Il mondo ha bisogno di nemici: perché Trump e Putin fanno paura

Scritto da: Lorenzo Vita
Fonte: http://www.occhidellaguerra.it/trump-putin-nemico/

 

Il mondo ha sempre bisogno di un nemico. È questo il duro insegnamento della nostra Storia. Ed è su questa base che si fonda gran parte della politica estera delle potenze, che senza un avversario esistenziale rischiano di veder fallire un’intera strategia costruita per decenni.

Per molti, questa situazione è un pericolo. Ma per molti altri, specialmente nei grandi apparati militari, avere un nemico, soprattutto se tradizionalmente tale, è una garanzia. Serve per mettere a frutto la propria politica di alleanze. Perché avere un nemico comune aiuta più che avere interessi in comune. Serve a trovare fondi utili ai segmenti politici e della Difesa più interessati a un determinato fronte. Ma serve anche come assicurazione che tutto resti immutato.

Ogni Stato ha un suo nemico. E per molti decenni le potenze hanno costruito un sistema internazionale basato su solide alleanze, ma anche su storiche inimicizie. Conflitti freddi o meno freddi all’apparenza interminabili. Nemici esistenziali che hanno reso impossibile sganciare la politica estera di uno Stato dal suo avversario, che ne è diventata la nemesi.

Le grandi crisi internazionali della nostra epoca si fondano su rivalità strategiche risalenti negli anni e che hanno superato cambi di governi ma anche grandi mutamenti politici. E se la volontà politica c’era, è mancata la volontà di molti apparati che ruotano intorno a quelle scelte. Perché avere un nemico aiuta anche a legittimare se stessi. Prova ne è il vertice fra Donald Trump e Vladimir Putin che ha visto molti, soprattutto in America, tremare di fronte alla possibilità che i due leader si incontrassero.

Perché il vertice di Helsinki pone tutti di fronte a un interrogativo. Ed è un interrogativo che preoccupa: se tutto questo finisse? Se Washington e Mosca appianassero le divergenze, cosa avremmo di fronte a noi? Una frase di Putin, durante la conferenza stampa finale, è emblematica: “Dobbiamo lasciare alle spalle il clima da Guerra fredda e le vestigia del passato“. Un passato che però rappresenta il motivo per cui esistono tutti i grandi apparati militari creati nel Novecento così come le loro strategie.

Trump, più di Putin, sta rappresentando per certi versi la fine di un’epoca. È un presidente diverso che, con metodi bruschi, sta realizzando una politica estera diversa dal solito. Non è un rivoluzionario, ma il frutto di una particolare teoria politica americana, che già da anni teorizza un’America diversa, meno invasiva, meno attenta all’Europa, desiderosa anche di rapportarsi in maniera positiva alla Russia. Ed è per certi versi la stessa teoria che ha portato Trump a incontrare Kim Jong-un a Singapore: trovare una via per fermare conflitti che trovano radici solo nel passato.

Questo non significa che Trump sia un pacifista. Il presidente degli Stati Uniti sta però cambiando i suoi nemici. La Russia non interessa perché ora il problema è la Cina, con uno sguardo sempre molto attento sull’obiettivo Iran. E questo, per molti, implica non solo la fine di un’epoca, ma anche la fine di un mondo.

Se Trump e Putin appianano le divergenza sul fronte orientale, che senso ha per Trump mantenere in vita, ad esempio, la Nato, quando il suo solo scopo cessa di esistere? E se per Trump l’Unione europea è un problema, come giustificare o anche sostenere la presenza di truppe al confine con la Russia quando i suoi nemici sono dentro la stessa Europa? E si torna di nuovo a parlare di nemici.

Questo chiaramente implica dei cambiamenti radicali. Che molti non sono disposti ad accettare. Per ideologie, per convinzione, per semplice pragmatismo ma anche per puro calcolo personale, esistono strategia quasi intoccabili. Al Pentagono, a Mosca, ma anche nelle varie sedi in cui si decidono le strategie militari a medio e lungo termine di un Paese. Cosa si fa senza un nemico? Sembra paradossale, ma molte strutture si reggono sull’esistenza di un avversario. E Trump rischia di modificare parametri che da decenni sostengono la politica strategica americana.

