Si fa presto a scrivere multicereale! Lidl e Aldi denunciate dalle associazioni

Scritto da: Francesca Mancuso
Fonte: https://www.greenme.it/consumare/sai-cosa-compri/30585-multicereale-lidl-aldi

Sai davvero cosa c’è in un prodotto multicereale? Ecco cosa non ci dicono

Tra gli scaffali dei supermercati sono molto presenti i prodotti in cui oltre al grano vi sono anche altri cereali. Ma il contenuto rispecchia effettivamente il loro nome?

Solitamente la definizione “multicereale” richiama nei consumatori il concetto di “salutare”. Prodotti come pane, crackers, biscotti contenenti vari grani costano anche di più rispetto agli alimenti che ne contengono solo uno. Ma il gruppo di difesa europeo Foodwatch ha presentato denunce formali contro i supermercati Lidl e Aldi all’Autorità per la sicurezza dei prodotti alimentari e dei consumatori (NVWA) dei Paesi Bassi, in merito all’etichettatura “multicereali” dei loro prodotti a marchio.

Multicereali anche se hanno una sola varietà aggiuntiva

Secondo Foodwatch, infatti, numerosi prodotti multicereali dei supermercati tedeschi low cost sono fuorvianti, a causa della loro presenza di “pochissimi chicchi diversi dal grano principale”.

Ciò è in gran parte dovuto alla mancanza di regolamenti specifici: “I produttori possono definire i prodotti ‘multicereali’ se un grano di orzo, avena o segale viene aggiunto al componente principale del grano.”

Mancano regole chiare

Fatta le legge, scoperto l’inganno. Il problema sta nel fatto che “multicereale” non è un termine legalmente protetto. In quanto tale, può essere utilizzato liberamente dai produttori purché gli alimenti contengano almeno una varietà aggiuntiva di cereali. Secondo Foodwatch, ciò consente di camuffare la percentuale di cereali nella lista degli ingredienti.

Come ovviare al probelma della scarsa chiarezza? Di certo, se un consumatore vuole acquistare prodotti multicereali deve essere a conoscenza del reale contenuto di ciò che compra e consuma. Per questo Foodwatch ha chiesto ai produttori di chiarire la quantità esatta dei singoli cereali. Ma non solo. Gli alimenti contenenti una quantità minima di grani alternativi non devono essere etichettati come “multicereali” e, in quanto tale, venduti a un prezzo più alto.

“Non è più sufficiente avere la lista degli ingredienti corretta. Il resto del pacchetto non dovrebbe essere fuorviante. Chiamare multicereale un prodotto ma mettere un numero limitato di grani è fuorviante “, ha dichiarato a FoodNavigator l’attivista di Foodwatch Sjoerd van de Wouw.

Non solo Foodwatch

Anche altre associazioni si sono già interessate al problema. La Dutch Association for Bakery chiede chiarezza suggerendo anche di utilizzare il termine “pane multicereali” per designare l’alimento che, oltre al grano principale, ne contenga almeno altri due.

L’associazione ha anche chiesto che questi altri cereali rappresentino almeno il 10% della parte totale dei semi e dei grani del prodotto. Inoltre, la percentuale dei diversi grani presenti nei prodotti finiti dovrebbe essere identificata sui prodotti preconfezionati.

La risposte dei supermercati

La campagna di Foodwatch ha già dato alcuni risultati. Alcune catene di supermercati olandesi tra cui Albert Heijn, Jumbo e Plus si sono impegnate a indicare il contenuto dei vari cereali sulla confezione e a identitificare con questo attributo quelli che ne contengono almeno il 10%.

Anche Lidl si è impegnata a raggiungere il 10% di grani nei suoi prodotti “multicereali” e ciò ha spinto Foodwatch a ritirare la denuncia nei suoi confronti.

Non solo multicereali

Lo stesso problema riguarda anche i prodotti integrali. L’Organizzazione europea dei consumatori (BEUC), ha evidenziato pratiche ingannevoli nell’etichettatura di alcuni alimenti venduti in Europa.

“Prodotti simili nella stessa categoria possono riportare la dicitura ‘integrale’ nella parte anteriore del pacco ma risultano avere quantità molto diverse quando si guarda il retro”, ha dichiarato Emma Calvert a FoodNavigator. “Ad esempio, CLCV ha recentemente esaminato 105 cereali da colazione per bambini in Francia e ha scoperto che quelli etichettati come integrali contenevano una percentuale integrale che variava dal 2% all’84%”.

La speranza è che vengano utilizzate regole più severe soprattutto se il prodotto finito non contiene quasi alcun chicco rispetto alla componente principale componente di grano.

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Produrre energia elettrica in discoteca: un’idea dall’Europa del Nord

Scritto da: Elena Carbotti
Fonte: https://www.soloecologia.it/18022019/produrre-energia-elettrica-in-discoteca-unidea-dalleuropa-del-nord/11861

Tutelare l’ambiente in discoteca: è possibile? Forse in futuro lo sarà, ad esempio con l’impiego di piste da ballo che generano elettricità mentre vengono calpestate da centinaia di persone.

Normalmente le discoteche non sono esattamente annoverate tra i luoghi più rispettosi dell’ambiente, anzi. Secondo i calcoli di alcuni esperti, una discoteca di media grandezza consuma durante un fine settimana la stessa quantità di elettricità di una normale abitazione in un anno intero. Ma nell’Europa del Nord dei nuovi progetti sembrano andare nella direzione di rendere le discoteche più ecofriendly. Il designer olandese Daan Roosegaard, ad esempio, è l’inventore della cosiddetta pista da ballo sostenibile. La pedana dovrebbe produrre elettricità attraverso il movimento esercitato dalle persone durante la danza, diventando così un vero e proprio generatore di energia. L’idea piace molto anche in Germania, dove sono in atto valutazioni per implementarla in alcuni dei più famosi club di Berlino. Al momento la tecnologia è ancora molto costosa, ma avrebbe un valore aggiunto: quello di incoraggiare un alto numero di persone (giovani!) a partecipare attivamente alla protezione dell’ambiente. Il lancio delle prime discoteche “verdi” potrebbe diventare un modello di riferimento per il resto del mondo.

Detto questo, ci sono anche altri modi in cui i gestori delle discoteche possono risparmiare energia e rendere i loro locali più ecocompatibili: ad esempio utilizzare luci e tecnologie per il risparmio energetico, escogitare dei metodi per ridurre al massimo il consumo di acqua e la produzione di rifiuti.

