Archivi categoria: Ambiente

I vichinghi e la foresta che non voleva crescere

Fonte: http://www.salvaleforeste.it/it/blog/6-news-ita/good-news/4354-islanda,-la-foresta-che-non-voleva-crescere.html

Come trovare l’uscita da una foresta islandese? Basta alzarsi in piedi. E’ la vecchia battuta sulle minuscole foreste del paese, che infatti ricoprono appena il 2 per cento della sua superficie nazionale. Ma non è stemre stato così. Quando i primi vichinghi sbarcarono sull’isola la trovarono coperta di foreste. Secondo un’antica prime saga, “a quel tempo, l’Islanda era coperta di boschi, tra le montagne e la riva”. Ma i vichinghi cominciarono prontamente ad abbattere le foreste per fabbricare navi, e a dissodare il suolo per farne campi e pascoli. “Così hanno eliminato il pilastro dall’ecosistema”, spiega al New York Times Gudmundur Halldorsson, ricercatore del Soil Conservation Service island.

E non basta. I vichinghi hanno anche importato pecore nell’isola, che hanno impedito la ricrescita degli alberi “Il pascolo ovino ha impedito la rigenerazione delle betulle dopo il taglio e l’area boschiva ha continuato a ritirarsi”, spiega il Servizio forestale islandese. In passato la scomparsa delle foreste è stata imputata a una specie di la piccola era glaciale, o alle eruzioni vulcaniche, ma la più recente ricerca ha individuato il vero responsabile: l’uomo.
L’Islanda sta ora tentando di ripristinare le foreste on alberi nativi, per fermare l’erosione del suolo, ridurre le tempeste di sabbia e migliorare l’agricoltura e le riserve di acqua potabile. E’ un centinaio di anni che il paese lavora a ripristinare le proprie foreste, ma la crescita lenta causata dal clima gelato certo non aiuta.
Eppure è più facile salvare le foreste a crescita antica che sostituirle, specialmente in un luogo freddo come l’Islanda. Il paese ha lavorato al rimboschimento per più di 100 anni, piantando milioni di alberi di abete rosso, pino e larice non nativi e anche betulle native. L’Islanda ha aggiunto centinaia di migliaia di piantine all’anno per gran parte del 20 ° secolo, raggiungendo 4 milioni ogni anno negli anni ’90 e fino a 6 milioni all’anno nei primi anni 2000. I finanziamenti forestali sono stati drasticamente ridimensionati dopo la crisi finanziaria del 2008-2009, ma l’Islanda ha continuato ad aggiungere fino a 3 milioni di nuovi alberi ogni anno negli ultimi anni.

Questo impegno ha contribuito a salvare alcune delle ultime foreste naturali dell’Islanda, e anche a loro aggiunte, ma è un ritorno lento. La copertura forestale dell’isola è probabilmente scesa al di sotto dell’1 per cento nella metà del ventesimo secolo, e ora le foreste di betulle ora coprono l’1,5 per cento dell’Islanda, mentre le foreste coltivate coprono un altro 0,4 per cento. Il paese non ha fretta e unta di arrivare al 12 per cento entro il 2100.

Ad aiutare la Finlandia ci pensa il cambiamento climatico, che ha reso possibile il rimboschimento di vaste aree sui fianchi delle montagne e nella periferia degli altipiani centrali. Peccato che lo stesso fenomeno sta sciogliendo i ghiacciati, e ha aperto le povere foreste native all’assalto di parassiti.

Omicidio di Berta Cáceres: investigazione indipendente rivela i colpevoli

Fonte: http://www.salvaleforeste.it/it/popoli-indigeni/4348-omicidio-di-berta-c%C3%A1ceres-investigazione-indipendente-rivela-i-colpevoli.html

