PHASE ONE: LA COMMEDIA E’ FINITA!

Fonte: https://icebergfinanza.finanza.com/2020/01/14/phase-one-la-commedia-e-finita

Come amava ripetere il grande Kenneth Arrow, non siamo mai sicuri, in una certa misura siamo sempre ignari…

” La nostra conoscenza del modo in cui funzionano le cose, nella società o nella natura, è avvolta nella nebbia della vaghezza. Grandi mali sono derivati dalla fede nella certezza.” (…) Le nostre vite abbondano di numeri, ma a volte ci dimentichiamo che i numeri sono soltanto strumenti. Pur non avendo un’anima, possono diventare dei feticci. Molte decisioni cruciali sono prese dai computer, strani congegni che divorano numeri, come mostri voraci, e che chiedono di essere nutriti con quantità sempre maggiori di cifre da masticare, digerire e risputare.”

I dati comunicati dal BLS venerdì dimostrano che in America le rilevazioni sono pura fantasia, talvolta come abbiamo visto anche manipolazione. Ad essere buoni verrebbe da dire che si tratta di sistemi rilevazioni obsoleti, ma intanto milioni e milioni di investitori o contribuenti si beveno quotidianamente dati approssimativi.

Ad esempio nel sondaggio con domande alle famiglie se tu lavori un’ora al giorno, tu sei considerato occupato.

Abbiamo appena finito di scrivere giovedi…

Ieri, qualche ingenuo ha preso per meravigliosi di dati della ADP, domani qualcun altro diventerà pazzo di gioia per quelli del BLS, in attesa che nel mese di febbraio come preannunciato vengano cancellati oltre 500.000 posti di lavoro creati nel 2019 per una semplice revisione, si quelle che si fanno tanti mesi dopo che qualche fesso si è bevuto la favola della splendida economia americana.

Le assunzioni non sono state così forti nel 2018 e all’inizio del 2019 come inizialmente riferito dal governo, con circa mezzo milione di posti di lavoro.

L’ economia ha avuto circa 501.000 posti di lavoro in meno a marzo 2019 rispetto all’Ufficio di statistica del lavoro inizialmente calcolato nel suo sondaggio tra le imprese. Questa è la revisione più grande dalle fasi calanti della Grande Recessione nel 2009.

145.000 contro i 202.000 della ADP e gli oltre 180.000 attesi dai mercati in media.

Un pessimo dato dall’industria manifatturiera oltre 12.000 lavori persi come non si vedeva dal 2016, ancora peggio i salari, i guadagni orari medi sono saliti di un miserabile 0,1% M / M a dicembre, ben al di sotto della stima del consenso dello 0,3%, annualmente del 2,9% il peggior aumento annuale da luglio 2018. Inoltre le revisioni dei mesi scorsi non fanno sperare nulla di buono!

La scusa degli scioperi General Motors è finita ora attendiamo le tempeste di neve e di gelo. 14.000 posti in meno nei mesi scorsi, nel numero di revisione del BLS spariranno un milione di posti di lavoro oltre ai quelli preannunciati, le revisioni degli ultimi due trimestri del 2019 saranno uno shock.

Mentre in Europa si guarda con paura ai nuovi possibili dazi dell’amministrazione Trump su olio, pasta e vino, soprattutto in Italia…

… in giornata dovrebbe essere firmata la farsa del presunto accordo tra Cina e Stati Uniti che non potrà mai essere rispettato visto che è praticamente impossibile che i cinesi comprino 200 miliardi di merci americane.

Un fantastico accordo senza accordo ma con una firma per prendere tempo!

Anche così, l’accordo non è quello che entrambe le parti hanno detto di aver voluto. Gli Stati Uniti non ottengono le riforme fondamentali della politica economica cinese che hanno cercato per aiutare le imprese americane. (…)

Gli Stati Uniti, contano sulle tariffe rimanenti per costringere Pechino a continuare i negoziati e ad accettare i cambiamenti di politica economica. In caso contrario, Washington potrebbe utilizzare altri punti di pressione, come limitare la capacità delle aziende cinesi di quotare le azioni sui mercati statunitensi.

