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I dolcificanti fanno venire fame

Fonte: http://www.italiasalute.it/8697/I-dolcificanti-fanno-venire-fame.html

Utilizzare i dolcificanti in maniera prolungata potrebbe non essere una buona idea. Lo dice uno studio apparso su Cell Metabolism e firmato da ricercatori dell’Università di Sydney.
Lo studio, realizzato su modello animale, ha fatto luce sui cambiamenti che coinvolgono la percezione del gusto oltre alla regolazione dell’appetito nei soggetti che fanno un uso prolungato dei dolcificanti al posto dello zucchero.
Gli animali esposti per più di 5 giorni a una dieta con dolcificanti mostrano un consumo di calorie superiore del 30 per cento. «Quando abbiamo investigato sul perchè gli animali mangiano di più anche quando hanno abbastanza calorie, abbiamo scoperto che il consumo cronico aumenta l’intensità della dolcezza dello zucchero ‘vero’, e questo aumenta la motivazione a mangiare più cibo», spiega uno degli autori, il dott. Greg Neely. «Il meccanismo che abbiamo trovato fa parte di una risposta al digiuno che fa in modo che il cibo più nutriente abbia un sapore migliore se si hanno i morsi della fame».
I dolcificanti potrebbero avere peraltro anche un altro effetto controproducente. Secondo una ricerca pubblicata su Applied Physiology, Nutrition and Metabolism da un team della York University, in Canada, l’aspartame e le altre sostanze sintetiche utilizzate per addolcire il caffè hanno l’effetto di determinare alterazioni significative nei batteri intestinali, portando alla lunga a sviluppare un’intolleranza al glucosio e aumentando così il rischio di insorgenza del diabete di tipo 2.
Lo studio ha preso in esame i dati di 2.856 adulti che avevano preso parte al Third National Health and Nutrition Survey, un vasto studio prospettico sull’alimentazione dei cittadini canadesi.
In base alle loro abitudini alimentari, i soggetti sono stati classificati come «consumatori di dolcificanti» o «consumatori di zuccheri naturali». I partecipanti si sono poi sottoposti a un test per la tolleranza al glucosio, allo scopo di verificare il rischio individuale di sviluppare il diabete.
«Il nostro studio mostra che le persone obese che consumano dolcificanti artificiali, in particolare l’aspartame, possono avere una gestione peggiore del glucosio rispetto alle persone che non utilizzano sostituti dello zucchero», ha detto Jennifer Kuk, autrice dello studio.
Anche una ricerca pubblicata su Nature segnala l’effetto negativo prodotto da dolcificanti a base di aspartame, saccarina e sucralosio sul metabolismo. Secondo lo studio guidato dal dott. Jotham Suez del Dipartimento di Immunologia del Weizmann Institute of Science di Rehovot, in Israele, i dolcificanti causerebbero alterazioni metaboliche tali da indurre un aumento dei livelli di glicemia.
I dolcificanti sono ormai diffusissimi perché consentono di non rinunciare al sapore dolce risparmiando tuttavia decine di calorie. Un cucchiaino di zucchero equivale più o meno a 20 calorie mentre una pasticca di dolcificante che ne fa le veci si ferma a 2/3.
Il team israeliano si schiera dalla parte dei detrattori sottolineando la capacità di queste sostanze di alterare il metabolismo producendo una condizione di intolleranza glucidica che apre le porte al diabete.
I ricercatori hanno analizzato su modello animale il microbiota intestinale, individuando anche in quella sede una modifica sostanziale della flora batterica intestinale rispetto ai topi del gruppo di controllo. Dopo il trapianto del microbiota dai topi con glicemia alta a quelli sani, i ricercatori hanno registrato un innalzamento dei livelli anche in questi ultimi.
A conferma delle loro intuizioni, i ricercatori hanno poi studiato il microbiota intestinale di oltre 400 persone scoprendo che la flora batterica di chi consumava i dolcificanti era notevolmente diversa da quella di chi invece consumava zucchero.
7 volontari che non consumavano dolcificanti sono stati arruolati per una sperimentazione su piccola scala. I soggetti hanno consumato i prodotti dolcificanti per una settimana. Dopo soltanto 4 giorni, la metà di loro mostrava livelli elevati di glicemia e una composizione alterata della popolazione batterica intestinale, esattamente ciò che succedeva nei topi.
Antonio Gasbarrini, gastroenterologo del Gemelli di Roma e studioso del microbiota intestinale, ha commentato intervistato da Repubblica: «La forza di questo studio è che ha dimostrato che i dolcificanti hanno modificato il microbiota intestinale e che questa modifica ha provocato un aumento della glicemia. I dolcificanti, quindi, possono modulare il microbiota, come del resto gli alimenti. È ormai provato che il microbiota, un vero e proprio organo, scambia informazioni con il cervello, il fegato e il tessuto adiposo. È un nuovo attore, possiede tre milioni di geni, oltre mille specie di batteri diversi e ha una potentissima attività metabolica e immunologica. La maggior parte di questi batteri si trova nel colon e nell’intestino tenue ed è nutrita soltanto dalle fibre indigeribili che arrivano nel colon. La novità è che da qualche anno abbiamo la tecnologia adatta per individuare il microbiota mentre prima ne ignoravamo l’esistenza e stiamo a poco a poco scoprendo quanto sia coinvolto in molte patologie».
Anche una ricerca della Purdue University pubblicata sulla rivista Trends in Endocrinology & Metabolism si pone sullo stesso binario di quella israeliana.
In questo caso, gli scienziati hanno analizzato l’apporto dei dolcificanti in sede di dieta ipocalorica. Ebbene, secondo lo studio i dolcificanti non darebbero alcun aiuto al soggetto in cerca di dimagrimento, ma aumenterebbero anzi le probabilità di insorgenza di alcune gravi malattie come la sindrome metabolica, il diabete e le patologie cardiovascolari.
La principale autrice della ricerca, Susan Swithers, spiega: «Dati recenti sia su esseri umani che su animali hanno in realtà fornito scarso supporto, per esempio, all’idea comune che le bibite dolcificate artificialmente promuovano la perdita di peso e prevengano le conseguenze negative sulla salute tipiche delle bibite zuccherate (sindrome metabolica, diabete, obesità, malattie cardiovascolari). Anzi un certo numero di studi suggerisce il contrario e cioè che le persone che consumano regolarmente bibite dolcificate artificialmente hanno un rischio più elevato rispetto a chi non le consuma, un rischio dello stesso ordine di grandezza di quello associato al consumo di bibite normalmente zuccherate».
Il rischio sta anche nell’effetto boomerang. Il consumo di prodotti dolcificati in maniera artificiale attenua la risposta dell’organismo sia a livello metabolico che cerebrale dal momento che non si riesce a soddisfare la voglia di dolce e non si stimola la produzione di insulina come avviene invece con lo zucchero.
L’esame della risonanza magnetica funzionale ha evidenziato che i dolcificanti stimolano i centri cerebrali del gusto molto di più del comune zucchero (glucosio e saccarosio) e in maniera assai diversa. Assumendo edulcoranti al corpo non pervengono quelle calorie che richiede e, pertanto, le persone sono indotte a ingerire altri cibi dolci, superando così il giusto apporto calorico giornaliero.
Esami condotti su animali hanno riscontrato in maniera evidente che quelli tra essi a cui venivano somministrati dolcificanti tendevano a mangiare e a ingrassare molto più e molto più velocemente delle bestioline che ingerivano lo zucchero normale. Tra le due categorie di cavie era diverso anche l’innalzamento della temperatura corporea, essendo più basso del dovuto nei soggetti che assumevano gli zuccheri sintetici.
I ricercatori hanno rilevato che rispetto ai ratti che mangiavano yogurt addolcito con glucosio (uno zucchero semplice con 15 calorie per ogni cucchiaino da tè), quelli che lo mangiavano con saccarina (zero calorie) finivano per consumare più calorie nel corso della giornata, mettendo su più peso e massa grassa. Il corpo non riusciva più a regolare correttamente l’apporto calorico, perché si interrompeva la connessione tra sensazione di dolcezza e cibi ricchi di calorie.
«I dati indicano chiaramente che mangiare cibo addolcito con un dolcificante artificiale privo di calorie può portare a un maggior acquisto di peso corporeo e adiposità, rispetto a quello che accade consumando lo stesso alimento, abbinato però a uno zucchero più ricco di calorie», scrivono gli autori.
Gli esperti di tutto il mondo hanno riscontrato risultati simili con varie molecole (aspartame, saccarina, sucralosio e altri), anche in numerosi test in vitro. Tutti comunque concordano sulla necessità di proseguire gli studi sull’uomo in maniera più approfondita e per un lungo periodo di tempo.
Alcune statistiche di consumo dei dolcificanti, rapportate a dati epidemiologici, non mancano di suscitare preoccupazioni: nel 1987 poco meno di 70 milioni di americani consumavano dolcificanti, ma nel 2000 il loro numero era salito a 160 milioni. Nello stesso lasso di tempo le persone obese negli States erano passate dal 15 al 30 per cento della popolazione totale.
Dunque, mentre si attendono nuovi risultati scientifici dalla ricerca e dalle sperimentazioni, è consigliabile consumare questi prodotti dolcificanti con molta cautela, considerando che il danno potrebbe non limitarsi alla linea, ma coinvolgere anche lo stato di salute. Infatti, chi intende perdere chili consumando prodotti “light” o surrogati di zucchero ingerisce sicuramente meno calorie, ma deve poi combattere contro un aumento di appetito, probabilmente al più tardi contro gli effetti di una persistente iperinsulinemia (rischio di diabete II), oppure contro gli effetti scomodi di una ipoglicemia reattiva.
Bisogna inoltre ricordare che gli edulcoranti sono usati anche per addolcire medicinali, colluttori e gomme da masticare e che ipotesi al vaglio degli scienziati imputano ad alcuni dolcificanti capacità di cancerogenesi.

