Le foreste di pietra e di fossili

Fonte: “Then he changed the new forest to rocks”
Traduzione: http://andreamulas.wordpress.com/

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Alcune leggende hanno un fondo di verità, esistono infatti nel nostro mondo differenti “foreste di pietra” che si sono formate attraverso la sostituzione della materia organica da parte di quella inorganica, processo che richiede milioni di anni. Una delle più famose è la Petrified Forest in Arizona in cui resti di alberi appartenenti al Giurassico hanno subito lentamente la infiltrazione di silicio tanto da assumere la consistenza della roccia.

Anche in una delle terre più antiche del Mediterraneo, la Sardegna, si trovano questi luoghi magici. Il panorama italiano offre la possibilità di incontrare una di queste bellezze patrimoniali anche in Liguria. Nei pressi di  Livorno è, infatti, presente una foresta di pietra con un età di ben 10 milioni di anni. Qui gli alberi sono stati coperti da silice e quarzo cristallino, la cosa più incredibile è che l’anatomia delle piante rimane invariata dalla mineralizzazione.

La foresta di Dunarobba, vicino ad Avigliano, non è un esemplare di foresta pietrificata, ma un cimitero dalle sembianze lunari di conifere giganti fossilizzate che un tempo (3 milioni di anni fa ) raggiungevano anche i 30 metri di altezza. Un altro esempio di foresta fossilizzata è quella di Lesbo antica quasi 20 milioni di anni. Una caratteristica che la accomuna a quella di Dunarobba è la verticalizzazione dei reperti fossili

Falkland, Thatcher: «Invasione stupida»

Fonte: http://www.lettera43.it/cronaca/falkland-thatcher-invasione-stupida_4367577932.htm

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L’invasione delle isole Falkland da parte dell’Argentina il 2 aprile 1982 colse di sorpresa Margaret Thatcher, convinta che le autorità di Buenos Aires non avrebbero mai «neanche pensato di fare una cosa così stupida».
MATERIALE SCOTTANTE. È quanto emerge dai documenti resi pubblici dal governo britannico dopo 30 anni, e riferiti dalla Bbc.
Secondo uno storico citato dall’emittente britannica, si tratta «del materiale più scottante» che sia stato declassificato negli ultimi tre decenni.
MOSSA STUPIDA. «Non mi sarei mai, mai aspettata che gli argentini invadessero le Falkland. Era un’azione così stupida da fare, come hanno dimostrato gli eventi, una cosa così stupida persino da pensare di fare», disse Thatcher nella sua audizione a porte chiuse davanti alla Falkland Islands Review Committee, presieduta da Lord Franks, nell’ottobre 1982 di cui la Bbc online ha pubblicato il 28 dicembre degli estratti.
PRESSIONI SULLA FRANCIA. Inoltre è emerso che la Thatcher fece pressioni sulla Francia affinché non consegnasse al Perù un carico di missili Exocet, nel timore che venissero usati dall’Argentina contro le navi britanniche durante la guerra delle Falkland.
Sebbene i rapporti tra Londra e Parigi fossero all’epoca amichevoli, Thatcher dietro le quinte fece dure minacce all’allora presidente francese François Mitterand, affermando che se la Francia avesse consegnato i missili – di produzione francese e contro i quali le navi della marina di Sua Maestà non avevano alcuna difesa – l’intera alleanza tra i due Paesi avrebbe sofferto «conseguenze disastrose».
Mitterand accontentò Thatcher e due settimane più tardi l’Argentina si arrese.
PRONTA A CESSIONE SOVRANITÀ. Margaret Thatcher era pronta a scendere a patti con l’Argentina riguardo alla sovranità delle Falklands, se i suoi abitanti fossero stati d’accordo.

Un Natale Armato

Scritto da: Padre Alex Zanotelli
Fonte: http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/1005-un-natale-armato

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Spesso sentiamo parlare di tutto nei telegiornali, dalle cravatte dei reali alle code per acquistare un telefonino. Alcune cose fondamentali, però, ce le dicono di soppiatto, oppure non ce le dicono proprio. A questo proposito, pubblichiamo una lettera di padre Alex Zanotelli, che c’illumina sull’ennesimo insulto fattoci dal nostro parlamento, col complice silenzio della Chiesa.

Il 10 dicembre eravamo a Roma davanti al Parlamento per protestare contro la Riforma delle Forze Armate voluta dal Ministro della Difesa, l’ammiraglio Di Paola. I rappresentanti dei movimenti per la pace erano stretti attorno a una gigantesca bandiera della pace che occupava la larghezza dell’anti-piazza davanti al Parlamento. Eravamo lì per chiedere ai Parlamentari di non votare la Riforma delle Forze Armate.

Tutto inutile!

 

Quel pomeriggio il Parlamento ha definitivamente approvato il disegno di legge delega. La Destra ha votato compatta a favore, nonostante avesse appena sfiduciato il governo. Il PD, nonostante alcune voci contrarie, ha pure votato a favore. Unico partito contrario:IDV. Un amaro regalo di Natale questo che il governo Monti ci lascia prima di dimettersi.