 

12 tombe a corridoio dei Sedici Regni

Fonte: https://ilfattostorico.com/2019/01/15/12-tombe-a-corridoio-dei-sedici-regni/

Un’offerta rituale in bronzo (Xinhua)

Un antico complesso di tombe è stato scoperto in un villaggio in Cina, nella provincia nordoccidentale dello Shaanxi. Risale all’epoca dei Sedici Regni (304-439 d.C.) e comprende 12 tombe a corridoio disposte su due file. All’interno vi erano numerose offerte funerarie, quali statuette di terracotta e monete di bronzo.

Le 12 tombe a corridoio (Xinhua)

Le 12 tombe sono state scavate tra il 2017 e il 2018 nel villaggio di Leijia, all’interno della Xixian New Area, un nuovo grande distretto urbano in costruzione. Le tombe, disposte su due file, erano composte da una porta e un corridoio che conducevano alla camera con la sepoltura. «Sono state scoperte per la prima volta alcune usanze funerarie mai viste prima: per esempio, la posa di alcune pietre in una piccola fossa all’angolo della tomba, oppure diverse pietre quadrate sopra i piedi di alcuni individui», ha dichiarato Liu Daiyun, ricercatore dell’Istituto provinciale di Archeologia dello Shaanxi.

Nelle tombe erano presenti diverse offerte funerarie. La maggior parte sono di ceramica, come vasi, lampade e le statuette di guerrieri, animali e servi. Gli oggetti in bronzo comprendono invece specchi, sigilli, spille, braccialetti, campanelli e diverse monete. Tra queste, una rara moneta del regno degli Zhao Posteriori ha permesso la datazione delle tombe. Gli archeologi hanno anche trovato teschi di maialini in due tombe e una grande quantità di chicchi di miglio. «Basandoci sulla distribuzione delle tombe, è possibile che le tombe appartenessero a una singola famiglia», ha aggiunto Liu. «Effettueremo dei test del DNA per verificarlo».

Statuette funerarie di terracotta (Xinhua)

(Xinhua)

(Xinhua)

Un sigillo di bronzo (Xinhua)

 

GIUSEPPE UNGARETTI

Fonte: https://biografieonline.it/biografia-giuseppe-ungaretti

Giuseppe Ungaretti

Biografia Sentimento di un uomo

Il giorno 8 febbraio 1888 nasce ad Alessandria d’Egitto il grande poeta Giuseppe Ungaretti, da Antonio Ungaretti e Maria Lunardini entrambi lucchesi. Nella città natale trascorre l’infanzia e i primi anni della giovinezza. La famiglia si era infatti trasferita in Africa per ragioni di lavoro. Suo padre, però, che lavorava come operaio alla costruzione del canale di Suez, muore in un incidente; la madre è così costretta ad arrangiarsi ma riesce a mandare avanti la famiglia grazie ai guadagni di un negozio della periferia di Alessandria. Il piccolo Giuseppe viene dunque allevato dalla madre, da una balia sudanese e da Anna, un’anziana croata, adorabile narratrice di favole.

Ormai cresciuto, frequenta l’Ecole Suisse Jacot, dove viene a contatto per la prima volta con la letteratura europea. Nel tempo libero frequenta anche la “Baracca rossa”, un ritrovo internazionale di anarchici che ha come fervente organizzatore Enrico Pea, versiliese, trasferitosi a lavorare in Egitto.

Si trasferisce in Italia con l’intenzione di andare in Francia per compiere studi di diritto a Parigi, per poi tornare in Egitto. A poche settimane di distanza si reca finalmente a Parigi, raggiunto poi da Mohammed Sceab, che muore però suicida qualche mese dopo. Si iscrive alla facoltà di lettere della Sorbona e prende alloggio in un alberghetto in rue Des Carmes. Frequenta i maggiori caffè letterari di Parigi e diventa amico di Apollinaire, al quale si lega con profondo affetto.

Malgrado la sua lontananza dall’Italia rimane comunque in contatto con il gruppo fiorentino che, staccatosi dalla Voce, ha dato vita alla rivista “Lacerba”. Nel 1915 pubblica proprio su Lacerba le prime liriche. Viene però richiamato e inviato sul fronte del Carso e su quello francese dello Champagne. La prima poesia dal fronte è datata 22 dicembre 1915. Trascorre l’intero anno successivo tra prima linea e retrovie; scrive tutto “Il porto sepolto” (raccolta che contiene all’inizio la poesia omonima), che viene pubblicato presso una tipografia di Udine. Curatore degli ottanta esemplari è “il gentile Ettore Serra”, giovane tenente. Ungaretti si rivela poeta rivoluzionario, aprendo la strada all’ermetismo. Le liriche sono brevi, a volte ridotte ad una sola preposizione, ed esprimono forti sentimenti.

Torna a Roma e su incarico del Ministero degli Esteri si dedica alla stesura del bollettino informativo quotidiano. Intanto collabora alle riviste La Ronda, Tribuna, Commerce. La moglie nel frattempo insegna francese. La difficile condizione economica lo induce a trasferirsi a Marino nei Castelli Romani. Pubblica a La Spezia una nuova edizione de “L’Allegria”; include le liriche composte tra il 1919 e il 1922 e la prima parte del “Sentimento del Tempo”. La prefazione è di Benito Mussolini. La raccolta segna l’inizio della sua seconda fase poetica. Le liriche sono più lunghe e le parole più ricercate.

Con il premio del Gondoliere del 1932, assegnato a Venezia, la sua poesia ha il primo riconoscimento ufficiale. Si aprono le porte dei grandi editori. Pubblica ad esempio con Vallecchi “Sentimento del Tempo” (con un saggio di Gargiulo) e dà alle stampe il volume “Quaderno di traduzioni” che comprende testi di Gòngora, Blake, Eliot, Rilke, Esenin. Il Pen Club lo invita a tenere una serie di lezioni in Sud America. In Brasile gli viene assegnata la cattedra di Letteratura Italiana presso l’Università di San Paolo, che terrà fino al 1942. Esce l’edizione compiuta del “Sentimento del Tempo”.

Nel 1937 una prima tragedia familiare colpisce Ungaretti: muore il fratello Costantino, per il quale scrive le liriche “Se tu mio fratello” e “Tutto ho perduto”, apparse successivamente in francese in “Vie d’un homme”.

Da lì a poco, per un attacco di appendicite malcurato, muore in Brasile anche il figlio Antonietto, di soli nove anni.

Rientrato in patria è nominato Accademico d’Italia e gli viene conferito un insegnamento universitario a Roma per “chiara fama”. Mondadori inizia la pubblicazione delle sue opere sotto il titolo generale “Vita d’un uomo”.

Gli viene consegnato da Alcide De Gasperi il premio Roma; escono il volume di prosa “Il povero nella città” e alcuni abbozzi di “La Terra Promessa”. La rivista Inventario pubblica il suo saggio “Ragioni di una poesia”.

