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L’eugenetista Bill Gates compera Cochrane?

Scritto da: Marcello Pamio
Fonte: http://www.informasalus.it/it/articoli/eugenista-bill-gates-cochrane.php

Cochrane Collaboration è una iniziativa internazionale no-profit indipendente, nata con lo scopo di raccogliere, valutare criticamente e diffondere le informazioni relative all’efficacia e alla sicurezza degli interventi sanitari. Ho sempre ammirato il gruppo Cochrane per via dell’oggettività e imparzialità nei loro rapporti. Un lavoro certosino portato avanti da circa 280.000 tra operatori sanitari (medici, epidemiologi, ecc.), ricercatori e rappresentanti di associazioni di pazienti in oltre 100 paesi del mondo.

Non avendo fondi per fare ricerca laboratoristica producono e sviluppano documenti di sintesi, denominati “revisioni sistematiche” sulla efficacia e sicurezza degli interventi sanitari di tipo preventivo, terapeutico e riabilitativo. In pratica analizzano, facendo pelo e contropelo, tutti gli studi pubblicati su un determinato argomento. Alla fine i risultati di queste revisioni sistematiche vengono pubblicate in un database elettronico chiamato «Cochrane Library».

I lavori sono eccezionali per via dell’assoluta trasparenza e indipendenza dai capitali privati, come per esempio quelli delle industrie farmaceutiche. Questo almeno fino a ieri…

Il 22 settembre 2016 nel sito ufficiale il Cochrane si annuncia che hanno ricevuto «una sovvenzione di $1,15 milioni dalla Fondazione Bill & Melinda Gates» (1). In pratica la donazione servirà per sostenere le attività del gruppo, con un focus specifico però sulla salute materna e infantile. Mark Wilson, CEO di Cochrane ha dichiarato che sono «lieti e onorati di ricevere questa concessione». (2) Forse ad essere più felici saranno le lobbies che con quattro spiccioli sono riuscite finalmente a togliersi una spina dal fianco. Una enorme spina che avevano impiantata da molti anni.

Cochrane infatti ha sempre dato molto fastidio al Sistema, proprio per la sua imparzialità e per le revisioni sistematiche, che guarda caso, sistematicamente dimostravano l’incompletezza e la fallacità di tanti studi scientifici pubblicati. Non ci sono molte istituzioni al mondo in grado di eseguire tali revisioni. Purtroppo da oggi c’è né una in meno…

Bill & Melissa Gates
Da molti anni la Fondazione Bill & Melissa Gates sotto la falsa veste della filantropia sostiene la campagna di depopolazione e le vaccinazioni di massa. Non è dietrologia questa, perché basterebbe leggere e/o ascoltare attentamente le sconcertanti dichiarazioni di William Henry Gates III, meglio noto come Bill Gates, per prenderne coscienza.

Per esempio un suo intervento a TED nel febbraio del 2010 fa letteralmente impallidire. Sul palco ha trattato il classico tema molto caro ai neo-eugenetisti: il riscaldamento globale. Ovviamente sono le attività umane a causare l’innalzamento del livello di anidride carbonica, e quindi del Global Warming, per cui è l’uomo (visto come un cancro) che sta portando alla distruzione l’intero pianeta! Se l’ipotesi di partenza è questa ovviamente la soluzione per risolvere questo gravoso problema e salvare il globo intero è la riduzione della popolazione mondiale. Il discorso non fa una piega, anche se sappiamo benissimo che il global warming è un’invenzione sinarchica per scopi demografici e di controllo sociale.

Il patron della Microsoft oltre alla semplice analisi fornisce pure una sintesi, cioè gli strumenti da adottare: vaccinazioni di massa e “servizi sanitari orientati alla riproduzione”, che tradotto farebbe più o meno “controllo delle nascite e aborti”.

Le sue parole esatte non lasciano spazio a dubbi:

«Prima di tutto, abbiamo la popolazione. Il mondo oggi ospita 6,8 miliardi di abitanti, e tale cifra sta crescendo speditamente verso i 9 miliardi. Ora, se davvero facessimo uno splendido lavoro in relazione a nuovi vaccini, sanità e servizi sanitari orientati alla riproduzione (aborti), noi potremo probabilmente ridurre quest’ultimo numero di una percentuale valutabile intorno al 15%».

Come detto per evitare il gravissimo riscaldamento globale è necessario ridurre la popolazione mondiale con farmaci/vaccini e aborti. Se fanno impallidire e scandalizzare ancora oggi i discorsi di Adolf Hitler sulla razza, cosa dovremo dire nell’ascoltare un miliardario che riprende in mano le teorie malthusiane sulla depopolazione?

Colui che ha costruito un impero miliardario sulla Silicon Valley, su computer che non sono certo ad impatto zero nell’ambiente, oggi è il paladino dell’ambientalismo radical chic. La realtà è molto diversa: abbiamo a che fare con un vero e proprio eugenetista con la fissa per il controllo delle nascite.

Domenica 13 maggio 2018 vari quotidiani hanno pubblicato a pagina intera il suo accorato appello: «SOS pandemia. Sistema globale per difenderci». (3)

Bill Gates si è rivolto ai grandi del mondo dicendo che si devono «creare in fretta vaccini e cure». (4) Ma per cosa?

Le sue farneticazioni sono state riportate pari-pari dai media mainstream totalmente prostrati al Sistema. Nessuna intervista (con qualche domanda scomoda) di qualche giornalista, solo banale traduzione delle sue parole. Neanche fosse il Dalai Lama.

«Se la storia ci ha insegnato qualcosa è che ci sarà un’altra pandemia globale che seminerà la morte. Quest’anno ricorre il centenario dell’influenza del 1918, che uccise circa 50 milioni di persone in tutto il mondo (…). Se oggi si diffondesse nell’aria un agente patogeno altamente contagioso e letale come quello dell’influenza nel 1918, nel giro di sei mesi morirebbero quasi 33 milioni di persone in tutto il mondo». (5)

E’ necessario investire su altri approcci «come farmaci antivirali e terapie con anticorpi». Il messaggio è chiarissimo!

«L’anno scorso alla conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera ho chiesto ai leader mondiali di immaginare che da qualche parte nel mondo ci sia un’arma, che esiste già, in grado di uccidere milioni di persone» (6)

L’oracolo di Seattle oltre ad uno scenario apocalittico fornisce la solita soluzione trita e ritrita: «sviluppare, testare e rilasciare nuovi vaccini nel giro di pochi mesi, invece che anni». (7)

Della serie: a che servono i test di sicurezza di un farmaco/vaccino? E’ tempo perso e milioni di persone rischiano la pellaccia nel frattempo. Meglio saltare i test e sperimentare direttamente sulle persone: tutto tempo risparmiato.

Conclusione

Il filantropo ha finalmente gettato la maschera…

Innanzitutto come fa Gates a prevedere che arriverà una nuova pandemia, calcolando con esattezza non solo i tempi (6 mesi) ma anche il numero di morti (33 milioni di persone)? Forse con i suoi 90 miliardi di dollari di patrimonio personale si è fatto costruire una sfera di cristallo che gli permette la chiaroveggenza Oppure ha accesso a informazioni che noi comuni mortali non possiamo immaginare? Informazioni per esempio sulla guerra biologica e/o batteriologica. Solo chi mette volutamente in circolazione agenti patogeni è in grado di sapere in anticipo le cose che accadranno…

A Monaco ha detto ai leader che “esiste già un’arma in grado di uccidere milioni di persone”, più che un appello sembra una vera e propria minaccia…

Dovremo seriamente preoccuparci per qualche epidemia causata da agenti patogeni coltivati nei laboratori militari di massima sicurezza? O rientra nel terrorismo mediatico il cui scopo è proseguire con le campagna di vaccinazioni di massa.

