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Il picco del petrolio nel 2035? Ma la domanda mondiale è destinata a crescere fino al 2030

Fonte: http://www.greenreport.it/news/energia/picco-del-petrolio-nel-2035-domanda-mondiale-destinata-crescere-al-2030/

Diversi esperti di energia prevedono che la domanda mondiale di benzina raggiungerà il picco entro 13 anni grazie all’impatto delle auto elettriche e dei motori più efficienti, ma nel suo rapporto “The rise and fall of black gold – When will peak oil demand strike?” Wood Mackenzie, prevede che l’adozione di veicoli elettrici possa ridurre in modo significativo la domanda di benzina, in particolare dopo il 2025, quando le vendite di auto a batteria supereranno quelle a combustibili fossili.

Il nuovo rapporto suggerisce che «la domanda globale della benzina è probabile che raggiunga il  picco entro il 2030».

Wood Mackenzie dice che la crisi dei prezzi non ha dato un colpo fatale all’industri petrolifera, ma la prossima crisi potrebbe diventare permanente: «Negli ultimi anni, l’industria petrolifera ha perso mordente, ma ne è venuta fuori a testa alta e guardando al futuro. Ma si trova di fronte a delle perturbazioni; una prospettiva scoraggiante sia per gli acquirenti che per i venditori. Abbiamo già assistito  all’aumento dell’energia rinnovabile che ha determinato un cambiamento nel mercato.  Allora cosa significa tutto questo cambiamento per la domanda del petrolio e il futuro dell’industria?»

Il rapporto prova a rispondere con un’altra domanda: «Veicoli elettrici – solo l’inizio?» e risponde che «Dei  96 milioni di barili di petrolio consumati globalmente ogni giorno, quasi 60 milioni vengono utilizzati nei trasporti. Tuttavia, i progressi tecnologici, sia nell’efficienza dei carburanti, sia nel passaggio a veicoli ibridi e elettrici, sembrano ostacolare la domanda».

Un trend che emerge anche dalle vendite di auto elettriche nei diversi continenti. Secondo gli esperti di Wood Mackenzie, «L’aumento dei veicoli elettrici e delle energie rinnovabili spiega alcuni dei divari crescenti tra il mondo sviluppato e quello emergente. La domanda di petrolio nei Paesi sviluppati ritornerà al declino strutturale entro il 2020, eliminando circa quattro milioni di barili al giorno entro il 2035. Al contrario, le economie in via di sviluppo aumenteranno la loro domanda di petrolio di quasi 16 milioni di barili al giorno entro il 2035». Anche se il picco della domanda di petrolio per i trasporti a livello mondiale dovrebbe essere raggiunto entro il 2030, il rapporto prevede «la crescita continua della domanda complessiva globale del petrolio, sostenuta dal settore petrochimico. Tuttavia, la prospettiva di un picco della domanda di petrolio di picco è molto reale. L’industria deve iniziare a pianificare ora se vuole essere preparata a  ciò che ha di fronte».

Paesi come Regno Unito, Francia, Norvegia, Olanda, Islana e Slovenia hanno detto che vieteranno la vendita delle auto a diesel e benzina entro un periodo che va dal 2025 al 2040 e la Cina, il più grande mercato automobilistico del mondo, è sulla stessa strada e l’India ha annunciato che la seguirà. E’ chiaro che questo avrà un impatto significativo sulla domanda petrolifera.

Alan Gelder, analista senior di Wood Mackenzie, ha detto a The Guardian che le increspature sulla superficie del mercato dei combustibili fossili si faranno sentire  molto prima e che «Le compagnie petrolifere stanno già disinvestendo dalle raffinerie e diminuisce il numero delle stazioni di servizio, Stiamo diventando sempre più efficienti nell’utilizzo della nostra energia. Così, mentre  le economie crescono facciamo sempre meno affidamento sul  petrolio, quindi l’importanza del petrolio nell’economia globale dovrebbe diminuire nel tempo. Per i paesi che si affidano fortemente alle entrate delle imposte sui carburanti, come ad esempio i 28 miliardi di sterline di tasse che arrivano al Regno Unito ogni anno , il crollo della domanda di benzina costituirà una sfida per i governi».

A breve termine, le modifiche normative per gli standard di efficienza dei combustibili imposti negli Usa da Barack Obama sull’esempio di quelli europei e cinesi saranno il maggiore ostacolo alla crescita della domanda di combustibili fossili. Poi l’impatto maggiore dovrebbe venire dalle auto elettriche.

Toyota ha annunciato che testerà automobili elettriche, da mettere in strada in Giappone dal 2020, che  sono dotate di intelligenza artificiale per aiutare le auto  a comprendere meglio i loro guidatori e ad adattarsi. Un progetto  di auto senza guidatore, la Concept i-series, che può anche essere pilotato manualmente. La Toyota ha spiegato che l’intelligenza artificiale valuterà «Le emozioni e il livello di vigilanza leggendo le espressioni, le azioni e il tono di voce del guidatore».

Gelder è convinto che le vendite delle auto elettriche decolleranno dopo il 2025: «Quanto più si va nel futuro, più auto elettriche  ci saranno» e prevede che entro il 2030 i modelli plug-in rappresenteranno il 10% delle vendite di nuove auto, ma «Se le città cominceranno a vietare le automobili con il motore a combustione, questo accelererebbe rapidamente il passaggio ai veicoli elettrici»,

Mentre la benzina raggiungerà il picco prima,  gli analisti prevedono che il picco della  domanda globale di petrolio sarà raggiunto intorno al 2035, dato che la sua crescita è determinata sia dalle politiche di lotta al cambiamento climatico che dalla maturazione delle economie dei Paesi in via di sviluppo.

Alla Wood Mackenzie sottolineano che «Anche se il mercato si preoccupava dell’offerta di approvvigionamento petrolifero, la preoccupazione principale dell’industria è il picco della domanda. La prospettiva di un picco della domanda di petrolio è molto reale» e prevede che il picco della domanda di picco di petrolio sia anticipato di una decina di anni rispetto alla previsione fatta dalla BP per la metà degli anni 2040 e di 5 anni rispetto all’International energy agency che fissa il picco al 2040.

La previsione del picco della Wood Mackenzie  è addirittura più prudente di quello di alcune multinazionali petrolifere come la Shell che pensano che verrà raggiunto nei primi anni 2030  e potenzialmente anche verso la fine degli anni 2020, causa della crescita delle auto elettriche e alimentate da  biocarburanti. La Shell è convinta che l’impatto sulla domanda di petrolio di auto più efficienti nel consumare carburante supererà di gran lunga l’impatto dei veicoli elettrici.

