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S. Francesco. Le verità nascoste

Fonte: http://www.gianmarcobragadin.it/

S. Francesco. Le verità nascoste: L'amore per Chiara, i Templari, i Sufi, i Catari. Tutti i misteri di Assisi di [Bragadin, Gian Marco]

Della vita e dell’opera del Santo più amato d’Italia si sa ben poco. La Chiesa ha provveduto a cancellarne ogni traccia, distruggendo e bruciando ogni documento dell’epoca – biografie e immagini – che testimoniasse la vera identità di Francesco, per trasformarlo nell’umile e ubbidiente soldatino di Cristo che conosciamo.

Ma chi era realmente Francesco? Cavaliere Templare, in Terrasanta ha conosciuto i Sufi (è stato ricevuto dal Sultano Al-Malik al-Kàmil) e ha operato –assistito dal suo fedele compagno, frate Elia- per la pace tra le religioni (non è un caso che proprio ai francescani sia affidata la custodia del Santo Sepolcro).

Avendo madre e nonni catari, ha combattuto per difenderli dal massacro ordinato dal Papa. Ed è ai Catari che si è ispirato per la scelta della povertà. Rimasto sempre laico, ha trascorso la propria vita a predicare il Vangelo per le strade e nelle piazze. Con il cuore e con le opere è stato vicino ai nemici della Chiesa, mentre con il suo amore per Chiara, totale e sublime, ha realizzato in Terra l’Unione della Coppia Cosmica – così com’era già avvenuto per Cristo e Maddalena.

Armi a energia diretta. Dalle onde acustiche ai sistemi laser

Fonte: https://www.ibs.it/armi-a-energia-diretta-dalle-libro-fausto-intilla/e/9788854885691

Fausto Intilla

Editore: Aracne
Anno edizione: 2015

Pagine: 128 p. , ill. , Brossura

EAN: 9788854885691

Le armi a energia diretta non appartengono più alla fantascienza, sono ormai una realtà che promette di rivoluzionare la guerra moderna come fece in passato la polvere da sparo nell’era delle armi bianche. Tra non più di dieci anni, le armi a energia diretta cambieranno radicalmente la natura delle guerre in molti scenari geopolitici. I dispositivi saranno di tipo aereo, navale e terrestre. Avranno capacità di ingaggio selettive e istantanee; agiranno contro bersagli multipli con un’autonomia sconosciuta alle armi convenzionali, presentando inoltre costi unitari, rispetto a queste ultime, assai inferiori. In questo volume vengono esposte, con tutti i relativi dettagli tecnici che le contraddistinguono, tutte le tipologie di arma a energia diretta attualmente disponibili presso uno degli eserciti più potenti al mondo: quello degli Stati Uniti d’America. Si partirà quindi dalle armi a radiofrequenza, per arrivare a quelle a onde sonore, passando per le armi laser di ultima generazione: un excursus volutamente scevro da considerazioni etiche o giuridiche sull’utilizzo di queste armi.
Fausto Intilla (6 febbraio 1972), inventore-divulgatore scientifico, è di origine italiana ma vive e lavora in Svizzera (Canton Ticino). Nel campo delle invenzioni il suo nome è legato alla “Struttura ad albero”, una delle più note strutture antisismiche per ponti e viadotti brevettata in Giappone e negli Stati Uniti (si veda: US Patent Office). Nel campo della ricerca sull’interazione tra psiche e materia, Intilla ha collaborato inoltre allo sviluppo di alcune teorie ed esperimenti, con alcuni membri del PEAR (Princeton Engineering Anomalies Research). Le ricerche in questo ambito scientifico, dopo la chiusura dei laboratori del PEAR, si sono trasferite all’ ICRL (International Consciousness Research Laboratories); in questo istituto, da diversi anni a questa parte, le ricerche sono rivolte verso il “Global Consciousness Project”.

Paul Krugman, la crisi e l’euro

Fonte: http://www.marcomessina.it/

 

Una delle voci più autorevoli e ascoltate del panorama mondiale della materia economica è certamente quella del Premio Nobel Paul Krugman. Nel suo libro Fuori da questa crisi, adesso!, Krugman analizza le origini della crisi economico-finanziaria generata dall’isteria indiscriminata dei prestatori di fondi nel mercato dei mutui subprime con uno sguardo rivolto al divario sempre più marcato tra la minoranza abbiente e la massa di disoccupati alle prese con le ristrettezze quotidiane.

