Aloe Vera Proprietà e Benefici

Fonte: https://www.mr-loto.it/aloe.html

L’aloe vera cresce spontanea sui terreni secchi e calcarei ma può anche essere coltivata tramite i semi o per propaggine. L’aloe è una pianta grassa dalle cui foglie si estrae, con un lavoro manuale, un succo denso, chiamato gel.

Aloe vera: proprietà e benefici

Spesso chiamata la Pianta del miracolo, l’aloe vera è una pianta dalle molte risorse.

Le varietà di questa pianta sono molte, circa 200. Quella che ha maggior utilità per l’uomo, grazie alle sue proprietà medicinali, è l’Aloe Barbadensis miller, chiamata comunemente aloe vera.

 

L’aloe vera era conosciuta fin dall’antichità per le sue proprietà curative ed per i benefici sulla salute umana. Troviamo riferimenti a questa pianta nella Bibbia ed in antichissimi documenti. In questi scritti se ne tramanda l’uso a fini curativi presso le antiche popolazioni dell’Egitto e dell’India.

È sorprendente come l’uso che viene fatto oggi della pianta corrisponda all’uso che ne facevano gli antichi. Gli studi effettuati confermano che già più di mille anni fa se ne faceva un corretto uso.

Composizione Chimica

I principi attivi dell’aloe vera sono costituiti da antrachinoni catartici, conosciuti come veri sterminatori di malattie, hanno lo stesso effetto degli antibiotici ma con meno effetti tossici.

minerali: contiene fosforo, potassio, calcio, ferro, magnesio, zinco, sodio, cloro, alluminio, boro, manganese, bario, rame, cromo e silicio.

Le vitaminevitamina A, le vitamine B1, B2, B3, B6, B12, vitamina C ed E.

Contiene i seguenti aminoacidi essenziali: Isoleucina, Leucina, Lisina, Metionina, Fenilalanina, Treonina, Triptofano, Valina. Questi invece gli aminoacidi secondari: Acido aspartico e glutammico, Arginina, Alanina, Glicina, Istidina, Prolina, Serina Tirosina.

L’aloe vera contiene inoltre Lignina, Aloina, Acido cinnamicoAntracene e molte altre sostanze. La composizione completa del gel e le sue proprietà non sono ancora state chiarite ma sono sicuri i suoi effetti benefici sull’organismo umano.

Stimola il Sistema Immunitario

In base a recenti studi si è dimostrato come l’aloe vera possa sensibilmente prolungare la vita dei pazienti affetti da tumore. Sembra che addirittura riesca a stimolare il loro sistema immunitario.

Tale proprietà è stata confermata in un esperimento effettuato su cellule di cancro umano. Un estratto di aloe vera e di lecitina è stato iniettato nelle cellule malate. I risultati hanno confermato il collegamento tra la pianta e l’attivazione del sistema immunitario.

Le cellule trattate hanno attivato una parte del sistema immunitario che, a sua volta, produce sostanze che attaccano il cancro.  Pare inoltre che l’aloe vera favorisca la crescita delle cellule normali.

Antitumorale

Secondo alcuni studi, l’aloe emodina avrebbe valide proprietà anticancro ed anti-virali. Un suo estratto etanolico sarebbe anche attivo contro i virus dell’herpes.

Studi riguardanti l’aloina A contenuta nell’aloe vera, hanno evidenziato le sue proprietà antinfiammatorie, anti ulcera e anti-tumorale.

L’aloina è una resina di colore giallo con tonalità variabili ed è presente sulla parte esterna delle foglie ma non nel gel. A contatto con l’aria e la luce questa resina si ossida, assumendo un colore scuro.

Le proprietà anti tumorali di questa sostanza si manifestano attraverso la stimolazione del sistema immunitario.

Proprietà Digestive

I prodotti a base di aloe vera possono fornire un grande aiuto per il recupero della salute. La sua assunzione è consigliata in caso di problemi digestivi, infiammazione dello stomaco, ernia iatale, gastrite ed ulcera gastrica

Si possono assumere compresse o gocce durante tutto l’arco della giornata. Non bisogna però superare gli 0,5 grammi. In dosi superiori la pianta a effetti lassativi.

Lassativa

Aloe ed aloina sono largamente impiegate come principi attivi nei preparati lassativi.  Spesso in unione con altre sostanze come la cascara e la senna.

Carminativa

L’acido cinnamico, presente in questa pianta, ha proprietà utili ad espellere il gas in eccesso che si forma nell’intestino.

Antisettica

L’aloe vera contiene ben 6 agenti antisettici ed è per questo che è molto efficace nel trattamento di funghi, batteri e virus.

 

Gengivite

Il suo succo contiene un tonico astringente che aiuta in casi di gengiviti e ulcere alla bocca. A tal scopo si utilizza il suo succo diluito al 50 % con acqua per effettuare risciacqui.

Mal di Gola e Tonsillite

Per il trattamento del mal di gola e della tonsillite di può utilizzare il preparato di cui sopra per fare gargarismi antinfiammatori.

Analgesica

L’olio di etere invece ha proprietà analgesiche ed anestetiche.

Osteoporosi

Il boro contenuto nella pianta permette al nostro organismo di migliorare il processo di assorbimento del calcio. Allo stesso tempo permette di evitare la dispersione del magnesio. Queste proprietà del boro si rivelano utili nella prevenzione dell’osteoporosi e dell’artrite.

Protegge la Pelle

L’aloe vera protegge la pelle dai raggi gamma e da quelli UV ed ha effetti benefici sulla pelle. Questa pianta è in grado di stimolare la produzione di collagene, mantenendo la pelle elastica e combattendo la comparsa delle rughe.

L’aloe vera ha inoltre ottime proprietà idratanti, utili nella cura della pelle secca. Da sottolineare la capacità della pianta di curare le ferite e le scottature.

È in grado di penetrare all’interno dei tessuti offesi, alleviare il dolore ed aumentare la circolazione sanguigna verso la pelle danneggiata.

Guarigione dalle Ferite

Secondo un rapporto del giornale americano di chirurgia ed oncologia dermatologiche, la convalescenza dopo interventi chirurgici viene notevolmente ridotta se trattata con aloe vera.

Un campione di persone affette da acne sono state sottoposte ad intervento chirurgico per risolvere il problema. Dopo l’intervento sui loro visi sono state applicate delle fasciature: su una metà del viso è stato applicato un normale medicamento, mentre nell’altra metà è stato utilizzato un composto a base di gel di aloe.

La metà trattata con l’aloe vera è guarita ben 72 ore in anticipo rispetto all’altra.

L’autore del rapporto, il dottor dermatologo James Fulton, dichiara di curare qualsiasi ferita con questa pianta perché accelera notevolmente la guarigione del tessuto.

Denti e Gengive

Da uno studio condotto in India emerge che il gel d’aloe vera può essere impiegato per tenere in salute denti e gengive.

Per arrivare a questa scoperta i ricercatori indiani hanno sperimentato il risultato dell’effetto del gel d’aloe vera e lo hanno confrontato con quelli dei  dentifrici tradizionali.

In base ai risultati ottenuti si è potuto constatare che il gel d’aloe vera non è da meno dei tradizionali dentifrici nell’eliminare la microflora batterica e la placca, con la differenza di non avere un effetto abrasivo sullo smalto dei denti.

In più, questo gel riduce l’eventuale dolore causato dalle infezioni o dalle infiammazioni alle gengive, grazie alle proprietà anti infiammatorie degli antrachinoni.

