma scritta. Fra le motivazioni dietro il rifiuto del governo filippino, Franz Jessen, ambasciatore dell’Ue, afferma che durante il meeting “sono stati menzionati i diritti umani”.

Nei mesi scorsi, l’Ue ha criticato con durezza la guerra alla droga dell’amministrazione Duterte, condannando gli omicidi extragiudiziali e le violazioni dei diritti umani. La mossa del governo filippino mira a bloccare le critiche europee sulle controverse politiche adottate.

Alla domanda su come il governo filippino intende compensare gli aiuti rifiutati, la maggior parte dei quali destinato alle comunità povere di Mindanao, Abella ha risposto: “Questo dipende dal Dof, ma suppongo che ci siano altre fonti di finanziamento”. Abella ha aggiunto che gli aiuti umanitari per le vittime di calamità naturali potranno ancora essere accettati dal governo, finché questi saranno “incondizionati”. “Dobbiamo raggiungere un certo livello di fiducia in noi stessi. Il presidente vuole che i filippini respingano una mentalità mendicante”, ha concluso il portavoce presidenziale, affermando che il rifiuto ai fondi Ue non pregiudica le relazioni diplomatiche tra le Filippine e il blocco europeo.

Giorni fa si è svolta la seconda visita del presidente Duterte in Cina (14 – 15 maggio), in occasione del Forum della Obor (One belt one road), al quale hanno partecipato 68 Paesi interessati a sviluppare in modo congiunto le infrastrutture lungo le nuove rotte commerciali della Via della Seta. Durante la riunione bilaterale con il presidente cinese Xi Jinping del 15 maggio, Duterte ha siglato quattro accordi commerciali. L’ufficio presidenziale per le comunicazioni riporta che tra questi vi è una sovvenzione di circa 72,5 milioni di euro per condurre studi di fattibilità per grandi progetti, tra cui la costruzione di un centro di trattamento e riabilitazione delle tossicodipendenze e di ponti che attraversano il fiume Pasig. Questo collega la Laguna de Bay con la baia di Manila, suddividendo la capitale filippina e l’area urbana circostante in due parti, una settentrionale ed una meridionale.

 

Monte Everest: arrivano le spedizioni per ripulirlo dai rifiuti

Scritto da: Daniele Grattieri
Fonte: http://www.soloecologia.it/02052017/everest-spedizioni-ripulirlo-dai-rifiuti/10760

È la vetta più alta del pianeta: con i suoi 8848 metri, il Monte Everest fa volare l’immaginazione verso cime innevate, incontaminate, dove l’impronta ecologica umana è solo un vago ricordo. Eppure quest’area remota e impervia della Terra è sommersa dai rifiuti, al punto che il governo del Nepal ha deciso di correre ai ripari: con spedizioni di pulizia e nuove regole per gli scalatori.

Meno di due secoli fa sarebbe stato difficile immaginare questo strano destino per la vetta più alta del mondo, all’epoca quasi ignota in Occidente. Chiamata “madre dell’universo” dai tibetani e “Dio del cielo” dai nepalesi, fu ribattezzata “Everest” nel 1865. Il nome le fu dato dal governatore generale dell’India Andrew Scott Waugh, in onore del geografo gallese George Everest, il primo a stabilire che l’omonima montagna era la più alta del mondo. Siamo in pieno svolgimento del cosiddetto Grande Gioco, un periodo in cui le esplorazioni geografiche di quella parte dell’Asia erano militarmente strategiche per inglesi e russi. 150 anni dopo, le spedizioni su quella montagna hanno assunto un obiettivo completamente diverso: ripulire i sentieri più battuti dagli alpinisti.

 

 

 

 

 

Sono gli scalatori, infatti, i maggiori responsabili dell’accumulo di spazzatura sull’Everest. Il governo nepalese ha lanciato una operazione di pulizia a circa 6400 metri di altitudine, dove si trovano i principali campi base, circondati da vere e proprie discariche. Le prime spedizioni sono iniziate quest’anno nel mese di aprile e coinvolgono decine di scalatori, accompagnati dagli Sherpa locali. La raccolta avviene all’interno di grossi sacchi, capaci di contenere fino a 80kg di rifiuti. Una volta pieni, vengono caricati su elicotteri e poi trasportati a valle. L’operazione è stata programmata per essere economica ed ecologica: per il trasporto a valle vengono usati elicotteri che, dopo essere saliti in quota per scaricare corde e altri materiali per le scalate, sarebbero ritornati vuoti.

