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La Profezia di Ratzinger sulla Chiesa! Egli sapeva…

Relazione, traduzione e cura di Sebirblu.blogspot.it
Fonti: 
papst.pro/it  
benedettoxviblog.wordpress.com      
pierre-et-les-loups.net

Sebirblu, 25 giugno 2019
Riporto questo articolo affinché si sappia che la storica “Rinuncia” di Benedetto XVI non era giustificata da “forze fisiche e spirituali venute meno”, come dallo stesso diplomaticamente sostenuto, ma da una profonda consapevolezza sul destino futuro della Chiesa e il suo ineluttabile tracollo che DOVEVA compiersi secondo le Scritture.
Lui sapeva che era venuto il tempo di mettersi in disparte ‒ sebbene non abbia mai smesso di essere papa, indossando la talare bianca e non solo, o firmando, come ultimamente ha fatto, i suoi “Appunti” con le iniziali P.P. (Pontifex Pontificum, sigla che solo il Pontefice massimo può usare) ‒ proprio per dar modo agli eventi ultimi di realizzarsi in base al Disegno divino descritto da Giovanni nell’Apocalisse.
Lui sapeva… tanto è vero che in una trasmissione del 1969, presso una radio tedesca, profetizzò come si sarebbe trasformata la Chiesa istituita più di due millenni fa da Nostro Signore.

La profezia dimenticata di Ratzinger sul futuro della Chiesa di Marco Bardazzi
Dopo una settimana dal clamoroso annuncio di Benedetto XVI è affiorato un suo significativo pronunciamento.
Una Chiesa ridimensionata, con molti meno seguaci, costretta ad abbandonare anche buona parte dei luoghi di culto costruiti nei secoli. Una Chiesa cattolica di minoranza, poco influente nella scelte politiche, socialmente irrilevante, umiliata e costretta a “ripartire dalle origini”. (Cfr. QUI, l’ultimo mio post).
Ma anche una Chiesa che, attraverso questo “enorme sconvolgimento”, ritroverà se stessa e rinascerà “semplificata e più spirituale”.
È la profezia sul futuro del cristianesimo pronunciata oltre 40 anni fa da un giovane teologo bavarese, Joseph Ratzinger. Riscoprirla oggi aiuta forse a offrire un’ulteriore chiave di lettura per decifrare la rinuncia di Benedetto XVI, perché riconduce il gesto sorprendente di Ratzinger nell’alveo della sua lettura della storia.
La profezia concluse un ciclo di lezioni radiofoniche che l’allora professore di teologia svolse nel 1969, in un momento decisivo della sua vita e della vita della Chiesa. Sono gli anni burrascosi della contestazione studentesca, dello sbarco sulla Luna, ma anche delle dispute sul Concilio Vaticano II da poco concluso.
Ratzinger, uno dei protagonisti del Concilio, aveva lasciato la turbolenta università di Tubinga e si era rifugiato nella più serena Ratisbona. Come teologo si era trovato isolato, dopo aver rotto con i suoi amici “progressisti” Küng, Schillebeeckx e Rahner sull’interpretazione del Concilio. (Cfr. QUI e QUI; ndr).
È in quel periodo che si consolidano per lui nuove amicizie con i teologi Hans Urs von Balthasar e Henri de Lubac, con i quali darà vita a una rivista, “Communio”, che diventa presto la palestra per alcuni giovani sacerdoti “ratzingeriani” oggi cardinali, tutti indicati come possibili successori di Benedetto XVI: Angelo Scola, Christoph Schönborn e Marc Ouellet.
In cinque discorsi radiofonici poco conosciuti – ripubblicati tempo fa dalla Ignatius Press nel volume “Faith and the Future” – il futuro Papa in quel complesso 1969 tracciava la propria visione sull’avvenire dell’uomo e della Chiesa.
È soprattutto l’ultima lezione, letta il giorno di Natale ai microfoni della “Hessian Rundfunk”, ad assumere i toni della profezia.

Ratzinger si diceva convinto che la Chiesa stesse vivendo un’epoca analoga a quella successiva all’Illuminismo e alla Rivoluzione francese. “Siamo a un enorme punto di svolta – spiegava – nell’evoluzione del genere umano. Un momento rispetto al quale il passaggio dal Medioevo ai tempi moderni sembra quasi insignificante”.
Il professor Ratzinger paragonava l’era attuale con quella di Papa Pio VI, rapito dalle truppe della Repubblica francese e morto in prigionia nel 1799. La Chiesa si era trovata allora alle prese con una forza che intendeva estinguerla per sempre, aveva visto i propri beni confiscati e gli ordini religiosi dissolti.
Una condizione non molto diversa, spiegava, potrebbe attendere la Chiesa attuale, minata secondo Ratzinger dalla tentazione di ridurre i preti ad “assistenti sociali” e la propria opera a mera presenza politica.
“Dalla crisi odierna – affermava – emergerà una Chiesa che avrà perso molto. Diverrà piccola e dovrà ripartire più o meno dagli inizi. Non sarà più in grado di frequentare gli edifici che ha costruito in tempi di prosperità. Con il diminuire dei suoi fedeli, perderà anche gran parte dei privilegi sociali”.
Ripartirà da piccoli gruppi, da movimenti e da una minoranza che rimetterà la fede al centro dell’esperienza. “Sarà una Chiesa più spirituale, che non si arrogherà un mandato politico flirtando ora con la Sinistra e ora con la Destra. Sarà povera e diventerà la Chiesa degli indigenti”.
Quello che Ratzinger delineava era “un processo lungo, ma quando tutto il travaglio sarà passato, emergerà un grande potere da una Chiesa più spirituale e semplificata”. A quel punto molti uomini scopriranno di abitare un mondo di “indescrivibile solitudine” e avendo perso di vista Dio, “avvertiranno l’orrore della loro povertà”.
Allora, e solo allora, concludeva il futuro papa, vedranno “quel piccolo gregge di credenti come qualcosa di totalmente nuovo: lo scopriranno come una speranza per se stessi, la risposta che avevano sempre cercato in segreto”.

