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Siria, ultimo atto della demolizione del diritto internazionale

Fonte: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-siria_ultimo_atto_della_demolizione_del_diritto_internazionale/82_23723/

L’attacco che l’associazione (a delinquere) USA/FR/GB ha sferrato nei confronti della Siria con il bombardamento della notte tra il 13 e 14 aprile 2018, non può che rinnovare il dubbio sulla effettiva esistenza di un diritto internazionale che regoli l’uso della forza bellica e se, ormai, la proibizione dell’utilizzo della forza per la risoluzione delle controversie internazionali abbia perso il suo valore di jus cogens, valore supremo essenziale e inderogabile.

Da anni siamo in presenza, infatti, di una continua, ed a nostro giudizio, del tutto illegittima, attenuazione dell’equiparazione tra guerra e crimine. L’introduzione di concetti come quello di ‘operazione di polizia internazionale’ di ‘guerra preventiva’ (unilaterale, anche in assenza di minacce dirette); di “intervento umanitario” tendono, anche teoricamente e non solo di fatto, a legittimare la guerra come strumento di tutela e affermazione dei diritti umani oppure come ‘guerra al terrorismo’ criminalizzando Stati sovrani, definendoli “Stati canaglia” accusati, nella maggior parte senza prove o con prove poi dimostratesi false, di supportare il terrorismo o di preparare l’uso di armi di distruzione di massa. Naturale conseguenza di questo inganno semantico è la crisi, se non la vera e propria distruzione, di tutto l’apparato di norme scritte o consuetudinarie che a partire dal patto Briand-Kellogg hanno tentato di limitare il diritto alla guerra e con esso gli organismi come il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Assad e come prima di lui, Gheddafi e Saddam, o chiunque gli Stati Uniti ed i suoi complici decidano di colpire, rappresenta, nella visione di Trump, May e Macron, un hostis generis humani nei confronti dei quali tutto è legittimo e non è quindi importante accertare se abbia o meno realmente fatto uso di armi chimiche o preoccuparsi di ottenere previamente una mandato dal Consiglio di sicurezza della ONU o sentirsi obbligati al rispetto del diritto internazionale. D’altra parte, salvo la Russia e l’Iran nessuno ha preso posizione su quella che è una palese violazione di ogni regola dello jus ad bellum, eppure il bombardamento della Siria rappresenta un vero e proprio atto di aggressione. Aggressione che la sentenza di Norimberga definiva il “crimine internazionale supremo”. Oltre a ciò il bombardamento rappresenta una palese violazione del trattato sulle armi chimiche che all’art. IX espressamente prevede, nel caso di dubbi sul rispetto dell’accordo, il ricorso al Consiglio Esecutivo 1 che può anche disporre delle ispezioni “su sfida” come disposto dal comma 6 del medesimo articolo: in loco di qualsiasi impianto o sito sul territorio o in ogni altro luogo sotto la giurisdizione o il controllo di ogni altro Stato Parte”.

La medesima convezione, poi, all’articolo XII disciplina espressamente i provvedimenti per risolvere una situazione ed assicurare l’osservanza, ivi comprese le sanzioni da adottare2, prevedendo nel caso di accertate violazioni ed in presenza di casi di particolare gravità il ricorso all’Assemblea Generale ed al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Nessun diritto quindi avevano gli Usa ed i suoi complici di intervenire militarmente ma solo di richiedere l’ispezione per l’accertamento della realtà dei fatti e di richiedere, l’intervento del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Sia gli Usa che la Gran Bretagna che la Francia ed anche la Siria sono firmatari dell’accordo sulle armi chimiche e, quindi, come recita la convenzione di Vienna sul diritto dei trattati del 1969 all’art. 26 “Pacta sunt servanda Ogni trattato in vigore vincola le parti e deve essere da esse eseguito in buona fede.”

Ma ormai ne l’ONU né il suo Consiglio di Sicurezza né tantomeno qualsivoglia altro sistema di risoluzione dei conflitti contenuto in convenzioni internazionali, hanno più un senso difronte a quella che, per citare Carl Schmitt è diventata una “guerra civile mondiale” in cui gli Stati Uniti si sono arrogati il diritto di decidere unilateralmente ciò che è giusto e legittimo ciò che non lo è.

