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Foreign Affairs: l’Euro è in declino?

Scritto da: Saint Simon
Fonte: http://vocidallestero.it/2018/01/15/foreign-affairs-leuro-e-in-declino/

La moneta unica, in assenza delle istituzioni statuali necessarie, è tenuta in piedi soltanto dalla BCE, diventata nel corso della crisi dell’euro prestatore non ufficiale di ultima istanza. Tuttavia, la legittimità della BCE si fonda sul principio della banca centrale indipendente e più in generale su quella ideologia neoliberale che decenni di bassa inflazione e crescita lenta mettono sempre più in discussione. L’incapacità della UE di darsi istituzioni statuali, combinata con l’ascesa delle istanze dei partiti cosiddetti populisti che implicitamente contestano la legittimità stessa della BCE, mette in serio dubbio la capacità della UE di rispondere alle future crisi e trasforma l’Europa da “assistente” dell’egemonia finanziaria statunitense in “generatore di rischi” per il sistema finanziario globale. Da Foreign Affairs.

di Kathleen R. McNamara, 12 gennaio 2018

Quando l’euro fu creato circa 15 anni fa, c’era l’ipotesi che la nuova valuta avrebbe potuto sfidare il dominio del dollaro USA come valuta internazionale di riserva. Ma il guardiano dell’euro, la Banca Centrale Europea (BCE), aveva poco desiderio per tale ruolo. Allo stesso modo, i mercati valutari hanno mostrato scarso sostegno all’idea di soppiantare l’egemonia del dollaro con l’euro, nonostante il passaggio a obbligazioni denominate in euro e un rafforzamento del valore dell’euro negli anni 2000. Ciò ha significato che l’UE, in gran parte, ha svolto un ruolo di “supporto” all’egemonia finanziaria statunitense, nel periodo postbellico fino ad oggi.

Ma ora, lo status di “assistente” dell’Europa potrebbe essere in discussione. Le forze populiste che sono emerse in tutto il continente mettono alla prova la legittimità dell’euro e minacciano le fondamenta sia istituzionali che ideologiche su cui poggia. Con questa incertezza, sorge la possibilità che l’UE si trasformi in un “generatore di rischio” all’interno dell’ordine finanziario globale o, forse ancora peggio, in un “saccheggiatore” del sistema stesso.

UNO SVILUPPO POLITICO INCOMPLETO

L’autorità sovrana della BCE è fondamentale per la più ampia stabilità del sistema finanziario globale. Ma una delle sue principali debolezze riguarda le particolarità dell’architettura dell’euro: a differenza di ogni altra valuta di successo, a livello europeo c’è solo la BCE, mentre mancano le più ampie istituzioni sociali e politiche necessarie a dare fondamenta stabili e durature alle valute. Sono quattro i ruoli per cui questo ampio assetto dell’autorità politica risulta necessario : funzionare da generatore affidabile di fiducia e liquidità per il mercato; fornire una solida regolamentazione del rischio finanziario; costruire meccanismi di redistribuzione fiscale e aggiustamento economico; creare la solidarietà necessaria ad affrontare tempi difficili. È questa mancanza di un governo più ampio che mette in pericolo l’euro e lo rende un potenziale “predone” del sistema finanziario internazionale, non le sue carenze come valuta ottimale, come hanno sostenuto alcuni economisti come Paul Krugman.

Per quanto riguarda il primo elemento, che serve come supporto visibile e a prova di bomba per rassicurare i mercati finanziari, la zona euro sta facendo relativamente bene. Sebbene in origine fosse stata creata come banca centrale iper-indipendente, dotata di un mandato ristretto per combattere l’inflazione e proteggere il valore dell’euro, la BCE nel corso del tempo si è dimostrata più innovativa nel fornire fiducia e liquidità di quanto immaginassero i suoi creatori quando si incontrarono a Maastricht nei primi anni ’90. In particolare, la BCE, sotto la guida di Mario Draghi, ha emesso centinaia di miliardi di euro in prestiti di emergenza alle banche europee negli anni successivi all’implosione dell’economia greca a seguito della recessione globale del 2008. La politica monetaria rispecchia in qualche misura la decisione del Tesoro statunitense e della Federal Reserve nel 2008 di salvare le banche americane attraverso il Troubled Assets Relief Program [Programma di Aiuto agli Asset in Difficoltà, ndt]. Anche le Long Term Refinancing Operations [operazioni di rifinanziamento a lungo termine, ndt] della BCE, che prestano denaro a tassi di interesse molto bassi agli stati membri in difficoltà, rappresentano un significativo allontanamento dall’immagine della BCE come istituzione che non agisce per sostenere le entità in difficoltà finanziarie. Gli LTRO si sono dimostrati relativamente efficaci nel calmare i mercati e dare agli stati membri indebitati un certo spazio per fare le riforme, anche se le richieste di politica di austerità sono state gravemente dannose.

Queste nuove politiche e questi programmi sono stati accompagnati da una serie di dichiarazioni molto più energiche e apertamente politiche da parte dei dirigenti della BCE. Nell’estate del 2012, i commenti muscolari di Draghi che impegnavano la sua istituzione a fare “tutto il necessario” per salvare l’euro hanno ricevuto molta attenzione in Europa e negli Stati Uniti, ma è stata soltanto una delle molte dichiarazioni che sono venute dalla BCE durante la crisi della zona euro. In termini sia della sua capacità istituzionale che del suo ruolo nel dibattito politico, la BCE ha svolto un ruolo essenziale e inaspettato in quanto prestatore non ufficiale di ultima istanza, riducendo così il ruolo di potenziale “generatore di rischio” dell’UE.

Tuttavia, il secondo fattore, che richiede un’unione bancaria e finanziaria europea, è quello dove l’UE ha mostrato maggiore debolezza. La profonda integrazione finanziaria tra gli stati europei richiede un quadro onnicomprensivo per proteggersi dal contagio di crisi bancarie. Sebbene ci sia stato qualche movimento verso una tale struttura di unione bancaria, essa rimane incompiuta. La Commissione Europea, con il sostegno della BCE, ha avuto successo nell’ottenere un accordo su un meccanismo unico di vigilanza per le banche della zona euro. Questa iniziativa è guidata dalla BCE e fornisce un regolamento unico per tutte le banche. L’Autorità Bancaria Europea, creata nel 2011, è un nuovo importante attore che disciplina gli Stati della zona euro e quelli non appartenenti all’euro come parte del Sistema Europeo di Vigilanza Finanziaria. Questi sviluppi normativi e istituzionali, tuttavia, devono ancora includere elementi cruciali come l’assicurazione comune sui depositi, che proteggerebbe da una corsa catastrofica agli sportelli in tutta l’UE, e le regole di risoluzione bancaria devono ancora essere attuate per far fronte alle future crisi bancarie.

Il terzo elemento – l’unione fiscale ed economica – rimane il più irraggiungibile per l’UE. Anche se alcuni hanno sostenuto che l’UE ha bisogno solo dell’unione bancaria, politicamente più praticabile, l’unione fiscale rimane fondamentale per gestire gli inevitabili alti e bassi di una valuta comune, fornendo meccanismi per la redistribuzione fiscale e l’aggiustamento economico. Un’unione fiscale comporta la capacità di ricavare gettito attraverso le tasse, di redistribuire il denaro attraverso la spesa pubblica e di raccogliere fondi aggiuntivi attraverso strumenti di debito pubblico. L’UE attualmente non ha nessuna di queste funzioni esplicite, sebbene (meno visibilmente) redistribuisca fondi attraverso il suo Fondo Europeo di Sviluppo Regionale e il Fondo Sociale Europeo. Le proposte degli “eurobond” e di altri modi di mutualizzare il debito nell’eurozona si sono rivelate politicamente provocatorie perché implicano un’integrazione politica molto più profonda di quella che molti in Europa sono disposti ad accettare, mentre in Germania suscitano in alcuni il timore di rimanere invischiati nelle spese dissolute dei loro vicini. Al posto di un’unione fiscale, la dirigenza dell’UE e i capi di stato e di governo hanno aggressivamente cercato di imporre programmi di austerità, che comportano riduzione del deficit e del debito, su società che stanno ancora barcollando per le conseguenze negative della crisi finanziaria. Tali sforzi sembrano molto più simili ai programmi di prestito condizionale ai prestiti di aggiustamento strutturale del FMI che ad un sistema amministrativo integrato che potrebbe tenere insieme un’unione monetaria. Questi programmi di austerità mettono a repentaglio il futuro dell’UE e, quindi, la stabilità nel più ampio ordine finanziario globale.

