Faggin premiato da Obama: E’ lui il padre del microchip

Fonte: il giornale di Vicenza

Washington.
Considerato il padre del microchip, il vicentino Federico Faggin, da anni residente in California nella Silicon Valley dove ha operato prima come ricercatore e poi come fondatore e amministratore di aziende innovative, è stato insignito della massima onorificenza americana nel settore della tecnologia e dell’innovazione, la National Medal of Technology and Innovation. A premiarlo è stato il presidente Obama in una cerimonia che si è tenuta alla Casa Bianca.

National Medal of Science e National Medal of Technology and Innovation sono i massimi riconoscimenti assegnati dal governo americano a scienziati, tecnologi e inventori che hanno prodotto risultati di altissima rilevanza scientifica e tecnologica. In particolare, la National Medal of Technology and Innovation riconosce individui il cui lavoro ha generato un contributo eccezionale alla competitività e alla qualità della vita.

Federico Faggin condivide il riconoscimento con Marcian Hoff Jr e Stanley Mazor, per un prodotto rivoluzionario, realizzato nel 1971 presso la società Intel (Santa Clara, California), che ha trasformato completamente l’industria microelettronica. Si tratta del primo microprocessore costruito su un singolo chip, denominato Intel 4004.

H.P. LOVECRAFT: LO SCRITTORE DELL’ORRORE…

Scritto da: Roberto Cegalin e Paola Caretta
Fonte: La patatina fritta

Intorno alla celebre figura dello scrittore horror statunitense, circolano  molte ipotesi  relative ai mostri descritti nei suoi famosi racconti.
A tale riguardo, sembra che una creatura abbia ispirato la sua fantasia: l’uomo coccodrillo abitante nell’area presso il Delta del fiume Po’…
Questo essere risulta uno dei mostri più spaventosi all’interno dei suoi racconti. Sembra che Lovecraft abbia trovato per caso in una bancarella un diario che raccontava di uomini ed anfibi e, in particolar modo, di un antico culto segreto che da migliaia di anni esisterebbe tra i canneti del Delta.

Proprio a tale proposito, lo scrittore avrebbe compiuto un misterioso viaggio a Loreo, nel 1926…
A ben guardare hanno preso corpo da decenni in varie zone paludose dove il Po’ incontra il mare Adriatico, varie leggende che raccontano l’esistenza antichissima di uomini-rettile dalla forma umana che vivrebbero nelle acque torbide .
Queste misteriose creature sarebbero dotati di mani e piedi palmati, muso allungato, grandi unghie e pelle squamosa.

Esistono anche testimonianze che ne hanno tracciato delle raffigurazioni. Viene descritto come un essere sfuggevole ma dall’aspetto terrificante.
Leggende, miti, chiacchiere da osteria fatte davanti ad un buon bicchiere di vino, magari in una delle tante notti nebbiose invernali… mah..
Molti giurano che la loro presenza sia certa e che si tratterebbe di esseri ancestrali che abitano da tempi remoti la nostra terra o, addirittura, di creature colonizzatrici provenienti da altri pianeti …Comunque la si voglia pensare, sta il fatto che questi racconti hanno dato corpo alla fantasia e alla creatività ad un romanziere del calibro di Lovecraft, lasciandoci degli scritti che hanno fatto la storia del suo genere.