Pur non conoscendo abbastanza Krugman dal poter giudicare quest’opera in relazione ad altri suoi precedenti lavori, è evidente come dalla lettura di queste pagine si apprendano concetti chiave della macroeconomia che rendono Fuori da questa crisi, adesso! un libro indispensabile per chiunque fosse interessato a comprendere la natura della crisi economica e tracciare eventuali scenari futuri. In un periodo storico denso di importanti cambiamenti politici e culturali, dettati in larga parte dai trend economici dei paesi coinvolti, è fondamentale capire come una crisi si origina e si sviluppa fino a coinvolgere gli strati più bassi della popolazione. Sebbene la disamina di Krugman si concentri maggiormente sulla situazione economica statunitense da cui ha tratto forza lo tsunami finanziario che ha investito il globo a partire dalla seconda metà degli anni Duemila, la lente dell’autore si sposta presto sui paesi dell’eurozona, strutturalmente impreparati ad assorbire il colpo. La ragione di questa incapacità dei paesi che hanno adottato la moneta unica di reagire allo shock proveniente da oltre oceano, spiega Krugman, risiede principalmente nel mancato rispetto da parte dell’area euro di due principi cardine di una zona valutaria ottimale, ovvero l’integrazione fiscale (trasferimenti di fondi da un’area economicamente più sviluppata verso un’altra che lo è di meno) e la mobilità della manodopera, principio quest’ultimo al centro degli studi dell’economista canadese Robert Mundell. La crisi profonda in cui oggi si trovano diversi paesi europei è dovuta dunque al progetto incompiuto dell’euro, che ha regalato fiducia agli investitori in periodi di vacche grasse, durante i quali da una parte i creditori hanno elargito ingenti somme a favore di stati e privati confidando nella stabilità della moneta, e dall’altra i debitori si sono lasciati ingolosire dai bassi tassi di interesse, fino a quando non si è raggiunto quello che negli ambienti economici è noto come “momento di Minsky”, ovvero quell’attimo in cui Wile E. Coyote guarda verso il basso, si accorge di non avere più terra sotto i piedi e precipita nel vuoto. La grande corsa al debito che ha animato i mercati europei nei primi anni dell’euro è sfociata quindi nella presa di coscienza da parte dei creditori della inesigibilità dei crediti concessi. In quel momento i rubinetti del credito si sono chiusi e si è preteso che gli Stati ripianassero i bilanci disastrati delle banche. E così il debito da privato è divenuto pubblico, con i governi dell’eurozona costretti a praticare austerità fiscale a danno del sistema delle imprese e dei privati cittadini.

Si è innescata dunque una spirale negativa che ha messo in evidenza le falle del sistema europeo a valuta unica, a partire dai tassi d’interesse schizzati alle stelle per quei paesi che non potevano avvalersi di banche centrali come la Federal Reserve, in grado cioè di finanziare il proprio debito creando moneta dal nulla e accreditandola nei conti di riserva delle banche con l’effetto di tranquillizzare gli investitori e calmierare i tassi.

“L’Europa”, conclude Krugman, “non è un aggregato omogeneo. È un insieme di paesi, ognuno dei quali ha il proprio bilancio (c’è pochissima integrazione fiscale) e il proprio mercato del lavoro (la mobilità della manodopera è bassa), ma non la propria moneta. È questo crea una crisi.”.

Tuttavia, come molti sono portati legittimamente a ritenere, Paul Krugman non si schiera contro l’euro, riconoscendo la portata storica del progetto di unione monetaria e constatando il rischio del panico e la conseguente corsa agli sportelli che potrebbe derivare da un ritorno alle monete nazionali. Al contrario, per salvaguardare la moneta unica l’economista di Long Island suggerisce la strada della trasformazione della Bce in “prestatore di ultima istanza” e plaude all’iniziativa di Mario Draghi di concedere prestiti illimitati alle banche in cambio di bond dei paesi europei.

