L’utile pretesto del terrorismo

Scritto da: SoniaSavioli
Fonte: http://www.ilcambiamento.it/editoriale/terrorismo_pretesto.html

Nel 1914 un atto di terrorismo costituiva il pretesto per dare inizio alla prima guerra mondiale. Era una guerra tra imperi, o meglio tra imperialismi, che si preparava da tempo; una guerra annunciata e prevista ma qualcuno deve aver pensato che fosse meglio dare una spintarella al corso degli eventi.

L’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo, erede al trono d’Austria-Ungheria, fu ucciso a Sarajevo dal nazionalista serbo Gavrilo Princip. L’arciduca nella sua politica aveva sempre puntato ad evitare i conflitti e progettava, una volta divenuto imperatore, di creare un impero federale che avrebbe dato grande autonomia politica a tutte le etnie che ne facevano parte.

Gavrilo Princip era membro dell’associazione indipendentista serba Mano Nera. La Serbia uscì indipendente dalla prima guerra mondiale, tuttavia la “Mano Nera”, questa associazione che aveva perorato la causa dell’indipendenza serba fino all’estremo, o così appariva, scomparve senza lasciare traccia.

La prima guerra mondiale fece diciassette milioni di morti. Quasi tutti giovani. Per la stragrande maggioranza, contadini.

Fu una guerra, come tutte, determinata da interessi economici e politici; una guerra di supremazia tra capitalismi vigorosi e in ascesa, a cui si accodarono alleati vari e in cui si inserirono in maniera decisiva gli Stati Uniti, con più di un milione di soldati.

Finiva l’imperialismo legato al territorio, si affermava definitivamente l’imperialismo economico colonizzatore. Il “terrorismo” dell’omino Gavrilo Princip era talmente sproporzionato come pretesto, che nessuno poté più tardi credere che fosse stato la causa della guerra.

Eppure bisognerebbe ricordarsi anche dei pretesti.

Il 12 dicembre 1969 una bomba scoppia a Milano, alla Banca Nazionale dell’Agricoltura di piazza Fontana “affollata come tutti i venerdì, giorno di mercato”. Sedici morti, novanta feriti, nella banca dei contadini in giorno di contrattazione.

Quella bomba fece molte altre vittime, a partire dall’anarchico Pinelli, morto di “interrogatorio”, per finire con l’anarchico Valpreda, accusato ingiustamente, che trascorrerà più di tre anni in carcere e che solo molti anni più tardi verrà scagionato. Si volle far credere che fosse una bomba “di sinistra”, in un periodo in cui la parola “sinistra” aveva ancora il suo originario significato e in cui il movimento operaio, il partito comunista, il movimento studentesco conducevano lotte molto partecipate e sempre più unitarie, ottenevano vittorie importanti, acquistavano ogni giorno più forza e più consensi nel paese.

Molti anni dopo, nel 1997, con l’ultima istruttoria portata avanti dal giudice Salvini, una volta tanto si arrivò ad una parte della verità. Gli autori della strage appartenevano o dirigevano gruppi neofascisti. Tra i mandanti e complici c’erano apparati dello stato, i servizi segreti nostrani e quelli statunitensi.

Non per fare la rivoluzione, dunque, venivano fatti saltare in aria piccoli agricoltori, treni di povera gente, stazioni ferroviarie di seconda classe, nell’Italia della “strategia della tensione”, ma per distruggere le forze popolari e rivoluzionarie, le forze del cambiamento, addebitando loro attentati e stragi. Si parlò poi di “apparati deviati” e di “poteri occulti”.

I nostri vecchi che s’interessavano di politica e che vi partecipavano attivamente ci avevano insegnato a usare una semplice cartina di tornasole, per orientarci nella confusione e nell’ambiguità: la semplice domanda “a chi giova?” L’antica formula “cui prodest?” sembra ormai, nell’epoca della massima confusione e del massimo inganno, essere stata dimenticata, in particolare dai media.