Il Gel di Aloe Vera

 

Le foglie contengono, nella loro parte interna, una sorta di sostanza gelatinosa che chiameremo gel a cui sono attribuite potenti proprietà terapeutiche. Si tratta di una sostanza completamente naturale in possesso di proprietà benefiche.

Il gel è impiegato nelle bevande analcoliche che vengono chiamate comunemente succo di aloe vera. Queste si producono diluendo il gel con acqua e mescolando il tutto con acido citrico e conservanti.

I prodotti del gel sono disponibili sia in forme liquide che secche.

In America il gel fresco estratto da questa pianta è conosciuto come il rimedio popolare più diffuso nel paese per le bruciature e le scottature e l’aloe viene anche chiamata pianta del primo soccorso, in quanto ha anche proprietà idratanti ed emollienti.

Controindicazioni

Sono molte le persone che chiedono informazioni su come reperire la pianta e come preparare bevande fai da te con le sue foglie.

Fate attenzione, perché le foglie di aloe vera sono molto ricche di aloina, che è una potente droga antrachinonica. Gli effetti di questa sostanza non sono ancora completamente noti. Se assunta in eccesso può provocare seri danni come crampi addominali, diarrea, urine rosse, epatite e può perfino provocare l’aborto.

Si consiglia quindi di acquistare il succo d‘aloe vera già preparato (accertarsi sempre della qualità) e privato di aloina.

Con l’uso topico questa pianta può dare luogo ad arrossamenti, bruciori e dermatiti sui soggetti sensibili. Si consiglia quindi di applicarla prima su piccole zone della pelle per verificarne la tollerabilità.

Curiosità

La pianta era usata dagli antichi egizi nei loro processi di imbalsamazione.

Nel 1862 venne ritrovato un papiro egiziano risalente al 1.500 avanti Cristo. Grazie a questa scoperta si scoprì come già allora la pianta e le sue proprietà fossero conosciute ed apprezzate. Veniva utilizzata anche da medici greci e romani.

Nel Papiro di Ebers, uno dei testi più antichi di medicina risalente al 1550 a.C. circa, vi sono alcune ricette a base di questa pianta per la cura di diversi  disturbi e malanni.

I cavalieri templari erano soliti consumare una bevanda a base di aloe vera e vino di palma a cui attribuivano proprietà energetiche e salutari.

Già Dioscoride, nel 1° sec. dopo Cristo, descriveva nelle sue opere le proprietà medicamentose del gel di aloe vera. Cura dei foruncoli, mal di gola, gengiviti, emorroidi erano solo alcune delle patologie per la cui guarigione veniva consigliato l’impiego di questa pianta.

Per l’uso cosmetico della pianta potete visionare questa pagina.

Stabilizzazione Gel d’Aloe

Il gel di aloe vera, essendo formato da polisaccaridi ed acqua, è una sostanza estremamente instabile. I suoi principi attivi si deteriorano rapidamente. Si rendono dunque necessari processi di estrazione e conservazione molto accurati.

Per questo motivo la moderna industria alimentare ha brevettato numerosi processi di stabilizzazione e concentrazione.

Tra questi, c’è un particolare tipo di liofilizzazione che permette di concentrare il gel di aloe di ben 200 volte (200:1), stabilizzandolo sotto forma di polvere. In tal modo, il gel di aloe vera può essere inserito in formulazioni deglutibili. Si trova in vendita in capsule è compresse. In tal modo si supera il problema del sapore che non a tutti risulta gradevole.

Giovanni Battista e il contenuto esoterico del suo personaggio

Fonte: http://www.progettoatlanticus.net/2015/08/giovanni-battista-e-il-contenuto.html

