Archivi categoria: Salute e Benessere

No ai cibi stracotti perchè perdono le loro virtù

Scritto da: Marianese Torrisi,dietista.
Fonte: http://www.italiasalute.it/9982/No-ai-cibi-stracotti-perch%C3%A8-perdono-loro-virt%C3%B9.html

Esistono alcuni semplici accorgimenti per sfruttare al meglio le sostanze presenti negli alimenti, in particolare in quelli vegetali. Intanto dovrebbero essere introdotti nella dieta gradualmente e in quantità sempre più sostenute, in modo tale che l’organismo si abitui ad assimilarli. E, come regola generale, vanno poco cotti: solo in questo modo non si distruggono le vitamine e gli enzimi che rinforzano il sistema immunitario, né si compromettono i sapori. Evitando così di esagerare con i condimenti.
Si consiglia di consumare 6 porzioni al giorno di verdura e frutta: tradotto in grammi, significa 250 g di verdure e ortaggi da cuocere, 100 g di insalate con ortaggi freschi, un frutto grande (arancia o mela) oppure 100 g di frutti medi o piccoli (prugne, ciliegie, fragole).E’ possibile raddoppiare le porzioni per esempio mangiando 2 arance o consumando carote o frutta per spuntino, anziché merendine, crackers o caramelle.
Per coprire le 3-4 porzioni prescritte di legumi e cereali, si può scegliere per esempio tra 60 g di pane integrale, 40 g di fiocchi d’avena, 80 g di pasta o riso integrale, 60 g di polenta di semola, 100 g di chicchi di mais freschi, 100-120 g di legumi freschi o surgelati, 35-50 g se secchi.
Spesso per motivi di lavoro si è obbligati a mangiare in mense aziendali, bar e ristoranti dove è molto difficile trovare i cibi proposti dalla nostra dieta.
In mensa conviene scegliere un primo di legumi e un’insalata mista con rucola, pane integrale e frutta fresca.
Al bar ordinate il panino più integrale pregando di farcirlo con pomodoro rosso, una fettina di cipolla e magari una striscia di doppio concentrato di pomodoro. Come bevanda una spremuta fresca di arancia.
A casa bisogna mangiare il più crudo possibile, perché per effetto del calore si perde la vitamina C. Il betacarotene ( presente nelle verdure verdi e arancio) resiste alle brevi cotture al vapore, la carota si gusta cruda. Invece il licopene del pomodoro resiste anche alla cottura, gli anticancro di cereali e legumi non temono il calore.

Calvizie, perché i capelli cadono e cosa si può fare

Fonte: http://www.italiasalute.it/copertina.asp?Articolo_ID=10858

Un colpo di spazzola davanti allo specchio e l’amara sorpresa. Due, tre capelli se ne sono andati, insieme probabilmente a un pezzetto della nostra autostima.
Ma perché la caduta dei capelli è così frequente, tanto da portare spesso a una condizione di conclamata calvizie?
Innanzitutto, è bene sapere che ogni capello percorre un ciclo vitale ben definito e diviso in tre fasi: la prima di crescita, la seconda di riposo e la terza caratterizzata dalla caduta. È quindi del tutto normale che i capelli cadano. In alcuni (tanti) casi, però, il numero di capelli caduti durante il giorno diventa significativo. Perché?
Per vari fattori, fra i quali il sesso a cui si appartiene è il più evidente: le donne, infatti, beneficiano in questo caso di un vantaggio rispetto agli uomini che, nell’80% dei casi, sperimenteranno nel corso della vita il fenomeno dell’alopecia.
Altri fattori influenzano la caduta:

– la stagionalità: come noto, in primavera e soprattutto in autunno i capelli tendono a cadere in misura maggiore;
– il lavaggio e l’acconciatura: lavare e pettinare i capelli possono sembrare attività del tutto normali, ma il nostro cuoio capelluto non le apprezza granché, soffrendone gli effetti traumatici che facilitano il distacco dei capelli;
– le condizioni di salute: alcune malattie e il conseguente utilizzo dei farmaci aumentano il rischio di caduta dei capelli. L’esempio più noto in questo senso è il cancro.
– ragioni genetiche: molto semplicemente, ci sono soggetti maggiormente predisposti alla calvizie rispetto ad altri. Di questo devono “ringraziare” il Dna paterno o materno.
– la densità dei capelli: paradossalmente, più capelli si hanno in gioventù, maggiore sarà la caduta.