Il piano di raccolta rifiuti è stato accompagnato dall’imposizione di nuove regole per gli scalatori. A questi viene richiesta una cauzione di 4000 dollari, che viene loro restituita solo nel caso in cui tornino dalla loro spedizione con almeno 8kg di rifiuti. Questa norma, adottata già da qualche anno, diventerà ancora più stringente, in modo da responsabilizzare tutti coloro che si vogliono cimentare nella scalata del punto più alto del pianeta.

L’operazione di pulizia lanciata quest’anno dal governo nepalese non è la prima a riguardare l’Everest. Risale al 2008 la prima Eco Everest Expedition, ma forse l’iniziativa che ha avuto la maggiore risonanza mediatica è stata quella dei fratelli Damien e Willie Benegas, che nel 2010 hanno stabilito un record mondiale: in coppia, hanno raggiunto la vetta dell’Everest per la decima volta. Il record è stato l’occasione per far parlare del problema dei rifiuti e della loro iniziativa: con un gruppo di collaboratori sono riusciti a raccogliere 4500kg di immondizia, che così non ha più interferito con l’ecosistema della montagna.

Da allora si sono susseguite altre operazioni: il progetto EcoHimal, nuove edizioni della Eco Everest Expedition e anche una missione che ha visto in primo piano l’Italia. L’obiettivo di tutti questi progetti è cambiare radicalmente la situazione attuale, in cui l’Everest viene definito come la più alta discarica del mondo. Rifiuti di vetro, plastica, lattine, tende, bombole e altri oggetti infestano ancora le aree della montagna più battute dagli scalatori, ma le spedizioni di pulizia e le nuove regole dovrebbero ridurre drasticamente il fenomeno.

Per ribadire il suo impegno, il governo nepalese ha organizzato qualche tempo fa a Kathmandu una mostra con 75 opere d’arte ricavate dai rifiuti raccolti sulle pendici della montagna. L’arte, forse ancora più delle immagini fotografiche, è in grado di emozionare e comunicare l’importanza di ripulire l’Everest. E di farlo tornare al suo originale splendore, con le vette ricoperte da neve candida e immacolata.

Mario Tozzi: “Il supervulcano dei Campi Flegrei sta per svegliarsi, potrebbe essere una catastrofe. Lì si è costruito di tutto”

Scritto da: Ignazio Dessi
Fonte: http://notizie.tiscali.it/interviste/articoli/tozzi-intervista-campi-flegrei-supervulcano-si-sta-svegliando/

Se il mostro dei Campi Flegrei dovesse svegliarsi potrebbe seminare morti e distruzione, trattandosi del supervulcano più grande d’Europa, il secondo al mondo dopo quello del famoso Parco di Yellowstone, negli Stati Uniti. Ebbene gli esperti sono concordi nel ritenere che una eruzione potrebbe essere più vicina di quanto si creda e lanciano l’allarme, come ci conferma al telefono il noto geologo e primo ricercatore del Cnr Mario Tozzi.

Tozzi, il suo ultimo libro ha come titolo “Paure fuori luogo. Perché temiamo le catastrofi sbagliate” (Edizioni Einaudi), nel caso di cui parliamo è sbagliato tenere alta la guardia?
“Nel caso in questione non direi. Anzi, il problema è proprio che non si teme la catastrofe, visto che nei Campi Flegrei  ci hanno fatto di tutto, da un ippodromo a un ospedale e a una base militare. Tutto tranne quello che si sarebbe dovuto fare, ovvero un  parco naturale per la visita come, per esempio, hanno fatto a Yellowstone”.

I Campi Flegrei e nel riquadro Mario Tozzi

Perché la situazione è tanto pericolosa?
“Quello è il più grande supervulcano d’Europa nella cui zona ci sono almeno 600mila persone a rischio e l’eruzione è probabilmente molto più vicina di quanto si pensasse in passato, stando ai dati del CNR, il Centro Nazionale Ricerche, e di INGV, il Centro Nazionale Terremoti. Per questa ragione dovevamo starci più attenti prima. Va anche detto che quando si è pensato di scavare un pozzo per stabilire come stavano le cose i cittadini hanno temuto il pozzo e non il vulcano, e questo è un po’ paradossale”.

