Giosuè Carducci

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Del nucleo familiare fa anche parte la celeberrima Nonna Lucia, una figura determinante nell’educazione e formazione del piccolo Giosuè tanto che il poeta la ricorda con grande affetto nella poesia “Davanti San Guido”. Pochi anni dopo, però (precisamente nel 1842), questa figura per noi ormai nobilmente letteraria muore, gettando Giosuè nella disperazione. I moti rivoluzionari intanto prendono piede, moti nei quali è coinvolto il passionale e “testacalda” padre Michele. La situazione si complica al punto tale che vengono sparate fucilate contro la casa della famiglia Carducci, in seguito all’acuirsi del conflitto tra Michele Carducci e la parte più conservatrice della popolazione bolgherese; l’evento li costringe al trasferimento nella vicina Castagneto dove rimangono per quasi un anno (oggi conosciuta appunto come Castagneto Carducci). Il 28 aprile 1849 i Carducci giungono a Firenze. Giosuè frequenta l’Istituto degli Scolopi e conosce la futura moglie Elvira Menicucci, figlia di Francesco Menicucci, sarto militare. L’11 novembre 1853 il futuro poeta entra alla Scuola Normale di Pisa. I requisiti per l’ammissione non collimano perfettamente, ma è determinante una dichiarazione di padre Geremia, suo maestro, in cui garantisce: “… è dotato di bell’ingegno e di ricchissima immaginazione, è colto per molte ed eccellenti cognizioni, si distinse persino tra i migliori. Buono per indole si condusse sempre da giovine cristianamente e civilmente educato”. Giosuè sostiene gli esami svolgendo brillantemente il tema “Dante e il suo secolo” e vince il concorso. Negli stessi anno costituì, insieme con tre compagni di studi, il gruppo degli “Amici pedanti”, impegnato nella difesa del classicismo contro i manzoniani. Dopo la laurea, conseguita con il massimo dei voti, insegna retorica al liceo di San Miniato al Tedesco. E’ il 1857, anno in cui compone le “Rime di San Miniato” il cui successo è quasi nullo, salvo una citazione su una rivista contemporanea del Guerrazzi. La sera di mercoledì 4 novembre si uccide il fratello Dante squarciandosi il petto con un bisturi affilatissimo del padre; mille le congetture. Si dice perché stanco dei rimbrotti familiari specialmente del padre, che era diventato intollerante e duro anche con i figli. L’anno dopo, ad ogni modo, muore il padre del poeta. Un anno di lutto e il poeta finalmente si sposa con Elvira. In seguito, dopo la nascita delle figlie Beatrice e Laura, si trasferisce a Bologna, un ambiente assai colto e stimolante, dove insegna eloquenza italiana all’Università. Ebbe così inizio un lunghissimo periodo di insegnamento (durato fino al 1904), caratterizzato da una fervida e appassionata attività filologica e critica. Nasce anche il figlio Dante che però muore in giovanissima età. Carducci è duramente colpito dalla sua morte: torvo, lo sguardo fisso nel vuoto, si porta dietro il suo dolore ovunque, in casa, all’università, a passeggio. Nel giugno 1871 ripensando al figlio perduto compone “Pianto antico”. Negli anni ’60, lo scontento provocato in lui dalla debolezza dimostrata, a suo giudizio, in più occasioni dal governo postunitario (la questione romana, l’arresto di Garibaldi) sfociò in un atteggiamento filo-repubblicano e addirittura giacobino: ne risentì anche la sua attività poetica, caratterizzata in quest’epoca da una ricca tematica sociale e politica. Negli anni successivi, con il mutare della realtà storica italiana, Carducci passa da un atteggiamento violentemente polemico e rivoluzionario a un ben più tranquillo rapporto con lo stato e la monarchia, che finisce per l’apparirgli la migliore garante dello spirito laico del Risorgimento e di un progresso sociale non sovversivo (contro al pensiero socialista). La nuova simpatia monarchica culmina nel 1890 con la nomina a senatore del regno. Tornato a Castagneto nel 1879, dà vita, insieme ai suoi amici e compaesani alle celebri “ribotte ” durante le quali ci si intrattiene degustando piatti tipici locali, bevendo vino rosso, chiacchierando e recitando i numerosi brindisi composti per quelle occasioni conviviali. Nel 1906 al poeta viene assegnato il Premio Nobel per la Letteratura (“Non solo in riconoscimento dei suoi profondi insegnamenti e ricerche critiche, ma su tutto un tributo all’energia creativa, alla purezza dello stile ed alla forza lirica che caratterizza il suo capolavoro di poetica”). Le condizioni di salute non gli consentono di recarsi a Stoccolma per ritirare il premio che gli viene consegnato nella sua casa di Bologna. Il 16 febbraio 1907 Giosuè Carducci muore a causa di una cirrosi epatica nella sua casa di Bologna, all’età di 72 anni. I funerali si tengono il 19 febbraio e il Carducci viene seppellito alla Certosa di Bologna dopo varie polemiche relative al luogo di inumazione.