La posizione di Krugman, che non esito a definire di ambiguo equilibrismo, a metà strada tra la critica condivisibile e la cautela possibilista, alimenta in ogni caso il dibattito sul tema pressoché assente all’interno dei canali mediatici principali italiani, ancora fortemente condizionati dalla retorica europeista e dall’ideale della moneta forte che tiene testa alle grandi economie del pianeta. Dogmi, questi, sempre più vacillanti davanti alle evidenze reali di una economia essenzialmente stagnante ed al gruppo sempre più nutrito di intellettuali ed economisti che propongono il superamento della moneta unica.

Luigino e l’uomo (in) nero – Milva Bertoldo

Fonte: http://www.europaedizioni.it/1/luigino_e_l_uomo_in_nero_milva_bertoldo_11081332.html

Luigino e l’uomo (in) nero  - Milva Bertoldo - Europa Edizioni

Titolo: Luigino e l’uomo (in) nero
Autore: Milva Bertoldo
Casa editrice: Europa edizioni
Collana: Edificare Universi

C’è un capanno, vicino al seminario. Padre Giobatta è morto. Lo hanno ritrovato lì, ma nessuno sa chi sia stato ad ucciderlo. Noi lo scopriremo, ma dovremo fare un salto indietro nel tempo lungo qualche anno. Luigino è un ragazzino sveglio e in gamba, uno dei tanti figli di una famiglia numerosa. A differenza dei suoi fratelli, però, lui ha un’intelligenza particolare ed un vero talento per lo studio. In un’epoca che ci sembra lontanissima, ma che appartiene solo ad una manciata di decenni fa, studiare è una cosa costosa e riservata a pochi. Così, quando il dono di Luigino viene notato, la soluzione migliore è farlo continuare a studiare in seminario. Inizia così un’avventura appassionante che rivelerà alcuni lati oscuri che non sfuggiranno alla mente acuta del ragazzo. Presto si scoprirà che tra le tonache si aggira qualcuno che è nero anche nell’anima. Ma si sa… quando è un ragazzino a parlare, la sua voce non viene mai udita.

Milva Bertoldo è impiegata nel settore assicurativo ed è impegnata da anni come rappresentante sindacale per la categoria dei dipendenti di agenzia di assicurazioni in appalto. Luigino e l’uomo (in) nero è la sua prima pubblicazione per Europa Edizioni

Para Bellum

Fonte: http://www.marcomessina.it/2015/03/para-bellum/#more-5307

parabellumagaDa più parti giungono chiari segnali che la Storia che conosciamo è costellata di lacune e false verità. Gli assetti geopolitici di cui oggi vediamo gli effetti sono figli dei due conflitti mondiali scoppiati nel Ventesimo Secolo. È evidente, dunque, come una completa comprensione dei fatti che portarono allo scontro frontale grandi potenze come USA, Gran Bretagna, Germania e Unione Sovietica aiuti anche a capire i rapporti che intercorrono tra l’Europa moderna e gli Stati Uniti d’America, i quali dalla loro parte si sentono legittimati a mettere in atto politiche belligeranti e dichiaramente ostili verso paesi molto lontani dai loro confini, forti del consenso o comunque della non contrarietà degli Stati del vecchio continente.

Degli eventi che hanno caratterizzato il secolo scorso, oggi ci restano una serie di dogmi comunemente riconosciuti che nessuno osa mettere in discussione nei dibattiti pubblici, pena la gogna mediatica o la rovina della carriera. Laddove si cerchi di imporre un punto di vista diverso su talune tesi vi è il tentativo di porre fine al confronto con etichette abusate come “nazista” o “fascista”. Termini, questi, che, come tutti i ‘fatti umani’, per dirla con Giovanni Falcone che così definiva la mafia, hanno avuto una storia fatta di uomini e di idee che non possono essere lasciati all’oblio del tempo né ridotti a strumento di offesa dialettica.

