Saper Dire di No

Scritto da: Mr. Loto
Fonte: https://www.mr-loto.it/2017/saper-dire-di-no.html

Anche se non sembra, a volte saper dire di no è un puro atto di altruismo.

La sensibilità d’animo è una virtù che permette di comprendere ed aiutare le persone che ci circondano.

Non sempre però, un atteggiamento di comprensione ed accettazione dell’altro è la strada migliore per aiutare chi abbiamo di fronte.

Oggi c’è molta confusione in merito e si finisce con l’accondiscendere a qualunque cosa. Saper dire di no è difficile perché si crede che se vuoi bene a qualcuno devi appoggiare ogni sua scelta. E così si lascia che gli altri sbaglino platealmente, soffrano e cadano di continuo negli stessi errori. Il tutto perché non abbiamo il coraggio di dirgli in faccia ciò che pensiamo.

Saper dire di no è necessario per dimostrare con i fatti che teniamo davvero al benessere di qualcuno.

È infatti chiaro che chi dice di essere dalla tua parte ma poi non ti aiuta non ti vuole davvero bene. Se a parer nostro un amico sbaglia è necessario farglielo notare. Non bisogna saper dire di no per esprimere un semplice giudizio ma per aiutare a capire e superare il problema. Perché appoggiare qualcuno nell’errore e nella sofferenza che da questo deriva è inutile. Non è amore, non è amicizia.

Saper Dire di No per Difendere i Valori che Contano

In quest’epoca di grande confusione, il male troppo spesso viene camuffato da bene, ma resta comunque un male.

Per questo è importante difendere i valori che contano con fermezza, soprattutto con le persone che amiamo. Se vuoi davvero bene a qualcuno ti preoccupi per lui e per il suo benessere emotivo, lo preservi dalla sofferenza.

Se vuoi davvero bene a qualcuno poni il suo benessere davanti ad ogni cosa, anche se questo comporta un allontanamento o un litigio. Perché saper dire di no a volte comporta delle discussioni e dei malumori che però sono necessari. Saper dire di no può significare voltare le spalle a qualcuno, nella speranza di fargli capire che sta sbagliando.

Perché appoggiare qualcuno che sbaglia, restargli accanto, spesso non significa volergli bene ma fregarsene. Molti infatti sono inconsapevoli di ciò che fanno ed hanno bisogno di qualcuno che li aiuti a valutare le proprie scelte.

Del resto non è sempre facile vedere in quello che può renderci momentaneamente felici l’automatica condanna ad una futura sofferenza.

In un mondo che incita alla “mente aperta”, sempre più spesso diventiamo schiavi dei nostri errori senza nemmeno rendercene conto. Un vero amico ci riporta sulla strada del buon senso.

Saper dire di no può essere un puro atto d’amore.

Lettura consigliata: Se mi vuoi bene dimmi di no di Giuliana Ukmar

STREGONERIA

Scritto da: Laura Quattrini
Fonte: http://www.daltramontoallalba.it/stregoneria/persecuzioni.html

Certamente tutti conosceranno la fama dell’Inquisizione per quanto riguarda la nefasta attività per i processi contro streghe ed eretici. Gli uni e gli altri hanno per denominatore comune l’ingiustizia feroce e la cieca intolleranza, ma sui primi è opportuno dire qualcosa in più, perché hanno più strettamente a che fare con il tema del diavolo. La prima condanna a morte di una strega si ebbe nel 1244 in Francia, l’ultima nel 1775 in Germania (si danno anche dei casi, quindici anni prima, nella stessa Germania, e ancora dieci anni prima in Svizzera). Queste date riguardano tuttavia fatti relativamente isolati: in realtà la persecuzione contro la stregoneria su vasta scala durò circa quattrocento anni. Bastava mostrare gli occhi arrossati o un colorito troppo intenso per essere creduta, denunciata come una strega e, inesorabilmente, essere condannata al rogo. Al tempo dell’imperatore Massimiliano I (1459-1519), che pure è ritratto da bambino mentre apprende la magia, nel solo circondario di Treviri furono processate più di seimila streghe; poco meno furono quelle bruciate nelle Fiandre nel 1419. Durante il Quattrocento non c’è regione d’Europa dove il numero scenda sotto il migliaio. Vale la pena di tentare di capire, a livello di ipotesi, perchè nessun governo, nessuna autorità, nonostante le numerose opposizioni da parte di scrittori, di scienziati e di qualche buon giudice, non si sia accorto della totale follia della persecuzione. La stregoneria è sorta in un periodo di guerre durato quasi ininterrottamente dal 1337 al 1648, durante il quale sono state combattute la guerra dei Cento anni, quelle di Carlo V e di Filippo II, le guerre di religione e, infine, quella dei Trent’anni, che coinvolse pressochè tutta l’Europa.

 Incisione seicentesca raffigurante la modalità in cui venivano giustiziate le streghe.