8 segnali per identificare l’invidia

Fonte: https://lamenteemeravigliosa.it/segnali-identificare-linvidia/

Oggi parleremo degli 8 segnali per identificare l’invidia e, quindi, le persone invidiose. A tal fine, inizieremo chiarendo cosa sia l’invidia. Chiamiamo invidia quel sentimento o stato mentale nel quale esistono dolore o infelicità derivanti dal non possedere quello che altri hanno, siano questi beni, qualità superiori o altre cose. Secondo la definizione della Treccani, l’invidia è un “sentimento spiacevole che si prova per un bene o una qualità altrui che si vorrebbero per sé”.

Avendone adesso ben chiaro il significato, vi invitiamo a domandarvi: “Come posso sapere se qualcuno prova invidia nei miei confronti?“. Sicuramente ognuno di voi sarebbe capace di rispondere a questa domanda in maniera molto diversa, per il fatto che ogni persona possiede già un modello di azioni apprese e interiorizzate riguardo a tale sentimento, a seconda della propria esperienza di vita.

segnali mostrati da una persona vittima di tale emozione, inoltre, possono essere molto lievi. Il trucco è notare se si ripetono di frequente con il passare del tempo. In tal caso, vorrà dire che questa persona che conoscete è invidiosa di voi.

8 segnali per identificare l’invidia

Ecco gli 8 segnali più significativi mostrati da una persona invidiosa:

  • Vi tarpa le ali. Supponiamo che vi capiti una cosa bellissima e, pieni di speranza, la comunichiate alla persona in questione, che, però, non farà altro che evitare di riconoscerne l’importanza, addirittura svalutandolo con frasi del tipo: “Ah, bene… buff, niente di che…”. Questo succede perché il fatto di sminuire l’importanza di eventi o cose delle persone che ci circondano ci fa vedere la nostra realtà migliore di quella del nostro amico che ha appena fatto un terno al lotto.
  • Vi critica in pubblico. Uno dei tratti più significativi di una persona che prova invidia è sottovalutare o fare commenti negativi su di voi davanti ad altri. Non sapete da dove gli vengano, ma nel riceverli, vi sentite feriti nell’animo.
  • La celebrazione forzata. Raccontate a questa persona la grande notizia e questa va estremamente su di giri, arrivando a replicare le vostre espressioni di gioia, la vostra gestualità, ecc. Tuttavia, notate che il suo sorriso risulta poco naturale e forzato e, in seguito, vi rendete conto che sta fingendo. Per quale motivo? Affinché la sua invidia passi inosservata.
  • L’aiuto fantasma. Vi dice che starà sempre al vostro fianco, sia nella buona sia nella cattiva sorte. Succede, però, che, quando più ne avete bisogno, quando state per ottenere ciò che vi renderà felici, questa persona “amica” sparisce con delle scuse. Viene da domandarsi:Allora perché mi ha detto che mi avrebbe aiutato qualora ne avessi avuto bisogno?”. Nonostante ve lo abbia promesso, può darsi che non vi aiuterà. L’invidia porta con sé molta cattiveria.
  • Vi ruba il merito. Un altro classico: supponendo che vi aiuti, davanti al resto dei vostri amici se ne uscirà con un “senza di me, non ce l’avrebbe fatta”.
  • Vi scoraggiano di continuo. Un’amicizia sana gode di empatia, supporto e cura reciproca. A tal riguardo, una persona invidiosa ha sempre dei ma” o alcune frasi che vi fanno passare ogni voglia.
  • Improvvisamente sparisce dalla vostra vita. Tutto vi sta andando alla grande, sotto ogni aspetto, ma da un giorno all’altro il vostro amico o amica sparisce dalla faccia della terra, senza avvisare. Cominciate a vedervi molto meno e trova sempre delle scuse per non incontrarvi. Succede che la vostra attuale felicità gli ricorda che la sua vita è una grande frustrazione, che preferisce non cambiare in modo da non andare avanti, decidendo piuttosto di allontanarsi.
  • Critica gli altri. Quando il vostro amico, davanti a voi, critica altre persone con cui ha un legame, è sicuro che parlerà male anche di voi. Quindi domandatevi, agendo poi di conseguenza: “Perché io dovrei essere un’eccezione?”