Secondo una recente ricerca, inoltre, la responsabilità della caduta dei capelli andrebbe attribuita in buona parte a una proteina, la Prostaglandina D2.
Il team dell’Università della Pennsylvania guidato da George Cotsarelis ha scoperto che nelle aree della cute prive di capelli delle persone che soffrono di calvizie la proteina Prostaglandina D2 (PGD2) è presente in percentuali molto più alte del normale. La molecola produrrebbe il suo effetto negativo attraverso l’azione del recettore GPR44. Alcuni farmaci sono già in sperimentazione per tentare di bloccare questo interruttore molecolare, ma in relazione ad altre patologie, come l’asma. In questo caso, i principi attivi potrebbero essere sperimentati in maniera più rapida per cercare una risposta al problema della calvizie.
Esistono in ogni caso diverse forme di calvizie. Quella più comune è nota sotto il nome di alopecia androgenetica (AGA).
L’AGA è una progressiva miniaturizzazione non cicatriziale del follicolo pilifero con una distribuzione secondo uno schema caratteristico negli uomini e nelle donne. Solitamente nel maschio la gravità della calvizie aumenta con l’età. L’AGA ha un tratto genetico androgeno-dipendente che determina, in base alla progressiva miniaturizzazione dei follicoli dei capelli, un’aumentata densità dei recettori degli androgeni con un aumento dell’attività della 5 alfa-reduttasi di tipo II, pur risultando i livelli di ormoni circolanti nel range della normalità.
L’AGA femminile ad esordio precoce e tardivo è molto probabile che rappresenti un’entità geneticamente distinta.
Da un punto di vista clinico, negli uomini l’AGA colpisce maggiormente la zona fronto-temporale e il vertice secondo il modello della scala di Hamilton-Norwood, mentre nelle donne si ha un assottigliamento diffuso della corona con mantenimento dell’attaccatura frontale. Nella donna inoltre si possono evidenziare essenzialmente 3 forme di perdita di capelli: una diffusa con assottigliamento della corona frontale e attaccatura conservata; un’altra che si mostra con un assottigliamento e ampliamento della parte centrale del cuoio capelluto; una terza forma in cui è presente un diradamento associato a recessione bitemporale.
I sintomi precoci di AGA possono essere il prurito e la tricodinia (dolore al cuoio capelluto); è importante sapere fare una diagnosi differenziale con la carenza di ferro, che spesso determina perdita diffusa di capelli nelle donne, o altre cause quali le infezioni gravi o le disfunzioni tiroidee.
In media, si può stabilire accettabile una perdita giornaliera di capelli variabile fra i 60 e i 100. Nel caso in cui abbiate l’impressione che questo numero sia troppo basso rispetto al vostro caso, è bene rivolgersi immediatamente a un esperto, ovvero il tricologo.
Farsi visitare dal tricologo è fondamentale anche in giovane età, prima che si manifestino i primi segni di diradamento.
Come per ogni malattia o disturbo, anche in questo caso è necessaria la prevenzione. Pertanto, è bene adottare alcune buone abitudini per ridurre al minimo il rischio di calvizie:

– mangiare in maniera equilibrata, evitando le diete drastiche;
– non fumare ed evitare quanto più possibile anche il fumo passivo;
– proteggere i capelli dal sole e dalle lampade abbronzanti.