Gli ultimi anni di vita del poeta sono intensissimi. E’ eletto presidente della Comunità europea degli scrittori e tiene, come visiting professor presso la Columbia University una serie di lezioni, stringendo fra l’altro amicizia con letterati e pittori beat del Village newyorkese.

In occasione degli ottant’anni riceve solenni onoranze da parte del governo italiano: a Palazzo Chigi è festeggiato dal presidente del Consiglio Aldo Moro, e da Montale e Quasimodo, con tanti amici attorno. Escono due edizioni rare: “Dialogo”, libro accompagnato da una “combustione” di Burri, piccola raccolta di poesie d’amore e “Morte delle stagioni”, illustrata da Manzù, che raccoglie unite le stagioni della “Terra Promessa”, del “Taccuino del Vecchio” e gli ultimi versi fino al 1966.

Viaggia negli Stati Uniti, in Svezia, in Germania. Nel settembre esce il volume mondadoriano che comprende tutte le poesie, con note, saggi, apparati delle varianti, a cura di Leone Piccioni.

Nella notte tra il 31 dicembre 1969 e il giorno 1 gennaio 1970 scrive l’ultima poesia “L’impietrito e il velluto”. Torna negli Stati Uniti per ricevere un premio all’Università di Oklahoma. A New York si ammala e viene ricoverato in clinica. Rientra in Italia e si stabilisce per curarsi a Salsomaggiore. Muore a Milano nella notte dell’1 giugno 1970.

Approfondimenti sulle opere di Giuseppe Ungaretti

BIS: la Banca Centrale della Sinarchia…

Scritto da: Marcello Pamio
Fonte: https://disinformazione.it/2019/01/20/bis-la-banca-centrale-dei-banchieri-mondiali/

La Banca per i Regolamenti Internazionali (BIS) è la cupola del capitalismo e vertice di quella cricca finanziaria che sta tenendo in scacco il mondo intero.
Dopo aver indotto la Prima Guerra Mondiale infatti i veri Poteri Forti, cioè i banchieri internazionali volevano creare un sistema globale di controllo finanziario concentrato in mani private, in grado di dominare il sistema politico di ciascun paese oltre all’intera economia planetaria.
Questo Sistema doveva essere controllato con criteri feudali dalle banche centrali del mondo che agivano di concerto grazie ad accordi segreti, ai quali pervenivano nel corso di frequenti incontri e conferenze private.
Il vertice del Sistema era la BIS, Bank for International Settlements di Basilea in Svizzera: una banca privata di proprietà e sotto il controllo di banche centrali mondiali, esse stesse società private di capitali.

All’epoca le banche centrali nelle mani di uomini come Lord Montagu Norman della Banca d’Inghilterra, Benjamin Strong della Federal Reserve New York, Charles Rist della Banca di Francia e Hjalmar Shacht della Reichbank, cercavano di dominare i governi grazie alla loro capacità di controllo dei prestiti del Tesoro, di manipolare gli scambi con l’estero, di influenzare il livello dell’attività economica del paese e acquisire politici disposti a cooperare nel mondo degli affari dietro compensi economici.


I tempi cambiano, ma le strategie sono rimaste le medesime: le tresche di ieri infatti sono le stesse di oggi…

Nella costituzione, avvenuta nel 1930 a Basilea, oltre alle banche appena elencate si unirono anche J.P. Morgan & Co. di New York, First National Bank of New York e First National Bank of Chicago.
Il capitale autorizzato ammontava a 500 milioni di franchi svizzeri, equivalenti a oltre 145 milioni di grammi di oro fino, diviso in 200 mila azioni.[1]
La BIS in quanto istituzione privata era di proprietà di 7 direttori di banche centrali, e operava attraverso di loro che ne formavano allo stesso tempo il gruppo direttivo. Essi si accordavano su tutti i maggiori problemi finanziari del mondo, come pure su molti problemi economici politici, specie in riferimento a prestiti, pagamenti e al futuro economico delle aree più importanti del globo.
Stiamo parlando di una struttura finanziaria le cui remote origini risalgono alla creazione della Banca d’Inghilterra nel 1694 e Banca di Francia nel 1803.

Il Washington Post del 28 giugno 1998 dedicava alla Banca delle banche un articolo dal titolo inequivocabile: “Uomini chiave controllano il flusso mondiale del denaro”.
«Dieci volte l’anno gli alti papaveri finanziari che controllano i flussi monetari mondiali si raccolgono a cena sulle rive del Reno in conversazioni segrete in grado di mutare il corso dell’economia globale.
I 13 membri di questa Cabala economica sono i governatori delle banche centrali delle 10 nazioni industrializzate, più la Svizzera.
La BIS venne fondata nel 1930 per facilitare i pagamenti ai vincitori delle riparazioni dei danni di guerra conseguenti la Prima Guerra mondiale. Con gli anni essa è diventata la Banca Centrale delle banche centrali. Suo ruolo successivo è stato quello di stanza di compensazione per regolatori, fornendo supporto nella supervisione di banche commerciali, mercati e degli scambi oltremare e protezione del sistema finanziario mondiale».

Un altro fuggevole sguardo sul gruppo segreto ci è fornito da Gerald Corrigan direttore della potente Goldman Sachs. Nella sua qualità di presidente della Federal Reserve New York fra il 1984 e 1993, Corrigan partecipò a ben 115 incontri mensili consecutivi alla BIS: «intorno al tavolo nessuno si serve di assistenti, agende, registratori e comunicati … vengono sviluppate relazioni personali meravigliose. Di conseguenza quando qualcosa va storto, lavorare con queste persone diventa molto più facile per via della fiducia che si è instaurata nel corso delle frequenti cene riservate. Per conto mio questo aspetto costituisce l’atto geniale dell’organizzazione».
Dal punto di vista storico la BIS è essenzialmente un’istituzione europea a partecipazione americana.
Nel luglio 1994 si sono aggiunti i direttori delle Banche centrali di Canada e Giappone, e più recentemente sono entrate a farne parte altre nazioni non europee portando i membri delle banche centrali a 60 (l’elenco completo a fine articolo).
La banca ha depositi per 112 miliardi di dollari, dei quali una parte in oro.
I fondi sono investiti attraverso banche commerciali e assicurazioni. Il 16% delle quote della BIS sono in mano alle banche centrali che ne fanno parte, il resto è posseduto da privati…

Il quotidiano Le Figarò del 26 aprile 1994 pubblicava un articolo del Premio Nobel per l’economia Maurice Allais da cui si apprendeva che «l’ordine di grandezza dei flussi finanziari non sarà mai troppo sottolineato. I flussi finanziari controllati dalla Banca dei Regolamenti Internazionali ammontano a più di 1100 miliardi di dollari giornalieri, che corrisponde a circa 40 volte il livello di operazioni di trasferimento in transazioni commerciali attraverso il mondo».
Cifre da capogiro fondate in massima parte su denaro virtuale. Queste somme possono (e lo fanno) far saltare una banca, sconvolgere dall’oggi al domani l’economia di una nazione e/o le borse internazionali, ecc.
Incredibilmente un potere così immenso non può essere controllato da nessuno: né dalle banche centrali, né dagli stessi governi!