Cosa fare se nella vostra cerchia c’è qualche vittima dell’invidia?

Il primo consiglio è quello di impiegare l’empatia. Risulta molto positivo fermarsi a riflettere su cosa abbia portato il nostro amico a provare questo sentimento tanto negativo, che gli sta arrecando un grave danno emotivo. Magari può anche darsi che con questa persona ci stiamo comportando in modo poco appropriato.

È anche bene tenere in considerazione le sue esperienze “negative” e se queste lo abbiano potuto portare ad agire così. Se sta attraversando un periodo complicato, è normale che non riceva entusiasta le nostre buone notizie.

Un’altra prova da raccomandarsi in tali circostanze è parlare con questa persona riguardo a ciò che vi causa disagio o dolore. Arrivare a capirsi è sempre la cosa migliore in un rapporto, di qualunque tipo esso sia; di gran lunga meglio che fare supposizioni, finendo per giudicare direttamente il vostro amico.

Come ultima opzione, nel caso vi trovaste sulla difensiva, è bene porre un po’ di distanza, riconsiderando tale amicizia. Può darsi che vi troviate di fronte ad un legame tossico.

Hai i capelli brizzolati? Attento alla salute del cuore!

Scritto da: Germana Carillo
Fonte: https://www.greenme.it/vivere/salute-e-benessere/23564-capelli-brizzolati-malattie-cardiovascolari

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Capelli e cuore: gli uomini che li hanno brizzolati potrebbero correre un rischio maggiore di soffrire di malattie cardiovascolari. Proprio così, cavalieri dalla chioma argentea: se il vostro capello ha il fascinoso sale e pepe, non è detto che il vostro cuore scoppi di salute.

È il curioso risultato che arriva da uno studio dell’Università del Cairo presentato all’ “EuroPrevent 2017”, il Congresso annuale dell’European society of cardiology, secondo cui chi ha cominciato ad avere i capelli grigi un po’ in anticipo con l’età potrebbe mettere in conto un “segnale cutaneo precoce” del pericolo cardiovascolare.

I ricercatori sono partiti dal presupposto che aterosclerosi e ingrigimento della capigliatura pare seguano percorsi biologici simili, che comprendono la compromissione della capacità di riparare il Dna, lo stress ossidativo, l’infiammazione, i cambiamenti ormonali e l’invecchiamento delle cellule.

I nostri risultati suggeriscono che, indipendentemente dall’età cronologica, i capelli grigi indicano l’età biologica e potrebbero essere un segnale di un aumento del rischio cardiovascolare”, spiega Irini Samuel, coordinatore della ricerca.

Gli studiosi hanno così deciso di verificare se possedere molti capelli bianchi potrebbe essere collegati a un aumento del rischio di patologie al cuore e per scoprirlo hanno sottoposto 545 uomini adulti ad angiografia coronarica con Tcms (tomografia computerizzata spirale multistrato) per sospetta malattia coronarica. Poi, li hanno suddivisi in cinque gruppi, in base al grado d’ingrigimento dei loro capelli: chi aveva solo capelli scuri rientrava nel livello 1; chi aveva la maggior parte dei capelli scuri con alcuni bianchi nel livello 2; chi aveva lo stesso numero di capelli scuri e di capelli bianchi nel livello 3; chi aveva più capelli bianchi nel livello 4; chi aveva solo capelli bianchi nel livello 5. Infine, sono stati raccolti dati relativi ai fattori di rischio cardiovascolare.

Alla fine dei test, si è dimostrata un’associazione tra un grado d’ingrigimento dei capelli pari o superiore a 3 e l’aumento del rischio di malattia coronarica. Questo fenomeno si riscontrava indipendentemente dall’età anagrafica dei partecipanti e dagli altri fattori di rischio cardiovascolare. In particolare, quello che è venuto fuori è la correlazione tra l’elevata presenza di capelli bianchi e una maggiore calcificazione coronarica.

I risultati potrebbero aiutare in futuro gli studiosi ad identificare i pazienti più a rischio di malattie cardiache semplicemente analizzandone il colore dei capelli. Ma, come scrivono gli autori dello studio: “Sono necessarie ulteriori indagini sui segni cutanei di rischio che ci consentano d’intervenire fina dalle prime fasi del processo di sviluppo delle malattie cardiovascolari”.

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Per ora, quello che ci sentiamo di dire è che per prevenire malattie cardiovascolari o, peggio ancora un attacco di cuore, basterebbe condurre una vita regolare, mangiare sano e fare una discreta attività fisica.

 

Infezioni e celiachia, un nesso?

