Epidemia di colera: ACQUA POTABILE

Fonte: http://www.globalresearch.ca
Di: F. WILLIAM ENGDAHL 
Fonte: Global Research   
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ELENA

L’acqua potabile contaminata sta uccidendo gli abitanti di Haiti nella prima epidemia di colera sull’isola dopo oltre un secolo. Dietro le immagini della miseria trasmesse dalla televisione tedesca si nasconde una storia di corruzione e atti illeciti a livello internazionale che coinvolge direttamente l’ex presidente degli Stati Uniti e importanti famiglie della cosiddetta “oligarchia haitiana”. Secondo organizzazioni della società civile haitiana, le donazioni che avrebbero dovuto garantire l’approvvigionamento continuo di acqua pulita, non sono state impiegate per questo fine. Anzi, il denaro è parte di un’attività criminosa facente capo alle ong coinvolte nel cosiddetto “aiuto per la povertà” per ottenere enormi guadagni dall’afflusso di contributi internazionali per le vittime del devastante terremoto di Gennaio.

L’epidemia di colera ha già ucciso 284 haitiani e almeno altri 3612 sono stati colpiti e rischiano di morire. Quest’infezione è causata dall’ingerimento di acqua sporca tossica.

Secondo alcuni abitanti di Haiti, quasi un anno dopo che i governi internazionali, guidati da Washington, hanno impegnato miliardi di dollari in aiuti per la ricostruzione destinati a centinaia di migliaia di haitiani rimasti senza un tetto dopo il terremoto, la responsabilità è da attribuirsi direttamente a Bill Clinton, incaricato speciale dell’Onu ad Haiti, de facto lo zar dell’economia haitiana, che controlla il sistema economico del paese con i poteri dell’emergenza.

Clinton e il business dell’agricoltura statunitense

Quand’era presidente degli Stati Uniti, Clinton distrusse la produzione nazionale di riso ad Haiti tramite sussidi ai grandi produttori di riso dell’Arkansas, suo stato di provenienza. Attualmente sta promuovendo un progetto per impiegare la manodopera a basso costo haitiana per competere con la manodopera cinese nella produzione tessile per l’industria dell’abbigliamento statunitense.

Durante un’udienza del Senato degli Stati Uniti nel marzo 2010, Bill Clinton disse che si “rammaricava” per l’impatto sullo stato di Haiti delle politiche di libero mercato, che aveva promosso quand’era presidente. “Avrebbe potuto essere un bene per alcuni dei miei agricoltori in Arkansas, ma non ha funzionato. E’ stato un errore”, disse Clinton. Il rapido abbassamento delle barriere al commercio di prodotti agricoli ad Haiti combinato con la politica di aiuti alimentari del governo statunitense ha consentito alle aziende agricole americane di invadere Haiti con riso a basso costo, estromettendo dal mercato decine di migliaia di produttori locali. Secondo l’Associated Press, 6 libbre (circa 2,720 kg n.d.t.) di riso importato costano almeno 1 dollaro in meno rispetto allo stesso quantitativo di prodotto locale.

Prima del “libero mercato” di Clinton, Haiti riusciva a soddisfare le proprie necessità alimentari, importando solo il 19% del cibo e, anzi, esportando riso. Oggi, Haiti importa più della metà del cibo, incluso l’80% del riso consumato nel paese. Il risultato è che gli abitanti di Haiti sono in balia delle variazioni di prezzo dovute a clima globale, instabilità politica, aumento dei costi del carburante e disastri naturali, come il terremoto. Dopo il terremoto di Gennaio, i prezzi del riso importato sono aumentati del 25%.

Ezili Danto, della Haitian Lawyers Leadership Network, ha lanciato un appello agli haitiani che vivono all’estero, e fanno parte di quella che lei definisce la Diaspora Haitiana, affinché contribuiscano con mezzi concreti a far sì che la popolazione riceva acqua potabile pulita ignorando quelle ong che ad Haiti traggono profitto dalla miseria e dalla morte.

“Abbiamo assistito a più di 10 mesi di questi ‘aiuti’ e ora sappiamo cosa ci aspetta”, dice. Danto accusa USAID del Dipartimento di Stato americano di sostenere imprese private che letteralmente “speculano sul business della povertà”, così come di sfruttare il disastro per promuovere i semi ogm della Monsanto ad Haiti.

L’amministratore di USAID Rajiv Shah era direttore del programma agricoltura per la Bill & Melinda Gates Foundation, fondazione favorevole agli ogm, e faceva parte del consiglio direttivo della Alliance for a Green Revolution in Africa (AGRA). L’AGRA e la fondazione Bill & Melinda Gates lavorano a stretto contatto con la Monsanto e il suo reparto di ricerca, il Danforth Center, per promuovere gli ogm in Africa.

Aiuti concreti bloccati

Nonostante i miliardi donati ad Haiti dopo il disastro, viene riferito che, dei 4,7 miliardi di dollari stanziati per il 2010-11 dalla conferenza dei donatori dell’ONU a marzo, è stato utilizzato meno del 15%. I donatori tendono ad indirizzarsi verso importanti e conosciute organizzazioni a discapito delle piccole realtà. “Le grandi istituzioni benefiche hanno molto denaro sui loro conti bancari che non verrà impiegato ad Haiti”, dice Melinda Miles della Haiti Response Coalition, un consorzio di gruppi locali nato dopo il terremoto. “Per essere onesti verso i donatori e dimostrarsi veramente responsabili nei confronti degli haitiani, a nome dei quali raccolgono fondi, dovrebbero impegnare i fondi in programmi guidati dagli abitanti di Haiti”.

La Croce Rossa Americana ad Agosto aveva impiegato solo un terzo dei 480 milioni di dollari raccolti per Haiti in seguito al terremoto. Julie Sell, portavoce statunitense, ha affermato che ciò è stato risultato di “un’attenta gestione delle risorse mirata a non sprecare denaro con progetti di non comprovata utilità”. Quei 480 milioni di dollari avrebbero potuto essere utilizzati per numerosi pozzi per l’acqua potabile.