 

Quella raganella venuta dal passato

Fonte: http://www.salvaleforeste.it/it/blog/7-news-ita/forests/4399-quella-raganella-venuta-dal-passato.html

E’ stata scoperta in Birmania, l’attuale Myanmar, la specie di rana più antica che sia mai vissuta nelle foreste pluviali tropicali, battezzata come Electrorana limoae. L’esemplare, conservato nell’ambra, risalirebbe a circa 99 milioni di anni fa, quindi al Mesozoico e più precisamente al Cretaceo. La scoperta, svolta dai ricercatori del museo di storia naturale della Florida, è stata pubblicata sulla rivista “Scientific Reports”

Oltre un terzo delle circa 7 mila diverse specie tra rane e rospi vive nelle foreste pluviali. Ma il clima tropicale accelera l decomposizione, ed è difficilissimo trovare esemplari intatti, in grado di fornire indicazioni circa  La documentazione fossile di questi anfibi che abitano i luoghi umidi dei tropici è però inesistente, fornendo ai paleontologi pochi inidizi sulle origini della loro evoluzione.

Ora dei grumi di ambra risalenti al Cretaceo hanno rivelato un insieme di quattro piccole raganelle tropicali che hanno vissuto ai tempi di dinosauri, facendone i fossili più antichi del loro genere. I campioni comprendono anche i resti di un’antica rana sufficientemente completa da averne permesso l’identificazione con una nuova specie che è stata chiamata Electrorana limoae. Questo ritrovamento potrebbe rappresentare una chiave molto importante per capire meglio la storia evolutiva degli anfibi.

L’esemplare di Electrorana ritrovato mostra un ottimo stato di conservazione: risultano essere visibili e riconoscibili il cranio, alcuni tratti della colonna vertebrale, le zampe anteriori e una zampa posteriore. Non sono purtroppo presenti altri tratti anatomici che avrebbero potuto dare un notevole contributo in chiave evolutiva. David Blackburn, responsabile della sezione di erpetologia all’interno del museo di storia naturale della Florida, ha spiegato che ritrovare dei fossili di anfibi così ben conservati e dettagliati, nonché tridimensionali, è molto raro. Un elemento che evidenzia la particolarità della scoperta consiste nell’ ambiente  in cui è stato trovato: le foreste pluviali, infatti, non si prestano allo sviluppo di fossili a causa del clima molto umido.
La scoperta di Electrorana è fondamentale per ricostruire la storia evolutivadegli anfibi, che presenta molti aspetti da chiarire. Si tratta di una testimonianza diretta molto importante delle prime specie di rana mai vissute e permette di svolgere analisi più approfondite sull’ecosistema in cui gli anfibi si svilupparono: poiché le rane iniziarono a svilupparsi circa 200 milioni di anni fa e il reperto risale a 99 milioni di anni fa, i ricercatori ipotizzano che le rane si adattarono in un secondo momento a vivere nelle umide foreste pluviali, che presentavano un clima non molto diverso da quello attuale. Per capire invece la filogenesi degli anfibi, gli studiosi intendono procedere attraverso l’anatomia comparata. L’idea, infatti, è di confrontare i resti scheletrici di altri fossili e di specie attualmente esistenti con Electrorana per capire la famiglia a cui quest’ultima appartiene.

PAROLE AL VENTO

Scritto da: Gianni Lannes
Fonte: https://www.nexusedizioni.it/it/CT/parole-al-vento-5824

Ancora confini, barriere, muri, filo spinato e violenza in mare nonché sulla terraferma. L’Europa ha la colpa più grande di sfruttare da sempre il continente nero foraggiando ora quel governo corrotto, ora quel colpo di Stato. Francia in testa che vanta un incredibile numero di guerre su scala africana, dove opera la legione straniera, corpo di mercenari tra i più pericolosi al mondo.

