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Esclusiva Nibiru2012: micronova solare, l’apocalisse.

Fonte: https://www.nibiru2012.it/esclusiva-nibiru2012-micronova-solare-lapocalisse/

Un nuovo studio frutto di decenni di ricerche da parte di Douglas Vogt è per la prima volta tradotto in italiano in esclusiva da Nibiru2012.it. Cosa lega una repentina inversione dei poli magnetici all’era glaciale e ad una micronova solare? Uno scenario da apocalisse.

Tutto inizia il 24 dicembre del 1957, la nostra stella è nel picco del ciclo 19 che fa parte di un massimo di Gleissberg (un insieme di 8 cicli solari che si completa in 88 anni) e genera in un giorno 355 macchie solari. La superficie del Sole sembra esplodere. Le comunità scientifiche americane ed europee rimangono esterrefatte e capiscono che il nostro astro non è così docile come sembra e presto potrà creare qualcosa di molto pericoloso(Micronova). Negli anni successivi vengono create la NASA e la CIA per studiare in massima segretezza le scoperte in questo ambito, troppo sconvolgenti per l’opinione pubblica. Hanno dunque inizio le ricerche sugli effetti dei cicli di Gleissberg e sul loro impatto sul clima terrestre e sui pianeti a noi limitrofi in attesa del prossimo massimo previsto per il 2046.

Dal 1957-58 la temperatura del nostro pianeta ha cominciato a salire in risposta al ciclo 19: questo fenomeno è tutt’ora conosciuto come il global warming (surriscaldamento globale). Secondo gli studi di Douglas Vogt, l’emissione di CO2 umana ha ben poco da spartire con il riscaldamento globale: il cambiamento climatico sarebbe frutto di un grande ciclo solare di cui siamo giunti al termine.

Gli studi decennali del ricercatore si sono incentrati sui cicli solari (della durata di 11 anni), sui cicli di Gleissberg  (insieme di 8 cicli solari) e sul così detto Main Clock Cycle (composto da 136 Glesissberg per un totale di 12.068 anni). La conclusione del prossimo Main Clock Cycle (iniziato nel 10.000 Avanti Cristo durante il periodo del cataclisma del Dryas Recente, gli assidui lettori di Nibiru2012.it conoscono bene l’argomento) è prevista per il 2046.

Ciò che Vogt ha scoperto è pazzesco e sconcertante. La nostra stella ogni 12.068 si “rinnoverebbe” creando una micronova ed espellendo milioni di tonnellate di materiale nello spazio circostante con conseguente devastazione tutto quello che incontra. Questo evento è da considerarsi a tutti gli effetti  un’espulsione di massa coronale massiva e ciò darebbe risposta a innumerevoli interrogativi che ancora oggi arrovellano le menti degli scienziati. Si potrebbero giustificare i miti di distruzione di moltissimi popoli antichi, i resti di immani cataclismi sui fondali marini e sui nostri vicini cosmici, le cicliche estinzioni di massa a cui il nostro pianeta è abituato e i repentini verificarsi di estreme ere glaciali.

I risultati di questi studi sono stati raggruppati in una teoria sola incredibile e molto affascinante che noi di Nibiru2012.it abbiamo cercato di condensare per renderla accessibile ai nostri lettori. I più curiosi potranno approfondire con i video che lasceremo a piè pagina e con i molti spunti offerti dall’articolo stesso.

La cause delle glaciazioni e delle inversioni polari

Il problema del riscaldamento globale divide da sempre in due gli scienziati. Da una parte si schierano coloro che affermano che il riscaldamento globale esista e sia causato dalle emissioni di CO2 generate dagli umani con conseguente riscaldamento dell’atmosfera. Dall’altro lato ci sono coloro che ritengono che sia reale il surriscaldamento globale ma che ciò rispecchi i cambiamenti legati al ciclo delle macchie solari con le relative esplosioni connesse.
Nessuno dei due schieramenti ha la minima idea del perché le emissioni solari siano periodicamente aumentate a partire dagli anni 1890.

L’enigma delle glaciazioni

Il problema con gli attuali modelli teorici riguardanti le glaciazioni è che essi possono solo spiegare una piccola parte degli avvenimenti accaduti durante questo periodo. Gli scienziati non sanno perché esse capitino ciclicamente o perché solo il periodo del Pleistocene presenti ripetute glaciazioni e recessioni delle stesse. Essi non sanno perché tutte le ere glaciali siano state precedute da un’inversione dei poli. Sappiamo che ci furono grandi estinzioni di massa a seguito delle ere glaciali e delle inversioni polari ma gli studiosi non si spiegano perché gli stermini affliggessero sia piante che animali in tutto il globo.
Il problema più difficile da dipanare, con i modelli tradizionali, è la nascita di nuove specie subito dopo le ere glaciali e le inversioni polari.
E’ ormai chiaro che il filo conduttore di questi modelli sia sbagliato ma l’inerzia e l’ego della comunità accademica e delle sue istituzioni preclude un cambiamento. Non per essere brutali nei loro confronti, ma la prossima inversione polare e micronova potranno risolvere il problema del loro ego e della loro “rigidità” accademica.

micro nova apocalisse slittamento polare inversione dei poli
listato delle stelle conosciute che creano micro-nove ed ogni quanto.

Il problema è la teoria dell’esistenza basata sulla Materia.

La nostra scienza è incentrata su una teoria dell’esistenza basata sulla materia, la quale asserisce che la materia sia la forza dominante nell’universo. L’energia e la luce sono spiegate come cambiamenti dello stato della materia. Tutti i modelli scientifici derivano da questa filosofia di base. Se essa risultasse sbagliata, tutti i modelli sarebbero a loro volta errati.
L’unica alternativa per spiegare il modo in cui funziona l’universo è la teoria dell’esistenza basata sull’informazione. Questa filosofia ritiene che “l’informazione” sia la forza dominante dell’universo e che la materia sia il prodotto di essa. L’informazione deriverebbe da un’altra dimensione spazio temporale.
Anche Stephen Hawking, alcuni anni fa, corresse la sua precedente idea riguardo la fine dell’Universo intesa come un collasso alle dimensioni di un acino d’uva a favore di una nuova intuizione secondo la quale, dopo il collasso, l’universo si trasformerebbe in informazione.
Egli revisionò anche la sua teoria riguardo i buchi neri, la quale prevedeva che la materia entrata nel buco nero venisse distrutta. Anche in questo caso, la sua nuova idea fu che la materia venisse trasformata in informazione.

Cosa accadrà.
La sequenza di eventi che creò l’Era Glaciale

Possiamo dividere l’era glaciale e l’inversione polare in 3 periodi di tempo: il primo dura 50 anni e porta all’era glaciale e all’inversione polare. Il secondo è rappresentato dall’effettiva inversione polare, dall’accumulo di ghiaccio e da altri avvenimenti che si susseguono nell’arco degli 11 anni a partire dall’inversione. L’ultimo è caratterizzato da tutte le conseguenze.

