Scoperte 30 bare antiche nella necropoli di Luxor

Fonte: https://ilfattostorico.com/2019/10/21/scoperte-30-bare-antiche-nella-necropoli-di-luxor/

Ministero delle Antichità d’Egitto
Al Ahram
Egypt Today
Reuters

(Ministro delle Antichità d’Egitto)

Trenta bare intatte, sigillate e dipinte, appartenute a un gruppo di sacerdoti e sacerdotesse della XXII dinastia, sono state rinvenute nella necropoli di el-Assasif, presso l’antica città di Tebe, oggi Luxor. «È il primo grande deposito di bare umane mai scoperto dalla fine del XIX secolo», ha dichiarato il ministro delle antichità egiziano Khaled El-Enany. A distanza di 3000 anni, le bare mostrano ancora i loro eccezionali colori e le iscrizioni geroglifiche.

(Ministro delle Antichità d’Egitto)

Pericolo dei tombaroli

Mostafa Waziri, segretario generale del Consiglio supremo delle antichità egiziane, ha riferito che le bare erano in due livelli: 18 bare sopra e 12 sotto. Alcune delle persone inumate erano sacerdoti. In totale sono state trovate le mummie di ventritré maschi adulti, cinque femmine adulte e due bambini dell’antico Egitto. Secondo Waziri, le bare vennero raggruppate e nascoste verso la fine della XXII dinastia da un sacerdote egizio, al fine di proteggerle dai disordini e dai predatori di tombe dell’epoca.

Decifrazione in corso

Durante la conferenza stampa di sabato, gli archeologi hanno aperto le bare di un maschio e di una femmina adulti. Le due mummie sono sembrate ben conservate: gli involucri esterni erano ancora intatti e coprivano completamente i volti e i corpi. Non c’era alcun manufatto, ma è possibile che fossero stati avvolti negli involucri. Lo scavo è ancora in corso e gli archeologi stanno decifrando i geroglifici: i dipinti sul legno sono così ben conservati che si possono distinguere le divinità e le scritture, le scene dal Libro dei Morti e i titoli dei defunti. L’analisi potrebbe identificare e datare esattamente queste persone. A novembre, le bare saranno spostate da Luxor al Cairo per essere restaurate e infine esposte presso il Grande Museo Egizio, che dovrebbe aprire il prossimo anno vicino alle piramidi di Giza.

(Ministro delle Antichità d’Egitto)

Per la prima volta nella sua storia, ha aggiunto Waziri, il Ministero delle Antichità sta dirigendo circa 40 missioni puramente egiziane. El-Assasif è una grande necropoli antica in cui sono state fatte numerose scoperte recenti. L’anno scorso, a poca distanza da qua, gli archeologi avevano trovato altre sepolture ben conservate in due tombe (la TT33 e quella di Thaw-Irkhet-if). Il direttore degli scavi archeologici di Luxor, Salah El Masekh, ha affermato che la necropoli di Assasif ospita anche tombe della XVIII, XXV e XXVI dinastia.

(Ministro delle Antichità d’Egitto)

(Ministro delle Antichità d’Egitto)

(Khaled Desouki, AFP via Getty Images)

(Ministro delle Antichità d’Egitto)

(Ministro delle Antichità d’Egitto)

(Ministro delle Antichità d’Egitto)

Alimenti vegani: sono sempre la scelta più compatibile con l’ambiente?

Scritto da: Nicoletta
Fonte: https://www.soloecologia.it/10112019/alimenti-vegani-sono-sempre-la-scelta-piu-compatibile-con-lambiente/12934

La richiesta di prodotti vegani è in continuo aumento, perché una dieta priva di carne, pesce uova, latte e miele è considerata più sana e sopratutto più ecologica. Ma “vegano” è sempre sinonimo di “ecofriendly”?

Formaggio vegan, cotoletta vegetariana, hamburger senza carne: sugli scaffali dei supermercati le alternative alla carne e ad altri prodotti di origine animale vanno a ruba. Il numero dei nostri connazionali esclusivamente vegani non ancora è altissimo in rapporto alla popolazione, ma è in costante crescita e a essi si affiancano i clienti che non fanno completamente a meno della carne e non vogliono demonizzare altri alimenti di origine animale, ma semplicemente vogliono consumarne una minore quantità. Dei benefici della dieta vegana abbiamo parlato in questo articolo e ribadiamo che sicuramente dal punto di vista ecologico, tutto ciò che tra i nostri alimenti non proviene dalla zootecnica è sicuramente più rispettoso dell’ambiente. Uno studio dell’Università di Oxford ha dimostrato che la produzione di cibo nel mondo causa l’emissione di un quarto di tutti i gas serra, ma l’80% di questi hanno origine nei processi di allevamento. Adottare una dieta vegana è probabilmente la leva in assoluto più potente per ridurre la propria impronta ecologica, ben più che comprare un’auto elettrica o usare meno l’aereo.

Tuttavia, permetteteci di dire che l’etichetta “vegan” che ora si trova su molti alimenti (inclusi insospettabili prodotti come succo di mela, vino o cioccolato fondente) non è automaticamente garanzia di una dieta rispettosa dell’ambiente. Occorre porsi delle domande importanti, prima tra tutte: Da dove proviene la derrata e come viene realizzata? Occorre sempre verificare l’origine e gli ingredienti. C’è una bella differenza nel bilancio di produzione CO2 tra una fetta di carne biologica prodotta nella propria regione e in quello di una cotoletta vegan prodotta all’estero (se non addirittura) oltreoceano, magari con soia proveniente da una monocoltura OGM, tenuta insieme da sofisticati additivi chimici, e trasportata su gomma o in aereo in Italia, oppure infarcita di conservanti e trasportata via mare! Certo, stiamo esagerando poiché esistono molte ottime vie di mezzo – ma lo facciamo esclusivamente per chiarire il punto che ci interessa sottolineare… A ben guardare, se mangiamo la carne di un’azienda agricola ubicata non lontano dal luogo di acquisto, che alleva le mucche al pascolo, nutrendole di erba proveniente da aree inutilizzabili per l’agricoltura e contribuendo così alla conservazione dell’ecosistema dei pascoli – allora anche i gas dannosi per il clima prodotti da questi animali durante la digestione rimangono in equilibrio in un ciclo naturale.

Le raccomandazioni del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC) sono di consumare molta meno carne, ma anche di non rinunciare completamente ai prodotti animali, bensì di tornare al principio della carne di ottima qualità (magari venduta a un giusto prezzo) e mangiata non tutti i giorni, ma solo in giorni “speciali”, ad esempio la domenica o due volte la settimana. A questa raccomandazione va aggiunta quella di prediligere le derrate conservate nella minore quantità di imballaggi possibile (specie se si tratta di plastica). E poi la regola sempre valida di evitare in ogni modo lo spreco del cibo, visto che secondo le stime il 30% di quello prodotto nel mondo finisce tra i rifiuti.

FIGLI E FIGLIASTRI: PER LA UE GLI AIUTI DI STATO SONO AMMESSI … SE TEDESCHI!

Fonte: https://scenarieconomici.it/figli-e-figliastri-per-la-ue-gli-aiuti-di-stato-sono-ammessi-se-tedeschi/

Che bella l’Unione Europea, dove tutti i paesi sono uguali e con gli stessi diritti… oppure no? Secondo quanto riportato dal FAZ la Commissione Europea si appresta ad approvare la ricapitalizzazione delle banca tedesca Nord LB effettuata con fondi pubblici per 3,6 miliardi. L’analisi di questa decisione ha impiegato ben 9 mesi dato che l’operazione è stata svolta quasi un anno fa, ma alla fine l’esamina termina con un ok su tutta la linea.

La crisi inizia della Nord LB diventa non più affrontabile con mezzi ordinari a fine 2018 quando il peso degli NPL, dei crediti inesigibili, diventa tale da portare a 2 miliardi di perdite, dando un potente colpo alla capitalizzazione della banca. A giugno 2019 siamo in una situazion in cui,  potenzialmente, la banca dovrebbe essere chiusa perchè non rispetta i coefficienti minimi di capitalizzazione CET1, del 10,57%. La  Banca però non chiude perchè i land della Bassa Sassonia e della Sassonia-Anhalt , insieme ad altre casse di risparmio della Germania del Nord, avevano già concordato un’operazione di rifinanziamento per 3,6 miliardi. Ora questa operazione viene approvata dalla Commissione e può passare alla fase finale, cioè l’approvazione dei parlamenti dei land e l’esecuzione dell’iniezione di capitali.