Sono tanti i rimedi proposti per eliminare la calvizie o per ridurne la portata. Fra i prodotti di prima linea, va presa in considerazione la vasta gamma offerta da Bioscalin, che copre ogni esigenza, dagli integratori allo shampoo fino alle fiale anticaduta.
Quando il problema è più marcato, ci si rivolge invece a farmaci che inducono una stimolazione del processo di produzione pilifera o si basano sull’inibizione di determinati enzimi. Nei casi in cui la caratteristica fondamentale è rappresentata dall’irreversibilità della condizione, l’unica opzione possibile rimane il trapianto di capelli.
Negli ultimi anni sembra affacciarsi anche una nuova possibilità terapeutica rappresentata dall’utilizzo delle cellule staminali. Un team di ricercatori francesi ha scoperto che il problema è dato dalla condizione “dormiente” dei follicoli, che può essere superata appunto dall’uso delle staminali.
Nello specifico, gli scienziati hanno individuato due riserve di cellule staminali che spingono i follicoli a creare nuovi capelli: la prima si trova sulla superficie epidermica, la seconda negli strati inferiori, in profondità.
Queste ultime cellule – denominate CD34+ – vivono in un ambiente poco ossigenato, il che consente loro di mantenersi in buona salute. I ricercatori ipotizzano che chi soffre di calvizie accusi infatti un’alterazione dei livelli di ossigenazione di queste cellule staminali.

Obesità e sindrome metabolica: mangiare velocemente aumenta il rischio

Fonte: http://www.informasalus.it/it/articoli/obesita-sindrome-metabolica-mangiare.php

Mangiare lentamente riduce le probabilità di diventare obesi o di sviluppare la sindrome metabolica: mangiare velocemente, infatti, può provocare fluttuazioni nel livello di zucchero nel sangue, che possono portare all’insulino-resistenza, nota anche come sindrome metabolica, ovvero ad una combinazione di disturbi che moltiplicano il rischio di malattie cardiache, diabete e ictus.

È quanto emerge da uno studio giapponese, condotto da ricercatori dell’Università di Hiroshima. La ricerca ha coinvolto 642 uomini e 441 donne, con un’età media di 51 anni e nessuno dei quali aveva la sindrome metabolica al momento dell’arruolamento nella ricerca nel 2008. I partecipanti sono stati seguiti per cinque anni e suddivisi in tre categorie, in base alle loro abitudini nel mangiare: veloce, normale, lento.

Dopo cinque anni, la percentuale di sindrome metabolica tra coloro che mangiano velocemente è stata dell’11,6%, contro il 6,5% di coloro che mangiano a velocità normale e il 2,3% di quelli che lo fanno lentamente.

Pubblicata dalla rivista Circulation dell’American Heart Association, la ricerca suggerisce inoltre che mangiare velocemente è legato ad aumento di peso, allargamento del girovita e aumento della glicemia. Ciò avviene perché mangiando lentamente e masticando di più, il cervello riceve segnali di sazietà e pertanto è più probabile che si smetta prima di mangiare, rispetto a chi lo fa velocemente.

 

Lo zafferano può aiutare in caso di Alzheimer

Scritto da: Andrea Piccoli
Fonte: http://www.italiasalute.it/copertina.asp?Articolo_ID=14179

