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Aloe Vera Proprietà e Benefici

Fonte: https://www.mr-loto.it/aloe.html

L’aloe vera cresce spontanea sui terreni secchi e calcarei ma può anche essere coltivata tramite i semi o per propaggine. L’aloe è una pianta grassa dalle cui foglie si estrae, con un lavoro manuale, un succo denso, chiamato gel.

Aloe vera: proprietà e benefici

Spesso chiamata la Pianta del miracolo, l’aloe vera è una pianta dalle molte risorse.

Le varietà di questa pianta sono molte, circa 200. Quella che ha maggior utilità per l’uomo, grazie alle sue proprietà medicinali, è l’Aloe Barbadensis miller, chiamata comunemente aloe vera.

 

L’aloe vera era conosciuta fin dall’antichità per le sue proprietà curative ed per i benefici sulla salute umana. Troviamo riferimenti a questa pianta nella Bibbia ed in antichissimi documenti. In questi scritti se ne tramanda l’uso a fini curativi presso le antiche popolazioni dell’Egitto e dell’India.

È sorprendente come l’uso che viene fatto oggi della pianta corrisponda all’uso che ne facevano gli antichi. Gli studi effettuati confermano che già più di mille anni fa se ne faceva un corretto uso.

Composizione Chimica

I principi attivi dell’aloe vera sono costituiti da antrachinoni catartici, conosciuti come veri sterminatori di malattie, hanno lo stesso effetto degli antibiotici ma con meno effetti tossici.

minerali: contiene fosforo, potassio, calcio, ferro, magnesio, zinco, sodio, cloro, alluminio, boro, manganese, bario, rame, cromo e silicio.

Le vitaminevitamina A, le vitamine B1, B2, B3, B6, B12, vitamina C ed E.

Contiene i seguenti aminoacidi essenziali: Isoleucina, Leucina, Lisina, Metionina, Fenilalanina, Treonina, Triptofano, Valina. Questi invece gli aminoacidi secondari: Acido aspartico e glutammico, Arginina, Alanina, Glicina, Istidina, Prolina, Serina Tirosina.

L’aloe vera contiene inoltre Lignina, Aloina, Acido cinnamicoAntracene e molte altre sostanze. La composizione completa del gel e le sue proprietà non sono ancora state chiarite ma sono sicuri i suoi effetti benefici sull’organismo umano.

Stimola il Sistema Immunitario

In base a recenti studi si è dimostrato come l’aloe vera possa sensibilmente prolungare la vita dei pazienti affetti da tumore. Sembra che addirittura riesca a stimolare il loro sistema immunitario.

Tale proprietà è stata confermata in un esperimento effettuato su cellule di cancro umano. Un estratto di aloe vera e di lecitina è stato iniettato nelle cellule malate. I risultati hanno confermato il collegamento tra la pianta e l’attivazione del sistema immunitario.

Le cellule trattate hanno attivato una parte del sistema immunitario che, a sua volta, produce sostanze che attaccano il cancro.  Pare inoltre che l’aloe vera favorisca la crescita delle cellule normali.

Antitumorale

Secondo alcuni studi, l’aloe emodina avrebbe valide proprietà anticancro ed anti-virali. Un suo estratto etanolico sarebbe anche attivo contro i virus dell’herpes.

Studi riguardanti l’aloina A contenuta nell’aloe vera, hanno evidenziato le sue proprietà antinfiammatorie, anti ulcera e anti-tumorale.

L’aloina è una resina di colore giallo con tonalità variabili ed è presente sulla parte esterna delle foglie ma non nel gel. A contatto con l’aria e la luce questa resina si ossida, assumendo un colore scuro.

Le proprietà anti tumorali di questa sostanza si manifestano attraverso la stimolazione del sistema immunitario.

Proprietà Digestive

I prodotti a base di aloe vera possono fornire un grande aiuto per il recupero della salute. La sua assunzione è consigliata in caso di problemi digestivi, infiammazione dello stomaco, ernia iatale, gastrite ed ulcera gastrica

Si possono assumere compresse o gocce durante tutto l’arco della giornata. Non bisogna però superare gli 0,5 grammi. In dosi superiori la pianta a effetti lassativi.

Lassativa

Aloe ed aloina sono largamente impiegate come principi attivi nei preparati lassativi.  Spesso in unione con altre sostanze come la cascara e la senna.

Carminativa

L’acido cinnamico, presente in questa pianta, ha proprietà utili ad espellere il gas in eccesso che si forma nell’intestino.

Antisettica

L’aloe vera contiene ben 6 agenti antisettici ed è per questo che è molto efficace nel trattamento di funghi, batteri e virus.

 

Gengivite

Il suo succo contiene un tonico astringente che aiuta in casi di gengiviti e ulcere alla bocca. A tal scopo si utilizza il suo succo diluito al 50 % con acqua per effettuare risciacqui.

Mal di Gola e Tonsillite

Per il trattamento del mal di gola e della tonsillite di può utilizzare il preparato di cui sopra per fare gargarismi antinfiammatori.

Analgesica

L’olio di etere invece ha proprietà analgesiche ed anestetiche.

Osteoporosi

Il boro contenuto nella pianta permette al nostro organismo di migliorare il processo di assorbimento del calcio. Allo stesso tempo permette di evitare la dispersione del magnesio. Queste proprietà del boro si rivelano utili nella prevenzione dell’osteoporosi e dell’artrite.

Protegge la Pelle

L’aloe vera protegge la pelle dai raggi gamma e da quelli UV ed ha effetti benefici sulla pelle. Questa pianta è in grado di stimolare la produzione di collagene, mantenendo la pelle elastica e combattendo la comparsa delle rughe.

L’aloe vera ha inoltre ottime proprietà idratanti, utili nella cura della pelle secca. Da sottolineare la capacità della pianta di curare le ferite e le scottature.

È in grado di penetrare all’interno dei tessuti offesi, alleviare il dolore ed aumentare la circolazione sanguigna verso la pelle danneggiata.

Guarigione dalle Ferite

Secondo un rapporto del giornale americano di chirurgia ed oncologia dermatologiche, la convalescenza dopo interventi chirurgici viene notevolmente ridotta se trattata con aloe vera.

Un campione di persone affette da acne sono state sottoposte ad intervento chirurgico per risolvere il problema. Dopo l’intervento sui loro visi sono state applicate delle fasciature: su una metà del viso è stato applicato un normale medicamento, mentre nell’altra metà è stato utilizzato un composto a base di gel di aloe.

La metà trattata con l’aloe vera è guarita ben 72 ore in anticipo rispetto all’altra.

L’autore del rapporto, il dottor dermatologo James Fulton, dichiara di curare qualsiasi ferita con questa pianta perché accelera notevolmente la guarigione del tessuto.

Denti e Gengive

Da uno studio condotto in India emerge che il gel d’aloe vera può essere impiegato per tenere in salute denti e gengive.

Per arrivare a questa scoperta i ricercatori indiani hanno sperimentato il risultato dell’effetto del gel d’aloe vera e lo hanno confrontato con quelli dei  dentifrici tradizionali.

