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Il cielo di maggio: la luna sarà la protagonista insieme alle stelle cadenti

Scritto da: Roberta De Carolis
Fonte: http://www.nextme.it/scienza/universo/sistema-solare/9547-cielo-maggio-2017-luna-eta-aquaridi

cielo di maggio 2017
Nella primavera ormai inoltrata, il cielo si tinge di Luna. Facile romanticismo, ma supportato da numerosi eventi astronomici legati al nostro satellite, che, dopo aver dominato aprile, mese in cui è noto come Luna Rosa, entrerà in congiunzione con quasi tutti i pianeti visibili del Sistema Solare.

Maggio segnerà anche il ritorno di Saturno, Nettuno e Plutone, ma soprattutto sarà particolarmente favorevole per l’osservazione delle meteore eta Aquaridi. Le altre stelle cadenti tipiche del mese saranno invece oscurate ancora dalla Luna, che in questo mese è effettivamente la “prima donna del cielo”.

Prepariamoci dunque ad ammirare il cielo di maggio.

Pianeti

Trionfa Venere, che sarà sempre  in alto rispetto all’orizzonte, quindi più visibile, circa due ore prima dell’alba. Il pianeta attraverserà gran parte della costellazione dei Pesci, con una escursione di poche ore, l’11 maggio, nella Balena.

Non sarà da meno Giove, che a Sud sarà inconfondibile, essendo l’astro più luminoso per quasi tutta la notte, e finalmente potremo rivedere (con il telescopio) Saturno, che nei primi giorni del mese sorgerà prima della mezzanotte, e a fine mese già intorno alle 22:30 sarà visibile basso sull’orizzonte orientale.

Tanto lontani ma a maggio più visibili, Nettuno e Plutone non saranno più “oscuri” e, con adeguate strumentazioni, si mostreranno agli appassionati del cielo, rispettivamente all’apparire delle prime luci dell’alba e nella seconda parte della notte.

Congiunzioni

Sempre la Luna protagonista. Il nostro satellite infatti entrerà in congiunzione il 7 maggio con Giove nella costellazione della Vergine, dove si riconosce la stella Spica, in un suggestivo “quadretto a tre”. Anche Saturno, tornato visibile, avrà il piacere di incontrare la Luna, che lo bacerà nella tarda serata del 13 del mese, nella costellazione del Sagittario, molto vicino al limite con l’Ofiuco.

Il 22 mattina, prima dell’alba, osserveremo inoltre Venere in congiunzione con la falce di Luna calante, nella costellazione dei Pesci. Più difficile da osservare a causa della scarsa visibilità di Marte, ma non impossibile, la congiunzione del nostro satellite con il Pianeta Rosso, dopo il tramonto del 27 maggio, quando la Luna si troverà nella costellazione di Orione e Marte nel Toro.

Meteore

Praticamente tutte le meteore di maggio sono concentrate nella seconda parte delle notti dei primi 15 giorni del mese. In particolare, avendo avuto il novilunio alla fine di aprile, quest’anno sarà particolarmente favorevole l’osservazione delle eta Aquaridi, che si mostrano soprattutto nella prima settimana.

Il radiante, ovvero il punto da dove sembra che le meteore vengano originate, è posto nella zona più alta dell’Acquario, e sarà attivo per quasi un mese, con un aumento evidente della frequenza dal 3 al 10 maggio e un picco intorno al 5/6 maggio, dalle 2 in poi, proprio quando la Luna volgerà al tramonto.

Correnti minori ma non meno affascinanti saranno le alfa Scorpidi (picco 3 maggio) con le loro caratteristiche stelle cadenti brillanti e colorate, particolarmente favorevoli all’osservazione dopo la mezzanotte.

Meno fortunate a causa del disturbo lunare saranno le eta Ofiuchidi (picco 12 maggio) e le eta Liridi (max 9 maggio), generate dalla cometa 1983 H1 IRAS-Araki-Alcock, che in questi ultimi anni si sono mostrate abbastanza attive.

Mamme allattano sugli alberi per salvare la foresta

Fonte: http://www.salvaleforeste.it/it/deforestazione/4282-mamme-allattano-sugli-alberi-per-salvare-la-foresta.html

Una modifica alla legge ambientale polacca mette a rischio una delle ultime vaste foreste naturali d’Europa. La  “legge di Szyszko”, dal nome del ministro dell’ambiente polacco, permette ai privati di fare piazza pulita dei boschi di loro proprietà, anche in presenza di alberi centenari. La legge, entrata in vigore il primo gennaio scorso, ha già iniziato a causare una devastazione senza precedenti delle foreste polacche, anche se difficile da quantificare, dato che non è più obbligo fioriere alle autorità dei tagli.