Scritto da: Andrea Piccoli
Fonte: http://www.italiasalute.it/copertina.asp?Articolo_ID=8305

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Keywords | celiachia, infezioni, virus,

La celiachia potrebbe essere indotta da un virus. Lo suggeriscono le conclusioni di uno studio apparso su Science e firmato da ricercatori del Sainte-Justine Research Center di Montreal e dell’Università di Pittsburgh.
Gli scienziati hanno analizzato su modello murino gli effetti di due ceppi di retrovirus che infettano abitualmente l’uomo.
In entrambi i casi, i dati evidenziano risposte immunitarie protettive, ma uno dei due in particolare alimenta una reazione più intensa se l’infezione è associata alla presenza di glutine o di ovalbumina.
Non è la prima volta che le infezioni vengono tirate in ballo per tentare di spiegare i meccanismi di insorgenza della celiachia. Secondo uno studio dell’Istituto norvegese di Salute Pubblica di Oslo, infatti, infezioni respiratorie e/o gastrointestinali ricorrenti potrebbero accrescere in maniera significativa il rischio di sviluppare l’intolleranza al glutine.
Lo studio, pubblicato su The American Journal of Gastroenterology, ha analizzato oltre 73mila bambini nati fra il 2000 e il 2009, tenuti sotto osservazione per diversi anni per verificare l’eventuale correlazione tra l’insorgenza di infezioni alle vie respiratorie e gastrointestinali e la futura possibile manifestazione di intolleranza al glutine.
«Il nostro studio ci ha consentito di rilevare in piccoli che avevano avuto più di 10 episodi di infezioni respiratorie o gastrointestinali nei primi 18 mesi di vita, un rischio di diventare intolleranti al glutine superiore del 30% rispetto ai coetanei che, nello stesso periodo di tempo, si erano ammalati meno o all’incirca 5 volte», hanno spiegato i ricercatori.
I bambini maggiormente predisposti erano quelli con problemi respiratori rispetto ai bimbi colpiti da virus gastrointestinali. Tuttavia, l’associazione va presa con le dovute cautele.
«La celiachia – concludono gli esperti – è determinata da una serie di fattori, primo fra tutti la predisposizione genetica, cui si aggiunge una componente ambientale e comportamentale». La componente infettiva potrebbe aggiungersi a queste, ma serviranno ulteriori indagini per ottenere una conferma.

L’Ue imbroglia: ok al glifosato della Monsanto, cancerogeno

Fonte: http://www.libreidee.org/2017/03/lue-imbroglia-ok-al-glifosato-della-monsanto-cancerogeno/

Irrorazione di glifosato

 

 

 

 

L’Unione Europea aiuterà la Monsanto ad avvelenarci per altri 15 anni con un micidiale diserbante come il glifosato. E’ un rischio concreto, denunciato da “Sustainable Pulse”, network di scienziati e attivisti impegnati sul fronte dell’agricoltura sostenibile e contro gli Ogm, dopo la recente decisione dell’agenzia europea per le sostanze chimiche di non considerare il controverso diserbante come un probabile cancerogeno. Tutto ciò, rileva “Voci dall’Estero”, nonostante diversi studi indipendenti – esaminati anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità – abbiano suggerito che si dovrebbe considerarlo tale, quantomeno in via precauzionale. «La Ue ha chiaramente calpestato la propria prassi per la sicurezza alimentare». In più, anche se «la cosa ovviamente non ci sorprende», per “Voci dall’Estero” c’è anche «il sospetto di conflitto di interessi nella commissione incaricata della valutazione», che potrebbe «spianare la strada a un rinnovo di 15 anni dell’autorizzazione».

Seguendo quanto già fatto dall’Efsa, l’autorità europea per la sicurezza alimentare – scrive “Sustainable Pulse” – anche l’Echa, l’agenzia per la chimica, «ha respinto l’evidenza scientifica che mostrava che il controverso diserbante chiamato glifosato potrebbe essere cancerogeno». Si tratta di uno dei diserbanti più diffusi al mondo, che la Iarc (l’agenzia per la ricerca sul cancro, una costola dell’Oms) aveva già classificato come “probabile” causa di tumori. Per arrivare alla sua conclusione, Bruxelles «ha rifiutato lampanti prove scientifiche raccolte in laboratorio sugli animali, ha ignorato gli avvertimenti lanciati da oltre 90 ricercatori indipendenti e si è basata su studi non pubblicati commissionati dagli stessi produttori di glifosato». La denuncia è firmata Greenpeace, la cui direttrice dell’unità europea per la politica alimentare, Franziska Achterberg, protesta: «L’agenzia si è spinta molto in là nel momento in cui ha rifiutato tutte le prove che il glifosato potrebbe causare il cancro: le ha nascoste come la polvere sotto il tappeto».

«I dati a disposizione – aggiunge la Achterberg – superano di gran lunga il limite legale necessario perché la Ue sia tenuta a bandire l’uso del glifosato, eppure l’agenzia ha preferito guardare dall’altra parte». Se pretende di rispettare le risultanze scientifiche, l’Unione Europea «non può distorcere l’evidenza dei fatti». E attenzione: «Se la Ue non opera come sarebbe tenuta a fare, le persone e l’ambiente continueranno a essere le cavie da laboratorio dell’industria chimica». Come per la valutazione dell’autorità europea per la sicurezza alimentare, anche il parere dell’agenzia per le sostanze chimiche si è basata su un dossier iniziale preparato dal Bfr, l’istituto federale tedesco per la valutazione dei rischi, che però – a detta di Ong e scienziati indipendenti – contraddice l’evidenza scientifica, sottolinea “Sustainable Pulse”. E dire che l’Echa è responsabile della classificazione Ue sulla pericolosità della chimica: ogni sostanza va classificata come “presumibilmente” cancerogena quando almeno due studi indipendenti dimostrano che causa un aumento dell’incidenza del cancro in una stessa specie. La Iarc (Oms) ha provato la proliferazione di tumori in due studi sui topi sottoposti al glifosato, ma l’Ue li ha ignorati.

L’agenzia europea, aggiunge “Sustainable Pulse”, ha inoltre respinto altri indizi di una possibile cancerogenicità del glifosato negli esseri umani, nonché le prove sulla presenza, nel glifosato, di due caratteristiche associate alle sostanze cancerogene, tutte cose documentate dalla Iarc. «Secondo le leggi Ue sui pesticidi, le sostanze classificate come “presumibilmente” cancerogene non possono essere utilizzate, a meno che il rischio per l’uomo non sia “trascurabile”». Le organizzazioni ambientaliste e per la salute sollevano preoccupazioni per possibili conflitti d’interessi all’interno della commissione responsabile della valutazione del glifosato, e criticano la scelta dell’agenzia stessa di basarsi su studi non pubblicati condotti dalle stesse industrie chimiche. A febbraio, associazioni e cittadini hanno lanciato un appello alla Commissione Europea affinché proibisca l’uso del glifosato e riformi il processo Ue di approvazione dei pesticidi, stabilendo obiettivi vincolanti per la loro riduzione. Quasi mezzo milione di persone hanno già firmato la petizione.