MONIMENTUM: IL SEPOLCRO DEGLI SCIPIONI SULLA VIA APPIA

Fonte: gruppo archeologico C.R.T  
Scritto Da:Grazia Presti

Lungo la via Appia, a poche centinaia di metri da porta San Sebastiano, sorgono i resti della tomba monumentale di una delle più antiche ed illustri famiglie patrizie dell’antica Roma; quella dei Cornelii Scipioni. Molti dei suoi componenti, specialmente tra il III ed il II sec.
a.C., rivestirono importanti cariche pubbliche, ed i più celebri, come P. Cornelio Scipione l’Africano ed il fratello L. Cornelio Scipione
l’Asiatico, segnarono una svolta decisiva nella storia romana. Infatti, il primo con la vittoria su Annibale a Zama (202 a.C.) ed il secondo con quella su Antioco III di Siria a Magnesia (189 a.C.) determinarono l’inizio della conquista romana del Mediterraneo e l’incontro
con la grande cultura ellenistica. Costruito probabilmente da L. Cornelio Scipione Barbato, console nel 289 a.C., o da suo figlio
L. Cornelio Scipione, console nel 259 a.C., il sepolcro, in rispetto alle leggi romane, era posto al di fuori della città, a circa un miglio
dalle mura serviane, in una zona destinata a necropoli. Era costituito da una camera sepolcrale scavata in una collina tufacea ornata da
una facciata monumentale. Il complesso venne restaurato ed ampliato con una galleria laterale verso la metà del II sec. a.C. da P.
Cornelio Scipione Emiliano, il conquistatore di Cartagine (146 a.C.) e di Numanzia (133 a.C.). Il prospetto si ispirava all’architettura
dei teatri ellenistici, con un alto podio, decorato da affreschi illustranti le gesta dei defunti, che sosteneva la facciata vera e propria, scandita
da tre grandi nicchie inquadrate da semicolonne.
Al loro interno erano collocate le statue monumentali di Scipione l’Africano, Scipione l’Asiatico e di Ennio, ovvero i più famosi componenti della famiglia (sebbene l’Africano trovasse sepoltura presso la sua villa di Literno, dove si era recato in volontario esilio) ed il poeta che ne celebrò le imprese negli “Annales”. La camera sepolcrale, a pianta quasi quadrata (m. 14,5×13,5), era suddivisa da quattro grandi pilastri risparmiati nel tufo in settori che ospitavano i sarcofagi dei defunti, circa una trentina, la maggior parte dei quali è andata dispersa. Collocato in posizione preminente, proprio di fronte all’ingresso, per sottolinearne il ruolo di capostipite della famiglia, era il grande sarcofago modellato
ad altare di L. Cornelio Scipione Barbato, celebre per l’elogio funebre scolpito (attualmente sostituito da una copia, l’originale è custodito nei Musei Vaticani). L’utilizzazione del sepolcro cessò con l’estinzione della famiglia all’inizio dell’età imperiale. Danneggiato nel corso del medio evo dalla costruzione di una grande calcara, il monumento venne riscoperto nel 1780 ed infine restaurato nel 1926.

Ripristinate subito il 5 per mille!

Fonte: www.vita.it

Il governo riduce da 400 a 100 mln la copertura.
Il 5 per mille è ridotto in briciole. E le attività di milioni di italiani e migliaia di associazioni sono a rischio. Per la prossima edizione del 5 per mille il governo ha infatti predisposto una copertura finanziaria di soli 100 milioni di euro rispetto ai 400  milioni attesi. Fai sentire le tua voce. Firma la petizione e lascia un tuo commento!

Ad oltre 5 anni, infatti, il 5 per mille non solo non è diventato una legge fiscale dello Stato italiano (a differenza di quanto è successo in altri 12 Paesi europei), ma nella Legge di Stabilità ora all’esame della Camera dei deputati, la copertura per la misura sperimentale (da 5 anni!) è stata drasticamente decurtata da 400 milioni a 100. Ovvero, il 5 per mille dalla sera alla mattina si trasforma così nell’1,25 per mille, forse. Alla faccia degli impegni presi con la platea dei contribuenti (oltre 15 milioni di cittadini hanno usufruito ogni anno dell’opportunità)  e con quella organizzazioni del non profit impegnate nell’assistenza, nella promozione culturale, nella ricerca scientifica (circa 30mila).

Il 5 per mille che, davvero, poteva e doveva essere il caposaldo sussidiario della più volte invocata riforma fiscale, si spegne quindi nelle spire della disponibilità di bilancio. Come sono lontani i tempi in cui Tremonti parlava della restituzione di valore e di risorse al Terzo settore come forma d’investimento per lo Stato e non come voce di costo!