“Prima della nuova legge, avremmo ricevuto tra i cinque ei 10 richieste al giorno,” ha riferito il titolare di una ditta di taglio al Guardian. “Ma in gennaio e febbraio le richieste di intervento sono salute a  200 al giorno.”

“Permettono che ogni albero nelle proprietà private possa essere abbattuto, anche se è vecchio 200 anni” ha detto al Guardian Joanna Mazgajska, dell’Accademia Polacca delle Scienzen. “Molti privati cittadini considerano gli alberi come un fastidio. Non riferiscono nulla e abbattono – è barbarie pura.”

A Cracovia, un gruppo di donne si sono unite e hanno iniziato ad allattare i loro neonati, per protesta, sui ceppi degli alberi abbattuti. Ovvio il richiamo al futuro che se ne va…. Il loro nome sono mamme polacche sui ceppi. “Ogni giorno, vado in giro per Cracovia con mio marito e mio figlio e trovo nuovi alberi tagliati”. spiega al Guardian Cecylia Malik, che ha fondato la campagna, che allora si è diffuso in tutto il paese. “Dall’approvazione della nuova legge, ogni giorno, un posto diverso, oramai da 50 giorni.”

Il sindaco della città di  Kielce ha perfino vietato la piantumazione di nuovi alberi perché da considerarsi “una protesta contro il governo”.

Il ministro dell’ambiente Szyszko, ha anche deciso di autorizzare il taglio di consistenti parti dell’antica foresta di Bialowieza, ultimo residuo boschivo primordiale dell’Europa. Per giustificare la decisione ha citato la Genesi, che esorterebbe gli umani a soggiogare la Terra.Il suo terzo progetto è smantellare  di monitoraggio e la protezione dell’ambiente della Polonia, come risulta da una lettera al consiglio die ministri.

Australia: il governo si rimangia l’accordo e abbatte le foreste protette

Fonte: http://www.salvaleforeste.it/it/deforestazione/4273-australia-il-governo-si-rimangia-l-accordo-e-abbatte-le-foreste-protette.html

Nel 2015, dopo un decennio di conflitto ambientale, l’industria forestale, le associazioni ambientaliste e il governo hanno firmato un accordo che assicurava una moratoria sul taglio delle foreste native. Due anni dopo però, il governo si è rimangiato l’accordo, annunciando un piano che permette l’accesso a 356.000 ettari di foresta coperti da moratoria fino al 2020. La legge è stata fortemente opposta, non solo dagli ambientalisti, ma anche dall’industria forestale, la cui associazione ha promesso di vare campagna contro la decisione del governo.
Le foreste della Tasmania sono alcune delle più spettacolari foreste del mondo, e ospitano alcune tra le ultime foreste pluviali dense che risalgono all’epoca dei dinosauri, composte da alberi giganteschi e che ospitano una fauna selvatica unica al mondo. L’unicità e l’importanza della Tasmanian Wilderness sono tali da essere state proclamate nel 1982 patrimonio dell’umanità da parte dell’UNESCO. L’estremo isolamento della Tasmania ha infatti plasmato una biodiversità unica nell’isola, permettendo la sopravvivenza di specie peculiari tra le quali l’eucalipto gigante (Eucalyptus regnans, può raggiungere i 90 metri di altezza), il mirtofaggio (Lophozonia cunninghamii) e il “King Billy” (Athrotaxis selaginoides), una conifera preistorica simile al cipresso,

Filippine, 112 ambientalisti uccisi, ora tocca agli avvocati

Fonte: http://www.salvaleforeste.it/it/blog/2-news-ita/diritti-ambientali/4255-gli-ambientalisti-sono-la-principale-minaccia-alla-libert%C3%A0.html