Infine, all’Unione europea manca anche un’unione politica più ampia, che costituisce il fondamento legittimo di tutte le altre valute. Sebbene negli ultimi 50 anni l’UE sia diventata notevolmente istituzionalizzata, con un quadro giuridico di tipo costituzionale e una serie di politiche e pratiche che incidono profondamente sulla vita quotidiana di tutti gli europei, non ha tutte le strutture amministrative di stampo statale che supportano tutte le altre valute nazionali. A scapito della stabilità europea e globale, semplicemente l’UE non ha creato la solidarietà sociale e le istituzioni politiche legittime per integrare adeguatamente l’euro in un quadro politico più ampio.

Poiché i meccanismi politici per stabilizzare l’economia europea rimangono elusivi, la crisi dei flussi di rifugiati e il reinsediamento dei migranti, la Brexit e l’ascesa di gruppi populisti anti-UE hanno gettato seri dubbi sul più ampio progetto europeo e hanno così trasformato il ruolo dell’Europa, da “assistente” a  “generatore di rischio” nell’ordine finanziario globale.

IL DECLINO DEL NEOLIBERALISMO

Ma le configurazioni istituzionali non sono l’unico fattore importante nel considerare la sicurezza del ruolo dell’UE nell’ordine finanziario globale. Anche le idee sono dispositivi essenziali e inevitabili di legittimazione. In effetti, l’iper-indipendente e politicamente isolata BCE è in parte il risultato della più ampia cultura del neoliberalismo, un insieme di idee che comprende una serie di politiche, come la rigida delega del controllo sull’offerta di denaro ad esperti scollegati dalla democrazia rappresentativa. Il razionale teorico alla base di questa idea è semplice: i politici che inseguono i voti probabilmente cercheranno di manipolare l’economia in modi che rendono felice la popolazione nel breve termine, ignorando la possibilità che le loro politiche monetarie generino problemi economici a lungo termine. L’isolamento delle banche centrali dall’influenza diretta dei funzionari eletti è stato uno dei cambiamenti di governo più importanti a livello globale negli anni ’90. La BCE, istituita nel 1999, ha portato l’indipendenza della banca centrale all’estremo, avendo soltanto deboli canali di rappresentanza e supervisione politica.

L’indipendenza della banca centrale ha raggiunto uno status formidabile nella vita politica contemporanea, con pochi dubbi sulla sua logica o efficacia. Ma le prove a sostegno dell’indipendenza della banca centrale sono sempre state contrastanti, nel migliore dei casi. Questa contraddizione può essere spiegata da ciò che chiamo diffusione di una “narrativa razionale”. I governi come quelli della zona euro scelgono di delegare il potere finanziario per acquisire importanti proprietà legittimanti e simboliche, che sono particolarmente allettanti in tempi di incertezza o difficoltà economiche.

Questa dinamica è razionale e strumentale, ma solo se inserita in un contesto culturale e storico molto specifico che legittima quella delega, la cultura del neoliberismo. Invece, il passaggio a una banca centrale indipendente sembra solo proteggere la politica monetaria dalla politica. Infatti, come ha sostenuto Jacqueline Best in Foreign Affairs, cementa un insieme specifico di ideologie e posizioni partigiane che favoriscono determinati gruppi sociali, in particolare gli investitori, rispetto ad altri, come i lavoratori. La BCE ha beneficiato del forte consenso sulla desiderabilità dell’indipendenza della banca centrale, che è stata parte integrante della svolta neoliberale dagli anni ’90 in poi.

La domanda è questa: dopo diversi decenni di bassa inflazione e crescita lenta, questa legittimazione delle banche centrali indipendenti potrà continuare? Questo è tutt’altro che chiaro, poiché gli effetti disastrosi delle politiche di austerità imposte ai paesi debitori come Grecia, Irlanda, Italia, Portogallo e Spagna hanno creato profonde divisioni politiche e hanno alimentato le fiamme della reazione populista contro l’isolata tecnocrazia europea. Mentre partiti euroscettici emergono in tutta l’UE per sfidare il consenso liberale ortodosso che ha governato l’UE, non è chiaro se i fondamenti che legittimano la BCE e l’euro oggi siano ancora validi. Se la giustificazione dell’indipendenza della BCE è messa in discussione, ma la configurazione istituzionale dell’UE non è aggiornata per dare all’euro l’autorità politica di cui ha bisogno, è molto probabile che l’UE avrà moltissime difficoltà.

Proprio come gli osservatori ora temono che gli Stati Uniti siano in una posizione strutturalmente indebolita a causa dell’apparente rifiuto del ruolo di “nazione indispensabile” degli Stati Uniti da parte del presidente Donald Trump, lo sviluppo politico incompleto dell’UE e la reazione contro l’ideologia che legittima la BCE mettono in discussione la capacità dell’Europa di affrontare crisi future. Questi fattori rendono l’UE un “generatore di rischio” come minimo e un potenziale “saccheggiatore” nell’ordine finanziario globale nel peggiore dei casi. Il sistema finanziario globale non può permettersi un simile esito.

IL RICATTO DELLE BANCHE CENTRALI: BACK TO MESOPOTAMIA!

Fonte: http://icebergfinanza.finanza.com/2017/12/07/il-ricatto-delle-banche-centrali-back-to-mesopotamia/

Prima di riprendere il dibattito che si è sviluppato tra le righe nel forum sul debito e le banche centrali, vorrei focalizzare anche solo per un istante il dato di ieri che ai più è passato inosservato, ma non certo ai “bond vigilantes” che hanno fatto nuovamente volare i prezzi dei titoli americani vicini ai massimi di settembre…

[Chart]

Usa: +3% produttività III trim., sotto stime ma top 3 anni, costo lavoro -0,2%, sotto stime. La produttività negli Stati Uniti è salita più delle previsioni nel terzo trimestre e al passo più rapido in tre anni, segno che l’economia americana, comincia a migliorare anche sul fronte industriale.

E qui abbiamo già il primo errore, come vedremo poi, l’economia americana non migliora da nessuna parte…

 Il costo unitario del lavoro, – il dato relativo è reso noto insieme alla produttività e rappresenta un importante termometro delle pressioni inflazionistiche, – è stato rivisto al ribasso a -0,2% (stima intermedia, quella preliminare era +0,5%), mentre gli analisti attendevano una crescita dello 0,3%. (…)  Nel secondo trimestre la produttività era salita dell’1,5% e il costo del lavoro era sceso dell’1,2% (rivisto al ribasso dal +0,3% precedente).

Il prossimo ” OUTLOOK 2018 EPIC MOMENT” non mancherà di sorprendervi con dettagliate analisi empiriche sulle dinamiche salariali e demografiche, un pozzo di storia dal quale gli amici di Machiavelli potranno trarre le giuste conclusioni!

Ricapitoliamo!

Questi prevedevano un aumento del 0,5 % ed è uscito un MENO 0,2 % dal costo del lavoro, il trimestre precedente avevano fatto uscire un dato preliminare per una crescita del 0,3 % e ora lo hanno rivisto addirittura  a MENO 1,2 %.

Sintesi finale!

Nessuna speranza per salari e inflazione, ZERO ASSOLUTO, l’aumento della produttività avviene a scapito delle retribuzioni della classe media americana, le quali scendono per 2 trimestri consecutivi, cosa che non si vedeva dal 2014.

Conclusione!

La Federal Reserve ha perso la sua battaglia, devono arrendersi non hanno speranze, l’unica possibilità che hanno è quella di focalizzare l’attenzione sulla famigerata pallottola d’argento per uccidere la deflazione da debiti…

DEFLAZIONE DA DEBITI: LA PALLOTTOLA D’ARGENTO …

Rileggetevi interamente questo articolo, se volete comprendere meglio, prendetevi tutto il tempo che serve, la sintesi sta tutta qui sotto…

Nel mondo ebraico antico, tanto per fare un esempio, esisteva, prescritto dalla legge mosaica dell’Antico Testamento, l’istituto del giubileo. Ogni “sette volte sette anni” durante l’anno giubilare l’intero organismo sociale si raccoglieva nel perdono il cui risvolto economico prevedeva la restituzione delle terre agli antichi proprietari e la remissione dei debiti. Il giubileo era quindi l’istintivo rimedio che la società israelitica aveva trovato per impedire che di producessero danni sociali dalla indefinita possibilità di accumulare ricchezza.

Si lo so, cose di altri tempi, inimmaginabili oggi, ma questo è il grande ricatto del debito e della crisi che continuano a tenere in piedi.

Ovviamente non stiamo auspicando di rimettere il debito della miriade di banche fallite o imprese zombie che stanno approfittando di questa crisi per arricchire un manipolo di psicopatici, stiamo auspicando che la politica, non quella mercenaria al servizio della finanza, ma quella con la P maiuscola si rendi conto che è possibile un …

EUROPA: QUANTITATIVE EASING FOR THE PEOPLE. 

