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Il Mose è una porcata, se ne sono accorti anche loro

Scritto da : Marco Cedolin
Fonte: http://ilcorrosivo.blogspot.it/2017/10/il-mose-e-una-porcata-se-ne-sono.html

Quando nel 2008 andava in stampa Grandi Opere, con un intero capitolo dedicato alla truffa del Mose, tutti i media mainstream nessuno escluso, cantavano in coro le lodi della nuova opera, magnificandone le proprietà taumaturgiche, pronti a giurare che il “mostro” in costruzione avrebbe salvato la città di Venezia ed altrettanto pronti nel bollare come antimoderna e demagogica qualsiasi critica venisse portata nei confronti del progetto.
Oggi, a nove anni di distanza, La Stampa di Torino pubblica un articolo “Venezia e il suo Mose, storia di un fallimento”, nel quale racconta esattamente le stesse cose che a suo tempo ventilai in Grandi Opere, declinandole ovviamente al presente e non al futuro (come feci io) ed aggiornandole con il rendiconto di una serie di disastri ancora peggiori di quanto la Cassandra che alligna in me fosse stata in grado di vaticinare a suo tempo….
Il “mostro” non ancora completato (dovrebbe esserlo nel 2022) a fronte degli 1.6 miliardi di euro previsti (e dei 4,5 che ventilavo io) è già costato 5,5 miliardi del contribuente italiano e sostanzialmente la struttura versa in rovina, dal momento che per riparare gli elementi già rovinati dalla salsedine e dalle cozze prima ancora che l’opera sia entrata in funzione serviranno come minimo altri 700 milioni di euro, sempre che bastino, dal momento che stando a quanto scrive La Stampa anche buona parte delle strutture non ancora posate in mare si stanno arruginendo a causa della salsedine. Al tutto andranno sommati almeno 105 milioni di costo annuale per la manutenzione, sempre che bastino e la sensazione che emerge leggendo l’articolo è proprio quella che non basteranno.
Anche nel caso che l’opera riesca un giorno ad entrare in funzione, cosa di cui i giornalisti della Stampa dimostrano di dubitare fortemente, a Venezia non salverà un bel niente, dal momento che come scrivevo io allora e scoprono loro oggi, il Mose entrerà (se entrerà) in funzione solamente con le maree eccezionali oltre i 110 cm di altezza e resterà inerte con quelle inferiori che sono le più frequenti e la maggiore causa di danno per i veneziani.
Come se non bastasse intorno all’opera (come sostenevo in Grandi Opere) sulla Stampa viene fatto notare come abbia proliferato un giro di corruzione miliardario “per coprire lavori e opere mal progettati e peggio realizzati”, parte del quale sarebbe già stato svelato dalla magistratura.
E ciliegina sulla torta “secondo una perizia commissionata dal Provveditorato alle Opere Pubbliche di Venezia, braccio operativo del Ministero delle Infrastrutture, il MOSE rischia cedimenti strutturali per la corrosione elettrochimica dell’ambiente marino e per l’uso di acciaio diverso da quelli dei test. Le cerniere che collegano le paratoie mobili alla base in cemento – ce ne sono 156, ognuna pesa 36 tonnellate, un appalto da 250 milioni affidato senza gara al gruppo Mantovani – sono ad altissimo rischio (probabilità dal 66 al 99 per cento) di essere già inutilizzabili.”
Il tutto porta i giornalisti della Stampa (che come i loro colleghi 9 anni fa sostenevano l’opera contro la nostra miopia) ad affermare che il Mose sarebbe una vera e propria “antologia degli orrori”, che “non sempre il gigantismo paga” e che “il MOSE è il simbolo di quel che non si deve fare.”
Peccato che lor signori non abbiano preso coscienza della realtà prima che i miliardi dei contribuenti italiani venissero sperperati e la laguna veneta devastata, quando ancora le marchette in favore del Mose rendevano molti quattrini ed erano funzionali alla costruzione di fulgide carriere giornalistiche.