Mia Manuelita Cumba Masacariñas-Green era un avvocato ambientale. E’ stata assassinata davanti ai suoi 3 bambini il 15 febbraio 2017, mentre tornava a casa a Tagbilaran, Bohol. Mia era membro del consiglio direttivo del Centro di Assistenza Ambientale (ELAC). Mia aveva gestito una serie di cause civili e penali ambientali, lavorando con . Lei è stato lavorato con Alternative Law Groups (ALG). La sua morte porta a 112 il numero di attivisti ambientalisti uccisi nelle Filippine nel corso degli ultimi 15 anni, l’associazione filippina Kalikasan.
Global Witness riporta 88 uccisioni di attivisti ambientali e sindacali nelle Filippine nel giro di cinque anni, tra il 2010 e il 2015. Le aggressioni hanno raggiunto l’apice nel 2015, con 33 omicidi, facendo delle Filippine il secondo paese più pericoloso al mondo per gli attivisti ambientali, subito dietro il Brasile.
Secondo Front Line Defenders, l’anno scorso 281 difensori dei diritti umani sono stati uccisi in 25 paesi, il 49 per cento dei quali difendevano terra, indigeni e ambientali diritti. Front Line Defenders ha rilevato che nella stragrande maggioranza dei casi, le uccisioni sono state precedute da avvertimenti, minacce di morte e intimidazioni che, quando ha riferito alla polizia, sono stati sistematicamente ignorati. Oltre a omicidi, oltre la metà dei casi riportati da Front Line Defenders nel 2016 criminalizzazione interessata, una tattica che chiama l’organizzazione “la prima scelta dei governi per mettere a tacere i difensori e per dissuadere altri.
Parola di Myron Ebell: il movimento ambientalista è “la più grande minaccia per la libertà e la prosperità nel mondo moderno”. Nessuno stupore per una frase del genere, da un uomo pagato dall’industria per combattere le leggi ambientali. Peccato che quest’uomo sia stato messo da Trump a dirigere la transizione dell’agenzia ambientale statunitense.
Myron Ebell, che nega l’esistenza del cambiamento climatico, guida il team di transizione di Trump per l’Environmental Protection Agency (EPA).  Ebell ha anche dichiarato che Trump manterrà la sua promessa di far ritirare gli Stati Uniti dal trattato ONU sul cambiamento climatico.
Trump ha definito il cambiamento climatico una “bufala” e “stronzate”, e ha già sostituito la pagina di cambiamento climatico della Casa Bianca con una politica energetica basata su combustibili fossili, ha resuscitato il controverso oleodotto attraverso i territori indigeni, ha tentato di imbavagliare l’EPA, il Dipartimento di Agricoltura e il Servizio parchi nazionali.Ebell guida il “Competitive Enterprise Institute”, un gruppo di pressione finanziato dal gigante petrolifero ExxonMobil. Il FMI ha calcolato che i combustibili fossili ricevono 10 milioni di dollari in sussidi ogni minuto, mentre le compagnie  petrolifere spendono almeno 100 milioni di dollari l’anno in lobby.

Sorpresa: anche gli alberi vanno a dormire

Scritto da: Anna Lisa Bonfraceschi
Fonte: http://www.repubblica.it/scienze/2016/06/04/news/alberi_vanno_a_dormire-141275037/

IL FAMOSO naturalista Linneo aveva trasformato lo scandire del tempo da parte delle piante in una piccola opera d’arte. Nei suoi instancabili studi di botanica, si era accorto che alcuni fiori sbocciavano a diverse ore del giorno, e aveva sfruttato questa peculiarità per far costruire degli orologi floreali nei giardini dell’Università di Uppsala: diversi fiori disposti in circolo, secondo le ore di schiusa. Anni dopo un’altra star della biologia, Charles Darwin, avrebbe osservato come lo scorrere del tempo lasciasse segni anche sulle piante, parlando di sonno relativamente ai movimenti di steli e foglie durante la notte. Ma davvero le piante hanno un orologio interno? Davvero dormono? Sì, stando almeno ai risultati di uno studio preliminare pubblicato su Frontiers in Plant Science.

In realtà a stupire non è tanto l’adattamento del comportamento degli organismi viventi, piante comprese, al ritmo del giorno e della notte. D’altronde, l’evoluzione ha operato giocando su una serie lunghissima di albe e tramonti. A stupire i ricercatori è stata l’osservazione piuttosto di veri e propri movimenti notturni in due esemplari di betulla – uno in Austria e uno in Finlandia – analizzati con la tecnica del laser scanner, durante notti calme e senza vento, a ridosso dell’equinozio autunnale, così da garantire la stessa illuminazione in entrambi i siti.

