Santo Stefano

Fonte: http://cultura.biografieonline.it/santo-stefano/

Santo Stefano

L’etimologia del nome Stefano deriva dal greco e significa “incoronato”. Di Stefano, primo martire cristiano, non è nota con certezza la provenienza. Si pensa che sia di origine greca, oppure un ebreo conoscitore della lingua e della cultura ellenistica. Se è così, di sicuro Stefano è stato uno dei primi giudei che ha seguito il Cristianesimo, rivestendo il ruolo di Diacono di Gerusalemme.

Negli Atti degli Apostoli si legge infatti che viene affidato a Stefano il ministero diaconale, insieme ai discepoli Procoro, Filippo, Timone, Nicola di Antiochia e Parmenas. Stefano svolge questo compito con grande dedizione, mostrandosi particolarmente attivo nel convertire alla fede di Gesù gli ebrei della diaspora. Ma proprio gli ebrei ellenistici vedono in Stefano un nemico da sconfiggere, lo accusano di pronunciare parole blasfeme ed offensive nei confronti di Dio e Mosè, sobillando il popolo contro di lui.

Un giorno, mentre si trova al Sinedrio, gli ebrei si scagliano contro Stefano, cominciano a lanciargli pietre e lo trascinano violentemente fuori dalla città. Linciato dalla folla, una volta morto Stefano viene seppellito da alcune persone, che lo sottraggono alla furia indomita della gente. Intanto anche a Gerusalemme infuriano le persecuzioni contro i cristiani. La frattura tra la Sinagoga ebraica e la Chiesa fondata da Gesù diventa sempre più profonda, fino a quando si separano del tutto.

Santo Stefano

La morte di Stefano avviene tramite lapidazione, e presumibilmente si colloca nel periodo che segue la deposizione di Ponzio Pilato. Le reliquie di Santo Stefano, a causa delle razzie dei crociati, sono diffuse in tutta Europa, si dice che molti miracoli avvennero solo toccandole o visitando la tomba in cui era sepolto il Santo.

 

Alcuni resti di Santo Stefano (ossa del cranio) sono stati traslati nella cittadina pugliese di Putignano (Ba) per essere preservate dai saraceni, e questo avvenimento segna anche l’origine del Carnevale di Putignano, nel 1394. Il culto del protomartire Stefano è largamente diffuso ancora prima del ritrovamento delle sue reliquie, nel 415.

Chiese e basiliche dedicate a Santo Stefano sorgono un po’ dappertutto, soltanto a Roma se ne contano circa trenta. Siccome è uno dei primi martiri della Cristianità, la festa liturgica di Santo Stefano si colloca subito dopo la nascita di Gesù, il 26 dicembre. Durante la Messa il sacerdote veste di colore rosso, per ricordare che Santo Stefano è stato un martire.

In Italia ci sono quattordici Comuni che portano il nome di questo grande Santo. La tradizione lo raffigura con la “dalmatica” (il vestito indossato dai diaconi durante la liturgia) e lo lega alle pietre, essendo la morte avvenuta per lapidazione.

Per questo Santo Stefano si invoca in caso di calcoli renali ed è il protettore di muratori, tagliapietre, diaconi, fornaciai. Pare inoltre che sia invocato anche per guarire dal mal di testa. Fino al 1960, il 3 agosto di ogni anno, si festeggiava il ritrovamento delle reliquie di Santo Stefano. A Putignano, dove Santo Stefano è Patrono, si ricorda ancora questo avvenimento. Lo stesso fa la Chiesa ortodossa.

NATALE 2014

Immagine da: http://angeloweb.blogspot.it/

Christmas-Tree-Nature1

La redazione della Patatina Fritta augura a tutti i suoi lettori i migliori auguri di un sereno e felice NATALE

Ebola: la colpa dell’epidemia è del Fondo Monetario Internazionale

Scritto da: Olivia B.
Fonte: http://www.agoravox.it/Ebola-la-colpa-dell-epidemia-e-del.html

arton61292-ac635Le richieste del Fondo Monetario Internazionale per quanto riguarda il rigore bilancio hanno indebolito il sistema sanitario dei paesi africani più colpiti dal virus Ebola e hanno bloccato le capacità di dare una risposta coordinata e forte contro l’epidemia.

L’Ebola è colpa dell’Fmi? Complotto.

L’epidemia di Ebola è colpa del Fondo Monetario Internazionale.

Questa è la tesi di alcuni ricercatori del dipartimento di sociologia delle Università di Cambrige, Oxford e della London School of Hygiene and Tropical Medicine, in un articolo uscito su The Lancet lunedì 22 dicembre.

