La patatina fritta | Page 254

La Cina cerca il «cacciatore di Yeti»

Dopo 30 anni riprende una ricerca internazionale

La Cina cerca il «cacciatore di Yeti»

Gli scienziati stanno reclutando personale «qualificato» nella provincia dell’Hubei

Dopo 30 anni riprende una ricerca internazionale

La Cina cerca il «cacciatore di Yeti»

 DI :G Elmar Burchia

Gli scienziati stanno reclutando personale «qualificato» nella provincia dell’Hubei

MILANO – Hai tra i 25 e i 40 anni? Sei una persona paziente? Fisicamente in forma? Con nozioni basilari di biologia e ti appassiona la fotografia? Allora potresti essere il candidato ideale per diventare un «cacciatore di Yeti». In Cina sta infatti per partire la prima spedizione internazionale dopo oltre tre decadi. L’obiettivo: scovare finalmente il leggendario Yeti, sulla cui reale esistenza si dibatte ormai da decenni. «Cerchiamo gente che sia convinta della cosa, perché abbiamo un sacco di lavoro che ci aspetta», ha sottolineato il responsabile del gruppo di ricercatori. E se Messner avesse avuto ragione?

TRA MITO E REALTÀ – A riferire dell’insolita offerta di lavoro è stata l’agenzia ufficiale cinese Xinhua. Il costo complessivo del progetto di ricerca si aggira su 1,5 milioni di dollari. La creatura pelosa delle montagne è presente in molte culture: oltre la Cina, gli Stati Uniti e anche sulle Alpi in Valtellina. In realtà dovrebbe oramai essere assodato che la creatura esiste solo nella mitologia. Ma il dilemma continua a non esser sciolto: esiste davvero o è solo una leggenda? Prove concrete della sua esistenza non ce ne sono. Solamente una paio di testimonianze e alcune foto sbiadite.

CACCIATORI CONVINTI – Un gruppo di ricerca in Cina intende ora dimostrare che lo Yeti esiste davvero. In queste settimane gli scienziati stanno reclutando personale qualificato nella provincia dell’Hubei (Cina centrale) per una spedizione nelle montagne della riserva naturale di Shennongjia. Come riferisce la Cnn, citando l’agenzia di Stato cinese, i candidati adatti dovrebbero avere tra i 25 e i 40 anni. Pochi per la verità i requisiti necessari: pazienza, conoscenze in biologia, competenze nell’ambito della fotografia, fisico allenato. «La cosa più importante è che troviamo membri che siano realmente convinti, perché abbiamo un bel po’ di lavoro davanti a noi», ha affermato Luo Baosheng, vice presidente dell’associazione «Uomo selvatico» di Hubei. Il progetto, in collaborazione con l’Università delle Tre gole, prevede di coinvolgere non meno di cento sostenitori. Nel frattempo gli organizzatori stanno raggranellando il denaro per sostenere i costi. «A bilancio mettiamo almeno 1,5 milioni di dollari», illustra Wang Shancai, archeologo presso l’Istituto di archeologia e beni culturali della provincia di Hubei. I finanziamenti dovrebbero arrivare da privati, società e istituzioni.

AVVISTAMENTI – Tuttavia, c’è da stare certi, le tecniche di persuasione che dovranno utilizzare gli ambiziosi scienziati dovranno essere più che efficaci. L’ultima ricerca dello Yeti in Cina fu sospesa quasi trent’anni fa. Senza risultati. Le prime notizie dell’esistenza dell’enigmatica creatura risalgono al 1832, quando un inglese che aveva vissuto in Nepal, riferì di convinzioni della popolazione locale. Nel 1953, anno della prima ascensione all’Everest, John Hunt, il capo spedizione di Edmund Hillary, raccontò di quanto gli venne riferito da un monaco locale, che aveva visto uno Yeti giocare nella neve nel posto dove la spedizione si stava accampando. Anche il grande scalatore sudtirolese Reinhold Messner ha raccontato di aver visto e fotografato ben tre esemplari di yeti sulla catena dell’Himalaya, un «incontro» avvenuto a 6 mila metri. Non sarebbe così diverso da come la gente lo immagina: sta sui due piedi, è tutto peloso, è alto circa due metri e con braccia e gambe relativamente corte.

REPERTI – Nelle foreste che la spedizione cinese ha vuole setacciare sono stati registrati in tutto più di 400 avvistamenti. Gli scienziati cinesi si sono dedicati al fenomeno dello Yeti a partire dagli anni Settanta. Già allora furono trovati capelli, escrementi, orme e un punto dove avrebbe dormito quella che i testimoni sostengono sia la mitica creatura. Nei primi anni Ottanta partì l’ultima spedizione, come racconta l’agenzia Xinhua. I ricercatori non trovarono nulla. Ora, con le nuove tecnologie a disposizione, sperano in una caccia più proficua.

COLDIRETTI: 30% DEL CIBO FINISCE TRA RIFIUTI, SPRECATI 37 MLD

Autore: Lino Bottaro

15:47 03 OTT 2010
(AGI) – Roma, 3 ott. – Il 30% del cibo acquistato dagli italiani finisce nella spazzatura ma puo’ pero’ essere “salvato” dai trucchi della cucina antispreco, che utilizza gli alimenti avanzati grazie ai segreti dei piatti della nonna. Ad affermarlo e’ la Coldiretti che in occasione della “Biodomenica” ha apparecchiato in via dei Fori Imperiali la prima “tavola degli avanzi”.
Nelle nostre case – sottolinea la Coldiretti – ad essere gettati nel bidone sono soprattutto frutta, verdura, pane, pasta, latticini e affettati che si classificano tra i prodotti piu’ a rischio: si stima che in Italia, a causa degli sprechi, si perde cibo sufficiente a nutrire 44 milioni di persone (l’intera popolazione della Spagna) per un valore che ammonta a circa 37 miliardi di euro, ben il 3% del pil, secondo una indagine di “Last Minute Market” dell’Universita’ di Bologna. “Recuperare con un po’ di fantasia i cibi rimasti sulle tavole non e’ dunque – ricorda Coldiretti – solo un modo per risparmiare senza rinunciare ad ingredienti naturali e di qualita’, ma anche la dimostrazione di un impegno concreto alla riduzione dello spreco delle risorse agro-alimentari. Un aiuto anche per l’ambiente con una minore produzione di rifiuti, il cui smaltimento rappresenta oggi uno dei principali problemi delle economie sviluppate”.
I PIATTI ANTISPRECO
L’attenzione alla ricerca della qualita’ in tavola a buon mercato e’ confermata da fatto che quasi quattro italiani su 10 (il 37%) dedicano parte del tempo libero al giardinaggio e alla cura dell’orto, come misura antistress, per passione, per garantirsi cibi di qualita’ o anche solo per risparmiare. I piatti antispreco sono tanti, basta solo un po’ di estro e si possono preparare delle ottime polpette recuperando della carne macinata avanzata semplicemente aggiungendo uova, pane duro e formaggio oppure la frittata di pasta per riutilizzare gli spaghetti del giorno prima; e ancora, la pizza rustica per consumare le verdure avanzate avvolgendole in una croccante sfoglia. Se avanza del pane, invece, si puo’ optare per la piu’ classica panzanella aggiungendo semplici ingredienti sempre presenti in ogni casa come pomodoro olio e sale per arrivare alla piu’ tradizionale ribollita che utilizza cibi poveri come fagioli, cavoli, carote, zucchine, pomodori e bietole gia’ cotte da unire al pane raffermo. Anche la frutta puo’ essere facilmente recuperata: caramellata, cotta per diventare marmellata o semplicemente in macedonia. Polpette, frittate, pizze farcite, ratatouille e macedonia non sono pero’ solo un’ottima soluzione per non gettare nella spazzatura gli avanzi: aiutano anche a non far sparire tradizioni culinarie del passato secondo una usanza molto diffusa che ha dato origine a piatti diventati simbolo della cultura enogastronomica del territorio come la ribollita toscana, i canederli trentini, la pinza veneta o al sud la frittata di pasta.
Tags: Italia, Spagna, Coldiretti, Last Minute Market, Università di Bologna

Aiuti: la mano che strangola l’Africa

Autore: Lino Bottaro

Finalmente un pò di verità per spezzare il velo dell’ipocrisia e dello strozzinaggio occidentale

fonte:peacereporter.net
Un libro-pamphlet di una brillante economista rovescia un luogo comune

L’hanno definita l’anti-Bono per il pragmatismo ai limiti del cinismo, per il messaggio antibuonista che va diffondendo: basta aiuti, basta donazioni, basta soldi a pioggia e basta con gli “aiuti glamour” sponsorizzati dal cantante degli U2 e altri vip.