Le misurazioni effettuate dal team di Eetu Puttonen del Finnish Geospatial Research Institute, a capo dello studio, mostrano infatti che di notte, i rami e le foglie degli alberi si rilassano, afflosciandosi in maniera visibile nei dati acquisiti dal laser. “L’intero albero si abbassa durante la notte, e questo diventa visibile nel cambio di posizioni nelle foglie e nei rami”, ha spiegato Puttonen: “Non si tratta di grandi cambiamenti, parliamo di appena 10 cm per alberi con un’altezza di 5 metri, ma erano cambiamenti sistematici e apprezzabili dalla precisione dei nostri strumenti”.

In particolare, continuano gli scienziati, i movimenti erano graduali e la posizione più bassa veniva raggiunta un paio d’ore prima dell’alba. All’arrivo del sole, invece, gli alberi riprendevano vigore, come risvegliandosi, ma non è chiaro se a far da sveglia fosse proprio la luce del sole o un orologio interno delle piante. Anche se, scrivono gli scienziati nel paper, il fatto che alcuni rami riprendessero posizione prima dell’arrivo del sole fa propendere per l’ipotesi di un orologio interno. A contribuire a questi movimenti potrebbe essere il fotoperiodismo della pianta o il bilancio idrico,  spiega András Zlinszky del Centre for Ecological Research, Hungarian Academy of Sciences, tra gli autori del paper. “I movimenti della pianta sono sempre strettamente connessi con il bilancio idrico delle singole cellule, che è influenzato dalla disponibilità di luce attraverso la fotosintesi”. Quindi, in sostanza, a dirigere l’orchestra è comunque indirettamente il Sole, attraverso la fotosintesi.

Per capire qualcosa di più sul sonno delle piante serviranno però studi più approfonditi, e che considerino, oltre necessariamente a più esemplari, il comportamento delle piante nel corso di diverse giornate, anche lontano dalla luce naturale. Dove potrebbe portare, praticamente, tutto questo? Per esempio grazie a studi simili potrebbe essere possibile capire meglio i meccanismi con cui gli alberi utilizzano l’acqua durante la giornata, e usare queste informazioni nell’industria del legno o della gomma, dove le preferenze in fatto di contenuto idrico sono diverse: meglio poca nel primo caso e tanta nel secondo.

Un altro leader indigeno e attivista è stato ucciso in Colombia. Mentre la mattanza continua, il governo rifiuta di riconoscere l’esistenza dei paramilitari

Fonte: http://www.salvaleforeste.it/it/popoli-indigeni/4264-un-altro-leader-indigeno-e-attivista-%C3%A8-stato-ucciso-in-colombia-mentre-la-mattanza-continua,-il-governo-rifiuta-di-riconoscere-l-esistenza-dei-paramilitari.html

Yoryanis Isabel Bernal Varela della tribù Wiwa nella Sierra Nevada de Santa Marta, si batteva  per proteggere i diritti degli indigeni e delle donne nella sua comunità. Ma la donna è solo l’ultima vittima di una lunga serie di attacchi contro i leader comunitari, che sono in prima linea per salvare gli indigeni del Sud America. Testimoni oculari hanno riferito che Yoryanis Isabel Bernal Varela era stata minacciata con una pistola da diverse persone in motocicletta che alla fine le hanno sparato alla tes era ta, ha riferito Radio Contagio. I primi sospettati sono i paramilitari, ma una indagine è in corso. Finora, la polizia si è limitata a notare che Yoryanis Isabel Bernal Varela era stata arrestata nel 2004 per le proteste che organizzava.

“Ci hanno portato via un grande leader, e quando questo accade, è una perdita per la nostra cultura, perché non ci sono molte persone col coraggio di affrontare i nostri problemi in pubblico, che è sempre pericoloso”, ha detto capo del consiglio tribale della Arhuaco, Kogi e popoli Wiwa, Jose de los Santos.
popolazioni indigene sono minacciate e intimidazioni”, ha detto il segretario dell’organizzazione Wiwa Golkuche Jose Gregorio Rodríguez poco dopo il suo omicidio il 26 gennaio “Oggi hanno ucciso il nostro compagno e violati i nostri diritti. I nostri altri leader devono essere protetti. ”