Chi fu veramente Giovanni Battista? Gli storiografi, basandosi sui Vangeli, hanno creduto di poter ricostruire la sua biografia nel modo seguente: nato intorno al 7 a.C. e morto nel 30 d.C., Giovanni sarebbe stato figlio del sacerdote Zaccaria e di Elisabetta, parente di Maria. Verso il 27 d.C. si ritirò nel deserto ove visse da asceta, annunciando l’avvento del Messia. Battezzò Gesù nelle acque del Giordano. Per aver disapprovato la convivenza di Erode Antipa con la cugina Erodiade, fu incarcerato e poi decapitato su richiesta di Salomè, figlia di Erodiade.
Giovanni Battista è personaggio quanto mai evanescente: infatti, oltre che nei Vangeli, è menzionato, se si escludono testi tardi di natura catechetica, solo da Giuseppe Flavio (Ant. 18, 109-119). Così non manca qualche autore, ad esempio David Donnini, incline a pensare che il Precursore non sia mai esistito. Donnini vede nel Battista una controfigura di uno fra i due Messia. E’ ipotesi forse estrema, ma è indubbio che l’immagine ufficiale del Santo è poco plausibile.
Già i Vangeli lasciano trasparire una rivalità tra il Messia (quale dei due?) ed il Battista nonché un certo antagonismo tra i rispettivi seguaci: parecchi anni dopo la crocifissione, ad Efeso, alcuni adepti avevano ricevuto soltanto il “battesimo di Giovanni” (Atti 18, 24-25; 19, 1-5). Gesù proclama il Battezzatore il “maggiore tra i nati da donna” (Luca 1, 44), ma lo ridimensiona definendolo “il più piccolo nel Regno” (Matteo 11, 11).
Nel Vangelo attribuito a Giuda Tommaso, nel loghion 46, si ribadisce: “Gesù disse:‘Da Adamo a Giovanni il Battista, fra quanti nacquero da donna nessuno è tanto più grande di Giovanni il Battista da non dover abbassare lo sguardo. Ma vi dico che chiunque fra voi diventerà un bambino riconoscerà il Regno e diventerà più grande di Giovanni”.
Ancora oggi i Mandei, che formano una sparuta comunità religiosa a carattere dualistico, i cui fedeli vivono in Iraq, sostengono di essere i seguaci dei discepoli riuniti attorno al Battista, reputato il vero Messia in opposizione a Gesù, additato come impostore.
Pare che, a somiglianza di un fiume carsico, il Precursore abbia dato origine ad un’intrigante linea esoterica, la cosiddetta “tradizione giovannita”, sebbene la Chiesa nicena e post-nicena abbia agito per normalizzare questa figura. Tale corrente qua e là affiora, manifestandosi in opere criptiche, come i quadri di Leonardo da Vinci, il genio rinascimentale che fu anche un occultista. Lo stesso segno del Battista, l’indice diretto verso l’alto, potrebbe avere un significato non riferibile in modo banale alla trascendenza.
Giovanni XXIII (Angelo Roncalli), il primo pontefice affiliato ad una loggia di liberi muratori, scelse il suo nome da papa proprio come tributo a Giovanni Battista che è, tra le altre cose, il santo della Massoneria.
Giovanni Battista si festeggia il 24 giugno, dì della prima “apparizione mariana” a Medjugorie, fenomeno in qualche modo riconducibile alla Xenologia. Per convenzione la nascita dell’Ufologia contemporanea ha inizio il 24 giugno 1947, allorché Kenneth Arnold, uomo d’affari statunitense, avvistò, a bordo di un piccolo aereo, presso le Cascade Mountains (stato di Washington), nove grandi oggetti di forma quasi discoidale e dall’aspetto metallico.
Qual è il fil rouge che lega Giovanni Battista ai Mandei, al retaggio iniziatico giovannita, alla Massoneria ed a talune circostanze border line? Le investigazioni, rese complesse dalla scarsità delle fonti e dall’intrinseca difficoltà della questione, sono in fieri.
San Giovanni è stato sempre scelto quale patrono da quasi tutte le antiche sette cristiane esoteriche, come dalle più recenti società iniziatiche quale, per esempio è la Massoneria nei cui Statuti, pubblicati nel 1721, è espressa l’invocazione di San Giovanni in questi termini:
“I Fratelli di tutte le Logge di Londra, di Westminster e dei dintorni, si uniranno nel luogo convenuto nel giorno di S. Giovanni Battista o di S. Giovanni Evangelista …”.
L’invocazione di S. Giovanni assai spesso ha confuso i due Santi: l’Evangelista e il Precursore. Ciò è dovuto probabilmente alle affinità simboliche che esistono tra i due Santi. Pertanto cerchiamo di vedere quali sono queste affinità prendendo in considerazione le vite separate dei due Santi, prima il Battista e poi l’Evangelista.
S. Giovanni Battista era figlio di Zaccaria e di Elisabetta. Le notizie della sua nascita ci sono fornite dal Vangelo di Luca: l’angelo Gabriele apparve a Zaccaria annunciandogli la nascita di un figlio che “sarà ripieno di Spirito Santo fin dal seno di sua madre” (I, 16) e “andrà come precursore, con lo spirito e la potenza di Elia” (I, 17). Poiché Zaccaria non credeva alle parole dell’angelo, questi gli disse che sarebbe rimasto muto sino al giorno della nascita di Giovanni. E così fu. Quando nacque Giovanni, Zaccaria, non potendo parlare, scrisse sopra una tavoletta: “Giovanni è il suo nome” e da quell’istante riacquistò la parola.
Il Battista nacque esattamente sei mesi prima di Gesù. Questi venne al mondo durante il Solstizio d’inverno, Giovanni nel Solstizio d’estate. Sia Gesù sia Giovanni vissero sino a 33 anni ed ambedue morirono per mano degli uomini.
S. Giovanni Battista era chiamato il “precursore” in quanto preparava la via al Cristo e “battista” perché battezzava nelle acque del Giordano:
“Io per me vi battezzo con acqua, in vista del ravvedimento; ma colui che viene dietro a me è più potente di me, e io non son degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà con lo Spirito Santo e col fuoco” (Matteo, III, 11).
Gesù era della setta degli Esseni nella quale aveva il grado di “Nazareno” (Nariz = Maestro). Questo grado era conferito a coloro che avevano raggiunto il più alto grado di Conoscenza.
Il Battista, oltre ad essere esseno, era capo della setta dei battezzatori. Il battesimo praticato consisteva nell’immersione totale, per tre volte consecutive, nell’acqua. Il battesimo ricevuto da Gesù fu, come lo stesso Giovanni dice, di acqua e di spirito:
“Ma Quegli che mi ha mandato a battezzare con acqua, mi ha detto: Colui sul quale vedrai lo Spirito scendere e fermarsi, è quegli che battezza con lo Spirito Santo” (I, 33).
Dopo il battesimo con acqua, c’era il battesimo con lo Spirito, cioè con l’imposizione delle mani come dice l’Evangelista:
“Poi imposero loro le mani, ed essi ricevettero lo Spirito Santo” (Atti, VIII, 17).
La festa del Battista cade il 24 giugno, Solstizio d’estate, quando il sole è al suo apogeo. È necessario osservare però che Giovanni Battista non è il simbolo del sole materiale, dell’astro che dà luce e calore al mondo, ma è, soprattutto, la rappresentazione simbolica del principio universale, il Fuoco Principio. Come tale la leggenda lo vuole vestito di pelle di agnello o di ariete vergine, è, dunque, l’immagine del sole e della costellazione dell’Ariete.
Il nome stesso, Giovanni, secondo alcuni, deriverebbe dall’ebraico “Jeho h’annan” cioè “Colui che Jeho favorisce”, in tal modo diventa il simbolo dell’uomo illuminato. Secondo un’altra interpretazione Giovanni deriva da due parole ebraico-caldee: “Io” che vuol dire colomba e “Oannes” nome del dio caldeo delle iniziazioni. Quindi Giovanni vorrebbe dire “colomba di fuoco” che ci riporta alla colomba dello Spirito Santo.
Infatti sappiamo che dopo il battesimo di Gesù, una colomba era discesa su di Lui. Essa era il simbolo dello Spirito Santo.
Era lo Spirito del Cristo che discendeva nel corpo di Gesù che sarebbe stato il suo veicolo per tre anni, aumentandone la forza con la quale Egli poté poi compiere le guarigioni.
Discepolo del Battista fu Giovanni l’Evangelista, assieme agli altri due apostoli Andrea e Simone. Figlio di un pescatore galileo di nome Zebedeo e di Salomè, una delle donne che seguirono Gesù, anch’egli pescatore, era nato a Bethsaida e morì nel 101 a Efeso durante il regno di Traiano.
La tradizione cristiana lo considera patrono dei fabbricanti di candele, dei teologi, degli studenti e di tanti altri e questo è il motivo per cui, egli, meglio di chiunque altro, era in grado di dare la luce. Come donatore di luce era il patrono dei Templari, degli Gnostici e dei Rosa-Croce. Questa è forse la ragione per cui la sua festa cade durante il Solstizio d’inverno, quando il sole sembra risalire lungo l’eclittica ed i giorni farsi sempre più lunghi.
L’Evangelista è importante soprattutto perché ci ha lasciato due monumenti esoterici: l’Apocalisse ed il Vangelo. Mentre gli apostoli Luca, Matteo e Marco, nei loro vangeli, si perdono spesso in fatti senza base storica, Giovanni entra subito in argomento:
“Il principio era il verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lui; e senza di lui nessuna delle cose fatte è stata fatta …”.
Da questo prologo si sprigiona un insegnamento di notevole portata. Il “Logos”, creatore del nostro sistema solare, non è il Dio Universale, ma il Demiurgo intermediario tra l’uomo e Dio stesso. Ciò risulta dalla distinzione tra “Theos” Dio Supremo e “theos” (un dio), il Logos.
Cerchiamo di capire meglio il significato di questi pochi versi del Prologo:
“In principio” quando i tempi non avevano ancora un inizio, cioè i periodi nei quali si manifestarono gli esseri e le cose; “era il Verbo”, il Logos, la Parola divina; “e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio”, cioè un dio (theos, scritto con iniziale minuscola), un Elohim, figlio di Dio. “Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lui; e senza di lui nessuna delle cose fatte è stata fatta…”.
Questo Elohim è colui che ha chiamato alla vita materiale tutti gli esseri inferiori, per mezzo della parola. È l’intermediario tra Dio e Creazione che la Cabala chiama Adamo kadmon.
Da quanto è stato detto sembra che sussista un dualismo tra Dio e Demiurgo, dualismo che esiste solo in apparenza e che lo Zohar demolisce con questi termini:
“Rabbi Simeone disse loro: io non vi ho detto che Colui il quale è chiamato la Causa di tutte le cause sia lo stesso Elohim e neppure ho detto che Colui il quale è chiamato la Causa di tutte le cause sia tutt’altro che Elohim. Nell’essenza divina non esiste associazione, né numero: tutto è Uno [ed] ecco perché Dio ha detto: “Vedete io sono io ed Elohim non è con me”, cioè: “Elohim non è con me, ma io sono Elohim ed Elohim è me” (Zohar, I, 22b).
Cerchiamo ora di affrontare un misterioso capitolo dell’esistenza di Giovanni, cioè quello relativo alla sua morte.
Si narra che, preavvisato da Gesù circa la sua prossima fine, Giovanni si facesse scavare una fossa poi, gettatovi il mantello, vi si distese addormentandosi nel riposo eterno.
Il giorno seguente i discepoli, vollero ritornare sul suolo dove era sepolto Giovanni, ma non trovarono di lui che i suoi sandali e la terra, nel punto in cui era stato sepolto “ribolliva”.
Da parte di alcuni si è voluto supporre che, nel testo originale, anziché leggere terra che “ribolliva”, si dovesse leggere terra dura, gelata. Ciò fa pensare che l’apostolo sia morto in pieno inverno e potrebbe giustificare il fatto che la Chiesa abbia situato la sua festa nel solstizio d’inverno.
S. Agostino (in Joan, 2, tr. CXXIV) scrive che tra le chiese d’Africa si riteneva che Giovanni, in attesa del ritorno del Signore, riposasse addormentato nella tomba e con il suo respiro agitasse dolcemente la terra …
In greco, soffio si dice pneuma; questo termine designa anche lo spirito … Allora si può intuire che lo spirito di Giovanni fosse capace di liberarsi dalla terra ed il Vangelo, con le sue misteriose parole, ci viene in aiuto:
“Pietro voltandosi, vide venirgli appresso il discepolo che era caro a Gesù, quello stesso che, durante la cena, stava posato sul seno di Gesù … Pietro vedendolo chiese a Gesù: “Signore, e di lui che sarà?”. Gesù gli rispose: “Se voglio che rimanga finch’io vengo, che t’importa? Tu seguimi”. Fu così che si sparse tra i fratelli la voce che quel discepolo non morrebbe; Gesù però non aveva detto che non morrebbe, ma: “Se voglio che. rimanga finch’io vengo, che t’importa?”. Questo è il discepolo che attesta queste cose, e le ha scritte; e noi sappiamo che la sua testimonianza è verace” (Vangelo Giovanni, XXI, 20/24).
Così Giovanni vive nella tomba un sonno particolare in uno stato che non è vita e non è ancora morte.
Egli è il guardiano intermediario tra la Chiesa Celeste e la Chiesa Terrestre.
Secondo Paolo l’uomo si compone di:
soma corpo
psiche anima
pneuma spirito
Pietro ricevette la direzione materiale della Chiesa sul nascere, come testimonia Matteo, XVI, 18: “Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia chiesa …”.
A capo di questa Chiesa sta il Cristo, il corègo, lo spirito:
“Ed egli è il capo del corpo, cioè della Chiesa; egli che è il principio, il primogenito dai morti” (Paolo, Colossesi, I, 18).
Da tutto ciò se ne deduce:
1) Cristo, Spirito, Chiesa Trionfante, il Sole.
2) Giovanni, Anima, Chiesa Sofferente, la Luna.
3) Pietro, Corpo, Chiesa Militante, la Terra.
Il simbolismo del Battista è strettamente legato a quello dell’Evangelista. Essi sono come la vita e la morte, il passato e il futuro, il sole e la luna ecc.
Il Battista, posto nel Solstizio d’estate, rappresenta il culmine dello splendore del sole, mentre l’Evangelista, nel Solstizio d’inverno, rappresenta quasi la morte dell’astro. Ma non è così perché sappiamo che ciò che raggiunge il massimo deve poi diminuire, mentre ciò che è pervenuto al minimo di se stesso deve cominciare a crescere, come testimonia il Vangelo:
“Bisogna che egli cresca e ch’io diminuisca” (Giov. III, 30).
Il Battista chiude l’antica Legge o l’antico Patto come afferma Geremia (XXXI, 31):
“e io per certo concluderò con la casa di Israele e con la casa di Giuda un nuovo patto; non come il patto che conclusi coi loro antenati nel giorno che li presi per mano per farli uscire dal paese d’Egitto …”, dove Geremia allude ai due “patti” conclusi tra Dio e l’uomo: l’antico patto quello che si fondava sulla Legge, ed il nuovo patto che si fonda sulla Grazia, che Matteo ci conferma:
“Bevetene tutti, questo è il mio sangue, il sangue del patto …” (XXVI, 28). Se il Battista chiude l’antica Legge, l’Evangelista apre la nuova Legge ed annuncia la Rivelazione cristiana. Uno chiude e non può aprire, l’altro apre, ma non può chiudere:
“Ecco quel che dice il Santo, il Verace, colui che tien la chiave di David: colui che apre, e nessuno chiuderà, che chiude e nessuno aprirà” (Apocalisse, III, 7).