Chi si nasconde dietro l’omicidio di Berta Cáceres, il leader indigeno che s batteva contro la diga che avrebbe distrutto un’intero bacino fluviale in Honduras? Dopo venti mesi di inconcludenti indagini ufficiale, è un’associazione indipendente a rivelare i mandanti;  il Grupo Asesor Internacional de Personas Expertas (GAIPE), ha raccolto  documenti di pubblico dominio, intercettazioni telefoniche, email e fotografie, provano l’oscura trama che ha portato all’omicidio, la cui pianificazione è iniziata nel novembre 2015. L’impresa che sviluppa la diga di Agua Zarca, DESA, risulta tra i principali mandanti, con la coperta del governo dell’Honduras e il silenzio complice delle banche che finanziavano il progetto.
1. L’impresa: DESA
“Ho investito un sacco di soldi e capitale politico per ottenere questi tre mandati di cattura”. – scriveva nel 2013  un dirigente della DESA, riferendosi ai tentativi di arrestare Berta e altri due attivisti indigeni.
Il progetto della diga di Agua Zarca, approvato dai funzionari honduregni nel 2013, è una mega-diga multimilionaria che minaccia la sopravvivenza della comunità indigena Lenca e la salute del fiume Gualcarque. Berta e la sua organizzazione COPINH (il Consiglio civico delle organizzazioni popolari e indigene dell’Honduras) erano i suoi principali oppositori.
L’indagine del GAIPE ha rivelato che la DESA schierava forze di sicurezza private, sicari assoldati e influenzava le forze dell’ordine per neutralizzare Berta e altri attivisti indigeni che si opponevano alla diga di Agua Zarca.

2. Il governo
“Ho richiesto l’aiuto del commissario … e ha promesso il suo sostegno. Condividerà i dettagli dell’omicidio con me e ha suggerito di rilasciare una dichiarazione di dissociazione dall’evento. “- scrive un dirigente della DESA 14 ore dopo l’omicidio di Berta.
L’inchiesta riporta anche frequenti incontri tra dirigenti e partner DESA, autorità governative dell’Honduras e forze di sicurezza già nel 2012. Questi incontri hanno aperto la porta degli uffici di polizia e dell’esercito ai dirigenti della DESA, per gestire assieme la repressione degli indigeni che si opponevano alla diga di Agua Zarca.
Il Ministero della sicurezza nazionale dell’Honduras ha svolto un duplice ruolo, fornendo protezione al quartier generale del progetto di Agua Zarca e ai suoi dirigenti, e negandola a Berta, anche dopo che aveva ricevuto minacce di morte.

3. Le banche
La DESA non aveva abbastanza fondi per completare la costruzione della diga di Agua Zarca, e si è rivolta a banche come Banca centroamericana per l’integrazione economica, la banca olandese di sviluppo e il Fondo finlandese per la cooperazione industriale (Finnfund). Queste istituzioni hanno chiuso un occhio sulla sua strategia mesa in capo per reprimere Berta e altri attivisti.
Gli attivisti in Honduras ritengono che queste banche abbiano informazioni preziose sull’assassinio di Berta che non hanno ancora reso disponibili agli investigatori.

L’incredibile foresta antartica

Fonte:http://www.salvaleforeste.it/it/biodiversity/4337-l-incredibile-foresta-antartica.html

Un team di geologi ha scoperto i resti di una foresta antica 260 milioni di anni nel cuore dell’Antartide. Questo continente infatti non è sempre stato un deserto di ghiaccio: 260 milioni di anni fa, era ricoperto da lussureggianti e rigogliose foreste, una delle quali è stata appunto rinvenuta dagli scienziati.

I paleoecologi dell’università del Wisconsin-Milwaukee hanno trascorso la scorsa estate scalando le montagne transantartiche dell’Antartide, alla ricerca di fossili dell passato verde e boscoso del continente.

“Conoccevamo già i fossili rinvenuti in Antartide dalla spedizione di Robert Falcon Scott del 1910-12″, spiega Erik Gulbranson, capo squadra del team ricerca paleoecologico. “Ma, la maggior parte dell’Antartide è ancora inesplorata, si ha spesso l’impressione di essere la prima persona a scalare una certa montagna.”
I ricercatori hanno scoperto che gli alberi erano proliferati in Antartide alla fine del periodo Permiano, quando il continente era più caldo e umido di oggi.

All’epoca l’Antartide faceva parte del Gondwana, un supercontinente che attraversava l’emisfero australe e comprendeva l’Australia, il Sud America, l’Africa e l’India.