E perché si ritiene l’eruzione vicina, quali sono i sintomi di tale pericolo?
“Sono il cambiamento di temperatura, quantità e qualità delle emissioni gassose delle fumarole, il rigonfiamento del terreno e la portata del pozzo pilota. Ciò ci dice che il magma sta crescendo, spinge (almeno per una parte) e produce il rigonfiamento del suolo”.

Cosa dovrebbero fare le autorità per apprestare le contromisure necessarie a fronteggiare una eventualità del genere?
“La prima cosa è educare i cittadini, spiegare il rischio a tutti e fare esercitazione di evacuazione, perché bisogna sapere cosa fare in caso di pericolo. Del resto ci sarebbe probabilmente qualche giorno di tempo prima della manifestazione vulcanica più importante visto che parliamo del vulcano più monitorato del mondo”.

Temiamo sempre le catastrofi sbagliate” recita il suo libro, è per questo che si continua a costruire anche in un posto pericolosissimo come i Campi Flegrei? La speculazione insomma non ha mai limiti?
“E’ proprio così. Questo è il motivo per cui si continua a costruire anche dove non si dovrebbe e per cui ci si dimentica dei fenomeni vulcanici. La nostra memoria corta un po’ fa bene perché non si può sempre pensare alle catastrofi evitando magari qualsiasi attività, ma il monito dovrebbe rimanere. Invece in Italia non è così. Siamo ancora governati dal profitto e dalla dimenticanza, dalla scarsa attenzione e dalla scarsa memoria”.

I bus trentini andranno a “rifiuti”

Scritto da: Martina Valentini
Fonte:http://www.valori.it/energia/bus-trentini-andranno-rifiuti-17915.html

Raccolta umido – Archivio Ufficio Stampa Provincia autonoma di Trento

 

 

 

 

 

 

Un progetto che parte dalla filiera della raccolta differenziata e che ha l’ambizione di chiudere il cerchio – quello di un’economia circolare – producendo energia per la mobilità sostenibile del territorio. La best practice arriva dal Trentino, dove la raccolta differenziata è circa all’80%, un dato quasi omogeneo in tutta la Provincia autonoma. Attraverso la lavorazione del rifiuto umido BioEnergia Trentino produce un ammendante di qualità che viene utilizzato nell’intera Valle dell’Adige per la concimazione dei vigneti e dei meleti sostituendo i concimi chimici con un prodotto biologico. Ma l’attività va oltre: con la fermentazione del rifiuto umido si produce il biogas, che altro non è che una miscela di metano e altri gas, che consente di produrre energia elettrica rinnovabile e calore. Il biometano prodotto da BioEnergia Trentino sarà utilizzato dalla Trentino Trasporti per alimentare i mezzi di trasporto a metano che funzioneranno con metano rinnovabile sostituendo quindi il metano fossile attualmente in uso. “E’ il primo progetto in Italia che anticipa e valorizza le normative europee sull’utilizzo delle fonti rinnovabili per i trasporti, attivando un sistema di economica circolare a tutto vantaggio dell’ambiente e del territorio” dichiara Mauro Gilmozzi, assessore all’ambiente della Provincia autonoma di Trento.

A Trentino Trasporti sarà fornito da BioEnergia (attraverso il metanodotto SNAM) il 100% del fabbisogno per l’alimentazione della flotta degli autobus cittadini e il trasporto pubblico di fondovalle. Tutto ciò partendo dalla filiera della raccolta differenziata che intercetta l’umido lo trasforma in energia e lo purifica in biometano per alimentare la mobilità alternativa. Un progetto innovativo e straordinario che potrà essere completato entro il 2018.

Ad oggi BioEnergia tratta i 2/3 del rifiuto trentino, quasi 34.000 tonnellate all’anno e produce circa 8.500.000 di kwh elettrici. La previsione, in seguito all’ampliamento dello stabilimento che si prevede a breve, è di poter trattare il 100% del rifiuto umido trentino e di supportare l’accordo sui rifiuti stipulato dalla Provincia autonoma di Trento e da quella di Bolzano. Bio Energia Trentino infatti accoglierà una parte dell’umido di Bolzano a fronte del conferimento di una parte di rifiuto secco trentino all’inceneritore di Bolzano.

Attraverso questo incremento delle quantità trattate e la chiusura della filiera dell’umido trentino l’azienda riesce a produrre energia elettrica rinnovabile e compost di qualità e, forte della sinergia attivata con tutti gli altri partner del progetto, avvia anche questa nuova e innovativa filiera industriale: la produzione del biometano per autotrazione in favore della flotta degli autobus cittadini che, a progetto ultimato, passeranno da 42 (già alimentati a metano) a 64 (alimentati a biometano).