Questa sua intoccabilità è descritta nella Carta costitutiva del 20 gennaio 1930 al paragrafo 10: «la Banca, il suo patrimonio, le sue attività, nonché i depositi o altri fondi che le siano affidati, non potranno essere oggetto, né in tempo di pace né in tempo di guerra, di nessun provvedimento come espropriazioni, requisizioni, sequestri, confische, divieti o limitazioni di esportazione o importazione di oro o di divise, e di qualsiasi altro provvedimento analogo».
Nessuno può toccarla!

Consiglio di amministrazione
Da settembre 2015, il presidente del Consiglio di amministrazione (Board of Directors) è l’attuale governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, mentre il suo Direttore generale è, dal 1º dicembre 2017, il messicano Agustín Carstens.
Il Consiglio può avere 18 membri, inclusi 6 direttori d’ufficio e i governatori delle Banche centrali di Belgio, Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Stati Uniti d’America. Questi ultimi possono nominare congiuntamente un altro membro della nazionalità delle banche centrali.
Per l’Italia attualmente il membro è il governatore della Banca centrale Ignazio Visco.

Il ruolo della BIS
Nonostante sia organizzata come una banca commerciale con azioni pubbliche, la sua immunità dalle interferenze dei governi e le tasse sia in guerra che in periodo di pace sono garantite da un Trattato internazionale firmato all’Aia nel 1930.
Tutti i suoi depositanti sono banche centrali, eppure è in grado di realizzare profitti su ogni transazione.
Inizialmente i banchieri che ne facevano parte, volevano il massimo anonimato per le loro – più o meno sporche – attività, per cui il quartier generale si trovava in un hotel abbandonato di sei piani, il Grand et Savoy Hotel Universe, con un annesso sopra l’adiacente Frey’s Chocolate Shop.
Nessun segno sulla porta identificava la BIS, così i banchieri e gli spacciatori d’oro tranquillamente usavano anche il negozio Frey’s, che si trova dall’altra parte della strada rispetto alla stazione ferroviaria..

In quelle stanze rivestite di legno sopra il negozio e nell’hotel, venivano prese decisioni importantissime che andavano dalla svalutazione o protezione delle valute mondiali; al prezzo dell’oro (Gold Fixing), alle regolamentazioni delle operazioni bancarie off-shore, per giungere al rialzo o al ribasso dei tassi di interesse a breve termine. Insomma decide vita e morte finanziaria di miliardi di persone!

Nel marzo 1977 l’anonimato finì perché cambiarono sede, facendo costruire un grattacielo circolare di 20 piani fuori terra, che con i suoi 69,5 metri di altezza sovrasta la città medievale.

Un mostro di vetro e acciaio conosciuto come BIS Tower Bulding, o semplicemente la Torre di Basilea.
Assomiglia ad una centrale atomica, ma l’edificio è completamente climatizzato e totalmente autonomo, con un rifugio antiaereo nucleare nel sottosuolo, un sistema ridondante di estinzione degli incendi per cui i vigili del fuoco non devono mai essere chiamati, e perfino un ospedale privato, oltre a 20 chilometri di archivi sotterranei…

Più che la sede di una banca è una vera e propria fortezza indipendente e inespugnabile.
Ai piani inferiori ha sede il computer centrale che è direttamente collegato ai computer delle banche centrali membri e fornisce accesso istantaneo ai dati sulla situazione monetaria globale.

Una squadra di 18 trader professionisti, principalmente inglesi e svizzeri, collegati costantemente in Rete, lavorano per ricollocare i prestiti a breve termine sui mercati dell’Eurodollaro e difendere dalle perdite di cambio (vendendo contemporaneamente la valuta).
Un altro piano è invece tutto dedicato agli scambi e ai commerci di oro, e qui è normale vedere numerose persone al telefono che organizzano prestiti d’oro della banca agli arbitri internazionali, consentendo così alle banche centrali di ottenere interessi sui depositi in oro.

Tuttavia esiste una ragione molto più importante e occulta per cui le banche centrali trasferiscono regolarmente depositi alla BIS: vogliono fornire un grande profitto (alla banca e a sé stessi) per sostenere i servizi che fornisce…
La BIS infatti è molto più di una banca, anche se dall’esterno e ufficialmente sembra essere una piccola organizzazione, infatti solo 86 dei suoi 298 dipendenti sono classificati come personale professionale: e il rimanente? La Banca non è un’istituzione monolitica: artatamente nascosta nel guscio di una banca internazionale, come una serie di scatole cinesi l’una dentro l’altra, rappresenta i gruppi e i servizi di cui i banchieri hanno bisogno, e per questo pagano….
Abbiamo a che fare con una banca sconosciuta alla maggior parte delle persone, anche agli abitanti di Basilea, ma talmente potente da essere inviolabile.
Perfino l’economista John Maynard Keynes ha cercato di farla chiudere perché riciclava i soldi e l’oro che nazisti avevano rubato nei paesi occupati durante la Seconda Guerra Mondiale, ma senza risultato.
Anzi dopo la guerra, divenne ancora più influente e si trasformò nella principale camera di compensazione per le valute europee e luogo segreto di incontro privilegiato dei banchieri centrali…

Membri BIS:
Bank of Algeria, Central Bank of Argentina, Reserve Bank of Australia, Central Bank of the Republic of Austria, National Bank of Belgium, Central Bank of Bosnia and Herzegovina, Central Bank of Brazil, Bulgarian National Bank, Bank of Canada, Central Bank of Chile, People’s Bank of China, Central Bank of Colombia, Croatian National Bank, Czech National Bank, Danmarks Nationalbank (Denmark), Bank of Estonia, European Central Bank (BCE), Bank of Finland, Bank of France, Deutsche Bundesbank (Germany), Bank of Greece, Hong Kong Monetary Authority, Magyar Nemzeti Bank (Hungary), Central Bank of Iceland, Reserve Bank of India, Bank Indonesia, Central Bank of Ireland, Bank of Israel, Bank of Italy, Bank of Japan, Bank of Korea, Bank of Latvia, Bank of Lithuania, Central Bank of Luxembourg, National Bank of the Republic of Macedonia, Central Bank of Malaysia, Bank of Mexico, Netherlands Bank, Reserve Bank of New Zealand, Central Bank of Norway, Central Reserve Bank of Peru, Bangko Sentral ng Pilipinas (Philippines), National Bank of Poland, Bank of Portugal, National Bank of Romania, Central Bank of the Russian Federation, Saudi Arabian Monetary Authority, National Bank of Serbia, Monetary Authority of Singapore, National Bank of Slovakia, Bank of Slovenia, South African Reserve Bank, Bank of Spain, Sveriges Riksbank (Sweden), Swiss National Bank, Bank of Thailand, Central Bank of the Republic of Turkey, Central Bank of the United Arab Emirates, Bank of England, Board of Governors of the Federal Reserve System (United States).[2]