La Commissione della concorrenza di Bruxelles può approvare i contributi in conto capitale di enti del settore pubblico solo se si giunge alla conclusione che un investitore privato avrebbe fornito tale capitale alle condizioni concordate. Questa affermazione è risibile, francamente, per la Nord LB sia perchè la banca era già decotta da tempo,  sia perchè due investitori privati Centerbridge e Cerberus avevano presentato due offerte per Nord LB, ma a condizioni ben diverse e che erano stati respinti dagli attuali proprietari pubblici. Proprio perchè la condizioni attuali sono diverse da quelle offerte dal mercato, in teoria, non sarebbe stata autorizzabile, ma.. è la Germania, volete che la Commissione dica di no? Non scherziamo. 

Di questa decisione saranno molto soddisfatti sia gli ex Azionisti e creditori  delle Banche dell’Italia centrale  (Etruria, Marche, Carife etc) e delle due venete, Popolare di Vicenza e Veneto Banca, che videro invece i propri istituti ammazzati per rispettare le regole della concorrenza. Potrebbe rendere più contenti invece i lavoratori dell’ILVA perchè, ora, ci sono più possibilità di autorizzazione per un diretto intervento statale.

A FURIA DI USARE (SENZA CRITERIO) IL MANGANELLO MEDIATICO DE BENEDETTI RISCHIA DI FARSI MALE DA SOLO

Scritto da: Francesco Maria Toscano
Fonte: http://www.ilmoralista.it/2019/10/10/a-furia-di-usare-senza-criterio-il-manganello-mediatico-de-benedetti-rischia-di-farsi-male-da-solo/

Sull’Espresso on -line di ieri (clicca per leggere) Gianfrancesco Turano si diletta nel dipingere la “galassia nera” che agiterebbe il web al fine di turbare il “meraviglioso” e “paradisiaco” ordine attuale, fondato sui pilastri della globalizzazione politica e del liberismo economico. Questi “cattivoni” che non amano Merkel e Draghi, che contestano l’austerità e le politiche infami di quella Ue che – parole di Vincenzo Visco – , ha organizzato un “olocausto in Grecia”, sono naturalmente “fascisti”. In realtà tante dinastie che furono naziste per davvero – penso alla famiglia Quandt che controlla il colosso automobilistico tedesco Bmw- continuano ancora oggi a dominare la Germania e quindi l’Europa, ma non importa. Per i giornalisti di Repubblica-l’Espresso l’accusa di fascismo è un moto “pavloviano”, un riflesso automatico che demonizza e delegittima tutti i non allineati. Avremmo volentieri trascurato il pezzo confuso di Turano, ma sfortunatamente non possiamo. Nel pezzo in questione infatti, Turano tira in ballo pure Vox Italia quel tanto che basta per giustificare le vergognose prassi censorie che il nostro partito ha subito e subisce fin dalla sua nascita. Non contento il giornalista manda un “messaggio” (non ho scritto “pizzino”) pure a Byoblu, denotando fastidio per la crescita di un canale che ospita di frequente (questo aspetto è effettivamente grave) perfino “pericolosi figuri” del calibro di Bagnai e Rinaldi. Byoblu ha osato sentire l’opinione di Alberto Micalizzi che, condannato in primo grado a 6 anni per truffa, andrebbe forse nel frattempo “ibernato” e ridotto in una condizione di meditabondo silenzio (ma di Adriano Sofri condannato in via definitiva per l’omicidio Calabresi che scrive sul Foglio Turano che dice?). Ma tutti questi peccati sono poca cosa rispetto alla colpa di avere ospitato il politologo Dugin, vera ossessione del gruppo Repubblica/l’Espresso che vede nel barbuto pensatore russo la quintessenza di un pensiero eretico e pericoloso, incarnazione vivente del fascismo eterno che ritorna in forme dissimulate. Siccome non conosciamo il nome di un bravo psicologo esperto in psicopatie ricorrenti, rispondiamo a Turano brevemente nel merito delle cose dette. Vox Italia non ha nulla a che vedere con il nazismo o con il fascismo; Vox Italia è un partito che si riconosce completamente nei valori impressi nella nostra Costituzione nata sulle ceneri dei totalitarismi novecenteschi. Vox Italia contesta gli attuali assetti di potere, fondati sul predominio del denaro e sulla mercificazione dell’Uomo ridotto a mero strumento di produzione e di consumo, servo muto e inconsapevole da sacrificare sull’altare del dio-mercato. Si può dire tutto questo, o Turano e compagnia ci devono far bere l’olio di ricino per così poco? Turano dovrebbe semmai approfondire il profilo di chi lo paga, ovvero di Carlo De Benedetti, uomo già coinvolto in vicende poco edificanti al tempo di Mani Pulite; finanziere molto potente già affiliato alla loggia “Cavour” di Torino che – a proposito di Russia- qualcuno ha accostato alle vicende cristallizzate dentro il dossier Mitrokhin(clicca per leggere). Per non parlare, per ora, del caso “Banco Ambrosiano”. Ora domando: visto che i vostri stipendi sono pagati da un editore così, siete proprio sicuri di avere i titoli per fare di continuo la morale agli altri? Non è meglio che cominciate a guardarvi allo specchio prima di concentrarvi sul mondo circostante? Se non riuscite a farvi da soli una seduta di autoanalisi vorrà dire che vi aiuteremo noi.

L’insostenibile accordo dell’Università di Messina con l’ateneo-ostaggio di Erdogan

Fonte: http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2019/10/linsostenibile-accordo-delluniversita.html

