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La lettera di Donald Trump all’OMS

Fonte: http://vocidallestero.blogspot.com/

L’originale della lettera di Donald Trump all’OMS in cui il Presidente USA formula le sue gravi accuse di collusione con la Cina e del conseguente fallimento nella prevenzione e nella risposta  alla pandemia.  
Traduzione di Rosa Anselmi


The White House Washington 18 maggio 2020

Sua Eccellenza Dr. Tedros Adhanom Ghebreyesus,
Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Ginevra, Svizzera

Caro Dr Tedros:

il 14 aprile 2020 ho sospeso i contributi degli Stati Uniti all’Organizzazione Mondiale della Sanità in attesa di un’indagine della mia amministrazione sulla fallita risposta dell’organizzazione all’epidemia da COVID-19. Questa revisione ha confermato molte delle serie preoccupazioni che ho sollevato il mese scorso e ne ha identificato altre che l’Organizzazione mondiale della sanità avrebbe dovuto affrontare, in particolare l’allarmante mancanza di indipendenza dell’Organizzazione mondiale della sanità dalla Repubblica popolare cinese. Sulla base di questa revisione ora sappiamo quanto segue: 

L’Organizzazione mondiale della sanità ha costantemente ignorato le segnalazioni credibili del diffondersi del virus a Wuhan all’inizio di dicembre 2019 o anche prima, compresi i rapporti della rivista medica Lancet. L’Organizzazione mondiale della sanità non è riuscita a indagare in modo indipendente sui rapporti credibili che erano in conflitto diretto con i canali ufficiali del governo cinese, persino su quelli provenienti da fonti all’interno della stessa Wuhan.

Non più tardi del 30 dicembre 2019, l’ufficio dell’Organizzazione mondiale della sanità a Pechino sapeva che a Wuhan c’era una “grave preoccupazione per la salute pubblica”. Tra il 26 e il 30 dicembre, i media cinesi hanno sottolineato le evidenze di un nuovo virus emergente da Wuhan, sulla base dei dati dei pazienti inviati a diverse società cinesi di genomica. Inoltre, durante questo periodo, il dottor Zhang Jixian, un medico dell’ospedale provinciale dell’Hubei di medicina integrata cinese e occidentale, ha riferito alle autorità sanitarie cinesi che un nuovo coronavirus stava causando una nuova malattia che, all’epoca, stava affliggendo circa 180 pazienti.

Il giorno successivo, le autorità di Taiwan avevano comunicato all’Organizzazione mondiale della sanità informazioni che indicavano la trasmissione da uomo a uomo di un nuovo virus. Eppure l’Organizzazione mondiale della sanità ha scelto di non condividere nessuna di queste informazioni critiche con il resto del mondo, probabilmente per motivi politici.

I regolamenti sanitari internazionali impongono ai paesi di segnalare il rischio di un’emergenza sanitaria entro 24 ore. Ma la Cina non ha informato l’Organizzazione mondiale della sanità dei numerosi casi di polmonite a Wuhan, di origine sconosciuta, fino al 31 dicembre 2019, anche se probabilmente era a conoscenza di questi casi giorni o settimane prima.

Secondo il dott. Zhang Yongzhen del Centro clinico di sanità pubblica di Shanghai, egli ha riferito alle autorità cinesi di aver sequenziato il genoma del virus il 5 gennaio 2020. Non vi fu alcuna pubblicazione di questa informazione fino a sei giorni dopo, l’11 gennaio 2020, quando il Dr. Zhang la pubblicò da solo online. Il giorno successivo, le autorità cinesi hanno chiuso il suo laboratorio per “rettifica”. Come ha riconosciuto anche l’Organizzazione mondiale della sanità, la pubblicazione online del dott. Zhang è stata un grande atto di “trasparenza”. Ma l’Organizzazione Mondiale della Sanità è rimasta visibilmente silente sia per quanto riguarda la chiusura del laboratorio del Dr. Zhang sia per la sua affermazione di aver informato le autorità cinesi della sua scoperta sei giorni prima.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha ripetutamente fatto affermazioni sul coronavirus che erano o gravemente inaccurate o fuorvianti.