[1] https://www.bis.org/about/charter-i.pdf

[2] “BIS member central banks”, https://www.bis.org/about/member_cb.htm?m=1%7C2%7C601

 

Il male degli uomini verso altri uomini

Scritto da: Salvatore Primiceri
Fonte: http://buonsenso.eu/2019/01/26/il-male-degli-uomini-verso-altri-uomini/

Cosa accade quando l’uomo perde di vista il buonsenso? Accade che diventa incapace di distinguere il buono dal cattivo, il giusto dall’ingiusto. L’uomo privo di buonsenso preferisce fare un uso utilitaristico della ragione la quale sembra offrigli soluzioni giuste ma che in realtà non sono altro che autoinganni. L’uomo senza buonsenso esalta i sentimenti negativi quali l’odio, l’egoismo, la fama di potere, il desiderio di prevaricare, prevalere, comandare. L’uomo senza buonsenso è un pericolo per sé e per gli altri uomini.

Non bisogna avere fiducia nell’uomo“, avvertiva Seneca all’amico Lucilio. Il comportamento umano è paradossale: ci si preoccupa dei terremoti, delle calamità naturali, degli incendi, degli incidenti ma non si tiene in giusta considerazione che il più grande pericolo arriva proprio dagli altri uomini. E’ incredibile di quanta malvagità è capace l’uomo, “l’unico animale in grado di uccidere un suo simile per semplice diletto“, ammoniva Seneca.
Il temporale, prima di scatenarsi, minaccia; l’edificio, prima di crollare, scricchiola; l’incendio, prima di divampare, è preceduto dal fumo; ma il male prodotto dall’uomo è improvviso, e tanto più ti è vicino più si nasconde“.
Ci sono uomini che scappano da altri uomini, come i migranti che fuggono da chi toglie loro futuro e libertà con la repressione e la guerra e sperano in altri che possano accoglierli. Ci sono uomini che fuggono da persecuzioni di altri uomini. Ci sono uomini, tanti uomini, uccisi da altri uomini senza che ve ne sia ragione. La cattiveria umana è la conseguenza di chi dimentica quale sia il dovere di uomini.
Seneca non ha dubbi. Occorre guardarsi dal male degli altri per fuggirlo e non commetterlo mai a propria volta. Bisogna ricordarsi del male per evitare di commetterlo e per impedire ad altri di commetterlo. “Il dovere dell’uomo è quello di non fare male agli altri, di rallegrarsi del bene degli altri, di essere sensibile ai mali degli altri per alleviarne le sofferenze”. Probabilmente, applicando il buonsenso e queste semplici regole, l’uomo non sarà mai completamente al sicuro dal pericolo ma saprà almeno comprendere dove risiede “il buono e il giusto” al fine di non farsi ingannare.
Nel clima cupo che ammorba la società odierna, proviamo a recuperare, nella ragione, nei gesti e nelle parole, l’innato dono del buonsenso, l’unico antidoto al male che ci circonda.

Il governo cinese riconosce mons. Pietro Jin Lugang vescovo coadiutore di Nanyang

Scritto da: Peter Zhao
Fonte: http://www.asianews.it/notizie-it/Il-governo-cinese-riconosce-mons.-Pietro-Jin-Lugang-vescovo-coadiutore-di-Nanyang-46118.html

La cerimonia presieduta dal vice presidente del Consiglio dei vescovi cinesi, mons. Yang Yongqiang, di Zhoucun. Per il Vaticano mons. Jin è l’ordinario della diocesi fin dal 2010 e mons. Zhu Baoyu è vescovo emerito. Per il governo, il primo è coadiutore e l’altro è l’ordinario. Mons. Zhu è diventato da sotterraneo a ufficiale nel 2010 e istallato dal governo come vescovo ordinario di Nanyang all’età di 89 anni.

Nanyang (AsiaNews) – Questa mattina, nella cattedrale di Nanyang (Henan) si è svolta una cerimonia di riconoscimento di mons. Pietro Jin Lugang ((foto1)  come vescovo coadiutore della diocesi, a sostegno del vescovo ordinario, mons. Giuseppe Zhu Baoyu, 98 anni (foto 2). Per la Santa Sede mons. Zhu doveva essere vescovo emerito già nel 2010 e mons. Jin, già ordinato nel 2007 come vescovo coadiutore non ufficiale, accettato dal Vaticano come ordinario.

La cerimonia è stata presieduta da mons.  Yang Yongqiang, vescovo di Zhoucun (Shandong), vice-presidente del Consiglio dei vescovi cinesi [un organismo non riconosciuto dalla Santa Sede perché mancante della presenza dei vescovi sotterranei]. Assieme a lui, erano presenti mons. Zhu e mons. Zhang Yinlin di Anyang (Henan), circa 250 fedeli, sacerdoti e suore.

Una fonte di AsiaNews ha detto che “tutto si è svolto in modo tranquillo”. Altre affermano che il controllo attorno alla chiesa era molto forte: non si poteva portare con sé cellulari, né borse e tutti gli invitati erano perquisiti. Una suora ha detto di non essere stata avvertita della cerimonia, forse perché “è stata imbastita velocemente e quasi in silenzio”.

Il comunicato ufficiale recita che il vescovo coadiutore aiuterà i fedeli “a rispettare la costituzione cinese, a salvaguardare l’unità nazionale e la stabilità sociale, ad amare la Patria e amare la Chiesa, camminando nella direzione scelta dalla Chiesa cattolica in Cina”.

Il riconoscimento di mons. Jin Lugang viene a sanare una difficoltà creatasi negli anni passati. Fino al 2010 mons. Zhu era un vescovo sotterraneo, che aveva passato molti anni in prigione e nei campi di lavoro forzato (rieducazione attraverso il lavoro). È stato ordinato vescovo in segreto nel 1995. Nel 2010, avendo egli compiuto 89 anni, Benedetto XVI ha accolto le sue dimissioni e stabilito vescovo ordinario mons. Jin Lugang, che era stato ordinato vescovo coadiutore nel 2007.

Ma subito dopo le dimissioni, mons. Zhu ha chiesto – altri dicono “ha ricevuto pressioni” – per essere riconosciuto dal governo. Ciò è avvenuto, e il governo lo ha insediato come vescovo ordinario, non tenendo conto delle sue dimissioni presentate al Vaticano. Alcune fonti dicono che la mossa di mons. Zhu aveva come scopo avere più forza nell’esigere dal governo il ritorno delle proprietà della Chiesa, sequestrate durante la Rivoluzione culturale.