Ma alla fine il fantastico deal si riduce ad un piatto di lenticchie, qualche popcorn in più acquistato, nessuna apertura del mercato o riforma economica cinese, dazi che continuano a erodere la crescita mondiale, fase due, altra commedia in arrivo, nessun dettaglio dell’accordo per la maggior parte segreto e ripristino della sovranità cinese che può riprendere allegramente a manipolare la propria valuta.

Ancora qualche giorno di festeggiamenti, magari con trimestrali meglio delle aspettative sempre più riviste al ribasso per vendere fumo a gestori e investitori e tanti auguri a tutti.

Francamente non capisco come il 97 % dei manager delle corporation americane è così pessimista, visto che i buybacks, stanno iniziando a scomparire dal radar.

Nel frattempo mentre aspettiamo l’evoluzione degli eventi, via Zero Hedge è davvero interessante comprendere come le persone spesso diventano prigioniere del loro ruolo, gente come Bernanke considerato il massimo esperto di deflazione da debiti si è fatto travolgere dalla Grande recessione o come Powell che rinnega tutto quello che ha detto qualche anno fa.

Era il 2012, un mese dopo che la Fed aveva annunciato il QE3…

Ho preoccupazioni per ulteriori acquisti.(…) quasi un bilancio di $ 4 trilioni e acquisti nel primo trimestre del 2014. Ammetto che è una reazione molto più forte di quanto mi aspettassi, e non mi sento a mio agio con questo per un paio di motivi.

Innanzitutto, la domanda, perché fermarsi a $ 4 trilioni? Il mercato nella maggior parte dei casi ci incoraggerà a fare di più. Non sarà mai abbastanza per il mercato. I nostri modelli ci diranno sempre che stiamo aiutando l’economia e probabilmente sentirò sempre che questi benefici sono sopravvalutati. E saremo in grado di dirci che la funzione di mercato non è compromessa e che le aspettative di inflazione sono sotto controllo. Cosa ci può fermare, a parte una crescita economica molto più rapida, che probabilmente non è in nostro potere produrre?

Rileggetele bene queste parole, le ha pronunciate l’attuale presidente della Federal Reserve Powell, qualche anno fa, ora stanno facendo tutto il contrario, stanno incoraggiando il mercato a chiedere sempre di più. 

[Quando] arriverà il tempo di vendere, o addirittura smettere di comprare, la risposta potrebbe essere abbastanza forte; ci sono molti motivi per aspettarsi una risposta forte. (…)

Ma questa dichiarazione supera qualunque immaginazione…

La mia terza preoccupazione è il problema di uscire da un bilancio di quasi $ 4 trilioni di dollari. Abbiamo una serie di idee da giugno 2011 e da allora abbiamo lavorato un po ‘, ma mi sembra che siamo troppo fiduciosi che l’uscita possa essere gestita senza problemi. I mercati possono essere molto più dinamici di quanto possiamo pensare.

In effetti da quando la Fed ha smesso di acquistare e ha iniziato a vendere alla fine del 2017 i mercati sono collassati un paio di volte, prima a febbraio 2018 e poi alla fine dello stesso anno arrivando a perdere oltre il 20 %.

Il discorso è semplice il mercato senza la Fed è morto e sepolto insieme a tutte le idiozie scritte in questi anni sulle aspettative razionali e sul libero mercato, una risposta “molto dinamica” quella di fine 2018 che ha costretto la Fed ad abbassare i tassi e riavviare segrtamente il QE4.

Penso che in realtà siamo in grado di incoraggiare l’assunzione di rischi e questo dovrebbe farci prendere una pausa. 

Scriveva nel 2012 il burattino preferito di Donald Trump…

Gli investitori comprendono davvero ora che siamo lì per prevenire gravi perdite. Non è facile per loro fare soldi, ma hanno tutti gli incentivi per correre più rischi, e lo stanno facendo. 

