Interesse Nazionale

Scritto da: Francesco Carraro
Fonte: http://www.francescocarraro.com/interesse-nazionale/

È possibile tentare un’analisi pacata, e profonda, degli ultimi eventi post elettorali? Una lettura che travalichi, per un attimo, i dati contingenti della polemica spicciola e delle baruffe chioggiotte tra forze politiche antagoniste? Insomma, è pensabile decifrare l’oggi alla luce di un passato più risalente delle roventi settimane che abbiamo alle spalle? Volgendo lo sguardo a ritroso e allungandolo fino alla metà del Novecento, almeno, e quindi cimentandoci in una disamina di carattere storico, sociologico (di costume, addirittura) saremmo in grado spiegare le reazioni (bipartisan) scomposte, persino isteriche, suscitate dal tentativo di 5 Stelle e Lega di formare il governo che sappiamo? Secondo noi, sì. Una chiave c’è. Ma per individuarla dobbiamo partire da un dato di fatto inconfutabile. Il contratto Di Maio-Salvini – per quanto mal fatto, per quanto perfettibile – è connotato da alcune direttrici di fondo: la rivendicazione sovrana, a costo di scontentare la debordante invadenza dei poteri trans-frontalieri (europei in primis) e il benessere delle classi medio-basse bastonate della crisi, a costo di inimicarsi l’ingordigia della finanza speculatrice e le mire dei finanziatori (e beneficiari) dell’invasione di migranti. Se potessimo sintetizzare in due parole la faccenda, potremmo farlo con: interesse nazionale. Ha un costo questa priorità? Certamente sì, come qualsiasi progetto politico degno di questo nome e a differenza delle arcinote riforme a costo zero “senza oneri per la finanza pubblica” tanto di moda (come se fosse possibile riformare alcunchè ‘a gratis’). Eppure, davanti alla prospettiva di poter ridare fiato (e dignità) a un paese mortificato da decenni di servaggio, tutti gli osservatori più accreditati puntano il dito sul prezzo discutibile della rivoluzione alle viste anziché sui suoi benefici auspicabili. Perché? Il motivo va ricercato nella costitutiva vocazione anti-nazionale delle nostre tradizionali famiglie politiche: da quella democristiana a quella comunista a quella liberale. Tutte, indistintamente, avvezze a trafficare per conto terzi piuttosto che a sgobbare per conto degli italiani. I terzi potevano chiamarsi Stati Uniti, Vaticano o Unione Sovietica, la musica non cambia. Siamo (stati) abituati a coltivare relazioni di servile pavidità, di untuoso opportunismo, di diplomatica sottomissione, e per così tanto  tempo, da non saper concepire anche solo l’idea di poter fare, una buona volta,  a testa alta e di testa nostra. Basti pensare alla bandiera del defunto PCI: il drappo rosso sovietico sotto il quale sbordava, con vergogna, un ciuffetto tricolore. O all’indimenticabile, ed icastico, motivetto di Alberto Sordi (tu vuò fa’ l’americano ma sei nato in Italy). Ecco, l’Unione Europea ha supplito al compito strategico (sul piano antropologico e psicologico prima ancora che politico) di fornire un dominatore comune, e un comun denominatore, a una classe politica e intellettuale terrorizzata dalla prospettiva di trovarsi alla guida di un popolo libero. Per questo, oggi, sono tutti ferocemente ostili a chiunque si sogni di mettere in discussione la nostra secolare natura di nazione subalterna.

Perché hanno ucciso la Dea?

Scritto da: Gian Piero Abbate
Fonte: http://www.dottabbate.it/95-perch%C3%A9-hanno-ucciso-la-dea.html

Grazie a un lavoro di gruppo condotto dall’amico Eugenio, kinesiologo, mi è arrivata l’informazione che circa 99 vite fa era stato modificato il nostro DNA, includendo in una “cartella” ben nascosta una informazione del tipo: “non devi essere connesso alla Luna e alla Terra”.

Come al solito ho cercato di mettere assieme questo dato con le mie conoscenze per verificare se era attendibile o no. Certamente non per mancanza di fiducia, ma per il mio innato scetticismo. 99 vite fa vuol dire più di 10.000 anni fa, cioè un periodo attorno al 8.000 a.C.

Per inquadrare il momento storico, ci troviamo poco prima del diluvio universale. Voglio chiarire che il diluvio di cui parla la Bibbia non è stato “universale”, e neppure ha riguardato tutta la Terra, ma solo l’America, l’Africa, L’Europa e la Mesopotamia, usando i termini attuali. Probabilmente ci sono stati diluvi, in epoche diverse, nelle altre regioni del pianeta, come testimoniano antiche leggende sparse ovunque.

Kingsley, nei suoi studi, aveva ipotizzato un diluvio nell’epoca suddetta e in quelle regioni, pensando a un innalzamento del mare di 155 metri, ma in tempi molto recenti, nel 1993, un gruppo di geologi americani della Columbia University, attraverso gli studi sul Mar Nero, hanno datato, con precisione, il diluvio al 7.540 a.C. ipotizzando un’onda molto più devastante. Se siamo prima di questo evento, 99 vite fa, cosa ci dice la Bibbia degli eventi pre-­‐diluvio? È il momento nel quale i “figli di Dio” continuano la loro trasgressione, accoppiandosi con “le figlie belle degli uomini”, e per questo la loro vita viene ridotta a 120 anni, come avviso che se non cambieranno condotta ci sarà un provvedimento più drastico.

Uscendo dal racconto biblico, che ha un sapore di mitologia, ma racconta la memoria di fatti concreti, ed entrando in quanto gli “Amici” del piano di sopra ci hanno rivelato attraverso gl’incontri con Eugenio Siragusa, i “figli di Dio” sono gli Atlantidei, esseri di Luce arrivati da Mallona, il pianeta che era esploso. Per contro le “figlie degli uomini” sono delle ancestri, come don Guido Bortoluzzi le chiama nelle sue visioni, cioè sono dei primati, dai quali parzialmente discendiamo, dopo vari innesti fatti sul nostro DNA.

Mi è venuto spontaneo pensare che l’innesto dell’informazione nascosta, detta all’inizio, sia stata opera degli Atlantidei, che utilizzavano gli ancestri come loro servitori. Questo innesto era, nella loro visione, un aiuto alla evoluzione di questi “animali”, troppo legati alla Madre Terra e all’energia femminile. Se gli ancestri fossero evoluti, sarebbero diventati dei servitori più intelligenti, più utili, e anche più vicini ai loro padroni. Però gli Atlantidei, ancora una volta, hanno peccato di superbia, perché il loro era un intervento non richiesto, e in qualche modo sempre di tipo utilitaristico. L’aver codificato questa informazione nel Genoma ha creato uno squilibrio nei nostri progenitori, che ha causato una serie di conseguenze.