Un’aggressione sanguinosa ai danni della popolazione kurda, l’ennesima, e un’escalation autoritaria e repressiva che ha colpito soprattutto negli ultimi tre anni migliaia di intellettuali, docenti e studenti universitari, giornalisti, attivisti politici in tutta la Turchia. Non sembrano conoscere limiti le nefandezze del regime del sultano Erdogan, ma soprattutto sono davvero poche le voci autorevoli oggi in Italia, specie in ambito accademico, pronte a denunciare le conseguenze immediate e i pericoli globali a medio termine dell’attacco sferrato dalle forze armate turche nella Siria nord-orientale. Di contro sono ben ventisette le università italiane che continuano a mantenere stabili relazioni di cooperazione alla ricerca e collaborazione scientifica (anche in ambiti militari) con gli atenei della Turchia, nonostante la campagna governativa che ha colpito l’intero sistema educativo del paese, con illegittime condanne, arresti, ingiuste detenzioni, torture, licenziamenti e sospensioni di rettori, docenti, ricercatori e allievi. Tra i disattenti (o cinici) partner italiani degli atenei turchi c’è l’Università degli Studi di Messina. Il 16 aprile 2014 l’allora rettore Pietro Navarra e il prof. Mehmet Fuzun, rettore dell’Università Dokuz Eylul di Smirne, sottoscrivevano un Accordo-quadro di cooperazione culturale, scientifica e didattica nei campi di mutuo interesse per “promuovere iniziative finalizzate alla realizzazione di programmi congiunti di ricerca e favorire gli scambi”. Nello specifico l’accordo puntava a promuovere la mobilità di docenti, ricercatori, personale tecnico e amministrativo, studenti; lo scambio di informazioni, di pubblicazioni scientifiche e di altro materiale didattico; l’organizzazione di iniziative comuni come conferenze, seminari, lezioni, ecc.; l’uso reciproco degli strumenti di ricerca e accesso alle strutture delle due Istituzioni”. All’articolo 5 dell’Accordo-quadro si riporta che la durata dello stesso è di cinque anni dalla firma dei rappresentanti legali dei due atenei (dunque sino al 15 aprile 2019 scorso), ma che “potrà essere rinnovato tacitamente allo scadere, salvo il caso in cui, una delle Parti, intenda recedere dallo stesso”. Ad oggi non risulta che l’Università di Messina o la Dokuz Eylul di Smirne abbiano comunicato l’intenzione a dare per concluso il mutuo accordo di cooperazione, né pare ci sia l’intenzione di farlo da parte del nostro ateneo, nonostante i crimini commessi dalle forze armate turche in Siria e contro la popolazione kurda che vive dentro e fuori i confini del paese. Non si comprende poi come nessuno all’interno dell’Università di Messina si sia accorto nel corso del quinquennio di vigenza dell’accordo di cooperazione quanto sia accaduto all’interno dell’Università di Smirne. Eppure sono numerosi i report di organizzazioni non governative in difesa dei diritti umani o le inchieste giornalistiche che hanno documentato come proprio la Dokuz Eylul Universitesi di Smirne sia stata tra le più colpite dalla furia repressiva e dai decreti emergenziali (illegittimi ed incostituzionali) del nuovo sultano di Ankara. Fermandosi solo a quanto accaduto negli ultimi tre anni, segnaliamo i fatti più ravi avvenuti Il 26 ottobre 2016, ad esempio, le forze di polizia turche hanno eseguito l’arresto di 55 tra docenti e studenti della Dokuz Eylül, nell’ambito di un’inchiesta giudiziaria che li vedrebbe coinvolti n qualche modo nell’organizzazione del violento tentativo di colpo di stato avvenuto il 15 luglio precedente. In particolare, gli inquirenti hanno accusato gli accademici e gli allievi di Smirne di avere utilizzato ByLock, un’applicazione smartphone che le autorità governative ritengono sia stata utilizzata come sistema di collegamento tra i presunti appartenenti al movimento guidato dall’esponente religioso islamico Fethullah Gülen, ritenuto di essere il mandante e l’organizzatore del fallito golpe, ma che ha sempre formalmente negato di aver avuto un qualsivoglia ruolo nella sollevazione anti-governativa, chiedendo di essere sottoposto ad un’inchiesta internazionale indipendente. Il 4 gennaio 2017 sette studenti della Dokuz Eylül Universitesi sono stati vittima di un’aggressione da parte delle forze di sicurezza: dopo essere stati picchiati, sono stati condotti in un posto di polizia e posti agli arresti. Le vittime avevano letto in pubblico un documento che invitava alla mobilitazione del campus a favore della crescita del secolarismo in Turchia. Il documento era stato redatto in risposta all’attacco terroristico avvenuto a Istanbul il giorno di Capodanno che aveva causato la morte di 39 persone, presumibilmente eseguito da presunti miliziani pro-Isis. Gli studenti sono stati accusati di “avere incitato la popolazione all’odio e all’ostilità” secondo quanto previsto dall’articolo 216 del Codice penale turco che prevede una pena sino a tre anni di carcere. Il giorno successivo all’arresto, gli studenti venivano rilasciati a piede libero in attesa del processo. Il 30 maggio 2017, ventisette accademici della Dokuz Eylül Universitesi di Smirne venivano arrestati ancora con l’accusa di tenere legami con il movimento islamico Gülen. Ancora una volta le prove addotte dagli inquirenti vertevano sull’uso da parte dei docenti dell’applicazione ByLock, del possesso di un conto bancario presso la Bank Asya, precedentemente chiusa dalle autorità perché ritenuta vicina al leader religioso Fethullah Gülen, o perché ritenuti membri di fondazioni o associazioni ad egli collegate. Il personale arrestato è stato poi licenziato dall’università sulla base di quanto disposto da un decreto governativo adottato in “emergenza” dopo il tentato golpe del luglio 2016. Il 27 giugno 2017  l’amministrazione della Dokuz Eylül University ordinava invece la sospensione di dodici studenti delle facoltà di Medicina, Economia e Belle Arti, rei di aver sottoscritto una petizione che invitava il governo turco a interrompere le operazioni di guerra contro i ribelli kurdi nella parte sudorientale del paese. La petizione era stata lanciata nel gennaio 2016 da 1.128 studenti di 89 università turche e da oltre 300 studenti residenti all’estero. Oltre a chiedere la fine delle ostilità tra le forze armate turche e i membri del Pkk, i sottoscrittori accusavano in particolare il governo di “massacri deliberati e deportazioni di civili”, invocando l’autorizzazione all’ingresso di osservatori indipendenti nella regione. In seguito alla pubblicazione dell’appello, tutti i 1.128 firmatari erano stati posti sotto inchiesta giudiziaria ed amministrativa; molti di essi erano stati allontanati o sospesi dalle loro funzioni, fermati o arresati o sottoposti a minacce da parte delle forze militari e di sicurezza. Il 28 novembre 2017 una corte turca emetteva una sentenza di condanna a otto ani di carcere nei confronti di Erhan Hepoğlu, studente di economia della Dokuz Eylül Universitesi, accusato di essere “membro di un’organizzazione terroristica”, ancora una volta sulla base di un suo presunto legame con Fethullah Gülen. Nell’ottobre 2016, gli agenti della Divisione dei crimini finanziari della polizia turca avevano arrestato Erhan Hepoğlu nella sua abitazione di Izmir; durante il blitz gli era stato sequestrato un pendrive che avrebbe contenuto al suo interno foto e video del leader islamico accusato del tentato golpe del 15 luglio. Successivamente la procura aveva contestato allo studente l’utilizzo dell’applicazione smartphone ByLock e di un conto bancario presso la Bank Asya. Erhan Hepoğlu ha sempre negato di avere utilizzato ByLock o di avere avuto contatti con il movimento Gülen. Il 28 novembre 2017, dopo un anno di carcere preventivo, il tribunale lo aveva condannato in primo grado a cinque anni e quattro mesi di prigione, pena poi aggravata in appello per le nuove norme anti-terrorismo adottate dal governo Erdogan. Infine, il 31 dicembre 2017, le autorità turche hanno eseguito l’arresto di un lettore della Dokuz Eylul Universitesi che era stato destituito dal suo incarico a seguito di un decreto ad hoc che lo accusava di coinvolgimento con il tentato colpo di stato del luglio 2016. Il lettore si preparava ad attraversare il confine con la Grecia insieme ad un ex assistente tecnico della Yildiz Technical University e ad un docente della scuola secondaria (anche questi ultimi due sono stati arrestati). Mentre il ciclone Erdogan si abbatteva contro docenti e allievi dell’ateneo partner dell’Università degli Studi di Messina, le autorità accademiche della Dokuz Eylul Universitesi rafforzavano i propri legami con il complesso militare-industriale turco e con le stesse forze NATO presenti in Turchia. Il 3 maggio scorso, ad esempio, una folta delegazione di docenti e studenti dell’università di Smirne si recavano in visita presso il quartier generale delle forze terrestri alleate di Izmir (NATO Allied Land Command’s – LANDCOM), per “approfondire il ruolo e la missione dei reparti della NATO che garantisce la sicurezza al nostro popolo e al nostro paese, adattandosi continuamente alle nuove sfide”, come riporta il comunicato emesso dall’ufficio stampa della Universitesi. Quella con l’Alleanza Atlantica è una partnership consolidata da decennia. Già a partire dalla fine dello scorso decennio, la Dokuz Eylul Universitesi, insieme ad altri importanti centri accademici turchi che vantano accordi con l’Italia (la Istanbul Universitesi e la Canakkale Onsekiz Mart Universitesi), coopera con il NATO Undersea Research Centre (NURC) con sede a La Spezia in progetti di ricerca sulla “sicurezza navale e sottomarina” e a controverse sperimentazioni militari nelle acque del Mar Nero, del Mar di Marmara e dell’Egeo (anche congiuntamente con l’Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale di Trieste, l’ENEA e il Massachusetts Institute of Technology – MIT). “I risultati delle ricerche del NATO Undersea Research Centre supportano l’abilità delle nazioni NATO a condurre con successo le operazioni contro le minacce e/o per la sicurezza marittima”, riporta un comunicato emesso dal entro NATO di La Spezia a conclusione di una campagna di “ricerche” eseguite in Turchia con l’Università di Smirne. E’ il Dipartimento di Ingegneria meccanica della Dokuz Eylul Universitesi uno dei centri di ricerca d’eccellenza turco in campo civile e militare. Nel 2016 ha reso noto i risultati di un suo progetto di analisi sugli effetti della frequenza di corsa nelle caratteristiche dinamiche dei mezzi pesanti da 44 tonnellate, 8×8, in configurazione militare. Non ci sarebbe da stupirsi che si tratta proprio di quei mezzi utilizzati in queste settimane per occupare la Siria nord-orientale e concorrere ai massacri di civili kurdi.