Potsdam e Max-Planck Institut: mai così tanta CO2 negli ultimi 3 milioni di anni

Fonte: http://www.greenreport.it/news/clima/potsdam-e-max-planck-institut-mai-cosi-tanta-co2-negli-ultimi-3-milioni-di-anni/

Secondo lo studio Mid-Pleistocene transition in glacial cycles explained by declining CO2 and regolith removal”, pubblicato su Science Advances da un team del Potsdam-Instituts für Klimafolgenforschung (PIK) e del Max-Planck-Institut für Meteorologie (MPI-M), Le quantità del gas serra  CO2 nell’atmosfera sono probabilmente le più alte di sempre negli ultimi 3 milioni di anni».  Il tem di scienziati tedeschi è riuscito per la prima volta a realizzare una simulazione al computer che si adatta ai dati dei sedimenti oceanici per stabilire quale è stata l’evoluzione climatica in questo periodo di tempo. Gli scienziati tedeschi spiegano che «L’inizio dell’era glaciale, quindi l’inizio dei cicli glaciali dal freddo al caldo e viceversa, è stato innescato principalmente da una diminuzione dei livelli di CO2». Eppure lo studio conferma che «Oggi l’aumento dei gas serra dovuto alla combustione di combustibili fossili sta cambiando radicalmente il nostro pianeta. Negli ultimi 3 milioni di anni, le temperature medie globali non hanno mai superato i livelli preindustriali di oltre 2 gradi Celsius», un limite che verrà facilmente superato se «continua l’attuale inattività sulla politica climatica». Il principale autore dello studio, Matteo Willeit del PIK, spiega: «Dall’analisi dei sedimenti sul fondo dei nostri mari, sappiamo molto sulle temperature oceaniche del passato e sui volumi di ghiaccio, ma finora il ruolo dei cambiamenti della CO2 nel modellare i cicli glaciali non era stato pienamente compreso. Si tratta di una svolta che ora possiamo mostrare nelle simulazioni al computer: i cambiamenti nei livelli di CO2 sono stati il principale motore delle ere glaciali, insieme alle variazioni delle orbite terrestri attorno al sole, i cosiddetti cicli di Milankovitch. In realtà non si tratta solo di simulazioni: abbiamo confrontato i nostri risultati con i solidi dati provenienti dalle profondità marine e hanno dimostrato un buon accordo. I nostri risultati implicano una forte sensibilità del sistema terrestre a variazioni relativamente piccole della CO2 atmosferica. Per quanto sia affascinante, è anche preoccupante. ”

Al PIK sono convinti che studiare il passato della Terra e la sua variabilità climatica naturale sia la chiave per comprendere i possibili percorsi futuri dell’umanità e Willeit. Aggiunge; «Sembra che ora stiamo spingendo il nostro pianeta natale al di là di qualsiasi condizione climatica sperimentata durante l’intero attuale periodo geologico. il Quaternario. Un periodo che è iniziato quasi 3 milioni di anni fa e ha visto la civiltà umana iniziare solo 11.000 anni fa. Quindi, il cambiamento climatico moderno che vediamo è grande, davvero grande; anche per gli standard della storia della Terra»”

Basandosi su ricerche precedenti del PIK, i ricercatori hanno riprodotto le principali caratteristiche della variabilità climatica naturale negli ultimi milioni di anni con un modello numerico efficiente: una simulazione al computer basata su dati astronomici e geologici e algoritmi che rappresentano la fisica e la chimica del nostro pianeta. La simulazione si basa solo su  cambiamenti ben noti di come la Terra orbita intorno al sole, i cosiddetti cicli orbitali , e su diversi scenari per le condizioni del nostro pianeta che variano lentamente, come la CO2 emessa dai vulcani. Dato che i ghiacciai scivolano più facilmente sulla ghiaia che sul substrato roccioso, lo studio ha anche esaminato i cambiamenti nella distribuzione dei sedimenti sulla superficie terrestre e ha indagato sul ruolo della polvere atmosferica, che rende la superficie del ghiaccio più scura e contribuisce quindi alla sua fusione.

Un altro autore dello studio, Andrey Ganopolski, anche lui del PIK, sottolinea: «Il fatto che il modello possa riprodurre le caratteristiche principali della storia climatica osservata ci dà fiducia nella nostra comprensione generale di come funziona il sistema climatico. Le simulazioni che sviluppiamo devono essere abbastanza semplici da consentire il calcolo di migliaia di cicli per molte migliaia di anni e, tuttavia, devono catturare i fattori critici che guidano il nostro clima. Questo è ciò che abbiamo ottenuto. E sta confermando quanto siano straordinariamente importanti i cambiamenti nei livelli di CO2 per il clima della Terra».