Le sostanze naturali spesso riservano sorprese e proprietà benefiche inaspettate. È il caso anche dello zafferano, una spezia che secondo uno studio dell’Irccs Santa Lucia di Roma avrebbe un effetto positivo in caso di morbo di Alzheimer.
L’estratto della spezia “favorisce la degradazione della proteina beta-amiloide, la proteina tossica principale indiziata di causare la malattia di Alzheimer, almeno nel nostro studio condotto su cellule di pazienti in provetta”, spiega Antonio Orlacchio, direttore del Laboratorio di Neurogenetica del Centro europeo di ricerca sul cervello (Cerc) del Santa Lucia e professore di Genetica medica all’Università di Perugia.
Orlacchio, prima firma dello studio apparso sul Journal of the Neurological Sciences, precisa: “Questo tipo di studio, effettuato per ora a livello cellulare, potrebbe essere alla base di nuovi farmaci mirati contro questa malattia che colpisce nel mondo una persona ogni tre secondi. L’estratto è risultato in grado di attivare uno specifico enzima degradativo, catepsina B, rendendolo più efficiente”.
Studi precedenti avevano segnalato il potenziale neuroprotettivo della spezia, che contiene antiossidanti e molecole bioattive come le crocine e le crocetine. Lo studio ha coinvolto 22 pazienti, uomini e donne, affetti da Alzheimer, ai quali è stata somministrata trans-crocetina.
La sostanza si è rivelata in grado di potenziare l’attività fisiologica di degradazione della proteina beta-amiloide grazie all’attività di un enzima di degradazione cellulare chiamato catepsina B.
“Il tutto – continua Orlacchio – senza che a livello cellulare sia emersa alcuna forma di tossicità. I nostri dati suggeriscono che dallo zafferano si potrebbe dunque ricavare un farmaco anti-Alzheimer. Il prossimo step sarà quello di allargare lo studio a livello cellulare prima di passare, spero a breve, a un trial clinico sull’uomo. Un lavoro sui pazienti, per verificare l’effetto di questo approccio. Naturalmente occorrerà evitare anche i possibili effetti collaterali, ma i risultati visti a livello laboratoristico ci fanno ben sperare. Si tratta di un filone che viene esplorato anche negli Usa”, conclude il ricercatore.

La gelosia abita nel cervello

Scritto da: Andrea Sperelli
Fonte: http://www.italiasalute.it/267/La-gelosia-abita-nel-cervello.html

La gelosia è anche una questione fisiologica. Uno studio del California National Primate Research ha scoperto le caratteristiche specifiche dell’attività cerebrale associata al fenomeno della gelosia.
Per farlo, i ricercatori hanno studiato le scimmie Titi, che come noi fanno parte di quegli animali caratterizzati da legami monogami e permanenti.
«Hanno atteggiamenti ed emozioni che riconosciamo come vicine a come ci sentiamo noi», afferma Karen Bales, scienziata che ha condotto lo studio insieme a Nicole Maninger.
«L’idea alla base di tutto questo è che dobbiamo capire come funziona normalmente la neurobiologia del legame sociale, prima di capire cosa succede in situazioni in cui questo è compromesso. Ad esempio, nei disordini come l’autismo o la schizofrenia».
Gli scienziati hanno simulato una condizione di gelosia nei primati maschi, separandoli dalle compagne, messe vicino a un altro maschio sconosciuto. I ricercatori hanno quindi filmato il comportamento delle scimmie per 30 minuti.
Gli animali coinvolti nella sperimentazione hanno mostrato segni endocrini di stress sociale, in particolare un aumento dei livelli di testosterone e cortisolo. Le scansioni cerebrali del cervello dei maschi “abbandonati”, inoltre, mostravano una maggiore attività della corteccia cingolata, zona del cervello legata all’esclusione sociale negli esseri umani. I medici hanno notato anche un’attività aumentata nel septum laterale, area associata al comportamento aggressivo.
Secondo Bales, tuttavia, la gelosia non è del tutto negativa, almeno fra gli animali: «Cercare di tenere il tuo partner lontano da un rivale dal punto di vista evoluzionistico è un sistema per preservare la relazione».

Meraviglia: come recuperare e ritrovare dentro di sé la capacità di stupirsi

Scritto da: Anna Maria Cebrelli
Fonte: https://www.greenme.it/vivere/mente-emozioni/25546-meraviglia-arte-stupirsi

La capacità di meravigliarsi, di sostare nella meraviglia è un’arte che possiamo recuperare. Un libro spiega come farlo, tra filosofia e immaginazione, per vivere più pienamente.