E’ verosimile che dopo il primo mezzo secolo di ostilità, per il protrarsi dello stato di guerra e il conseguente acuirsi della povertà delle popolazioni, l’istituzione lasciasse a desiderare anche negli alti ranghi della giustizia, fino a dare spazio a giudici sempre più incompetenti e fanatici. Il discorso vale anche per la categoria dei medici: quelli che furono interpellati per sapere se le malattie e le morti riscontrate nelle vittime erano dovute a cause naturali o a malefici, non seppero con sicurezza formulare una diagnosi (c’è tuttavia il sospetto che alcuni non volessero farsi coinvolgere in valutazioni che, comunque, erano precostituite). Gli stessi parroci che, in buona fede e a richiesta degli interessati, benedicevano i presunti colpiti da malefici vari, di fatto non si rendevano conto che mettevano in pessima luce gli accusati di fronte ai giudici e alla stessa opinione pubblica e davano un contribuito determinante anche dal punto di vista psicologico (teoria del capro espiatorio). In generale la Chiesa ha sempre condannato il sesso e ridotto il matrimonio a rimedio, con venature più o meno negative, della debolezza della carne. L’avversione nei confronti della sessualità diventa avversione nei confronti delle donne, su cui per l’inferiorità della loro natura il diavolo può fare più presa. L’Umanesimo e il Rinascimento (non importa se vissuti laicamente o religiosamente) furono con la loro esaltazione della bellezza e del corpo un fenomeno d’èlite, circoscritto alle grandi corti, per di più italiane. Il “piacere della carne” è e resterà un peccato per le masse, a maggior ragione se isolate nelle valli sperdute o nelle campagne e costrette a rinunciare alle poche consolazioni di una vita grama nella speranza di una salvezza finalmente per tutti “uguale”. Dopo il Concilio di Trento le mortificazioni delle numerose mistiche, che oggi possono apparire aberranti, sono di natura uguale e contraria della presunta licenziosità satanica delle streghe. Nella tipologia classica della strega (donna estremamente povera, ovviamente analfabeta, appartenente al mondo rurale, spesso vecchia o comunque sola, depositaria di un sapere empirico sul sapere di guarigione delle erbe, levatrice…) si delinea una figura di donna “diversa”, suscettibile di stati alterati per assunzione di erbe particolari (alcuni studiosi hanno parlato di vari ricorsi al mondo vegetale e in particolare della “segale cornuta”, un fungo parassita della segale, con effetti fra gli altri eccitanti delle fibre muscolari lisce dell’utero, della vescica e del retto). Non vanno poi dimenticati gli stati allucinatori dovuti all’insufficiente ed errata alimentazione. “La droga più efficace e sconvolgente, più amara e feroce, è sempre stata la fame, produttrice di insondabili scompensi psichici e immaginativi: da questa allucinazione forzata sono scaturiti i sogni aggiuntivi e tridimensionali compensativi dalla miseria della quotidianità, dello squallore della ragione e degli oltraggi continui perpetrati su esistenze miserabili e personalità infantili, della mobilità psichica a tendenza convulsiva e isteroide, tipiche di una società schiacciata dal peso degli “status” piramidali, immodificabile per legge divina e volontà regale” (P. Camporesi “Il pane selvaggio”, Bologna, 1981). La spiegazione “femminista” ipotizza che, in una società misogina e fallocratica che la reputa un essere inferiore, l’unica possibilità (anche se pericolosissima, come si è potuto constatare!) di dare libero sfogo alle sue pulsioni e di sentirsi protagonista sia potuta essere per la donna LA SCELTA DI ESSERE STREGA. Fatte queste considerazioni, non si può certo considerare esaurito il discorso su un fenomeno di tale portata che ha implicazioni storiche, antropologiche, politiche, medico-sanitarie e, non da ultimo, ecclesiastiche, su cui la questione è ancora aperta. Basti almeno averne denunciato l’orrore.

BIBLIOGRAFIA

· Atlante della storia “Il diavolo (Il maligno forse siamo noi?)” a cura di Angela Cerinotti e Davide Sala – Demetra

Giovanni Battista Belzoni, il gigante delle piramidi

Fonte: http://www.studiarapido.it/giovanni-battista-belzoni-il-gigante-delle-piramidi/#.Wcou49Fx3IV

Giovanni Battista Belzoni nasce a Padova il 5 novembre del 1778. A 16 anni per non finire a fare il barbiere nella bottega del padre, si trasferisce a Roma; da lì, dopo due anni, va a Parigi, poi Olanda e infine Londra, dove conosce e sposa Sarah Bennet, una ragazza di venti anni che condivide con lui il sogno e il gusto per l’avventura.

Giovanni Battista Belzoni non ha ancora chiaro quale sarà il suo futuro, ma intanto cambia il nome da Belzon in Belzoni, dal suono più italiano, perché ha deciso di darsi allo spettacolo, settore in cui gli italiani sono apprezzati; del resto le caratteristiche per diventare un protagonista, le ha tutte: fisico imponente, forme da statua classica, capelli e barba biondo-rossicci, occhi azzurri, carattere deciso, portamento aristocratico e fascino da vendere.

Per diversi anni si esibisce sulle pubbliche piazze interpretando il ruolo del “gigante”, del “capo cannibale”, del “selvaggio della foresta” e, soprattutto, dando spettacolo della sua forza con la “piramide umana”, sostenendo sulle spalle un’intelaiatura di ferro di 70 chili, sulla quale si arrampicano 11 persone. Nei teatri, interpreta con la moglie Sarah “quadri mitologici”, impreziositi da giochi d’acqua realizzati con marchingegni di sua invenzione. Aristocratici e intellettuali ne sono entusiasti: Walter Scott lo definisce “il più bello tra i giganti”, Charles Dickens ne loda le qualità morali, Lord Byron ne ammira il perfetto inglese e le doti del viaggiatore.

Giovanni Battista Belzoni

Nonostante il successo Giovanni Battista Belzoni è inquieto e cerca altro. Nel 1815 va in Egitto a proporre al pascià Mohammed Alì un suo prototipo di macchina per sollevare l’acqua dal Nilo al livello dei campi, ma il pascià non se ne entusiasma e Belzoni resta senza lavoro, finché il console inglese al Cairo gli propone di alzare dalle sabbie un grande frammento della statua di Memnone (un personaggio mitologico, ma in seguito si scoprirà che in realtà raffigurava il faraone Ramses II), portarlo lungo il Nilo fino ad Alessandria, per poi spedirlo a Londra. Sembra un impresa impossibile, ma Giovanni Battista Belzoni con paranchi, leve, rulli e un’ottantina di operai, ci riesce e oggi la statua del faraone accoglie i visitatori nelle sale del British Museum, a Londra.