 

Un regalo alla casta dei militari, alla lobby dei mercanti di morte. La riforma infatti ci costerà nei prossimi dieci anni, l’astonomica cifra di 230 miliardi di euro!

 

La Legge  autorizza le Forze Armate a riorganizzarsi in proprio in dodici mesi con una delega, per ora in bianco. Inoltre questa Legge prevede un taglio di 43 mila addetti sia militari come civili nei prossimi dieci anni.

 

La cosa però che sorprende è che i soldi risparmiati rimangono al Ministero della Difesa per l‘ammodernamento ‘ dell’esercito. Mentre per la Spending Rewiew  di Monti, i soldi risparmiati avrebbero dovuto rientrare nel Bilancio dello Stato. Ed invece saranno usati per comperare i nuovi sistemi d’arma.

 

In poche parole il Ministro della Difesa avrà un miliardo di euro in più all’anno da spendere in nuove armi! Inoltre la nuova legge prevede che gli enti locali dovranno rimborsare il Ministero della Difesa per gli interventi di soccorso e prima emergenza come terremoti e alluvioni.

Tutto questo avviene mentre la crisi economica lascia senza lavoro centinaia di migliaia di lavoratori e non ci sono soldi per il welfare, per la sanità, per la scuola , per il terzo settore.

 

Assistiamo attoniti al tradimento del governo Monti e dei partiti.

 

E mentre è passata in tutta fretta la Riforma della Difesa(se ne parlava da vent’anni!), non si è fatto nulla per la Riforma della Cooperazione, che è l’altra faccia della medaglia! E questo nonostante che ci sia un ministro cattolico, A. Riccardi, alla Cooperazione Internazionale.(E’ da vent’anni che girano in Parlamento proposte di riforma della Cooperazione internazionale che è ormai ridotta ai minimi termini!). Nel 2000 l’Italia aveva promesso all’ONU che avrebbe versato lo 0,7% del suo PIL per sconfiggere la povertà. L’Italia , all’ultimo posto nella graduatoria, ha disonorato in questi dodici anni gli impegni presi arrivando allo 0,2% del PIL mentre spende il 2% del PIL in armi.

 

Siamo giunti così alla follia di spendere, lo scorso anno ,26 miliardi di euro (dati SIPRI) a cui bisogna aggiungere 15 miliardi di euro per gli F-35. Si tratta di 41 miliardi di euro: una vera e propria manovra! Nessun taglio alle armi, anzi la Difesa avrà un miliardo in più da spendere nell’acquisto di sofisticati strumenti di morte. Mentre  il governo Monti ha tagliato fondi alla scuola, alla sanità, al terzo settore.

 

Mi amareggia il silenzio della Conferenza Episcopale Italiana. Altro che ‘pace in terra agli uomini di buona volontà’ che è il cuore del messaggio natalizio.

Il nostro paese sceglie ancora una volta la via della morte invece della vita.

E’ un Natale amaro, un Natale ‘armato’.

 

 

Una nuova tecnologia per produrre energia elettrica sfruttando le vibrazioni della linea ferroviaria

Fonte: http://www.improntaecologica.it/

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Chiunque di noi si sia trovato nei pressi di una linea ferroviaria si è accorto non solo del frastuono che un treno produce, ma anche dell’immensa vibrazione che si ripercuote a terra durante il suo passaggio.
Orbene, alcuni ricercatori Stony Brook University (nello Stato di New York, Stati Uniti) hanno messo a punto un sistema denominato Mechanical Motion Rectifier grazie al quale l’enorme energia sprigionata dai treni sotto forma di vibrazioni può essere convertita in energia elettrica.
Senza addentrarci in aspetti troppo tecnico-scientifici si può dire che il sistema riesce a catturare dai binari ferroviari le vibrazioni oscillatorie irregolari per poi trasformale in movimento unidirezionale che può così essere utilizzato per produrre energia elettrica.
Lo scopo non è assolutamente quello di autoalimentare i treni, bensì “solo” (si fa ovviamente per dire) gli impianti presenti sulla linea ferroviaria come possono essere, ad esempio, i semafori o i passaggi a livello.
Conti alla mano, sembra che se applicata solo nello Stato di New York, il risparmio in bolletta si aggirerebbe attorno ai 10 milioni di dollari l’anno, mentre la riduzione in termini di emissioni di CO2 potrebbe arrivare a circa 3.000 tonnellate l’anno.
Mica male…

NATALE 2012

 

 

LA REDAZIONE AUGURA A TUTTI BUON NATALE!

CI RIVEDIAMO IL 27 DICEMBRE…..(sempre che non ci sia la fine del mondo…..)

 

LA DISINTEGRAZIONE DEL PROGETTO OLISTICO

Scrotto da: Gianni Tirelli
Fonte:http://www.oltrelacoltre.com/?p=14947

Foto: David Bohm

“Il cammino che ci conduce alla comprensione della verità, è sgombro da personalismi, pregiudizi e preconcetti, e da ogni attenuante addotta a giustificazione delle nostre debolezze, convinzioni e dipendenze. Diversamente, ogni nostra scelta e ragionamento, sarà incapace di produrre quell’appagamento trascendente sublimato dalla conoscenza, generatrice di espansione spirituale, deputato alla comprensione della Vita, come dono supremo, e della morte, come necessaria, ineludibile e principio di felicità eterna.”