VESPASIANO

Fonte: http://biografieonline.it/biografia-vespasiano

Vespasiano

Tito Flavio Sabino Vespasiano Cesare Augusto, meglio conosciuto come Vespasiano, nasce in Sabina presso l’antico Vicus Phalacrinae (l’odierna cittadina di Cittareale), figlio di Flavio Sabino, esattore di imposte e piccolo operatore finanziario; la madre Vespasia Polla era sorella di un senatore di Roma.

Dopo aver servito nell’esercito in Tracia ed essere stato questore nella provincia di Creta e Cirene, Vespasiano diviene edile e pretore, avendo nel frattempo sposato Flavia Domitilla, figlia di un cavaliere, da cui avrà due figli: Tito e Domiziano – che diverranno in seguito imperatori – ed una figlia, Domitilla. La moglie e la figlia moriranno entrambe prima che Vespasiano lasci la magistratura.

Dopo aver servito nell’esercito in Germania, partecipa all’invasione romana della Britannia sotto l’Imperatore Claudio: in questo contesto si distingue nel comando della Legione II Augusta sotto il comando di Aulo Plauzio. Grazie a lui viene sottomessa l’Isola di Wight, portando l’esercito a penetrare il territorio fino ai confini del Somerset (Inghilterra).

Nell’anno 51 è console; nel 63 si reca in Africa in qualità di governatore. Poi è in Grecia al seguito di Nerone e, nel 66 viene incaricato della conduzione della guerra in Giudea, che minacciava di espandersi a tutto l’oriente. Secondo Svetonio, una profezia conosciuta in tutte le province orientali proclamava che dalla Giudea sarebbero venuti i futuri governanti del mondo. Vespasiano probabilmente credeva che questa profezia si applicasse a lui, e avrebbe trovato un gran numero di presagi, oracoli e portenti per rafforzare questa credenza.

A cavallo tra l’anno 68 e il 69, alla morte di Nerone, vengono eletti quattro diversi imperatori provenienti da quattro diverse zone dell’impero: Galba in Spagna, Vitellio dalle legioni germaniche, Otone dalla guardia pretoriana e Vespasiano dalle legioni siriane.

In oriente tutti guardano a Vespasiano; Muciano e le legioni della Siria sono ansiosi di appoggiarlo. Mentre era a Cesarea, Vespasiano viene proclamato imperatore prima dall’esercito in Egitto (1 luglio 69), poi dalle sue truppe in Giudea (11 luglio). Tacito racconta che durante il suo soggiorno in Egitto, Vespasiano si rese protagonista di due miracoli, curando con il suo tocco gli occhi di un cieco e la mano ad uno storpio.

Il favore verso Vespasiano prende rapidamente a crescere e gli eserciti di Tracia e Illiria in breve lo acclamano come loro condottiero, portando il suo ruolo a quello del padrone di metà del mondo romano.