 

È chiaro, quindi, che la Bce deve sviluppare una strategia consona al peculiare sistema dell’eurozona, invece di continuare a seguire le orme della Fed. Tale strategia dovrebbe basarsi sull’affermazione di Friedman che il “denaro fatto cadere dall’elicottero” – la stampa di grosse quantità di moneta e la loro distribuzione al pubblico – riesce sempre a stimolare l’economia e combattere la deflazione. Tuttavia, al fine di massimizzare l’impatto di un’operazione del genere, la Bce dovrebbe anche escogitare un modo per garantire un’equa distribuzione.

Una soluzione semplice sarebbe quella di distribuire i fondi ai governi, ai quali poi spetterebbe di decidere come meglio spenderli nei rispettivi paesi. Questo approccio, però, non è perseguibile per via della norma europea che vieta il ricorso alla Bce per finanziare la spesa pubblica.

Quello che la legge vieta, va cambiato, tante regole sono state cambiate durante questa crisi, tutte a favore della finanza, nessuna a favore degli stati o del popolo, solo austerità e deflazione salariale è stata imposta, perché se non lo hai ancora capito Bellezza, loro sono i tuoi padroni e tuo sei il loro servo, loro decidono e tu obbedisci, l’ignoranza è un’arma letale, e tu sei ignorante, ovvero ignori o fai finta di ignorare…

Una strada più percorribile sarebbe, quindi, quella di fornire a tutti i lavoratori e pensionati in possesso del codice fiscale (o dell’equivalente locale) una somma di denaro, erogata dalla Bce, che i governi dovrebbero semplicemente aiutare a distribuire. Un’altra alternativa è quella di fare riferimento alle liste elettorali, una banca dati pubblica che la Bce potrebbe utilizzare indipendentemente dai governi.

Dei circa 275 milioni di adulti possessori di codice fiscale (o identificativo equivalente) nell’eurozona, circa il 90% è iscritto nelle liste elettorali. Basandoci sull’esperienza degli Stati Uniti nel 2001, quando un rimborso previdenziale pari a trecento dollari a persona ebbe l’effetto di aumentare la spesa del 25% circa del totale distribuito, un assegno di cinquecento euro (640 dollari) emesso dalla Bce potrebbe aumentare la spesa di circa 34 miliardi di euro, cioè l’1,4% del Pil. Per di più, il gettito fiscale aggiuntivo derivante da questo rimborso ridurrebbe in modo significativo il disavanzo pubblico.

No, come abbiamo visto nel forum ma soprattutto in …

BACK TO MESOPOTAMIA! 

…esiste un’altra via!

Cancellare il debito? Si può, secondo due economisti del FMI. Underblog

Eliminare il debito pubblico degli Usa con un colpo, e fare lo stesso con Gran Bretagna, Italia, Germania, Giappone, Grecia eccetera. E nello stesso tempo alimentare la crescita, stabilizzare i prezzi e spodestare i banchieri. In modo pulito e indolore, e più rapidamente di quel che si può immaginare. Con una bacchetta magica? No. Con una legge semplice, ma capace di sostituire l’attuale sistema attraverso il quale a creare denaro dal nulla sono le banche private.

Ripeto sta tutto scritto qui …

BACK TO MESOPOTAMIA! 

…è molto più semplice di quello che vogliono farvi credere, ma si sa, loro sono bravi a convincervi del contrario, tu devi espiare la tua colpa con l’austerità e la deflazione salariale, ma in fondo questa è la nostra colpa, perché non dimenticatevelo mai, il popolo con la sua ignoranza, la sua credulità, la sua apatia e tolleranza sta aiutando un manipolo di psicopatici ad impadronirsi del potere, cancellando la democrazia, si chiama plutocrazia Bellezza e tu non puoi farci nulla, se non almeno esserne consapevole!

Se non sai cosa rispondere dai un’occhiata qui sotto, non serve aggiungere nulla…

 

DRAGHI BCE: VA TUTTO BENE!

Fonte: http://icebergfinanza.finanza.com/2017/12/15/draghi-bce-va-tutto-bene-siamo-felici-di-perdere-soldi/

Ieri Mario Draghi nella conferenza stampa di fine anno, ha detto che la BCE non ha discusso dell’eventualità di slegare il QE dall’andamento dell’inflazione.

Se qualcuno lo conosce, visto che ieri ha anche detto che il rischio deflazione è completamente scomparso, li dica che la deflazione da debiti è ancora qui più viva che mai, lo chieda a quelli di Steinhoff di cui parleremo a breve, ma soprattutto li ricordi che il QE è una bomba deflattiva, più sommergono il mercato di liquidità è più la velocità di circolazione della moneta implode…

La Bce mantiene i tassi di interesse invariati, destinati a rimanere ai livelli attuali . «Permane la necessità di un ampio grado di stimolo monetario affinché le spinte inflazionistiche continuino ad accumularsi e per sostenere la dinamica dell’inflazione complessiva nel medio periodo», lo ha detto il presidente della Banca Centrale europea, Mario Draghi nell’atteso discorso, l’ultimo dell’anno da Francoforte. Il vertice della Bce ha quindi confermato le attese del mercato che non si aspettava variazioni al rialzo. Ma ha confermato anche che la Bce si sta muovendo lungo un percorso molto diverso da quello tracciato dalla Federal Reserve che ieri ha avviato un’altra stretta sui tassi cui ne dovrebbero seguire altre tre lungo tutto il 2018.

Comprate euro mi raccomando…

«La vasta maggioranza dei governatori e’ d’accordo nel mantenere le caratteristiche di “apertura” del programma di acquisti di bond», ha spiegato Draghi chiarendo che il Qe potrebbe essere esteso oltre settembre 2018. «Il perdurare del sostegno monetario — ha aggiunto Draghi — deriva dagli ulteriori acquisti netti di attività, dalle notevoli consistenze acquistate e dai prossimi reinvestimenti, nonché dalle nostre indicazioni prospettiche sui tassi di interesse». La Bce stima per la prima volta l’inflazione dell’Eurozona per il 2020, facendo sapere che sarà dell’1,7%, sotto il target del 2%. Nel 2017 l’inflazione è confermata all’1,5%, nel 2018 è rialzata dall’1,2% all’1,4% e nel 2019 è confermata all’1,5%. Insomma, la fotografia è di un contesto che necessita ancora gli interventi dell’Eurotower. Anche se i dati più recenti, che mostrano «un forte slancio ciclico», consentono di avere «una maggiore fiducia» rispetto alla risalita dell’inflazione. «Siamo più fiduciosi di due mesi fa sul conseguimento dei target. Il vero problema è quanto è forte la velocità di convergenza» verso l’obiettivo del 2%», ha osservato Draghi.

Draghi: «Tassi invariati a lungo. La crescita in Europa è più forte»

Quindi va talmente bene che di rincaro di salari non vi è traccia e le prospettive sono quelle di raggiungere l’1,7% sull’inflazione solo nel 2020, quando Mariuccio non ci sarà più!

Ovviamente il Mario, come la Gianna in America, non vedono alcun rischio per la stabilità finanziaria, su Steinhoff ha detto che il loro obiettivo non è fare profitti o evitare perdite.

Bce, Draghi su bond Steinhoff: nostro obiettivo non è fare profitti o evitare perdite 

Sul caso dei bond Steinhoff, che hanno perso terreno sulla scia dello scandalo contabile che ha travolto la società, Mario Draghi ha affermato che le indiscrezioni relative alle “perdite” che la Bce avrebbe sofferto a causa della sua esposizione verso le obbligazioni “sono state esagerate”.

Draghi ha ammesso che la Bce ha accusato una perdita, facendo notare tuttavia che i bond rappresentano solo una piccola frazione dei profitti che la banca centrale ha realizzato lo scorso anno.

E comunque, ha aggiunto il banchiere, “l’obiettivo (del programma di acquisto degli asset, che prevede anche l’acquisto di corporate bond), non è “né di riportare profitti né di evitare le perdite”.

E’ chiaro il concetto, la BCE se ne frega delle perdite, può comprare qualunque tipo di spazzatura, di titolo o asset spazzatura, tanto poi con un click cancella tutto. Ecco il motivo per il quale non ci siamo agitati tanto e non ne abbiamo parlato subito, cosa vuoi che siano 21 miliardi di bond spazzatura nascosti nel bilancio della BCE, secondo UBS, rispetto all’eternità!

Ma cosa è questa faccenda della Steinhoff, la vice IKEA, colosso che in Italia si nasconde dietro Canforama?