Gherardo Colombo, ex magistrato ai tempi di Mani Pulite, ospite nel programma condotto su La7 da Lilli Gruber OttoeMezzo, mentre tesseva giustamente le lodi del Codice Penale così come redatto durante il Ventennio, si affrettava ad allontanare da sé ogni eventuale accusa di apologia del Fascismo. Il che non è fonte di biasimo del sottoscritto, dal momento che l’antifascismo è un principio cardine su cui si fonda la Costituzione Italiana, ma invero di preoccupazione, perché questa ritrosia nell’affrontare certe tematiche rappresenta un ostacolo al riconoscimento della verità storica. Nella Germania della Merkel questa inibizione nel rivolgere lo sguardo ai fantasmi del passato si estrinseca con la formulazione di leggi liberticide che puniscono chi tenta di mettere in discussione i crimini del Nazismo senza fare distinzioni tra fanatismo e ricerca storica.

È questa la faccia della sconfitta 70 anni dopo la disfatta militare.

Fortunatamente, questo stato di cose presenta delle crepe. Una di queste è sicuramente Para Bellum, un libro pubblicato dalla AGA Editrice che raccoglie due discorsi di Adolf Hitler pronunciati nel ’41 e nel ’39, oltre ad uno scambio epistolare tra il Führer e il presidente USA Franklin Delano Roosevelt. Non ci troviamo quindi di fronte alla rielaborazione personale degli eventi attraverso la lente di uno storico, bensì portiamo indietro le lancette della Storia ritornando alle parole dei suoi protagonisti. Contrariamente a quanto comunemente si è indotti a pensare, Hitler non si configura come colui che accese la miccia della seconda guerra mondiale, unico responsabile di un conflitto che ha causato 71 milioni di morti. Dalle parole del Führer emerge un quadro di tensione internazionale che vedeva la Germania nazista stretta tra l’incudine delle potenze occidentali, USA, Francia e Gran Bretagna, e il martello dell’URSS. Hitler questo lo sapeva benissimo, e, da uomo chiamato alla ricostruzione della Grande Germania, tentò di venire a patti e con la Polonia e con la Russia con proposte di pace e accordi di non belligeranza a cui non si dà la giusta luce nelle narrazioni ufficiali. Quando si dibatte di temi economici, spesso si sente ripetere il mantra dell’inflazione come preludio all’avvento di Hitler. Questo è però un clamoroso falso storico, perchè la vera molla che portò Hitler a salire al potere e restituire alla Germania la sua identità fu il Trattato di Versailles del 1919 con cui le potenze vincitrici della prima guerra mondiale frammentarono il territorio del Regno di Germania lasciando che minoranze tedesche finissero sotto il controllo di potenze straniere mentre il resto della nazione soffriva la fame sotto il peso di una crisi economica causata principalmente dalle ingenti spese di riparazione imposte dai vincitori. E fu questa situazione a indurre Hitler a fare qualcosa per riconquistare i territori perduti e sottrarre alle discriminazioni parte del popolo tedesco ivi residente in Polonia, Boemia e Moravia, nei territori confinanti con la Cecoslovacchia e in Austria. Dalle carte emerge dunque la figura di un leader non interessato ad estendere i propri confini indiscriminatamente bensì seguendo l’obiettivo dichiarato di ridare unità al popolo tedesco e vigore al Reich. E ci riuscì.

Chi allora ha voluto e ottenuto la guerra? Come riportato nelle interessanti appendici di Para Bellum curate da Alessandra Colla, diverse fonti oggi dimostrano che i massimi ispiratori e istigatori della seconda guerra mondiale furono gli Stati Uniti nella persona del suo presidente F.D.Roosevelt. Venendo meno alle promesse fatte al popolo statunitense, Roosevelt autorizzò massicci finanziamenti e forniture di armi verso l’Armata Rossa di Stalin per fronteggiare i tank tedeschi nel nome della tanto sbandierata anche ai giorni nostri sicurezza nazionale, retorica di propaganda atta a coprire gli interessi di banchieri e commercianti di armi che già avevano svolto un ruolo decisivo nella entrata in guerra degli USA nel primo conflitto mondiale, come ampiamente dimostrato dalla Commissione Nye (1934-1936). Analogamente, per la seconda guerra mondiale sono il Memorandum McCollum e le inchieste seguite all’emanazione nel 1966 del Freedom of Information Act a dimostrare che gli Stati Uniti provocarono ad arte l’incidente di Pearl Harbour per entrare nel conflitto e sedersi al tavolo dei vincitori.