Fino ad oggi, mons. Jin Lugang era considerato dal governo come un semplice prete e ha subito spesso restrizioni nel suo ministero. Ora è vescovo coadiutore, senza tener conto che per la Santa Sede egli è già l’ordinario della diocesi di Nanyang da quasi 10 anni.

La cerimonia presieduta dal vice presidente del Consiglio dei vescovi cinesi, mons. Yang Yongqiang, di Zhoucun. Per il Vaticano mons. Jin è l’ordinario della diocesi fin dal 2010 e mons. Zhu Baoyu è vescovo emerito. Per il governo, il primo è coadiutore e l’altro è l’ordinario. Mons. Zhu è diventato da sotterraneo a ufficiale nel 2010 e istallato dal governo come vescovo ordinario di Nanyang all’età di 89 anni.

Nanyang (AsiaNews) – Questa mattina, nella cattedrale di Nanyang (Henan) si è svolta una cerimonia di riconoscimento di mons. Pietro Jin Lugang ((foto1)  come vescovo coadiutore della diocesi, a sostegno del vescovo ordinario, mons. Giuseppe Zhu Baoyu, 98 anni (foto 2). Per la Santa Sede mons. Zhu doveva essere vescovo emerito già nel 2010 e mons. Jin, già ordinato nel 2007 come vescovo coadiutore non ufficiale, accettato dal Vaticano come ordinario.

La cerimonia è stata presieduta da mons.  Yang Yongqiang, vescovo di Zhoucun (Shandong), vice-presidente del Consiglio dei vescovi cinesi [un organismo non riconosciuto dalla Santa Sede perché mancante della presenza dei vescovi sotterranei]. Assieme a lui, erano presenti mons. Zhu e mons. Zhang Yinlin di Anyang (Henan), circa 250 fedeli, sacerdoti e suore.

Una fonte di AsiaNews ha detto che “tutto si è svolto in modo tranquillo”. Altre affermano che il controllo attorno alla chiesa era molto forte: non si poteva portare con sé cellulari, né borse e tutti gli invitati erano perquisiti. Una suora ha detto di non essere stata avvertita della cerimonia, forse perché “è stata imbastita velocemente e quasi in silenzio”.

Il comunicato ufficiale recita che il vescovo coadiutore aiuterà i fedeli “a rispettare la costituzione cinese, a salvaguardare l’unità nazionale e la stabilità sociale, ad amare la Patria e amare la Chiesa, camminando nella direzione scelta dalla Chiesa cattolica in Cina”.

Il riconoscimento di mons. Jin Lugang viene a sanare una difficoltà creatasi negli anni passati. Fino al 2010 mons. Zhu era un vescovo sotterraneo, che aveva passato molti anni in prigione e nei campi di lavoro forzato (rieducazione attraverso il lavoro). È stato ordinato vescovo in segreto nel 1995. Nel 2010, avendo egli compiuto 89 anni, Benedetto XVI ha accolto le sue dimissioni e stabilito vescovo ordinario mons. Jin Lugang, che era stato ordinato vescovo coadiutore nel 2007.

Ma subito dopo le dimissioni, mons. Zhu ha chiesto – altri dicono “ha ricevuto pressioni” – per essere riconosciuto dal governo. Ciò è avvenuto, e il governo lo ha insediato come vescovo ordinario, non tenendo conto delle sue dimissioni presentate al Vaticano. Alcune fonti dicono che la mossa di mons. Zhu aveva come scopo avere più forza nell’esigere dal governo il ritorno delle proprietà della Chiesa, sequestrate durante la Rivoluzione culturale.

Fino ad oggi, mons. Jin Lugang era considerato dal governo come un semplice prete e ha subito spesso restrizioni nel suo ministero. Ora è vescovo coadiutore, senza tener conto che per la Santa Sede egli è già l’ordinario della diocesi di Nanyang da quasi 10 anni.

La cerimonia presieduta dal vice presidente del Consiglio dei vescovi cinesi, mons. Yang Yongqiang, di Zhoucun. Per il Vaticano mons. Jin è l’ordinario della diocesi fin dal 2010 e mons. Zhu Baoyu è vescovo emerito. Per il governo, il primo è coadiutore e l’altro è l’ordinario. Mons. Zhu è diventato da sotterraneo a ufficiale nel 2010 e istallato dal governo come vescovo ordinario di Nanyang all’età di 89 anni.

Nanyang (AsiaNews) – Questa mattina, nella cattedrale di Nanyang (Henan) si è svolta una cerimonia di riconoscimento di mons. Pietro Jin Lugang ((foto1)  come vescovo coadiutore della diocesi, a sostegno del vescovo ordinario, mons. Giuseppe Zhu Baoyu, 98 anni (foto 2). Per la Santa Sede mons. Zhu doveva essere vescovo emerito già nel 2010 e mons. Jin, già ordinato nel 2007 come vescovo coadiutore non ufficiale, accettato dal Vaticano come ordinario.

La cerimonia è stata presieduta da mons.  Yang Yongqiang, vescovo di Zhoucun (Shandong), vice-presidente del Consiglio dei vescovi cinesi [un organismo non riconosciuto dalla Santa Sede perché mancante della presenza dei vescovi sotterranei]. Assieme a lui, erano presenti mons. Zhu e mons. Zhang Yinlin di Anyang (Henan), circa 250 fedeli, sacerdoti e suore.

Una fonte di AsiaNews ha detto che “tutto si è svolto in modo tranquillo”. Altre affermano che il controllo attorno alla chiesa era molto forte: non si poteva portare con sé cellulari, né borse e tutti gli invitati erano perquisiti. Una suora ha detto di non essere stata avvertita della cerimonia, forse perché “è stata imbastita velocemente e quasi in silenzio”.

Il comunicato ufficiale recita che il vescovo coadiutore aiuterà i fedeli “a rispettare la costituzione cinese, a salvaguardare l’unità nazionale e la stabilità sociale, ad amare la Patria e amare la Chiesa, camminando nella direzione scelta dalla Chiesa cattolica in Cina”.

Il riconoscimento di mons. Jin Lugang viene a sanare una difficoltà creatasi negli anni passati. Fino al 2010 mons. Zhu era un vescovo sotterraneo, che aveva passato molti anni in prigione e nei campi di lavoro forzato (rieducazione attraverso il lavoro). È stato ordinato vescovo in segreto nel 1995. Nel 2010, avendo egli compiuto 89 anni, Benedetto XVI ha accolto le sue dimissioni e stabilito vescovo ordinario mons. Jin Lugang, che era stato ordinato vescovo coadiutore nel 2007.

