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AMAZON E WHOLE FOODS. ACCELLERA LA RIVOLUZIONE DEL RETAIL

Scritto da: fabio Lugano
Fonte:https://scenarieconomici.it/amazon-e-whole-foods-accellera-la-rivoluzione-del-retail/

Venerdì la notizia è stato l’acquisto di Whole Foods, catena di cibo di alta qualità, da parte di Amazon. La catena in realtà stava passando un periodo non proprio prospero a causa di numerosi problemi. Le vendite pe negozio erano in calo da 24 mesi, l’espansione era possibile solo con nuove costose aperture. Le altre catene di  supermercati si erano buttate con avidità sul business del cibo biologico e di alta qualità, ponendo una dura concorrenza alla catena texana e costringendola ad arrivare ad un bivio: o ridurre i margini e divenire una catena un po’ più omologata , oppure veder progressivamente ridotte le vendite. L’azionariato era in ribellione perchè non riusciva a vedere una strategia precisa e vedeva i margini in riduzione. La valutazione della società era di 12 miliardi di dollari, per cui l’acquisto a 13,7 ha tolto le castagne dal fuoco a tutti.

Jeff Bezos ha risolto il problema, acquistando la catena, ha ribaltato la situazione del mercato food retail USA, ponendo le basi per una vera  e propria rivoluzione e per una forte spinta deflazionistica. Amazon non ha comprato solo una catena di negozi, ma ha anche comprato 431 location di alta gamma con negozi di alta qualità.

Ora questi punti vendita si vengono ad integrare con il servizio PRIME di Amazon, che , per 90 dollari al mese, garantisce la consegna a casa  entro 24 ore o meno, a seconda della fascia urbana. Se sembra un elemento secondario ricordiamo che una famiglia americana su due è già abbonata al servizio PRIME.

Ora Amazon ha 431 punti di distribuzione di beni di largo consumo, di qualità. I suoi volumi di vendita nel settore si integreranno con quelli acquistati, e quindi avremo una pressione ancora superiore sui grossisti e sui produttori. Questo porterà ad un taglio dei loro margini e ad una ulteriore maggiore concorrenzialità di Amazon -Whole foods. Tutte le principali catene della distribuzione ne risentiranno, come hanno mostrato le loro quotazioni borsistich venerdì scorso.

Tutte queste catene rischiano di veder ridotta la loro redditività da un colosso che, per la prima volta ,  integrerà veramente distribuzione online e retail tradizionale. Una compressione dei margini a cui alcuni di questi distrubutori non potranno resistere. Potremmo veder scorrere sangue nel prossimi anni.

Ora pensate a questo: e se domani Amazon comprasse Esselunga, quanto tempo rimarrebbe per Coop Italia ?

Obama: un disastro di Presidente da non rimpiangere

Scritto da:Giacomo Cangi
Fonte: http://www.wakeupnews.eu/obama-disastro-presidente-rimpiangere/

 

In un mondo in cui l’operato di chi fa politica si giudica solo in base alla retorica, al colore della pelle e ai gesti puramente simbolici non c’è da stupirsi se Barack Obama verrà ricordato dai media mainstream come un grande Presidente. Ma se si prendesse in considerazione anche il merito dei provvedimenti presi durante i sue due mandati allora il giudizio sarebbe decisamente diverso.

Obama, insieme a Sarkozy e Cameron, è intervenuto nel 2011 in Libia provocando la morte di Gheddafi e, soprattutto, facendo precipitare il paese nel caos (e gli italiani che hanno visto un incredibile aumento di flussi migratori proprio dalla Libia lo sanno bene). Nello stesso anno gli Stati Uniti di Obama (e di Hillary Clinton segretario di Stato) cominciarono a sostenere i cosiddetti ribelli anti-Assad in Siria. La natura di questi ribelli venne presto a galla: i combattenti moderati vennero di fatto inglobati in formazioni che di moderato avevano e hanno ben poco (ne sanno qualcosa i cristiani di Siria che fino al 2011 vivevano in pace e che poi hanno cominciato a essere perseguitati dai combattenti wahabiti che vogliono cacciare il Presidente Assad). Per quello che riguarda la presunta lotta all’Isis degli Stati Uniti è sufficiente ricordare che fino al 19 agosto 2014, quando gli uomini guidati da Abu Bakr al-Baghdadi uccisero il giornalista americano James Foley, Obama non sembrò interessato al califfato autoproclamatosi tale il 29 giugno dello stesso anno. E anche in seguito gli americani hanno solamente compiuto qualche bombardamento ma se lo Stato Islamico ha perso uomini e terreno lo si deve all’esercito arabo-siriano di Assad, agli Hezbollah, ai pasdaran iraniani, ai curdi e all’aviazione russa.

 

Gli Stati Uniti guidati da uno dei premi Nobel più guerrafondai di sempre hanno venduto 1,29 miliardi di dollari di bombe intelligenti all’Arabia Saudita, la quale ha utilizzato queste armi (anche) per continuare la sua operazione militare in Yemen nel silenzio generale e assordante della comunità internazionale. Inoltre, con Obama i rapporti fra Stati Uniti e Russia sono arrivati ai minimi storici dalla caduta del muro di Berlino ad oggi.

La situazione che Obama ereditò dal suo predecessore George W. Bush era indubbiamente gravissima. Fare peggio era praticamente impossibile ma Obama ce l’ha fatta e oggi il mondo è meno sicuro rispetto al 2009. Non si sentirà la sua mancanza.

Ora scappano anche gli anziani: è boom di case comprate all’estero dai pensionati

Scritto da: Fabrizio Patti
Fonte:http://www.linkiesta.it/it/article/2017/05/25/ora-scappano-anche-gli-anziani-e-boom-di-case-comprate-allestero-dai-p/34348/

Prima della grande crisi del 2008 era un fenomeno puramente marginale. L’Italia non è il Regno Unito e gli italiani non sentivano, come gli inglesi, la necessità di avere una seconda casa in Spagna dove passare i weekend grazie ai voli low cost. Poi, però, le cose sono cominciate a cambiare: c’è stata una fuga, silenziosa, dei pensionati, che si è accostata a quella più celebre dei cervelli in fuga. Questione di scelte di vita, di legami meno stretti con figli nel frattempo a loro volta emigrati o più semplicemente di necessità. Comprare casa a Santo Domingo costa meno di un bilocale a Baggio, Moncalieri o Baranzate e la vista è leggermente migliore. Il resto è tutta questione di trovare il modo di stipulare una buona assicurazione sanitaria.