Ma tutto potrebbe essere rallentato (o accelerato) dalla geopolitica impazzita di Donald Trump o dalle eterne guerre mediorientali: a causa degli scontri tra l’esercito irakeno e i peshmerga kurdi nelle aree petrolifere dell’Iraq e delle preoccupazioni per le sanzioni Usa contro l’Iran, il prezzo del petrolio si è assestato su uno dei suoi livelli più alti di quest’anno: 58,24 dollari al barile.

Nel silenzio dei media il sistema Italia sta implodendo. L’ottima versione di Guido Salerno Aletta

Scritto da: Mitt Dolcino
Fonte: https://scenarieconomici.it/il-sistema-italia-sta-implodendo/

Avete notato i media recentemente? Tra fake news ed argomenti quattrostagioni tirati fuori dal cassetto alla bisogna stanno raggiungendo il parossismo dell’indecenza: non si informa più la gente, non si evidenziano più gli argomenti importanti, men che meno i problemi. Si cerca solo di fare una cosa, solo una: tenere calma la gente, non facendole capire che sta andando letteralmente in rovina.

L’ho già spiegato più e più volte, tra crisi (che i media hanno contribuito a rendere più pesante e profonda, non fosse per l’avallo della nefasta austerità) ed interessi delle elites locali, che poi sono gli stessi editori, oggi il gioco è quello di fregare il prossimo. Leggasi, visto che dette elites hanno avuto la possibilità di delocalizzare le proprie aziende, di pagare le tasse all’estero (vedasi FCA, ma non è l’unica), oltre a pagare meno di i dipendenti (Job Act etc.), dopo aver fatto guadagni fenomenali in borsa, alla fine lasciano un buco di gettito. Che deve essere colmato dagli italiani, dalla gente.

Non che tali elites siano contrarie all’austerità, tutto sommato sanno che è nefasta: il punto è che l’austerità da imporre ai periferici è necessaria per tenere in piedi l’euro. E visto che costoro hanno accumulato enormi patrimoni proprio in euro – sostituendoli ad instabili lire -, dunque devono accettare il rigore di Bruxelles e Berlino. Anche se manderà in rovina il paese. Chiaramente, la gara è – come detto prima – a fregare il prossimo, i deboli italiani dovranno pagare per chi conduce la macchina del vapore, anche loro italiani.

Se le entrate tributarie sono salite del 2.6% mentre il PIL è salito meno (1%), allora le tasse sono aumentate…

Questo in sintesi è quanto vi ho spiegato negli ultimi 4 anni, per contingenze personali ho avuto la fortuna di capirlo prima. Ne volete la riprova? Ho fatto una breve analisi di stampa sulle manovre finanziarie dal 2011 in avanti, analisi grossolana, solo i titoli, prendendo anche il 2010 quando il governo Berlusconi iniziò ad essere messo sotto pressione: facendo la somma delle manovre correttive, con quella del 2017 siamo a circa 200 miliardi di maggiori tasse (va notato che la manovra pre-elettorale del 2017 è la più bassa di tutte, ossia la mazzata euroimposta per gli italiani arriverà dopo le elezioni del 2018, in assenza di una sfida aperta all’EU e soprattutto all’euro). O anche, visto che nei primi 8 mesi del 2017 le entrate tributarie sono aumentate del 2.6%, visto che l’economia NON è aumentata del 2.6%, le tasse sono aumentate di conseguenza (diciamo almeno dell’1.6%, ndr). Ad esempio con i metodi statistici che vi ho “svelato” (vedasi LINK) la scorsa settimana quando vi ho spiegato che la tassazione italiana media di circa il 43% (è abbastanza stabile attorno a tale cifra dal 2009, ndr) si riferisce all’economia effettiva più quella sommersa; ovvero, visto che quella sommersa non paga tasse la reale pressione fiscale è drasticamente aumentata dal 2010-11 (l’introduzione dell’economia sommersa nel calcolo del PIL data dal 2014), siamo prossimi al 50%, per le aziende al 65% (LINK). Ed infatti dopo 6 anni di austerità – come da copione – i  salari sono crollati ed i prestiti andati a male esplosi.

LINK: http://www.teleborsa.it/Editoriali/2017/10/16/la-piramide-rovesciata-non-regge-1.html

Un paese così, una vera piramide rovesciata, non può resistere a lungo. Oggi vedo che altri autori, ben referenziati, anche diffusi (strano), rafforzano tale tesi. Ad esempio Salerno Aletta, di Teleborsa.it, rinomato sito di analisi finanziaria. Articolo da leggere assolutamente, per la plastica chiarezza del ragionamento. Non è la prima volta che leggiamo – con estremo interesse – le apprezzate analisi di questo autore.

Quello che purtroppo nessun ancora vi dice sono le conseguenze di cotanto scempio euroimposto: semplicemente la fame, non poter curare i propri vecchi che inevitabilmente moriranno di inedia, penso soprattutto a coloro che perso il lavoro non riusciranno a trovarne un altro. Rivoluzione? Vedremo, se qualcuno finanzierà la rivolta. Certo, le prospettive per l’Italia sono funeree, a maggior ragione se il dollaro si indebolirà e/o le borse crolleranno e/o i tassi saliranno. E se vi aspettate comprensione dai tedeschi, da gente come Schauble, scordatevelo: pensate davvero di ricevere aiuto dai nipoti di coloro che non ebbero pena a mettere gli ebrei nel portacenere ?

A voi la Scelta.

Borse assopite, stanno sottovalutando rischi a volatilità

Scritto da: Daniele Chicca
Fonte:http://www.wallstreetitalia.com/trimestrali-borse-andamento-12-ottobre-2017/

Secondo gli analisti Wall Street e le Borse europee stanno prendendo sotto gamba i rischi associati a un possibile risveglio della volatilità. Gli investitori con le loro azioni dimostrano di non scontare correttamente quanto volatile potrebbe risultare la stagione delle trimestrali che prende oggi il via con i conti fiscali delle big del settore finanziario.  I profitti del terzo trimestre sono solitamente molto variabili e i trader nel mercato delle opzioni – avverte Goldman Sachs in una nota – non stanno affatto prezzando un simile scenario. Il consiglio della banca d’affari per non rischiare cattive sorprese è allora quello di coprirsi da eventuali cali di prezzo di titoli o Borse, comprando simultaneamente una opzione call e una put allo stesso prezzo di esercizio (‘strike‘).