Le obbligazioni Steinhoff mettono la Bce nei guai – Avvenire

Scoppia lo scandalo Steinhoff International, colosso del mercato dell’arredamento nato in Sud Africa e diventato un gigante retail attivo in Australia, Europa e Stati Uniti. La società mercoledì ha avviato una indagine su presunte irregolarità contabili e l’ad Markus Jooste si è dimesso con effetto immediato. La notizia ha scatenato un crollo del valore delle azioni e dei bond. Ma soprattutto potrebbe avere ripercussioni pesanti sulla Banca centrale europea che ha acquistato il bond della divisione europea della società (la Steinhoff Europe AG con sede in Austria) la scorsa estate nell’ambito del suo programma di stimolo (il quantitative easing) all’economia europea. Un incauto acquisto che rischia di mettere in discussione tutta la politica della Bce. Il titolo è crollato sulla borsa di Francoforte, bruciando più di 7 miliardi di euro in un giorno. A rendere il collasso più clamoroso il fatto che queste obbligazioni sono state emesse appena sei mesi fa e con un rating investment-grade molto positivo. Il crollo dei corporate bond con scadenza nel 2025, torna ad alimentare diversi interrogativi sul piano con cui la Bce di Mario Draghi, oltre ad acquistare titoli di stato dei paesi membri dell’Eurozona, fa shopping di diverse obbligazioni societarie.Dai dati di UBS emerge che la Bce è il detentore numero uno di questi bond. Un funzionario della Banca centrale europea conferma che l’istituto detiene “alcuni” di questi bond, senza precisarne la quantità (il limite è comunque pari al 70% delle obbligazioni emesse). Li ha acquistati a luglio, il mese in cui è avvenuta l’emissione per un valore di 800 milioni di euro.

Quello che è importante è che dopo il discorso ottimista di Draghi le borse europee hanno festeggiato, la nostra in particolare…

… che in due giorni ha perso oltre il 3,5 %, sarà per le preoccupazioni della Boschi o forse perché Vegas, il capo della Consob, l’ha invitata a casa sua di buona mattina? ;-)

Ieri gli psicopatici di Wall Street si sono presi un piccolo spavento a pesare sono state le rinnovate preoccupazioni sull’approvazione della riforma fiscale al Senato.

Il repubblicano Marco Rubio vuole maggiori sgravi all’infanzia altrimenti voterà contro; un altro paio di senatori del Gop sono incerti. Al voto, atteso la settimana prossima, potrebbe assentarsi il collega John McCain, in ospedale. Soltanto ieri i listini avevano brindato all’accordo di principio trovato dai legislatori conservatori per uniformare le bozze della legislazione di Camera e Senato.

Simpaticoni, proprio ora che il consumatore americano erodendo risparmi e facendo debiti ovunque continua a sostenere l’economia facendo salire i consumi.

Nel frattempo in Cina corrono ai ripari seguendo la FED in attesa della guerra commerciale che verrà…

Cina, la banca centrale alza a sorpresa i tassi 

Il discorso di Draghi ha di nuovo indebolito l’euro, in America la curva dei tassi continua sempre più ad appiattirsi e i nostri tesorucci si sono girati al rialzo, senza fretta.

Una interessante novità attende gli amici di Machiavelli nel prossimo manoscritto “EPIC MOMENT” Outlook 2018 in uscita nelle prossime settimane.

GERMANY’S ZOMBIE SAVINGS BANKS!

Fonte: http://icebergfinanza.finanza.com/2017/11/28/germanys-zombie-savings-banks/

 

 

Le ultime notizie in arrivo dalla Germania ci dicono che in nome della stabilità e dell’Europa anche i politici tedeschi si adeguano al monito del capo dello Stato e si rimangiano tutte le loro dichiarazioni in nome della nuova Grande coalizione…

BERLINO – Ieri sera, mentre i vertici della Spd dibattevano animatamente se accettare una nuova Grande coalizione con Angela Merkel, il ministro della Giustizia uscente, Heiko Maas, è andato in tv e ha anticipato l’esito delle otto ore di autocoscienza del suo partito. “Non possiamo comportarci come bambini capricciosi”. E nella notte, al termine della riunione-fiume, il segretario Spd, Hubertus Heil, ha confermato: “La Spd è fermamente convinta che il dialogo sia importante. La Spd non chiude al negoziato”.(…)

Dopo il naufragio dell’ipotesi Giamaica, domenica scorsa, quando i colloqui tra la cancelliera, i liberali e i verdi sono falliti, Schulz si è affrettato a sottolineare che la Spd non avrebbe più accettato di aprire un negoziato per una Grande coalizione, sostenendo che gli elettori avessero già espresso con  il 14% di voti in meno alla Cdu/Csu e alla Spd, il desiderio di un cambiamento. E ha ripetuto a ogni piè sospinto di “preferire nuove elezioni”. Un errore. Tanto che da ieri si sono anche rafforzate le voci su un possibile passo indietro dell’ex presidente del Parlamento europeo.

(…)  Suona anche debole l’argomento che si coglie in molti ragionamenti della Spd , cioè che l’Afd rischia di restare il partito più forte all’opposizione, con la Grande coalizione.

Ma se si rivotasse, la destra populista rischierebbe solo di crescere ancora, secondo molti sondaggisti.

Qui alcune dinamiche possibili nei prossimi mesi…

Problemi chiave 1) Merkel non è in una posizione di forza. SPD richiederà concessioni che la Merkel difficilmente accetta. La sua festa sorella, CSU, potrebbe uscire se lo fa. 2) AfD sarà il più grande partito di opposizione, con diritti parlamentari. Nessuno vuole quel risultato diverso da AfD. Ci saranno discorsi. Non aspettarti nulla da questo. Eurointelligence vede queste possibilità: 1) SPD e CDU / CSU non riescono a concordare un ordine del giorno comune. Nessun governo di minoranza, nessuna grande coalizione. Nuove elezioni. 2) La leadership SPD e CDU / CSU fanno progressi nei colloqui, ma la leadership SPD rifiuta la grande coalizione, accettando solo un sostegno limitato per un governo di minoranza limitato nel tempo. Merkel vede la trappola (che viene spinta nelle mani dell’AFD), rifiuta e dice al presidente che non è in grado di formare un governo. Nuove elezioni. 3) SPD e CDU / CSU progrediscono, la dirigenza SPD decide di entrare in colloqui di coalizione formale, ma scende a compromessi su questioni chiave. I membri SPD votano contro la grande coalizione in un referendum dei membri del partito. 4) Merkel è così disperata da mantenere il potere che dà a SPD tutto ciò che desidera. La grande coalizione procede. Schulz è ministro delle finanze, gestisce in modo efficace l’agenda della zona euro. AfD e FDP salgono alle stelle nei sondaggi. La CSU perde le elezioni bavaresi nel 2018. I conservatori nel CDU, guidati da Jens Spahn, si ribellano. La Merkel lascia, la coalizione si rompe. Governo delle minoranze ( tratto dal Corriere della Sera)

Ma ora diamo un’occhiata a quello che in silenzio, senza fare tanto rumore si dice in Germania…

L’atmosfera assonnata è sintomatica della crisi che sta affrontando la rete delle casse di risparmio, che costituisce il terzo pilastro del complesso sistema bancario tedesco , insieme alle banche private e ad una vasta rete di banche cooperative. Bassi tassi di interesse e costosi requisiti normativi stanno colpendo duramente i ricavi delle Sparkassen in un momento in cui la crescita del settore banking online sta minando il pane e il burro della rete: le filiali bancarie.

Le piccole banche che compongono la rete hanno risposto a tempi molto difficili  come le altre istituzioni finanziarie: chiudendo le filiali, tagliando i posti di lavoro e fondendosi con altre banche. Ma tali misure colpiscono il cuore delle Sparkassen, che vedono il loro ruolo come univocamente locale, servendo la comunità locali che le possiedono. Se lo perdono, allora a cosa servono in realtà le casse di risparmio locali?

Il resto dell’articolo pubblicato da Handelblatt è a pagamento, ma il titolo è eloquente!

Risultati immagini per Germany's Zombie Savings Banks

Risultati immagini per Germany's Zombie Savings Banks

Alcuni mesi fa è apparso un bel articolo sempre sul sistema bancario tedesco, che descrive la situazione drammatica nella quale si trovano le banche pubbliche e locali tedesche che non dimentichiamocelo hanno partecipato a pieno titolo all’orgia di debito privato europeo, finanziando mezza Europa, speculando inoltre sull’immondizia subprime americana.

A capo di una rete di 400 casse di risparmio tedesche, Georg Fahrenschon si lamenta spesso che i burocrati di Bruxelles non capiscono il modello bancario tedesco

(…)  Per una volta, tuttavia, questo è ingiusto per gli eurocrati. Questo perché quasi nessuno al di fuori della Germania comprende il suo sistema bancario che è unico.

Il sistema è composto da quasi 1.800 banche in totale – circa 1.000 in più rispetto a qualsiasi altro paese in Europa. Ma quelle banche sono divise in tre livelli distinti. Il primo consiste in circa 200 banche private, guidate dalla famosa e spesso infame Deutsche Bank.

Il secondo livello contiene circa 400 casse di risparmio di proprietà pubblica.

E il terzo è composto da 1.100 cooperative di credito di proprietà degli Stati membri, che sono fieramente indipendenti, orgogliose e radicate nelle comunità locali.