Bastano un paio di percentuali per far capire quanto profondo sia il cambiamento avvenuto nell’ultimo decennio: nel 2005 le case comprate all’estero erano il 2,18% del totale delle transazioni. Nel 2014 la percentuale è salita al 10,86 per cento. C’entra in tutto questo, ovviamente, anche il calo drastico che è avvenuto nelle compravendite in Italia, letteralmente dimezzate. Ma c‘entra anche l’impennata degli acquisti all’estero, quasi triplicati rispetto al 2015: erano 18mila, sono arrivati a 45mila nel 2014 (lo mostrano i dati di Scenari immobiliari e Agenzia delle Entrate qui sotto).

Acquisti All’Estero
Acquisti Italia Estero Case

Le ragioni della fuga dei pensionati? Questione di scelte di vita o più semplicemente di necessità. Comprare casa a Santo Domingo costa meno di un bilocale a Baggio, Moncalieri o Baranzate e la vista è leggermente migliore

Che cos’è successo? Secondo Gianluca Santacatterina, amministratore delegato di Luxury & Tourism Ltd, società che intermedia gli acquisti di immobili degli italiani all’estero, ci sono tre attori che stanno determinando la tendenza. Ci sono i piccoli investitori italiani, legati al mattone per tradizione ma insoddisfatti dei rendimenti del mercato italiano. Ci sono gli investitori maggiori che, secondo Santacatterina, possono puntare a un rendimento doppio rispetto a quello ottenibile in Italia. Questo sia per tassazioni minori sia perché chi compra per investimento «cerca destinazioni che hanno una locabilità di 12 mesi all’anno, come le Canarie e la Repubblica Dominicana».

Verso questi luoghi va però anche la terza categoria di persone, quella dei “pensionati in fuga”. La definizione, e il paragone con i cervelli in fuga, vengono niente meno che dall’Inps, che alla fine del 2015 mise un faro sul fenomeno nel suo studio “World Wide Inps“. Venne fuori che l’Inps nel 2014 erogava all’estero 385mila trattamenti pensionistici, per più di un miliardo di euro in oltre 150 Stati. I dati del 2015, non disaggregati, parlano di una cifra nel frattempo salita a 406mila trattamenti. Dentro questi numeri c’è di tutto: l’emigrante italiano per lavoro (il fenomeno più storico), lo straniero immigrato che ha lavorato in Italia ed è tornato nel Paese di origine o, più in generale, il lavoratore che si muove in un mercato del lavoro globale. Quello che qui conta conoscere è il fenomeno dei “pensionati emigrati”.

Spiega l’instituto di previdenza sociale che, «benché si tratti di un fenomeno di portata ancora limitata in termini assoluti, negli ultimi anni un numero sempre crescente di pensionati si trasferisce in Paesi in cui, pur in presenza di un livello sufficiente di servizi sociali, in particolari sanitari, il costo della vita è più basso di quanto avviene in Italia e il peso del fisco incide in misura inferiore sulle pensioni». La “fuga dei pensionati” ha quindi motivazioni personali, ragioni economiche e si lega ad aspettative su una diversa qualità della vita. Tra chi esce dall’Italia, ovviamente, ci sono anche gli stranieri che dopo la pensione decidono di tornare nel Paese natio (d’altra parte da Baggio, Moncalieri e Baranzate intere generazioni di operai immigrati dal Sud sono tornate a vivere nei Paesi nativi, mare o campagna che fossero).

In totale sono espatriati, negli ultimi cinque anni, 16.420 pensionati, 5.345 nel solo 2014. In termini di importi pagati, considerando solo la gestione privata, siamo passati dai 10 milioni del 2010 ai 91 milioni del 2014.

Lo dice anche l’Inps: «negli ultimi anni un numero sempre crescente di pensionati si trasferisce in Paesi in cui, pur in presenza di un livello sufficiente di servizi sociali, in particolari sanitari, il costo della vita è più basso di quanto avviene in Italia e il peso del fisco incide in misura inferiore sulle pensioni»

Il trend, per quanto marginale, spinse lo stesso presidente dell’Inps, Tito Boeri, a dirsene preoccupato, per più motivi. Primo, perché «questo fenomeno erode la base imponibile. Molti pensionati ottengono l’esenzione dalla tassazione diretta e non consumano in Italia (con effetti quindi anche sulla tassazione indiretta). Il fenomeno non è compensato da flussi in ingresso di pensionati Inps che rientrano». Secondo, e meno intuitivo, perché l’Italia è uno dei pochi Paesi a riconoscere la portabilità extra-Ue della parte non-contributiva delle pensioni. Il famoso “retributivo” che i giovani possono solo rimpiangere serve quindi anche sovvenzionare questi trasferimenti. Da qui due domande: «Perché non smettere di pagare prestazioni non contributive all’estero?» e «Perché non investire in servizi per gli anziani (ad es. HCP), al fine di ridurre la fuga dei pensionati ed attrarre pensionati dall’estero?», si chiedeva il presidente dell’Inps.

Ma dove vanno questi pensionati in fuga? Chi avesse in mente emigrazioni di massa ai Caraibi sarebbe fuori strada. Il 71% dei pensionati emigrati negli ultimi cinque anni si è trasferito in altri Paesi europei, il 10% in America settentrionale e il 6% in America meridionale.
Però, raffrontando il 2014 al 2010, le percentuali di incremento maggiore si registrano in Oceania (+257%), Africa (+163%) ed America Centrale (+114%). Guardando i dettagli si capisce qualcosa di più. In Europa, per esempio, grandi incrementi ci sono stati nei Paesi classici dell’emigrazione, come la Germania e il Belgio (stiamo quindi parlando di persone che si erano già trasferite e che ora percepiscono parte della pensione dall’Italia). Ma forte è anche la crescita di Paesi come la Spagna, dove i numeri – pur minuscoli – sono più che raddoppiati negli ultimi anni. Forte crescita c’è stata anche per gli spostamenti verso Usa e Canada e, con numeri più piccoli, verso Repubblica Dominicana e Cuba. Un caso a sé è l’Austrialia, dove i 39 pensionati emigrati nel 2011 erano diventati 209 nel 2014.