Ecco alcuni passi conclusivi delle dichiarazioni emesse dall’allora prof. Ratzinger:
“Io penso, anzi sono certo, che il futuro della Chiesa verrà da persone profondamente radicate nella pienezza pura della fede.
Non verrà da coloro che si “siedono” senza pensare al tempo che passa, o da quelli che criticano di continuo supponendo di essere pietre miliari infallibili, né da coloro che imboccano la strada più facile, che eludono l’impeto della fede, dichiarandola falsa e obsoleta, tirannica e legalistica, o evitando tutto ciò che esige, che ferisce e richiede sacrificio.
Per esporre in modo più positivo: il futuro della Chiesa, ancora una volta come sempre, verrà rimodellato dai santi, ovvero dagli uomini i cui Spiriti vanno al di là dei semplici slogan di rito, che hanno una visione più ampia degli altri, perché la loro vita incorpora una realtà più profonda.
C’è soltanto un modo per raggiungere il vero altruismo, quello che rende l’uomo libero: per mezzo della pazienza acquisita compiendo tutti i giorni dei piccoli gesti disinteressati. Con questa attitudine quotidiana di abnegazione e solo con essa ‒ che è necessaria all’uomo per rivelargli quanto è schiavo del suo piccolo ego ‒ gli occhi si aprono lentamente.
L’umano vede solo in funzione di ciò che ha vissuto e sofferto. Se ai nostri giorni non siamo ancora molto capaci di prendere coscienza di Dio, è perché troviamo più semplice evadere da noi stessi, sfuggire alle profondità del nostro essere attraverso il senso narcotico di questo o quel piacere.
Così le nostre profondità interiori ci rimangono precluse. Se è vero che un uomo può vedere solo col cuore, allora quanto siamo ciechi!

Che  rapporto  ha  tutto  questo  col  nostro  problema?  Ebbene,  ciò  significa  che  i grandi discorsi di coloro che avallano una Chiesa senza Dio e senza fede sono solo chiacchiere vuote.
Non sappiamo che farcene di una Chiesa che celebra il culto dell’azione nelle preghiere politiche. È del tutto superfluo. E quindi si distruggerà. Ciò che rimarrà sarà la Chiesa del Cristo, la Chiesa che crede in un Dio che si è fatto uomo e che ci promette la vita oltre la morte.
Un sacerdote che è soltanto un operatore sociale può essere sostituito dallo psicologo o da un altro specialista, ma il pastore che non lo è, che non sta in disparte a guardare il gioco e a distribuire consigli, ma si mette in nome di Dio a disposizione degli uomini accompagnandoli nei loro dolori, nelle gioie, nelle speranze e nelle paure, un prete di questo tipo sarà sicuramente necessario in futuro.
Al contrario del tempo precedente, la Chiesa sarà percepita come una comunità di persone volontarie, dove ci si integra solo per libera scelta. In quanto esigua società, sarà portata molto più spesso a far appello all’iniziativa dei suoi membri.
Scoprirà senza alcun dubbio nuove forme di ministero e ordinerà al sacerdozio cristiani adatti che eserciteranno anche qualche professione. In numerose piccole congregazioni o in gruppi autonomi, l’appoggio pastorale sarà gestito in tale maniera.
Parallelamente, il ministero sacerdotale a tempo pieno rimarrà indispensabile come prima. Tuttavia, nonostante i cambiamenti che si possono desumere, l’essenza della Chiesa, pur rinnovata, avrà ancora il suo perno imperituro, ciò che è sempre stato il suo punto d’ancoraggio: la fede in un Dio Uno e Trino, in Gesù Cristo, il Figlio di Dio fattosi uomo, e nello Spirito Santo presente sino alla fine dei tempi. (Cfr. QUI).
Nella devozione e nella preghiera essa considererà di nuovo i Sacramenti come una lode a Dio e non come un campo di cavilli liturgici.
Avrà un cammino difficile, perché il periodo di aggiustamenti e di chiarificazione la renderà povera. La farà diventare una Chiesa dei piccoli; il processo sarà lungo e faticoso, perché dovranno essere eliminate la ristrettezza di vedute settaria e la caparbietà pomposa.
L’iter sarà particolarmente pesante, come lo è stata la via che ha condotto il falso progressismo all’alba della Rivoluzione francese, quando un vescovo poteva essere ben visto solo se metteva in discussione i dogmi o se insinuava che l’esistenza di Dio non era assolutamente certa. Si potrebbe predire che tutto questo richiederà tempo.
Ma  quando  le  prove  di  tale  periodo  risanatore  saranno  state  superate,  la nuova Chiesa più semplice e ricca spiritualmente ne uscirà grande e affermata. Gli uomini, evolvendosi in un mondo completamente pianificato, si ritroveranno estremamente soli.