Ma subito dopo le dimissioni, mons. Zhu ha chiesto – altri dicono “ha ricevuto pressioni” – per essere riconosciuto dal governo. Ciò è avvenuto, e il governo lo ha insediato come vescovo ordinario, non tenendo conto delle sue dimissioni presentate al Vaticano. Alcune fonti dicono che la mossa di mons. Zhu aveva come scopo avere più forza nell’esigere dal governo il ritorno delle proprietà della Chiesa, sequestrate durante la Rivoluzione culturale.

Fino ad oggi, mons. Jin Lugang era considerato dal governo come un semplice prete e ha subito spesso restrizioni nel suo ministero. Ora è vescovo coadiutore, senza tener conto che per la Santa Sede egli è già l’ordinario della diocesi di Nanyang da quasi 10 anni.

Fonte:

La cerimonia presieduta dal vice presidente del Consiglio dei vescovi cinesi, mons. Yang Yongqiang, di Zhoucun. Per il Vaticano mons. Jin è l’ordinario della diocesi fin dal 2010 e mons. Zhu Baoyu è vescovo emerito. Per il governo, il primo è coadiutore e l’altro è l’ordinario. Mons. Zhu è diventato da sotterraneo a ufficiale nel 2010 e istallato dal governo come vescovo ordinario di Nanyang all’età di 89 anni.

Nanyang (AsiaNews) – Questa mattina, nella cattedrale di Nanyang (Henan) si è svolta una cerimonia di riconoscimento di mons. Pietro Jin Lugang ((foto1)  come vescovo coadiutore della diocesi, a sostegno del vescovo ordinario, mons. Giuseppe Zhu Baoyu, 98 anni (foto 2). Per la Santa Sede mons. Zhu doveva essere vescovo emerito già nel 2010 e mons. Jin, già ordinato nel 2007 come vescovo coadiutore non ufficiale, accettato dal Vaticano come ordinario.

La cerimonia è stata presieduta da mons.  Yang Yongqiang, vescovo di Zhoucun (Shandong), vice-presidente del Consiglio dei vescovi cinesi [un organismo non riconosciuto dalla Santa Sede perché mancante della presenza dei vescovi sotterranei]. Assieme a lui, erano presenti mons. Zhu e mons. Zhang Yinlin di Anyang (Henan), circa 250 fedeli, sacerdoti e suore.

Una fonte di AsiaNews ha detto che “tutto si è svolto in modo tranquillo”. Altre affermano che il controllo attorno alla chiesa era molto forte: non si poteva portare con sé cellulari, né borse e tutti gli invitati erano perquisiti. Una suora ha detto di non essere stata avvertita della cerimonia, forse perché “è stata imbastita velocemente e quasi in silenzio”.

Il comunicato ufficiale recita che il vescovo coadiutore aiuterà i fedeli “a rispettare la costituzione cinese, a salvaguardare l’unità nazionale e la stabilità sociale, ad amare la Patria e amare la Chiesa, camminando nella direzione scelta dalla Chiesa cattolica in Cina”.

Il riconoscimento di mons. Jin Lugang viene a sanare una difficoltà creatasi negli anni passati. Fino al 2010 mons. Zhu era un vescovo sotterraneo, che aveva passato molti anni in prigione e nei campi di lavoro forzato (rieducazione attraverso il lavoro). È stato ordinato vescovo in segreto nel 1995. Nel 2010, avendo egli compiuto 89 anni, Benedetto XVI ha accolto le sue dimissioni e stabilito vescovo ordinario mons. Jin Lugang, che era stato ordinato vescovo coadiutore nel 2007.

Ma subito dopo le dimissioni, mons. Zhu ha chiesto – altri dicono “ha ricevuto pressioni” – per essere riconosciuto dal governo. Ciò è avvenuto, e il governo lo ha insediato come vescovo ordinario, non tenendo conto delle sue dimissioni presentate al Vaticano. Alcune fonti dicono che la mossa di mons. Zhu aveva come scopo avere più forza nell’esigere dal governo il ritorno delle proprietà della Chiesa, sequestrate durante la Rivoluzione culturale.

Fino ad oggi, mons. Jin Lugang era considerato dal governo come un semplice prete e ha subito spesso restrizioni nel suo ministero. Ora è vescovo coadiutore, senza tener conto che per la Santa Sede egli è già l’ordinario della diocesi di Nanyang da quasi 10 anni.

KING DOLLAR… FOREVER!

Fonte: http://icebergfinanza.finanza.com/2019/01/28/king-dollar-forever/

Prima di occuparci della farsa shutdown, con la presunta resa di Trump, il quale in queste ore sta di nuovo minacciando un nuovo arresto se non avrà i fondi per costruire il suo muro, una perla dedicata a tutti coloro che in questi anni hanno celebrato i funerali di sua maestà il dollaro, apparsa negli ultimi giorni dell’anno…

O si certo, prima o poi capiterà che il dollaro perda il trono della principale e quasi totalitaria valuta di riserva mondiale, ma se ascoltiamo Dalio di Bridgewater, come minimo ci tocca attendere almeno altri 100 anni…

Ma vediamo cosa ci racconta l’ultimo rapporto trimestrale del FMI, le riserve valutarie globali, sono arrivate a totalizzare oltre 11,4 trilioni di dollari lo scorso anno, l’ammontare di riserva in dollari sfiora i 7 trilioni, precisamente 6,63 trilioni di dollari, equivalente di 61,9 % delle riserve valutarie detenute dalle banche centrali.

Passare del 71% al 61 % in oltre 18 anni è stato un declino assolutamente insignificante per il dollaro, visto che le premesse per l’euro erano di ridurre l’egemonia di mistre Greenback, ma da tempo ormai il sogno dell’euro è in netto declino, la percentuale del 20,5 %

Risultati immagini per percent dollar reserve euro

La dinamica dell’euro ( line azzurra ) è stata assolutamente ridicola, rispetto alle premesse, quante volte in questi anni abbiamo sentito dire che l’euro avrebbe reso la vita difficile al dollaro nel commercio del petrolio, quante volte ci è stato raccontato che lo yuan o reminbi ( linea rossa) come volete chiamarlo, avrebbe messo a serio rischio il dominio del dollaro?

C’è chi addirittura parlava di raggiungere la parità percentuale con il dollaro, ma come ben sappiamo il mondo della finanza è pieno di ubriachi che scambiano lucciole per lampioni.Yen e sterlina, le uniche due monete che a mala pena arrivano vicine al 5 %.

E’ il dollaro bellezza e tu non ci puoi fare nulla, il dollaro maggiore valuta di riserva mondiale è il problema degli altri, agli americani serve per continuare a finanziare i loro disavanzi commerciali, prima o poi la festa finirà, forse tra 50 anni o forse chissà.

