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La Grecia esce dai programmi della Troika in pessime condizioni economiche

Fonte: http://movisol.org/la-grecia-esce-dai-programmi-della-troika-in-pessime-condizioni-economiche/

Grecia, Bandiera, Blu, Bandiera Greca

Con grande fanfara è stato annunciato in agosto che la Grecia è uscita dai programmi di aiuto della Troika. Ma non è stato detto che l’infame programma dell’UE ha lasciato l’economia greca in uno stato di collasso. Il PIL è crollato di un terzo dal 2008, il debito estero supera i 337 miliardi di Euro, contro un PIL di 161,7 miliardi, mentre gli interessi sui debito ammontano a 18,6 miliardi all’anno o il 20% del bilancio nazionale. Inoltre la Grecia continuerà a sottostare alla sorveglianza dei creditori fino al 2060 e in tutto questo tempo dovrà mantenere un surplus primario del 3,5% per ripagare il debito, cosa assurda visto che perfino il Fondo Monetario Internazionale riconosce che il debito diventerà insostenibile molto prima di essere ripagato. In altre parole, il Paese non sarà mai in grado di riprendersi, e ancor meno di crescere. I fatti parlano da soli. Nella classifica Eurostat della ricchezza nazionale, la Grecia è scesa dal 14° posto di dieci anni fa al 24° posto attuale. Nel 2007 il PIL pro capite della Grecia era il 95,1% della media dell’UE, ma nel 2017 era crollato al 69,7%. I prezzi di beni e servizi, invece, erano all’82,2% della media dell’UE tranne che nel cibo e nelle bevande analcoliche, dove erano del 3,3% più alti della media europea.

Se la disoccupazione ufficiale è diminuita dal 28% al 20%, il motivo è semplice. In otto anni, dai 350.000 ai 400.000 greci, in larga parte giovani laureati, hanno lasciato il Paese e non vengono quindi calcolati nelle statistiche ufficiali tra i disoccupati. La disoccupazione reale è al di sopra del 30%, con quasi tutti i nuovi posti di lavoro nel precariato.

Quanto al rapporto tra tasse e PIL, la Grecia è in cima alla lista dell’UE, dal 13° posto del 2008 al 27° di oggi. Nel 2008 le tasse sulla produzione e sulle importazioni erano il 12,6% del PIL, mentre nel 2017 questo dato è schizzato al 17,5%, stando all’ente statistico greco (ELSTAT). L’imposta sul reddito è aumentata dall’8,1% del 2008 al 10,2% del 2017. I contributi per la previdenza sociale sono saliti dal 12,7% del 2008 al 14.6% nel 2017. La situazione della sanità è catastrofica. Stando a una dichiarazione rilasciata il mese scorso dal sindacato dei lavoratori ospedalieri (POEDIN), dal 2010 il numero di dipendenti permanenti negli ospedali è stato ridotto drasticamente di venticinquemila unità, mentre i fondi per gli ospedali sono stati dimezzati tra il 2015 e quest’anno. La metà delle forniture mediche negli ospedali statali ha superato l’aspettativa di vita, mentre nelle isole persiste la carenza acuta di medici. Inoltre, medici e personale qualificato cercano occupazione all’estero. L’unico aspetto positivo dell’economia è il porto del Pireo, che la Cina ha ampliato per farne un collegamento strategico per l’Iniziativa Belt and Road. Sono stati modernizzati non solo il porto per i container e quello per i passeggeri, ma anche gli impianti per la riparazione delle navi, creando nuovi posti di lavoro.

EMANUEL MACRON & L’ ELISEO / UN COVO DI MASSONI, AFFILIATI DELL’ISIS O COSA ?

Scritto: Andrea Cinquegrani
Fonte: http://www.lavocedellevoci.it/2018/07/26/emanuel-macron-l-eliseo-un-covo-di-massoni-affiliati-dellisis-o-cosa/

Un clamoroso autogol dopo la sbornia per la vittoria al Mondiale pallonaro? Una improvvisa passione tra padrone e bodyguard come nei copioni degli Studios? O cosa altro dietro   quell’incrocio tra spy story e una sceneggiata con stracci che volano insieme a documenti più che bollenti?

E’ la story estiva che fa andare in tilt non solo il gossip di mezzo mondo, ma anche in fibrillazione Cancellerie e Palazzi che contano: stiamo parlando, of course, del personaggio del giorno, il guardaspalle (e chissà cos’altro) più gettonato sui social, Alexandre Benalla, alto il doppio del suo buana, il presidente dell’Eliseo Emanuel Macron, che in una delle tante foto dei paparazzi lo rimira estasiato e accoccolato alla sua spallona destra.

Gossip a parte che certo non fa andare su tutte le furie l’algida Brigitte, ne stanno volando di tutti i colori, soprattutto sul fronte politico, perchè in questo momento ribollente sullo scacchiere internazionale il ruolo della Francia è assolutamente strategico, e le fresche fibrillazioni con l’Italia e la Germania non sono roba da poco.

Partiamo dalla polpa, la sostanza, lasciando da parte il gossip, che riduciamo alla prima dichiarazione al vetriolo rilasciata dal prefetto di Parigi, Michel Delpuech: “Derive individuali, inaccettabili, condannabili, in un quadro di favoritismi malsani”.

Certo, riferiti all’erede di Hollande e Sarkozy, non sono latte e miele.

UN BODYGUARD MASSONE E CON AMICI BORDER LINE ?

Eccoci ai fatti. Che pubblichiamo per un preciso dovere di cronaca, ma andranno con attenzione verificati e valutati dalla magistratura transalpina e dalle autorità competenti. Se basta.

Lo storico Maurizio Blondet la spara grossa: “Benallà era affiliato al Grande Oriente di Francia, collegato con la Loggia Emir Abder Kader”. Un eroe della storia egiziana, quest’ultimo, un ‘indipendentista’. Per capirne di più sulla massoneria egiziana, nordafricana e di tutto il bacino del Mediterraneo conviene consultare studi e ricerche condotte in modo molto minuzioso da Emanuela Locci, autrice de “La Massoneria nel Mediterraneo”, ricercatrice al DISPI, ossia il Dipartimento di Scienze Politiche all’Università di Cagliari.