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Insieme questi tre “pilastri”, come vengono chiamati, sostengono il sistema bancario tedesco.

Di questi tempi, sfortunatamente, sembrano fragili.

(…) il secondo e il terzo livello – le casse di risparmio pubbliche e le cooperative di credito – sono in realtà invenzioni tedesche, anche se sono state copiate in altri paesi. Inizia con le unioni di credito.

Qui l’articolo fa una lunga analisi che esalta il ruolo originario della banche di credito cooperativo, come spesso abbiamo cercato di fare noi in questi anni cercando di spiegare le radici della cooperazione oggi completamente stravolte ovunque.

Ma mi fermo qui perché potrei proseguire per una giornata intera!

L’articolo evidenzia quello che stiamo raccontando da anni, primi ed unici in Italia ancora dal 2011, mentre gli altri dormivano dipingendo il sistema tedesco come un modello perfetto, ovvero come in Germania in particolare …

. La creazione di un sistema finanziario altruistico faceva infatti parte della motivazione dei fondatori. Ma non si è sempre verificato nella pratica. Prendi la crisi finanziaria del 2008. Alcuni dei colpevoli erano banche private come Commerzbank e Deutsche Bank. Ma le Landesbanken, sostenute dallo stato, si erano anche allontanate dai loro presunti incarichi , investendo in ombrosi titoli garantiti da ipoteche americane e versando denaro in Grecia, Spagna e Portogallo durante il boom immobiliare. Tali esposizioni erano considerate a rischio per l’intero sistema bancario e pertanto richiedevano miliardi in salvataggi da parte dei contribuenti. Quindi essere pubbliche anziché private non le ha rese migliori .

THE WALL: KOTAKU WAMURA!

Fonte: http://icebergfinanza.finanza.com/2017/11/23/the-wall-kotaku-wamura/

Come già detto negli ultimi giorni continuiamo ad ignorare i dati provenienti dall’economia americana, distorti dagli effetti dei recenti uragani anche quando sono pessimi come ieri dove gli ordini durevoli sono crollati del 1,2% contro aspettative di crescita del 0,4% e continuiamo ad occuparci di politica monetaria e curve dei rendimenti.

Ieri nonna Yellen ha detto che la debolezza dei prezzi rischia di limitare i rialzi dei tassi ben sotto i livelli storici passati ammettendo candidamente che i suoi colleghi e soprattutto lei hanno iniziato a rendersi conto di quanto sia diverso il “new normal” rivedendo al ribasso le loro stime di tasso neutrale e quindi tirandosi dietro tutto il mercato. Loro pensano di poter arrivare ad alzare i fed fund sino al 2,75% ma si fermeranno prima, molto prima a meno che non vogliano far collassare l’economia.

Con questa notizia nonna Yellen ci saluta e lascia la Federal Reserve, banca centrale americana, dichiarando pubblicamente che noi ancora una volta abbiamo avuto ragione, la “nostra” DEFLAZIONE DA DEBITIha sconfitto le aspettative di inflazione e noi siamo stati gli unici in Italia a vedere lontano sino dal 2009.

Potrebbe esserci qualcosa di più endemico e di lunga durata e potrebbe valere la pena di prestarci attenzione”.

Ieri nelle minute dell’ultimo incontro la Fed ha pubblicamente dichiarato la propria preoccupazione per la bassa inflazione e soprattutto qualcuno di loro ha fatto finta di iniziare a preoccuparsi per la formazione di potenziali “squilibri” finanziari.

Qualche governatore pensa che il trend al ribasso dell’inflazione proseguirà anche nel 2018…

“Ciò potrebbe essere il riflesso non solo di fattori transitori ma anche dell’influenza di sviluppi che potrebbero risultare più persistenti” del previsto.

Per alcuni governatori il rischio che l’attuale trend “possa portare a un declino delle aspettativa di lungo termine, se non lo ha già fatto”…

Ci sono voluti sei anni per comprendere, meglio tardi che mai!

Eppure era tutto semplice bastava osservare attentamente la velocità di circolazione della moneta, questo è il grafico che abbiamo proposto per la prima volta nel 2009 quando tutti anelavano alla grande ripresa…

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Qualcuno ha parlato pure di valutazioni elevate degli asset e di volatilità bassa”. Pensate hanno paura che un “repentino cambio di rotta dei prezzi degli asset possa avere effetti dannosi per l’economia” ma sostengono che questi continui rialzi siano dovuti alle aspettative per la riforma fiscale, meglio che al circo, un clown dietro l’altro.

Quello che è ormai certo, è che la Federal Reserve cambierà presto indirizzo e prenderà dimora presso la Trump Tower, dopo la nomina da parte di Donald Trump dei nuovi governatori, l’uomo che sino a un anno fa parlava di bolle azionarie e rischi enormi da parte della politica monetaria contribuirà a far esplodere la prossima grande crisi, già avviata con la nuova deregulation.

In un’intervista al Washington Post aveva detto che si sta preparando il terreno per un’altra grande crisi.

«Credo che siamo seduti su una bolla economica. Una bolla finanziaria»

Noi invece stiamo quotidianamente costruendo il muro, KOTAKU WAMURA un muro di consapevolezza e di pazienza, lo stesso muro costruito anni fa nella terra della grande bolla, alle prese con il terzo decennio perduto…

Il muro della discordia ha protetto Fudai 

MILANO – Fudai è una piccola località di 3000 abitanti sulla costa nord-orientale del Giappone. L’11 marzo scorso è uscita quasi indenne dal disastro dello tsunami provocato dal terremoto. Come per miracolo non ci sono stati morti o danni. Grazie soprattutto all’ex sindaco Kotaku Wamura che, negli anni Settanta, fece costruire un gigantesco muro a protezione della cittadina. In un primo momento deriso e insultato per quella barriera anti-tsunami alta quasi 16 metri, oggi il politico oramai defunto viene celebrato come un eroe.

OPERA SPROPORZIONATA – Le critiche sono continuate per diverso tempo. «Spreco di denaro pubblico»; «una bruttura»; «un’opera insensata e sproporzionata», gli rinfacciavano i cittadini. Il pomo della discordia era il progetto di costruzione di una parete di 16 metri in periferia che doveva difendere la località dalle onde di uno tsunami. Anche perché i villaggi e le città vicine facevano affidamento su strutture di protezione più piccole. La domanda che tutti si ponevano con insistenza era: «Perché Fudai ha bisogno di una simile costruzione?». Il sindaco, però, non si piegò e non si fece persuadere. La costruzione anti-tsunami da 25 milioni di euro doveva assolutamente essere eretta.

BARRIERA DI SALVEZZA – Oggi quell’interrogativo ha trovato una risposta chiara: quella parete ha salvato la vita ai 3000 abitanti di Fudai. Tutto intorno l’apocalisse, con villaggi e città rase al suolo.

Noi ci fermiamo qui, un muro lo abbiamo già costruito nel 2007, derisi e insultati per mesi e mesi. Insieme a Machiavelli e ai suoi manoscritti, in questi mesi abbiamo più volte suggerito come costruire questo muro. Ora non resta che attendere, non importa dove o quando, l’unica certezza che abbiamo, visto che nulla è cambiato in questi dieci anni nella finanza, è che ci sarà un nuovo tsunami.

BANKITALIA CONSOB: SCARICABARILE!

Fonte: http://icebergfinanza.finanza.com/2017/11/10/bankitalia-consob-scaricabarile/

Ieri all’improvviso in piena campagna elettorale, i finti tonti della politica italiana si sono all’improvviso svegliati, si sono accorti che Bankitalia e Consob, le quali si accusano a vicenda,  non hanno vigilato, non solo, hanno assecondato le dinamiche predatorie nei confronti dei risparmi degli italiani da parte di un manipolo di pericolosi e avidi banchieri, un gruppetto di psicopatici che andrebbe messo in galera, insieme a chi doveva vigilare e amministrare, consigli di amministrazione compresi, gente che dovrebbe essere espulsa dalla società civile.

C’è poi chi si dimostra preoccupato per le conseguenze della verità, della giustizia, come se toccare alcuni personaggio, metterli davanti alle loro evidenti responsabilità dovesse far crollare il mondo. Poi ci sono alcuni inutili idioti della carta stampata, che assecondano editori conniventi con la finanza e la politica, che amplificano ad arte quella o quell’altra notizia.

Non vi piacciono le espressioni forti? Signori, siamo in guerra, o eliminiamo in fretta dalla società civile, determinati personaggi o i nostri figlie e nipoti si troveranno ad essere schiavi di un sistema criminale, basato esclusivamente sul profitto e sulla manipolazione sistematica.

Il timore che l’onda arrivi a Francoforte. Il Quirinale preoccupato che Draghi possa essere tirato in ballo per l’operazione MPS-Antonveneta.