Se perdono del tutto di vista Dio, percepiranno davvero l’orrore della propria povertà. Allora guarderanno il piccolo gregge di credenti con uno sguardo nuovo. Li vedranno come una speranza di qualcosa che è stata destinata anche a loro, una risposta che avevano sempre segretamente cercata.
Per me è certo che si stanno preparando per la Chiesa tempi molto difficili. La sua vera crisi è appena incominciata. Dovremo attenderci grandi sconvolgimenti. Ma sono anche certo di ciò che rimarrà alla fine: una Chiesa, non del culto politico perché questa è già morta, ma una Chiesa della fede. (Cfr. QUI, QUI).
È possibile che essa non abbia più il potere dominante avuto fino ad ora, ma vivrà un rinnovo e ridiventerà la dimora degli uomini, dove troveranno la vita e la speranza nella vita eterna.”

http://www.misteridelmondo.it/

Quante ore passiamo su internet?

Fonte: https://www.soloecologia.it/14062019/quante-ore-passiamo-su-internet/12051

Secondo il recente Global Digital Report, passiamo più di un quarto delle nostre giornate davanti al computer o allo smartphone, connessi con internet.

In Italia in particolare gli utenti passano poco più di sei ore al giorno su internet, appena al di sotto della media mondiale.

La maggior parte del tempo trascorso su internet è dedicato alle ricerche online, ai social network e ai video, seguiti dai giochi online e dai casinò virtuali, come netbet.it, ormai pienamente fruibili anche dai dispositivi mobili.

Se in altre nazioni, come le Filippine o la Thailandia, i dati mostrano un numero di ore quasi doppio rispetto a quello dell’Italia, sorprende scoprire che nel super tecnologico Giappone le ore passate ogni giorno su internet sono poco più di tre, ponendo il Giappone in fondo alla classifica mondiale del tempo trascorso su internet.

Il numero di ore passate su internet dagli italiani corrisponde circa a 100 giorni in un anno, a riprova della grande diffusione degli smartphone nel nostro paese.

Seppure il numero di ore passate su internet sia già elevato, le previsioni degli esperti dicono che potrebbe essere destinato a crescere.

La crescente disponibilità di connessioni di ultima generazione, infatti, potrebbe garantire un miglioramento dell’esperienza online. Le tecnologie in rapida diffusione, come ad esempio le connessioni 5G, porterebbero a un aumento della fruibilità dei media, e quindi una maggiore dipendenza da internet.

Come passiamo il tempo su internet?

In Italia la maggior parte delle ore passate su internet sono quelle dedicate ai social network.

Gli italiani infatti spendono in media sui social, Facebook in testa, ben più di due ore ogni giorno.

L’abitudine di condividere contenuti, pubblicare post e soprattutto scorrere la lista dei feed per dare like, fa sì che le ore trascorse sui social, prevalentemente dai dispositivi mobili, siano più di un terzo delle ore trascorse su internet ogni giorno.

Non c’è da sorprendersi, visto che più del 45% degli utenti internet nel mondo ha almeno un profilo social.

L’attrattiva dei social network non è quindi solo italiana: il numero di follower dei profili più noti ha raggiunto cifre sorprendenti.

Basti pensare che secondo le ricerche di HootSuite, un aggregatore di social network, il numero dei follower di Cristiano Ronaldo ha superato i 155 milioni, seguito da quelli di Selena Gomez che ammontano a 144 milioni.

Al terzo posto nella classifica mondiale dei VIP per numero di follower figura la cantante Ariana Grande, che vanta un pubblico di fan di poco inferiore ai 143 milioni in tutto il mondo.

Troppe ore passate su internet?

Si potrebbe pensare che passare un quarto della giornata su internet sia eccessivo, e che possa avere delle conseguenze negative per gli utenti.

Ebbene, secondo gli esperti questo non succede: il numero di ore passate su internet infatti è solo un segno dei tempi, dovuto alla digitalizzazione dei media e del lavoro.

Quello che prima si faceva sul proprio computer, oggi si è trasferito sulla rete, grazie alla diffusione di software e dati condivisi sui server online e sul cloud. Senza contare che oggi sono molte le professioni che vengono svolte interamente online, dai freelance ai blogger, dai programmatori ai gestori di negozi online, sempre più diffusi.

Dall’intelligenza artificiale alla stupidità naturale

Scritto da: Francesco Carraro
Fonte: https://www.francescocarraro.com/dallintelligenza-artificiale-alla-stupidita-naturale/

Il deep learning è l’ultima frontiera in materia di intelligenza artificiale. La locuzione significa, letteralmente, “apprendimento profondo” e consiste nella capacità delle macchine di imparare accumulando “esperienze” e giungendo a livelli di comprensione inimmaginabili persino per il programmatore che le ha impostate. Il deep learning è stato anche paragonato a una black box, una scatola nera, perché non c’è modo di capire quali siano le ragioni effettive del suo funzionamento. Una sorta di scoperta, o meglio invenzione, sfuggita di mano ai suoi scopritori e inventori. Sul deep learning si sono buttate a pesce le più grandi corporation del business mondiale e anche le superpotenze come America e Cina. E l’Europa sta a guardare? Purtroppo, no. E diciamo purtroppo non perché l’Europa, come storico continente culla della civiltà occidentale, abbia qualcosa da farsi insegnare dagli americani o dai cinesi.