Dove vanno questi pensionati in fuga? Il grosso si è trasferito in altri Paesi europei. Però, raffrontando il 2014 al 2010, le percentuali di incremento maggiore si registrano in Oceania (+257%), Africa (+163%) ed America Centrale (+114%)

Secondo Gianluca Santacatterina molti di questi trasferimenti sono “per necessità”. «Comprare casa nella Repubblica Dominicana può costare anche solo 50mila euro. Chi compra considera anche che per tutto l’anno non avrà bisogno di pagare le spese di riscaldamento». Chi si sposta, nell’esperienza del consulente immobiliare, «lo fa preferibilmente dove c’è caldo sempre». Non tutto però è semplice. Da considerare ci sono le spese per l’assistenza sanitaria («È la seconda domanda che i clienti fanno, dopo quella sul costo della casa”, dice Santacatterina). E c’è il rischio di cambio. Quando si acquista in valuta locale, in pochi anni quello che poteva sembrare un affarone può diventare un bidone se la moneta locale si svaluta.

Pepe: 12 vaccini per legge è da nazisti, caso unico al mondo

Fonte: http://www.libreidee.org/2017/05/pepe-12-vaccini-per-legge-e-da-nazisti-caso-unico-al-mondo/

«Addirittura 12 vaccini, somministrati a bambini di tre mesi di vita? E’ da criminali incoscienti». Il senatore Bartolomeo Pepe si scaglia con decisione contro il decreto legge del governo Gentiloni, ora in discussione: ben 12 vaccini obbligatori, finò all’età di 16 anni, pena l’esclusione dalla scuola. E con pesanti sanzioni per i trasgressori, pecuniare (anche 7.500 euro) e non solo: si arriva fino a privare i genitori della patria potestà. «Siamo alla follia totale, al nazi-vaccinismo», tuona il senatore ex 5 Stelle ai microfoni di “Forme d’Onda“, web-radio: «Il sistema vaccini in Italia è fuori controllo, i bambini sono in pericolo». E attenzione: «Non esiste nessun paese al mondo con simili disposizioni: che non stanno né in cielo né in terra, a detta di Premi Nobel e virologi di fama internazionale». Attualmente, l’Italia – con 4 vaccinazioni obbligatorie – è già in testa alla classifica mondiale, insieme alla Francia. Segue il Belgio, con soli 2 vaccini obbligatori, mentre tutti gli altri paesi del pianeta hanno un solo vaccino obbligatorio, o anche nessuno. «E’ una cosa pazzesca: ora finalmente la gente si renderà conto di cosa c’è in ballo, di cosa sta accadendo», aggiunge Pepe: «E ricordiamoci che il vaccino contro l’epatite C fu introdotto anni fa con una tangente all’allora ministro De Lorenzo: il ministro è stato arrestato, ma il vaccino è rimasto, divenendo il quarto vaccino obbligatorio in Italia».

«Io non sono contro i vaccini, sono per il loro controllo», precisa Pepe, secondo cui in ogni caso «non esistono motivi di allarme, né pandemie». C’è stato il caso della meningite, «ma poi è rientrato, dopo una denuncia per procurato allarme»: Il senatore Bartolomeo Pepel’Italia è fra i paesi con meno problemi di meningite, e inoltre il trend è in calo. Poi è stato lanciato l’Sos addirittura per una presunta epidemia di morbillo: «Ho chiesto in Parlamento “quanti e morti e feriti abbiamo, per morbillo”, ma non mi hanno risposto», dice Pepe. «E’ un’epidemia ciclica, con un picco ogni tre anni. Ma non c’è nemmeno un morto, per morbillo». Eppure, «a fronte di una pandemia che non esiste», è stato fatto questo decreto d’urgenza «che non ha nessun motivo». Da noi, accusa il senatore, la farma-sorveglianza non funziona. «Veniamo da una storia di vaccini poi ritirati, ma che potevano essere ritirati anche prima, e invece sono stati somministrati anche per dieci anni, nonostante si sapesse che facessero male. Ci sono controlli insufficienti, problemi a far segnalare reazioni avverse. E non c’è trasparenza sui dati, che sono fermi al 2013: non si ha il quadro esatto della situazione».

Parecchie di queste reazioni avverse sono “scoppiate” con il caso del vaccino contro il “papilloma virus”, recentemente segnalato in televisione da “Report”, che ha evidenziato «guai seri per le ragazze che lo hanno assunto». Un problema che sarebbe innanzitutto di sicurezza sanitaria, come evidenziato da svariate ricerche, con «vaccini che sono stati a contatto con parti di Dna umano, feti abortiti, glifosato (un erbicida), formaldeide (un conservante, altrettanto cancerogeno) e sottoprodotti di metalli pesanti come alluminio e mercurio, che sono neuro-tossici: l’alluminio provoca l’Alzheimer, il mercurio crea disabilità mentali». Quali interessi nasconde l’industria farmaceutica? Inoltre, aggiunge Pepe, molto spesso a non vaccinarsi sono proprio gli operatori sanitari che lavorano negli ospedali: «Di cosa hanno paura? Sanno qualcosa che noi non sappiamo?». Se fossimo davvero in una reale situazione di epidemia, ragiona il parlamentare, dovremmo bloccare l’Italia – scuole, aeroporti – vaccinando qualsiasi persona che entrasse nel nostro paese. Sospetti: «La sensazione è che si stia avverando la profezia di Rudolf Steiner: creare vaccini per inibire l’evoluzione della coscienza. E’ palese l’attacco alle nostre coscienze: ci stanno provando con una serie di cose, anche con i vaccini».

Bartolomeo Pepe invita a osservare con attenzione gli studi, di ambito fisico, che rivelano l’esistenza della “memoria dell’acqua”, che ha la possibilità di memorizzare frequenze elettromagnetiche, rimanendovi influenzata. «E noi siamo fatti al 75% di acqua. Dio solo sa a cosa sono stati sottoposti, questi vaccini – a quali frequenze? Non oso immaginare cosa siano capace di fare, questi signori», dichiara il senatore, scandalizzato anche dalle misure repressive previste dal decreto legge: «Arrivare a togliere la patria potestà dei figli è pazzesco: questo nazi-vaccinismo sta dimostrando tutta la sua follia. Ripeto: siamo l’unico paese al mondo con 12 vaccini obbligatori, e senza il necessario controllo». L’Ema, la farma-sorveglianza, sempre secondo Pepe «è foraggiata dalle stesse aziende farmaceutiche». Addirittura, aggiunge, «abbiamo avuto casi di corruzione, a capo dell’agenzia di controllo del farmaco: l’imputato prima ha visto finire in prescrizione il suo processo, e poi è stato promosso, in sede europea, a capo della sorveglianza sui farmaci, sull’alimentazione e la veterinaria. Questo è il sistema-Italia: vengono lanciati falsi allarmi – vedi meningite e morbillo, entrambi rientrati – quindi si fa un decreto legge d’urgenza che non ha nessuna giustificazione».