Si può dare di più?
E’ Dombisa Moyo, giovane e brillante economista autrice di un libro pamphlet che sta facendo discutere perché sostiene che l’Africa non è povera nonostante gli aiuti ma proprio a causa di questi ultimi. Nelle 230 pagine di La carità che uccide, destreggiandosi tra le mille iniziative e i tanti programmi messi in piedi, l’autrice spiega spiega perché la terapia che avrebbe dovuto salvare il continente dimenticato si è trasformata in una iniezione letale. Sull’Africa sub-sahariana, in 50 anni sono piovuti oltre mille miliardi di dollari eppure, sostiene l’autrice, il 50 per cento dei poveri di tutto il mondo si concentra lì; “Tra il 1981 e il 2002, il numero di africani che vivono in povertà è raddoppiato”, scrive a pagina 30, l’aspettativa di vita non è miglorata, l’alfabetizzazione degli adulti è precipitata sotto i livelli del 1980 mentre indicatori come quelli sanitari e quelli sulla distribuzione del reddito sono ancora da incubo. “L’Africa non sta soltanto tendendo verso il basso, sta completamente scollegandosi dai progressi raggiunti nel resto del mondo”.

Un ciclo devastante. Colpa di una politica assistenzialista, spiega la Moyo, modellata sul piano Marshall, che dall’inizio degli anni Sessanta ha fatto fluire aiuti nella forma di prestiti concessionali (da rimborsare) e sovvenzioni (a fondo perduto). Cento milioni di dollari all’inizio degli anni Sessanta, che erano diventati 950 già nel 1965 e così via: più si dava e più si doveva dare. In parte perché i tassi d’interesse, molto bassi all’inizio, negli anni Settanta avevano cominciato a salire, strangolando molti Paesi: nel 1982 Angola, Camerun, Costa D’Avorio, Gabon, Gambia, Mozambico, Niger, Nigeria, Tanzania, Zambia si dichiararono inadempienti. In parte perché, soprattutto durante la Guerra Fredda, gli aiuti dell’Occidente servivano più che altro a comprare fedeltà. E questo ha generato il vero mostro che si è mangiato il futuro del continente: la corruzione, il killer silenzioso del continente. Scoraggia investimenti interni ed esteri, rende il Paese più debole e più bisognoso, ma soprattutto impedisce la formazione di un mercato interno. In Niger, ad esempio, si muore di fame ma sulle bancarelle la merce resta invenduta: la popolazione non la può comprare. Una conferma la si avrà guardando ai recenti tumulti per il pane in Mozambico. Non lo dice solo la Moyo; basta leggere un report della World Bank intitolato Silent and Lethal: How Quiet Corruption Undermines Africa’s Development Efforts. Economie deboli, troppo legate all’export di materie prime e quindi vulnerabili di fronte alla volatilità dei prezzi, con governi corrotti e rapaci: qui c’è a causa del male africano. Un altro economista, Garf Lambdorff, ha calcolato che un punto percentuale sulla scala da 1 (massima corruzione) a 10 (corruzione inesistente) di Trasparency International, corrispondono a quattro punti percentuali di Pil. Gli aiuti sono una delle cause principali della corruzione e del fallimento economico. Infine, non alleviano la povertà, la peggiorano; i Paesi più dipendenti sono quelli che hanno mostrato i tassi di crescita inferiori (- 0,2 per cento in media) mentre quelli che si sono smarcati dall’assistenza, come Botswana e Malawi, hanno registrato una crescita miracolosa. Ma a New York già si è capito che mancherà una riflessione su questo aspetto e si continuerà a chiedere uno sforzo in più, sull’onda delle prediche di Bono e di altri samaritani glamour.

Alberto Tundo

Glutammato, aspartame e danni neuronali

“Eccitotossine: i sapori pericolosi per la salute”
di Marcello Pamio,

Il glutammato o acido glutammico, da un punto di vista nutrizionale è un amminoacido definito “non essenziale”, poiché può essere sintetizzato dall’organismo stesso, dal punto di vista biochimico svolge un ruolo fondamentale nel metabolismo cellulare.
Negli alimenti, l’acido glutammico può essere presente in due forme: quella “legata” (ad altri aminoacidi) che contribuisce alla costruzione delle proteine, ed è quella più consistente, e quella “libera” come singolo aminoacido, quasi irrisoria.
Alcuni recenti studi hanno dimostrato che il glutammato presente nei cibi è la principale fonte di energia dell’intestino e che la sensazione di fame vorace è determinata proprio dalla presenza di questo aminoacido.

Del glutammato ingerito, solo una piccola percentuale viene assorbita dal corpo, il resto deve essere in qualche modo eliminato, con un dispendio energetico non indifferente! Ma non sempre si riesce a sbarazzarsi completamente del glutammato superfluo…
Introducendo con l’alimentazione una eccitotossina come il glutammato o l’aspartato, i loro livelli nel sangue aumentano da 20 fino a 40 volte.

Questo eccesso, oltre a stimolare tutti i recettori del corpo può creare serie problematiche alla salute.
Per capire questo meccanismo dobbiamo sapere che tutti i nostri organi (cervello, cuore, intestino, fegato, ecc.), hanno dei recettori specifici per il glutammato, perfino la barriera emato-encefalica del cervello.

Polmoni, ovaie, apparati di riproduzione e anche lo stesso sperma, le ghiandole adrenaliniche, le ossa e il pancreas sono controllate dai recettori del glutammato. Si possono immaginare i recettori come delle speciali “serrature”, e le “chiavi” in grado di aprirle sarebbero alcune sostanze chimiche come appunto il glutammato e l’aspartato.
La barriera emato-encefalica, la cui funzione vitale è quella di proteggere il cervello da elementi nocivi esterni, è da sempre considerata una barriera insuperabile: una serratura inespugnabile.

Ma questo purtroppo non corrisponde al vero, perché tale barriera possiede recettori (serrature) all’interno e anche all’esterno della stessa, e quando arriva la chiave (glutammato e/o aspartato), queste “serrature chimiche” si aprono, schiudendo pericolosamente la porta a qualsivoglia sostanza tossica come i metalli pesanti, e non solo.

Continue aperture di questa barriera sono associate a patologie degenerative come i morbi di Parkinson, Huntington e Alzheimer (demenza senile), o comportamentali come il deficit di attenzione (A.D.D.), l’iperattività (A.D.H.D.), la sclerosi laterale, ecc.
I problemi non finiscono qua: assumendo con l’alimentazione un eccesso di glutammato, questo viene trasportato dal sangue in tutto il corpo, andando a stimolare tutti gli organi che hanno proprio quei recettori.

Capita che alcune persone dopo l’ingestione di queste sostanze hanno forti scariche di diarrea, proprio perché il glutammato stimola in questo caso i recettori che si trovano nell’esofago e nell’intestino. Altre persone invece, possono sviluppare la sindrome del colon irritabile e, se soffrono di reflusso esofageo, questo può peggiorare di molto.

Quando il fenomeno interessa il sistema cardiocircolatorio e in particolare il cuore, si possono scatenare infarti anche letali. Tutto l’intero sistema di conduzione del cuore è pieno di ogni sorta di recettori del glutammato!

Questa potrebbe essere una spiegazione del perché gli infarti sono in crescita esponenziale, sia tra persone giovani che tra sportivi.