Paradossalmente se fosse vero il primo caso, stona alquanto la sua falsa preoccupazione per le sorti del mondo in preda ad un virus letale, visto che propugna la riduzione della popolazione. Per Bill Gates infatti gli abitanti del pianeta sarebbero cresciuti troppo causando il riscaldamento globale, quindi ben venga l’influenza Spagnola 2018 o qualche altro virus a decimare la popolazione…

Tornando alla Cochrane: quanto tempo impiegheranno per occuparsi anche loro di denatalità? Magari con una bella revisione che dimostri l’importanza dei vaccini per il controllo delle nascite…

Nel frattempo si sono messi in perfetta armonia con le nuove direttive. Qualche giorno fa, esattamente il 9 maggio 2018, hanno infatti pubblicato i risultati di uno studio controllato e randomizzato secondo il quale vi sarebbero «nuove prove che mostrano come i vaccini contro il papilloma virus umani (HPV) proteggono dalle lesioni cervicali le giovani donne in particolare tra i 15 e i 26 anni» (8)

Quindi secondo il Cochrane Collaboration i vaccini anti-HPV sono utilissimi perché proteggono le giovani donne dalle lesioni alla cervice uterina.

Poco importa se questi vaccini possono manifestare effetti collaterali gravissimi e devastanti; come pure poco importa se due tra i cinque autori dello studio sono stati consulenti delle industrie che spacciano farmaci e vaccini come la GlaxoSmithKline, Merck, e Janssen. (9)

Note

 

(1) http://www.cochrane.org/news/cochrane-announces-support-new-donor

(2) Idem

(3) «Il Piccolo», 13 maggio 2018

(4) Idem

(5) Idem

(6) Idem

(7) Idem

(8) http://www.cochrane.org/news/scientific-expert-reaction-new-cochrane-review-hpv-vaccine-cervical-cancer-prevention-girls-and

(9) Idem

Il vero petrolio? Sono i dati

Scritto da: Francesco Suman
Fonte: http://www.unipd.it/ilbo/vero-petrolio-sono-dati

I dati sono il petrolio del XXI secolo, letteralmente. Se fino a pochi anni fa le più grandi al mondo, in termini di capitalizzazione, erano compagnie come Exxon Mobil e General Electric, oggi queste sono state scalzate dai giganti dell’Information Technology (IT) come Google (Alphabet), Facebook, Apple, Amazon, Microsoft, che superano i 500 miliardi di dollari  di capitale a testa, e continuano a crescere.

Il data scientist, con le sue capacità di analizzare e interpretare dati, diventa quindi una figura professionale sempre più centrale e richiesta sul mercato. Sempre più aziende infatti, oggi, ritengono di potere acquisire vantaggi competitivi da analisi e elaborazione dati.

A parlarne agli studenti del nuovo corso di laurea magistrale “Physics of Data”, che si propone di preparare una nuova generazione di fisici con conoscenze avanzate nel campo della fisica e una formazione di alto livello nell’ambito di big data e data science, è stato Davide Del Vecchio, Data Solution Architect alla Microsoft, nel corso di un incontro organizzato dal dipartimento di Fisica e Astronomia dell’università di Padova.

“La data science è la pratica di estrarre informazioni dal mondo reale per creare valore aziendale” secondo Davide Del Vecchio, “grazie all’uso di dati, algoritmi e sistemi si possono operare migliori decisioni e azioni nella società”.

La prima data scientist è stata una donna, Florence Nightingale (1820-1910), un’infermiera britannica che applicando il metodo scientifico dimostrò l’importanza dell’igiene negli ospedali correlandola a un ridotto tasso di mortalità. Grazie al suo pionieristico lavoro nel 1859 divenne la prima donna membro della Royal Statistical Society e nel 1874 membro onorario della American Statistical Association.

È stato però Enrico Fermi nel 1955, riporta Del Vecchio, a introdurre l’idea che i computer possono essere usati per testare ipotesi fisiche, con gli esperimenti numerici (o simulazioni al computer) sviluppati con Pasta, Ulam e Tsingou, qualcosa di “non molto diverso da quello che si fa oggi con il deep learning o con la teoria dei grafi”.

Il deep learning altro non è che un metodo per fare predizioni. A partire da dati demografici, ad esempio, si può arrivare a predire con un buon grado di approssimazione l’orientamento politico di un soggetto; partendo da età, salario, livello di istruzione e sesso è possibile predire se un soggetto sarà più probabilmente repubblicano o democratico.

“Il data scientist deve avere a che fare con uno strano vocabolario, perché mette nel modello una serie di parametri eterogenei, differenti linguaggi provenienti da discipline diverse, ma tenuti insieme”.

Oggi disponiamo di un’infinità di dispositivi che raccolgono dati, dai sensori meteorologici a quelli che monitorano i flussi del traffico automobilistico, dai dati delle transazioni bancarie ai like e alle interazioni nei social network. Tutto, in linea di principio, può venire registrato. Freud potrebbe dire che la nostra società ha un problema con l’accumulazione seriale, sintomo di uno sviluppo inceppatosi alla seconda delle sue celebri fasi psicosessuali. Ma tant’è, il data scientist è la figura che a partire dal dato grezzo effettua l’analisi, lo ripulisce dal “rumore”, e ne estrae la pepita d’oro (in inglese questa operazione si chiama proprio mining), ovvero l’informazione utile, il pattern, il significato statistico potremmo dire (sempre che ci sia).

Chiaramente da questa bulimia di dati può derivare anche un eccessivo controllo, violazioni della privacy, o più gravemente ancora interferenze con la libera formazione di preferenze e opinioni. “Da grandi poteri derivano grandi responsabilità” risponde Del Vecchio citando Spiderman.

Tra i riconoscimenti ottenuti per il suo lavoro Davide Del Vecchio cita il premio innovazione s@alute ottenuto per il progetto Khare (Kinect hololens assisted rehabilitation experience) sviluppato per Inail e finalizzato a migliorare l’esperienza riabilitativa degli infortunati e a ottimizzare il lavoro di medici e fisioterapisti. “Si tratta di una una piattaforma tecnologica che attraverso un normale computer e un sistema di rilevamento e tracciatura dei movimenti (Kinect) aiuta il medico e il fisioterapista a controllare e valutare l’esercizio svolto dal paziente”.

Il mistero del massacro di Sandby Borg

Fonte: https://ilfattostorico.com/2018/05/06/il-mistero-del-massacro-di-sandby-borg/

The Guardian

Antiquity

 

sandy borg svezia impero romano occidente

L’estremità di una spada in argento dorato (Daniel Lindskog)

In Svezia gli archeologi hanno scoperto le eccezionali prove di un terribile massacro avvenuto alla fine del V secolo d.C., sulla costa dell’isola di Öland. Gli abitanti di un piccolo villaggio furono misteriosamente uccisi nelle loro case o in strada mentre provavano a fuggire.

I loro corpi vennero lasciati marcire sul posto e non vennero neanche presi gli oggetti preziosi che portavano con sé, tra i quali degli splendidi gioielli e alcune monete d’oro romane.

Il forte ad anello di Sandby Borg. Ospitava circa 50 case e una popolazione di 200-250 abitanti (Sebastian Jakobsson)

A Sandby Borg sembra non esserci stato scampo. In una casa un uomo anziano, colpito al cranio, cadde proprio sopra il focolare e il suo corpo fu carbonizzato fino all’osso. In un’altra casa un ragazzo adolescente, forse durante la fuga, inciampò su un corpo steso sul pavimento e morì sul posto. L’orrore si legò così tanto al sito che quando gli archeologi cominciarono i lavori, la popolazione locale li avvertì di tenersi lontani da quel luogo. Dopo tre stagioni di scavi, con meno di un decimo del sito scavato, la squadra ha pubblicato i suoi risultati sulla rivista Antiquity. Le scoperte raccontano la fine catastrofica della vita nel villaggio – “un singolo evento che fermò il tempo, come un naufragio ma a terra”.

Alla metà del V secolo d.C. Sandby Borg era un prospero villaggio protetto dalle mura di un forte circolare. Dopo l’attacco non tornò mai nessuno a seppellire i morti, e nemmeno per saccheggiare gli oggetti preziosi o il bestiame. I morti – nove in una sola casa – marcirono dove caddero, distesi in strada o in casa fino al crollo dei tetti, mentre i loro animali morirono di fame chiusi nelle recinzioni. In mezzo ai corpi giacevano ancora degli oggetti preziosi: monete d’oro romane, gioielli in argento dorato, ornamenti argentati per capelli, perline di vetro e conchiglie di ciprea dal Mediterraneo. Gli archeologi hanno persino trovato tracce degli ultimi pasti, tra cui una mezza aringa vicino a un focolare e alcune pentole.