50 anni prima

L’inversione polare è causata da un ciclo ad orologio (Main Clock Cycle) che corre attraverso il tempo. Questo ciclo attraversa l’asse-x ogni 12.068 anni. Alcuni potrebbero chiamarlo “evento di energia punto-zero”. Un ciclo completo dovrebbe essere rappresentato da due inversioni polari o da 24.136 anni.
Il campo magnetico della Terra inizierà a decadere entro 50 anni dall’inversione polare effettiva, ma questo decadimento sarà esponenziale man mano che ci si avvicinerà ai 7 anni dall’inversione. Il campo magnetico non deve necessariamente arrivare a zero prima che scatti una inversione di polarità. Durante questo evento si creerà un aumento di calore nel nucleo della Terra. Il calore aggiuntivo salirà verso la superficie e si manifesterà sotto forma di eruzioni vulcaniche e terremoti. L’aumento di questi ultimi è il risultato del fatto che le placche continentali scivoleranno più facilmente l’una contro l’altra. Il surriscaldamento renderà più “lubrificata” la crosta terrestre, su cui le placche “galleggiano”, consentendo loro di muoversi o fratturarsi con più semplicità. L’aumento dell’attività vulcanica va di pari passo con questo processo.
La rotazione della Terra inizierà a rallentare in questo periodo di tempo, con la conseguente necessità di aggiungere secondi e poi minuti ai nostri orologi. Settimane, o forse mesi prima dell’inversione, la rotazione terrestre rallenterà notevolmente, con una conseguente durata del giorno di 28 ore.
Anche il Sole sarà influenzato dal suo stesso campo magnetico in collasso. L’energia solare inizierà ad aumentare oltre 140 anni prima dell’inversione finale e inizierà a riscaldare la superficie della Terra. Le temperature della superficie del mare aumenteranno durante i cicli delle macchie solari con un aumento eccessivo man mano che ci si avvicina all’inversione. Le calotte polari e i ghiacciai inizieranno a sciogliersi, con il conseguente innalzamento dei livelli degli oceani. Prima dell’inversione polare, la maggior parte delle calotte polari e dei ghiacciai potrebbe essersi sciolta. L’aumento della temperatura della superficie del mare creerà, in tutto il mondo, violente e frequenti tempeste. L’aumento della produzione di energia solare, inoltre, porterà ad un incremento dei livelli di luce ultravioletta che colpirà la Terra. Questo fenomeno impoverirà gli strati di ozono nell’atmosfera superiore durante i massimi picchi delle macchie solari.

L’inversione polare

L’effettiva inversione polare accadrà in un giorno. Insieme a questa vi sarà una serie complessa di eventi nella stessa giornata. Andiamo a vederli nello specifico.

Cosa succederà sulla superficie e all’interno del Sole

Il collasso del campo magnetico profondo all’interno del Sole creerà un grande picco di energia che farà sì che la materia e il guscio di polvere sulla superficie si espandano molto rapidamente. Questo evento potremo chiamarlo una “Micronova”.
La regione equatoriale del Sole esploderà lungo il piano planetario, colpendo ogni pianeta, mentre il guscio di polvere si espanderà rapidamente spingendo i pianeti un po’ più lontano dal Sole. Dopo la nova i pianeti riceveranno meno energia dal Sole e perderanno parte della loro atmosfera e dei liquidi di superficie. Alla fine, il guscio di polvere / materia perderà abbastanza quantità di moto da fermarsi in qualche punto oltre Nettuno. Ciò prende il nome di “cintura di Kuiper”.
Quando il guscio di materia solare sarà espulso emetterà per la maggior parte luce ultravioletta e in minima parte calore radiante. Il Sole rimarrà così finché il guscio di materia non potrà riformarsi attorno ad esso; questo potrebbe richiedere un elevato numero di cicli di macchie solari.

La rotazione della terra

Al momento esatto dell’inversione polare, la Terra interromperà la sua rotazione e rimarrà ferma per sette/otto ore. Le foreste e gli edifici sul lato Sole bruceranno se non saranno inondate da mari o laghi vicini. Non solo il calore influirà sulle piante e sugli animali, ma il Sole produrrà una massiccia dose di raggi cosmici e gamma che raggiungerà la Terra entro 10-15 minuti dopo l’inversione. Questo impulso di particelle cosmiche potrà durare da 10 a 30 secondi con la possibilità di alterare i geni / DNA di piante e animali, compresi quelli degli esseri umani. Questo spiega come si creano nuove specie basate su quelle presenti nel passato.

Il guscio solare di polvere

Le persone sul lato Sole della Terra saranno in grado di vedere la stella che si espande e il disco solare che si ingrandisce man mano che si avvicina al nostro pianeta. Si stima che il guscio di polvere impiegherà dalle 17 alle 18 ore per colpire la Terra ma non colpirà necessariamente il lato di fronte al Sole al momento dell’inversione polare in quanto saranno passate 18 ore e un altro lato potrò essere rivolto verso di esso. Quando il guscio di polvere ci colpirà, depositerà grandi quantità di roccia e detriti su metà del nostro pianeta.

L’evaporazione degli oceani e la neve

La nova farà anche evaporare 180 metri di acqua dagli oceani di tutto il globo; molti di questi liquidi verranno persi nello spazio e portati via dal guscio di polveri che andrà allargandosi sempre più. La maggior parte, però, rimarrà nell’atmosfera sotto forma di acqua bollente che impiegherà giorni o settimane a ricadere al suolo. Questa pioggia, dapprima caldissima, inizierà pian piano a raffreddarsi fino a trasformarsi in neve che continuerà a scendere al suolo fino a quando gli ultimi residui non avranno abbandonato l’atmosfera (per una durata di circa 40/50 anni).

Se noi potessimo vedere la Terra dallo spazio subito dopo una micronova la vedremmo con una spessa coda di polvere e ghiacci. Questa scia di detriti si protrarrà per migliaia di anni fino a quando la gravità terrestre ne ricatturerà i materiali e li riporterà nell’atmosfera.

Animali congelati dall’altro capo della Terra

Appena il guscio di polvere e detriti avrà superato la Terra l’emisfero investito si toverò in una condizione di pressione estremamente bassa. La micronova avrà appena espulso la maggior parte dell’atmosfera. Il lato integro del nostro pianeta manterrà una pressione normale ma queste condizioni non perdureranno a lungo. Molto repentinamente, infatti, la parte della Terra la cui atmosfera è preservata tenterà di ristabilirne la continuità anche dal lato colpito dalla micronova. Questo processo avrà due effetti: 1) il generarsi di venti di estrema velocità e potenza che da ogni angolo del globo raggiungeranno la parte senza atmosfera; 2) un’espansione rapidissima dell’atmosfera preservata con conseguente abbassamento delle temperature a livelli estremi (fino a -120 gradi Celsius) in pochissimo tempo. Questo fenomeno è spiegato dalla legge di Boyle secondo la quale “a temperatura costante pressione e volume sono inversamente proporzionali”.  Ogni forma di vita all’aperto o con scarsa protezione congelerà all’istante.

Gli Oceani

Quando la Terra fermerà la sua rotazione tutte le acque degli oceani e dei laghi continueranno la loro corsa con la stessa velocità di rotazione antecedente. Poco prima dell’inversione la Terra starà ruotando a 1200 Km/h avendo già subito diversi effetti di rallentamento ma non possiamo sapere a che velocità gli Oceani impatteranno contro i continenti né quando i mari si spingeranno nell’entroterra. Molto dipenderà anche da quanto il pianeta rimarrà immobile prima di cominciare a girare in senso opposto. Quando questo avverrà gli oceani si ritireranno scavando canyons profondi anche 3 Km.