Il biogas fermentato sarà infatti purificato e, in accordo con la SNAM, inserito nella rete di trasporto del metano che passa a 100 metri dall’impianto di Cadino in direzione nord. Il metanodotto SNAM con pressione a 70 bar consentirà di gestire tutta la produzione attuale e futura portando il metano biologico fino all’autorimessa di Trentino Trasporti di Gardolo a solo 10 km dall’impianto di produzione.

Nelle foreste gelate con Tolstoi a Tchaikovsky

Fonte: http://www.salvaleforeste.it/it/blog/69-news-en/climate/1141-nelle-foreste-gelate-con-tolstoi-a-tchaikovsky.html

Vi benedico foreste, scrive Tolstoi. Vi benedico foreste, canta Tchaikovsky. Sono le foreste russe.
“Tolstoj è una fonte inesauribile di testi per la musica – scrive Tchaikovsky – è uno dei poeti che mi sono più congeniali” e lo segue sul cammino dei pellegrini e dei vagabondi, fin nel cuore delle foreste.

E dalle lirica della natura del poema il poema Giovanni Damasceno, Tchaikovsky ha preso i testi del canto  canto “Vi benedico foreste” (Vi benedico, foreste op. 47 n. 5). La Russia stessa si è sempre definita come la terra tra le foreste settentrionali e la steppa meridionale. In Tchaikovsky la natura è la protagonista assoluta: i versi di Tolstoj, musicati da Petr Ciaikovski, squadernano foreste, campi, monti, acque.

Le foreste della Russia sono l’ultima grande foreste primaria d’Europa sostanzialmente intatta, che si estende fino alle pendici occidentali degli Urali. Per millenni ha assicurato la sopravvivenza a numerosi animali e  piante: orsi, scoiattoli volanti, aquile e gufi, ora gravemente minacciati.
E’ la foresta delle casette di legno e delle slitte con i campanelli, delle immense foreste di betulle e della neve per cinque mesi all’anno.

Qui vivono popolazioni indigene, i pastori di renne Saami, concentrati nella regione di Murmansk, mentre la regione di Arkhangelsk e la Repubblica Komi sono le basi delle culture tradizionali Komi e Nenets (o Samoyeds).
Ora queste foreste sono finite nel mirino dell’industria forestale finlandese, che ha avanzato un progetto di investimenti nell’industria cartaria russa. A suffragare questa ipotesi è lo stesso vicepresidente dell’Associazione finlandese dell’industria forestale Anders Portin, che descrivendone gli obiettivi, annuncia l’esportazione in Russia di macchinari industriali per il prelievo. Dall’altro lato della barricata, il Presidente Russo Putin starebbe lavorando per assicurare un ambiente economicamente favorevole agli investitori finlandesi. Un rapporto del WWF ricorda che proprio dalla Russia e attraverso la Finlandia entrano ogni anno in Europa 10,4 milioni di metri cubi di legname di origine sospetta o illegale. Circa la metà di questo legno entra nell’Unione Europea attraverso la Finlandia, dove viene impiegato per produrre cellulosa e carta, che a loro volta vengono esportate verso altri paesi europei.

Vi benedico, foreste, valli, campi, montagne, acque,
Benedico la libertà e cieli blu.

Benedico le mie cose ei miei umili stracci.
E la steppa, dall’inizio alla fine,
E la luce del sole e le tenebre della notte,

E il sentiero che percorro, povero come sonpo,
E nel prato ogni filo d’erba,
e ogni stella nel cielo!

Oh! se solo potessi comprendere tutta la vita,
E unire la mia anima con la vostra.
Oh! se solo potessi abbracciare tutti voi,
Nemici, amici, fratelli, e tutta la natura,
E avvolgere tutta la natura fra le mie braccia!

In Russia si trova un quinto delle foreste mondiali. Esse si estendono per  763 milioni di ettari. La riserva totale di legno è stimata sui 75 miliardi mi metri cubici di legno. La produzione si concentra nelle aree più facilmente raggiungibili e dove il legno è di migliore qualità. Secondo i dati ufficiali, il volume del legno estratto legalmente è di 732.000 metri cubici l’anno.
Pratiche di sfruttamento sostenibile non sono sviluppate: al contrario, l’attività di disboscamento distrugge interi ecosistemi, sgretolando l’ambiente di specie rare e popolazioni native.