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Cina: a Gibuti la prima base militare di Pechino all’estero

Fonte: http://www.asianews.it/notizie-it/Cina:-a-Gibuti-la-prima-base-militare-di-Pechino-all’estero-41275.html

Il ruolo principale della base è quello di sostenere le navi da guerra cinesi impiegate nella regione nelle operazioni anti pirateria. Anche Stati Uniti, Francia e Giappone hanno basi militari permanenti a Gibuti. L’ex colonia francese si trova in posizione strategica offrendo un accesso allo stretto di Bab el-Mandeb che collega il Mar Mediterraneo attraverso il Canale di Suez e il Mar Rosso al Golfo di Aden e all’Oceano Indiano. Una delle corsie marittime commerciali più importanti del mondo in particolare per il petrolio.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – La Cina ha spedito delle truppe a Gibuti istituendo così la sua prima base militare all’estero. Ieri due navi da guerra cinesi hanno lasati di stanza. Oggi un editoriale sul quotidiano ufficiale Global Times sottolinea l’importanza strategica della nuova base militare di Gibuti nel Corno d’Africa. Lo stesso quotidiano afferma che il ruolo principale della base è quello di sostenere le navi da guerra cinesi impiegate nella regione nelle operazioni anti pirateria e umanitarie.

Le truppe cinesi hanno già marciato in parata nella giornata dell’indipendenza di Djibouti il ​​27 giugno scorso per celebrare l’anniversario per i 40 anni dalla fine della dominio francese nel Paese del Corno d’Africa .

Il portavoce del Ministero degli Esteri cinese Geng Shuang ha descritto l’inaugurazione della base come parte degli sforzi in corso per aiutare la pace e la sicurezza nella regione africana. “Le forze navali cinesi sono presenti nelle acque al largo della Somalia, nel Golfo di Aden per condurre missioni di protezione e di scorta delle navi mercantili dal 2008”, ha dichiarato Geng. “La base militare aiuterà la Cina ad adempiere meglio agli obblighi internazionali nel condurre missioni di accompagnamento e assistenza umanitaria. Contribuirà anche a promuovere lo sviluppo economico e sociale a Gibuti”.

La Cina ha ampliato i suoi legami militari in tutta l’Africa negli ultimi anni. Secondo una relazione del Consiglio europeo sulle relazioni estere (Ecfr), la cooperazione con l’Africa sulla pace e la sicurezza è ora una “parte esplicita della politica estera di Pechino”. Più di 2.500 soldati e ufficiali di polizia cinesi sono già ora impiegati come caschi blu dell’Onu in tutto il continente africano, con le maggiori presenze nel Sud Sudan (1.051), Liberia (666) e Mali (402).

Anche Stati Uniti, Francia e Giappone hanno basi militari permanenti a Gibuti. L’ex colonia francese che ha una popolazione di meno di un milione di abitanti è in posizione strategica offrendo un accesso allo stretto di Bab el-Mandeb che collega il Mar Mediterraneo attraverso il Canale di Suez e il Mar Rosso al Golfo di Aden e all’Oceano Indiano. Una delle corsie marittime più importanti del mondo per il petrolio.

La crescita non ha nulla a che fare con l’economia

Scritto da: Paolo Ermani
Fonte:http://www.ilcambiamento.it/articoli/la-crescita-non-ha-nulla-a-che-fare-con-l-economia

Ci bombardano e martellano costantemente che la crescita è cosa buona e giusta, ma noi non ci stanchiamo di ripetere che è impossibile una crescita illimitata in un pianeta dalle risorse finite. È un’ovvietà disarmante, come dire che la pioggia è bagnata. Che piaccia o meno, questi sono i fatti che non hanno niente di ideologico, sono la pura e semplice realtà.

Aurelio Peccei e il club di Roma lo dicono da ben 45 anni, da quando nel 1972 venne pubblicato il libro “I limiti della crescita” nella traduzione letterale del titolo originale in inglese. Quindi il dogma imperante a cui tutti ci dobbiamo prostrare è una stratosferica balla; infatti, una volta sfruttate tutte le risorse possibili e immaginabili cosa facciamo? Andiamo ad abitare su Marte? Le conseguenze della crescita sono che la terra e i mari sono già delle discariche. Visto che non si sta facendo molto per evitare questo epilogo, noi continuiamo e continueremo a dare l’allarme.

Quindi cosa c’entra la crescita con l’economia che significa gestione della casa ovvero della terra e conseguente salvaguardia della stessa, è un mistero molto più grande di quello di Fatima. Eppure è un fiorire di grandi economisti, di premi Nobel, professori universitari, politici, sindacalisti, persone serie in giacca e cravatta che continuano a ripetere questa assurda follia come se fosse assolutamente normale. Tutti che cercano il modo di crescere più velocemente cioè di accelerare ancora di più la corsa verso il precipizio e tutti convintissimi delle assurdità che dicono, con tanto di teorie, articoli, interventi, libri, tesi. C’è chi dice che il nodo al cappio va fatto in un modo, chi in un altro, chi dice che il patibolo dovrebbe essere più basso, chi più alto e continuano nella loro cecità senza tenere conto degli elementi base dell’economia che non sono quelli dei soldi da guadagnare ma di aria da respirare, acqua da bere, ambiente da preservare, tutti aspetti che la crescita sta compromettendo in maniera irreversibile. Seguendola non si arriverà nemmeno ai nipoti, perché è già un grosso problema di quale mondo si troveranno i nostri figli.

I cosiddetti esperti dicono che la crescita porta benessere e posti di lavoro. Quale benessere può essere quello che mina le basi della nostra stessa esistenza e ci porta all’estinzione? Dove sono i posti di lavoro visto che ci sono milioni di disoccupati? Addirittura quando aumentano i fatturati le imprese licenziano, figuriamoci se la crescita dà posti di lavoro.

Ma sempre più persone capiscono che le barzellette, per quanto raccontate da seri signori con linguaggio forbito, non reggono più, la devastazione è sotto gli occhi di tutti. Se vogliamo uscire da questa situazione dovranno esserci dei cambiamenti, ma non certo quelli che ci dice Renzi nei suoi vuoti slogan o quelli della pubblicità quando ti dicono che per essere te stesso devi cambiare automobile. I cambiamenti saranno radicali, profondi, senza giri di parole. Va costruita una società basata su presupposti e valori completamente diversi: non consumo ma salvaguardia, non crescita ma tutela, non concorrenza ma collaborazione, non individualismo ma comunità.

I partiti difficilmente faranno questi cambiamenti e la fiducia che i cittadini danno loro è ai minimi storici viste le percentuali ormai sempre crescenti di gente che non va più a votare; e se agli astenuti ci si aggiunge chi vota il Movimento 5 Stelle, risulta evidente che i sostenitori della politica come servizio per i comitati di affari sono ridotti davvero a poco, per quanto abbiano ancora in mano grandi poteri.

La crescita va bandita dal dizionario economico visto che riguarda solo lo sfruttamento indiscriminato di risorse e persone, di certo non ha nulla a che vedere con la gestione della casa e la sua salvaguardia.

Nella corretta gestione della casa rientra anche il fatto che i membri collaborino affinché la casa possa fare vivere tutti degnamente, la logica della crescita è invece l’opposto, dobbiamo competere, concorrere e schiacciare l’avversario per prevalere. L’ideologia della crescita si rifà infatti a concetti di concorrenza, competizione, sfruttamento. Come a dire che in casa un figlio o figlia deve schiacciare qualche altro figlio; quale genitore scellerato approverebbe una cosa del genere?