Ma circa 251 milioni di anni fa, il periodo Permiano finì quando il pianeta passò rapidamente da un clima freddo al caldo umido, provocando un’estinzione di massa che uccise più del 90% delle specie sulla Terra, tra cui le foreste polari. Molti scienziati ora credono che questa estinzione di massa sia stata causata da un massiccio aumento dei gas serra, come il biossido di carbonio e il metano, causate da un’ondata di eruzioni vulcaniche in Siberia.

“Questa foresta è uno spaccato della vita prima dell’estinzione, che può aiutarci a capire cosa ha causato l’evento”, spiega Gulbranson. “Le rilevazioni geologiche ci mostrano l’inizio, la metà e la fine dell’evento del cambiamento climatico”. Con ulteriori studi, possiamo capire meglio come i gas serra e i cambiamenti climatici abbiano influenzato la vita sulla Terra. ”

I geologi sperano anche di avere un’idea di come le specie di piante siano sopravvissute a mesi di luce solare seguiti da mesi di completa oscurità nella regione polare. “Non esiste qualcosa di simile oggi”, ha aggiunto Gulbranson. “Questi alberi dovevano essere in grado di accendere e spegnere i loro cicli di crescita come un interruttore della luce. “Sappiamo che l’interruzione invernale è avvenuta subito, ma non sapevamo quanto fossero attivi durante l’estate e come riuscissero ad andare in letargo”.

Accumulare energia senza perdite, grazie alle nanospugne

Scritto da: Nicoletta
Fonte: http://www.soloecologia.it/28112017/accumulare-energia-senza-perdite-grazie-alle-nanospugne/11135

Esistono molti sistemi per accumulare energia elettrica, ma hanno sempre l’inconveniente di essere affette da successive perdite. Le cose potrebbero cambiare grazie a una nuova scoperta nell’ambito delle nanotecnologie. Le nanospugne o materiali nanoporosi hanno l’aspetto di una pietra pomice, anche se su scala infinitamente più piccola. Sono fornite di minuscoli e numerosissimi pori, ovviamente invisibili a occhio nudo, in condizioni normali sono repellenti all’acqua. Se tuttavia viene applicata una pressione in un contenitore chiuso, mediante una sorta di pistone, l’acqua riesce a penetrare nei pori. Riducendo a zero la pressione, si formano delle bolle di vapore all’interno dei pori, che fanno espandere il contenitore e spingono fuori il pistone, in modo assai simile a quanto con la pompa che si utilizza per gonfiare le ruote della bicicletta. In pratica, i pori funzionano come delle ‘molle’ a livello molecolare. Il sistema cede così tutta l’energia ricevuta per spingere dentro l’acqua, senza alcuna perdita. Inoltre, la densità di energia immagazzinabile è molto alta.

La scoperta è tutta italiana: queste importanti caratteristiche sono infatti state dimostrate mediante simulazioni numeriche con supercomputer da un team di ricercatori dell’università la Sapienza di Roma, i cui resoconti sono stati pubblicati sulla rivista dell’Accademia americana di scienze (Pnas).

L’impiego delle nanospugne come accumulatori di energia può spaziare dall’ambito delle fonti rinnovabili di energia all’ingegneria aerospaziale, nella quale questo tipo di materiali potrebbero anche isolare ottimamente i materiali da trasportare.

UK, guerra alla plastica monouso. Tassa in vista

Scritto da: Corrado Fontana
Fonte:http://www.valori.it/ambiente/uk-guerra-alla-plastica-monouso-tassa-in-vista-19889.html

Piccoli scandali al Parlamento di Sua Maesta britannica dopo che è stato reso noto un consumo di 1400 bicchieri di plastica usa e getta al giorno nelle stanze del dipartimento per l’Ambiente (Environment Department  o Defra). Da qui alla spinta per il varo di una tassa su certi consumi è stato breve.

A lasciare impressionata l’opinione pubblica, del resto, sarebbero stati sia gli oltre 2,5 i milioni di bicchieri usa e getta acquistati per l’uso nel dipartimento negli ultimi cinque anni (quasi 1400 al giorno, appunto) che i quasi 3,9 milioni di tazze monouso del catering della Camera dei Comuni dal 2013. Un andazzo che al Defra prosegue, peraltro, visti i  516 mila bicchierini comprati solo nell’ultimo anno dagli addetti alla ristorazione e ai suoi servizi, mentre ai Comuni si è tentato di porre qualche argine introducendo tazze riutilizzabili: 500 quelle acquista nel 2013, di cui 440 vendute al personale e ai parlamentari, ma solo quattro dal 2015.