I Dongria Kondh

Fonte: www.survival.it

Una compagnia mineraria minaccia la montagna sacra dei Dongria
La Vedanta Resources si sta preparando ad aprire un’imponente miniera a cielo aperto sulla montagna di Niyamgiri, in India.
La miniera di bauxite devasterà le foreste dalle quali i Dongria dipendono e distruggerà le vite di migliaia di altri Kondh che abitano nell’area.
La Corte Suprema indiana ha dato il via libera agli scavi, ma i popoli Kondh sono decisi a impedire la distruzione del loro luogo più sacro.

Cos’ha la Norvegia che l’Italia non ha?

Scritto da : Nicoletta Forcheri  
Fonte: Stampa libera

La Norvegia sarebbe un caso da studiare e da emulare: un surplus del 10%, un profitto netto dei titoli di stato di Oslo del 6,197%, di più del 4,747% del bund e del 2,931% dei bond svizzeri, il piu’ basso tasso di disoccupazione (Wall Street Italia) .
Quello che l’articolo non dice lo si può trovare facilmente su wikipedia, e cioé che l’economia norvegese è caratterizzata dalla proprietà statale di grossi comparti industriali cruciali come il petrolio (Statoil), l’energia idroelettrica (Statkraft), l’alluminio (Norsk Hydro), la principale banca del paese (DnB NOR), e le telecomunicazioni (Telenor), e che ben il 30% del valore della borsa di Oslo è in mano allo Stato. Se si comprendono anche le partecipazioni in società non quotate, la quota pubblica aumenta drasticamente con i titoli petroliferi diretti. Insomma, la Norvegia ha la sua IRI intatta, prima del golpe bianco del Britannia.

Inoltre il petrolio del paese è controllato dal governo tramite i maggiori operatori come il 62% in Statoil nel 2007, la controllata statale al 100% Petoro, e SDFI, oltre al controllo delle licenze di esplorazione e produzione.  Una sorta di ENI alla Mattei, prima del fatale “incidente”.
Poi scopro che il paese, pur essendo il primo produttore ed esportatore di petrolio d’Europa, non è membro dell’OPEC, e che ha fondato un FONDO PENSIONI SOVRANO nel 1995 per ridistribuire i proventi del petrolio, del fisco, dei dividendi, delle cessioni e delle royalties. Si aggiunga a questo che non fa parte dell’UE e che la sua corona è pertanto più sovrana/pubblica dell’euro.Infine, la Banca centrale norvegese gestisce uffici di investimento a LONDRA, NEW YORK E SHANGHAI.

Viene da chiedersi: ma se l’Italia fosse come la Norvegia monetariamente sovrana cioè fuori dall’euro?

E se non fosse trivellata da cima a fondo da multinazionali estere e/o finanziarie (come l’ENI) per i suoi giacimenti di idrocarburi, i secondi per ordine di importanza in Europa ?

E se per le nostre preziose risorse elettriche non fosse sfruttata da scatole cinesi della multinazionale di stato francese EDF?
E  se le nostre risorse idriche, tra le maggiori al mondo, non fossero in mano alle multinazionali dell’acqua in bottiglia tipo Nestlé, e dai due colossi francorotti Suez Gaz de France e Veolia?

E se i proventi di dette risorse pubbliche li gestissimo per ridistribuirli al popolo come nei paesi dove esiste un social welfare?
Avremmo un debito pubblico inesistente come la Norvegia?

E se e se e se. Ma come siete ingenui. Noi siamo dei birboni, abbiamo avuto Mussolini, siamo indisciplinati, pizza pasta e mandolino, insomma siamo italiani e meritiamo una penalizzazione. Bisognerebbe come minimo che la Banca d’Italia fosse di proprietà pubblica, con una moneta credito, al contrario dell’euro debito. Bisognerebbe come minimo non avere ceduto al golpe bianco del Britannia (nel 1992, decisione della svendita dell’IRI con l’aiuto della svalutazione della Lira in seguito all’attacco di Soros), per la verità poi neanche riconosciuto come tale dalla stampa ufficiale.