Sintetizzando il tutto, la massoneria egiziana è in qualche modo una costola, ‘un esperimento’ all’interno al corpo massonico francese, in genere restio ad inclusioni indigene. E infatti, la prima versione della Loggia Regolare d’Egitto” finì nel 1954. Per poi rinascere oltre mezzo secolo dopo, nel 2007. Ma nel frattempo s’è registrata un’inversione di 180 gradi: se infatti la prima Loggia era d’ispirazione transalpina, la seconda è di marcata ispirazione britannica.

Prima di tornare agli incroci massonici internazionali, altre news non da poco su Benallà E la sua band. Fonti investigative internazionali riferiscono di un legame tra lo stesso Benallà e alcuni personaggi che direttamente o indirettamente sono stati coinvolti nelle stragi che hanno insanguinato la Francia, come quella del Bataclan e quella (mancata) allo Stadio di Parigi. Se provato, una bomba.

Non bastava, evidentemente, un solo body guard al delicato Macròn. E a reclutarne un secondo provvede proprio Nembo Benallà che chiama un altro fedelissimo, tale ‘Markao’. A quanto pare un personaggio dal pedigree non proprio adamantino: risulta, infatti, a sua volta legato ad Award Bendaud, un ‘delinquente comune’ che ha ammesso davanti agli inquirenti di aver ospitato in un appartamento a Saint Denis due tipi appena conosciuti: “non sapevo nemmeno chi fossero”, ha confessato candido come un giglio. Ed invece ruotavano intorno al gruppo di fuoco del Bataclan. Seconda bomba più forte della prima. Ma in che razza di Eliseo – se anche solo qualcuna di queste  circostanza venisse confermata – ci troviamo?

Un covo massonico, una succursale dell’Isis o cosa?

Uno che aveva tutte le porte aperte e gli accessi più facili al mondo, l’onnipresente Benallà. Poteva entrare e uscire tranquillamente dalla sontuosa Villa Touque, la maison d’amour di Brigitte ed Emanuel: e lui, il bodyguard “viveva in perfetta intimità con la coppia presidenziale”, sparano i gossippari transalpini.

Forse più strategico il libero accesso alla “Assemblea Nazionale”. Consentitogli da un personale bedge ricevuto dal DGSI (il servizio di spionaggio interno) che fornisce una sorta lasciapassare di Secret Defense, del quale possono godere i parlamentari.

Racconta Giorgio Sapelli, l’economista e candidato in pectore per una nottata alla premiership, poi scavalcato da Giuseppe Conte: “ho seguito a lungo le mosse pre presidenziali e poi presidenziali di Macròn. La newsletter ufficiale inviata ogni mattina dallo staff di Macron aveva nel suo indirizzario anche quello del Grande Oriente di Francia. Mi sono fatto una certa convinzione, ossia che Macròn abbia seguito fino ad un certo punto il cammino del Grande Oriente, che ha una spiccata connotazione socialista, per poi virare a destra e rispondere ai desiderata dei gruppi forti del potere francese. Più precisamente mi sono reso conto che Macròn esprime una parte del potere francese legato ad altri circuiti massonici più conservatori, come il Rito Scozzese Antico e Accettato, che è la massima espressione inglese legata alla Casa Reale”.

IL GRANDE AMICO INCAPPUCCIATO, JACQUES ATTALI

Ancora più esplicito l’economista transalpino Jacque Attali, il quale a botta calda, dopo l’ascesa all’Eliseo del 23 aprile 2017, sostenne: “Vi spiego io chi è Macròn, un supermassone oligarchico di livello internazionale”.

Secondo Giole Magaldi, autore di un’autentica enciclopedia sulle più potenti logge massoniche mondiali (le cosidette UR Lodgdes), Macròn fa capo alla Three Eyes, una delle più influenti, fondata da Henry Kissinger ed alla quale, tra gli illustri italiani, farebbe capo anche l’ex presidente della repubblica Giorgio Napolitano.

Una splendida carriera nella superbrocrazia francese, quella griffata Macròn, sempre al seguito del maestro Attali che lo ha introdotto negli ambienti che contano dell’Eliseo, dopo la laurea all’ENA, ossia la super Università per la burocrazia. Il suo cursus honorum, infatti, pur giovanissimo, è inarrestabile: consigliere economico dell’Eliseo, poi direttamente ministro dell’Economia. Senza dimenticare qualche consulenza prestigiosa che non fa mai male, come al super gruppo statunitense  Rotschield o la partecipazione a qualche super summit, come quello dei Bilderberg, i potenti della terra, tenutosi quest’anno ai primi di giugno a Torino.

Gioele Magaldi

Chiudiamo con qualche piccolo ‘segnale’ e due battute.

Tra i primi c’è chi fa notare la presenza costante, sulla sua scrivania presidenziale, di due oggetti: sullo schermo del suo I Phone c’è l’immagine di un gallo, che secondo gli esoteristi è un tipico simbolo massonico. Sulla stessa scrivania fa poi capolino un orologio “a quadrante doppio”. Senza dimenticare quell’Inno alla Gioia intonato nella notte della vittoria che ha fatto andare in visibilio non solo i parigini e gli amanti della musica, ma anche folte schiere massoniche.

La prima battuta, invece, venne pronunciata a Attali a proposito delle polemiche continue sull’euro: “Ma cosa credono, che l’euro l’abbiamo inventato per la felicità della plebaglia europea?”.

Eccoci poi alla gaffe in diretta, nel salotto di Otto e Mezzo, sotto gli occhi sgranati di Lilli Gruber, pronunciata da un altro economista, Marc Lazard, invitato a commentare il dopo voto, una sorta di gioco di parole un po’ complesso da afferrare-tradurre ma che suonava in questo modo: “Macròn? Machone? Ah, massone”.

Formiche e cicale

Fonte: http://www.crisiswhatcrisis.it/2018/06/07/formiche-e-cicale/

La Germania è una formica. L’Italia una Cicala.

Vero?

Falso.

Perchè ormai l’avanzo primario ( al netto del pagamento degli interessi) dello Stato Italiano è tra i più alti del mondo .ll che vuol dire che la gran parte dei cittadini riceve dallo Stato meno di quel che da mentre sono la parte più abbiente e gli Istituti finanziari italici ed esteri, chi detiene i buoni del tesoro nostrani, coloro ricevono più di quel che danno.