Il console inglese lo sfida di nuovo e gli chiede di liberare dalla sabbia la parete rocciosa di Abu Simbel, su cui sono scolpite le gigantesche figure di Ramses II. Nessuno sa ancora che le statue formano, in realtà, la monumentale facciata di un tempio scavato nella collina di pietra, ma Belzoni lo sospetta e tra difficoltà di tutti i tipi sposta tonnellate di sabbia e porta allo scoperto il cornicione superiore di un portale, s’infila nell’apertura ed entra nell’imponente sala ipogea, decorata con sculture e dipinti. Poi nella Valle dei Re cerca tombe faraoniche inviolate e il 18 ottobre 1817 trova quella di Seti I, padre di Ramses II, tutta affrescata e con il grande sarcofago d’alabastro.

Quindi si reca a Giza per un’impresa a cui pensa da tempo: entrare nella piramide di Chefren, la seconda per altezza dopo quella di Cheope.
Fin dai tempi di Erodoto, tutti sono convinti che sia una struttura piena, senza cavità, ma Giovanni Battista Belzoni la pensa diversamente e tra le pesanti ironie di molti europei e lo sconcerto degli operai egiziani che ormai lo chiamano “il pazzo”, studia ogni particolare, osserva pietra per pietra, finché si ferma deciso al centro del lato nord e ordina di scavare in quel punto. È certo che l’entrata sia proprio lì e ha ragione. «Dopo trenta giorni di lavoro – scrive nelle sue memorie – ebbi la gioia di trovarmi nel corridoio che conduce alla camera centrale», che purtroppo era vuota (in seguito verrà decifrata un’incisione araba travata all’interno, seconda la quale la piramide era stata già violata 600 anni prima dal figlio del famoso Saladino), ma questo nulla toglie all’impresa del padovano, che intanto aveva lasciato la propria firma all’interno della camera sepolcrale: «Scoperta da G. Belzoni, 2 marzo 1818»

Torna a Londra dove è accolto come un divo e in suo onore viene coniata una moneta di bronzo recante la sua effigie da un lato e la piramide dall’altro.
Tanto successo suscita però anche invidie e critiche che lo amareggiano.
Nell’aprile del 1823 parte per l’Africa, alla ricerca delle sorgenti del Niger, un viaggio dal quale non tornerà più. Giovanni Battista Belzoni, il gigante delle piramidi, muore il 3 dicembre 1823, a soli 45 anni, nel Benin, per dissenteria. Viene sepolto sotto un grande albero, ma la sua tomba non sarà mai ritrovata.

GRECIA: LE MERAVIGLIOSE SPIAGGE DI SALAMINA INVASE DAL PETROLIO. E’ DISASTRO AMBIENTALE

Scritto da: Francesca Mancuso
Fonte: https://www.greenme.it/informarsi/ambiente/25053-salamina-sversamento-petrolio

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Fuoriuscita di petrolio in mare in Grecia, davanti alle coste di Salamina. Il disastro ambientale è dovuto all’affondamento di una petroliera, la Aghia Zoni II avvenuto lo scorso sabato al largo dell’isola di Salamina.

La costa che si estende da Kinosoura alla comunità di Selinia è “diventata nera” e le autorità temono altre perdite dalla nave affondata. Molte spiagge che si affacciano nel Golfo Saronico sono state vietate ai bagnanti per scongiurare rischi per la salute pubblica.

La vecchia petroliera, dopo 45 anni di lavoro, ha sversato petrolio in mare destando grande preoccupazione visto che trasportava 2200 tonnellate di olio combustibile e 370 tonnellate di gasolio.

Secondo il sindaco dell’isola, Isidora Papathanasiou si tratta di un enorme disastro ambientale e finanziario:

“Tutta la costa orientale dell’isola è coperta di greggio. L’odore è intenso”.

L’Aghia Zoni II ha imbarcato acqua mentre si trovava ancorata ed è affondata alle 14.45 di sabato. Le due persone a bordo sono state salvate da una nave che si trovava nelle vicinanze e sono state portate a riva, per poi essere soccorse all’ospedale Tzaneio del Pireo.

E quella che era stato considerata una fuoriuscita contenuta si è rivelata un disastro ambientale dopo che il petrolio si è spostato verso le zone costiere residenziali.

Non sono mancate le polemiche. La fuoriuscita è stata sottovalutata, lo sversamento era più grave di quanto stimato e di conseguenza anche le operazioni di pulizia sono state minimizzate. Ad aggravare la situazione anche le correnti marine, che hanno spinto a riva il petrolio.

Ci vorranno ben più dei 20 giorni inizialmente stimati per ripulire tutto. Le operazioni di pulizia dureranno circa 4 mesi. Nel sobborgo di Atene di Glyfada, dove sono state create delle dighe galleggianti per frenare la fuoriuscita, il sindaco Giorgos Papanikolaou ha dichiarato che sono state rimosse 28 tonnellate di carburante da una sola spiaggia.

 

Le immagini delle tartarughe e degli uccelli morti dicono tutto. Ci vorranno anni prima che l’area interessata sia completamente recuperata. A Salamína, il centro più colpito dal disastro, le imprese costiere sono state costrette a chiudere.

Dimitris Karavellas, capo del WWF Grecia, ha spiegato:

“Quello che è chiaro è che questo non è un incidente piccolo. È un crimine ambientale, il peggiore e le autorità sono totalmente impreparate. È molto importante che sia stabilito un precedente, che i responsabili siano ritenuti responsabili, che vengano pagati i danni”.