Perla di vetro decorata con fiori e spirale d’argento (Daniel Lindskog)

Un magnifico anello (Daniel Lindskog)

Una spilla d’argento (Daniel Lindskog)

(Daniel Lindskog)

(Alfsdotter et al./Antiquity)

Ludwig Papmehl-Dufay, archeologo del museo locale, aveva iniziato gli scavi dopo che alcuni tombaroli erano stati avvistati nel sito. Sebbene non esistano resoconti scritti o orali del massacro, alcune storie locali lo consideravano un luogo pericoloso. «Trovo molto probabile che l’evento sia stato ricordato e abbia creato dei forti tabù, forse tramandati nei secoli grazie alla tradizione orale», ha detto Papmehl-Dufay. Tre stagioni di scavo hanno già suscitato numerosi interrogativi. Nel cranio di un uomo erano stati conficcati quattro denti di pecora. Secondo Papmehl-Dufay potrebbero rappresentare un’offesa finale: siccome gli antichi mettevano una moneta o altri piccoli oggetti di valore coi morti per pagare il passaggio nell’aldilà, questa sarebbe stata una maledizione per prevenirlo. Nelle vicinanze è stato trovato l’osso di un piccolo braccio, la prova che neppure i bambini furono risparmiati.

Tra tutti i beni scoperti non sono state trovate armi complete. Forse furono prese come trofei e sepolte come offerta rituale in una palude vicina. Öland è un’isola al largo della costa svedese nel Mar Baltico, e nel periodo romano era ricca. Le monete d’oro romane e le importazioni di lusso testimoniano i salari guadagnati combattendo come mercenari. Sull’isola si contano almeno 15 forti ad anelli, ma solo Sandby Borg sembra aver avuto una fine così cruenta nei turbolenti decenni della caduta dell’Impero romano d’Occidente. Il museo della contea di Kalmar ha organizzato una piccola mostra del sito, e spera di crearne una più ampia permanente. Finora sono stati recuperati 26 corpi e sono state scavate totalmente solo tre delle 53 case, ma molti altri resti aspettano ancora che la loro storia sia finalmente raccontata.

(Daniel Lindskog)

(Daniel Lindskog)

(Daniel Lindskog)

(Daniel Lindskog)

(Daniel Lindskog)

Pianta di Sandby borg (Alfsdotter et al./Antiquity)

 

EURO E ITALIA: DON’T CRY FOR ME ARGENTINA!

Fonte: http://icebergfinanza.finanza.com/2018/05/08/euro-e-italia-dont-cry-for-me-argentina/

Purtroppo in questo Paese, infarcito di giornalisti ignoranti ad essere buoni, analisti ed editorialisti, pure economisti che tengono famiglie ad alto tenore di vita, non è facile far comprendere la verità, soprattutto quando questa gente ha il totale monopolio della carta stampata e delle televisioni, non riuscendo ancora ad avere il dominio sul web.

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Le Open Society Foundations,  sono una rete di fondazioni internazionali fondata dal magnate George Soros che lavorano per costruire democrazie vibranti e tolleranti i cui governi sono responsabili e aperti alla partecipazione di tutte le persone, dicono loro.

Uno di questi è Fubini, un caro amico di Soros, si Soros lo speculatore, lo squalo che attaccò la lira e la sterlina negli anni ’90, ha recentemente scritto sul Corriere della Sera…

La drammatica lezione dell’Argentina per chi è contro l’euro

L’Argentina nel 2003 fa aveva ripudiato debito pubblico per 100 miliardi di dollari e aveva svalutato drasticamente per cavarsela. Sono passati 15 anni, ma non è ancora vaccinata: un battito d’ali di farfalla a Washington diventa un tifone
a Buenos Aires. Che c’entra con l’Italia? Niente, ma proprio questo è il punto. Non c’entra perché l’Italia è nell’euro e solo per questo sul suo enorme debito riesce a pagare interessi persino inferiori di quelli americani, a tutto vantaggio di famiglie e imprese. Proviamo a uscire dall’euro, o a ripudiare il debito. Prima però chiamiamo Mauricio Macri per sentire cosa ne pensa.

Ma tu pensa, Fubini scrive pure che per una volta non si può neanche dare la colpa ai politici locali. Il leader oggi è Mauricio Macri, un ingegnere di origini calabresi che mantiene il Paese su una rotta di buonsenso, riforme e prudenza, politiche neoliberiste su suggerimento del FMI e crolla tutto comunque!

Ci aveva già pensato un altro illustre scienziato finanziario tempo fa, per il quale ieri girava alche il nome per un eventuale governo di tregua o neutrale come dicono loro sempre, ma sta facendo davvero una brutta figura…

Se Tokyo sembra Atene

C’è una battuta che gira tra i miei colleghi: «Sai qual è la differenza tra il Giappone e la Grecia?». L’agghiacciante risposta è: «Tre anni». L’ovvio riferimento è alla situazione del debito pubblico. Per quanto paradossale, l’accostamento della grande potenza industriale asiatica al piccolo e disastrato Stato ellenico non è poi così assurdo.

L’articolo era datato 2012, ne sono passati sei di anni e non è successo nulla in Giappone, nessuno ha fatto la fine della Grecia.

Potrei tirarvi fuori centinaia di articoli sulla fine dell’Inghilterra, se usciva dall’ Europa, peste, tifo e colera, iperinflazione e via dicendo.

Basterebbe ricordare cosa scrivevano i soloni di Confindustria a proposito della fine ingloriosa che attendeva il nostro Paese nel caso che gli italiano non avessero votato si al referendum confermativo di casa Renzi…

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Siamo nel 2017 e della recessione, nessuna traccia, saliamo del uno virgola e dei quattro punti di pil in caduta se ne è persa traccia.

Per carità, è tutta brava gente, dotti, medici e sapienti, peccato che come dice il nostro caro John Perkins…

Come ben sapete, non provate a chiedere all’oste se il suo vino è buono, se è davvero il migliore, non potete chiedere a questa gente se davvero l’euro è la migliore soluzione, dopo gli evidenti fallimenti di questi anni, loro vi rispenderanno che sì, perché il loro datore di lavoro la pensa così!

E’ normale, ci mancherebbe, sarei preoccupato se non fosse così, diceva il nostro caro Don Milani…

 “E qual’è mai il giornale che scrive per il fine che in teoria gli sarebbe primario cioè informare o non invece per quello di influenzare in una direzione”

Alle volte però capita di ascoltare il pensiero alternativo, quello di Alberto e Claudio,  e scopri che le cose non sono proprio così, almeno che loro vi raccontano solo una parte della loro verità…

1) Argentina e Italia sono Paesi profondamente diversi. In Argentina il settore agricolo pesa il quadruplo rispetto all’Italia (rispettivamente, 8% e 2% del Pil), e questo incide sulla composizione dell’export, che in Italia è composto per l’84% da prodotti manifatturieri, mentre in Argentina solo per il 31%.

2) Quando un Paese si basa sulle materie prime o su prodotti agricoli grezzi, la sua prosperità dipende dai prezzi di questi ultimi sui mercati internazionali. Una caduta dei prezzi lo metterà in difficoltà qualsiasi moneta esso adotti o per quanta moneta esso stampi. Ciò vale per esempio per il Venezuela se il prezzo del petrolio dimezza e vale anche per l’Argentina: se il prezzo della soia crolla del 30%, come è successo nell’ultimo quinquennio: gli argentini devono tirare la cinghia e non c’entra se la moneta è il peso, l’euro o il dollaro.