L’universo infinito, procede, scorre, ed E’, proprio in virtù di meccanismi perfetti e sincroni che non consentono né concedono errori, anomalie, squilibri, intrusioni e degenerazioni, previa la loro rimozione, soppressione ed eliminazione. Pertanto, l’interpretazione, il giudizio sui motivi e le cause della fine del pianeta, è duplice – ha due punti di vista.

Il primo è di natura relativa, umana e terrena (visione egocentrica), condizionato dallo spirito di autoconservazione, livello di consapevolezza, stato di coscienza, fede religiosa e definito dalla realtà del presente. Il secondo fa capo a un “Tutto Assoluto e imperturbabile” (visione di insieme) che si aggiorna e si ricompone in tempo reale, ristabilendone l’equilibrio originario, e prescindendo da tutti quegli effetti (che noi definiremmo, catastrofici) prodotti sulla singola parte dall’attuazione del suo automatismo di ricostruzione compensativa; il prezzo dovuto all’ARMONIA COSMICA, perché il DISEGNO PRIMIGENIO proceda e scorra inalterato, e Sia come sempre è stato.

 

Una posizione filosofica basata sull’idea che le proprietà di un sistema non possano essere spiegate esclusivamente tramite le sue componenti. Un sistema “olistico”, dove la sommatoria funzionale delle parti, è sempre prioritaria in assoluto, della somma delle prestazioni delle parti prese singolarmente.

Un tipico esempio di struttura olistica è l’organismo biologico, perché un essere vivente, in quanto tale, va considerato sempre come un’unità-totalità non esprimibile con l’insieme delle parti che lo costituisce. E questo vale per il concetto di universo.

 

Nota esplicativa

Per quanto l’olismo nasca in Occidente soltanto nel XII secolo con il Panteismo di Spinoza, esso fonda le filosofie orientali sin dal XIII secolo a.C. Le filosofie-teologie indiane sono infatti tutte olistiche, e l’olismo è uno degli elementi di base di tutta la speculazione orientale, quale si ritrova anche in Cina nel Taoismo, che si origina nel VI secolo a.C. circa. Quindi, la sua identificazione e definizione ha luogo in Occidente con grande ritardo, solamente dal XX secolo basandosi su una tradizione che è riferibile soltanto al Neoplatonismo (III-VI secolo) e in particolare in Plotino (III secolo). Tradizione assai debole quindi nel mondo giudaico-cristiano, se si esclude, appunto, Baruuch Spinoza e prima di lui Giordano Bruno.

Spinoza con un’originalissima interpretazione della Bibbia si oppone al dualismo cartesiano con il suo Panteismo (Dio è il Tutto). Più tardi, in qualche misura, anche J.W. Goethe che raccoglieva suggestioni mistico-olistiche del pensiero tardo-medievale può essere considerato un olista. Egli traduce infatti nella sua “teoria dei colori”, dove la luce bianca (come sommatoria dei differenti colori dell’iride) non sarebbe considerabile come mera somma delle frequenze elettromagnetiche dei suoi componenti, un concetto olistico che il Romanticismo tende a rivitalizzare.

 

Krishnamurti sostiene che ognuna delle nostre coscienze individuali è una manifestazione dell’intera coscienza umana, con tutta la sua storia, le sue percezioni e interazioni con la natura. Quindi l’osservatore è la cosa osservata.

 

In un intervista dell’ottobre 1989, riguardo ai problemi sociali, David Bohm vede il mondo come un luogo pieno di problemi, lacerato da divisioni e conflitti tra gruppi e individui, tra l’uomo e la natura, e pensa che molti di questi problemi potrebbero essere risolti se ci focalizzassimo sulla totalità invece che dare un valore supremo alle parole. Lo scienziato crede che si potrebbe attuare un drammatico cambiamento della società se anche solo pochi individui fossero capaci di realizzare questo spostamento di ottica, perché, secondo la sua teoria, la coscienza è già interconnessa con tutte le altre coscienze.

Dice David Bohm

-Pensiamo che il nostro approccio frammentario alla realtà non sia un problema perché molti di noi hanno l’assunzione metafisica inconscia che la natura sia fatta di parti separate. L’occhio è una parte, l’orecchio un’altra parte e queste parti interagiscono.

Io faccio l’ipotesi che la realtà non sia fatta così. Se hai qualche problema agli occhi l’ipotesi corrente è che il problema nasca in quella parte. Ma potrebbe non essere così. Potrebbe avere origine nell’intero corpo, nella mente, nella società. Per esempio il problema potrebbe essere lo stress o l’inquinamento. La società che abbiamo creato causerà un deterioramento in ogni genere di parte. Puoi riparare le parti contemporaneamente, ma è come spingere l’inquinamento a monte mentre cerchi di rimuoverne dei pezzi a valle. ?L’inquinamento stesso è un tipico approccio frammentario. Forse è l’esempio che colpisce di più. Ognuno fa le sue cose, guadagna la sua parte di denaro e produce il suo prodotto, e quindi aggiunge la sua parte di inquinamento. E poiché il mondo è finito, tutti questi piccoli pezzi si influenzano l’uno con l’altro, così il suolo e l’aria sono avvelenati, i pesci muoiono e il clima cambia.