Ieri il ministro portoghese e quello austriaco hanno segnalato la loro contrarietà il primo all’euro, il secondo al bilancio UE per via degli insensati salvataggi delle banche; irlandesi e greci non ne possono più e sono i primi ad avere capito sulla loro pelle quello che negli USA oramai è diventato il segreto di pulcinella, e cioè che Bernanke/Trichet stampano moneta a (nostro) debito per salvare le banche creditrici dei debiti sovrani mentre l’eurocratese continua a mescolare le carte sibilando che è per salvare gli Stati, oramai morti e sepolti dagli stessi eurocrati.
Decidere di uscire dall’euro è possibile in virtù del Trattato di Lisbona: e se la esplorassimo, per rifondare una moneta credito del popolo?

Almeno altri quattro anni di guerra

Scritto da:Enrico Piovesana  
Fonte: http://it.peacereporter.net

Al vertice Nato di Lisbona che si apre venerdì, Obama presenterà il suo piano per l’Afghanistan: altri 48 mesi di guerra sempre più dura, dopo i quali le truppe occidentali rimarranno, senza limiti, a sostegno dell’esercito afgano.
La guerra d’occupazione degli Stati Uniti e della Nato in Afghanistan durerà almeno altri quattro anni, ma la presenza militare occidentale nel paese proseguirà, senza limiti, ben oltre il 2015.
Questo è il piano che il premio Nobel per la pace, Barak Obama, presenterà venerdì al vertice dell’Alleanza atlantica di Lisbona: altri 48 mesi di guerra ‘dura’ alla Petraus (con un’escalation dei bombardamenti aerei e un sempre più massiccio ricorso ai raid notturni delle forze speciali), al termine dei quali dovrebbe avvenire il ritiro del grosso delle ‘truppe combattenti’ (da completare, talebani permettendo, entro la fine del 2014), lasciando comunque sul campo decine di migliaia di truppe Nato con il compito di assistere l’esercito afgano nella prosecuzione della guerra (il che presuppone molti altri anni di operazioni militari a sostegno delle truppe afgane).
Mark Sedwill, il rappresentante civile della Nato in Afghanistan, parlando oggi a Kabul ha già messo le mani avanti sulla scadenza dei qattro anni per il ritiro delle truppe combattenti. “Il termine della fine del 2014 non va considerato come una deadline, ma come un obiettivo: nelle aree del paese con maggiori problemi di sicurezza, il passaggio di consegne alle truppe afgane potrebbe protrarsi anche nel corso del 2015 e oltre”.
Dopo aver subìto nove anni di occupazione e di guerra, al popolo afgano vengono garantiti altri anni di passione, quattro, cinque o forse più. E saranno gli anni peggiori.
Da quando, lo scorso 5 luglio, il generale David Petraues ha preso il comando delle operazioni di guerra alleate in Afghanistan, i bombardamenti aerei alleati sono diventati sempre più frequenti: 400 nel mese di luglio, 500 in agosto, addirittura 700 in settembre. In ottobre è giunta al largo delle coste pachistane una seconda portaerei americana (la USS Lincoln) e presto dovrebbe arrivarne anche una francese (la De Gaulle): tutto questo in preparazione di un’ulteriore escalation della campagna aerea in Afghanistan.
A preoccupare gli afgani, forse anche più dell’aumento dei bombardamenti aerei, è il crescente ricorso alla tattica dei ‘night raid’: i famigerati blitz notturni compiuti dalle forze speciali (americane e non solo) nelle abitazioni civili ‘sospette’. Azioni brutali che terrorizzano la popolazione e che spesso si concludono con l’uccisione a sangue freddo di donne, uomini e bambini innocenti, accompagnate da violenze gratuite e umiliazioni, furti e danneggiamenti. Una pratica sempre più diffusa da quando c’è Petraeus al comando, e di cui il presidente afgano Hamid Kazrai ha chiesto con forza la cessazione: una richiesta seccamente bocciata sia dal generalissimo Usa, che ha espresso “stupore e disappunto” per le “pericolose” parole di Karzai, sia dal segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, che ha difeso i raid notturni come “componente chiave” della strategia militare americana.
Pianificare altri quattro anni di guerra significa mettere in conto altre decine di migliaia di civili afgani uccisi, altre centinaia di migliaia di innocenti feriti, mutilati e sfollati, e almeno altri 2.500 giovani militari occidentali caduti (stando alla media dell’ultimo anno di guerra). Per non parlare delle decine di miliardi di euro che verranno gettati al vento in un momento di grave crisi economica: solo l’Italia spenderà almeno altri 3 miliardi di euro se deciderà di rimanere in Afghanistan fino al 2014.