La medicina ufficiale, come sempre non è in grado di spiegare questa vera e propria pandemia, mentre il neurochirurgo americano Russell Blaylock, ha le idee molto chiare in proposito.

La sua esperienza lo ha convinto a denunciare pubblicamente che quello che accomuna tutti questi casi, e cioè gli infarti tra giovani e sportivi, è un basso livello di magnesio nelle cellule e un alto livello di eccitotossine.
Quando il magnesio nel sangue è basso, i recettori del glutammato diventano ipersensibili e quindi le persone – specie gli atleti che non sopperiscono tale carenza dovuta ad un eccessivo sforzo fisico mediante una alimentazione sana – possono avere infarti improvvisi anche letali.

Riferendosi agli sportivi, il dottor Blaylock dice che: “se mangiano o bevono qualcosa che contiene glutammato (una diet-coke prima di allenarsi per esempio), si produce una iperattività cardiaca e potrebbero morire di infarto. L’infarto improvviso è dovuto a due cose: aritmia, molto più diffusa, e spasmi delle coronarie. Entrambe le cose potrebbero essere provocate dal glutammato”.[1]

I medici non conoscono i recettori del glutammato lungo tutto il condotto elettrico del cuore e nel suo muscolo.

Vi sono nel mondo occidentale milioni di persone che soffrendo di aritmia hanno cambiato il proprio stile di vita, ma nessuno dice loro di evitare glutammato e aspartame, che sono la maggior fonte di sovraccarico cardiaco! Nessuno glielo dice perché soprattutto i medici non prendono in considerazione questo serio problema.

Tutto quello appena detto per il glutammato vale anche per l’aspartato, che si trova principalmente nello zucchero chiamato aspartame, contenuto purtroppo in oltre 6000 prodotti alimentari diversi.

Il glutammato, come abbiamo visto prima, è presente in molti alimenti proteici come carni, salumi, uova, pesce, verdure, cereali, formaggi stagionati, ma anche in prodotti come glutammato monosodico (M.S.G. il comune dado per brodi), estratto di lievito, proteine vegetali idrolizzate, sodio caseinato, calcio caseinato, salse, cibi surgelati, prodotti da forno, piatti pronti, snack, maionese, ecc.

Spesso è presente nell’estratto di malto, brodo, condimenti e salse, mentre non è mai contenuto negli enzimi.

Un altro tassello importante per comprendere meglio il quadro generale sono le scoperte fatte nel 1989 dal dottor R.C. Henneberry e colleghi, i quali hanno dimostrato che se i neuroni sono deficitari di energia, diventano ipersensibili agli effetti tossici del glutammato e delle altre eccitotossine[2].

Usando neuroni dei cervelletto e cervello, i ricercatori hanno constatato che, quando i livelli di magnesio e glucosio erano correttamente presenti, il glutammato anche a livelli alti non causava la morte cellulare.

Viceversa, quando il magnesio era scarso, anche piccolissime dosi di eccitotossine, erano in grado di uccidere i neuroni.

Questa scoperta, fatta oltre vent’anni fa, è estremamente importante per cercare di evitare i danni delle tossine.

La cosa importante da ricordare è che il magnesio offre una considerabile protezione contro le eccitotossine, e questa protezione si riduce ulteriormente quando il livello di energia del cervello è basso…

UNA PAGINA DI STORIA POCO CONOSCIUTA:NAZISMO ESOTERICO E MASSONICO …

Scaller de Lubicz e le radici naziste dell’Egittologia alternativa

Secondo l’opinione del matematico Otto Neugebauer, riportata da Laura Knight-Jadczyk, la civiltà egiziana era statica e limitata.
Inoltre, è crollata su se stessa da sola e “non produsse mai niente di significativo a beneficio dell’umanità”. Per Neugebauer la civiltà egiziana fu un “ostacolo allo sviluppo dell’umanità”.
Lo stile di vita dei faraoni era quello di un gruppo elitario, servito ed adorato da tutti gli altri, e che pensava che tutti gli altri fossero sacrificabili all’occorrenza.
Questa interpretazione si rivela molto interessante come premessa all’analisi che faremo del periodo egiziano di R.A. Schwaller de Lubicz (RSDL) che si insediò in Egitto nel 1938 e che per 15 anni studiò il simbolismo dei templi, particolarmente quelli di Luxor, trovando quelle che considerò le prove che l’antico Egitto era un esempio fondamentale di Sinarchia, perchè era governato da un gruppo elitario di iniziati.

L’esame dell’ideologia di RSDL lo colloca solidamente nel contesto dello specifico sistema politico-esoterico chiamato Sinarchia.
Si tratta del “governo delle società segrete”, ovvero di iniziati che operano dietro le quinte. Uno degli obiettivi della Sinarchia ai tempi di RSDL fu la creazione di una “Unione federale europea”.
I Sinarchi avevano stretti contatti con i Martinisti, e l’ideale sinarchico influenzò i martinisti e gli occultisti dell’inizio del ‘900.

Fra i sinarchi vi erano, fra gli altri, membri di logge massoniche francesi e Rudolf Hess.
Gli svariati domicili di RSDL coincisero con i mutamenti di governo nel paese dove risiedeva in quel momento: lui era un sinarca non solo a parole ma anche nei fatti, particolarmente attivo negli eventi che diedero forma alla sua epoca.
Anzi, la storia potrebbe un giorno dover riconoscere che la sua fu una delle maggiori influenze politiche del ventesimo secolo.

Note biografiche su R.A. Schwaller de Lubicz …

RSDL è stato definito un “protofascista” da Saul Bellow nell’introduzione di “Al-Kemi” di André vanden Broek: infatti, fu una figura di grande influenza nello sviluppo delle coloriture mistiche del nazismo e una particolare fonte di ispirazione per il vice di Hitler, Rudolf Hess, dedito a pratiche occulte. RSDL era di destra ed era considerato l’eminenza grigia del Partito Nazista, visceralmente antisemita (da “Al-Kemi” di André vanden Broek).
RSDL fu attratto dall’occultismo all’età di 18 anni a Parigi e fu coinvolto nella Società Teosofica.
A Parigi entrò in un gruppo alchemico, la Confraternita di Eliopoli. RSDL dichiarò di aver ispirato anche l’autore che con lo pseudonimo di Fulcanelli firmò “Il mistero delle cattedrali” (1925).
Infatti RSDL sostenne di aver scoperto i principi ermetici codificati nelle cattedrali gotiche, cosa che più tardi egli riscontrò anche nei templi egiziani.

Nel 1918 fondò un gruppo interno alla Società Teosofica noto come “I Vigilanti”, che in seguito divenne autonomo per meglio coltivare le ambizioni politiche degli aderenti. Il gruppo era composto da esoteristi ed artisti.

In quegli anni RSDL disegnò per se e per i suoi discepoli un’uniforme, che in seguito sarebbe stata adottata dalle SA, i repalti d’assalto della Germania nazista, gli antesignani delle SS, che contribuirono all’ascesa al potere di Hitler.
Molti dei Vigilanti furono coinvolti negli eventi politici che portarono al sorgere dei movimenti fascisti e nazisti in Europa.

Dopo soli due anni il gruppo fu sciolto, ma RSDL incaricò i seguaci di diffonderne i principi nei loro campi di influenza. Da Parigi RSDL si spostò prima in Svizzera (fino al 1927) e quindi in Francia (1927-1930).
Nel 1930 si trasferì a Palma di Majorca nell’abitazione che appartenne e Raimondo Lullo, ufficialmente per studiare i manoscritti del rinomato maestro di Alchimia, mentre dal 1938 al 1952 risiedette in Egitto.

Non si trattava di spostamenti casuali. Infatti RSDL era un filosofo della politica. Occorre notare che le sue partenze dalla Spagna e dall’Egitto coincisero con la presa del potere della destra, rispettivamente subito dopo la vittoria di Franco e subito dopo il colpo di stato militare in Egitto.