Aleggia una certa inquietudine, ai massimi vertici istituzionali, perché la vicenda sta andando proprio nella direzione che Sergio Mattarella ha sempre giudicato dannosa per la credibilità complessiva del paese. La commissione d’inchiesta sulle banche è diventata, al tempo stesso, il set perfetto di una campagna elettorale distruttiva e il luogo di processo sommario alle istituzioni di vigilanza, in un confuso rimpallo di responsabilità: Consob contro Bankitalia, Bankitalia contro Consob. E soprattutto l’ennesima irritualità, sul tema banche, come ai tempi della mozione parlamentare del Pd su Visco.(…)

Ora il timore al Quirinale è che questo sia solo l’inizio. E che, in un imprevedibile crescendo, possa essere tirato in ballo, in modo scomposto e confuso, il nome dell’attuale presidente della Bce Mario Draghi.

Ieri la signorina Nouy ha detto al Parlamento europeo di non impicciarsi, comandano loro, ha regalato qualche zuccherino, forse posticiperanno il termine per mettersi in regola sugli NPL, questi si svegliano sempre quando ormai il cadavere è stato sepolto, Padoan compreso, il quale ha detto che nell’ultimo consiglio europeo, nessuno lo ha appoggiato contro la BCE sui crediti deteriorati, e ti credo il 40 % a livello europeo sono nostri, un regalino di Mario Draghi e Angela Merkel che hanno assecondato , l’attacco speculativo al nostro Paese nel 2011, imponendoci deflazione salariale e austerità, ma si sa sono cosuccie difficili da comprendere

L’intervento della reponsabile della vigilanza Bce dopo che ieri il servizio giuridico dell’Europarlmento aveva messo i paletti all’iniziativa sui nuovi criteri per i crediti deteriorati: “È nei poteri della Bce”. Ma apre a uno slittamento: “Forse il 1 gennaio 2018 non è un buon momento per iniziare”

Npl, Nouy replica al Parlamento: “Regole sono nostra competenza”

Banche, nuovo scaricabarile tra Consob e Bankitalia. Ma per Casini, l’ uomo giusto per depotenziare la commissione di inchiesta, non serve il confronto diretto, non bisogna fare rumore, per lui è tutto chiaro .

Ma andiamo oltre il nostro povero Paese, i furbi imperversano ovunque, i fessi sono all’ordine del giorno.

Chi ci segue da tempo sa cosa pensiamo della banca voragine tedesca con la banca intorno, dead bank walking, una banca per anni amministrata da autentici criminali, gente avida ed ignorante come buona parte di chi lavora nella finanza predatrice, perfetti psicopatici creati nei laboratori, che hanno istigato per anni dei veri e propri robot umani, atti a delinquere, frodare e manipolare quotidianamente.

I BARI DI DEUTSCHE BANK!

Deutsche Bank, Der Spiegel ne decreta la fine in una lunga inchiesta

Ovvio, non tutti hanno partecipato a questa associazione a delinquere, ma la maggior parte ha fatto finta di nulla assecondando le dinamiche predatorie.

Ripeto, non uno solo di questi delinquenti che hanno imperversato ovunque, non solo nella banca tedesca sono in galera, tutti in circolazione a piede libero, imbottiti di cocaina e denaro rubato ai risparmiatori e all’economia reale.

CRISI FINANZIARIA: PSICOPATICI IN AZIONE! 

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Ma va bene così, ci meritiamo anche questi psicopatici, perché sono la fotocopia della nostra attuale società, frodano, manipolano, comprano uomini e donne, con la promessa del potere, denaro e carriere, un gruppo di inutili idioti che nulla non produce nulla di interessante e utile per la società, anzi contribuisce alla sua destabilizzazione.

Ne abbiamo parlato per anni, ma non interessa a nessuno, apatia e tolleranza sono le ultime virtù di una società morente.

In Italia, stanno facendo la commissione di inchiesta sulla crisi bancaria, l’ennesima bolla di sapone, perché l’intreccio e la connivenza tra editoria, politica e banchieri è da sempre il cancro che sta lentamente distruggendo il Paese.

Noi ci fermiamo qui, avremo tempo e modo nei prossimi anni di riassumere il tutto in un paio di libri, nel frattempo notiamo che…

Robot al posto dei bancari: Deutsche Bank prepara una maxi sforbiciata…

“La verità è che non avremo più bisogno di tutte queste persone”, aveva detto, riferendosi ai 90mila impiegati. “Nelle nostre banche abbiamo persone che si comportano come robot, che fanno cose meccaniche. Domani avremo robot che si comporteranno come esseri umani”. In quell’occasione aveva invitato i colleghi ad “abbracciare la rivoluzione” e a rendersi conto che molti lavorano “come abbecedari” e possono dunque essere rimpiazzati.

In certi casi potrebbe avere ragione, il signorino che amministra la voragine con la banca intorno, io invece suggerirei di rimpiazzare tutto il management di buona parte della finanza mondiale, con dei robot, gente inutile, psicopatica, che ha portato il mondo al disastro, con la complicità delle banche centrali e della vigilanza in genere, gente che ora si tira fuori che addirittura si arroga il merito di aver salvato il mondo, inondando di liquidità l’economia.

Ma tu pensa, davvero c’è ancora qualche ingenuo o fesso che crede che ne usciremo in fretta da questa autentica ATOMICA DEFLATTIVA, una combinazione di DEBITO ai massimi livelli storici, declino demografico e ora dopo la tecnologia anche la robotizzazione.

No signori, siamo come le rane in pentola, ci stiamo, ci stanno cucinando a fuoco lento, senza accorgercene, non c’è alternativa al progresso, eliminate valori e tradizioni, non servono a nulla, eliminate tutto ciò che è naturale, non serve più far parte di un sesso o dell’altro, non serve scriverlo sulla carta di identità, addirittura serve una Corte costituzionale di idioti che suggerisca …

La Corte costituzionale tedesca chiede di legalizzare il “terzo sesso”

C’è un’aria mistica li fuori, un manipolo di esaltati che quotidianamente piazza droga e spazzatura in mezzo ai portafogli di ignari ed avidi risparmiatori, furbi e fessi ovunque, come ai bei tempi, prima dell’inizio della Grande Recessione nel 2007, quando nessuno o quasi badava a quello che raccontavamo quotidianamente.

Dite che ci vuole coraggio per scrivere queste cose? No, non ci vuole coraggio per raccontare la VERITA’, la REALTA’, ma solo passione e tenacia, amore per la verità, figlia del tempo. Auguri Ragazzi, ne abbiamo davvero bisogno, la storia farà GIUSTIZIA!

 

STRAMBATA ALL’AMERICANA!

Fonte: http://icebergfinanza.finanza.com/2017/11/06/strambata-allamericana/

Iniziamo la settimana con una delle più spettacolari strambate della storia degli indicatori macroeconomici americani, il famigerato GDPNow della Fed di Atlanta partito con una incredibile previsione per il Pil dell’ultimo trimestre dell’anno a 4,5% di crescita, subito ridimensionato dopo qualche giorno a 3,3 %!

Le previsioni per la crescita reale dei consumi e la crescita reale degli investimenti fissi privati sono diminuiti rispettivamente dal 3,9 per cento al 3,2 % e dal 8,7 per cento al 6%, dopo il rapporto del BLS di venerdì.

L’atteso rimbalzo nell’occupazione non ha rispettato le aspettative, tranne il tasso di disoccupazione che è sceso sotto il 4,2% ad opera di un calo della forza lavoro, di oltre 760.000 unità, il numero delle persone occupate è diminuito complessivamente di 484.000 posti. Il tasso medio di crescita degli ultimi tre mesi rimane 162.000.

Ennesima pietra tombale sulle aspettative di inflazione, supportata da un nuovo rally dei treasuries che hanno reagito al nulla di fatto dei salari contro aspettative di aumenti inesistenti.

Thanks to Zero Hedge

Complessivamente la performance complessiva dallo scorso giovedi nel quale si è svolto il meeting della BCE è vicina al 4,5 %.

Nel breve termine, la tendenza potrebbe subire una pausa.

Lo stesso Neel Kashkari, presidente della Federal Reserve di Minneapolis, si è affrettato a dichiarare che non è il momento di alzare i tassi visto che dell’inflazione nessuna traccia e che la crescita dei salari resta contenuta. Kashkari  sostiene giustamente che con  Powell alla guida della Fed non ci saranno cambiamenti nella politica monetaria. I numeri della scorsa settimana non danno molta speranza ad una immediata ripresa dell’inflazione. E il report sui salari nel rapporto sull’occupazione rivela che ne quarto trimestre la tendenza non è cambiata. La crescita media dei salari è tornata negativa minando i guadagni degli ultimi mesi. La combinazione di inflazione debole e crescita salariale anemica è un problema rilevante per la Banca centrale americana.

Altre indicazioni arrivano dalla presentazione della famigerata riforma fiscale di Trump, dinamiche che non faranno altro che sostenere il dollaro nei prossimi mesi e spengono le illusioni di una reflazione mai nata.