L’affresco dei gladiatori combattenti a Pompei

Fonte: https://ilfattostorico.com/2019/10/11/laffresco-dei-gladiatori-combattenti-a-pompei/
Fonte: http://www.beniculturali.it/mibac/opencms/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/Ministero

(MiBACT)

Un nuovo eccezionale affresco è stato portato alla luce nell’antico sito di Pompei. La scena mostra un combattimento tra un mirmillone e un trace, due tipologie di gladiatori distinti da armature differenti e classici avversari nelle lotte gladiatorie. L’affresco si trovava nel sottoscala di una taverna, probabilmente frequentata dai gladiatori, che forniva alloggi al piano superiore.

L’affresco misura 1,12 x 1,5 mt (MiBACT)

La scoperta è stata effettuata nella Regio V, un sito di 21,8 ettari a nord del parco archeologico e non ancora aperto al pubblico. Il gladiatore a sinistra è un mirmillone della categoria degli “scutati”: impugna il gladium (una spada corta romana) e lo scutum (un grande scudo rettangolare) e veste un elmo a tesa larga dotato di visiera con pennacchi, il cimiero. L’altro, in posizione soccombente, è un trace, gladiatore della categoria dei “parmularii”, con lo scudo a terra. È rappresentato con elmo (galea), a tesa larga ed ampia visiera a protezione del volto, sormontato da un alto cimiero.

L’affresco è stato rinvenuto in un ambiente alle spalle dell’incrocio tra il vicolo dei Balconi e il vicolo delle Nozze d’Argento. Ha forma trapeizodaile, in quanto era collocato nel sottoscala, forse di una bottega. Al di sopra della pittura si intravede l’impronta della scala lignea. Molto probabilmente decorava un ambiente frequentato da gladiatori, forse una bettola dotata di un piano superiore, destinato ad alloggio dei proprietari dell’esercizio commerciale o come di frequente – soprattutto vista la presenza di gladiatori – destinato alle prostitute.

(MiBACT)

Il Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini, ha dichiarato: «Il sito archeologico di Pompei, fino a qualche anno fa, era conosciuto nel mondo per la sua immagine negativa: i crolli, gli scioperi e le file dei turisti sotto il sole. Oggi è una storia di riscatto e di milioni di turisti in più. Oggi è un sito accogliente, ma soprattutto è un luogo in cui si è tornati a far ricerca, attraverso nuovi scavi. La scoperta di questo affresco dimostra che davvero Pompei è una miniera inesauribile di ricerca e di conoscenza per gli archeologi di oggi e del futuro».

«È molto probabile che questo luogo fosse frequentato da gladiatori», dice il direttore generale Massimo Osanna. «Siamo nella Regio V, non lontani dalla caserma dei gladiatori da dove, tra l’altro, proviene il numero più alto di iscrizioni graffite riferite a questo mondo. In questo affresco, di particolare interesse è la rappresentazione estremamente realistica delle ferite, come quella al polso e al petto del gladiatore soccombente, che lascia fuoriuscire il sangue e bagna i gambali. Non sappiamo quale fosse l’esito finale di questo combattimento. Si poteva morire o avere la grazia. In questo caso c’è un gesto singolare che il trace ferito fa con la mano, forse, per implorare salvezza; è il gesto di ad locutia, abitualmente fatto dall’imperatore o dal generale per concedere la grazia. L’ambiente di rinvenimento è solo parzialmente portato in luce – su un lato emerge un’altra piccola porzione di affresco che rivela la presenza di un’altra figura – in quanto lo scavo dello stesso è stato possibile a seguito dell’intervento di rimodulazione dei pendii dei fronti e alla loro messa in sicurezza, che costituisce l’esigenza prioritaria di tutto il cantiere della Regio V».

(MiBACT)

(MiBACT)

(MiBACT)

PETROLIO: ATTACCO AL CUORE DELL’ARABIA SAUDITA!


Fonte: https://icebergfinanza.finanza.com/2019/09/16/petrolio-attacco-al-cuore-dellarabia-saudita/

Fonte: FRED®. Solo a scopo illustrativo.

La notizia ormai la sapete tutti, quello che cercheremo di comprendere insieme è le ripercussioni che avrà nel breve la probabile esplosione dei prezzi del petrolio, cancellando alcune autentiche fesserie che circolano in questo momento sulle ipotesi di stagflazione o addirittura di aumenti dei tassi per frenare uno shock inflattivo…

Premesso che a molti fa comodo quello che è successo, magari anche alla futura quotazione di Saudi Aramco, la principale compagnia nazionale saudita di idrocarburi, di sicuro non all’Iran che non sembra aver alcun interesse a scatenare oggi una guerra nello Stretto di Hormuz, andiamo a dare un’occhiata a dove potrebbe finire i prezzi del petrolio nelle prossime settimane e forse mesi a seconda dell’interesse di qualcuno…

In questo articolo si va da un aumento di 15/20 dollari per un interruzione di una settimana sino a tre volte tanto in uno scenaro di un mese intero, alcuni prevedono sino a 10 dollari in più alla chiusura di lunedì, altri addirittura superiore ai 100 dollari nei prossimi mesi, se non si risolve .

Le previsioni di un certo livello vedono un aumento tra i 5 e i 10 dollari nella sessione asiatica pari al 10/20/30 % sui prezzi di chiusura di venerdì, mentre noi stiamo scrivendo sono le 22.00, vediamo cosa accadrà domani mattina.

UPDATE: ore 24.07 Prezzi del petrolio in rialzo sul massimo di circa il 15 % sopra 63.45, nulla di trascendentale per il momento, siamo ai livelli di giugno, rendimenti in ribasso e mercati con perdite contenute.

Molto dipenderà dall’aggiornamento in arrivo entro 48 ore da Aramco, alcuni vedono il WTI a 75 dollari.”

Vediamo cosa ci raccontano gli analisti di Goldman Sachs, una prima stima approssimativa dei possibili risultati sulla base del nostro quadro tariffario e delle esperienze delle sanzioni iraniane del 2018 e delle perdite di produzione del 2011 in Libia:

  • Un’interruzione molto breve – una settimana per esempio (…) un tale impatto sui prezzi potrebbe probabilmente essere di $ 3-5 / bbl.
  • Un’interruzione ai livelli attuali di 2-6 settimane (…)  la variazione di prezzo prevista sarebbe compresa tra $ 5 e $ 14 / bbl, commisurata alla durata dell’interruzione (un’interruzione di sei mesi di 1 mb / d sarebbe simile a una di sei settimane ai livelli attuali).
  • Se il livello attuale di interruzione dovesse essere annunciato per più di sei settimane, prevediamo che i prezzi del Brent cresceranno rapidamente al di sopra di $ 75 / bbl(…)

Ci fermiamo qui perchè come sempre la parola toccherà al mercato, alla speculazione, alla frenesia, al panico o euforia. La vera domanda è un’altra, dopo l’allontamento del falco Bolton, gli Stati Uniti vogliono davvero una guerra con l’Iran?

Oggi è arrivata la risposta del comandante del Corpo aerospaziale dei Pasdaran, Amirali Hajizadeh: «Tutti sanno – ha ammonito – che tutte le basi americani e le portaerei fino a una distanza di duemila chilometri sono alla portata dei nostri missili». L’Iran, ha aggiunto «è sempre pronto a una guerra a tutto campo».

Ho il sospetto che ci guadagna di più da tutto questo sia Israele.

Ma veniamo alle tante fesserie che circolano in queste ore sulle conseguenze di un rialzo dei prezzi del petrolio, soprattutto in rapporto ai rendimenti, vediamo cosa ci racconta il nostro amico FRED della Fed di St.Louis, il più spettacolare data base dei dati americani…

Ci racconta ad esempio che mentre i prezzi del petrolio si riprendevano dal collasso degli ultimi tre mesi del 2019, i rendimenti continuavano a scendere, scendere e ancora scendere, come accadde tra l’altro in occasione della Grande Recessione, dove mentre i prezzi del petrolio salivano da 70 dollari sino ad oltre 100, i rendimenti continuavano a scendere e i prezzi dei titoli a salire, sino a quando quel genio di Trichet in Europa ha pensato bene di aumentare i tassi per far crollare tutta l’economia, per paura dell’inflazione, ma si sa della storia non interessa nulla a nessuno…

Esclusiva Nibiru2012: micronova solare, l’apocalisse.