Anzi, potremmo dire che persino il deep learning non sarebbe nato senza i fisici pluralisti, i presocratici, Aristotele, Galileo, gli empiristi inglesi e tutta una interminabile sequela di menti europee precedenti, e propedeutiche, alla rivoluzione digitale. Eppure, l’Europa odierna, politicamente rappresentata dalla “Commissione”,  ha deciso di approcciare il tema del deep learning in modalità “stupido”. Lo ha fatto stilando un documento dal titolo “linee guida etiche per un’intelligenza artificiale affidabile” dove si legge che gli strumenti informatici in questione devono essere rispettosi della legge e dei valori etici. Quando abbiamo scritto, poco sopra, di una “modalità stupido”, non intendevamo affatto riferirci ai ventisette saggi della Commissione, né allo stuolo sterminato di burocrati che li sussidiano. Loro non sono stupidi, ma la “stupidità” –  intesa come inattitudine, naturale o appresa, al pensiero critico, al dissenso ragionato, al rifiuto delle verità imposte – la adorano. E ormai da parecchi anni, con un incremento micidiale nell’ultimo lustro, cercano di imporla attraverso la promozione del pensiero binario (la dicotomia vero-falso), l’ossessione per i contegni discriminatori (e quindi la lotta senza quartiere alle cosiddette discriminazioni), la diffusione di un’etica senza moralità (e cioè di un’etica falsa impastata di declamazioni di principio e totalmente svincolata da una piattaforma autenticamente morale). Insomma, la nuova cultura europea è connotata fondamentalmente dal terrore per chi – umano o robot che sia –  pensando con la propria testa rischia di entrare in rotta di collisione diretta (e quindi collisione renitente e ribelle) con le architravi stupide e immorali dell’attuale impianto giuridico-economico della società europea.

Pare abbiano deciso di investire quattrini (1,5 miliardi fino al 2020) per “educare” gli automi al bi-pensiero di stampo orwelliano. Quindi, ecco il codice etico per i robot i quali non dovranno essere –  parole dei commissari –  “afflitti da pregiudizi sociali e dovranno evitare di esacerbare le discriminazioni e la marginalizzazione dei gruppi più vulnerabili”. A tutti i robot in ascolto: siete spacciati. A tutti gli umani in ascolto: se non siete ancora robotizzati, ribellatevi

Ricostruire Notre Dame sarà difficile: le foreste che hanno fornito il legno sono quasi scomparse

Fonte: https://www.salvaleforeste.it/it/deforestazione/4470-ricostruire-notre-dame-sar%C3%A0-difficile-le-foreste-che-hanno-fornito-il-legno-sono-quasi-scomparse.html

Le fiamme esplose nella soffitta della Cattedrale di Notre Dame di Parigi lunedì, uno dei grandi simboli storici e architettonici d’Europa, hanno fatto crollare la guglia centrale del tredicesimo secolo. Il tetto della cattedrale e il telaio che lo sostiene sono compromessi. Sostituirli sarà difficile, perché anche le foreste da qui il legno proviene sono quasi sparite.


Il legno della cattedrale fu abbattuto per la prima volta tra il 1160 e il 1170, e in alcuni casi gli alberi avevano tra i 300 e i 400 anni quando furono abbattuti. Il legno della cattedrale è quindi vecchio quasi 1.300 anni.

Sostituire quelle travi con rovere paragonabile all’originale non sarà possibile, ha dichiarato alla AP Bertrand de Feydeau, vice presidente del gruppo di conservazione Fondation du Patrimoine. Gli alberi che fornivano il telaio del tetto provenivano da foreste primarie, ossia foreste in gran parte non toccate dall’attività umana. Anche gli enormi alberi che vivevano nelle foreste primarie sono spariti. Solo il 4% delle foreste primarie è rimasto intatto in vaste superfici (oltre 500 chilometri quadrati), secondo uno studio pubblicato lo scorso maggio, e nulla è rimasto al di fuori della Russia o del Nord Europa.

Mentre i boschi ricoprono quasi un terzo della Francia continentale, solo lo 0,01% di essi è intatto, con alberi di età compresa tra i 200 ei 400 anni, spiega Francesco Maria Sabatini, autore principale dello studio e ricercatore presso il Centro tedesco per la biodiversità integrale Ricerca. “Le foreste primarie sono piccole, fragili e preziose per la biodiversità”, ha affermato. “Rappresentano” perle “o” isole “sopravvissute al disboscamento intensivo, in genere perché situate in zone remote”.

Ma la distruzione delle foreste secolari europee non solo è continuato, ma in alcune aree è addirittura aumentato. Grandi foreste di questo tipo esistono ormai solo in regioni remote dell’Europa settentrionale e orientale, ma anche qui l’aumento della domanda di legname ha fatto crescere i prezzi e incoraggiato il disboscamento -eventualmente illegale- anche nelle aree più remote.

Quindi non c’è più modo di sostituire il legno della cattedrale francese: “abbattere agli ultimi relitti di foreste primarie primarie significa perdere anche questi, una perdita non coprirà la tragedia di Notre Dame”, ha aggiunto Sabatini. “Aggiungere un’altra tragedia non è certo la soluzione.”

Il male degli uomini verso altri uomini

Scritto da: Salvatore Primiceri
Fonte: http://buonsenso.eu/2019/01/26/il-male-degli-uomini-verso-altri-uomini/

Cosa accade quando l’uomo perde di vista il buonsenso? Accade che diventa incapace di distinguere il buono dal cattivo, il giusto dall’ingiusto. L’uomo privo di buonsenso preferisce fare un uso utilitaristico della ragione la quale sembra offrigli soluzioni giuste ma che in realtà non sono altro che autoinganni. L’uomo senza buonsenso esalta i sentimenti negativi quali l’odio, l’egoismo, la fama di potere, il desiderio di prevaricare, prevalere, comandare. L’uomo senza buonsenso è un pericolo per sé e per gli altri uomini.