  • Il 14 gennaio 2020 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha riaffermato senza ragione l’asserzione della Cina, ora sfatata, secondo cui il coronavirus non poteva essere trasmesso tra esseri umani, asserendo: “Le indagini preliminari condotte dalle autorità cinesi non hanno trovato prove chiare della trasmissione da uomo a uomo del nuovo coronavirus (2019-nCov) identificato a Wuhan, in Cina. Questa affermazione era in conflitto diretto con le notizie censurate di Wuhan. 
  • A quanto riferito, il 21 gennaio 2020 il presidente cinese Xi Jinping ha fatto pressioni su di lei perché non dichiarasse un’emergenza l’epidemia da coronavirus. Il giorno dopo lei ha ceduto a questa pressione e ha detto al mondo che il coronavirus non rappresentava un’emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale. Poco più di una settimana dopo, il 30 gennaio 2020, prove schiaccianti del contrario l’hanno costretto a invertire la rotta. 
  • Il 28 gennaio 2020, dopo aver incontrato il presidente Xi a Pechino, ha elogiato il governo cinese per la sua “trasparenza” nei confronti del coronavirus, annunciando che la Cina aveva fissato un “nuovo standard per il controllo delle epidemie” e “acquistato tempo per il mondo “. Lei non ha menzionato che la Cina aveva ormai messo a tacere o punito diversi medici per aver parlato del virus e impedito alle istituzioni cinesi di pubblicare informazioni al riguardo. 
  • Anche dopo aver tardivamente dichiarato l’epidemia un’emergenza di salute pubblica di rilevanza internazionale il 30 gennaio 2020, non è riuscito a far pressioni sulla Cina per l’ammissione tempestiva di un team di esperti medici internazionali dell’Organizzazione mondiale della sanità. Di conseguenza, questo team critico non è arrivato in Cina fino a due settimane dopo, il 16 febbraio 2020. E anche in quel momento, al team non è stato permesso di visitare Wuhan fino agli ultimi giorni della loro visita. Sorprendentemente, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha taviuto quando la Cina ha negato del tutto l’accesso a Wuhan ai due membri americani del team. 
  • Ha anche molto elogiato le severe restrizioni sui viaggi interni in Cina, ma è stato inspiegabilmente contro la mia chiusura del confine degli Stati Uniti, o il divieto, rispetto alle persone provenienti dalla Cina. Ho messo il divieto in atto indipendentemente dai suoi desideri. Il suo gioco politico su questo tema è stato mortale poiché altri governi, basandosi sui suoi commenti, hanno ritardato nell’imporre restrizioni salvavita ai viaggi da e verso la Cina. Incredibilmente, il 3 febbraio 2020, ha rafforzato la sua posizione ritenendo che, poiché la Cina stava facendo un ottimo lavoro nel proteggere il mondo dal virus, le restrizioni ai viaggi “stavano causando più danni che benefici”. Ma a quel punto il mondo sapeva che, prima di bloccare Wuhan, le autorità cinesi avevano permesso a più di cinque milioni di persone di lasciare la città e che molte di queste persone erano dirette verso destinazioni internazionali in tutto il mondo. 
  • A partire dal 3 febbraio 2020, la Cina stava fortemente spingendo i paesi a revocare o prevenire le restrizioni sui viaggi. Questa campagna di pressione è stata rafforzata dalle sue dichiarazioni errate di quel giorno che hanno detto al mondo che la diffusione del virus al di fuori della Cina era “minima e lenta” e che “le possibilità di portarlo in qualsiasi luogo al di fuori della Cina [erano] molto basse”. 
  • Il 3 marzo 2020, l’Organizzazione mondiale della sanità ha citato i dati ufficiali cinesi per minimizzare il rischio molto grave di diffusione asintomatica, dicendo al mondo che il “COVID-19 non si trasmette in modo efficiente come l’influenza” e che a differenza dell’influenza questa malattia non era principalmente guidata da “persone che sono infette ma non ancora malate”. Le evidenze della Cina, ha dichiarato al mondo l’Organizzazione mondiale della sanità, “hanno dimostrato che solo l’uno per cento dei casi segnalati non presenta sintomi e la maggior parte di questi casi sviluppa sintomi entro due giorni”. Molti esperti, tuttavia, citando dati provenienti da Giappone, Corea del Sud e altrove, hanno fortemente messo in discussione queste asserzioni. E’ ora chiaro che le affermazioni della Cina, ripetute al mondo dall’Organizzazione mondiale della sanità, erano largamente inaccurate. 
  • Quando alla fine ha dichiarato la pandemia l’11 marzo 2020, il virus aveva ucciso più di 4.000 persone e infettato oltre 100.000 persone in almeno 114 paesi in tutto il mondo. 
  • L’11 aprile 2020, diversi ambasciatori africani hanno scritto al ministero degli Esteri cinese in merito al trattamento discriminatorio degli africani in relazione alla pandemia a Guangzhou e in altre città della Cina. Lei sapeva che le autorità cinesi stavano conducendo una campagna di quarantena forzata, sfratti e rifiuto di servizi contro i cittadini di questi paesi. Non ha commentato le azioni razzialmente discriminatorie della Cina. Tuttavia, senza fondamento ha etichettato come razziste le fondate lamentele di Taiwan riguardo alla sua cattiva gestione di questa pandemia. 
  • Durante questa crisi, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha curiosamente insistito nel lodare la Cina per la sua presunta “trasparenza”. Lei si è sempre unito a questi tributi, nonostante la Cina sia stata tutt’altro che trasparente. Ai primi di gennaio, ad esempio, la Cina ha ordinato la distruzione di campioni del virus, privando il mondo di informazioni critiche. Persino ora la Cina continua a minare le norme sanitarie internazionali rifiutando di condividere dati precisi e tempestivi, campioni e isolati virali e trattenendo informazioni vitali sul virus e sulle sue origini. E, sino ad oggi, la Cina continua a negare l’accesso internazionale ai propri scienziati e alle relative strutture, il tutto dando la colpa in modo ampio e sconsiderato e censurando i propri esperti. 
  • L’Organizzazione Mondiale della Sanità non è riuscita a invitare pubblicamente la Cina a consentire un’indagine indipendente sulle origini del virus, nonostante la recente presa di posizione a favore da parte del suo stesso Comitato di emergenza. Il fallimento nel promuoverla da parte dell’Organizzazione mondiale della sanità ha spinto i suoi Stati membri ad adottare la risoluzione “COVID-19 Response” in occasione dell’Assemblea mondiale della sanità di quest’anno, che fa eco alla richiesta degli Stati Uniti e di tanti altri per una revisione imparziale, indipendente e completa di come l’Organizzazione mondiale della sanità ha gestito la crisi. La risoluzione chiede anche un’indagine sulle origini del virus, che è necessaria affinché il mondo comprenda il modo migliore per contrastare la malattia. 

Forse peggio di tutte queste carenze è che sappiamo che l’Organizzazione mondiale della sanità avrebbe potuto fare molto meglio. Solo pochi anni fa, sotto la direzione di un diverso direttore generale, l’Organizzazione mondiale della sanità ha mostrato al mondo quanto ha da offrire. Nel 2003, in risposta all’epidemia da sindrome respiratoria acuta grave (SARS) in Cina, il direttore generale Harlem Brundtland dichiarò coraggiosamente il primo consiglio di emergenza per i viaggi dell’Organizzazione mondiale della sanità in 55 anni, raccomandando di non recarsi da e verso l’epicentro della malattia nel sud della Cina. Inoltre, non ha esitato a criticare la Cina per aver messo in pericolo la salute globale tentando di coprire l’epidemia attraverso il suo consueto copione di arresti di informatori e censura dei media. Molte vite avrebbero potuto essere salvate se avesse seguito l’esempio del Dr. Brundtland.

È chiaro che i ripetuti passi falsi da parte sua e della sua organizzazione nel rispondere alla pandemia sono stati estremamente costosi per il mondo. L’unica via da seguire per l’Organizzazione mondiale della sanità è poter effettivamente dimostrare l’indipendenza dalla Cina. La mia amministrazione ha già avviato discussioni con voi su come riformare l’organizzazione. Ma bisogna agire rapidamente. Non abbiamo tempo da perdere. Ecco perché è mio dovere, in qualità di Presidente degli Stati Uniti, informarla che, se l’Organizzazione mondiale della sanità non si impegnerà in sostanziali e significativi miglioramenti entro i prossimi 30 giorni, renderò permanente il congelamento temporaneo del finanziamento degli Stati Uniti all’Organizzazione mondiale della sanità e riconsidererò la nostra appartenenza all’organizzazione. Non posso permettere che i dollari dei contribuenti americani continuino a finanziare un’organizzazione che, allo stato attuale, così chiaramente non persegue gli interessi americani.