3) Questo anche perché le materie prime hanno domanda rigida: se la soia dimezza non ingozziamo i nostri vitelli. Anche a causa di ciò dal 2010 l’Argentina è in deficit estero, cosa che ora la costringe ad alzare i tassi per farsi prestare i soldi che non guadagna più esportando. La politica monetaria degli Stati Uniti, evocata da Fubini, c’entra, ma solo perché si innesta su questa fragilità strutturale. La situazione dei Paesi manifatturieri è ben diversa, perché la domanda dei loro prodotti è elastica al prezzo, e a questo punto quale valuta si adotti e come la si gestisca diventa rilevante. Un «attacco speculativo» che ci costringesse a svalutare renderebbe i nostri prodotti e il nostro turismo ancora più convenienti per l’estero, aumentando il nostro surplus commerciale, cioè la nostra disponibilità di valuta pregiata, senza bisogno di alcun rialzo dei tassi. Se non credete a noi, fidatevi di un commentatore bene informato: «Euro più debole? Per noi sono più i vantaggi che gli svantaggi» (Fubini, 11 marzo 2015).

4) Quanto precede spiega perché l’argentino Macrì, nonostante sia tutto «buon senso, riforme e prudenza» (a detta di Fubini), da quando ha preso il potere ha visto la sua valuta indebolirsi del 45% sul dollaro, senza riuscire a riequilibrare i conti con l’estero. Viceversa, un altro presidente, l’ungherese Orbán, nonostante sia tanto cattivo e non faccia le riforme, ma anzi cacci il Fmi fuori dal Paese con la ramazza, pur non avendo l’euro, bensì il fiorinetto, va avanti tranquillissimo, grazie al suo surplus commerciale, e viene costantemente rieletto dai suoi concittadini. L’export ungherese è per l’83% composto da prodotti manifatturieri e per questo l’Ungheria ha beneficiato della flessibilità del fiorino. Lasciamo valutare al lettore a quale Paese l’Italia somigli di più.

Poi si sa, c’è sempre qualcuno che si arrampica sugli specchi, ti dice che le svalutazioni non sempre sono buone, che il Giappone, che quando la domanda globale latita, hanno poco effetto sulle esportazioni, che basta guardare al Giappone, che ha svalutato come un forsennato dal 2012 in poi  e non è successo nulla o quasi.

Ora non sto qua a riempirvi la testa con paroloni, a Voi che piacciano tanto i grafici, consiglio solo di fare mente locale, ovvero agli effetti che ha avuto sul nostro Paese, demolito dalla criminale politica economica di Monti, la feroce svalutazione imposta da Draghi all’euro, passando in un attimo da 1,40 a 1,03…

Qualcosina possiamo dire anche a proposito della sterlina e dell’Inghilterra sommersa dall’oceano a causa della Brexit…

Nessuno può dire cosa accadrà in realtà, nessuno dice che sarà una passeggiata, nessuno pensa ad un’uscita non concordata o meno, ma le evidenze storiche sono più a favore che contro, la differenza la fanno le chiacchiere da bar!

L’India è la nuova Indonesia? La deforestazione prossima ventura

Fonte:http://www.salvaleforeste.it/it/deforestazione/4375-l-india-%C3%A8-la-nuova-indonesia-la-deforestazione-prossima-ventura.html

Sta accadendo adesso. Il Ministero indiano dell’ambiente, delle foreste e dei cambiamenti climatici pubblicato una nuova Policy forestale nazionale che, se approvata, aprirà le foreste demaniali allo sfruttamento privato Finora, questo è stato esplicitamente vietato dall’attuale legge forestale.  La precedente (ancora in vigore, ma per poco) legge forestale affermava ch le foreste fungono da risorsa genetica per il mantenimento dell’equilibrio ecologico. Per questa ragione, non saranno messe a disposizione delle imprese per lo sviluppo di piantagioni o altre attività”. Ora invece, sembra che le foreste saranno messe in vendita o cedute per espandere le piantagioni industriali.
La nuova bozza recita: “La produttività delle piantagioni forestali è molto scarsa nella maggior parte dell’unione. Queso sarà risolto adottando una gestione scientifica e intensiva delle piantagioni di specie rilevanti come teak, sal, sisham, pioppo, gmelina, eucalyptus, casuarina, bamboo ecc. I terreni disponibili degradati e sotto-utilizzati saranno gestiti per produrre legname di qualità con interventi scientifici. Modelli di compartecipazione pubblico-privato saranno adottati per affrontare la piantumazione nella aree forestali degradate nelle aree forestali e non, assieme alle imprese forestali.”
Gli ecologisti sostengono che la nuova bozza è una versione annacquata dell’attuale politica e scarsa nei contenuti. Alcuni hanno commentato che si tratta di un documento redatto frettolosamente, che mina il ruolo della comunità locali nella conservazione delle foreste, mentre altri sottolineano come la nuova bozza di linee guida ignori completamente le diffuse attività di distruzione delle foreste. Diversi studi scientifici mostrano come grandi aree di foresta vengono frammentati a causa di progetti industriali o di sfruttamento mal pianificati. La frammentazione delle foreste ha impatti devastanti e rappresenta una delle più gravi minacce alla conservazione. Ma la nuova policy ignora il rischio e dichiara che “si è verificato un aumento della copertura forestale e una riduzione della deforestazione … nonostante … l’aumento popolazione, l’industrializzazione e la rapida crescita economica “.
Nel 2013, uno studio degli avvocati ambientali Ritwik Dutta e Rahul Choudhary ha rivelato come il paese, ogni giorno, perda in media, ha 135 ettari di foresta naturale a causa di progetti di sviluppo. Dutta e Choudhary sostengono he solo nel 2017 il governo abbia approvato circa 10.000 permessi di eccezione alla legge forestale.
Persino i principali habitat per la tigre non vengono risparmiati. Progetti di esploraizione minoritaria, di costruzione di dighe o di trade pretendono l’abbattimento di 200 kmq a Panna (Madhya Pradesh), di oltre 83 kmq ad Amrabad (Telangana), di 1.000 ettari a Palamau (Jharkhand), di 39 ettari da Pench (MP) e 50 kmq da Corbett (Uttarakhand).

«NON CONVIENE CURARE I PAZIENTI», PAROLA DI GOLDMAN SACHS

Scritto da: Marcello Pamio
Fonte: http://www.disinformazione.it/Non_conviene_guarire.htm

Molti pensano alle lobbies del farmaco come a delle industrie che costantemente lavorano nei loro laboratori sotterranei per cercare il rimedio miracoloso in grado di debellare ogni malattia.
Visione tanto stupenda quanto assurda.
Sarebbe bellissimo avere a disposizione una cura per il diabete, così da aiutare oltre 415 milioni di persone nel mondo che diventeranno, secondo le previsioni, 642 milioni nel 2040.
Sarebbe ancor più meraviglioso sconfiggere il cancro, che colpisce ogni anno circa 17 milioni di persone mietendo oltre 9 milioni di morti.
Per non parlare delle malattie cardiovascolari.
Se ciò avvenisse sarebbe certamente per l’uomo un miracolo, ma una catastrofe economica inaudita per quelle stesse industrie. La cosa peggiore che possa accadere loro perché si vedrebbero ridimensionati i fatturati di miliardi di dollari ogni anno. Impensabile anche perché chiuderebbero la stragrande maggioranza delle aziende nel mondo.
La realtà è che le società che vendono farmaci e/o vaccini sono alla disperata ricerca di persone malate da drogare con i loro prodotti.

Parola di Goldman
Questa è l’amara realtà, che ci piaccia o meno, e la conferma arriva da una delle più potenti banche private d’investimento del mondo: la Goldman Sachs (GS).
Alla domanda se è conveniente curare i pazienti, l’onesta risposta della Goldman è stata un lapidario no! «Se guariscono non si guadagna più».
L’analista della GS Salveen Richter in un report per i clienti del biotech si è chiesto se fosse «un business model sostenibile curare i pazienti»
Ecco la risposta nel documento ufficiale The Genome Revolution: «la possibilità di somministrare una ‘cura one shot’ è uno degli aspetti più attraenti della terapia genica (…). Tuttavia tali trattamenti offrono una prospettiva molto diversa per quanto riguarda i guadagni, se confrontato con i guadagni che ci sono nelle terapie croniche» .
Il cliente ideale è quindi il malato cronico, ossia la persona costretta a prendere farmaci per tutta la vita. Grasso che cola per la sgrinfie malefiche di chi specula sulla malattia!

