Eredi di Guido Piovene

L’editorialista Mario Pirani vincitore per la coerenza del suo lungo ed eclettico impegno. Annalena Benini, l’arma di un’ironia che si fa beffe dei luoghi comuni

Di: Maria Elena Bonacini 
Fonte: il Giornale di Vicenza


Mario Pirani e Annalena Benini vincitori del Premio Piovene 2010 

Vicenza.
Cofondatore di Repubblica, politologo e uomo “d’intelligence” dell’Eni di Mattei lui; giovane, brillante ed ironica firma del Foglio di Giuliano Ferrara lei.
Mario Pirani e Annalena Benini sono i due vincitori del Premio giornalistico “Guido Piovene”, premiati ieri al Teatro Olimpico dal presidente della Banca Popolare di Vicenza Gianni Zonin e dal sindaco Achille Variati nella serata condotta da Bruno Vespa che ha visto sul palco la giuria del Premio, quasi al completo, composta dal presidente Enzo Bettiza, Giulio Anselmi, Carlo Rossella e Marcello Sorgi (assente Ferruccio De Bortoli).
Proprio Zonin ha ricordato come il premio, istituito 10 anni fa dalla Popolare, abbia «saputo riconoscere e valorizzare l’eredità della lezione di Piovene nel lavoro e nella testimonianza di alcuni grandi nomi, giovani e meno giovani, del giornalismo italiano». E sui giovani ha affermato che «hanno pienamente confermato il merito del riconoscimento ricevuto: da Pietrangelo Buttafuoco ad Aldo Cazzullo, da Massimo Gramellini a Mattia Feltri a Francesco Manacorda».
Nomi ai quali potrà ispirarsi la giovane vincitrice del “Piovene per i ragazzi”, Cecilia Beretta, studentessa di prima liceo al Pigafetta, premiata dal direttore de Il Giornale di Vicenza Ario Gervasutti.
Il giornalista e conduttore di Porta a Porta ha anche interrogato i colleghi sulla loro visione della stampa attuale: «Non è come affetta da rabbia? Non si sta un po’ esagerando?». «Il pregio di questo premio – ha sottolineato Bettiza – è proprio di non essere composto da una giuria di “rabbiosi”, che non premiano quindi tali giornalisti. È un premio puro, non influenzato dalla politica e per questo riservato e prezioso».
Variati si è soffermato proprio sull’importanza «in una democrazia sana, del giornalismo che ricerca la verità oltre le apparenze. Servono giornalisti con la “G” maiuscola».
Non è stata la prima in famiglia a ricevere il “Giovane Piovene”, ma la più giovane a farlo Annalena Benini, 35 redattrice de Il Foglio, e moglie di Mattia Feltri. «La sua è una prosa tersa – recita la motivazione -, priva d’infingimenti e artifici, proprio per questo implacabile. L’arma letale di cui si serve è l’ironia deformante, una sorta di lente d’ingrandimento con la quale racconta e irride il mondo che ci circonda». E al giornale di Ferrara, la Benini ha dichiarato tutto il suo attaccamento: «Da grande spero di continuare a fare questo lavoro, che per me è un privilegio».
Non solo professionale la motivazione che ha accompagnato la premiazione di Mario Pirani, «uno degli esponenti di spicco d’una generazione di giornalisti colti ed erratici che ebbero in Piovene un illustre predecessore. La stessa storia della sua vita densa, avventurosa, riassunta con briosi fremiti di verità nel suo recente libro autobiografico, evoca qua e là i tratti di certi tormentati personaggi dell’ultimo Piovene sempre in fuga da se stessi e in cerca di se stessi. Oggi premiamo lo sforzo lungo quanto ostinato di una coerenza che, per ammissione dello stesso premiato, ha dovuto e deve fare sempre i conti con la vanità di molte “illusioni” ancorché “ragionevoli”».

Proprio della sua vita da uomo d’intelligence di Enrico Mattei all’Eni ha parlato, intervistato da Vespa. «Non so se l’abbiano ucciso – afferma – può essere stato un incidente. Se però si è trattato di un attentato non c’entrano nulla le ipotesi fatte su americani e francesi per questioni petrolifere. Piuttosto avvenne durante la crisi di Cuba con le navi russe che si stavano avvicinando cariche d’armi e la Cia lo considerava l’unico in grado di convincere il Governo italiano a rimanere neutrale nella Guerra Fredda. Se è stato ammazzato è stata la mafia su istigazione degli americani».