In base ai risultati ottenuti si è potuto constatare che il gel d’aloe vera non è da meno dei tradizionali dentifrici nell’eliminare la microflora batterica e la placca, con la differenza di non avere un effetto abrasivo sullo smalto dei denti.

In più, questo gel riduce l’eventuale dolore causato dalle infezioni o dalle infiammazioni alle gengive, grazie alle proprietà anti infiammatorie degli antrachinoni.

Il Gel di Aloe Vera

 

Le foglie contengono, nella loro parte interna, una sorta di sostanza gelatinosa che chiameremo gel a cui sono attribuite potenti proprietà terapeutiche. Si tratta di una sostanza completamente naturale in possesso di proprietà benefiche.

Il gel è impiegato nelle bevande analcoliche che vengono chiamate comunemente succo di aloe vera. Queste si producono diluendo il gel con acqua e mescolando il tutto con acido citrico e conservanti.

I prodotti del gel sono disponibili sia in forme liquide che secche.

In America il gel fresco estratto da questa pianta è conosciuto come il rimedio popolare più diffuso nel paese per le bruciature e le scottature e l’aloe viene anche chiamata pianta del primo soccorso, in quanto ha anche proprietà idratanti ed emollienti.

Controindicazioni

Sono molte le persone che chiedono informazioni su come reperire la pianta e come preparare bevande fai da te con le sue foglie.

Fate attenzione, perché le foglie di aloe vera sono molto ricche di aloina, che è una potente droga antrachinonica. Gli effetti di questa sostanza non sono ancora completamente noti. Se assunta in eccesso può provocare seri danni come crampi addominali, diarrea, urine rosse, epatite e può perfino provocare l’aborto.

Si consiglia quindi di acquistare il succo d‘aloe vera già preparato (accertarsi sempre della qualità) e privato di aloina.

Con l’uso topico questa pianta può dare luogo ad arrossamenti, bruciori e dermatiti sui soggetti sensibili. Si consiglia quindi di applicarla prima su piccole zone della pelle per verificarne la tollerabilità.

Curiosità

La pianta era usata dagli antichi egizi nei loro processi di imbalsamazione.

Nel 1862 venne ritrovato un papiro egiziano risalente al 1.500 avanti Cristo. Grazie a questa scoperta si scoprì come già allora la pianta e le sue proprietà fossero conosciute ed apprezzate. Veniva utilizzata anche da medici greci e romani.

Nel Papiro di Ebers, uno dei testi più antichi di medicina risalente al 1550 a.C. circa, vi sono alcune ricette a base di questa pianta per la cura di diversi  disturbi e malanni.

I cavalieri templari erano soliti consumare una bevanda a base di aloe vera e vino di palma a cui attribuivano proprietà energetiche e salutari.

Già Dioscoride, nel 1° sec. dopo Cristo, descriveva nelle sue opere le proprietà medicamentose del gel di aloe vera. Cura dei foruncoli, mal di gola, gengiviti, emorroidi erano solo alcune delle patologie per la cui guarigione veniva consigliato l’impiego di questa pianta.

Per l’uso cosmetico della pianta potete visionare questa pagina.

Stabilizzazione Gel d’Aloe

Il gel di aloe vera, essendo formato da polisaccaridi ed acqua, è una sostanza estremamente instabile. I suoi principi attivi si deteriorano rapidamente. Si rendono dunque necessari processi di estrazione e conservazione molto accurati.

Per questo motivo la moderna industria alimentare ha brevettato numerosi processi di stabilizzazione e concentrazione.

Tra questi, c’è un particolare tipo di liofilizzazione che permette di concentrare il gel di aloe di ben 200 volte (200:1), stabilizzandolo sotto forma di polvere. In tal modo, il gel di aloe vera può essere inserito in formulazioni deglutibili. Si trova in vendita in capsule è compresse. In tal modo si supera il problema del sapore che non a tutti risulta gradevole.

La paura di cambiare

Scritto da: Elena Cogo
Fonte: http://www.naturopataonline.org/sport-e-benessere/crescita-interiore/16650-la-paura-di-cambiare.html

Fiore Di Campo, Primavera Prato, Fiori, Fiori Selvatici

In una bellissima canzone Alex Baroni cantava … “per diventare libero, cambiare, cambiare…  Combatterò con le mie notti bianche… combatterò, devo ricominciare a inventare me … per diventare libero, cambiare, cambiare… e per non cadere più, cambiare… “

L’uomo è un essere abitudinario! amiamo avere le nostre certezze, conoscere bene la strada che stiamo percorrendo.. ciò che non conosciamo ci fa paura.  Esiste persino   un proverbio che dice “mai lasciare la strada vecchia per quella nuova” oppure ” chi lascia la strada vecchia per quella nuova sa cosa lascia ma non sa cosa trova” che dimostra la nostra resistenza  al cambiamento! sì, abbiamo timore di cambiare persino la marca del dentifricio perché abbiamo paura di sbagliare a sceglierne uno nuovo… abbiamo paura di essere giudicati per questa scelta o di dover dare spiegazioni che magari non abbiamo!

Ma questa paura non deve bloccarci, non deve impedirci né di provare nuove strade né di abbandonare ciò che non ci fa più stare bene.

Cambiare è sinonimo di crescere, di evolvere … Se i grandi uomini della storia non avessero avuto il coraggio di tentare nuove strade, di cambiare la loro e la nostra vita l’essere umano non sarebbe mai evoluto, le grandi invenzioni non sarebbero mai avvenute, le grandi e le piccole opere non avrebbero mai preso vita.

Il cambiamento non è esclusiva di pochi ma è un bene prezioso per ciascuno di noi… cambiare oggetti, idee, strade, Abitudini, persone che ci circondano è aver voglia di crescere, di diventare grandi! è indice di grande Amore per sé stessi.

Cambiare soprattutto quando dobbiamo farlo in situazioni complicate non è affatto facile sebbene necessario per poter continuare a vivere. Quando viviamo situazioni o eventi che ci fanno stare male, che ci tarpano le ali abbiamo l’obbligo verso noi stessi di cambiare per ricominciare a respirare, a vivere.

Il cambiamento non è fatto di un singolo evento ma è un insieme di passi, un cammino che ci conduce verso un equilibrio migliore, verso un miglioramento della nostra vita.  Si può camminare da soli oppure lo si può fare accompagnati, insieme a qualcuno di cui ci fidiamo.

A volte i primi passi li dobbiamo fare assieme a qualcuno che ci conduce per mano per aiutarci a capire dove vogliamo andare.

Una regola fondamentale del cambiamento

Andare verso qualcosa, verso una meta e non fuggire da qualcosa o da qualcuno.

Prima di ogni cosa dobbiamo imparare ad accettare che abbiamo il diritto di lasciare andare ciò che ci fa male o che ci fa stare male e insieme dobbiamo imparare ad accettare l’idea di poter cambiare semplicemente per crescere.

Ciascun essere vivente ha diritto di essere felice, di stare bene… ha il diritto e il dovere verso sé stesso di cambiare e di Crescere per poter percorrere fino in fondo ed in modo completo la propria strada.