Abbiamo perso il senso della meraviglia. Sì, è vero, qualcosa ancora ogni tanto ci sorprende ma quasi mai lasciamo che ci tocchi, che scenda dentro per incontrarci e aprirci, e sentire e risentire. Più spesso, quasi sempre, se accade – il sussulto di meraviglia –, ci si ferma all’estetica e, quando possibile, si ferma con uno scatto, di una macchina fotografica o di un cellulare, pronti alla successiva condivisione. E allora ecco il wow! La faccina-meraviglia-sorpresa di Facebook o del social di turno, elargita da amici e affini. Finito lì, e via.

Che sia un pecca, e insieme un vero peccato, è certo. Perché la sensazione autentica, non superficiale, di meraviglia ci consente di entrare – per qualche istante magico – in uno stato di particolare connessione con il Tutto. Scrisse Darwin, a proposito di una sua esperienza in una foresta brasiliana:

“È impossibile dare un’idea adeguata della profondità dei sensi di meraviglia, di stupore e di devozione che si impadroniscono del nostro spirito e lo elevano”.

Goethe, nel 1829, affermò che “la cosa più alta a cui l’uomo può arrivare è la meraviglia..”: chissà se è davvero proprio così ma – sicuramente – la meraviglia è un trampolino indispensabile per una vita capace di assaporare tutto, di guardare ogni cosa con l’occhio innocente che non dà mai nulla per scontato e dunque sa vedere; con cuore e testa consapevoli.

Se a qualcuno sembrasse difficile, niente paura: è un’arte che si può imparare o, meglio, ritrovare dentro di sè. Per chi volesse farlo sarà utile un piccolo libro dal titolo esplicativo: “Lezioni di meraviglia – Viaggi tra filosofia e immaginazione” di Andrea Colamedici e Maura Gancitano. Edito dalle Edizioni Tlon e Macro, avvicina, con un linguaggio chiaro e piacevole, alle grandi scoperte della filosofia e sollecita visioni, riflessioni. Informa sugli effetti dello “spirito del tempo” (che ci spinge alla velocità, allo scatto-post-via, alle meditazioni di mezz’ora o quindici minuti che consentono di vivere più tranquillamente nella frenesia dei ritmi odierni, nella pianificazione delle mille cose e nell’ottimizzazione produttiva del tempo) e spiega perché solo nello “spirito del profondo” possiamo ritrovare la meraviglia: la nostra e quella distribuita tutto intorno a noi.

Tre sono le avvertenze, da seguire:

  1. La prima: non servono stati alterati che ti facciano sballare e/o sradicare dalla realtà; “la meraviglia – spiegano gli autori del libro – ha bisogno di un lavoro di radicamento, di un’attenzione nei confronti delle piccolissime cose. E’ un radar interno, non qualcosa da farsi somministrare”.
  2. La seconda: è utile una certa disciplina o – anche – la stessa fiducia e dedizione e impegno richiesti dalle direttive date dal maestro Miyagi al giovane Daniel (“metti la cera, togli la cera, senza scordarti di respirare”) nel film The Karate Kid.
  3. La terza: è necessaria una certa disponibilità all’incertezza, a sostare anche su quanto non piace, a non cercare solo quello che rassicura e conforta e consola.

Alla fine i risultati si vedono. La meraviglia e l’incanto negli occhi consentono – come osservò Pablo Neruda – di leggere la favola che c’è dentro ogni cosa; di “amare la vita contemporaneamente da dentro e da fuori, reggendone il peso e la leggerezza: guardare la vastità del mondo e la sua inesistenza, la pienezza e la vacuità”. E sentirne, fino in fondo, la profonda Bellezza.

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WOW THERAPY, come portare la meraviglia nella propria vita

Sempre più mense scolastiche puntano su biologico, km 0 e filiera corta

Scritto da: Marta Valota
Fonte: http://www.terranuova.it/News/Alimentazione-naturale/Sempre-piu-mense-scolastiche-puntano-su-biologico-km-0-e-filiera-corta

Anche se ancora a macchia di leopardo, in Italia cominciano a essere numerose le mense scolastiche che puntano su prodotti biologici, a chilometro zero e a filiera corta. Uno dei Comuni che più di recente si è mosso in questa direzione è quello di Castelsaraceno (Potenza), dove le mense ora sono ecosostenibili, con prodotti gastronomici autoctoni e solidali con chi, sul fronte della produzione, ha deciso di puntare sul proprio territorio nel rispetto della natura.