Altro aspetto che rende il concetto di crescita fuori da ogni logica e senso, sono i miliardi di persone che si rifanno a religioni secondo cui siamo tutti fratelli e sorelle e dobbiamo rispettarci e collaborare, salvo poi nel concreto seguire il dio denaro e ricorrere a leggi, ordinamenti e azioni che vanno in direzione opposta. Addirittura oltre alle religioni, ci sono pure ideologie che dicono che siamo tutti uguali e avremmo dovuto unirci insieme per costruire un bel sol dell’avvenire; però stranamente uno dei paesi che ha cercato di mettere in pratica queste belle parole, ed è il paese più popolato al mondo, ha costruito un immenso lager per i suoi schiavi lavoratori e in nome della crescita sta radendo al suolo ogni cosa che incontra sul suo cammino rendendo al confronto Attila un bambinetto dell’asilo.

Ma perché secondo l’ideologia della crescita devo sperare di prevalere su qualcun altro e quindi farlo fallire, gettarlo nella miseria, nella disperazione? Lo devo fare perché è diverso da me? Ha meno diritti di vivere dignitosamente da me? E’ inferiore?

Perché devo competere? Per fare felici gli azionisti? Per fare carriera e finire imbottito di psicofarmaci? Per indebitarmi e comprare tutto quello che mi dice la pubblicità?

Perché devo fare corsi con coach miliardari che inventano e utilizzano tutte le tecniche persuasive  e manipolatorie possibili con il solo unico obiettivo del successo, che poi significa fregare il prossimo? Ma il prossimo non siamo noi stessi?

Ma non sarebbe più sano, sensato e intelligente collaborare? Non si potrebbe lavorare affinché la gestione della casa sia tale e non renderla una landa di macerie?

E’ utopico? A me sembra molto più utopico pensare di sopravvivere continuando a devastare tutto seguendo il modello della crescita.

Luminari, santoni e guru economici vari, non siate così ignoranti e analfabeti alla vita da mettere la crescita in relazione all’economia, sono due aspetti incompatibili e quando non avrete più da mangiare, bere e l’intero pianeta sarà una discarica, forse ve ne accorgerete, forse.

Il nostro paese non deve crescere ma prosperare e solo senza l’ossessione della crescita si può veramente prosperare.

 

AMERICA E ITALIA: DISOCCUPAZIONE INVISIBILE!

Fonte: http://icebergfinanza.finanza.com/2017/07/10/america-e-italia-disoccupazione-invisibile/

La notizia del fine settimana è che in Italia abbiamo dovuto scomodare dotti, medici e sapienti per capire che c’è qualche milione di disoccupati invisibile…

Lavoro, in Italia 2 milioni di disoccupati “invisibili” alle statistiche

Lo studio della Fondazione di Vittorio, che ha preso in considerazione anche quanti tra gli inattivi si percepiscono in cerca di una occupazione. E conteggiando le forze di lavoro potenziali aggiuntive e i sottoccupati part-time il tasso schizza al 23,8%, dieci punti sopra la stima ufficiale

Ogni mattina in Italia, quando sorge il sole un fesso si sveglia, sà che dovrà correre più del furbo o verrà ucciso. Ogni mattina in Italia, quando sorge il sole un altro fesso si sveglia, sà che dovrà correre più del furbo o morirà di fame. Ogni mattina in Italia, non importa che tu sia un fesso o un altro fesso , l’importante per loro è che tu ti bevi tutte le panzane che l’Istat ti rifila.

Più o meno le stesse panzane che da circa otto anni rifilano regolarmente agli americani, la piena occupazione, la ripresa, lavoro per tutti.

Difficile prendere seriamente un Paese nel quale i suoi governanti fanno approvare dal parlamento il “bailin” e poi fanno di tutto per aggirarlo, che di nascosto firmano l’esclusiva Triton, eludendo Dublino, per avere tutti gli emigranti in Italia in cambio di un pò di flessibilità.

Ma lasciamo perdere occupiamoci di cose serie, davvero belli i dati di venerdì, un mese vanno giù e l’altro tornano su, prima revisioni negative e poi il mese dopo quelle positive, ovviamente si festeggia in ogni caso, prima perchè la Fed non aumenterà i tassi e poi perchè allora vuol dire che l’economia va bene.

Il miglior messaggio per il dato di venerdì è venuto dal dollaro e dai treasuries che non hanno preso sul serio i dati del BLS, solo gli psicopatici di Wall Street hanno continuato a festeggiare.

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Dunque 222.000 posti di lavoro e 47.000 posti di lavoro in più nelle revisione degli ultimi due mesi, eppure secondo il BLS oltre 221.000 lavoratori avrebbero dovuto lasciare il tempo pieno per un’occupazione a part-Time a causa del maltempo, l’avevano preparata ma li è andata male. L’aumento della partecipazione al lavoro ha fatto aumentare il tasso di disoccupazione.

Peccato che come sempre nonostante la crescita del lavoro che vi raccontano, i salari medi sono cresciuti solo del 1,5 % contro aspettative per il 3 %, il dato del mese precedente è stato ridotto dal 0.2% al 0,1 % con tanti saluti all’inflazione.

Interessante notare lo sforzo da parte del Governo che per compensare la debolezza del settore privato si è messo ad assumere e il proliferare dei soliti barman e camerieri.

Chiedo scusa se l’analisi è ironica, ma ormai non c’è più nulla da commentare o analizzare nel paese delle meraviglie.

Nel frattempo, per chi vuole perdere tempo con l’analisi macro, mentre fallisce l’ennesimo summit in casa di Angela, due importanti indicatori segnalano che il volo dell’araba fenice è ormai giunto a termine, il petrolio e le vendite al dettaglio, i consumi.

Venti miliardi di euro o poco più  è il nuovo surplus della Germania, continua a fare quello che vuole alla faccia dei fessi italici e francesi e il problema non è l’euro ma il fiscal compact vista l’inversione a U di Gentiloni e quella di Renzi che chiede ora di finanziare un massiccio taglio di tasse a deficit. Sai bellezza il problema non è l’euro mettitelo bene in testa è tuttaltro, dicono loro e intanto il Paese collassa.

I mercati ormai da sei mesi scontano utili nel settore energetico con i prezzi del petrolio intorno a 53 dollari di media, mentre si viaggia regolarmente a 45 da inizio anno, un problemino non da poco quando qualcuno incomincerà a svegliarsi. Non solo ci sono molti segnali che suggeriscono una pessima stagione nelle vendite anche e soprattutto nel secondo trimestre, conun vero e proprio crollo anche nel settore del lusso.

Niente inflazione e crescita reale decisamente sotto il 2 %, solo nel paese delle meraviglie si puà osare sperando in una nuova strepitosa stagione degli utili che sta nuovamente per iniziare con i fuochi artificiali venerdì, con JPMorgan Citigroup, Wells Fargo e PNC con le solite spettacolari aspettative, trainate dal settore energetico.

Un aiuto potrebbe arrivare dal dollaro debole ma forse è troppo presto per osservarne gli effetti già in questo secondo trimestre.  

In molti dimenticano che la crescita nominale del 2016 del PIL è stata sotto il 3 % il peggior risultato dal 1959, la domanda di credito è in calo, il credito al consumo anche se cercano di nascondervelo è in netta contrazione

Fonte: Haver Analytics, Gluskin Sheff

Come scrive Stephen McBride, un altro indicatore segnala che l’economia statunitense è su un pendio scivoloso è quello del calo delle entrate corporative, un calo che non si osservava dal lontano 2009, quando l’economia era in mezzo alla Grande Recessione.