La più grossa idiozia che poteva mai dire è la seguente…

Nel frattempo, sembra che stiamo soffiando una bolla sul reddito fisso in tutto lo spettro del credito che comporterà grandi perdite quando i tassi saliranno lungo la strada. Puoi quasi dire che questa è la nostra strategia.

Si certo, la bolla è solo nel reddito fisso, caro Jerome, ricorda che Mangiafuoco era un bravuomo e aveva un cuore grande, si commuoveva facilmente, mentre Donald non sarà così paziente con te, come non sarà paziente la storia.

L’apocalisse silenziosa: la lenta scomparsa degli insetti

Scritto: Sofia Belardinelli
Fonte: https://ilbolive.unipd.it/it/news/lapocalisse-silenziosa-lenta-scomparsa-insetti
Fonte: Somerset Wildlife Trust Report 2019

Sono molti, ormai è noto, gli effetti negativi dell’attività antropica incontrollata degli ultimi duecento anni. Tra questi, vi è l’incipiente Sesta estinzione di massa: per la prima volta nella storia della vita sulla Terra, una sola specie ha sterminato un numero elevatissimo di altre specie viventi: uno studio del 2018 ha stimato che, dall’inizio della civilizzazione dell’uomo, è andato perduto l’83% dei mammiferi selvatici – circa cinque su sei. Vi è un altro dato, tuttavia, che è stato a lungo sottovalutato: il crescente tasso di estinzione che riguarda gli invertebrati, e in particolare, negli ambienti terrestri, gli insetti. Il Somerset Wildlife Trust ha dedicato il suo ultimo report, pubblicato sul finire del 2019, ad una ricognizione della situazione a livello globale, proponendo anche una serie di azioni che possono essere messe in atto – sia a livello governativo, sia dai singoli cittadini – per contrastare il fenomeno.

Le specie di insetti note sono circa un milione, di cui spesso non conosciamo altro che l’esistenza, ignorandone invece le particolarità fisiologiche, i comportamenti e le attività all’interno dei propri ecosistemi; si stima, tuttavia, che ne esistano almeno altri quattro milioni che la scienza non è ancora stata in grado di scoprire. Se gli attuali tassi di estinzione dovessero confermarsi nei prossimi anni, è possibile che molte di queste specie si estinguano senza che noi arriviamo anche solo a sapere che siano esistite, in modo da poterne stimare la perdita.

Nell’ultimo decennio molti autorevoli studi si sono concentrati su tale muto dramma: tra questi, molto importante si è rivelato il report pubblicato nel 2017 dalla Entomological Krefeld Society, i cui dati, pur basati su esperimenti condotti solo in siti tedeschi e in un periodo di tempo limitato, mostrano dei trend incontrovertibili: la biomassa degli insetti, negli ultimi 30 anni, è vertiginosamente diminuita (con tassi del 75%). La tendenza è confermata anche da altre ricerche: nel 2018, i biologi Bradford Lister e Andres Garcia hanno pubblicato i risultati di una serie di misurazioni condotte nella foresta tropicale di Puerto Rico; a distanza di 35 anni dalle prime rilevazioni, la biomassa degli insetti era diminuita in modo verticale, con tassi che oscillavano tra il 70 e il 98% a seconda delle specie e del periodo dell’anno.

Somerset Wildlife Trust Report 2019

Le cause di questo declino sono molteplici; si tratta, per lo più, di fattori di disturbo di origine antropica, tra cui la perdita di habitat, l’esposizione cronica a cocktail letali di pesticidi e di altre sostanze chimiche, la diffusione di specie alloctone invasive, gli incipienti impatti del cambiamento climatico. Recenti studi sembrano mostrare, in particolare, come quest’ultimo fattore abbia un ruolo primario nella sparizione degli insetti, i quali si trovano privi del loro habitat e incapaci di sopravvivere a fronte dello sfasamento tra i propri ritmi riproduttivi e quelli delle piante da cui sono, in molti casi, dipendenti. Le attività umane generano una pluralità di fattori di disturbo secondari, tra cui le molteplici sostanze chimiche di sintesi immesse involontariamente negli ecosistemi; il crescente numero di specie invasive, diffuse mediante la rete globale dei trasporti, che hanno ridotto la biodiversità di molti ecosistemi; l’inquinamento luminoso, che ha ricadute significative soprattutto sugli insetti notturni.