Il Comune lucano di Castelsaraceno, in provincia di Potenza, ha riconfermato con un atto d’indirizzo per il 2017-2018 “Naturalmensa”, il servizio di refezione scolastica con prodotti bio a chilometro zero e filiera corta già sperimentato a novembre 2016 (erogando 9117 pasti) e strutturato dalla cooperativa sociale Cosmos.Un segnale che, insieme a numerosi altri analoghi, indica che qualcosa sul tema dell’alimentazione sta cambiando positivamente.Questo caso si inserisce infatti all’interno di un puzzle di esperienze che, seppur ancora parziale, riguarda diversi Comuni italiani come quello di Bologna (Emilia Romagna), Arzachena (Sardegna), Castelfidardo (Marche), Saronno, (Lombardia), Portogruaro (Veneto), Sarzana (Liguria), realtà diverse ma con il comune denominatore di dare una svolta alla refezione scolastica non solo ampliando le possibilità di scelta tra i menù, ma anche puntando sulla qualità e l’equilibrio alimentare. 

Oggi in Italia lo stimolo a ripensare i menù delle mense scolastiche viene da più fronti: dalle famiglie, ai medici, agli insegnanti fino ad arrivare alle istituzioni che, come nel caso di Castelsaraceno, vogliono creare sinergie positive tra chi riceve il servizio, chi produce le materie prime e chi si occupa della distribuzione.Alla base c’è un’idea di condivisione attraverso la promozione del consumo critico offrendo informazioni dettagliate sul cibo che finisce nelle mense scolastiche valorizzando il capitale umano, la sapienza, la provenienza degli alimenti e preoccupandosi quindi della genuinità non solo dei prodotti ma anche dell’intera filiera che di sano deve avere anche i meccanismi contrattuali di produzione, lavorazione e distribuzione.La ricerca di equilibrio nei pasti proposti a scuola diventa così il trampolino di lancio per la diffusione di una vera e propria cultura alimentare.Ne è un esempio il fatto che il Comune lucano abbia deciso di impreziosire di senso il servizio di refezione scolastica proponendo alcuni laboratori di educazione alimentare per le classi e aprendo sportelli di consulenza gratuita con la biologa nutrizionista Antonella Cirigliano a disposizione di bambini, ragazzi e delle rispettive famiglie. L’obiettivo è di educare ma soprattutto far partecipare la comunita’ ad una riflessione sull’agricoltura sociale, sugli stili di vita salutari, sulla tutela dell’ambiente fino ad arrivare al turismo responsabile e alla valorizzazione delle tradizioni gastronomiche locali.Partire dai più giovani e dalle loro tavole e’ una scommessa sul futuro e non sempre la strada e’ in discesa. Durante la prima sperimentazione del progetto nel 2016, i più piccoli hanno avuto all’inizio qualche difficoltà ad abituarsi a certi sapori soprattutto a quelli delle verdure. Un dato reale e preoccupante secondo l’epidemiologo Franco Berrino, tra i fondatori del coordinamento nazionale Cambiamo la mensa, che in un recente incontro organizzato dall’associazione La grande via, ha ricordato che il 97% dei nostri bambini beve bevande zuccherate e assume tre volte le proteine di cui avrebbe bisogno a discapito di cereali e verdure.Riabituare il gusto dei più giovani a sapori naturali, biologici, legati alla propria terra e alla ciclicità delle stagioni e’ quindi un investimento in termini di salute e benessere psicofisico e di rispetto del territorio in cui si vive.Alimentazione, salute e ambiente sono per il comune di Castelsaraceno necessariamente collegati ed è anche per questo che Naturalmensa ha deciso di coinvolgere nel suo progetto partner autorevoli come Uisp, Conprobio e Slowfood. Un partenariato che dovrà essere rafforzato con il coinvolgimento, nei prossimi mesi, del dipartimento Politiche agricole e forestali della Regione Basilicata e dei Parchi nazionali del Pollino e dell’Appennino Lucano Val d’Agri-Lagonegrese.  Ultimo ma non da meno, questainterconnessione di aspetti presi in considerazione dal progetto valorizza e sostiene le realtà produttive locali.L’idea è di creare una localizzazione che ambisce ad indirizzare lo sviluppo di Castelsaraceno nel solco delle sue radici e delle vocazioni agro-silvo-pastorali del suo territorio garantendo, al contempo, un servizio pubblico all’avanguardia. Perché di questo si tratta visto che alle famiglie non sono richieste spese aggiuntive e i costi del progetto sono stati inseriti nel bilancio comunale.