Sale, killer silenzioso: i 5 cibi più salati che non ti aspetti

Scritto da: Francesca Mancuso
Fonte: https://www.greenme.it/mangiare/alimentazione-a-salute/23382-sale-nei-cibi

sale nei cibi

Il sale fa male, ormai lo sanno anche i bambini. È in corso in questi giorni la Settimana mondiale di sensibilizzazione per la riduzione del consumo di sale, promossa dall’associazione mondiale World Action on Salt & Health (WASH). Purtroppo, anche se si fa attenzione a ridurne le quantità in cucina, molto spesso il sale si nasconde in alimenti considerati insospettabili.

L’eccessivo consumo di sale provoca l’aumento della pressione e favorisce malattie cardiovascolari, infarto del miocardio e ictus cerebrale, ma è associato anche ad altre malattie cronico-degenerative, come i tumori dell’apparato digerente, l’osteoporosi e la malattia renale cronica.

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Limitare l’utilizzo del sale è utile ma non basta se si considera che gran parte del sale che consumiamo ogni giorno proviene dai prodotti alimentari presenti sul mercato, dal pane ai formaggi.

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Ecco 5 alimenti insospettabili, che contengono sale:

1. Cioccolata calda

Ebbene sì. Pensando a una bella tazza bollente, la prima cosa che ci viene in mente è lo zucchero. Ma la cioccolata contiene anche tanto sale, il cui sapore è ovviamente nascosto dallo zucchero.

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2. Cereali per la colazione

Una porzione di cornflakes Kellogg contiente 0,34 grammi di sale, la stessa quantità trovata nei cereali più dolci, come quelli al caramello ad esempio.

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3. Insalate preconfezionate

Inutile dire che farsele da soli è decisamente la soluzione. Ciò vale ancora di più se si considera che alcune insalate contengono tantissimo sale.

4. Maionese

Anche la maionese contiene troppo sale. Forse non è proprio tra gli insospettabili ma magari ad essa è solitamente associata una grande quantità di grassi. Come sempre, il nostro consiglio è di preparla in casa.

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5. Hummus e creme di formaggio

Il formaggio è certamente un alimento saporito ma le creme lo sono ancora di più. Anche l’hummus acquistato nella grande distribuzione contiene troppo sale. Meglio prepararlo in casa abbondando di spezie e aromi, non credete?

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Cosa si può fare inoltre per ridurre il consumo di sale?

  • Leggiamo sempre le etichette
  • Scegliamo gli alimenti che ne contengono meno, meglio se a basso contenuto di sale, cioè inferiore a 0.3 grammi per 100 g
  • Riduciamo il sale a tavola preferendo il sale marino integrale, le spezie, le erbe aromatiche
  • Riduciamo gli alimenti trasformati ricchi di sale (snack salati, patatine in sacchetto, alcuni salumi e formaggi, cibi in scatola)

Importante, nel primo anno di vita evitare il sale nelle pappe dei bambini.

 

Avocado: gli usi e le proprietà scientificamente provate

Scritto da : Marta Albè
Fonte: https://www.greenme.it/mangiare/cucina/8011-avocado-proprieta-usi-ricette

avocado-usi-ricette

Diverse ricerche scientifiche hanno voluto verificare le proprietà dell’avocado e i possibili benefici del consumo di questo frutto sulla salute umana. I vantaggi che offre sono legati in particolare alla presenza al suo interno di “grassi buoni”.

Si è visto ad esempio che una dieta a moderato consumo di grassi, in particolare acidi grassi monoinsaturi come appunto quelli contenuti nell’avocado (ma anche nell’olio di oliva) sia in grado di ridurre il colesterolo cattivo. Un’altra ricerca ha invece evidenziato come il consumo di avocado, anche in questo caso grazie alla presenza dei suoi grassi, aumenta l’assorbimento di carotenoidi e probabilmente anche di molti altri nutrienti utili al nostro organismo.

A differenza di quanto si possa pensare la presenza di grassi all’interno di un frutto come l’avocado non significa automaticamente che esso faccia ingrassare, anzi! Uno studio ha visto come il consumo di avocado riesca al contrario a ridurre i depositi di grasso nei tessuti ma anche nel fegato. 

Altra proprietà utile dell’avocado è la sua azione antiaggregante e antitrombotica. A questo proposito una ricerca ha notato come alcune sostanze contenute in questo frutto ne facciano un rimedio naturale nella prevenzione di eventi ischemici.

Altre ricerche hanno voluto valutare l’effetto dei principi nutritivi dell’avocado in relazione alla glicemia e al diabete. In questo caso però l’effetto positivo sui livelli di glicemia nel sangue si è visto utilizzando un estratto di semi di avocado.

L’olio di avocado, invece, si è mostrato utile nel trattamento della psoriasi a placche cronica associato alla vitamina B12 ma anche più in generale questo frutto è benefico per la pelle vista la ricchezza di nutrienti, proteine e sali minerali, così come vitamine A, D ed E. Si rivela dunque un’ottimo idratante per la pelle secca, danneggiata o screpolata. Uno studio ha valutato proprio la capacità rigenerativa nei confronti di piccole ferite dell’olio di avocado.

Alcuni nutrienti presenti nell’avocado potrebbero infine essere delle potenziali molecole terapeutiche nel trattamento del cancro al seno.  C’è bisogno però di maggiori ricerche in proposito dato che quella a cui si fa riferimento è stata al momento condotta solo su animali. Non era comunque la prima volta che si associava l’avocado alla prevenzione o trattamento di alcuni tipi di cancro, un altro studio aveva ad esempio valutato le potenzialità di questo frutto nell’inibire la crescita di cellule tumorali nel cancro alla prostata.

Ricapitolando, i benefici scientificamente provati dell’avocado sono:

• Riduce il colesterolo cattivo

• Aumenta l’assorbimento di carotenoidi e altri nutrienti utili

Riduce i depositi di grasso

• Ha azione antiaggregante e antitrombotica

• Tiene a bada la glicemia nel sangue

• L’olio di avocado è attivo contro la psoriasi a placche

• Aiuta la guarigione della pelle

• Ha doti antitumorali ancora da approfondire

Come scegliere l’avocado

Prima di acquistare un avocado è bene fare attenzione ad alcuni particolari per evitare di prendere un frutto troppo maturo o al contrario troppo acerbo e dunque inutilizzabile.