Acqua pulita

Il virus del colera proviene da acqua o cibo contaminato, spesso a contatto con feci. Il colera, se non viene curato, può uccidere una persona tramite perdita di liquidi, diarrea e vomito nell’arco di un giorno. Le persone anziane e i giovani sono i soggetti più a rischio. Al momento l’infezione viene definita epidemia da fonti dirette. Non si verificava un’epidemia di questo tipo nella regione da un secolo. Ad Haiti ora più di un milione di persone vive in ricoveri di fortuna o tende nei campi. Quando piove le condizioni sanitarie diventano spesso disperate. [1]

Il terremoto di gennaio ha interamente distrutto le infrastrutture per l’approvvigionamento di acqua pulita di Port au Prince, la capitale di Haiti. Prima del terremoto un terzo degli abitanti di Haiti non avevano accesso all’acqua pulita. Ora, con più di un milione di persone costrette a lasciare la città e dirigersi verso le campagne, decine di migliaia di essi si ritrovano in aree prive di acqua pulita. Le aree rurali dell’isola utilizzano in buona parte acqua proveniente da torrenti montani inquinati. Secondo Lane Wood, dell’organizzazione Charity: Water, con sede a New York, “sappiamo che la causa dell’80% delle malattie sono la carenza nelle condizioni igieniche e la mancanza di acqua potabile”.

Un dossier dell’ONU realizzato a marzo 2010 affermava che l’acqua sporca uccide all’anno più persone che tutte le forme di violenza, guerre incluse. Secondo WHO (World Health Organization n.d.r.), delle 42000 morti, causate ogni settimana da mancanza di acqua potabile e degli standard minimi igienico-sanitari, il 90% sono bambini sotto i 5 anni e l’80% di tutte le malattie sono causate dalle carenze, sostiene Wood.

L’Haiti Empowerment, Assistance, and Rebuilding Act, promosso al Congresso Americano dal senatore John Kerry è stato presentato il 5 maggio 2010. Questo progetto di legge prevede 500 milioni di dollari per nuove spese per l’anno fiscale 2011 (a partire dal 30 Settembre). L’ammontare complessivo per gli “aiuti umanitari” già forniti ad Haiti da parte di USAID, Stato e Dipartimento della Difesa è di 1.139.632.618$.

Secondo quanto riportato il 24 Settembre 2010 sul sito web dell’Agenzia per lo sviluppo internazionale degli Stati Uniti, il governo americano ha impegnato 1,1 miliardi di dollari in aiuti umanitari per Haiti dopo il terremoto. Questo denaro rimane congelato finché il Segretario di Stato Hillary Clinton, moglie dello zar di Haiti, Bill Clinton, non fornisce relazioni alla Camera e al Senato riguardo l’impiego dei fondi e finché non si stabiliscono obiettivi chiari e raggiungibili e sistemi di supervisione. Secondo Ezili Danto, della Haitian Lawyers Leadership Network, meno di mezzo centesimo di ogni dollaro di questo 1,1 miliardo ha raggiunto il governo di Haiti. La maggior parte di questi soldi sono andati a finanziare le operazioni ad Haiti dell’82esima Divisione aviotrasportata subito dopo il terremoto. “E’ discutibile il fatto che ciò si possa considerare ‘assistenza umanitaria per il terremoto ad Haiti’”, sottolinea.

Il Segretario di Stato Hillary Clinton, durante la conferenza dei donatori di marzo 2010, ha garantito l’impiego di 1,15 miliardi di dollari per la ricostruzione ad Haiti. “Questo denaro deve ancora essere stanziato”, fa notare Danto.

L’ipocrisia delle organizzazioni internazionali per l’assistenza umanitaria nel Terzo Mondo è rappresentata in modo esemplare dalla Bill and Melinda Gates Foundation, la più grande fondazione privata mondiale, che ha annunciato recentemente di voler “donare” 10 miliardi di dollari per vaccinare i bambini africani. La stessa cifra, spesa per l’approvvigionamento di acqua potabile, avrebbe contribuito molto di più a salvare vite che tutti i vaccini del mondo.

NOTE

[1]. Steve Harrigan, “Cholera Epidemic in Haiti Highlights Deteriorating Comnditions”, 22 Ottobre 2010, http://bit.ly/cP1Zmg

Titolo originale: “Cholera Epidemic: Toxic Drinking Water Killing Haitians – Real Aid is Blocked “

Big Pharma e la moria delle Api…

Scritto da: Rachele Malavasi  

Moria delle api: uno studio svela le cause, ma di mezzo c’è la Bayer

Negli ultimi giorni i media hanno passato la notizia che il grande mistero relativo alla moria di milioni di api, che dalla metà degli anni ’80 si abbatte sugli alveari del mondo occidentale, è stato risolto. Ma la cosa non ci convince, soprattutto quando dietro lo studio in questie Big Pharmaone si nasconde uno dei più grandi colossi farmaceutici. E infatti, vi sveliamo il retroscena.

*) La novità degli ultimi giorni è che un team di scienziati avrebbe individuato nell’azione sinergica di un virus e di un fungo la vera causa della moria delle api

Il CCD (Colony Collapse Disorder) è un fenomeno che riguarda la sparizione di massa di intere colonie di api, che a quanto pare abbandonano l’alveare senza lasciare traccia. L’alveare non viene ricolonizzato da altre api, ma lasciato inutilizzato come fosse contagioso. Il termine CCD è stato coniato nel 2006 negli Stati Uniti, che per primi hanno assistito alle morie, ma già intorno agli anni ’90 tutta l’Europa si era trovata a fronteggiare lo stesso problema.

La supposta novità degli ultimi giorni è che un team di entomologi guidati dal dottor Jerry Bromenshenk, della Bee Alert Technology (Università del Montana), e di scienziati militari dell’Army’s Edgewood Chemical Biological Center, avrebbero identificato nell’azione sinergica di un virus (il cui vettore sarebbe l’acaro Varroa sp) e di un fungo (Nosema sp) la vera causa del problema. I dettagli si leggono nello studio Iridovirus and Microsporidian Linked to Honey Bee Colony Decline, pubblicato sulla prestigiosa rivista on line PloS One. Il fungo potrebbe provenire dal Sud-Est asiatico, a seguito di immissioni di colonie di api non controllate. 

Molti mezzi di informazione affermano che questa scoperta rappresenta un passo importante verso la soluzione di una così grave situazione, eppure qualcosa non ci convince.

Circa due anni fa, in un articolo  pubblicato su Terranauta.it abbiamo analizzato la questione della CCD. Già allora si riteneva che sia l’acaro Varroa che le infestazioni fungine fossero le cause ultime del problema. Sebbene non si pensasse ad un’azione combinata dei due fattori, comunque si sapeva che un’alimentazione sbagliata delle api (anche con piante OGM), arnie sovrasfruttate e soprattutto gli antiparassitari poco controllati, provocassero squilibri all’apparato immunitario ed intestinale delle api, rendendole più soggette ad infestazioni di virus e funghi.

Allora perché tutto questo clamore? Perché molti giornali titolano con frasi che sembrano risolutive, imputando tutta la colpa non tanto ai prodotti usati per ‘pompare’ le api, quanto agli agenti patogeni che arrivano di conseguenza? Un retroscena, in realtà, esiste.