La rotazione della Terra e il terremoto globale.

La rotazione della Terra ricomincerà in senso opposto dopo 7-8 ore; anche la crosta terrestre sarà interessata da questa inversione. Come gli oceani si riverseranno sulla terra ferma, così la crosta terrestre fluttuerà sul mantello di lava sotto di essa. Questo causerà terremoti globali (sopra l’ottavo grado) che dureranno settimane  finché le placche tettoniche non si saranno stabilizzate. Alcune montagne sprofonderanno mentre ne nasceranno di nuove.

Vulcani

i Vulcani erutteranno su tutto il pianeta a causa dell’incremento di calore del nucleo e del mantello terrestri. Le polveri che verranno immesse nell’atmosfera non faranno che peggiorare lo spesso strato di detriti lasciato dalla nova. La lava e il fango di queste immense eruzioni cambieranno la superficie terrestre.

L’era glaciale.

Dopo pochi giorni dalla micronova comincerà una pioggia bollente che si raffredderà in un breve lasso di tempo. Passati circa 10 giorni comincerà a nevicare e lo farà fin quando tutte le polveri e le acque avranno abbandonato l’atmosfera. Dunque per i successivi 40-50 anni nevicherà e saremo nella morsa di una intensa era glaciale per più di 700 anni.

Cosa ne sarà della vita.

Gli effetti di una micronova sono devastanti per ogni forma di vita. Non è difficile capire perché vi è sempre una estinzione di massa quando essa avviene. Solo il genoma di 35 femmine di homo sapiens sopravvisse all’ultima era glaciale. Il nostro obiettivo è sopravvivere, dobbiamo pensare ai nostri figli e dare loro una chance di sopravvivenza.

La Luna

La superficie della Luna verrà investita dalla micronova e si riempirà di nuovi crateri. Appena dopo l’evento la Luna sarà rossa a causa del calore generato sulla sua superficie.

Marte

Questa teoria spiegherebbe anche cose è accaduto nel passato agli oceani e all’acque di Marte. Dopo centinaia di milioni di anni il pianeta è morto spinto sempre più in là dalla susseguenti micronove. Era abitato? Non possiamo saperlo .

Il giorno dopo

Non tutta la superficie terrestre ghiaccerà. Alcune aree all’equatore potrebbero non rientrare nella morsa dei ghiacci perenni.

La temperatura globale sarà più fredda rispetto all’ultima era glaciale perché saremo stati spinti più distanti dal Sole. Spesse nubi avvolgeranno la terra per 22 o più anni. Intere dighe di ghiaccio alte centinaia di metri resisteranno per secoli. Quando collasseranno creeranno nuovi fiumi e allagamenti biblici. Dopo 11-22 anni la maggior parte della neve dovrebbe essersi sciolta all’equatore permettendo che la vita animale e vegetale possa rifiorire. Gli oceani saranno 150 metri più bassi rispetto a quelli odierni. La Terra dovrà convivere con fortissimi terremoti per almeno 15 anni finché il mantello e le placche tettoniche non si saranno stabilizzate.

Per approfondire: i video del ricercatore (in inglese sottotitolato) trattano l’argomento con moltissimi particolari che in questo articolo abbiamo, per forza di cose, dovuto tralasciare.

Luigi Cadorna

Fonte: https://biografieonline.it/biografia-luigi-cadorna

Luigi Cadorna

Luigi Cadorna nasce a Pallanza, frazione dell’attuale comune di Verbania, in Piemonte, il 4 settembre del 1850. Il padre Raffaele è generale: è grazie a lui che Luigi viene avviato sin da bambino alla carriera militare.

La carriera militare di Luigi Cadorna: gli albori e l’ascesa

Il percorso militare di Luigi Cadorna inizia all’età di 10 anni quando è allievo del Collegio militare di Milano. Cinque anni dopo passa all’Accademia militare di Torino e diviene sottotenente dello Stato Maggiore. Nel 1868 entra alla Scuola di guerra, due anni dopo è tenente.

Da qui parte una carriera di successi in cui, girando l’Italia centrale e settentrionale, conquista la stima degli alti ranghi del settore. Nel 1875 Luigi Cadorna è capitano e viene trasferito a Roma.

A distanza di 5 anni consegue il grado di maggiore: dal 1883 al 1886 è comandante di battaglione ad Alba, poi comandante a Verona e ancora capo di Stato Maggiore a Verona. Nel 1892 è colonnello comandante del decimo reggimento dei bersaglieri a Cremona e a Napoli, quindi capo di Stato Maggiore a Firenze. Ancora, dal 1898 è maggiore generale della brigata Pistoia ad Alessandria e poi all’Aquila, quindi dal 1905 tenente generale ad Ancona e Napoli.

Nel 1910 è comandante del corpo d’armata di Genova e designato al comando della seconda armata in caso di guerra. Nel 1913 è senatore del Regno.

Persa per un soffio la precedente nomina e a breve distanza da quello che sarebbe stato il primo conflitto mondiale, nel 1914, succede al generale Pollio alla carica di capo di Stato Maggiore dell’esercito.

La prima guerra mondiale: il programma con Zupelli

Nell’ottobre del 1914 Antonio Salandra annuncia che l’intervento dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale sarebbe avvenuto in primavera: Luigi Cadorna, insieme al generale Zupelli, dà vita a un dettagliato programma di preparazione al conflitto.

Dal punto di vista puramente militare, il programma mette in moto una sorta di restauro di forze, equipaggiamenti, batterie e corpi. Oltre a questo, chiede una mobilitazione industriale.

Il 24 maggio del 1915 partono le operazioni contro le truppe austro-ungariche. Da lì 30 mesi di comando in cui l’obiettivo della vittoria di Cadorna viene perpetrato senza mezze misure: né deroghe, né controlli alla volta dell’Isonzo e delle Alpi Giulie.

Nel 1916 i guadagni territoriali sono limitati e Cadorna viene sorpreso dall’offensiva austro-ungarica del Trentino. Prosegue sull’Isonzo e strappa al nemico Gorizia nell’agosto del 1916. Un anno dopo esce vincitore dalla battaglia della Bainsizza (Undicesima battaglia dell’Isonzo).

Strategia militare e (non) politica: un uomo solo al comando

Cadorna procede così come la sua macchina da guerra: non conosce arresto. Il generale, grande accentratore, solo al comando, non ha però grande cura dell’aspetto umano delle truppe, spesso non esattamente aderenti al suo immaginario: non sente le loro necessità e all’occorrenza risponde sparando e denunciando.

A fronte di un esercito grande e ben guidato, resta un’insufficienza nell’empatia con questo: Luigi Cadorna non sa leggere le debolezze dei suoi uomini, finendo per non valorizzare tutte le risorse in campo. Anche rispetto al governo resta lontano, impedendo qualsiasi ingerenza nella condotta delle operazioni militari.

Intanto, grazie alla propaganda a mezzo stampa, Cadorna diventa l’eroe per antonomasia tanto da meritarsi la richiesta di capeggiare, nel 1917, un colpo di stato di estrema destra per instaurare una dittatura militare. I rapporti con lo Stato a questo punto sono sempre più critici.