Il caso dell’epatite C
L’esempio dell’epatite è (fulminante ci starebbe bene) è illuminante.
Il farmaco per l’epatite C funziona e i profitti ovviamente calano…
Il trattamento per l’epatite C della Gilead Sciences ha raggiunto tassi di guarigione del 90% e negli USA le vendite hanno raggiunto un picco di 12,5 miliardi di dollari nel 2015. Poi il profitto ha iniziato a crollare e la Goldman Sachs stima che le vendite per il 2018 saranno inferiori ai 4 miliardi dollari. Se un farmaco funziona provoca il crollo degli introiti.

Ricerca & Sviluppo
La conferma che alle case farmaceutiche non interessa guarire i malati, ma solo vendere droghe, arriva dai dati ufficiali in merito alla Ricerca & Sviluppo (Research and Development, R&D).
La sezione Ricerca e Sviluppo è il ramo importantissimo di una impresa che si occupa dello studio delle innovazioni tecnologiche volte a migliorare i prodotti e a crearne di nuovi.
Le aziende farmaceutiche spendono ogni anno in marketing più del doppio di quello che spendono in R&D. Quindi invece di spendere miliardi per produrre nuovi prodotti terapeutici funzionanti, spendono miliardi di dollari in pubblicità, per corrompere medici (comparaggio), per organizzare eventi, stampare materiale (libri, articoli), ecc.
Questa è la pistola fumante che dimostra come alle potentissime multinazionali interessi solo creare malati, mantenere le malattie croniche e corrompere i medici che dovranno spacciare i loro farmaci.

Conclusione
Il report elaborato da una delle banche più potenti del mondo è molto interessante perché conferma che sviluppare farmaci che funzionano non conviene ai produttori.
Sarà questo il motivo per cui le principali aziende stanno producendo vaccini e nuovi farmaci ma solo per il cancro? Non a caso la maggior parte dei farmaci “innovativi” sono quasi tutti in ambito oncologico. Come mai?

Ricordiamo che un paziente oncologico costa circa 400.000 dollari ogni anno, superando spesso e volentieri il milione. Se teniamo conto che tra i pazienti nuovi e i vecchi stiamo parlando di centinaia di milioni di persone, il business diventa faraonico.
Idem per i vaccini. Nonostante le idiozie sparate dai giornalisti venduti dei media mainstream che continuano a ripetere come pappagalli indottrinati e ignoranti che i vaccini sono di marginale interesse per le lobbies, le punturine sono un mercato che arriverà – secondo il report del «Grand View Research» (1) – entro il 2024 a 77,5 miliardi di dollari.
Stiamo parlando di una crescita del 10,3% annuo dal 2013 (2).
Tra in principali protagonisti figurano AstraZeneca, Novartis, Johnson&Johnson, Pfizer e GSK.
La Glaxo è indubbiamente la più potente e interessante nel settore vaccini, anche perché recentemente la Novartis ha comprato il reparto oncologia dalla GSK per 14,5 miliardi di dollari, vendendo al gruppo britannico per 7,1 miliardi di dollari la sua divisione vaccini. (3) Quindi la GSK rimane la più potente casa farmaceutica legata ai vaccini.
Le principali nuove applicazioni dei vaccini – sempre secondo il report – includeranno allergie, autismo, cancro e altre malattie infettive. Per esempio il segmento vaccini contro il cancro si espanderà con una crescita annuale superiore all’11,8% a causa della forte domanda di prodotti contro varie forme di tumore. (4)
In tutto questo calcolo mancano i danni e tutte le altre patologie indotte, provocate e/o slatentizzate dalle vaccinazioni di massa che faranno aumentare il numero di malati e quindi la vendita di altri farmaci. I vaccini sono il nuovo Eldorado…
Convincere i sani di essere malati; creare nuove patologie o slatentizzarle; cronicizzare quelle che già esistono. Ecco la vera mission delle industrie farmaceutiche.

Fonte
www.affaritaliani.it/…/curare-i-pazienti-non-conviene-lo-sp…, Andrea Pensotti.

Articolo CNBC:
www.cnbc.com/…/goldman-asks-is-curing-patients-a-sustainabl…

Note

1) Grand View Research, https://www.grandviewresearch.com
2) «Vaccini, mercato mondiale a 77,5 miliardi di dollari entro 2024». PharmaKronos, AdnKronos salute 17 aprile 2018
3) «Novartis compra l’oncologia di GSK e cede a quest’ultima i vaccini»www.aboutpharma.com/…/rivoluzione-novartis-acquisisce-l-on…/
4) Idem

Dal 1976 al 2018: tra mito e leggenda il Pianeta X Nibiru

Fonte: https://www.nibiru2012.it/dal-1976-al-2018-mito-pianeta-x-nibiru/

Sono moltissime le storie che parlano del Pianeta X il quale, però, a tutt’oggi ancora non è stato avvistato. Il mito di Nibiru continua più vivo che mai, quale sono le sue origini? Scopriamole insieme.

Numerose teorie apocalittiche prevedono uno scontro tra esso e la Terra . Probabilmente alla base di questa credenza vi è una lettura distorta dei racconti di Zecharia Sitchin autore che, nel 1976, cominciò a parlare del “Pianeta degli dei” nelle sue opere.
Nel racconto della creazione Sumera è presente un’intera sezione interpretata da Sitchin come genesi del nostro sistema solare. Secondo lo scrittore esisteva un pianeta molto grande (Tiamat) localizzato in quello che ora sarebbe lo spazio tra la Terra e Marte. Nibiru, in uno dei suoi passaggi periodici, urtò violentemente contro Tiamat aprendolo in due: una parte creò l’attuale fascia di asteroidi che delimita il sistema solare interno e l’altra cambiò orbita dando vita alla Terra e alla Luna (Kingu).

Nibiru Pianeta X
Il 1982 e l’avvistamento di Nibiru

L’ipotesi dell’esistenza di questo fantomatico corpo fantasma prende vigore nel 1982/1983 quando il telescopio spaziale IRAS vede qualcosa in direzione della costellazione di Orione e la notizia finisce sul Washington Post.

Nibiru Pianeta X

Il 17 giugno dell’anno precedente la Nasa, in un comunicato ufficiale, riconosceva la possibilità che un pianeta di dimensioni considerevoli potesse orbitare ai confini del sistema solare. Da quel giorno la caccia al Pianeta X si fece serrata e prosegue ancora oggi.

Negli anni successivi vennero fatti molti studi e creati modelli per spiegare i mutamenti climatici estremi e le estinzioni di massa che la Terra ha subito nelle varie ere geologiche; questi studi riguardavano anche Nibiru come indiziato per questi cataclismi.

Si giunse alla conclusione che una protostella (una nana bruna) o un pianeta più grande di Giove potesse transitare periodicamente nella fascia di Kuiper o nella Nube di Oort scagliando gli oggetti in esse contenuti verso il sistema solare interno provocando una pioggia di comete e meteoriti.

Il 2003 e Nancy Lieder

Nel 2003 il caso Nibiru diventa globale, complice l’avvento di internet e le farneticazioni di Nancy Lieder. La donna, una nativa americana, affermava di essere in contatto periodico con una razza aliena denominata “Zeta” i quali la avrebbero avvertita dell’incombente pericolo dell’arrivo del Pianeta X.

Nibiru Pianeta X

La psicosi dell’apocalisse si sparse in tutto il mondo. La teoria prevedeva che Nibiru, tornando nel sistema solare interno (Sitchin sosteneva che la sua orbita durasse 3.600 anni), innescasse con la sua forza gravitazionale immensa una serie di catastrofi naturali sul nostro pianeta fino a provocare lo slittamento polare.

