La Ragazza con l’orecchino di perla: Vermeer in mostra a Bologna

Scritto da: Andrea Pino
Fonte: http://www.liberamenteonline.info/

ragazza perlaL’evento artistico dell’anno. Poche le mostre che richiamano visitatori da ogni angolo del Paese, e non solo. La “Ragazza con l’orecchino di perla” ha riscosso un successo strepitoso. La mostra è iniziata da poco più di un mese e in così poco tempo è riuscita a far confluire a Bologna più di centomila visitatori. Io sono uno di questi. Ho conosciuto quest’opera non troppi anni fa, come la maggior parte di coloro che oggi vanno a farsi guardare da lei negli occhi. Pur non avendo mai, neppure adesso, visto il famoso film di Webber, “La ragazza con l’orecchino di perla”, dove ad interpretare la fanciulla era una bellissima Scarlett Johansson, è grazie a questo film che per la prima volta ho potuto prestare grande attenzione al dipinto. Il film ha un ruolo importante in questa storia; fondamentale, dato che addirittura è riuscito a modificare il nome con cui l’opera è conosciuta. In origine un ben più sobrio “ Ragazza col turbante” era il nome portato dalla fanciulla ivi rappresentata, successivamente eclissato dal ben più romantico, affascinante nome attuale, “La ragazza con l’orecchino di perla”. L’opera in sé è semplice : è il ritratto di una ragazza, dipinta a tre quarti; indosso un tipico (per l’epoca) vestito olandese e sul capo – elemento ormai poco focalizzante l’attenzione- un turbante, di fattura orientale. Ragazza dal viso roseo, magici giochi d’ombra; fondo scuro che crea quasi una tridimensionalità. Il punto focale : due pennellate di bianco sul fondo nero, una sul basso ed una sul lato. L’orecchino di perla. Un quadro semplice, dunque, ma molto affascinante. Riscoperto per caso sul finire dell’Ottocento, esso era caduto nell’ombra per molti secoli, seguendo la sorte del suo autore. Vermeer infatti non ebbe una copiosa produzione artistica. Pochi committenti importanti e l’oblio dopo la morte. Viene riscoperto, come accadde anche con Caravaggio, alla fine dell’Ottocento. Oggi è considerato uno dei maestri (insieme a Rembrandt e Hals) della cosiddetta Golden Age della pittura olandese. “La ragazza col turbante” è a buon diritto considerato il suo capolavoro. Dunque, un quadro affascinante, una mostra dai numeri record. Una operazione di marketing geniale compiuta dagli organizzatori, che hanno portato, oltre all’opera in questione, anche altri capolavori custoditi nella Mauritshuis a L’Aia, museo temporaneamente chiuso per restauri. È come se scatenasse una sorta di frenesia nella gente, persino in coloro a cui l’arte proprio non interessa. Interessa però la star. Interessa la bellezza. Interessa sentirsi come ti senti guardandola negli occhi, rapito. E in questi tempi, un po’ grigi, cosa non si farebbe per sentirsi così genuinamente felici. La Grande Bellezza vince l’Oscar e riaccende in ciascuno quella scintilla di amor di vivere. La ragazza con l’orecchino di perla ci parla, si gira mentre, ipoteticamente, io, voi, chiunque di noi la chiama; si gira e apre la bocca. Sta per dirci qualcosa, ci guarda fisso, non osa muovere lo sguardo. E neanche noi abbiamo il coraggio di congedarci da lei. Facendo ciò ci fa vivere, ci dice che la bellezza esiste, che lei è la bellezza. Non te ne puoi andare. Sgarbi ha criticato in modo crudo la mostra, definendola una volgare operazione di marketing, la prostituzione dell’arte. Arrivato a Bologna, mi sono ritrovato accerchiato da riproduzioni del quadro: alberghi, negozi, ristoranti, garage, ovunque. Mi venne subito da pensare che Sgarbi aveva ragione, non si può prostituire per così biechi fini economici l’arte. L’arte è quella nascosta, l’arte è quella che scopri. La ragazza, pensavo, è già dentro di me, è già chiara nella mia mente: posso anche non andare a vederla, la conosco già. Questo lo spirito con cui mi sono presentato al botteghino, in fila per entrare. Un’aria di sufficienza mi pervadeva. Viste le opere esposte nelle altre sale, ero alzare lo sguardo anche ai meravigliosi soffitti affrescati niente poco di meno che da Annibale Carracci, e pensavo che quella sì che era arte ! Altro che “La ragazza con l’orecchino di perla”. Assorto in questi pensieri entro all’improvviso nell’ultima sala, buio totale. Solo una luce: era lei. Mi aspettava per farmi ricredere, mi aspettava per rapirmi, mi aspettava per dirmi che, sì l’avevo guardata tante volte altrove, ma ora lei era lì, viva in me. C’era molta gente in sala, io vedevo solo lei che stava per girarsi, con le labbra socchiuse, con l’elegante orecchino, con il cobalto turbante. Era la bellezza. Fu la sindrome di Stendhal. E’ meravigliosa. La ragazza col turbante si fermerà a Bologna, presso Palazzo Fava, sino al 25 maggio. Vale sempre la pena guardare un’opera d’arte. L’arte, l’amore, la bellezza, la cultura ci distinguono dall’istinto animale. A chi ha modo di farlo, consiglio di andare a visitare la Grande Bellezza secondo Vermeer.

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