Gli stati che, secondo l’articolo, sarebbero stati colpiti troppo duramente dalle misure di austerità imposte dal FMI sono la Guinea, la Liberia e la Sierra Leone, i paesi che hanno avuto più perdite dovute proprio all’Ebola (oltre 7mila vittime).

«I programmi del FMI hanno contribuito ai problemi di mancanza di mezzi finanziari e di personale e alla scarsa preparazione dei sistemi di salute in questi paesi, ha detto Alexander Kentikelenis, sociologo di Cambrige. Secondo i ricercatori i tagli dovuti alle richieste del FMI sono arrivati proprio quando, nel 2013, questi paesi ne avevano maggiormente bisogno.

E il Fondo Monetario Internazionale che dice? Un suo portaparola fa sapere che «dal 2009 i prestiti che il FMI accorda ai paesi in via di sviluppo sono senza interesse proprio per far sì che questi soldi possano essere spesi in salute e educazione». 

Frutta e verdura: con un consumo maggiore 20mila morti in meno

Fonte: http://www.informasalus.it/it/articoli/frutta-verdura-morti.php

frutta-e-verdura-con-un-consumo-maggiore-20mila-morti-in-meno_3939Basterebbe mangiare 200 grammi in più al giorno di frutta e verdura per evitare 20mila morti causate da malattie cardiovascolari. È quanto sostiene uno studio condotto dall’Istituto Agroter di Forlì.

Come spiega Roberto Della Casa, direttore di Agroter, docente di Marketing dei prodotti Agroalimentari all’Università di Bologna e uno dei massimi esperti nazionali sul mercato dei prodotti ortofrutticoli “l’aumento del consumo di 200 grammi al giorno di ortofrutta porterebbe ad un risparmio della spesa sanitaria per le sole malattie cardiovascolari, la prima causa di morte in Italia, di 1,5 miliardi di euro all’anno”.

Oggi un italiano consuma mediamente 303 grammi al giorno tra frutta e verdura. Nel 2000 la quota si attestava a 361 grammi. “L’ideale consumo di ortofrutta per una corretta alimentazione – si legge nella ricerca – dovrebbe essere oltre i 500 grammi. Se il calo dei consumi negli ultimi 15 anni non fosse accaduto si sarebbero potuti risparmiare ben 3,4 miliardi di euro oltre a prevenire 52.000 potenziali decessi da patologie cardiovascolari”.

Se si tornasse ai consumi del 2000, nei prossimi otto anni si avrebbero “risparmi collegati alle spesa sanitaria per le sole patologie cardiovascolari quantificabili in 3,3 miliardi di euro, mentre se si raggiungesse il traguardo più ambizioso, quello dei 503 grammi (+200 grammi) sempre nello stesso lasso di tempo, si potrebbe cumulare un risparmio di ben 8,9 miliardi di euro”.

Aglio nero: proprietà e benefici

Scritto da: Angela Ballarati
Fonte: http://www.naturopataonline.org/alimentazione/frutta-e-verdura/8780-aglio-nero-proprieta-e-benefici.html

aglio_nero_fermentato_benefici_proprietà

Aglio nero: proprietà terapeutiche, benefici e rimedi naturali

Aglio Nero: ne avete già sentito parlare? A quanto dicono racchiude le proprietà benefiche dell’aglio, una su tutte è antitumorale, senza gli inconvenienti, non di poco conto, dell’alitosi. C’è da crederci? Sentite qui…

L’aglio nero o black garlic si presenta come il comune aglio che conosciamo, bianco all’esterno, ma l’interno è una sorpresa: è nero … alcuni lo descrivono “come marcio”. Inizialmente ho pensato ad un ibrido, poi a una modificazione genetica, infine ho scoperto, che molto semplicemente e naturalmente (avverbio a me caro) l’aglio nero viene ottenuto facendo fermentare l’aglio e poi ossidare a temperatura di circa 30 gradi, senza l’uso di lieviti e muffe; un processo di circa 70 giorni. Durante questo periodo, gli spicchi anneriscono e acquistano una consistenza gommosa e un sapore dolciastro ma pieno come quello dell’aglio, meno pungente e senza il tipico odore. Anche se alcuni (io non l’ho ancora trovato e provato) riferiscono lo stesso sapore, altri rilevano un retrogusto di liquirizia … devo assolutamente provarlo!

Aglio nero provenienza e proprietà a confronto con l’aglio bianco

Nato in Corea nel 2004 e molto usato in Thailandia, si è diffuso in America ed anche in Europa; il motivo del suo successo è dovuto alle virtù dell’aglio unite ai minori “effetti indesiderati”. Ma vediamo, se oltre a potersi avvicinare alle persone ad una spanna dal viso senza ammorbarle, l’aglio nero mantiene le caratteristiche proprietà tipiche dell’aglio comune.