La teoria del dislocamento della crosta terrestre era il vero fulcro delle presunte predicazioni degli Zetas e fece molto clamore (fu anche teorizzata ufficialmente da più di un ricercatore).
Passarono gli anni , l’apocalisse non arrivò e Nibiru non venne trovato.
Nel 2012, grazie alla fine di un lungo ciclo Maya, la storia tornò in auge ma anche qui niente di concreto venne provato né accadde.

Nel 2017 nuovi studi scientifici riportano linfa alla caccia al Pianeta X:

“Due astronomi del Caltech (California Institute of Technology) hanno scioccato la comunità scientifica annunciando di avere prove schiaccianti dell’esistenza di un pianeta che orbita ai confini del nostro sistema solare. Il pianeta è stato soprannominato Pianeta 9 o Pianeta X, dovrebbe avere una massa pari a 10 o 12 volte quella della Terra ed impiegare dai 10.000 ai 20.000 anni per completare un’orbita attorno al Sole”
A febbraio del 2017 la NASA ha chiesto aiuto ai ricercatori di tutto il mondo attraverso il sito web “Backyard Worlds: Planet 9”. Grazie a questo progetto chiunque può avere accesso ai dati disponibili e può prendere parte al tentativo di scovare “Planet 9” (Nibiru). La NASA si aspetta di identificare tra Nettuno e la nostra stella più vicina (Proxima Centauri) un pianeta.

Nibiru Pianeta X

“Vi sono poco più di quattro anni luce tra Nettuno e Proxima Centauri e la gran parte di questo vasto territorio è inesplorato” ha spiegato l’investigatore principale del progetto, Marc Kuchner, astrofisico presso il Goddard Space Flight della NASA a Greenbelt, nel Maryland.
“Questo è possibile perché c’è poca luce solare, anche oggetti di grandi dimensioni in quella regione sono solo un bagliore di luce visibile. Ma, guardando gli oggetti agli infrarossi, è stato possibile con WISE scattare foto che altrimenti sarebbero state perse”.

Il 2017 e 2018 con David Meade e i Tabloid inglesi

In concomitanza con la grande eclissi dell’agosto scorso negli Stati Uniti alcuni cospirazionisti  riuscirono a far breccia nei quotidiani nazionali mischiando l’apocalisse cristiana con Nibiru. In particolare fece clamore David Meade con i suoi libri sulla Grande Tribolazione e il ritorno del fantomatico pianeta. Dal 2017 fino a metà 2018 si sono susseguite date su date per un impossibile scontro tra la Terra e il Pianeta X.

I tabloid inglesi come il The Sun o il Daily Mail pubblicarono senza sosta ogni genere di fake news sull’argomento mettendo alla berlina l’intera vicenda.

Questo ha gettato fango e discredito su una teoria che, come avete letto sino a qui, ha goduto di fascino e di alcune solide basi scientifiche.

La caccia la Pianeta X prosegue e vedremo cosa ci riserveranno questi anni. Lo avvisteremo?

Perché l’abbigliamento low-cost risulta dannoso per l’ambiente

Scritto da: Nicoletta
Fonte: https://www.soloecologia.it/18042018/perche-labbigliamento-low-cost-risulta-dannoso-per-lambiente/11386

Comprare, comprare, comprare – abiti, calzature e accessori a prezzi bassi, a volte bassissimi. Così si potrebbe descrivere il comportamento odierno di molti di noi. La produzione di abbigliamento sta aumentando in tutto il mondo, ma con conseguenze nefaste per l’ambiente.

Oggi come oggi difficilmente si rammenda o si ripara un capo di abbigliamento rovinato: è più semplice comprarne un altro. Molte persone consumano un’eccessiva quantità di articoli e lo fanno troppo rapidamente: basti pensare che tra il 2003 e il 2018 le vendite di in tutto il mondo sono raddoppiate. Qualcuno ha calcolato che in media non conserviamo un capo nemmeno per un anno. Quando non ci serve più lo conferiamo negli appositi cassonetti, da dove spesso i nostri vecchi abiti vengono presi e inviati in paesi in via di sviluppo dell’Africa o dell’Asia. Ma paradossalmente, alcuni di queste nazioni non vogliono più accettare queste forniture: ne hanno già un eccesso.

Alla radice di tutto stanno i prezzi esigui a cui la merce viene venduta al cliente. Ma se il portafoglio è contento il prezzo che l’ambiente paga è molto alto: la produzione tessile mondiale causa oltre l’emissione di un miliardo di tonnellate di CO2 ogni anno – una quantità di gas serra che supera quella emessa da tutti gli aerei e le navi del mondo nel corso di un anno. A questo si aggiungono altri problemi (come l’inquinamento dell’ambiente mediante l’uso di sostanze chimiche tossiche per l’agricoltura intensiva) e lo sfruttamento della manodopera in molti paesi in via di sviluppo.

Che cosa possiamo fare per contrastare il fenomeno? Dovremmo esercitare maggiore pressione sulle aziende affinché producano fibre tessili biologiche dando la preferenza alle aziende che producono materiali senza utilizzare prodotti chimici tossici, ovvero favorendo una produzione tessile più sostenibile. Questi capi di abbigliamento costeranno sicuramente di più – tuttavia questo costituirà per noi un ottimo stimolo per indurci a a comprarne di meno e riutilizzarli il ​​più a lungo possibile, magari riparandoli o rimodernandoli in maniera creativa. Se non cambierà nulla la produzione di abbigliamento nel 2050 sarà triplicata rispetto a quella attuale.

 

Perù: riconosciuti i diritti territoriali delle tribù indigene incontattate

Fonte:  http://www.salvaleforeste.it/it/popoli-indigeni/4373-per%C3%B9-riconosciuti-i-diritti-territoriali-delle-trib%C3%B9-indigene-incontattate.html

Lo fa sapere Survival: il Perù creerà in Amazzonia due riserve per la protezione delle tribù incontattate, per un totale di oltre 2,5 milioni di ettari. È noto che nell’area compresa dalle nuove riserve Yavari Tapiche e Yavari Mirin – nello stato di Loreto, Perù nordorientale – vivono almeno sette diversi gruppi di tribù ancora non contattate dall’uomo bianco.Questa regione remota è sotto l’intensa pressione di prospezioni petrolifere, del taglio del legname e del progetto di una strada che potrebbe devastare le tribù. Coloro che vogliono sfruttare le risorse naturali dell’area negano da tempo l’esistenza di popoli incontattati in queste foreste, poiché la loro presenza potrebbe ostacolarne i progetti.

Le riserve sono cruciali per la sopravvivenza delle tribù incontattate: se la loro terra non sarà protetta, rischiano la catastrofe. Intere popolazioni vengono spazzate via dalla violenza di esterni che rubano loro terra e risorse. Già il semplice contatto con l’uomo bianco rischia di decimare queste popolazioni che non hanno difese immunitarie contro malattie che nel resto del mondo sono comuni e oramai innocue.

Il governo peruviano, tuttavia, non ha escluso ulteriori prospezioni petrolifere e si è anzi aggiudicato due concessioni all’interno delle due riserve Yavari Tapiche e Yavari Mirin.

Siria, ultimo atto della demolizione del diritto internazionale

Fonte: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-siria_ultimo_atto_della_demolizione_del_diritto_internazionale/82_23723/

L’attacco che l’associazione (a delinquere) USA/FR/GB ha sferrato nei confronti della Siria con il bombardamento della notte tra il 13 e 14 aprile 2018, non può che rinnovare il dubbio sulla effettiva esistenza di un diritto internazionale che regoli l’uso della forza bellica e se, ormai, la proibizione dell’utilizzo della forza per la risoluzione delle controversie internazionali abbia perso il suo valore di jus cogens, valore supremo essenziale e inderogabile.