Si vede piuttosto bene nel grafico di testa di questo post. In realtà l’Italia è più formica degli altri paesi europei e il deficit è dovuto solo al servizio del debito. Basterebbe abbassare i tassi di questo servizio, magari portarli sotto zero e non avremmo nessun bisogno di manovre.

Ma non è solo questo. Il debito di un paese è l’insieme di quello dello stato e di quello dei cittadini.

Di nuovo, per quanto riguarda il debito delle famiglie, gli Italiani sono tra le formichine e non tra le cicale.

Non è che tutto vada bene, sora la marchesa. Non è che non ci siano sprechi e malversazioni. Non è che non si possa allocare meglio le risorse, umane e finanziarie dello Stato.

E’ che dobbiamo smetterla di vederci come cicale, mentre ci affanniamo a riempire i granai altrui, che, per contraccambio ci infamano… Il debito è un problema?

Certo: è IL problema.

Ma quello Mondiale, quello globale. Perchè la crescita mondiale è attualmente finanziata a debito, un debito che aumenta più rapidamente della suddetta crescita e quindi si mangia quote sempre crescenti della ricchezza reale dei paesi. E’ una crescita finta, in sostanza.

Il nostro è solo una piccola parte del totale, che cresce molto ma molto più rapidamente di quanto sia possibile controllare. La soluzione passa attraverso la ristrutturazione e/o l’inflazione. La terza via, l’abbiamo già vista all’opera e non funziona. Perché porta comunque al defaut, alla ristrutturazione all’inflazione. O a tutte e tre insieme.

In pratica, all’esplosione dello schema Ponzi planetario.

Il mondo ha bisogno di nemici: perché Trump e Putin fanno paura

Scritto da: Lorenzo Vita
Fonte: http://www.occhidellaguerra.it/trump-putin-nemico/

 

Il mondo ha sempre bisogno di un nemico. È questo il duro insegnamento della nostra Storia. Ed è su questa base che si fonda gran parte della politica estera delle potenze, che senza un avversario esistenziale rischiano di veder fallire un’intera strategia costruita per decenni.

Per molti, questa situazione è un pericolo. Ma per molti altri, specialmente nei grandi apparati militari, avere un nemico, soprattutto se tradizionalmente tale, è una garanzia. Serve per mettere a frutto la propria politica di alleanze. Perché avere un nemico comune aiuta più che avere interessi in comune. Serve a trovare fondi utili ai segmenti politici e della Difesa più interessati a un determinato fronte. Ma serve anche come assicurazione che tutto resti immutato.

Ogni Stato ha un suo nemico. E per molti decenni le potenze hanno costruito un sistema internazionale basato su solide alleanze, ma anche su storiche inimicizie. Conflitti freddi o meno freddi all’apparenza interminabili. Nemici esistenziali che hanno reso impossibile sganciare la politica estera di uno Stato dal suo avversario, che ne è diventata la nemesi.

Le grandi crisi internazionali della nostra epoca si fondano su rivalità strategiche risalenti negli anni e che hanno superato cambi di governi ma anche grandi mutamenti politici. E se la volontà politica c’era, è mancata la volontà di molti apparati che ruotano intorno a quelle scelte. Perché avere un nemico aiuta anche a legittimare se stessi. Prova ne è il vertice fra Donald Trump e Vladimir Putin che ha visto molti, soprattutto in America, tremare di fronte alla possibilità che i due leader si incontrassero.

Perché il vertice di Helsinki pone tutti di fronte a un interrogativo. Ed è un interrogativo che preoccupa: se tutto questo finisse? Se Washington e Mosca appianassero le divergenze, cosa avremmo di fronte a noi? Una frase di Putin, durante la conferenza stampa finale, è emblematica: “Dobbiamo lasciare alle spalle il clima da Guerra fredda e le vestigia del passato“. Un passato che però rappresenta il motivo per cui esistono tutti i grandi apparati militari creati nel Novecento così come le loro strategie.

Trump, più di Putin, sta rappresentando per certi versi la fine di un’epoca. È un presidente diverso che, con metodi bruschi, sta realizzando una politica estera diversa dal solito. Non è un rivoluzionario, ma il frutto di una particolare teoria politica americana, che già da anni teorizza un’America diversa, meno invasiva, meno attenta all’Europa, desiderosa anche di rapportarsi in maniera positiva alla Russia. Ed è per certi versi la stessa teoria che ha portato Trump a incontrare Kim Jong-un a Singapore: trovare una via per fermare conflitti che trovano radici solo nel passato.

Questo non significa che Trump sia un pacifista. Il presidente degli Stati Uniti sta però cambiando i suoi nemici. La Russia non interessa perché ora il problema è la Cina, con uno sguardo sempre molto attento sull’obiettivo Iran. E questo, per molti, implica non solo la fine di un’epoca, ma anche la fine di un mondo.

Se Trump e Putin appianano le divergenza sul fronte orientale, che senso ha per Trump mantenere in vita, ad esempio, la Nato, quando il suo solo scopo cessa di esistere? E se per Trump l’Unione europea è un problema, come giustificare o anche sostenere la presenza di truppe al confine con la Russia quando i suoi nemici sono dentro la stessa Europa? E si torna di nuovo a parlare di nemici.

Questo chiaramente implica dei cambiamenti radicali. Che molti non sono disposti ad accettare. Per ideologie, per convinzione, per semplice pragmatismo ma anche per puro calcolo personale, esistono strategia quasi intoccabili. Al Pentagono, a Mosca, ma anche nelle varie sedi in cui si decidono le strategie militari a medio e lungo termine di un Paese. Cosa si fa senza un nemico? Sembra paradossale, ma molte strutture si reggono sull’esistenza di un avversario. E Trump rischia di modificare parametri che da decenni sostengono la politica strategica americana.

 

PAROLE AL VENTO

Scritto da: Gianni Lannes
Fonte: https://www.nexusedizioni.it/it/CT/parole-al-vento-5824

Ancora confini, barriere, muri, filo spinato e violenza in mare nonché sulla terraferma. L’Europa ha la colpa più grande di sfruttare da sempre il continente nero foraggiando ora quel governo corrotto, ora quel colpo di Stato. Francia in testa che vanta un incredibile numero di guerre su scala africana, dove opera la legione straniera, corpo di mercenari tra i più pericolosi al mondo.

