Archivi categoria: Ambiente

Cioccolata amara

Fonte: http://www.salvaleforeste.it/it/deforestazione/4323-cioccolata-amara.html

Qualsiasi cosa è buona se è fatta di cioccolato, ha detto Jo Brand. Ma probabilmente non si riferiva alle motoseghe. E invece il prezzo nascosto del cioccolato è la distruzione di migliaia di ettari di foreste in Africa, interi ecosistemi spazzati via per fare spazio alle coltivazioni dell’industria del cacao, mettendo in pericolo la sopravvivenza di scimpanzé e di elefanti.
Un nuovo rapporto pubblicato da Mighty Earth, “Dark Secret of Chocolate”, (il nero segreto del cioccolato) documenta come in diversi parchi nazionali e in altre aree protette, il 90 per cento delle terre è stato convertito in piantagioni di cacao. In Costa d’Avorio non resta ormai che un 4 per cento del territorio ancora coperto di foreste, mentre la deforestazione avanza ora anche in Ghana.
Un tempo in a Costa d’Avorio vivevano  centinaia di migliaia di elefanti, ora ne restano non più di quattrocento, forse duecento individui. Gli scimpanzé sono ormai stati ricacciati in piccole aree, troppo ristrette per la loro sopravvivenza.
Metà del marcato mondiale del cacao è controllato da tre imprese: Cargill, Olam e Barry Callebaut. Il rapporto evidenzia come il cacao si stia facendo strada con forza all’interno dei parchi nazionali, e di qui, attraverso una rete di  intermediari, finisce nel mercato internazionale
“E’ scioccante come i grandi nomi del cioccolato, come ad esempio Mars, siano legati alla distruzione dei parchi nazionali e delle aree protette”, spiega Etelle Higonnet, di Mighty Earth. “Queste imprese devono intervenire immediatamente per porre fine alla deforestazione una volta per tutte e per rimediare ai danni passati”.
Mentre le foreste dell’Africa occidentale che si avvicinano all’esaurimento, l’industria del cioccolato ha iniziato a portare il suo modello in altre regioni di foresta pluviale come l’Amazzonia Peruviana, il bacino del Congo e le Foreste del Sud-est asiatico.
“Le foreste millenarie del nostro paese erano un paradiso faunistico, erano abitate da scimpanzé, leopardi, ippopotami e elefanti, ma ora sono state abbattute o degradate al punto che sono tutte queste specie sono quasi scomparse Gran parte di questa distruzione è dovuta alla coltivazione del cacao. Il nostro Paese è diventato dipendente da un’industria di cacao che distrugge le foreste e con esse tutti i servizi che le foreste fornivano alla gente. E’ necessario che questa industria diventi sostenibile, rispetti le foreste e sostenga gli sforzi di conservazione del governo “ ha dichiarato Kouamé Soulago Fernand, Segretario della rete ivoriana ROSCIDET.
Mighty ha denunciato lo sviluppo di grossi villaggi di coltivatori di cacao, in alcuni casi composti da decine di migliaia di abitanti, all’interno di aree protette e dei parchi nazionali. E ha scoperto che  i commercianti che acquistano apertamente il cacao grezzo coltivato ​​illegalmente all’interno di queste aree, per poi venderlo alle grandi aziende internazionali produttrici di cioccolato.
In media i coltivatori di cacao in Costa d’Avorio e Ghana sono pagati meno di un euro al giorno e spesso lavorano in condizioni pericolose. Il lavoro minorile è ancora prevalente in tutto il settore, nonostante le promesse di molte imprese del cioccolato per eliminarne la pratica.
La relazione viene in un momento di opportunità unica per l’industria del cioccolato di intraprendere azioni reali per un futuro

Cielo di ottobre: trionfa il triangolo Luna-Giove-Mercurio tra le stelle cadenti

Scritto da: Roberta De Carolis
Fonte: http://www.nextme.it/scienza/universo/9567-cielo-ottobre-triangolo-luna-meteore

luna giov merc20ott h 18.00 copia

Arriva il cielo del pieno autunno, rischio di nuvole, ma anche tante sorprese. Il cielo di ottobre vedrà molte suggestive congiunzioni, ma soprattutto trionferà, se siamo fortunati, con il triangolo Luna – Venere – Marte nelle primi luci dell’alba del giorno 17 e con il triangolo luna-giove-mercurio la notte del 20, che potrebbe essere circondato dallo sciame delle Orionidi.