Una simile strategia che premia eventuali sbalzi di prezzo significativi – quindi la volatilità e non quale direzione prenderanno i titoli quotati – stima Goldman Sachs, dovrebbe rivelarsi redditizia specialmente con titoli quali IBM, McDonald’s, Microsoft e Netflix. Secondo le stime a disposizione, le banche Usa dovrebbero registrare incrementi di utili e fatturato, ma si prevede che il metro di paragone difficile con l’anno prima e le attività di trading in netto calo hanno avuto un impatto negativo sui risultati societari. Le Borse sono avvisate: la stagione delle trimestrali di ottobre è tradizionalmente caratterizzata da un elevato nervosismo di mercato, che potrebbe risollevare la volatilità dai minimi record degli ultimi mesi. Questa settimana riportano i conti colossi come JP Morgan Chase, Citigroup, Bank of America e Wells Fargo, mentre prima della fine del mese almeno una decina di blue chip avrà comunicato l’andamento del business nel terzo trimestre.

 

BCE: ATTACCO ALL’ITALIA!

Fonte:  http://icebergfinanza.finanza.com/2017/10/05/bce-attacco-allitalia/

 

La farò breve, non credo ci sia più nulla da aggiungere, noi possiamo solo continuare a mostrare, denunciare  come tutte le scelte che vengono portate avanti a Bruxelles e alla BCE, sono dirette ad attaccare e demolire il nostro Paese, risparmiando soprattutto la Germania, la voragine con le banche fallite intorno.

GERMANIA: BRUCIANO LE BANCHE TEDESCHE!

Il paradosso delle banche tedesche: hanno più derivati che crediti 

Ieri l’ennesima scelta a sfavore per le banche italiane, colpevoli sin che si vuole di aver depredato in parte i patrimoni dei propri clienti, guidate da manager psicopatici, incompetenti ad essere buoni, responsabili di condotte criminale, ancora a piede libero, ma con la colpa di aver prestato male i risparmi degli italiani, magari agli amici degli amici o a qualche speculatore immobiliare o industriale.

In realtà, abbiamo ancora da osservare una sola decisione da parte della Banca centrale o delle rispettive banche centrali nazionali, che vada nella direzione di costringere le banche tedesche, inglesi o francesi, a disfare i loro portafogli derivati o strutturati, coprendo interamente con capitale proprio, i miliardi di euro, nascosti nel famigerato terzo livello, dove si continua a valorizzare asset che non hanno più alcun valore, ad un prezzo di fantasia, come se voi continuasse a cercare di vendere la vostra casa abbattuta da un terremoto allo stesso prezzo di fabbricazione o al valore di mercato di qualche anno fa.

BASILEA TRE: DEUTSCHE BANK UNO DUE E …TRE!

La notizia di ieri è questa….

Npl, dalla Bce il giro di vite sulle sofferenze delle banche: «C’è da …
Bce alle banche: copertura totale nuovi Npl da gennaio

Oggi ha pubblicato un’appendice alle linee guida sulla gestione degli Npl che prevede svalutazioni automatiche sulle sofferenze che matureranno a partire dal 2018, ma intanto ha anticipato che nel primo trimestre del prossimo anno verranno diffuse ulteriori «considerazioni» sulla materia, destinate con ogni probabilità ad alzare ulteriormente l’asticella. «L’elevata quantità di Npl riduce la possibilità delle banche di effettuare nuovi prestiti», ha spiegato Sharon Donnery, responsabile della Task force Bce sugli Npl: «La qualità del credito è fondamentale e auspichiamo una vera e propria cultura degli accantonamenti tra le banche, che consenta di prevenire in futuro la creazione di un grande ammontare di sofferenze come quello che oggi grava sulle banche europee»

Io lo so bellezza che tu non capisci nulla di queste cose, figurarsi i tuoi presunti rappresentanti al Governo, gente che si occupa di tutt’altro, ma ti stanno prendendo per i fondelli.

Tenetevi pronti, ci sarà da ridere alle prossime elezioni, hanno già pronto l’ennesimo governo del presidente, non ci saranno i numeri per governare, la troika sta per arrivare!

Nel frattempo, le pasticcerie di mezzo mondo sono in subbuglio, sembra che la crema catalana si prepari a lasciare il pan di spagna, un divorzio che farà cadere nella disperazione i pasticcioni di Bruxelles… o forse chissà, in attesa che dai nostri vicini e dalla Sassonia arrivi la mazzata definitiva all’Europa.

A due settimane dal voto scoppia uno scandalo senza precedenti nelle elezioni austriache, che rischia di stravolgere il risultato delle urne. All’improvviso i cittadini-elettori scoprono che due pagine Facebook, aperte da marzo con il deliberato proposito di diffondere “fake news” e alimentare una campagna denigratoria nei confronti del leader dell’Övp (Partito popolare) erano gestite e finanziate dall’Spö (Partito socialdemocratico). Bersaglio delle falsità e delle calunnie era Sebastian Kurz, l’enfant prodige del Partito popolare, al governo da quando aveva 25 anni e ora, che ne ha compiuti da poco 31, ministro degli Esteri in carica e candidato capolista alle elezioni.

Kurz, da maggio ininterrottamente in testa in tutti i sondaggi, era considerato il probabile futuro cancelliere. Ora, dopo la scoperta della “dirty campainign” dei socialdemocratici, le sue chance di farcela sono accresciute, perché il suo principale competitore, il cancelliere uscente, Christian Kern, è considerato ormai un’”anatra zoppa”. Addio dunque a sogni di gloria. La finale elettorale si giocherà tra Kurz e il leader della destra radicale, Heinz-Christian Strache, che con tutta probabilità poi formeranno insieme un governo di centro-destra.

(…) Si mette male per i Verdi in Austria. Dopo le dimissioni improvvise di Eva Glawischnig, che era stata loro portavoce dal 2008 (da quando cioè il predecessore Alexander Van der Bellen aveva lasciato la politica attiva a livello nazionale), e dopo varie lacerazioni interne, ieri uno degli uomini di punta del movimento ambientalista, Peter Pilz, recentemente uscito dal partito, ha presentato ufficialmente una propria lista con cui si presenterà alle elezioni del 15 ottobre. Austria vicina

E meno male che Cicciobomba si è assopito… ;-)

EUROPA: DEMOCRAZIA E’ MENTIRE!