Si tratta di un indicatore che ben difficilmente sbaglia, ha segnalato in anticipo ogni recessione degli ultimi 30 anni, tutte nessuna esclusa, come dice il nostro Lacy, non sbaglia un colpo dalla seconda guerra mondiale questo indicatore, suggerisce un netto deterioramento degli utili delle imprese, ma si sa, chi guarda più a queste cosuccie.

Mi fermo qui, abbiamo tante altre belle cosuccie da raccontarvi nel prossimo Machiavelli, un manoscritto tecnico, veloce, sintetico, ma una cosa sembra quasi certa, il volo dell’araba fenice si è definitivamente concluso.

YELLEN: NESSUNA CRISI ALL’ORIZZONTE!

Fonte: http://icebergfinanza.finanza.com/2017/06/28/yellen-nessuna-crisi-allorizzonte/

Nei giorno scorsi vi avevo preannunciato alcuni dati positivi in arrivo dal mercato immobiliare, nulla di interessante, solo l’ennesimo rimbalzo del gatto morto!

Nel frattempo visto che si siamo occupati solo di banche venete e rapine del secolo, rimprendiamo la copertura dell’economia americana, mentre tutto intorno si festeggia la spettacolare ripresa mondiale ed europea, nell’immaginario del cappellaio matto Mario Draghi…

C’è chi vede “bolle” e recessioni a catena, ma la Bce è ottimista e modula il Qe  Draghi sfida le “cassandre”

Ieri l’euro ha festeggiato alla grande, ma è solo un movimento tecnico, come abbiamo scritto nell’ultimo Machiavelli, ora incomincia il bello e i tesorucci sono tornati ad offrire un’ulteriore opportunità. Suvvia è estate, la saga dei movimenti speculativi e dell’alta volatilità, il periodo nel quale i monelli si divertono a tirare sassate sulle finestre.

Una persona razionale ascoltando questi banchieri dovrebbe piegarsi in due e mettersi a ridere a crepapelle o iniziare seriamente a preoccuparsi!

Fed’s Yellen expects no new financial crisis in ‘our lifetimes’

Janet Yellen, ha dichiarato che lei non crede che ci sarà un’altra crisi finanziaria o almeno fino a quando lei vive, grazie soprattutto alle riforme del sistema bancario dopo l’incidente del 2007-09. (…)  penso che siamo molto più sicuri e spero che non sarà durante le nostre vite e non credo che sarà”, ha detto.

Non credo che avremo un’altra crisi finanziaria nella nostra vita, fantastico, non ne hanno indovinata una per decenni, non sono riusciti a prevedere una sola crisi finanziaria, anzi le hanno quasi tutte provocate ed assecondate loro e ora vi vengono a dire che non vedremo altre crisi finanziarie nella sua vita! Meraviglioso, affascinate, spettacolare…wonderful!

Nel fantastico mondo di nonna Yellen non avremo più crisi, nel paese delle meraviglie la festa di non crisi si celebrerà ogni giorno.

Noi ci limitiamo a continuare ad evidenziare ciò che suggerisce l’economia reale su Econoday

USA: crollano gli ordini beni durevoli, -1.1% a maggio

Ancora in calo gli ordini di beni durevoli dall’industria degli Stati Uniti nel mese di maggio, come appena riferito sul Calendario Economico. Il mese scorso l’indice degli ordini di beni durevoli sono crollati dell’1.1% su base mensile, contro il -0.6% previsto dagli analisti, peggiorando il risultato del mese precedente del -0.9%.

Chicago Fed National Activity Index  
Released On 6/26/2017 8:30:00 AM For May, 2017
Prior Prior Revised Consensus Consensus Range Actual
Level 0.49 0.57 0.32 0.10  to 0.54 -0.26 
3 Month Moving Average 0.23 0.21 0.04 

Highlights
A decline in manufacturing production and weakness in employment combined to pull down the national activity index to minus 0.26 in May from a revised plus 0.57 in April. The production component fell to minus 0.16 from April’s 0.53 reflecting May’s 0.4 percent decline in manufacturing production. The employment component fell to minus 0.02 from 0.12 on a sharp drop in civilian employment in the household sample of the employment report and a modest slowing in payroll growth. The consumer & housing component is also a negative, at minus 0.09 from minus 0.07 and once again the result of weakness in housing permits. This report underscores how soft May really was for a second-quarter that looks increasingly at risk.

PMI Composite Flash  
Released On 6/23/2017 9:45:00 AM For Jun, 2017
Prior Consensus Consensus Range Actual
Composite – Level 53.9 53.8 53.6  to 53.8 53.0 
Manufacturing – Level 52.5 52.7 52.2  to 53.5 52.1 
Services — Level 54.0 53.7 53.6  to 53.9 53.0 

Highlights
The economy is solid, at least the service sector, but on the whole is losing momentum, based on Markit’s flash data for June. The composite PMI slowed to 53.0 vs Econoday’s consensus for 53.8 with services also at 53.0 and manufacturing at 52.1, both short of expectations.

Services offer the best news with new orders and employment solid and optimism on the outlook particularly positive. In a special sign of strength, service companies in the sample are reporting the best gains in selling prices so far this year.

Manufacturing, however, moved to its slowest rate since September last year with both new orders and output down, offsetting gains in hiring and also inventories. Input costs slowed with selling prices here still weak.

The service strength in this report keeps it from being downbeat, though the weakness in manufacturing, which has been struggling this quarter, is not welcome.

Una sfilza di dati uno peggio dell’altro…

GDPNow

(Reuters) – Secondo il presidente della Federal Reserve di Filadelfia Patrick Harker, se ci fosse uno shock significativo per l’economia Usa “potrebbe succedere di tutto”, aggiundendo di non aspettarsi uno scenario del genere ma facendo toccare all’euro i massimi da 10 mesi sul dollaro. Parlando a un evento a Londra, Harker ha aggiunto che la Fed ha in programma di alzare i tassi di interesse ancora una volta quest’anno, visto che il recente indebolimento dell’inflazione appare temporaneo.

Ieri all’improvviso nel Paese delle Meraviglie Alice si è accorta che sarebbe stato sufficiente aprire gli occhi per tornare alla sbiadita realtà senza fantasia degli adulti.

“Non credere mai di essere altro che ciò che potrebbe sembrare ad altri che ciò che eri o avresti potuto essere non fosse altro che ciò che sei stata che sarebbe sembrato loro essere altro.”

Ma come ben sapete, nel magico mondo dei banchieri centrali nel secondo trimestre ci sarà il rimbalzo e tutti vivranno felici e contenti!

IL DL SU VENETOBANCA E BANCA INTESA: UN INSIEME DI ABUSI MAI VISTO PER FARE IL PIU’ COLOSSALE TRASFERIMENTO DI RICCHEZZA DELLA STORIA ITALIANA

Scritto da: Fabio Lugano
Fonte: https://scenarieconomici.it/il-dl-su-venetobanca-e-banca-intesa-un-insieme-di-abusi-mai-visto-per-fare-il-piu-colossale-trasferimento-di-ricchezza-della-storia-italiana/

 Il governo ha emesso la sua sentenza, con un decreto legge che rimarrà alla storia del diritto per la sua parzialità.