L’Eugenetica di Bill Gates e la riduzione della popolazione

Scritto da Paul Joseph Watson , Prison Planet.com
Traduzione per The Living Spirits: Tatiana Coan * www.thelivingspirits.net
Fonte: www.disinformazione.it
autore:Alessandra Drago

La vera storia dietro a Bill Gates e “Le Giurie della Morte”

Scritto da Paul Joseph Watson , Prison Planet.com
Traduzione per The Living Spirits: Tatiana Coan * www.thelivingspirits.net

Il fondatore di Microsoft é un eugenista intransigente e ha pubblicamente dichiarato la sua intenzione di usare vaccini dal valore di miliardi di dollari, che la sua fondazione finanzia per ridurre la popolazione mondiale.
L’appoggio di Bill Gates alle “giurie della morte” ha causato controversie tra i commentatori conservatori, ma il vero oltraggio dietro a questa storia non è stato completamente rivelato – il fatto è che Gates é un eugenista intransigente e ha invocato la riduzione della popolazione mondiale con l’uso di vaccini, che la sua fondazione finanzia per la bellezza di miliardi di dollari.
I commenti di Gates sulle “giurie della morte”, sono stati fatti effettivamente più di due mesi fa al Festival delle Idee di Aspen a Aspen in Colorado, ma essi hanno attirato l’attenzione solo quando il video fece la sua comparsa di domenica su parecchi siti conservatori, come pure sulla Breitbart TV e su The Blaze.
Durante una serie di domande e risposte, Gates insinuò che pazienti anziani che vengono sottoposti a costosi trattamenti medici dovrebbero essere uccisi e i soldi spesi in altro modo.

Gates affermò che c’era “una mancanza di volontà” nel considerare la questione di scegliere tra “spendere un milione di dollari sugli ultimi tre mesi di vita per quel tipo di paziente” o licenziare 10 insegnanti.
“Ma ciò viene chiamato la giuria della morte e voi non siete tenuti a trattare tale dibattito” aggiunse Gates.
L’appoggio del proprietario della Microsoft  per uccidere la nonna nel nome di spendere denaro altrove scuote e spiega perché così tanti Americani sono offesi dalla sanità di Obama che contiene, quale uno dei suoi principali componenti, un comitato di valutazione costi/benefici che sarà in grado di rifiutare cure a pazienti anziani, a dimostrazione del fatto che le giurie della morte entrano per davvero in vigore nonostante le campagne dei rappresentanti della classe dirigente e dei media per convincere il pubblico diversamente.

Anche se gli Americani saranno soggetti ai capricci delle giurie della morte, il governo federale “continuerà a richiedere ospedali per fornire trattamenti di pronto-soccorso a immigranti illegali alle spese dei contribuenti” denunciò il New York Times.
Comunque, il significato più ampio dei commenti di Gates é passato completamente inosservato da coloro che si erano tanto offesi per quello che aveva detto.
Gates è un eugenista reo-confesso che si é impegnato a ridurre drasticamente la popolazione mondiale nel nome di combattere il surriscaldamento globale. Questo è allarmante considerando il fatto che la fondazione Bill e Melinda Gates finanzia la produzione e la distribuzione di vaccini al terzo mondo.

Durante una conferenza TED (sono conferenze su tecnologia, intrattenimento e design) nel febbraio 2010, Gates ha dichiarato apertamente che i vaccini sarebbero stati usati per ridurre la popolazione mondiale e abbassare le emissioni di CO2.
Sostenendo che la popolazione mondiale sta raggiungendo i 9 miliardi, Gates disse: “se noi facessimo davvero un ottimo lavoro con nuovi vaccini, cure medico sanitarie, servizi medici di riproduzione (aborto), forse potremmo avere una riduzione del 10 o del 15 per cento.”

Un po’ come se un miglioramento delle cure sanitarie e dei vaccini, che si suppone salvino vite, porterebbe a una diminuzione della popolazione mondiale: é un ossimoro, a meno che Gates non si stesse riferendo ai vaccini per sterilizzare le persone, che è precisamente lo stesso metodo propugnato nel testo del 1977 Ecoscience scritto dal consigliere scientifico della Casa Bianca John P. Holdren, il quale parla di un “regime planetario” dittatoriale per mettere in atto misure draconiane al fine di ridurre la popolazione attraverso l’uso di ogni sorta di tecniche oppressive, sterilizzazione inclusa.