Cambiare è energia che si muove, è energia che cresce…

Pepe: 12 vaccini per legge è da nazisti, caso unico al mondo

Fonte: http://www.libreidee.org/2017/05/pepe-12-vaccini-per-legge-e-da-nazisti-caso-unico-al-mondo/

«Addirittura 12 vaccini, somministrati a bambini di tre mesi di vita? E’ da criminali incoscienti». Il senatore Bartolomeo Pepe si scaglia con decisione contro il decreto legge del governo Gentiloni, ora in discussione: ben 12 vaccini obbligatori, finò all’età di 16 anni, pena l’esclusione dalla scuola. E con pesanti sanzioni per i trasgressori, pecuniare (anche 7.500 euro) e non solo: si arriva fino a privare i genitori della patria potestà. «Siamo alla follia totale, al nazi-vaccinismo», tuona il senatore ex 5 Stelle ai microfoni di “Forme d’Onda“, web-radio: «Il sistema vaccini in Italia è fuori controllo, i bambini sono in pericolo». E attenzione: «Non esiste nessun paese al mondo con simili disposizioni: che non stanno né in cielo né in terra, a detta di Premi Nobel e virologi di fama internazionale». Attualmente, l’Italia – con 4 vaccinazioni obbligatorie – è già in testa alla classifica mondiale, insieme alla Francia. Segue il Belgio, con soli 2 vaccini obbligatori, mentre tutti gli altri paesi del pianeta hanno un solo vaccino obbligatorio, o anche nessuno. «E’ una cosa pazzesca: ora finalmente la gente si renderà conto di cosa c’è in ballo, di cosa sta accadendo», aggiunge Pepe: «E ricordiamoci che il vaccino contro l’epatite C fu introdotto anni fa con una tangente all’allora ministro De Lorenzo: il ministro è stato arrestato, ma il vaccino è rimasto, divenendo il quarto vaccino obbligatorio in Italia».

«Io non sono contro i vaccini, sono per il loro controllo», precisa Pepe, secondo cui in ogni caso «non esistono motivi di allarme, né pandemie». C’è stato il caso della meningite, «ma poi è rientrato, dopo una denuncia per procurato allarme»: Il senatore Bartolomeo Pepel’Italia è fra i paesi con meno problemi di meningite, e inoltre il trend è in calo. Poi è stato lanciato l’Sos addirittura per una presunta epidemia di morbillo: «Ho chiesto in Parlamento “quanti e morti e feriti abbiamo, per morbillo”, ma non mi hanno risposto», dice Pepe. «E’ un’epidemia ciclica, con un picco ogni tre anni. Ma non c’è nemmeno un morto, per morbillo». Eppure, «a fronte di una pandemia che non esiste», è stato fatto questo decreto d’urgenza «che non ha nessun motivo». Da noi, accusa il senatore, la farma-sorveglianza non funziona. «Veniamo da una storia di vaccini poi ritirati, ma che potevano essere ritirati anche prima, e invece sono stati somministrati anche per dieci anni, nonostante si sapesse che facessero male. Ci sono controlli insufficienti, problemi a far segnalare reazioni avverse. E non c’è trasparenza sui dati, che sono fermi al 2013: non si ha il quadro esatto della situazione».

Parecchie di queste reazioni avverse sono “scoppiate” con il caso del vaccino contro il “papilloma virus”, recentemente segnalato in televisione da “Report”, che ha evidenziato «guai seri per le ragazze che lo hanno assunto». Un problema che sarebbe innanzitutto di sicurezza sanitaria, come evidenziato da svariate ricerche, con «vaccini che sono stati a contatto con parti di Dna umano, feti abortiti, glifosato (un erbicida), formaldeide (un conservante, altrettanto cancerogeno) e sottoprodotti di metalli pesanti come alluminio e mercurio, che sono neuro-tossici: l’alluminio provoca l’Alzheimer, il mercurio crea disabilità mentali». Quali interessi nasconde l’industria farmaceutica? Inoltre, aggiunge Pepe, molto spesso a non vaccinarsi sono proprio gli operatori sanitari che lavorano negli ospedali: «Di cosa hanno paura? Sanno qualcosa che noi non sappiamo?». Se fossimo davvero in una reale situazione di epidemia, ragiona il parlamentare, dovremmo bloccare l’Italia – scuole, aeroporti – vaccinando qualsiasi persona che entrasse nel nostro paese. Sospetti: «La sensazione è che si stia avverando la profezia di Rudolf Steiner: creare vaccini per inibire l’evoluzione della coscienza. E’ palese l’attacco alle nostre coscienze: ci stanno provando con una serie di cose, anche con i vaccini».

Bartolomeo Pepe invita a osservare con attenzione gli studi, di ambito fisico, che rivelano l’esistenza della “memoria dell’acqua”, che ha la possibilità di memorizzare frequenze elettromagnetiche, rimanendovi influenzata. «E noi siamo fatti al 75% di acqua. Dio solo sa a cosa sono stati sottoposti, questi vaccini – a quali frequenze? Non oso immaginare cosa siano capace di fare, questi signori», dichiara il senatore, scandalizzato anche dalle misure repressive previste dal decreto legge: «Arrivare a togliere la patria potestà dei figli è pazzesco: questo nazi-vaccinismo sta dimostrando tutta la sua follia. Ripeto: siamo l’unico paese al mondo con 12 vaccini obbligatori, e senza il necessario controllo». L’Ema, la farma-sorveglianza, sempre secondo Pepe «è foraggiata dalle stesse aziende farmaceutiche». Addirittura, aggiunge, «abbiamo avuto casi di corruzione, a capo dell’agenzia di controllo del farmaco: l’imputato prima ha visto finire in prescrizione il suo processo, e poi è stato promosso, in sede europea, a capo della sorveglianza sui farmaci, sull’alimentazione e la veterinaria. Questo è il sistema-Italia: vengono lanciati falsi allarmi – vedi meningite e morbillo, entrambi rientrati – quindi si fa un decreto legge d’urgenza che non ha nessuna giustificazione».

Alcune vaccinazioni non sono sicure, insiete Pepe: quella sul “papilloma virtus” è stato ritirata in Danimarca e sconsigliata in Giappone. Alcuni vaccini sono inefficaci: «Si sono rivelati acqua fresca, anche se poi magari si inventano storie come quelle dell’infermiera “che non vaccinava”, per mascherare l’inefficicacia assoluta di vaccini somministrati a 7.500 bambini». Poi c’è il problema della “catena del freddo” per la conservazione dei vaccini, «che spesso si interrompe». Gli stessi vaccini, infine, non sarebbero tracciati: «Non vengono indicati i lotti di provenienza, sui libretti sanitari». Secondo Pepe, siamo nel paradosso assoluto: abbiamo migliaia di reazioni avverse, di cui le autorità negano l’evidenza. «Eppure abbiamo migliaia di casi di encefalopatie, bambini morti, persino militari – sottoposti a decine di vaccini prima di una missione – con problemi di leucemie, linfomi di Kodgkin e danni al Dna», aggiunge il senatore. «Mi domando: se un vaccino riesce addirittura a distruggere il fisico di un militare in perfetta forma, cosa può provocare, a un bambino di tre mesi, la bellezza di 12 vaccini? Non oso immaginarlo. E a tre mesi di vita – anche il peggiore dei pediatri lo sa bene – il sistema immunitario deve ancora formarsi: bisogna aspettare i tre anni. Anticipare i tempi è da criminali. E chi vuole praticare questo è un criminale incosciente, che non vuole il bene del bambino».