Questi dati hanno guadagnato l’interesse generale grazie alla crescente pressione degli ambientalisti britannici ad affrontare il tema dei rifiuti “usa e getta” per un ritorno a sistemi di recupero e riutilizzo dei vuoti, che contribuirebbe a ridurre il quantitativo di plastica disperso negli oceani. Gli stessi dati, precisa «The Telegraph» online, hanno offerto la sponda ad una richiesta dei liberaldemocratici di includere nella prossima legge di bilancio una tassa sulle tazzine monouso per il caffè, che non sarebbero facilmente riciclate.

Una richiesta che si fa forte del successo recente dell’introduzione di 5 pences di tassa sui sacchetti di  plastica, che ha determinato una caduta del loro impiego dell’85% .

Estonia: quella bioraffineria è una minaccia

Fonte: http://www.salvaleforeste.it/it/deforestazione/4333-estonia-quella-bioraffineria-%C3%A8-una-minaccia.html

Un gruppo di associazioni ambientaliste estoni e la rete Environmental Paper Network hanno inviato una lettera all’azienda estone Est-For, riguardo il progetto di una gigantesca cartiera (ma la chiamano “bioraffineria” nel piccolo paese baltico. Se costruita, la biorefinery Est-For produrrà una produzione annua di 700.000 tonnellate di pasta e consuma da 2,5 a 4 milioni di metri cubi di legno all’anno per molti decenni.

Gli ambientalisti mettono in guardia i possibili investitori su un progetto che considerano asini controverso.

• L’impianto sorgerà sul fiume Emajõgi, minacciandone la qualità delle acque e l’intero turismo della regione.

• La cartiera richiederà 3-4 milioni di legname, una quantità che si aggira attorno a un quarto dell’intera produzione del paese: da dove verranno prelevate le fibre aggiuntive? Un ulteriore intensificazione delle sfruttamento delle foreste estoni rischia di danneggiare e ridurre gli stock di carbonio.
• Non è chiaro su quali criteri sarà basata la valutazione dell’impatto ambientale (VIA).
• C’è inoltre il rischio che la normativa ambientali che protegge le foreste sarà indebolita per consentire il rifornimento della cartiera.