A proposito, il ministro della Difesa Trenta non ha nulla da dichiarare a proposito di reclutamento di militari a pagamento? Sotto osservazione ci sono i suoi rapporti con la SudgestAid, che secondo fonti giornalistiche attendibili, si occuperebbe «di reclutare mercenari che operano nei teatri di guerra del Medio Oriente». Falsità, replica l’entourage di Trenta, spiegando che la SudgestAid promuove progetti di ricostruzione. Comunque, la stessa società risulta aver gestito un contratto nel quale è stata coinvolta la Stam, azienda di contractor fondata da Gianpiero Spinelli, l’ex parà assolto dall’accusa di aver “arruolato” gli italiani rapiti nel 2004 in Iraq, tra cui Fabrizio Quattrocchi, poi ucciso. Già indicata da Luigi Di Maio nella rosa dei possibili ministri a marzo scorso. Ha insegnato all’Università Link Campus dove è responsabile dei progetti speciali, coordina il master in Intelligence e sicurezza di cui è vice direttore, ed è consigliere scientifico del master sui fondi strutturali. Tra le altre attività, è stata anche ricercatrice in materia di sicurezza e difesa presso il Centro Militare di Studi Strategici. Nel suo curriculum c’è anche la presidenza del consorzio Criss (Consortium for research on intelligence and security services), messo in piedi da Gianpiero Spinelli. Parte di una serie di contratti con la Farnesina di cui il più singolare è quello del 2012. Spinelli racconta di essere stato ingaggiato da Sudgest per recuperare i micidiali missili terra-aria sottratti dagli arsenali di Gheddafi e segnalati dai nostri servizi segreti: una questione di sicurezza nazionale in appalto ai privati. Ma, vista la pericolosità della situazione libica, sempre Spinelli, questa volta in Libia, si dedica ad addestrare 134 ex miliziani a cui affidare la protezione delle zone archeologiche. Poi la guerra civile cancella questa seconda operazione, condotta dai mercenari insieme con il consorzio parauniversitario di Elisabetta Trenta. Nella sintesi del quotidiano belga Le Point: “La società SudgestAid recluta mercenari per il vicino Oriente”.

Il crimine occidentale è aver lasciato un continente intero ricco di immense risorse naturali come terra sotto-sviluppata da predare. Gli africani potrebbero svilupparsi e anche da soli senza la nostra “cooperazione”, se i guadagni delle loro risorse restassero a loro per uno sviluppo sostenibile. Peraltro l’Occidente in Africa ha seppellito scorie nucleari e rifiuti pericolosi (vedi Somalia, ma non solo) rubando materie prime come petrolio, diamanti, coltan, legname e così via. Senza contare gli organi umani predati impunemente da decenni, sottratti anche ai neonati ma soprattutto ai giovani. E dire che secondo le ricerche antropologiche ed archeologiche, il luogo d’origine degli europei è proprio l’Africa.

L’emigrazione in Europa è una giusta contro partita, ma non una soluzione perché i depredatori dell’Africa, tra cui anche italiani, non vogliono africani. Li cacciano da noi. Ma uno sviluppo moderno e sostenibile dell’Africa come avvenuto in Asia dovrebbe essere la linea di tutto l’occidente per i decenni futuri. Non si tocca il nodo cruciale perché ci sono troppi egoismi e interessi multinazionali in ballo.

Gli immigrati sono discriminati rispetto agli italiani? Ecco il programma Lega-5 Stelle. Non avranno diritto alle misure di sostegno al reddito. Il cosiddetto ‘reddito di cittadinanza’, in realtà è un sussidio di disoccupazione (privo di copertura finanziaria) riservato soltanto agli italiani, vale a dire fumo negli occhi. Lo stesso vale per le integrazioni alle pensioni più basse. E gli asili nido gratuiti? Solo per le famiglie italiane. Sottolineato italiane, evidenziato famiglie. Passa il ‘prima gli italiani’ di Salvini e il Movimento 5 Stelle (ossia Casaleggio&Associati che tirano le fila) lo accetta. E per la prima volta un programma elettorale mette nero su bianco il numero di immigrati da espellere: 500mila. Per le persone da cacciare, Lega e 5 Stelle pensano di istituire dei centri di detenzione, uno in ogni regione italiana. Le norme per la richiesta dell’asilo vengono rese molto più dure, di fatto impossibili se si pensa all’idea di costringere il richiedente asilo a fare domanda nel proprio Paese. Tu scappi da un regime autoritario e ti devi rivolgere a quel regime per chiedere di ottenere asilo in Italia. E ancora, procedure di espulsione rapide e un trattamento giuridico speciale. “Occorre poi prevedere specifiche fattispecie di reato che comportino, qualora commessi da richiedenti asilo, il loro immediato allontanamento dal territorio nazionale” è scritto.

Il semplice fatto che Lega e Movimento 5 Stelle abbiano sottoscritto non un programma ma un ‘contratto’, firmato dai due partiti davanti a un pubblico ufficiale, denota una concezione privatistica della politica in contrasto netto con la democrazia e con la libertà.

