Niente investimenti sull’olio di palma

Fonte: http://www.salvaleforeste.it/home.html

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Si chiama Wilmar, ed è il re dell’olio di palma. Questa impresa si è guadagnata il titolo di “peggiore impresa del mondo” assegnatole da Newsweek, assieme ad altre 22 produttori di olio di palma, considerati responsabili della distruzione delle foreste tropicali. Il fondo pensioni gestito dal governo norvegese (Pension Fund Global, o GPFG) ha infarto eliminato gli investimenti in queste imprese, e tagliato del 40 per cento gli investimenti nel settore dell’olio di palma. “Questa decisione è un importante vittoria per la difesa delle foreste pluviali – ha dichiarato Nils Hermann Ranum della Rainforest Foundation – Uno dei più grandi investitori mondiali ha così inviato un chiaro segnale: le pratiche distruttive all’industria dell’olio di palma sono inaccettabili. Ora altri investitori dovrebbero seguirne l’esempio”.

Il rapporto annuale del GPFG per il 2012, annuncia che le attività di Wilmar International Ltd, Astra International Tbk PT, e di 21 altre imprese di olio di palma, sono incompatibili con le scelte del fondo, sui rischi legati al cambiamento climatico e alla deforestazione tropicale. “Nel primo trimestre del 2012 abbiamo liquidato le nostre partecipazioni in 23 imprese che del settore dell’olio di palma, che secondo le nostre stime non sono sostenibili – si legge nel rapporto annuale – Prima di assumere tale decisione, abbiamo accuratamente esaminato gli impatti di queste imprese sulle foreste tropicali in Malesia e Indonesia”.

Nel marzo 2012, Rainforest Foundation Norvegia ha lanciato il rapporto “La bella e la bestia”: facendo notare la contraddizione tra le sovvenzioni norvegesi alla protezione delle foreste, e l’investimento in settori che alimentano la deforestazione. Il rapporto denunciava gli oltre 13 miliardi di dollari investiti dalla GPFG in settori ad alto rischio, tra i quali le piantagioni di palma da olio hanno (che rappresentato oltre 764 milioni di dollari).

Dopo le recenti cessioni, l’importo investito nel settore della palma da olio si è ridotto a 450 milioni di dollari, con un taglio del 40%.

Ma il GPFG non ha cancellato i propri investimenti in settori come quello petrolifero, quello minerario, e nelle industria della cellulosa e del legname. “Confidiamo di vedere presto un simile approccio anche in questi settori” ha aggiunto Ranum.

In realtà anche nello stesso settore dell’olio di palma, la Rainforest Foundation ha identificato importanti carenze. Come il mantenimento degli investimenti nella malese Sime Darby, “una impresa tristemente nota per la deforestazione illegale, per i violenti scontri con le comunità locali, per gli incendi forestali illegali e per la minaccia all’habitat degli ultimi oranghi”. spiega Ranum. La Sime Darby si sta ora espandendo anche nella foresta equatoriale africana, una nuova tendenza molto preoccupante nel settore della palma da olio.

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