Claudio Giangiacomo

  1. Ciascuno Stato Parte avrà il diritto di chiedere al Consiglio Esecutivo di ottenere chiarimenti da un altro Stato Parte su qualunque situazione che possa essere considerata ambigua o che possa far sorgere preoccupazioni riguardo alla eventuale inosservanza della Convenzione. In tal caso, è disposto quanto segue:

a. il Consiglio Esecutivo inoltrerà la richiesta di chiarimenti allo Stato Parte interessato tramite il Direttore Generale non oltre 24 ore dopo averla ricevuta;

b. lo Stato Parte richiesto fornirà i chiarimenti al Consiglio Esecutivo il prima possibile ma in ogni caso non oltre 10 giorni dopo aver ricevuto la relativa richiesta;

c. il Consiglio Esecutivo prenderà nota dei chiarimenti e li inoltrerà allo Stato Parte richiedente non oltre 24 ore dopo averli ricevuti;

d. se lo Stato Parte richiedente ritiene che i chiarimenti sono insufficienti, avrà diritto di chiedere al Consiglio Esecutivo di ottenere dallo Stato Parte richiesto ulteriori chiarimenti;

e. al fine di ottenere gli ulteriori chiarimenti richiesti secondo il capoverso d), il Consiglio Esecutivo può invitare il Direttore Generale a costituire un gruppo di esperti provenienti dal Segretariato Tecnico o, se un personale appropriato non è disponibile presso il Segretariato Tecnico, di altra provenienza per esaminare tutte le informazioni ed i dati disponibili pertinenti alla situazione che è causa della preoccupazione. Tale gruppo di esperti sottoporrà al Consiglio Esecutivo una relazione sui fatti investigati;

f. se lo Stato Parte richiedente considera che i chiarimenti ottenuti in base ai capoversi d. ed e. sono insoddisfacenti, avrà il diritto di richiedere una sessione speciale del Consiglio Esecutivo alla quale gli Stati Parte coinvolti che non sono membri del Consiglio Esecutivo avranno diritto di partecipare. In tale sessione speciale, il Consiglio Esecutivo prenderà in considerazione la questione e potrà raccomandare qualsiasi provvedimento che ritiene appropriato per risolvere la situazione.

  1. Ciascuno Stato Parte avrà anche il diritto di chiedere al Consiglio Esecutivo di chiarire qualunque situazione che è stata considerata ambigua o che ha fatto sorgere preoccupazioni circa un’eventuale inosservanza della presente Convenzione. Il Consiglio Esecutivo risponderà fornendo tutta l’assistenza appropriata.
  2. Il Consiglio Esecutivo informerà gli Stati Parte circa qualsiasi richiesta di chiarimento fornita nel presente Articolo.
  3. Se i dubbi o la preoccupazione di uno Stato Parte circa un’eventuale non conformità non sono stati risolti entro 60 giorni dopo la presentazione della domanda di chiarimenti al Consiglio Esecutivo, o se tale Stato Parte ritiene che i suoi dubbi giustificano un’immediata considerazione del problema, fermo restando il suo diritto di richiedere un’ispezione su sfida, esso può richiedere una sessione speciale della Conferenza in conformità con l’Articolo VIII, paragrafo 12 c.. In tale sessione speciale la Conferenza esaminerà la situazione e potrà raccomandare qualsiasi provvedimento che ritiene appropriato per risolvere la situazione.

Procedure per le ispezioni su sfida

  1. Ciascuno Stato Parte ha il diritto di chiedere un’ispezione su sfida in loco di qualsiasi impianto o sito sul territorio o in ogni altro luogo sotto la giurisdizione o il controllo di ogni altro Stato Parte, unicamente al fine di chiarire e di risolvere ogni questione relativa ad un’eventuale inosservanza delle disposizioni della presente Convenzione, e che questa ispezione sia condotta ovunque, senza indugio, da una squadra ispettiva designata dal Direttore Generale ed in conformità con l’Annesso sulle Verifiche.
  2. Ciascun Stato Parte ha l’obbligo di limitare la richiesta d’ispezione all’ambito della presente Convenzione e di fornire nella richiesta d’ispezione tutte le informazioni appropriate in base alle quali sorta una preoccupazione riguardo ad una eventuale inosservanza della presente Convenzione, come specificato nell’Annesso sulle Verifiche. Ciascuno Stato Parte si asterrà da richieste d’ispezione senza fondamento, curando di evitare gli abusi. L’ispezione su sfida sarà effettuata unicamente allo scopo di determinare i fatti relativi all’eventuale inosservanza.
  3. Al fine di verificare l’osservanza delle disposizioni della presente Convenzione, ciascun Stato Parte consentirà al Segretariato Tecnico di condurre ispezioni su sfida in loco secondo il paragrafo 8.
  4. A seguito di una richiesta di ispezione su sfida di un impianto o di un sito, ed in conformità con le procedure disposte nell’Annesso sulle verifiche, lo Stato Parte ispezionato avrà:

a. il diritto e l’obbligo di fare ogni ragionevole sforzo per dimostrare la sua osservanza della presente Convenzione, ed a tal fine, mettere in grado la squadra ispettiva di adempiere al suo mandato;

b. l’obbligo di fornire l’accesso all’interno del sito richiesto unicamente allo scopo di determinare i fatti pertinenti alla preoccupazione circa l’eventuale inosservanza;

c. il diritto di adottare provvedimenti per proteggere gli impianti sensibili ed impedire la divulgazione di informazioni e di dati riservati, non connessi alla presente Convenzione.

  1. Per quanto riguarda gli osservatori, è disposto quanto segue:

a. lo Stato Parte richiedente può, con riserva dell’accordo dello Stato Parte ispezionato, inviare un rappresentante il quale può essere un cittadino sia dello Stato Parte richiedente o di uno Stato Parte terzo, per osservare la conduzione dell’ispezione su sfida;

b. lo Stato Parte ispezionato in tal caso concederà l’accesso all’osservatore in conformità con l’Annesso sulle Verifiche;

c. lo Stato Parte ispezionato, di regola, dovrà accettare l’osservatore proposto; qualora lo Stato Parte ispezionato manifestasse un rifiuto, tale fatto dovrà essere segnalato nel rapporto finale.

  1. Lo Stato Parte richiedente presenterà una richiesta d’ispezione per un’ispezione su sfida in loco al Consiglio Esecutivo, e contestualmente al Direttore Generale per immediata trattazione.
  2. Il Direttore Generale si accerterà immediatamente che la richiesta d’ispezione è conforme ai criteri specificati alla Parte X, paragrafo 4 dell’Annesso sulle Verifiche e, se necessario, fornirà assistenza allo Stato Parte richiedente per compilare in maniera adeguata la richiesta d’ispezione. Quando la richiesta d’ispezione soddisfa i criteri stabiliti, possono aver inizio i preparativi per l’ispezione su sfida.
  3. Il Direttore Generale trasmetterà la richiesta d’ispezione allo Stato Parte ispezionando non meno di 12 ore prima dell’arrivo previsto della squadra ispettiva al punto di entrata.
  4. Dopo aver ricevuto la richiesta d’ispezione, il Consiglio Esecutivo prenderà conoscenza dei provvedimenti del Direttore Generale relativi alla richiesta e manterrà il caso sotto esame per l’intera durata della procedura d’ispezione. Le sue deliberazioni tuttavia non ritarderanno il processo d’ispezione.
  5. Il Consiglio Esecutivo, non oltre 12 ore dopo aver ricevuto la richiesta d’ispezione, può decidere a maggioranza di tre quarti di tutti i suoi membri di opporsi allo svolgimento dell’ispezione su sfida qualora consideri che la richiesta d’ispezione sia frivola, abusiva o che esuli chiaramente dall’ambito della Convenzione come prescritto al paragrafo 8. Lo Stato Parte richiedente e lo Stato Parte ispezionato non hanno voce in capitolo in questa decisione. Se il Consiglio Esecutivo decide contro l’ispezione su sfida, i preparativi saranno interrotti, nessuna ulteriore azione connessa alla richiesta d’ispezione sarà intrapresa e gli Stati Parte interessati saranno informati in merito.
  6. Il Direttore Generale emetterà un mandato d’ispezione per la conduzione dell’ispezione su sfida. Il mandato ispettivo consiste nella richiesta d’ispezione di cui ai paragrafi (8) e (9) tradotta in termini operativi, e dovrà essere conforme alla richiesta d’ispezione.
  7. L’ispezione su sfida sarà condotta in conformità con la Parte X, oppure, in caso di uso asserito secondo la Parte XI dell’Annesso sulle verifiche. La squadra ispettiva sarà guidata dal principio di condurre l’ispezione su sfida con la minore intrusione possibile, compatibilmente con l’adempimento effettivo e tempestivo della propria missione.
  8. Lo Stato Parte ispezionato assisterà la squadra ispettiva durante tutta l’ispezione su sfida ed agevolerà il suo compito. Se lo Stato Parte ispezionato propone, secondo la Parte X, Sezione C dell’Annesso sulle Verifiche, procedure per dimostrare l’osservanza della Convenzione, alternative ad un accesso completo e globale, esso dovrà fare ogni ragionevole sforzo, attraverso consultazioni con la squadra ispettiva, per raggiungere un accordo sulle modalità per determinare i fatti, al fine di dimostrare la propria osservanza.
  9. Il rapporto finale dovrà riportare le risultanze fattuali delle investigazioni nonché una valutazione da parte della squadra ispettiva del grado e della natura dell’accesso e della cooperazione concessi per una soddisfacente attuazione dell’ispezione su sfida. Il Direttore Generale trasmetterà prontamente il rapporto finale della squadra ispettiva allo Stato Parte richiedente, al Consiglio esecutivo ed a tutti gli altri Stati Parte. Il Direttore Generale inoltre trasmetterà prontamente al Consiglio Esecutivo le valutazioni dello Stato Parte richiedente e dello Stato Parte ispezionato, nonché le opinioni degli altri Stati Parte che potranno essere inoltrate al Direttore Generale a tal fine, e successivamente le farà avere a tutti gli Stati Parte.
  10. Il Consiglio Esecutivo, in conformità con i propri poteri e funzioni, esaminerà il rapporto finale della squadra ispettiva non appena gli sarà stato presentato e prenderà in esame ogni eventuale preoccupazione riguardo al fatto che:

a. si sia effettivamente verificata una inosservanza;

b. la richiesta rientrava nell’ambito della presente Convenzione;

c. vi siano stati abusi del diritto di chiedere un’ispezione su sfida.

  1. Qualora il Consiglio Esecutivo addivenga alla conclusione, nell’ambito dei propri poteri e funzioni, che ulteriori provvedimenti potrebbero essere necessari riguardo al Paragrafo 22, esso adotterà tutte le misure appropriate per risanare la situazione e garantire l’osservanza della presente Convenzione, comprese raccomandazioni specifiche alla Conferenza. In caso di abusi, il Consiglio Esecutivo esaminerà se lo Stato Parte richiedente debba farsi carico di eventuali oneri economici derivanti dall’ispezione su sfida.
  2. Lo Stato Parte richiedente e lo Stato Parte ispezionato avranno il diritto di partecipare al processo di esame. Il Consiglio Esecutivo porterà a conoscenza degli Stati Parte e della successiva sessione della Conferenza i risultati dell’esame.
  3. Se il Consiglio Esecutivo ha effettuato specifiche raccomandazioni alla Conferenza, la Conferenza prenderà provvedimenti in conformità con l’Articolo XII.

 

  1. 2 La Conferenza adotterà le necessarie misure stabilite ai paragrafi 2, 3 e 4 per assicurare l’osservanza della presente Convenzione e risolvere e portare rimedio ad ogni situazione che contravvenga con le disposizioni della presente Convenzione. Nel considerare i provvedimenti da adottare in conformità con il presente paragrafo, la Conferenza terrà conto di tutte le informazioni e raccomandazioni sui problemi presentati dal Consiglio Esecutivo.
  1. Nei casi in cui uno Stato Parte sia stato richiesto dal Consiglio Esecutivo di adottare provvedimenti per risolvere una situazione che presenta problemi per quanto riguarda l’osservanza della Convenzione, e qualora lo Stato Parte manchi di eseguire la richiesta entro il termine specificato, la Conferenza potrà, tra l’altro, dietro raccomandazione del Consiglio Esecutivo, limitare o sospendere i diritti ed i privilegi dello Stato Parte in base alla presente Convenzione fino a quando non avrà intrapreso le azioni necessarie ad adempiere ai suoi obblighi in base alla presente Convenzione.
  2. Qualora gravi danni all’oggetto ed allo scopo della presente Convenzione derivino da attività proibite in base alla presente Convenzione, in particolare dall’Articolo I, la Conferenza potrà raccomandare misure collettive agli Stati Parte in conformità con il diritto internazionale.
  3. La Conferenza sottoporrà, in casi di particolare gravità, la questione, comprese le informazioni e le conclusioni pertinenti, all’attenzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. “

La guerra di Libia entra in Stallo davanti a Tripoligrad. Causa “the human factor”

Fonte: https://corrieredellacollera.com/2011/03/31/la-guerra-di-libia-entra-in-stallo-davanti-a-tripoligrad-causa-the-human-factor/

La Guerra  di Libia sta diventando  la  dimostrazione che la teoria del generale Giulio Douhet sulla supremazia aerea, ha una falla di recente costruzione.