Dalai Lama: un altro mito della CIA

Traduzione di Alessandro Lattanzio, redattore di Eurasia.
Rivista di studi geopolitici.
http://www.westernshugdensociety.org/our-cause/
Fonte: http://nwo-truthresearch.blogspot.com/

Il Dalai Lama è un altro di quei miti ormai consolidati che si sono sostituiti alla caduta di affezione nei confronti della religione cristiana, soprattutto tra i giovani. In Italia troviamo una risma di libri pubblicati dalle più diverse case editrici, libri che vengono ingurgitati senza il minimo spirito critico dalle menti che rifuggono gli scandali della Chiesa Romana. In realtà il Dalai Lama è un altro di quei “miti” creati a tavolino per incanalare le masse all’interno di un’opposizione innocua, controllata e sterile, al pari di quella Bono Vox, la sua ONE Foundation e il suo Live 8. D’altronde, cosa dovremmo pensare di un personaggio che ha ricevuto la Congressional Gold Medal, la massima onorificenza civile del Congresso degli Stati Uniti direttamente dalle mani di George Bush Jr? Oltre a ciò, come riferito dal Times of India in un articolo dal titolo Dalai Lama: La non violenza non può affrontare il terrore, lo stesso non-violento Dalai Lama ammetteva di amare George Bush, e giustificava la violenza per contrastare il terrorismo. vediamolo per intero:
“New Delhi – Il Dalai Lama, un campione della non violenza da una vita, sabato ha candidamente affermato che il terrorismo non può essere affrontato mediante l’applicazione del principio di ahimsa, perchè le menti dei terroristi sono chiuse.
“E’ difficile far fronte al terrorismo attraverso la non violenza” ha detto il leader spirituale tibetano mentre pronunciava qui le Madhavrao Scindia Memorial Lecture.
Egli ha inoltre nominato il terrorismo come il peggior tipo di violenza, che non viene effettuata da un popolo di pazzi, ma da coloro che sono molto brillanti ed educati.
“Essi (i terroristi) sono molto brillanti ed educati…ma in loro è allevato un forte sentimento malato. Le loro menti sono chiuse” ha detto il Dalai Lama.
Egli ha detto che la sola via per combattere il terrorismo è attraverso la prevenzione. Il capo del governo tibetano in esilio ha lasciato il pubblico sbalordito quando ha detto:“Io amo il presidente George W. Bush“. Ha poi aggiunto che lui e il Presidente degli Stati Uniti hanno subito stretto un accordo nel loro primo incontro a differenza dei politici che si prendono un po di tempo per sviluppare stretti legami.”
C’è da dire che il Buddhismo tibetano in generale, ma anche altre correnti buddiste, si sono spesso concretizzate in teocrazie oppressive che hanno schiavizzato, sfruttato e abusato della gran massa della popolazione.
In questo video sotto sono mostrate le foto della vecchia classe dominante tibetana:
in quest’altro sotto invece sono mostrate le foto della classe lavoratrice, o meglio degli schiavi del vecchio Tibet:
Quest’altro video ritrae la miserabile vita dei servi tibetani:
Le foto che seguono sono state rilasciate dagli archivi; queste riflettono la vera vita della gente comune tibetana sotto il governo dei Lama:
La prima immagine mostra due schiavi Tibetani. Le loro mani e i loro piedi sono bloccati assieme dai proprietari di schiavi tibetani, al fine di prevenirne la fuga.