Picknett e Prince [1] ipotizzano che RSDL combinasse le pratiche occultiste con l’attività di spionaggio per conto di “qualche potente organizzazione internazionale”. L’origine del denaro di cui disponeva RSDL rimane un mistero.
Proveniva da una famiglia modesta e i suoi libri non furono mai dei best seller, eppure era più che benestante.
Era forse pagato per il ruolo svolto nel preparare il terreno ai vari colpi di stato ? Godeva di una sorta di vitalizio per i suoi servizi di agente segreto ? Secondo Picknett e Prince “entrambe le ipotesi sembrano plausibili”.

RSDL rappresenta inoltre la connessione tra le SS e l’Egitto. Mentre molti ricercatori contemporanei denigrano il lavoro di RSDL accusandolo di essere sia sciatto che imperfetto, e altri semplicemente collegano la sua dottrina al suo aperto supporto al regime nazista, non è tuttavia semplice ignorarlo a causa di ciò.

Ad esempio, fu RSDL che per primo notò che il dilavamento della Sfinge non era compatibile per una sua datazione alla Quarta Dinastia, facendo risalire il monumento ad un epoca ben più antica[2].
I metodi di RSDL, comunque, erano di casa presso l’Ahnenerbe e, ancora più importante, all’interno del gruppo di Hans Kammler che elaborò tutta una serie di “progetti neri”. In breve, RSDL vedeva la cultura ed i geroglifici egiziani come segni visibili di una cultura molto sviluppata attraverso il pensiero, la scienza e la pratica analogici piuttosto che analitici.

Ma, ancora più importante, fu la conoscenza della “scienza religiosa” dell’Egitto da parte di RSDL che quindi era nella posizione di chiarire il significato di Sirio per gli Egiziani.
Sirio giocava il “ruolo del sole centrale al nostro intero sistema solare ” e ciò gli suggeriva “l’esistenza di un sistema cosmico” di strutture atomiche il cui nucleo è dentro al “Grande Provider”, il Sothis degli antichi”[6].

RSDL conosceva anche l’antico simbolismo dietro i tre colori della bandiera tedesca – nero, rosso e bianco – in associazione con l’Egitto e Atlantide, un simbolismo del quale chiaramente anche i Nazisti erano al corrente.
Così, nella sua variante egiziana, il mito del “sole nero” è collegato al sistema stellare di Sirio, e con tutte le associazioni con la resurrezione dalla morte e con la “forza vitale” inerenti la religione faraonica.

Per l’Ahnenerbe delle SS, questo era un potente mix se ricordiamo la dichiarata propensione di Heinrich Himmler, rivelata in una lettera che egli scrisse ad uno scienziato dell’Ahnenerbe, istituto deputato non solo allo studio della scienza-religione egiziana e dell’occulto, ma la cui principale mission era quella di un “istituto per la ricerca scientifica militare”[7].
Di conseguenza, gli scienziati dell’Ahnenerbe che lavoravano ai suoi vari progetti segreti avevano una base ideologica per la più mondana visione del “Sole Nero”, e cioè l’estrema forza gravitazionale esibita dalla massa che ruotava attorno al centro della galassia.

I testi antichi possono offrire una chiave per resuscitare una scienza perduta, una scienza molto diversa da quella ideologicamente catalogata come “la fisica ebraica della relatività”, ma in linea con la fisica “ariana” della meccanica quantistica, e con la sua predizione matematica del flusso energetico nel vuoto, o “energia di punto zero”.

Non c’è bisogno di aggiungere che il simbolismo del Sole Nero formava la dottrina centrale della società che anticipò il Nazismo, la Società Thule.

La stessa svastica, in questo contesto, diviene non solo un ben noto simbolo di una antica tradizione esoterica, ma anche un talismano di magia cerimoniale a scala celeste, deliberatamente scelta per rispecchiare la rotazione apparente di una ben nota costellazione attorno al Polo Nord.

Questa concezione della fisica quantistica, i soli neri, l’azione a distanza e la rotazione celeste fornisce la prova di una forte influenza ideologica da parte del gruppo SS capeggiato da Hans Kammler, i cui esperimenti si focalizzavano, appunto, sulla fisica non lineare[8].
Gli accadimenti in Egitto ai tempi di R.A. Schwaller de Lubicz

La Fratellanza Musulmana è una creatura di Londra e fu fondata in Egitto nel 1928 dall’agente controllato dagli inglesi Hasan al-Banna, un mistico Sufi nonchè appartenenete alla Massoneria [9].
Allo stesso tempo, Banna coltivava una celata opposizione all’influenza occidentale sull’Egitto.

Quando Hitler ascese al potere, al Banna fu contattato attraverso i servizi segreti nazisti per una eventuale collaborazione, essendo egli un devoto ammiratore di Hitler[10].
In seguito ad una corrispondenza fra Hitler e Banna, questi fu arruolato dai servizi nazisti insieme ad altri membri della Fratellanza Musulmana per fornire informazioni sotto copertura sugli Inglesi con lo scopo di scalzare il controllo di questi sull’Egitto[11].
Nell’ottobre del 1933 fu fondato il movimento fascista del “Giovane Egitto”, che comprendeva due futuri presidenti egiziani, Nasser e Sadat, movimento che ben presto collaborò con la Fratellanza Musulmana di Banna.
Un individuo chiave nella connessione Islamo-fascista fu il Gran Mufti di Gerusalemme, Hajj Amin al Husseini, che più tardi divenne il mentore di Yasser Arafat.

A partire dal 1933, al Husseini si incontrò regolarmente con i rappresentanti locali nazisti e professò apertamente idee filo-hitleriane. Durante questi incontri, egli svolgeva il ruolo di mediatore tra la Fratellanza Musulmana e i Nazisti.
Tra il 1936 ed il 1939, Adolf Eichmann vistò il finanziamento da parte delle SS ad Husseini, con lo scopo di incoraggiare una rivolta contro gli Inglesi nella regione medio-orientale[12].
Comunque, alla fine degli anni ’30, Husseini apertamente chiese che i Tedeschi fornissero aiuti alle forze arabe. Nel 1941 Husseini supportò la rivolta in Iraq, nella quale fu coinvolto lo zio di Saddam Hussein, Khairallah Tulfah.
Per il restante periodo bellico Husseini fu ospitato in Germania, ed aiutò a formare la divisione “Hanjar” delle Waffen-SS formata da musulmani della Bosnia, a cui apparteneva anche Alija Izetbegovic, che in seguito guidò il movimento per l’indipendenza della Bosnia[13].
Nell’estate del 1942, quando l’Afrika Korps di Erwin Rommel si trovava sulla strada del Cairo, Nasser, Sadat e gli adepti del “Giovane Egitto” erano in contatto con le forze d’attacco tedesche e si preparavano ad organizzare, in collaborazione con la Fratellanza Musulmana, una sollevazione anti-inglese nella capitale egiziana[14]. Ma il piano fallì.

Alla fine della Guerra, Husseini volò dalla Germania in Egitto. Il suo arrivo nel 1946 costituì una testa di ponte per il successivo flusso di ex-nazisti.
Il Cairo divenne un porto sicuro per varie migliaia di fuggitivi tedeschi, ed il loro aiuto fu fondamentale per il colpo di stato del 23 luglio del 1952[12].

Miles Copeland, un ex agente della CIA, specializzato sul Medio Oriente, ha rivelato nella sua autobiografia, The Game Player, che nel 1951 e 1952 la CIA iniziò a interessarsi di Nasser attraverso un progetto conosciuto segretamente come “La ricerca del mussulmano Billy Graham”.
Secondo Copeland, che attivò il progetto nel 1953, la CIA aveva bisogno di un leader carismatico per disinnescare la crescente ostilità anti-americana che a quel tempo dominava in Egitto.

Copeland descrive il primo meeting segreto che ebbe con tre ufficiali dell’esercito egiziano, incluso il Maggiore Abdel Moneim Ra’ouf, della cerchia intima di Gamal Abdel Nasser.