Cordiali saluti

Donald Trump

La Lagarde e quel porco lavoro

Scritto da: Francesco Carraro
Fonte: https://www.francescocarraro.com/la-lagarde-e-quel-porco-lavoro/

È grottesco: tutti se la prendono con la “povera” Christine Lagarde, quando la Signora della Moneta sta facendo solo il suo porco lavoro. Un lavoro per cui non solo è lautamente pagata, ma che ha il dovere di portare a termine, se non altro per ragioni di coerenza. Non sbaglia lei, ma chi ha costruito un intero Sistema di regole, di valori, di rapporti economici e sociali basato sulla subordinazione coloniale degli Stati al Potere Bancario. Con buona pace delle piccate reazioni provenienti dal Colle più alto, la BCE e l’Unione non stanno facendo nulla di diverso da ciò per cui sono state pensate e costruite.

Solo adesso che l’emergenza vi costringe ad aprire gli occhi lo scoprite. Mentre finora dormivate il sonno degli ignavi. Ma la colpa non è dei lupi che mangiano gli agnelli; è dei pastori che lasciano aperto, ai lupi, l’uscio dell’ovile. La colpa è di chi – cioè di quasi tutte le forze politiche attuali, di maggioranza e di opposizione – senza batter ciglio ha non solo approvato, negli anni, ma esaltato addirittura i seguenti pilastri di un sistema criminogeno:

1) una moneta senza Governo e un Governo senza moneta, con il risultato di una Banca Centrale “Indipendente”: monopolista pura nella creazione di quel denaro di cui oggi il popolo (messo in congedo da un’epidemia) ha un disperato bisogno (articolo 3 del trattato di Lisbona);
2) una Banca Centrale “Indipendente”, con le funzioni di cui sopra, cui è permesso di inondare di liquidità i mercati e la finanza, gli squali delle borse e gli speculatori specializzati, ma a cui è tassativamente vietato concedere qualsiasi forma di “facilitazione creditizia” o di aiuto agli Stati (articolo 123 del Trattato di Lisbona;

3) una “costituzione” europea basata su un egoismo istituzionalizzato, diabolicamente antitetico rispetto al principio solidaristico predicato dall’articolo 2 della nostra Suprema Carta (articolo 124 e 125 del Trattato di Lisbona: è proibito qualsiasi “accesso privilegiato” al credito e qualsiasi “aiuto” di uno Stato a un altro nonché dell’Unione a favore degli Stati);
4) un obbligo, costituzionalizzato, al pareggio di bilancio con la sostanziale impossibilità, per una Nazione, di fare deficit (cioè di immettere nuova liquidità nell’economia reale); salvo, in circostanze eccezionali, implorare “flessibilità” per accrescere debito e spread, armi predilette di ricatto dei “Mercati”;

5) il mostruoso nuovo MES: regalare soldi per poi chiederli in prestito, ove necessario, a carissimo prezzo. Per tutte queste ragioni, noi non riusciamo ad essere inviperiti con la Lagarde o la Von der Layen. Per quanto ci faccia ribrezzo la Von der Leyen quando, con viscida untuosità, imita il John Fitzgerald Kenney di Rudolph-Wilde-Platz dicendo: “Cari italiani, in questo momento difficile, voglio dirvi che non siete soli (…). In questo momento in Europa siamo tutti italiani”.

No, amica mia, la verità è che noi siamo proprio soli, tu non sei Kennedy, e non sei neanche italiana. E se tu non provi vergogna, noi (che siamo italiani davvero) ci vergogniamo al tuo posto. Soprattutto della nostra classe dirigente. La quale ha avallato ogni singola tappa (giuridica) di quel lugubre viaggio che ha per capolinea il presente. Nel momento più buio per un popolo – quello in cui si cerca disperatamente uno “Stato” – è ancora più atroce accorgersi che quello Stato non c’è. Perché è “stato” venduto.

Dolce casa Sicilia per Carlos Luis Malatto accusato di gravi crimini durante il regime militare golpista in Argentina

Fonte: http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2019/06/dolce-casa-sicilia-per-carlos-luis.html