L’avocado maturo al punto giusto ha la buccia verde scuro priva di ammaccature o punti che tendono al marrone. Ma questo non basta per valutare la sua maturazione, è necessario infatti anche toccarlo. Un avocado pronto per essere mangiato ha una consistenza leggermente morbida, il dito però non deve sprofondare in questo caso infatti si tratta di una maturazione già troppo avanzata (non buttate comunque via un avocado troppo maturo, si può utilizzare benissimo per i trattamenti di bellezza che vi proponiamo qui sotto).

Si può fare poi la prova del picciolo che si stacca facilmente se l’avocado è maturo, tende invece a fare resistenza in caso il frutto sia ancora in parte acerbo. Nel buchino che si forma in cima si può notare poi una polpa che tende al marrone se l’avocado è molto maturo, verde o giallo chiaro se è acerbo e un giallo più deciso se invece è a giusta maturazione. (Questa prova si può fare ovviamente solo con i frutti che si hanno in casa).

Se avete acquistato un avocado ancora acerbo, per favorirne la maturazione potete metterlo vicino a delle mele.

Dove comprare l’avocado

L’avocado si trova disponibile ormai in tutti i supermercati, alimentari e negozi esotici. Anche gli shop biologici hanno spesso disponibile questo frutto. Nella maggior parte dei casi l’avocado arriva da molto lontano e non si tratta quindi di un frutto a km 0, fortunatamente però è da qualche anno che viene coltivato anche nel Sud Italia, cercate quindi il più possibile di acquistare frutta italiana e biologica per voi e per l’ambiente.

Leggi anche: L’AVOCADO? ARRIVA QUELLO BIOLOGICO, ETICO E KM ZERO PRODOTTO IN ITALIA 

Per acquistare avocado biologico potete ad esempio partecipare ad un Gas, gruppo di acquisto solidale, in modo da ammortizzare i costi della spesa e avere sempre frutta e verdura biologica e di stagione.

5 trattamenti di bellezza

1) Maschera per capelli

La polpa dell’avocado è ricca di vitamine, della cui presenza possono beneficiare anche i nostri capelli. L’applicazione di una maschera all’avocado permette di ottenere capelli più morbidi, lucidi e lisci e di tenere a bada l’effetto crespo. La maschera completamente naturale che vi proponiamo dovrà essere applicata sui capelli prima del normale shampoo. Per realizzarla vi basterà frullare la polpa di mezzo avocado con due cucchiai di olio d’oliva o di olio di jojoba. Stendete la maschera sui capelli umidi, indossate una cuffia da doccia e avvolgete eventualmente con un asciugamano. La maschera dovrà essere lasciata agire per almeno 20 minuti prima di passare al lavaggio.

2) Maschera per il viso

La vitamina E contenuta nella polpa di avocado aiuterà a prevenire i segni del tempo dovuti all’azione dei radicali liberi sulle cellule del vostro viso. Per ottenere una maschera efficace vi basterà frullare una piccola quantità di polpa di avocado con un cucchiaino di olio di jojoba o di rosa mosqueta. Applicate sulla pelle del viso asciutta e senza trucco e lasciate agire per un quarto d’ora. Quindi risciacquate con acqua tiepida.

3) Trattamento idratante

Per ottenere un trattamento idratante per il viso o per il corpo, massaggiate la vostra pelle strofinando su di essa la parte interna della buccia dell’avocado. Gli oli della polpa rimasta su di essa potranno in questo modo raggiungere la vostra pelle. Lasciateli agire almeno per una decina di minuti prima di passare alla consueta detergenza.

4) Scrub esfoliante

Per ottenere uno scrub esfoliante a base di avocato aggiungete alla sua polpa, dopo averla frullata, due cucchiai di farina di avena ed un cucchiaino di succo di limone. Amalgamate il tutto ed utilizzatelo come se si trattasse di uno scrub dall’azione molto delicata, adatto anche per le mani e per il viso. Per ottenere uno scrub dall’azione potenziata, aggiungete anche un cucchiaio di sale fino.

5) Per il cuoio capelluto

Grazie alla polpa di avocado è possibile ottenere un trattamento in grado di agire contro la forfora e di favorire la crescita dei capelli. Mescolate tre cucchiai di polpa di avocado frullata con un cucchiaino di olio di neem, al quale avrete aggiunto poche gocce di olio essenziale di lavanda. Massaggiate questo mix sulla cute prima dello shampoo, preferibilmente a capelli umidi e lasciate agire per un tempo variabile tra i 15 ed i 30 minuti prima di passare al lavaggio.

5 modi per usare l’avocado in cucina

1) Per sostituire il burro

La polpa di avocado può essere utilizzata nelle preparazioni dolci per sostituire il burro, con l’effetto di ottenere pietanze decisamente più leggere. Se ne avrete l’occasione, provate dunque ad utilizzare questo ingrediente per la preparazione di torte, crostate o biscotti, iniziando facendo in modo che la polpa di avocado frullata venga adoperata per sostituire almeno la metà del quantitativo di burro (o di margarina) indicato nella ricetta che seguirete. La consistenza cremosa dell’avocato ed il suo sapore delicato non vi faranno sentire la mancanza del burro.

2) Insalata di avocado

La polpa di avocado può essere tagliata a cubetti ed aggiunta per arricchire le vostre fresche insalate estive. Esse potranno ad esempio comprendere la presenza di lattuga, rucola, olive verdi e nere, mais, zucchine e carote affettate a julienne. Un insalata di questo tipo può essere condita con olio extravergine d’oliva e succo d’arancia o di limone.

3) Salsa guacamole

La salsa guacamole è una delle principali preparazioni tradizionali in cui l’avocado viene utilizzato e rappresenta l’ingrediente predominante. Una delle tante varianti per la preparazione della salsa guacamole prevede di schiacciare con una forchetta la polpa di un avocado, o di frullarla, aggiungendo il succo di mezzo limone. Ad essa andranno aggiunti sale e pepe, qualche spicchio d’aglio, della cipolla tritata ed un pizzico di peperoncino fresco o essiccato. La salsa dovrà essere lasciata riposare in frigorifero per 30 minuti prima di servirla, accompagnata da pane casereccio o tortillas.