L’idea di scavare miniere e di saccheggiare il sottosuolo per ricavarne dei “beni” e, come conseguenza, di generare dei prodotti secondari non desiderati (spazzatura!), deriva da un punto di vista atomistico: la gente’ e i gruppi si pensano come atomi separati. Un gruppo ha voluto produrre bombolette spray e non ha pensato ai risultati. Tutto quello di cui si preoccupavano era di fare delle bombolette e dei frigoriferi, questa era la loro piccola parte.

Ma è saltato fuori che il gas fuoriesce e attacca l’ozono. Un altro gruppo brucia carbone per produrre energia: questa è la loro piccola parte. La gente dell’Amazzonia dice che brucia la foresta solo per ottenere un po’ di terra da coltivare. I russi facevano dell’energia nucleare per risolvere i loro problemi, ma Chernobyl è scoppiata e ne è risultato un danno per tutto il nord Europa. Nessuna di queste attività prende in considerazione il fatto che tutto è interconnesso dinamicamente. Le nazioni fanno finta di essere sovrane ma quando il clima cambierà, ci sarà la carestia dappertutto. La gente qualche volta parla del Tutto o tenta di creare delle organizzazioni come le Nazioni Unite, ma è solo un finto atto servile nei riguardi del Tutto: in realtà alle Nazioni Unite non è permesso di fare nulla di serio.

Quello che realmente ci importa sono le nostre divisioni. Queste divisioni avrebbero senso se effettivamente il mondo fosse fatto di parti e se le parti fossero indipendenti, ma non lo sono, e così il nostro modo di procedere è una forma di auto inganno-

Dall’intervista di Bohm ad oggi, sono trascorsi ben 24 anni, e non solo non è cambiato nulla nella coscienza degli individui, ma questo processo di disgregazione dissociativa individuale egocentrica, si è amplificato in forma parossistica. Al punto tale da rendere vano e impraticabile ogni altro ipotetico intervento di riconversione, finalizzato a ristabilire quell’equilibrio interattivo che definisce  le logiche e le regole imperiture e imperturbabili del Disegno Trascendente.

Sarà dunque il punto di vista del “Tutto Assoluto e Imperturbabile”, a decidere la sorte della Terra e dell’umanità!

 

 

Sorpresa: nel 2013 Italia guiderà ripresa Europa

Fonte: http://www.wallstreetitalia.com/article/1474102/crisi-dura/sorpresa-nel-2013-italia-guidera-ripresa-europa.aspx

Per David Owen, capo economista di Jefferies International ancora sei mesi di tempo e il conto per le follie del passato sarà saldato. Sarà Roma a sorprendere di più. Madrid invece capitolerà.

Londra – Poco importa se la Spagna si trova a un passo del fossato, mentre l’Italia è ancora lì in cerca di risposte sul dopo Monti. Per David Owen, capo economista presso la società di investimento Jefferies International, ancora sei mesi e il conto per le follie del passato sarà saldato. A suo avviso l’Europa, anche quella della periferia, riuscirà a voltare pagina a partire dalla seconda metà del 2013.

“Se penso all’Eurozona, non mi aspetto che ci sia una svolta in grande stile in termini di ripresa del Pil l’anno prossimo; ma allo stesso tempo ritengo che diventerà più chiaro a tutti che è in atto un recupero“, spiega l’esperto convinto che mentre la Spagna dovrà firmare la sua resa e chiedere gli aiuti, l’Italia sorprenderà guidando la ripresa (insieme alla Germania).

Anche Peter Westaway, responsabile economista europeo di Vanguard, scava un solco fra Roma e Madrid quando osserva che la prima non dovrà richiedere assistenza a differenza della seconda che è in una sorta di limbo fino ad aprile 2013.

Le incombenze del rifinanziamento del debito pubblico nella prossima primavera a suo avviso non lasceranno spazio di manovra alla Spagna. Per l’Italia invece sarà un’altra storia, solo a patto che la crisi di governo che sfocerà nelle elezioni anticipate di febbraio non capitolerà su candidati non adatti al loro compito.

Dall’altra parte se anche gli analisti dell’agenzia americana Moody’s hanno confermato settimana scorsa il rating sovrano dell’Italia a livello Baa2, due note sopra il livello junk, qualcosa vorrà pur dire.

Gli esperti hanno deciso di mettere in stand by qualsiasi azione su Roma, spiegando che le turbolenze politiche italiane che hanno portato alla caduta del governo tecnico avranno implicazioni limitate sul rating del paese solo perché il grosso dell’agenda Monti sulla riforma del mercato del lavoro e sulle liberalizzazioni dei servizi “è già stato approvato dal Parlamento”. Ma la palla è ancora in campo. Meglio non lasciarsi andare a facili lusinghe di autocompiacimento.