“La gente dimentica in fretta“, ammonisce Sabina Marineo nel suo Trappola Globale. Libri come Para Bellum insegnano che la memoria storica non è un cimelio preconfezionato da tenere sotto la teca ed esibire solo in occasione delle giornate commemorative, ma un tesoro di informazioni che ognuno di noi può contribuire a diffondere in qualunque momento.

Solo separando il grano dei fatti dal loglio della propaganda e delle ricostruzioni tendenziose si può giungere ad una corretta comprensione delle dinamiche che agitano il mondo contemporaneo, in special modo nelle aree di crisi. (Pietro Ferrari, introduzione a Para Bellum).

La Bomba Atomica di Hitlel

Fonte: http://www.macrolibrarsi.it/libri/__bomba_atomica_di_hitler.php

 

bomba-atomica-hitler

Autore: Joseph P. Farrell
Editore: Profondo Rosso Edizioni
Data pubblicazione: Gennaio 2005
Formato: Libro – Pag 209 – 17×24
Note: Illustrato con foto in bianco e nero

Era tedesca la bomba atomica sganciata su Hiroshima”, con queste parole Romano Mussolini, il figlio del Duce, ha rilanciato di recente il dibattito sul modo in cui è finita la Seconda Guerra Mondiale. E subito dopo “Il Corriere della Sera” ha pubblicato un significativo articolo dal titolo: “Hitler e l’atomica, un disegno riapre il giallo”. Dalla caduta del Muro di Berlino, infatti, inquietanti documenti nazisti, fino ad allora tenuti rigorosamente segreti, hanno cominciato ad uscire dagli archivi dell’ex Germania comunista: documenti del Terzo Reich che delineano un ben diverso finale per la Seconda Guerra Mondiale da quello generalmente conosciuto. La Germania di Hitler era infatti riuscita a costruire per prima l’arma atomica impiegando un team di valenti scienziati agli ordini diretti delle SS. Ma perchè allora la bomba atomica di Hitler non è stata usata ed è finita in mano agli americani, che l’hanno lanciata contro il Giappone? Questi ed altri sorprendenti retroscena vengono finalmente svelati in questo libro.

 

Codice McCartney

Fonte: http://libreriadistoria.it/prodotto/codice-mccartney/

di F. Andriola – A. Gigante

Codice-McCartney

PID: un acronimo fitto di mistero che in tre lettere condensa una delle storie più discusse degli ultimi cinquantanni. Paul is dead, ovvero Paul McCartney sarebbe morto il 9 novembre 1966 in un incidente stradale, costringendo compagni e produttore a mettere al suo posto un sosia che a tutt’oggi vive la sua vita. Verità o montatura? Complotto o allucinazione dovuta all’isteria collettiva che circondava i Beatles? Oggi queste domande che hanno ossessionato fan ed esegeti trovano una risposta precisa, perché per la prima volta l’ipotesi di un “secondo Paul” è stata messa a confronto con la scienza. Andriola e Gigante hanno infatti avuto un’idea: sottoporre le foto di Paul McCartney “prima” e “dopo” l’incidente alle più sofisticate prove tecniche e scientifiche: analisi grafologiche, identificazione antropometrica, perizie vocali, tutti metodi che hanno ormai raggiunto livelli di precisione tali che i risultati vengono comunemente usati come prove nei tribunali. “Codice McCartney” ripercorre la carriera dei Beatles e analizza uno per uno gli eventi salienti, le domande senza risposta, le tracce nascoste sulle copertine degli album e nei versi delle canzoni. Prende nota delle strane coincidenze: l’improvvisa assenza dai palcoscenici, la riluttanza a concedersi ai fotografi, il nuovo look, la maturazione musicale improvvisa con capolavori come Let It Be e Hey Jude, e moltissimi altri indizi.