Alcune vaccinazioni non sono sicure, insiete Pepe: quella sul “papilloma virtus” è stato ritirata in Danimarca e sconsigliata in Giappone. Alcuni vaccini sono inefficaci: «Si sono rivelati acqua fresca, anche se poi magari si inventano storie come quelle dell’infermiera “che non vaccinava”, per mascherare l’inefficicacia assoluta di vaccini somministrati a 7.500 bambini». Poi c’è il problema della “catena del freddo” per la conservazione dei vaccini, «che spesso si interrompe». Gli stessi vaccini, infine, non sarebbero tracciati: «Non vengono indicati i lotti di provenienza, sui libretti sanitari». Secondo Pepe, siamo nel paradosso assoluto: abbiamo migliaia di reazioni avverse, di cui le autorità negano l’evidenza. «Eppure abbiamo migliaia di casi di encefalopatie, bambini morti, persino militari – sottoposti a decine di vaccini prima di una missione – con problemi di leucemie, linfomi di Kodgkin e danni al Dna», aggiunge il senatore. «Mi domando: se un vaccino riesce addirittura a distruggere il fisico di un militare in perfetta forma, cosa può provocare, a un bambino di tre mesi, la bellezza di 12 vaccini? Non oso immaginarlo. E a tre mesi di vita – anche il peggiore dei pediatri lo sa bene – il sistema immunitario deve ancora formarsi: bisogna aspettare i tre anni. Anticipare i tempi è da criminali. E chi vuole praticare questo è un criminale incosciente, che non vuole il bene del bambino».

La dittatura ha calato la maschera

Scritto da: Marcello Pamio
Fonte: http://www.disinformazione.it/Dittatura_vaccini.htm

Se qualcuno aveva ancora dei dubbi sul fatto che in Italia stiamo vivendo sotto la cappa di una dittatura di stampo fascistoide è bene che se li tolga dalla testa quanto prima.
Non passa giorno senza che ingiurie, censure, attacchi, segnalazioni e radiazioni dagli ordini avvengano.
E’ palese che nel nostro paese a governare la politica sia la finanza internazionale e a governare la scienza e la medicina e a dettarne le linee guida siano le potentissime industrie del farmaco.
I media in tutto questo sono il megafono ufficiale. Tutti fagocitati, indottrinati e indirizzati verso il mono-pensiero di regime.

L’italiota medio, quello che si informa grazie alla tv, è a dir poco annichilito cerebralmente, ha smesso da molti anni di pensare con la propria testa e ripete come un disco incantato il medesimo mantra.
Siamo arrivati al punto folle di assistere a litigi negli asili tra le mamme per via dei bambini non vaccinati, i quali sarebbero secondo loro dei piccoli untori pericolosi per i loro figli vaccinati!
Il potere del lavaggio del cervello della tivù è unico e purtroppo l’ignoranza, il vuoto culturale si sono ormai stratificati e incarnati non solo nell’inconscio ma anche nel DNA stesso dell’individuo. La paura fa il resto.
Siamo assistendo alla guerra tra i poveri (di mente e di spirito) che fa tanto comodo al Sistema.
Estremamente comodo per il Divide et Impera.

Menti completamente labili – per non dire psicolabili – che invece di puntare il dito contro gli ultimi governi privi del consenso popolare; contro una medicina fagocitata e gestita dalle lobbies del farmaco; contro una classe medica sempre più lontana dalle persone e sempre fredda e disumanizzata, cosa fanno? Si scannano tra loro per via dei bimbi vaccinati e non.
Mai l’umanità è arrivata ad un livello di coscienza e di intelligenza così basso, e i media, i social e internet hanno una responsabilità enorme.
Chiediamoci come mai nell’età della comunicazione, dell’informazione, degli sms, dei whatsapp, la gente è più ignorante di quando non esisteva internet?
Lo tsunami di byte, notizie, aggiornamenti, articoli spazzatura (gossip, trasmissioni tv, telegiornali, ecc.) sta intasando ad arte i cervelli e le menti delle persone, per cui non viene lasciato spazio libero per una sana e corretta comprensione degli eventi e per lo sviluppo e la nascita di un pensiero critico.
Ecco la triste realtà: le persone non sono più in grado di pensare fino in fondo con la propria testa!
Mentre il gregge disorientato e cerebralmente annichilito litiga e si divide tra pro-vax e anti-vax (classica e mirabile divisione delle masse messa in atto dal Sistema), il regime colpisce a destra a manca richiamando, radiando medici e bloccando iniziative culturali come congressi, proiezioni di documentari e riunioni.

L’ultima inquietante censura è avvenuta in questi giorni al Palacongressi di Rimini dove la casa editrice Macro aveva in programma una interessante tavola rotonda sui vaccini.
In Italia però, come detto, è illegittimo riunirsi per discutere pubblicamente di salute senza il permesso del Ministero della Verità. E così puntualmente è arrivato il divieto imposto dall’alto. La censura ancora una volta è calata come una scure sulla libertà.
Ecco la democrazia in Italia!!!
Ma le cose tra la popolazione stanno cambiando anche grazie – e forse soprattutto – proprio a quello che sta accadendo. La legge fisica di Azione e Reazione lo insegna. Più il Sistema si accanisce e più la reazione, cioè il risveglio delle coscienze, si fa sentire. E’ automatico.
Qualche esempio? L’assurdo per non dire fantomatico caso dell’infermiera di Treviso che non avrebbe fatto migliaia di vaccini (rispolverato ad arte in un momento perfetto) sta facendo passare notti insonni ai dirigenti ULSS che si ritrovano con migliaia di bambini senza copertura vaccinale, eppure sanissimi. Esami e controesami del sangue per verificare la risposta immunitaria non solo ai bambini che forse non sono stati vaccinati, ma anche tra quelli sicuramente vaccinati. Come mai? Cosa cercano? Non sono sicuri di cosa?
Per fortuna qualche genitore ha mangiato la foglia e ha iniziato a farsi qualche domanda…
Le decisioni di alcuni sindaci che impediscono illegittimamente e incostituzionalmente ai bambini non vaccinati di accedere ai nidi e agli asili stanno portando alla nascita di nidi privati e di nidi in famiglia.