Pianificazione strategica della spesa per sprecare meno cibo

Fonte: http://www.soloecologia.it/17122012/pianificazione-strategica-della-spesa-sprecare-meno-cibo/4831

Gli italiani sono un popolo generoso e pronto a regalare cibo, come dimostrano ogni anno in occasione della Colletta alimentare, ma anche propensi allo spreco. Pare impossibile, ma anche in questi periodi in cui la maggior parte dei cittadini fatica a sbarcare il lunario con lo stipendio o la pensione, una quantità impressionante di cibo finisce nella spazzatura. Nel nostro paese ogni anni passano dal piatto ai cassonetti 6,5 milioni di tonnellate di prodotti alimentari, che equivalgono a 176 chilogrammi di cibo sprecato pro capite, e il 42% degli sprechi non è creato dall’industria o dalla distribuzione, ma dai privati cittadini. Intendiamoci, non siamo gli unici nel mondo “ricco” a sprecare alimenti – basti pensare che nel mondo si buttano annualmente 1,3 miliardi di tonnellate di derrate alimentari, un quantitativo che basterebbe per nutrire quattro volte i 900 milioni di persone che soffrono la fame.

La regola numero uno per non sprecare cibo è sicuramente quella di non esagerare in sede di acquisto. La maggior parte di noi sono abituati a fare la spesa una volta la settimana per comodità. Sembra un sacrificio andare nei negozi ogni giorno, ma è un modo per evitare di comprare più del necessario. Occorre imparare a fare la spesa con una vera e propria strategia manageriale: andare al mercato o al supermercato con una lista della spesa redatta con minuzia e precisione dopo aver analizzato l’effettivo contenuto della dispensa e del frigorifero. E poi attenervisi con fermezza, evitando di farsi guidare dall’istinto.

Un’altra regola importante, che fa bene sia al portafoglio che all’ambiente, è quella di pianificare in anticipo il numero dei pasti settimanali e la loro composizione, calcolando bene i quantitativi di materia prima necessari per le porzioni.

Al di là di tutto è importante riconoscere che lo spreco del cibo si staglia su un problema di fondo di capitale importanza: il nostro stile di vita è sproporzionato all’ambiente in cui viviamo: consumiamo molto di più di ciò che la Terra riesce a rigenerare. Per mantenere l’attuale livello dei consumi, nel 2050 saranno necessarie le risorse di tre pianeti!

L’Euro non ha finito di far danni, è solo in pausa

Scritto da: Roger Bootle
Fonte: The Telegraph
   Traduzione: http://www.oltrelacoltre.com/

 

Potrà essere l’Italia, la Spagna, il Portogallo o la Grecia, ma tra poco uno di questi paesi  riaccenderà i timori sulla sopravvivenza dell’euro.

Raramente un tale malumore è stato così ampiamente condiviso. Dopo la Dichiarazione d’autunno della scorsa settimana, è come se una nuvola nera fosse calata sul paese. Per molti, l’unico raggio di luce sembra essere il fatto che la crisi dell’euro pare finita. Di conseguenza, da qui in avanti c’è la speranza di una miglior crescita per l’Europa.

Questo punto di vista è fuorviante – sotto due aspetti.  In primo luogo, questa  particolare specie di animale non è morto, ma semplicemente sta dormendo. Il riemergere di un’ instabilità politica in Italia mette in evidenza uno dei principali punti deboli della zona euro, mentre l’economia dell’intera zona è un disastro, un po’ ovunque. Non so se sarà l’Italia, la Spagna, il Portogallo o la Grecia, ma sono sicuro che uno di questi paesi riaccenderà tra breve i timori sulla sopravvivenza dell’euro.

In secondo luogo, ma più importante, l’idea che la sopravvivenza dell’eurozona sia un motivo di ottimismo è, credo, profondamente sbagliata. L’euro è parte del problema, non la soluzione.

«Perché dobbiamo produrre più cibo anche se 1,4 miliardi di adulti sono sovrappeso?»

Fonte:http://greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=19437

 

di Kanayo F. Nwanze, presidente dell’International fund for agricultural development (Ifad). L’intervento alla Food security 2012 conference

Prima di iniziare il nostro dibattito di questa mattina, vorrei proporvi alcune domande per rimuginarle. Perché oggi stiamo parlando di intensificare la produzione agricola, quando produciamo già abbastanza cibo per ogni uomo, donna e bambino sul pianeta? Perché stiamo parlando di intensificazione quando un terzo del cibo prodotto nel mondo finisce tra i rifiuti? Quando il 57% del raccolto potenziale delle colture commestibili non è disponibile per il consumo? Se circa il 40% del mais prodotto quest’anno negli Stati Uniti  sarà utilizzato per i biocarburanti e circa il 90% della soia del mondo sarà consumata dagli animali anziché gli esseri umani? Perché stiamo parlando di intensificazione quando, secondo le nostre stime più prudenti, almeno il 20% delle colture prodotte nell’Africa sub-sahariana si deteriora dopo il raccolto perché non può essere immagazzinato in modo sicuro? Perché abbiamo bisogno di produrre più cibo quando 1,4 miliardi di adulti sono sovrappeso?

