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Quattro chiacchiere con un hobbysta/artigiano del suono…

Scritto da:  Roberto Cegalin e Pierangelo Slaviero
Fonte : La patatina fritta

Caro Pierangelo tu da un po’ di tempo in qua ti dedichi alla costruzione di diffusori per la musica, vuoi spiegarci come ti sei avvicinato a tale disciplina?

Per quanto riguarda la tua domanda, devo dire che la musica mi è sempre piaciuta, strimpellavo e cantavo in un gruppuscolo da “giovane”. Ho un amico molto esperto e appassionato di musica e hi fi che mi ha parlato circa due anni fa dei diffusori monovia e di come cambi l’ascolto con questo tipo di casse. Quasi contemporaneamente si è liberata una cantina due case dopo la mia, così ho deciso di provare a unire la passione per la musica con quella per i lavori manuali che, mi servono per staccare dalle mie abituali occupazioni…

Così sono partito con progetti molto elementari per poi iniziare con costruzioni più difficili.

Pian piano (ma neanche tanto!) mi sono preso una attrezzatura decente, indispensabile per la buona riuscita delle costruzioni. Per caso ho conosciuto un ragazzo di Milano che fa queste cose per lavoro, una persona incredibile che mi sta insegnando molto.

I progetti sono diventati sempre più complessi e le soddisfazioni sempre maggiori, sia sul piano costruttivo che su quello dell’ascolto. Ho inviato diverse persone a sentire i loro CD col mio impianto e il complimento più bello è sempre “tante cose in questo disco non le avevo mai sentite prima”.

Per quanto riguarda lo studio dei progetti, la cosa è molto complessa e io di certo non sono in grado di “inventare” niente o quasi. Ci sono fior di ingegneri e tecnici che studiano i volumi, le forme, gli spessori, le dimensioni sia dei labirinti che dei cabinet esterni. Molti progetti sono liberi e si trovano in rete, altri si comperano a prezzi modesti.

Sula realizzazione invece posso dire che, almeno personalmente, inizio con uno studio approfondito dei progetti, che spesso sono criptici e vanno interpretati. Molte volte costruisco modellini o parti del cabinet in modo da capire bene come tagliare e incollare i pezzi. Poi viene la realizzazione vera e propria, fatta appunto solo con colla senza viti né chiodi. La finitura di solito, come ti dicevo, la faccio fare da persone più esperte di me.

Ricordo che parliamo di Hi fi, o alta fedeltà, cioè il tentativo di riprodurre in casa la musica come se fosse dal vivo.

Ma ci spieghi innanzitutto cosa sono?

Normalmente le casse per lo stereo hanno 2 o 3 altoparlanti, i famosi tweeter, mid e woofer, ognuno dei quali suona una certa gamma di frequenze. Questo splittaggio delle frequenze avviene tramite i cosiddetti filtri crossover che, appunto, dividono il segnale audio inviandone parti a ciascun componente.

Con i monovia, o fullrange, tutto il lavoro viene fatto da un solo altoparlante. Naturalmente questo altoparlante è stato appositamente progettato per rispondere al meglio, ovvero con la stessa resa, a tutte le frequenze. E altrettanto naturalmente l’impresa più che difficile è impossibile.

Allora perché usare un solo cono?

Anzitutto si eliminano i crossover, e con essi tutti i problemi e i disturbi da essi introdotti.

Pensa che crossover di scarsa qualità pregiudicano in modo pesante la qualità audio; con i monovia i cavi partono dall’altoparlante e arrivano all’amplificatore. Stop. Poi di solito questi altoparlanti sono intrinsecamente migliori degli altri: magneti speciali e molto potenti, membrane vibranti particolari, costruzione spesso fatta a mano. E prezzi che di conseguenza aumentano! I fullrange, come detto, mai e poi mai potranno rispondere in modo lineare a tutte le frequenze, e di solito i problemi si hanno con le frequenze basse. Per cercare di enfatizzare queste frequenze senza ricorrere a trucchi elettronici la soluzione è costruire dei cabinet particolari che, in modo meccanico, amplifichino i bassi. Ecco le soluzioni a labirinti interni più o meno sofisticati.

Un’altra caratteristica importante dei fullrange è che hanno una cosiddetta “efficienza” molto elevata, cioè basta un amplificatore da pochissimi watt per farli suonare molto forte. Ad esempio io uso un amplificatore da 3 Watt…

Questa è un po’ la storia tecnica, molto concisa, dei fullrange.

E veniamo al perché ascoltare con questo tipo di diffusore.

Come dicevo è la realtà del suono a essere impressionante. Senza filtri di alcun genere quello che è inciso sul supporto (nastro, vinile, CD) esce dalla cassa. Gli strumenti sono lì, reali, col loro timbro, l’importantissima e molto sottovalutata “scena sonora”è grandiosa, nel senso che le seconde voci sono in secondo piano, i primi violini sono davanti, e il senso di tridimensionalità è veramente notevole.

Un esperimento interessante è questo: si fa ascoltare un brano con delle casse a 3 vie, classiche. Di solito si è soddisfatti dell’ascolto. Poi si ascolta lo stesso brano, con stesso amplificatore, stessi cavi, stesso tutto, con i monovia. Credimi, la sorpresa è grande. Ho visto persone molto esperte rimanere di sasso. E il bello è tornare indietro ai 3 vie: mentre all’inizio la musica “piaceva” all’improvviso non piace più. Una frase storica detta a casa mia è stata:

“Ma dove sono finite le frequenze?” riferendosi al secondo ascolto con le 3 vie. E’ come aver tolto una coperta da davanti la cassa. Un mio amico, a sentire Battiato, si è commosso fino alle lacrime… ed è istruttore di sesto grado, non una mammoletta…. Altro aspetto da non sottovalutare è l’inesistente difficoltà di ascolto. Anche a volumi abbastanza alti la musica non dà fastidio, è come detto naturale.

Il Paradiso quindi?

Magari… Come ogni cosa i lati negativi non mancano, ma spesso sono legati a nostre abitudini e aspettative più che a limiti reali. Ad esempio i bassi che non fanno tremare la pancia. Difficilmente un amante dell’heavy metal rimarrà favorevolmente colpito dai monovia, ma d’altra parte quel tipo di musica è per sua natura e nascita “manipolata” e l’elettronica ci mette molto del suo. Però diciamo che per altri tipi di musica, vedi classica e jazz, se uno ha sentito concerti dal vivo non può non rimanere perlomeno colpito. Un altro difetto, se vogliamo, sono le dimensioni delle casse, che come detto devono essere grandi per poter avere tutte le frequenze al loro posto. Ma ce ne sono alcune non troppo invadenti…

Ultima cosa, di solito per avere prestazioni paragonabili con sistemi classici servono almeno 10 volte più soldi…

Che dire? Vieni qui e prova ad ascoltarle!!! Mi farebbe piacere.

Guarda, non mi faccio ripetere l’invito, anzi! La curiosità è troppa per lasciarmi sfuggire questa occasione… mi riserverò di scrivere poi gli eventuali commenti in futuro…grazie della tua disponibilità!

Se siete interessati ad approfondire questo argomento potete visitare il sito di Pierangelo:

http://pierangeloslaviero.wordpress.com/