Le persone si stanno svegliando e la prova è sotto gli occhi di tutti coloro che vogliono vedere….
Per ultimo ieri all’Hotel BHR in provincia di Treviso c’è stata l’assemblea tra i genitori e i dirigenti dell’Azienda ULSS 2 sul caso dell’infermiera. In una sala da oltre 700 posti erano presenti soltanto circa 70 persone!
Se calcoliamo che tra queste vi erano giornalisti, medici, dirigenti ospedalieri, mariti, mogli e accompagnatrici varie, le persone e i genitori interessati sono stati pochissimi.
Indubbiamente un fallimento mediatico e di immagine epocale!
E purtroppo per loro, avverrà sempre più spesso…

Forbes – Caro Macron, l’Euro è già fallito. L’unica domanda è: cosa vogliamo fare

Scritto da: Henry Tougha
Fonte: http://vocidallestero.it/2017/04/30/forbes-caro-macron-leuro-e-gia-fallito-lunica-domanda-e-cosa-vogliamo-fare/

Un articolo di Tim Worstall su Forbes, pubblicato a gennaio di quest’anno, spiega la vacuità di Macron, probabile prossimo Presidente della Repubblica francese, e di tutto il mainstream sul tema euro. Fingere di riconoscere l’insostenibilità dell’ “attuale” sistema della moneta unica invocando dei generici cambiamenti è un inganno. Discutere perché realmente la moneta unica è insostenibile significa dover ammettere che non c’è alcuno spazio per migliorarla.

di Tim Worstall, 12 gennaio 2017

Emmanuel Macron è candidato alla carica di prossimo Presidente francese. E in questo suo ruolo ha la necessità di definire rapidamente i principi della sua politica economica. Lui afferma che l’euro potrebbe fallire nel corso dei prossimi 10 anni se non verrà fatto qualcosa per evitarlo. Questo è un errore, un errore grave, perché l’euro è già fallito. L’unica questione utile o interessante che resta da porsi è: cosa vogliamo farci?

L’euro potrebbe non esistere più da qui a 10 anni se Parigi e Berlino non si affrettano a rafforzare l’unione monetaria, ha detto Emmanuel Macron, candidato alla presidenza francese, questo martedì.  Macron afferma di ritenere che l’attuale sistema porti beneficio alla Germania a spese degli stati membri più deboli. Macron è stato Ministro dell’economia sotto il Presidente socialista Francois Hollande fino alle dimissioni presentate lo scorso anno per creare un proprio movimento politico e concorrere come candidato indipendente alle elezioni presidenziali di quest’anno.

 

In realtà, l’euro non avvantaggia la Germania. Una valuta tedesca indipendente avrebbe un valore molto più alto dell’euro attuale—perciò l’euro sta rendendo i cittadini tedeschi più poveri in termini di potere di acquisto verso l’estero della propria valuta.

“La verità è che dobbiamo tutti quanti riconoscere che l’euro è incompleto e non potrà durare se non si faranno delle grosse riforme”, ha detto Macron in un discorso alla Humboldt University di Berlino.

Nel suo discorso in inglese ha aggiunto: “[L’euro] non ha fornito all’Europa una piena sovranità internazionale rispetto al dollaro e alle sue regole. Non ha dato all’Europa una naturale convergenza tra i diversi paesi membri”.

Non potete e non riuscirete a promuovere la convergenza se costringete tutti a stare in un un’unica valuta e dunque in un unico regime monetario. Non è così che funziona—potete avere una moneta unica che funziona solo dopo che le economie che ne fanno parte hanno raggiunto una convergenza. Cosa più importante, dato che una moneta unica significa una politica monetaria unica, è necessario che tutti i paesi membri abbiano delle economie correlate, che attraversino le fasi del ciclo economico nello stesso momento e con la stessa velocità. Questo semplicemente non è il caso dell’economia dell’eurozona, e molto probabilmente non lo sarà mai. Pertanto è stata tutta una pessima idea introdurla [la moneta unica].

Come notava Milton Friedman diverso tempo fa, prima che tutto avesse inizio:

Se un paese viene colpito da uno shock negativo che richiede, per esempio, un abbassamento dei salari relativi rispetto ad altri paesi, questo si può ottenere cambiando un unico prezzo, cioè il tasso di cambio, anziché pretendere di cambiare contemporaneamente migliaia e migliaia di salari, o costringendo all’emigrazione dei lavoratori. Le sofferenze imposte alla Francia dalla sua politica del “franco forte” dimostrano il costo della decisione ispirata da motivi politici di non usare il tasso di cambio per correggere l’impatto della riunificazione tedesca. La crescita dell’economia britannica dopo l’uscita dal sistema monetario europeo qualche anno fa e il ritorno ad una sterlina fluttuante, dimostra l’efficacia del tasso di cambio come meccanismo di aggiustamento.

Da allora abbiamo avuto grosse bolle immobiliari (con i conseguenti inevitabili crash) in Irlanda e in Spagna. A causa dell’euro i tassi di interesse erano troppo bassi per le loro economie, a vantaggio esclusivo dell’economia tedescoa, allora in difficoltà. Dopo il crash la BCE ha mantenuto tassi di interesse troppo elevati e troppo a lungo. L’Italia non ha avuto praticamente alcuna crescita economica per due decenni, la disoccupazione giovanile in Spagna è ancora vicina al 50%. La Grecia è ovviamente un disastro e perfino la Finlandia si trova stritolata nel mezzo di una svalutazione interna.

Ciò che è peggio è che nessuno dei presunti benefici economici che erano stati prospettati è mai arrivato. Si diceva che ci sarebbe stato molto più commercio tra i paesi—e questo non si è visto affatto. Ciò che è successo è che le stime erano basate su combinazioni di precedenti unioni monetarie, unioni monetarie che coincidevano anche con unioni doganali. E ciò che abbiamo scoperto è che l’importante erano le unioni doganali (sarebbe a dire, nel nostro caso, il mercato comune), non le unioni monetarie.

Ci sono in definitiva solo due processi politici percorribili dopo aver preso atto che l’euro è un fallimento. Potremmo cercare di introdurre l’unione fiscale. Sarebbe a dire fare una cosa tipo il sistema degli Stati Uniti d’America—il denaro affluisce a Washington DC e da lì viene redistribuito. Questa redistribuzione mitigherebbe gli effetti della politica della moneta unica. Ma questo richiederebbe che i paesi europei facciano affluire il 20% del loro PIL a Bruxelles lasciando che siano i burocrati a spenderlo. In altre parole, vorrebbe dire che i tedeschi dovranno pagare per davvero le pensioni ai greci.