Sì, è vero che la popolazione mondiale è in crescita, e che abbiamo più bocche da sfamare che mai. Ma oggi, a livello globale, non c’è penuria di cibo. E ci sono tutte le ragioni per credere che domani saremo ancora in grado di produrre cibo a sufficienza. E tuttavia è anche vero che oggi circa 870 milioni di persone hanno a malapena abbastanza cibo per sopravvivere. Se ci concentriamo sull’intensificare la produzione senza affrontare i veri problemi per ottenere cibo dove serve, di superare la povertà e di porre fine a questi livelli scandalosi di deterioramento degli alimenti e dei rifiuti, allora non riusciremo mai a risolvere il vero problema, che è quello di assicurare che ogni bambino, donna ed uomo abbiano accesso al cibo di cui hanno bisogno per vivere una vita piena e produttiva.

Vorrei essere chiaro. C’è la necessità di intensificare la produzione di colture, ma c’è bisogno soprattutto bisogno di piccoli agricoltori, che oggi non producono nemmeno abbastanza cibo per sé stessi e per le loro famiglie. Si tratta di piccoli proprietari che devono essere in grado di raddoppiare o addirittura quadruplicare la produzione in modo da poter sfamare sé stessi e le loro comunità. E devono essere in grado di farlo in modo sostenibile. Questo è il contesto in cui dobbiamo discutere intensificazione sostenibile.

Frasi come “sustainable intensification function” sono molto utilizzate tra gli esperti di sviluppo, ma hanno anche la tendenza a trasformarsi nel corso degli anni, diventando così ampie che perdono il loro significato preciso. Tuttavia, per quelli di noi che lavorano, giorno per giorno, allo sviluppo agricolo, l’intensificazione sostenibile non è un costrutto teorico. E’ vero, è una filosofia piuttosto che un diverso metodo operativo. Ma si tratta di una filosofia che da molti anni guida il nostro lavoro nel settore e ha prodotto notevoli, qualcuno potrebbe anche dire miracolosi, risultati.

Quindi, piuttosto che impantanarsi da un dibattito sulla semantica, vorrei proporre la concezione dell’Ifad dell’intensificazione sostenibile, come la stiamo applicando sul campo e i risultati che stiamo osservando.

L’intensificazione sostenibile inizia con i tre pilastri dello sviluppo sostenibile: economico, ambientale e sociale. E’ lo sviluppo che rispetta e risponde alle condizioni locali, ambientali o culturali, in modo che la terra non diminuisca, né le risorse di base vengano impoverite. E’ massimizzare l’uso dei processi naturali e degli ecosistemi e ridurre l’uso eccessivo di fertilizzanti inorganici esterni. E, con un mondo in rapido riscaldamento che sta presentando agli agricoltori livelli più elevati di incertezza, integra anche la gestione del rischio e l’adattamento ai cambiamenti climatici.

Per l’Ifad, l’intensificazione sostenibile integra approcci convenzionali per aumentare la produttività con un focus molto forte sulla gestione del suolo e dell’acqua e in generale con i sistemi di produzione agricola. Punta ad integrare i cicli dei nutrienti utilizzando le colture, gli animali e gli alberi. Si avvale di una gestione integrata delle specie nocive. Promuove la crescita del settore agricolo che è integrato negli ecosistemi piuttosto che di prelievo, in modo che la terra possa sostenere le future generazioni di agricoltori.

Qui, vorrei anche far notare che, quando si parla di sistemi di allevamento, stiamo parlando di piccoli sistemi di allevamento. Dagli anni ’90, i piccoli produttori sono stati al centro del discorso iniziale intensificazione sostenibile, ed oggi devono restare al centro dei nostri sforzi per garantire la sicurezza alimentare nei Paesi in via di sviluppo. Questi argomenti non sono una novità, ma vale la pena ripeterli. In tutto il mondo ci sono circa 500 milioni di piccoli agricoltori, che sostengono circa 2 miliardi di persone. In Africa, l’80% di tutte le aziende agricole sono di piccole dimensioni. La maggior parte dei piccoli agricoltori nei Paesi in via di sviluppo sono poveri. Molti sono acquirenti netti di cibo. Questi piccoli agricoltori sono una risorsa enorme e sottoutilizzata. Hanno il potenziale per svolgere un ruolo significativo per la sicurezza alimentare a livello locale, nazionale e regionale. Hanno il potenziale per costruire vivaci comunità rurali. Ma oggi, centinaia di milioni di piccoli agricoltori sono emarginati e sognano per se stessi una vita migliore in città.

E’ questa povera popolazione rurale, sia i piccoli agricoltori che allevatori, pescatori o pastori, con i quali  lavoriamo, che non solo può aumentare la produzione, ma farlo in un modo da nutrire la terra, migliorando il loro businesses e rafforzando i loro legami con i mercati in modo che questi agricoltori possano nutrire, educare i propri figli ed investire nella crescita delle proprie comunità. In effetti, lo sviluppo dell’agricoltura su piccola scala porta a comunità sostenibili, perché quando i piccoli proprietari hanno i soldi assumono aiutanti locali, acquistano prodotti locali, mangiano cibo locale e bevono anche birre locali. In altre parole, stimolano le economie locali, a maggior vantaggio delle economie nazionali.