Edizioni: Rizzoli | pp. 249

Supernotes Agente Kasper; Carletti Luigi

Fonte: http://www.ibs.it/code/9788804639831/agente-kasper/supernotes.html

Titolo: Supernotes
Autore: Agente Kasper; Luigi Carletti
Editore: Mondadori

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Descrizione

“L’inferno esiste e io ci sono stato.” Sono queste le parole con cui l’Agente Kasper, un ex carabiniere divenuto agente dei sevizi segreti e poi del ROS, comincia a raccontare la sua vicenda a Luigi Carletti. La vicenda sembra incredibile: l’ex carabiniere italiano ha trascorso tredici mesi in un campo di concentramento cambogiano. Con lui dovevano sparire i risultati del suo lavoro, un’indagine lunga e difficile, con un nome che forse, prima di questa storia, non diceva molto ma ora significa tantissimo: supernotes. L’inferno dell’Agente Kasper comincia in Italia ma si consuma in Cambogia, dove nel marzo del 2008 viene sequestrato per essere eliminato. È sbattuto in prigioni improvvisate e in una caserma, poi in un ospedale-lager. Infine, a Prey Sar: un autentico campo di concentramento. Nessuno fa niente, qualcuno ha posto un veto. Troppo grande e troppo grave quel che l’Agente Kasper ha scoperto con la sua meticolosa indagine: banconote da cento dollari per milioni e milioni, stampate fuori dal territorio americano. Queste sono le supernotes. Ma chi le stampa? Quella che Kasper scopre è una verità quasi incredibile. Documenti, testimonianze, riscontri e reperti: il materiale che Luigi Carletti e l’Agente Kasper riescono a mettere insieme nella loro attenta ricostruzione è impressionante. Ma sopra ogni cosa c’è l’esperienza diretta del protagonista, narrata con il ritmo e la forza di una spy story che intreccia e svela anche pagine inedite della recente storia italiana.

La recensione di IBS

La copertina di questo libro non lascia alcun dubbio: nel gagliardetto in tinta fluo, un teschiaccio parà a campeggiare sopra il simbolo del dollaro americano, e due ali a incorniciare il vessillo con il motto “E pluribus unum”. Nell’unione, la forza. Più o meno.
Peccato che l’agente Kasper, protagonista delle vicende narrate in questo marzialissimo memorandum, sia abituato a cavarsela da solo; un tipaccio più coriaceo del carapace di una testuggine, volitivo come un rinoceronte e fumantino come un toro davanti a un drappo rosso.
Kasper, però, non è una chimera da strapazzo: è un agente segreto, da oggi un po’ meno segreto poiché la sua ultima prodezza è messa nero su bianco con il prezioso ausilio del giornalista Luigi Carletti, stampata su carta e diffusa in tiratura da centinaia di migliaia di copie.
Rotto a ogni esperienza, il nostro ha sgominato cartelli di narcos e mandato a gambe all’aria intere filiere del crimine organizzato, nel corso di decenni di onorata carriera. È dagli anni ottanta, infatti, che Kasper riaffiora qua e là nel bel mezzo delle operazioni più segrete cui i Servizi Segreti italiani abbiano preso parte; ma forse nemmeno lui era preparato a scoprire quello in cui si è imbattuto durante una sua indagine dall’altra parte del mondo.
Una zecca gigantesca ma invisibile, comodamente appollaiata sulla schiena dello Stato più canaglia fra tutti; una zecca che non ciuccia sangue al suo ospite, ma pompa ininterrottamente miliardi di dollari in banconote da cinquanta e cento dollari su commissione statunitense, con la complicità del governo nordcoreano, al quale vengono corrisposte copiosissime provvigioni.
Banconote fantasma, ma reali; supernotes che non appaiono nelle mappe dell’economia, indistinguibili dai dollari ufficiali; una riserva parallela e copiosissima, indispensabile per finanziare tutte le attività dei servizi segreti USA che la disastrata economia americana non potrebbe più permettersi di foraggiare. Così, mentre gli States e Pyongyang si guardano in cagnesco e fanno la voce grossa, usando come cassa di risonanza i media di tutto il mondo, sarebbero intenti a passarsi brevi manu e sottobanco la più sporca delle mazzette. Un simile patto col diavolo è troppo anche per Kasper.
Persino un elemento come lui, che certo non può essere tacciato di simpatie sinistrorse e che gode di ottime entrature presso i servizi segreti americani, rappresenta un pericolo troppo grande, se a conoscenza di questo segreto indicibile. Così, complice un’accusa di evasione fiscale, montata a bella posta dai servizi cambogiani, Kasper finisce nel campo di Prey Sar, autentico gulag in salsa indocinese. Temperature da tropico, e umidità proporzionata. Ma se il clima è infernale, non si può dire che la compagnia sia paradisiaca.
Ogni parola va soppesata. Ogni incertezza bandita. Si eseguono gli ordini dei kapò, sperando che la solerzia nel rispondere a quei comandi perentori e sibilati fra i denti stretti possa regalare un giorno in più: la morte è presenza palpabile, e può essere evocata da un semplice battito di ciglia. Sembra che in quella plaga dimenticata dal mondo non sia passato più che un battito di ciglia, dai tempi di Pol Pot e dei khmer rossi. Su tutto, domina un’incertezza sovrana, che deriva all’agente Kasper dalla consapevolezza di aver ficcato il naso in un affare troppo grande, e quella sensazione di essere una pedina che nessuno ha più veramente interesse a muovere. È il capolinea?
Supernotes è il resoconto del personalissimo killing field di Kasper, e un atto d’accusa nei confronti di una realtà che, se mai fosse confermata, potrebbe avere conseguenze simili a quelle che ebbe l’affare Watergate, quarant’anni fa.
Il libro, complice il lavoro di un giornalista esperto come Carletti e delle testimonianze di prima mano, vive di un registro a metà fra la fiction e il réportage, confondendo le acque ad arte, così che stabilire dove passa il confine fra narrazione e verità riesce davvero difficile.