La prima conseguenza dopo il Diluvio, essendo sopravvissuti solo degli “uomini” come Noè e la sua famiglia, è che tutto il culto si è orientato solo al Sole. La nostra stella è diventato il simbolo dell’energia divina, ma questo ha creato un riferimento maschile per una energia che è bipolare. Lo stesso nome del Dio creatore, che compare già nella prima riga della Genesi, Elhoim, che contiene in sé la bipolarità del Creatore, è stato soppiantato gerarchicamente dal Tetragramma Sacro, di chiaro stampo maschile. La riforma “yavista” è datata, secondo i biblisti, attorno al 950 a.C., e introduce una visione del dio unico, di tipo solamente maschile, interpretando l’unicità al di fuori della tradizione cabalistica. La Cabala, che è tra tutte la tradizione la più antica, risalendo ad epoche anteriori alla formazione del popolo ebraico, è di origine Caldea, e si basa su una visione di un Dio “uno e trino”, che è ben rappresentata nel termine Elhoim: “el” è divinità, singolare, mentre “hoim” è un plurale, che rappresenta la dualità maschio -­‐ femmina.

Tutta la Cabala, incluso le terne dell’Albero della Vita, o quelle dei Nomi di Dio, si basa su una visione dove da un principio unitario discendono due manifestazioni maschio e femmina. Questa idea è rappresentata dal triangolo equilatero con il vertice verso l’alto, che ancora oggi è un simbolo grafico della geometria sacra rappresentante l’idea di Dio. Sempre in questa geometria troviamo anche lo stesso triangolo, ma con il vertice verso il basso, che simboleggia il processo di unificazione del maschile con il femminile come necessità per arrivare all’Uno.

Se poi compenetriamo i due triangoli si ottiene la Stella di Salomone, simbolo del sionismo, che è anche nella bandiera dello Stato d’Israele, che rappresenta il perfetto equilibrio nella dinamicità dei due movimenti. Per questo rappresenta anche l’energia maschile, il triangolo verso l’alto, e l’energia femminile, quello opposto, che si compenetrano per generare, dinamicamente, il Tutto. Però se notate le rappresentazioni, nella cultura occidentale, del concetto del “dio supremo”, l’onnipotente, l’unico, sono sempre e solo al maschile. In occidente non ci sono immagini o sculture come quelle di Śiva in India.

Questo modo di vedere la divinità ha influenzato anche tutto il nostro sviluppo scientifico. La Fisica si è orientata a studiare solo le azioni e le reazioni degli oggetti, ipotizzando che esistessero di per sé stessi, utilizzando il principio di Causa -­‐ Effetto, in una visione deterministica del tutto di tipo solamente maschile. L’Astronomia è un buon esempio storico di come questa concezione filosofica e religiosa abbia costretto gli scienziati a dover dire che tutte le orbite erano solo circolari, dovendoci essere un unico centro, o che ogni moto doveva essere regolare e immutabile. E chi sostenesse una visione diversa, come Giordano Bruno, finì al rogo.

Nonostante questi errori, la Fisica classica ci ha portato allo sviluppo tecnologico che conosciamo, ma anche ad elaborare una visione distorta della realtà, una visione “maschile”. Solo con l’avvento della Teoria della Relatività e della Meccanica Quantistica si è riscoperto, in termini scientifici, “la danza dell’Universo e delle particelle che lo compongono”, cioè il flusso incessante di energia che attraversa una infinita varietà di configurazioni che si fondono l’una nell’altra, in un dinamismo senza fine, che è il vero ordine del caos. Cioè a livello scientifico abbiamo scoperto la danza di Śiva, la Dea suprema che esprime tutta l’attività del Creatore. La conseguenza più importante della suddetta mutazione genetica è stata quindi l’uccisione della “Dea Madre” in tutte le sue forme, fossero esse la “Madre Terra” o la “Madre Luna”.

Anzi, alla Luna si è associata spesso una visione negativa, oscura, nera, con le creazioni di miti come quello di Lilith, il demone femminile associato alle tempeste, che nella tradizione ebraica diviene la prima moglie di Adamo, da lui ripudiata perché non voleva obbedirgli. Da questa idea alla sottomissione delle donne ai maschi il passo è breve, e difatti questo è successo, e purtroppo continua, in molte culture, ad accadere ancora.

In tempi più recenti la stessa idea ha anche portato ai roghi delle “streghe”, ancora “femmine” collegate alla Luna e a ciò che è nascosto, che è buio.

In passato più volte mi ero imbattuto in questa problematica, e avevo capito il fenomeno storico. Anche studiando Teologia e l’evoluzione della Bibbia avevo affrontato questo passaggio da un Creatore bipolare a un “Dio” maschile. Ho usato le virgolette, perché nella Bibbia la parola “Dio”, con il significato comune del termine, non esiste.

Di fronte a tutte queste evidenze, mi ero sempre chiesto il perché di questa evoluzione “squilibrata”, da cosa fosse stata originata.

Oltretutto nella nostra cultura si era salvato sia un ricordo lontano delle origini, sia una conoscenza basata sul principio maschio -­‐ femmina, attraverso la Cabala. Ma come sappiamo questa è rimasta nascosta per molto tempo, confinata al mondo esoterico di pochi iniziati, e tuttora non è di dominio pubblico. Si era salvata anche nella nostra religione cattolica, nel Credo che viene recitato in ogni messa, dove si dice che, nella Trinità, lo Spirito Santo “è Signore e dà la Vita”, ma si dimentica di ricordare ai fedeli che lo Spirito Santo è femminile, teologicamente è la manifestazione femminile dell’Uno trinitario.

Il pensiero corre veloce a Maria Maddalena, e anche a Giovanni, tra i pochi occidentali che avevano capito. Maria Maddalena era fortemente connessa alla Terra, con la sua forte energia femminile, ma anche alla Luna, della quale conosceva i segreti: i suoi unguenti , gli aromi, le particolari essenze che creava dalle piante, e che hanno generato una scuola che tutt’oggi è leader mondiale nei profumi, quella della Provenza, erano sempre “trattati” attraverso i raggi lunari che penetravano in una caverna con una apertura nella sommità, essendo le essenze poste in contenitori ricavati direttamente nella roccia, come coppe naturali. La Luna collaborava così con la Terra, nel rispetto dei cicli dinamici di entrambi.

E Giovanni ci dice che in principio era il Verbo, cioè la Parola, e come vedete questi due sinonimi sono uno al maschile e l’altro al femminile: ciò che crea, necessita di entrambe le componenti. E se poi ci ricordiamo che afferma anche che il Verbo era Dio, allora in questa espressione è racchiuso il Tutto. Difatti l’originale greco del Vangelo di Giovanni usa un termine particolare, “Logos”, che ora capiremo meglio.