In verità, come ha rivelato Mike Adams di Natural News, uno degli attuali progetti della fondazione Gates ruota intorno al finanziamento di un “programma di sterilizzazione che userebbe penetranti raffiche di ultrasuoni dirette sui testicoli dell’uomo per renderlo sterile per sei mesi”.
“Ora, la fondazione sta finanziando un nuovo programma “ consegna di un vaccino che si attiva con la sudorazione” basato su nano particelle che penetrano la pelle umana.” scrive Adams, “la tecnologia viene descritta come un mezzo per “sviluppare nano particelle che penetrano la pelle attraverso i follicoli dei peli e che a contatto con il sudore umano si attivano per rilasciare i vaccini.”
Il sostegno del fondatore della Microsoft alle giurie della morte é un’ammissione scioccante, ma fa impallidire se si considera che Gates, uno degli uomini più ricchi del pianeta, che è solito incontrare altri miliardari per discutere sugli sforzi da fare per ridurre la popolazione, ha pubblicamente dichiarato la sua intenzione a usare miliardi di dollari in vaccini per finanziare la diminuzione della popolazione mondiale nel terzo mondo, scopo che potrebbe essere raggiunto qualora i vaccini fossero progettati per sterilizzare forzatamente le persone, ovvero senza il loro consenso, o provocare aborti forzati.

E a Folgaria, al confine con il Vicentino, torna la Guerra Fredda…

Fonte: il Giornale di Vicenza

Li hanno rimessi lì dove sono stati fino al 1978. Ma non portano più esplosivi e non volano: fanno parte da pochi giorni del Museo sulla Guerra Fredda allestito nell’ex “Base Tuono” della Nato ricostruita a Passo Coe-Monte Toraro vicino a Folgaria, al confine con il Vicentino.

Firenze, torna alla luce il teatro romano “sepolto” sotto Palazzo Vecchio

Fonte: Mensile del gruppo archeologico C.R.T.
scritto da: Michelangelo Zucchini
a cura di: Roberto Cegalin

Un grande teatro romano “sepolto” sotto le successive costruzioni e ampliamenti di Palazzo Vecchio. Ora l’antico teatro di Florentia torna alla luce,grazie ai sei anni di scavi finalmente ultimati e sarà il più antico “pezzo” del nuovo museo della città di Firenze che verrà trasferito dalla biblioteca delle Oblate proprio a Palazzo Vecchio.

Con la riscoperta del teatro romano inizia un percorso che porterà a Palazzo Vecchio il museo della città e il conseguente allargamento della biblioteca.

Il museo racconterà la storia di Firenze proprio partendo dalle fondamenta e arrivando fino alle terrazze di Palazzo Vecchio,affascinando cittadini e turisti con l’illustrazione della tradizione e dell’evoluzione millenaria della sede del potere cittadino.

Una equipe italiana torna a far splendere HIERAPOLIS

Fonte: Mensile del gruppo archeologico C.R.T.
scritto da: Michelangelo Zucchini
a cura di: Roberto Cegalin 

Sarà una missione archeologica italiana a ricreare una delle più fastose facciate teatrali in marmo dell’antichità. In Turchia,presso la città romano-ellenistica di Hierapolis(l’odierna Pamukkale) situata nella regione una volta denominata Frigia sta per avere inizio un ambizioso progetto: la ricostruzione della facciata teatrale costruita sotto il regno di Settimio Severo agli inizi del III sec. D.c., uno degli esempi meglio conservati dell’architettura c.d. “barocca” sviluppatasi nelle province orientali dell’Impero Romano.

La facciata,larga 47 metri e alta circa 30, composta da tre piani di marmi decorati in maniera splendida,crollò nell’orchestra del teatro a seguito di un terremoto avvenuto attorno la metà del VII secolo d.c. Dal 1957 una missione italiana scava per riportare alla luce le migliaia di blocchi di marmo rimasti sepolti dal sisma.