A cura di Wuz.it

2008 – L’ANNO CHE HA STRAVOLTO L’ITALIA

Fonte: http://www.lavocedellevoci.it/news1.php?id=294

 

A gennaio 2008 due vicende giudiziarie deviano il successivo corso della storia nel nostro Paese. Altrettanti protagonisti della scena politica e investigativa vengono d’un colpo allontanati.Il primo, con la sua azione di ministro, stava infliggendo colpi durissimi allo strapotere economico delle lobby di petrolio, cemento e inceneritori. Il secondo, pm in una piccola Procura calabrese, stava mettendo a nudo le logiche occulte sottese ad un certo governo “centrale” della magistratura. Due grandi personalità, due destini. Due storie che ci aiutano a comprendere i moventi della crisi economica il cui è precipitata l’Italia a partire da gennaio 2008.

Sette anni dopo questo libro ricostruisce, col taglio del giornalismo d’inchiesta, fasi e mandanti delle due “eliminazioni”, con interviste esclusive ai protagonisti: Luigi de Magistris e Alfonso Pecoraro Scanio. Due storie che qui s’incrociano per la prima volta, trovando gli inediti e insospettabili fattori comuni che hanno svolto un ruolo decisivo in entrambe le vicende.
Ma, soprattutto, un potente atto d’accusa contro quella parte della magistratura italiana che consapevolmente, ancora oggi, prova a indirizzare i percorsi della storia, invece di applicare le leggi.

Dalla prefazione di Oliviero Beha: “ci sarà pure un motivo se sul palcoscenico del Teatro Italia da allora si è sviluppata una china che sembra inarrestabile, lungo la quale, nell’impossibilità o nella nolontà di raddrizzare l’asse del Paese rimettendone in piano la realtà, stiamo rotolando precipitosamente. Quale china? Beh, vedete un po’ voiehellip; Una politica ormai del tutto svuotata non solo di ideologie ma di idee e valori. Un’economia da Terza Guerra Mondiale clamorosamente perduta. Una società slabbratissima che non riesce più a tenersi insieme perche´ in volo verso la ricchezza sempre più ricca di pochi e sprofondata negli abissi della povertà travestita da miseria dei molti o moltissimi, in una sperequazione che grida vendetta di fronte a qualunque persona di buona volontà, non c’è bisogno che si tratti del Papa. Una mancanza di rispetto politico–ambientale nei confronti di un pianeta che stiamo riducendo all’osso, tra ritardi e opportunismi vergognosi. Una giustizia che ha smarrito i suoi connotati più logici e la sua originaria natura etica per finire stravolta nei condizionamenti di parte”.