Se facciamo un passo indietro a livello storico, e analizziamo le filosofie dei greci, ci troviamo di fronte a due ipotesi che per lungo tempo furono in contrasto. Da una parte la scuola di Mileto, con Talete che sosteneva la presenza degli dei in ogni cosa materiale, e poi Eraclito, che insegnava una visione dove il mondo era in perenne mutamento, in un “Divenire” continuo come il fuoco, dove ogni complemento o contrario trovava, nonostante tutto, una sua unicità, che aveva battezzato “Logos”. Ecco perché Giovanni usa questo termine. Quindi per Eraclito, come nelle filosofie orientali, la staticità dell’essere di ogni cosa materiale era una pura illusione della mente. Dall’altra parte c’era la scuola di Parmenide di Elea, che sosteneva la presenza di un dio unico e supremo, immutabile, dove la materia era immutabile, definibile come un oggetto, e i cambiamenti erano illusioni della mente. Dalla scuola eleatica Aristotele, il riferimento di tutta la Fisica classica, estrasse i concetti fondamentali e creò uno schema di pensiero che divenne la base della concezione occidentale dell’Universo sino ad Einstein.

Perché Aristotele ebbe il sopravvento e la prima scuola sparì nel nulla? Fu un fattore sociale o ambientale a pilotare le scelte? O cosa altro? Così i miei interrogativi sull’origine del “maschilismo teologico”, sia a livello filosofico, che religioso, che scientifico, tipico del mondo occidentale governato da un altro dio maschile chiamato “Tempo”, ora hanno trovato una risposta razionale. Non si tratta di un particolare sviluppo sociale, ma di una eredità genetica di origine atlantidea. Le scelte sono state determinate da un codice genetico che noi, occidentali, ci portiamo dentro, e che non trova corrispondenza negli orientali, che, di conseguenza, hanno percorso l’altra via.

Per fortuna la Fisica è andata oltre, e ora la scienza ci sta portando a ricucire questa spaccatura, di fronte alle evidenze sperimentali che sono molto vicine all’esperienza dei saggi orientali. A volte, leggendo attuali articoli di Fisica teorica, mi rendo conto che il linguaggio è lo stesso di quello che trovo nel Bhagavad-­‐Gītā, perché si parla della stessa realtà, i cui fenomeni non possono essere descritti utilizzando le parole tradizionali, che non bastano. E così si ricorre a espressioni come “la danza delle particelle” o “il flusso armonico delle distribuzioni d’onda” o “la comparsa dal vuoto e la scomparsa nel vuoto di particelle elementari”. Persino il “vuoto” è ormai pieno del Tutto. Visto che siamo passati dall’era dei Pesci a quella dell’Acquario, ecco un bel nuovo lavoro da fare per tutti. Si tratta di cercare “dentro” di noi questa cartella, che, anche se è nascosta bene, è raggiungibile, poi aprirla, e cambiare il contenuto, facendo rinascere quella Dea che qualcuno ha cercato di annientare. Senza però passare all’errore opposto. Maschile e femminile sono complementari, e possono esistere solo nella dinamicità del Tutto che li contiene. Come nel simbolo del Tao, Yin e Yang sono divisi, ma non da una linea retta, ben definita, ma da una curva armonica, fluente come la danza dell’Universo, ondulata come le curve di probabilità dei campi relativistici, e non solo, ciascuna parte contiene un pezzo dell’altra, segno di una compenetrazione che non è tanto un legame quanto una necessità dell’essere.

Infine non sono disposto a scommettere nulla sull’idea che il Messia si presenti a noi come maschio, anzi aspetto un Messia femminile, non solo in termini di energia. E in ogni caso, un Re senza Regina non può essere né felice, né completo!

Scoperto un enzima mutante (chiamato PETase) che mangia la plastica

Scritto da: Nicoletta
Fonte: https://www.soloecologia.it/02052018/scoperto-un-enzima-mutante-chiamato-petase-che-mangia-la-plastica/11405

PNAS.org

La messa a punto è stata casuale: alcuni scienziati inglesi e americani hanno creato un enzima mutante che si nutre di rifiuti di plastica e che potrebbe costituire una soluzione a molti problemi di inquinamento marino e delle discariche.

L’antefatto è avvenuto in Giappone nel 2016, quando alcuni ricercatori hanno trovato nel terreno di un impianto per il riciclaggio di materie plastiche un microbo già evoluto e diventato capace di nutrirsi delle bottiglie di plastica. Altri ricercatori dell’Università di Portsmouth nel Regno Unito e del Laboratorio Nazionale delle Energie Rinnovabili del Dipartimento di Energia degli USA (NREL) hanno preso a esaminare in cha maniera quel microbo (Ideonella sakaiensis) riusciva a digerire le plastiche PET. Lo faceva grazie a un enzima che riusciva ad accorciare lievemente l’abbattimento della plastica (che in maniera naturale impiega letteralmente secoli), ma non molto rapidamente.  Poi si sono imbattuti in una sua versione mutante, più potente dei batteri naturali, che funziona meglio nella riduzione dei poliesteri ai loro elementi base. Il team di ricerca ha dunque “ottimizzato” la struttura dell’enzima aggiungendo alcuni aminoacidi creando un enzima che lavora più rapidamente di quello naturale.

L’enzima modificato, chiamato PETase, può abbattere il PET in pochi giorni, precisamente inizia a degradare il PET dopo 96 ore. La portata della scoperta è potenzialmente enorme. Ricordiamo infatti che anche se la plastica delle bottiglie viene in parte riciclata per essere trasformata in fibre di poliestere per moquette o per tessuti pile, la soluzione del riciclo non fa altro che spostare il problema più in là nel tempo. Invece con questo enzima i poliesteri ridotti a blocchi potrebbero essere usati per produrre altra plastica all’infinito evitando di usare altro petrolio e chiudendo il ciclo in maniera perfetta.

 

L’eugenetista Bill Gates compera Cochrane?

Scritto da: Marcello Pamio
Fonte: http://www.informasalus.it/it/articoli/eugenista-bill-gates-cochrane.php

Cochrane Collaboration è una iniziativa internazionale no-profit indipendente, nata con lo scopo di raccogliere, valutare criticamente e diffondere le informazioni relative all’efficacia e alla sicurezza degli interventi sanitari. Ho sempre ammirato il gruppo Cochrane per via dell’oggettività e imparzialità nei loro rapporti. Un lavoro certosino portato avanti da circa 280.000 tra operatori sanitari (medici, epidemiologi, ecc.), ricercatori e rappresentanti di associazioni di pazienti in oltre 100 paesi del mondo.