Fonte: https://www.nibiru2012.it/esclusiva-nibiru2012-micronova-solare-lapocalisse/

Un nuovo studio frutto di decenni di ricerche da parte di Douglas Vogt è per la prima volta tradotto in italiano in esclusiva da Nibiru2012.it. Cosa lega una repentina inversione dei poli magnetici all’era glaciale e ad una micronova solare? Uno scenario da apocalisse.

Tutto inizia il 24 dicembre del 1957, la nostra stella è nel picco del ciclo 19 che fa parte di un massimo di Gleissberg (un insieme di 8 cicli solari che si completa in 88 anni) e genera in un giorno 355 macchie solari. La superficie del Sole sembra esplodere. Le comunità scientifiche americane ed europee rimangono esterrefatte e capiscono che il nostro astro non è così docile come sembra e presto potrà creare qualcosa di molto pericoloso(Micronova). Negli anni successivi vengono create la NASA e la CIA per studiare in massima segretezza le scoperte in questo ambito, troppo sconvolgenti per l’opinione pubblica. Hanno dunque inizio le ricerche sugli effetti dei cicli di Gleissberg e sul loro impatto sul clima terrestre e sui pianeti a noi limitrofi in attesa del prossimo massimo previsto per il 2046.

Dal 1957-58 la temperatura del nostro pianeta ha cominciato a salire in risposta al ciclo 19: questo fenomeno è tutt’ora conosciuto come il global warming (surriscaldamento globale). Secondo gli studi di Douglas Vogt, l’emissione di CO2 umana ha ben poco da spartire con il riscaldamento globale: il cambiamento climatico sarebbe frutto di un grande ciclo solare di cui siamo giunti al termine.

Gli studi decennali del ricercatore si sono incentrati sui cicli solari (della durata di 11 anni), sui cicli di Gleissberg  (insieme di 8 cicli solari) e sul così detto Main Clock Cycle (composto da 136 Glesissberg per un totale di 12.068 anni). La conclusione del prossimo Main Clock Cycle (iniziato nel 10.000 Avanti Cristo durante il periodo del cataclisma del Dryas Recente, gli assidui lettori di Nibiru2012.it conoscono bene l’argomento) è prevista per il 2046.

Ciò che Vogt ha scoperto è pazzesco e sconcertante. La nostra stella ogni 12.068 si “rinnoverebbe” creando una micronova ed espellendo milioni di tonnellate di materiale nello spazio circostante con conseguente devastazione tutto quello che incontra. Questo evento è da considerarsi a tutti gli effetti  un’espulsione di massa coronale massiva e ciò darebbe risposta a innumerevoli interrogativi che ancora oggi arrovellano le menti degli scienziati. Si potrebbero giustificare i miti di distruzione di moltissimi popoli antichi, i resti di immani cataclismi sui fondali marini e sui nostri vicini cosmici, le cicliche estinzioni di massa a cui il nostro pianeta è abituato e i repentini verificarsi di estreme ere glaciali.

I risultati di questi studi sono stati raggruppati in una teoria sola incredibile e molto affascinante che noi di Nibiru2012.it abbiamo cercato di condensare per renderla accessibile ai nostri lettori. I più curiosi potranno approfondire con i video che lasceremo a piè pagina e con i molti spunti offerti dall’articolo stesso.

La cause delle glaciazioni e delle inversioni polari

Il problema del riscaldamento globale divide da sempre in due gli scienziati. Da una parte si schierano coloro che affermano che il riscaldamento globale esista e sia causato dalle emissioni di CO2 generate dagli umani con conseguente riscaldamento dell’atmosfera. Dall’altro lato ci sono coloro che ritengono che sia reale il surriscaldamento globale ma che ciò rispecchi i cambiamenti legati al ciclo delle macchie solari con le relative esplosioni connesse.
Nessuno dei due schieramenti ha la minima idea del perché le emissioni solari siano periodicamente aumentate a partire dagli anni 1890.

L’enigma delle glaciazioni

Il problema con gli attuali modelli teorici riguardanti le glaciazioni è che essi possono solo spiegare una piccola parte degli avvenimenti accaduti durante questo periodo. Gli scienziati non sanno perché esse capitino ciclicamente o perché solo il periodo del Pleistocene presenti ripetute glaciazioni e recessioni delle stesse. Essi non sanno perché tutte le ere glaciali siano state precedute da un’inversione dei poli. Sappiamo che ci furono grandi estinzioni di massa a seguito delle ere glaciali e delle inversioni polari ma gli studiosi non si spiegano perché gli stermini affliggessero sia piante che animali in tutto il globo.
Il problema più difficile da dipanare, con i modelli tradizionali, è la nascita di nuove specie subito dopo le ere glaciali e le inversioni polari.
E’ ormai chiaro che il filo conduttore di questi modelli sia sbagliato ma l’inerzia e l’ego della comunità accademica e delle sue istituzioni preclude un cambiamento. Non per essere brutali nei loro confronti, ma la prossima inversione polare e micronova potranno risolvere il problema del loro ego e della loro “rigidità” accademica.

micro nova apocalisse slittamento polare inversione dei poli
listato delle stelle conosciute che creano micro-nove ed ogni quanto.

Il problema è la teoria dell’esistenza basata sulla Materia.

La nostra scienza è incentrata su una teoria dell’esistenza basata sulla materia, la quale asserisce che la materia sia la forza dominante nell’universo. L’energia e la luce sono spiegate come cambiamenti dello stato della materia. Tutti i modelli scientifici derivano da questa filosofia di base. Se essa risultasse sbagliata, tutti i modelli sarebbero a loro volta errati.
L’unica alternativa per spiegare il modo in cui funziona l’universo è la teoria dell’esistenza basata sull’informazione. Questa filosofia ritiene che “l’informazione” sia la forza dominante dell’universo e che la materia sia il prodotto di essa. L’informazione deriverebbe da un’altra dimensione spazio temporale.
Anche Stephen Hawking, alcuni anni fa, corresse la sua precedente idea riguardo la fine dell’Universo intesa come un collasso alle dimensioni di un acino d’uva a favore di una nuova intuizione secondo la quale, dopo il collasso, l’universo si trasformerebbe in informazione.
Egli revisionò anche la sua teoria riguardo i buchi neri, la quale prevedeva che la materia entrata nel buco nero venisse distrutta. Anche in questo caso, la sua nuova idea fu che la materia venisse trasformata in informazione.

Cosa accadrà.
La sequenza di eventi che creò l’Era Glaciale

Possiamo dividere l’era glaciale e l’inversione polare in 3 periodi di tempo: il primo dura 50 anni e porta all’era glaciale e all’inversione polare. Il secondo è rappresentato dall’effettiva inversione polare, dall’accumulo di ghiaccio e da altri avvenimenti che si susseguono nell’arco degli 11 anni a partire dall’inversione. L’ultimo è caratterizzato da tutte le conseguenze.