*) I pesticidi della Bayer sono stati accusati di aver provocato il disorientamento di milioni di api

Il dottor Bromenshenk ha ricevuto una cospicua borsa di studio per effettuare questa ricerca dalla Bayer Crop Science. Proprio lui che fino al 2003 aveva lottato contro la ditta farmaceutica. I pesticidi della Bayer sono stati accusati di aver provocato il disorientamento di milioni di api a causa dei neonicotinoidi di cui sono composte, delle neurotossine che attaccano il sistema nervoso degli insetti. La Bayer ha sempre smentito, ma i danni economici che ha subito in seguito alla denuncia sono stati enormi. La Francia ad esempio già nel 1999 aveva bandito i suoi pesticidi, seguita solo negli ultimi anni da Germania, Slovenia e Italia, e questo febbraio da alcuni degli Stati Uniti.

A giugno Greenpeace ha pubblicato un resoconto che additava i pesticidi Bayer come i più pericolosi per l’uomo e l’ambiente (nel resoconto figurano anche compagnie come Monsanto, Syngenta e BASF, ma la Bayer detiene la maggior fetta di mercato). Quindi, quale migliore soluzione per frenare questa ondata di dissensi che non sponsorizzare uno studio che sottolinei l’azione dannosa di virus e funghi più che quella dei pesticidi? Pur essendo l’acaro Varroa e il fungo Nosema le cause ultime della moria delle api, resta sempre vero che il loro sistema immunitario è stato compromesso dalle cause prime, ovvero pesticidi e sovrasfruttamento delle arnie. Proprio Bromenshenk aveva ammesso due anni fa sul Conde Nast Portfolio magazine che i pesticidi erano una delle cause scatenanti il problema.

Tra l’altro, i guadagni derivanti da questo studio non avvantaggeranno solo la Bayer. In un comunicato della Bee Alert Technology si legge che il sistema di rilevamento virus IVDS utilizzato per identificare i due agenti patogeni potrà essere utilizzato gratuitamente dagli apicoltori, ma a breve diventerà uno strumento obbligatorio per arginare l’epidemia, ed il suo utilizzo sarà a pagamento.

Quindi al di là della prova di un legame fra funghi, acari e moria, questo studio appare solo come un tentativo di sviare l’attenzione del grande pubblico. Si potrebbe anche riflettere sul particolare interesse dell’esercito nei confronti degli studi entomologici. L’EW (Enthomological Warfare, Guerra Entomologica) non è mai stata ufficialmente ammessa, ma ci sono sospetti che diversi paesi ne abbiano fatto uso.

PERCHE’ GLI HAMBURGER DI MCDONALD’S NON SI DECOMPONGONO MAI. La vera storia dietro la storia

Fonte: www.naturalnews.com di  Mike Adams   
Traduzione per www.comedonchsciotte.org
a cura di RENATO MONTINI

È sempre interessante notare come i media principali “scoprono” notizie che credono essere nuove anche se la comunità salutista ne ha parlato per anni. Per esempio, recentemente il New York Times ha pubblicato un articolo intitolato Quando le medicine causano problemi che dovrebbero prevenire.
Abbiamo parlato per anni di questo argomento, di come la chemioterapia causi il cancro, i medicinali per l’osteoporosi provochino fratture alle ossa e di come gli antidepressivi portino a comportamenti suicidi.

L’ultima “novità” scoperta dai media principali è che gli hamburger e le patatine del Happy Meal della McDonald’s non vanno a male, anche se li si lascia per sei mesi. Questa storia è stata ripresa dalla CNN, dal Washington Post e altri media commerciali che sembrano essere rimasti folgorati dal fatto che il cibo spazzatura delle catene dei fast food non marcisce.

La cosa divertente è che l’industria salutista si era già interessata a questo argomento anni fa. Ricordate il video Bionic Burger di Len Foley? Era apparso nel 2007 ed è stato visto 2 milioni di volte su Youtube. Nel video c’è un ragazzo che ha comprato i suoi hamburger da McDonald’s nel 1989 e dopo due decenni non si sono ancora decomposti!

Dim lights

Ora lui conserva un museo di hamburger non avariati nel suo scantinato.

I media principali hanno ripreso questa storia? No, nemmeno una parola. La storia era stata completamente ignorata. Soltanto nel 2010, quando un artista ha postato un racconto su un hamburger McDonald’s che da 6 mesi non andava a male, i media l’hanno raccontato..

Ed è di particolare interesse soprattutto perché il recente “Happy Meal Project” che verifica lo stato di un hamburger per sei mesi, ha attirato molte critiche da chi sostiene che l’hamburger va a male se gli si dà il tempo sufficiente. Questi critici ignorano evidentemente l’esistenza del museo dei burger mummificati fin dal 1989. Questa roba sembra non decomporsi mai!

Perché gli hamburger della McDonald’s non si decompongono?

E allora perché gli hamburger e le patatine dei fast food non marciscono? La risposta più facile potrebbe essere che sono fatti con tanti agenti chimici che nemmeno la muffa li attaccherebbe. In parte è vero, ma non è tutto.

La verità è che molti cibi trattati non si decompongono né vengono attaccati dalle muffe, insetti o topi. Provate a lasciare della margarina fuori nel cortile e vedrete che niente la attaccherà. Anche la margarina sembra essere immortale!

Le patatine durano decenni. Le pizze congelate resistono notevolmente alla decomposizione. Avete presenti le salsicce e le carni trattate vendute a Natale e durante le feste? Potete tenerle per anni e mai andranno a male.

La ragione essenziale per cui le carni non si decompongono è il loro elevato contenuto di sodio. Il sale è un grande conservante, come ben sapevano gli esseri umani che lo hanno usato per millenni. Le polpette di carne della McDonalds sono così piene di sodio che sono da considerare carne trattata, senza parlare degli agenti chimici che potrebbero contenere.

Sulla carne non ho dubbi circa la loro mancata decomposizione. La domanda che mi faccio invece è perché capita lo stesso con i panini? Questa è la parte che mi spaventa, dal momento che il pane naturale comincia a creare muffa dopo qualche giorno. Cosa può mai esserci nei panini della McDonalds che li preserva dalla vita microscopica per oltre due decenni?