Non avendo fondi per fare ricerca laboratoristica producono e sviluppano documenti di sintesi, denominati “revisioni sistematiche” sulla efficacia e sicurezza degli interventi sanitari di tipo preventivo, terapeutico e riabilitativo. In pratica analizzano, facendo pelo e contropelo, tutti gli studi pubblicati su un determinato argomento. Alla fine i risultati di queste revisioni sistematiche vengono pubblicate in un database elettronico chiamato «Cochrane Library».

I lavori sono eccezionali per via dell’assoluta trasparenza e indipendenza dai capitali privati, come per esempio quelli delle industrie farmaceutiche. Questo almeno fino a ieri…

Il 22 settembre 2016 nel sito ufficiale il Cochrane si annuncia che hanno ricevuto «una sovvenzione di $1,15 milioni dalla Fondazione Bill & Melinda Gates» (1). In pratica la donazione servirà per sostenere le attività del gruppo, con un focus specifico però sulla salute materna e infantile. Mark Wilson, CEO di Cochrane ha dichiarato che sono «lieti e onorati di ricevere questa concessione». (2) Forse ad essere più felici saranno le lobbies che con quattro spiccioli sono riuscite finalmente a togliersi una spina dal fianco. Una enorme spina che avevano impiantata da molti anni.

Cochrane infatti ha sempre dato molto fastidio al Sistema, proprio per la sua imparzialità e per le revisioni sistematiche, che guarda caso, sistematicamente dimostravano l’incompletezza e la fallacità di tanti studi scientifici pubblicati. Non ci sono molte istituzioni al mondo in grado di eseguire tali revisioni. Purtroppo da oggi c’è né una in meno…

Bill & Melissa Gates
Da molti anni la Fondazione Bill & Melissa Gates sotto la falsa veste della filantropia sostiene la campagna di depopolazione e le vaccinazioni di massa. Non è dietrologia questa, perché basterebbe leggere e/o ascoltare attentamente le sconcertanti dichiarazioni di William Henry Gates III, meglio noto come Bill Gates, per prenderne coscienza.

Per esempio un suo intervento a TED nel febbraio del 2010 fa letteralmente impallidire. Sul palco ha trattato il classico tema molto caro ai neo-eugenetisti: il riscaldamento globale. Ovviamente sono le attività umane a causare l’innalzamento del livello di anidride carbonica, e quindi del Global Warming, per cui è l’uomo (visto come un cancro) che sta portando alla distruzione l’intero pianeta! Se l’ipotesi di partenza è questa ovviamente la soluzione per risolvere questo gravoso problema e salvare il globo intero è la riduzione della popolazione mondiale. Il discorso non fa una piega, anche se sappiamo benissimo che il global warming è un’invenzione sinarchica per scopi demografici e di controllo sociale.

Il patron della Microsoft oltre alla semplice analisi fornisce pure una sintesi, cioè gli strumenti da adottare: vaccinazioni di massa e “servizi sanitari orientati alla riproduzione”, che tradotto farebbe più o meno “controllo delle nascite e aborti”.

Le sue parole esatte non lasciano spazio a dubbi:

«Prima di tutto, abbiamo la popolazione. Il mondo oggi ospita 6,8 miliardi di abitanti, e tale cifra sta crescendo speditamente verso i 9 miliardi. Ora, se davvero facessimo uno splendido lavoro in relazione a nuovi vaccini, sanità e servizi sanitari orientati alla riproduzione (aborti), noi potremo probabilmente ridurre quest’ultimo numero di una percentuale valutabile intorno al 15%».

Come detto per evitare il gravissimo riscaldamento globale è necessario ridurre la popolazione mondiale con farmaci/vaccini e aborti. Se fanno impallidire e scandalizzare ancora oggi i discorsi di Adolf Hitler sulla razza, cosa dovremo dire nell’ascoltare un miliardario che riprende in mano le teorie malthusiane sulla depopolazione?

Colui che ha costruito un impero miliardario sulla Silicon Valley, su computer che non sono certo ad impatto zero nell’ambiente, oggi è il paladino dell’ambientalismo radical chic. La realtà è molto diversa: abbiamo a che fare con un vero e proprio eugenetista con la fissa per il controllo delle nascite.

Domenica 13 maggio 2018 vari quotidiani hanno pubblicato a pagina intera il suo accorato appello: «SOS pandemia. Sistema globale per difenderci». (3)

Bill Gates si è rivolto ai grandi del mondo dicendo che si devono «creare in fretta vaccini e cure». (4) Ma per cosa?

Le sue farneticazioni sono state riportate pari-pari dai media mainstream totalmente prostrati al Sistema. Nessuna intervista (con qualche domanda scomoda) di qualche giornalista, solo banale traduzione delle sue parole. Neanche fosse il Dalai Lama.

«Se la storia ci ha insegnato qualcosa è che ci sarà un’altra pandemia globale che seminerà la morte. Quest’anno ricorre il centenario dell’influenza del 1918, che uccise circa 50 milioni di persone in tutto il mondo (…). Se oggi si diffondesse nell’aria un agente patogeno altamente contagioso e letale come quello dell’influenza nel 1918, nel giro di sei mesi morirebbero quasi 33 milioni di persone in tutto il mondo». (5)

E’ necessario investire su altri approcci «come farmaci antivirali e terapie con anticorpi». Il messaggio è chiarissimo!

«L’anno scorso alla conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera ho chiesto ai leader mondiali di immaginare che da qualche parte nel mondo ci sia un’arma, che esiste già, in grado di uccidere milioni di persone» (6)

L’oracolo di Seattle oltre ad uno scenario apocalittico fornisce la solita soluzione trita e ritrita: «sviluppare, testare e rilasciare nuovi vaccini nel giro di pochi mesi, invece che anni». (7)

Della serie: a che servono i test di sicurezza di un farmaco/vaccino? E’ tempo perso e milioni di persone rischiano la pellaccia nel frattempo. Meglio saltare i test e sperimentare direttamente sulle persone: tutto tempo risparmiato.

Conclusione

Il filantropo ha finalmente gettato la maschera…

Innanzitutto come fa Gates a prevedere che arriverà una nuova pandemia, calcolando con esattezza non solo i tempi (6 mesi) ma anche il numero di morti (33 milioni di persone)? Forse con i suoi 90 miliardi di dollari di patrimonio personale si è fatto costruire una sfera di cristallo che gli permette la chiaroveggenza Oppure ha accesso a informazioni che noi comuni mortali non possiamo immaginare? Informazioni per esempio sulla guerra biologica e/o batteriologica. Solo chi mette volutamente in circolazione agenti patogeni è in grado di sapere in anticipo le cose che accadranno…

A Monaco ha detto ai leader che “esiste già un’arma in grado di uccidere milioni di persone”, più che un appello sembra una vera e propria minaccia…

Dovremo seriamente preoccuparci per qualche epidemia causata da agenti patogeni coltivati nei laboratori militari di massima sicurezza? O rientra nel terrorismo mediatico il cui scopo è proseguire con le campagna di vaccinazioni di massa.