A proposito, il ministro della Difesa Trenta non ha nulla da dichiarare a proposito di reclutamento di militari a pagamento? Sotto osservazione ci sono i suoi rapporti con la SudgestAid, che secondo fonti giornalistiche attendibili, si occuperebbe «di reclutare mercenari che operano nei teatri di guerra del Medio Oriente». Falsità, replica l’entourage di Trenta, spiegando che la SudgestAid promuove progetti di ricostruzione. Comunque, la stessa società risulta aver gestito un contratto nel quale è stata coinvolta la Stam, azienda di contractor fondata da Gianpiero Spinelli, l’ex parà assolto dall’accusa di aver “arruolato” gli italiani rapiti nel 2004 in Iraq, tra cui Fabrizio Quattrocchi, poi ucciso. Già indicata da Luigi Di Maio nella rosa dei possibili ministri a marzo scorso. Ha insegnato all’Università Link Campus dove è responsabile dei progetti speciali, coordina il master in Intelligence e sicurezza di cui è vice direttore, ed è consigliere scientifico del master sui fondi strutturali. Tra le altre attività, è stata anche ricercatrice in materia di sicurezza e difesa presso il Centro Militare di Studi Strategici. Nel suo curriculum c’è anche la presidenza del consorzio Criss (Consortium for research on intelligence and security services), messo in piedi da Gianpiero Spinelli. Parte di una serie di contratti con la Farnesina di cui il più singolare è quello del 2012. Spinelli racconta di essere stato ingaggiato da Sudgest per recuperare i micidiali missili terra-aria sottratti dagli arsenali di Gheddafi e segnalati dai nostri servizi segreti: una questione di sicurezza nazionale in appalto ai privati. Ma, vista la pericolosità della situazione libica, sempre Spinelli, questa volta in Libia, si dedica ad addestrare 134 ex miliziani a cui affidare la protezione delle zone archeologiche. Poi la guerra civile cancella questa seconda operazione, condotta dai mercenari insieme con il consorzio parauniversitario di Elisabetta Trenta. Nella sintesi del quotidiano belga Le Point: “La società SudgestAid recluta mercenari per il vicino Oriente”.

Il crimine occidentale è aver lasciato un continente intero ricco di immense risorse naturali come terra sotto-sviluppata da predare. Gli africani potrebbero svilupparsi e anche da soli senza la nostra “cooperazione”, se i guadagni delle loro risorse restassero a loro per uno sviluppo sostenibile. Peraltro l’Occidente in Africa ha seppellito scorie nucleari e rifiuti pericolosi (vedi Somalia, ma non solo) rubando materie prime come petrolio, diamanti, coltan, legname e così via. Senza contare gli organi umani predati impunemente da decenni, sottratti anche ai neonati ma soprattutto ai giovani. E dire che secondo le ricerche antropologiche ed archeologiche, il luogo d’origine degli europei è proprio l’Africa.

L’emigrazione in Europa è una giusta contro partita, ma non una soluzione perché i depredatori dell’Africa, tra cui anche italiani, non vogliono africani. Li cacciano da noi. Ma uno sviluppo moderno e sostenibile dell’Africa come avvenuto in Asia dovrebbe essere la linea di tutto l’occidente per i decenni futuri. Non si tocca il nodo cruciale perché ci sono troppi egoismi e interessi multinazionali in ballo.

Gli immigrati sono discriminati rispetto agli italiani? Ecco il programma Lega-5 Stelle. Non avranno diritto alle misure di sostegno al reddito. Il cosiddetto ‘reddito di cittadinanza’, in realtà è un sussidio di disoccupazione (privo di copertura finanziaria) riservato soltanto agli italiani, vale a dire fumo negli occhi. Lo stesso vale per le integrazioni alle pensioni più basse. E gli asili nido gratuiti? Solo per le famiglie italiane. Sottolineato italiane, evidenziato famiglie. Passa il ‘prima gli italiani’ di Salvini e il Movimento 5 Stelle (ossia Casaleggio&Associati che tirano le fila) lo accetta. E per la prima volta un programma elettorale mette nero su bianco il numero di immigrati da espellere: 500mila. Per le persone da cacciare, Lega e 5 Stelle pensano di istituire dei centri di detenzione, uno in ogni regione italiana. Le norme per la richiesta dell’asilo vengono rese molto più dure, di fatto impossibili se si pensa all’idea di costringere il richiedente asilo a fare domanda nel proprio Paese. Tu scappi da un regime autoritario e ti devi rivolgere a quel regime per chiedere di ottenere asilo in Italia. E ancora, procedure di espulsione rapide e un trattamento giuridico speciale. “Occorre poi prevedere specifiche fattispecie di reato che comportino, qualora commessi da richiedenti asilo, il loro immediato allontanamento dal territorio nazionale” è scritto.

Il semplice fatto che Lega e Movimento 5 Stelle abbiano sottoscritto non un programma ma un ‘contratto’, firmato dai due partiti davanti a un pubblico ufficiale, denota una concezione privatistica della politica in contrasto netto con la democrazia e con la libertà.

Non è tutto. Drammaticamente concreto è l’attentato alla Costituzione per introdurre il vincolo di mandato dei parlamentari. La Costituzione repubblicana figlia della Resistenza al nazi-fascismo fa della libertà di deputati e senatori da qualsiasi vincolo di mandato uno dei suoi capisaldi per garantire libertà e democrazia. La ragione è intuibile. Un deputato il cui destino fosse legato alla fedeltà al partito con cui è stato eletto, si ridurrebbe a essere un mero esecutore delle scelte di chi quel partito comanda. Del resto, quali libertà di azione avrebbe un parlamentare a cui venisse imposto, se volesse presentare un disegno di legge, di ottenere il consenso congiunto dei capigruppo dei due partiti? Fantasie? No, lo prevede il ‘contratto’. Del ‘comitato di conciliazione’ nella bozza definitiva si dice poco. Il ‘contratto’ prevede, dopo le polemiche passate, non un passo indietro ma un semplice rinvio a successivi accordi per la definizione della sua composizione. Rimane inalterato il principio: sui temi di interesse principale e ogni volta che ci saranno contrasti, sarebbero i partiti a decidere. Il Governo e il Parlamento sarebbero svuotati delle loro prerogative, ridotti a esecutori di volontà altrui, eterodirette da interessi inconfessabili.