Yoryanis Isabel Bernal Varela era un’ attivista in tutti i processi che riguardavano la tribù indigena dei Wiwa, si batteva per i diritti delle donnee cercava sempre il dialogo con la comunità, affinché si trovassero delle soluzioni pacifiche”
Oltre 119 tra attivisti per i diritti umanii e leader indigeni sono stati uccisi in Colombia dal momento in cui il governo ha firmato gli accordi di pace con la guerriglia delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia, FARC. La mattanza ha segnato un’escalation da quando le FARC si sono ritirate, in ottemperanza agli accordi di pace, lasciando campo libero ai paramilitari, che non sono osteggiati dal governo. Anzi, il governo ne nega perfino l’esistenza. “Non esistono paramilitari, e assumere ci siano sarebbe come concedere loro garanzie politiche a coloro che non li meritano”, ha detto il ministro della Difesa Luis Carlos Villegas su RCN Radio una settimana prima dell’omicidio di Bernal Varela. “Ci sono omicidi, ma non sono sistematici. Se lo fossero, io sarei il primo a riconoscerlo”.
Due settimane prima era stato ucciso un altra attivista per la pace, Emilsen Manyoma, una donna afro-colombiana che promuoveva la diffusione delle “Comunità Costruire la Pace”.

Pochi giorni prima, l’attivista dei diritti indigeni Olmedo Pito Garcia,  è stato accoltellato mentre stava tornando a casa. Era inoltre un attivista di Marcha Patriotic, un gruppo  che ha perso 120 membri da quando è stato fondato nel 2012.

Lorenza, paladina del risparmio con una vita “low impact”

Scritto da: Valeria Scopesi
Fonte: http://www.ilcambiamento.it/articoli/lorenza-paladina-del-risparmio-con-una-vita-low-impact

In questi ultimi anni aumentano sempre di più le preoccupazioni riguardo i gravi problemi che stanno portando alla distruzione della nostra terra, quali l’inquinamento, lo spreco, l’aumento dei rifiuti e i cambiamenti climatici dovuti ai gas serra, tanto che già molte persone hanno adottato uno stile di vita diverso in cui il riciclo, l’autoproduzione, la sobrietà e il conseguente risparmio in termini economici ne sono alla base.
È il caso di Lorenza Noto, 34 anni, alessandrina di nascita ma ora residente a Torino, che da sempre cerca di ridurre il proprio impatto ambientale conducendo una vita il più possibile ecologica.
Nella sua famiglia hanno un grande rispetto per l’ambiente con gesti molto semplici come non sprecare l’acqua, riutilizzare la carta e i sacchetti tantissime volte, fare meno immondizia possibile praticando la raccolta differenziata non appena sono apparsi i primi bidoni in città anche facendo molta strada per raggiungerli. Appena diplomata si è trasferita a Torino dove ha continuato questo modo di vivere trovando costantemente nuovi metodi per ottimizzare i suoi consumi e inquinare il meno possibile.

Lorenza, quali sono le tue strategie per risparmiare e salvaguardare l’ambiente?
“Da quando vivo da sola, agisco su più fronti per limitare i miei consumi: ad esempio, il mio frigo viene usato come tale solo nei mesi estivi mentre in inverno diventa una libreria! Ho l’abitudine di fare una piccola spesa ogni due giorni così che i cibi rimangano freschi sul piano della cucina; vivendo in città, considero i negozi e i supermercati il mio grande frigorifero sempre a disposizione, hanno un orario di apertura molto ampio e questo mi consente di non avere l’esigenza di conservare gli alimenti. In ogni caso prediligo l’acquisto diretto dai contadini al mercato quando ho tempo, soprattutto per evitare le confezioni di plastica. Ogni volta che acquisto penso a ciò che dovrò buttare via, per questo se vedo imballati due ortaggi su una vaschetta di plastica preferisco non comprarli e cercare un negozio con prodotti non confezionati e anche per detersivi o riso e pasta mi rivolgo a negozi che consentono di acquistare prodotti sfusi senza confezionamento. Si può acquistare la spesa di una settimana senza affaticarsi portando uno zaino in spalle, il ché riduce anche lo spreco di sacchetti di plastica. Ho un metodo di cottura che prevede il risparmio del gas, al punto di ebollizione dell’acqua spengo il fuoco e permetto che la cottura continui a coperchi della pentola chiusi. Risparmio anche sul riscaldamento degli ambienti, l’anno scorso sono riuscita a non accendere la caldaia nemmeno per un’ora. Credo che il periodo più rigido qui dove vivo si limiti a una sola settimana, generalmente l’ultima di gennaio. L’anno scorso non ho trovato così difficile rinunciare al riscaldamento, per via delle temperature accettabili e non ho nemmeno avuto problemi di umidità: pareti