Portorosa si conferma il rifugio dorato di criminali e latitanti di mezzo mondo. E’ di oggi lo scoop dei giornalisti di Repubblica.it Emanuele Lauria e Giorgio Ruta che hanno filmato in un villino della rinomata località turistica l’ex tenente colonnello dell’esercito argentino Carlos Luis Malatto, fuggito dal paese di origine a seguito di diversi ordini di cattura per l’omicidio e la sparizione forzata nei terribili anni della dittatura militare di tre attivisti politici, nonché per i reati di associazione per delinquere, lesioni aggravate, violazione di domicilio e sequestro di persona. Malatto dopo essersi rifugiato in Cile, nel 2011 ha raggiunto l’Italia, ospite prima a L’Aquila della Confraternita della Misericordia e successivamente a Genova della Parrocchia di San Giacomo Apostolo. Dopo essere stato individuato dai corrispondenti liguri del Corriere della Sera, l’ex militare della Junta golpista argentina ha fatto perdere le proprie tracce per ricomparire nell’estate 2017 in Sicilia: aveva trovato domicilio in un appartamento di via santa Chiara a Calascibetta (Enna). A seguito della rivelazione da parte di un periodico spagnolo del suo trasferimento in Sicilia, Carlos Luis Malatto ha lasciato in fretta e furia il piccolo comune per trascorrere la propria latitanza in un residence di Portorosa, proprio come avevano fatto negli anni passati alcuni dei maggiori boss dell’ala stragista di Cosa nostra, grazie anche alla protezione dei referenti mafiosi locali in odor di servizi segreti, massoneria deviata e neofascismo. Dopo che nel luglio del 2014 la Corte di Cassazione aveva annullato l’autorizzazione  dei giudici del Tribunale de L’Aquila all’estradizione delle’ex militare in Argentina, nel novembre 2016 l’allora ministro della Giustizia Andrea Orlando, in base all’articolo 8 del codice penale, ha firmato l’autorizzazione a processarlo in Italia. A difendere Carlos Luis Maletto sono i legali Augusto Sinatra e Franco Sabatini, soci senior del noto studio Sinatra di Roma, fondato nel 1963 dall’avv. Mario Sinagra. Augusto Sinatra, originario di Catania ed ex ufficiale dell’Aeronautica militare, dopo aver ricoperto il ruolo di magistrato è stato nominato nel 1980 Consigliere giuridico presso il Ministero degli Affari Esteri. Successivamente è diventato docente di materie giuridiche nelle Università di Roma, Trieste, Genova, Chieti e Palermo. Il suo nome è finito nelle liste della loggia massonica P2 del maestro venerabile Licio Gelli (tessera n. 946); dello stesso Gelli, Augusto Sinatra è stato pure l’avvocato difensore. Più recentemente il legale di origini etnee ha ricoperto l’incarico di “rappresentante permanente in Italia della Repubblica Turca di Cipro del Nord” (il territorio cipriota illegalmente occupato dalla Turchia), ed ha rappresentato il governo di Ankara nella richiesta di estradizione dall’Italia dello storico leader del Pkk Abdullah Ocalan. Alle scorse elezioni politiche, l’avv. Augusto Sinatra è stato pure candidato per l’organizzazione neofascista Casa Pound nel collegio Roma Tuscolano, caratterizzando il suo impegno cerca-voti principalmente in opposizione alle politiche di accoglienza di rifugiati e migranti in Italia. Dello studio legale Sinatra di Roma risultano “soci associati” pure due docenti dell’Università Kore di Enna, gli avvocati Paolo Bargiacchi e Anna Lucia Valvo. Quest’ultima, in particolare, rappresenta insieme ad Augusto Sinatra la Fondazione-Fondo Proserpina (amministratore il noto politico Pd Vladimiro Crisafulli) nel procedimento contro il MIUR sul mancato riconoscimento legale della sedicente “Facoltà di medicina di Enna” istituita dalla Fondazione insieme all’Università Dunarea de Jos di Galati (Romania). Già Preside della Facoltà di Scienze economiche e giuridiche ed odierna titolare della cattedra di Diritto dell’Unione europea dell’Università Kore, l’avv. Anna Lucia Valvo è pure “docente aggiunto” nei corsi di aggiornamento della Scuola Interforze della Polizia di Stato, nonché “consulente” dell’Ambasciata della Repubblica di Turchia in Italia. Nel suo curriculum accademico compare pure la pubblicazione di una “nota giuridica” a favore delle motivazioni della sentenza della Cassazione del 17 luglio 2014 ha nei fatti ha impedito l’estradizione in Argentina di Carlos Luis Malatto. Tra i “collaboratori esterni” dello Studio legale che difende il transfuga (ex) golpista argentino c’è pure un altro noto professionista siciliano, l’avv. prof. Salvatore Lombardo, già deputato del Psi all’Assemblea regionale siciliana.

La Profezia di Ratzinger sulla Chiesa! Egli sapeva…

Relazione, traduzione e cura di Sebirblu.blogspot.it
Fonti: 
papst.pro/it  
benedettoxviblog.wordpress.com      
pierre-et-les-loups.net

Sebirblu, 25 giugno 2019
Riporto questo articolo affinché si sappia che la storica “Rinuncia” di Benedetto XVI non era giustificata da “forze fisiche e spirituali venute meno”, come dallo stesso diplomaticamente sostenuto, ma da una profonda consapevolezza sul destino futuro della Chiesa e il suo ineluttabile tracollo che DOVEVA compiersi secondo le Scritture.
Lui sapeva che era venuto il tempo di mettersi in disparte ‒ sebbene non abbia mai smesso di essere papa, indossando la talare bianca e non solo, o firmando, come ultimamente ha fatto, i suoi “Appunti” con le iniziali P.P. (Pontifex Pontificum, sigla che solo il Pontefice massimo può usare) ‒ proprio per dar modo agli eventi ultimi di realizzarsi in base al Disegno divino descritto da Giovanni nell’Apocalisse.
Lui sapeva… tanto è vero che in una trasmissione del 1969, presso una radio tedesca, profetizzò come si sarebbe trasformata la Chiesa istituita più di due millenni fa da Nostro Signore.

La profezia dimenticata di Ratzinger sul futuro della Chiesa di Marco Bardazzi
Dopo una settimana dal clamoroso annuncio di Benedetto XVI è affiorato un suo significativo pronunciamento.
Una Chiesa ridimensionata, con molti meno seguaci, costretta ad abbandonare anche buona parte dei luoghi di culto costruiti nei secoli. Una Chiesa cattolica di minoranza, poco influente nella scelte politiche, socialmente irrilevante, umiliata e costretta a “ripartire dalle origini”. (Cfr. QUI, l’ultimo mio post).
Ma anche una Chiesa che, attraverso questo “enorme sconvolgimento”, ritroverà se stessa e rinascerà “semplificata e più spirituale”.
È la profezia sul futuro del cristianesimo pronunciata oltre 40 anni fa da un giovane teologo bavarese, Joseph Ratzinger. Riscoprirla oggi aiuta forse a offrire un’ulteriore chiave di lettura per decifrare la rinuncia di Benedetto XVI, perché riconduce il gesto sorprendente di Ratzinger nell’alveo della sua lettura della storia.
La profezia concluse un ciclo di lezioni radiofoniche che l’allora professore di teologia svolse nel 1969, in un momento decisivo della sua vita e della vita della Chiesa. Sono gli anni burrascosi della contestazione studentesca, dello sbarco sulla Luna, ma anche delle dispute sul Concilio Vaticano II da poco concluso.
Ratzinger, uno dei protagonisti del Concilio, aveva lasciato la turbolenta università di Tubinga e si era rifugiato nella più serena Ratisbona. Come teologo si era trovato isolato, dopo aver rotto con i suoi amici “progressisti” Küng, Schillebeeckx e Rahner sull’interpretazione del Concilio. (Cfr. QUI e QUI; ndr).
È in quel periodo che si consolidano per lui nuove amicizie con i teologi Hans Urs von Balthasar e Henri de Lubac, con i quali darà vita a una rivista, “Communio”, che diventa presto la palestra per alcuni giovani sacerdoti “ratzingeriani” oggi cardinali, tutti indicati come possibili successori di Benedetto XVI: Angelo Scola, Christoph Schönborn e Marc Ouellet.
In cinque discorsi radiofonici poco conosciuti – ripubblicati tempo fa dalla Ignatius Press nel volume “Faith and the Future” – il futuro Papa in quel complesso 1969 tracciava la propria visione sull’avvenire dell’uomo e della Chiesa.
È soprattutto l’ultima lezione, letta il giorno di Natale ai microfoni della “Hessian Rundfunk”, ad assumere i toni della profezia.