Cioccolata amara

Fonte: http://www.salvaleforeste.it/it/deforestazione/4323-cioccolata-amara.html

Qualsiasi cosa è buona se è fatta di cioccolato, ha detto Jo Brand. Ma probabilmente non si riferiva alle motoseghe. E invece il prezzo nascosto del cioccolato è la distruzione di migliaia di ettari di foreste in Africa, interi ecosistemi spazzati via per fare spazio alle coltivazioni dell’industria del cacao, mettendo in pericolo la sopravvivenza di scimpanzé e di elefanti.
Un nuovo rapporto pubblicato da Mighty Earth, “Dark Secret of Chocolate”, (il nero segreto del cioccolato) documenta come in diversi parchi nazionali e in altre aree protette, il 90 per cento delle terre è stato convertito in piantagioni di cacao. In Costa d’Avorio non resta ormai che un 4 per cento del territorio ancora coperto di foreste, mentre la deforestazione avanza ora anche in Ghana.
Un tempo in a Costa d’Avorio vivevano  centinaia di migliaia di elefanti, ora ne restano non più di quattrocento, forse duecento individui. Gli scimpanzé sono ormai stati ricacciati in piccole aree, troppo ristrette per la loro sopravvivenza.
Metà del marcato mondiale del cacao è controllato da tre imprese: Cargill, Olam e Barry Callebaut. Il rapporto evidenzia come il cacao si stia facendo strada con forza all’interno dei parchi nazionali, e di qui, attraverso una rete di  intermediari, finisce nel mercato internazionale
“E’ scioccante come i grandi nomi del cioccolato, come ad esempio Mars, siano legati alla distruzione dei parchi nazionali e delle aree protette”, spiega Etelle Higonnet, di Mighty Earth. “Queste imprese devono intervenire immediatamente per porre fine alla deforestazione una volta per tutte e per rimediare ai danni passati”.
Mentre le foreste dell’Africa occidentale che si avvicinano all’esaurimento, l’industria del cioccolato ha iniziato a portare il suo modello in altre regioni di foresta pluviale come l’Amazzonia Peruviana, il bacino del Congo e le Foreste del Sud-est asiatico.
“Le foreste millenarie del nostro paese erano un paradiso faunistico, erano abitate da scimpanzé, leopardi, ippopotami e elefanti, ma ora sono state abbattute o degradate al punto che sono tutte queste specie sono quasi scomparse Gran parte di questa distruzione è dovuta alla coltivazione del cacao. Il nostro Paese è diventato dipendente da un’industria di cacao che distrugge le foreste e con esse tutti i servizi che le foreste fornivano alla gente. E’ necessario che questa industria diventi sostenibile, rispetti le foreste e sostenga gli sforzi di conservazione del governo “ ha dichiarato Kouamé Soulago Fernand, Segretario della rete ivoriana ROSCIDET.
Mighty ha denunciato lo sviluppo di grossi villaggi di coltivatori di cacao, in alcuni casi composti da decine di migliaia di abitanti, all’interno di aree protette e dei parchi nazionali. E ha scoperto che  i commercianti che acquistano apertamente il cacao grezzo coltivato ​​illegalmente all’interno di queste aree, per poi venderlo alle grandi aziende internazionali produttrici di cioccolato.
In media i coltivatori di cacao in Costa d’Avorio e Ghana sono pagati meno di un euro al giorno e spesso lavorano in condizioni pericolose. Il lavoro minorile è ancora prevalente in tutto il settore, nonostante le promesse di molte imprese del cioccolato per eliminarne la pratica.
La relazione viene in un momento di opportunità unica per l’industria del cioccolato di intraprendere azioni reali per un futuro

Cielo di ottobre: trionfa il triangolo Luna-Giove-Mercurio tra le stelle cadenti

Scritto da: Roberta De Carolis
Fonte: http://www.nextme.it/scienza/universo/9567-cielo-ottobre-triangolo-luna-meteore

luna giov merc20ott h 18.00 copia

Arriva il cielo del pieno autunno, rischio di nuvole, ma anche tante sorprese. Il cielo di ottobre vedrà molte suggestive congiunzioni, ma soprattutto trionferà, se siamo fortunati, con il triangolo Luna – Venere – Marte nelle primi luci dell’alba del giorno 17 e con il triangolo luna-giove-mercurio la notte del 20, che potrebbe essere circondato dallo sciame delle Orionidi.

Sarà Luna piena il 5 del mese, la Luna del Raccolto, così chiamata dai Nativi americani perchè al culmine delle operazioni del raccolto, i contadini potevano lavorare più tardi, la sera, alla luce della Luna piena. Purtroppo oscurerà alcuni sciami di meteore tipici del mese, ma il cielo è comunque ricco di eventi.

E a proposito di Luna, ricordiamo che il 28 del mese si celebrerà la Notte della Luna, giornata dedicata all’osservazione del nostro satellite, da tutto il mondo.

Pianeti

Alle prime luci del mattino, come consuetudine, brillerà Venere, anche se non corso del mese il tempo di osservabilità tenderà a ridursi fino a diventare di circa un’ora e mezza negli ultimi giorni. Gli farà compagnia Marte, praticamente nelle stesse condizioni, con il quale entrerà in congiunzione il giorno 5, nelle prime luci dell’alba.

Giove terminerà la sua osservabilità proprio in questo mese, ma sarà “sostituito” da Saturno, che diventerà quindi l’unico pianeta osservabile ad occhio nudo nel cielo serale. E con un adeguato telescopio, sarà possibile però osservare anche i pianeti lontani Urano, Nettuno e Plutone.

Molto difficile, ma non impossibile, da osservare, per tutto il mese, Mercurio, che formerà però un suggestivo triangolo con Luna e Giove il giorno 20.

Congiunzioni

Protagonista la Luna, che il giorno 8 entrerà in congiunzione con l’ammasso stellare delle Pleiadi, con Venere il 18 e il 24 con Saturno. Ma soprattutto, sarà la regina del triangolo Luna – Venere – Marte nelle primi luci dell’alba del giorno 17 (nella mappa il cielo del 17 del mese, alle 6 circa).