Sotto il comando di Antonio Primo le truppe di Vespasiano entrano quindi in Italia dal nord oriente, sconfiggono l’esercito di Vitellio (seconda battaglia di Bedriaco), saccheggiano Cremona ed avanzano verso Roma, dove entrano e si ingaggiano furiosi combattimenti che portano anche alla distruzione del Campidoglio a causa del fuoco.

Ricevuta la notizia della sconfitta del rivale ucciso ad Alessandria, il nuovo imperatore invia a Roma forniture di grano urgentemente necessarie; contemporaneamente emette un editto – che è più che altro una dichiarazione di intenti – dove assicura il completo rovesciamento delle leggi di Nerone, specialmente di quelle relative al tradimento.

Vespasiano lascia che la guerra in Giudea venga condotta dal figlio Tito, e arriva a Roma nell’anno 70. Cerca da subito di riparare i danni causati dalla guerra civile e, con la cooperazione del senato, instaura nuove e solide basi per il governo e le finanze.

Molto denaro viene speso in lavori pubblici, come in restauri e abbellimenti di Roma, tra cui un nuovo Foro, il Tempio della Pace, i bagni pubblici – che prendono il nome di “Vespasiani”, e l’immenso Colosseo. Un celebre aneddoto riferisce che Vespasiano avrebbe messo una tassa sul prelievo di urina (usata dai tintori di panni) dai gabinetti pubblici. Rimproverato dal figlio Tito, che riteneva la cosa sconveniente, rispose: “Pecunia non olet” (il denaro non ha odore).

Attraverso il proprio esempio di una vita semplice, mette alla gogna il lusso e la stravaganza dei nobili romani. Uno dei provvedimenti più importanti di Vespasiano è la promulgazione della lex de imperio Vespasiani, in seguito alla quale se stesso e gli imperatori successivi governeranno in base alla legittimazione giuridica e non più in base a poteri divini come avevano fatto i predecessori.

Come censore riforma il Senato e l’ordine equestre, promuovendo uomini abili ed onesti.

La guerra in Giudea intanto, con la conquista di Gerusalemme nel 70, veniva conclusa da Tito. Negli anni seguenti, dopo il trionfo congiunto di Vespasiano e Tito, memorabile come prima occasione in cui padre e figlio venivano associati nel trionfo, il Tempio di Giano viene chiuso: il mondo romano vivrà in pace per i restanti nove anni del regno di Vespasiano. La pace di Vespasiano diverrà proverbiale.

Nel 78 Agricola andò in Britannia ed estese e consolidò la presenza di Roma nella provincia, spingendosi in armi fino al Galles settentrionale. L’anno seguente Vespasiano morì, il 23 giugno.

Vespasiano fu generoso verso senatori e cavalieri impoveriti, verso città e borghi devastati da calamità, e specialmente verso uomini di lettere e filosofi, molti dei quali ricevettero un vitalizio di più di mille pezzi d’oro all’anno. Si dice che Marco Fabio Quintiliano fosse il primo pubblico insegnante a godere del favore imperiale.

Vespasiano muore il 23 giugno dell’anno 79 nella sua villa presso le terme di Cotilia, in provincia di Rieti.

La paura di cambiare

Scritto da: Elena Cogo
Fonte: http://www.naturopataonline.org/sport-e-benessere/crescita-interiore/16650-la-paura-di-cambiare.html

Fiore Di Campo, Primavera Prato, Fiori, Fiori Selvatici

In una bellissima canzone Alex Baroni cantava … “per diventare libero, cambiare, cambiare…  Combatterò con le mie notti bianche… combatterò, devo ricominciare a inventare me … per diventare libero, cambiare, cambiare… e per non cadere più, cambiare… “

L’uomo è un essere abitudinario! amiamo avere le nostre certezze, conoscere bene la strada che stiamo percorrendo.. ciò che non conosciamo ci fa paura.  Esiste persino   un proverbio che dice “mai lasciare la strada vecchia per quella nuova” oppure ” chi lascia la strada vecchia per quella nuova sa cosa lascia ma non sa cosa trova” che dimostra la nostra resistenza  al cambiamento! sì, abbiamo timore di cambiare persino la marca del dentifricio perché abbiamo paura di sbagliare a sceglierne uno nuovo… abbiamo paura di essere giudicati per questa scelta o di dover dare spiegazioni che magari non abbiamo!

Ma questa paura non deve bloccarci, non deve impedirci né di provare nuove strade né di abbandonare ciò che non ci fa più stare bene.

Cambiare è sinonimo di crescere, di evolvere … Se i grandi uomini della storia non avessero avuto il coraggio di tentare nuove strade, di cambiare la loro e la nostra vita l’essere umano non sarebbe mai evoluto, le grandi invenzioni non sarebbero mai avvenute, le grandi e le piccole opere non avrebbero mai preso vita.

Il cambiamento non è esclusiva di pochi ma è un bene prezioso per ciascuno di noi… cambiare oggetti, idee, strade, Abitudini, persone che ci circondano è aver voglia di crescere, di diventare grandi! è indice di grande Amore per sé stessi.

Cambiare soprattutto quando dobbiamo farlo in situazioni complicate non è affatto facile sebbene necessario per poter continuare a vivere. Quando viviamo situazioni o eventi che ci fanno stare male, che ci tarpano le ali abbiamo l’obbligo verso noi stessi di cambiare per ricominciare a respirare, a vivere.

Il cambiamento non è fatto di un singolo evento ma è un insieme di passi, un cammino che ci conduce verso un equilibrio migliore, verso un miglioramento della nostra vita.  Si può camminare da soli oppure lo si può fare accompagnati, insieme a qualcuno di cui ci fidiamo.

A volte i primi passi li dobbiamo fare assieme a qualcuno che ci conduce per mano per aiutarci a capire dove vogliamo andare.

Una regola fondamentale del cambiamento

Andare verso qualcosa, verso una meta e non fuggire da qualcosa o da qualcuno.

Prima di ogni cosa dobbiamo imparare ad accettare che abbiamo il diritto di lasciare andare ciò che ci fa male o che ci fa stare male e insieme dobbiamo imparare ad accettare l’idea di poter cambiare semplicemente per crescere.

Ciascun essere vivente ha diritto di essere felice, di stare bene… ha il diritto e il dovere verso sé stesso di cambiare e di Crescere per poter percorrere fino in fondo ed in modo completo la propria strada.

Cambiare è energia che si muove, è energia che cresce…

AMAZON E WHOLE FOODS. ACCELLERA LA RIVOLUZIONE DEL RETAIL

Scritto da: fabio Lugano
Fonte:https://scenarieconomici.it/amazon-e-whole-foods-accellera-la-rivoluzione-del-retail/

Venerdì la notizia è stato l’acquisto di Whole Foods, catena di cibo di alta qualità, da parte di Amazon. La catena in realtà stava passando un periodo non proprio prospero a causa di numerosi problemi. Le vendite pe negozio erano in calo da 24 mesi, l’espansione era possibile solo con nuove costose aperture. Le altre catene di  supermercati si erano buttate con avidità sul business del cibo biologico e di alta qualità, ponendo una dura concorrenza alla catena texana e costringendola ad arrivare ad un bivio: o ridurre i margini e divenire una catena un po’ più omologata , oppure veder progressivamente ridotte le vendite. L’azionariato era in ribellione perchè non riusciva a vedere una strategia precisa e vedeva i margini in riduzione. La valutazione della società era di 12 miliardi di dollari, per cui l’acquisto a 13,7 ha tolto le castagne dal fuoco a tutti.