Ratzinger si diceva convinto che la Chiesa stesse vivendo un’epoca analoga a quella successiva all’Illuminismo e alla Rivoluzione francese. “Siamo a un enorme punto di svolta – spiegava – nell’evoluzione del genere umano. Un momento rispetto al quale il passaggio dal Medioevo ai tempi moderni sembra quasi insignificante”.
Il professor Ratzinger paragonava l’era attuale con quella di Papa Pio VI, rapito dalle truppe della Repubblica francese e morto in prigionia nel 1799. La Chiesa si era trovata allora alle prese con una forza che intendeva estinguerla per sempre, aveva visto i propri beni confiscati e gli ordini religiosi dissolti.
Una condizione non molto diversa, spiegava, potrebbe attendere la Chiesa attuale, minata secondo Ratzinger dalla tentazione di ridurre i preti ad “assistenti sociali” e la propria opera a mera presenza politica.
“Dalla crisi odierna – affermava – emergerà una Chiesa che avrà perso molto. Diverrà piccola e dovrà ripartire più o meno dagli inizi. Non sarà più in grado di frequentare gli edifici che ha costruito in tempi di prosperità. Con il diminuire dei suoi fedeli, perderà anche gran parte dei privilegi sociali”.
Ripartirà da piccoli gruppi, da movimenti e da una minoranza che rimetterà la fede al centro dell’esperienza. “Sarà una Chiesa più spirituale, che non si arrogherà un mandato politico flirtando ora con la Sinistra e ora con la Destra. Sarà povera e diventerà la Chiesa degli indigenti”.
Quello che Ratzinger delineava era “un processo lungo, ma quando tutto il travaglio sarà passato, emergerà un grande potere da una Chiesa più spirituale e semplificata”. A quel punto molti uomini scopriranno di abitare un mondo di “indescrivibile solitudine” e avendo perso di vista Dio, “avvertiranno l’orrore della loro povertà”.
Allora, e solo allora, concludeva il futuro papa, vedranno “quel piccolo gregge di credenti come qualcosa di totalmente nuovo: lo scopriranno come una speranza per se stessi, la risposta che avevano sempre cercato in segreto”.

Ecco alcuni passi conclusivi delle dichiarazioni emesse dall’allora prof. Ratzinger:
“Io penso, anzi sono certo, che il futuro della Chiesa verrà da persone profondamente radicate nella pienezza pura della fede.
Non verrà da coloro che si “siedono” senza pensare al tempo che passa, o da quelli che criticano di continuo supponendo di essere pietre miliari infallibili, né da coloro che imboccano la strada più facile, che eludono l’impeto della fede, dichiarandola falsa e obsoleta, tirannica e legalistica, o evitando tutto ciò che esige, che ferisce e richiede sacrificio.
Per esporre in modo più positivo: il futuro della Chiesa, ancora una volta come sempre, verrà rimodellato dai santi, ovvero dagli uomini i cui Spiriti vanno al di là dei semplici slogan di rito, che hanno una visione più ampia degli altri, perché la loro vita incorpora una realtà più profonda.
C’è soltanto un modo per raggiungere il vero altruismo, quello che rende l’uomo libero: per mezzo della pazienza acquisita compiendo tutti i giorni dei piccoli gesti disinteressati. Con questa attitudine quotidiana di abnegazione e solo con essa ‒ che è necessaria all’uomo per rivelargli quanto è schiavo del suo piccolo ego ‒ gli occhi si aprono lentamente.
L’umano vede solo in funzione di ciò che ha vissuto e sofferto. Se ai nostri giorni non siamo ancora molto capaci di prendere coscienza di Dio, è perché troviamo più semplice evadere da noi stessi, sfuggire alle profondità del nostro essere attraverso il senso narcotico di questo o quel piacere.
Così le nostre profondità interiori ci rimangono precluse. Se è vero che un uomo può vedere solo col cuore, allora quanto siamo ciechi!

Che  rapporto  ha  tutto  questo  col  nostro  problema?  Ebbene,  ciò  significa  che  i grandi discorsi di coloro che avallano una Chiesa senza Dio e senza fede sono solo chiacchiere vuote.
Non sappiamo che farcene di una Chiesa che celebra il culto dell’azione nelle preghiere politiche. È del tutto superfluo. E quindi si distruggerà. Ciò che rimarrà sarà la Chiesa del Cristo, la Chiesa che crede in un Dio che si è fatto uomo e che ci promette la vita oltre la morte.
Un sacerdote che è soltanto un operatore sociale può essere sostituito dallo psicologo o da un altro specialista, ma il pastore che non lo è, che non sta in disparte a guardare il gioco e a distribuire consigli, ma si mette in nome di Dio a disposizione degli uomini accompagnandoli nei loro dolori, nelle gioie, nelle speranze e nelle paure, un prete di questo tipo sarà sicuramente necessario in futuro.
Al contrario del tempo precedente, la Chiesa sarà percepita come una comunità di persone volontarie, dove ci si integra solo per libera scelta. In quanto esigua società, sarà portata molto più spesso a far appello all’iniziativa dei suoi membri.
Scoprirà senza alcun dubbio nuove forme di ministero e ordinerà al sacerdozio cristiani adatti che eserciteranno anche qualche professione. In numerose piccole congregazioni o in gruppi autonomi, l’appoggio pastorale sarà gestito in tale maniera.
Parallelamente, il ministero sacerdotale a tempo pieno rimarrà indispensabile come prima. Tuttavia, nonostante i cambiamenti che si possono desumere, l’essenza della Chiesa, pur rinnovata, avrà ancora il suo perno imperituro, ciò che è sempre stato il suo punto d’ancoraggio: la fede in un Dio Uno e Trino, in Gesù Cristo, il Figlio di Dio fattosi uomo, e nello Spirito Santo presente sino alla fine dei tempi. (Cfr. QUI).
Nella devozione e nella preghiera essa considererà di nuovo i Sacramenti come una lode a Dio e non come un campo di cavilli liturgici.
Avrà un cammino difficile, perché il periodo di aggiustamenti e di chiarificazione la renderà povera. La farà diventare una Chiesa dei piccoli; il processo sarà lungo e faticoso, perché dovranno essere eliminate la ristrettezza di vedute settaria e la caparbietà pomposa.
L’iter sarà particolarmente pesante, come lo è stata la via che ha condotto il falso progressismo all’alba della Rivoluzione francese, quando un vescovo poteva essere ben visto solo se metteva in discussione i dogmi o se insinuava che l’esistenza di Dio non era assolutamente certa. Si potrebbe predire che tutto questo richiederà tempo.
Ma  quando  le  prove  di  tale  periodo  risanatore  saranno  state  superate,  la nuova Chiesa più semplice e ricca spiritualmente ne uscirà grande e affermata. Gli uomini, evolvendosi in un mondo completamente pianificato, si ritroveranno estremamente soli.