I benefici dell’Aloe: 10 motivi per utilizzarla

Fonte: https://www.macrolibrarsi.it/speciali/i-benefici-dell-aloe-10-motivi-per-utilizzarla.php


I benefici dell'Aloe: 10 motivi per utilizzarla


copri questa pianta medicinale: l’aloe è antitumorale, cicatrizzante, disintossicante. I molteplici usi dell’aloe su pelle e capelli ti sorprenderanno. E non perdere l’aloe da bere…

L’aloe è una pianta africana perenne.

I fiori sono di un rosso vivace, mentre le foglie assomigliano a “foderi di coltelli” secondo una tavoletta rinvenuta in Mesopotamia e datata intorno al 2.000 a.C.

La caratteristica principale di questa pianta è di avere le foglie carnose, ossia racchiudono al loro interno un gel dalle straordinarie proprietà.

Infatti tale succo contiene 200 composti attivi e oltre 75 nutrienti tra cui:

  • 20 minerali, inclusi calcio, cromo, ferro, fosforo, magnesio, manganese, potassio, sodio, zinco.
  • 18 amminoacidi sui 20 necessari all’uomo
  • 12 vitamine, incluse A, C, D, E e il gruppo B
  • enzimi, necessari a tutti i processi vitali
  • saccaridi , saponine e steroli vegetali

Tutti questi elementi rendono l’Aloe una sorta di “guaritore naturale” utilizzato già dai popoli dell’antichità tra cui Egiziani, Assiri, Indiani, ecc.

Le proprietà dell’Aloe

  • Integratore alimentare. Come abbiamo visto, l’aloe contiene moltissime delle sostanze nutritive essenziali per un corretto mantenimento del corpo. Per questo Matt Traverso non esita a definirla un Superfood.
  • Depurante. L’aloe è in grado di disintossicare l’organismo dalle tossine. Non solo, i suoi saccaridi aderiscono alle pareti dell’intestino formando una barriera protettiva che impedisce l’assorbimento di sostanze dannose.
  • Lassative. L’aloe è un’alleata del sistema digestivo: stimola la flora batterica e l’eliminazione dei rifiuti, migliorando al contempol’assorbimento delle sostanze nutritive (ma non degli elementi dannosi). Per questo motivo riduce gli effetti collaterali dei farmaci sull’apparato digerente come acidità di stomaco, crampi e stitichezza.
  • Stimola il sistema immunitario. L’aloe contiene acemannano, uno zucchero dalle proprietà antivirali, antinfiammatorie e soprattutto antitumorali: infatti stimola la produzione di macrofagi, globuli bianchi che distruggono le cellule tumorali.
  • Antitumorale. Come abbiamo appena visto l’Aloe è particolarmente efficace nel prevenire differenti tipi di cancro (colon, prostata, seno, polmonni, ovaie e cervello). Non solo, questa pianta è un valido supporto a radioterapia e chemioterapia, in quanto ne limita gli effetti negativi come perdita di capelli, nausea, bruciature.
  • Lenitivo. L’aloe offre un sollievo immediato alle punture di zanzare ed altri insetti, di meduse e perfino di ortica. Il suo potere lenitivo si estende anche alle scottature (sia quelle in cucina sia quelle dovute al troppo sole)
  • Coagulante. L’aloe è in grado di riparare rapidamente tessuti e membrane, perciò viene utilizzata non solo sulle ustioni ma anche su ferite, eczemi e vesciche, per accelerare la guarigione.
  • Cura della pelle. L’aloe ha un ‘azione dermoprotettiva, idratante ed emolliente. Per questo motivo tale pianta viene abbondantemente utilizzata dall’industria della bellezza in saponi, creme e bagnoschiuma.
  • Cura dei capelli. L’aloe è un eccezionale balsamo in quanto rende i capelli lucidi, e protegge il cuoio capelluto. Inoltre può essere usata contro la forfora e la calvizie.
  • Cura dei Denti. L’aloe è un efficace battericida. Per questo può essere utilizzata all’interno di una corretta igiene dentale: pulisce i canali e contrasta la placca. Inoltre la sua azione coagulante è efficace anche sull’afte, e sulle ferite interne al cavo orale.

Antrachinoni, questi sconosciuti

L’aloe contiene Antrachinoni : fitonutrienti con proprietà antimicrobiotiche e antidolorifiche. Inoltre gli antrachinoni favoriscono l’assimilazione a livello intestinale, e fungono da lassativi. Proprio per il timore che possano indurre diarrea e dolori addominali, il limite degli Antrachinoni è fissato per legge a 50 ppm (ppm = parti per milione)

Aloe vera o Aloe arborescens?

L’aloe vera (Aloe barbadensis) e l’Aloe arborescens sono due diversi tipi di Aloe, dagli effetti benefici molto simili.

La differenza consiste nelle dimensioni nella foglia (e quindi nel risultato della lavorazione)

Aloe arborescens ha la foglia più piccola
Aloe vera ha la foglia più grande

Cosa significa?

Significa che per ottenere la stessa quantità di gel d’aloe occorre aprire più foglie di Aloe arborescens, piuttosto che di Aloe vera. Questo favorisce la possibile presenza accidentale di Antrachinoni nel gel.
D’altro canto l’Aloe arborescens è molto più povera d’acqua rispetto all’Aloe vera, pertanto ha una maggior concentrazione di principi attivi, e quindi il suo succo è di qualità superiore.

Controindicazioni

Oltre ai numerosi effetti benefici, l’Aloe, in caso di uso interno, può presentare effetti collaterali insoliti, che non vanno ignorati.

Per godere appieno delle proprietà di questa pianta occorre moderazione : un sovradosaggio di aloe può portare a disidratazione, spasmi allo stomaco e crampi intestinali. Pertanto è sconsigliato un utilizzo a lungo termine, è preferibile fare dei cicli di trattamento.

L’aloe non deve essere utilizzata da bambini al di sotto dei 12 anni e da donne in gravidanza e allattamento, ma anche durante il ciclo mestruale. Inoltre l’aloe può interagire con farmaci diuretici, digitalici, antiaritmici e cortisonici.