 

Secondo le associazioni ambientaliste greche il disastro ha evidenziato i pericoli che sottendono alla sfruttamento petrolifero della Grecia:

“Se le autorità non riescono a gestire un incidente relativamente controllato al di fuori del porto più grande del paese, è difficile immaginare cosa accadrebbe con un incidente più grave su una piattaforma petrolifera”, ha detto Karavellas.

LEGGI anche:

Il futuro della Grecia, così come quello dell’Italia, non può e non deve dipendere dal petrolio.

I due bulli e l’eclissi americana

Scritto da: Piero Cammerinesi
Fonte: https://www.liberopensare.com/articoli/1289-i-due-bulli-e-l-eclissi-americana

Oltre agli incendi, alle esecuzioni mafiose (quelle non mancano mai nel Belpaese, vivaddio) e alle diatribe pro e contro i vaccini di casa nostra…

di Piero Cammerinesi

…questa torrida estate 2017 ci sta tenendo con il fiato sospeso per le intemperanze dei due bulli da strapazzo che si minacciano quotidianamente a suon di proclami e di ringhiose dichiarazioni.
Già, se non sapessimo di avere a che fare con due Capi di Stato dotati di armi nucleari potremmo liquidare la questione con una alzata di spalle e un ben miserevole giudizio sulla loro sanità mentale.
Ma così non è e purtroppo Kim Jong-un e The Donald hanno la capacità di far piombare il mondo in una catastrofe spaventosa dagli esiti imprevedibili.

Tuttavia qualcosa non torna in tutta la faccenda, non credete?

Intendo dire: come è possibile che un minuscolo Paese – per quanto governato da un dittatore megalomane – possa sfidare l’unica superpotenza mondiale, in grado di cancellarlo dalla faccia della terra in pochi minuti?
Chi di voi in una lite stradale scenderebbe dalla macchina disarmato per insultare una banda di picchiatori con spranghe e coltelli?
Se c’è qualcuno alzi la mano.

Non solo; quale stratega militare che vuole sfidare – novello Davide contro Golia – la più grande potenza militare mondiale rivelerebbe in anticipo le sue mosse?
È di oggi la notizia che il generale Kim Rak-gyom, a capo dell’unità balistica speciale di Pyongyang dichiara di apprestarsi a lanciare quattro missili balistici a raggio intermedio in direzione della base americana di Guam.
Non vi pare strano?

No, i conti non tornano.

Vediamo la questione più da vicino.
Innanzitutto va ricordato il fatto che gli USA hanno emanato – con validità dal 1. Settembre prossimo – un divieto assoluto ai propri cittadini di recarsi in Corea del Nord e questo in flagrante violazione della risoluzione sulle sanzioni che prevede comunque una continuità del dialogo tra le parti. Tale divieto emanato dal Governo americano non solo è incostituzionale ma è esattamente antitetico all’intento dichiarato dalla Risoluzione ONU, in quanto mira a un incremento dell’ostilità tra i due Paesi impedendo ai propri cittadini di rendersi conto personalmente dello stato delle cose e non solo attraverso il mainstream media ormai del tutto asservito alle linee guida di Washington.

Teniamo presente, inoltre, che se la giustificazione offerta per il divieto è quella solita di “proteggere i cittadini americani” lo stesso New York Times – non propriamente una ‘testata libera – un paio di settimane fa, aveva raccontato come la Corea del Nord sia uno dei Paesi più sicuri al mondo mentre, per converso, Paesi dove gli americani hanno avuto seri problemi coma Siria, Iraq, Iran, Afghanistan non siano affatto interdetti ai cittadini nordamericani.
Come si diceva, la risoluzione 1718 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU impone che “tutti i Paesi intensifichino i propri sforzi astenendosi da qualsiasi azione che possa aggravare la tensione”.
Invece gli USA decidono di non consentire a nessun cittadino e, sopratutto, a nessun giornalista di recarsi a Pyongyang per vedere di persona come stanno veramente le cose e ringhiano invece – per bocca de generale Mad Dog’ James Mattis – ‘cane pazzo’ come viene…affettuosamente soprannominato il nuovo Segretario alla Difesa – che “tutte le opzioni sono sul tavolo”.
E, dopo il conato di minacce di The Donald, l’hollywoodiano “Fire and fury”, non è difficile intuire a quali opzioni il nostro ‘cane pazzo’ si stia riferendo.

Ora se abbiamo qualche (lecito) dubbio sulla sanità mentale del giovane dittatore nordcoreano alcuni elementi ci fanno tuttavia ritenere che dall’altra parte del Pacifico la sfida sia decisamente benvenuta dal Deep State, da quel Military-Industrial Complex che è il vero governo-ombra degli USA, sia il Presidente un democratico o un repubblicano, nero o bianco, uomo o donna.

Cosa ce lo fa pensare?

Beh iniziamo dal fatto che la ‘crisi nordcoreana’ ha consentito agli USA di dispiegare in Sud Corea – dunque alle porte di Cina e Russia – l’avanzatissimo sistema missilistico THAAD.
Nonostante il premier cinese Xi abbia manifestato la contrarietà della Repubblica Popolare Cinese e della Russia per questo dispiegamento, ogni nuovo proclama di Pyongyang – cui fa prontamente eco il tweet-ringhio di Trump – offre a gli americani una nuova scusa per procedere nel dispiegamento dei missili.

“Vedete, noi non vorremmo, ma sono loro a minacciarci…ora dicono che colpiranno il territorio americano con i loro missili…”

Guarda caso poi le agenzie di stampa e le presstitutes di tutti i media hanno diffuso – con tempismo perfetto –  le valutazioni degli ‘esperti’ secondo le quali, ebbene sì, la Corea del Nord dispone di atomiche miniaturizzate che potrebbero essere montate sui vettori per colpire il territorio americano.
E allora diamoci sotto, scaldiamo i motori e mostriamo i muscoli con due belle settimane di ‘war games’ proprio davanti alle coste dei nordcoreani, vediamo cosa hanno il coraggio di fare.
E le manovre congiunte di quest’anno, che inizieranno il 21 Agosto – guarda caso proprio il giorno dell’eclissi americana  saranno “le più imponenti della storia”.