Tutto il diritto italiano è stato , letteralmente, stravolto per fare un’operazione che è, allo stato attuale, un completo e totale, ingiustificato, regalo a Banca Intesa. Il governo ha nascosto e gestito malissimo una situazione, da un lato ignorando completamente le richieste di giustizia dei risparmiatori truffati, dall’altro minimizzando i problemi del sistema creditizio. Vogliamo ricordare qualche perla?

“Voglio essere esplicito: qualsiasi forma di eventuale risoluzione di queste banche andrà respinta con tutte le forze.” Matteo Renzi 5 Giugno 2017 al Sole 24 ore

Naturalmente questa incredibile illusione, che ha generato poi l’adesione al BRRD, la procedura di risoluzione europea, il Bail Out Nazionale, i casi Etruria , Banca Marche, Cariferrara, Carichieti, ed ora BPVI e VB, è frutto di una visione padronale del sistema bancario, in cui tutto è sacrificabile PURCHE’ non si tocchi il potere politico o degli amici del potere stesso

Analizziamo il decreto passo per passo:

Il DL è il 99 del 25/6.  Dovrà essere convertito entro 60 giorni, ed il governo si è impegnato con INntesa, come vedremo a farlo approvare così come è , senza cambiamenti. Evidentemente il Parlamento Italiano sta diventando solo una sorta di fastidioso orpello da schiacciare a suon di fiducie. A questo punto dovremmo seriamente chiederci che eleggiamo i parlamentari a fare .

Il cuore di tutta la norma risiede nell’articolo 3 . Questo attesta la cessione gratuita a Intesa delle due banche, tranne un gruppo di beni che sono inclusi nella normativa relativa del Bail In del 2015. Il punto b) dello stesso articolo è quello che interessa agli azionisti

b) i debiti delle Banche nei confronti dei propri azionisti e
obbligazionisti subordinati derivanti dalle operazioni di
commercializzazione di azioni o obbligazioni subordinate delle Banche
o dalle violazioni della normativa sulla prestazione dei servizi di
investimento riferite alle medesime azioni o obbligazioni
subordinate, ivi compresi i debiti in detti ambiti verso i soggetti
destinatari di offerte di transazione presentate dalle banche stesse;

c) le controversie relative ad atti o fatti occorsi prima della
cessione, sorte successivamente ad essa, e le relative passivita’.

Quindi le cause da svolgere contro la banca NON sono cedute a Banca Intesa, ma sono passate  alla “Bad Bank”, alla banca in liquidazione.

Passano anche alla banca in liquidazione gli NPL, il cui valore netto è di 10 miliardi. Su questo tema ho sentito una grandissima confusione, perchè si è parlato di “Cessione di oltre 20 miliardi di credito inesigibile”, ma questo non è vero, perchè il valore netto è superiore alla metà, con una copertura ormai consistente. Quindi l’iniezione di capitali necessaria, almeno secondo la media indicata dall’ABI e da BI sull’incasso degli NPL, per coprire eventuali perdite dovrebbe essere , tecnicamente, limitata, però tutto è affidato alla valutazione incerta degli NPL stessi.

Per dirvi quanto questa norma di legge sia prona ai desiderata di Banca Intesa  bisogna leggere il comma 2 ai punti a e b , dove viene data una esenzione completa per le certificazioni energetiche e le altre normative di carattere edilizio riguardanti gli immobili. La cessione quindi avviene senza riguardo per le ordinarie norma di carattere edilizio, quindi come se fossero una sorta di mega condono. Era necessario questo ulteriore favore ? Non si potevano fare, con calma, le perizie sulle classi termiche ? Perchè questo favoritismo assurdo ?

Poi una chicca

3. Il cessionario e’ individuato, anche sulla base di trattative a
livello individuale, nell’ambito di una procedura, anche se svolta
prima dell’entrata in vigore del presente decreto, aperta,
concorrenziale, non discriminatoria di selezione dell’offerta di
acquisto piu’ conveniente, nonche’ avendo riguardo agli impegni che
esso dovra’ assumersi ai fini del rispetto della disciplina europea
sugli aiuti di Stato.

La gara la cercherei su “Chi l’Ha Visto”….. Anzi le voci di stampa ci dicono che, se qualcuno ha fatto offerte, (offerte pagate, non regali) è stato rimandato a casa. Come mai ?

Il “Cessionario” , cioè Banca Intesa, ottiene i seguenti privilegi:

  • una garanzia dello stato per un valore fra i 5351 ed i 6531 milioni sui beni che le sono ceduti (nel caso il regalo non sia sufficientemente valutato).
  • Una garanzia “Soddisfatto o rimborsato”, per cui Banca Intesa può restituire a piacimento qualsiasi parte della banca regalata che non sia di suo interesse, ottenendo un’ulteriore garanzia di 4 miliardi. Tra l’altro in caso di ritorno di qualche pezzo debito o crediti non sono garantiti dal cessionario;
  • Adesso tenetevi forte: le garanzie fornite al cessionario (a Banca Intesa) hanno un grado di privilegio superiore ai debiti chirografari. Quindi, rebus sic stantibus,, sono privilegiati rispetto alle azioni di recupero degli azionisti tuffati. Con questa norma abbiamo preso il diritto fallimentare e lo abbiamo stracciato.

Ed adesso viene il bello. Gli NPL vengono ceduti a SGA Spa, società che nacque per la gestione delle attività dubbie del Banco di Napoli. SGA Spa era , casualmente, di Banca Intesa, ma è stata ceduta al Tesoro, casualmente, per 600 mila euro a Maggio 2017, prezzo fissato alla sua costituzione. Come mai il Tesoro già quasi due mesi fa sapeva di aver bisogno di una società specializzata nell’incasso dei crediti? Si parlava di una cessione della SGA a Fondo Atlante, ma quest’ultimo nasceva con già la finalità della gestione degli NPL, per cui sarebbe strano che non si fosse dotato di una struttura idonea nel frattempo La società è stata ceduta per 600 mila euro, ma si vociferava che avesse un capitale di 600 milioni . Non è che tutto questo è una compensazione indiretta per le perdite di Banca Intesa? I 600 milioni di attivo di bilancio sono veritieri e  facevano già parte a maggio di un disegno che ha portato alla situazione attuale ? In  realtà proprio il caso SGA e Banco di Napoli mostra come la scelta di cessione dell’attivo in questo modo sia stata affrettata e presa con superficialità.

L’articolo 6 introduce l’ennesimo controsenso e contrasto insensato per gli azionisti venetobanca e BPVI : infatti mentre per MPS i detentori di obbligazioni subordinate vendute prima del 1 gennaio 2015 hanno diritto alla sostituzione delle loro obbligazioni con obbligazioni senior, vendendo le stesse ricomprate da parte del Tesoro e quindi sostituite con titoli di qualità migliore, al contrario per gli obbligazionisti Junior delle venete vi è un richiamo alla pessima norma, che ha già causato grandissimi problemi, predisposta per gli obbligazionisti azzerati Banca Etruria, che prevede un ristoro, cioè la legge 208/2015 art 1 commi 855 e ss, che prevede un rimborso non generalizzato e totale, ma forfettario, ad capocchiam,  Anche i tempi per la richiesta dello stesso, considerato il periodo estivo e la totale assenza di una procedura, sono piuttosto stretti, essendo il 30/9/2017. Sembra che si siano voluti creare figlio (Obbligazionisti junior retail MPS ) e figliastri (tutti gli altri obbligazionisti junior). Alla faccia del buon senso .