In realtà, se non siete dei chimici non riuscirete nemmeno a leggere la lista degli ingredienti a voce. Ecco cosa contengono i panini, così come indicato nella pagina internet (non in quello italiano, ndt) della McDonald’s:

Farina arricchita (farina di grano sbiancata, farina di frumento maltata, niacina, ferro ridotto, tiamina mononitrato, riboflavina, acido folico, enzimi), acqua, sciroppo di alto fruttosio (HFCS), zucchero, lievito, olio di soia e/o olio di soia parzialmente idrogenato, contiene il 2% o meno di: sale, solfato di calcio, carbonato di calcio, glutine di grano, solfato di ammonio, cloruro di ammonio, agenti ammorbidenti per la pasta (lattato steaorile di sodio, estere diacetiltartarico di mono- e digliceridi degli acidi grassi, acido ascorbico, azodicarbonamide, mono- e digliceridi, monocalcio fosfato, enzimi, gomma di guar, perossido di calcio, farina di soia), propionato di calcio e propionato di sodio (conservanti), lecitina di soia.

Non c’è male, vero? Soprattutto l’HFCS (qualcuno vuole il diabete?), l’olio di soia parzialmente idrogenato (causa malattie cardiache) e la lunga lista di chimici come il solfato di ammonio e il propionato di sodio. Yumm, mi viene l’acquolina in bocca solo a pensarci.

Ma la drammatica verità è che secondo me niente mai mangerà il panino della McDonald (tranne gli esseri umani) perché non è cibo!

Nessun animale normale può avere la percezione del panino McDonald’s come cibo e a quanto risulta nemmeno i batteri o le muffe. Secondo il loro buon senso, quella è roba non commestibile. Ecco perché questi burger bionici non andranno mai a male.

E ora arrivo alla mia conclusione su questa risibile vicenda: esiste una sola specie sul pianeta terra che è così stupida da pensare che l’hamburger della McDonald è cibo. Questa specie soffre di altissimi tassi di diabete, cancro, malattie cardiache, demenza e obesità. Si tratta di una specie che sostiene di essere la più intelligente del pianeta eppure si comporta in modo così stupido che alimenta i propri bambini con agenti chimici velenosi e con non-cibo talmente atroce che nemmeno la muffa se lo mangia.

I piani di assetto idrogeologico ci sono, mancano i soldi

Scritto da Erasmo Venosi   
Fonte: www.estnord.it

Benedetto Croce, da Ministro della Pubblica Istruzione del Governo Giolitti, scriveva nel disegno di legge per la tutela delle bellezze naturali che “il paesaggio è la rappresentazione materiale e visibile della patria, con i suoi caratteri fisici particolari, con le sue montagne, le sue foreste, le sue pianure, i suoi fiumi, le sue rive, con gli aspetti molteplici e vari del suolo e presupposto di ogni azione di difesa delle bellezze naturali”. Il dato peculiare caratterizzante il paesaggio italiano è il consumo di suolo. Alcuni urbanisti affermano che i nove decimi dell’edificato italiano sono sorti in Italia negli ultimi 50 anni. Il WWF afferma che il consumo di suolo annuo ammonta a un miliardo di metri quadrati l’anno. Disastri e dissesti traggono origini nell’assenza di pianificazione. 
 
Pianificare nell’uso del territorio significa coordinare all’interno di un quadro di riferimento generale. Diceva l’ex Ministro dell’Ambiente, e fine economista Giorgio Ruffolo, che la pianificazione era detestata “dai pragmatici dell’intrallazzo come dai rivoluzionari della chiacchiera“ ma che essa stava “dalla parte dell’ordine vitale e della libertà”. Il Veneto del dissesto idrogeologico di oggi è il prodotto del forse più grande processo di trasformazione del territorio, che ha prodotto la felice definizione del Prof. Indovina: “la città diffusa”, questa immensa melassa edilizia che si spalma occupando tutto come una colata di acciaio. Il cemento invade i suoli agricoli, li consuma, li urbanizza. Da una ricerca della Fondazione Nord Est emerge che in un ventennio hanno cambiato destinazione d’uso più aree agricole di quanto non fosse accaduto nei 2000 anni precedenti.
Sottratti ad aree agricole 2,3 miliardi di metri quadrati, ovvero un’area equivalente al territorio della provincia di Treviso. A tutto questo si somma la grande partita infrastrutturale: passante di Mestre, autostrada Ravenna – Venezia, Pedemontana Veneta, prolungamento sud della Valdstico (VI – Rovigo), connessioni tangenziali venete, alta velocità Vr-Pd, prolungamento A-27. Le cause del dissesto idrogeologico sono naturali, ma nel caso italiano e veneto, in particolare, sono accentuate, se non provocate da trascuratezza o da interventi sbagliati dell’uomo sul territorio.
Infrastrutture e insediamenti producono effetti sul regime idraulico e idrologico: nella formazione delle piene qualsiasi intervento, che modifica le caratteristiche naturali del suolo, genera effetti immediati. Nella realizzazione delle infrastrutture viene modificata la permeabilità dello stato superficiale del suolo. Costruire strade, capannoni, piazzali pavimentati equivale a ridurre notevolmente l’infiltrazione delle acque. L’impermeabilizzazione di suoli, dovuta a un’urbanizzazione crescente e all’industrializzazione, comporta l’aumento del valore del deflusso superficiale. Le pavimentazioni e le coperture hanno minore scabrezza del suolo naturale, e questo determina nel flusso dell’acqua della pioggia una maggiore facilità di movimento, e ingenti masse di acqua si muiovono a grande velocità da un punto all’altro. Tutto questo fa ridurre i tempi di corrivazione, aumentando le probabilità di piene elevate e improvvise.
Strade e ferrovie, in particolare, con i loro lunghi rilevati, rappresentano una lesione della continuità della superficie del suolo, ed esercitano in tal modo un effetto barriera alle acque che scorrono in direzione perpendicolare a esse, trasferendo da un punto all’altro cospicue portate. Si aggiunga l’effetto delle canalette di scolo poste ai lati delle corsie, che raccolgono l’acqua scolante delle pavimentazioni e la concentrano in punti posti lungo il percorso della strada. Già il solo lavoro di sbancamento, con l’esecuzione di scavi, e il trasporto di terra, è causa di modifiche della permeabilità e della configurazione del suolo, con effetti sia sul convogliamento delle acque che scorrono, sia sulla quantità di acqua che s’infiltra nel sottosuolo. Il solo Passante di Mestre ha comportato un consumo di territorio pari a 103 ettari, una movimentazione di materiale di scavo di 3,1 milioni di metri cubi, e un fabbisogno di materiale per fondazioni, pavimentazione calcestruzzo di 4,1 milioni di metri cubi. L’amara storia delle politiche di difesa del suolo inizia dopo le alluvioni del 1966. Fu istituita la Commissione De Marchi, per lo studio della sistemazione idraulica e la difesa del suolo. Nel secolo scorso l’Italia ha registrato tra frane e alluvioni 10.000 vittime e 350.000 senza tetto. Tra il 1968-1992 i costi da dissesto a carico dello Stato sono stati pari a 75 mld di euro (G.U. del Senato 1992). L’Annuario APAT, limitatamente ai costi per i fenomeni alluvionali, riporta un totale di 16 mld di euro tra il 1951 e il 2005. I soli danni strutturali dovuti all’alluvione del Po del 2000 sono stati stimati in 5,6 mld di euro.
L’Inventario Italiano Fenomeni Franosi, realizzato dal Ministero dell’Ambiente, ha mappato il rischio per tutto il territorio. Il IV Report IPPC sui cambiamenti climatici indica nelle strategie di adattamento lo strumento di elezione, per ridurre la vulnerabilità territoriale, conseguente ai cambiamenti climatici che determinano l’aumento degli eventi estremi, in termini di frequenza e intensità. L’elevata criticità idrogeologica italiana riguarda 29.517 Kmq. Tutti i Piani di Assetto Idrogeologico (PAI) sono stati completati. Consapevolezza del rischio, mappatura del territorio con definizione del livello di rischio, quantificazione dei costi d’intervento e messa a punto degli strumenti operativi, costituiscono il quadro operativo di ciò che si deve fare. Si continua, però, a morire per eventi che, con una grande dose di cinismo, sono definiti “naturali”.
Dopo Sarno fu quantificata in 40 mld di euro la spesa per la messa in sicurezza del territorio italiano. Nel 2009 il bilancio della Direzione protezione del suolo del Ministero dell’Ambiente ammonta a 198 milioni di euro! La riorganizzazione del Ministero dell’Ambiente ha comportato la soppressione della segreteria tecnica della Direzione difesa del suolo, cioè dell’organismo tecnico che analizza i progetti di messa in sicurezza del territorio. Un altro soggetto con grande responsabilità è il Comune che spesso non tiene conto dei P.A.I., e concede permessi per edificare nelle aree a rischio, chiedendo poi interventi allo Stato. Morfologia accidentata del territorio, scarsità di copertura vegetale, incremento degli eventi estremi meteorologici, tropicalizzazione dell’area mediterranea, impermeabilizzazione del territorio, assenza di coordinamento tra gli strumenti di pianificazione territoriale e mancata valutazione negli strumenti valutativi (VIA e VAS) dell’adattamento territoriale, non potranno che acuire i rischi connessi al dissesto.