Jeff Bezos ha risolto il problema, acquistando la catena, ha ribaltato la situazione del mercato food retail USA, ponendo le basi per una vera  e propria rivoluzione e per una forte spinta deflazionistica. Amazon non ha comprato solo una catena di negozi, ma ha anche comprato 431 location di alta gamma con negozi di alta qualità.

Ora questi punti vendita si vengono ad integrare con il servizio PRIME di Amazon, che , per 90 dollari al mese, garantisce la consegna a casa  entro 24 ore o meno, a seconda della fascia urbana. Se sembra un elemento secondario ricordiamo che una famiglia americana su due è già abbonata al servizio PRIME.

Ora Amazon ha 431 punti di distribuzione di beni di largo consumo, di qualità. I suoi volumi di vendita nel settore si integreranno con quelli acquistati, e quindi avremo una pressione ancora superiore sui grossisti e sui produttori. Questo porterà ad un taglio dei loro margini e ad una ulteriore maggiore concorrenzialità di Amazon -Whole foods. Tutte le principali catene della distribuzione ne risentiranno, come hanno mostrato le loro quotazioni borsistich venerdì scorso.

Tutte queste catene rischiano di veder ridotta la loro redditività da un colosso che, per la prima volta ,  integrerà veramente distribuzione online e retail tradizionale. Una compressione dei margini a cui alcuni di questi distrubutori non potranno resistere. Potremmo veder scorrere sangue nel prossimi anni.

Ora pensate a questo: e se domani Amazon comprasse Esselunga, quanto tempo rimarrebbe per Coop Italia ?

Marte: un enorme buco scoperto al suo polo

Fonte:https://www.nibiru2012.it/marte-enorme-buco-scoperto-polo/

marte

Quali sono le origini di questo grosso buco scoperto al polo sud del pianeta rosso? Marte continua a mostrarci misteri di ogni tipo e una missione umana è sempre più indispensabile.

In un nuovo video l’utente Secureteam10 (già famoso per aver mostrato al mondo le anomalie dell’antartide ed altri misteri legati ad alieni e ufo) avrebbe individuato nella regione del polo sud di Marte un enorme pozzo, circondato da biossido di carbonio congelato. Il buco misurerebbe circa 30 metri.

Gli studiosi NASA sarebbero convinti che questa enorme fossa sarebbe stata un lago per circa 700 milioni di anni, ma non saprebbero spiegare come si sia formato. La NASA avrebbe formulato alcuni ipotesi sull’origine del pozzo, spiegando che la sua origine potrebbe essere avvenuta a causa di tubi di lava che, collassando su sè stessi, avrebbero lasciato dei fori, oppure per inondazioni avvenute tantissimo tempo fa o per il meccanismo di sublimazione. Nessuna prova, però, sarebbe certa e gli stessi scienziati non sembrerebbero essere convinti delle ipotesi formulate.

Struttura artificiale?

I teorici del complotto da molto tempo sostengono che una civiltà aliena avrebbe abitato Marte molti anni fa e avrebbero dato una loro spiegazione alle immagini della NASA. Secondo le loro teorie, quando le condizioni climatiche del pianeta non sarebbero state più favorevoli, gli abitanti sarebbero emigrati nel sottosuolo, dove ancora oggi vivrebbero. Il canale Youtube SecureTeam10, avrebbe affermato che una sua conoscenza molto vicina alla NASA, gli avrebbe rivelato che il tunnel è artificiale. Questa spiegazione concorda con le teorie dei complottisti. Inoltre nel suo video, Secureteam10 affermerebbe di aver individuato nelle foto inviate da Marte anche alcuni tunnel di vetro, che servirebbero alla civiltà aliena per spostarsi senza esporsi alle radiazioni superficiali.

Bialowieza: fermate le motoseghe

Fonte: http://www.salvaleforeste.it/it/deforestazione/4296-bialowieza-fermate-le-motoseghe.html

E’ una delle ultime foreste millenarie d’Europa, o almeno, una delle ultime rimaste intatte. La foresta di Bialowieza si estende s 300.000 ettari al confine tra la Polonia e la Bielorussia è una delle aree naturali  più importanti dell’Europa. Dal 1979 è anche patrimonio naturale mondiale dell’UNESCO. Un tempo era la riserva di caccia degli zar russi, ma  oggi è abitata sede da 900 bisonti, oltre che da lupi, linci e cervi. Con più di 250 specie di uccelli, 59 mammiferi e oltre 12.000 invertebrati, Bialowieza è uno dei centri europei della biodiversità, e attira turisti provenienti da tutto il mondo.
Malgrado questo immenso patrimonio, il ministero polacco dell’ambiente ha segretamente permesso di abbattere una quantità crescente di legname nella Bialowieza. Il pretesto ufficiale e combattere dei parassiti, ma nel frattempo, il denaro delle imprese del legname fluisce nelle casse del partito di governo.
Da metà maggio gli ambientalisti polacchi stanno organizzato proteste contro il taglio, alcuni di loro si sono incatenati ad alberi e macchine per il prelievo di legname. Ma il ministro dell’ambiente polacco Jan Szyszko non sente ragioni. Solo la pressione internazionale può spingere la Polonia a rinunciare. Il Bruno Manser Fond suggerisce di firmare una petizione per la protezione integrale della foresta primordiale di Bialowieza, la cui intera area dovrebbe essere dichiarata parco nazionale.

GIALLO PASOLINI / LE MINACCE PRIMA DELL’ESECUZIONE, ECCO I TESTI

Scritto da: Andrea Cinquegrani
Fonte: http://www.lavocedellevoci.it/2017/05/31/giallo-pasolini-le-minacce-prima-dellesecuzione-ecco-i-testi/
Pasolini croci

Appena pochi giorni prima della sua esecuzione Pier Paolo Pasolini aveva la netta sensazione che lo avrebbero ammazzato. E aveva paura. Per via del suo lavoro, per quello che stava scrivendo, Petrolio, il suo testamento. L’avvocato della famiglia, Stefano Maccioni, sta raccogliendo una serie di prove e testimonianze che rappresentano a tutto tondo quelle tragiche giornate. E già a ottobre scorso aveva chiesto la riapertura delle indagini, basandosi sulla prova del DNA che fornisce una concreta pista circa la presenza di un Ignoto 3 sulla scena del crimine. Ma a massacrare Pierpaolo potrebbe essere stato un branco di 4 o 5 persone.

Il pm Francesco Minisci, che aveva già in precedenza archiviato il caso, è ora titolare del nuovo fascicolo. Come mai non si è mosso in questi sette lunghi mesi? E adesso che oltre alla prova del DNA ci sono le nuove testimonianze farà finalmente qualcosa? Staremo a vedere. Intanto partiamo dalle news.

PIERPA’, LASCIA PERDERE ‘STO PETROLIO

Sono di appena qualche giorno fa, il 29 maggio, le parole di Aldo Bravi, titolare del ristorante Pommidoro, riportate in un articolo di Repubblica firmato da Giuseppe Cerasa. Lì Pier Paolo consumò la sua ultima cena prima d’essere ammazzato, e pagò con un assegno che Bravi tiene ancora incorniciato alla parete.

Racconta il ristoratore: “con tutto quello che accadde quella sera del 2 novembre 1975, con tutti quei dettagli che potevano essere decisivi per scoprire gli assassini, si sono permessi il lusso di interrogarmi 40 anni dopo quei fatti. Forse i racconti che mi faceva Pasolini non interessavano nessuno. Ma io mi ricordo che gli continuavo a dire: Pierpa’ lascia perdere questa storia del petrolio, quelli sono troppo potenti e tu non sei nessuno. E lui mi rispondeva: devo andare avanti, non mi fermo, è un problema di verità. Era un suo chiodo costante”.