Non è tutto. Drammaticamente concreto è l’attentato alla Costituzione per introdurre il vincolo di mandato dei parlamentari. La Costituzione repubblicana figlia della Resistenza al nazi-fascismo fa della libertà di deputati e senatori da qualsiasi vincolo di mandato uno dei suoi capisaldi per garantire libertà e democrazia. La ragione è intuibile. Un deputato il cui destino fosse legato alla fedeltà al partito con cui è stato eletto, si ridurrebbe a essere un mero esecutore delle scelte di chi quel partito comanda. Del resto, quali libertà di azione avrebbe un parlamentare a cui venisse imposto, se volesse presentare un disegno di legge, di ottenere il consenso congiunto dei capigruppo dei due partiti? Fantasie? No, lo prevede il ‘contratto’. Del ‘comitato di conciliazione’ nella bozza definitiva si dice poco. Il ‘contratto’ prevede, dopo le polemiche passate, non un passo indietro ma un semplice rinvio a successivi accordi per la definizione della sua composizione. Rimane inalterato il principio: sui temi di interesse principale e ogni volta che ci saranno contrasti, sarebbero i partiti a decidere. Il Governo e il Parlamento sarebbero svuotati delle loro prerogative, ridotti a esecutori di volontà altrui, eterodirette da interessi inconfessabili.


Riferimenti:

Magaldi: i falsi amici dei migranti che hanno piegato l’Italia

Fonte: http://www.libreidee.org/2018/07/magaldi-i-falsi-amici-dei-migranti-che-hanno-piegato-litalia/

Se ci sarà la possibilità che possa finire, un giorno, la tragedia dell’immigrazione nel Mediterraneo, lo si dovrà a Matteo Salvini – non certo ai finti progressisti che oggi lo contestano in modo violento e squadristico, pretendendo che ad accogliere i migranti sia la sola Italia, cioè il paese che il sedicente centrosinistra ha ridotto in bolletta, piegandosi ai signori europei del rigore e dello spread. Gioele Magaldi, presidente del Movimento Roosevelt e battistrada del cantiere politico per il “partito che serve all’Italia” (tavola rotonda a Roma il 14 luglio), difende a spada tratta il neo-ministro dell’interno. Tutte le polemiche pretestuose contro Salvini, premette Magaldi a “Colors Radio”, finiscono per portare acqua al suo mulino. «Se si è intellettualmente onesti, non si possono attribuire a Salvini aggettivi come xenofobo, razzista o fascistoide. Cos’ha fatto, Salvini? Quale sarebbe la sua grave colpa? Ha semplicemente costretto l’Europa a farsi carico, finalmente, di un problema che è europeo, prima che italiano». Tra parentesi: cos’hanno fatto, i governi precedenti, per il benessere dei derelitti, dei torturati e degli oppressi del continente africano? Assolutamente nulla: «Non c’è stata nessuna preoccupazione per la condizione di vita di queste persone, nemmeno quando dimoravano nel loro paese prima di essere costrette a fuggire». Diritti umani, questi sconosciuti: i finti progressisti vorrebbero che se ne facesse carico il solo Salvini, dopo che loro hanno ignorato per decenni il dramma dell’Africa?

Campioni mondiali di ipocrisia, i buonisti nostrani. Magaldi li definisce progressisti “sedicenti, finti, fasulli”. Se hai davvero a cuore i diritti umani – insiste – dovresti preoccuparti di farli rispettare innanzitutto nei paesi d’origine dei migranti. E invece, Gioele Magaldinessuno di quelli che oggi fanno la morale a Salvini ha mai lanciato «neppure una proposta politica, in sede nazionale ed europea, per un Piano Marshall risolutivo delle problematiche gravissime in cui versano parecchi popoli e Stati». Piuttosto s’è detto “fateli entrare, li accogliamo tutti in Italia”. Ammette Magaldi: Piacerebbe anche a me, la formula “accogliamoli tutti”, perché vorrebbe dire che l’Italia sarebbe in salute. Ma sarebbe un’altra Italia, impegnata a «fare piena occupazione, tutelando la dignità dei salari e delle pensioni, e quindi delle persone», cioè un paese «senza precarietà né disoccupazione, con un grande piano di opere pubbliche per rigenerare le infrastrutture». Allora la musica cambierebbe: «In quel caso sarebbe la benvenuta, la nuova manodopera da ogni paese, per essere inserita nel tessuto sociale italiano. Allora sì che tutti ne sarebbero contenti. Invece – sottolinea Magadi – siamo in un paese dove ci è stato raccontato da decenni che abbiamo “vissuto al di sopra delle nostre possibilità” e campato “sulle spalle delle future generazioni”». E’ per questo, ci viene ripetuto a reti unificate, che si applicano politiche di feroce austerità e «bisogna stare entro i parametri paranoidi offerti da quattro tecnocrati fasulli che lavorano per conto terzi nelle sedicenti istituzioni europee».