Quell’allarme-piena sul forum internet «Bastava stare attenti»

Scritto da: Alessandro Mognon 
Fonte: IL Giornale di Vicenza

IL CASO. Sul sito Nordestmeteo.it l’annuncio del disastro già giovedì 28 ottobre. Un ragioniere di 33 anni assieme a 350 meteo-dilettanti vicentini. «C’erano tutti i dati per capire. A rischio la prossima settimana»


Marco Rabito durante la sua escursione negli Usa da “storm chaser”, cacciatore di tempeste

Vicenza.
Magari non sarà come il caso di Giampaolo Giuliani, il fisico che aveva lanciato una settimana prima l’allarme terremoto per l’Abruzzo. Ma la domanda bisogna farsela lo stesso, dopo che un gruppo di appassionati meteorologi dilettanti che frequentano il sito internet nordestmeteo.it già da giovedì scorso 28 ottobre lanciavano l’allarme per «l’alluvione peggiore degli ultimi anni». Insomma si poteva prevedere la grande piena dei fiumi?
Messa in modo più brutale: il Centro meteo dell’Arpav di Teolo (che tra l’altro pare fosse stato avvisato dal Sistema europeo di allerta maltempo di rischio alluvioni per Po, Vicentino e Veronese) non ha visto il pericolo ed è stato battuto da una banda di dilettanti? Marco Rabito, 33 anni, ragioniere di Cavazzale con il pallino del meteo e amministratore del sito nordestmeteo mette le mani avanti: «Non vogliamo sostituirci a nessuno, tanto più ai tecnici dell’Arpav che sono professionisti. Per noi appassionati è facile dare un allerta senza avere responsabilità».
Il problema che l’Arpav fa previsioni a tre giorni, quelle cosiddette ad alta probabilità. Oltre non può o non vuole andare perchè la percentuale di affidabilità crolla e le sue previsioni hanno un peso. I giovani meteorologi vicentini invece che scrivono su forum e chat parlano in libertà. «E se anche sbagliamo – spiega il meteo-ragioniere – se ne accorgono in pochi».
Comunque avevate predetto l’esondazione cinque giorni prima: perché voi sì e altri no? «Quello che non ha funzionato è stato il knowcasting» dice Rabito. Parliamo semplice… «Vuol dire l’aggiornamento continuo dei dati. La gente guarda una previsione e pensa che vada bene anche tre giorni dopo. Invece le cose cambiano anche ogni 6 ore. Insomma in una fase di criticità bisognava restringere i controlli, fiumi andavano osservati non ogni ora ma ogni mezz’ora».
Bastava seguire l’aumento progressivo del Bacchiglione, dicono, e i livelli di pioggia che cadevano a Monte Magrè, a Schio. «Ho parlato con il sindaco Variati, mi ha spiegato che i megafoni hanno lanciato l’allarme in città alle 11, c’era ancora un sacco di tempo. Ma chi li ha visti passare dice che la gente nelle case forse non poteva sentirli: il volume era basso, pioveva forte e le finestre erano tutte chiuse».
Sul sito web Rabito ha anche pubblicato una specie di riassunto. Titolo: “Si poteva fare di più?”. E ricostruisce ora per ora, livello per livello del Bacchiglione, cosa è successo partendo da domenica 24 ottobre al lunedì maledetto. E insiste: «Anche se si è tratto di un evento assolutamente eccezionale non vuol dire che fosse imprevedibile».
Gli elementi di pericolo c’erano tutti, si leggeva sul sito: «Correnti sciroccali con acqua alta in Adriatico e ostacolo al deflusso dei fiumi; zero termico a quote elevate con fusione dei cumuli nevosi; anticiclone sull’Europa dell’est che rallenta la perturbazione; fortissima piovosità nell’Alto Vicentino». Risultato: fiumi in piena e alluvioni.
Certo colpisce che un gruppetto di meteo fans che nella vita fanno tutt’altro lavoro riesca a centrare così una previsione. Sono circa 350 gli iscritti al forum di nordestmeteo.it (e dell’altro sito di divulgazione metereologica Serenissimameteo.it).
«La cosa bella è che ci conosciamo tutti, due-tre volte al mese ci troviamo a cena anche in una cinquantina – racconta Rabito -. Qualcuno viene da Padova e Verona. Come nasce una passione per il meteo? Io guardavo la neve cadere da piccolo e ci sono rimasto. E ho scoperto che è successo così, proprio con la neve, per moltissimi altri del gruppo. Adesso sono diventato anche “cacciatore di tornado”, sono appena tornato dagli Usa».
C’è perfino l’uomo misterioso, ed è anche uno dei più bravi. Sul forum si fa chiamare “mesociclone”, nessuno sa il vero nome nè che faccia abbia. Non partecipa mai alle riunioni e l’unica cosa che ha scritto nella sua scheda è che vive ad Arsiero. È lui che quel venerdì aveva sintetizzato i dati che arrivavano chiudendo con la frase «penso che martedì sia uno dei giorni più a rischio esondazioni degli ultimi anni». Ed è sempre lui che pubblica dati e mappe del prossimo weekend, lanciando un altro allarme: se le cose non cambiano, dice, ci sarà pioggia (meno intensa di quella scorsa) da domenica a mercoledì 10. E ancora scirocco. E ancora pericolo fiumi.
Conferma Rabito: «Sì, è quello che prevediamo ora. ma sabato si capirà meglio cosa succede.
Piuttosto c’è da stare attenti alle masse franose: anche con poca pioggia sono a rischio». Intanto Variati e il sindaco di Caldogno Vezzaro gli hanno chiesto il numero di cellulare. Tanto per non sbagliarsi.