Aglio bianco:. cominciamo col dire che uno dei componenti più importanti e rappresentativi dell’aglio è l’allicina, un composto organico di zolfo a cui deve il caratteristico odore e che si libera quando gli spicchi o bulbi vengono tagliati, triturati o masticati. Contiene vitamine del gruppo B, vitamina A e C, zuccheri, lipidi, fitosteroli e mucillagini. L’aglio nero possiede numerose proprietà curative che lo hanno reso, nella tradizione, un vero e proprio farmaco: è antipertensivo, antiossidante (per il contenuto in vitamine, selenio e solfuri), antitumorale, antitrombotico, cardioprotettore, antielmintico (elimina i parassiti intestinali), chelante (facilita l’eliminazione dei metalli pesanti presenti nell’organismo), immunostimolante, combatte gli stati influenzali, è antibatterico, antisettico, abbassa il colesterolo, è diuretico … Insomma, una forza della natura!

Gli studi sui benefici dell’ aglio nero fermentato

Aglio nero. I risultati di recenti studi hanno messo in luce che la fermentazione dell’aglio nero aumenta alcune proprietà benefiche, per questo viene considerato alla stessa stregua di un integratore.

  • Diminuisce l’allicina, quindi diminuisce l’effetto antibatterico, ma aumenta la concentrazione di antiossidanti che proteggono il cuore, e con la loro azione antinvecchiamento aiutano ad eliminare i radicali liberi diminuendo l’incidenza tumorale.
  • E’ risultato, da ricerche condotte in Giappone, più efficace della versione bianca, nella riduzione delle dimensioni delle masse tumorali.
  • Il calcio presente è superiore, di ben 7 volte, a quello dell’aglio bianco.
  • Contiene il doppio del fosforo, che contribuisce all’assorbimento del calcio, quindi utile per la formazione ossea ma anche per la vista, l’udito e l’olfatto.
  • La presenza di un composto solforoso denominato s-allylcycteine (SAC) lo rende utile per abbassare i livelli di colesterolo, riducendo uno dei fattori di rischio delle patologie cardiovascolari, e a differenza dell’allicina, viene assorbito meglio dall’organismo.
  • Risulta utile nel trattamento della psoriasi.
  • Sempre secondo gli studi condotti in Giappone, aumenterebbe la forza fisica riducendo l’affaticamento.
  • L’aglio nero migliora il metabolismo del glucosio.
  • Diminuisce i tempi di guarigione in caso di raffreddore.

Ho cercato di acquistare l’aglio nero sul web, l’ho trovato a 14 euro per 100 grammi, di provenienza coreana, si trova anche proveniente dalla Cina a prezzi diversi che spaziano da pochi euro, per un solo pezzo, a 30 euro per confezioni da più pezzi. A voi la scelta, aspettare che arrivi nei negozi di alimentazione naturale o provare online. Io insisto ancora un po’nei negozi specializzati.

Alla ricerca dell’aglio nero, continuiamo ad utilizzare in cucina il prezioso e benefico aglio bianco, ricordando che per attenuare il tipico e ammorbante alito possiamo privare lo spicchio del germoglio verde interno, che l’uso continuativo può portare odorizzazione dell’alito ma anche della pelle e che è controindicato per chi è affetto da ulcera o gastrite. A dosi elevate può indurre nausea, vomito e diarrea.

 

Ecodyger, per trasformare i rifiuti organici in compost a Km zero

Scritto da: Nicoletta
Fonte: http://www.soloecologia.it/01122014/ecodyger-per-trasformare-rifiuti-organici-in-compost-a-km-zero/7565

ECODYGERIl progetto Ecodyger è nato da un gruppo di startupper italiani con a capo Davide e Francesco Paolillo, imprenditori già operanti nel settore elettrodomestico e dell’automazione. Si tratta di un prodotto made in Italy e frutto di una ricerca durata tre anni e concretizzata con un brevetto a carattere mondiale. Il team di sviluppo è coordinato da un chimico nucleare esperto del comportamento del materiale organico affiancato da un fisico dei plasmi. Ha già vinto lo UK-Italy Nautical Innovation Award ed è stato segnalato da Il Sole 24 Ore come una delle tecnologie che permettono il riciclo di rifiuti organici alla fonte. Ne parliamo perciò volentieri sulle nostre pagine.