Non bisogna avere fiducia nell’uomo“, avvertiva Seneca all’amico Lucilio. Il comportamento umano è paradossale: ci si preoccupa dei terremoti, delle calamità naturali, degli incendi, degli incidenti ma non si tiene in giusta considerazione che il più grande pericolo arriva proprio dagli altri uomini. E’ incredibile di quanta malvagità è capace l’uomo, “l’unico animale in grado di uccidere un suo simile per semplice diletto“, ammoniva Seneca.
Il temporale, prima di scatenarsi, minaccia; l’edificio, prima di crollare, scricchiola; l’incendio, prima di divampare, è preceduto dal fumo; ma il male prodotto dall’uomo è improvviso, e tanto più ti è vicino più si nasconde“.
Ci sono uomini che scappano da altri uomini, come i migranti che fuggono da chi toglie loro futuro e libertà con la repressione e la guerra e sperano in altri che possano accoglierli. Ci sono uomini che fuggono da persecuzioni di altri uomini. Ci sono uomini, tanti uomini, uccisi da altri uomini senza che ve ne sia ragione. La cattiveria umana è la conseguenza di chi dimentica quale sia il dovere di uomini.
Seneca non ha dubbi. Occorre guardarsi dal male degli altri per fuggirlo e non commetterlo mai a propria volta. Bisogna ricordarsi del male per evitare di commetterlo e per impedire ad altri di commetterlo. “Il dovere dell’uomo è quello di non fare male agli altri, di rallegrarsi del bene degli altri, di essere sensibile ai mali degli altri per alleviarne le sofferenze”. Probabilmente, applicando il buonsenso e queste semplici regole, l’uomo non sarà mai completamente al sicuro dal pericolo ma saprà almeno comprendere dove risiede “il buono e il giusto” al fine di non farsi ingannare.
Nel clima cupo che ammorba la società odierna, proviamo a recuperare, nella ragione, nei gesti e nelle parole, l’innato dono del buonsenso, l’unico antidoto al male che ci circonda.

Leader indigeno Mapuche trovato morto nel sud del Cile

Fonte: https://www.salvaleforeste.it/it/popoli-indigeni/4451-leader-mapuche-trovato-morto-nel-sud-del-cile-2.html

La procura  della regione cilena del sud di La Araucanía sta indagando sulla morte del leader di una comunità mapuche, il cui corpo è stato ritrovato preso una strada rurale all’inizio di gennaio. Juan de Dios Mendoza Lebu, il defunto, era la massima autorità della comunità di Raquem Pillá, nel comune di Ercilla, a circa 570 chilometri da Santiago, e il suo corpo aveva lesioni attribuibili a terzi, secondo il procuratore incaricato del caso , Nelson Moreno. Juan de Dios Mendoza Lebu era la più alta autorità della comunità indigena Mapuche di Raquem Pillá, nel comune di Ercilla. Il corpo presentava segni di ferite.

Le autorità indagheranno sul crimine contro Juan de Dios Mendoza. La procura indaga se il crimine è legato alla denuncia presentata da Juan de Dios Mendoza contro i Carabineros per l’uccisione dello zio nel 2009, ne corso di attività repressiva da parte della polizia cilena.

Il pubblico ministero ha ordinato alla polizia investigativa (PDI) di svolgere le indagini pertinenti. I siti giornalistici locali riportano che il corpo mostrava segni di violenza, ma nessuna fonte indipendente ha confermato se esiste una connessione tra la morte e le attività della polizia.

Continuano intanto gli  scontri nell’area tra gli indigeni Mapuche e i Carabineros, che hanno sgombrato le fattorie occupate durante le proteste per l’omicidio del giovane Mapuche, Camilo Catrillanca, per mano di Carabineros nel novembre dello scorso anno.
Amnesty International denuncia diversi casi di arresti illegali di attivisti Mapuche, minacce di morte, violenze e omicidi.

Niente gita a Davos per i DEM USA. Ah, che dispiacere….

Scritto da: Guido da Landriano
Fonte: https://scenarieconomici.it/niente-gita-a-davos-per-i-dem-usa-ah-che-dispiacere/

Secondo il noto motto “Chi la fa l’aspetti” Trump ha giocato un bello scherzetto a Nancy Pelosi ed ai dem che stavano già salendo sul pulman per andare in aeroporto e prendere un volo militare (pagato dai contribuenti USA) per una bella gita a Davos.  Ricordiamo che la Speaker (cioè la presidentessa dell’assemblea) della Camera USA ha impedito a Trump di pronunciare il tradizionale discorso “Sullo stato dell’Unione” negandogli l’invio ufficiale in assemblea. La risposta di “The Donald” non si è fatta attendere. Quando la Pelosi ed i democratici erano già sul bus che li stava portando alla base militare da dove avrebbero preso il jet per la Svizzera è arrivata una lettera del Presidente con la quale si postopongono i voli a Bruxeles, In Egitto ed in Afganistan del presidente della camera. Le parole usate sono taglienti:

“Alla luce degli 800 mila ottimi lavoratori americani che non stanno ricevendo una paga, sono sicuro che sarete d’accordo nel considerare appropriato il postporre questo evento di relazioni pubbliche. Penso anche che in questo periodo sarebbe meglio se voi restaste con me a Washington per trattare ed unirvi al Movimento per una Forte Sicurezza alla Frontiera e terminare questo Shutdown.”

Non manca un tocco di ironia:

“Ovviamente, se volete fare questo volo su linee commerciali, ne avete la possibilità”. 

Non è un eufemismo quando abbiamo scritto che il bus con i deputati democratici a bordo è stato fatto girare e tornare indietro: è proprio così!!

Certo, vedere una politica fatta di dispetti non è la cosa migliore, ma, in questo caso, ad iniziare sono stati i democratici. Se non c’è rispetto dell’avversario non può esserci politica nè trattativa, ma si fanno solo dei piccoli giochetti che hanno come risultato quello di far indispettire la pubblica opinione di qualsiasi parte politica.