Alluvione a Vicenza: il “giallo” dell’allarme: alla vigilia la criticità era solo “moderata”

Di:Gian Marco Mancassola  
Fonte: IL Giornale di Vicenza

IL MANCATO PREAVVISO. Spuntano i due fax spediti dalla Regione per l’avversità meteo. L’allerta viene definita “elevata” solo lunedì 1 novembre alle 13. Ma alluvione e disastro erano già in atto da almeno cinque ore 

Vicenza. La sciagura poteva essere prevista? L’allerta è stato sottovalutato? La popolazione poteva essere avvertita? Sono le domande che da lunedì rimbalzano da un capo all’altro delle zone alluvionate. Dopo giorni di proteste e polemiche, vengono alla luce i fogli dei fax che delineano l’allerta meteo. Sono due le comunicazioni scritte che vengono diramate e che raggiungono gli uffici di Vicenza e Caldogno. La prima viene diffusa sabato 30 ottobre alle 14: per l’area del capoluogo berico la criticità viene definita “moderata”. La seconda viene diffusa lunedì 1 novembre alle 13: la criticità viene promossa, ora è “elevata”, ma è troppo tardi, il Bacchiglione è già esondato, l’alluvione è in atto da oltre cinque ore.
IL PRIMO AVVISO. L’Arpav, l’agenzia regionale per l’ambiente, suddivide il Veneto in sette fasce. Vicenza è inserita nella pianura centrale, denominata “Vene-E”; la fascia montana dell’Alto Vicentino, il cosiddetto “orinal di Dio” per l’alta piovosità, è invece denominata “Vene-B”. Nel primo avviso di sabato il centro funzionale decentrato della protezione civile regionale annuncia l’arrivo di un’ondata di maltempo. Il documento ha validità anche per domenica 31 ottobre, il giorno in cui sono previste le precipitazioni più intense, che secondo i meteorologi non dovrebbero superare i 150 millimetri di pioggia: in una scala che va da “scarso” a “molto elevato (oltre i 150 millimetri), questa quantità è etichettata come “molto abbondante”. I rilevatori alla fine raccoglieranno oltre 400 millimetri d’acqua, come non accadeva dal 1882, quanto normalmente piove in un anno intero, secondo la definizione di un «fenomeno eccezionale» offerta dal capo della protezione civile Guido Bertolaso. La zona di Vicenza e Caldogno viene abbinata a uno stato di criticità idrogeologica e idrica “moderata”, mentre risulta “elevata” per la fascia montana vicentina. È sulla scorta di quel bollettino che gli amministratori locali ritengono di non dover far scattare forme di evacuazione.
DOMENICA. È nel corso della giornata di domenica 31 ottobre che le precipitazioni si rivelano drammaticamente più intense. Ma da Venezia non giungono nuove comunicazioni scritte: nessun fax. Nel pomeriggio, come riferiva l’assessore regionale Roberto Ciambetti ieri sera dal salotto televisivo di TvA Vicenza, l’allerta prende forma sul filo di alcune telefonate tra il Genio civile e i responsabili locali. In serata scatta il presidio lungo i fiumi. A mezzanotte i megafoni della polizia locale avvisano che il fiume sta per straripare a ponte degli Angeli.
IL SECONDO AVVISO. Il secondo e ultimo fax viene diffuso lunedì 1 novembre alle 13. La criticità per la pianura vicentina viene finalmente classificata “elevata”. Ma l’alluvione è in atto dalle 7.30: troppo tardi. Eppure, nel documento si legge: «A Dueville il Bacchiglione è esondato, mentre lo stesso scorso d’acqua ha causato allagamenti nei pressi di Caldogno». Assente ogni riferimento alla sciagura che da cinque ore sta mettendo in ginocchio il centro della città palladiana. Mistero e beffa.©

Alluvione, lacrime per 11 mila vicentini «Ripristinare subito viabilità e energia»

La redazione della “Patatina Fritta” è vicina alla gente di Vicenza per la grave alluvione che ha colpito il nostro territorio  ed in particolar modo  a tutti coloro che hanno perso tutto…

Fonte: il Giornale di Vicenza

Il sindaco rende noti i primi dati degli allagamenti: 5 mila famiglie sotto acqua, 6 scuole e 270 negozi ko, 12 monumenti danneggiati. Pronti 100 mila euro per le emergenze. «Grande la solidarietà dei vicentini»

Vicenza.
Sono 5mila le famiglie. per complessive 10.700 persone, coinvolte direttamente dal maltempo a Vicenza. Il dato è stato reso noto dal sindaco, Achille Variati, al termine della Giunta comunale riunitasi questa sera in una seduta straordinaria. L’esondazione del fiume Bacchiglione ha creato problemi a 7 strutture sanitarie (soprattutto ambulatori medici), 3 farmacie, 6 scuole, 13 servizi pubblici, 270 negozi, 9 strutture religiose e 12 monumenti. Variati ha voluto ringraziare le strutture comunali e aziendali vicentine, i cui uomini hanno operato «con turni massacranti, ma in grado di tener sotto controllo le varie situazioni ma anche un reale pericolo di black out che avrebbe potuto portare a serie situazioni di emergenze».