Fonte:http://icebergfinanza.finanza.com/2017/09/13/europa-democrazia-e-mentire/

In Europa, il dibattito, in attesa delle non elezioni tedesche, sta diventando davvero surreale, si parla sempre più del nulla, confidando su chi ormai da tempo immemorabile ha fallito il suo obiettivo, la Banca centrale europea che da anni rincorre l’unico obiettivo dichiarato l’inflazione, fallendo nel suo compito. In una azienda normale finirebbero tutti sulla strada, licenziati…

Dal superministro dell’Euro alla riforma di Schengen, il piano di Juncker

Definisce il 2016 «annus horribilis» per l’Europa. Perché dal referendum sulla Brexit al «risveglio delle forze populiste», fino alla «incertezza geopolitica legata alle elezioni americane», sono tanti gli eventi che hanno «messo in discussione i valori e le democrazie europee». Ma per Jean-Claude Juncker il peggio è ormai è passato e oggi l’Ue «ha il vento in poppa» per ripartire. Bisogna però «sfruttare il momentum» perché «la finestra di opportunità potrebbe non restare aperta a lungo». Questo il messaggio che il presidente della Commissione europea lancerà domani mattina all’Europarlamento durante l’annuale discorso sullo Stato dell’Unione.

La finestra non potrebbe restare aperta a lungo, a marzo ci sono le elezioni italiane e ieri il Partito Democratico ha dovuto ammettere che non ci sono i numeri per far passare lo Ius Soli, figurarsi il prossimo giro e una finanziaria elettorale.

Juncker ha messo nero su bianco la sua roadmap «verso un’Europa più forte, più giusta e più unita». (…)  «Il 2017 e il 2018 – scrive Juncker – possono diventare gli anni della speranza e del rinnovamento per l’Europa».

Ma è lo stesso Juncker, quello che diceva … “sono un democristiano, un cattolico…se serve bisogna mentire ” quello che suggeriva...”Prendiamo una decisione, poi la mettiamo sul tavolo e aspettiamo un po’ per vedere che succede. Se non provoca proteste né rivolte, perché la maggior parte della gente non capisce niente di cosa è stato deciso, andiamo avanti passo dopo passo fino al punto di non ritorno”.

Non ci credete? Vi lascio la fonte come sempre …

2000: Ausland: Die Brüsseler Republik – DER SPIEGEL 52/1999

No dai il Der Spiegel, avranno cambiato le parole, avranno travisato, se non vi basta la carta stampata vi allego pure il video così lo ascoltate mentre lo dice…

Economic policy of the eurozone needs to be decided in “dark…

In sintesi vogliono trasformare il Meccanismo Europeo di Stabilità in un vero e proprio Fondo Monetario Europeo, usare i nostri soldi per salvare le banche tedesche al prossimo giro.

Ecco come funziona il fondo salva-euro

Risultati immagini per ESM fund

Noi siamo stati gli unici che vi abbiamo raccontato la VERITA’ in un insospettabile agosto del 2011…

(…) In un momento di tentazione del denaro facile, la Germania è diventata una sorta di specchio per Islanda, Irlanda, Grecia e il resto, specialmente per gli Stati Uniti. Altri paesi hanno usato i soldi arrivati dall’estero per alimentare le varie forme di follia consumistica e speculativa, specialmente con gli immobili.

Ma poi i tedeschi, attraverso i loro banchieri, hanno usato il proprio denaro per permettere agli stranieri di comportarsi in maniera folle.

Questo è ciò che rende il caso tedesco particolare. Se fossero stati l’unico grande paese sviluppato occidentale con un morale finanziaria decente, avrebbero rappresentato un’ immagine di rettitudine.

Ma hanno fatto qualcosa di molto particolare: durante il boom del debito i banchieri tedeschi sono andati oltre i loro standard, ma solo fuori dalla Germania.

Hanno prestato i soldi per i mutuatari subprime americani, per gli speculatori del boom immobiliare in Irlanda, per il magnate bancario islandese che ha fatto cose che nessun tedesco avrebbe mai fatto. Le perdite tedesche sono all’ultimo conteggio di 21 miliardi di dollari con le banche islandesi, 100 miliardi di dollari con le banche irlandesi, 60 miliardi di dollari per vari subprime statunitensi e ancora non si bene per i titoli greci. (…) Nel loro paese, tuttavia, questi banchieri apparentemente folli all’estero si sono comportati con moderazione. Il popolo tedesco non ha permesso loro di comportarsi diversamente.

(…) Quello che le loro banche  hanno fatto con i soldi dei tedeschi tra il 2003 e il 2008 non sarebbe mai stato possibile farlo in Germania, perché non c’era nessuno ad abboccare e prendere a prestito tutti questi soldi come facevano in California o in Grecia. Hanno perso ingenti somme dal 2003 in tutto ciò che hanno fatto fuori dalla Germania.(…) non erano bravi a farlo come quelli di New York, che avevano inventato  tutti questi strumenti finanziari complicatissimi e facevano questo gioco da almeno trent’anni “. E’ stato come mettersi improvvisamente a giocare a poker grosse somme con dei giocatori professionisti. Il risultato era prevedibile alla fine.

Ma ascoltate ora perchè viene il bello di tutto ciò che sta accadendo…

(…) un punto di vista sulla crisi del debito europeo e la crisi greca, è che si tratti di un tentativo elaborato dal governo tedesco per conto delle sue banche per ottenere indietro i loro soldi senza richiamare l’attenzione su ciò che stanno facendo.

Il governo tedesco dà i soldi al fondo di salvataggio dell’Unione europea in modo che possa dare i soldi al governo greco in modo che il governo greco può dare indietro denaro alle banche greche così le banche greche possono rimborsare i loro prestiti alle banche tedesche.

Indovina un pò chi suggerisce di trasformare il fondo MES in una sorta di FMI europeo!

Merkel, sì a un Fondo monetario europeo

…La cancelliera tedesca si è detta d’accordo con la proposta del ministro tedesco delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, che ha parlato di convertire il meccanismo europeo di stabilità in uno strumento simile al Fondo monetario. “Sarebbe una riforma importante”, ha osservato in merito, “che dimostrerebbe al mondo che la Ue ha i meccanismi per superare situazioni inattese”.

Il super ministro europeo immagino dovrà essere tedesco e il fondo servire per salvare le povere banche tedesche…

Settanta banche tedesche bocciate agli stress test – Il Sole 24 ORE

Ma tu pensa anche gli americani ci hanno messo anni e anni per comprendere la vera essenza dei tedeschi…

Politico – Quei disonesti dei tedeschi 

… se lo scriveva qualche secolo prima un blogger qualunque, erano tutte falsità…

LA MEGABALLA DEI 60 MILIARDI DI CORRUZIONE ..

DEUTSCHE BANK: LA TRUFFA INFINITA CON IL PAESE INTORNO

Per concludere Juncker quello che bisogna mentire o far finta di lasciare decidere, proporrà un ultimo capitolo dedicato alla democrazia in Europa, ai processi decisionali, da rendere ancor più democratici e trasparenti.