Ma c’è un altro elemento da tener presente; se George Santayana scrisse che “coloro che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo”, questo vale oggi in modo particolare per la diatriba Washington-Pyongyang a proposito della quale il premier cinese ha giustamente affermato che “essa potrà essere risolta solo da Stati Uniti e repubblica Popolare della Corea del Nord quando si decideranno a firmare un trattato di pace”.

Trattato di pace?

Già, perché i due Paesi sono ancora tecnicamente in guerra e i coreani non riescono proprio a dimenticare i quattro milioni di morti causati dall’invasione americana degli anni 1950-53.

Non riescono proprio a passar sopra al ricordo delle loro città incenerite da bombe, napalm e guerra batteriologica.

Non ce la fanno a scordare gli esperimenti criminali – poi insabbiati e negati ma accertati – nei quali i prigionieri furono esposti a batteri di nuova creazione per valutarne gli effetti, in totale violazione della Convenzione di Ginevra sui prigionieri di guerra.

Hanno il problema di avere una buona memoria a Pyongyang e di non essere stati ‘liberati’ dagli inossidabili ‘esportatori di democrazia’ a stelle e strisce.

Ora tiriamo le fila di quanto sopra.

Abbiamo visto come il Military-Industrial Complex, vero artefice della politica estera di Washington, abbia accolto con malcelata gioia le intemperanze del bullo di Pyongyang, come invece di abbassare la tensione tra i due Paesi che hanno un contenzioso di oltre mezzo secolo stia invece facendo di tutto per provocare i nordcoreani con minacce alla John Wayne, come abbia sfruttato astutamente l’occasione per completare l’accerchiamento dei suoi veri competitori, Cina e Russia con l’avanzatissimo sistema missilistico THAAD, come – sempre facendosi passare per parte lesa, ci mancherebbe, altrimenti come potrebbero i falchi di ‘cane pazzo’ ottenere dal Congresso finanziamenti militari praticamente illimitati senza un ‘nemico’ da schiacciare? – abbia in programma gli ‘war games’ più grandi di sempre a un passo dalle coste nordcoreane.
Ebbene, si tratta esattamente della stessa strategia usata in Medio Oriente con l’Isis, tenuto artificialmente in vita per giustificare i fondi del Congresso e l’opportunità di presidiare tutte le zone strategiche del pianeta in funzione dell’accerchiamento di Russia e Cina.
In fondo The Donald, apprestandosi a firmare sostanziosi stanziamenti per chi realmente comanda negli USA, il Deep State, l’ha detto chiaro e tondo che “nessuno oserà sfidare la potenza militare americana”.

Ma sarà realmente così?
E fino a quando?
Forse i nostri ‘amici’ di oltreatlantico non ricordano che non esistono imperi che durano per sempre.

Non sarà che l’eclissi del 21 Agosto – con il senso occulto che ha ogni eclissi sul suolo terrestre – che coincide con l’inizio della sfida militare a Pyongyang non sia anche un segnale dell’inizio di una eclissi dell’Impero americano?

Arriva il “Grande Fratello” e ha la faccia di George Soros

Fonte: http://www.clarissa.it/editoriale_n1984/Arriva-il-Grande-Fratello-e-ha-la-faccia-di-George-Soros

Che bello avere un fratellone ricco e filantropo che si preoccupa di noi: un Grande Fratello. Perché dover pensare con la nostra testa e cercare di capire dove sta la verità in questo caotico mondo? Perché dover fare delle scelte, rischiare di sbagliare o di far bene? Ci pensa lui, George, a vagliare cosa è vero e cosa no. Un giudizio divino totale, impensabile perfino nel cosiddetto “buio medioevo”.

Il pretesto è quello di combattere le fake news, le notizie bufala – che peraltro al novanta per cento sono generate e vendute da apposite agenzie di comunicazione internazionali, allo scopo di generare click e profitti per gli stessi magnati della comunicazione web e wocial che dicono di volerle combattere.
George Soros, noto “filantropo” ungherese con cittadinanza statunitense, il cui curriculum di attività a favore dell’umanità, dal Kossovo ai migranti, riempie pagine del Web, ha finanziato assieme a Pierre Omidyar, il fondatore di eBay, la creazione di un software in grado di smascherare le fake news. Il programma Full Fact permetterà di stabilire in tempo reale la veridicità delle notizie (ovviamente in base ai parametri decisi dal nostro benevolo e affidabile “fratellone coi soldi”).

Mevan Babakar, project manager del progetto a Londra, spiega: “Sempre più informazioni sbagliate vengono diffuse nel mondo e ciò che ci manca sono i mezzi per respingerle. È come cercare di costruire un sistema immunitario”. È da notare il lapsus freudiano: wrong – sbagliate; non fake o “false” – inventate, false.
Qualcuno, approfittando degli ultimi giorni in cui è ancora permesso esprimere un’opinione sul Web, perché il sistema è ancora in fase di sviluppo e comincerà a essere operativo a ottobre su Twitter, ha osato commentare che “si ha quasi l’impressione che in realtà, con tutta questa filantropia e amore per la verità, non si voglia invece mettere a tacere il dissenso verso il sistema politico ed economico attuale. Una maschera di umanitarismo condita con parole altisonanti, che spesso viene usata per schiacciare il dissenso”.