Variati ha anche sottolineato che ci sono 13 famiglie in una zona ancora sott’acqua che hanno deciso di rimanere nella propria casa; c’è anche un numero limitato, di cittadini che hanno preso momentaneamente alloggio in alberghi e in altre strutture messe a disposizione dal Comune: «Tutto ciò è la dimostrazione non dell’assenza del bisogno, ma che la nostra gente è abituata alla solidarietà. Ci sono stati vari episodi in cui famiglie del piano di sopra hanno ospitato gli inquilini del piano sottostante soprattutto anziani».

I prossimi passi operativi, ha spiegato Variati, saranno quelli di ripristinare la circolazione delle strade i servizi e sottoservizi, l’energia elettrica e poi gli interventi presso gli edifici pubblici e privati coinvolti dall’allagamento. Interventi riguarderanno anche le attività commerciali ed infine i privati.

«La Giunta procederà – ha spiegato – con la massima celerità funzionale». Fra tanto sono stati stornati 100mila euro dal bilancio comunale per gli interventi di emergenza «tra i quali – ha osservato Variati – si aggiungeranno molti altri grazie al contributo che arriverà al comune di Vicenza tra privati ed istituzioni».

Variati ha infine rilevato che saranno bene accetta la disponibilità di cittadini o gruppi di cittadini che intendono collaborare con il comune «per pulitura ed altri lavori al pari della protezione civile o sotto la protezione civile».

Per chi beve latte…

La redazione:
Alcuni giorni fa mi è arrivata una mail da un amico che, a sua volta l’ha ricevuta da una collega di lavoro. La notizia è ovviamente tutta da verificare; di certo però c’è il fatto che l’attenzione a ciò che assumiamo è importantissima.
Il cibo si tramuta in chimica all’interno del nostro corpo e il tutto si riflette in ciò che pensiamo e facciamo… 

Il latte ha una scadenza.
Il latte scaduto non venduto è mandato di nuovo al produttore che PER LEGGE può eseguire di nuovo il processo di pastorizzazione a 190 gradi e rimetterlo sul mercato.
Questo processo PER LEGGE può essere eseguito fino a 5 VOLTE.
Il produttore è obbligato a indicare quante volte è stato eseguito il processo, e, in effetti, lo indica, ma a modo tutto suo, nel senso che chi si è mai accorto che il latte che sta bevendo è scaduto e ribollito chissà quante volte?
Il segreto è guardare sotto il tetrabrick e osservare i numerini.
Ci sono dei numeri 12345. Il numero che manca indica quante volte è scaduto e poi ribollito il latte.
ES: 12 45 manca il “tre”: scaduto e ribollito 3 volte.
Ma non finisce qui, perché in uno scatolo da 12 buste ci saranno alcune buste dove manca il numero e altre dove ci saranno tutti i numeri. Attenzione tutto lo scatolone avrà ricevuto questo trattamento. In questo modo le aziende si arricchiscono, riciclando, di fatto, il latte scaduto, e chi ne paga le conseguenze, siamo noi che, di fatto, beviamo acqua sporca.

Mao Zedong & il Nuovo Ordine Mondiale

Scritto da: Corrado Belli

Avete mai pensato che Mao Zedong fosse in buoni rapporti con Rockefeller? ..si..no..?
Vediamo il perché questo tanto amato dai giovani in tutta l’Europa è stato uno dei più agguerriti criminali che sterminò il proprio Popolo.

In base ai nuovi documenti trovati tra le tante documentazioni riguardanti il Partito Comunista Cinese e Mao Zedong, il Leader è stato uno dei più grandi Assassini che la storia ricorda. Lo storico Frank Dikoetter ha trovato dei documenti nella quale si può ben capire cosa successe durante il periodo del ”grande salto in avanti” che Mao annunciò nel 1958, nella quale si manifestò la più grande catastrofe umana che sia mai stata causata dall’uomo che causò come minimo la morte di 45 Milioni di Cinesi.

Dikoetter che ha studiato dal 1958 al 1962 la cultura e il sistema sociale Cinese ..cioè nel periodo in cui la Popolazione cinese viveva il più brutto periodo della sua esistenza (fame, miseria, malattie) fu sistematicamente con impensabile brutalità massacrata tramite toruture, costretti alla fame e alla fine ammazzati, era il periodo in cui i contadini avevano dichiarato guerra allo Stato, ..neanche durante la seconda guerra Mondiale era stato possibile vedere certe brutalità e genocidi come l’Olocausto o la repressione nei Gulag Russi, minimo 45 Milioni di persone vennero sistematicamente eliminati, mentre la seconda guerra Mondiale costò la vita a 55 milioni di persone.

Dikoetter è stato l’unico Autore Storico che ha avuto il permesso di avere accesso alla documentazione storica di allora, fino ad adesso gli storici hanno sempre dichiarato che i morti si aggiravano tra i 20/40 milioni.. ma adesso si sa quale è la vera cifra di morti causati dalla guerra che ci fu tra i Contadini e la Stato della repubblica Popolare Cinese avvenuta dal 1958 e finita nel 1962, nel suo Libro (Mao e la grande catastrofe della fame) scrive Dikoetter come i dirigenti cinesi scrissero nei minimi dettagli le indescrivibili brutalità usate nei confronti dei contadini, nella documentazione viene descritto come i rappresentanti dei Comuni e Regioni compresi i cittadini venivano classificati come numeri o persone senza VISO.. cioè nullità usate solo per il lavoro da svolgere per poi essere eliminati se si ammalavano, per coloro che non obbedivano il castigo era enorme e di una bestialità non descrivibile, le sanzioni che lo Stato applicava riguardavano pure i bambini, se venivano beccati a rubare delle patate venivano legati e buttati in pozzanghere di acqua e fango fino all’annegamento, genitori erano costretti a seppellire i loro figli ancora in vita dopo essere stati spalmati con escrementi ..cosa che dopo veniva fatto anche con loro, altri venivano cosparsi di benzina e accesi ancora vivi dopo che gli erano stati tagliate le orecchie ed il naso, chi era idoneo per lavorare veniva marchiato con un ferro caldo e mandato sul posto di lavoro, chi aveva un indumento era fortunato ..chi non aveva indumenti veniva messo a lavorare fuori e quasi nudo anche nei mesi d’inverno ..fino allo stremo, chi si ammalava o era troppo vecchio veniva lasciato a morire di fame sotto gli occhi degli altri a cui era vietatissimo prestare aiuto o dare da mangiare a queste persone.