Sarà Luna piena il 5 del mese, la Luna del Raccolto, così chiamata dai Nativi americani perchè al culmine delle operazioni del raccolto, i contadini potevano lavorare più tardi, la sera, alla luce della Luna piena. Purtroppo oscurerà alcuni sciami di meteore tipici del mese, ma il cielo è comunque ricco di eventi.

E a proposito di Luna, ricordiamo che il 28 del mese si celebrerà la Notte della Luna, giornata dedicata all’osservazione del nostro satellite, da tutto il mondo.

Pianeti

Alle prime luci del mattino, come consuetudine, brillerà Venere, anche se non corso del mese il tempo di osservabilità tenderà a ridursi fino a diventare di circa un’ora e mezza negli ultimi giorni. Gli farà compagnia Marte, praticamente nelle stesse condizioni, con il quale entrerà in congiunzione il giorno 5, nelle prime luci dell’alba.

Giove terminerà la sua osservabilità proprio in questo mese, ma sarà “sostituito” da Saturno, che diventerà quindi l’unico pianeta osservabile ad occhio nudo nel cielo serale. E con un adeguato telescopio, sarà possibile però osservare anche i pianeti lontani Urano, Nettuno e Plutone.

Molto difficile, ma non impossibile, da osservare, per tutto il mese, Mercurio, che formerà però un suggestivo triangolo con Luna e Giove il giorno 20.

Congiunzioni

Protagonista la Luna, che il giorno 8 entrerà in congiunzione con l’ammasso stellare delle Pleiadi, con Venere il 18 e il 24 con Saturno. Ma soprattutto, sarà la regina del triangolo Luna – Venere – Marte nelle primi luci dell’alba del giorno 17 (nella mappa il cielo del 17 del mese, alle 6 circa).

E pochi giorni dopo, nuovo triangolo, Luna-Giove-Mercurio, la sera del 20, quando potrebbe essere vista in cielo qualche stella cadente proveniente dallo sciame delle Orionidi. Un triangolo circondato di meteore, quindi (nella mappa il cielo del 20 del mese, alle 6 circa)

Molto suggestiva, inoltre, la congiunzione Venere – Marte, osservabile all’alba del 5 ottobre. I due pianeti, Venere e Marte, sono molto vicini tra loro, separati da un angolo di circa 1/3 di grado. La congiunzione si verifica nella costellazione del Leone. (vedi mappa)

Meteore

La Luna piena del 5 purtroppo, pur spettacolare, oscurerà due sciami molto noti di ottobre, le Delta Aurigidi (max 4 ottobre) e le Draconidi (max 8 ottobre), quest’ultime forse solo qualche ora dopo il crepuscolo.

Tuttavia, potremo “consolarci” con le Orionidi (max 21/22 ottobre), originate dai residui eiettati nei vecchi passaggi della cometa Halley, che saranno attive in piena assenza della Luna. Saranno ben visibili dopo mezzanotte, quando il radiante sarà più alto sull’orizzonte.

Tra il 18 e il 23 ottobre la Terra nel suo moto incontra zone più o meno dense di meteoroidi cosicchè di anno in anno si osservano variazioni della frequenza, sempre comunque superiore alle 20-30 meteore/h.

Per tutto il mese saranno poi attive le Tauridi, che, anche se il loro numero maggiore si registra in novembre, già in ottobre possono essere piuttosto consistenti, soprattutto verso il 10 ottobre e a fine mese.

Buon cielo!

GRECIA: LE MERAVIGLIOSE SPIAGGE DI SALAMINA INVASE DAL PETROLIO. E’ DISASTRO AMBIENTALE

Scritto da: Francesca Mancuso
Fonte: https://www.greenme.it/informarsi/ambiente/25053-salamina-sversamento-petrolio

salamina01

Fuoriuscita di petrolio in mare in Grecia, davanti alle coste di Salamina. Il disastro ambientale è dovuto all’affondamento di una petroliera, la Aghia Zoni II avvenuto lo scorso sabato al largo dell’isola di Salamina.