Dai padroni oscuri nel 2019 avremo altre finte rivoluzioni

Fonte: http://www.libreidee.org/2019/01/dai-padroni-oscuri-nel-2019-avremo-altre-finte-rivoluzioni/

Nel 2015 dicevamo per il 2016: «Alcune crisi mondiali come quella Islam-Occidente o quella Occidente-Russia, create per condizionarci, assumeranno forme e sviluppi ancora più inquietanti: l’aumento dell’emergenza migratoria e del terrorismo islamista in Europa, l’estendersi della crisi ad altri paesi, l’estensione di un ruolo inquietante e destabilizzante della Turchia di Erdogan». Queste stesse tendenze si sono manifestate anche nel 2017 e nel 2018. E certamente continuerà in questo modo nel 2019, aggiungendo l’aggravarsi prevedibile del contrasto interislamico sciiti-sunniti, e quello inter-sunnita tra il fronte guidato dal Qatar ed il fronte guidato dall’Arabia Saudita. E sempre nel 2015-2016-2017 scrivevamo: «La guida occulta mondiale rimarrà saldamente nelle mani della piramide gesuita-massonica, anche se il superiore gioco del divide et impera comincerà a creare fratture competitive anche in questo fronte». Questo è con grande precisione quello che è poi avvenuto e che avrà ulteriori sviluppi nel 2019. La Brexit, la presidenza Trump, il ruolo dei sovranisti solo apparentemente anti-sistema, le manifeste debolezze del quadro intereuropeo, i fallimenti e le spaccature del Pd, il risorgere delle destre parafasciste, le forti voci di dissenso a Papa Francesco nelle gerarchie cattoliche…

Questi e numerosi altri segnali mostrano con evidenza che il blocco granitico di potere gesuita-massonico ha ormai delle forti incrinature. Foriere di forti tempeste, di feroci scontri, ma anche di maggiori spazi per la libertà delle coscienze. Come già per lo scorso anno, la presidenza Trump appare come un elemento di forte rottura degli equilibri precedenti, e continuerà ad avere certamente un ruolo destabilizzante – come dimostrano le prese di posizione filo-sioniste su Gerusalemme, l’attiva campagna industrialista e antiecologista, le guerre commerciali al resto del mondo e l’aperto sostegno ai peggiori ambienti economici americani. Da una parte sarà il più forte ostacolo ai disegni di dominazione del gruppo gesuita-massonico, ma dall’altra anche un elemento amplificatore di forme-pensiero degradanti, aggressive, violente, antiumane. Una modalità molto diversa da quella “gesuitica” fredda e apparentemente “buona”, ma sempre per fini manipolatori. Che tuttavia già da qualche anno non stava dando i risultati sperati di “seduzione” ampia ed efficace dell’opinione pubblica.

Di fronte alle varie risposte positive delle coscienze in risveglio, che non si sono fatte sedurre più di tanto dai disegni di centralizzazione e verticalizzazione, i gruppi di manipolazione mondialisti hanno ormai chiaramente deciso di puntare su un periodo di emergenze e di spaccature, che prepari il terreno in modo forzoso ad una nuova, successiva spinta alla centralizzazione, e ad una ulteriore perdita di libertà e sovranità locali. Visto che non ci convinciamo con le “buone”, loro stanno liberando nuovamente i “cattivi” evidenti, e hanno riaperto il ring degli scontri e della devastazione. Ma speriamo bene, soprattutto nelle risposte delle coscienze. Il ruolo di Putin va interpretato nella stessa direzione. Non si tratta di un “salvatore”, come molti in modo ingenuo interpretano il ruolo di questo sanguinario feudatario del potere, ma di una delle pedine fondamentali del “divide et impera” che si affaccia come nuova stagione della manipolazione, e che vedremo svilupparsi ancora nel 2019. Anche in Italia il patto d’acciaio gesuita-massonico, che ha prodotto papato e renzismo, e che ha falcidiato le fila dei vecchi avversari politici ed economici, sia ai livelli locali che nazionali, comincia a mostrare alcune crepe.

Il gioco politico – con la evidente crisi dello sfrontato e ridicolo renzismo, e del decotto Pd – si è riaperto, come prevedevamo già dal 2017. L’influenza della presidenza Trump e degli ambienti conservatori internazionali si è già fatta sentire negli equilibri politici italiani, con l’improvviso risorgere della destra leghista. Una destra che, dietro la sentita esigenza di ordine e sicurezza, nasconde ed esercita una sollecitazione anti-coscienza all’odio e all’egoismo. Avevamo scritto che avremmo probabilmente visto un Cinquestelle chiaramente indirizzato a cercare di agguantare le poltrone di comando di Palazzo Chigi. E avevamo anticipato che, qualora questo fosse avvenuto, la dirigenza M5S avrebbe svelato il proprio vero volto di strumento del potere, di nuovi camuffamenti manipolatori delle solite vecchie congreghe. Una presidenza del Consiglio e altri incarichi di governo nelle mani di uomini chiaramente vicini ai gesuiti, e le stupefacenti virate in senso filo-americano, filo-Nato, filo-euro, filo-Unione Europea, filo-finanza internazionale, filo-vaccini, filo-spese militari, filo-Tap e altro, la dicono lunga su chi veramente si cela dietro gli impulsi sani di tanti bravi ragazzi. Bravi idealisti, illusi per anni dalle seduttive parole di una maschera Grillo ormai ridotta al silenzio. E che sono e saranno i primi a soffrire per i brutali “tradimenti”, che vedremo crescere e farsi evidenti – a beneficio delle coscienze – anche nel 2019.