Riferimenti:

Magaldi: i falsi amici dei migranti che hanno piegato l’Italia

Fonte: http://www.libreidee.org/2018/07/magaldi-i-falsi-amici-dei-migranti-che-hanno-piegato-litalia/

Se ci sarà la possibilità che possa finire, un giorno, la tragedia dell’immigrazione nel Mediterraneo, lo si dovrà a Matteo Salvini – non certo ai finti progressisti che oggi lo contestano in modo violento e squadristico, pretendendo che ad accogliere i migranti sia la sola Italia, cioè il paese che il sedicente centrosinistra ha ridotto in bolletta, piegandosi ai signori europei del rigore e dello spread. Gioele Magaldi, presidente del Movimento Roosevelt e battistrada del cantiere politico per il “partito che serve all’Italia” (tavola rotonda a Roma il 14 luglio), difende a spada tratta il neo-ministro dell’interno. Tutte le polemiche pretestuose contro Salvini, premette Magaldi a “Colors Radio”, finiscono per portare acqua al suo mulino. «Se si è intellettualmente onesti, non si possono attribuire a Salvini aggettivi come xenofobo, razzista o fascistoide. Cos’ha fatto, Salvini? Quale sarebbe la sua grave colpa? Ha semplicemente costretto l’Europa a farsi carico, finalmente, di un problema che è europeo, prima che italiano». Tra parentesi: cos’hanno fatto, i governi precedenti, per il benessere dei derelitti, dei torturati e degli oppressi del continente africano? Assolutamente nulla: «Non c’è stata nessuna preoccupazione per la condizione di vita di queste persone, nemmeno quando dimoravano nel loro paese prima di essere costrette a fuggire». Diritti umani, questi sconosciuti: i finti progressisti vorrebbero che se ne facesse carico il solo Salvini, dopo che loro hanno ignorato per decenni il dramma dell’Africa?

Campioni mondiali di ipocrisia, i buonisti nostrani. Magaldi li definisce progressisti “sedicenti, finti, fasulli”. Se hai davvero a cuore i diritti umani – insiste – dovresti preoccuparti di farli rispettare innanzitutto nei paesi d’origine dei migranti. E invece, Gioele Magaldinessuno di quelli che oggi fanno la morale a Salvini ha mai lanciato «neppure una proposta politica, in sede nazionale ed europea, per un Piano Marshall risolutivo delle problematiche gravissime in cui versano parecchi popoli e Stati». Piuttosto s’è detto “fateli entrare, li accogliamo tutti in Italia”. Ammette Magaldi: Piacerebbe anche a me, la formula “accogliamoli tutti”, perché vorrebbe dire che l’Italia sarebbe in salute. Ma sarebbe un’altra Italia, impegnata a «fare piena occupazione, tutelando la dignità dei salari e delle pensioni, e quindi delle persone», cioè un paese «senza precarietà né disoccupazione, con un grande piano di opere pubbliche per rigenerare le infrastrutture». Allora la musica cambierebbe: «In quel caso sarebbe la benvenuta, la nuova manodopera da ogni paese, per essere inserita nel tessuto sociale italiano. Allora sì che tutti ne sarebbero contenti. Invece – sottolinea Magadi – siamo in un paese dove ci è stato raccontato da decenni che abbiamo “vissuto al di sopra delle nostre possibilità” e campato “sulle spalle delle future generazioni”». E’ per questo, ci viene ripetuto a reti unificate, che si applicano politiche di feroce austerità e «bisogna stare entro i parametri paranoidi offerti da quattro tecnocrati fasulli che lavorano per conto terzi nelle sedicenti istituzioni europee».

Questo è il contesto italiano di oggi: «Devi tirare la cinghia e stare attento ai numeri del bilancio, non puoi più fare spesa pubblica né gestire la tua moneta». La facoltà di spesa, ovviamente, permetterebbe di «risolvere crisi economiche importanti e dare nuova occupazione, ammodernare il paese e dare fiato all’economia». E in questa situazione catastrofica cosa si fa? «Si ammette una immigrazione che – in termini marxiani – fa aumentare l’offerta di manodopera poco qualificata». Marx l’avrebbe definito “esercito di riserva del capitale”, quello formato dagli immigrati, costretti a fare lavori sottocosto facendo quindi diminuire ulteriormente «la capacità di contrattazione dei lavoratori italiani, peraltro già sottopagati, precarizzati e sbattuti fuori dai posti di lavoro». E questo, aggiunge Magaldi, sarebbe il modo giusto di concepire un grande slancio umanitario a favore dell’umanità derelitta? E bravi finto-progressisti: non paghi di aver affossato l’Italia con l’euro-crisi, ora Thomas Sankaravorrebbero che il paese si accollasse – da solo – anche la disperazione degli africani, senza peraltro aver mai fatto niente di buono per l’Africa.

«A Salvini manca ancora la “pars construens” progressista», riconosce Magaldi, secondo cui «il Movimento Roosevelt la suggerirà alla Lega, ai 5 Stelle al governo gialloverde di Conte». La proposta? Un Piano Marshall per l’Africa e per il Medio Oriente, andando a risolvere i problemi alla fonte. «Ecco perché abbiamo immaginato nell’autunno a Milano un evento nel segno di Thomas Sankara». Il leader sovranista del Burkina Faso, assassinato nel 1987, sarà accostato a Carlo Rosselli, ideologo del socialismo liberale, e al premier svedese Olof Palme, promotore del più avanzato welfare progressista. Due europei e, non a caso, un centrafricano come Sankara: «Un grande statista africano – lo tratteggia Magaldi – le cui idee sono utili oggi, ancor più che ieri quando Sankara viveva, prima di essere brutalmente ucciso». Comunque, se Lega e 5 Stelle non hanno ancora dimostrato «uno slancio decisamente progressista» come quello dimostrato da Sankara – fautore di un’Africa libera, sovrana ed economicamente indipendente, non più sfruttata dall’Occidente post-coloniale – lo stesso governo Conte ha però fatto registrare un primo passo importante: costringere l’Unione Europea ad affrontare in modo serio, cioè collegiale, una tragedia come quella dell’emigrazione africana.  Di fatto, Salvini ha detto: visto che questo dell’immigrazione è un problema europeo, sarà bene che il resto dell’Europa smetta di fingere che sia soltanto un guaio che ricade sulle spalle della sola Italia.