Che il problema fake news non sia esso stesso una bufala, sembrerebbe provarlo il fatto che, oltre alla citata Full Fact, finanziata da Soros e Omidyar, ci siano altre organizzazioni attive su questo fronte. Una si chiama International Fact-Checking Network (IFCN), che ha sottoscritto i principi del Fact-Checking Code redatto dal Poynter Institute, uno dei più importanti istituti giornalistici e analisi media del mondo. Il codice IFCN è stato accettato anche da Facebook, che attiverà un sistema di segnalazioni per gli utenti delle notizie ritenute false. Ma un impertinente Aaron Klein, famoso giornalista d’inchiesta, è andato a verificare chi finanzia il Poynter Institute: ebbene, tra i principali finanziatori dell’Istituto c’è l’onnipresente Open Society di George Soros, che non perde mai occasione di fare del bene all’umanità!

Come tutti i nuovi programmi, anche Full Fact di Soros avrà bisogno di cavie per essere sperimentato e perfezionato. All’inizio sarà uno strumento destinato, nella cosiddetta fascia alta di utilizzatori del Web, ai giornalisti inglesi (che controllano gran parte delle news che circolano nel mondo…) e nella fascia bassa degli utilizzatori di Facebook, tra i popoli africani di Kenia, Nigeria e Sud Africa. Mozilla, l’organizzazione no-profit che gestisce il browser Firefox, ha già sperimentato in Inghilterra il software di Soros durante un dibattito pubblico sulla Sanità al Parlamento inglese.

Qualcuno spera ancora che il vasto movimento d’opinione che ha sostenuto finora la libertà d’espressione sul Web alzi la voce contro questo tentativo di controllo dell’informazione. Magari uno come Jimmy Wales, il fondatore di Wikipedia… Niente da fare, sembra che un virus abbia colpito le menti di tutti. Anche lui sta progettando di lanciare un servizio, chiamato Wikitribune, per combattere le fake news.

Ci aspetta un futuro così Orwelliano che neppure George Orwell stesso avrebbe potuto immaginare. E ci chiediamo: “Ma chi avrà fino a oggi speso milioni di dollari per pagare agenzie dedite a scrivere, pubblicare e diffondere viralmente le bufale sul Web e sui social?”. Magari, scava scava, ci trovi dietro un Fratellone filantropo? Ma no, sarebbe una “Fake news”!

TRUMP HA IMPEDITO UNA NUOVA GUERRA DEL GOLFO

Scritto da: Fabio Lugano
Fonte: https://scenarieconomici.it/trump-ha-impedito-una-nuova-guerra-del-golfo/

Come riportato dal Bloomberg e da altre fonti il presidente Trump sarebbe intervenuto telefonicamente nei confronti dei leader di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti per fermare un loro attacco diretto contro il Qatar. Fonti ben informate affermano che a Giugno  i due stati sunniti stavano per prendere azioni militari contro l’emirato – penisola del golfo, e sono stati formati solo da una serie di telefonate estremamente energetiche del presidente americano che li ha convinti a recedere dalla loro decisione.

Quindi la rottura delle relazioni diplomatiche stava per sfociare in una guerra guerreggiata. Paradossalmente a guadagnare in caso di conflitto sarebbero stati proprio due complessi molto vicini alle posizioni repubblicani: il complesso militare, con le vendite di armi, ed il complesso petrolifero che avrebbe goduto della certa crescita dei prezzi petroliferi. D”altra parte , al di là delle perdite umane, questa guerra avrebbe rischiato da un lato di coinvolgere l’Iran, dall’altro l’aumento dei costi energetici avrebbe potuto colpire l’economia americana.

Meno di 10 giorni fa ci sono state ampie dimostrazioni in Arabia Saudita, mostrando come la situazione nel regno non sia tranquilla ed immobile come appare all’esterno. Un trentina di clerici sono stati arrestati perchè visti come vicini alla Fratellanza Musulmana, e la visita del principe saudita in Israele non è stata l’unica mossa di avvicinamento degli emirati allo stato ebraico, perchè quasi in contemporanea vi sono stati contatti anche con l’emiro del Bahrain.

Nuovi equilibri si creano in Medio Oriente.

Il “Vaso di Pandora”, quando la Tecnica vuole istituire gli “Dei sulla Terra”

Fonte: http://www.wnd.com/2017/02/pandoras-box-tech-fueling-urge-to-be-gods-on-earth/
Fonte e traduzione: http://www.gamerlandia.net/

Se qualcosa andasse storto, non ci sarà davvero nessun modo per tornare indietro“.

WND – Per la prima volta nella storia, i progressi nella tecnologia stanno sfidando il senso di ciò che significa essere umani. Ibridi uomo-animale. Le relazioni – affettive e sessuali – con l’intelligenza artificiale. Addirittura con la promessa di abolire la morte stessa (religione cosmista russa, vedi NDS2, ndt).

Ed è proprio un pastore della Florida ad avvertire che questo tentativo di diventare “dèi sulla terra” è il desiderio primario, un volere che porterà al disastro. Nel suo ultimo libro “When the Lion Roars“, Carl Gallups illustra i rischi dell’umanità che diventa schiava della propria tecnologia. E, ogni giorno che passa, egli vede le prove che stanno arrivando a compimento circa i timori espressi nel suo libro.

“Alcuni dei più recenti sviluppi tecnologici e le direzioni di ricerca sono molto inquietanti, perfino per gli scienziati laici all’interno di quei campi”, afferma Gallups. “Il dilemma è che alcuni di questi sviluppi fanno parte della natura del Vaso di Pandora, che – una volta ‘aperto’ – non ci sarà proprio più nessun modo per far rispettare i limiti o tornare indietro se qualcosa andasse storto”.

Tra i più inquietanti osserviamo la creazione della metà umana e metà animale ibrido, una vita reale equivalente alle chimere della leggenda.