Se perdono del tutto di vista Dio, percepiranno davvero l’orrore della propria povertà. Allora guarderanno il piccolo gregge di credenti con uno sguardo nuovo. Li vedranno come una speranza di qualcosa che è stata destinata anche a loro, una risposta che avevano sempre segretamente cercata.
Per me è certo che si stanno preparando per la Chiesa tempi molto difficili. La sua vera crisi è appena incominciata. Dovremo attenderci grandi sconvolgimenti. Ma sono anche certo di ciò che rimarrà alla fine: una Chiesa, non del culto politico perché questa è già morta, ma una Chiesa della fede. (Cfr. QUI, QUI).
È possibile che essa non abbia più il potere dominante avuto fino ad ora, ma vivrà un rinnovo e ridiventerà la dimora degli uomini, dove troveranno la vita e la speranza nella vita eterna.”

http://www.misteridelmondo.it/

Quante ore passiamo su internet?

Fonte: https://www.soloecologia.it/14062019/quante-ore-passiamo-su-internet/12051

Secondo il recente Global Digital Report, passiamo più di un quarto delle nostre giornate davanti al computer o allo smartphone, connessi con internet.

In Italia in particolare gli utenti passano poco più di sei ore al giorno su internet, appena al di sotto della media mondiale.

La maggior parte del tempo trascorso su internet è dedicato alle ricerche online, ai social network e ai video, seguiti dai giochi online e dai casinò virtuali, come netbet.it, ormai pienamente fruibili anche dai dispositivi mobili.

Se in altre nazioni, come le Filippine o la Thailandia, i dati mostrano un numero di ore quasi doppio rispetto a quello dell’Italia, sorprende scoprire che nel super tecnologico Giappone le ore passate ogni giorno su internet sono poco più di tre, ponendo il Giappone in fondo alla classifica mondiale del tempo trascorso su internet.

Il numero di ore passate su internet dagli italiani corrisponde circa a 100 giorni in un anno, a riprova della grande diffusione degli smartphone nel nostro paese.

Seppure il numero di ore passate su internet sia già elevato, le previsioni degli esperti dicono che potrebbe essere destinato a crescere.

La crescente disponibilità di connessioni di ultima generazione, infatti, potrebbe garantire un miglioramento dell’esperienza online. Le tecnologie in rapida diffusione, come ad esempio le connessioni 5G, porterebbero a un aumento della fruibilità dei media, e quindi una maggiore dipendenza da internet.

Come passiamo il tempo su internet?

In Italia la maggior parte delle ore passate su internet sono quelle dedicate ai social network.

Gli italiani infatti spendono in media sui social, Facebook in testa, ben più di due ore ogni giorno.

L’abitudine di condividere contenuti, pubblicare post e soprattutto scorrere la lista dei feed per dare like, fa sì che le ore trascorse sui social, prevalentemente dai dispositivi mobili, siano più di un terzo delle ore trascorse su internet ogni giorno.

Non c’è da sorprendersi, visto che più del 45% degli utenti internet nel mondo ha almeno un profilo social.

L’attrattiva dei social network non è quindi solo italiana: il numero di follower dei profili più noti ha raggiunto cifre sorprendenti.

Basti pensare che secondo le ricerche di HootSuite, un aggregatore di social network, il numero dei follower di Cristiano Ronaldo ha superato i 155 milioni, seguito da quelli di Selena Gomez che ammontano a 144 milioni.

Al terzo posto nella classifica mondiale dei VIP per numero di follower figura la cantante Ariana Grande, che vanta un pubblico di fan di poco inferiore ai 143 milioni in tutto il mondo.

Troppe ore passate su internet?

Si potrebbe pensare che passare un quarto della giornata su internet sia eccessivo, e che possa avere delle conseguenze negative per gli utenti.

Ebbene, secondo gli esperti questo non succede: il numero di ore passate su internet infatti è solo un segno dei tempi, dovuto alla digitalizzazione dei media e del lavoro.

Quello che prima si faceva sul proprio computer, oggi si è trasferito sulla rete, grazie alla diffusione di software e dati condivisi sui server online e sul cloud. Senza contare che oggi sono molte le professioni che vengono svolte interamente online, dai freelance ai blogger, dai programmatori ai gestori di negozi online, sempre più diffusi.