Verrà inoltre ridimensionata la deducibilità sugli immobili di lusso con un limite fissato a mezzo milione, la metà di quello precedente per poter dedurre gli interessi sui mutui. Eliminate infine le deduzioni per spese mediche un regalino davvero niente male per la classe media. Dierei che ci sono tutti gli ingredienti per assistere ad un fine anno davvero interessante.

CATALOGNA: LA SCINTILLA NELLA CAMERA A GAS EUROPEA!

Fonte: http://icebergfinanza.finanza.com/2017/10/20/catalogna-la-scintilla-nella-camera-a-gas-europea/

Loro fanno finta di nulla, nessuno problema, continuano ad introdurre gas soporifero in Europa, ma prima di incominciare, facciamo un piccolo giochino, una serata con Juncker a chi trova per primo uno squarcio di notizia sulla crisi spagnola sulle testate online dei due principali giornali italiani…

Cliccare sull’immagine per ingrandire…

Qualcosa troverete in fondo alle pagine, in qualche angolino, ciò che importa agli italiani è il finto tonto Gentiloni che non sapeva nulla della mozione contro Visco e ad un manipolo di ignoranti far credere che l’indipendenza della Banca d’Italia è un altare e trasformare Visco in un martire, quando in realtà non ha fatto bene il proprio lavoro e visto quello che è successo, si può tranquillamente dire che dormiva.

Tornando a noi, la sintesi è tutta qui, per loro non è una notizia interessante, noi invece pensiamo che da qui non si torna più indietro con tutte le conseguenze relative per l’Europa…

Il presidente catalano in risposta a secondo ultimatum: «Se applicate l’articolo 155 della Costituzione dichiareremo l’indipendenza». Il governo: «Noi avanti, risponderemo con ogni mezzo». Convocato per sabato il consiglio dei ministri straordinario

La Catalogna ha proclamato l’indipendenza e la Spagna ha avviato la revoca dell’autonomia della stessa Catalogna dando via all’approvazione del famigerato articolo 155…

Catalogna, cosa prevede l’articolo 155

COSA DICE L’ARTICOLO – L’articolo 155 della Costituzione spagnola, mai utilizzato finora, è una misura di carattere eccezionale che implica il controllo politico delle comunità autonome da parte dello Stato centrale. Il testo dice infatti che se un governo regionale non rispetta i suoi obblighi o “agisce in modo da minacciare seriamente l’interesse dell’intera Spagna”, allora Madrid “può intraprendere le necessarie misure per obbligarla in modo coatto ad adeguarsi o a proteggere tale generale interesse”.

COME SI ATTIVA – La procedura stabilita dallo stesso articolo 155 prevede che innanzitutto il governo debba inviare una richiesta al presidente della comunità in questione. In questo caso, lo stesso premier Mariano Rajoy deve avvertire direttamente il presidente catalano Carles Puigdemont (come ha praticamente fatto). In secondo luogo, il governo deve presentare la sua proposta di misure di controllo dell’autonomia al Senato, che le può approvare con maggioranza assoluta. A sua volta, la procedura di applicazione del 155 al Senato è regolata dall’articolo 189: il governo deve presentare una proposta chiara per ciascuna delle misure specifiche che intende adottare e la relativa possibilità di emendamenti.

MARGINI DI MANOVRA – L’articolo 155 concede molto margine al governo centrale, a condizione che abbia l’approvazione del Senato. Il governo può infatti controllare le finanze della Generalitat, può dare ordini e assumere il controllo dei dipartimenti, può licenziare all’interno della pubblica amministrazione e può sciogliere il Parlamento.

I LIMITI – Quello che l’articolo 155 non può fare è implementare misure che presuppongano cambiamenti dello Statuto o della propria Costituzione. Ecco perché esperti ritengono che il 155 non prevede una sospensione né, ancora meno, una soppressione, dell’autonomia. Tuttavia, è ovvio che questa sarebbe molto limitata dal controllo totale o parziale dell’amministrazione statale. L’applicazione dell’articolo non ha limiti temporali: quello che indica la Costituzione è che si debba applicare fino a che non verrà ripristinata “la normalità costituzionale”.

A noi non interessa se il referendum era legale o no, a noi non interessano le questioni giuridiche che stanno dietro alla questione, di fronte al volere popolare, questi sono dettagli di poca importanza, la storia non chiede mai il permesso, non credo che guerre, guerre civili, guerre di indipendenza o rivoluzioni, siano mai nate chiedendo il permesso a qualcuno, tra le altre soluzioni che consente l’articolo 155 c’è quello di poter imporre alla polizia catalana, i Mossos d’Esquadra  di mettersi agli ordini diretti del ministero dell’Interno o addirittura scioglierli, manderanno loro ad arrestare tutti gli indipendentisti e loro cosa faranno?

O si certo, cosa vuoi mai che facciano quattro gatti in Catalogna, nessuno li vuole, finirà tutto come una bolla di sapone! Davvero, ne siete certi, le avete viste le piazze catalane, no sono mica come quelle italiane, dove ci trovi qualche formica che dialoga con tante cicale.

La dichiarazione di indipendenza è inevitabile ormai, l’ha chiesta che l’altro partito che fa parte della coalizione al governo, Esquerra republicana per non parlare di quelli della Cup che appoggiava il governo catalano dall’esterno.

Pensavano di far indire nuove elezioni, giusto per truccare qualche voto, per chi non conosce gli eventi,  prima di far uscire aria dal cervello, consiglio di studiare la storia, non sarà facile uscire da questo “incidente di percorso” come lo chiamano alcuni, state sintonizzati, non è una tempesta in un bicchiere d’acqua.

Domenica c’è il referendum consultivo in Veneto e Lombardia, auguri!

Il picco del petrolio nel 2035? Ma la domanda mondiale è destinata a crescere fino al 2030

Fonte: http://www.greenreport.it/news/energia/picco-del-petrolio-nel-2035-domanda-mondiale-destinata-crescere-al-2030/

Diversi esperti di energia prevedono che la domanda mondiale di benzina raggiungerà il picco entro 13 anni grazie all’impatto delle auto elettriche e dei motori più efficienti, ma nel suo rapporto “The rise and fall of black gold – When will peak oil demand strike?” Wood Mackenzie, prevede che l’adozione di veicoli elettrici possa ridurre in modo significativo la domanda di benzina, in particolare dopo il 2025, quando le vendite di auto a batteria supereranno quelle a combustibili fossili.

Il nuovo rapporto suggerisce che «la domanda globale della benzina è probabile che raggiunga il  picco entro il 2030».

Wood Mackenzie dice che la crisi dei prezzi non ha dato un colpo fatale all’industri petrolifera, ma la prossima crisi potrebbe diventare permanente: «Negli ultimi anni, l’industria petrolifera ha perso mordente, ma ne è venuta fuori a testa alta e guardando al futuro. Ma si trova di fronte a delle perturbazioni; una prospettiva scoraggiante sia per gli acquirenti che per i venditori. Abbiamo già assistito  all’aumento dell’energia rinnovabile che ha determinato un cambiamento nel mercato.  Allora cosa significa tutto questo cambiamento per la domanda del petrolio e il futuro dell’industria?»

Il rapporto prova a rispondere con un’altra domanda: «Veicoli elettrici – solo l’inizio?» e risponde che «Dei  96 milioni di barili di petrolio consumati globalmente ogni giorno, quasi 60 milioni vengono utilizzati nei trasporti. Tuttavia, i progressi tecnologici, sia nell’efficienza dei carburanti, sia nel passaggio a veicoli ibridi e elettrici, sembrano ostacolare la domanda».

Un trend che emerge anche dalle vendite di auto elettriche nei diversi continenti. Secondo gli esperti di Wood Mackenzie, «L’aumento dei veicoli elettrici e delle energie rinnovabili spiega alcuni dei divari crescenti tra il mondo sviluppato e quello emergente. La domanda di petrolio nei Paesi sviluppati ritornerà al declino strutturale entro il 2020, eliminando circa quattro milioni di barili al giorno entro il 2035. Al contrario, le economie in via di sviluppo aumenteranno la loro domanda di petrolio di quasi 16 milioni di barili al giorno entro il 2035». Anche se il picco della domanda di petrolio per i trasporti a livello mondiale dovrebbe essere raggiunto entro il 2030, il rapporto prevede «la crescita continua della domanda complessiva globale del petrolio, sostenuta dal settore petrochimico. Tuttavia, la prospettiva di un picco della domanda di petrolio di picco è molto reale. L’industria deve iniziare a pianificare ora se vuole essere preparata a  ciò che ha di fronte».

Paesi come Regno Unito, Francia, Norvegia, Olanda, Islana e Slovenia hanno detto che vieteranno la vendita delle auto a diesel e benzina entro un periodo che va dal 2025 al 2040 e la Cina, il più grande mercato automobilistico del mondo, è sulla stessa strada e l’India ha annunciato che la seguirà. E’ chiaro che questo avrà un impatto significativo sulla domanda petrolifera.