Per chi non lo sapesse, Douhet è un generale italiano  ( di Caserta, classe 1869) che negli anni trenta ha scritto un bel libro in cui ha spiegato che nella guerra  moderna la supremazia aerea sarebbe stato  l’elemento fondante di ogni vittoria.

Questo stesso concetto è stato espresso negli anni cinquanta da Alexander De Severesky ( origine russa, americano,  progettista di elicotteri) che scrisse il libro :  “Supremazia aerea chiave della sopravvivenza” in cui identificò  per primo anche  il fenomeno de “l’isterismo atomico”  basandosi sulle foto di Hiroshima e Nagasaki  che mostrano   manufatti in cemento a seicento metri dal punto di scoppio erano rimasti quasi intatti.

Non teneva conto che i giapponesi dentro l’edificio erano morti comunque. Non aveva considerato il “fattore Umano”.

E’ stata la prima di una serie di sottovalutazioni delle persone cui la politica USA ci ha abituato, specie se si tratta di arabi. ( vedi blog di ieri sulla galassia degli arabi).

La falla che ha causato il buco strategico alleato in Libia,  si chiama l’esmpio della  Serbia.

Gli alleati – tra cui l’Italia –  piegarono la Serbia  con una serie di bombardamenti mirati a infrastrutture, impianti industriali, ponti  e persino l’ambasciata cinese che un analista della CIA  non sapeva avesse traslocato.  La guerra di Serbia si esaurì senza morti per l’alleanza. Questo portò alle stelle l’entusiasmo USA circa le lezioni da infliggere ai  “dittatori prepotenti”.

La Serbia, guidata da un mezzo dittatore, era comunque  un paese industrializzato , antiquato, ma industrializzato. I serbi, europei non rozzi.  Il dittatore, privo di carisma ed assurto ai fasti del potere attraverso la trafila della nomenclatura del partito  unico.  Per far carriera non ebbe bisogno di carisma o delle doti, anche militari,  che fanno di  un uomo, un uomo  di carattere.

Vedendosi impotente a reagire militarmente e non riuscendo a difendersi dalla guerra elettronica a distanza ,  Milosevic si arrese. Anche nei Balcani  la popolazione non fu entusiasta del trattamento, ma  il prezzo della libertà prima o poi si deve pagare.  Pagarono, sia pure imbrogliando sul resto. All’appello manca  ancora Mladic e qualche altro spiccio.

La lezione era servita e l’obbiettivo di ottenere la resa,  raggiunto. La coalizione inviò le truppe a occupare Serbia  e Kosovo  facendo la cosiddetta “guerra col gesso” ( il detto  nasce dalla invasione di Carlo VIII di Valois  in Italia, che richiese – all’andata – solo lo sforzo logistico di segnare col gesso i luoghi di rifornimento delle truppe).

Nel caso libico, il fatto che delle persone avessero in animo di resistere, fu considerata una stranezza da dittatore folle, che sarebbe presto stato abbandonato  dai più, sotto la pressione psicologica creata dalle defezioni provocate  dall’intelligence e dell’opinione pubblica mondiale guidata dall’ONU, con una buona dose di bombe.

La  situazione libica si è invece mostrata  radicalmente diversa:

  •  intanto non è un paese industriale e  i soli impianti petroliferi sono proprio quelli che servono intatti agli attaccanti, che tendono a risparmiarli.
  •  non ci sono ponti abbattuti  che non si possano aggirare con i 4X4 che tutti posseggono , bombardare il deserto è come bombardare il mare.
  •  l’idea della strategia di  guerra con zero morti  – lanciata durante la campagna di Serbia –  ha fatto invece  due vittime: una è la verità e l’altra è la strategia stessa. Infatti la pubblica opinione mondiale,  adesso vuole sempre bombardamenti senza vittime e questo ha rallentato la forza di persuasione dei bombardamenti, che è forte su territori industrializzati e ricchi di infrastrutture e debole in zone popolate e inermi.  La foto di un bambino morto tra le braccia di una mamma può far cadere un governo.