 

Ordine dei Medici di Roma: “Nessuna vaccinazione senza il consenso dei genitori”

Fonte: http://www.informasalus.it/it/articoli/nessuna-vaccinazione-consenso-genitori.php

“Nessuna vaccinazione senza il consenso dei genitori”. Così si è espresso il presidente dell’Omceo (Ordine dei Medici di Roma) Roma, Giuseppe Lavra, in merito ad una richiesta di parere da parte di un dirigente medico responsabile di uno dei centri vaccinali territoriali di una Asl della Capitale.

Il medico chiedeva come si dovesse comportare qualora i genitori di un minore si rifiutino di firmare il consenso informato, adducendo come motivazione che essendo obbligati per legge non intendono esprimere il proprio consenso.

Il Presidente dell’Ordine, Giuseppe Lavra, rispondendo all’interessata e a agli altri colleghi, ha precisato che “il principio del consenso informato – nel caso di minori, espresso dai genitori – è un principio cardine per l’espletamento di qualsiasi attivita’ sanitaria”. Infatti, la Corte Costituzionale ha già affermato che “il consenso informato, quale espressione della consapevole adesione al trattamento sanitario proposto dal medico” deve considerarsi “principio fondamentale in materia di tutela alla salute”, trovando “fondamento negli artt.2, 13 e 32 della Costituzione” (Corte Cost. sent. 43/2008).

“Da tutto ciò – si legge ancora della comunicazione dell’OMCeO – deriva che un atto sanitario posto in essere in assenza di consenso può integrare un illecito civile, penale e deontologico”.

“Il D.L. 73/2017 prevede che il genitore che non adempia venga dapprima indirizzato alla ASL competente e poi, in caso di perdurante diniego, condannato al pagamento di una sanzione pecuniaria. In altre parole, nel caso in cui immotivatamente il genitore si rifiuti di sottoporre il proprio figlio a vaccinazione (non portandolo al centro vaccinale o non prestando il proprio consenso, ipotesi queste assimilabili al quesito posto), l’ordinamento non prevede di imporre coattivamente la vaccinazione, bensì di sanzionare il comportamento a livello amministrativo.

In sostanza, l’obbligatorieta’ della vaccinazione non appare come alcuna deroga al principio per cui il medico debba raccoglierne il consenso prima di procedere alla vaccinazione, dopo aver escluso che possano esservi circostanze ostative alla vaccinazione e dopo aver opportunamente informato. Nessuna vaccinazione, pertanto, senza il consenso dei genitori”.