Ecco. Questo – Non – Succederà.

L’altra strada è quella di ammettere il fallimento, smantellare il tutto e dichiarare vittoria. Questo è ciò che dovremmo fare. L’euro è fallito. L’unica strada per migliorarlo non è politicamente percorribile. Dunque è meglio che lo smantelliamo prima che siano gli eventi a farlo per noi, in mezzo al caos che si produrrebbe forzando la situazione.

La City di Londra Continua a Produrre Posti di Lavoro (a Dispetto dell’Incertezza sulla Brexit)

Scritto da: Henry Tougha
Fonte: http://vocidallestero.it/2017/04/20/la-city-di-londra-continua-a-produrre-posti-di-lavoro-a-dispetto-dellincertezza-sulla-brexit/

Sempre a dispetto di chi vorrebbe vedere la Gran Bretagna sprofondare nell’Atlantico, un articolo di Sky News commenta l’ultimo report della Morgan KcKinley, che mostra come la City – il centro finanziario di Londra – continui a creare nuovi posti di lavoro “nonostante” la decisione sulla Brexit sia già stata irrevocabilmente presa, con l’articolo 50 già invocato. A quanto pare, dunque, neppure il mondo finanziario si sta dando molta pena per l’incombente uscita della Gran Bretagna dalla UE.

di Sky News, 20 aprile 2017

Le aziende “sono stufe di cercare di interpretare il futuro che gli sta davanti” dice un analista, e un report indica una crescita dei posti di lavoro nella City [il centro economico e finanziario, NdT] di Londra.

La City di Londra continua a essere un magnete di posti di lavoro, nonostante alcune delle posizioni legate ai servizi finanziari siano state spostate verso l’Europa, suggerisce un recente report.

Il London Employment Monitor della Morgan McKinley lo scorso mese ha registrato un balzo verso l’alto a doppia cifra dei posti di lavoro vacanti nel settore finanziario.

Il numero dei posti di lavoro disponibili nel mese di marzo nel settore finanziario a Londra è cresciuto del 17 percento rispetto a febbraio e del 13 percento su base annuale, con un aumento di 8145 nuove unità.

I posti di lavoro nel settore della regolamentazione finanziaria, della tecnologia finanziaria e della gestione del rischio sono i principali responsabili di questo aumento, sostiene il report.

Hakan Enver, direttore delle operazioni per i servizi finanziari di Morgan McKinley, dice: “Le aziende sono stufe di cercare di interpretare il futuro che gli si prospetta e stanno tornando ad assumere nuovi talenti“.

Molte aziende hanno già annunciato di avere piani per spostare i loro uffici al di fuori del Regno Unito in preparazione alla sua uscita dall’Unione Europea.

Ma questi loro piani non sembrano aver causato alcun aumento della disoccupazione nella City di Londra.

Mentre Londra continua ad attrarre investitori da tutto il mondo, le istituzioni si stanno impegnando per cercare di mantenere l’accesso al mercato unico europeo e alla ricchezza degli investitori, e per mantenere la produttività economica a Londra e nei dintorni“, afferma il report.

Anziché spostarsi negli altri paesi europei, quindi, i servizi finanziari stanno cercando di mantenere le migliori posizioni in entrambi i mondi, tenendo un piede dentro la City di Londra ed espandendo le operazioni verso gli altri snodi finanziari europei“.

Ad ogni modo, il numero di persone in cerca di lavoro in questo settore è diminuito del 9 percento su base mensile, e del 25 percento su base annuale, scendendo a 9695 unità.

Enver ha detto che marzo di solito è un mese piuttosto monotono per i nuovi posti di lavoro, con la “stagione dei bonus”, cioè il primo trimestre, ancora in corso. Prevede dati ancora migliori per il mese di aprile.

 

Venti tesi sulla Strategia della Tensione

Scritto da: G.S.
Fonte: http://www.clarissa.it/editoriale_n1979/Venti-tesi-sulla-Strategia-della-Tensione

I punti di vista che vengono qui pubblicati sintetizzano i risultati di una ricerca storica oramai consolidata nel corso degli ultimi venti anni.
Tuttavia riteniamo utile proporli in modo estremamente sintetico e riassuntivo, per costituire dei riferimenti essenziali per chi è interessato ad approfondire questo tema, fondamentale per comprendere la storia italiana e molti dei fenomeni terroristici ancora in svolgimento.
Come sempre in campo storico, riteniamo che la revisione di qualunque opinione sia sempre possibile, ma consideriamo questi punti sufficientemente vicini alla verità per poter essere oggi presentati come tesi e non più come semplici ipotesi.