Alla coalizione è mancata la corretta valutazione del fattore umano: hanno sottovalutato il nemico e sopravvalutato gli “alleati”, inrealtà un branco di “smandrappati” e mi si perdoni la definizione romanesca. Quella letteraria : “putant quod cupiunt” In italiano: sono poco realistici.

I caratteri  valutati realisticamente sono i seguenti:

Il dittatore : non è un  burocrate anche se la sua carriera militare non annovera impegni superiori all’accompagnamento della nazionale militare ai giochi militari del Mediterraneo. Però già allora dimostrò di non essere sciocco.

Realizzò un colpo di Stato senza sparare un colpo e con quattro gatti. Si impose col carisma, non con le primarie o lanci di palloncini colorati  o, peggio  con un   grigio congresso di partito. In più , da bravo arabo innamorato dell’idea del nomadismo, ha uno spiccato  senso dell’onore ( vedi “la galassia degli arabi alla voce beduini, sottovoce, Sharaf) e qualcuno non ha calcolato che Gheddafi  poteva decidere di resistere per dignità ( tema  peraltro già accennato da Mubarak , dal presidente yemenita e culminato ieri dalla frase di Assad ” se ci sarà da combattere, combatteremo”).  L’ex allenatore della nazionale sportiva militare, si è rivelato un buon motivatore e un tattico furbo e deciso. Il suo esempio – anche questo lo avevamo scritto – è stato contagioso.

Il popolo: i libici hanno notoriamente un carattere non facile, negli affari sono dei ricattatori, sono rozzi,  ma  hanno dimostrato di sapersi battere e di saper incassare colpi senza afflosciarsi.  Hanno  fatto una guerra sgangherata,  ma  l’hanno fatta.   La  strategia di Gheddafi   è semplice : sa che le democrazie non possono permettersi perdite umane e non vogliono scendere a terra per combattere  e sa che alla fine di ogni bombardamento la fanteria deve avanzare occupando. Ha convinto i suoi ad aspettarli con le armi in pugno.

In Serbia ci vollero 60mila soldati  NATO sia pure  in assenza di cenni  resistenza. Quanti ce ne vogliono per snidare i libici? Lui ha persone disposte a morire, magari solo i suoi figli, ma li ha. Anche chi si sentiva suddito , adesso si sente un patriota che combatte da uomo contro quelli che Omero chiamerebbe “guerrieri da balestra” che non osano affrontare il corpo a corpo e fidano nel potere della guerra a distanza.

La pubblica opinione internazionale: viziata oltremisura da una comunicazione globale ,  specie pubblicitaria,   che privilegia i punti di vista culturali femminili. Le donne  sono le responsabili degli acquisti delle famiglie  e il mondo si regola ormai  quasi solo sui consumi e l’individualismo che non premia i sacrifici per idealità , i governi  della coalizione non riescono a  imporre una linea di sacrifici e di guerra, sia pure temporanea e a basso costo di vite: La pubblica opinione  vuole la pace a gratis e non  in offerta speciale.

I governi della coalizione, comprati molti diplomatici in sedi estere – in saldo anche il ministro degli Esteri –  bombardate le truppe, devono  fare l’ultimo sforzo per vincere questa guerra per procura, ma   – causa la sopravvalutazione degli alleati locali – sembra che ormai  debbano decidere di  farsi avanti di persona con truppe NATO.   Le foto dei morti, deprimono le vendite al consumo e  fanno cadere i governi. E’ per queste ragioni che la “conferenza di Londra” è stata un minuetto privo di  senso.

Amman, per la prima volta cristiani e musulmani celebrano insieme la Festa dell’Annunciazione

Fonte: http://www.asianews.it/notizie-it/Amman,-per-la-prima-volta-cristiani-e-musulmani-celebrano-insieme-la-Festa-dellAnnunciazione-43458.html

Avverrà il 28 marzo, con la partecipazione di rappresentanti istituzionali, religiosi e civili. Vicario patriarcale ad Amman: parte del “dialogo teologico, religioso, spirituale” che accompagna quello “esistenziale di ogni giorno”. “Vogliamo mostrare i punti comuni fra cristiani e musulmani, riguardanti quest’evento dell’Annunciazione, al quale anche i musulmani credono”.