Caporetto: la fine del conflitto e della gloria

Il 24 ottobre del 1917 la quattordicesima armata austrotedesca sfonda le linee italiane a Caporetto. Il nemico, seppur atteso, avanza a una velocità non prevista verso la pianura veneta: gli italiani crollano, con episodi di sciopero e diserzioni motivate anche dalla propaganda neutralista.

Il 27 ottobre 1917 Luigi Cadorna, prossimo all’ordine di ritirata, telegrafa:

L’esercito cade non sotto i colpi del nemico esterno, ma sotto i colpi del nemico interno, per combattere il quale ho inviato al governo quattro lettere che non hanno ricevuto risposta.

L’avvilimento fisico, lo stremo, la pesante carenza di risorse mista a noti difetti di organizzazione creano disordine nelle truppe che arretrano con gravi perdite fino al Piave. Sul generale Cadorna ricadono le colpe di questo caos, causa della finale disfatta italiana.

Ne risponde pochi giorni dopo quando, sulla scia della sconfitta e con Vittorio Emanuele Orlando presidente del governo, Vittorio Luigi Alfieri ministro della Guerra, Armando Diaz e Gaetano Giardino designati, nel convegno di Rapallo gli Anglo francesi pongono una condizione: la concessione della truppe in cambio della sostituzione immediata di Cadorna.

Il 9 novembre viene sostituito da Armando Diaz. Aspre critiche inquinano l’operato di Luigi Cadorna dopo la disfatta di Caporetto fino al 1919 quando, anticipando di un anno il passaggio alla posizione ausiliaria per ragioni di età, è collocato a riposo.

L’altro Cadorna: i libretti e i libri

È datato 1898 “Istruzione tattica” il primo libretto di Cadorna, relativo alla fanteria. Nel testo si sottolinea l’importanza di alcuni ingredienti chiave: coordinamento delle varie armi, sfruttamento del terreno per i tiratori avanzati, determinazione del comandante e disciplina nelle truppe.

Nel 1902 dà alle stampe “Da Weissemburg a Sedan nel 1870″, uno studio in cui Luigi Cadorna discute la tattica dei reparti prussiani nella guerra con la Francia. Un secondo libretto è datato febbraio 1915.

Durante la preparazione e in fase di programmazione di quello che sarebbe stato il primo conflitto mondiale, Cadorna distribuisce fra gli ufficiali “Attacco frontale e ammaestramento tattico”.

Quando nel 1919 viene destituito anzitempo, sulla scorta delle numerose critiche mossegli, Cadorna raccoglie le sue memorie belliche nel volume intitolato “La guerra al fronte fino all’arresto sulla linea del Piave e del Grappa”. Cadorna racconta qui la storia del conflitto sul filo del tempo, così come vissuto.

Inoltre, nel 1925 pubblica “Altre pagine sulla guerra mondiale” e “Le pagine polemiche”, ancora su Caporetto. Alle opere si aggiungono una biografia del padre Raffaele Cadorna e le “Lettere famigliari”.

Gli ultimi anni di vita

Nel dopoguerra Luigi Cadorna, generale e autore, è amato e odiato. Da una parte ha il sostegno e la completa riabilitazione dopo Caporetto, promossa dai nazionalisti; dall’altra fascisti, giolittiani, popolari e sinistre che restano un passo indietro.

Il 4 novembre del 1924 Benito Mussolini cambia le carte in tavola e lo nomina maresciallo d’Italia, assieme a Diaz. Luigi Cadorna, inoltre, entra in Senato nel 1925. Muore all’età di 78 anni il 21 dicembre del 1928 in Liguria, a Bordighera, in provincia di Imperia.

DEPISTAGGIO BORSELLINO / NON SOLO POLIZIOTTI, ORA DUE MAGISTRATI

Fonte: http://www.lavocedellevoci.it/2019/06/12/depistaggio-borsellino-non-solo-poliziotti-ora-due-magistrati/

Per la prima volta indagati due pm che si sono occupati della strage di via D’Amelio. L’accusa è da novanta: depistaggio e calunnia aggravata.

Fino ad oggi erano finiti sotto i riflettori, e quindi a processo, soltanto tre poliziotti. Ora la procura di Messina, guidata da Maurizio De Lucia, punta più in alto e vuol vederci chiaro su uno dei più grossi buchi neri della nostra storia.

IL TAROCCAMENTO DI SCARANTINO

Tutto ruota intorno al taroccamento del pentito Vincenzo Scarantino, perché sulla base delle sue accuse inventate di sana pianta furono condannate sette persone, che hanno scontato 16 anni di galera da innocenti. Mentre killer e mandanti rimanevano regolarmente a volto coperto, beati uccel di bosco fino ad oggi.

Ricostruiamo quelle prime battute bollenti. Le indagini partono alla procura di Caltanissetta, feudo governato dal procuratore Gianni Tinebra, morto due anni fa.

La scena si affolla subito di toghe. Si rimbocca le maniche il procuratore aggiunto Paolo Giordano, si attivano i pm Carmine Petralia e Roberto Sajeva, quindi gli applicati Ilda Boccassini e Fausto Cardella; segue a ruota Anna Maria Palma, poi entra in campo Nino De Matteo. Insomma, uno squadrone.

Il plotone, col passare dei mesi, si sfoltisce, e rimangono ad occuparsene a tempo pieno Palma, Petralia e Di Matteo.

Circa il ruolo di quest’ultimo molti hanno sostenuto: “Ma era di primo pelo, non aveva alcuna esperienza di mafia”. Suscitando le ire di Fiammetta Borsellino, la figlia di Paolo, la quale ha sempre chiesto con forza che si indagasse tutto campo, non solo sul ruolo dei poliziotti, ma anche su quello dei magistrati che, di tutta evidenza, avevano una logica supervisione sull’inchiesta.

“Ma se Di Matteo non aveva alcuna esperienza di mafia, perché mai lo hanno messo ad indagare sull’uccisione di mio padre e della scorta?”, è stato alcuni mesi fa il j’accuse di Fiammetta, al quale Di Matteo ha risposto ricordando il suo successivo pedigree antimafia.

TUTTI A DIGIUNO DI MAFIA!

E oggi cerca di mettere una pezza a colori anche l’allora aggiunto Giordano: “Sia io che Tinebra che Petralia, nessuno di noi aveva esperienze per quanto riguarda le organizzazioni criminali di Palermo”.

E che ci facevano allora in procura, a prendere la tintarella?

Da rammentare, comunque, che quando Ilda Boccassini è stata trasferita a Milano, ha poi inviato una missiva ai magistrati impegnati nella gestione del pentito Scarantino, in cui li metteva in guardia dal prestargli credito, ritenendolo del tutto inattendibile e inaffidabile.

Ilda Boccassini

Parole finite al vento, quei pm se ne sono altamente fregati.

Ma vediamo cosa ha raccontato Scarantino circa il ruolo da lui stesso giocato.

Un mago delle versioni tutte diverse una dall’altra, il pentito taroccato, capace di dire un giorno una cosa e quello seguente la cosa diametralmente opposta.

