I bambini che combattono in gabbia

Fonte: http://www.giornalettismo.com/archives/150411/i-bambini-che-combattono-in-gabbia/

Se avete mai sentito parlare dei combattimenti in gabbia, saprete che si tratta di scontri piuttosto violenti. Se poi hanno come protagonisti dei bambini, lo scandalo è normale e assicurato.

IL VIDEO – I combattimenti sono stati scoperti grazie ad un video girato al Greenlands Labour Club a Preston, Lancashire, UK. L’evento era aperto ai soli possessori dei biglietti, andati a ruba in poche ore. Protagonisti del video sono bimbi che lottano senza indossare caschetti protettivi o imbottiture di vario genere. A mani e petto nudi, i bambini si sbattono l’un l’altro sui materassini del ring. Ad un certo punto del video uno dei “combattenti” sembra piangere, il personale medico entra nella gabbia, ma decide che il bimbo è a posto. L’incontro può quindi continuare. Gli spettatori, adulti, urlano ed incitano, mentre donne discinte fanno una sorta di parata tra un round e l’altro. Cosa c’è di sbagliato in questo spettacolo? Tutto, nonostante gli organizzatori promettano la massima sicurezza e la legittimità di questo sport, mentre i medici esperti lo definiscono assolutamente inquietante.

LE VARIE CAMPANE – Timothy Lipscomb, il Vicario di Preston, protesta: “questo non è il modo giusto per educare i figli. Fino a una certa età hanno bisogno di protezione, non necessitano di vedere il lato adulto della vita. Vedere che si picchiano alla luce del giorno non dovrebbe essere uno spettacolo pubblico. Non credete che ciò incoraggi il bullismo e l’utilizzo della forza per ottenere ciò che desiderano?” Un portavoce della British Medical Association aggiunge: “questo esempio di cage fighting tra bambini piccoli è particolarmente inquietante, soprattutto perché non indossano i caschetti protettivi. La box e il combattimento in gabbia vengono spesso difesi come territorio in cui i bimbi imparano a gestire la propria aggressività con disciplina e controllo. Crediamo che esistano molti altri sport, come l’atletica, il nuoto, il judo o il calcio, che richiedono disciplina e non espongono allo stesso rischio di danni cerebrali“. Paul Jackson, manager della palestra Warriors Gym, si unisce al coro: “È come uno spettacolo da circo, ma se si tratta di adulti consenzienti allora è tutto diverso. Dipende da quali sono le regole. Perché i genitori permettono ai bambini di farlo? Io non sarei mai d’accordo con una cosa di simile“. Non ci sono però prove che questo tipo di combattimenti non siano legali: includono spesso figure semi-professionali e si tengono in diverse location nella città, con la supervisione di adulti. Steven Nightingale, 28enne organizzatore degli eventi e lottatore professionista, sottolinea che si tratta di uno sport sicuro e sempre più popolare: “i combattimenti iniziano all’età di cinque anni. È uno sport che si basa sulle arti marziali. I bambini non vengono colpiti finché piccoli. Non lasciamo che si colpiscano, con pugni e calci, fino all’età di 14 o 15 anni. I bambini che sono qui a combattere hanno già lottato in passato. I genitori sono presenti. Preferite che questa gente lasci i figli in strada tra coltelli e pistole?” No, non per forza, ma a queste forme di combattimento esistono alternative migliori. Se è vero che la lotta si basa sulle arti marziali, un contorno di gabbia, adulti urlanti e ragazze seminude che intrattengono non sono certo un buon programma educativo.

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