Amman (AsiaNews) – Quest’anno anche la Giordania terrà la prima celebrazione interreligiosa per la festa dell’Annunciazione di Maria: il 28 marzo, rappresentanti delle autorità, leader religiosi musulmani, vescovi cristiani e civili di entrambe le fedi si riuniranno in una grande sala della capitale per celebrare la festività.  Mons. William H. Shomali, vicario patriarcale del Patriarcato latino ad Amman, spiega che l’evento servirà per parlare “dell’importanza di Maria nel Corano, e del valore della narrativa dell’Annunciazione nel Vangelo di Luca. Vogliamo mostrare i punti comuni fra cristiani e musulmani, riguardanti quest’evento dell’Annunciazione, al quale anche i musulmani credono”.

In Libano, da 12 anni la festa dell’Annunciazione del 25 marzo ha valore di festività nazionale, con congedo dal lavoro per tutti i cittadini e come punto di forza sul dialogo fra cristiani e musulmani

Un evento, afferma il prelato, che fa parte del “dialogo teologico, religioso, spirituale” fra cristiani e musulmani, che si “aggiunge al dialogo esistenziale di ogni giorno”.

Nel settembre del 2016, il re Abdullah II aveva sottolineato davanti all’Assemblea delle Nazioni Unite l’importanza delle figure di Gesù e Maria nel Corano, citate 25 e 35 volte. Maria è “chiamata ‘la migliore di tutte le donne del creato’ [e] c’è un capitolo del Corano chiamato ‘Mayam’. I khawarej [musulmani estremisti che nella storia islamica si erano distaccati dall’Islam, ndr] nascondono deliberatamente queste verità per separare musulmani e non musulmani. Non possiamo permettere che ciò accada”.

P. Rifat Bader, dando notizia dell’evento sul quotidiano online Abouna, ricorda che dal 2000, il sovrano di Giordania ha reso il Natale una festa nazionale e aggiunge: “Ora chiediamo di celebrare la Festa dell’Annunciazione, così che il suo significato religioso serva come incentivo ad arricchire la nostra unità nazionale e coesione sociale”.

Iran, a bordo dell’aereo precipitato

Scritto da: Monica Mistretta
Fonte: http://www.articolotre.com/2018/03/iran-a-bordo-dellaereo-precipitato/

È giovedì 1 marzo. In un incidente stradale nella provincia di Bushehr, sul Golfo Persico in Iran, muoiono due fratelli. La notizia affiora su qualche giornale locale, sembra un fatto di cronaca come tanti altri. Ma Mohammad Bagher e Mohammad Sadegh Yusefi non sono due iraniani qualsiasi. Sono due studiosi dell’ambiente, gli ultimi a morire in una lunga catena di decessi nelle fila degli amanti della natura in Iran.

A sollevare i dubbi sull’incidente stradale che toglie la vita ai due fratelli è l’associazione ambientalista iraniana Battito della Terra che parla apertamente di omicidio.

Poco più di dieci giorni prima in Iran erano morti altri sedici ambientalisti. Erano tutti a bordo del volo 3704 della Aseman Airlines precipitato il 18 febbraio nell’area montuosa di Semirom, a 4.000 metri di altitudine, nella zona centro meridionale dell’Iran. Erano partiti da Teheran ed erano diretti a Yasuj, una città a 2.000 metri sui monti Zagros, poco distante dal luogo dell’impatto.

Nell’incidente aereo non c’erano stati superstiti. I soccorsi erano arrivati solo due giorni dopo. Causa maltempo, avevano detto le autorità. Ma Davood Karimi, dissidente iraniano, racconta un’altra storia: l’aereo sarebbe stato fatto precipitare con tutti i 65 passeggeri a bordo per disfarsi dell’equipe di ambientalisti.

I dubbi sul disastro aereo avevano cominciato a circolare già dalle prime ore dell’incidente. Quel giorno, secondo l’agenzia iraniana Irna, diversi voli erano stati cancellati per il mal tempo. Non è chiaro perché il volo 3704 avesse ricevuto luce verde. Di sicuro, aveva destato notevoli perplessità il fatto che le autorità avessero immediatamente dato per morti tutti i passeggeri prima di aver ritrovato i resti dell’aereo. I familiari delle vittime sostenevano di aver potuto parlare a cellulare con alcuni sopravvissuti nei minuti successivi all’incidente.