I dolcificanti fanno venire fame

Fonte: http://www.italiasalute.it/8697/I-dolcificanti-fanno-venire-fame.html

Utilizzare i dolcificanti in maniera prolungata potrebbe non essere una buona idea. Lo dice uno studio apparso su Cell Metabolism e firmato da ricercatori dell’Università di Sydney.
Lo studio, realizzato su modello animale, ha fatto luce sui cambiamenti che coinvolgono la percezione del gusto oltre alla regolazione dell’appetito nei soggetti che fanno un uso prolungato dei dolcificanti al posto dello zucchero.
Gli animali esposti per più di 5 giorni a una dieta con dolcificanti mostrano un consumo di calorie superiore del 30 per cento. «Quando abbiamo investigato sul perchè gli animali mangiano di più anche quando hanno abbastanza calorie, abbiamo scoperto che il consumo cronico aumenta l’intensità della dolcezza dello zucchero ‘vero’, e questo aumenta la motivazione a mangiare più cibo», spiega uno degli autori, il dott. Greg Neely. «Il meccanismo che abbiamo trovato fa parte di una risposta al digiuno che fa in modo che il cibo più nutriente abbia un sapore migliore se si hanno i morsi della fame».
I dolcificanti potrebbero avere peraltro anche un altro effetto controproducente. Secondo una ricerca pubblicata su Applied Physiology, Nutrition and Metabolism da un team della York University, in Canada, l’aspartame e le altre sostanze sintetiche utilizzate per addolcire il caffè hanno l’effetto di determinare alterazioni significative nei batteri intestinali, portando alla lunga a sviluppare un’intolleranza al glucosio e aumentando così il rischio di insorgenza del diabete di tipo 2.
Lo studio ha preso in esame i dati di 2.856 adulti che avevano preso parte al Third National Health and Nutrition Survey, un vasto studio prospettico sull’alimentazione dei cittadini canadesi.
In base alle loro abitudini alimentari, i soggetti sono stati classificati come «consumatori di dolcificanti» o «consumatori di zuccheri naturali». I partecipanti si sono poi sottoposti a un test per la tolleranza al glucosio, allo scopo di verificare il rischio individuale di sviluppare il diabete.
«Il nostro studio mostra che le persone obese che consumano dolcificanti artificiali, in particolare l’aspartame, possono avere una gestione peggiore del glucosio rispetto alle persone che non utilizzano sostituti dello zucchero», ha detto Jennifer Kuk, autrice dello studio.
Anche una ricerca pubblicata su Nature segnala l’effetto negativo prodotto da dolcificanti a base di aspartame, saccarina e sucralosio sul metabolismo. Secondo lo studio guidato dal dott. Jotham Suez del Dipartimento di Immunologia del Weizmann Institute of Science di Rehovot, in Israele, i dolcificanti causerebbero alterazioni metaboliche tali da indurre un aumento dei livelli di glicemia.
I dolcificanti sono ormai diffusissimi perché consentono di non rinunciare al sapore dolce risparmiando tuttavia decine di calorie. Un cucchiaino di zucchero equivale più o meno a 20 calorie mentre una pasticca di dolcificante che ne fa le veci si ferma a 2/3.
Il team israeliano si schiera dalla parte dei detrattori sottolineando la capacità di queste sostanze di alterare il metabolismo producendo una condizione di intolleranza glucidica che apre le porte al diabete.
I ricercatori hanno analizzato su modello animale il microbiota intestinale, individuando anche in quella sede una modifica sostanziale della flora batterica intestinale rispetto ai topi del gruppo di controllo. Dopo il trapianto del microbiota dai topi con glicemia alta a quelli sani, i ricercatori hanno registrato un innalzamento dei livelli anche in questi ultimi.
A conferma delle loro intuizioni, i ricercatori hanno poi studiato il microbiota intestinale di oltre 400 persone scoprendo che la flora batterica di chi consumava i dolcificanti era notevolmente diversa da quella di chi invece consumava zucchero.
7 volontari che non consumavano dolcificanti sono stati arruolati per una sperimentazione su piccola scala. I soggetti hanno consumato i prodotti dolcificanti per una settimana. Dopo soltanto 4 giorni, la metà di loro mostrava livelli elevati di glicemia e una composizione alterata della popolazione batterica intestinale, esattamente ciò che succedeva nei topi.
Antonio Gasbarrini, gastroenterologo del Gemelli di Roma e studioso del microbiota intestinale, ha commentato intervistato da Repubblica: «La forza di questo studio è che ha dimostrato che i dolcificanti hanno modificato il microbiota intestinale e che questa modifica ha provocato un aumento della glicemia. I dolcificanti, quindi, possono modulare il microbiota, come del resto gli alimenti. È ormai provato che il microbiota, un vero e proprio organo, scambia informazioni con il cervello, il fegato e il tessuto adiposo. È un nuovo attore, possiede tre milioni di geni, oltre mille specie di batteri diversi e ha una potentissima attività metabolica e immunologica. La maggior parte di questi batteri si trova nel colon e nell’intestino tenue ed è nutrita soltanto dalle fibre indigeribili che arrivano nel colon. La novità è che da qualche anno abbiamo la tecnologia adatta per individuare il microbiota mentre prima ne ignoravamo l’esistenza e stiamo a poco a poco scoprendo quanto sia coinvolto in molte patologie».
Anche una ricerca della Purdue University pubblicata sulla rivista Trends in Endocrinology & Metabolism si pone sullo stesso binario di quella israeliana.
In questo caso, gli scienziati hanno analizzato l’apporto dei dolcificanti in sede di dieta ipocalorica. Ebbene, secondo lo studio i dolcificanti non darebbero alcun aiuto al soggetto in cerca di dimagrimento, ma aumenterebbero anzi le probabilità di insorgenza di alcune gravi malattie come la sindrome metabolica, il diabete e le patologie cardiovascolari.
La principale autrice della ricerca, Susan Swithers, spiega: «Dati recenti sia su esseri umani che su animali hanno in realtà fornito scarso supporto, per esempio, all’idea comune che le bibite dolcificate artificialmente promuovano la perdita di peso e prevengano le conseguenze negative sulla salute tipiche delle bibite zuccherate (sindrome metabolica, diabete, obesità, malattie cardiovascolari). Anzi un certo numero di studi suggerisce il contrario e cioè che le persone che consumano regolarmente bibite dolcificate artificialmente hanno un rischio più elevato rispetto a chi non le consuma, un rischio dello stesso ordine di grandezza di quello associato al consumo di bibite normalmente zuccherate».
Il rischio sta anche nell’effetto boomerang. Il consumo di prodotti dolcificati in maniera artificiale attenua la risposta dell’organismo sia a livello metabolico che cerebrale dal momento che non si riesce a soddisfare la voglia di dolce e non si stimola la produzione di insulina come avviene invece con lo zucchero.
L’esame della risonanza magnetica funzionale ha evidenziato che i dolcificanti stimolano i centri cerebrali del gusto molto di più del comune zucchero (glucosio e saccarosio) e in maniera assai diversa. Assumendo edulcoranti al corpo non pervengono quelle calorie che richiede e, pertanto, le persone sono indotte a ingerire altri cibi dolci, superando così il giusto apporto calorico giornaliero.
Esami condotti su animali hanno riscontrato in maniera evidente che quelli tra essi a cui venivano somministrati dolcificanti tendevano a mangiare e a ingrassare molto più e molto più velocemente delle bestioline che ingerivano lo zucchero normale. Tra le due categorie di cavie era diverso anche l’innalzamento della temperatura corporea, essendo più basso del dovuto nei soggetti che assumevano gli zuccheri sintetici.
I ricercatori hanno rilevato che rispetto ai ratti che mangiavano yogurt addolcito con glucosio (uno zucchero semplice con 15 calorie per ogni cucchiaino da tè), quelli che lo mangiavano con saccarina (zero calorie) finivano per consumare più calorie nel corso della giornata, mettendo su più peso e massa grassa. Il corpo non riusciva più a regolare correttamente l’apporto calorico, perché si interrompeva la connessione tra sensazione di dolcezza e cibi ricchi di calorie.
«I dati indicano chiaramente che mangiare cibo addolcito con un dolcificante artificiale privo di calorie può portare a un maggior acquisto di peso corporeo e adiposità, rispetto a quello che accade consumando lo stesso alimento, abbinato però a uno zucchero più ricco di calorie», scrivono gli autori.
Gli esperti di tutto il mondo hanno riscontrato risultati simili con varie molecole (aspartame, saccarina, sucralosio e altri), anche in numerosi test in vitro. Tutti comunque concordano sulla necessità di proseguire gli studi sull’uomo in maniera più approfondita e per un lungo periodo di tempo.
Alcune statistiche di consumo dei dolcificanti, rapportate a dati epidemiologici, non mancano di suscitare preoccupazioni: nel 1987 poco meno di 70 milioni di americani consumavano dolcificanti, ma nel 2000 il loro numero era salito a 160 milioni. Nello stesso lasso di tempo le persone obese negli States erano passate dal 15 al 30 per cento della popolazione totale.
Dunque, mentre si attendono nuovi risultati scientifici dalla ricerca e dalle sperimentazioni, è consigliabile consumare questi prodotti dolcificanti con molta cautela, considerando che il danno potrebbe non limitarsi alla linea, ma coinvolgere anche lo stato di salute. Infatti, chi intende perdere chili consumando prodotti “light” o surrogati di zucchero ingerisce sicuramente meno calorie, ma deve poi combattere contro un aumento di appetito, probabilmente al più tardi contro gli effetti di una persistente iperinsulinemia (rischio di diabete II), oppure contro gli effetti scomodi di una ipoglicemia reattiva.
Bisogna inoltre ricordare che gli edulcoranti sono usati anche per addolcire medicinali, colluttori e gomme da masticare e che ipotesi al vaglio degli scienziati imputano ad alcuni dolcificanti capacità di cancerogenesi.