La costa che si estende da Kinosoura alla comunità di Selinia è “diventata nera” e le autorità temono altre perdite dalla nave affondata. Molte spiagge che si affacciano nel Golfo Saronico sono state vietate ai bagnanti per scongiurare rischi per la salute pubblica.

La vecchia petroliera, dopo 45 anni di lavoro, ha sversato petrolio in mare destando grande preoccupazione visto che trasportava 2200 tonnellate di olio combustibile e 370 tonnellate di gasolio.

Secondo il sindaco dell’isola, Isidora Papathanasiou si tratta di un enorme disastro ambientale e finanziario:

“Tutta la costa orientale dell’isola è coperta di greggio. L’odore è intenso”.

L’Aghia Zoni II ha imbarcato acqua mentre si trovava ancorata ed è affondata alle 14.45 di sabato. Le due persone a bordo sono state salvate da una nave che si trovava nelle vicinanze e sono state portate a riva, per poi essere soccorse all’ospedale Tzaneio del Pireo.

E quella che era stato considerata una fuoriuscita contenuta si è rivelata un disastro ambientale dopo che il petrolio si è spostato verso le zone costiere residenziali.

Non sono mancate le polemiche. La fuoriuscita è stata sottovalutata, lo sversamento era più grave di quanto stimato e di conseguenza anche le operazioni di pulizia sono state minimizzate. Ad aggravare la situazione anche le correnti marine, che hanno spinto a riva il petrolio.

Ci vorranno ben più dei 20 giorni inizialmente stimati per ripulire tutto. Le operazioni di pulizia dureranno circa 4 mesi. Nel sobborgo di Atene di Glyfada, dove sono state create delle dighe galleggianti per frenare la fuoriuscita, il sindaco Giorgos Papanikolaou ha dichiarato che sono state rimosse 28 tonnellate di carburante da una sola spiaggia.

 

Le immagini delle tartarughe e degli uccelli morti dicono tutto. Ci vorranno anni prima che l’area interessata sia completamente recuperata. A Salamína, il centro più colpito dal disastro, le imprese costiere sono state costrette a chiudere.

Dimitris Karavellas, capo del WWF Grecia, ha spiegato:

“Quello che è chiaro è che questo non è un incidente piccolo. È un crimine ambientale, il peggiore e le autorità sono totalmente impreparate. È molto importante che sia stabilito un precedente, che i responsabili siano ritenuti responsabili, che vengano pagati i danni”.

 

Secondo le associazioni ambientaliste greche il disastro ha evidenziato i pericoli che sottendono alla sfruttamento petrolifero della Grecia:

“Se le autorità non riescono a gestire un incidente relativamente controllato al di fuori del porto più grande del paese, è difficile immaginare cosa accadrebbe con un incidente più grave su una piattaforma petrolifera”, ha detto Karavellas.

LEGGI anche:

Il futuro della Grecia, così come quello dell’Italia, non può e non deve dipendere dal petrolio.

Il tribunale supremo brasiliano riconferma il diritto all terra delle popolazioni indigene

Fonte: http://www.salvaleforeste.it/it/popoli-indigeni/4319-il-tribunale-supremo-brasiliano-riconferma-il-diritto-all-terra-delle-popolazioni-indigene.html

Il tribunale supremo brasiliano ha emesso una sentenza chiave in favore di due tribù indigene, respingendo la richiesta dello stato del Mato Grosso do Sul – e ha ordinato alle autorità di rispettare la demarcazione delle terre. Lo Stato brasiliano infatti, aveva cercato di ottenere un risarcimento di oltre 2 miliardi di dollaro dal governo federale, in seguito alla demarcazione delle terre tradizionali delle tribù Nambikwara e Pareci, a causa dei mancati introiti economici.
“Questo è un passo cruciale per la giustizia e i diritti dei popoli indigeni in Brasile”, ha dichiarato Tonico Benites, leader degli indigeni Guarani. “Ci dà la speranza che ila magistratura proteggerà i nostri diritti, garantiti dalla costituzione e dalle convenzioni internazionali”.

La costituzione del Brasile riconosce agli indigeni il diritto alle loro terre ancestrali. Ma la procura generale aveva raccomandato di non riconoscere come valide le terre ancestrali non occupate dagli indigeni al momento di entrata in vigore della costituzione (il 5 ottobre 1988), anche se gli stessi indigeni ne erano stati scacciati con la forza. Si sarebbe trattato del peggior colpo ai diritti degli indigeni dai tempi della dittatura militare. Il tribunale supremo però ha rigettato questa raccomandazione.