Gli scienziati hanno recentemente annunciato di aver inserito cellule umane in un maiale per creare organi umani trapiantabili. Jun Wu del Salk Institute spiega che nei tempi antichi le chimere “erano state associate con Dio“, esprimendo la speranza che le chimere moderne possano proteggere gli esseri umani allo stesso modo delle antiche civiltà che pensavano alle creature mitologiche di quel tempo.

Tuttavia, dice Gallups, Dio non cambia ed è pericoloso cercare di sostituirlo attraverso la tecnologia. Egli definisce la chimera tecnologica “particolarmente allarmante“.

“Da un lato, vi è bene immenso dato da questa tecnologia, poiché questa potrebbe alleviare il dolore, la sofferenza e la morte di quelle persone che sono in attesa di un trapianto di organi”, ci dice.

“È un pensiero incredibilmente meraviglioso. Ma viviamo in una creazione decadente, quella che non è interessata a far rispettare i limiti etici dell’invenzione tecnologica. Invece, noi siamo sempre alla ricerca di modi per ‘militarizzare’ o ‘armare’ qualsiasi cosa nuova salti fuori dalla scatola. Gli esseri umani sono sempre stati ben disposti ad utilizzare tutte le risorse disponibili per proteggere il loro stato. E, dunque, si rende assolutamente necessario pensare al peggiore dei casi su scenari come questi. Dove finisce questo tipo di sperimentazione? La verità è che NON FINISCE MAI”.

Eventi straordinari previsti secoli in anticipo stanno accadendo proprio ora. Questa è la guida alle profezie incredibili che si stanno attuando davanti ai nostri occhi. “When the Lion Roars: Understanding the Implications of Ancient Prophecies for Our Time” di Carl Gallups. Una lettura consigliata.

Così, invece di aiutare quelli afflitti da malattie terribili, sembra piuttosto probabile che tale tecnologia verrà utilizzata per consentire al ricco e potente di superare le limitazioni mortali e forse anche la morte stessa. Lettura consigliata, “Nuovo Disordine Sociale“, Vol. 1 e Vol. 2, di Patrizia Arcana.

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Nel mese di maggio 2016, WND riporta di una società americana di biotecnologia che sta iniziando un progetto di ricerca al fine di rianimare i pazienti dalla morte cerebrale. Sempre nel 2016, WND riferisce dello sforzo concertato da diverse élite con i miliardari di Silicon Valley per finanziare una ricerca sull’anti-invecchiamento radicale.

Ma chi avrebbe diritto a ricevere tali trattamenti, se questi sono stati sviluppati ma non vengono divulgati?

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Infatti, Gallups avverte che la tecnologia e la sperimentazione medica che vengono giustificati in nome di “salvare vite umane”, rischia di portare all’indulgenza ed alla degenerazione piuttosto che al progresso umano. Egli indica i dibattiti che si stanno svolgendo sul fatto che qualcuno potrebbe essere in grado di “sposare” un non-umano, come un robot per esempio. La prospettiva di rapporti sessuali o anche emotivi con i robot sono oggetto di dibattito, anche se le conseguenze di tali attività sono ancora sconosciute.

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E prima di raggiungere il consenso, la tecnologia continua ad avanzare. Gallups sostiene che mentre la tecnologia è cambiata, la natura umana non lo è affatto.

“Possiamo essere assolutamente certi che delle persone disperatamente malvagie metteranno completamente le mani su tutte queste tecnologie”, egli afferma.

“Ed essi continueranno ad ammassare i frutti dell’Albero della Conoscenza del bene e del male. Qualunque cosa la loro mente egoistica e lussuriosa sarà in grado di ideare, essi la potranno realizzare”.

Il pastore ha paragonato la situazione allo sviluppo della bomba atomica.

“Le benedizioni che la conoscenza nucleare ha portato all’energia ed alle industrie mediche, per esempio, è senza misura”, afferma. “Tuttavia, a causa di questo stesso progresso tecnologico, l’intero pianeta è inghiottito dall’incombente scenario di olocausto nucleare che pende eternamente sopra le nostre teste come una spada di Damocle, rimanendo sempre lì. Non c’è modo per farlo andare via. Ora è un male persistente per cui dobbiamo vivere con, negoziare con, pianificare per… Cercando continuamente di trattenerlo fino a quando il Signore ritornerà. Temo molto a proposito di questa bioingegneria e la tecnologia robotica avrà conseguenze simili”.

Gallups dice che a differenza di alcuni predicatori, egli è pro-tecnologia, soprattutto per le opportunità che crea all’evangelizzazione. Tuttavia, come osserva, la maggioranza di chi persegue questo tipo di tecnologie avanzate ammette apertamente che il proprio obiettivo è di “trascendere” l’umanità come parte della ricerca verso un maggior potere. E, per la prima volta, la tecnologia avanzata, le reti di comunicazione di tutto il mondo e le armi di potenza distruttiva senza precedenti sollevano la prospettiva di uomini malvagi che saranno in grado di infliggere una catastrofe su scala globale.

“La linea di fondo è questa: Gesù ha detto che i giorni appena prima del suo ritorno sarebbero stati come i Giorni di Noè ed i Giorni di Lot (Luca 17)”, avverte il pastore.

Stiamo assistendo ai tanti elementi di quelle epoche antiche che si svolgono ancora una volta alla velocità della luce. Leggiamo versi inquietanti, in particolare in Genesi 6, che indicano che qualcosa di molto malvagio si verifica poco prima del Diluvio di Noè, qualcosa che è andato terribilmente storto. Perlomeno, una certa conoscenza demoniaca era stata sciolta sull’umanità e, di tutte le cose, essa ‘corruppe la carne’. Dio distrusse tutto – qualunque cosa – e Gesù disse che simili cose sarebbero capitate all’umanità appena poco prima del suo ritorno.