Sapete cosa sono questi? Queste sono le pelli del popolo tibetano! Il Dalai Lama utilizzava pelli umane per eseguire alcune cerimonie buddiste. I padroni di schiavi uccidevano i loro schiavi e tiravano via le loro pelli. In questa foto, ovviamente, la sinistra e la destra sono pelli di bambini, mentre quella centrale appartiene ad uno schiavo adulto. I padroni di schiavi erano disposti a fornire pelli umane al Dalai Lama, perchè credevano così di essere benedetti dal Dalai in accordo al buddismo tibetano 

L’immagine qui sotto mostra uno schiavo le cui braccia sono state tagliate via. Quando i Dalai governavano il Tibet, le ossa umane erano trasformate in strumenti religiosi. La cosa più crudele è che i proprietari di schiavi tagliavano braccia e gambe dagli schivi tibetani che erano ancora vivi

Questa bambina morì di fame. I padroni di schiavi hanno cibo sufficiente e intenzionalmente lasciano morire di fame la schiava femmina, perché vogliono usare il suo cuore, fegato e altri organi per sacrifici. Inoltre la testa sarà trasformata in un contenitore di bevande

Ma queste notizie, nei salottini chic, new age e alternativi nostrani, non vengono certo divulgate. Le filosofie orientali alla maniera “occidentale” sono state opportunamente “depurate” della loro parte più scandalosa; così sono diventate un moda da sbandierare, una spilletta da mettere in bella mostra, un’appendice narcisistica per far vedere quanto si è più elevati e spirituali di altri. Tutto ciò si inserisce all’interno del movimento New Age che, come sappiamo, ha l’obiettivo di mutare la cultura e i valori, al fine di arrivare ad una Religione Unica Globale, che sarà il cemento per il Nuovo Ordine Mondiale, al pari di come il Cristianesimo diventò il cemento culturale per l’Impero Romano, specialmente dopo il Concilio di Nicea del 325 d.c .
Ovviamente, quando si critica il Tibet e il Dalai Lama, la pubblica disinformazione che ragiona per falsi opposti, crede che si stia dalla parte della Cina, in tutto e per tutto, oppure si è fondamentalisti Cristiani o peggio intolleranti religiosi; questa è una tecnica per dividere l’opinione pubblica sui fatti scomodi, per cui se non sei con noi allora sei con il nemico. Sappiamo benissimo, ad esempio, che tipo di regime turbocapitalista schiavista sia la Cina moderna, per non parlare dell’opprimente antico regime di Mao. E’ una tecnica ormai stranota; ad esempio se denunci il Signoraggio sei un nazi-fascista, solo perché dei gruppi estremisti hanno preso tale tema come il loro cavallo di battaglia, magari presentando anche studi documentati; se denunci i crimini della psichiatria allora sei un fondamentalista di Scientology, solo perché questa setta, attraverso il canale del CCDU, ha scelto di denunciare tali crimini, magari presentando anche studi documentati. Quella di dare in pasto a gruppi “impresentabili” le scomode verità che il sistema vuole occultare, è una delle tecniche più efficaci per il discredito totale di tali questioni. Per quanto riguarda l’accusa di intolleranza religiosa, la questione è davvero manipolatoria, infatti è la stessa mentalità che condanna come Antiamericani tutti coloro che denunciano i crimini dei vari governi degli Stati Uniti nel mondo da più di 60 anni. Allo stesso modo dovremmo essere etichettati come intolleranti religiosi se denunciamo i gravi crimini della teocrazia tibetana; insomma, dovremmo ‘tollerare’ tali crimini! Chi ragiona per dati di fatto la vede in un’altra maniera….