Ma il presidente Temer,screditato da diversi scandali di corruzione, è ora in cerca di sostegno preso la lobby agraria, e ha dichiarato guerra ai diritti degli indigeni alla terra, malgrado siano sanciti dalla costituzione, escogitando la norma della scadenza del 1988, cioè negando la terra agli indigeni che ne erano stati scacciati. La norma praticante spazzerebbe via il 90 per cento delle demarcazioni in via di riconoscimento ufficiale.

I Guarani-Kaiowás occupano solo una piccola parte dei loro territori ancestrali a Mato Grosso do Sul e la loro lotta per riconquistare le terre sottratte si protrae da e decenni ha causato violenti conflitti con gli allevatori e i coltivatori di soia e canna da zucchero.

La scorsa settimana, 48 organizzazioni indigene e gli organismi della società civile hanno firmato una lettera all’alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani e alla Commissione interamericana sui diritti dell’uomo, denunciando le violazioni dopo la visita del 2016 del relatore speciale dell’ONU Victoria Tauli-Corpus, e l’aggressiva regressione nella tutela dei diritti delle persone indigene “.

Nel frattempo, secondo la Commissione Pastorale sulla Terra, negli ultimi anni, in Brasile è enormemente cresciuto il numero degli omicidi legati al conflitto sulla terra, con 37 persone uccise nei primi cinque mesi di quest’anno, otto più degli assassini registrati nello stesso periodo del 2016.

Brasile: gli indigeni Munduruku occupano il cantiere di una diga

Fonte: http://www.salvaleforeste.it/it/popoli-indigeni/4316-brazil%E2%80%99s-indigenous-munduruku-occupy-dam-site-2.html

“La nostra lingua è una, il nostro fiume è uno e il popolo Munduruku è uno”, dicono gli indigeni della regione. Per questo il popolo dei Munduruku ha deciso montare sulle proprie canoe e spingersi a occupare il cantiere della diga idroelettrica di São Manoel, sul fiume Teles Pires. Circa 200 indiani, provenienti da circa 138 villaggi indigeni distribuiti lungo il bacino dei fiumi Tapajós e Teles Pires, hanno partecipato all’occupazione.
Il consorzio edilizio, São Manoel Energia, si è immediatamente rivolto l tribunale, ma il procuratore locale ha richiesto un ritardo della decisione per esplorare una soluzione pacifica.

La decisione di occupare il sito è stata presa in maggio, e i Munduruku hanno distribuito un documento in cui dicono “i nostri luoghi sacri di Karabixexe [le rapide di Sete Quedas, distrutte con la dinamite durante la costruzione delle dighe di Teles Pires e Sao Manoel] e Deku ka’a furono violati e distrutti. Secondo i nostri sciamani, i nostri antenati piangono. I nostri fiumi Teles Pires e Tapajós stanno morendo. I nostri diritti, garantiti dalla Costituzione federale e ottenuti versando molto sangue indigeno, vengono ora nuovamente violati “.

Il Munduruku hanno presentato una serie di richieste: la restituzione delle “urne rubate” – urne sacre che sono state rimosse durante la costruzione della diga di São Manoel – affinché vengano portate in un lugo in cui l’uomo bianco non abbia accesso. Una richiesta che stablirebe un precedente giuridico sul diritto degli indiani alla restituzione delle urne- che secondo la legge brasiliana, sono beni archeologici appartenenti allo Stato, e devono essere destinati ai musei.
Gli indigeni chiedono inoltre un fondo di compensazione, per la creazione di un’università indigena e per la protezione dei restanti siti sacri.

Mentre São Manoel Energia svolge i lavori di costruzione, l’impianto è di proprietà di un consorzio costituito da Eneras do Brasil, posseduto da Fornas, Brasile, e dalla China Three Gorges Corporation, uno dei primi interventi della Cina nei megaprogetti amazzonici.