Quella di Ecodyger è una nuova tecnologia che riduce i rifiuti organici in una percentuale variabile dal 70% al 90% e restituendo solo una risorsa naturale. L’utilizzo di questo dispositivo ha un forte impatto sulla riduzione della cosiddetta carbon footprint, perché diminuisce drasticamente i volumi di raccolta, trasporto e conferimento dei rifiuti.

Cerchiamo di capire meglio. Il processo di trasformazione di Ecodyger produce due residui: uno solido e uno liquido. Il residuo solido (privo di cattivi odori, germi e batteri) può essere usato come concime naturale in tutte le attività agricole, di giardinaggio e in orticultura. Il residuo liquido è invece scaricato in fognatura come avviene per lavatrici e lavastoviglie.

Ecco alcune cifre significative: ogni anno in Europa si producono ben 252 milioni di tonnellate di rifiuti, il 35% di questi sono rifiuti organici, pari a 88 milioni di tonnellate. Se in tutta Europa si utilizzasse il processo di Ecodyger, riusciremmo a produrre oltre 60 milioni di tonnellate di rifiuti organici in meno e al loro posto quasi 10 tonnellate di utilissimo concime naturale a km zero.

Ecodyger oggi è disponibile nella versione professionale, concepita per chi produce molti rifiuti organici come ristoranti, hotel, ospedali, mense, ristorazione collettiva e supermercati. La versione domestica, molto più piccola, dedicata a bar e famiglie, è già in fase di test avanzati. L’obiettivo è di lanciarla sul mercato nel corso del 2015.

In Contatto con Altri Mondi – John Mack e Budd Hopkins, visioni a confronto del fenomeno Abduction

Scritto da: Maurizio Baiata
Fonte: http://mauriziobaiata.net/2014/12/14/in-contatto-con-altri-mondi-john-mack-e-budd-hopkins-visioni-a-confronto-del-fenomeno-abduction/

In questo articolo, la cui prima stesura risale a un paio di anni fa, cercavo di mettere in evidenza a semplice titolo divulgativo le conclusioni alle quali sono giunti John Mack e Budd Hopkins, grandi studiosi americani del fenomeno Abduction/Esperienze di Contatto. In particolare, mi soffermavo sulle teorie di Mack, lo psichiatra di Harvard, senza addentrarmi nei contenuti del suo secondo libro “Passport to the Cosmos”, inedito in Italia e su cui sto preparando un articolo ad hoc.

mack_02

 

Due grandi figure accomunabili, per il loro enorme contributo nel campo della ricerca sulle Abduction, i rapimenti alieni. Amici per lunghi anni, Budd Hopkins e John Mack. hanno collaborato e hanno condiviso la passione per questa tematica così ostica, si sono confrontati apertamente e senza mai assumere toni aspri, l’uno rispettoso del lavoro dell’altro. Accomunabili dunque per la rilevanza del loro lavoro, ma non per le visioni e le conclusioni, tra loro assai distanti.

Ibridazione umano/ET

Hopkins, famoso artista e ufologo newyorchese scomparso per cause naturali nell’Agosto 2011, dopo essere stato “ufologo” nel senso stretto del termine, ovvero ricercatore sul campo e inquirente sia indipendente sia collegato alle grandi organizzazioni private statunitensi del settore, aveva optato per lo studio del fenomeno Abduction, dedicandovi tutto se stesso. Era quindi giunto ad elaborare una teoria che ipotizzava come, alla radice degli incontri fisici fra esseri umani e creature aliene esistesse un progetto extraterrestre di ibridazione basato su incroci genetici. Dai dati derivati dal suo studio su centinaia di soggetti umani maschili e femminili emergeva un denominatore comune: gli organi sessuali rivestivano grande importanza. Sedati, ma coscienti di quanto loro accadeva, gli experiencers (persone che dichiarano di aver vissuto esperienze di contatto alieno) si ritrovavano misteriosamente sottoposti a esami medici che, quasi invariabilmente, riguardavano il loro apparato riproduttivo e, in particolare, l’estrazione di sperma e ovuli.Schermata 2014-12-14 a 16.34.54

Secondo la teoria di Hopkins e quella elaborata in parallelo da David Jacobs, docente di Storia alla Temple University di New York ed esposta in particolare nel  libro “The Threat”, il progetto alieno riguarderebbe soprattutto i soggetti femminili, che dall’età fertile fungerebbero da “contenitori biologici” dai quali verrebbe prelevato e alterato l’embrione fertilizzato con l’innesto di geni alieni. Successivamente, di questo feto gli ET seguirebbero lo sviluppo durante il primo periodo di gestazione in stato di “incubazione uterina”. Quindi, la procedura verrebbe portata a compimento  mediante l’asportazione del feto in circostanze che le donne e i medici che le visitavano hanno generalmente ricondotto a gravidanze isteriche. Per Budd Hopkins, tale processo di ibridazione umano/alieno si concluderebbe quando alla “madre”, in fasi successive della sua vita, viene mostrato il frutto del proprio grembo, che non potrà tenere per sé. Una visione agghiacciante delle finalità di un fenomeno di dimensioni planetarie.