«Le altre nazioni fanno come credono – aggiunge Magadli – ma nessuno dà dei razzisti xenofobi ai governanti spagnoli e francesi che sparano sui migranti, alzano muri e prendono a calci la gente alle frontiere». Aggiunge Magaldi: «In sostanza, Salvini ha detto: bene, per far capire che l’Italia finalmente ha un governo degno di questo nome, noi chiudiamo i porti. Non accettiamo più di farci carico da soli di questo problema, lo dobbiamo condividere in sede europea». E questo, sottolinea Magaldi, non lo fai con le chiacchiere: lo fai con i fatti. Per esempio: chiudendo i porti. «Salvini ha mostrato i muscoli, e il risultato deve far riflettere i finti progressisti: proprio la chiusura dei porti italiani ha indotto a più miti consigli questi ipocrici governanti europei che poi gridano alla “deriva fascistoide e xenofoba dell’Italia”. Questi sono i fatti, il resto sono chiacchiere». La crociata contro Salvini? «Oggi non ha senso spacciare la falsa moneta per cui, se si viene dalla Lega o dall’area del sedicente centrodestra, si è comunque sempre sotto esame di presunto fascismo o presunta xenofobia, mentre se si viene dal centrosinistra si è pronti per la santificazione umanitaria», conclude Magaldi. Troppo comodo, anche perché «il cosiddetto centrosinistra e il cosiddetto centrodestra, negli ultimi 25 anni, hanno fatta a gara nel non occuparsi dei diritti umani – né degli italiani, né tantomeno degli immigrati, che spesso vivono in condizioni infelici, di illegalità e sfruttamento».

Soros: ‘Io sono un Dio, ho creato tutto, controllo tutto’

Scritto da: Gregorio
Fonte:http://www.italianosveglia.com/soros_io_sono_un_dio_ho_creato_tutto_controllo_tutto-b-104317.html

Il globalista George Soros in un’intervista con il britannico Independent, ha ammesso che probabilmente assomiglia con un “po’ ” di fantasia ad un Messia.

Il globalista George Soros ha ricevuto molta attenzione di recente. In un’intervista con il britannico Independent, ha ammesso che probabilmente assomiglia con un “po’ ” di fantasia ad un Messia.

Ormai ottantenne, è meno preoccupato di tenere tutto sotto controllo. Ha detto invece che “ha iniziato a viverlo” questo controllo…

Ha sicuramente messo in pratica molte delle sue idee. Soros supporta una varietà di cause liberali e progressiste e non ha paura di parlarne:

“MI SONO IMMAGINATO COME UNA SPECIE DI DIO …” HA DETTO. “HO PORTATO CON ME ALCUNE FANTASIOSE FANTASIE MESSIANICHE FIN DALL’INFANZIA, CHE SENTIVO DI DOVER CONTROLLARE, ALTRIMENTI AVREBBERO POTUTO METTERMI NEI GUAI.” QUANDO È STATO CHIESTO DAL QUOTIDIANO BRITANNICO INDEPENDENT DI APPROFONDIRE TALE AFFERMAZIONE, SOROS HA RADDOPPIATO : “È UNA SPECIE DI MALATTIA QUANDO TI CONSIDERI UNA SPECIE DI DIO, IL CREATORE DI TUTTO, MA ORA MI SENTO A MIO AGIO DA QUANDO HO INIZIATO A VIVERLO”.

I suoi appelli alla democrazia e alla partecipazione alla società hanno suscitato critiche perché includono in particolare persone di colore, immigrati, rifugiati e musulmani.

L’immigrazione musulmana negli Stati Uniti e nei paesi europei è una costante preoccupazione, da qui il presunto ruolo che George Soros ha assunto per loro la funzione di simbolo e capro espiatorio. È chiaro che sta usando i suoi soldi per costringere i paesi ad accettare immigrati musulmani e ad aprire i loro confini I suoi obiettivi di aumentare la partecipazione “democratica” sono visti sempre più come la spinta a reclutare gli elettori di sinistra.

“I SEGUENTI OBIETTIVI FORMANO L’IMPALCATURA DEL LAVORO DEI PROGRAMMI STATUNITENSI”. UNA DEMOCRAZIA AMERICANA RAFFORZATA DA UNA MAGGIORE PARTECIPAZIONE SIGNIFICATIVA, PRATICA INCLUSIVA E RESPONSABILITÀ. “L’ OBIETTIVO STRATEGICO SI ALLARGA SU QUESTO, CHIEDENDO” PIENA PARTECIPAZIONE POLITICA, ECONOMICA E CIVICA DEGLI IMMIGRATI E DELLE COMUNITÀ DI COLORE SMANTELLANDO LE BARRIERE E RAFFORZANDO I CONDOTTI PER OPPORTUNITÀ.”

Sostiene un approccio elite globalista a problemi come la crisi dei rifugiati, dicendo che ogni paese dovrebbe accettare la responsabilità di aiutare e chiedere all’ONU di assumere un ruolo guida nella distribuzione della responsabilità. Per gli europei che preferirebbero i confini chiusi, questo è  come chiedere un’invasione.

LA MIGRAZIONE MUSULMANA “È STATA IL PIÙ GRANDE MOTORE DI CRESCITA DEMOGRAFICA NELL’INSIEME DELL’UE DALLA METÀ DEGLI ANNI ’90”, UN RAPPORTO PUBBLICATO DALL’UNIONE EUROPEA PER GLI STATI DI COOPERAZIONE E SVILUPPO ECONOMICO. “STA PER DIVENTARE L’UNICO.”

Soros sembra veramente una minaccia per la stabilità dell’Europa e non solo.

 

Il denaro nel percorso spirituale

Fonte: http://www.salvatorebrizzi.com/2018/05/il-denaro-nel-percorso-spirituale.html

Il denaro è il compenso che riceviamo per aver fatto qualcosa per il mondo. Non dobbiamo infatti concentrarci sullo sforzo per ottenere denaro, ma dobbiamo rispondere alla domanda: «Qual è l’attività che più mi piace svolgere e che posso offrire come mio dono per il mondo?». Il mondo ha bisogno che tu diventi una persona di successo ed è un tuo dovere rispondere a questa chiamata.