Nel marzo del 1952, Kermit “Kim” Roosevelt, nipote del Presidente Roosevelt, che comandava le operazioni della CIA del Vicino Oriente, incontrò varie volte Nasser che portarono al colpo di stato quattro mesi dopo.
Nella notte fra il 22 e il 23 luglio 1952 un colpo di Stato fu portato a compimento e Re Fārūq I, detronizzato, fu costretto il 26 all’esilio. Un Governo provvisorio fu formato e a guidarlo fu chiamato il rispettato generale d’origine nubiana Muhammad Nagīb, che il 18 giugno 1953 divenne il primo Presidente della Repubblica.
Nel 1954 Nagīb fu però costretto a lasciare spazio all'”uomo forte” del regime, il colonnello Gamal Abd al-Nasser.

Quando Nasser volle esaminare a fondo la situazione dei Servizi Segreti egiziani, si rivolse alla CIA. Comunque il governo americano riteneva rischioso politicamente aiutare direttamente Nasser.
Copeland ricorda nelle sue memorie che quindi la CIA finanziò oltre un centinaio di esperti Nazisti di spionaggio e militari per preparare unità della polizia e dell’esercito egiziano nella metà degli anni ’50[14].

La “Gehlen Organization” era una sezone interna alla CIA che comprendeva fuoriusciti Nazisti, di cui Allen Dulles, capo della CIA, aveva incaricato ex generale nazista Reinhard Gehlen, il quale cominciò col recuperare 350 ufficiali Nazisti non appena furono rilasciati dai campi di internamento.
Alla fine i “V-men”, agenti ex-Nazisti sotto copertura, erano ben 4.000.
I più famosi fra questi erano Klaus Barbie, altrimenti conosciuto come il “macellaio di Lione”, Alois Brunner, il braccio destro di Eichmann nell’architettare la Soluzione Finale e Emil Augsburg, che diresse l’Istituto Wannsee, dove fu formulata la Soluzione Finale, e che espresse anche una unità operativa specializzata nello sterminio degli ebrei.

Un altro era il capo Gestapo Heinrich Müller, diretto superiore di Eichmann, la cui firma appare su ordini scritti nel 1943 per la deportazione di ebrei ad Auschwitz.

Per mettere in piedi il servizio segreto egiziano, Gehlen si servì dell’uomo migliore che conosceva, l’ex colonnello delle SS Otto Scorzeny, che alla fine della guerra aveva organizzato la infame operazione Odessa, con lo scopo di facilitare la fuga dei nazisti ricercati. Con Skorzeny che si occupava dell’assistenza di Nasser, l’egitto divenne un luogo sicuro per i criminali di guerra Nazisti[12].

I Nazisti si interessarono dell’Antico Egitto

Una storia è venuta alla luce di recente e lega i nazisti e la camera della Regina, all’interno della Grande Piramide di Cheope.
Gli appassionati di storia sanno che nel febbraio 1941 la celebre Afrika Korps tedesca, comandata dal generale Erwin Rommel, arrivò in Africa settentrionale per dar man forte alle armate italiane in lotta con gli inglesi.

Ma, si dice, la spedizione di Rommel aveva forse anche un altro scopo, tutt’altro che militare.
C’era infatti da appoggiare una missione segreta affidata a due alti ufficiali: si chiamavano Neumann-Sylkow e Von Ravenstein. A loro spettava, secondo gli ordini di Berlino, di gestire una rete di spie e agenti infiltrati oltre le linee inglesi col compito di penetrare nella Grande Piramide e verificare se era vero quanto era stato riferito pochi mesi prima ad Hitler.
Un ricercatore tedesco, recentemente, ha potuto consultare alcuni dossier provenienti dagli archivi degli ex servizi segreti della Germania Est, la Stasi. Da quelle carte risulterebbe che qualcuno aveva convinto Hitler che nella Grande Piramide, in un rifugio segreto, erano conservati da tempo immemorabile i “I libri segreti di Toth”, antichi papiri su cui erano riportate formule e istruzioni risalenti ad una civiltà pre egiziana. Una civiltà subito identificata con Atlantide…

Ma chi era Toth? Per gli egizi questo dio, dalle origini misteriose, era lo scriba divino, colui che negli inferi teneva il conto dei peccati dei morti.
Da qui anche l’identificazione di Toth col dio della scrittura, della parola, del pensiero. Secondo la tradizione i suoi poteri lo resero un mago temibile e quindi anche il protettore della magia. Un rapporto che si è riprodotto nel tempo: infatti per i greci Toth era il Dio Hermes, poi divenuto in età classica e poi nel Rinascimento quell’Ermete Trismegisto, il cosiddetto “Tre volte saggio”, considerato il padre di tutta la tradizione esoterica occidentale.

Una tradizione in cui confluiscono astrologia, alchimia, esoterismo ebraico ed egizio, scienze occulte e filosofie neo-platoniche e gnostiche.
Ebbene, sembra che i nazisti fossero convinti che il sapere occulto di millenni fosse racchiuso in papiri nascosti dietro le pareti o il pavimento della Camera della Regina. Forse in quella “Camera segreta” di cui tanto si parla da qualche tempo.

Non sappiamo se gli agenti di Hitler siano riusciti a penetrare in questa stanza e a trovare quello che cercavano. Probabilmente no. L’unica cosa che possiamo dire è che secondo alcuni la “fonte” che aveva spinto Hitler e i suoi uomini a questa singolare ricerca era un egittologo abbastanza noto: si chiamava R.A. Schwaller de Lubicz[15].

Note

[1]Lynn Picknett & Clive Prince. Il Complotto Stargate: siamo davvero pronti al ritorno degli dei ? Sperling & Kupfer Editori.
[2] L’osservazione di de Lubicz, infatti, ha ispirato le investigazioni di John Anthony West e Robert Shock, che hanno ri-datato la Sfinge approssimativamente all’8.000 aC, sulla base di evidenze geologiche, una conclusione che ha provocato onde scioccanti attraverso la comunità di egittologi, e che continua a mantenerte vivo un vigoroso dibattito nei circoli accademici
[3] R.A. Schwaller de Lubicz, Symbol and the Symbolic, (New York: Inner Traditions International, 1978), pp. 7, 20. In italiano: Simbolo e simbolica, Arkeios edizioni.
[4] Ibid., p. 46.
[5] De Lubicz, op. cit, p. 25.
[6] De Lubicz, Sacred Science: The King of Pharaonic Theocracy (Rochester, Vermont” Inner Traditions International, 1981), p. 28. In italiano: La scienza sacra dei faraoni, Edizioni Mediterranee o la Teocrazia Faraonica.
[7] Ibid., pp. 202-205.
[8]Joseph P. Farrell – Reich of the Black Sun, Nazi secret weapons & the Cold War allied legend – Capitolo 11. The black order: the occult influence on Nazi secret weapons.
http://missilegate.com/rfz/swaz/index.htm
[9] Robert Dreyfuss, Hostage to Khomeini, pag. 100.
[10] John Lotus, “Al Qaeda Terrorists Nazi Connection” http://www.warriorsfortruth.com/al-queda-terrorists-nazi-connection.html
[11]Marc Erikson ” Islamism, fascism and terrorism (Part 3)”
http://www.atimes.com/atimes/Middle_East/DL04Ak01.html
[12] David Livingstone “Terrorism & Illuminati”
[13] World Future Fund ” Totalitarianism in the Islamic Word: the influence of Nazi Germany.
http://www.worldfuturefund.org/wffmaster/Reading/Total/islamfascist.htm
[13]Marc Erikson ” Islamism, fascism and terrorism (Part 3)”
http://www.atimes.com/atimes/Middle_East/DL04Ak01.html
[14]Questo sito che conteneva le informazioni di cui sopra è stato hacckerato dallo SPLC che evidentemente non ama le connessioni fra i “Nazi ed i musulmani:
http://www.geocities.com/johnathanrgalt/Swastika_Crescent.html
[15] Riassunto della puntata di Voyager dedicata al nazismo esoterico
http://luisareali.giovani.it/diari/2677521/nazismo_esoterico.html