Paradossalmente se fosse vero il primo caso, stona alquanto la sua falsa preoccupazione per le sorti del mondo in preda ad un virus letale, visto che propugna la riduzione della popolazione. Per Bill Gates infatti gli abitanti del pianeta sarebbero cresciuti troppo causando il riscaldamento globale, quindi ben venga l’influenza Spagnola 2018 o qualche altro virus a decimare la popolazione…

Tornando alla Cochrane: quanto tempo impiegheranno per occuparsi anche loro di denatalità? Magari con una bella revisione che dimostri l’importanza dei vaccini per il controllo delle nascite…

Nel frattempo si sono messi in perfetta armonia con le nuove direttive. Qualche giorno fa, esattamente il 9 maggio 2018, hanno infatti pubblicato i risultati di uno studio controllato e randomizzato secondo il quale vi sarebbero «nuove prove che mostrano come i vaccini contro il papilloma virus umani (HPV) proteggono dalle lesioni cervicali le giovani donne in particolare tra i 15 e i 26 anni» (8)

Quindi secondo il Cochrane Collaboration i vaccini anti-HPV sono utilissimi perché proteggono le giovani donne dalle lesioni alla cervice uterina.

Poco importa se questi vaccini possono manifestare effetti collaterali gravissimi e devastanti; come pure poco importa se due tra i cinque autori dello studio sono stati consulenti delle industrie che spacciano farmaci e vaccini come la GlaxoSmithKline, Merck, e Janssen. (9)

Note

 

(1) http://www.cochrane.org/news/cochrane-announces-support-new-donor

(2) Idem

(3) «Il Piccolo», 13 maggio 2018

(4) Idem

(5) Idem

(6) Idem

(7) Idem

(8) http://www.cochrane.org/news/scientific-expert-reaction-new-cochrane-review-hpv-vaccine-cervical-cancer-prevention-girls-and

(9) Idem

Il vero petrolio? Sono i dati

Scritto da: Francesco Suman
Fonte: http://www.unipd.it/ilbo/vero-petrolio-sono-dati

I dati sono il petrolio del XXI secolo, letteralmente. Se fino a pochi anni fa le più grandi al mondo, in termini di capitalizzazione, erano compagnie come Exxon Mobil e General Electric, oggi queste sono state scalzate dai giganti dell’Information Technology (IT) come Google (Alphabet), Facebook, Apple, Amazon, Microsoft, che superano i 500 miliardi di dollari  di capitale a testa, e continuano a crescere.

Il data scientist, con le sue capacità di analizzare e interpretare dati, diventa quindi una figura professionale sempre più centrale e richiesta sul mercato. Sempre più aziende infatti, oggi, ritengono di potere acquisire vantaggi competitivi da analisi e elaborazione dati.

A parlarne agli studenti del nuovo corso di laurea magistrale “Physics of Data”, che si propone di preparare una nuova generazione di fisici con conoscenze avanzate nel campo della fisica e una formazione di alto livello nell’ambito di big data e data science, è stato Davide Del Vecchio, Data Solution Architect alla Microsoft, nel corso di un incontro organizzato dal dipartimento di Fisica e Astronomia dell’università di Padova.

“La data science è la pratica di estrarre informazioni dal mondo reale per creare valore aziendale” secondo Davide Del Vecchio, “grazie all’uso di dati, algoritmi e sistemi si possono operare migliori decisioni e azioni nella società”.

La prima data scientist è stata una donna, Florence Nightingale (1820-1910), un’infermiera britannica che applicando il metodo scientifico dimostrò l’importanza dell’igiene negli ospedali correlandola a un ridotto tasso di mortalità. Grazie al suo pionieristico lavoro nel 1859 divenne la prima donna membro della Royal Statistical Society e nel 1874 membro onorario della American Statistical Association.

È stato però Enrico Fermi nel 1955, riporta Del Vecchio, a introdurre l’idea che i computer possono essere usati per testare ipotesi fisiche, con gli esperimenti numerici (o simulazioni al computer) sviluppati con Pasta, Ulam e Tsingou, qualcosa di “non molto diverso da quello che si fa oggi con il deep learning o con la teoria dei grafi”.

Il deep learning altro non è che un metodo per fare predizioni. A partire da dati demografici, ad esempio, si può arrivare a predire con un buon grado di approssimazione l’orientamento politico di un soggetto; partendo da età, salario, livello di istruzione e sesso è possibile predire se un soggetto sarà più probabilmente repubblicano o democratico.

“Il data scientist deve avere a che fare con uno strano vocabolario, perché mette nel modello una serie di parametri eterogenei, differenti linguaggi provenienti da discipline diverse, ma tenuti insieme”.

Oggi disponiamo di un’infinità di dispositivi che raccolgono dati, dai sensori meteorologici a quelli che monitorano i flussi del traffico automobilistico, dai dati delle transazioni bancarie ai like e alle interazioni nei social network. Tutto, in linea di principio, può venire registrato. Freud potrebbe dire che la nostra società ha un problema con l’accumulazione seriale, sintomo di uno sviluppo inceppatosi alla seconda delle sue celebri fasi psicosessuali. Ma tant’è, il data scientist è la figura che a partire dal dato grezzo effettua l’analisi, lo ripulisce dal “rumore”, e ne estrae la pepita d’oro (in inglese questa operazione si chiama proprio mining), ovvero l’informazione utile, il pattern, il significato statistico potremmo dire (sempre che ci sia).

Chiaramente da questa bulimia di dati può derivare anche un eccessivo controllo, violazioni della privacy, o più gravemente ancora interferenze con la libera formazione di preferenze e opinioni. “Da grandi poteri derivano grandi responsabilità” risponde Del Vecchio citando Spiderman.

Tra i riconoscimenti ottenuti per il suo lavoro Davide Del Vecchio cita il premio innovazione s@alute ottenuto per il progetto Khare (Kinect hololens assisted rehabilitation experience) sviluppato per Inail e finalizzato a migliorare l’esperienza riabilitativa degli infortunati e a ottimizzare il lavoro di medici e fisioterapisti. “Si tratta di una una piattaforma tecnologica che attraverso un normale computer e un sistema di rilevamento e tracciatura dei movimenti (Kinect) aiuta il medico e il fisioterapista a controllare e valutare l’esercizio svolto dal paziente”.