L’articolo 8 è un compendio di sintesi

Disposizioni di attuazione

1. Il Ministro dell’economia e delle finanze puo’ dettare misure
tecniche di attuazione del presente decreto con uno o piu’ decreti di
natura non regolamentare.

Dante scriveva: “Vuolsi così colà dove si vuole ciò che si puote, e più non dimandare”.

Al danno si aggiunge la beffa. Penso che avete sentito Gentiloni che predicava come, giustamente, come i colpevoli del dissesto dovessero ripagare, il maltolto, giusto ? Beh certo, per ora si godono le loro aziende in espansione, come sottolinea perfino l’ANSA

Portando anche via un po’ di produzione ai veneti, come se i danni non fossero stati sufficienti, ma ciò premesso c’è il rischio che l’eventuale rimborso danni, se mai verrà pagato, vista la scarsissima solerzia del CdA , vada a …. Banca Intesa , salvo intervento riparatore del governo: infatti, come giustamente nota l’avvocato Nicola Stiaffini, l’articolo 3 del DL afferma

“…provvedono a
cedere ad un soggetto, individuato ai sensi del comma 3, l’azienda,
suoi singoli rami, nonche’ beni, diritti e rapporti giuridici
individuabili in blocco, ovvero attivita’ e passivita’, anche
parziali o per una quota di ciascuna di esse, di uno dei soggetti in
liquidazione o di entrambi.”

Ora l’azione risarcitoria iniziata da BPVI e da VB è da individuarsi come iniziata antecedentemente alla liquidazione, quindi come un rapporto giuridico che, potenzialmente , beneficerà Banca Intesa, non gli Azionisti Danneggiati! Del resto la norma su questo punto è chiara, e i commi successivi evitano con attenzione di chiarire a chi andranno i soldi del risarcimento danni. Questo perchè non si è chiarito il quadro giuridico complessivo, e la gatta frettolosa ha partorito il gattino cieco.

Ora il governo ha abituato ad azioni di forza che esautorano completamente il parlamento, ma questa norma contiene troppe ingiustizie e pasticci, troppi favoritismi, perchè non possa , anzi debba, essere vagliata e corretta in sede parlamentare. Se così non fosse, al di là delle questioni di diritto naturale stracciato in nome di non si sa bene quale principio superiore, si innescherebbe una conflittualità sociale i cui risultati potrebbero non essere positivo. Perchè il popolo può essere truffato, ma non può essere anche canzonato.

AMAZON E WHOLE FOODS. ACCELLERA LA RIVOLUZIONE DEL RETAIL

Scritto da: fabio Lugano
Fonte:https://scenarieconomici.it/amazon-e-whole-foods-accellera-la-rivoluzione-del-retail/

Venerdì la notizia è stato l’acquisto di Whole Foods, catena di cibo di alta qualità, da parte di Amazon. La catena in realtà stava passando un periodo non proprio prospero a causa di numerosi problemi. Le vendite pe negozio erano in calo da 24 mesi, l’espansione era possibile solo con nuove costose aperture. Le altre catene di  supermercati si erano buttate con avidità sul business del cibo biologico e di alta qualità, ponendo una dura concorrenza alla catena texana e costringendola ad arrivare ad un bivio: o ridurre i margini e divenire una catena un po’ più omologata , oppure veder progressivamente ridotte le vendite. L’azionariato era in ribellione perchè non riusciva a vedere una strategia precisa e vedeva i margini in riduzione. La valutazione della società era di 12 miliardi di dollari, per cui l’acquisto a 13,7 ha tolto le castagne dal fuoco a tutti.

Jeff Bezos ha risolto il problema, acquistando la catena, ha ribaltato la situazione del mercato food retail USA, ponendo le basi per una vera  e propria rivoluzione e per una forte spinta deflazionistica. Amazon non ha comprato solo una catena di negozi, ma ha anche comprato 431 location di alta gamma con negozi di alta qualità.

Ora questi punti vendita si vengono ad integrare con il servizio PRIME di Amazon, che , per 90 dollari al mese, garantisce la consegna a casa  entro 24 ore o meno, a seconda della fascia urbana. Se sembra un elemento secondario ricordiamo che una famiglia americana su due è già abbonata al servizio PRIME.

Ora Amazon ha 431 punti di distribuzione di beni di largo consumo, di qualità. I suoi volumi di vendita nel settore si integreranno con quelli acquistati, e quindi avremo una pressione ancora superiore sui grossisti e sui produttori. Questo porterà ad un taglio dei loro margini e ad una ulteriore maggiore concorrenzialità di Amazon -Whole foods. Tutte le principali catene della distribuzione ne risentiranno, come hanno mostrato le loro quotazioni borsistich venerdì scorso.

Tutte queste catene rischiano di veder ridotta la loro redditività da un colosso che, per la prima volta ,  integrerà veramente distribuzione online e retail tradizionale. Una compressione dei margini a cui alcuni di questi distrubutori non potranno resistere. Potremmo veder scorrere sangue nel prossimi anni.

Ora pensate a questo: e se domani Amazon comprasse Esselunga, quanto tempo rimarrebbe per Coop Italia ?

HOUSING BUBBLE: BRUCIA LA CASETTA IN CANADA!

Fonte: http://icebergfinanza.finanza.com/2017/05/03/housing-bubble-brucia-la-casetta-in-canada/

Il Canada non è l’America, l’Australian non è il Canada e via dicendo! Come ben sapete noi non abbiamo mai fretta, quello che leggete su Icebergfinanza, prima o poi diventa realtà.

Sale il rischio della bolla immobiliare in Canada. Lo riferisce Business Insider citando, tra gli altri, i dati sulle nuove costruzioni salite a marzo a quota 253.70 unità abitative, il livello più alto, nota la Canada Mortgage & Housing Corp., dal settembre 2007. “L’attività di costruzione è alimentata dall’aspettativa di una crescita continua dei prezzi delle case con annessi grandi guadagni per costruttori, agenzie di credito, agenti immobiliari e il settore nel suo insieme” scrive Business Insider. Ma i dubbi ovviamente restano.Secondo Stéfane Marion, Chief Economist della divisione Economics and Strategy presso National Bank of Canada, quello dei prezzi inflazionati sarebbe diventato ormai l’argomento caldo per antonomasia nel Paese. Originariamente confinati alle realtà metropolitane di Toronto e Vancouver, i prezzi gonfiati sono ormai realtà in molte aree del Paese. Ad oggi, nota ancora Marion, il 55% dei mercati regionali canadesi evidenzia prezzi gonfiati per lo meno del 10%. Si tratta, nota di Business Insider, di cifre molto simili a quelle osservate negli Usa nel 2005, l’anno del picco di mercato. A preoccupare non sono solo i sintomi classici della bolla in sé quanto le previsioni sui rischi connessi al suo eventuale scoppio in termini di effetti diretti per l’economia reale. Attualmente, secondo i dati di Statistics Canada, il settore immobiliare nel suo complesso (costruzioni comprese) contribuisce da solo al 15,5% del Pil nazionale, contro il 14,7% del 2011.Canada: si gonfia la bolla immobiliare

Non bisogna mai avere fretta, le dinamiche del mercato immobiliare sono ben descritte nella sequenza della deflazione da debiti, ogni cosa a suo tempo sotto il cielo dell’immobiliare, nel frattempo un assaggio…

HCG’s crisis may puncture Canada’s housing bubble …

Lo scorso anno in alcuni manoscritti vi abbiamo raccontato quello che sta accadendo nel mercato immobiliare australiano ma soprattutto quello che ancora oggi accade nel mercato immobiliare americano.