Da anni siamo in presenza, infatti, di una continua, ed a nostro giudizio, del tutto illegittima, attenuazione dell’equiparazione tra guerra e crimine. L’introduzione di concetti come quello di ‘operazione di polizia internazionale’ di ‘guerra preventiva’ (unilaterale, anche in assenza di minacce dirette); di “intervento umanitario” tendono, anche teoricamente e non solo di fatto, a legittimare la guerra come strumento di tutela e affermazione dei diritti umani oppure come ‘guerra al terrorismo’ criminalizzando Stati sovrani, definendoli “Stati canaglia” accusati, nella maggior parte senza prove o con prove poi dimostratesi false, di supportare il terrorismo o di preparare l’uso di armi di distruzione di massa. Naturale conseguenza di questo inganno semantico è la crisi, se non la vera e propria distruzione, di tutto l’apparato di norme scritte o consuetudinarie che a partire dal patto Briand-Kellogg hanno tentato di limitare il diritto alla guerra e con esso gli organismi come il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Assad e come prima di lui, Gheddafi e Saddam, o chiunque gli Stati Uniti ed i suoi complici decidano di colpire, rappresenta, nella visione di Trump, May e Macron, un hostis generis humani nei confronti dei quali tutto è legittimo e non è quindi importante accertare se abbia o meno realmente fatto uso di armi chimiche o preoccuparsi di ottenere previamente una mandato dal Consiglio di sicurezza della ONU o sentirsi obbligati al rispetto del diritto internazionale. D’altra parte, salvo la Russia e l’Iran nessuno ha preso posizione su quella che è una palese violazione di ogni regola dello jus ad bellum, eppure il bombardamento della Siria rappresenta un vero e proprio atto di aggressione. Aggressione che la sentenza di Norimberga definiva il “crimine internazionale supremo”. Oltre a ciò il bombardamento rappresenta una palese violazione del trattato sulle armi chimiche che all’art. IX espressamente prevede, nel caso di dubbi sul rispetto dell’accordo, il ricorso al Consiglio Esecutivo 1 che può anche disporre delle ispezioni “su sfida” come disposto dal comma 6 del medesimo articolo: in loco di qualsiasi impianto o sito sul territorio o in ogni altro luogo sotto la giurisdizione o il controllo di ogni altro Stato Parte”.

La medesima convezione, poi, all’articolo XII disciplina espressamente i provvedimenti per risolvere una situazione ed assicurare l’osservanza, ivi comprese le sanzioni da adottare2, prevedendo nel caso di accertate violazioni ed in presenza di casi di particolare gravità il ricorso all’Assemblea Generale ed al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Nessun diritto quindi avevano gli Usa ed i suoi complici di intervenire militarmente ma solo di richiedere l’ispezione per l’accertamento della realtà dei fatti e di richiedere, l’intervento del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Sia gli Usa che la Gran Bretagna che la Francia ed anche la Siria sono firmatari dell’accordo sulle armi chimiche e, quindi, come recita la convenzione di Vienna sul diritto dei trattati del 1969 all’art. 26 “Pacta sunt servanda Ogni trattato in vigore vincola le parti e deve essere da esse eseguito in buona fede.”

Ma ormai ne l’ONU né il suo Consiglio di Sicurezza né tantomeno qualsivoglia altro sistema di risoluzione dei conflitti contenuto in convenzioni internazionali, hanno più un senso difronte a quella che, per citare Carl Schmitt è diventata una “guerra civile mondiale” in cui gli Stati Uniti si sono arrogati il diritto di decidere unilateralmente ciò che è giusto e legittimo ciò che non lo è.

Claudio Giangiacomo

  1. Ciascuno Stato Parte avrà il diritto di chiedere al Consiglio Esecutivo di ottenere chiarimenti da un altro Stato Parte su qualunque situazione che possa essere considerata ambigua o che possa far sorgere preoccupazioni riguardo alla eventuale inosservanza della Convenzione. In tal caso, è disposto quanto segue:

a. il Consiglio Esecutivo inoltrerà la richiesta di chiarimenti allo Stato Parte interessato tramite il Direttore Generale non oltre 24 ore dopo averla ricevuta;

b. lo Stato Parte richiesto fornirà i chiarimenti al Consiglio Esecutivo il prima possibile ma in ogni caso non oltre 10 giorni dopo aver ricevuto la relativa richiesta;

c. il Consiglio Esecutivo prenderà nota dei chiarimenti e li inoltrerà allo Stato Parte richiedente non oltre 24 ore dopo averli ricevuti;

d. se lo Stato Parte richiedente ritiene che i chiarimenti sono insufficienti, avrà diritto di chiedere al Consiglio Esecutivo di ottenere dallo Stato Parte richiesto ulteriori chiarimenti;

e. al fine di ottenere gli ulteriori chiarimenti richiesti secondo il capoverso d), il Consiglio Esecutivo può invitare il Direttore Generale a costituire un gruppo di esperti provenienti dal Segretariato Tecnico o, se un personale appropriato non è disponibile presso il Segretariato Tecnico, di altra provenienza per esaminare tutte le informazioni ed i dati disponibili pertinenti alla situazione che è causa della preoccupazione. Tale gruppo di esperti sottoporrà al Consiglio Esecutivo una relazione sui fatti investigati;

f. se lo Stato Parte richiedente considera che i chiarimenti ottenuti in base ai capoversi d. ed e. sono insoddisfacenti, avrà il diritto di richiedere una sessione speciale del Consiglio Esecutivo alla quale gli Stati Parte coinvolti che non sono membri del Consiglio Esecutivo avranno diritto di partecipare. In tale sessione speciale, il Consiglio Esecutivo prenderà in considerazione la questione e potrà raccomandare qualsiasi provvedimento che ritiene appropriato per risolvere la situazione.

  1. Ciascuno Stato Parte avrà anche il diritto di chiedere al Consiglio Esecutivo di chiarire qualunque situazione che è stata considerata ambigua o che ha fatto sorgere preoccupazioni circa un’eventuale inosservanza della presente Convenzione. Il Consiglio Esecutivo risponderà fornendo tutta l’assistenza appropriata.
  2. Il Consiglio Esecutivo informerà gli Stati Parte circa qualsiasi richiesta di chiarimento fornita nel presente Articolo.
  3. Se i dubbi o la preoccupazione di uno Stato Parte circa un’eventuale non conformità non sono stati risolti entro 60 giorni dopo la presentazione della domanda di chiarimenti al Consiglio Esecutivo, o se tale Stato Parte ritiene che i suoi dubbi giustificano un’immediata considerazione del problema, fermo restando il suo diritto di richiedere un’ispezione su sfida, esso può richiedere una sessione speciale della Conferenza in conformità con l’Articolo VIII, paragrafo 12 c.. In tale sessione speciale la Conferenza esaminerà la situazione e potrà raccomandare qualsiasi provvedimento che ritiene appropriato per risolvere la situazione.

Procedure per le ispezioni su sfida

  1. Ciascuno Stato Parte ha il diritto di chiedere un’ispezione su sfida in loco di qualsiasi impianto o sito sul territorio o in ogni altro luogo sotto la giurisdizione o il controllo di ogni altro Stato Parte, unicamente al fine di chiarire e di risolvere ogni questione relativa ad un’eventuale inosservanza delle disposizioni della presente Convenzione, e che questa ispezione sia condotta ovunque, senza indugio, da una squadra ispettiva designata dal Direttore Generale ed in conformità con l’Annesso sulle Verifiche.
  2. Ciascun Stato Parte ha l’obbligo di limitare la richiesta d’ispezione all’ambito della presente Convenzione e di fornire nella richiesta d’ispezione tutte le informazioni appropriate in base alle quali sorta una preoccupazione riguardo ad una eventuale inosservanza della presente Convenzione, come specificato nell’Annesso sulle Verifiche. Ciascuno Stato Parte si asterrà da richieste d’ispezione senza fondamento, curando di evitare gli abusi. L’ispezione su sfida sarà effettuata unicamente allo scopo di determinare i fatti relativi all’eventuale inosservanza.
  3. Al fine di verificare l’osservanza delle disposizioni della presente Convenzione, ciascun Stato Parte consentirà al Segretariato Tecnico di condurre ispezioni su sfida in loco secondo il paragrafo 8.
  4. A seguito di una richiesta di ispezione su sfida di un impianto o di un sito, ed in conformità con le procedure disposte nell’Annesso sulle verifiche, lo Stato Parte ispezionato avrà:

a. il diritto e l’obbligo di fare ogni ragionevole sforzo per dimostrare la sua osservanza della presente Convenzione, ed a tal fine, mettere in grado la squadra ispettiva di adempiere al suo mandato;

b. l’obbligo di fornire l’accesso all’interno del sito richiesto unicamente allo scopo di determinare i fatti pertinenti alla preoccupazione circa l’eventuale inosservanza;

c. il diritto di adottare provvedimenti per proteggere gli impianti sensibili ed impedire la divulgazione di informazioni e di dati riservati, non connessi alla presente Convenzione.