50 anni prima

L’inversione polare è causata da un ciclo ad orologio (Main Clock Cycle) che corre attraverso il tempo. Questo ciclo attraversa l’asse-x ogni 12.068 anni. Alcuni potrebbero chiamarlo “evento di energia punto-zero”. Un ciclo completo dovrebbe essere rappresentato da due inversioni polari o da 24.136 anni.
Il campo magnetico della Terra inizierà a decadere entro 50 anni dall’inversione polare effettiva, ma questo decadimento sarà esponenziale man mano che ci si avvicinerà ai 7 anni dall’inversione. Il campo magnetico non deve necessariamente arrivare a zero prima che scatti una inversione di polarità. Durante questo evento si creerà un aumento di calore nel nucleo della Terra. Il calore aggiuntivo salirà verso la superficie e si manifesterà sotto forma di eruzioni vulcaniche e terremoti. L’aumento di questi ultimi è il risultato del fatto che le placche continentali scivoleranno più facilmente l’una contro l’altra. Il surriscaldamento renderà più “lubrificata” la crosta terrestre, su cui le placche “galleggiano”, consentendo loro di muoversi o fratturarsi con più semplicità. L’aumento dell’attività vulcanica va di pari passo con questo processo.
La rotazione della Terra inizierà a rallentare in questo periodo di tempo, con la conseguente necessità di aggiungere secondi e poi minuti ai nostri orologi. Settimane, o forse mesi prima dell’inversione, la rotazione terrestre rallenterà notevolmente, con una conseguente durata del giorno di 28 ore.
Anche il Sole sarà influenzato dal suo stesso campo magnetico in collasso. L’energia solare inizierà ad aumentare oltre 140 anni prima dell’inversione finale e inizierà a riscaldare la superficie della Terra. Le temperature della superficie del mare aumenteranno durante i cicli delle macchie solari con un aumento eccessivo man mano che ci si avvicina all’inversione. Le calotte polari e i ghiacciai inizieranno a sciogliersi, con il conseguente innalzamento dei livelli degli oceani. Prima dell’inversione polare, la maggior parte delle calotte polari e dei ghiacciai potrebbe essersi sciolta. L’aumento della temperatura della superficie del mare creerà, in tutto il mondo, violente e frequenti tempeste. L’aumento della produzione di energia solare, inoltre, porterà ad un incremento dei livelli di luce ultravioletta che colpirà la Terra. Questo fenomeno impoverirà gli strati di ozono nell’atmosfera superiore durante i massimi picchi delle macchie solari.

L’inversione polare

L’effettiva inversione polare accadrà in un giorno. Insieme a questa vi sarà una serie complessa di eventi nella stessa giornata. Andiamo a vederli nello specifico.

Cosa succederà sulla superficie e all’interno del Sole

Il collasso del campo magnetico profondo all’interno del Sole creerà un grande picco di energia che farà sì che la materia e il guscio di polvere sulla superficie si espandano molto rapidamente. Questo evento potremo chiamarlo una “Micronova”.
La regione equatoriale del Sole esploderà lungo il piano planetario, colpendo ogni pianeta, mentre il guscio di polvere si espanderà rapidamente spingendo i pianeti un po’ più lontano dal Sole. Dopo la nova i pianeti riceveranno meno energia dal Sole e perderanno parte della loro atmosfera e dei liquidi di superficie. Alla fine, il guscio di polvere / materia perderà abbastanza quantità di moto da fermarsi in qualche punto oltre Nettuno. Ciò prende il nome di “cintura di Kuiper”.
Quando il guscio di materia solare sarà espulso emetterà per la maggior parte luce ultravioletta e in minima parte calore radiante. Il Sole rimarrà così finché il guscio di materia non potrà riformarsi attorno ad esso; questo potrebbe richiedere un elevato numero di cicli di macchie solari.

La rotazione della terra

Al momento esatto dell’inversione polare, la Terra interromperà la sua rotazione e rimarrà ferma per sette/otto ore. Le foreste e gli edifici sul lato Sole bruceranno se non saranno inondate da mari o laghi vicini. Non solo il calore influirà sulle piante e sugli animali, ma il Sole produrrà una massiccia dose di raggi cosmici e gamma che raggiungerà la Terra entro 10-15 minuti dopo l’inversione. Questo impulso di particelle cosmiche potrà durare da 10 a 30 secondi con la possibilità di alterare i geni / DNA di piante e animali, compresi quelli degli esseri umani. Questo spiega come si creano nuove specie basate su quelle presenti nel passato.

Il guscio solare di polvere

Le persone sul lato Sole della Terra saranno in grado di vedere la stella che si espande e il disco solare che si ingrandisce man mano che si avvicina al nostro pianeta. Si stima che il guscio di polvere impiegherà dalle 17 alle 18 ore per colpire la Terra ma non colpirà necessariamente il lato di fronte al Sole al momento dell’inversione polare in quanto saranno passate 18 ore e un altro lato potrò essere rivolto verso di esso. Quando il guscio di polvere ci colpirà, depositerà grandi quantità di roccia e detriti su metà del nostro pianeta.

L’evaporazione degli oceani e la neve

La nova farà anche evaporare 180 metri di acqua dagli oceani di tutto il globo; molti di questi liquidi verranno persi nello spazio e portati via dal guscio di polveri che andrà allargandosi sempre più. La maggior parte, però, rimarrà nell’atmosfera sotto forma di acqua bollente che impiegherà giorni o settimane a ricadere al suolo. Questa pioggia, dapprima caldissima, inizierà pian piano a raffreddarsi fino a trasformarsi in neve che continuerà a scendere al suolo fino a quando gli ultimi residui non avranno abbandonato l’atmosfera (per una durata di circa 40/50 anni).

Se noi potessimo vedere la Terra dallo spazio subito dopo una micronova la vedremmo con una spessa coda di polvere e ghiacci. Questa scia di detriti si protrarrà per migliaia di anni fino a quando la gravità terrestre ne ricatturerà i materiali e li riporterà nell’atmosfera.

Animali congelati dall’altro capo della Terra

Appena il guscio di polvere e detriti avrà superato la Terra l’emisfero investito si toverò in una condizione di pressione estremamente bassa. La micronova avrà appena espulso la maggior parte dell’atmosfera. Il lato integro del nostro pianeta manterrà una pressione normale ma queste condizioni non perdureranno a lungo. Molto repentinamente, infatti, la parte della Terra la cui atmosfera è preservata tenterà di ristabilirne la continuità anche dal lato colpito dalla micronova. Questo processo avrà due effetti: 1) il generarsi di venti di estrema velocità e potenza che da ogni angolo del globo raggiungeranno la parte senza atmosfera; 2) un’espansione rapidissima dell’atmosfera preservata con conseguente abbassamento delle temperature a livelli estremi (fino a -120 gradi Celsius) in pochissimo tempo. Questo fenomeno è spiegato dalla legge di Boyle secondo la quale “a temperatura costante pressione e volume sono inversamente proporzionali”.  Ogni forma di vita all’aperto o con scarsa protezione congelerà all’istante.

Gli Oceani

Quando la Terra fermerà la sua rotazione tutte le acque degli oceani e dei laghi continueranno la loro corsa con la stessa velocità di rotazione antecedente. Poco prima dell’inversione la Terra starà ruotando a 1200 Km/h avendo già subito diversi effetti di rallentamento ma non possiamo sapere a che velocità gli Oceani impatteranno contro i continenti né quando i mari si spingeranno nell’entroterra. Molto dipenderà anche da quanto il pianeta rimarrà immobile prima di cominciare a girare in senso opposto. Quando questo avverrà gli oceani si ritireranno scavando canyons profondi anche 3 Km.

La rotazione della Terra e il terremoto globale.

La rotazione della Terra ricomincerà in senso opposto dopo 7-8 ore; anche la crosta terrestre sarà interessata da questa inversione. Come gli oceani si riverseranno sulla terra ferma, così la crosta terrestre fluttuerà sul mantello di lava sotto di essa. Questo causerà terremoti globali (sopra l’ottavo grado) che dureranno settimane  finché le placche tettoniche non si saranno stabilizzate. Alcune montagne sprofonderanno mentre ne nasceranno di nuove.

Vulcani

i Vulcani erutteranno su tutto il pianeta a causa dell’incremento di calore del nucleo e del mantello terrestri. Le polveri che verranno immesse nell’atmosfera non faranno che peggiorare lo spesso strato di detriti lasciato dalla nova. La lava e il fango di queste immense eruzioni cambieranno la superficie terrestre.

L’era glaciale.

Dopo pochi giorni dalla micronova comincerà una pioggia bollente che si raffredderà in un breve lasso di tempo. Passati circa 10 giorni comincerà a nevicare e lo farà fin quando tutte le polveri e le acque avranno abbandonato l’atmosfera. Dunque per i successivi 40-50 anni nevicherà e saremo nella morsa di una intensa era glaciale per più di 700 anni.

Cosa ne sarà della vita.

Gli effetti di una micronova sono devastanti per ogni forma di vita. Non è difficile capire perché vi è sempre una estinzione di massa quando essa avviene. Solo il genoma di 35 femmine di homo sapiens sopravvisse all’ultima era glaciale. Il nostro obiettivo è sopravvivere, dobbiamo pensare ai nostri figli e dare loro una chance di sopravvivenza.