A poche ore dal disastro anche il ministro iraniano Mohammad Reza Tabesh, legato alla commissione ambientale del Parlamento di Teheran, aveva fatto notare l’alto numero di ambientalisti deceduti sull’aereo della Aseman Airlines.

Non risulta che sul luogo dell’incidente siano stati recuperati i corpi delle vittime. “Le autorità iraniane hanno trovato solo pochi pezzi di carne umana, che hanno portato via in due zainetti” ci fa sapere Karimi.

Sul perché questi ambientalisti fossero così scomodi per il governo iraniano è possibile fare solo ipotesi. Lavoravano nella stessa equipe del professor Kavous Seyed Emami, noto ambientalista. Anche lui deceduto agli inizi di febbraio. Era morto nel carcere di massima sicurezza di Evin, a Teheran. Suicida, diceva il comunicato ufficiale.

Emami, passaporto iraniano e canadese, era stato arrestato il 24 gennaio con l’accusa di spionaggio. Era un appassionato della fauna selvatica. Era direttore della Persian Wildlife Heritage Foundation. Insegnava sociologia all’Università Imam Sadegh, dove vengono istruiti i nuovi dirigenti del regime. Karimi racconta che la moglie, quando ha ricevuto la salma del marito, ha dovuto firmare un documento nel quale prometteva di non rilasciare interviste sul caso. A lei le autorità avrebbero consegnato anche un breve filmato nel quale si vedeva che Emami era in procinto di suicidarsi.

Il professore aveva installato alcune telecamere nei boschi e nei campi per osservare gli effetti delle sperimentazioni militari e missilistiche iraniane sulla fauna selvatica e sulla popolazione. Con la sua equipe studiava anche l’inquinamento delle acque sotterranee. Aveva mandato alla Commissione parlamentare per l’Ambiente di Teheran una relazione con il frutto delle sue scoperte poco prima dell’arresto. Secondo l’accusa, passava informazioni a Israele e agli Stati Uniti. Il procuratore di Teheran, Abbas Jafari-Dolatabadi, ha accusato Emami di raccogliere informazioni classificate nel settore della difesa e dei missili: lo faceva con le telecamere installate nei boschi.

Con la sua morte il computo dei decessi tra gli ambientalisti sale a diciannove. Due sono morti nell’incidente stradale di pochi giorni fa. Sedici sull’aereo precipitato. Di alcuni di loro e degli studi sull’ambiente che stavano conducendo, ci sono tracce sul web: Mohammad Fahimi, Ali Farzaneh, Seyed Reza, Fatemi Talab, Ahmad Ciarmiani, Khalil Ahangaran, Mojgan Nazari, Behnam Barzegar, Ahmad Nazari, Gholamali Ahmadi, Salman Sharifazari, Mehdi Javidpoor, Hamed Amiri, Seyed Behzad Siadati, Ardeshir Rad, Mostafa Rezai, Ali Zare.

Intanto in Iran ci sono stati altri arresti tra le file degli ambientalisti. L’elenco è lungo. Morad Tahbaz, con passaporto iraniano e americano, è membro della direzione ‘Mirase Parsian’, ‘Eredi dei Persiani’.  Human Jokar è il direttore progetto ‘Tutela dello Juspalange Asiatico’. Il giovane scienziato Taher Ghadirian, fa parte dell’associazione dell’Unesco ‘L’uomo e la terra’. Sam Rajabi è un esperto ambientale. Amir Hossein Khaleghi e Niloofar Bayani sono due studiosi della fauna selvatica. La signora Sepideh Kashani è la moglie del direttore delle ricerche ed ex consigliere del Progetto ambiente dell’Onu, Human Jokar.

A Teheran la notizia delle morti degli studiosi sta circolando su qualche giornale locale e nei bollettini delle associazioni ambientaliste. Per il resto, tutto tace. Questa storia di morti, ambiente e presunto spionaggio per ora resta un mistero. Qualcosa ha detto il ministro iraniano Reza Tabesh. Molto ha raccontato il dissidente Karimi. Sui media internazionali solo qualche breve accenno.