Permettetemi di farvi alcuni esempi di intensificazione sostenibile che svolgiamo sul campo. 20 anni fa, i campi intorno al villaggio di Batodi, in Niger, erano quasi sterili. Un progetto sostenuto l’Ifad ha lavorato con gli agricoltori locali per rilanciare e migliorare la pratica tradizionale di utilizzare “pozzi di impianto” e “mezze lune” per recuperare il terreno degradato. Le buche vengono scavate prima delle piogge. Raccolgono e conservare le precipitazioni ed il ruscellamento. Le “mezze lune” sono argini di terra a forma di semicerchio. Sono molto più grandi dei pozzi e vengono utilizzati anche per captare l’acqua piovana. Oggi, i campi intorno Batodi hanno una densità di alberi per fattoria di quella che avevano 20 anni fa. Il terreno è più fertile e gli alberi forniscono foraggio per il bestiame. Ci sono prove che suggeriscono le tecniche di raccolta dell’acqua ricaricano le acque sotterranee, con aumento dei livelli di acqua dei pozzi. Come risultato, gli abitanti hanno potuto far crescere orti intorno ai piccoli pozzi. Nel 2011, il Paese aveva 10 orti intorno ai pozzetti e diversi orti sono diventati permanenti, il che significa che le colture vengono coltivate durante tutto l’anno.

Di conseguenza, gli abitanti dei villaggi che hanno accesso a questi orti sono più in grado di far fronte agli anni di siccità rispetto a quelli che non vi hanno accesso. Eppure, il progetto stesso in realtà è finito nel 1996. Ma quando il nostro staff è tornato all’inizio di quest’anno ha scoperto che i contadini continuavano ad utilizzare le tecniche che erano state introdotte più di 16 anni prima e, quando hanno chiesto se erano morti bambini durante la carestia del 2011, gli è stato detto che tutti erano sopravvissuti. Per quelli di noi che lavorano per lo sviluppo, la capacità dei poveri di coltivare il cibo e nutrirsi durante una delle peggiori siccità a memoria d’uomo, utilizzando semplici tecniche di raccolta dell’acqua tratte da un progetto di 16 anni prima, si qualifica come un miracolo. Tuttavia, a volte mi preoccupo quando sento parlare di miracoli, perché implicherebbe l’esistenza di una singola azione che possiamo intraprendere che può magicamente produrre cibo sufficiente a sfamare tutte le persone in tutto il mondo, garantendo al contempo che le persone più povere del mondo possano guadagnare più il denaro e non avere fame. Dobbiamo smetterla di inseguire un approccio one-step fixes. Non esiste una bacchetta magica, una formula segreta. Non esiste un metodo universale per l’intensificazione sostenibile. Ma ci sono molte soluzioni e variabili che, su misura per le realtà di una regione specifica, o anche di un villaggio specifico, e sostenute dalle politiche necessarie e dalle istituzioni, sono in grado di trasformare l’agricoltura e di un processo di trasformazione della vita.

Intensificazione sostenibile richiede anche investimenti a lungo termine nella  ricerca e sviluppo, oltre ad efficaci partnership pubblico-private per portare i risultati dal laboratorio al campo. In effetti, lo State of Food and Agriculture, pubblicato la scorsa settimana dalla Fao, ha confermato che gli investimenti pubblici nella ricerca e sviluppo agricolo, nell’istruzione e nelle infrastrutture rurali produce rendimenti molto più elevati rispetto ad altre spese, sia in termini di miglioramento della produttività che di riduzione della povertà e della fame. Si tratta di una doppia vittoria. E’ stata la ricerca che ha prodotto il Quality protein maize. Il Qpm è stato ampiamente utilizzato dagli agricoltori e ha ridotto la malnutrizione tra gli adulti e bambini nei Paesi in via di sviluppo. E la ricerca ci ha dato una serie di nuovi strumenti, compresi la Marker assisted selection, il Marker assisted breeding, le colture di tessuti e le tecniche di salvataggio degli  embrioni. Questi offrono molti benefici. Possono aumentare la produttività, migliorare la tolleranza di semi e piante alla siccità, agli stress delle temperature e dei parassiti e fare un utilizzo più efficiente dei nutrienti. Ma dobbiamo riconoscere che la tecnologia, compresa la biotecnologia, è solo uno strumento. Non è un fine in sé.

La ricerca agricola deve soddisfare le esigenze degli agricoltori poveri, il che include la ricerca per migliorare i metodi esistenti che sono facilmente sostenibili e accessibili ai poveri. Come si può vedere dall’esempio del Niger, non è sempre la tecnologia più avanzata che ottiene le più grandi ricompense. A volte, il modo migliore per produrre cibo in un clima arido è quello di tornare alle origini, la costruzione di una diga di roccia per stabilizzare il suolo e raccogliere il deflusso delle acque, o la costruzione di cisterne per la raccolta dell’acqua piovana. In alcuni contesti, semplicemente ottimizzando gli approcci convenzionali, come l’uso di fertilizzanti e della micro-irrigazione, può portare a risultati eccezionali. Per esempio, in Africa solo circa il 6% del totale della terra coltivata è irrigata, rispetto al 37%  cento in Asia. Si stima che in Africa la sola irrigazione potrebbe far aumentare la produzione fino al 50%.