Nota dell’autrice


Non è stata solo l’onda lunga della crisi globale a minare le fondamenta della nostra professione, scardinando quel ruolo di controllo del Potere che le democrazie conferiscono al giornalismo e che a tutti noi era stato assegnato dai padri costituenti. Vi sono stati, specialmente negli ultimi sette anni di durissima recessione, fattori nuovi, connessi allo squilibrio fra poteri dello Stato, con un consistente sbilanciamento dalla parte della magistratura, connesso al tracollo morale della politica e, quindi, del potere legislativo.

Di tutto questo il giornalismo paga, specialmente sulla pelle delle giovani leve, un prezzo altissimo: non solo in termini di occupazione, ma specialmente sul piano della dignità di questa nostra professione, che si è inteso svilire in ogni forma di “pericolosa” autonomia a suon di sentenze civili milionarie, molto spesso immotivate, ma dal dirompente effetto intimidatorio, contro giornalisti sempre più lasciati soli a combattere una guerra in trincea della quale pare non interessare più a nessuno.

E’ in un tale contesto che ho deciso di calare “2008 – L’anno che ha stravolto l’Italia” e di farne il racconto esemplare di due eliminazioni “per via giudiziaria” che sono state capaci di deviare il corso della storia: non solo per i due protagonisti, ma anche per l’intero Paese.

Ed è in questa chiave che vi invito a leggere il mio libro, a commentarlo e a darne notizia facendo vostro, se lo condividerete, lo scopo ultimo di questo lavoro: portare alla luce la verità su ciò che è realmente accaduto e su meccanismi che sono tuttora in atto attraverso le forme, sempre più arroganti, di un potere giudiziario incontrollato e incontrollabile.

Solo se sapremo correggere questa anomalia tutta italiana – come coraggiosamente hanno ammonito in occasione delle recenti inaugurazioni dell’anno giudiziario alcuni lungimiranti giuristi e qualche vertice della stessa Magistratura – sarà possibile sperare nel ritorno dell’Italia a quegli straordinari assetti democratici che erano alla base della nostra Costituzione.

Come funzionano i servizi segreti

Fonte: http://www.aldogiannuli.it/i-miei-libri/2009-come-funzionano-i-servizi-segreti/

2009_servizi_500-201x300Ed. Ponte alle grazie, [2009].

391 p.; euro 15

Leggi l’indice

Il testo è diviso in due parti:

– la prima, più elementare, è rivolta ad un pubblico alle prime armi e, dopo un breve capitolo storico, descrive le attività informative e le operazioni speciali dei servizi segreti;
– la seconda parte riguarda, invece il ruolo crescente dei servizi segreti nel Mondo. Quindi i nuovi tipi di guerra e le nuove sfide. Molta attenzione è dedicata al tema della guerra economica ed alla convergenza fra i servizi segreti statali e quelli privati delle multinazionali nel mondo dell’ipercapitalismo finanziario, quindi alla trasformazione dell’idea stessa di guerra che non è più riducibile al solo aspetto militare. Gli studi strategici, ormai intrecciano senza soluzione di continuità i dati militari con quelli politici, economici, sociali, finanziari, tecnologici ecc. e prendono in considerazione modelli operativi che mescolano indifferentemente i vari piani (dall’uso del terrorismo alle manovre di destabilizzazione finanziaria, dall’appoggio alla criminalità ed alla pirateria all’aggressione batteriologica o informatica) secondo le dottrine della “guerra asimmetrica”.

L’esito finale è il profilarsi del pericolo di una guerra coperta, asimmetrica, globale che ci obbliga a rivedere tutte le nostre chiavi di lettura politiche.

Il libro si conclude con un appendice che invita ad applicare queste nozioni alla tranquilla, rituale lettura mattutina del giornale, insieme alla colazione: “Cappuccino, brioche ed intelligence” riporta alcune notizie uscite di recente sulla stampa proponendone possibili letture alternative, un po’ più maliziose. Il giornale letto come lo leggerebbe l’operatore di un servizio segreto. Beninteso: lo scopo non è quello di dire come effettivamente siano andate determinate vicende, ma quello di “leggere il giornale con gli occhiali dell’intelligence”, cioè come le leggerebbe un operatore del settore mettendole in relazione con altre notizie precedenti e spesso dimenticate.
Un gioco intellettuale che, però, può servire a renderci un po’ più pronti a misurarci con una realtà che cambia e nella quale i servizi segreti hanno un ruolo sempre maggiore.