4) Avocado ripieni

Ecco una ricetta per un piatto fresco ed estivo perfetto per variare il vostro menù. Dividete il vostro avocado in due parti, estraete il nocciolo e scavate una parte della polpa. Quindi mescolate la polpa con alcuni cucchiai di panna vegetale, zucchine crude tagliate a cubetti, olive spezzettate, pangrattato e noci tritate. Riempite con il mix di ingredienti le vostre fette di avocado e conservate in frigorifero fino al momento di servire. Salate e pepate a piacere.

5) Zuppa fredda di avocado

Per preparare una zuppa fredda di avocado vi servirà la polpa di tre avocado maturi. Essa dovrà essere frullata con un bicchiere di brodo di verdure, che avrete lasciato raffreddare in precedenza, due cucchiai di panna vegetale, e sale fino. La zuppa potrà essere guarnita con semi di cumino o di finocchio e accompagnata da crostini di pane. Potrete aumentare o diminuire la quantità di brodo a seconda della densità desiderata.

I geni della calvizie

Scritto da: Andrea Sperelli
Fonte: http://www.italiasalute.it/copertina.asp?Articolo_ID=8651

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Keywords | calvizie, capelli, geni,

Se siete calvi è colpa di vostra madre. E non è una questione di stress indotto dal carattere materno troppo invasivo, ma un fenomeno di carattere genetico. Lo afferma una ricerca dell’Università di Edimburgo pubblicata su Plos Genetics che ha rivelato la presenza di ben 287 geni associabili alla perdita dei capelli.
L’aspetto interessante è che tutti i geni si trovano sul cromosoma X, quello che si eredita appunto dalle mamme.
I ricercatori, guidati dall’italiano Riccardo Morioni, hanno spiegato di aver individuato una formula in grado di predire la calvizie in un soggetto.
«Anche se – aggiunge Morioni – è troppo presto per avere un test del sangue efficacemente predittivo. Ma la strada è ora spianata».
Lo studio è stato realizzato su un totale di 52mila uomini di mezza età e oltre. Di questi, 16.700 non mostravano alcuna perdita di capelli, 12mila avevano cominciato a perderli, in 14mila la caduta era stata moderata, mentre altri 9.800 erano già in una condizione di calvizie.
I soggetti che mostravano il numero più basso dei 279 geni legati alla calvizie erano anche quelli con le perdite inferiori. Soltanto il 14 per cento dei soggetti di questo gruppo mostrava infatti una calvizie incipiente, mentre il 39 per cento mostrava una chioma ancora integra.
Nel gruppo dei soggetti con la più alta quota di geni specifici alterati, ben il 60 per cento aveva già detto addio ai propri capelli. «La calvizie maschile colpisce l’80% degli uomini entro gli 80 anni di età, e spesso non è riconducibile a quanto osservato nei padri», concludono i ricercatori.

Infezioni in ospedale? Uccidono più degli incidenti stradali

Fonte: http://www.informasalus.it/it/articoli/infezioni-ospedale-incidenti-stradali.php

infezioni ospedale

Ogni anno le infezioni ospedaliere causano più morti degli incidenti stradali.

Ogni anno le infezioni ospedaliere causano più morti degli incidenti stradali. È quanto emerso durante l’evento “L’innovazione tecnologica contro le infezioni chirurgiche ospedaliere” nel corso del quale è stata presentata la ricerca condotta da Francesco Saverio Mennini, Research Director Ceis Economic Evaluation and HTA, Università di Roma Tor Vergata. Sono stati presi in considerazione le schede di dimissione ospedaliera (Sdo) nazionali e regionali (con data di dimissione compresa tra il 1 gennaio 2006 ed il 31 dicembre 2014).

In Italia ogni anno gli incidenti stradali causano circa 3.419 morti. Le infezioni ospedaliere sono invece molto più letali, con un numero di vittime che si aggira tra i 4.500 e i 7mila decessi all’anno. Si tratta non solo delle complicazioni più gravi, ma anche delle più frequenti durante la degenza dei pazienti.

Secondo le stime le infezioni vengono contratte da una percentuale di ricoverati tra il cinque e l’otto per cento, con fino a 700mila casi ogni dodici mesi. Si tratta principalmente di infezioni respiratorie e urinarie e, con una frequenza minore, derivanti da ferite dovute a operazioni chirurgiche e sepsi.

Le nuove indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità contenute nelle “Global Guidelines for the Prevention of Surgical Site Infection” sintetizzano in 29 raccomandazioni i comportamenti corretti da tenere prima, durante e dopo un’operazione chirurgica al fine di scongiurare il rischio infezioni ed evitare il propagarsi di batteri pericolosi.

Tra queste, secondo quanto riportato sul portale dell’Oms, le persone che si preparano ad un intervento chirurgico dovrebbero sempre farsi un bagno o una doccia, ma non essere rasati. Gli antibiotici, invece, dovrebbero essere utilizzati solo per la prevenzione delle infezioni, prima e durante l’operazione, ma non dopo.

Succo di mirtillo: 13 proprietà e benefici

Fonte: http://www.naturopataonline.org/alimentazione/frutta-e-verdura/16230-succo-di-mirtillo-13-proprieta-e-benefici.html

Il succo di mirtillo contiene tutte le proprietà nutrizionali del frutto, è semplice da consumare senza che ne perda le fonti ricche di antiossidanti, vitamine e Sali minerali.

I Mirtilli sono uno dei frutti più amati nel Nord America e diverse sono le sue specie dei mirtilli, sono originari del Nord America. Fino ad oggi, gli Stati Uniti si coltiva ed esporta oltre la metà del consumo globale di mirtilli. (La prossima grande percentuale della produzione mondiale – circa il 30% – appartiene anche al Canada, un paese del Nord America).

I 13 benefici del succo di mirtillo

mirtilli

Considerato un estratto superfood antiossidante, e il succo di mirtillo è uno dei modi migliori per ottenere la massima quantità di sostanze nutritive con il migliore sapore. Questo perché le loro sostanze nutritive – tra cui vitamine, antiossidanti ed enzimi – subiscono danni se esposti a temperature (350 ° F / 175 ° C e superiori) utilizzati nella cottura.