La dogana di Hong Kong sequestra il più grande carico di avorio della storia

Fonte: http://www.salvaleforeste.it/it/biodiversity/4308-la-dogana-di-hong-kong-sequestra-il-pi%C3%B9-grande-carico-di-avorio-della-storia.html

Il tanto atteso divieto cinese all’importazione di avorio è realtà. Il 4 luglio, i doganieri di Hong Kong hanno sequestrato circa 7,2 tonnellate di zanne di avorio in quello che stimano di essere il più grande sequestro di zanne d’avorio negli ultimi 30 anni. L’avorio è stimato ha un valore di circa 9,2 milioni di dollari.
“Questo sequestro è tragico poiché rappresenta la morti violenta e crudele di centinaia di elefanti, tutto per ottenere le loro zanne d’avorio”, ha commentato Grace Ge Gabriel, del il Fondo Internazionale per il Benessere degli Animali (IFAW)

Gli ispettori doganali hanno scoperto le zanne all’interno di un carico malese dichiarato come “pesce congelato”. Dopo un’inchiesta iniziale, le autorità hanno arrestato il proprietario e due dipendenti di una ditta impresa commerciale di Tuen Mun, Hong Kong.

Secondo le linee guida della CITES, le crisi di avorio su vasta scala, con un traffico di almeno 500 chilogrammi (0,5 tonnellate), puntano alla partecipazione della criminalità organizzata. E questa grande sequestro che va dalla Malesia a Hong Kong mette in evidenza il ruolo dei due paesi come mozziconi di contrabbando di avorio, aggiunse TRAFFIC. La posizione geografica di Hong Kong assieme alle pene relativamente lievi per il traffico di fauna selvatica spiegano il traffico di avorio nel porto cinese.

Nel dicembre dello scorso anno, il governo di Hong Kong ha annunciato un piano a tre fasi per eliminare il commercio domestico d’avorio entro la fine del 2021.

Con quali piante si può creare un microclima perfetto in casa

Scritto da: Nicoletta
Fonte:http://www.soloecologia.it/14062017/quali-piante-si-puo-creare-un-microclima-perfetto-casa/10844

Molti di noi non hanno idea di quanto sia salutare ospitare nelle nostre case delle piante in vaso. Oltre a creare un ambiente gradevole alla vista, i vegetali vivi stabilizzano il tenore di umidità dell’aria e la riforniscono di ossigeno, apportando grandi benefici per tutti, in special modo per i bambini più piccoli e per chi soffre di allergie.

Tra le piante che assorbono l’umidità in eccesso ci sono le seguenti:
* Lo spathiphyllum caratterizzata da lunghe foglie lanceolate alcune delle quali bianche. Il posto ideale in cui tenerla è un bagno a una temperatura intorno ai 18 °C.
* Il mirto, l’arbusto tipico della macchia mediterranea. Oltre a ristabilire il microclima, emette dei fitoncidi (oli essenziali in forma volatile) che uccidono i batteri presenti nell’aria.
* L’alloro o lauro. Essendo una pianta di origine subtropicale, prospera nell’aria umida, in penombra e con annaffiature non troppo fredde. Oltre ad assorbire l’umidità dell’aria può anche ovviamente essere usato per cucinare.
* Il limone, particolarmente gradevole per il profumo che emette durante la fioritura, in ogni stagione emette dalle fogli una gran quantità di sostanze che sterilizzano lo spazio circostante. Deve essere tenuto il più possibile in pieno sole, irrigato regolarmente ma coltivato su substrato secco.

Se invece desiderate umidificare l’aria, allora optate per:
* La sanseviera  che non soltanto rende più umida l’aria, ma produce grande quantità di ossigeno (in rapporto al suo volume) e neutralizza le molecole nocive emesse dai materiali sintetici. Inoltre è molto facile da curare, poiché può essere sistemata in qualsiasi angolo e non richiede irrigazione abbondante.
* Il ficus: è forse la pianta da appartamento più diffusa e a giusta ragione, poiché umidifica l’aria, neutralizza tossine e virus e con le sue larghe foglie trattiene anche molta polvere. Deve essere sistemato in locali spaziosi, possibilmente in penombra.