Il mistero del massacro di Sandby Borg

Fonte: https://ilfattostorico.com/2018/05/06/il-mistero-del-massacro-di-sandby-borg/

The Guardian

Antiquity

 

sandy borg svezia impero romano occidente

L’estremità di una spada in argento dorato (Daniel Lindskog)

In Svezia gli archeologi hanno scoperto le eccezionali prove di un terribile massacro avvenuto alla fine del V secolo d.C., sulla costa dell’isola di Öland. Gli abitanti di un piccolo villaggio furono misteriosamente uccisi nelle loro case o in strada mentre provavano a fuggire.

I loro corpi vennero lasciati marcire sul posto e non vennero neanche presi gli oggetti preziosi che portavano con sé, tra i quali degli splendidi gioielli e alcune monete d’oro romane.

Il forte ad anello di Sandby Borg. Ospitava circa 50 case e una popolazione di 200-250 abitanti (Sebastian Jakobsson)

A Sandby Borg sembra non esserci stato scampo. In una casa un uomo anziano, colpito al cranio, cadde proprio sopra il focolare e il suo corpo fu carbonizzato fino all’osso. In un’altra casa un ragazzo adolescente, forse durante la fuga, inciampò su un corpo steso sul pavimento e morì sul posto. L’orrore si legò così tanto al sito che quando gli archeologi cominciarono i lavori, la popolazione locale li avvertì di tenersi lontani da quel luogo. Dopo tre stagioni di scavi, con meno di un decimo del sito scavato, la squadra ha pubblicato i suoi risultati sulla rivista Antiquity. Le scoperte raccontano la fine catastrofica della vita nel villaggio – “un singolo evento che fermò il tempo, come un naufragio ma a terra”.

Alla metà del V secolo d.C. Sandby Borg era un prospero villaggio protetto dalle mura di un forte circolare. Dopo l’attacco non tornò mai nessuno a seppellire i morti, e nemmeno per saccheggiare gli oggetti preziosi o il bestiame. I morti – nove in una sola casa – marcirono dove caddero, distesi in strada o in casa fino al crollo dei tetti, mentre i loro animali morirono di fame chiusi nelle recinzioni. In mezzo ai corpi giacevano ancora degli oggetti preziosi: monete d’oro romane, gioielli in argento dorato, ornamenti argentati per capelli, perline di vetro e conchiglie di ciprea dal Mediterraneo. Gli archeologi hanno persino trovato tracce degli ultimi pasti, tra cui una mezza aringa vicino a un focolare e alcune pentole.

Perla di vetro decorata con fiori e spirale d’argento (Daniel Lindskog)

Un magnifico anello (Daniel Lindskog)

Una spilla d’argento (Daniel Lindskog)

(Daniel Lindskog)

(Alfsdotter et al./Antiquity)

Ludwig Papmehl-Dufay, archeologo del museo locale, aveva iniziato gli scavi dopo che alcuni tombaroli erano stati avvistati nel sito. Sebbene non esistano resoconti scritti o orali del massacro, alcune storie locali lo consideravano un luogo pericoloso. «Trovo molto probabile che l’evento sia stato ricordato e abbia creato dei forti tabù, forse tramandati nei secoli grazie alla tradizione orale», ha detto Papmehl-Dufay. Tre stagioni di scavo hanno già suscitato numerosi interrogativi. Nel cranio di un uomo erano stati conficcati quattro denti di pecora. Secondo Papmehl-Dufay potrebbero rappresentare un’offesa finale: siccome gli antichi mettevano una moneta o altri piccoli oggetti di valore coi morti per pagare il passaggio nell’aldilà, questa sarebbe stata una maledizione per prevenirlo. Nelle vicinanze è stato trovato l’osso di un piccolo braccio, la prova che neppure i bambini furono risparmiati.

Tra tutti i beni scoperti non sono state trovate armi complete. Forse furono prese come trofei e sepolte come offerta rituale in una palude vicina. Öland è un’isola al largo della costa svedese nel Mar Baltico, e nel periodo romano era ricca. Le monete d’oro romane e le importazioni di lusso testimoniano i salari guadagnati combattendo come mercenari. Sull’isola si contano almeno 15 forti ad anelli, ma solo Sandby Borg sembra aver avuto una fine così cruenta nei turbolenti decenni della caduta dell’Impero romano d’Occidente. Il museo della contea di Kalmar ha organizzato una piccola mostra del sito, e spera di crearne una più ampia permanente. Finora sono stati recuperati 26 corpi e sono state scavate totalmente solo tre delle 53 case, ma molti altri resti aspettano ancora che la loro storia sia finalmente raccontata.

(Daniel Lindskog)

(Daniel Lindskog)

(Daniel Lindskog)

(Daniel Lindskog)

(Daniel Lindskog)

Pianta di Sandby borg (Alfsdotter et al./Antiquity)

 

EURO E ITALIA: DON’T CRY FOR ME ARGENTINA!

Fonte: http://icebergfinanza.finanza.com/2018/05/08/euro-e-italia-dont-cry-for-me-argentina/

Purtroppo in questo Paese, infarcito di giornalisti ignoranti ad essere buoni, analisti ed editorialisti, pure economisti che tengono famiglie ad alto tenore di vita, non è facile far comprendere la verità, soprattutto quando questa gente ha il totale monopolio della carta stampata e delle televisioni, non riuscendo ancora ad avere il dominio sul web.

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Le Open Society Foundations,  sono una rete di fondazioni internazionali fondata dal magnate George Soros che lavorano per costruire democrazie vibranti e tolleranti i cui governi sono responsabili e aperti alla partecipazione di tutte le persone, dicono loro.

Uno di questi è Fubini, un caro amico di Soros, si Soros lo speculatore, lo squalo che attaccò la lira e la sterlina negli anni ’90, ha recentemente scritto sul Corriere della Sera…

La drammatica lezione dell’Argentina per chi è contro l’euro

L’Argentina nel 2003 fa aveva ripudiato debito pubblico per 100 miliardi di dollari e aveva svalutato drasticamente per cavarsela. Sono passati 15 anni, ma non è ancora vaccinata: un battito d’ali di farfalla a Washington diventa un tifone
a Buenos Aires. Che c’entra con l’Italia? Niente, ma proprio questo è il punto. Non c’entra perché l’Italia è nell’euro e solo per questo sul suo enorme debito riesce a pagare interessi persino inferiori di quelli americani, a tutto vantaggio di famiglie e imprese. Proviamo a uscire dall’euro, o a ripudiare il debito. Prima però chiamiamo Mauricio Macri per sentire cosa ne pensa.

Ma tu pensa, Fubini scrive pure che per una volta non si può neanche dare la colpa ai politici locali. Il leader oggi è Mauricio Macri, un ingegnere di origini calabresi che mantiene il Paese su una rotta di buonsenso, riforme e prudenza, politiche neoliberiste su suggerimento del FMI e crolla tutto comunque!