8 segnali per identificare l’invidia

Fonte: https://lamenteemeravigliosa.it/segnali-identificare-linvidia/

Oggi parleremo degli 8 segnali per identificare l’invidia e, quindi, le persone invidiose. A tal fine, inizieremo chiarendo cosa sia l’invidia. Chiamiamo invidia quel sentimento o stato mentale nel quale esistono dolore o infelicità derivanti dal non possedere quello che altri hanno, siano questi beni, qualità superiori o altre cose. Secondo la definizione della Treccani, l’invidia è un “sentimento spiacevole che si prova per un bene o una qualità altrui che si vorrebbero per sé”.

Avendone adesso ben chiaro il significato, vi invitiamo a domandarvi: “Come posso sapere se qualcuno prova invidia nei miei confronti?“. Sicuramente ognuno di voi sarebbe capace di rispondere a questa domanda in maniera molto diversa, per il fatto che ogni persona possiede già un modello di azioni apprese e interiorizzate riguardo a tale sentimento, a seconda della propria esperienza di vita.

segnali mostrati da una persona vittima di tale emozione, inoltre, possono essere molto lievi. Il trucco è notare se si ripetono di frequente con il passare del tempo. In tal caso, vorrà dire che questa persona che conoscete è invidiosa di voi.

8 segnali per identificare l’invidia

Ecco gli 8 segnali più significativi mostrati da una persona invidiosa:

  • Vi tarpa le ali. Supponiamo che vi capiti una cosa bellissima e, pieni di speranza, la comunichiate alla persona in questione, che, però, non farà altro che evitare di riconoscerne l’importanza, addirittura svalutandolo con frasi del tipo: “Ah, bene… buff, niente di che…”. Questo succede perché il fatto di sminuire l’importanza di eventi o cose delle persone che ci circondano ci fa vedere la nostra realtà migliore di quella del nostro amico che ha appena fatto un terno al lotto.
  • Vi critica in pubblico. Uno dei tratti più significativi di una persona che prova invidia è sottovalutare o fare commenti negativi su di voi davanti ad altri. Non sapete da dove gli vengano, ma nel riceverli, vi sentite feriti nell’animo.
  • La celebrazione forzata. Raccontate a questa persona la grande notizia e questa va estremamente su di giri, arrivando a replicare le vostre espressioni di gioia, la vostra gestualità, ecc. Tuttavia, notate che il suo sorriso risulta poco naturale e forzato e, in seguito, vi rendete conto che sta fingendo. Per quale motivo? Affinché la sua invidia passi inosservata.
  • L’aiuto fantasma. Vi dice che starà sempre al vostro fianco, sia nella buona sia nella cattiva sorte. Succede, però, che, quando più ne avete bisogno, quando state per ottenere ciò che vi renderà felici, questa persona “amica” sparisce con delle scuse. Viene da domandarsi:Allora perché mi ha detto che mi avrebbe aiutato qualora ne avessi avuto bisogno?”. Nonostante ve lo abbia promesso, può darsi che non vi aiuterà. L’invidia porta con sé molta cattiveria.
  • Vi ruba il merito. Un altro classico: supponendo che vi aiuti, davanti al resto dei vostri amici se ne uscirà con un “senza di me, non ce l’avrebbe fatta”.
  • Vi scoraggiano di continuo. Un’amicizia sana gode di empatia, supporto e cura reciproca. A tal riguardo, una persona invidiosa ha sempre dei ma” o alcune frasi che vi fanno passare ogni voglia.
  • Improvvisamente sparisce dalla vostra vita. Tutto vi sta andando alla grande, sotto ogni aspetto, ma da un giorno all’altro il vostro amico o amica sparisce dalla faccia della terra, senza avvisare. Cominciate a vedervi molto meno e trova sempre delle scuse per non incontrarvi. Succede che la vostra attuale felicità gli ricorda che la sua vita è una grande frustrazione, che preferisce non cambiare in modo da non andare avanti, decidendo piuttosto di allontanarsi.
  • Critica gli altri. Quando il vostro amico, davanti a voi, critica altre persone con cui ha un legame, è sicuro che parlerà male anche di voi. Quindi domandatevi, agendo poi di conseguenza: “Perché io dovrei essere un’eccezione?”

Cosa fare se nella vostra cerchia c’è qualche vittima dell’invidia?

Il primo consiglio è quello di impiegare l’empatia. Risulta molto positivo fermarsi a riflettere su cosa abbia portato il nostro amico a provare questo sentimento tanto negativo, che gli sta arrecando un grave danno emotivo. Magari può anche darsi che con questa persona ci stiamo comportando in modo poco appropriato.