Ve le ricordate le “jusen” giapponesi, prestatori mutuatari che operavano al di fuori del perimetro di controllo delle banche centrali, istituzioni ombra pompate dalle principali banche commerciali che favorirono l’esplosione della più colossale bolla immobiliare della storia?

Quasi sicuramente vi siete dimenticati di quello che vi avevamo raccontato il ottobre, uno dei sintomi di tutte le più grandi crisi immobiliari della storia, uno dei segni premonitori infallibili che hanno caratterizzato la Grande Depressione del ’29, la crisi giapponese ( Jusen ) e l’ultima americana ( Subprime )

Visto la regolamentazione stringente con la quale si è messo il bavaglio alle grandi banche in fatto di concessione mutui, si è pensato bene di ricorrere al solito trucco, ovvero girare i capitali necessari a istituzioni non bancarie in maniera da elargire allegramente mutui a gogo.

Lady & Gentleman ho l’onore di presentarvi i nipotini di nonna Countrywide una delle principali responsabili dell’ultima grande crisi subprime, dove i mutui venivano venduti porta porta da pronto pizza assoldati all’ultimo minuto.

I loro nomi? Teneteveli bene a mente perchè al momento opportuno diventeranno loro i protagonisti della prossima grande crisi finanziaria…

QUICHEN LOANS

CALIBER HOME LOANS

FAIRWAY INDEPENDENT MORTGAGE

MOVEMENT MORTGAGE

PRIME LENDING

GUARANTEED RATE

GUILD MORTGAGE

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Alcuni degli stessi personaggi che hanno giocato ruoli di primo piano nel corso dell’ultimo boom del mercato immobiliare e il successivo crollo sono riapparsi. Ricordate la leggenda  Countrywide?

In California, alcuni dei più grandi istituti di credito non bancari  includono PennyMac, AmeriHome Loans, e Stearns. Tutti e tre hanno sede nel sud della California, l’epicentro del boom nel settore prestiti ipotecari subprime dello scorso decennio. E tutte e tre le società sono gestite da dirigenti che in precedenza lavoravano a  Countrywide Financial, l’ormai defunta prestatrice subprime fondata da Angelo Mozilo (Bank of America ha acquistato Countrywide a 4 miliardi nel luglio 2008).

PennyMac, rapida crescita per un prestatore non bancario, è gestito da Stanford Kurland, un ex dirigente di Countrywide Home Loans e direttore IndyMac. Stearns, un prestatore non bancario basato a Santa Ana, California, è gestito da Brian Hale, ex presidente della divisione Countrywide. E Joshua Adler, che è amministratore delegato di AmeriHome ha ricoperto ruoli simili in Countrywide e Bank of America.

La maggior parte delle erogazioni di mutui provengono ancora dalle banche a malapena! La loro quota è scesa dal 91% nel 2009  dopo che molte delle banche ombra erano crollate nell’ultima crisi al 51,7%  nel 2016. La quota di banche ombra (linea blu) è salito al 48,3% (grafico da ATTOM):

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E infine …

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Ora torniamo in Canada e vediamo che è successo nelle ultime settimane ad uno di questi prestatori fantasma, o meglio al più grande.

Il modello di business della Home Capital Group è sempre il solito, prestiti prime regalati a mutuatari suprime, manipolazione dei redditi, mutui poi confezionati ed imballati, in qualche prodotto strutturato.  in maniera da permettere il finanziamento sino al 90/100 % del capitale.

Ora la HCG è stata costretta a prendere in prestito 2 miliardi di dollari da un creditore misterioso a un tasso di interesse implicito del 22,5 per cento per il primo miliardo e un tasso del 15 per cento. HCG ha perso circa il 25% della sua liquidità in poco più di un mese.

Il fallimento di HCG non è altro che il “Minsky Moment” del mercato immobiliare canadese, una valanga che non potrà che aumentare il livello dei tassi ipotecari  per i mutuatari meno credibili se le preoccupazioni sul settore aumenteranno i costi di finanziamento per altri finanziatori subprime.

La solita storiella di truffa e manipolazione, non resta che attendere l’effetto domin, il  principale concorrente è Equitable Group Inc. di Toronto.

“Quello che è accaduto con Home Capital Group ha sicuramente ridotto l’entusiasmo degli investitori per il sostegno ai titoli non garantiti da mutui ipotecari. Ma una volta tutto si placa, credo che vedremo una ripresa della liquidità Nel mercato non-prime, le persone hanno la memoria corta ”

Per dovere di cronaca, le banche principali del Canada, che sono sfuggite in parte alla grande crisi finanziaria, sono generalmente ritenute ben gestite e capitalizzate, ma è molto difficile pensare che prima o poi verranno contagiate dalle implicazioni di quello che sta accadendo, lo suggerisce la storia.

Contagion Fears Rise In Aftermath Of Home Capital …

Ovviamente stanno tutti cercando di rassicurare, dalla Banca centrale canadese agli esperti di mercato, eppure in molti hanno la memoria corta, ma non la storia,

Forbes – Caro Macron, l’Euro è già fallito. L’unica domanda è: cosa vogliamo fare

Scritto da: Henry Tougha
Fonte: http://vocidallestero.it/2017/04/30/forbes-caro-macron-leuro-e-gia-fallito-lunica-domanda-e-cosa-vogliamo-fare/

Un articolo di Tim Worstall su Forbes, pubblicato a gennaio di quest’anno, spiega la vacuità di Macron, probabile prossimo Presidente della Repubblica francese, e di tutto il mainstream sul tema euro. Fingere di riconoscere l’insostenibilità dell’ “attuale” sistema della moneta unica invocando dei generici cambiamenti è un inganno. Discutere perché realmente la moneta unica è insostenibile significa dover ammettere che non c’è alcuno spazio per migliorarla.

di Tim Worstall, 12 gennaio 2017

Emmanuel Macron è candidato alla carica di prossimo Presidente francese. E in questo suo ruolo ha la necessità di definire rapidamente i principi della sua politica economica. Lui afferma che l’euro potrebbe fallire nel corso dei prossimi 10 anni se non verrà fatto qualcosa per evitarlo. Questo è un errore, un errore grave, perché l’euro è già fallito. L’unica questione utile o interessante che resta da porsi è: cosa vogliamo farci?

L’euro potrebbe non esistere più da qui a 10 anni se Parigi e Berlino non si affrettano a rafforzare l’unione monetaria, ha detto Emmanuel Macron, candidato alla presidenza francese, questo martedì.  Macron afferma di ritenere che l’attuale sistema porti beneficio alla Germania a spese degli stati membri più deboli. Macron è stato Ministro dell’economia sotto il Presidente socialista Francois Hollande fino alle dimissioni presentate lo scorso anno per creare un proprio movimento politico e concorrere come candidato indipendente alle elezioni presidenziali di quest’anno.

 

In realtà, l’euro non avvantaggia la Germania. Una valuta tedesca indipendente avrebbe un valore molto più alto dell’euro attuale—perciò l’euro sta rendendo i cittadini tedeschi più poveri in termini di potere di acquisto verso l’estero della propria valuta.

“La verità è che dobbiamo tutti quanti riconoscere che l’euro è incompleto e non potrà durare se non si faranno delle grosse riforme”, ha detto Macron in un discorso alla Humboldt University di Berlino.