Ora, che milioni di europei amino farsi prendere in giro da un ubriacone passi, ma almeno Voi cercate di comprendere la vera essenza di QUESTA europa!

Junker ubriaco fa gli onori di casa.

Mi spiace Bellezza, se infrango i Tuoi sogni ma questa non è la mia Europa, non è l’Europa dei DeGasperi questo è solo uno squallido coacervo di interessi che cercano di rifilarti mentre dormi o sei sotto all’ombrellone.

Per fortuna non è tutto così, ma chi comanda, chi imposta la politica europea in buona parte è solo un fantoccio eletto o non eletto in mano alle banche e alle multinazionali, il resto chiacchiere per quattro amici al bar che sognano il roaming gratis.

Ma torniamo all’ Italia, perchè se ne sono occupati pure il Financial Times e Reuters…

Reuters – La moneta parallela dell’Italia potrebbe…

I partiti italiani di opposizione sembrano ridimensionare l’idea di un’uscita dall’euro per sostituirla con l’adozione di una moneta parallela ad uso interno, ma in realtà i suoi principali sostenitori la vedono come uno strumento per preparare al meglio l’uscita.

Sia ben chiaro nessuna illusione, chiacchierano tutti ma ben pochi poi hanno il coraggio di portare avanti le proprie idee, Berlusconi e i Cinque Stelle sull’euro sono inattendibili, per la Lega si vedrà.

Nel frattempo in Francia, il salvatore d’Europa, Napoleon Macro che vive nella reggia di Versailles, crolla nei sondaggi

Francia: popolarità Macron scende al 37%

… e si prepara ad un Autunno davvero caldo…

Francia, manifestazioni e scioperi contro la legge sul lavoro di Macron

Fate ora attenzione a come Repubblica tra le virgolette descrive chi ieri è sceso in piazza per protestare contro la criminale riforma del lavoro di Napoleon Macron…

Visto come si sono scaldati durante le elezioni presidenziali quelli di Repubblica, c’è da pensare che Macron si sia comprato pure i giornali italiani per vincere a Maggio.

Comunque sia, direi che c’è abbastanza materiale per prepararsi ad un autunno e inverno davvero interessante per l’Europa, mentre l’euro forte inizierà a mordere le fragili economie europee.

A rischio due posti di lavoro su tre nella grande distribuzione

Scritto da: Marco Cedolin
Fonte: http://ilcorrosivo.blogspot.it/2017/08/a-rischio-due-posti-di-lavoro-su-tre.html

Ci eravamo già occupati in passato del terribile impatto che il progresso tecnologico ha, e soprattutto potrebbe avere in prospettiva, sull’occupazione, dal momento che le “macchine” potrebbero sostituire in un prossimo futuro (in alcuni casi lo hanno già fatto) larga parte dei lavoratori.
Come scrivevamo uno dei settori maggiormente a rischio, e oltrettutto quello che negli ultimi decenni ha forse raccolto il maggior numero di nuovi occupati, sembra essere quello della grande distribuzione…..

A triste conferma di quello che sosteniamo da tempo arriva uno studio prodotto da Citi e dall’Oxford Martin Programme on Technology and Employment dal titolo “Technology at work 3.0”, facente parte di una serie di pubblicazioni sull’impatto dell’automazione sul mondo del lavoro.
Secondo i dati che emergono dallo studio in oggetto, che ha focalizzato la propria ricerca negli Stati Uniti, due posti di lavoro su tre nell’ambito dei cassieri e degli addetti alle vendite potrebbero venire eliminati in virtù delle innovazioni tecnologiche prossime venture.
Se poi si prende in considerazione l’intera filiera, allargata alla logistica e alla gestione dei magazzini e degli scaffali, la situazione si prospetta ancora peggiore, dal momento che l’80% degli addetti potrebbe molto presto venire sostituito da intelligenza artificiale e robot di nuova generazione.
La produttività senza dubbio salirà alle stelle ed i prezzi, in piccola misura, potrebbero perfino diminuire, ma la domanda rimane sempre la stessa. Come camperanno milioni di persone, molte delle quali arrivate in questo settore perché già espulsi da altri diventati sterili, che oggi sopravvivono (magari con salari miseri e turni massacranti) lavorando all’interno della grande distribuzione?
Al momento non esistono studi di sorta che prendano in considerazione il problema, ma di un problema si tratta e non di carattere filosofico, dal momento che non si può certo ipotizzare di mettere insieme il pranzo con la cena con il reddito d’inclusione di Gentiloni che per chi fuma basta a malapena per comprare le sigarette.

Cina: a Gibuti la prima base militare di Pechino all’estero

Fonte: http://www.asianews.it/notizie-it/Cina:-a-Gibuti-la-prima-base-militare-di-Pechino-all’estero-41275.html

Il ruolo principale della base è quello di sostenere le navi da guerra cinesi impiegate nella regione nelle operazioni anti pirateria. Anche Stati Uniti, Francia e Giappone hanno basi militari permanenti a Gibuti. L’ex colonia francese si trova in posizione strategica offrendo un accesso allo stretto di Bab el-Mandeb che collega il Mar Mediterraneo attraverso il Canale di Suez e il Mar Rosso al Golfo di Aden e all’Oceano Indiano. Una delle corsie marittime commerciali più importanti del mondo in particolare per il petrolio.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – La Cina ha spedito delle truppe a Gibuti istituendo così la sua prima base militare all’estero. Ieri due navi da guerra cinesi hanno lasati di stanza. Oggi un editoriale sul quotidiano ufficiale Global Times sottolinea l’importanza strategica della nuova base militare di Gibuti nel Corno d’Africa. Lo stesso quotidiano afferma che il ruolo principale della base è quello di sostenere le navi da guerra cinesi impiegate nella regione nelle operazioni anti pirateria e umanitarie.

Le truppe cinesi hanno già marciato in parata nella giornata dell’indipendenza di Djibouti il ​​27 giugno scorso per celebrare l’anniversario per i 40 anni dalla fine della dominio francese nel Paese del Corno d’Africa .

Il portavoce del Ministero degli Esteri cinese Geng Shuang ha descritto l’inaugurazione della base come parte degli sforzi in corso per aiutare la pace e la sicurezza nella regione africana. “Le forze navali cinesi sono presenti nelle acque al largo della Somalia, nel Golfo di Aden per condurre missioni di protezione e di scorta delle navi mercantili dal 2008”, ha dichiarato Geng. “La base militare aiuterà la Cina ad adempiere meglio agli obblighi internazionali nel condurre missioni di accompagnamento e assistenza umanitaria. Contribuirà anche a promuovere lo sviluppo economico e sociale a Gibuti”.