E pochi giorni dopo, nuovo triangolo, Luna-Giove-Mercurio, la sera del 20, quando potrebbe essere vista in cielo qualche stella cadente proveniente dallo sciame delle Orionidi. Un triangolo circondato di meteore, quindi (nella mappa il cielo del 20 del mese, alle 6 circa)

Molto suggestiva, inoltre, la congiunzione Venere – Marte, osservabile all’alba del 5 ottobre. I due pianeti, Venere e Marte, sono molto vicini tra loro, separati da un angolo di circa 1/3 di grado. La congiunzione si verifica nella costellazione del Leone. (vedi mappa)

Meteore

La Luna piena del 5 purtroppo, pur spettacolare, oscurerà due sciami molto noti di ottobre, le Delta Aurigidi (max 4 ottobre) e le Draconidi (max 8 ottobre), quest’ultime forse solo qualche ora dopo il crepuscolo.

Tuttavia, potremo “consolarci” con le Orionidi (max 21/22 ottobre), originate dai residui eiettati nei vecchi passaggi della cometa Halley, che saranno attive in piena assenza della Luna. Saranno ben visibili dopo mezzanotte, quando il radiante sarà più alto sull’orizzonte.

Tra il 18 e il 23 ottobre la Terra nel suo moto incontra zone più o meno dense di meteoroidi cosicchè di anno in anno si osservano variazioni della frequenza, sempre comunque superiore alle 20-30 meteore/h.

Per tutto il mese saranno poi attive le Tauridi, che, anche se il loro numero maggiore si registra in novembre, già in ottobre possono essere piuttosto consistenti, soprattutto verso il 10 ottobre e a fine mese.

Buon cielo!

GRECIA: LE MERAVIGLIOSE SPIAGGE DI SALAMINA INVASE DAL PETROLIO. E’ DISASTRO AMBIENTALE

Scritto da: Francesca Mancuso
Fonte: https://www.greenme.it/informarsi/ambiente/25053-salamina-sversamento-petrolio

salamina01

Fuoriuscita di petrolio in mare in Grecia, davanti alle coste di Salamina. Il disastro ambientale è dovuto all’affondamento di una petroliera, la Aghia Zoni II avvenuto lo scorso sabato al largo dell’isola di Salamina.

La costa che si estende da Kinosoura alla comunità di Selinia è “diventata nera” e le autorità temono altre perdite dalla nave affondata. Molte spiagge che si affacciano nel Golfo Saronico sono state vietate ai bagnanti per scongiurare rischi per la salute pubblica.

La vecchia petroliera, dopo 45 anni di lavoro, ha sversato petrolio in mare destando grande preoccupazione visto che trasportava 2200 tonnellate di olio combustibile e 370 tonnellate di gasolio.

Secondo il sindaco dell’isola, Isidora Papathanasiou si tratta di un enorme disastro ambientale e finanziario:

“Tutta la costa orientale dell’isola è coperta di greggio. L’odore è intenso”.

L’Aghia Zoni II ha imbarcato acqua mentre si trovava ancorata ed è affondata alle 14.45 di sabato. Le due persone a bordo sono state salvate da una nave che si trovava nelle vicinanze e sono state portate a riva, per poi essere soccorse all’ospedale Tzaneio del Pireo.

E quella che era stato considerata una fuoriuscita contenuta si è rivelata un disastro ambientale dopo che il petrolio si è spostato verso le zone costiere residenziali.

Non sono mancate le polemiche. La fuoriuscita è stata sottovalutata, lo sversamento era più grave di quanto stimato e di conseguenza anche le operazioni di pulizia sono state minimizzate. Ad aggravare la situazione anche le correnti marine, che hanno spinto a riva il petrolio.

Ci vorranno ben più dei 20 giorni inizialmente stimati per ripulire tutto. Le operazioni di pulizia dureranno circa 4 mesi. Nel sobborgo di Atene di Glyfada, dove sono state create delle dighe galleggianti per frenare la fuoriuscita, il sindaco Giorgos Papanikolaou ha dichiarato che sono state rimosse 28 tonnellate di carburante da una sola spiaggia.

