Consiglio Ue: ora giù la maschera

scritto da: Luca Aterini
Fonte: http://greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=16568

(«Foto tratta da http://www.cartapesta.net/) Ai tassi attuali la Spagna e l’Italia non potranno continuare ancora per molto a finanziarsi sui mercati»: Mariano Rajoy non ha molte frecce al suo arco, ma il premier spagnolo ha la franchezza di giocare a carte scoperte. In vista del Consiglio europeo – che, previsto per oggi e domani, probabilmente si protrarrà anche nel weekend – cerca di evidenziare la gravità della situazione. Le finanze (e le politiche) degli Stati dipendono del tutto dall’ossigeno dei mercati e se questi non concedono liquidità si arriva alla morte per asfissia. Cambiare le regole del gioco? Non è all’ordine del giorno, al momento si ragiona in termini di pura sopravvivenza.

Nonostante tutto, stupisce il gioco delle parti portato avanti con leggerezza, anche adesso che ogni passo infilato davanti all’altro è un procedere sul filo del rasoio. È difficile pensare che i vertici politici degli stati europei, in primis Frau Merkel, non si rendano conto di quanto la loro strategia della tensione sia pericolosa. Eppure, nemmeno è facile persuadersi che il destino dell’Unione europea sia in mano a dei giocatori d’azzardo schizoidi.

Inevitabilmente, però, qualche dubbio in proposito rimane. Come riferisce l’Ansa, da Berlino continuano ad arrivare segnali inquietanti: una fonte governativa confida che «È esagerato andare in panico per i tassi sui titoli di Stato italiani e spagnoli», suggerendo che, tutto sommato, la situazione non è poi così grave. Saranno pure in corso complicati tatticismi politici, ma sono portati avanti con una tale freddezza d’intenti e d’azione che non fa che acuire la sensazione di trovarci innanzi ad uno spietato scacchiere di guerra.

Anche l’ultimo rapporto del Centro studi di Confindustria utilizza proprio questa brusca, ma ficcante similarità. «Non siamo in guerra – ammettono – Ma i danni economici fin qui provocati dalla crisi sono equivalenti a quelli di un conflitto». Il direttore del Centro, Luca Paolazzi, rincara dunque la dose affermando che «L’Italia è nell’abisso». È chiaro quindi che qualcuno non la racconta giusta. È in corso una guerra economica, o meglio una guerra tra alta finanza e democrazia, alla quale rispondere con mezzi e volontà adeguati, oppure – come riferiscono da Berlino – non c’è poi da allarmarsi così tanto?

Una dura verità è la più grande forza ispiratrice di cambiamento. In particolare ragionando in termini di democrazia, dove teoricamente ognuno avrebbe il dovere di sentirsi responsabile dell’azione politica che scaturisce dall’aggregato di una miriade di singoli voti e pensieri, tra i quali i propri. Un grande scrittore italiano, per il quale oggi ricorre il 145° anniversario di nascita, dalla sua Sicilia ha comunicato magistralmente al mondo il significato della maschera che ognuno di noi veste per muoversi in società, in ogni giorno della sua vita. Persino Luigi Pirandello sarebbe però disposto ad ammettere che stiamo passando il segno, almeno nel gotha dei pubblici uffici.

A proposito di guerre, lo statista Winston Churchill non guidò la Gran Bretagna alla vittoria della Seconda Guerra Mondiale, insieme agli Alleati, nascondendo le difficoltà dell’impresa. Nel suo celebre discorso alla Camera dei Comuni affermò di non avere nulla da offrire «se non sangue, fatica, lacrime e sudore». Molti mesi, «molti, molti mesi di lotta e sofferenza», ma un «obiettivo: la vittoria. Vittoria a tutti i costi, vittoria malgrado qualunque terrore, vittoria per quanto lunga e dura possa essere la strada, perché senza vittoria non c’è sopravvivenza». Trincerandosi compatti dietro un obiettivo, una visione di un futuro migliore, come cittadini europei e della nostra civiltà-mondo possiamo di nuovo vincere questa sfida economica/sociale/ecologica che non sarà una guerra, ma fa gli stessi danni o quasi. Senza, siamo perduti, e non abbiamo più tempo da perdere.

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