Il terrorismo giova sempre a qualcuno, quasi mai a quelli cui viene addebitato. Nell’italiana strategia della tensione, durata decenni e culminata nel rapimento e assassinio di Aldo Moro, si muovevano gli interessi di fazioni politiche ed economiche italiane assieme agli interessi, come al solito paranoici, degli USA. Si potrebbe quindi definirla una sotterranea e dissimulata guerra civile con intervento di una potenza straniera; o, forse meglio ancora, la guerra occulta di una potenza straniera sostenuta da una fazione interna.

“E’ stato operato il tentativo più pericoloso che la destra reazionaria abbia mai portato avanti, con una trama disgregante che aveva radici organizzative e finanziarie consistenti, che ha trovato solidarietà internazionali. Questo tentativo non è finito.” (Arnaldo Forlani, 1972)

L’11 settembre 2001 due aerei si schiantarono contro le Torri Gemelle di New York, un terzo colpì il Pentagono; i due grattacieli si sbriciolarono come biscotti presi a martellate, ci furono tremila morti, la colpa fu data a una masnada di dirottatori arabi, ben diciannove, che sarebbero stati per la maggioranza sauditi integralisti islamici.

Come ritorsione gli USA, con la benedizione dell’ONU e l’assistenza attiva di tutto l’Occidente, invasero l’Afganistan. Non uno dei dirottatori era afgano. Che ci azzecca?, direbbe qualcuno.

Si vede che anche la CIA perde colpi (al giorno d’oggi non si trovano più bravi e seri professionisti in nessun campo), e che di afgani negli USA, utilizzabili come pretesti e che sapessero almeno guidare un deltapalano, non ne avevano trovati.

Sta di fatto che il fatidico “cui prodest?” troverebbe una sola, semplice risposta: le multinazionali della guerra hanno tratto giovamento dagli attentati dell’11 settembre. E non bisogna credere che siano soltanto le industrie degli armamenti; sono centinaia le ditte che forniscono l’esercito statunitense e si va dalle armi ai fiocchi di cereali, dagli scarponi agli occhiali da sole. Loro fanno affari e gli USA s’indebitano, ma questo non ha portato alcuna conseguenza, tranne che nell’impoverirsi del popolo americano, perché gli Stati Uniti possono ancora giovarsi, ebbene sì, del terrore che ispirano a tutto il mondo. Quale “recupero crediti” avrebbe il coraggio di bussare alla loro porta?

Oggi, chi vuol sapere come sono andate veramente le cose, lo sa. Ci sono ottime inchieste, come “11 settembre 2002 – La verità sulle Torri Gemelle” di Giulietto Chiesa e Claudio Fracassi, giornalisti di provata esperienza e scrupolosità. Ci sono anche finte inchieste deliranti che mischiano verità e menzogna proprio per screditare la verità. Ma negli Stati Uniti sono sorti da tempo comitati al di sopra di ogni sospetto, che chiedono con forza la verità su quell’atto terroristico: “Commissioned and Non Commissioned U.S. Military Officers for 9/11 Truth” (Ufficiali Militari per la verità sull’11 settembre); “Achitets and Engineers for 9/11 Truth” (Architetti ed Ingegneri); “Pilots for 9/11 Truth” (Piloti d’aviazione); “Firefighters for 9/11 Truth” (Vigili del Fuoco); “Veterans for 9(11 Truth” (Veterani); “Medical Professionals for 9/11 Truth” (Medici); “Lawyers for 9/11 Truth” (Avvocati).