 

Le immagini delle tartarughe e degli uccelli morti dicono tutto. Ci vorranno anni prima che l’area interessata sia completamente recuperata. A Salamína, il centro più colpito dal disastro, le imprese costiere sono state costrette a chiudere.

Dimitris Karavellas, capo del WWF Grecia, ha spiegato:

“Quello che è chiaro è che questo non è un incidente piccolo. È un crimine ambientale, il peggiore e le autorità sono totalmente impreparate. È molto importante che sia stabilito un precedente, che i responsabili siano ritenuti responsabili, che vengano pagati i danni”.

 

Secondo le associazioni ambientaliste greche il disastro ha evidenziato i pericoli che sottendono alla sfruttamento petrolifero della Grecia:

“Se le autorità non riescono a gestire un incidente relativamente controllato al di fuori del porto più grande del paese, è difficile immaginare cosa accadrebbe con un incidente più grave su una piattaforma petrolifera”, ha detto Karavellas.

LEGGI anche:

Il futuro della Grecia, così come quello dell’Italia, non può e non deve dipendere dal petrolio.

Il tribunale supremo brasiliano riconferma il diritto all terra delle popolazioni indigene

Fonte: http://www.salvaleforeste.it/it/popoli-indigeni/4319-il-tribunale-supremo-brasiliano-riconferma-il-diritto-all-terra-delle-popolazioni-indigene.html

Il tribunale supremo brasiliano ha emesso una sentenza chiave in favore di due tribù indigene, respingendo la richiesta dello stato del Mato Grosso do Sul – e ha ordinato alle autorità di rispettare la demarcazione delle terre. Lo Stato brasiliano infatti, aveva cercato di ottenere un risarcimento di oltre 2 miliardi di dollaro dal governo federale, in seguito alla demarcazione delle terre tradizionali delle tribù Nambikwara e Pareci, a causa dei mancati introiti economici.
“Questo è un passo cruciale per la giustizia e i diritti dei popoli indigeni in Brasile”, ha dichiarato Tonico Benites, leader degli indigeni Guarani. “Ci dà la speranza che ila magistratura proteggerà i nostri diritti, garantiti dalla costituzione e dalle convenzioni internazionali”.

La costituzione del Brasile riconosce agli indigeni il diritto alle loro terre ancestrali. Ma la procura generale aveva raccomandato di non riconoscere come valide le terre ancestrali non occupate dagli indigeni al momento di entrata in vigore della costituzione (il 5 ottobre 1988), anche se gli stessi indigeni ne erano stati scacciati con la forza. Si sarebbe trattato del peggior colpo ai diritti degli indigeni dai tempi della dittatura militare. Il tribunale supremo però ha rigettato questa raccomandazione.

Ma il presidente Temer,screditato da diversi scandali di corruzione, è ora in cerca di sostegno preso la lobby agraria, e ha dichiarato guerra ai diritti degli indigeni alla terra, malgrado siano sanciti dalla costituzione, escogitando la norma della scadenza del 1988, cioè negando la terra agli indigeni che ne erano stati scacciati. La norma praticante spazzerebbe via il 90 per cento delle demarcazioni in via di riconoscimento ufficiale.

I Guarani-Kaiowás occupano solo una piccola parte dei loro territori ancestrali a Mato Grosso do Sul e la loro lotta per riconquistare le terre sottratte si protrae da e decenni ha causato violenti conflitti con gli allevatori e i coltivatori di soia e canna da zucchero.

La scorsa settimana, 48 organizzazioni indigene e gli organismi della società civile hanno firmato una lettera all’alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani e alla Commissione interamericana sui diritti dell’uomo, denunciando le violazioni dopo la visita del 2016 del relatore speciale dell’ONU Victoria Tauli-Corpus, e l’aggressiva regressione nella tutela dei diritti delle persone indigene “.

Nel frattempo, secondo la Commissione Pastorale sulla Terra, negli ultimi anni, in Brasile è enormemente cresciuto il numero degli omicidi legati al conflitto sulla terra, con 37 persone uccise nei primi cinque mesi di quest’anno, otto più degli assassini registrati nello stesso periodo del 2016.