È anche bene tenere in considerazione le sue esperienze “negative” e se queste lo abbiano potuto portare ad agire così. Se sta attraversando un periodo complicato, è normale che non riceva entusiasta le nostre buone notizie.

Un’altra prova da raccomandarsi in tali circostanze è parlare con questa persona riguardo a ciò che vi causa disagio o dolore. Arrivare a capirsi è sempre la cosa migliore in un rapporto, di qualunque tipo esso sia; di gran lunga meglio che fare supposizioni, finendo per giudicare direttamente il vostro amico.

Come ultima opzione, nel caso vi trovaste sulla difensiva, è bene porre un po’ di distanza, riconsiderando tale amicizia. Può darsi che vi troviate di fronte ad un legame tossico.

Hai i capelli brizzolati? Attento alla salute del cuore!

Scritto da: Germana Carillo
Fonte: https://www.greenme.it/vivere/salute-e-benessere/23564-capelli-brizzolati-malattie-cardiovascolari

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Capelli e cuore: gli uomini che li hanno brizzolati potrebbero correre un rischio maggiore di soffrire di malattie cardiovascolari. Proprio così, cavalieri dalla chioma argentea: se il vostro capello ha il fascinoso sale e pepe, non è detto che il vostro cuore scoppi di salute.

È il curioso risultato che arriva da uno studio dell’Università del Cairo presentato all’ “EuroPrevent 2017”, il Congresso annuale dell’European society of cardiology, secondo cui chi ha cominciato ad avere i capelli grigi un po’ in anticipo con l’età potrebbe mettere in conto un “segnale cutaneo precoce” del pericolo cardiovascolare.

I ricercatori sono partiti dal presupposto che aterosclerosi e ingrigimento della capigliatura pare seguano percorsi biologici simili, che comprendono la compromissione della capacità di riparare il Dna, lo stress ossidativo, l’infiammazione, i cambiamenti ormonali e l’invecchiamento delle cellule.

I nostri risultati suggeriscono che, indipendentemente dall’età cronologica, i capelli grigi indicano l’età biologica e potrebbero essere un segnale di un aumento del rischio cardiovascolare”, spiega Irini Samuel, coordinatore della ricerca.

Gli studiosi hanno così deciso di verificare se possedere molti capelli bianchi potrebbe essere collegati a un aumento del rischio di patologie al cuore e per scoprirlo hanno sottoposto 545 uomini adulti ad angiografia coronarica con Tcms (tomografia computerizzata spirale multistrato) per sospetta malattia coronarica. Poi, li hanno suddivisi in cinque gruppi, in base al grado d’ingrigimento dei loro capelli: chi aveva solo capelli scuri rientrava nel livello 1; chi aveva la maggior parte dei capelli scuri con alcuni bianchi nel livello 2; chi aveva lo stesso numero di capelli scuri e di capelli bianchi nel livello 3; chi aveva più capelli bianchi nel livello 4; chi aveva solo capelli bianchi nel livello 5. Infine, sono stati raccolti dati relativi ai fattori di rischio cardiovascolare.

Alla fine dei test, si è dimostrata un’associazione tra un grado d’ingrigimento dei capelli pari o superiore a 3 e l’aumento del rischio di malattia coronarica. Questo fenomeno si riscontrava indipendentemente dall’età anagrafica dei partecipanti e dagli altri fattori di rischio cardiovascolare. In particolare, quello che è venuto fuori è la correlazione tra l’elevata presenza di capelli bianchi e una maggiore calcificazione coronarica.

I risultati potrebbero aiutare in futuro gli studiosi ad identificare i pazienti più a rischio di malattie cardiache semplicemente analizzandone il colore dei capelli. Ma, come scrivono gli autori dello studio: “Sono necessarie ulteriori indagini sui segni cutanei di rischio che ci consentano d’intervenire fina dalle prime fasi del processo di sviluppo delle malattie cardiovascolari”.

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Per ora, quello che ci sentiamo di dire è che per prevenire malattie cardiovascolari o, peggio ancora un attacco di cuore, basterebbe condurre una vita regolare, mangiare sano e fare una discreta attività fisica.

 

Infezioni e celiachia, un nesso?

Scritto da: Andrea Piccoli
Fonte: http://www.italiasalute.it/copertina.asp?Articolo_ID=8305

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Keywords | celiachia, infezioni, virus,

La celiachia potrebbe essere indotta da un virus. Lo suggeriscono le conclusioni di uno studio apparso su Science e firmato da ricercatori del Sainte-Justine Research Center di Montreal e dell’Università di Pittsburgh.
Gli scienziati hanno analizzato su modello murino gli effetti di due ceppi di retrovirus che infettano abitualmente l’uomo.
In entrambi i casi, i dati evidenziano risposte immunitarie protettive, ma uno dei due in particolare alimenta una reazione più intensa se l’infezione è associata alla presenza di glutine o di ovalbumina.
Non è la prima volta che le infezioni vengono tirate in ballo per tentare di spiegare i meccanismi di insorgenza della celiachia. Secondo uno studio dell’Istituto norvegese di Salute Pubblica di Oslo, infatti, infezioni respiratorie e/o gastrointestinali ricorrenti potrebbero accrescere in maniera significativa il rischio di sviluppare l’intolleranza al glutine.
Lo studio, pubblicato su The American Journal of Gastroenterology, ha analizzato oltre 73mila bambini nati fra il 2000 e il 2009, tenuti sotto osservazione per diversi anni per verificare l’eventuale correlazione tra l’insorgenza di infezioni alle vie respiratorie e gastrointestinali e la futura possibile manifestazione di intolleranza al glutine.
«Il nostro studio ci ha consentito di rilevare in piccoli che avevano avuto più di 10 episodi di infezioni respiratorie o gastrointestinali nei primi 18 mesi di vita, un rischio di diventare intolleranti al glutine superiore del 30% rispetto ai coetanei che, nello stesso periodo di tempo, si erano ammalati meno o all’incirca 5 volte», hanno spiegato i ricercatori.
I bambini maggiormente predisposti erano quelli con problemi respiratori rispetto ai bimbi colpiti da virus gastrointestinali. Tuttavia, l’associazione va presa con le dovute cautele.
«La celiachia – concludono gli esperti – è determinata da una serie di fattori, primo fra tutti la predisposizione genetica, cui si aggiunge una componente ambientale e comportamentale». La componente infettiva potrebbe aggiungersi a queste, ma serviranno ulteriori indagini per ottenere una conferma.

