Solo terracotta e nanotecnologie per rendere l’acqua potabile

Fonte: http://www.improntaecologica.it/

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In molti Paesi in via di sviluppo, l’accesso all’acqua potabile è un così gravoso problema che affligge le popolazioni che sono numerose le organizzazioni umanitarie che si stanno dedicando specificamente alla questione.
Una di queste è la PureMadi, un’organizzazione che fa capo direttamente all’Università della Virginia, negli Stati Uniti, dove un team interdisciplinare di studenti e professori si sta tenacemente dedicando proprio al miglioramento della qualità delle acque e ha inventato una nuova tecnologia che sfrutta le capacità naturali della terra cotta per rendere potabile l’acqua.
In pratica si tratta di una giara con due serbatoi della capacità di circa 4 litri ciascuno e posizionati uno sopra l’altro.
Il funzionamento è davvero semplice: in quello superiore viene inserito un apposito filtro chiamato MadiDrop che, come l’intera giara, è realizzato in terracotta trattata con nanoparticelle d’argento e di rame e poi viene versata l’acqua da sanificare.
Sfruttando le proprietà di filtraggio della terracotta unite a quelle delle nano particelle, l’acqua viene depurata dal 99,9% degli agenti patogeni e, per semplice caduta, filtra al contenitore inferiore pronta per essere consumata.
Il MadiDrop può essere usato ripetutamente per sei mesi e può purificare da uno a tre litri all’ora di acqua, certo non tantissimo ma abbastanza per una normale famiglia di sei persone che si trova a vivere in aree di certo non agiate e magari senza neppure accesso alla rete elettrica.
Ma c’è un altro importante aspetto legato al progetto: al team americano, infatti, è stato chiesto anche di coordinare, nella provincia di Limpopo in Sud Africa, l’avviamento di uno stabilimento di produzione, idea che i ricercatori hanno accolto immediatamente.
I lavori sono già iniziati e, una volta a regime, la piccola fabbrica sarà in grado di produrre da 500 a 1.000 filtri ogni mese.
Il progetto non è più, dunque, solo quello di migliorare la qualità della vita di oltre mezzo milione di persone, ma anche di dare lavoro (e dignità) a tante persone di quella remota comunità africana.

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