Dikoetter che insegna all’università di Hong Kong dice che per i Storici in quella regione è molto difficile scrivere qualche libro “critico” su Mao Zedong, ammettendo che anche lui non ha avuto la possibilità di partecipare al Congresso che portava come titolo ”Il complotto del silenzio” nella quale si parla appunto di quello che il popolo cinese ha dovuto sopportare nel periodo del grande maestro “Mao Zedong” (..stà minkia grande maestro).

http://www.independent.co.uk/arts-entertainment/books/news/maos-great-leap-forward-killed-45-million-in-four-years-2081630.html

Una scioccante Biografia è venuta adesso a galla con la scoperta di questa Documentazione.

Alla cifra sopra nominata si aggiungono:

8,4 Milioni durante la presa al potere e insediamento 1949 – 1953

10,7 tramite eliminazione nei lager di lavoro a causa di mal nutrimento/malattie nel periodo 1959 — 1963

7,7 Milioni durante la Rivoluzione Culturale 1964 — 1975

Facendo i calcoli si arriva alla somma di 72 Milioni di Persone eliminate durante il periodo Dittatoriale di Mao Zedong, ..e pensare che in Europa ci sono alcuni gruppi di Sinistra che ancora oggi inneggiano Mao come il salvatore della Cina e un esempio da seguire (lo vediamo oggi giorno quali sono i risultati di questa politica).

Perché?

Perchè sappiamo che fu il primo a ELOGIARE Mao Zedong per i suoi metodi che usò per ridurre la Popolazione Cinese.. indovinate chi?


LUI La Bestia

..è stato uno dei primi a congratularsi con Mao Zedong, ed è chiaro che la stessa Politica dell’Eugenetica che viene tanto quasi obbligata anche da quel criminale di Bill Gates ha avuto a che fare con il NWO già da parecchi anni e sempre voluta da queste persone ..certo.. 72 milioni di persone furono una bella cifra da festeggiare: il New York Time scrisse su Rockefeller in data 10 Agosto 1973: “..Durante un suo viaggio nella Repubblica Popolare Cinese, lodava l’ONU per aver raggiunto un traguardo importante con la nomina di una ”Commissione per un Governo Mondiale” e la  Diversità creativa dell’UNESCO, vogliamo focalizzare l’ideale per la Pace/armonia e unità Mondiale in un paese Globale, una visione nella quale piccoli gruppi di persone hanno il totale controllo sulla Popolazione ..come modello vediamo un sistema Comunista Sovietico” ..sono molto meravigliato dell’Armonia che ho trovato in Cina, naturalmente ogni rivoluzione ha un prezzo ..ma vedo che ha avuto l’effetto sperato, l’esperimento fatto in Cina sotto il Presidente Mao Zedong è uno dei più importanti e vittoriosi che la Storia abbia mai conosciuto.

Dopo questo esperimento ..Rockefeller fece applicare la politica di ”un solo figlio”, ma il suo traguardo non riguarda solo la Cina ma tutte le nazioni, questo è uno dei tanti obiettivi che l’Elite ha in riserbo, oltre alla sistematica eliminazione di una buona parte della Popolazione Mondiale che ha preso il via da alcuni decenni con la sterilizzazione delle popolazioni Africane e Indocinesi. Già da alcuni decenni è cominciata la cosidetta guerra contro la razza Araba/Islam e la stiamo vedendo con i nostri occhi.. Iraq, Afganistan, Palestina.. prossimamente sarà la volta dell’Iran, da noi in Europa è cominciata nel 2003/2005, la Politica filo Nazionalsocialista stile nazi/stalinista è la Politica di Brussel ..per questo Rockefeller/Rothschild hanno voluto Van Rompuy come Presidente del Consiglio Europeo al fine di far applicare le stesse leggi e metodi che usò Mao Zedong in Cina.

La sentenza del processo: niente acqua ai Boscimani!

Fonte: http://www.survival.it/notizie/6266


La sentenza di oggi infligge un duro
colpo ai Boscimani. Xoroxloo Duxee
morì di disidratazione nel 2005. 

Indignazione oggi presso l’aula dell’Alta Corte del Botswana dove ai Boscimani è stato negato il diritto all’acqua.

Il giudice ha negato ai Boscimani il diritto di accedere al pozzo esistente nelle loro terre e anche quello di scavarne uno nuovo all’interno della Central Kalahari Game Reserve (CKGR), una delle regioni più aride del mondo. Il caso era stato discusso il 9 giugno alla presenza di molti Boscimani che avevano affrontato un lungo viaggio per raggiungere il tribunale. Poi però il giudice si era riservato di decidere oggi.

La sentenza infligge un’enorme ferita ai Boscimani che lottano per sopravvivere senz’acqua già dal 2002, quando il Governo sigillò il pozzo per indurli ad abbandonare le terre ancestrali. Ma nel 2006, l’Alta Corte definì illegali e incostituzionali gli sfatti forzati operati dal Governo e da allora, a centinaia sono ritornati nella riserva.

Nonostante la sentenza, il governo proibì ai Boscimani di riaprire il pozzo condannandoli ad affrontare quelle che l’alto Commissario per i diritti indigeni dell’ONU James Anaya ha definito “condizioni di vita dure e pericolose a causa dell’impossibilità di accedere all’acqua”. Ma contemporaneamente ha autorizzato l’apertura di un complesso turistico di lusso della Wilderness Safaris dotato di bar e piscina per i turisti, e lo scavo di nuovi pozzi per abbeverare esclusivamente gli animali selvatici con i soldi della Fondazione Tiffany & Co; la Gem Diamonds ha addirittura ottenuto il nulla osta ambientale per aprire una miniera di diamanti nella riserva ma solo a condizione che non sia fornita acqua ai Boscimani.

Ai Boscimani è anche stato proibito di portare acqua dall’esterno ai parenti assetati dentro la CKGR.

Jumanda Gakelebone, portavoce dei Boscimani, ha commentato: “È terribile. Come possiamo sperare di sopravvivere senz’acqua? Il tribunale ci ha autorizzato a vivere nelle nostre terre ma senz’acqua è molto dura”.

“Negli ultimi anni, il Botswana è diventato uno dei luoghi più ostili del mondo per i popoli indigeni” ha dichiarato Stephen Corry, direttore generale di Survival. Se ai Boscimani viene negata l’acqua nelle loro terre mentre viene fornita liberamente ai turisti, agli animali e alle miniere di diamanti, beh, allora gli stranieri dovrebbero chiedersi seriamente se possono accettare di sostenere questo regime visitando il paese e acquistando nei suoi negozi di gioielli.”

Nota agli editori: L’avvocato dei Boscimani è disponibile per interviste (in inglese).