Ecuador, un golpe per coprire un debito

Autore: Daniele Cardetta
Fonte: nuovasocieta.it

Sicuramente in pochissimi sono a conoscenza che il presidente dell’Ecuador, Rafael Correa, nel dicembre 2008 ha ribadito l’intenzione di non ripagare i 30,6 milioni di dollari di cedole sulle obbligazioni in scadenza. Correa giustificò tale presa di posizione in quanto il debito estero del suo Paese sarebbe di natura illegittima e da considerarsi quindi immorale. Sempre Correa in tale occasione asserì anche di non volersi assumere alcuna responsabilità in merito in quanto tale debito sarebbe stato contratto prima del suo avvento alla presidenza.
Poco prima di tale decisione storica, del tutto ignorata dai media internazionali, cadeva il sessantesimo anniversario della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, e in tale occasione i movimenti sociali dell’Ecuador, con il Grupo Nacional de Deuda de Ecuador in prima fila, hanno manifestato nel centro di Quito per supportare la decisione del presidente di non pagare il debito illegittimo. Ormai quasi due anni fa anche il ministro delle Finanze, Mària Elsa Viteri, aveva annunciato l’avvio di una campagna internazionale del governo teso a non rimborsare 3,8 miliardi di debito estero (il 30% del totale di 10,6 miliardi di dollari), corrispondenti a crediti con banche internazionali in scadenza rispettivamente nel 2012, nel 2015 e nel 2030.
Secondo Vitieri i crediti contratti nell’arco di un trentennio, fra il 1976 e il 2006, sarebbero incorsi in numerose irregolarità nella contrattazione del debito, tanto che la stessa commissione designata dal governo per fare luce sulla vicenda avrebbe ipotizzato diversi reati, dal peculato fino all’arricchimento illecito.
Secondo tale Commissione governativa di indagine sul debito estero dell’Ecuador, il Paese avrebbe pagato quasi 120 miliardi di dollari ai suoi creditori tra il 1982 e il 2006, coprendo quindi circa l’88% della cifra attraverso il ricorso a nuovi prestiti; insomma un vero e proprio circolo vizioso che ha strangolato Quito.
Questi dati mostrerebbero dunque come l’Ecuador avrebbe già saldato ben più del dovuto ai suoi creditori, e che l’80% del debito corrisponderebbe a solo il 20% destinato ai progetti di sviluppo, una vera e propria violazione alla sovranità e alla dignità dell’Ecuador. La dichiarazione della Commisione sul debito estero del 20 novembre 2008 ebbe l’effetto di un vero fulmine a ciel sereno in quanto dichiarò il debito contratto dal paese andino non solo come illegittimo ma anche come corrotto e illegale. Le implicazioni di una dichiarazione di questo tipo sono state senza precedenti in quanto metterebbero in dubbio per la prima volta a livello istituzionale la legittimità del sistema del debito contestando le imposizioni di pagamento provenienti dai paesi ricchi.
Come se non bastasse la società civile dell’Ecuador ha deciso di presentare una denuncia penale a carico di otto ex-presidenti del Paese, accusati di irregolarità nella contrattazione del debito estero negli ultimi 30 anni; tra di loro anche Lucio Gutierrez, al governo tra il 1981 e il 2006.
L’11 giugno 2009 il governo dell’Ecuador è finalmente riuscito a riacquistare il 91% dei propri titoli di stato ad un prezzo compreso tra il 30 e il 35%, riuscendo così a ottenere finalmente giustizia.
Uno dei principali artefici di questa impresa dell’Ecuador è stato proprio il presidente Rafael Correa, e non può essere casuale che sia proprio Correa colui che nei giorni scorsi ha rischiato di essere rovesciato da un golpe delle forze di polizia. Proprio Correa, tratto in salvo dalle forze armate, ha parlato di infiltrazioni di uomini dell’ex presidente Gutierrez tra i golpisti, e anche questa non sembra essere solo una combinazione casuale, visto il collegamento tra Gutierrez e il debito pubblico cancellato dal suo successore.
Ciò che ha fatto l’Ecuador con il suo debito estero infatti potrebbe fare da precedente anche per altri paesi che vedano il loro sviluppo tarpato da un debito che spesso è di natura illecita o è stato accumulato da dittature criminali che hanno utilizzato il meccanismo dell’indebitamento per mantenere il proprio controllo sul potere. Chiaramente eliminare dalla scena Correa sarebbe potuto essere un segnale non da poco teso a intimorire altri presidenti che in futuro decidessero di imitare il loro collega ecuadoregno.

Santa Maria Bertilla

Autore: Andrea Tognazzi   
Fonte: Suore Dorotee Vicenza

Anna Francesca Boscardin nasce il 6 ottobre 1888 a Brendola, sui colli vicentini, da famiglia di agricoltori. L’8 aprile del 1905, a sedici anni, Anna entra nell’istituto delle Suore Maestre di S. Dorotea Figlie dei Sacri Cuori; il 15 ottobre dello stesso anno veste l’abito religioso assumendo il nome di Maria Bertilla. Dopo il primo anno di noviziato viene destinata all’ospedale di Treviso dove ritorna dopo la professione religiosa celebrata l’8 dicembre 1907.
A parte la parentesi della guerra, suor Bertilla rimane al servizio degli ammalati dell’ospedale di Treviso fino alla morte, vivendo la carità eroica come concretizzazione del carisma trasmesso dal suo fondatore. Lavora normalmente fino all’antivigilia dell’intervento chirurgico pochi giorni prima della morte; il suo primario, lasciando la camera dove lei agonizza, a chi gli chiede notizie dice: “lassù sta morendo una santa”. Muore a 34 anni, la sera del 20 ottobre 1922, dopo aver detto alla superiora generale: “dica alle sorelle che lavorino solo per il Signore, che tutto è niente, tutto è niente”.
In maniera inesplicabilmente veloce si diffonde la fama delle sue virtù; iniziano presto e si moltiplicano le grazie e i miracoli ottenuti per sua intercessione. Nel 1925 si apre il processo informativo sulle virtù di suor Bertilla che viene proclamata beata da Pio XII 1’8 giugno 1952; l’11 maggio 1961 papa Giovanni XXIII la proclama Santa.

Report Assemblea plenaria dei Movimenti per l’acqua

Firenze, 19 Settembre 2010

Le questioni discusse nel corso dell’assemblea nazionale dei movimenti per l’acqua del 18 e 19 settembre sono state moltissime: ne daranno conto in dettaglio i report dei 4 gruppi di lavoro.

Certo è che gli interventi, sia nel primo che nel secondo giorno, è stato ribadito il riconoscimento di un percorso collettivo che dura da anni e che è stato in grado di organizzare un lavoro difficile e faticoso, è riuscito ad includere le differenze di esperienze e provenienze sociali e politiche, è arrivato all’appuntamento di Firenze con un allargamento del movimento stesso.

Questo, evidentemente, è stato frutto anche del risultato ottenuto nella scorsa primavera riuscendo a raccogliere una quantità di firme per la presentazione di tre referendum mai raggiunte in Italia, riuscendo, dal basso, ad imporre all’ordine del giorno non solo la difesa di un bene vitale come l’acqua ma, anche, la capacità e la possibilità di fare politica in modo diverso e riappropriandosi del senso di una partecipazione attiva e diretta. Siamo stati in grado di far vedere questa nuova dinamica alle persone che si sono fermate ai banchetti e che ci hanno cercato suscitando attenzione,  partecipazione ed entusiasmo perchè intuivano l’importanza della nostra battaglia e del modo in cui è combattuta.

Ma è evidente a tutti che, oggi, ci aspetta una sfida nuova in cui l’obiettivo è decisamente più impegnativo: portare al voto almeno 25 milioni di italiani e fargli votare 3 si.

Questo profondo cambiamento, ed è stato sottolineato da molti interventi, delinea intorno a noi una fase nuova e differente, che necessità di essere affrontata con rinnovate energie e condividendo nuovi passaggi e responsabilità, nei contenuti e nei metodi.