Allarme per i cartoni di latte “riciclato”

Nota: La redazione della”Patatina Fritta” aveva pubblicato l’articolo relativo al “latte riciclato” senza però esprimere nessun giudizio in merito in quanto la notizia  non verificabile… qui riportiamo una nota esplicativa che sta girando su internet..

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “f.grani****” e “giuseppe.r****87” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Sta circolando un e-mail che mette in guardia contro il presunto pericolo costituito da alcuni cartoni di latte, che recherebbero un’indicazione del fatto che il loro contenuto è stato sottoposto più volte a pastorizzazione per reimmetterlo sul mercato. Ecco il testo dell’appello:

Il latte in cartone, quando non è venduto dopo un determinato termine di tempo è rispedito in fabbrica per essere pasteurizzato un’altra volta…Questo processo può ripetersi fino a 5 volte, cosa che conferisce al latte un sapore diverso da quello iniziale, aumentando la possibilità di cagliare e riduce significativamente la sua qualità, nonché anche il valore nutritivo diminuisce…

Quando il latte ritorna sul mercato, il piccolo numero che vedete dentro il cerchietto nel file allegato viene modificato.

Questo numero varia da 1 a 5.

Sarebbe conveniente comprare il latte quando il numero non supera il “3”. Numeri superiori comportano una diminuzione nella qualità del latte. Questo piccolo numero si trova nella parte inferiore del cartone; se compri una scatola chiusa, è sufficiente controllare uno dei cartoni, tutti gli altri avranno lo stesso numero.

Ad esempio: se un cartone ha il numero 1, vuol dire che è appena uscito dalla fabbrica; ma se ha il numero 4, significa che è già stato pasteurizzato fino a 4 volte ed è stato rimesso sul mercato per essere venduto…

Si tratta di un allarme assolutamente fasullo: la cifra in questione non indica affatto il numero di volte che il latte è stato “riciclato”, ma è un numero di riferimento del sistema di confezionamento. Grazie a una lettrice, Valeria, abbiamo la spiegazione di un esperto di settore, il responsabile qualità della Centrale del Latte di Torino:

Gentile consumatrice, la ringrazio per questa segnalazione che, per rimanere in tema, definirei una bufala enorme. Il numero a cui si riferisce (se ho capito bene è quello impresso sul fondo del pacco di latte fresco, vicino al bordo) è il dosatore della macchina di confezionamento (le nostre confezionatrici ne hanno 4, quindi è normale trovare uno di questi numeri).

Le ricordo solamente che il latte fresco pastorizzato, per legge, può subire un unico trattamento termico. Internet è uno strumento utile e potente. Sovente però ci si imbatte in informazioni completamente inaffidabili.

Le origini di quest’appello sono spagnole o latinoamericane. L’appello, infatti, viaggia solitamente accompagnato dall’immagine che vedete in alto all’inizio dell’articolo, il cui nome è lecheencarton.jpg. Cercando questo nome in Google emergono vari siti e post di newsgroup in spagnolo, come questo:

LLAMADA DE ATENCION

¿Sabes que la leche en cartón que no se vende dentro del plazo de caducidad regresa a la fábrica para ser re-pasteurizada y vuelve al supermercado de nuevo?. Increíble ¿verdad?. Pues la Ley permite a las centrales lecheras repetir este ciclo hasta 5 veces, lo que termina dejando la leche casi sin sabor y con una significativa reducción de su calidad y valor nutricional.