Alan Gelder, analista senior di Wood Mackenzie, ha detto a The Guardian che le increspature sulla superficie del mercato dei combustibili fossili si faranno sentire  molto prima e che «Le compagnie petrolifere stanno già disinvestendo dalle raffinerie e diminuisce il numero delle stazioni di servizio, Stiamo diventando sempre più efficienti nell’utilizzo della nostra energia. Così, mentre  le economie crescono facciamo sempre meno affidamento sul  petrolio, quindi l’importanza del petrolio nell’economia globale dovrebbe diminuire nel tempo. Per i paesi che si affidano fortemente alle entrate delle imposte sui carburanti, come ad esempio i 28 miliardi di sterline di tasse che arrivano al Regno Unito ogni anno , il crollo della domanda di benzina costituirà una sfida per i governi».

A breve termine, le modifiche normative per gli standard di efficienza dei combustibili imposti negli Usa da Barack Obama sull’esempio di quelli europei e cinesi saranno il maggiore ostacolo alla crescita della domanda di combustibili fossili. Poi l’impatto maggiore dovrebbe venire dalle auto elettriche.

Toyota ha annunciato che testerà automobili elettriche, da mettere in strada in Giappone dal 2020, che  sono dotate di intelligenza artificiale per aiutare le auto  a comprendere meglio i loro guidatori e ad adattarsi. Un progetto  di auto senza guidatore, la Concept i-series, che può anche essere pilotato manualmente. La Toyota ha spiegato che l’intelligenza artificiale valuterà «Le emozioni e il livello di vigilanza leggendo le espressioni, le azioni e il tono di voce del guidatore».

Gelder è convinto che le vendite delle auto elettriche decolleranno dopo il 2025: «Quanto più si va nel futuro, più auto elettriche  ci saranno» e prevede che entro il 2030 i modelli plug-in rappresenteranno il 10% delle vendite di nuove auto, ma «Se le città cominceranno a vietare le automobili con il motore a combustione, questo accelererebbe rapidamente il passaggio ai veicoli elettrici»,

Mentre la benzina raggiungerà il picco prima,  gli analisti prevedono che il picco della  domanda globale di petrolio sarà raggiunto intorno al 2035, dato che la sua crescita è determinata sia dalle politiche di lotta al cambiamento climatico che dalla maturazione delle economie dei Paesi in via di sviluppo.

Alla Wood Mackenzie sottolineano che «Anche se il mercato si preoccupava dell’offerta di approvvigionamento petrolifero, la preoccupazione principale dell’industria è il picco della domanda. La prospettiva di un picco della domanda di petrolio è molto reale» e prevede che il picco della domanda di picco di petrolio sia anticipato di una decina di anni rispetto alla previsione fatta dalla BP per la metà degli anni 2040 e di 5 anni rispetto all’International energy agency che fissa il picco al 2040.

La previsione del picco della Wood Mackenzie  è addirittura più prudente di quello di alcune multinazionali petrolifere come la Shell che pensano che verrà raggiunto nei primi anni 2030  e potenzialmente anche verso la fine degli anni 2020, causa della crescita delle auto elettriche e alimentate da  biocarburanti. La Shell è convinta che l’impatto sulla domanda di petrolio di auto più efficienti nel consumare carburante supererà di gran lunga l’impatto dei veicoli elettrici.

Ma tutto potrebbe essere rallentato (o accelerato) dalla geopolitica impazzita di Donald Trump o dalle eterne guerre mediorientali: a causa degli scontri tra l’esercito irakeno e i peshmerga kurdi nelle aree petrolifere dell’Iraq e delle preoccupazioni per le sanzioni Usa contro l’Iran, il prezzo del petrolio si è assestato su uno dei suoi livelli più alti di quest’anno: 58,24 dollari al barile.

Nel silenzio dei media il sistema Italia sta implodendo. L’ottima versione di Guido Salerno Aletta

Scritto da: Mitt Dolcino
Fonte: https://scenarieconomici.it/il-sistema-italia-sta-implodendo/

Avete notato i media recentemente? Tra fake news ed argomenti quattrostagioni tirati fuori dal cassetto alla bisogna stanno raggiungendo il parossismo dell’indecenza: non si informa più la gente, non si evidenziano più gli argomenti importanti, men che meno i problemi. Si cerca solo di fare una cosa, solo una: tenere calma la gente, non facendole capire che sta andando letteralmente in rovina.

L’ho già spiegato più e più volte, tra crisi (che i media hanno contribuito a rendere più pesante e profonda, non fosse per l’avallo della nefasta austerità) ed interessi delle elites locali, che poi sono gli stessi editori, oggi il gioco è quello di fregare il prossimo. Leggasi, visto che dette elites hanno avuto la possibilità di delocalizzare le proprie aziende, di pagare le tasse all’estero (vedasi FCA, ma non è l’unica), oltre a pagare meno di i dipendenti (Job Act etc.), dopo aver fatto guadagni fenomenali in borsa, alla fine lasciano un buco di gettito. Che deve essere colmato dagli italiani, dalla gente.

Non che tali elites siano contrarie all’austerità, tutto sommato sanno che è nefasta: il punto è che l’austerità da imporre ai periferici è necessaria per tenere in piedi l’euro. E visto che costoro hanno accumulato enormi patrimoni proprio in euro – sostituendoli ad instabili lire -, dunque devono accettare il rigore di Bruxelles e Berlino. Anche se manderà in rovina il paese. Chiaramente, la gara è – come detto prima – a fregare il prossimo, i deboli italiani dovranno pagare per chi conduce la macchina del vapore, anche loro italiani.

Se le entrate tributarie sono salite del 2.6% mentre il PIL è salito meno (1%), allora le tasse sono aumentate…

Questo in sintesi è quanto vi ho spiegato negli ultimi 4 anni, per contingenze personali ho avuto la fortuna di capirlo prima. Ne volete la riprova? Ho fatto una breve analisi di stampa sulle manovre finanziarie dal 2011 in avanti, analisi grossolana, solo i titoli, prendendo anche il 2010 quando il governo Berlusconi iniziò ad essere messo sotto pressione: facendo la somma delle manovre correttive, con quella del 2017 siamo a circa 200 miliardi di maggiori tasse (va notato che la manovra pre-elettorale del 2017 è la più bassa di tutte, ossia la mazzata euroimposta per gli italiani arriverà dopo le elezioni del 2018, in assenza di una sfida aperta all’EU e soprattutto all’euro). O anche, visto che nei primi 8 mesi del 2017 le entrate tributarie sono aumentate del 2.6%, visto che l’economia NON è aumentata del 2.6%, le tasse sono aumentate di conseguenza (diciamo almeno dell’1.6%, ndr). Ad esempio con i metodi statistici che vi ho “svelato” (vedasi LINK) la scorsa settimana quando vi ho spiegato che la tassazione italiana media di circa il 43% (è abbastanza stabile attorno a tale cifra dal 2009, ndr) si riferisce all’economia effettiva più quella sommersa; ovvero, visto che quella sommersa non paga tasse la reale pressione fiscale è drasticamente aumentata dal 2010-11 (l’introduzione dell’economia sommersa nel calcolo del PIL data dal 2014), siamo prossimi al 50%, per le aziende al 65% (LINK). Ed infatti dopo 6 anni di austerità – come da copione – i  salari sono crollati ed i prestiti andati a male esplosi.

LINK: http://www.teleborsa.it/Editoriali/2017/10/16/la-piramide-rovesciata-non-regge-1.html

Un paese così, una vera piramide rovesciata, non può resistere a lungo. Oggi vedo che altri autori, ben referenziati, anche diffusi (strano), rafforzano tale tesi. Ad esempio Salerno Aletta, di Teleborsa.it, rinomato sito di analisi finanziaria. Articolo da leggere assolutamente, per la plastica chiarezza del ragionamento. Non è la prima volta che leggiamo – con estremo interesse – le apprezzate analisi di questo autore.

Quello che purtroppo nessun ancora vi dice sono le conseguenze di cotanto scempio euroimposto: semplicemente la fame, non poter curare i propri vecchi che inevitabilmente moriranno di inedia, penso soprattutto a coloro che perso il lavoro non riusciranno a trovarne un altro. Rivoluzione? Vedremo, se qualcuno finanzierà la rivolta. Certo, le prospettive per l’Italia sono funeree, a maggior ragione se il dollaro si indebolirà e/o le borse crolleranno e/o i tassi saliranno. E se vi aspettate comprensione dai tedeschi, da gente come Schauble, scordatevelo: pensate davvero di ricevere aiuto dai nipoti di coloro che non ebbero pena a mettere gli ebrei nel portacenere ?

A voi la Scelta.