Il denaro di per sé non ci farà diventare grandi, ma è il mezzo che possiamo utilizzare per compiere cose grandi. Per fare questo dobbiamo però risolvere un paio di meccanismi che si trovano radicati nel nostro inconscio:

1)   L’avidità di denaro, che ci fa credere di aver bisogno di cifre sempre più consistenti, perché la famosa “sicurezza economica” è come la linea dell’orizzonte nel deserto: una linea immaginaria, impossibile da raggiungere all’esterno di sé. L’avidità deriva dalla paura di morire.

2)   Il senso di colpa riguardo al denaro, quello che ci fa pensare: il denaro è la radice di tutti i mali, il denaro è il demonio, il denaro è responsabile delle guerre, il denaro rende disonesto chi lo possiede, non si può diventare ricchi e rimanere puri e piacere a Dio. Questo meccanismo INCONSCIO fa sì che colleghiamo ogni guadagno che vada oltre la mera sopravvivenza, all’azione del male dentro di noi.

Io qualche vero ricco in passato l’ho conosciuto (di quelli che entrano da Louis Vuitton e comprano un intero scaffale) e vi posso assicurare che non sono avidi di denaro. Lo usano, lo apprezzano, lo sfruttano, ma non ne sono avidi, perché non vivono nella paura. E sono così non perché appartengono a un’altra specie, ma perché sono stati educati fin da piccoli a concepire in questo modo il denaro. Non sono stati educati né alla paura di rimanerne senza, né al senso di colpa per averlo. E quei pochi – meno di quel che pensate – che si sono arricchiti pur essendo avidi… prima o poi perderanno ciò che hanno… e nel frattempo saranno vissuti nella paura di perderlo. Se insieme alla ricchezza non c’è anche serenità interiore non si può parlare di vero benessere, altrimenti potremmo prendere come esempi anche i boss mafiosi, ma credo che nessuno di voi si sentirebbe felice nel condurre quel tipo di vita.

 

Noi vogliamo amare il denaro come si ama – o si dovrebbe amare – il proprio partner: con gioia, con ammirazione, con trasporto… ma senza attaccamento, senza possesso, senza paura di poter perdere l’oggetto del nostro amore. Questo è un amore che rende libere entrambe le parti e fa sì che continuino ad attrarsi.

Esiste un approccio “verticale” al denaro, che va oltre le comuni concezioni:

1)   Il denaro può essere amato, ma non posseduto;

2)   Il denaro non va combattuto, né bisogna combattere per esso;

3)   Il denaro va rispettato, ma non idolatrato;

4)   Il denaro serve per migliorare il mondo;

5)   Del denaro si può disporne a piacimento pur senza sentirlo proprio;

6)   Il denaro serve a realizzare obiettivi, ma non è l’obiettivo;

7)   Il denaro diviene veramente nostro solo quando non ne sentiamo più il bisogno.

In un mondo che ha una disperata necessità d’aiuto non possiamo limitarci a guadagnare i soldi che ci servono per arrivare a fine mese e permetterci una vacanza all’anno. Questo è il vero egoismo. Questo significa pensare unicamente a se stessi e alla propria famiglia, utilizzando come scusa la povertà e il desiderio di rimanere onesti. Più soldi significherebbe anche più responsabilità nei confronti del mondo, e in fondo poche persone vogliono portare questo fardello.

Non costruite pozzi in Africa perché siete poveri o siete poveri perché non usereste mai i soldi per costruire pozzi in Africa? Non avete grandi obiettivi perché siete poveri oppure siete poveri perché non avete grandi obiettivi?

Nelle scuole del futuro insegneranno che il denaro deriva dall’amore per la propria missione di vita. Il denaro verrà considerato uno strumento spirituale, attraverso il quale ogni persona potrà misurare se stessa, ossia il suo rapporto profondo con la paura e con il senso di colpa. Analizzando il loro rapporto con il denaro le persone saranno in grado di portare alla luce ciò che si nasconde nel loro inconscio. Il denaro, infatti, non mente mai.

Non il desiderio di fare soldi, bensì una visione straordinaria guiderà i nostri figli… che saranno i ricchi del futuro, non grazie, ma nonostante i loro genitori. Il denaro servirà a convogliare la luce dell’anima all’interno della materia, permettendole di manifestarsi appieno attraverso il compimento d’una particolare missione.

Come gli abusi fisici si trasmettono da una generazione all’altra a causa dell’esempio del genitore che viene registrato nei muscoli e nelle ossa del bambino – il bambino abusato diventa infatti spesso a sua volta un abusatore – allo stesso modo, il rapporto disfunzionale che i genitori hanno con il denaro viene registrato e tramandato ai figli. Un appello ai genitori: non crescete i nuovi poveri che poi verranno consolati da papa Francesco, piuttosto crescete i nuovi ricchi che con la loro influenza cambieranno anche la politica e aiuteranno il mondo a crescere.

Correggere il proprio atteggiamento nei confronti del denaro contribuirà a sistemare quasi ogni aspetto della vita.

Billy Graham (1918-2018, famoso predicatore americano e consigliere spirituale per 12 presidenti degli Stati Uniti, da Harry S. Truman a Barack Obama)

Non abbiate paura: l’umanità all’epoca di Bob Kennedy

Fonte: http://www.libreidee.org/2018/06/non-abbiate-paura-lumanita-allepoca-di-bob-kennedy/

Esattamente 50 anni fa, nella notte tra il 5 e il 6 giugno del 1968, veniva ammazzato Robert Kennedy. Con lui si spegneva una stagione politica americana fatta di lotta per i diritti, per un mondo più inclusivo ed egualitario. Il suo omicidio arrivava dopo quello del fratello John (1963), quello di Malcolm X (1965) e quello di Martin Luther King (1968). La sua mancata corsa alla presidenza ha mutato il destino di un’America che oggi sarebbe molto diversa da com’è. E possiamo tranquillamente dire che sarebbe migliore. Per chi volesse ripercorrerne la storia, “Netflix” ha pubblicato una serie in 4 episodi. “Bob Kennedy for president”, il passato che è futuro. In quest’epoca di democrazie claudicanti è bello vedere questa serie: si racconta un’epoca storica in cui le democrazie occidentali erano nel loro fiore, dove si credeva nel potere dei diritti, dove i diritti avevano un appeal, dove si lavorava per unire, migliorare, superare vecchi schemi, verso un futuro in cui l’umanità era in grado di prendersi per mano per crescere.