Il pensiero di John Mack 

A questa visione si è posto in alternativa l’autorevole pensiero di un famoso psichiatra, nonché premio Pulitzer. Nei primi anni Novanta, ordinario di psichiatria alla Harvard University, John Mack fu sensibilizzato proprio da Budd Hopkins ad affrontare la questione da un punto di vista psicoterapeutico. Hopkins infatti intuiva l’esistenza di un qualcosa che andava al di là della mera presa d’atto materiale del fenomeno e Mack raccolse il suo invito a occuparsi delle esperienze di contatto. Dopo un decennio di studi su circa duecento casi, in quei pazienti il docente di Harvard non riscontrò disturbi mentali, altre patologie o abusi di sostanze e invitò la comunità accademica ad avviare una seria indagine scientifica.

Il frutto dei suoi studi fu raccolto nel fondamentale “Abduction: Human Encounters with Aliens” (“Rapiti – Incontri con gli Alieni” 1995, Arnoldo Mondadori Editore), nella cui introduzione Mack scrisse: “Un autore che s’imbarchi in un’avventura originale quanto la presente deve obbligatoriamente chiedersi se possano essere stabiliti dei legami con le sue opere precedenti. Nel mio caso, il filo conduttore è il tema dell’identità – ossia la volontà di scoprire chi siamo nel senso più profondo e più vero. In retrospettiva, questo obiettivo mi ha accompagnato sin dall’inizio, influenzando tanto le mie analisi cliniche dei sogni, degli incubi, delle motivazioni dei suicidi degli adolescenti, quanto le mie ricerche biografiche sui pazienti, gli studi sulla corsa alle armi nucleari e, più recentemente, sulla psicologia transpersonale. Sono arrivato alla conclusione che il fenomeno dei rapimenti ci costringa, se lo valutiamo seriamente, a riesaminare la nostra percezione dell’identità umana, a considerare chi siamo da una prospettiva cosmica”.

John Mack (foto © Stuart Conway 2002)

Una prospettiva che però, non interessava minimamente Harvard. In breve, davanti a Mack si parò il muro dell’istituzione e se il collegio accademico non lo bollò di eresia e processò come Galileo, egualmente lo accusò di cattiva condotta professionale. Non esistevano i presupposti per curare patologie del genere, sosteneva Harvard. Mack, reo di essersi allontanato dai criteri riconosciuti e dalle metodologie scientificamente fondate, dovette difendersi ricorrendo all’assistenza del formidabile legale di Los Angeles Daniel Sheehan e vinse la battaglia. Il collegio di Harvard dovette ammettere che i suoi studi avevano fondamento e gli consentì di proseguire il lavoro allargandone gli orizzonti e coinvolgendo nella ricerca trasversalmente docenti di Storia, Antropologia e altre discipline.

Un pioniere, dunque, del quale ci si sarebbe aspettati che altri avrebbero ripercorso il cammino. Invece, dopo la sua morte, la categoria professionale degli psichiatri e degli psicoterapeuti, con rare eccezioni, ha continuato a ignorare l’idea stessa di un tale fenomeno, se non per dire che i soggetti vivono in un costante delirio della loro personalità. Meglio dare del matto agli altri, piuttosto che mettere a repentaglio la propria carriera avventurandosi su un campo minato.

Le ragioni delle esperienze di contatto

Mack non escludeva affatto che gli alieni stessero conducendo un programma intergalattico di genetica, ma andava oltre. E affermava: “Si potrebbe pensare al progetto ibrido non tanto come al riflesso di un’opera di procreazione biologica o di colonizzazione, quanto all’evoluzione della consapevolezza. Ma per considerare questo, avremmo bisogno di mettere da parte la radicale scissione tra spirito e materia, o tra i mondi visibili o invisibili, che ha dominato sia la tradizione giudeo-cristiana che la scienza occidentale. Se potessimo ipotizzare un’integrazione tra coscienza e materia, o persino che le immagini fisiche o lo stesso mondo fisico siano una manifestazione di coscienza o spirito, l’apparente e a volte reale aspetto fisico del processo riproduttivo potrebbe essere visto come l’espressione concreta e fisica di un’energia o intelligenza cosmica, che risponde così al problema della minaccia alle forme di vita terrena, risultato dalla miopia umana e della sua capacità distruttiva. Ciò non vuol dire che gli alieni o gli ibridi non siano del tutto reali. Piuttosto, che il processo potrebbe verificarsi in gran parte su un altro regno, con una diversa frequenza vibratoria, una specie di limbo tra un regno e l’altro – né spirito né materia – che, per certi aspetti, può penetrare nel nostro mondo ed essere avvertito con tale vividezza da portare ad un’intensa convinzione e persino a sottili manifestazioni psichiche nei rapiti”.

