La Grande Piramide è un collettore elettromagnetico

Fonte: https://www.nibiru2012.it/grande-piramide-collettore-elettromagnetico/

http://www.ansa.it/canale_scienza_tecnica/notizie/energia/2018/08/01/grande-piramide-i-fisici-scoprono-il-segreto-della-sua-energia-_172052f1-4547-47cf-8faf-78b79ec92c47.html

La scoperta effettuata da un team di ricercatori russi e tedeschi. Grazie a questa ricerca potremo creare celle solari più efficaci, rimane un “mistero” il reale scopo della Grande Piramide di Giza.

Sembra che pian piano emerga la verità sui grandi megaliti che le civiltà antiche ci hanno lasciato in eredità. Da più di 30 anni ricercatori coraggiosi cercano di fare luce sul reale utilizzo e scopo della Grande Piramide di Giza e finalmente si comincia a dar loro ragione.

Sui giornali in questi giorni è apparsa la notizia che il megalito più famoso al mondo sia in realtà un collettore elettromagnetico. Ancora si parla di tomba e questo “mito” continua a perdurare. Sempre più però possiamo dire, grazie a ricerche scientifiche, che le piramidi non furono costruite per utilizzarle come tombe ma c’è MOLTO altro.

Vediamo la notizia da fonte Ansa:

Le celle solari del futuro si ispirano alla Piramide di Cheope: al di là delle leggende, la piramide di Giza è stata studiata con i metodi della fisica ed è emerso che riesce a concentrare l’energia elettromagnetica, e precisamente le onde radio, sia nelle camere interne sia nella base. Si potrebbero così progettare nanoparticelle ispirate alla struttura di questo edificio che siano in grado di riprodurre un effetto analogo nel campo dell’ottica, da utilizzare per ottenere celle solari più efficienti. Lo indica la ricerca pubblicata sul Journal of Applied Physics e condotta dai fisici della Itmo University a San Pietroburgo e del tedesco Laser Zentrum di Hannover.

Per Tullio Scopigno, fisico dell’Università Sapienza di Roma, l’applicazione prospettata dai ricercatori è interessante “ma questo studio va preso con cautela, in quanto basato su modelli matematici non ancora supportati da evidenze sperimentali”. I ricercatori hanno condotto lo studio perché interessati alla struttura della della tomba del faraone Cheope dal punto di vista fisico. In particolare hanno voluto vedere come le onde radio si distribuiscono nella sua complessa struttura.

Per farlo hanno ipotizzato che non ci siano cavità sconosciute e che il materiale calcareo da costruzione sia uniformemente distribuito. Sulla base di queste ipotesi è stata messa a punto una simulazione matematica e si è visto che la Grande Piramide può concentrare le onde radio nelle sue camere interne e sotto la base, un po’ come una parabola.

piramide cheope misteri

Questo avviene, rileva Scopigno, perché “la lunghezza d’onda delle onde radio, compresa 200 e 600 metri, è in un certo rapporto rispetto alle dimensioni della piramide”. Questo significa che per avere lo stesso effetto con altri tipi di radiazioni che hanno lunghezze d’onda diverse, come la luce, sono necessarie strutture di dimensioni diverse, precisamente occorrono dispositivi in miniatura. Ecco perché i ricercatori prevedono di progettare nanoparticelle, ossia delle dimensioni di qualche milionesimo di millimetro, e a forma di piramide, in grado di riprodurre effetti simili nel campo ottico, da usare nelle celle solari.

Dal passato una tecnologia per il futuro

Già questa è una cosa strabiliante e fuori da ogni logica: un monumento antico da sempre considerato una tomba che diviene fonte di ispirazione per progetti hi-tech. Come potete leggere nell’articolo nessuno si chiede come mai gli Egizi avessero bisogno di un collettore elettromagnetico. Buio assoluto ma un tassello in più per scardinare il concetto di storia come l’abbiamo sempre studiata. Siamo fermamente convinti che andrebbe riscritta e queste scoperte aiuteranno questo processo!

Repubblica Centrafricana: i taglialegna che difendono la foresta

Fonte: http://www.salvaleforeste.it/it/blog/6-news-ita/good-news/4404-repubblica-centrafricana-quei-taglialegna-che-difendono-la-foresta.html

Narcisse Makiandavo ha abbattuto centinaia di alberi, tutti illegalmente: li bruciava per produrre carbonella da vendere nella capitale Bangui. Oggi lui e i suoi colleghi sono divenuti attivi difensori dell’ambiente. “Abbiamo deciso di farla finita con la deforestazione. Ci siamo resi conto che stava spazzando via intere foreste native distruggendo l’ambiente di molte specie selvatiche”, spiega Makiandavo, che ora dirige un’associazione di ex taglialegna illegali. La sua associazione conta oltre 80 membri, tutti ex taglialegna che ora si battano per l’ambiente.
Dal 2014, il WWF sostiene associazioni locali e comunità indigene nella lotta alla deforestazione illegale. Tra esse, sono Initiatives pour la Démocratie et le Développement Durable (I3D), Jeunesse pour la Protection de l’Environnement en Centrafrique (JPEC) e Action Verte. Queste ONG hanno aiutato le comunità locali e indigene a organizzare i Comitati di governance delle foreste del villaggio (CVGF).

“Abbiamo insegnato ai membri dei comitati le tecniche di monitoraggio della foresta”, spiega Basile Imandjia, di Action Verte. “Li abbiamo anche aiutati ad organizzarsi in associazioni e ora sono impegnati in attività legali e si prendono cura delle loro famiglie proteggendo la foresta”.

I difensori dell’ambiente, ora affiliati alle associazioni, desiderano impegnarsi in attività legali per fonti di reddito alternative. “Vogliamo vivere una vita migliore contribuendo alla lotta contro la distruzione della foresta, che ha gravi conseguenze per la vita degli agricoltori centrafricani”, spiega Narcisse Makiandavo, un ex taglialegna ora attivo protettore della foresta.

Le associazioni locali, sostenute dal WWF, hanno aiutato oltre 80 taglialegna illegali a sviluppare nuove attività in grado di creare reddito proteggendo la foresta. Tra esse il rimboschimento e la coltivazione di teak o altri alberi come il Sapelli, Essesang, Ayous, Fraké, che producono legno ma forniscono anche servizi forestali (medicine, miele ecc).

Le aree di rimboschimento garantiranno una quantità sufficiente di legname, legna da ardere e carbonella. In questo modo il valore del legname prodotto aumenta mentre le foreste restano in piedi.