1. Gli eventi con cui il 25 luglio 1943 ebbe fine il fascismo italiano furono il risultato di un intervento decisivo dei poteri forti: furono quindi la manifestazione non di una volontà popolare ma di scelte strategiche della vecchia classe dirigente pre-fascista.
2. L’8 settembre ha rappresentato una catastrofe storica per l’Italia, aprendo il varco alla guerra civile ed eliminando qualsiasi riferimento condiviso all’unità italiana.
3. L’aprile del 1945 rappresenta la fine del fascismo come fenomeno storico e politico: per il numero e la qualità delle uccisioni praticate nel corso di quei mesi (oltre 40.000), non si può più parlare di neo-fascismo dopo quella data.
4. Parlare quindi di neo-fascismo è storicamente una falsificazione: esso è stato proposto come un nemico utile per ogni stagione, sia da parte del mondo comunista che di quello atlantico, per ragioni diverse ma convergenti (doppia strumentalizzazione).
5. La strategia della tensione rientra nei sistemi di provocazione e inganno (deception) utilizzati dagli anglosassoni in tempo di guerra guerreggiata e non: non è mai esistita una strategia “neofascista” di questo tipo. Chi ha pensato che essa derivi, ad esempio, dalle istruzioni per il ridotto della Valtellina dimostra di non sapere distinguere una strategia politico-militare da una ipotesi tattica.
6. Gli uomini che hanno diretto e rappresentato ai massimi livelli la strategia della tensione appartengono tutti alle aree dell’intelligence, delle operazioni speciali e di guerra psicologica degli Alleati negli ultimi anni del conflitto.
7. La penetrazione dei “neofascisti” nei gangli dello Stato è quindi un’invenzione propagandistica della quale non esistono riscontri oggettivi: al contrario, esistono numerose prove dell’utilizzazione dei cosiddetti “neofascisti” da parte degli apparati atlantici.
8. Perciò la teoria della “strage di Stato”, secondo la quale lo Stato italiano sarebbe stato infiltrato e diretto in modo occulto dagli epigoni del “neo-fascismo”, ha rappresentato una falsificazione nella falsificazione, con gravissime ripercussioni sulla possibilità di fare chiarezza.
9. L’obiettivo primario della strategia della tensione era quella di “destabilizzare per stabilizzare”, descritta per primo e in maniera tuttora insuperata da Vincenzo Vinciguerra.
10. I risultati della strategia della tensione sono stati tutti raggiunti: stabilizzazione del sistema, copertura dei veri responsabili, strumentalizzazione degli oppositori, annientamento per almeno due generazioni di forze radicali di opposizione. È la prova che non i golpe ma la conservazione del sistema era l’obiettivo di quella strategia.
11. Gli apparati italiani che si sono prestati a questa strategia non operavano in quanto “deviati” ma in quanto istituzionalmente obbligati, visto il quadro di dipendenza della classe dirigente italiana dalle strategie atlantiche e vista la limitazione della sovranità nazionale conseguente all’8 settembre 1943.
12. La mafia fa parte di questo assetto storico-politico, ed è la ragione per cui essa è stata utilizzata, in virtù della sua integrazione, a livello nazionale e internazionale, con le classi dirigenti occidentali.
13. Avendo colpito cittadini italiani innocenti ed avendo preso ordini da strutture dirette da Paesi stranieri, gli uomini che hanno collaborato a questa strategia hanno compiuto, nella logica di un Paese indipendente, quello che un tempo si chiamava alto tradimento.
14. Dalla fine degli anni Settanta, si è aggiunto al quadro complessivo l’azione dello Stato di Israele che, surrogando in gran parte il ruolo degli Stati Uniti nelle covert operations in area mediterranea, ha inserito degli elementi di novità significativi.
15. Insieme alla caduta del comunismo sovietico, questi elementi di novità permettono di spiegare talune aporie relative agli eventi quali la Strage di Bologna, gli attentati stragisti degli anni ’84, ’92 e ’93, i quali richiedono quindi specifici approfondimenti.
16. La strategia della tensione non è un fenomeno solo italiano, ma riguarda tutti i Paesi di obbedienza occidentale: lo dimostrano le reti Stay Behind diffuse in tutta Europa, le vicende della Turchia, dell’Argentina e del Giappone, solo per citare i casi più eclatanti.
17. La strategia della tensione è uno strumento che può essere applicato anche ad altri contesti e noi riteniamo che dalla fine degli anni Ottanta, e ancor prima, essa è stata utilizzata in riferimento al nuovo utile strumento-nemico, il radicalismo islamico.
18. La filosofia della strategia della tensione affonda le sue radici storiche nel modus operandi delle potenze coloniali marittime dell’Occidente.
19. Ne consegue che la strategia della tensione è storicamente comprensibile solo se inquadrata in una metodologia di analisi storica che tenga conto di queste premesse di lunga prospettiva.
20. Sottrarre un Paese alle strategie della tensione richiede quindi una conoscenza approfondita sul piano storico e tecnico-operativo: non fare i conti seriamente con queste problematiche significa contribuire a mantenere i nostri Popoli sotto un controllo indiretto che viola le regole base della democrazia e della sovranità nazionale.

 

“I veri ribelli studiano”

Scritto da: Paola Mastrocola
Fonte: http://www.nonsprecare.it/importanza-studio-cultura-giovani-paola-mastrocola

Nell’ultimo libro della scrittrice-insegnate si rovescia il paradigma. Un tempo i contestatori respingevano lo studio, adesso che siamo nell’era dell’ignoranza di massa, il vero ribelle è il giovane che studia. Con passione e con responsabilità.

L’IMPORTANZA DELLO STUDIO E DELLA CULTURA

Un tempo, per esempio durante tutti gli anni della contestazione studentesca, chi si ribellava allo status quo, chi voleva mostrare il volto del rivoluzionario, sceglieva la strada più diretta: negare la funzione dello studio alla sua radice. E magari chiedere una promozione a scuola o un voto minimo all’università, il 18, gratuito, ope legis.

LEGGI ANCHE: Serve più cultura umanistica (Fareed Zakaria)

IMPORTANZA DELLO STUDIO PER I GIOVANI –

Nell’era dell’ignoranza, e ignoranti lo siamo diventati parecchio, invece il paradigma si rovescia, e il vero, autentico ribelle, è colui o colei che studia. Con rigore, passione, responsabilità. Paola Mastrocola, scrittrice ma prima ancora insegnante liceale di lungo corso, ci racconta questo capovolgimento di fronte nel suo ultimo libro, La passione ribelle (edizioni Laterza), molto efficace nella narrazione.

IL VALORE DELLO STUDIO –

L’ignoranza, che nasce anche dal non studiare, in fondo è piuttosto celebrata dalle nuove fonti della conoscenza. La tv, il web, i social. Qui conta l’approssimazione dell’attimo fuggente, il presentismo, e conta una certa sottocultura dell’apparire che non riconosce valore all’essere. Il ribelle invece studia, si prepara e si oppone alla decadenza dell’ignoranza. Rivalutando così non solo la sua personale conoscenza, ma la stessa funzione della scuola. Laddove, questo dovrebbe essere chiaro alle nuove generazioni, senza competenza, e quindi senza conoscenza, sarà sempre più difficile trovare lavoro.

Nell’Ultimo Paese che l’America ha Liberato da un “Malvagio Dittatore” Oggi si Commerciano Apertamente gli Schiavi

Scritto da: Henry Tougha
Fonte: http://vocidallestero.it/2017/04/17/nellultimo-paese-che-lamerica-ha-liberato-da-un-malvagio-dittatore-oggi-si-commerciano-apertamente-gli-schiavi/

Un articolo rilanciato da Zero Hedge ci apre una finestra sull’orrore in cui la Libia è stata gettata dal cosiddetto intervento  “umanitario”  dei paesi NATO  e dalla primavera araba. Nel paese nordafricano, privo di un controllo politico, si fa apertamente compravendita di esseri umani come schiavi, li si detiene per ottenere il riscatto e se non sono utili alla fine li si uccide. Il disordine e le atrocità che seguono la cacciata del dittatore – per quanto odioso possa essere –  dovrebbero essere tenuti ben presenti oggi che il cerchio si sta stringendo intorno alla Siria.