Tre anni fa dichiara a processo di essere stato totalmente costruito a tavolino. Racconta di tutte le minacce, le intimidazioni subite. La paura per il destino della moglie, la paura di quanto gli può succedere. Da gulag.

Punta l’indice sui poliziotti (e tre sono ora sotto processo a Caltanissetta) e sull’allora coordinatore del team, Arnaldo La Barbera, ex questore di Palermo. Ma La Barbera oggi non si può difendere, perché è morto 15 anni e passa fa.

Fornisce dettagli inediti. Gli insegnavano il copione passo passo, doveva mandarlo a memoria, ripeterlo un paio di volte al giorno in vista del dibattimento. Quando non si ricordava bene cosa dire, doveva alzare la mano e chiedere di andare in bagno, dove avrebbe trovato un poliziotto-suggeritore pronto ad imbeccarlo.

VERSIONI MULTIPLE

Versioni ogni volta diverse sul ruolo dei magistrati. In prima battuta parla di Anna Palma, individuando in lei la regista dell’operazione. Degli altri non fa menzione.

Fino all’ennesima versione di un paio di settimane fa, quando scagiona da ogni accusa Di Matteo e Petralia. “Il dottor Di Matteo non mi ha mai suggerito niente, il dottor Petralia neppure. Mi hanno convinto i poliziotti a parlare della strage”.

La solita colpa scaricata sugli anelli deboli. Come se un’inchiesta potesse svolgersi all’insaputa dei magistrati. Come se il pool di toghe non agisse sempre in strettissimo, fisiologico coordinamento.

Fiammetta Borsellino

L’inchiesta di Messina adesso si allarga a Palma e Petralia, accusati di “calunnia aggravata, con l’aggravante di aver favorito l’organizzazione mafiosa”. Parti lese coloro i quali hanno dovuto scontare l’incredibile condanna, con 16 anni in galera da innocenti.

Dal prosieguo, si dovrà capire come mai il pm Di Matteo non ha ricevuto un trattamento simile, avendo condiviso la stessa inchiesta in quei primi anni. “Ci sarà di certo un motivo tecnico oppure di merito”, commentano a Messina, “lo si dovrà appurare nelle prossime settimane”.

E fra pochi giorni, per il 19 giugno, è previsto lo svolgimento di un esame irripetibile che potrà portare forse a qualche chiarimento o comunque qualche elemento significativo in più.

Si tratterà di ascoltare i nastri di 19 cassette dei primi anni ’90, contenenti la voce intercettata di Scarantino. Dal momento che i supporti magnetici sono vecchissimi e si possono rovinare, per questo si tratta di esame ‘irripetibile’, che si svolgerà alla presenza di tutti i legali delle parti coinvolte.

FIAMMETTA BOLLENTE

Dichiara Fiammetta Borsellino. “E’ un punto di inizio. E’ un atto più che dovuto l’attivazione di un procedimento di accertamento delle responsabilità dopo tutto quello che è emerso nei dibattimenti: le anomalie e le omissioni, che potranno pur avere avuto una regia occulta, ma chi doveva fare la sentinella non ha impedito che tutto ciò accadesse”.

E attacca il Csm, la figlia di Paolo: “Dopo la mia audizione di un anno fa, non è arrivata alcuna risposta. Forse erano impegnati a fare altro”.

E ora si capisce bene cosa erano impegnati a fare, i super togati del Consiglio Superiore della Magistratura

E i media? Come al solito dormienti o quasi. Solo il Fatto quotidiano dedica mezza pagina alla fresca inchiesta sulle due toghe siciliane per uno dei più grandi buchi neri della nostra storia. Repubblica e il Corsera appena due brevi, un riquadratino e un colonnino.

Molto meglio tuffarsi negli stravolgari gossip Rai sui neomelodici siciliani che offendono la memoria di Falcone e Borsellino.

Per la Voce ha scritto memorabili articoli e inchieste, proprio sul caso Scarantino, Sandro Provvisionato, lo storico fondatore di “Misteri d’Italia”.

Già cinque ani fa, infatti, Provvisionato ha ricostruito per filo e per segno il taroccamento di Scarantino, facendo nomi cognomi e indirizzi di tutti i protagonisti di quel gigantesco depistaggio di Stato. Che solo ora, parzialmente, sta venendo alla luce.

Dall’intelligenza artificiale alla stupidità naturale

Scritto da: Francesco Carraro
Fonte: https://www.francescocarraro.com/dallintelligenza-artificiale-alla-stupidita-naturale/

Il deep learning è l’ultima frontiera in materia di intelligenza artificiale. La locuzione significa, letteralmente, “apprendimento profondo” e consiste nella capacità delle macchine di imparare accumulando “esperienze” e giungendo a livelli di comprensione inimmaginabili persino per il programmatore che le ha impostate. Il deep learning è stato anche paragonato a una black box, una scatola nera, perché non c’è modo di capire quali siano le ragioni effettive del suo funzionamento. Una sorta di scoperta, o meglio invenzione, sfuggita di mano ai suoi scopritori e inventori. Sul deep learning si sono buttate a pesce le più grandi corporation del business mondiale e anche le superpotenze come America e Cina. E l’Europa sta a guardare? Purtroppo, no. E diciamo purtroppo non perché l’Europa, come storico continente culla della civiltà occidentale, abbia qualcosa da farsi insegnare dagli americani o dai cinesi.

Anzi, potremmo dire che persino il deep learning non sarebbe nato senza i fisici pluralisti, i presocratici, Aristotele, Galileo, gli empiristi inglesi e tutta una interminabile sequela di menti europee precedenti, e propedeutiche, alla rivoluzione digitale. Eppure, l’Europa odierna, politicamente rappresentata dalla “Commissione”,  ha deciso di approcciare il tema del deep learning in modalità “stupido”. Lo ha fatto stilando un documento dal titolo “linee guida etiche per un’intelligenza artificiale affidabile” dove si legge che gli strumenti informatici in questione devono essere rispettosi della legge e dei valori etici. Quando abbiamo scritto, poco sopra, di una “modalità stupido”, non intendevamo affatto riferirci ai ventisette saggi della Commissione, né allo stuolo sterminato di burocrati che li sussidiano. Loro non sono stupidi, ma la “stupidità” –  intesa come inattitudine, naturale o appresa, al pensiero critico, al dissenso ragionato, al rifiuto delle verità imposte – la adorano. E ormai da parecchi anni, con un incremento micidiale nell’ultimo lustro, cercano di imporla attraverso la promozione del pensiero binario (la dicotomia vero-falso), l’ossessione per i contegni discriminatori (e quindi la lotta senza quartiere alle cosiddette discriminazioni), la diffusione di un’etica senza moralità (e cioè di un’etica falsa impastata di declamazioni di principio e totalmente svincolata da una piattaforma autenticamente morale). Insomma, la nuova cultura europea è connotata fondamentalmente dal terrore per chi – umano o robot che sia –  pensando con la propria testa rischia di entrare in rotta di collisione diretta (e quindi collisione renitente e ribelle) con le architravi stupide e immorali dell’attuale impianto giuridico-economico della società europea.