completamente asciutte e panni stesi asciutti nel giro di due o tre giorni. Per coprirmi uso tute e pile, anche due o tre insieme nei periodi più freddi. Utilizzo molto gli spazi dedicati al pubblico come le biblioteche o le aule studio per socializzare e risparmiare sui bisogni individuali di luce e riscaldamento. Si tratta di luoghi voluti e ottenuti dal comune grazie a volontari e attivisti che si sono impegnati per assicurarci questo servizio quindi frequentiamoli! Tutto ciò aiuta anche ad uscire dall’individualismo a cui spesso la vita ci porta e, personalmente, rinunciare al riscaldamento mi avvicina a comprendere le situazioni di difficoltà in cui si trova la gente, come chi dovrà affrontare una notte in auto per via dei sismi, i senzatetto e le vittime della tratta di prostituzione, e questo mi spinge anche ad occuparmene in modo attivo. Utilizzo i mezzi pubblici e mi sposto molto a piedi, quando non uso per più giorni l’auto, la scollego dalla batteria. Non è mai stato faticoso raggiungere il posto di lavoro in orario, basta partire da casa in tempo e anzi, recupero tantissimo tempo da dedicare all’ascolto di musica o di notizie alla radio durante il tragitto, arrivando a lavoro molto più carica di come sarei potuta arrivare in auto”.Com’è cambiata la tua alimentazione in questi anni e perché?
“Generalmente non mangio pesce, né carne né latticini, ma se ne sentissi l’esigenza li consumerei il giorno stesso dell’acquisto. Non sono vegana ma condivido alcune delle preoccupazioni riguardo alla salute e all’inquinamento che ne deriva dal consumo di carni e pesci e dal consumo di massa di latte e formaggi, oltre che per lo sfruttamento eccessivo di animali da allevamento. Per preservare la mia salute e nutrirmi correttamente, mi piace mangiare verdure crude condite con spezie, consumo quotidianamente mandorle pelate e prediligo alimenti come zuppe di riso integrale e altri cereali, farro, fagioli e lenticchie. Mantengo questa alimentazione da alcuni anni, da quando cioè ho subito un intervento chirurgico. Quello che ho imparato da questa esperienza è che la prevenzione è alla base di tutto e ho scoperto l’incredibile potere curativo degli alimenti, in particolare delle verdure: gli effetti di un concentrato di vitamine fresche sono quasi immediati e da allora non mi sono più ammalata nemmeno di un raffreddore! Questo mi ha permesso di evitare l’uso di farmaci, riducendo l’impatto sull’ambiente, nonché sulla mia persona e sul portafogli.”

Pensi che l’aumento della raccolta differenziata di questi ultimi anni porterà a un cambiamento delle nostre abitudini in direzione di una maggiore consapevolezza per la tutela dell’ambiente e la diminuzione dello spreco?
“Purtroppo devo osservare dei cambiamenti che non sono del tutto positivi: il moltiplicarsi dei bidoni per la differenziata in città, se da un lato ha invitato le persone a smistare i rifiuti, dall’altro non le ha disincentivate a diminuirne la produzione. I bidoni per la plastica in particolare sono stracolmi, e nonostante io creda nel riciclo, non lo vedo intorno a me nella forma predominante che dovrebbe essere. Penso che chi è a capo delle gestioni amministrative del nostro paese debba prendere coscienza dei cambiamenti climatici a cui stiamo andando incontro e debba mettere freno al consumismo esagerato dei nostri tempi. Credo inoltre che le aziende di produzione debbano mettere in atto cambiamenti più ecosostenibili senza necessariamente aspettare l’incentivo da parte del governo o senza doverne essere costretti a causa di una tassa, come può essere una tassa sulla sovrapproduzione o sul superamento di livelli di tossicità prodotti nell’ambiente. Anche noi stessi possiamo fare molto in questo senso perché siamo in grado di capire quanto la nostra auto sia nociva per la nostra città e cosa significhi riempire bidoni di plastica ogni settimana per poi ricomprare altra plastica originale e nuovissima che andrà nel bidone nel tempo di due giorni e così a seguire. Ognuno di noi ha la piena responsabilità dei cambiamenti climatici ed è anche l’unico settore dove ha pieno potere delle proprie scelte.”