Dall’intelligenza artificiale alla stupidità naturale

Scritto da: Francesco Carraro
Fonte: https://www.francescocarraro.com/dallintelligenza-artificiale-alla-stupidita-naturale/

Il deep learning è l’ultima frontiera in materia di intelligenza artificiale. La locuzione significa, letteralmente, “apprendimento profondo” e consiste nella capacità delle macchine di imparare accumulando “esperienze” e giungendo a livelli di comprensione inimmaginabili persino per il programmatore che le ha impostate. Il deep learning è stato anche paragonato a una black box, una scatola nera, perché non c’è modo di capire quali siano le ragioni effettive del suo funzionamento. Una sorta di scoperta, o meglio invenzione, sfuggita di mano ai suoi scopritori e inventori. Sul deep learning si sono buttate a pesce le più grandi corporation del business mondiale e anche le superpotenze come America e Cina. E l’Europa sta a guardare? Purtroppo, no. E diciamo purtroppo non perché l’Europa, come storico continente culla della civiltà occidentale, abbia qualcosa da farsi insegnare dagli americani o dai cinesi.

Anzi, potremmo dire che persino il deep learning non sarebbe nato senza i fisici pluralisti, i presocratici, Aristotele, Galileo, gli empiristi inglesi e tutta una interminabile sequela di menti europee precedenti, e propedeutiche, alla rivoluzione digitale. Eppure, l’Europa odierna, politicamente rappresentata dalla “Commissione”,  ha deciso di approcciare il tema del deep learning in modalità “stupido”. Lo ha fatto stilando un documento dal titolo “linee guida etiche per un’intelligenza artificiale affidabile” dove si legge che gli strumenti informatici in questione devono essere rispettosi della legge e dei valori etici. Quando abbiamo scritto, poco sopra, di una “modalità stupido”, non intendevamo affatto riferirci ai ventisette saggi della Commissione, né allo stuolo sterminato di burocrati che li sussidiano. Loro non sono stupidi, ma la “stupidità” –  intesa come inattitudine, naturale o appresa, al pensiero critico, al dissenso ragionato, al rifiuto delle verità imposte – la adorano. E ormai da parecchi anni, con un incremento micidiale nell’ultimo lustro, cercano di imporla attraverso la promozione del pensiero binario (la dicotomia vero-falso), l’ossessione per i contegni discriminatori (e quindi la lotta senza quartiere alle cosiddette discriminazioni), la diffusione di un’etica senza moralità (e cioè di un’etica falsa impastata di declamazioni di principio e totalmente svincolata da una piattaforma autenticamente morale). Insomma, la nuova cultura europea è connotata fondamentalmente dal terrore per chi – umano o robot che sia –  pensando con la propria testa rischia di entrare in rotta di collisione diretta (e quindi collisione renitente e ribelle) con le architravi stupide e immorali dell’attuale impianto giuridico-economico della società europea.

Pare abbiano deciso di investire quattrini (1,5 miliardi fino al 2020) per “educare” gli automi al bi-pensiero di stampo orwelliano. Quindi, ecco il codice etico per i robot i quali non dovranno essere –  parole dei commissari –  “afflitti da pregiudizi sociali e dovranno evitare di esacerbare le discriminazioni e la marginalizzazione dei gruppi più vulnerabili”. A tutti i robot in ascolto: siete spacciati. A tutti gli umani in ascolto: se non siete ancora robotizzati, ribellatevi

Ricostruire Notre Dame sarà difficile: le foreste che hanno fornito il legno sono quasi scomparse

Fonte: https://www.salvaleforeste.it/it/deforestazione/4470-ricostruire-notre-dame-sar%C3%A0-difficile-le-foreste-che-hanno-fornito-il-legno-sono-quasi-scomparse.html

Le fiamme esplose nella soffitta della Cattedrale di Notre Dame di Parigi lunedì, uno dei grandi simboli storici e architettonici d’Europa, hanno fatto crollare la guglia centrale del tredicesimo secolo. Il tetto della cattedrale e il telaio che lo sostiene sono compromessi. Sostituirli sarà difficile, perché anche le foreste da qui il legno proviene sono quasi sparite.


Il legno della cattedrale fu abbattuto per la prima volta tra il 1160 e il 1170, e in alcuni casi gli alberi avevano tra i 300 e i 400 anni quando furono abbattuti. Il legno della cattedrale è quindi vecchio quasi 1.300 anni.

Sostituire quelle travi con rovere paragonabile all’originale non sarà possibile, ha dichiarato alla AP Bertrand de Feydeau, vice presidente del gruppo di conservazione Fondation du Patrimoine. Gli alberi che fornivano il telaio del tetto provenivano da foreste primarie, ossia foreste in gran parte non toccate dall’attività umana. Anche gli enormi alberi che vivevano nelle foreste primarie sono spariti. Solo il 4% delle foreste primarie è rimasto intatto in vaste superfici (oltre 500 chilometri quadrati), secondo uno studio pubblicato lo scorso maggio, e nulla è rimasto al di fuori della Russia o del Nord Europa.

Mentre i boschi ricoprono quasi un terzo della Francia continentale, solo lo 0,01% di essi è intatto, con alberi di età compresa tra i 200 ei 400 anni, spiega Francesco Maria Sabatini, autore principale dello studio e ricercatore presso il Centro tedesco per la biodiversità integrale Ricerca. “Le foreste primarie sono piccole, fragili e preziose per la biodiversità”, ha affermato. “Rappresentano” perle “o” isole “sopravvissute al disboscamento intensivo, in genere perché situate in zone remote”.

Ma la distruzione delle foreste secolari europee non solo è continuato, ma in alcune aree è addirittura aumentato. Grandi foreste di questo tipo esistono ormai solo in regioni remote dell’Europa settentrionale e orientale, ma anche qui l’aumento della domanda di legname ha fatto crescere i prezzi e incoraggiato il disboscamento -eventualmente illegale- anche nelle aree più remote.

Quindi non c’è più modo di sostituire il legno della cattedrale francese: “abbattere agli ultimi relitti di foreste primarie primarie significa perdere anche questi, una perdita non coprirà la tragedia di Notre Dame”, ha aggiunto Sabatini. “Aggiungere un’altra tragedia non è certo la soluzione.”

Il male degli uomini verso altri uomini

Scritto da: Salvatore Primiceri
Fonte: http://buonsenso.eu/2019/01/26/il-male-degli-uomini-verso-altri-uomini/

Cosa accade quando l’uomo perde di vista il buonsenso? Accade che diventa incapace di distinguere il buono dal cattivo, il giusto dall’ingiusto. L’uomo privo di buonsenso preferisce fare un uso utilitaristico della ragione la quale sembra offrigli soluzioni giuste ma che in realtà non sono altro che autoinganni. L’uomo senza buonsenso esalta i sentimenti negativi quali l’odio, l’egoismo, la fama di potere, il desiderio di prevaricare, prevalere, comandare. L’uomo senza buonsenso è un pericolo per sé e per gli altri uomini.