Fu un’epoca soppressa nel sangue, ma che portò con sé un’onda lunga di sogni e di battaglie. Fino a qualche anno fa tutto ciò che era razzista, violento, guerrafondaio veniva visto anche come vecchio, destinato al superamento e alla scomparsa. Sembrava naturale ipotizzare un progresso tecnologico che andasse a braccetto con un progresso civile, culturale, economico e sociale. Negli ultimi anni tutti i fantasmi del passato hanno ripreso concretezza. Il razzismo è tornato in voga, la guerra sembra una necessità, i diritti sembrano un ingombro per un neoliberismo che come una macchina impazzita divora tutto ciò che incontra. Eppure ci sono segnali. Sarà che Urano è entrato in Toro, ma credo che l’epoca di Robert Kennedy stia tornando.

Chi era Robert Kennedy? Che sogno portava avanti? Come è stato infranto questo sogno e da chi? Tutto viene raccontato attraverso materiali d’epoca in un viaggio in un passato che è futuro. I semi possono attendere in un vaso per anni, ma quando il giardiniere si ricorda di loro, li può prendere, seppellire e in un attimo li vedrà germogliare. Il progresso è un fatto di memoria, la memoria innanzitutto della sua possibilità.

(Paolo Mosca, riflessione sulla memoria di Bob Kennedy proposta in “Ricordiamo Bob Kennedy a 50 anni dall’assassinio”, sul blog del Movimento Roosevelt il 6 giugno 2018, e nel post “Bob Kennedy for president, il passato che è futuro”, sul blog “Mosquicide”).

 

Il Governo blocchi il tentativo francese di impossessarsi di Unicredit, fondendola con la storicamente problematica SocGen! (ricordando il caso Fincantieri-STX)

Scritto da: Mitt Dolcino
Fonte:https://scenarieconomici.it/bloccare-fusione-unicredi-sg/

Eccoli gli “amici” francesi, sempre pronti ad approfittarsi dei vicini. Quando l’AD Mustier arrivò in Unicredit, a seguito del colpo di stato del 2011 contro l’Italia, fu chiaro a tutti come un ex legionario francese, ufficiale dell’esercito franco, si dice vicinissimo ai servizi segreti d’oltralpe che E. Letta invece certamente conosce benissimo visto che lavora per la loro Università a Parigi, fosse funzionale a portare in Francia tutto quello che era possibile da Unicredit. Ed in effetti fu così: i fondi Pioneer, tra i più grandi del mondo vennero venduti a chi? Credit Agricole, il governo Renzi incredibilmente bloccò la contro-offerta di Poste Italiane! Bank Pekao – la filiale polacca, un gioiello – venne invece costretta alla vendita dalla Polonia, imponendo unilateralmente limiti di solvibilità della casa madre inarrivabili per l’istituto di Piazzale Cordusio che l’EU si guardò bene dal contestare come avrebbe dovuto (fosse capitato a DB si sarebbe mossa anche la Bundesbank).

Oggi il tentativo è quello di fare il colpo gobbo e portarsi via tutto, fondendo Unicredit con SocGen, la problematica  banca francese che ricordiamo era quasi fallita nel 2009 nel post caso Kerviel, su cui aleggiamo moltissimi dubbi oltre all’ombra dei – appunto – servizi segreti francesi [che Mustier dovrebbe conoscere molto bene] per salvarla (vedasi LINK e LINK). [Mustier proviene da SocGen e fu coinvolto direttamente nello scandalo Kerviel, vedasi LINK]

Purtroppo il nostro team lo aveva già previsto, con terribile precisione (sigh).

E possibile che l’AD di Unicredit abbia il mandato di vendere la nostra prima banca ai Francesi?

Ora, Di Maio deve fare attenzione in quanto si gioca il primo asso ossia la sua credibilità: ha detto che vuole mantenere occupazione in Italia, bene, faccia attenzione che se SocGen comprerà Unicredit l’occupazione a termine se ne andrà dall’Italia [la sede] così come l’ossigeno – i finanziamenti – per le PMI italiane. Dunque, bisogna bloccare il tentativo di fusione cambiando il management di Unicredit (stesso discorso andrà fatto a breve anche per Assicurazioni Generali, progressivamente depauperata dei suoi asset da managers costantemente francesi [ed anzi molto vicini a Vincent Bollorè, che voleva portarsi via Telecom Italia per un tozzo di pane] che non sembrano – mia opinione – essere attenti agli interessi dell’Italia).

Sarebbe – a volerlo fare – molto facile bloccarli: basterebbe invocare le stesse regole ASIMMETRICHE utilizzate dai francesi per evitare che Fincantieri comprasse STX, con la differenza sostanziale che STX prima era già di proprietà straniera (coreana).

Di più, va indagato il passato di Mustier e la sua eccessiva vicinanza se non direttamente appartenenza ai servizi segreti francesi. Parimenti, vanno verificate tutte le vendite effettuate da Unicredit sotto la sua direzione (…).

Salvini e Di Maio si trovano col primo banco di prova, pesante. Certo, Parigi ha fretta di chiudere la partita Unicredit prima che il governo prenda forma e possa reagire, ossia prima che il governo abbia grip sulle banche e sul sistema, anche se penso che il Ministro Tria e Paolo Savona sappiano bene come operare per evitare la debacle.

La sostanza è semplice: L’Italia NON può permettersi di perdere Unicredit, punto e finito. A voler bloccare il tentativo non sarebbe difficile sventare il colpo, basta volerlo fare. Ed appoggiarsi a professionisti seri che vogliano fare l’interesse del paese, non svendendolo a basso prezzo come successo negli scorsi anni.

In ogni caso Mustier non è secondo chi scrive opportuno che resti al suo posto, a maggior ragione a fronte di queste notizie di stampa (…). L’italianità di UNICREDIT è un problema strategico per l’Italia, non solo economico. Ricordo infatti che non è solo la Germania ad aver messo il bastone fra le ruote all’Italia, cercando di fare il sacco di Roma e dintorni. Angela Merkel i risolini nel 2011 non li faceva da sola. E le frontiere francesi verso l’Italia – contravvenendo ai più basilari principi dell’EU – le hanno sigillate Hollande e Macron, non Roma. Senza dimenticare Bardonecchia…

MD