Bialowieza: fermate le motoseghe

Fonte: http://www.salvaleforeste.it/it/deforestazione/4296-bialowieza-fermate-le-motoseghe.html

E’ una delle ultime foreste millenarie d’Europa, o almeno, una delle ultime rimaste intatte. La foresta di Bialowieza si estende s 300.000 ettari al confine tra la Polonia e la Bielorussia è una delle aree naturali  più importanti dell’Europa. Dal 1979 è anche patrimonio naturale mondiale dell’UNESCO. Un tempo era la riserva di caccia degli zar russi, ma  oggi è abitata sede da 900 bisonti, oltre che da lupi, linci e cervi. Con più di 250 specie di uccelli, 59 mammiferi e oltre 12.000 invertebrati, Bialowieza è uno dei centri europei della biodiversità, e attira turisti provenienti da tutto il mondo.
Malgrado questo immenso patrimonio, il ministero polacco dell’ambiente ha segretamente permesso di abbattere una quantità crescente di legname nella Bialowieza. Il pretesto ufficiale e combattere dei parassiti, ma nel frattempo, il denaro delle imprese del legname fluisce nelle casse del partito di governo.
Da metà maggio gli ambientalisti polacchi stanno organizzato proteste contro il taglio, alcuni di loro si sono incatenati ad alberi e macchine per il prelievo di legname. Ma il ministro dell’ambiente polacco Jan Szyszko non sente ragioni. Solo la pressione internazionale può spingere la Polonia a rinunciare. Il Bruno Manser Fond suggerisce di firmare una petizione per la protezione integrale della foresta primordiale di Bialowieza, la cui intera area dovrebbe essere dichiarata parco nazionale.

Si apre la conferenza Onu sugli oceani, Legambiente presidio italiano a New York

Scritto da: Giorgio Zampetti
Fonte:http://www.greenreport.it/news/economia-ecologica/si-apre-la-conferenza-onu-sugli-oceani-legambiente-presidio-italiano-new-york/

Ieri ha preso il via ufficialmente la conferenza Onu sugli oceani, in programma dal 5 al 9 giugno nel Palazzo di vetro a New York. Un bel banco di prova, dal momento che è la prima volta che si organizza una conferenza di alto livello interamente dedicata ad uno degli Sdg (Sustainable development goals) del programma delle Nazioni unite, coinvolgendo tutti i Paesi dell’Onu, le agenzie delle nazioni unite che operano nei diversi settori e tutti i soggetti che oggi si occupano del mare e degli oceani, della loro tutela e dello sviluppo futuro. E tra queste non poteva mancare di certo Legambiente, da tanti anni impegna su questi temi.

Al centro dell’appuntamento l’Sdg14 (Conserve and sustainably use the oceans, seas and marine resources for sustainable development). Oggi infatti gli oceani e i mari sono quelli che maggiormente subiscono gli effetti negativi dell’inquinamento e delle attività dell’uomo, con ripercussioni non solo ambientali ma anche in termini occupazionali e di sviluppo, e soprattutto dei cambiamenti climatici che stanno mettendo a serio rischio la stessa esistenza di diversi Paesi e popolazioni che dipendono strettamente dall’oceano e dal suo stato di salute. Non a caso la Conferenza è stata aperta da una bellissima cerimonia delle Isole Fiji, co-presidenti con la Svezia dell’appuntamento di questi giorni: si tratta di uno dei Paesi messi a maggior rischio dagli effetti del cambiamento climatico e dell’inquinamento degli oceani. Più volte, negli anni scorsi, il Governo delle Isole Fiji è infatti intervenuto richiamando con forza un’azione decisiva, efficace e immediata per affrontare concretamente questi problemi, i cui effetti sono già oggi evidenti e la conferenza è anche una risposta a questi appelli.

Fin dalle prime battute della plenaria di apertura sono stati richiamati i temi chiave: intervenire con forza sui cambiamenti climatici, facendo seguito agli impegni di Parigi, senza tentennamenti o passi indietro (ogni riferimento è puramente casuale), liberare gli oceani e i mari dalla plastica – oggi praticamente ubiquitaria anche nelle aree più incontaminate del mare e degli oceani, con effetti devastanti su fauna, ecosistemi e produttività del mare – e soprattutto passare dalle parole all’azione, altrimenti si rischia che i processi diventino irreversibili e ogni sforzo comune risulti vano.

La voglia di mettersi in gioco e di non delegare una partita così importante ai soli governi è testimoniata dalle centinaia di realtà che rappresentano la società civile, associazioni, gruppi di azione internazionali e locali, enti di ricerca e università. Tra questi anche Legambiente partecipa attivamente ai lavori, con particolare attenzione ai temi del mar Mediterraneo e del marine litter, i rifiuti dispersi nel mare e lungo le coste.