“Ora dobbiamo chiedere: ‘Potrebbe essere che siamo proprio vicini a quei giorni di cui Gesù aveva avvertito’? Numerosi studiosi della Bibbia, osservatori della profezia e perfino alcuni scienziati dicono: ‘Sì, ora potrebbe proprio essere quel momento’

Ed io continuo a dire:’ Il Leone della Profezia sta ruggendo, ma lo potremo ascoltare’?”

Una carenza di vitamina D aumenta il rischio di sclerosi multipla

Fonte: http://www.informasalus.it/it/articoli/vitamina-d-sclerosi-multipla.php

Una carenza di vitamina D aumenta nelle donne la probabilità di ammalarsi di sclerosi multipla. È quanto emerge da uno studio condotto da un team della Harvard TH Chan School of Public Health di Boston e pubblicato sulla rivista Neurology. Bassi livelli di questa sostanza sono stati associati a quasi il 50% in più di probabilità di sviluppare la Sclerosi Multipla.

Gli studiosi hanno analizzato campioni di sangue di oltre 3200 donne, che hanno già di per sé una probabilità di due o tre volte maggiore di trovarsi alle prese con una diagnosi di Sclerosi Multipla rispetto agli uomini. Esaminando alcuni parametri è stato riscontrato che le persone carenti di vitamina D avevano una probabilità superiore del 43% di ammalarsi nell’arco dei successivi 9 anni rispetto a coloro che avevano livelli adeguati. Il rischio è stato invece del 27% più alto per le donne carenti rispetto a quelle con livelli appena insufficienti.

Kassandra Munger, autrice principale dello studio ha dichiarato: “Il nostro studio, che coinvolge un gran numero di donne, suggerisce che la correzione della carenza di vitamina D nelle donne giovani e di mezza età può ridurre il rischio futuro di MS”.

L’argento iberico rivela l’ascesa di Roma

Fonte: Goldschmidt Conference
Fonte e traduzione: https://ilfattostorico.com/2017/08/22/largento-iberico-rivela-lascesa-di-roma/

denario romano argento spagna annibale

Questo denario romano venne coniato nel 108 -107 a.C., probabilmente con l’argento della Spagna sudorientale. I tre segni rossi indicano dove è stato forato per accedere al metallo non eroso (Institute for Archaeological Sciences, Goethe University, Frankfurt)

L’analisi di 70 monete romane ha dimostrato come la sconfitta di Annibale nella seconda guerra punica (218-201 a.C.) abbia comportato enormi ricchezze per i Romani.

Una squadra di scienziati dell’Università Goethe di Francoforte (Germania) ha scoperto che mentre prima le monete venivano coniate con l’argento della regione egea, dopo furono utilizzate le miniere d’argento della Spagna appena conquistata.

Lo studio, dicono i ricercatori, fornisce una testimonianza tangibile del passaggio di Roma da potenza regionale a impero.

Guerra lucrativa

La Seconda guerra punica viene considerata come uno degli eventi cruciali della storia europea. Annibale riuscì ad attraversare le Alpi con i suoi elefanti da guerra, sconfisse più volte gli eserciti romani ma alla fine non attaccò Roma e dovette tornare in patria, subendo una sconfitta decisiva nella battaglia di Zama. Roma invece, entrata in guerra come potenza dominante in Italia, ne emerse più grande.

La guerra portò nelle mani dei Romani la penisola iberica e, gradualmente, il controllo delle ricche miniere d’argento in Spagna a partire dal 211 a.C. circa. I ricavi delle miniere, del bottino e delle ingenti riparazioni di guerra da parte di Cartagine, contribuirono a finanziare l’espansione del territorio di Roma.

Orologi geologici

L’applicazione di tecniche di analisi geochimica ha fornito la prova dell’importanza dell’argento spagnolo per la conquista romana. Un gruppo di scienziati con sede in Germania e in Danimarca, diretto da Fleur Kemmers e Katrin Westner (Istituto di Scienze Archeologiche, Università Goethe di Francoforte) ha analizzato 70 monete romane datate tra il 310-300 a.C. e il 101 a.C., un lasso di tempo che comprende la seconda guerra punica (218-201 a.C.).

Utilizzando la tecnica della spettrometria di massa, sono stati in grado di mostrare che dopo il 209 a.C. la maggior parte delle monete proveniva da miniere del sud-est e sud-ovest della Spagna, o da un mix dei due. È stato infatti possibile risalire all’origine dei metalli studiando gli isotopi del piombo, che funzionano come una sorta di orologio geologico.

Spiega Katrin Westner: «Prima della guerra, le monete romane venivano create con lo stesso argento che le città greche in Italia e Sicilia usavano per le loro. In altre parole, le firme degli isotopi del piombo delle monete corrispondono a quelle dei minerali d’argento e dei prodotti metallurgici provenienti dalla regione dell’Egeo. Ma la sconfitta portò Cartagine a dover risarcire dei danni di guerra Roma, la quale aveva già guadagnato un bel bottino, e ora prendeva possesso anche delle ricche miniere d’argento spagnole. Dal 209 a.C. vediamo che la maggioranza delle monete romane mostra firme geochimiche tipiche dell’argento iberico. Questo massiccio afflusso di argento iberico cambiò significativamente l’economia di Roma, permettendole di diventare la superpotenza del tempo. Lo sappiamo grazie alle storie di Livio, di Polibio e di altri, ma il nostro lavoro fornisce la prova scientifica contemporanea dell’ascesa di Roma. Dimostra che la sconfitta di Annibale e l’ascesa di Roma sono scritte nelle monete dell’Impero romano».

La ricerca è stata presentata alla Goldschmidt, la conferenza di geochimica più importante del mondo, quest’anno ospitata a Parigi.