La due giorni di Firenze ha fornito a tutti noi una visione realistica e consapevole, e tutti hanno ribadito il loro impegno. Sono state messe a lavoro intelligenze, capacità e competenze per proseguire la nostra narrazione collettiva.

Di conseguenza la sintesi è difficile e quello che segue è un tentativo di riportare i punti cardine emersi.

L’assemblea finale ha condiviso, secondo il metodo del consenso, alcune decisioni fondamentali per l’iniziativa dei prossimi mesi: nel quadro della costruzione di alleanze sociali in difesa dei beni comuni è stata condivisa la partecipazione alla manifestazione indetta dalla Fiom-CGIL il prossimo 16 ottobre, portandovi la voce dell’acqua. Allo stesso modo è stata condivisa la partecipazione alla giornata di mobilitazioni del 15 ottobre per la scuola e la conoscenza bene comune indetta dai Cobas e infine alla manifestazione interregionale del 2 ottobre a Messina, contro il dissesto del territorio e contro la grande inutile opera che si chiama “ponte sullo stretto”.

Viene stabilita per il 4 dicembre una giornata nazionale per l’acqua e per il referendum – che si costruirà attraverso iniziative territoriali su scala regionale – e per il 19 marzo una grande manifestazione nazionale. La giornata del 4 servirà per ribadire che non intendiamo farci scippare il nostro diritto al voto e per chiedere la moratoria rispetto a tutti i processi di privatizzazione dell’acqua, secondo le scadenze dettate dalla legge Ronchi. La giornata del 4 si collocherà nel quadro delle iniziative che si svolgeranno in tutto il mondo in contemporanea al vertice sul clima di Cancun (“10, 100, 1000 Cancun”). Come movimenti per l’acqua ci rivolgeremo all’articolato movimento italiano per la giustizia climatica chiedendo a tutti i soggetti di scegliere l’acqua e questo referendum popolare come cuore della propria iniziativa in Italia in quei giorni. Giustizia climatica significa necessità di un altro modello di sviluppo e il referendum per il diritto all’acqua e contro la mercificazione di questo bene comune fondamentale è, in questo momento, nel nostro paese, il simbolo di tutto ciò.

Il movimento ribadisce la priorità della moratoria ai processi di privatizzazione, per evitare che gli automatismi imposti dal governo giungano a svuotare “di fatto” l’appuntamento referendario. Una moratoria che significhi fermare i processi di privatizzazione e non certo ostacolare eventuali percorsi di ripubblicizzazione che possano avvenire nei prossimi mesi, questione su cui l’accordo in assemblea è unanime: viene quindi dato mandato ad un apposito gruppo di lavoro di elaborare nei dettagli un testo tecnico-giuridico e di licenziare al più presto un appello pubblico per la moratoria, integrando, modificando e arricchendo il contributo già messo a disposizione nel corso dell’assemblea.

Viene concordato che all’interno del percorso referendario siano organizzate tanto un’iniziativa nazionale su qualità dell’acqua-ambiente-salute quanto una serie di convegni e dibattiti (a carattere nazionale e regionale) che supportino le nostre ragioni. Saranno messe in piedi nei diversi territori anche iniziative di “autoformazione”, in vista del Referendum, sull’acqua come bene comune, nei suoi diversi aspetti.

Vengono definiti 7 gruppi di lavoro, tenendo presente soprattutto le urgenze legate alla campagna referendaria (nulla vieta che possano essere proposti ulteriori gruppi):

* Comunicazione;
* Gestione pubblica e partecipata;
* Finanziamento del Servizio Idrico Integrato
* Moratoria
* Formalizzazione Comitato Tecnico
* Funzionamento Comitato Promotore e Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua
* Iniziative nelle scuole

 Alcuni di questi gruppi hanno il compito di sciogliere definitivamente alcuni nodi che hanno visto maggior discussione, dalle fondamentali questioni legate al finanziamento della campagna e le sue modalità, a quelle della definizione del comitato promotore (fermo restando che si tratterà di un comitato tecnico, senza funzione politica) dato che, rispetto alla presenza della voce dei territori o alla questione della definizione di responsabilità, resta il bisogno di un supplemento discussione. I problemi invece sollevati da alcuni comitati regionali – sia per quanto riguarda il rapporto fra movimento e regione per quanto concerne l’attuazione delle politiche di ripubblicizzazione (Puglia), sia per quanto concerne i rapporti interni al movimento per l’acqua pubblica (Sicilia) – saranno discussi nelle prossime riunioni, certi che tutte e tutti sapremo trovare il modo per superare rapidamente le difficoltà, procedendo uniti verso la vittoria referendaria.

L’assemblea si scioglie incaricando la segreteria operativa del Forum di individuare le date per convocare in tempi rapidi sia una riunione del Coordinamento nazionale del Forum, sia una riunione del Comitato promotore referendario.

 Viva l’acqua, viva la democrazia!

Prostituzione minorile, ecco che ci fanno gli Italiani in Albania!

Autore: Lino Bottaro
Fonte: sitoaurora.splinder

Questa è una storia che arriva dall’Albania occupata dai “nostri” militari, e poi dalle “nostre” aziende e fabbriche dove la gente veniva e viene sfruttata e sterminata sul lavoro, secondo strategie di sfruttamento pianificate anche dal giuslavorista Marco Biagi (ucciso dalle BR-PCC nel Marzo 2002) al punto tale da disertare le fabbriche in massa. E per questo che le milizie para-militari di Contractors (i colleghi di Maurizio Quattrocchi tanto per intenderci) cominciarono a rapire ragazzi e ragazze nei paesi per costringerli a lavorare nelle fabbriche. Il peggio però doveva ancora arrivare…
Quanto segue è tratto dal libro di Emilio Quadrelli – Evasioni e Rivolte ed. X-Book 2007

Ma potevano muoversi liberamente, come paramilitari, dentro il territorio albanese?
Sì. In realtà in Albania dopo il crollo del vecchio regime non c’era più un vero e proprio stato. C’erano vari gruppi che governavano a loro convenienza dei pezzi di territorio e il governo centrale era un po’ una finta. Le forze paramilitari straniere erano autorizzate a muoversi come volevano perché tutti, governo centrale e i vari poteri locali, ne avevano dei benefici. Formalmente c’era lo stato albanese ma in realtà chi comandava sul serio erano questi che avevano impiantato le loro fabbriche in Albania insieme alle loro milizie private.

A un certo punto, insieme alle operaie più giovani, sei prelevata dalla fabbrica e destinata in un bordello. Quando avviene e perché?
Nel 1998 quando arrivano i soldati italiani in missione in Albania. A quel punto molti imprenditori iniziano a guardare al business del sesso, se arrivano i soldati c’è bisogno di donne e così iniziano a selezionare nelle fabbriche le più giovani. Subito c’è un miglioramento nelle nostre condizioni di vita. Per un mese veniamo esentate dal lavoro, ci danno da mangiare di più e roba di migliore qualità e si preoccupano di far rifiorire i nostri visi e le nostre mani che, specialmente queste ultime, sono martoriate a causa del lavoro. Ci portano anche creme e prodotti di bellezza. Non ci dicono niente, ma non ci vuole molto a capire che quel cambiamento non prelude a nulla di buono.
Se fino al giorno prima ci trattavano come animali da soma terrorizzandoci e dandoci il minimo indispensabile per sopravvivere all’improvviso non possono certo essere diventati dei santi, capiamo in fretta che ci porteranno da qualche parte a fare le puttane. Probabilmente perché siamo tutte molto giovani, quelle prescelte hanno tra i tredici e i diciotto anni, facciamo in fretta a riprenderci, i segni della fatica e dell’abbrutimento spariscono e vengono a imbarcarci. Siamo trentasette ragazze, ci fanno salire su un autobus con i vetri oscurati, insieme a noi salgono sei uomini armati, quattro italiani e due belgi. Davanti e dietro all’autobus ci sono le jeep con gli uomini armati che ci scortano. Non hanno certo paura di noi ma, come vengo a sapere in seguito, le ragazze giovani e anche i ragazzini stanno per diventare una merce preziosa e molto richiesta e per questo il rischio di essere assaliti per strada da qualcuno che si vuole impossessare del carico non è da scartare. Episodi simili ho saputo che ne sono successi parecchi.