Allo stesso modo, un piccolo aumento dell’utilizzo di fertilizzanti organici o inorganici nell’Africa sub-sahariana potrebbe produrre notevoli miglioramenti delle rese perché gli agricoltori usano meno di 13 kg di fertilizzanti per ettaro. Questo a fronte di circa 73 kg in Medio Oriente e Nord Africa e dei 190 kg nell’Asia orientale e nel Pacifico. Anche nell’Asia orientale e nel Pacifico c’è un’ampia variazione dell’uso di fertilizzanti nei diversi Paesi. Ma è chiaro che, nei Paesi che hanno fatto per troppi anni un uso eccessivo di fertilizzanti, questo approccio potrebbe essere controproducente. La sfida, quindi, è quella di trovare il giusto equilibrio. La fertilizer micro-dosing technique sviluppata dall’Icrisat (International crops research institute for the semi-arid-tropics, ndt)  e dai suoi partner aiuta gli agricoltori a produrre più cibo senza sfruttare il terreno utilizzando un tappo di bottiglia per misurare piccole quantità di fertilizzanti a prezzi accessibili e, appunto, di immettere il fertilizzante con o nelle vicinanze il seme. Questa attenzione al dettaglio e l’enfasi sulla conoscenza dell’uso indiscriminato di prodotti chimici è un altro elemento centrale dell’intensificazione sostenibile.

Faccio anche l’esempio del System of rice intensification (Sri) che mira ad aumentare le rese nell’agricoltura irrigua senza fare affidamento sui fertilizzanti acquistati. Vari aspetti della tecnologia Sri sono stati adottati in tutto il mondo in via di sviluppo, dall’Africa all’Asia. L’Ifad è strettamente coinvolto nel tentativo di testare il Sri in paesi come il Rwanda e il Madagascar, dove è stato sviluppato negli anni ‘80. E, rispondendo allo scetticismo intorno al Sri, stiamo documentandone attentamente i risultati. Ho incontrato agricoltori in Rwanda la cui produzione di riso era più che raddoppiata con metodi Sri. Non sono sicuro se questo si qualifichi come un miracolo ai nostri occhi, ma per gli agricoltori la cui produzione e il reddito sono aumentato in modo così forte, vi posso assicurare che è miracoloso.

Come ho già detto in precedenza, la comprensione del contesto sociale è fondamentale per l’intensificazione sostenibile. Si consideri che gli agricoltori del mondo in via di sviluppo sono sempre più le donne. Eppure, in molte società le donne devono affrontare maggiori vincoli e hanno meno diritti rispetto agli uomini. E lavorano di più se si aggiunge il tempo necessario per le loro faccende extra, la custodia dei bambini e la cura della casa. E’ stato stimato che la produzione nelle aziende agricole femminili potrebbe aumentare di ben il 30% semplicemente dando alle donne lo stesso accesso che hanno gli uomini alle risorse agricole ed ai concimi esistenti. Gli studi indicano anche che quando le donne guadagnano soldi, sono più propense degli uomini a spenderli n cibo per la famiglia. In Costa d’Avorio, per esempio, un aumento di 10 dollari del reddito delle donne ha lo stesso livello di miglioramento per la salute e la nutrizione infantile di un aumento di 110 dollari del reddito degli uomini.

L’intensificazione sostenibile funziona solo se gli agricoltori sono disposti a cambiare le loro pratiche. Se un agricoltore non può portare utilmente sul mercato il suo surplus, non c’è alcuna ragione logica per produrre più di quello che la sua famiglia è in grado di immagazzinare o consumare. Non c’è alcuna motivazione per adottare tecnologie di miglioramento della produttività, in particolare quelle con costosi fertilizzanti esterni.

Per poter beneficiare dei nuovi mercati e rispondere alla nuova domanda, gli agricoltori non hanno bisogno solo di strade asfaltate se non sono in grado di resistere agli eventi meteorologici estremi più frequenti. Hanno bisogno di un accesso affidabile all’energia elettrica e all’acqua pulita. Hanno anche bisogno di migliori collegamenti ai mercati e alle informazioni. Hanno bisogno di buon  governo e di  politiche coerenti e prevedibili sul commercio. E, naturalmente, hanno bisogno di impianti per il trattamento e l’immagazzinamento. Come ho già detto in precedenza si stima che tra il 20 e il 40% della produzione agricola dell’Africa sub-sahariana dopo il raccolto vada persa a causa del deterioramento. Perdite post-raccolto su questa scala sono scandalose, in particolare in un continente in cui milioni di persone soffrono la fame. Una cosa che non ho toccato qui, che potrebbe essere esplorata ulteriormente nel nostro dibattito, è il fatto che alcune delle proiezioni per il fabbisogno alimentare futuro sono basate sulla produzione industriale intensiva, con una popolazione mondiale in più benestante che esige diete ricche di carne rossa, grassi animali e zuccheri. E’ questo il miglior percorso per la salute del pianeta e la salute delle popolazioni umane?

Quando discutiamo di quanto cibo in più abbiamo bisogno di far crescere, e su come crescerlo, facciamo in modo di porci le domande giuste. E ricordiamoci che è in gioco più del semplice aumento delle rese. Quel  che è in gioco è la sostenibilità delle economie rurali, la sostenibilità dei sistemi politici e la sostenibilità dello stile di vita per più di 2 miliardi di persone.