La Cina ha ampliato i suoi legami militari in tutta l’Africa negli ultimi anni. Secondo una relazione del Consiglio europeo sulle relazioni estere (Ecfr), la cooperazione con l’Africa sulla pace e la sicurezza è ora una “parte esplicita della politica estera di Pechino”. Più di 2.500 soldati e ufficiali di polizia cinesi sono già ora impiegati come caschi blu dell’Onu in tutto il continente africano, con le maggiori presenze nel Sud Sudan (1.051), Liberia (666) e Mali (402).

Anche Stati Uniti, Francia e Giappone hanno basi militari permanenti a Gibuti. L’ex colonia francese che ha una popolazione di meno di un milione di abitanti è in posizione strategica offrendo un accesso allo stretto di Bab el-Mandeb che collega il Mar Mediterraneo attraverso il Canale di Suez e il Mar Rosso al Golfo di Aden e all’Oceano Indiano. Una delle corsie marittime più importanti del mondo per il petrolio.

La crescita non ha nulla a che fare con l’economia

Scritto da: Paolo Ermani
Fonte:http://www.ilcambiamento.it/articoli/la-crescita-non-ha-nulla-a-che-fare-con-l-economia

Ci bombardano e martellano costantemente che la crescita è cosa buona e giusta, ma noi non ci stanchiamo di ripetere che è impossibile una crescita illimitata in un pianeta dalle risorse finite. È un’ovvietà disarmante, come dire che la pioggia è bagnata. Che piaccia o meno, questi sono i fatti che non hanno niente di ideologico, sono la pura e semplice realtà.

Aurelio Peccei e il club di Roma lo dicono da ben 45 anni, da quando nel 1972 venne pubblicato il libro “I limiti della crescita” nella traduzione letterale del titolo originale in inglese. Quindi il dogma imperante a cui tutti ci dobbiamo prostrare è una stratosferica balla; infatti, una volta sfruttate tutte le risorse possibili e immaginabili cosa facciamo? Andiamo ad abitare su Marte? Le conseguenze della crescita sono che la terra e i mari sono già delle discariche. Visto che non si sta facendo molto per evitare questo epilogo, noi continuiamo e continueremo a dare l’allarme.

Quindi cosa c’entra la crescita con l’economia che significa gestione della casa ovvero della terra e conseguente salvaguardia della stessa, è un mistero molto più grande di quello di Fatima. Eppure è un fiorire di grandi economisti, di premi Nobel, professori universitari, politici, sindacalisti, persone serie in giacca e cravatta che continuano a ripetere questa assurda follia come se fosse assolutamente normale. Tutti che cercano il modo di crescere più velocemente cioè di accelerare ancora di più la corsa verso il precipizio e tutti convintissimi delle assurdità che dicono, con tanto di teorie, articoli, interventi, libri, tesi. C’è chi dice che il nodo al cappio va fatto in un modo, chi in un altro, chi dice che il patibolo dovrebbe essere più basso, chi più alto e continuano nella loro cecità senza tenere conto degli elementi base dell’economia che non sono quelli dei soldi da guadagnare ma di aria da respirare, acqua da bere, ambiente da preservare, tutti aspetti che la crescita sta compromettendo in maniera irreversibile. Seguendola non si arriverà nemmeno ai nipoti, perché è già un grosso problema di quale mondo si troveranno i nostri figli.

I cosiddetti esperti dicono che la crescita porta benessere e posti di lavoro. Quale benessere può essere quello che mina le basi della nostra stessa esistenza e ci porta all’estinzione? Dove sono i posti di lavoro visto che ci sono milioni di disoccupati? Addirittura quando aumentano i fatturati le imprese licenziano, figuriamoci se la crescita dà posti di lavoro.

Ma sempre più persone capiscono che le barzellette, per quanto raccontate da seri signori con linguaggio forbito, non reggono più, la devastazione è sotto gli occhi di tutti. Se vogliamo uscire da questa situazione dovranno esserci dei cambiamenti, ma non certo quelli che ci dice Renzi nei suoi vuoti slogan o quelli della pubblicità quando ti dicono che per essere te stesso devi cambiare automobile. I cambiamenti saranno radicali, profondi, senza giri di parole. Va costruita una società basata su presupposti e valori completamente diversi: non consumo ma salvaguardia, non crescita ma tutela, non concorrenza ma collaborazione, non individualismo ma comunità.

I partiti difficilmente faranno questi cambiamenti e la fiducia che i cittadini danno loro è ai minimi storici viste le percentuali ormai sempre crescenti di gente che non va più a votare; e se agli astenuti ci si aggiunge chi vota il Movimento 5 Stelle, risulta evidente che i sostenitori della politica come servizio per i comitati di affari sono ridotti davvero a poco, per quanto abbiano ancora in mano grandi poteri.

La crescita va bandita dal dizionario economico visto che riguarda solo lo sfruttamento indiscriminato di risorse e persone, di certo non ha nulla a che vedere con la gestione della casa e la sua salvaguardia.

Nella corretta gestione della casa rientra anche il fatto che i membri collaborino affinché la casa possa fare vivere tutti degnamente, la logica della crescita è invece l’opposto, dobbiamo competere, concorrere e schiacciare l’avversario per prevalere. L’ideologia della crescita si rifà infatti a concetti di concorrenza, competizione, sfruttamento. Come a dire che in casa un figlio o figlia deve schiacciare qualche altro figlio; quale genitore scellerato approverebbe una cosa del genere?

Altro aspetto che rende il concetto di crescita fuori da ogni logica e senso, sono i miliardi di persone che si rifanno a religioni secondo cui siamo tutti fratelli e sorelle e dobbiamo rispettarci e collaborare, salvo poi nel concreto seguire il dio denaro e ricorrere a leggi, ordinamenti e azioni che vanno in direzione opposta. Addirittura oltre alle religioni, ci sono pure ideologie che dicono che siamo tutti uguali e avremmo dovuto unirci insieme per costruire un bel sol dell’avvenire; però stranamente uno dei paesi che ha cercato di mettere in pratica queste belle parole, ed è il paese più popolato al mondo, ha costruito un immenso lager per i suoi schiavi lavoratori e in nome della crescita sta radendo al suolo ogni cosa che incontra sul suo cammino rendendo al confronto Attila un bambinetto dell’asilo.

Ma perché secondo l’ideologia della crescita devo sperare di prevalere su qualcun altro e quindi farlo fallire, gettarlo nella miseria, nella disperazione? Lo devo fare perché è diverso da me? Ha meno diritti di vivere dignitosamente da me? E’ inferiore?