John Mack è morto a 74 anni, non per cause naturali. È stato travolto da un’auto guidata da un ubriaco, il 28 Settembre 2004, a Londra, Inghilterra, dove si trovava su invito della T.E. Lawrence Society di Oxford, per tenere una conferenza su Lawrence d’Arabia. Anche in questo campo era una stella. Nel 1977 era stato insignito con il Premio Pulitzer per la sua biografia sul Colonnello Lawrence. Dopo la relazione pomeridiana Mack aveva accettato di intervenire nuovamente in serata. Al termine della conferenza e dopo una cena con gli amici, Mack percorreva a piedi la Totteridge Road diretto all’abitazione presso la quale soggiornava. Fu un attimo. Mack fu investito sulle strisce pedonali da una Peugeot 306 guidata da uomo in stato di ebbrezza, stando a quanto dichiarato dalla Polizia della capitale britannica. Qualcuno allora disse, forse per esorcizzare il sospetto di un omicidio, che Mack ricordava lo stereotipo del “professore fra le nuvole” e, dimentico del fatto che in Inghilterra si guida a sinistra, ha guardato nel senso di marcia sbagliato.

Passport

Va peraltro detto che con il suo lavoro era andato oltre. In “Passport to the Cosmos – Human Transformation and Alien Encounters” (White Crow Books/John Mack, 1999, inedito in Italia) aveva concluso: “Il fenomeno Abduction è soprattutto un’opportunità o un dono, una sorta di catalizzatore per l’evoluzione della coscienza nella direzione dell’emergente senso di responsabilità per noi stessi e per il futuro del pianeta”. Prima di morire stava scrivendo un libro di denuncia sui mali della guerra, sulle sorti di milioni di persone coinvolte in conflitti voluti da poteri forti e occulti, sul disastro ambientale e sul futuro del nostro pianeta. Questo, però, il destino non glielo ha consentito.

I geni? In futuro sara’ possibile accenderli e spegnerli col pensiero

Scritto da: Federica Vitale
Fonte: http://www.nextme.it/scienza/parascienza/8520-gene-controllati-pensiero

gene_menteUn nuovo dispositivo utilizza l’energia elettrica delle onde cerebrali di una persona per innescare un diodo a emissione luminosa che, a sua volta, attiva i geni a distanza. Più semplicemente, si tratta di un modo per attivare o disattivare un gene grazie semplicemente al pensiero. L’impianto, per il momento, è stato posizionato nei topi.

 

Il sistema, descritto sulla rivista Nature Communications, può eventualmente fornire a un gene la possibilità di essere controllato e dare delle risposte a specifici stati mentali di un individuo. Il dispositivo si basa sulla combinazione di due tecnologie ben note: la optogenetics, che utilizza proteine sensibili alla luce per controllare l’espressione genica, e un interfaccia cervello-computer che sfrutta i potenziali elettrici della materia grigia. “Questo lavoro è abbastanza impressionante“, ha dichiarato il biologo sintetico Timothy Lu del MIT. “Questa è la prima volta che ci si è spinti fino a questo punto con la combinazione di tali tecnologie“.

Martin Fussenegger, del Politecnico federale di Zurigo, che ha guidato la nuova ricerca, ha lavorato sui modi per controllare in remoto l’espressione genica. Il suo recente lavoro si è concentrato sulla creazione dei transgeni in grado di produrre proteine o segnali chimici all’interno degli impianti di cellule attivate dalla luce di una specifica lunghezza d’onda. Poiché gli impulsi nervosi nel cervello, catturati da un dispositivo EEG, sono elettrici, questa informazione può essere facilmente trasmessa ad una sorgente luminosa. Tali input neurali sono stati utilizzati per controllare i cursori, le protesi e anche le azioni ed i comportamenti degli animali in laboratorio. Ma “mai prima d’ora era stato possibile portare le onde cerebrali al livello di espressione e controllare la trascrizione di un gene“, ha detto Fussenegger.