Lasciate perdere chi un giorno si e l’altro ancora prefigura la fine del dollaro, nella finanza i matti sono all’ordine del giorno come gli ignoranti, si quelli che all’inizio dell’anno con il dollaro a 1.155, continuavano a suggerire ulteriore debolezza, infatti venerdì mattina è finito sotto 1.13 ad un passo dal primo obiettivo del nostro Machiavelli, prima di rimbalzare sulle solite vocine su mamma Fed e babbo Powell, disponibili ad un altro giro di liquore per Wall Street…

Nel fine settimana, Donald Trump fa finta di riaprire il Governo…

Si certo, resa senza condizioni…

Il capo del personale della Casa Bianca,  Mick Mulvaney ha detto che il Presidente Trump sarebbe disposto a chiudere di nuovo il governo se i legislatori non soddisfano le sue esigenze, che lo ha riaperto perchè i democratici hanno ammesso che stava per vincere la sua battaglia, mamma mia, che massa di ingenui.

Giusto a beneficio di coloro che in questi anni si sono lasciati condizionare dal debito USA e dai vari shutdown, perdendo occasioni strepitose, ricordo che i tesorucci e il dollaro non hanno fatto una piega in questi 35 giorni, anzi, il più lungo arresto del governo della storia degli Stati Uniti.

In realtà, questo shutdown ha permesso all’economia americana di nascondere un bel numero di pessimi dati a partire dal mercato immobiliare, una settimana intensa quella che ci aspetta con il rilascio dei dati delle settimane precedenti da parte della BEA e Census, il rapporto di gennaio sul mercato del lavoro, il Pil del quarto trimestre 2018 e la riunione della Fed di marcoledì, una settimana davvero interessante, l’ultima occasione per i tori di dimostrare che il gatto ha davvero sette vite.

Undicesima settimana di fila di protesta in Francia…

Anna Falchi: a 10 anni incontri ravvicinati con UFO

Scritto da: Luisa De Montis
Fonte: http://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/anna-falchi-10-anni-ho-incontrato-ufo-1613086.html

“A 10 anni ho incontrato gli Ufo, per due anni di seguito, me lo ricordo bene”. A raccontarlo è Anna Falchi che – a Un giorno da Pecora su Rai Radio1 rivela questo curioso e incredibile dettaglio della sua infanzia.

“Ero a Reggio Emilia, durante il periodo di Natale”, ha detto l’attrice e showgirl, “No, non vidi gli extraterrestri. Nell’immaginario quando si pensa agli ufo si immaginano dei dischi volanti guidati da extraterrestri ma potrebbero anche essere dei mezzi di trasporto provati dalla Nasa, ad esempio”.

“Una volta li abbiamo visti volare”, assicura poi la Falchi, “C’era un po’ di foschia ma ricordo di aver visto proprio dei dischi volanti. L’anno dopo il disco volante scese nel campo di fronte a casa nostra. Scese proprio il disco volante coi quattro piedini. Aveva una luce rossa intorno ed emetteva un suono molto importante, tipo una sirena. Era l’alba ed io e mia madre fummo svegliate da questo rumore. Li per lì ci nascondemmo – ha proseguito la Falchi – poi però il giorno dopo uscimmo a controllare nel campo e trovammo quei famosi segni sul campo”.

E ai conduttori che chiedono cosa le ha lasciato questo incontro risponde: “Mi ha aperto molto la mente. Non possiamo pensare che la vita esista solo sulla terra. Secondo me c’è un altro sistema solare”.

 

Sugar tax: al via la campagna per la tassa sulle bevande zuccherate. Hanno aderito 10 società scientifiche e 340 medici, nutrizionisti, dietisti

Scritto da: Roberto La Pira – direttore Il Fatto Alimentare
Fonte: https://ilfattoalimentare.it/appello-sugar-tax-ministero-zucchero.html

Chiedere al Ministro della salute di tassare le bevande zuccherate mentre il Governo cerca di ridurre le imposte può sembrare stonato, ma è quasi una necessità, considerando che in Italia la percentuale di bambini obesi o in sovrappeso arriva al 30% (dato che ci colloca al terzo posto in Europa dopo Grecia e Spagna), mentre per gli adulti il valore è del 45,1%.

La questione è ormai un’emergenza anche per il servizio sanitario nazionale che deve gestire i problemi correlati alle patologie collegate all’obesità, come il diabete e le malattie cardiovascolari, con una spesa per le casse statali stimata tra i 6,5 e 16 miliardi di euro l’anno (*). La vicenda non riguarda solo il nostro Paese. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) considerano l’obesità una forma di “epidemia globale”.

L’eccesso di zuccheri è sicuramente una delle cause del problema. Secondo l’Osservatorio epidemiologico cardiovascolare dell’Istituto superiore di sanità (2008-2012), gli italiani assumono circa 100 g al giorno di zuccheri semplici, pari al 20,7% delle calorie. Si tratta del doppio rispetto a quanto consigliato dall’Oms, che raccomanda di non superare il 10% delle calorie quotidiane. Il consumo di bevande zuccherate di ogni cittadino è di circa 50 litri/anno, e secondo alcune stime l’assunzione calorica che ne deriva ammonta a 49 kcal al giorno a persona, pari a circa 12 grammi di zucchero.

Adottare in Italia una tassa del 20% sullo zucchero aggiunto alle bibite (ispirandosi al modello inglese), potrebbe generare un incasso di 470 milioni di euro, da investire in campagne di educazione alimentare, e altri strumenti per favorire una dieta sana. La cifra però è sovrastimata perché, in Gran Bretagna quando nel 2016 è stato deciso di introdurre la tassa, molte aziende hanno modificato le ricette riducendo o sostituendo gli zuccheri, dimezzando così le entrate previste. Ipotizzando un comportamento simile anche in Italia, l’incasso annuale arriverebbe comunque a circa 235 milioni di euro.

La scelta italiana non sarebbe comunque isolata, in tutto il mondo diversi Paesi hanno adottato una tassa sullo zucchero aggiunto alle bibite, per incentivare le aziende a modificare le ricette e creare un fondo destinato a realizzare programmi di prevenzione alimentare. Nella lista troviamo: Gran Bretagna, Francia, Irlanda, Belgio, Portogallo, Finlandia, Ungheria, Messico, Cile e città come Filadelfia e Berkeley negli Stati Uniti…

Il Fatto Alimentare invita medici, nutrizionisti, dietisti e operatori del settore sanitario oltre alle società scientifiche a firmare questa lettera indirizzata al Ministro della salute Giulia Grillo. Per leggere il testo della lettera clicca qui.

(*) Stima della rivista Valori sulla base del rapporto “I costi dell’obesità in Italia” della Fondazione Policlinico Tor Vergata