 

Enorme palla di fuoco ha illuminato il cielo notturno di Chicago e scatenato il panico tra i cittadini

Fonte: http://www.segnidalcielo.it/enorme-palla-di-fuoco-ha-illuminato-il-cielo-notturno-di-chicago-e-scatenato-il-panico-tra-i-cittadini/

Decine di telecamere di sicurezza e di un gran numero di persone, hanno assistito a un evento che ha avuto luogo a Chicago, Illinois, alle 01:24 il Lunedi 6 Febbraio 2017. Gli abitanti della regione sono stati in grado di testimoniare come una grande palla di fuoco ha illuminato il cielo notturno da sud-ovest a nord-est della città, per poi scomparire in pochi secondi e immergersi  di nuovo nel buio della città.

Questo evento, che è stato anche visto negli stati come il Wisconsin, Minnesota, Indiana, Ohio, Michigan, Iowa, Kansas, Missouri, New York e Ontario (Canada), ha causato un enorme “bailam” all’American Meteor Society, che ha ricevuto nel corso della mattinata di Lunedi, un totale di 230 segnalazioni di testimoni oculari che hanno descritto l’evento come  una palla di fuoco enorme che ha attraversato il cielo e finito in collisione o si è disintegra nei cieli dello stato dell’Illinois.

Risultati immagini per meteor sighting in Wisconsin

È scomparso con un forte boato

I testimoni hanno spiegato che il meteorite ha lasciato dietro una spettacolare scia di luce verde che ha illuminato il cielo notturno di Chicago  per scomparire in pochi secondi con un forte boato. Questo forte boato potrebbe essere la collisione dell’oggetto celeste che si è schiantato sul terreno da qualche parte vicino Chicago. Come spiegato dall’American Meteor Society, questo meteorite era abbastanza grande da poter illuminare parte degli Stati Uniti e potrebbe essere caduto sul lago Michigan.

Risultati immagini per meteor sighting in Wisconsin

La società ha spiegato attraverso un comunicato che  per il momento non è chiaro se il meteorite è andato a finire direttamente nell’acqua  del lago Michigan oppure si sia frammentato nel cielo poco prima di raggiungere la superficie. Tuttavia, il forte boato ha fatto a credere che possa esserci stata una collisione a terra.

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I social network reagiscono al meteorite

Dopo l’evento, i servizi meteorologici dei vari stati che erano in grado di testimoniare il fatto,  ha mostrato diversi video della meteora che ha attraversato i cieli di molti stati americani. I Servizi Meteorologici di Chicago e Milwaukee o il Centro di ricerca sullo Spazio, la Scienza e l’Ingegneria presso l’Università del Wisconsin-Madison,  hanno condiviso prospettive diverse  sulle collisioni di meteoriti. Certamente, come detto dall’American Meteor Society, la palla di fuoco deve essere stata abbastanza da grande da aver perforato l’atmosfera terrestre per abbattersi forse nel lago Michigan. Questo meteorite poteva essere simile a quello caduto a Chelyabinsk in Russia nel Febbraio 2013.  Il meteorite di Chelyabinsk era un piccolo asteroide di 17 metri di lunghezza e pesava circa 10.000 tonnellate, che ha attarversato l’atmosfera della Terra ad una velocità di 15 chilometri al secondo. Per l’American Meteor Society questo oggetto cosmico caduto Lunedi 6 Febbraio 2017, sarebbe uno dei più grandi asteroidi registrati negli ultimi dieci anni.

L’oggetto cosmico non era stato rilevato dalla sorveglianza spaziale, quindi i pericoli dallo spaizo esterno rimangono e il monitoraggio attuale non è sufficiente a far fronte ad una eventuale allerta.

Scoperta gigantesca foresta torbiera nel bacino del Congo

Fonte: http://www.salvaleforeste.it/it/reddd/4251-scoperta-gigantesca-foresta-torbiera-nel-bacino-del-congo.html

Gli scienziati della University of Leeds e dell’University College London hanno scoperto quella che potrebbe essere una delle più grandi  torbiere tropicali del pianeta, nelle remote paludi del Congo. La torbiera potrebbe contenere carbonio pari a i tre anni di di emissioni di combustibili fossili totali in tutto il mondo.

I ricercatori hanno mappato la torbiera “Cuvette Centrale” nel bacino centrale del Congo e hanno scoperto che ricoprono ben 145.500 km quadrati – un’area più estesa dell’Inghilterra. Le paludi potrebbero preservare in 30 miliardi di tonnellate di carbonio la cui esistenza era finora sconosciuta, facendo della regione uno degli ecosistemi più ricchi di carbonio della Terra.