Per progettare questo sistema, i ricercatori hanno creato un piccolo dispositivo impiantabile che conteneva le cellule sensibili alla luce nel vicino infrarosso, e un diodo che ha prodotto questa lunghezza d’onda. Se esposte alla luce, le cellule producono una molecola batterica che induce la sintesi degli interferoni. Le cellule sono state contenute all’interno di un dispositivo impiantato.

L’impianto è stato poi collegato ad un monitor in modalità wireless tramite un dispositivo Bluetooth, il quale ha catturato le onde cerebrali di un partecipante umano con un sensore EEG posto sulla fronte. Mentre controllavano l’attività cerebrale, i ricercatori hanno chiesto ai partecipanti di eseguire uno dei tre esercizi mentali previsti: giocare una partita di Minecraft per 10 minuti; controllare l’attività cerebrale in risposta alla luminosità di una visualizzazione a LED; o, semplicemente, rilassarsi, meditando o lasciando che le loro menti vagassero. “In tutti e tre gli stati mentali, il cervello ha prodotto diversi e specifici segnali”, ha spiegato Fussenegger. “Questi segnali EEG sono stati poi convertiti in valori che, sul LED, illuminavano le cellule” che erano contenute all’interno dell’impianto.

I dispositivi “optogenetics” stati quindi posti sotto la pelle dei topi, che si muovevano liberamente su una superficie che genera un campo elettrico in risposta al segnale EEG dello stato mentale di una persona. All’accensione delle onde cerebrali appropriate, la superficie ha trasmesso il segnale elettrico ad un ricevitore che alimentava il LED ad infrarossi. Con la luce accesa, i geni all’interno delle cellule sono stati espressi e le proteine secrete nel topo.

Fussenegger si aspetta che tale tecnologia possa essere pronta per le applicazioni sull’uomo, nel prossimo decennio. “Gli smartphone hanno batterie che possono funzionare come fonte di energia per il LED“, ha detto. “Potremmo avere un dispositivo impiantato da qualche parte nella testa. Dovrebbe trasmettere via Bluetooth a uno smartphone e questo potrebbe quindi alimentare l’impianto”.

Tali dispositivi sono “molto lungimiranti“, ha detto il biologo sintetico Matthew Bennett della Rice University, in Texas. “Sembra così futuristico e quasi folle, ma ci potrebbero essere malattie che potremmo controllare a seconda dello stato mentale di un individuo“. I trattamenti a base di tali impianti potrebbero essere “particolarmente interessanti per qualsiasi tipo di malattia del cervello in cui questo produce una firma patologica alle onde cerebrali, ad esempio nelle condizioni di dolore cronico o alcune forme di epilessia“, ha osservato Fussenegger.

Dopo l’euro, tutti in guerra?

Scritto da: Claudio Messora
Fonte: http://www.byoblu.com/post/author/admin

LaTerzaGuerraMondialeDellaMerkel

Nel 2011, quando sotto i colpi della crisi Monti e Papademos venivano incaricati di avviare l’invasione della Troika in Italia e in Grecia, Angela Merkel e Nicolas Sarkozy rilasciavano ai posteri due dichiarazioni inquietanti.

Se cade l’euro cade l’Europa. Nessuno prenda per garantiti altri 50 anni di pace in Europa“ [Angela Merkel]

L’Europa è il continente che ha conosciuto le guerre più barbare al mondo, e non sono accadute nel Medioevo, ma nel XX secolo, per ben due volte. […] Lasciare distruggere l’euro è prendersi il rischio di distruggere l’Europa. Colore che vogliono distruggere l’euro si assumeranno la responsabilità di riaccendere i conflitti nel nostro continente“ [Nicolas Sarkozy]

 

La permanenza nell’Euro veniva così legata allo spettro di un nuovo secolo di barbarie. Una minaccia più che velata, concordata e poi ventilata di proposito dalle due maggiori potenze nella UE.
Le grandi crisi sono sempre state foriere di pesanti conflitti armati. Del resto, come avevo ricordato nell’agosto 2012, ci eravamo già passati.

E oggi, che l’euro è più traballante che mai, l’Italia è pronta a modificare la sua Costituzione per attribuire alla sola maggioranza di Governo la facoltà di dichiarare lo stato di guerra. Ad oggi, infatti, l’articolo 78 recita ancora così: “Le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari”, mentre l’articolo 87 ribadisce: Il Presidente della Repubblica, che ha “il comando delle forze armate“, “dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere“.