Nel suo discorso in inglese ha aggiunto: “[L’euro] non ha fornito all’Europa una piena sovranità internazionale rispetto al dollaro e alle sue regole. Non ha dato all’Europa una naturale convergenza tra i diversi paesi membri”.

Non potete e non riuscirete a promuovere la convergenza se costringete tutti a stare in un un’unica valuta e dunque in un unico regime monetario. Non è così che funziona—potete avere una moneta unica che funziona solo dopo che le economie che ne fanno parte hanno raggiunto una convergenza. Cosa più importante, dato che una moneta unica significa una politica monetaria unica, è necessario che tutti i paesi membri abbiano delle economie correlate, che attraversino le fasi del ciclo economico nello stesso momento e con la stessa velocità. Questo semplicemente non è il caso dell’economia dell’eurozona, e molto probabilmente non lo sarà mai. Pertanto è stata tutta una pessima idea introdurla [la moneta unica].

Come notava Milton Friedman diverso tempo fa, prima che tutto avesse inizio:

Se un paese viene colpito da uno shock negativo che richiede, per esempio, un abbassamento dei salari relativi rispetto ad altri paesi, questo si può ottenere cambiando un unico prezzo, cioè il tasso di cambio, anziché pretendere di cambiare contemporaneamente migliaia e migliaia di salari, o costringendo all’emigrazione dei lavoratori. Le sofferenze imposte alla Francia dalla sua politica del “franco forte” dimostrano il costo della decisione ispirata da motivi politici di non usare il tasso di cambio per correggere l’impatto della riunificazione tedesca. La crescita dell’economia britannica dopo l’uscita dal sistema monetario europeo qualche anno fa e il ritorno ad una sterlina fluttuante, dimostra l’efficacia del tasso di cambio come meccanismo di aggiustamento.

Da allora abbiamo avuto grosse bolle immobiliari (con i conseguenti inevitabili crash) in Irlanda e in Spagna. A causa dell’euro i tassi di interesse erano troppo bassi per le loro economie, a vantaggio esclusivo dell’economia tedescoa, allora in difficoltà. Dopo il crash la BCE ha mantenuto tassi di interesse troppo elevati e troppo a lungo. L’Italia non ha avuto praticamente alcuna crescita economica per due decenni, la disoccupazione giovanile in Spagna è ancora vicina al 50%. La Grecia è ovviamente un disastro e perfino la Finlandia si trova stritolata nel mezzo di una svalutazione interna.

Ciò che è peggio è che nessuno dei presunti benefici economici che erano stati prospettati è mai arrivato. Si diceva che ci sarebbe stato molto più commercio tra i paesi—e questo non si è visto affatto. Ciò che è successo è che le stime erano basate su combinazioni di precedenti unioni monetarie, unioni monetarie che coincidevano anche con unioni doganali. E ciò che abbiamo scoperto è che l’importante erano le unioni doganali (sarebbe a dire, nel nostro caso, il mercato comune), non le unioni monetarie.

Ci sono in definitiva solo due processi politici percorribili dopo aver preso atto che l’euro è un fallimento. Potremmo cercare di introdurre l’unione fiscale. Sarebbe a dire fare una cosa tipo il sistema degli Stati Uniti d’America—il denaro affluisce a Washington DC e da lì viene redistribuito. Questa redistribuzione mitigherebbe gli effetti della politica della moneta unica. Ma questo richiederebbe che i paesi europei facciano affluire il 20% del loro PIL a Bruxelles lasciando che siano i burocrati a spenderlo. In altre parole, vorrebbe dire che i tedeschi dovranno pagare per davvero le pensioni ai greci.

Ecco. Questo – Non – Succederà.

L’altra strada è quella di ammettere il fallimento, smantellare il tutto e dichiarare vittoria. Questo è ciò che dovremmo fare. L’euro è fallito. L’unica strada per migliorarlo non è politicamente percorribile. Dunque è meglio che lo smantelliamo prima che siano gli eventi a farlo per noi, in mezzo al caos che si produrrebbe forzando la situazione.

La City di Londra Continua a Produrre Posti di Lavoro (a Dispetto dell’Incertezza sulla Brexit)

Scritto da: Henry Tougha
Fonte: http://vocidallestero.it/2017/04/20/la-city-di-londra-continua-a-produrre-posti-di-lavoro-a-dispetto-dellincertezza-sulla-brexit/

Sempre a dispetto di chi vorrebbe vedere la Gran Bretagna sprofondare nell’Atlantico, un articolo di Sky News commenta l’ultimo report della Morgan KcKinley, che mostra come la City – il centro finanziario di Londra – continui a creare nuovi posti di lavoro “nonostante” la decisione sulla Brexit sia già stata irrevocabilmente presa, con l’articolo 50 già invocato. A quanto pare, dunque, neppure il mondo finanziario si sta dando molta pena per l’incombente uscita della Gran Bretagna dalla UE.

di Sky News, 20 aprile 2017

Le aziende “sono stufe di cercare di interpretare il futuro che gli sta davanti” dice un analista, e un report indica una crescita dei posti di lavoro nella City [il centro economico e finanziario, NdT] di Londra.

La City di Londra continua a essere un magnete di posti di lavoro, nonostante alcune delle posizioni legate ai servizi finanziari siano state spostate verso l’Europa, suggerisce un recente report.

Il London Employment Monitor della Morgan McKinley lo scorso mese ha registrato un balzo verso l’alto a doppia cifra dei posti di lavoro vacanti nel settore finanziario.

Il numero dei posti di lavoro disponibili nel mese di marzo nel settore finanziario a Londra è cresciuto del 17 percento rispetto a febbraio e del 13 percento su base annuale, con un aumento di 8145 nuove unità.

I posti di lavoro nel settore della regolamentazione finanziaria, della tecnologia finanziaria e della gestione del rischio sono i principali responsabili di questo aumento, sostiene il report.

Hakan Enver, direttore delle operazioni per i servizi finanziari di Morgan McKinley, dice: “Le aziende sono stufe di cercare di interpretare il futuro che gli si prospetta e stanno tornando ad assumere nuovi talenti“.

Molte aziende hanno già annunciato di avere piani per spostare i loro uffici al di fuori del Regno Unito in preparazione alla sua uscita dall’Unione Europea.

Ma questi loro piani non sembrano aver causato alcun aumento della disoccupazione nella City di Londra.

Mentre Londra continua ad attrarre investitori da tutto il mondo, le istituzioni si stanno impegnando per cercare di mantenere l’accesso al mercato unico europeo e alla ricchezza degli investitori, e per mantenere la produttività economica a Londra e nei dintorni“, afferma il report.

Anziché spostarsi negli altri paesi europei, quindi, i servizi finanziari stanno cercando di mantenere le migliori posizioni in entrambi i mondi, tenendo un piede dentro la City di Londra ed espandendo le operazioni verso gli altri snodi finanziari europei“.

Ad ogni modo, il numero di persone in cerca di lavoro in questo settore è diminuito del 9 percento su base mensile, e del 25 percento su base annuale, scendendo a 9695 unità.

Enver ha detto che marzo di solito è un mese piuttosto monotono per i nuovi posti di lavoro, con la “stagione dei bonus”, cioè il primo trimestre, ancora in corso. Prevede dati ancora migliori per il mese di aprile.

 

EURO BREAK-UP: LA FINE DEL MONDO!