Pare abbiano deciso di investire quattrini (1,5 miliardi fino al 2020) per “educare” gli automi al bi-pensiero di stampo orwelliano. Quindi, ecco il codice etico per i robot i quali non dovranno essere –  parole dei commissari –  “afflitti da pregiudizi sociali e dovranno evitare di esacerbare le discriminazioni e la marginalizzazione dei gruppi più vulnerabili”. A tutti i robot in ascolto: siete spacciati. A tutti gli umani in ascolto: se non siete ancora robotizzati, ribellatevi

Russia e Stati Uniti devono raffreddare i punti caldi

Fonte: http://movisol.org/russia-e-stati-uniti-devono-raffreddare-i-punti-caldi/

Molti si saranno chiesti come mai il Presidente Trump abbia deciso di inviare il Segretario di Stato Mike Pompeo a incontrare il Presidente russo Vladimir Putin e il Ministro degli Esteri Sergei Lavrov il 14 maggio, dati gli attacchi quotidiani sferrati a Mosca dal Dipartimento di Stato. Apparentemente, Trump si fida che Pompeo rappresenterà il suo punto di vista – e non il proprio – in quegli incontri. Un briefing del Dipartimento di Stato sull’imminente viaggio di Pompeo a Soci aveva esplicitamente asserito: “Una parte della nostra politica verso la Russia dice che è nostro interesse avere un rapporto migliore con la Russia”. Il funzionario, che ha parlato “on background”, cioè mantenendo l’anonimato, ha citato Trump: “Un dialogo produttivo è buono non solo per gli Stati Uniti e per la Russia, ma anche per il mondo… Se vogliamo risolvere molti dei problemi che affliggono il mondo, dovremo trovare il modo di cooperare per perseguire interessi comuni”.

È un fatto che il governo russo si è dimostrato essenziale nel risolvere numerose crisi nel mondo: da quella in Venezuela a quella in Iran, dalla crisi in Corea del Nord a quelle in Siria e in Afghanistan. Ognuna di queste crisi potrebbe esplodere in una guerra in piena regola e minacciare un conflitto mondiale. Di questo hanno discusso Putin e Trump nell’inaspettata telefonata di un’ora e mezzo del 3 maggio (cfr. SAS 19/19). Poi Trump ha spedito il suo rappresentante speciale per la Corea del Nord, Stephen Biegun, e l’inviato in Afghanistan, Zalmay Khalilzad, a Mosca.

Tuttavia, numerosi neocon sia interni sia esterni all’Amministrazione, tra cui lo stesso Mike Pompeo, il consigliere per la Sicurezza Nazionale John Bolton e il Vicepresidente Mike Pence, soffiano sul fuoco, perlomeno verbalmente, di quei punti caldi, sapendo bene che essi sono conflitti surrogati contro Russia e Cina.

Anche le tensioni verbali tra Washington e Teheran sono aumentate nelle scorse settimane, comprendendo minacce di nuove sanzioni e dispiegamenti militari. Tuttavia, secondo il New York Times e altre fonti, i vertici militari sono contrari a un’escalation. I leader di Teheran sono ben consci dell’influenza del partito della guerra e dei neocon a Washington. Parlando per CBS News il 5 maggio, il Ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif ha dichiarato: “Non crediamo che il Presidente Trump voglia lo scontro. Ma sappiamo che v’è gente che lo va cercando”. Trump, dal canto suo, parlando ai media il 10 maggio ha chiesto ai dirigenti iraniani di “chiamarlo” e negoziare un accordo equo, a patto che accettino di non sviluppare armi nucleari.

Nello stesso briefing, Trump ha risposto a chi gli chiedeva quali consigli ricevesse da Bolton, in particolare dopo il fiasco del fallito golpe in Venezuela, in un modo che ha fatto capire di essere lui, e non Bolton, a fare la politica. “John ha delle forti opinioni sulle cose, ma va bene”, ha detto, aggiungendo: “In realtà, io lo modero, cosa che sorprende, vero? Vi sono altri che sono ancora [di] più [come] falchi, ma alla fine sono io a prendere le decisioni”.

Per quanto riguarda i negoziati commerciali con la Cina, non è stato raggiunto alcun accordo, ma sia Trump sia il negoziatore cinese Liu He sostengono che sono stati fatti passi in avanti e che i colloqui continueranno. Trump ha auspicato un vertice con Xi Jinping una volta raggiunto un accordo.

Giosuè Carducci

Fonte:https://biografieonline.it/biografia.htm?BioID=227&biografia=Giosu%E8+Carducci


Del nucleo familiare fa anche parte la celeberrima Nonna Lucia, una figura determinante nell’educazione e formazione del piccolo Giosuè tanto che il poeta la ricorda con grande affetto nella poesia “Davanti San Guido”. Pochi anni dopo, però (precisamente nel 1842), questa figura per noi ormai nobilmente letteraria muore, gettando Giosuè nella disperazione. I moti rivoluzionari intanto prendono piede, moti nei quali è coinvolto il passionale e “testacalda” padre Michele. La situazione si complica al punto tale che vengono sparate fucilate contro la casa della famiglia Carducci, in seguito all’acuirsi del conflitto tra Michele Carducci e la parte più conservatrice della popolazione bolgherese; l’evento li costringe al trasferimento nella vicina Castagneto dove rimangono per quasi un anno (oggi conosciuta appunto come Castagneto Carducci). Il 28 aprile 1849 i Carducci giungono a Firenze. Giosuè frequenta l’Istituto degli Scolopi e conosce la futura moglie Elvira Menicucci, figlia di Francesco Menicucci, sarto militare. L’11 novembre 1853 il futuro poeta entra alla Scuola Normale di Pisa. I requisiti per l’ammissione non collimano perfettamente, ma è determinante una dichiarazione di padre Geremia, suo maestro, in cui garantisce: “… è dotato di bell’ingegno e di ricchissima immaginazione, è colto per molte ed eccellenti cognizioni, si distinse persino tra i migliori. Buono per indole si condusse sempre da giovine cristianamente e civilmente educato”. Giosuè sostiene gli esami svolgendo brillantemente il tema “Dante e il suo secolo” e vince il concorso. Negli stessi anno costituì, insieme con tre compagni di studi, il gruppo degli “Amici pedanti”, impegnato nella difesa del classicismo contro i manzoniani. Dopo la laurea, conseguita con il massimo dei voti, insegna retorica al liceo di San Miniato al Tedesco. E’ il 1857, anno in cui compone le “Rime di San Miniato” il cui successo è quasi nullo, salvo una citazione su una rivista contemporanea del Guerrazzi. La sera di mercoledì 4 novembre si uccide il fratello Dante squarciandosi il petto con un bisturi affilatissimo del padre; mille le congetture. Si dice perché stanco dei rimbrotti familiari specialmente del padre, che era diventato intollerante e duro anche con i figli. L’anno dopo, ad ogni modo, muore il padre del poeta. Un anno di lutto e il poeta finalmente si sposa con Elvira. In seguito, dopo la nascita delle figlie Beatrice e Laura, si trasferisce a Bologna, un ambiente assai colto e stimolante, dove insegna eloquenza italiana all’Università. Ebbe così inizio un lunghissimo periodo di insegnamento (durato fino al 1904), caratterizzato da una fervida e appassionata attività filologica e critica. Nasce anche il figlio Dante che però muore in giovanissima età. Carducci è duramente colpito dalla sua morte: torvo, lo sguardo fisso nel vuoto, si porta dietro il suo dolore ovunque, in casa, all’università, a passeggio. Nel giugno 1871 ripensando al figlio perduto compone “Pianto antico”. Negli anni ’60, lo scontento provocato in lui dalla debolezza dimostrata, a suo giudizio, in più occasioni dal governo postunitario (la questione romana, l’arresto di Garibaldi) sfociò in un atteggiamento filo-repubblicano e addirittura giacobino: ne risentì anche la sua attività poetica, caratterizzata in quest’epoca da una ricca tematica sociale e politica. Negli anni successivi, con il mutare della realtà storica italiana, Carducci passa da un atteggiamento violentemente polemico e rivoluzionario a un ben più tranquillo rapporto con lo stato e la monarchia, che finisce per l’apparirgli la migliore garante dello spirito laico del Risorgimento e di un progresso sociale non sovversivo (contro al pensiero socialista). La nuova simpatia monarchica culmina nel 1890 con la nomina a senatore del regno. Tornato a Castagneto nel 1879, dà vita, insieme ai suoi amici e compaesani alle celebri “ribotte ” durante le quali ci si intrattiene degustando piatti tipici locali, bevendo vino rosso, chiacchierando e recitando i numerosi brindisi composti per quelle occasioni conviviali. Nel 1906 al poeta viene assegnato il Premio Nobel per la Letteratura (“Non solo in riconoscimento dei suoi profondi insegnamenti e ricerche critiche, ma su tutto un tributo all’energia creativa, alla purezza dello stile ed alla forza lirica che caratterizza il suo capolavoro di poetica”). Le condizioni di salute non gli consentono di recarsi a Stoccolma per ritirare il premio che gli viene consegnato nella sua casa di Bologna. Il 16 febbraio 1907 Giosuè Carducci muore a causa di una cirrosi epatica nella sua casa di Bologna, all’età di 72 anni. I funerali si tengono il 19 febbraio e il Carducci viene seppellito alla Certosa di Bologna dopo varie polemiche relative al luogo di inumazione.