In che modo vi convincono a diventare delle prostitute?
Con il terrore. Veniamo portate in questo posto che diventerà la nostra dimora dalla quale non è possibile allontanarsi e alcune di noi prese a caso, sotto gli occhi di tutte vengono violentate da una quindicina di paramilitari. Subito dopo ci spogliano nude e ci ammassano in un cortile, quindi vanno a prendere i cani e ce li aizzano contro. Non ci fanno mordere perché stanno attenti che i denti non si avvicinino troppo, ma ci dicono molto chiaramente che se non facciamo bene il nostro lavoro non ci penseranno un momento a buttarci in pasto ai cani. Ci dicono chiaramente che non dobbiamo fare storie e mostrarci disponibili ed entusiaste verso qualunque richiesta.
Una frase che ci viene detta poco dopo rende tutto molto chiaro: “Voi non siete qua per fare le troie, voi siete qua perché siete delle troie e come tali dovete comportarvi. Dovete far divertire i soldati come se anche voi vi divertiste. Come farlo sono cazzi vostri ma trovate il modo perché i cani hanno fame e la carne cruda gli piace parecchio.” Per tutte noi inizia un periodo di totale abbrutimento. Qualcuna non regge e finisce con il togliersi la vita. Un paio, invece, muore nelle orge. Non ci sono limiti. Su e con noi tutti possono fare quello che gli pare. Ti può bastare quello che succede in seguito alle ragazze che, per il troppo lavoro o perché non più giovani, per non più giovani si intende quelle sopra i venticinque anni, vengono spedite nei bordelli speciali. Sono posti frequentati solo da sadici dove le ragazze sono sottoposte a torture e supplizi di ogni tipo. Periodicamente, nei bordelli, c’è un’ispezione e quelle che sono un po’ troppo sciupate vengono mandate a quello che è detto il capolinea. Chi esce da lì non potrà mai dimenticare, neppure volendolo. Le ferite, le piaghe e le bruciature ricevute nei giochetti se li porteranno dietro finché campano.

La tua storia nei bordelli per militari continua nonostante la fine della “missione italiana“. Cosa succede?
Intanto la missione finisce ma la presenza militare, anche se ridotta, continua e poi a quel punto il giro dei bordelli funzionava talmente bene che iniziano ad essere frequentati anche da civili. Sono turisti, per lo più europei ma ci sono anche americani e molti arabi che arrivano con dei viaggi appositamente organizzati. La possibilità di praticare sesso estremo senza problemi attira un pubblico internazionale. Prima per avere occasioni del genere dovevano spostarsi fino in Asia o in Sud America mentre adesso, per gli europei, è possibile addirittura organizzarsi un week-end di sesso senza regole senza troppi sbattimenti. Quindi per un certo periodo, si passa da un pubblico prevalentemente di militari a uno di civili.
L’Albania è una terra di conquista per tutti e ognuno viene a farci quello che vuole, soprattutto quello che nel suo paese è considerato addirittura un crimine. Con l’arrivo dei civili aumenta la richiesta di ragazze e ragazzi giovani. Noi, anche se siamo quasi tutte sotto i diciotto anni, cominciamo ad essere considerate vecchie perchè i civili vogliono soprattutto ragazzini e ragazzine tra i dieci e i tredici anni. Per questo noi che siamo più grandi continuiamo a essere offerte ai militari che ci preferiscono. Poi scoppia la guerra del Kosovo e i bordelli per militari hanno una grossa impennata. Infatti noi veniamo trasferite a una base della Nato.

Licia Colò confessa… Non vedo grande futuro per il nostro pianeta E nemmeno per la Tv…

Fonte: Il giornale di Vicenza

Sorriso incantatore, sguardo magnetico. Licia Colò, 48 anni in luglio, è ridiventata un po’ bambina quando è nata la sua Liala, peperina di 5 anni che parla già inglese, in braccio all’aitante papà Alessandro Antonino. L’altra sera a villa Sesso Schiavo di Sandrigo la conduttrice di origini veronesi ha ricevuto il premio Basilica Palladiana, assegnato dalla Pro loco ai veneti che si sono distinti nel loro lavoro e che del Veneto amano le tradizioni. In una cornice di danza acrobatica, musica e show materializzatisi tra gli alberi, Licia Colò ha ribadito la sua vocazione primaria: «La difesa della natura».
Riparte il 3 ottobre la sua trasmissione a Raitre. Novità?
“Alle falde del Kilimangiaro” farà una diretta fino alle 19 e puntiamo molto sull’attualità: ci occuperemo dei minatori prigionieri della terra in Cile, sul posto tra mamme e figli. Dovrebbero tirarli fuori a giorni e saremo lì al conto alla rovescia. Il programma è una finestra di storie solari ed allegre ma anche drammatiche come questa. Non è più spettacolo. Per il resto continuiamo con i reportage e i filmati degli spettatori.
Dopo 10 anni è cambiato il suo modo di raccontare il mondo?
Non vedo grande futuro per il nostro pianeta. Sono appena rientrata dal Kenia dove abbiamo girato quattro prime serate sugli animali in onda in gennaio. Stando nei parchi più belli d’Africa ho realizzato che ormai la natura è nelle riserve… come quelle indiane. La spazzatura ha invaso tutto, c’è plastica perfino nel Sahara.
Negli oceani i cetacei spiaggiano con sacchetti nella pancia. Il mondo non è infinito, lo stiamo consumando. Il petrolio fuoriesce in Messico ed è lontano? Ma non è lontano, è piccola la Terra che stiamo saturando.
Ai suoi telespettatori che messaggi manda?
Chi apre gli occhi deve essere attento ai comportamenti. L’inquinamento non è la spazzatura di Napoli, non solo. A Roma, io abito un po’ fuori, quando vado in redazione vedo i cartelloni luminosi che annunciano “l’aria è accettabile”…ma quando non lo è che facciamo, non respiriamo più? 17 delle 30 città più inquinate d’Europa sono italiane, riflettiamo.
La Tv che ruolo può giocare?La Tv è finita, quella che conoscevo io 30 anni fa non c’è più. Ho lavorato in Mediaset e in Rai con criteri che oggi sono scomparsi. Ci sono talmente tanti canali che non si può più parlare di televisione al singolare.
La qualità dei programmi è calata, gli investimenti sono decimati e fare produzioni di livello è impossibile. Me ne sono accorta quando è nata Liala, ho dovuto ricorrere ai canali tematici perchè non vedesse schifezze.
La Tv di oggi non dà valori che sono poi quello che resta nella vita di una persona.
“Alle falde del Kilimangiaro” è allora…
Un programma che ha visto scendere gli ascolti ma meno di altre trasmissioni, e che ha almeno un milione e mezzo di amici ogni domenica. Cerchiamo di sgomitare per l’audience perchè quello lo cerca chi ha tronisti, veline e transessuali in studio.
Vorrebbe fare cose diverse?
Mi ritengo un medico specialista, ho scelto la natura che non è il mio lavoro ma il mio credo e di conseguenza ecco i viaggi per 9 mesi l’anno. Ciò non toglie che potrei fare altro, ad esempio un varietà spiritoso, ma tempo oggi non ne ho più, sono anche direttore di un quotidiano on line sugli animali. Più amici o nemici?
Io non sono integralista anche se i cacciatori mi odiano perchè non accetto l’uccisione per divertimento. E non mi piacciono nemmeno gli animalisti dai messaggi esasperati. Ciò che mi innervosisce seriamente è quando dicono o scrivono che faccio l’ambientalista perchè mi conviene per lavoro. Niente di più falso. Pensi che spesso viene fuori anche la storia che lavoro in Rai perchè mi chiamo Colò come il famoso campione di sci… che non ho mai conosciuto.