 

di Carey Wedler, 15 aprile 2017

È ben noto che l’intervento NATO a guida USA del 2011 in Libia, con lo scopo di rovesciare Muammar Gheddafi, ha portato ad un vuoto di potere che ha permesso a gruppi terroristici come l’ISIS di prendere piede nel paese.

Nonostante le conseguenze devastanti dell’invasione del 2011, l’Occidente è oggi lanciato sulla stessa traiettoria nei riguardi della Siria. Proprio come l’amministrazione Obama ha stroncato Gheddafi nel 2011, accusandolo di violazione dei diritti umani e insistendo che doveva essere rimosso dal potere al fine di proteggere il popolo libico, così l’amministrazione Trump sta oggi puntando il dito contro le politiche repressive di Bashar al-Assad in Siria e lanciando l’avvertimento che il suo regime è destinato a terminare presto — tutto ovviamente in nome della protezione dei civili siriani.

Ma mentre gli Stati Uniti e i loro alleati si dimostrano effettivamente incapaci di fornire una qualsiasi base legale a giustificazione dei loro recenti attacchi aerei — figurarsi poi fornire una qualsiasi evidenza concreta a dimostrazione del fatto che Assad sia effettivamente responsabile dei mortali attacchi chimici della scorsa settimana — emergono sempre più chiaramente i pericoli connessi all’invasione di un paese straniero e alla rimozione dei suoi leader politici.

Questa settimana abbiamo avuto nuove rivelazioni sugli effetti collaterali degli “interventi umanitari”: la crescita del mercato degli schiavi.

Il Guardian ha riportato che sebbene “la violenza, l’estorsione e il lavoro in schiavitù” siano stati già in passato una realtà per le persone che transitavano attraverso la Libia, recentemente il commercio degli schiavi è aumentato. Oggi la compravendita di esseri umani come schiavi viene fatta apertamente, alla luce del sole.

Gli ultimi report sul ‘mercato degli schiavi’ a cui sono sottoposti i migranti si possono aggiungere alla lunga lista di atrocità [che avvengono il Libia]” ha detto Mohammed Abdiker, capo delle operazioni di emergenza dell’International Office of Migration, un’organizzazione intergovernativa che promuove “migrazioni ordinate e più umane a beneficio di tutti“, secondo il suo stesso sito web. “La situazione è tragica. Più l’IOM si impegna in Libia, più ci rendiamo conto come questo paese sia una valle di lacrime per troppi migranti.”

Il paese nordafricano viene usato spesso come punto di uscita per i rifugiati che arrivano da altre parti del continente. Ma da quando Gheddafi è stato rovesciato nel 2011 “il paese, che è ampio e poco densamente popolato, è piombato nel caos della violenza, e i migranti, che hanno poco denaro e di solito sono privi di documenti, sono particolarmente vulnerabili“, ha spiegato il Guardian.

Un sopravvissuto del Senegal ha raccontato che stava attraversando la Libia, proveniendo dal Niger, assieme ad un gruppo di altri migranti che cercavano di scappare dai loro paesi di origine. Avevano pagato un trafficante perché li trasportasse in autobus fino alla costa, dove avrebbero corso il rischio di imbarcarsi per l’Europa. Ma anziché portarli sulla costa il trafficante li ha condotti in un’area polverosa presso la cittadina libica di Sabha. Secondo quanto riportato da Livia Manente, la funzionaria dell’IOM che intervista i sopravvissuti, “il loro autista gli ha detto all’improvviso che gli intermediari non gli avevano passato i pagamenti dovuti e ha messo i passeggeri in vendita“. La Manente ha anche dichiarato:

Molti altri migranti hanno confermato questa storia, descrivendo indipendentemente [l’uno dall’altro] i vari mercati degli schiavi e le diverse prigioni private che si trovano in tutta la Libia, aggiungendo che la OIM-Italia ha confermato di aver raccolto simili testimonianze anche dai migranti nell’Italia del sud.

Il sopravvissuto senegalese ha detto di essere stato portato in una prigione improvvisata che, come nota il Guardian, è cosa comune in Libia.

I detenuti all’interno sono costretti a lavorare senza paga, o in cambio di magre razioni di cibo, e i loro carcerieri telefonano regolarmente alle famiglie a casa chiedendo un riscatto. Il suo carceriere chiese 300.000 franchi CFA (circa 450 euro), poi lo vendette a un’altra prigione più grossa dove la richiesta di riscatto raddoppiò senza spiegazioni“.

Quando i migranti sono detenuti troppo a lungo senza che il riscatto venga pagato, vengono portati via e uccisi. “Alcuni deperiscono per la scarsità delle razioni e le condizioni igieniche miserabili, muoiono di fame o di malattie, ma il loro numero complessivo non diminuisce mai“, riporta il Guardian.

Se il numero di migranti scende perché qualcuno muore o viene riscattato, i rapitori vanno al mercato e ne comprano degli altri“, ha detto Manente.

Giuseppe Loprete, capo della missione IOM del Niger, ha confermato questi inquietanti resoconti. “È assolutamente chiaro che loro si vedono trattati come schiavi“, ha detto. Loprete ha gestito il rimpatrio di 1500 migranti nei soli primi tre mesi dell’anno, e teme che molte altre storie e incidenti del genere emergeranno man mano che altri migranti torneranno dalla Libia.

Le condizioni stanno peggiorando in Libia, penso che ci possiamo aspettare molti altri casi nei mesi a venire“, ha aggiunto.

Ora, mentre il governo degli Stati Uniti sta insistendo nell’idea che un cambio di regime in Siria sia la soluzione giusta per risolvere le molte crisi di quel paese, è sempre più evidente che la cacciata dei dittatori — per quanto detestabili possano essere — non è una soluzione efficace. Rovesciare Saddam Hussein non ha portato solo alla morte di molti civili e alla radicalizzazione della società, ma anche all’ascesa dell’ISIS.

Mentre la Libia, che un tempo era un modello di stabilità nella regione, continua a precipitare nel baratro in cui l’ha gettata “l’intervento umanitario” dell’Occidente – e gli esseri umani vengono trascinati nel nuovo mercato della schiavitù, e gli stupri e i rapimenti affliggono la popolazione – è sempre più ovvio che altre guerre non faranno altro che provocare ulteriori inimmaginabili sofferenze.