Potsdam e Max-Planck Institut: mai così tanta CO2 negli ultimi 3 milioni di anni

Fonte: http://www.greenreport.it/news/clima/potsdam-e-max-planck-institut-mai-cosi-tanta-co2-negli-ultimi-3-milioni-di-anni/

Secondo lo studio Mid-Pleistocene transition in glacial cycles explained by declining CO2 and regolith removal”, pubblicato su Science Advances da un team del Potsdam-Instituts für Klimafolgenforschung (PIK) e del Max-Planck-Institut für Meteorologie (MPI-M), Le quantità del gas serra  CO2 nell’atmosfera sono probabilmente le più alte di sempre negli ultimi 3 milioni di anni».  Il tem di scienziati tedeschi è riuscito per la prima volta a realizzare una simulazione al computer che si adatta ai dati dei sedimenti oceanici per stabilire quale è stata l’evoluzione climatica in questo periodo di tempo. Gli scienziati tedeschi spiegano che «L’inizio dell’era glaciale, quindi l’inizio dei cicli glaciali dal freddo al caldo e viceversa, è stato innescato principalmente da una diminuzione dei livelli di CO2». Eppure lo studio conferma che «Oggi l’aumento dei gas serra dovuto alla combustione di combustibili fossili sta cambiando radicalmente il nostro pianeta. Negli ultimi 3 milioni di anni, le temperature medie globali non hanno mai superato i livelli preindustriali di oltre 2 gradi Celsius», un limite che verrà facilmente superato se «continua l’attuale inattività sulla politica climatica». Il principale autore dello studio, Matteo Willeit del PIK, spiega: «Dall’analisi dei sedimenti sul fondo dei nostri mari, sappiamo molto sulle temperature oceaniche del passato e sui volumi di ghiaccio, ma finora il ruolo dei cambiamenti della CO2 nel modellare i cicli glaciali non era stato pienamente compreso. Si tratta di una svolta che ora possiamo mostrare nelle simulazioni al computer: i cambiamenti nei livelli di CO2 sono stati il principale motore delle ere glaciali, insieme alle variazioni delle orbite terrestri attorno al sole, i cosiddetti cicli di Milankovitch. In realtà non si tratta solo di simulazioni: abbiamo confrontato i nostri risultati con i solidi dati provenienti dalle profondità marine e hanno dimostrato un buon accordo. I nostri risultati implicano una forte sensibilità del sistema terrestre a variazioni relativamente piccole della CO2 atmosferica. Per quanto sia affascinante, è anche preoccupante. ”

Al PIK sono convinti che studiare il passato della Terra e la sua variabilità climatica naturale sia la chiave per comprendere i possibili percorsi futuri dell’umanità e Willeit. Aggiunge; «Sembra che ora stiamo spingendo il nostro pianeta natale al di là di qualsiasi condizione climatica sperimentata durante l’intero attuale periodo geologico. il Quaternario. Un periodo che è iniziato quasi 3 milioni di anni fa e ha visto la civiltà umana iniziare solo 11.000 anni fa. Quindi, il cambiamento climatico moderno che vediamo è grande, davvero grande; anche per gli standard della storia della Terra»”

Basandosi su ricerche precedenti del PIK, i ricercatori hanno riprodotto le principali caratteristiche della variabilità climatica naturale negli ultimi milioni di anni con un modello numerico efficiente: una simulazione al computer basata su dati astronomici e geologici e algoritmi che rappresentano la fisica e la chimica del nostro pianeta. La simulazione si basa solo su  cambiamenti ben noti di come la Terra orbita intorno al sole, i cosiddetti cicli orbitali , e su diversi scenari per le condizioni del nostro pianeta che variano lentamente, come la CO2 emessa dai vulcani. Dato che i ghiacciai scivolano più facilmente sulla ghiaia che sul substrato roccioso, lo studio ha anche esaminato i cambiamenti nella distribuzione dei sedimenti sulla superficie terrestre e ha indagato sul ruolo della polvere atmosferica, che rende la superficie del ghiaccio più scura e contribuisce quindi alla sua fusione.

Un altro autore dello studio, Andrey Ganopolski, anche lui del PIK, sottolinea: «Il fatto che il modello possa riprodurre le caratteristiche principali della storia climatica osservata ci dà fiducia nella nostra comprensione generale di come funziona il sistema climatico. Le simulazioni che sviluppiamo devono essere abbastanza semplici da consentire il calcolo di migliaia di cicli per molte migliaia di anni e, tuttavia, devono catturare i fattori critici che guidano il nostro clima. Questo è ciò che abbiamo ottenuto. E sta confermando quanto siano straordinariamente importanti i cambiamenti nei livelli di CO2 per il clima della Terra».

Il glifosato causa il cancro. Nuova condanna per Bayer-Monsanto

Fonte: http://www.informasalus.it/it/articoli/glifosato-cancro-bayer-monsanto.php

Il noto pesticida è stato “un fattore determinante” nell’insorgenza del linfoma non Hodgkin a Edwin Hardeman, un uomo di 70 anni che per diversi anni ha fatto uso dell’erbicida Roundup, prodotto dalla multinazionale statunitense Monsanto, e contenente glifosato.