A proposito di quella sera: “Sì, Pier Paolo era strano, si vedeva dai suoi occhi. Poi la morte. E quell’incubo per me durato un mese: giorno e notte una macchina con cinque a bordo stazionò sotto casa mia, non dicevano nulla, mi guardavano e io tremavo. Poi sparirono inghiottiti dal mistero della fine di Pasolini. E io per quasi 40 anni ad aspettare che qualcuno mi chiedesse qualcosa di quella sera maledetta”.

Spostiamo la scena a Stoccolma, un paio di giorni prima. Pasolini si trova nella capitale svedese sia per la prima del film ‘Salò′ che per la presentazione del suo libro ‘Le Ceneri di Gramsci‘. Nel corso di un dibattito pubblico in una sala gremita, rispondendo alla domanda di un giovane, dice che  teme di essere ucciso. Ecco cosa scrive un cronista friulano, Paolo Medeossi, il 31 ottobre 2015: “Erano state appena tradotte in svedese ‘Le Ceneri di Gramsci‘ e i suoi film erano famosi. In una sala gremita Pasolini – con naturalezza e quasi di passaggio, come notarono testimoni dell’incontro – rispondendo ad una domanda sulle reazioni suscitate dai suoi articoli contro l’aborto, la scuola dell’obbligo, la televisione, il potere, la borghesia, disse che si aspettava di essere ucciso, assassinato. Il pubblico, ascoltata la traduzione, ammutolì e non commentò. Poi aggiunse: ‘Il ruolo dell’intellettuale è di non avere ruoli, di essere la contraddizione vivente di ogni ruolo. Dovere dell’artista è di rivelare la falsa tolleranza concessa dal potere”.

Nell’ultimo intervento pubblicato in Italia su La Domenica del Corriere, Pasolini si scaglia con violenza contro la Dc, come faceva da tempo in modo martellante, sostendendo che tutti i suoi esponenti andavano processati. “Hanno rovinato la coscienza del nostro Paese”, scrive.

Dopo il viaggio a Stoccolma la stessa Domenica del Corriere intende organizzare un incontro, una tavola rotonda con Pasolini. Aveva preso contatti, prima della partenza per la Svezia, l’inviato della Domenica, Francesco Saverio Alonzo, che telefona a Pier Paolo il quale gli riferisce la sua preoccupazione, gli parla di alcune minacce ricevute.

 

LA CENA DI STOCCOLMA 

Ma eccoci alla cena al Gyllene Freden di Stoccolma, organizzata dall’editore svedese Renè Cockelbergh Forlag – che ha curato la pubblicazione delle Ceneri di Gramsci – dopo la presentazione del libro avvenuta all’Istituto Italiano di Cultura. Vi prendono parte anche l’inviato del quotidiano il Giorno (edito dalla Montedison, all’epoca guidata da Eugenio Cefis), Angelo Tajani, e la moglie di quest’ultimo, Doris.

Così scrive Tajani in un breve memoriale che l’avvocato Maccioni ha consegnato al pm Minisci.

“Pasolini era pensieroso e non partecipava alla discussione. Quasi assente. Anche Cockelbergh preferì fare scena muta per il resto della serata. La discussione continuava a languire e sia mia moglie che io eravano visibilmente preoccupati quando, all’improvviso, dalla bocca di Pasolini uscì quasi un sibilo: “…. ho tanta paura”. Mia moglie ebbe un sussulto e Cockelbergh chiese: “di che cosa hai paura, Pier Paolo?”. E Pasolini, come risvegliato da un lungo torpore, rispose: “io… paura? Ma non ho paura di nulla”. E Cockelbergh: “ma se lo hai detto, l’abbiamo sentito tutti!”. “No, io non ho detto nulla”.

Continua la ricostruzione di Tajani: “Il giorno successivo Cockelbergh mi telefonò. Era ancora turbato per quanto era accaduto la sera prima. E dopo aver appreso, due giorni dopo che Pasolini aveva lasciato Stoccolma che era stato trucidato, sia lui che io ricordammo e commentammo quella frase che ancora oggi è indelebile in me e in mia moglie. Nessuno dei giornali di cui ero corrispondente (tra cui il Giorno, ndr) dall’area Nordica pubblicò la notizia. L’unico quotidiano che la riportò fu il Dagens Nyheter di Stoccolma, in un articolo apparso, se non erro, il 6 novembre 1975 firmato dal critico letterario del quotidiano, Bengt Holmqvist, italianista per eccellenza. Bengt mi telefonò di buon ora, il cinque novembre mattina, per darmi la notizia che Pasolini era stato ucciso e durante la conversazione gli raccontai l’episodio accaduto al Gyllene Freden”.

Più precisamente, sul Dagens Nyheter Holmqvist scrisse un pezzo di taglio culturale sulle opere di Pasolini mentre il collega di nera Mats Lundegard diede notizia in prima pagina della tragica fine.

Lo stesso Holmqvist in un’altra occasione ha dichiarato, sulla figura del grande poeta, scrittore, regista e anche – nelle ultime fasi della sua vita – giornalista: “vederlo di persona era di per sé un avvenimento: aveva l’abilità di trasformare ogni sorta di problemi in qualcosa che ha un senso, la semplicità e la lucidità di chiarire il più complicato dei fenomeni. Che qualcosa lo preoccupasse era facile da capire, ma non sembrava che avesse a che fare con la vita privata. Quel che più lo assillava era quanto succedeva in Italia”.

L’articolo di Tajani per il Giorno, of course, non venne pubblicato. Sarebbe stato pretendere troppo dall’editore, Eugenio Cefis…

 

MATTEI-DE MAURO-PASOLINI & IL PETROLIO BOLLENTE

E resta – come ha dettagliato la Voce nell’inchiesta del 2 novembre 2016 che potete leggere cliccando sul link in basso – quel buco nero di Petrolio, le sessanta pagine mancanti, sparite nel nulla. Come si è volatilizzato il brogliaccio di Mauro De Mauro, il giornalista ucciso dalla mafia (ma i mandanti sono rimasti regolarmente a volto coperto), mentre stava lavorando per un copione da consegnare a Francesco Rosi sulla fine dell’ex presidente dell’Eni Enrico Mattei. De Mauro e Pasolini erano in contatto, e infatti sulla scrivania di De Mauro vennero trovate delle bozze di Petrolio.

Sia De Mauro che Pasolini stavano lavorando per arrivare ai mandanti del delitto Mattei, voluto dalle sette sorelle del petrolio e da chi, in Italia, si batteva perchè l’oro nero rimanesse in mani sicure: come l’allora padrone del vapore, Eugenio Cefis, il protagonista della razza padrona anni settanta.

Cosa aspetta la giustizia, dopo quasi mezzo secolo ormai, ad accertare per via giudiziaria una verità storica ormai stra-acclarata? Si darà una mossa Minisci? Muoverà un passo il procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone? O è letargo senza fine?

Obama: un disastro di Presidente da non rimpiangere

Scritto da:Giacomo Cangi
Fonte: http://www.wakeupnews.eu/obama-disastro-presidente-rimpiangere/

 

In un mondo in cui l’operato di chi fa politica si giudica solo in base alla retorica, al colore della pelle e ai gesti puramente simbolici non c’è da stupirsi se Barack Obama verrà ricordato dai media mainstream come un grande Presidente. Ma se si prendesse in considerazione anche il merito dei provvedimenti presi durante i sue due mandati allora il giudizio sarebbe decisamente diverso.