Sono migliaia di persone riunitesi in comitati per distruggere la cortina di menzogne imbastite da alte cariche dello stato e servizi segreti. Solo gli architetti e ingegneri sono più di quattrocento, tra gli ufficiali ci sono decine di generali e colonnelli pluridecorati in servizio attivo nell’esercito degli Stati Uniti: “… è nostro dovere come ufficiali denunciare i veri perpetratori dell’11 settembre e consegnarli alla giustizia… crediamo che la versione ufficiale della Commissione d’Inchiesta sia grossolanamente inaccurata e fuorviante…”, dicono i Military Officers sul loro sito. E non sono certamente persone che possano essere accusate di dietrologia o complottismo.

Ora abbiamo, in Europa, il terrorismo islamico. Che non giova certo agli islamici, nemmeno ai cosiddetti integralisti, cioè ai nazislamici finora coccolati dall’Occidente, utilizzati dall’Occidente, pagati e protetti dall’Occidente.

A chi giova? Forse il tempo e la riflessione ce lo diranno. Sembrerebbe non giovare a un’Europa ormai del tutto recalcitrante a seguire gli USA nelle loro avventure belliche, tanto più che questi ultimi, con una situazione economica e sociale interna sull’orlo del baratro, ormai pretenderebbero di essere dall’Europa non seguiti ma preceduti: “Vai avanti te, che a me mi vien da ridere”.

Il generale di divisione a riposo Vincent Desportes, professore associato presso la facoltà di Scienze Politiche di Parigi, già il 17/12/2014, in una seduta pubblica della Commissione per gli Affari Esteri, per la Difesa e per le Forze Armate del parlamento francese, dichiarava: “Chi è il dottor Frankestein che ha creato questo mostro? Diciamolo apertamente perché ciò comporta delle conseguenze: sono gli Stati Uniti. Per interessi politici a breve termine, altri soggetti – alcuni dei quali appaiono come amici dell’Occidente – hanno contribuito… ma le responsabilità principali sono degli Stati Uniti… non siamo in alcun modo responsabili. I nostri interessi sono indiretti. Da quelle parti le nostre capacità sono limitate e irrisorie rispetto a quelle degli Stati Uniti, e la nostra influenza strategica estremamente limitata.”

In soldoni: loro hanno creato l’esercito del Daesh, con l’aiuto degli Arabo Sauditi, della Turchia e compagnia bella per i loro interessi che non erano i nostri. Noi ci siamo già infognati in Afganistan, e prima in Irak, e non ne abbiamo ricavato niente. Difendiamo i nostri pozzi di petrolio e che vadano a…

Evidentemente il generale Desportes, che non rappresenta soltanto sé stesso, non penserebbe che alla Francia possa giovare un terrorismo che fungesse da pretesto per intervenire di nuovo in Libia.

Non sembra giovare ad un’Europa ormai in qualche modo riottosa anche nelle trattative per il TTIP: non tutti i paesi sono facilmente disposti a distruggere la propria economia per far felice quella statunitense. Dopotutto pensavamo di essere alleati e di spartirci il bottino, non di diventare noi il bottino.

Il terrorismo è sempre stato, storicamente, la maschera di guerre occulte, sotterranee, le cui vittime sono state prevalentemente i civili. Persone ignare e innocue, vittime innocenti e non sempre del tutto casuali. La paura viene usata come arma di ricatto e minaccia di destabilizzazione sociale e politica: come leva per un’auspicata reazione violenta e/o per una violenta repressione.

Ma può succedere qualcosa di diverso, al tramonto di un impero e di un sistema. Può succedere che i popoli non si lascino confondere e ingannare; può succedere che non sui lascino “distrarre” dal terrorismo e, pur piangendo le sue vittime, come quelle di tutte le guerre palesi e occulte, continuino le loro lotte per cambiare una società di prevaricazione, distruzione, sfruttamento. Una società la cui follia è ormai evidente, dove i potenti non esitano di fronte ad alcuna nefandezza pur di mantenere e aumentare il proprio potere ma, nello stesso tempo, non hanno più nulla da offrire nemmeno ai loro popoli. Nemmeno un piatto di lenticchie, in cambio della vita intera del mondo.

 

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