Il team di ricerca britannico-congolese, co-guidato dal Prof Simon Lewis e il dottor Greta Dargie, aveva scoperto le paludi cinque anni fa. La loro ricerca, pubblicata su Nature, combina tre anni di analisi dei dati satellitari e stima che le torbiere del bacino del Congo stoccano quasi il 30% di carbonio torbiere tropicali del pianeta.

“La nostra ricerca dimostra che la torba nel bacino centrale del Congo si estende su una quantità colossale. È 16 volte più vasta della precedente stima ed è un unico grande complesso di entità superiore a qualsiasi altro luogo nei tropicii.

“Abbiamo inoltre trovato 30 miliardi di tonnellate di carbonio che nessuno sapeva esistessero. La torba copre solo il 4% di tutto il bacino del Congo, ma fissa la stessa quantità di carbonio sotto terra di quella immagazzinata dagli alberi al di sopra del suolo, sul restante 96%.

“Queste torbiere detengono quasi il 30% di carbonio torbiere tropicali del mondo, pari a circa 20 anni ‘delle emissioni di combustibili fossili degli Stati Uniti d’America.”

La torba è un terreno umido di origine organica, composto di frammenti di vegetali parzialmente decomposti, ed è comune negli ambienti freddi, come la Russia settentrionale, Scandinavia e Canada. Le torbiere fungono da serbatoi di carbonio. La completa decomposizione della torba è impedita dall’acqua che la ricopre, e che trattiene il carbonio.

Ma se torbiere vengono drenate, sia perché convertite in piantagioni, o semplicemente a causa di una riduzione delle precipitazioni, la torba asciutta ricomincia a decomporsi e a liberare carbonio nell’atmosfera.

La Cina mette al bando il commercio di avorio

Fonte: http://www.salvaleforeste.it/it/biodiversity/4248-la-cina-mette-al-bando-il-commercio-di-avorio.html

La Cina ha finalmente annunciato che entro la fine del 2017 chiuderà il commercio nazionale di avorio: è una svolta storica che segna la fine del più grande mercato legale di avorio e un maggiore impegno della comunità internazione nel combattere il bracconaggio degli elefanti africani. La prima fase prevede che entro il 31 marzo alcuni negozi che commerciano avorio siano chiusi e restituiscano le loro lincenze, mentre entro la fine dell’anno tutto il commercio di avorio in Cina sarà vietato.

Lo Sze Ping, Direttore di WWF-Cina, ha detto “il WWF plaude la decisione della Cina di mettere al bando il commercio di avorio, questo dimostra la determinazione del governo e la volontà di ridurre la domanda, al fine di salvare gli elefanti africani! La chiusura del più grande mercato d’avorio legale è fondamentale per dissuadere le persone in Cina e nel mondo ad acquistarlo e renderà più difficile ai trafficanti la vendita delle loro scorte illegali”

Durante il meeting degli stati parte della Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione (CITES) tenuta lo scorso ottobre in Sud Africa, i delegati hanno adottato una risoluzione in cui chiedevano a tutti i paesi in cui è legale il commercio di avorio di chiudere questi mercati e dare il loro contributo fondamentale alla lotta contro il bracconaggio.

“Ora che tre tra i più grandi mercati d’avorio nel mondo – Cina, Hong Kong Sud Africa e Usa – stanno per chiudere, speriamo che anche gli altri Paesi possano seguire il loro esempio”, ha detto Lo Sze Ping. “Cina e Stati Uniti hanno dimostrato quanto velocemente questi mercati possano essere messi al bando per garantire un futuro agli elefanti africani”.

“Il fatto che nel mondo esista ancora un commercio legale di avorio, spesso giustificato come avorio di antiquariato o proveniente da abbattimenti “legali” di elefanti (in alcuni anni e in alcuni paesi è stato ed è ancora possibile abbattere elefanti) ha sempre creato una drammatica copertura al commercio illegale responsabile della strage di elefanti nel mondo – sottolinea Isabella Pratesi, Direttore Programma di Conservazione WWF Italia – . Solo accurati test del DNA, troppo costosi e comunque quasi mai realizzati, possono distinguere l’avorio legale da quello illegale. L’unica possibilità di salvare gli elefanti è quella di bandire il commercio delle loro zanne in qualunque forma e in qualunque luogo e in qualunque modo. Proprio per questo l’impegno della Cina è un segnale davvero forte e importante