Perché devo competere? Per fare felici gli azionisti? Per fare carriera e finire imbottito di psicofarmaci? Per indebitarmi e comprare tutto quello che mi dice la pubblicità?

Perché devo fare corsi con coach miliardari che inventano e utilizzano tutte le tecniche persuasive  e manipolatorie possibili con il solo unico obiettivo del successo, che poi significa fregare il prossimo? Ma il prossimo non siamo noi stessi?

Ma non sarebbe più sano, sensato e intelligente collaborare? Non si potrebbe lavorare affinché la gestione della casa sia tale e non renderla una landa di macerie?

E’ utopico? A me sembra molto più utopico pensare di sopravvivere continuando a devastare tutto seguendo il modello della crescita.

Luminari, santoni e guru economici vari, non siate così ignoranti e analfabeti alla vita da mettere la crescita in relazione all’economia, sono due aspetti incompatibili e quando non avrete più da mangiare, bere e l’intero pianeta sarà una discarica, forse ve ne accorgerete, forse.

Il nostro paese non deve crescere ma prosperare e solo senza l’ossessione della crescita si può veramente prosperare.

 

AMERICA E ITALIA: DISOCCUPAZIONE INVISIBILE!

Fonte: http://icebergfinanza.finanza.com/2017/07/10/america-e-italia-disoccupazione-invisibile/

La notizia del fine settimana è che in Italia abbiamo dovuto scomodare dotti, medici e sapienti per capire che c’è qualche milione di disoccupati invisibile…

Lavoro, in Italia 2 milioni di disoccupati “invisibili” alle statistiche

Lo studio della Fondazione di Vittorio, che ha preso in considerazione anche quanti tra gli inattivi si percepiscono in cerca di una occupazione. E conteggiando le forze di lavoro potenziali aggiuntive e i sottoccupati part-time il tasso schizza al 23,8%, dieci punti sopra la stima ufficiale

Ogni mattina in Italia, quando sorge il sole un fesso si sveglia, sà che dovrà correre più del furbo o verrà ucciso. Ogni mattina in Italia, quando sorge il sole un altro fesso si sveglia, sà che dovrà correre più del furbo o morirà di fame. Ogni mattina in Italia, non importa che tu sia un fesso o un altro fesso , l’importante per loro è che tu ti bevi tutte le panzane che l’Istat ti rifila.

Più o meno le stesse panzane che da circa otto anni rifilano regolarmente agli americani, la piena occupazione, la ripresa, lavoro per tutti.

Difficile prendere seriamente un Paese nel quale i suoi governanti fanno approvare dal parlamento il “bailin” e poi fanno di tutto per aggirarlo, che di nascosto firmano l’esclusiva Triton, eludendo Dublino, per avere tutti gli emigranti in Italia in cambio di un pò di flessibilità.

Ma lasciamo perdere occupiamoci di cose serie, davvero belli i dati di venerdì, un mese vanno giù e l’altro tornano su, prima revisioni negative e poi il mese dopo quelle positive, ovviamente si festeggia in ogni caso, prima perchè la Fed non aumenterà i tassi e poi perchè allora vuol dire che l’economia va bene.

Il miglior messaggio per il dato di venerdì è venuto dal dollaro e dai treasuries che non hanno preso sul serio i dati del BLS, solo gli psicopatici di Wall Street hanno continuato a festeggiare.

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Dunque 222.000 posti di lavoro e 47.000 posti di lavoro in più nelle revisione degli ultimi due mesi, eppure secondo il BLS oltre 221.000 lavoratori avrebbero dovuto lasciare il tempo pieno per un’occupazione a part-Time a causa del maltempo, l’avevano preparata ma li è andata male. L’aumento della partecipazione al lavoro ha fatto aumentare il tasso di disoccupazione.

Peccato che come sempre nonostante la crescita del lavoro che vi raccontano, i salari medi sono cresciuti solo del 1,5 % contro aspettative per il 3 %, il dato del mese precedente è stato ridotto dal 0.2% al 0,1 % con tanti saluti all’inflazione.

Interessante notare lo sforzo da parte del Governo che per compensare la debolezza del settore privato si è messo ad assumere e il proliferare dei soliti barman e camerieri.

Chiedo scusa se l’analisi è ironica, ma ormai non c’è più nulla da commentare o analizzare nel paese delle meraviglie.

Nel frattempo, per chi vuole perdere tempo con l’analisi macro, mentre fallisce l’ennesimo summit in casa di Angela, due importanti indicatori segnalano che il volo dell’araba fenice è ormai giunto a termine, il petrolio e le vendite al dettaglio, i consumi.

Venti miliardi di euro o poco più  è il nuovo surplus della Germania, continua a fare quello che vuole alla faccia dei fessi italici e francesi e il problema non è l’euro ma il fiscal compact vista l’inversione a U di Gentiloni e quella di Renzi che chiede ora di finanziare un massiccio taglio di tasse a deficit. Sai bellezza il problema non è l’euro mettitelo bene in testa è tuttaltro, dicono loro e intanto il Paese collassa.

I mercati ormai da sei mesi scontano utili nel settore energetico con i prezzi del petrolio intorno a 53 dollari di media, mentre si viaggia regolarmente a 45 da inizio anno, un problemino non da poco quando qualcuno incomincerà a svegliarsi. Non solo ci sono molti segnali che suggeriscono una pessima stagione nelle vendite anche e soprattutto nel secondo trimestre, conun vero e proprio crollo anche nel settore del lusso.

Niente inflazione e crescita reale decisamente sotto il 2 %, solo nel paese delle meraviglie si puà osare sperando in una nuova strepitosa stagione degli utili che sta nuovamente per iniziare con i fuochi artificiali venerdì, con JPMorgan Citigroup, Wells Fargo e PNC con le solite spettacolari aspettative, trainate dal settore energetico.

Un aiuto potrebbe arrivare dal dollaro debole ma forse è troppo presto per osservarne gli effetti già in questo secondo trimestre.  

In molti dimenticano che la crescita nominale del 2016 del PIL è stata sotto il 3 % il peggior risultato dal 1959, la domanda di credito è in calo, il credito al consumo anche se cercano di nascondervelo è in netta contrazione

Fonte: Haver Analytics, Gluskin Sheff

Come scrive Stephen McBride, un altro indicatore segnala che l’economia statunitense è su un pendio scivoloso è quello del calo delle entrate corporative, un calo che non si osservava dal lontano 2009, quando l’economia era in mezzo alla Grande Recessione.