Ma con la riforma del Senato in Camera non elettiva, i consiglieri regionali e i sindaci avrebbero avuto altresì il potere di dichiarare guerra. Così stanno cambiando l’articolo 78, in modo che tale facoltà sia appannaggio della sola Camera dei Deputati. Ma con le leggi elettorali che corrono, le quali di fatto attraverso il premio di maggioranza attribuiscono a una minoranza del Paese il controllo di Montecitorio, questo significa che un solo partito, anche se lontano dall’essere espressione della volontà nazionale, avrà il potere di decidere l’ingresso degli italiani in un conflitto armato. E con la sola maggioranza semplice! Neppure cioè con quella qualificata con la quale ad esempio si vota per l’elezione del Capo dello Stato. La maggioranza qualificata serve infatti a garantire che alcune decisioni di natura estremamente rilevante per l’interesse del popolo vengano prese con un consenso allargato.

Secondo il professor Carlo Galli “se il motivo per cui si mette mano alla legge elettorale è quello di aumentare la governabilità, la guerra è parte delle decisioni del governo? La Costituzione prevede tre attori istituzionali che decidono su un atto considerato di gravità eccezionale: Governo, Parlamento e Capo dello stato, secondo i poteri attribuitigli dall’art. 87 della Costituzione. Questa previsione dei padri costituenti nasce dal fatto che il sistema elettorale proporzionale è previsto come implicito nella nostra Costituzione e quindi vengono conseguentemente richiesti una faticosa mediazione tra le forze politiche e un dibattito politico, parlamentare e pubblico su atti di estrema rilevanza per il nostro Paese, quali sono appunto, la dichiarazione di stato di guerra e l’elezione del Capo dello Stato”.

La prossima modifica la faremo all’Articolo 11? Diventerà: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli, ma se sta bene al Presidente del Consiglio… fa niente“?

 

 

 

 

Cina, evasione fiscale e corruzione “spingono” via dal Paese 1.250 miliardi di dollari

Fonte: http://www.asianews.it/notizie-it/Cina,-evasione-fiscale-e-corruzione-spingono-via-dal-Paese-1.250-miliardi-di-dollari-32975.html

Secondo un rapporto di Global Financial Integrity, in dieci anni si sono moltiplicati i proventi di attività illecite sottratti al controllo nazionale. In prima fila c’è il desiderio di mettere i capitali in salvo dal controllo del governo, poi viene la corruzione. È la somma più alta fra le 151 nazioni prese in esame.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Evasione fiscale, criminalità e corruzione: sono questi i motivi principali che hanno portato via dalla Cina 1.250 miliardi di dollari fra il 2003 e il 2012. La somma è la più alta fra le 151 nazioni prese in esame da Global Financial Integrity, gruppo statunitense che monitora i passaggi transfrontalieri di capitali. Secondo gli analisti, la somma totale è “al ribasso, dato che non include gli spostamenti di contanti che avvengono sottotraccia nel traffico della droga e del riciclaggio”.

Dev Kar e Joseph Spanjers, co-autori del testo, spiegano: “Dopo un breve rilassamento dovuto alla crisi finanziaria globale, la fuga di capitali illeciti è di nuovo in crescita. Nel solo 2012 ha toccato in tutto il mondo 991,2 miliardi di dollari”. La cifra è superiore di 10 volte a quanto le nazioni in via di sviluppo analizzate nel rapporto ricevono in aiuti dalla comunità internazionale.

Anche qui, la Cina vince la palma d’oro: soltanto nel 2012 ha visto la fuga di capitali per 249,5 miliardi, un aumento del 53% rispetto al 2011. Al secondo posto viene la Russia, che fra il 2003 e il 2012 ha perso 973,8 miliardi; poi vengono Messico e India, con 514,2 e 439,5 miliardi a testa. Dal punto di vista continentale, l’Asia rappresenta il 40,3% del flusso finanziario illecito totale.

Secondo Julian Russell, però, i dati non sono del tutto collegati alla criminalità: “Non parliamo soltanto di riciclaggio. Le regole sul controllo dei capitali, soprattutto in Cina, incoraggiano un’economia sotterranea utile a quelle persone che forniscono servizi illegali per lo spostamento di contanti”. Tanto che in alcuni casi il denaro torna indietro in patria, anche se come investimenti stranieri quasi del tutto esentasse.

Il problema è molto sentito in Cina, dove il presidente Xi Jinping ha lanciato sin dalla sua presa di potere – avvenuta proprio nel 2012 – una campagna contro “le tigri e le mosche”. La metafora indica la corruzione, dilagante nel Paese, che colpisce sia funzionari di alto livello (le “tigri”) che quelli di basso rango (le “mosche”). Nonostante arresti eccellenti e processi lampo, però, molti analisti ritengono che questa campagna sia di fatto uno strumento con cui Xi intende fare piazza pulita dei propri oppositori interni usando proprio le tangenti come scusa.