  1. Aiuta a bruciare grassi più in fretta: uno studio compiuto dalla University of Michigan ha evidenziato che il succo di mirtillo può incidere sulla perdita del peso (1). Un test su ratti, a prescindere dal tipo di dieta effettuaata, i ricercatori hanno scoperto che il nostro corpo memorizza l’impatto che i mirtilli hanno sul corpo in relazione all’assorbimento degli zuccheri. Questa ricerca deve ancora procedere su test su uomini, ma esistono altri studi che confutano simili risultati.
  2. Efficace contro diarrea e costipazione: Grazie al contenuto di fibre solubili, il succo di mirtilli promuove la regolarità di corpo. Agisce positivamente in relazione al sistema digestivo, riducendo infiammazioni, grazie alla presenza dei tannini nel succo di mirtillo.
  3. Utile per le infezioni del tratto urinario: Frutti di bosco come mirtilli e mirtilli rossi, sono molto utili per alleviare e prevenire le infezioni del tratto urinario grazie ai suoi principi attivi. Tale beneficio è sempre dovuto ai tannini, composti che impediscono ai batteri Escherichia coli di attaccarsi alla parete della vescica e del tratto urinario (3).
    In tal caso però è bene non eccedere nel consumo di succo di mirtillo perché ricco di zuccheri e potrebbe peggiorare la situazione.
  1. Proteggono dal cancro ovarico: uno dei fitonutrienti presenti nel succo di mirtilli è un flavonoide chiamato Una straordinaria ricerca scientifica condotta dal Nurses Health Study e durata dal 1984 e il 2002 con ben 60.000 donne coinvolte ha evidenziato che tra queste, coloro che possedevano una dieta più ricca di kaempferol ha avuto una riduzione del 40% del rischio di cancro ovarico.
  2. Rallentare il processo di invecchiamento: Grazie al suo alto numero di antiossidanti, il succo di mirtillo può aiutare a combattere i danni creati radicali liberi, con la conseguente accelerazione del processo d’invecchiamento, anche chiamato Stress ossidativo (5). Sempre in uno studio, i partecipanti hanno consumato il succo di mirtillo in combinazione con succo di mela per quattro settimane. I ricercatori hanno scoperto che il danno ossidativo del DNA, che promuove l’invecchiamento e aumenta il rischio di cancro è stato ridotto del 20%.
  1. Aumenta la performance fisica: dopo un intenso allenamento, i muscoli possono molto spesso risultati stanchi e doloranti, ma questo affaticamento muscolare può essere migliorata con il consumo di succo di mirtillo. I Mirtilli possono aiutare a ridurre l’infiammazione e lo stress ossidativo sui muscoli (6).
  2. Migliora la vista: Gli antiossidanti nei mirtilli possono aiutare nella salute degli occhi, prevenendo danni dei radicali liberi per gli occhi e le conseguenti problemi di visione. Mirtilli sono anche un aiuto per la pressione arteriosa, che è un fattore che contribuisce alla perdita della vista (7).
  3. Ricco di antiossidanti: i mirtilli sono noti per offrire la più alta quantità di antiossidanti, rispetto ad altri frutti. Oltre a combattere i radicali liberi, gli antiossidanti sono stati collegati a un migliore stato di salute (8).
  4. Abbassa la pressione alta: Alcune ricerche hanno correlato il consumo di succo di mirtillo a una riduzione della pressione sanguigna. Dopo otto settimane di consumare 50 grammi di mirtilli al giorno, pazienti ad alto rischio di malattie cardiache sperimentato 4-6% diminuzione della pressione alta (9).
  5. Riduce il deficit cognitivo: I radicali liberi e lo stress ossidativo possono danneggiare il cervello, ma gli antiossidanti contenuti nel succo di mirtillo possono aiutare a combatterli, contribuendo così a migliorare la salute del cervello. Uno studio della durata di sei anni costituito da 16.010 anziani ha trovato che il consumo di mirtilli e fragole ritardate deficit cognitivo di 2,5 anni.
  6. Incrementa la capacità d’apprendimento: sebbene i dati offerti siano ancora nelle fasi iniziali, i ricercatori hanno scoperto che quando introdotti nell’alimentazione delle cavie, i mirtillo migliorano le capacità d’apprendimento e motorie e degli animali, con netti miglioramenti (11).
    Questa scoperta potrebbe essere utile per la ricerca sui benefici per la salute di mirtilli in termini di condizioni legate all’età come il morbo di Alzheimer o la demenza (12).
  7. Influisce positivamente sulla salute del colon: uno studio pubblicato sul Journal of Agricultural and Food Chemistry ha indicato che i composti fenolici presenti nei mirtilli potrebbero inibire la diffusione delle cellule tumorali del colon (13).
  8. Potrebbe influire positivamente contro diverse forme di cancro: mentre provenienti quasi esclusivamente sotto forma di studi di laboratorio su cellule umane o studi su animali di laboratorio, il succo di mirtillo è al centro delle ricerche scientifiche degli ultimi anni, focalizzate sui suoi possibili benefici antitumorali.

Come preparare il succo di mirtillo

Il succo di mirtillo fatto in casa è una di quelle delizie casalinghe a cui noi non dovremmo mai rinunciare, ad ogni occasione. Ma perché comprare una bottiglia di succo di mirtillo quando possiamo prepararlo noi molto facilmente in casa?

Il segreto per un succo di mirtillo ideale è la scelta oculata dei mirtilli, che devono essere solidi e paffuti, senza macchie bianche, che possono indicare la presenza di muffa. Tenete conto però che i mirtilli raggrinziti sarebbero da evitare, essendo già troppo vecchi, sempre per ottenere la massima qualità dal frutto.

Anche se le varietà più piccole posseggono un sapore più ricco, hanno meno della quantità di antiossidanti presenti in quelle più grandi che sono stati coltivati. Inoltre i mirtilli coltivati ​​sono facilmente disponibili durante tutto l’anno

  • In un colino di metallo depositiamo i mirtilli, risciacquiamo i mirtilli a sufficienza per rimuovere eventuali residui di pesticidi, la sporcizia del suolo, insetti, ed anche altri tipi di detriti. Agitiamo a sufficienza il colino durante il risciacquo.
  • In un frullatore o estrattore inseriamo i mirtilli e spremiamoli fino a ottenere un composto omogeneo.
  • Se desiderate bere il succo di mirtillo gelato, specialmente durante una calda estata, invece di aggiungere cubetti di ghiaccio al succo di mirtilli fatta in casa, congelate direttamente del succo di mirtillo da utilizzare, in modo da non diluire con l’acqua il succo stesso.
  •  Indossate guanti quando preparate il succo di mirtillo perché può causare macchie