La Luna

La superficie della Luna verrà investita dalla micronova e si riempirà di nuovi crateri. Appena dopo l’evento la Luna sarà rossa a causa del calore generato sulla sua superficie.

Marte

Questa teoria spiegherebbe anche cose è accaduto nel passato agli oceani e all’acque di Marte. Dopo centinaia di milioni di anni il pianeta è morto spinto sempre più in là dalla susseguenti micronove. Era abitato? Non possiamo saperlo .

Il giorno dopo

Non tutta la superficie terrestre ghiaccerà. Alcune aree all’equatore potrebbero non rientrare nella morsa dei ghiacci perenni.

La temperatura globale sarà più fredda rispetto all’ultima era glaciale perché saremo stati spinti più distanti dal Sole. Spesse nubi avvolgeranno la terra per 22 o più anni. Intere dighe di ghiaccio alte centinaia di metri resisteranno per secoli. Quando collasseranno creeranno nuovi fiumi e allagamenti biblici. Dopo 11-22 anni la maggior parte della neve dovrebbe essersi sciolta all’equatore permettendo che la vita animale e vegetale possa rifiorire. Gli oceani saranno 150 metri più bassi rispetto a quelli odierni. La Terra dovrà convivere con fortissimi terremoti per almeno 15 anni finché il mantello e le placche tettoniche non si saranno stabilizzate.

Per approfondire: i video del ricercatore (in inglese sottotitolato) trattano l’argomento con moltissimi particolari che in questo articolo abbiamo, per forza di cose, dovuto tralasciare.

Luigi Cadorna

Fonte: https://biografieonline.it/biografia-luigi-cadorna

Luigi Cadorna

Luigi Cadorna nasce a Pallanza, frazione dell’attuale comune di Verbania, in Piemonte, il 4 settembre del 1850. Il padre Raffaele è generale: è grazie a lui che Luigi viene avviato sin da bambino alla carriera militare.

La carriera militare di Luigi Cadorna: gli albori e l’ascesa

Il percorso militare di Luigi Cadorna inizia all’età di 10 anni quando è allievo del Collegio militare di Milano. Cinque anni dopo passa all’Accademia militare di Torino e diviene sottotenente dello Stato Maggiore. Nel 1868 entra alla Scuola di guerra, due anni dopo è tenente.

Da qui parte una carriera di successi in cui, girando l’Italia centrale e settentrionale, conquista la stima degli alti ranghi del settore. Nel 1875 Luigi Cadorna è capitano e viene trasferito a Roma.

A distanza di 5 anni consegue il grado di maggiore: dal 1883 al 1886 è comandante di battaglione ad Alba, poi comandante a Verona e ancora capo di Stato Maggiore a Verona. Nel 1892 è colonnello comandante del decimo reggimento dei bersaglieri a Cremona e a Napoli, quindi capo di Stato Maggiore a Firenze. Ancora, dal 1898 è maggiore generale della brigata Pistoia ad Alessandria e poi all’Aquila, quindi dal 1905 tenente generale ad Ancona e Napoli.

Nel 1910 è comandante del corpo d’armata di Genova e designato al comando della seconda armata in caso di guerra. Nel 1913 è senatore del Regno.

Persa per un soffio la precedente nomina e a breve distanza da quello che sarebbe stato il primo conflitto mondiale, nel 1914, succede al generale Pollio alla carica di capo di Stato Maggiore dell’esercito.

La prima guerra mondiale: il programma con Zupelli

Nell’ottobre del 1914 Antonio Salandra annuncia che l’intervento dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale sarebbe avvenuto in primavera: Luigi Cadorna, insieme al generale Zupelli, dà vita a un dettagliato programma di preparazione al conflitto.

Dal punto di vista puramente militare, il programma mette in moto una sorta di restauro di forze, equipaggiamenti, batterie e corpi. Oltre a questo, chiede una mobilitazione industriale.

Il 24 maggio del 1915 partono le operazioni contro le truppe austro-ungariche. Da lì 30 mesi di comando in cui l’obiettivo della vittoria di Cadorna viene perpetrato senza mezze misure: né deroghe, né controlli alla volta dell’Isonzo e delle Alpi Giulie.

Nel 1916 i guadagni territoriali sono limitati e Cadorna viene sorpreso dall’offensiva austro-ungarica del Trentino. Prosegue sull’Isonzo e strappa al nemico Gorizia nell’agosto del 1916. Un anno dopo esce vincitore dalla battaglia della Bainsizza (Undicesima battaglia dell’Isonzo).

Strategia militare e (non) politica: un uomo solo al comando

Cadorna procede così come la sua macchina da guerra: non conosce arresto. Il generale, grande accentratore, solo al comando, non ha però grande cura dell’aspetto umano delle truppe, spesso non esattamente aderenti al suo immaginario: non sente le loro necessità e all’occorrenza risponde sparando e denunciando.

A fronte di un esercito grande e ben guidato, resta un’insufficienza nell’empatia con questo: Luigi Cadorna non sa leggere le debolezze dei suoi uomini, finendo per non valorizzare tutte le risorse in campo. Anche rispetto al governo resta lontano, impedendo qualsiasi ingerenza nella condotta delle operazioni militari.

Intanto, grazie alla propaganda a mezzo stampa, Cadorna diventa l’eroe per antonomasia tanto da meritarsi la richiesta di capeggiare, nel 1917, un colpo di stato di estrema destra per instaurare una dittatura militare. I rapporti con lo Stato a questo punto sono sempre più critici.

Caporetto: la fine del conflitto e della gloria

Il 24 ottobre del 1917 la quattordicesima armata austrotedesca sfonda le linee italiane a Caporetto. Il nemico, seppur atteso, avanza a una velocità non prevista verso la pianura veneta: gli italiani crollano, con episodi di sciopero e diserzioni motivate anche dalla propaganda neutralista.

Il 27 ottobre 1917 Luigi Cadorna, prossimo all’ordine di ritirata, telegrafa:

L’esercito cade non sotto i colpi del nemico esterno, ma sotto i colpi del nemico interno, per combattere il quale ho inviato al governo quattro lettere che non hanno ricevuto risposta.

L’avvilimento fisico, lo stremo, la pesante carenza di risorse mista a noti difetti di organizzazione creano disordine nelle truppe che arretrano con gravi perdite fino al Piave. Sul generale Cadorna ricadono le colpe di questo caos, causa della finale disfatta italiana.

Ne risponde pochi giorni dopo quando, sulla scia della sconfitta e con Vittorio Emanuele Orlando presidente del governo, Vittorio Luigi Alfieri ministro della Guerra, Armando Diaz e Gaetano Giardino designati, nel convegno di Rapallo gli Anglo francesi pongono una condizione: la concessione della truppe in cambio della sostituzione immediata di Cadorna.

Il 9 novembre viene sostituito da Armando Diaz. Aspre critiche inquinano l’operato di Luigi Cadorna dopo la disfatta di Caporetto fino al 1919 quando, anticipando di un anno il passaggio alla posizione ausiliaria per ragioni di età, è collocato a riposo.

L’altro Cadorna: i libretti e i libri

È datato 1898 “Istruzione tattica” il primo libretto di Cadorna, relativo alla fanteria. Nel testo si sottolinea l’importanza di alcuni ingredienti chiave: coordinamento delle varie armi, sfruttamento del terreno per i tiratori avanzati, determinazione del comandante e disciplina nelle truppe.

Nel 1902 dà alle stampe “Da Weissemburg a Sedan nel 1870″, uno studio in cui Luigi Cadorna discute la tattica dei reparti prussiani nella guerra con la Francia. Un secondo libretto è datato febbraio 1915.

Durante la preparazione e in fase di programmazione di quello che sarebbe stato il primo conflitto mondiale, Cadorna distribuisce fra gli ufficiali “Attacco frontale e ammaestramento tattico”.

Quando nel 1919 viene destituito anzitempo, sulla scorta delle numerose critiche mossegli, Cadorna raccoglie le sue memorie belliche nel volume intitolato “La guerra al fronte fino all’arresto sulla linea del Piave e del Grappa”. Cadorna racconta qui la storia del conflitto sul filo del tempo, così come vissuto.