Non bisogna avere fiducia nell’uomo“, avvertiva Seneca all’amico Lucilio. Il comportamento umano è paradossale: ci si preoccupa dei terremoti, delle calamità naturali, degli incendi, degli incidenti ma non si tiene in giusta considerazione che il più grande pericolo arriva proprio dagli altri uomini. E’ incredibile di quanta malvagità è capace l’uomo, “l’unico animale in grado di uccidere un suo simile per semplice diletto“, ammoniva Seneca.
Il temporale, prima di scatenarsi, minaccia; l’edificio, prima di crollare, scricchiola; l’incendio, prima di divampare, è preceduto dal fumo; ma il male prodotto dall’uomo è improvviso, e tanto più ti è vicino più si nasconde“.
Ci sono uomini che scappano da altri uomini, come i migranti che fuggono da chi toglie loro futuro e libertà con la repressione e la guerra e sperano in altri che possano accoglierli. Ci sono uomini che fuggono da persecuzioni di altri uomini. Ci sono uomini, tanti uomini, uccisi da altri uomini senza che ve ne sia ragione. La cattiveria umana è la conseguenza di chi dimentica quale sia il dovere di uomini.
Seneca non ha dubbi. Occorre guardarsi dal male degli altri per fuggirlo e non commetterlo mai a propria volta. Bisogna ricordarsi del male per evitare di commetterlo e per impedire ad altri di commetterlo. “Il dovere dell’uomo è quello di non fare male agli altri, di rallegrarsi del bene degli altri, di essere sensibile ai mali degli altri per alleviarne le sofferenze”. Probabilmente, applicando il buonsenso e queste semplici regole, l’uomo non sarà mai completamente al sicuro dal pericolo ma saprà almeno comprendere dove risiede “il buono e il giusto” al fine di non farsi ingannare.
Nel clima cupo che ammorba la società odierna, proviamo a recuperare, nella ragione, nei gesti e nelle parole, l’innato dono del buonsenso, l’unico antidoto al male che ci circonda.

Leader indigeno Mapuche trovato morto nel sud del Cile

Fonte: https://www.salvaleforeste.it/it/popoli-indigeni/4451-leader-mapuche-trovato-morto-nel-sud-del-cile-2.html

La procura  della regione cilena del sud di La Araucanía sta indagando sulla morte del leader di una comunità mapuche, il cui corpo è stato ritrovato preso una strada rurale all’inizio di gennaio. Juan de Dios Mendoza Lebu, il defunto, era la massima autorità della comunità di Raquem Pillá, nel comune di Ercilla, a circa 570 chilometri da Santiago, e il suo corpo aveva lesioni attribuibili a terzi, secondo il procuratore incaricato del caso , Nelson Moreno. Juan de Dios Mendoza Lebu era la più alta autorità della comunità indigena Mapuche di Raquem Pillá, nel comune di Ercilla. Il corpo presentava segni di ferite.

Le autorità indagheranno sul crimine contro Juan de Dios Mendoza. La procura indaga se il crimine è legato alla denuncia presentata da Juan de Dios Mendoza contro i Carabineros per l’uccisione dello zio nel 2009, ne corso di attività repressiva da parte della polizia cilena.

Il pubblico ministero ha ordinato alla polizia investigativa (PDI) di svolgere le indagini pertinenti. I siti giornalistici locali riportano che il corpo mostrava segni di violenza, ma nessuna fonte indipendente ha confermato se esiste una connessione tra la morte e le attività della polizia.

Continuano intanto gli  scontri nell’area tra gli indigeni Mapuche e i Carabineros, che hanno sgombrato le fattorie occupate durante le proteste per l’omicidio del giovane Mapuche, Camilo Catrillanca, per mano di Carabineros nel novembre dello scorso anno.
Amnesty International denuncia diversi casi di arresti illegali di attivisti Mapuche, minacce di morte, violenze e omicidi.

Niente gita a Davos per i DEM USA. Ah, che dispiacere….

Scritto da: Guido da Landriano
Fonte: https://scenarieconomici.it/niente-gita-a-davos-per-i-dem-usa-ah-che-dispiacere/

Secondo il noto motto “Chi la fa l’aspetti” Trump ha giocato un bello scherzetto a Nancy Pelosi ed ai dem che stavano già salendo sul pulman per andare in aeroporto e prendere un volo militare (pagato dai contribuenti USA) per una bella gita a Davos.  Ricordiamo che la Speaker (cioè la presidentessa dell’assemblea) della Camera USA ha impedito a Trump di pronunciare il tradizionale discorso “Sullo stato dell’Unione” negandogli l’invio ufficiale in assemblea. La risposta di “The Donald” non si è fatta attendere. Quando la Pelosi ed i democratici erano già sul bus che li stava portando alla base militare da dove avrebbero preso il jet per la Svizzera è arrivata una lettera del Presidente con la quale si postopongono i voli a Bruxeles, In Egitto ed in Afganistan del presidente della camera. Le parole usate sono taglienti:

“Alla luce degli 800 mila ottimi lavoratori americani che non stanno ricevendo una paga, sono sicuro che sarete d’accordo nel considerare appropriato il postporre questo evento di relazioni pubbliche. Penso anche che in questo periodo sarebbe meglio se voi restaste con me a Washington per trattare ed unirvi al Movimento per una Forte Sicurezza alla Frontiera e terminare questo Shutdown.”

Non manca un tocco di ironia:

“Ovviamente, se volete fare questo volo su linee commerciali, ne avete la possibilità”. 

Non è un eufemismo quando abbiamo scritto che il bus con i deputati democratici a bordo è stato fatto girare e tornare indietro: è proprio così!!

Certo, vedere una politica fatta di dispetti non è la cosa migliore, ma, in questo caso, ad iniziare sono stati i democratici. Se non c’è rispetto dell’avversario non può esserci politica nè trattativa, ma si fanno solo dei piccoli giochetti che hanno come risultato quello di far indispettire la pubblica opinione di qualsiasi parte politica.