Obama, insieme a Sarkozy e Cameron, è intervenuto nel 2011 in Libia provocando la morte di Gheddafi e, soprattutto, facendo precipitare il paese nel caos (e gli italiani che hanno visto un incredibile aumento di flussi migratori proprio dalla Libia lo sanno bene). Nello stesso anno gli Stati Uniti di Obama (e di Hillary Clinton segretario di Stato) cominciarono a sostenere i cosiddetti ribelli anti-Assad in Siria. La natura di questi ribelli venne presto a galla: i combattenti moderati vennero di fatto inglobati in formazioni che di moderato avevano e hanno ben poco (ne sanno qualcosa i cristiani di Siria che fino al 2011 vivevano in pace e che poi hanno cominciato a essere perseguitati dai combattenti wahabiti che vogliono cacciare il Presidente Assad). Per quello che riguarda la presunta lotta all’Isis degli Stati Uniti è sufficiente ricordare che fino al 19 agosto 2014, quando gli uomini guidati da Abu Bakr al-Baghdadi uccisero il giornalista americano James Foley, Obama non sembrò interessato al califfato autoproclamatosi tale il 29 giugno dello stesso anno. E anche in seguito gli americani hanno solamente compiuto qualche bombardamento ma se lo Stato Islamico ha perso uomini e terreno lo si deve all’esercito arabo-siriano di Assad, agli Hezbollah, ai pasdaran iraniani, ai curdi e all’aviazione russa.

 

Gli Stati Uniti guidati da uno dei premi Nobel più guerrafondai di sempre hanno venduto 1,29 miliardi di dollari di bombe intelligenti all’Arabia Saudita, la quale ha utilizzato queste armi (anche) per continuare la sua operazione militare in Yemen nel silenzio generale e assordante della comunità internazionale. Inoltre, con Obama i rapporti fra Stati Uniti e Russia sono arrivati ai minimi storici dalla caduta del muro di Berlino ad oggi.

La situazione che Obama ereditò dal suo predecessore George W. Bush era indubbiamente gravissima. Fare peggio era praticamente impossibile ma Obama ce l’ha fatta e oggi il mondo è meno sicuro rispetto al 2009. Non si sentirà la sua mancanza.

Si apre la conferenza Onu sugli oceani, Legambiente presidio italiano a New York

Scritto da: Giorgio Zampetti
Fonte:http://www.greenreport.it/news/economia-ecologica/si-apre-la-conferenza-onu-sugli-oceani-legambiente-presidio-italiano-new-york/

Ieri ha preso il via ufficialmente la conferenza Onu sugli oceani, in programma dal 5 al 9 giugno nel Palazzo di vetro a New York. Un bel banco di prova, dal momento che è la prima volta che si organizza una conferenza di alto livello interamente dedicata ad uno degli Sdg (Sustainable development goals) del programma delle Nazioni unite, coinvolgendo tutti i Paesi dell’Onu, le agenzie delle nazioni unite che operano nei diversi settori e tutti i soggetti che oggi si occupano del mare e degli oceani, della loro tutela e dello sviluppo futuro. E tra queste non poteva mancare di certo Legambiente, da tanti anni impegna su questi temi.

Al centro dell’appuntamento l’Sdg14 (Conserve and sustainably use the oceans, seas and marine resources for sustainable development). Oggi infatti gli oceani e i mari sono quelli che maggiormente subiscono gli effetti negativi dell’inquinamento e delle attività dell’uomo, con ripercussioni non solo ambientali ma anche in termini occupazionali e di sviluppo, e soprattutto dei cambiamenti climatici che stanno mettendo a serio rischio la stessa esistenza di diversi Paesi e popolazioni che dipendono strettamente dall’oceano e dal suo stato di salute. Non a caso la Conferenza è stata aperta da una bellissima cerimonia delle Isole Fiji, co-presidenti con la Svezia dell’appuntamento di questi giorni: si tratta di uno dei Paesi messi a maggior rischio dagli effetti del cambiamento climatico e dell’inquinamento degli oceani. Più volte, negli anni scorsi, il Governo delle Isole Fiji è infatti intervenuto richiamando con forza un’azione decisiva, efficace e immediata per affrontare concretamente questi problemi, i cui effetti sono già oggi evidenti e la conferenza è anche una risposta a questi appelli.

Fin dalle prime battute della plenaria di apertura sono stati richiamati i temi chiave: intervenire con forza sui cambiamenti climatici, facendo seguito agli impegni di Parigi, senza tentennamenti o passi indietro (ogni riferimento è puramente casuale), liberare gli oceani e i mari dalla plastica – oggi praticamente ubiquitaria anche nelle aree più incontaminate del mare e degli oceani, con effetti devastanti su fauna, ecosistemi e produttività del mare – e soprattutto passare dalle parole all’azione, altrimenti si rischia che i processi diventino irreversibili e ogni sforzo comune risulti vano.

La voglia di mettersi in gioco e di non delegare una partita così importante ai soli governi è testimoniata dalle centinaia di realtà che rappresentano la società civile, associazioni, gruppi di azione internazionali e locali, enti di ricerca e università. Tra questi anche Legambiente partecipa attivamente ai lavori, con particolare attenzione ai temi del mar Mediterraneo e del marine litter, i rifiuti dispersi nel mare e lungo le coste.

Siamo convinti infatti che il tema dei rifiuti presenti nell’ambiente marino-costiero assumerà, se già non lo ha fatto, la stessa rilevanza e complessità che hanno i cambiamenti climatici: un problema globale, causato da diversi fattori concomitanti, i cui effetti sono destinati a crescere nei prossimi anni, e per la cui soluzione servono politiche a scala sovranazionale, globale. Solo a titolo esemplificativo, il World economic forum stima che il rapporto in peso tra plastica e pesci nei mari e negli oceani oggi è di 1:1 ed è destinato a diventare di 5:1 al 2050 senza interventi risolutivi e efficaci.

In particolare il mar Mediterraneo è uno dei principali hotspot di biodiversità al mondo ed è gravemente minacciato dal marine litter, che registra concentrazioni tra le più elevate a livello globale. La stesa Unep considera il Mediterraneo tra le sei zone di accumulo con la maggiore concentrazione di rifiuti a scala globale. Le devastanti conseguenze del marine litter impattano non solo sulla biodiversità ma anche sulla catena alimentare e sull’economia, dal settore del turismo alle attività produttive, in primis della pesca. Intervenire sul problema del marine litter del Mediterraneo significa quindi tutelare la biodiversità ma anche salute ed economia di grande e piccola scala.

Legambiente lo ha ribadito, presentando il suo impegno volontario, che l’Onu ha accolto formalmente nei lavori della conferenza stessa, ieri mattina nel corso di una conferenza stampa tenutasi nella media zone del Palazzo di Vetro: un bando ai sacchetti di plastica non compostabili in tutti i Paesi del Mediterraneo da qui al 2020. Ad oggi, su scala mediterranea, il bando delle buste non biodegradabili e compostabili è attivo infatti solo in Italia, Francia e Marocco. Ma soprattutto i numeri ci raccontano l’emergenza legata a questo tipo di rifiuto: oltre 100 miliardi di sacchetti di plastica sono immessi sul mercato europeo ogni anno e lungo le coste del mar Mediterraneo si trovano ancora oggi 25 milioni di sacchetti ogni 1000 km di costa, con danni ingenti all’ecosistema marino e la morte di numerosi animali marini, spesso soffocati dalle buste o dai loro frammenti.