Inoltre, nel 1925 pubblica “Altre pagine sulla guerra mondiale” e “Le pagine polemiche”, ancora su Caporetto. Alle opere si aggiungono una biografia del padre Raffaele Cadorna e le “Lettere famigliari”.

Gli ultimi anni di vita

Nel dopoguerra Luigi Cadorna, generale e autore, è amato e odiato. Da una parte ha il sostegno e la completa riabilitazione dopo Caporetto, promossa dai nazionalisti; dall’altra fascisti, giolittiani, popolari e sinistre che restano un passo indietro.

Il 4 novembre del 1924 Benito Mussolini cambia le carte in tavola e lo nomina maresciallo d’Italia, assieme a Diaz. Luigi Cadorna, inoltre, entra in Senato nel 1925. Muore all’età di 78 anni il 21 dicembre del 1928 in Liguria, a Bordighera, in provincia di Imperia.

Il cranio fossile di Apidima: l’Homo Sapiens in Europa già 210.000 anni fa?

Fonte: https://ilfattostorico.com/2019/07/11/il-cranio-fossile-di-apidima-lhomo-sapiens-in-europa-gia-210-000-anni-fa/

Nature
The Guardian
Science

Il cranio fossile di Apidima: l’Homo Sapiens in Europa già 210.000 anni fa?

luglio 11, 2019 tags: apidima, evoluzione, grecia

Il cranio Apidima 1 (Katerina Harvati, Eberhard Karls, Università di Tubinga)

Un cranio scoperto in una grotta in Grecia potrebbe essere il più antico fossile umano moderno mai trovato al di fuori dell’Africa. Era stato rinvenuto negli anni ’70 nella grotta di Apidima, sulla penisola di Mani, e in uno studio pubblicato su Nature è stato datato ad almeno 210.000 anni. Se la datazione venisse confermata – e molti scienziati vogliono ulteriori prove – la scoperta riscriverà un capitolo chiave della storia umana, e il cranio diventerà il più antico fossile di Homo sapiens in Europa di oltre 160.000 anni.

(The Guardian)

La teoria di Harvati

La ricerca è stata diretta dalla paleoantropologa Katerina Harvati, dell’Università di Tubinga in Germania. Secondo la sua teoria, l’Homo Sapiens si evolvette in Africa e popolò il mondo con le migrazioni circa 50.000 anni fa. Molto tempo prima però, ci furono quelle che i paleontologi chiamano “dispersioni fallite”: gli uomini moderni giunsero nel Levante e poi in Europa (già abitata dai Neanderthal) ma senza lasciare eredità genetiche nella popolazione di oggi, in altre parole si estinsero. Già l’anno scorso era stato trovato un fossile umano di 194.000 anni nella grotta di Misliya nel nord di Israele. «I nostri risultati indicano che una prima dispersione di Homo sapiens dall’Africa si è verificata prima di quanto si credesse, 200.000 anni fa», ha detto Karvati. «Stiamo trovando prove di dispersioni umane che non si limitano a un solo grande esodo dall’Africa».

La storia dei due teschi

Per alcuni ricercatori, tuttavia, le conclusioni sono troppo azzardate. Gli esperti contattati dal Guardian e da Science dubitano che il cranio appartenesse davvero a un uomo moderno, e nutrono preoccupazioni per la procedura di datazione. La storia del cranio è insolita dall’inizio. Fu scoperto durante gli scavi della grotta di Apidima, in una scogliera calcarea che ora sovrasta il mare, verso la fine degli anni ’70. Il fossile era racchiuso in una roccia, a pochi centimetri da un altro cranio e diversi frammenti di ossa. La roccia stessa era incastrata in alto tra due pareti della grotta. Una volta rimossi, i teschi sono stati conservati in un museo ad Atene ma fino a poco tempo fa avevano ricevuto scarsa attenzione, in parte perché sono troppo danneggiati e incompleti.

Apidima 2, il cranio di Neanderthal (Katerina Harvati, Eberhard Karls, Università di Tubinga)

Il cranio di Neanderthal

Un cranio, che conserva un volto, è stato studiato di più e identificato come Neanderthal (‘Apidima 2‘). Il primo cranio, costituito solo dalla parte posteriore, era stato ampiamente ignorato. Harvati e i suoi collaboratori hanno deciso di esaminare entrambi. Hanno preso le scansioni TC dei fossili, creato delle ricostruzioni virtuali in 3D, e li hanno confrontati coi teschi di Neanderthal e Homo sapiens antichi e moderni. Sulla rivista Nature gli scienziati spiegano come la loro analisi abbia confermato il secondo cranio, che ha una arcata sopraccigliare spessa e arrotondata, come Neanderthal. Ma con loro sorpresa, l’altro cranio (‘Apidima 1’) corrispondeva più strettamente a quello di un uomo moderno.

Il cranio di Sapiens

La prova principale era la parte posteriore arrotondata e la mancanza di un classico rigonfiamento Neanderthal, simile ai capelli raccolti in un nodo chignon. «La parte conservata, quella posteriore, è molto indicativa nel differenziare gli uomini moderni dai Neanderthal e dai precedenti umani arcaici», ha detto Harvati. Gli scienziati della squadra hanno poi datato i fossili con un metodo che si basa sul decadimento radioattivo dell’uranio naturale. I test hanno scoperto che il cranio di Neanderthal aveva almeno 170.000 anni, il cranio di Homo sapiens almeno 210.000 anni fa, e la roccia che li racchiudeva oltre 150.000 anni fa. La differenza di età potrebbe essere spiegata dai teschi che si mescolano nel fango che in seguito si solidifica nella grotta.

I dubbi sulla teoria

Warren Sharp presso il Centro di Geocronologia di Berkeley in California ha evidenziato che le analisi sul presunto cranio umano hanno prodotto date molto diverse (dai 300 ai 40 mila anni), segno che l’uranio potrebbe essere stato perso dalle ossa nel tempo. «Se è così – dice – l’età calcolata del fossile è troppo vecchia e la sua vera età è sconosciuta, mettendo in discussione la premessa dello studio. Non è un buon campione, le datazioni minime e massime sono enormemente lontane, non sappiamo se siano valide». Juan Luis Arsuaga, un paleoantropologo spagnolo, non è convinto che il cranio provenga da un uomo moderno: «Il fossile è troppo frammentario e incompleto per una conclusione così importante», ha detto. «Nella scienza, affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie. Una scatola cranica parziale, priva della base cranica e della totalità del viso, per me non è una prova straordinaria». John Hawks, paleontologo dell’Università del Wisconsin-Madison, ha espresso dubbi simili: «Possiamo veramente usare una piccola parte del cranio come questa per riconoscere la nostra specie? La trama di questa ricerca è che il cranio è più arrotondato nella parte posteriore, con più lati verticali, e questo lo rende simile agli uomini moderni. Penso davanti a questioni complesse, non dovremmo presumere che una singola piccola parte dello scheletro possa raccontare tutta la storia». Negli umani antichi, la forma del dorso del cranio non sempre predice la forma del viso, aggiunge Susan Antón, paleoantropologa all’Università di New York. La parte posteriore del teschio di Jebel Irhoud, per esempio, è allungata e arcaica, ma il volto è decisamente moderno. Secondo il paleoantropologo Christoph Zollikofer (Università di Zurigo), il lignaggio di Neanderthal può comprendere varianti anatomiche ancora sconosciute, forse crani corti e rotondi. «Evidenzia la scarsità delle nostre conoscenze», dice. Di fatto, Marie-Antoinette de Lumley, paleoantropologa del CNRS, ha recentemente sostenuto che entrambi i teschi siano in realtà antenati dei Neanderthal. Israel Hershkovitz, il paleoantropologo che ha trovato i fossili di Misliya, pensa che poiché l’Homo Sapiens era già in Medio Oriente 200.000 anni fa, avrebbe potuto arrivare anche nell’Europa meridionale. Harvati sottolinea che alcuni genomi di Neanderthal conservano tracce di ibridazione con l’Homo Sapiens oltre 200.000 anni fa, segno che i nostri antenati entrarono presto nel territorio dei Neanderthal, prima di scomparire di nuovo.

(Nature)

La grotta di Apidima (Università di Tubinga