L’Ue imbroglia: ok al glifosato della Monsanto, cancerogeno

Fonte: http://www.libreidee.org/2017/03/lue-imbroglia-ok-al-glifosato-della-monsanto-cancerogeno/

Irrorazione di glifosato

 

 

 

 

L’Unione Europea aiuterà la Monsanto ad avvelenarci per altri 15 anni con un micidiale diserbante come il glifosato. E’ un rischio concreto, denunciato da “Sustainable Pulse”, network di scienziati e attivisti impegnati sul fronte dell’agricoltura sostenibile e contro gli Ogm, dopo la recente decisione dell’agenzia europea per le sostanze chimiche di non considerare il controverso diserbante come un probabile cancerogeno. Tutto ciò, rileva “Voci dall’Estero”, nonostante diversi studi indipendenti – esaminati anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità – abbiano suggerito che si dovrebbe considerarlo tale, quantomeno in via precauzionale. «La Ue ha chiaramente calpestato la propria prassi per la sicurezza alimentare». In più, anche se «la cosa ovviamente non ci sorprende», per “Voci dall’Estero” c’è anche «il sospetto di conflitto di interessi nella commissione incaricata della valutazione», che potrebbe «spianare la strada a un rinnovo di 15 anni dell’autorizzazione».

Seguendo quanto già fatto dall’Efsa, l’autorità europea per la sicurezza alimentare – scrive “Sustainable Pulse” – anche l’Echa, l’agenzia per la chimica, «ha respinto l’evidenza scientifica che mostrava che il controverso diserbante chiamato glifosato potrebbe essere cancerogeno». Si tratta di uno dei diserbanti più diffusi al mondo, che la Iarc (l’agenzia per la ricerca sul cancro, una costola dell’Oms) aveva già classificato come “probabile” causa di tumori. Per arrivare alla sua conclusione, Bruxelles «ha rifiutato lampanti prove scientifiche raccolte in laboratorio sugli animali, ha ignorato gli avvertimenti lanciati da oltre 90 ricercatori indipendenti e si è basata su studi non pubblicati commissionati dagli stessi produttori di glifosato». La denuncia è firmata Greenpeace, la cui direttrice dell’unità europea per la politica alimentare, Franziska Achterberg, protesta: «L’agenzia si è spinta molto in là nel momento in cui ha rifiutato tutte le prove che il glifosato potrebbe causare il cancro: le ha nascoste come la polvere sotto il tappeto».

«I dati a disposizione – aggiunge la Achterberg – superano di gran lunga il limite legale necessario perché la Ue sia tenuta a bandire l’uso del glifosato, eppure l’agenzia ha preferito guardare dall’altra parte». Se pretende di rispettare le risultanze scientifiche, l’Unione Europea «non può distorcere l’evidenza dei fatti». E attenzione: «Se la Ue non opera come sarebbe tenuta a fare, le persone e l’ambiente continueranno a essere le cavie da laboratorio dell’industria chimica». Come per la valutazione dell’autorità europea per la sicurezza alimentare, anche il parere dell’agenzia per le sostanze chimiche si è basata su un dossier iniziale preparato dal Bfr, l’istituto federale tedesco per la valutazione dei rischi, che però – a detta di Ong e scienziati indipendenti – contraddice l’evidenza scientifica, sottolinea “Sustainable Pulse”. E dire che l’Echa è responsabile della classificazione Ue sulla pericolosità della chimica: ogni sostanza va classificata come “presumibilmente” cancerogena quando almeno due studi indipendenti dimostrano che causa un aumento dell’incidenza del cancro in una stessa specie. La Iarc (Oms) ha provato la proliferazione di tumori in due studi sui topi sottoposti al glifosato, ma l’Ue li ha ignorati.

L’agenzia europea, aggiunge “Sustainable Pulse”, ha inoltre respinto altri indizi di una possibile cancerogenicità del glifosato negli esseri umani, nonché le prove sulla presenza, nel glifosato, di due caratteristiche associate alle sostanze cancerogene, tutte cose documentate dalla Iarc. «Secondo le leggi Ue sui pesticidi, le sostanze classificate come “presumibilmente” cancerogene non possono essere utilizzate, a meno che il rischio per l’uomo non sia “trascurabile”». Le organizzazioni ambientaliste e per la salute sollevano preoccupazioni per possibili conflitti d’interessi all’interno della commissione responsabile della valutazione del glifosato, e criticano la scelta dell’agenzia stessa di basarsi su studi non pubblicati condotti dalle stesse industrie chimiche. A febbraio, associazioni e cittadini hanno lanciato un appello alla Commissione Europea affinché proibisca l’uso del glifosato e riformi il processo Ue di approvazione dei pesticidi, stabilendo obiettivi vincolanti per la loro riduzione. Quasi mezzo milione di persone hanno già firmato la petizione.

Sale, killer silenzioso: i 5 cibi più salati che non ti aspetti

Scritto da: Francesca Mancuso
Fonte: https://www.greenme.it/mangiare/alimentazione-a-salute/23382-sale-nei-cibi

sale nei cibi

Il sale fa male, ormai lo sanno anche i bambini. È in corso in questi giorni la Settimana mondiale di sensibilizzazione per la riduzione del consumo di sale, promossa dall’associazione mondiale World Action on Salt & Health (WASH). Purtroppo, anche se si fa attenzione a ridurne le quantità in cucina, molto spesso il sale si nasconde in alimenti considerati insospettabili.

L’eccessivo consumo di sale provoca l’aumento della pressione e favorisce malattie cardiovascolari, infarto del miocardio e ictus cerebrale, ma è associato anche ad altre malattie cronico-degenerative, come i tumori dell’apparato digerente, l’osteoporosi e la malattia renale cronica.

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Limitare l’utilizzo del sale è utile ma non basta se si considera che gran parte del sale che consumiamo ogni giorno proviene dai prodotti alimentari presenti sul mercato, dal pane ai formaggi.

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Ecco 5 alimenti insospettabili, che contengono sale:

1. Cioccolata calda

Ebbene sì. Pensando a una bella tazza bollente, la prima cosa che ci viene in mente è lo zucchero. Ma la cioccolata contiene anche tanto sale, il cui sapore è ovviamente nascosto dallo zucchero.

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2. Cereali per la colazione

Una porzione di cornflakes Kellogg contiente 0,34 grammi di sale, la stessa quantità trovata nei cereali più dolci, come quelli al caramello ad esempio.

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3. Insalate preconfezionate

Inutile dire che farsele da soli è decisamente la soluzione. Ciò vale ancora di più se si considera che alcune insalate contengono tantissimo sale.

4. Maionese

Anche la maionese contiene troppo sale. Forse non è proprio tra gli insospettabili ma magari ad essa è solitamente associata una grande quantità di grassi. Come sempre, il nostro consiglio è di preparla in casa.

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5. Hummus e creme di formaggio

Il formaggio è certamente un alimento saporito ma le creme lo sono ancora di più. Anche l’hummus acquistato nella grande distribuzione contiene troppo sale. Meglio prepararlo in casa abbondando di spezie e aromi, non credete?

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Cosa si può fare inoltre per ridurre il consumo di sale?

  • Leggiamo sempre le etichette
  • Scegliamo gli alimenti che ne contengono meno, meglio se a basso contenuto di sale, cioè inferiore a 0.3 grammi per 100 g
  • Riduciamo il sale a tavola preferendo il sale marino integrale, le spezie, le erbe aromatiche
  • Riduciamo gli alimenti trasformati ricchi di sale (snack salati, patatine in sacchetto, alcuni salumi e formaggi, cibi in scatola)

Importante, nel primo anno di vita evitare il sale nelle pappe dei bambini.