Vendevano le tre figliolette per pochi euro

Fonti:AGI, Agenzia Giornalistica Iitaliana

Terribile il dramma su cui hanno fatto luce i poliziotti della Sezione di polizia giudiziaria presso la Procura per i minorenni di Palermo che, in collaborazione con gli agenti del commissariato di Porto Empedocle (Agrigento), hanno dato esecuzione a una ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti del padre di tre bambine e alla misura degli arresti domiciliari a carico della madre e di un altro uomo di 78 anni, conoscente della coppia, con l’accusa per tutti di aver costretto con minaccia e violenza le tre minori a compiere e subire atti sessuali, con l’aggravante di aver commesso il fatto nei confronti di persona minore di 14 anni.
Gli episodi sono avvenuti a Lampedusa. Per i genitori e’ scattata anche l’accusa di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione: infatti, lasciavano che il 78 enne arrestato abusasse delle figlie nella loro casa dietro il pagamento di danaro e le accompagnavano nei pressi del parco giochi o della scuola di Lampedusa facendole prostituire.
Le ordinanze sono state adottate dal gip di Palermo su richiesta del pm. Il padre e’ stato rinchiuso all’Ucciardone, mentre la madre e l’altro uomo sono stati condotti presso le rispettive abitazioni di Porto Empedocle e Lampedusa. Gia’ dal 2007 il nucleo familiare era sotto la lente dei servizi sociali, tanto che la forte situazione di degrado aveva indotto il Tribunale per i minorenni a provvedere all’inserimento dei minori presso una comunita’. E proprio nel corso di alcuni colloqui nella struttura, una delle ragazzine aveva raccontato raccapriccianti episodi di abusi sessuali compiuti da minorenni e maggiorenni a Lampedusa. Alle bambine venivano regalate delle somme di denaro che variavano dai 3 ai 10 euro. Soldi che poi davano ai genitori. La procura per i minorenni di Palermo, informata dei fatti, ha cosi’ dato incarico a dei consulenti tecnici di procedere all’audizione delle vittime che hanno confermato il drammatico scenario di violenze e di maltrattamenti. Genitori non solo sfruttatori della prostituzione delle loro figlie, ma anche responsabili di ricorrenti violenze sessuali (anche di gruppo) in un contesto di sistematici maltrattamenti fisici e di dolorosa omerta’ di cui portavano addosso i segni; infatti le bimbe venivano picchiate con bastoni e prese a morsi nelle gambe. Un padre seviziatore delle proprie figlie, con il consenso, la complicita’ e la divertita partecipazione della madre. Le bimbe hanno chiesto ai loro ‘salvatori’ di potere cambiare famiglia. (AGI) .

Massimiliano Frassi

Massimiliano Frassi è nato a Lovere (Bergamo) il 13.08.1969. Dopo la laurea ha deciso di impegnarsi attivamente nel sociale, operando dapprima nel campo dell’emarginazione grave adulta.
Successivamente diventa fondatore e presidente dell’Associazione Prometeo onlus che da anni si occupa di lotta alla pedofilia, sostenendo le vittime dei pedofili e lavorando per creare una presa di coscienza del problema da parte della società.
E’ autore di tre libri bestseller che hanno venduto oltre 150.000 copie in Italia e Svizzera, “I bambini delle fogne di Bucarest” (sei edizioni, con prefazione di Maria Rita Parsi), “L’inferno degli angeli” (quattro edizioni, con prefazione di Maurizio Costanzo) e l’ultimo “Predatori di bambini – libro nero della pedofilia” uscito in una nuova versione pubblicata da Macro Edizioni.
Suo anche il blog più letto in Italia, tra quelli aventi come tema l’infanzia violata: www.massimilianofrassi.splinder.com 
Frassi è stato promotore di una proposta di legge contro la pedofilia e tiene circa 200 conferenze all’anno. Molto amato dalla gente è invece da sempre duramente attaccato da movimenti pedofili italiani e stranieri.
Massimiliano Frassi è stato insignito di numerosi riconoscimenti tra cui il premio Kiwanis – We Build International 2000, la medaglia della Polizia di Stato, conferitagli dal Questore di Bergamo nel 2003 e la medaglia d’oro del F.B.I., assegnata a lui (ed alla Prometeo) dal responsabile della storica F.B.I. di New York nel 2004. La sua associazione (unico caso in Italia), nel 2006, ha conseguito il prestigioso Premio Livatino, intitolato al noto Giudice anti-mafia, “pro bene justitiae”.
Frassi è consulente nel campo del sociale, è assessore tecnico alla famiglia in un comune della bergamasca ed è stato nominato “difensore civico nel campo dei minori” dall’associazione nazionale difensori civici