Fonte: http://icebergfinanza.finanza.com/2017/04/13/euro-break-up-la-fine-del-mondo/

Una premessa è indispensabile per tutti coloro che credono che sarà una passeggiata, per gli ingenui, per tutti coloro che non sanno andare oltre il puntino nero nella grande pagina bianca, ancora tutta da scrivere.

La solita premessa per tutti coloro che ancora oggi credono che si tratti esclusivamente di una crisi economico/finanziaria, di dinamiche macroeconomiche o geopolitiche.

Questa è essenzialmente una crisi …

      ANTROPOLOGICA!

Non sarà facile, non sarà semplice ritornare al passato, ma allo stesso tempo come la storia insegna, le opportunità superano di gran lunga i rischi, sempre che questa volta sia diverso.

Quando sento qualcuno dire che l’uscita dall’euro o meglio il ritorno alle monete preesistenti sarà la fine del mondo, uno scenario da incubo, un film dell’ orrore senza alcun dubbio, una certezza, non so a Voi, ma a me viene la voglia di cambiare canale, di scoprire la realtà, la verità.

Tanto per non farci mancare nulla, lunedi sul Corriere della Sera, si proprio quello sul quale scrivono i vari Alesina e Giavazzi che oggi prefigurano terribili catastrofi quando non più tardi del 1997 sempre sul Corriere sostenevano il contrario, ovvero che la moneta unica era un grande bluff…

Alesina1Insensata l’uscita dalla moneta unica nel 2017 dopo anni di stragi sociali e nel 1997 il nostro Alesina a richiamare i quattro grandi bluff dell’Unione monetaria di cui qui sotto una sintesi…

Alesina

In troppi pendono dalle labbra e dagli editoriali di questi signori, forse la rete può aiutare a ricordare…

Risultati immagini per alesina giavazzi mazzalai

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Credetemi non ho nessuna intenzione di fare facile ironia, magari saranno anche bravi professori, ma non sono certo degli oracoli, ma la facilità con la quale cambiano spesso opinione non mi fa stare sereno, perchè l’informazione è una cosa seria e non bastano due righe per spiegare i pro e i contro di una scelta così importante.

Un’altra premessa è fondamentale! Per quanto ci riguarda, passeranno anni prima che il popolo italiano possa scegliere, la Costituzione non lo permette e di certo un’eventuale rivoluzione non verrà dal nostro Paese.

Detto questo neanche in queste quattro righe sarà possibile rispondere a tutte le domande, serve un libro intero o almeno un pomeriggio insieme.

Ma torniamo all’articolo di lunedì, figlio di un’altra grande firma del giornalismo italiano che dormiva ai tempi d’oro in cui tutto sembrava andare bene…

Cercherò di essere molto sintetico lascerò parlare la storia, ovvero l’analisi empirica.

Incominciamo da quei due anni al massimo e poi arriverà la fine del mondo…

ImmaginePer chi non ci capisce nulla vi aiuto io! Questi sono alcuni recenti episodi di svalutazioni dettagliati da Weisbrot e Ray nel 2011, dei quali ho evidenziato solo le dinamiche verificatesi nei Paesi occidentali, ovvero quel famoso 1992, ( …ve la ricordate la crisi nordica di inizio anni ’90 …) sul quale tra i sostenitori dell’euro c’è sempre molta ironia, sai bellezza, sono cambiati i tempi, nulla è più come prima. Nei tre anni successivi alla svalutazione, come evidenziato dal rettangolino verde è arrivata la fine del mondo immagino!

Suggeriscono di ripassare la storia degli anni Settanta o Ottanta ma nessuno che prenda in considerazione quella degli anni Novanta, insomma una storiella a senso unico.

Ci sarebbe tantissimo altro materiale da farvi vedere ma di questo ne parleremo insieme in occasione del decennale.

A me piace l’articolo del Corriere della Sera, perchè in modo pacato, senza enfasi,  cerca di farvi capire i rischi di un’uscita dall’euro…

a) Un film dell’orrore

b) esplosione del debito

c) fuga di capitali

d) inflazione ovunque

e) povertà diffusa

f) il default ci trasforma in fuorilegge globali

ImmagineOvviamente guai a dire nulla, sull’inflazione scatenata dal passaggio all’euro o dalla povertà diffusa che ha caratterizzato le dinamiche nel nostro Paese dopo l’entrata nell’euro e l’austerità dal 2012 in poi.

Scrive De Bortoli che una probabile svalutazione della nuova lira farebbe crescere il valore del debito emesso in euro, ma probabilmente non sa il signor De Bortoli che questo problema riguarderebbe solo le banche e in parte le imprese ma non di sicuro lo stato che attraverso la LEX MONETAE riconvertirebbe almeno il 94 % delle emissioni di debito pubblico sono stati emessi sotto legge italiana, solo nove miliardi circa sono oggi sotto legislazione estera.

Ma la questione come detto prima  è molto più complessa di un articolo di giornale o un post sul blog, ne parleremo a più occhi a tempo debito.

Parlano di economie che danno qualche cenno di ripresa, ma non sanno leggere i dati, dicono che è comprensibile che i trattati non contemplino l’uscita dall’euro, perché la forza di una valuta si basa sulla sua “irreversibilità”.

ALLUCINANTE!

Tirano fuori i paper di Promoteia e non fanno vedere innumerevoli altri studi che dimostrano il contrario, parlano di rischi di guerra commerciale ma non sanno che questa è già qui tra noi. Parlano dei più deboli, quanto di più distante dal loro tenore di vita e fanno finta di dimenticare i milioni di disoccupati creati dal “necessario” aggiustamento salariale ( deflazione salariale) e dall’austerità da loro imposta, in un’area valutaria non ottimale come l’Europa.

Chi fa default si trasforma in fuorilegge! Roba da film western! Parlano di inflazione a doppia cifra senza conoscere la storia o meglio fanno finta di non sapere e vagheggiano nelle loro immaginarie follie. Novelli ottimisti decisamente male informati o meglio ancora intrisi di conflitto di interesse.

Parlano di macelleria sociale in caso di uscita dall’euro e non un solo cenno alla devastazione atomica dei patrimoni e dei risparmi degli italiani ad opera delle banche che in questi anni hanno pure foraggiato editori consenzienti e giornalisti al servizio esclusivo del pensiero unico, banche amministrate da veri e propri criminali accompagnati nella loro opera di devastazione da organi di vigilanza inesistenti e dinamiche politiche autoreferenziali .

Si arrogano addirittura il diritto di definire un insuccesso la recente ristrutturazione del debito greco, mai realmente avviata, una ristrutturazione a senso unico messa in piedi per rimborsare i principali responsabili di questa crisi, le banche tedesche e francesi e inglesi. Ma per favore un minimo di dignità.

Anni fa ad una conferenza, un banchiere locale mi disse che era pura illusione nazionalizzare le banche o proporre un’uscita, perché il sistema bancario era solido. Ora a distanza di anni, la verità è diventata per l’ennesima volta figlia del tempo, con l’euro, si è indebolito il nostro sistema bancario. Le cause sono molte la criminale gestione politica e manageriale ma soprattutto l’austerità imposta che ha fatto esplodere le sofferenze dell’economia reale. Solo un folle oggi può ancora parlare di austerità espansiva.

Questo è il mio pensiero in sintesi …  ITALIA PIU’ POVERA CON QUESTO EURO.

Mi fermo qui, e meno male che ero io il catastrofista.