Ora queste due appendici italiane del divide et impera mondiale, la destra parafascista della Lega e il gesuitico Cinquestelle, convivono con difficoltà nel governo, pur di sostituire la classe dirigente precedente, ormai decotta e non più utile al potere vero, preparando la stagione di un nuovo teatro di finta alternanza democratica, nel quale la Lega si porrà come nuova destra egoica e  conservatrice, e il M5S come nuova sinistra fintamente progressista. Un nuovo teatrino fatto per illuderci che un cambiamento della politica sia avvenuto, concedendo qualcosa alle masse e sacrificando con nostra soddisfazione vecchi gruppi politico-affaristici, pur di consentire ai soliti poteri occulti di continuare a gestire e manipolare la struttura istituzionale politica, economica, scientifica e culturale. Il progetto di Unione Europea è ormai entrato in una fase di crisi: il vento del divide et impera, sulla spinta della Brexit, delle proteste di piazza francesi, delle spinte leghiste, pentastellate, ungheresi, austriache, polacche, soffia forte sulle strutture europee, accompagnato dalle spaccature create dalla artificiosa e forzata emergenza immigratoria. Tutto ciò avrà un peso nelle elezioni per il Parlamento Europeo del 2019, e da queste potrebbe emergere un nuovo equilibrio delle strutture europee.

Un cambiamento possibile perché nulla cambi, in fondo, nella tenuta dei grandi poteri dietro le quinte, sul modello di quanto sta gattopardescamente avvenendo in Italia. Come già detto lo scorso anno, le forze mondialiste cercheranno in ogni modo di sfruttare anche questa crisi per creare ulteriori emergenze e ricompattarci sotto ulteriori perdite di sovranità. Ma non è detto riescano. Dipenderà molto dal grado di risveglio dell’opinione pubblica. I governi delle grandi potenze occidentali continueranno a perseguire i disegni dei loro padroni oscuri, ammantandosi di perbenismo e dell’immagine ipocrita di finte democrazie. Mentre il volto anti-umano della emergente potenza cinese sarà ancora più evidente, e la grande civiltà indiana continuerà a sprofondare in un gretto e volgare materialismo. E l’Africa, apparentemente abbandonata e lasciata al proprio destino, sarà sempre più da una parte terreno del conflitto di religioni e culture, e dall’altro territorio di conquista delle armate economiche neocolonialiste straniere. E i paesi islamici continueranno a svolgere il ruolo di vittime e di volano della creazione di vortici di violenza, odio e paura con effetti anti-coscienza in tutto il mondo. Mentre un Israele sempre più fanatico, duro e nazionalista continuerà a svolgere un ruolo squilibrante in tutto il Medio Oriente.

Le grandi forze industriali continueranno a inquinare e devastare l’ambiente, e i loro padroni oscuri useranno in modo crescente il disastro creato dai loro stessi strumenti per evidenziare l’emergenza climatica e spingere il mondo a creare nuove forme di governance mondiale e le nazioni a cedere sovranità. Anche in questo caso la presidenza Trump sembra ostacolare temporaneamente questi progetti (ma forse favorirli a più lunga scadenza, inducendo un ulteriore peggioramento dell’emergenza ambientale). L’attacco portato alla salute dei corpi attraverso la perversa strategia mondiale di obbligo vaccinale – partita proprio dall’Italia – continuerà certamente con forza, attraverso il malefico strumento di vaccini appositamente alterati per indurre problemi alle coscienze in risveglio. Prepariamoci a una lotta dura e intensa, nella quale avremo l’appoggio del Cielo. Fino ad ora questa operazione ha prodotto come risultato un forte risveglio di coscienze, in numero crescente. Questo effetto continuerà anche nel 2019, soprattutto a causa dell’aumento delle reazioni “avverse” ai vaccini, alle quali l’opinione pubblica sarà sempre più attenta.

Anche nel 2019 ogni crisi verrà fomentata o usata per controllarci meglio, per spingerci infine verso formazioni centralizzate mondialiste o premondialiste, come l’Europa, per toglierci sovranità, democrazia e libertà esteriori. Faranno tutto questo, come nel 2018 e negli anni precedenti, solamente per bloccare il più grande fenomeno dei nostri tempi: il risveglio delle coscienze. Quel risveglio che per la prima volta nella storia umana sta producendo masse importanti – anche se non ancora maggioritarie – capaci di una epocale rivoluzione interiore: quella di mettere gli esseri della natura, gli animali e gli altri esseri umani, quanto meno sullo stesso piano di se stessi. Quella rivoluzione interiore che per la prima volta fa in modo che tanta gente – almeno un terzo dell’umanità – cominci a pensare che non siamo venuti qui per predare tutto quello che incontriamo, ma per vivere in armonia con la natura e volendo l’uno il bene dell’altro. Cominciando finalmente ad amare il nostro prossimo come noi stessi. Ecco, anche nel 2019 grandi e oscuri poteri di manipolazione cercheranno di bloccare o rallentare questa rivoluzione delle coscienze, il cui effetto sarà un giorno la liberazione dell’umanità proprio da quei poteri.

(Fausto Carotenuto, estratto da “Come sarà il 2019?”, post pubblicato su “Coscienze in Rete” il 29 dicembre 2018. Già analista geopolitico dell’intelligence Nato, l’autore è approdato a una visione spiritualistica del mondo, condensata nel saggio “Il mistero della situazione internazionale”, pubblicato da UnoEditori. Carotenuto considera i gesuiti come il vertice della piramide vaticana, e giudica altrettanto negativamente la massoneria nel suo complesso, in quanto organismo di ispirazione mondialista, a suo parere interamente funzionale a un disegno di dominio, parallelo a quello gesuitico).