La Cina cerca il «cacciatore di Yeti»

Dopo 30 anni riprende una ricerca internazionale

La Cina cerca il «cacciatore di Yeti»

Gli scienziati stanno reclutando personale «qualificato» nella provincia dell’Hubei

Dopo 30 anni riprende una ricerca internazionale

La Cina cerca il «cacciatore di Yeti»

 DI :G Elmar Burchia

Gli scienziati stanno reclutando personale «qualificato» nella provincia dell’Hubei

MILANO – Hai tra i 25 e i 40 anni? Sei una persona paziente? Fisicamente in forma? Con nozioni basilari di biologia e ti appassiona la fotografia? Allora potresti essere il candidato ideale per diventare un «cacciatore di Yeti». In Cina sta infatti per partire la prima spedizione internazionale dopo oltre tre decadi. L’obiettivo: scovare finalmente il leggendario Yeti, sulla cui reale esistenza si dibatte ormai da decenni. «Cerchiamo gente che sia convinta della cosa, perché abbiamo un sacco di lavoro che ci aspetta», ha sottolineato il responsabile del gruppo di ricercatori. E se Messner avesse avuto ragione?

TRA MITO E REALTÀ – A riferire dell’insolita offerta di lavoro è stata l’agenzia ufficiale cinese Xinhua. Il costo complessivo del progetto di ricerca si aggira su 1,5 milioni di dollari. La creatura pelosa delle montagne è presente in molte culture: oltre la Cina, gli Stati Uniti e anche sulle Alpi in Valtellina. In realtà dovrebbe oramai essere assodato che la creatura esiste solo nella mitologia. Ma il dilemma continua a non esser sciolto: esiste davvero o è solo una leggenda? Prove concrete della sua esistenza non ce ne sono. Solamente una paio di testimonianze e alcune foto sbiadite.

CACCIATORI CONVINTI – Un gruppo di ricerca in Cina intende ora dimostrare che lo Yeti esiste davvero. In queste settimane gli scienziati stanno reclutando personale qualificato nella provincia dell’Hubei (Cina centrale) per una spedizione nelle montagne della riserva naturale di Shennongjia. Come riferisce la Cnn, citando l’agenzia di Stato cinese, i candidati adatti dovrebbero avere tra i 25 e i 40 anni. Pochi per la verità i requisiti necessari: pazienza, conoscenze in biologia, competenze nell’ambito della fotografia, fisico allenato. «La cosa più importante è che troviamo membri che siano realmente convinti, perché abbiamo un bel po’ di lavoro davanti a noi», ha affermato Luo Baosheng, vice presidente dell’associazione «Uomo selvatico» di Hubei. Il progetto, in collaborazione con l’Università delle Tre gole, prevede di coinvolgere non meno di cento sostenitori. Nel frattempo gli organizzatori stanno raggranellando il denaro per sostenere i costi. «A bilancio mettiamo almeno 1,5 milioni di dollari», illustra Wang Shancai, archeologo presso l’Istituto di archeologia e beni culturali della provincia di Hubei. I finanziamenti dovrebbero arrivare da privati, società e istituzioni.

AVVISTAMENTI – Tuttavia, c’è da stare certi, le tecniche di persuasione che dovranno utilizzare gli ambiziosi scienziati dovranno essere più che efficaci. L’ultima ricerca dello Yeti in Cina fu sospesa quasi trent’anni fa. Senza risultati. Le prime notizie dell’esistenza dell’enigmatica creatura risalgono al 1832, quando un inglese che aveva vissuto in Nepal, riferì di convinzioni della popolazione locale. Nel 1953, anno della prima ascensione all’Everest, John Hunt, il capo spedizione di Edmund Hillary, raccontò di quanto gli venne riferito da un monaco locale, che aveva visto uno Yeti giocare nella neve nel posto dove la spedizione si stava accampando. Anche il grande scalatore sudtirolese Reinhold Messner ha raccontato di aver visto e fotografato ben tre esemplari di yeti sulla catena dell’Himalaya, un «incontro» avvenuto a 6 mila metri. Non sarebbe così diverso da come la gente lo immagina: sta sui due piedi, è tutto peloso, è alto circa due metri e con braccia e gambe relativamente corte.