Questo è il contesto italiano di oggi: «Devi tirare la cinghia e stare attento ai numeri del bilancio, non puoi più fare spesa pubblica né gestire la tua moneta». La facoltà di spesa, ovviamente, permetterebbe di «risolvere crisi economiche importanti e dare nuova occupazione, ammodernare il paese e dare fiato all’economia». E in questa situazione catastrofica cosa si fa? «Si ammette una immigrazione che – in termini marxiani – fa aumentare l’offerta di manodopera poco qualificata». Marx l’avrebbe definito “esercito di riserva del capitale”, quello formato dagli immigrati, costretti a fare lavori sottocosto facendo quindi diminuire ulteriormente «la capacità di contrattazione dei lavoratori italiani, peraltro già sottopagati, precarizzati e sbattuti fuori dai posti di lavoro». E questo, aggiunge Magaldi, sarebbe il modo giusto di concepire un grande slancio umanitario a favore dell’umanità derelitta? E bravi finto-progressisti: non paghi di aver affossato l’Italia con l’euro-crisi, ora Thomas Sankaravorrebbero che il paese si accollasse – da solo – anche la disperazione degli africani, senza peraltro aver mai fatto niente di buono per l’Africa.

«A Salvini manca ancora la “pars construens” progressista», riconosce Magaldi, secondo cui «il Movimento Roosevelt la suggerirà alla Lega, ai 5 Stelle al governo gialloverde di Conte». La proposta? Un Piano Marshall per l’Africa e per il Medio Oriente, andando a risolvere i problemi alla fonte. «Ecco perché abbiamo immaginato nell’autunno a Milano un evento nel segno di Thomas Sankara». Il leader sovranista del Burkina Faso, assassinato nel 1987, sarà accostato a Carlo Rosselli, ideologo del socialismo liberale, e al premier svedese Olof Palme, promotore del più avanzato welfare progressista. Due europei e, non a caso, un centrafricano come Sankara: «Un grande statista africano – lo tratteggia Magaldi – le cui idee sono utili oggi, ancor più che ieri quando Sankara viveva, prima di essere brutalmente ucciso». Comunque, se Lega e 5 Stelle non hanno ancora dimostrato «uno slancio decisamente progressista» come quello dimostrato da Sankara – fautore di un’Africa libera, sovrana ed economicamente indipendente, non più sfruttata dall’Occidente post-coloniale – lo stesso governo Conte ha però fatto registrare un primo passo importante: costringere l’Unione Europea ad affrontare in modo serio, cioè collegiale, una tragedia come quella dell’emigrazione africana.  Di fatto, Salvini ha detto: visto che questo dell’immigrazione è un problema europeo, sarà bene che il resto dell’Europa smetta di fingere che sia soltanto un guaio che ricade sulle spalle della sola Italia.

«Le altre nazioni fanno come credono – aggiunge Magadli – ma nessuno dà dei razzisti xenofobi ai governanti spagnoli e francesi che sparano sui migranti, alzano muri e prendono a calci la gente alle frontiere». Aggiunge Magaldi: «In sostanza, Salvini ha detto: bene, per far capire che l’Italia finalmente ha un governo degno di questo nome, noi chiudiamo i porti. Non accettiamo più di farci carico da soli di questo problema, lo dobbiamo condividere in sede europea». E questo, sottolinea Magaldi, non lo fai con le chiacchiere: lo fai con i fatti. Per esempio: chiudendo i porti. «Salvini ha mostrato i muscoli, e il risultato deve far riflettere i finti progressisti: proprio la chiusura dei porti italiani ha indotto a più miti consigli questi ipocrici governanti europei che poi gridano alla “deriva fascistoide e xenofoba dell’Italia”. Questi sono i fatti, il resto sono chiacchiere». La crociata contro Salvini? «Oggi non ha senso spacciare la falsa moneta per cui, se si viene dalla Lega o dall’area del sedicente centrodestra, si è comunque sempre sotto esame di presunto fascismo o presunta xenofobia, mentre se si viene dal centrosinistra si è pronti per la santificazione umanitaria», conclude Magaldi. Troppo comodo, anche perché «il cosiddetto centrosinistra e il cosiddetto centrodestra, negli ultimi 25 anni, hanno fatta a gara nel non occuparsi dei diritti umani – né degli italiani, né tantomeno degli immigrati, che spesso vivono in condizioni infelici, di illegalità e sfruttamento».