Sesso, la prima volta dipende dai geni

Scritto da: Andrea Piccoli
Fonte: http://www.italiasalute.it/13874/pag2/Sesso-prima-volta-dipende-dai-geni.html

La scelta del momento giusto per la prima volta è influenzata anche dai geni. A sostenerlo sono i ricercatori dell’Università di Cambridge, che hanno pubblicato su Nature Genetics i dettagli di un’analisi sull’argomento.
Oltre ai condizionamenti ambientali, quindi, il primo rapporto sessuale sembra deciso anche dall’attività di 38 specifiche varianti genetiche. I geni in questione influenzerebbero il comportamento sessuale e riproduttivo, soprattutto in riferimento all’inizio della pubertà, all’età del primo rapporto sessuale e a quella del primo concepimento.
Non è ancora chiaro con quali meccanismi queste varianti contribuiscano a determinare i comportamenti sessuali e riproduttivi, ma si tratta in ogni caso di geni legati all’attività del cervello e allo sviluppo neurale.
«Un esempio è una variante genetica di CADM2, un gene che controlla l’attività cerebrale», hanno spiegato i ricercatori. «Questa variante è stata associata a una personalità incline ad assumere rischi, e anche alla precocità sessuale e a un numero maggiore di bambini».
I dati indicano peraltro che l’età media di inizio della pubertà si è abbassata notevolmente nel periodo storico che va dal 1860 al 2010, passando da 16,6 anni a 10,5. Ciò sarebbe legato proprio ad alterazioni specifiche del Dna.

 

Saper Dire di No

Scritto da: Mr. Loto
Fonte: https://www.mr-loto.it/2017/saper-dire-di-no.html

Anche se non sembra, a volte saper dire di no è un puro atto di altruismo.

La sensibilità d’animo è una virtù che permette di comprendere ed aiutare le persone che ci circondano.

Non sempre però, un atteggiamento di comprensione ed accettazione dell’altro è la strada migliore per aiutare chi abbiamo di fronte.

Oggi c’è molta confusione in merito e si finisce con l’accondiscendere a qualunque cosa. Saper dire di no è difficile perché si crede che se vuoi bene a qualcuno devi appoggiare ogni sua scelta. E così si lascia che gli altri sbaglino platealmente, soffrano e cadano di continuo negli stessi errori. Il tutto perché non abbiamo il coraggio di dirgli in faccia ciò che pensiamo.

Saper dire di no è necessario per dimostrare con i fatti che teniamo davvero al benessere di qualcuno.

È infatti chiaro che chi dice di essere dalla tua parte ma poi non ti aiuta non ti vuole davvero bene. Se a parer nostro un amico sbaglia è necessario farglielo notare. Non bisogna saper dire di no per esprimere un semplice giudizio ma per aiutare a capire e superare il problema. Perché appoggiare qualcuno nell’errore e nella sofferenza che da questo deriva è inutile. Non è amore, non è amicizia.

Saper Dire di No per Difendere i Valori che Contano

In quest’epoca di grande confusione, il male troppo spesso viene camuffato da bene, ma resta comunque un male.

Per questo è importante difendere i valori che contano con fermezza, soprattutto con le persone che amiamo. Se vuoi davvero bene a qualcuno ti preoccupi per lui e per il suo benessere emotivo, lo preservi dalla sofferenza.

Se vuoi davvero bene a qualcuno poni il suo benessere davanti ad ogni cosa, anche se questo comporta un allontanamento o un litigio. Perché saper dire di no a volte comporta delle discussioni e dei malumori che però sono necessari. Saper dire di no può significare voltare le spalle a qualcuno, nella speranza di fargli capire che sta sbagliando.

Perché appoggiare qualcuno che sbaglia, restargli accanto, spesso non significa volergli bene ma fregarsene. Molti infatti sono inconsapevoli di ciò che fanno ed hanno bisogno di qualcuno che li aiuti a valutare le proprie scelte.

Del resto non è sempre facile vedere in quello che può renderci momentaneamente felici l’automatica condanna ad una futura sofferenza.

In un mondo che incita alla “mente aperta”, sempre più spesso diventiamo schiavi dei nostri errori senza nemmeno rendercene conto. Un vero amico ci riporta sulla strada del buon senso.

Saper dire di no può essere un puro atto d’amore.

Lettura consigliata: Se mi vuoi bene dimmi di no di Giuliana Ukmar