  1. Per quanto riguarda gli osservatori, è disposto quanto segue:

a. lo Stato Parte richiedente può, con riserva dell’accordo dello Stato Parte ispezionato, inviare un rappresentante il quale può essere un cittadino sia dello Stato Parte richiedente o di uno Stato Parte terzo, per osservare la conduzione dell’ispezione su sfida;

b. lo Stato Parte ispezionato in tal caso concederà l’accesso all’osservatore in conformità con l’Annesso sulle Verifiche;

c. lo Stato Parte ispezionato, di regola, dovrà accettare l’osservatore proposto; qualora lo Stato Parte ispezionato manifestasse un rifiuto, tale fatto dovrà essere segnalato nel rapporto finale.

  1. Lo Stato Parte richiedente presenterà una richiesta d’ispezione per un’ispezione su sfida in loco al Consiglio Esecutivo, e contestualmente al Direttore Generale per immediata trattazione.
  2. Il Direttore Generale si accerterà immediatamente che la richiesta d’ispezione è conforme ai criteri specificati alla Parte X, paragrafo 4 dell’Annesso sulle Verifiche e, se necessario, fornirà assistenza allo Stato Parte richiedente per compilare in maniera adeguata la richiesta d’ispezione. Quando la richiesta d’ispezione soddisfa i criteri stabiliti, possono aver inizio i preparativi per l’ispezione su sfida.
  3. Il Direttore Generale trasmetterà la richiesta d’ispezione allo Stato Parte ispezionando non meno di 12 ore prima dell’arrivo previsto della squadra ispettiva al punto di entrata.
  4. Dopo aver ricevuto la richiesta d’ispezione, il Consiglio Esecutivo prenderà conoscenza dei provvedimenti del Direttore Generale relativi alla richiesta e manterrà il caso sotto esame per l’intera durata della procedura d’ispezione. Le sue deliberazioni tuttavia non ritarderanno il processo d’ispezione.
  5. Il Consiglio Esecutivo, non oltre 12 ore dopo aver ricevuto la richiesta d’ispezione, può decidere a maggioranza di tre quarti di tutti i suoi membri di opporsi allo svolgimento dell’ispezione su sfida qualora consideri che la richiesta d’ispezione sia frivola, abusiva o che esuli chiaramente dall’ambito della Convenzione come prescritto al paragrafo 8. Lo Stato Parte richiedente e lo Stato Parte ispezionato non hanno voce in capitolo in questa decisione. Se il Consiglio Esecutivo decide contro l’ispezione su sfida, i preparativi saranno interrotti, nessuna ulteriore azione connessa alla richiesta d’ispezione sarà intrapresa e gli Stati Parte interessati saranno informati in merito.
  6. Il Direttore Generale emetterà un mandato d’ispezione per la conduzione dell’ispezione su sfida. Il mandato ispettivo consiste nella richiesta d’ispezione di cui ai paragrafi (8) e (9) tradotta in termini operativi, e dovrà essere conforme alla richiesta d’ispezione.
  7. L’ispezione su sfida sarà condotta in conformità con la Parte X, oppure, in caso di uso asserito secondo la Parte XI dell’Annesso sulle verifiche. La squadra ispettiva sarà guidata dal principio di condurre l’ispezione su sfida con la minore intrusione possibile, compatibilmente con l’adempimento effettivo e tempestivo della propria missione.
  8. Lo Stato Parte ispezionato assisterà la squadra ispettiva durante tutta l’ispezione su sfida ed agevolerà il suo compito. Se lo Stato Parte ispezionato propone, secondo la Parte X, Sezione C dell’Annesso sulle Verifiche, procedure per dimostrare l’osservanza della Convenzione, alternative ad un accesso completo e globale, esso dovrà fare ogni ragionevole sforzo, attraverso consultazioni con la squadra ispettiva, per raggiungere un accordo sulle modalità per determinare i fatti, al fine di dimostrare la propria osservanza.
  9. Il rapporto finale dovrà riportare le risultanze fattuali delle investigazioni nonché una valutazione da parte della squadra ispettiva del grado e della natura dell’accesso e della cooperazione concessi per una soddisfacente attuazione dell’ispezione su sfida. Il Direttore Generale trasmetterà prontamente il rapporto finale della squadra ispettiva allo Stato Parte richiedente, al Consiglio esecutivo ed a tutti gli altri Stati Parte. Il Direttore Generale inoltre trasmetterà prontamente al Consiglio Esecutivo le valutazioni dello Stato Parte richiedente e dello Stato Parte ispezionato, nonché le opinioni degli altri Stati Parte che potranno essere inoltrate al Direttore Generale a tal fine, e successivamente le farà avere a tutti gli Stati Parte.
  10. Il Consiglio Esecutivo, in conformità con i propri poteri e funzioni, esaminerà il rapporto finale della squadra ispettiva non appena gli sarà stato presentato e prenderà in esame ogni eventuale preoccupazione riguardo al fatto che:

a. si sia effettivamente verificata una inosservanza;

b. la richiesta rientrava nell’ambito della presente Convenzione;

c. vi siano stati abusi del diritto di chiedere un’ispezione su sfida.

  1. Qualora il Consiglio Esecutivo addivenga alla conclusione, nell’ambito dei propri poteri e funzioni, che ulteriori provvedimenti potrebbero essere necessari riguardo al Paragrafo 22, esso adotterà tutte le misure appropriate per risanare la situazione e garantire l’osservanza della presente Convenzione, comprese raccomandazioni specifiche alla Conferenza. In caso di abusi, il Consiglio Esecutivo esaminerà se lo Stato Parte richiedente debba farsi carico di eventuali oneri economici derivanti dall’ispezione su sfida.
  2. Lo Stato Parte richiedente e lo Stato Parte ispezionato avranno il diritto di partecipare al processo di esame. Il Consiglio Esecutivo porterà a conoscenza degli Stati Parte e della successiva sessione della Conferenza i risultati dell’esame.
  3. Se il Consiglio Esecutivo ha effettuato specifiche raccomandazioni alla Conferenza, la Conferenza prenderà provvedimenti in conformità con l’Articolo XII.

 

  1. 2 La Conferenza adotterà le necessarie misure stabilite ai paragrafi 2, 3 e 4 per assicurare l’osservanza della presente Convenzione e risolvere e portare rimedio ad ogni situazione che contravvenga con le disposizioni della presente Convenzione. Nel considerare i provvedimenti da adottare in conformità con il presente paragrafo, la Conferenza terrà conto di tutte le informazioni e raccomandazioni sui problemi presentati dal Consiglio Esecutivo.
  1. Nei casi in cui uno Stato Parte sia stato richiesto dal Consiglio Esecutivo di adottare provvedimenti per risolvere una situazione che presenta problemi per quanto riguarda l’osservanza della Convenzione, e qualora lo Stato Parte manchi di eseguire la richiesta entro il termine specificato, la Conferenza potrà, tra l’altro, dietro raccomandazione del Consiglio Esecutivo, limitare o sospendere i diritti ed i privilegi dello Stato Parte in base alla presente Convenzione fino a quando non avrà intrapreso le azioni necessarie ad adempiere ai suoi obblighi in base alla presente Convenzione.
  2. Qualora gravi danni all’oggetto ed allo scopo della presente Convenzione derivino da attività proibite in base alla presente Convenzione, in particolare dall’Articolo I, la Conferenza potrà raccomandare misure collettive agli Stati Parte in conformità con il diritto internazionale.
  3. La Conferenza sottoporrà, in casi di particolare gravità, la questione, comprese le informazioni e le conclusioni pertinenti, all’attenzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. “