Si tratta di un indicatore che ben difficilmente sbaglia, ha segnalato in anticipo ogni recessione degli ultimi 30 anni, tutte nessuna esclusa, come dice il nostro Lacy, non sbaglia un colpo dalla seconda guerra mondiale questo indicatore, suggerisce un netto deterioramento degli utili delle imprese, ma si sa, chi guarda più a queste cosuccie.

Mi fermo qui, abbiamo tante altre belle cosuccie da raccontarvi nel prossimo Machiavelli, un manoscritto tecnico, veloce, sintetico, ma una cosa sembra quasi certa, il volo dell’araba fenice si è definitivamente concluso.

YELLEN: NESSUNA CRISI ALL’ORIZZONTE!

Fonte: http://icebergfinanza.finanza.com/2017/06/28/yellen-nessuna-crisi-allorizzonte/

Nei giorno scorsi vi avevo preannunciato alcuni dati positivi in arrivo dal mercato immobiliare, nulla di interessante, solo l’ennesimo rimbalzo del gatto morto!

Nel frattempo visto che si siamo occupati solo di banche venete e rapine del secolo, rimprendiamo la copertura dell’economia americana, mentre tutto intorno si festeggia la spettacolare ripresa mondiale ed europea, nell’immaginario del cappellaio matto Mario Draghi…

C’è chi vede “bolle” e recessioni a catena, ma la Bce è ottimista e modula il Qe  Draghi sfida le “cassandre”

Ieri l’euro ha festeggiato alla grande, ma è solo un movimento tecnico, come abbiamo scritto nell’ultimo Machiavelli, ora incomincia il bello e i tesorucci sono tornati ad offrire un’ulteriore opportunità. Suvvia è estate, la saga dei movimenti speculativi e dell’alta volatilità, il periodo nel quale i monelli si divertono a tirare sassate sulle finestre.

Una persona razionale ascoltando questi banchieri dovrebbe piegarsi in due e mettersi a ridere a crepapelle o iniziare seriamente a preoccuparsi!

Fed’s Yellen expects no new financial crisis in ‘our lifetimes’

Janet Yellen, ha dichiarato che lei non crede che ci sarà un’altra crisi finanziaria o almeno fino a quando lei vive, grazie soprattutto alle riforme del sistema bancario dopo l’incidente del 2007-09. (…)  penso che siamo molto più sicuri e spero che non sarà durante le nostre vite e non credo che sarà”, ha detto.

Non credo che avremo un’altra crisi finanziaria nella nostra vita, fantastico, non ne hanno indovinata una per decenni, non sono riusciti a prevedere una sola crisi finanziaria, anzi le hanno quasi tutte provocate ed assecondate loro e ora vi vengono a dire che non vedremo altre crisi finanziarie nella sua vita! Meraviglioso, affascinate, spettacolare…wonderful!

Nel fantastico mondo di nonna Yellen non avremo più crisi, nel paese delle meraviglie la festa di non crisi si celebrerà ogni giorno.

Noi ci limitiamo a continuare ad evidenziare ciò che suggerisce l’economia reale su Econoday

USA: crollano gli ordini beni durevoli, -1.1% a maggio

Ancora in calo gli ordini di beni durevoli dall’industria degli Stati Uniti nel mese di maggio, come appena riferito sul Calendario Economico. Il mese scorso l’indice degli ordini di beni durevoli sono crollati dell’1.1% su base mensile, contro il -0.6% previsto dagli analisti, peggiorando il risultato del mese precedente del -0.9%.

Chicago Fed National Activity Index  
Released On 6/26/2017 8:30:00 AM For May, 2017
Prior Prior Revised Consensus Consensus Range Actual
Level 0.49 0.57 0.32 0.10  to 0.54 -0.26 
3 Month Moving Average 0.23 0.21 0.04 

Highlights
A decline in manufacturing production and weakness in employment combined to pull down the national activity index to minus 0.26 in May from a revised plus 0.57 in April. The production component fell to minus 0.16 from April’s 0.53 reflecting May’s 0.4 percent decline in manufacturing production. The employment component fell to minus 0.02 from 0.12 on a sharp drop in civilian employment in the household sample of the employment report and a modest slowing in payroll growth. The consumer & housing component is also a negative, at minus 0.09 from minus 0.07 and once again the result of weakness in housing permits. This report underscores how soft May really was for a second-quarter that looks increasingly at risk.

PMI Composite Flash  
Released On 6/23/2017 9:45:00 AM For Jun, 2017
Prior Consensus Consensus Range Actual
Composite – Level 53.9 53.8 53.6  to 53.8 53.0 
Manufacturing – Level 52.5 52.7 52.2  to 53.5 52.1 
Services — Level 54.0 53.7 53.6  to 53.9 53.0 

Highlights
The economy is solid, at least the service sector, but on the whole is losing momentum, based on Markit’s flash data for June. The composite PMI slowed to 53.0 vs Econoday’s consensus for 53.8 with services also at 53.0 and manufacturing at 52.1, both short of expectations.

Services offer the best news with new orders and employment solid and optimism on the outlook particularly positive. In a special sign of strength, service companies in the sample are reporting the best gains in selling prices so far this year.

Manufacturing, however, moved to its slowest rate since September last year with both new orders and output down, offsetting gains in hiring and also inventories. Input costs slowed with selling prices here still weak.

The service strength in this report keeps it from being downbeat, though the weakness in manufacturing, which has been struggling this quarter, is not welcome.

Una sfilza di dati uno peggio dell’altro…

GDPNow

(Reuters) – Secondo il presidente della Federal Reserve di Filadelfia Patrick Harker, se ci fosse uno shock significativo per l’economia Usa “potrebbe succedere di tutto”, aggiundendo di non aspettarsi uno scenario del genere ma facendo toccare all’euro i massimi da 10 mesi sul dollaro. Parlando a un evento a Londra, Harker ha aggiunto che la Fed ha in programma di alzare i tassi di interesse ancora una volta quest’anno, visto che il recente indebolimento dell’inflazione appare temporaneo.

Ieri all’improvviso nel Paese delle Meraviglie Alice si è accorta che sarebbe stato sufficiente aprire gli occhi per tornare alla sbiadita realtà senza fantasia degli adulti.

“Non credere mai di essere altro che ciò che potrebbe sembrare ad altri che ciò che eri o avresti potuto essere non fosse altro che ciò che sei stata che sarebbe sembrato loro essere altro.”

Ma come ben sapete, nel magico mondo dei banchieri centrali nel secondo trimestre ci sarà il rimbalzo e tutti vivranno felici e contenti!