REPERTI – Nelle foreste che la spedizione cinese ha vuole setacciare sono stati registrati in tutto più di 400 avvistamenti. Gli scienziati cinesi si sono dedicati al fenomeno dello Yeti a partire dagli anni Settanta. Già allora furono trovati capelli, escrementi, orme e un punto dove avrebbe dormito quella che i testimoni sostengono sia la mitica creatura. Nei primi anni Ottanta partì l’ultima spedizione, come racconta l’agenzia Xinhua. I ricercatori non trovarono nulla. Ora, con le nuove tecnologie a disposizione, sperano in una caccia più proficua.

COLDIRETTI: 30% DEL CIBO FINISCE TRA RIFIUTI, SPRECATI 37 MLD

Autore: Lino Bottaro

15:47 03 OTT 2010
(AGI) – Roma, 3 ott. – Il 30% del cibo acquistato dagli italiani finisce nella spazzatura ma puo’ pero’ essere “salvato” dai trucchi della cucina antispreco, che utilizza gli alimenti avanzati grazie ai segreti dei piatti della nonna. Ad affermarlo e’ la Coldiretti che in occasione della “Biodomenica” ha apparecchiato in via dei Fori Imperiali la prima “tavola degli avanzi”.
Nelle nostre case – sottolinea la Coldiretti – ad essere gettati nel bidone sono soprattutto frutta, verdura, pane, pasta, latticini e affettati che si classificano tra i prodotti piu’ a rischio: si stima che in Italia, a causa degli sprechi, si perde cibo sufficiente a nutrire 44 milioni di persone (l’intera popolazione della Spagna) per un valore che ammonta a circa 37 miliardi di euro, ben il 3% del pil, secondo una indagine di “Last Minute Market” dell’Universita’ di Bologna. “Recuperare con un po’ di fantasia i cibi rimasti sulle tavole non e’ dunque – ricorda Coldiretti – solo un modo per risparmiare senza rinunciare ad ingredienti naturali e di qualita’, ma anche la dimostrazione di un impegno concreto alla riduzione dello spreco delle risorse agro-alimentari. Un aiuto anche per l’ambiente con una minore produzione di rifiuti, il cui smaltimento rappresenta oggi uno dei principali problemi delle economie sviluppate”.
I PIATTI ANTISPRECO
L’attenzione alla ricerca della qualita’ in tavola a buon mercato e’ confermata da fatto che quasi quattro italiani su 10 (il 37%) dedicano parte del tempo libero al giardinaggio e alla cura dell’orto, come misura antistress, per passione, per garantirsi cibi di qualita’ o anche solo per risparmiare. I piatti antispreco sono tanti, basta solo un po’ di estro e si possono preparare delle ottime polpette recuperando della carne macinata avanzata semplicemente aggiungendo uova, pane duro e formaggio oppure la frittata di pasta per riutilizzare gli spaghetti del giorno prima; e ancora, la pizza rustica per consumare le verdure avanzate avvolgendole in una croccante sfoglia. Se avanza del pane, invece, si puo’ optare per la piu’ classica panzanella aggiungendo semplici ingredienti sempre presenti in ogni casa come pomodoro olio e sale per arrivare alla piu’ tradizionale ribollita che utilizza cibi poveri come fagioli, cavoli, carote, zucchine, pomodori e bietole gia’ cotte da unire al pane raffermo. Anche la frutta puo’ essere facilmente recuperata: caramellata, cotta per diventare marmellata o semplicemente in macedonia. Polpette, frittate, pizze farcite, ratatouille e macedonia non sono pero’ solo un’ottima soluzione per non gettare nella spazzatura gli avanzi: aiutano anche a non far sparire tradizioni culinarie del passato secondo una usanza molto diffusa che ha dato origine a piatti diventati simbolo della cultura enogastronomica del territorio come la ribollita toscana, i canederli trentini, la pinza veneta o al sud la frittata di pasta.
Tags: Italia, Spagna, Coldiretti, Last Minute Market, Università di Bologna

Aiuti: la mano che strangola l’Africa

Autore: Lino Bottaro

Finalmente un pò di verità per spezzare il velo dell’ipocrisia e dello strozzinaggio occidentale

fonte:peacereporter.net
Un libro-pamphlet di una brillante economista rovescia un luogo comune

L’hanno definita l’anti-Bono per il pragmatismo ai limiti del cinismo, per il messaggio antibuonista che va diffondendo: basta aiuti, basta donazioni, basta soldi a pioggia e basta con gli “aiuti glamour” sponsorizzati dal cantante degli U2 e altri vip.