La tragedia nella tragedia è che l’opinione pubblica ignora l’enorme importanza degli insetti. Essi forniscono numerosi servizi ecosistemici fondamentali: sono cibo per molte specie di uccelli e piccoli mammiferi, che in loro assenza si estinguerebbero; compiono l’impollinazione, funzione necessaria per l’87% di tutte le specie vegetali e per i tre quarti delle coltivazioni umane, fornendo così un servizio il cui valore è stimato tra i 235 e i 577 miliardi di dollari l’anno in tutto il mondo; svolgono un’importante azione di controllo biologico; aiutano a riciclare i nutrienti, coadiuvando i processi di decomposizione dei materiali organici. È stato stimato che, attribuendo a tutto questo un valore economico, esso sarebbe pari ad almeno 57 miliardi di dollari l’anno nei soli Stati Uniti.

Vi sono tuttavia molti insetti di cui non conosciamo le funzioni, né siamo in grado, in parecchi casi, di comprendere la moltitudine di interazioni complesse che intercorrono tra i diversi organismi all’interno di un ecosistema. Per rendere ragione del valore di questi esseri viventi, dunque, non possiamo rimetterci al loro supposto valore economico: un argomento da tenere in considerazione è quello che sostiene che gli esseri viventi non umani hanno diritto di essere qui tanto quanto noi. “Non abbiamo forse il dovere morale -si legge nel documento – di prenderci cura dei nostri compagni di viaggio sul pianeta Terra, che essi siano pinguini, panda o insetti?”.

Da una prospettiva antropocentrica – che dobbiamo inevitabilmente adottare – siamo di fronte ad un problema che mette a serio rischio la sopravvivenza e il benessere della nostra società; il declino degli insetti è già oggi una realtà, ma non è ancora irreversibile. I governi e la società civile devono dunque assumersi la responsabilità di agire per contrastare questo fenomeno. Come sottolinea il rapporto, esistono molte soluzioni di non difficile attuazione, e che non comportano costi alti né dal punto di vista economico né sul piano culturale.

Tra le proposte del Somerset Wildlife Trust – originariamente pensate per l’Inghilterra, ma facilmente estensibili su una scala ben più ampia – vi è la necessità di una netta diminuzione del ricorso a pesticidi (che non solo sono sempre più utilizzati, ma sono molto più potenti e dannosi di quelli sintetizzati alcuni decenni fa), il cui uso va regolamentato con precise norme e sanzioni, e un impegno a creare un “Nature Recovery Network” rendendo più verdi i nostri giardini e le città, creando habitat che favoriscano la crescita della biodiversità vegetale ed animale. Un altro mutamento sostanziale dovrà riguardare l’ambito agricolo: è necessario modificare l’attuale sistema – basato su monocolture che hanno bisogno, per sostenere gli alti ritmi di produzione e i bassi costi richiesti dal mercato, di un massiccio ricorso a pesticidi e fertilizzanti – ad un nuovo modello colturale che si basi sui principi dell’agroecologia, ritenuta da eminenti organizzazioni come la FAO e l’UNEP il metodo agricolo migliore dal punto di vista della sostenibilità ambientale, economica e sociale.

La situazione è critica: per questo è necessario un piano d’azione concertato e condiviso tra amministratori e società civile che promuova un nuovo approccio, all’insegna della sostenibilità, nello sfruttamento della natura; senza una tale consapevolezza, e senza la tempestiva assunzione di questo impegno, è probabile che la condizione attuale, ora eccezionale, diventi non solo normale, ma irreversibile.