Siamo convinti infatti che il tema dei rifiuti presenti nell’ambiente marino-costiero assumerà, se già non lo ha fatto, la stessa rilevanza e complessità che hanno i cambiamenti climatici: un problema globale, causato da diversi fattori concomitanti, i cui effetti sono destinati a crescere nei prossimi anni, e per la cui soluzione servono politiche a scala sovranazionale, globale. Solo a titolo esemplificativo, il World economic forum stima che il rapporto in peso tra plastica e pesci nei mari e negli oceani oggi è di 1:1 ed è destinato a diventare di 5:1 al 2050 senza interventi risolutivi e efficaci.

In particolare il mar Mediterraneo è uno dei principali hotspot di biodiversità al mondo ed è gravemente minacciato dal marine litter, che registra concentrazioni tra le più elevate a livello globale. La stesa Unep considera il Mediterraneo tra le sei zone di accumulo con la maggiore concentrazione di rifiuti a scala globale. Le devastanti conseguenze del marine litter impattano non solo sulla biodiversità ma anche sulla catena alimentare e sull’economia, dal settore del turismo alle attività produttive, in primis della pesca. Intervenire sul problema del marine litter del Mediterraneo significa quindi tutelare la biodiversità ma anche salute ed economia di grande e piccola scala.

Legambiente lo ha ribadito, presentando il suo impegno volontario, che l’Onu ha accolto formalmente nei lavori della conferenza stessa, ieri mattina nel corso di una conferenza stampa tenutasi nella media zone del Palazzo di Vetro: un bando ai sacchetti di plastica non compostabili in tutti i Paesi del Mediterraneo da qui al 2020. Ad oggi, su scala mediterranea, il bando delle buste non biodegradabili e compostabili è attivo infatti solo in Italia, Francia e Marocco. Ma soprattutto i numeri ci raccontano l’emergenza legata a questo tipo di rifiuto: oltre 100 miliardi di sacchetti di plastica sono immessi sul mercato europeo ogni anno e lungo le coste del mar Mediterraneo si trovano ancora oggi 25 milioni di sacchetti ogni 1000 km di costa, con danni ingenti all’ecosistema marino e la morte di numerosi animali marini, spesso soffocati dalle buste o dai loro frammenti.

 

Indigeni e ambientalisti a rischio per la protezione delle foreste malesi

Fonte: http://www.salvaleforeste.it/it/popoli-indigeni/4288-indigeni-e-ambientalisti-a-rischio-per-la-protezione-delle-foreste-malesi.html

Nel profondo delle foreste pluviali del Borneo, le comunità indigene e gli ambientalisti cercano di impedire alle compagnie del legno di entrare nella foresta che appartiene al popolo degli Orang Asli. Gli attivisti hanno creato dei blocchi stradali per fermare i camion del legname. Negli ultimi anni l’area di Kelantan ha visto un’impennata del taglio delle foreste, volto alla creazione di nuove piantagioni di alberi.
Benché lo stesso tribunale malese abbia recentemente sentenziato che le foreste in questione appartengono alle comunità indigene Orang Asli, le compagnie del legno non sentono ragioni e inviano la polizia forestale a rimuovere le barricate e ad arrestare gli attivisti. Jules Ong, un cineasta indipendente, ha riferito a Mongabay di essere stato arrestato per aver filmato i forestali che smantellavano un blocco stradale. L’accusa ì di tre anni di galera per accesso non autorizzato alla foresta.
“Le compagnie del legno continuano ad affluire nella zona. Noi vogliamo fermarle. Questa terra è appartenuta a noi per centinaia di anni, dal tempo dei nostri antenati “, ha dichiarato a Mongabay Yussuman Bin Andor, un Temiar del villaggio di Kampong Pos Gob. “Dobbiamo riprendere i blocchi per proteggere le cascate, il fiume e le nostre piante medicinali”, ha aggiunto. “I pesci nel fiume sono tutti finiti, non abbiamo più i pesci. Quindi dobbiamo fermare il taglio come possiamo “. La qualità dell’acqua del fiume è deteriorata dall’erosione del suolo causata dalle operazioni di taglio, e questo minaccia anche le piante medicinali, essenziali alla popolazione.