Si può dare di più?
E’ Dombisa Moyo, giovane e brillante economista autrice di un libro pamphlet che sta facendo discutere perché sostiene che l’Africa non è povera nonostante gli aiuti ma proprio a causa di questi ultimi. Nelle 230 pagine di La carità che uccide, destreggiandosi tra le mille iniziative e i tanti programmi messi in piedi, l’autrice spiega spiega perché la terapia che avrebbe dovuto salvare il continente dimenticato si è trasformata in una iniezione letale. Sull’Africa sub-sahariana, in 50 anni sono piovuti oltre mille miliardi di dollari eppure, sostiene l’autrice, il 50 per cento dei poveri di tutto il mondo si concentra lì; “Tra il 1981 e il 2002, il numero di africani che vivono in povertà è raddoppiato”, scrive a pagina 30, l’aspettativa di vita non è miglorata, l’alfabetizzazione degli adulti è precipitata sotto i livelli del 1980 mentre indicatori come quelli sanitari e quelli sulla distribuzione del reddito sono ancora da incubo. “L’Africa non sta soltanto tendendo verso il basso, sta completamente scollegandosi dai progressi raggiunti nel resto del mondo”.

Un ciclo devastante. Colpa di una politica assistenzialista, spiega la Moyo, modellata sul piano Marshall, che dall’inizio degli anni Sessanta ha fatto fluire aiuti nella forma di prestiti concessionali (da rimborsare) e sovvenzioni (a fondo perduto). Cento milioni di dollari all’inizio degli anni Sessanta, che erano diventati 950 già nel 1965 e così via: più si dava e più si doveva dare. In parte perché i tassi d’interesse, molto bassi all’inizio, negli anni Settanta avevano cominciato a salire, strangolando molti Paesi: nel 1982 Angola, Camerun, Costa D’Avorio, Gabon, Gambia, Mozambico, Niger, Nigeria, Tanzania, Zambia si dichiararono inadempienti. In parte perché, soprattutto durante la Guerra Fredda, gli aiuti dell’Occidente servivano più che altro a comprare fedeltà. E questo ha generato il vero mostro che si è mangiato il futuro del continente: la corruzione, il killer silenzioso del continente. Scoraggia investimenti interni ed esteri, rende il Paese più debole e più bisognoso, ma soprattutto impedisce la formazione di un mercato interno. In Niger, ad esempio, si muore di fame ma sulle bancarelle la merce resta invenduta: la popolazione non la può comprare. Una conferma la si avrà guardando ai recenti tumulti per il pane in Mozambico. Non lo dice solo la Moyo; basta leggere un report della World Bank intitolato Silent and Lethal: How Quiet Corruption Undermines Africa’s Development Efforts. Economie deboli, troppo legate all’export di materie prime e quindi vulnerabili di fronte alla volatilità dei prezzi, con governi corrotti e rapaci: qui c’è a causa del male africano. Un altro economista, Garf Lambdorff, ha calcolato che un punto percentuale sulla scala da 1 (massima corruzione) a 10 (corruzione inesistente) di Trasparency International, corrispondono a quattro punti percentuali di Pil. Gli aiuti sono una delle cause principali della corruzione e del fallimento economico. Infine, non alleviano la povertà, la peggiorano; i Paesi più dipendenti sono quelli che hanno mostrato i tassi di crescita inferiori (- 0,2 per cento in media) mentre quelli che si sono smarcati dall’assistenza, come Botswana e Malawi, hanno registrato una crescita miracolosa. Ma a New York già si è capito che mancherà una riflessione su questo aspetto e si continuerà a chiedere uno sforzo in più, sull’onda delle prediche di Bono e di altri samaritani glamour.

Alberto Tundo