Soros: ‘Io sono un Dio, ho creato tutto, controllo tutto’

Scritto da: Gregorio
Fonte:http://www.italianosveglia.com/soros_io_sono_un_dio_ho_creato_tutto_controllo_tutto-b-104317.html

Il globalista George Soros in un’intervista con il britannico Independent, ha ammesso che probabilmente assomiglia con un “po’ ” di fantasia ad un Messia.

Il globalista George Soros ha ricevuto molta attenzione di recente. In un’intervista con il britannico Independent, ha ammesso che probabilmente assomiglia con un “po’ ” di fantasia ad un Messia.

Ormai ottantenne, è meno preoccupato di tenere tutto sotto controllo. Ha detto invece che “ha iniziato a viverlo” questo controllo…

Ha sicuramente messo in pratica molte delle sue idee. Soros supporta una varietà di cause liberali e progressiste e non ha paura di parlarne:

“MI SONO IMMAGINATO COME UNA SPECIE DI DIO …” HA DETTO. “HO PORTATO CON ME ALCUNE FANTASIOSE FANTASIE MESSIANICHE FIN DALL’INFANZIA, CHE SENTIVO DI DOVER CONTROLLARE, ALTRIMENTI AVREBBERO POTUTO METTERMI NEI GUAI.” QUANDO È STATO CHIESTO DAL QUOTIDIANO BRITANNICO INDEPENDENT DI APPROFONDIRE TALE AFFERMAZIONE, SOROS HA RADDOPPIATO : “È UNA SPECIE DI MALATTIA QUANDO TI CONSIDERI UNA SPECIE DI DIO, IL CREATORE DI TUTTO, MA ORA MI SENTO A MIO AGIO DA QUANDO HO INIZIATO A VIVERLO”.

I suoi appelli alla democrazia e alla partecipazione alla società hanno suscitato critiche perché includono in particolare persone di colore, immigrati, rifugiati e musulmani.

L’immigrazione musulmana negli Stati Uniti e nei paesi europei è una costante preoccupazione, da qui il presunto ruolo che George Soros ha assunto per loro la funzione di simbolo e capro espiatorio. È chiaro che sta usando i suoi soldi per costringere i paesi ad accettare immigrati musulmani e ad aprire i loro confini I suoi obiettivi di aumentare la partecipazione “democratica” sono visti sempre più come la spinta a reclutare gli elettori di sinistra.

“I SEGUENTI OBIETTIVI FORMANO L’IMPALCATURA DEL LAVORO DEI PROGRAMMI STATUNITENSI”. UNA DEMOCRAZIA AMERICANA RAFFORZATA DA UNA MAGGIORE PARTECIPAZIONE SIGNIFICATIVA, PRATICA INCLUSIVA E RESPONSABILITÀ. “L’ OBIETTIVO STRATEGICO SI ALLARGA SU QUESTO, CHIEDENDO” PIENA PARTECIPAZIONE POLITICA, ECONOMICA E CIVICA DEGLI IMMIGRATI E DELLE COMUNITÀ DI COLORE SMANTELLANDO LE BARRIERE E RAFFORZANDO I CONDOTTI PER OPPORTUNITÀ.”

Sostiene un approccio elite globalista a problemi come la crisi dei rifugiati, dicendo che ogni paese dovrebbe accettare la responsabilità di aiutare e chiedere all’ONU di assumere un ruolo guida nella distribuzione della responsabilità. Per gli europei che preferirebbero i confini chiusi, questo è  come chiedere un’invasione.

LA MIGRAZIONE MUSULMANA “È STATA IL PIÙ GRANDE MOTORE DI CRESCITA DEMOGRAFICA NELL’INSIEME DELL’UE DALLA METÀ DEGLI ANNI ’90”, UN RAPPORTO PUBBLICATO DALL’UNIONE EUROPEA PER GLI STATI DI COOPERAZIONE E SVILUPPO ECONOMICO. “STA PER DIVENTARE L’UNICO.”