Cuando la leche llega al supermercado para la venta al consumidor final, el cartón debe exhibir un pequeño número que está marcado en su parte inferior. Ese número varía del 1 al 5. Lo mas que se debe tolerar es comprar leche hasta el número 3, es decir, leche que ha sido re-pasteurizada 2 veces, recomendándose no comprar cartones de leche cuyo número sea 4 o 5 ya que ello significa que la calidad de la lecha estará degradada. Si compras una caja cerrada, basta verificar el número de la caja ya que todos los cartones en su interior tendrán la misma numeración. Por ejemplo, si un cartón tiene el número 1, significa que es la primera vez que sale de la fábrica y llega al supermercado para su venta, pero si tiene el número 4, significa que caducó 3 veces y que fue re-pasteurizada 3 veces volviendo al supermercado para tratar de ser vendida y así sucesivamente…

Así es que, ya sabes, cuando compres leche, mirar el fondo del cartón y no comprar cajas que tengan los números 4 o 5, y para los mas escrupulosos, ni siquiera el 3.

En el archivo adjunto podrán ver el número en cuestión. Ir al super, tomar una caja de leche y comprobar el número, dudo que encuentren el 1 o el 2.

SI TIENES CONCIENCIA CIUDADANA, DIVULGA ESTE MENSAJE!!

Seguendo le parole-chiave di questa traccia si arriva per esempio al sito cileno della Tetrapak, che ha una risposta specifica alla domanda sul “riciclaggio” del latte descritto da quest’appello. Una risposta analoga, intitolata significativamente “Attenzione allo spam”, è data dal sito italiano della Tetrapak:

I contenitori Tetra Pak, durante la produzione sono stampati su bobine-madri di carta larghe circa 1,5 metri che successivamente vengono tagliate, a seconda dei formati, in 5 o 6 rotoli pronti per il confezionamento.

Per assicurare la rintracciabilitá del materiale di imballaggio, i contenitori che costituiscono queste bobine vengono contraddistinti, con intervalli regolari e in modo sequenziale, con i relativi numeri da 1 a 5 o 6 a prescindere dal prodotto contenuto (latte, succhi, vino, etc.).

Questo é il motivo per cui sul fondo delle confezioni possono esssere presenti questi numeri di identificazione che nulla hanno a che fare con gli alimenti confezionati.

Morale della favola: non credete a tutto quello che leggete su Internet. Là fuori c’è un sacco di gente bravissima a prendere fischi per fiaschi, soprattutto quando c’è di mezzo una storia che sembra confermare qualche pregiudizio o luogo comune basato sulle paure e sulla diffidenza.

ARMI A MICROONDE

Fonte: intermatrix.blogspot.com

Anche le armi a microonde hanno una storia non recentissima: immediatamente dopo la seconda guerra mondiale se ne sviluppò l’utilizzo per il controllo delle menti ed altri impieghi più o meno occulti.
I primi a sperimentare le microonde in modo più sistematico furono i sovietici. La CIA riporta un episodio che aprì la strada agli studi americani sulle microonde. Negli anni ’70 l’ambasciata americana a Mosca fu sottoposta ad un “bombardamento” a microonde. In tale occasione i servizi segreti russi adottarono un piano per indebolire l’apparato diplomatico statunitense a Mosca. Attraverso un’esposizione prolungata a microonde a bassa intensità i diplomatici americani subirono pesanti danni fisici e psicologici. Oltre all’insorgere di diverse forme di cancro sono stati documentati casi di problemi psicologici e cognitivi. I tessuti umani possono infatti essere gravemente danneggiati dalle microonde a diversi livelli: dall’insorgere di tumori a malattie della pelle, da impotenza ad indebolimento delle difese immunitarie, fino ad effetti devastanti sul sistema nervoso centrale capaci di provocare amnesie, demenza, sindromi depressive, paranoia, schizofrenia, disturbi del comportamento, violenza, stati alterati di coscienza, etc. etc.

In base a questi effetti.. ne è stato più volte promosso un uso “segreto” per l’indebolimento e il CONTROLLO PSICOLOGICO delle masse.