Ci aveva già pensato un altro illustre scienziato finanziario tempo fa, per il quale ieri girava alche il nome per un eventuale governo di tregua o neutrale come dicono loro sempre, ma sta facendo davvero una brutta figura…

Se Tokyo sembra Atene

C’è una battuta che gira tra i miei colleghi: «Sai qual è la differenza tra il Giappone e la Grecia?». L’agghiacciante risposta è: «Tre anni». L’ovvio riferimento è alla situazione del debito pubblico. Per quanto paradossale, l’accostamento della grande potenza industriale asiatica al piccolo e disastrato Stato ellenico non è poi così assurdo.

L’articolo era datato 2012, ne sono passati sei di anni e non è successo nulla in Giappone, nessuno ha fatto la fine della Grecia.

Potrei tirarvi fuori centinaia di articoli sulla fine dell’Inghilterra, se usciva dall’ Europa, peste, tifo e colera, iperinflazione e via dicendo.

Basterebbe ricordare cosa scrivevano i soloni di Confindustria a proposito della fine ingloriosa che attendeva il nostro Paese nel caso che gli italiano non avessero votato si al referendum confermativo di casa Renzi…

Risultati immagini per confindustria no referendum

Siamo nel 2017 e della recessione, nessuna traccia, saliamo del uno virgola e dei quattro punti di pil in caduta se ne è persa traccia.

Per carità, è tutta brava gente, dotti, medici e sapienti, peccato che come dice il nostro caro John Perkins…

Come ben sapete, non provate a chiedere all’oste se il suo vino è buono, se è davvero il migliore, non potete chiedere a questa gente se davvero l’euro è la migliore soluzione, dopo gli evidenti fallimenti di questi anni, loro vi rispenderanno che sì, perché il loro datore di lavoro la pensa così!

E’ normale, ci mancherebbe, sarei preoccupato se non fosse così, diceva il nostro caro Don Milani…

 “E qual’è mai il giornale che scrive per il fine che in teoria gli sarebbe primario cioè informare o non invece per quello di influenzare in una direzione”

Alle volte però capita di ascoltare il pensiero alternativo, quello di Alberto e Claudio,  e scopri che le cose non sono proprio così, almeno che loro vi raccontano solo una parte della loro verità…

1) Argentina e Italia sono Paesi profondamente diversi. In Argentina il settore agricolo pesa il quadruplo rispetto all’Italia (rispettivamente, 8% e 2% del Pil), e questo incide sulla composizione dell’export, che in Italia è composto per l’84% da prodotti manifatturieri, mentre in Argentina solo per il 31%.

2) Quando un Paese si basa sulle materie prime o su prodotti agricoli grezzi, la sua prosperità dipende dai prezzi di questi ultimi sui mercati internazionali. Una caduta dei prezzi lo metterà in difficoltà qualsiasi moneta esso adotti o per quanta moneta esso stampi. Ciò vale per esempio per il Venezuela se il prezzo del petrolio dimezza e vale anche per l’Argentina: se il prezzo della soia crolla del 30%, come è successo nell’ultimo quinquennio: gli argentini devono tirare la cinghia e non c’entra se la moneta è il peso, l’euro o il dollaro.

3) Questo anche perché le materie prime hanno domanda rigida: se la soia dimezza non ingozziamo i nostri vitelli. Anche a causa di ciò dal 2010 l’Argentina è in deficit estero, cosa che ora la costringe ad alzare i tassi per farsi prestare i soldi che non guadagna più esportando. La politica monetaria degli Stati Uniti, evocata da Fubini, c’entra, ma solo perché si innesta su questa fragilità strutturale. La situazione dei Paesi manifatturieri è ben diversa, perché la domanda dei loro prodotti è elastica al prezzo, e a questo punto quale valuta si adotti e come la si gestisca diventa rilevante. Un «attacco speculativo» che ci costringesse a svalutare renderebbe i nostri prodotti e il nostro turismo ancora più convenienti per l’estero, aumentando il nostro surplus commerciale, cioè la nostra disponibilità di valuta pregiata, senza bisogno di alcun rialzo dei tassi. Se non credete a noi, fidatevi di un commentatore bene informato: «Euro più debole? Per noi sono più i vantaggi che gli svantaggi» (Fubini, 11 marzo 2015).

4) Quanto precede spiega perché l’argentino Macrì, nonostante sia tutto «buon senso, riforme e prudenza» (a detta di Fubini), da quando ha preso il potere ha visto la sua valuta indebolirsi del 45% sul dollaro, senza riuscire a riequilibrare i conti con l’estero. Viceversa, un altro presidente, l’ungherese Orbán, nonostante sia tanto cattivo e non faccia le riforme, ma anzi cacci il Fmi fuori dal Paese con la ramazza, pur non avendo l’euro, bensì il fiorinetto, va avanti tranquillissimo, grazie al suo surplus commerciale, e viene costantemente rieletto dai suoi concittadini. L’export ungherese è per l’83% composto da prodotti manifatturieri e per questo l’Ungheria ha beneficiato della flessibilità del fiorino. Lasciamo valutare al lettore a quale Paese l’Italia somigli di più.

Poi si sa, c’è sempre qualcuno che si arrampica sugli specchi, ti dice che le svalutazioni non sempre sono buone, che il Giappone, che quando la domanda globale latita, hanno poco effetto sulle esportazioni, che basta guardare al Giappone, che ha svalutato come un forsennato dal 2012 in poi  e non è successo nulla o quasi.

Ora non sto qua a riempirvi la testa con paroloni, a Voi che piacciano tanto i grafici, consiglio solo di fare mente locale, ovvero agli effetti che ha avuto sul nostro Paese, demolito dalla criminale politica economica di Monti, la feroce svalutazione imposta da Draghi all’euro, passando in un attimo da 1,40 a 1,03…

Qualcosina possiamo dire anche a proposito della sterlina e dell’Inghilterra sommersa dall’oceano a causa della Brexit…

Nessuno può dire cosa accadrà in realtà, nessuno dice che sarà una passeggiata, nessuno pensa ad un’uscita non concordata o meno, ma le evidenze storiche sono più a favore che contro, la differenza la fanno le chiacchiere da bar!