Soros sembra veramente una minaccia per la stabilità dell’Europa e non solo.

 

Trovata la scultura di un re biblico?

Fonte: https://ilfattostorico.com/2018/06/14/trovata-la-scultura-di-un-re-biblico/

The Guardian

Live Science

Azusa Pacific University

re biblico israele

La statua del possibile re biblico, subito esposta nel Museo d’Israele di Gerusalemme (Ilan Ben Zion / AP Photo / Gtres)

Una scultura di 3000 anni fa si è rivelata un mistero per i ricercatori che non hanno idea di chi rappresenti. Alta 5 cm, è un esempio estremamente raro di arte figurativa della regione durante il IX secolo a.C., un periodo associato all’Antico Testamento. La scultura era stata scoperta nel 2017 in un sito chiamato Abel Beth Maacah, in Israele vicino al confine con il Libano. A parte un pezzo di barba mancante e il naso scheggiato, è in ottime condizioni e nulla di simile era mai stato trovato prima. La corona d’oro indica chiaramente un re, ma quale fosse esattamente rimane un mistero.

Il ritrovamento è avvenuto ad Abel Beth Maacah, vicino alla moderna città di Metula (The Guardian)

Gli archeologi avevano scoperto la statuetta nelle rovine della città biblica di Abel Beth Maacah, in Israele. Il sito era diventato un villaggio arabo dal nome simile, Abil al-Qamh. Durante il IX secolo a.C. l’antica città si trovava in mezzo a tre potenze regionali: il regno arameo con capitale Damasco a Est, la città fenicia di Tiro a Ovest e il regno di Israele (o regno di Samaria) a Sud. La Bibbia menziona Abel Beth Maaca in una lista di città attaccate dal re arameo Ben Hadad durante una campagna contro il regno israelita. «La posizione è molto importante perché suggerisce che il sito potrebbe essere stato conteso, probabilmente tra Aram Damascus (oggi Damasco, ndr) e Israele», ha detto Naama Yahalom-Mack, archeologa dell’Università Ebraica, che dal 2013 dirige gli scavi insieme all’Azusa Pacific University.

Ben-Hadàd (re degli Aramei) ascoltò il re Asa (re del Regno di Giuda, in guerra col regno di Israele-Samaria);

mandò contro le città di Israele i capi delle sue forze armate, occupò Iion, Dan, Abel-Bet-Maaca e l’intera regione di Genèsaret, compreso tutto il territorio di Nèftali.

Re 1, 15:20

Nell’estate del 2017, la squadra di Yahalom-Mack stava scavando il pavimento di un grande edificio dell’Età del ferro, quando il volontario Mario Tobia scoprì la scultura. Lo strato del ritrovamento risalirebbe ai biblici regni rivali di Israele (Samaria) e Giuda. Eran Arie, curatore dei dipartimenti dell’Età del ferro e dell’archeologia persiana presso il Museo d’Israele, ha detto che la scoperta è unica nel suo genere. «Nell’Età del ferro, se c’è un’arte figurativa, e in gran parte non c’è, è di qualità molto bassa. Questa invece è di ottima qualità». La statuetta è fatta di faience, un materiale simile al vetro, usato per i gioielli e le statuette umane e animali nell’antico Egitto e nel Vicino Oriente. «Il colore del viso è verdastro a causa di questa tinta di rame presente nella pasta di silicato», ha detto Yahalom-Mack.

Un indizio cruciale per identificarlo come un monarca del Vicino Oriente è stata la sua “pettinatura molto interessante”, simile a come gli antichi Egizi raffiguravano nell’arte i popoli del Vicino Oriente. «È la classica rappresentazione di una persona semita», ha commentato Yahalom-Mack. Dato che la datazione al carbonio 14 non può datare la statuetta più precisamente che il IX secolo, i potenziali candidati sono molti. Yahalom-Mack ha ipotizzato i re Ben Hadad o Hazael di Damasco, Achab o Jehu di Israele, o Ithobaal di Tiro – personaggi che compaiono tutti nella Bibbia. «Stiamo solo ipotizzando, è come un gioco», ha aggiunto. «È come un saluto dal passato, ma non sappiamo nient’altro». Mentre gli studiosi discutono se la testa fosse un pezzo singolo o parte di una statua più grande, questo mese gli archeologi dovrebbe riprendere gli scavi dove è stata trovata la testa del re misterioso.

Mario Tobia poco dopo la scoperta (Robert Mullins)