Si tratta del secondo caso riconosciuto da un tribunale. Prima di Edwin Hardeman, infatti, la multinazionale Monsanto era stata portata a processo anche da Dewayne Johnson,  giardiniere e utilizzatore dell’erbicida Roundup, colpito come Hardeman dallo stesso tumore. Era l’agosto del 2018 e Monsanto veniva condannata al risarcimento di 289 milioni di dollari (poi ridotta a 78,5 milioni).

In totale sono più di 11 mila coloro che negli Stati Uniti hanno fatto causa alla multinazionale Monsanto-Bayer, affermando che l’esposizione agli erbicidi a base di glifosato causa il linfoma non Hodgkin.

Marella Agnelli: c’era una volta la Fiat, oggi non più italiana

Fonte: http://www.libreidee.org/2019/03/marella-agnelli-cera-una-volta-la-fiat-oggi-non-piu-italiana/

Fiat fuit. Con la morte dell’ultima imperatrice, Marella Caracciolo-Agnelli, finisce la dinastia Fiat, tragicamente decimata dal destino. Nella sua figura regale si sintetizzava l’incontro della dinastia imperiale delle Auto e del Capitalismo nostrano con la dinastia principesca-editoriale dei Caracciolo, già proprietari de “La Repubblica-l’Espresso”. Per il mondo radical che l’ha salutata, la Signora era la sintesi perfetta dell’Impero Fiat e del mondo progressista-liberal. Così l’hanno ricordata Gianni Riotta, Nicola Caracciolo, Ezio Mauro ed altri. Marella Agnelli simboleggiava, con classe e sensibilità, va detto, l’incontro tra la saga padronale e il mondo della sinistra venuto dal comunismo, dalle lotte operaie contro i “padroni”. Fiat e Martello, auto, aiuti di Stato e stampa progressista. Poi, magari la signora aveva altre sensibilità, amava l’Oriente, Jung e Hillman, pativa con ammirevole self control alcune intemperanze di suo Marito, il Re Gianni. Ma viene celebrata nel suo ruolo di cerniera tra il mondo dei ricchi e la sinistra, tra il piccolo mondo snob e la sinistra a mezzo stampa. Con Marchionne era già finito l’ultimo residuo di mezza italianità della Fiat. Manca l’Italia nella nuova Fiat. Resta il marchio della Ferrari, del Cavallino rosso, ma non più l’Azienda-Regime.
La Fiat manca come sede, manca come leadership, manca come orizzonte di riferimento, manca l’I d’Italia nel nuovo nome, Fca, anche per evitare sigle oscene, almeno da noi. Come è noto, l’ex Fiat è ora un’azienda italo-statunitense con domicilio fiscale legale in Olanda e sede centrale a Londra, guidata da un inglese e presieduta da John Elkann che avremmo difficoltà a definire italiano, per nome, origine e visione. Resta come sottomarca la Fiat, piccolo gadget per il vintage e per gli acquirenti nostalgici; quel marchietto antico che sa tanto di miracolo economico, anni Cinquanta, famiglie italiane, film in bianco e nero. Una dopo l’altra le aziende italiane se ne vanno all’estero. Il paradigma resta la Fiat che lasciò l’Italia cinque anni fa. Ricordo cosa dissero i nostri media quando la Fiat s’imparentò a Chrysler. Gran Torino, caput mundi; che trionfo, la Fiat si è pappata la Chrysler, Obama assunto come maggiordomo di colore da Marchionne, gli Stati Uniti aspettano trepidanti che l’azienda torinese porti la modernità nel loro paesone e risolva la crisi economica mondiale.
È il giorno dell’orgoglio italiano, titolavano perturbati e commossi i grandi giornali italiani, tutti o quasi partecipati Fiat, in un modo o nell’altro. Gli Usa andranno in 500, profetizzavano euforici gli editoriali e le tv, l’Italia ricolonizza l’America, come ai tempi di Colombo e di Vespucci. Momento storico, ripetevano solenni i Tg, gli italiani della Fiat portano l’auto ecologica in America. Ma la Fiat non era in un mare di guai, non l’aiutava lo Stato, incluso il governo Berlusconi? Ma non si erano dimezzate le vendite delle auto? E che fine avevano fatto i giudizi sulla qualità delle auto Fiat? Poi, come è noto, andò diversamente. Oggi a malapena la Fiat è la nonnina di paese della Fca global. Ma guardiamo il diritto e il rovescio. A centoventi anni dalla nascita nel 1899, il diritto dice che la Fiat è parte notevole della storia d’Italia del Novecento e la sua Famiglia Reale è stata l’altra dinastia torinese che ha dominato l’Italia dopo i Savoia.
La Fiat è stata il simbolo, la metafora e il veicolo italiano dell’industrializzazione e della modernizzazione, dell’immigrazione da sud a nord e dell’immaginario collettivo e privato, fino a colonizzare lo sport, tramite l’egemonia della Juve, ancora perdurante, arrivando a disegnare l’assetto dei trasporti su gomma del nostro paese. La Fiat non è mai stata solo una grande azienda privata ma ha sempre agito all’ombra della pubblica protezione: anche ai tempi del fascismo godette del sostegno del regime e del duce in persona; poi in guerra le tresche bilaterali con nazisti e partigiani, ad esempio, per boicottare la socializzazione delle aziende promossa dalla Rsi che non piaceva né ai comunisti né ai “padroni”. Poi, l’aiuto governativo ai tempi della cassa integrazione, dalle agevolazioni in ogni campo ai grandi ammortizzatori delle sue perdite. E’ proverbiale il detto che la Fiat socializzava le perdite e privatizzava i profitti.
(Marcello Veneziani, “C’era una volta la Fiat”, da “La Verità” del 26 febbraio 2019; articolo ripreso sul blog di Veneziani)

UN ELICOTTERO ITALIANO SOSTITUIRA’ LO HUEY. L’AGUSTA BELL MH 139

Scritto da: Fabio Lugano
Fonte: https://scenarieconomici.it/un-elicottero-italiano-sostituira-lo-huey-lagusta-bell-mh-139/

Un pezzo di italia sostituirà il famoso “Huey”, l’elicottero simbolo del Vietnam. Agusta Westland, gruppo Leonardo) ha vinto la gara d’appalto per la fornitura di elicotteri all’Aviazione USA con il MH 139 , elicottero multiruolo  che sarà costruito in joint venture con Boeing in 84 esemplari, ma di progettazione italiana. Bimotore, ultimo di una famiglia di elicotteri che vede la sua versione italiana AW 139 già in servizio nell’Esercito Italiano, avrà tra i suoi compiti quello di collegamento e di protezione con le basi nucleari sparse per gli Stati Uniti, diventando l’elicottero “Nucleare ” che, in caso di necessità, trasporterà testate nucleari, oltre a provvedere alla difesa con armi convenzionali come due mitragliatrici ai lati della fusoliera, missili etc. Inoltre ha la possibilità di mondare un vasto assortimento di telecamere e di sensori necessari per le attività ri ricerca, pattugliamento e ricognizione.

Il contratto ha un valore complessivo di 2,4 miliardi di dollari i cui primi 375 sono legati alla consegna dei 4 semplari iniziali. Anche se la costruzione avverrà negli USA la progettazione è completamente tricolore.