L’India è la nuova Indonesia? La deforestazione prossima ventura

Fonte:http://www.salvaleforeste.it/it/deforestazione/4375-l-india-%C3%A8-la-nuova-indonesia-la-deforestazione-prossima-ventura.html

Sta accadendo adesso. Il Ministero indiano dell’ambiente, delle foreste e dei cambiamenti climatici pubblicato una nuova Policy forestale nazionale che, se approvata, aprirà le foreste demaniali allo sfruttamento privato Finora, questo è stato esplicitamente vietato dall’attuale legge forestale.  La precedente (ancora in vigore, ma per poco) legge forestale affermava ch le foreste fungono da risorsa genetica per il mantenimento dell’equilibrio ecologico. Per questa ragione, non saranno messe a disposizione delle imprese per lo sviluppo di piantagioni o altre attività”. Ora invece, sembra che le foreste saranno messe in vendita o cedute per espandere le piantagioni industriali.
La nuova bozza recita: “La produttività delle piantagioni forestali è molto scarsa nella maggior parte dell’unione. Queso sarà risolto adottando una gestione scientifica e intensiva delle piantagioni di specie rilevanti come teak, sal, sisham, pioppo, gmelina, eucalyptus, casuarina, bamboo ecc. I terreni disponibili degradati e sotto-utilizzati saranno gestiti per produrre legname di qualità con interventi scientifici. Modelli di compartecipazione pubblico-privato saranno adottati per affrontare la piantumazione nella aree forestali degradate nelle aree forestali e non, assieme alle imprese forestali.”
Gli ecologisti sostengono che la nuova bozza è una versione annacquata dell’attuale politica e scarsa nei contenuti. Alcuni hanno commentato che si tratta di un documento redatto frettolosamente, che mina il ruolo della comunità locali nella conservazione delle foreste, mentre altri sottolineano come la nuova bozza di linee guida ignori completamente le diffuse attività di distruzione delle foreste. Diversi studi scientifici mostrano come grandi aree di foresta vengono frammentati a causa di progetti industriali o di sfruttamento mal pianificati. La frammentazione delle foreste ha impatti devastanti e rappresenta una delle più gravi minacce alla conservazione. Ma la nuova policy ignora il rischio e dichiara che “si è verificato un aumento della copertura forestale e una riduzione della deforestazione … nonostante … l’aumento popolazione, l’industrializzazione e la rapida crescita economica “.
Nel 2013, uno studio degli avvocati ambientali Ritwik Dutta e Rahul Choudhary ha rivelato come il paese, ogni giorno, perda in media, ha 135 ettari di foresta naturale a causa di progetti di sviluppo. Dutta e Choudhary sostengono he solo nel 2017 il governo abbia approvato circa 10.000 permessi di eccezione alla legge forestale.
Persino i principali habitat per la tigre non vengono risparmiati. Progetti di esploraizione minoritaria, di costruzione di dighe o di trade pretendono l’abbattimento di 200 kmq a Panna (Madhya Pradesh), di oltre 83 kmq ad Amrabad (Telangana), di 1.000 ettari a Palamau (Jharkhand), di 39 ettari da Pench (MP) e 50 kmq da Corbett (Uttarakhand).

Perché l’abbigliamento low-cost risulta dannoso per l’ambiente

Scritto da: Nicoletta
Fonte: https://www.soloecologia.it/18042018/perche-labbigliamento-low-cost-risulta-dannoso-per-lambiente/11386

Comprare, comprare, comprare – abiti, calzature e accessori a prezzi bassi, a volte bassissimi. Così si potrebbe descrivere il comportamento odierno di molti di noi. La produzione di abbigliamento sta aumentando in tutto il mondo, ma con conseguenze nefaste per l’ambiente.

Oggi come oggi difficilmente si rammenda o si ripara un capo di abbigliamento rovinato: è più semplice comprarne un altro. Molte persone consumano un’eccessiva quantità di articoli e lo fanno troppo rapidamente: basti pensare che tra il 2003 e il 2018 le vendite di in tutto il mondo sono raddoppiate. Qualcuno ha calcolato che in media non conserviamo un capo nemmeno per un anno. Quando non ci serve più lo conferiamo negli appositi cassonetti, da dove spesso i nostri vecchi abiti vengono presi e inviati in paesi in via di sviluppo dell’Africa o dell’Asia. Ma paradossalmente, alcuni di queste nazioni non vogliono più accettare queste forniture: ne hanno già un eccesso.

Alla radice di tutto stanno i prezzi esigui a cui la merce viene venduta al cliente. Ma se il portafoglio è contento il prezzo che l’ambiente paga è molto alto: la produzione tessile mondiale causa oltre l’emissione di un miliardo di tonnellate di CO2 ogni anno – una quantità di gas serra che supera quella emessa da tutti gli aerei e le navi del mondo nel corso di un anno. A questo si aggiungono altri problemi (come l’inquinamento dell’ambiente mediante l’uso di sostanze chimiche tossiche per l’agricoltura intensiva) e lo sfruttamento della manodopera in molti paesi in via di sviluppo.

Che cosa possiamo fare per contrastare il fenomeno? Dovremmo esercitare maggiore pressione sulle aziende affinché producano fibre tessili biologiche dando la preferenza alle aziende che producono materiali senza utilizzare prodotti chimici tossici, ovvero favorendo una produzione tessile più sostenibile. Questi capi di abbigliamento costeranno sicuramente di più – tuttavia questo costituirà per noi un ottimo stimolo per indurci a a comprarne di meno e riutilizzarli il ​​più a lungo possibile, magari riparandoli o rimodernandoli in maniera creativa. Se non cambierà nulla la produzione di abbigliamento nel 2050 sarà triplicata rispetto a quella attuale.

 

Perù: riconosciuti i diritti territoriali delle tribù indigene incontattate

Fonte:  http://www.salvaleforeste.it/it/popoli-indigeni/4373-per%C3%B9-riconosciuti-i-diritti-territoriali-delle-trib%C3%B9-indigene-incontattate.html

Lo fa sapere Survival: il Perù creerà in Amazzonia due riserve per la protezione delle tribù incontattate, per un totale di oltre 2,5 milioni di ettari. È noto che nell’area compresa dalle nuove riserve Yavari Tapiche e Yavari Mirin – nello stato di Loreto, Perù nordorientale – vivono almeno sette diversi gruppi di tribù ancora non contattate dall’uomo bianco.Questa regione remota è sotto l’intensa pressione di prospezioni petrolifere, del taglio del legname e del progetto di una strada che potrebbe devastare le tribù. Coloro che vogliono sfruttare le risorse naturali dell’area negano da tempo l’esistenza di popoli incontattati in queste foreste, poiché la loro presenza potrebbe ostacolarne i progetti.

Le riserve sono cruciali per la sopravvivenza delle tribù incontattate: se la loro terra non sarà protetta, rischiano la catastrofe. Intere popolazioni vengono spazzate via dalla violenza di esterni che rubano loro terra e risorse. Già il semplice contatto con l’uomo bianco rischia di decimare queste popolazioni che non hanno difese immunitarie contro malattie che nel resto del mondo sono comuni e oramai innocue.

Il governo peruviano, tuttavia, non ha escluso ulteriori prospezioni petrolifere e si è anzi aggiudicato due concessioni all’interno delle due riserve Yavari Tapiche e Yavari Mirin.