Le bugie contro Cina, Russia e Trump provengono dagli stessi ambienti britannici che hanno provocato la crisi

Fonte: http://movisol.org/le-bugie-contro-cina-russia-e-trump-provengono-dagli-stessi-ambienti-britannici-che-hanno-provocato-la-crisi/

Con tutto il successo che la Cina ha avuto nell’innalzare i livelli di vita della sua popolazione negli ultimi quarant’anni, come mai viene sottoposta a una campagna di “maliziose falsità” (in Affari esteri, nel documentario ARTE e nei media in generale), in particolare perché sta aiutando le altre nazioni a ottenere risultati simili, con la sua iniziativa Belt-and Road? Perché i costanti attacchi a Putin e in Russia? E perché l’escalation di Mueller contro Trump, visto che non è riuscito a provare nessuna “collusione”, come sosteneva il Russiagate?

Nella videoconferenza del 20 dicembre, Helga Zepp LaRouche invita gli spettatori a studiare le opere dei grandi filosofi, tra cui Platone, Cusano, Leibniz, Schiller, Einstein e di suo marito Lyndon LaRouche, per sviluppare la propria capacità di giudizio, in modo di poter rispondere a queste domande da soli. Mentre al Parlamento inglese non piace la prospettiva della fine del “rapporto speciale” tra Gran Bretagna e Stati Uniti, Trump ha compiuto due passi in avanti importanti contro il vecchio paradigma, accettando di collaborare con il Messico in progetti di sviluppo economico in America centrale e annunciando la fine dell’ intervento militare in Siria.

Sconfitto il partito della guerra alle elezioni di metà mandato

Fonte: http://movisol.org/sconfitto-il-partito-della-guerra-alle-elezioni-di-meta-mandato/

L’”ondata blu” di voti per il Partito Democratico, che era stata preannunciata e promossa dai media dominanti negli Stati Uniti, non si è materializzata alle elezioni di metà mandato del 6 novembre. I democratici hanno ripreso la maggioranza alla Camera, ma a un livello ben inferiore a quelli generalmente raggiunti dal partito di opposizione nel corso di tutte le elezioni di metà mandato. Quanto al Senato, i repubblicani hanno incrementato la maggioranza conquistando tre o quattro seggi in più, a seconda dell’esito del conteggio dei voti ancora in corso. Per contrasto, i democratici di Bill Clinton avevano perso otto seggi al Senato nel 1994, e quelli di Obama sei nel 2010.

Il fatto che Donald Trump e i repubblicani a lui fedeli ce l’abbiano fatta, dopo due anni di calunnie e vituperii, a partire dalla falsa accusa che Trump si fosse fatto aiutare dalla Russia per vincere le elezioni del 2016, è dovuto in larga parte al fatto che il Presidente sia sceso in campo personalmente nella campagna per il Senato. Trump ha condotto la campagna elettorale per undici candidati repubblicani e, finora, otto di loro hanno vinto. La campagna personale di Trump viene accreditata, perfino dai suoi oppositori, come l’elemento determinante che ha arginato l’ondata blu dei democratici.

Anche se si potrebbe dire molto di più nell’analizzare il risultato del voto, due aspetti risaltano. La vittoria al Senato rende molto improbabile un tentativo di impeachment, che richiede due terzi dei voti, ovvero 67. Che l’inchiesta dell’inquirente speciale Mueller non abbia prodotto prove serie di interferenze russe o della collusione di Trump con la Russia nel 2016, garantisce che Trump resterà Presidente per il resto del mandato di quattro anni.

In secondo luogo, una volta completato il conteggio dei voti, Trump ha teso la mano ai democratici, invitandoli a lavorare con lui invece di proseguire fanaticamente la campagna per un cambiamento di regime. Ha telefonato a Nancy Pelosi, che probabilmente diventerà la Presidente della Camera, per congratularsi con lei e suggerirle sforzi comuni su temi cruciali, come la ricostruzione delle infrastrutture e la riduzione dei prezzi troppo alti dei farmaci da prescrizione. Alcuni nell’Amministrazione hanno indicato che Trump potrebbe tornare alla promessa, fatta durante la campagna per le presidenziali, di ripristinare la legge Glass-Steagall, sostenuta da molti democratici. Pur offrendo un rametto d’ulivo, ha ammonito i democratici che se proseguiranno con le inchieste contro di lui, la sua famiglia e le sue imprese, la risposta “sarà simile a una guerra” e gli elettori daranno la colpa ai democratici per non aver affrontato i problemi reali del Paese.

Durante la campagna elettorale Trump aveva chiarito la sua intenzione di attenersi ai temi che portarono alla sua vittoria nel 2016, inclusi quello di cercare la cooperazione con Vladimir Putin e con la Russia, quello di difendere la sovranità americana e quello di porre fine agli accordi di “libero scambio” della globalizzazione che hanno portato al quasi smantellamento del settore industriale americano. Se insisterà nell’offerta di collaborare sulla politica economica, i democratici si troveranno di fronte al momento della verità: lavoreranno con lui, nell’interesse di quello che Franklin D. Roosevelt definiva il “forgotten man”, l’uomo dimenticato, o continueranno a essere il partito di Wall Street e della City di Londra, difendendo un sistema finanziario in bancarotta e promuovendo il cambiamento di regime e la guerra, in particolare contro Russia e Cina?