I sogni di “Europa unita” richiederebbero le relative azioni per realizzarli

Scritto da: Malachia Paperoga
Fonte: http://vocidallestero.it/2017/10/11/i-sogni-di-europa-unita-richiederebbero-le-relative-azioni-per-realizzarli/

Quando un politico tedesco fa una richiesta a un paese come la Cina a nome dell’Europa, normalmente ha secondi fini pro-Germania e pro-suo partito. Lo sa bene Cui Hongjian e lo scrive sul Global Times, evidenziando come siano ridicoli i tentativi di equiparare l’unità di uno Stato sovrano a quella di una struttura sovranazionale frammentata e con tendenze alla disgregazione quale è  l’UE. Come spesso accade, i politici tedeschi pretendono di avere il predominio nella UE senza assumersene le relative responsabilità, anzi tentando di scaricare il fallimento dell’integrazione europea su un “nemico esterno”, in questo caso la Cina. Del resto, non si ricordano precedenti in cui un’unione europea a guida tedesca sia finita particolarmente bene. 

Di Cui Hongjian, 6 settembre 2017

Recentemente, in una riunione settimanale di gabinetto in Francia, il ministro degli esteri tedesco Sigmar Gabriel ha descritto la Cina come una delle cause della declinante influenza dell’Europa e della crescente tendenza alla divisione all’interno dell’UE. Non è raro che i politici in Europa diano la colpa delle contraddizioni interne europee a fattori esterni (“Ma oggi c’è la Ciiiiiina!” NdVdE). Tuttavia, Gabriel ha affermato che Pechino “dovrebbe adottare una politica di ‘Europa unita’ e non tentare di dividerci,” e ha inspiegabilmente paragonato questa politica alla politica di “Cina unita”.

Nel dilemma attuale dell’Europa, è comprensibile che la Germania, che vuole difendere la sua posizione di predominio all’interno dell’UE, non lesini sforzi nell’appellarsi all’unità europea. Dopo tutto, una UE divisa significherebbe che gli enormi dividendi economici e l’influenza politica di cui gode la Germania al centro dell’Europa avrebbero probabilmente fine. Una volta che la divisione europea del lavoro, con la Germania nella parte superiore della catena del valore, dovesse crollare, è difficile immaginare dove finirebbe l’economia tedesca.

Perciò la Germania considera il mercato unico europeo e la sua catena del valore un territorio a suo uso esclusivo, e vigila ossessivamente sullo sviluppo della cooperazione con i paesi extraeuropei. È particolarmente preoccupata per la cooperazione tra la Cina e i 16 paesi dell’Europa centrale e orientale.

Gabriel ha chiesto alla Cina di prendere posizione per un’ “Europa unita”. Ma un’Europa unita è fattibile geograficamente, non in termini di politica ed economia. Già è discutibile che l’UE con i suoi 27 Stati membri possa rappresentare l’Europa, che ha ora quasi 50 tra paesi e regioni.

Ma seguiamo pure la logica di Gabriel nell’equiparare l’UE all’Europa. La Cina dovrebbe forse essere ritenuta responsabile della Brexit e delle tendenze disgregatrici all’interno dell’UE? La ragione principale dietro queste crescenti contraddizioni fra paesi dell’UE è che la Germania ha tentato di tenere la linea “una stessa politica per tutti” in seguito alla crisi del debito europeo, attuando con la forza politiche deflazionistiche che hanno provocato voci di malcontento nei paesi debitori e un allargamento del divario tra il Nord e il Sud Europa. Inoltre applicando unilateralmente una politica di “porte aperte”, spingendo per far approvare il sistema pro-quota  nell’assegnazione degli immigrati in tutta l’UE.

Che si voglia la costruzione di un’Unione Europea forte o perseguire una “Europa unica”, questo deve essere fatto dagli europei per conto proprio. È responsabilità della Germania, dal momento che cerca attivamente di mantenere il dominio sull’UE. Se la Germania elude le proprie responsabilità e si dibatte tra innumerevoli contraddizioni, non potrà candidersi alla leadership dell’Unione Europea, figuriamoci poi guidare l’Europa nella sua interezza.

È irragionevole il paragone di Gabriel di una politica di “Europa unica” con una politica di “Cina unica”. L’unità della Cina è basata su fatti storici e sul consenso politico e riconosciuta dalle organizzazioni internazionali e dai trattati, mentre la politica di “Europa unica” è solo un concetto ambiguo.

Da partner responsabile, la Cina ha sempre rispettato e appoggiato l’integrazione europea e ha sottolineato la coerenza dello sviluppo delle relazioni con l’UE e i suoi Stati membri, cosa che si riflette nelle sue azioni. La profondità e l’ampiezza dei successi della cooperazione della Cina con l’Unione europea è la migliore prova del suo sostegno all’”Europa unica”.

Le parole di Gabriel a proposito della Cina sono solo congetture e riflessioni e non si basano sui fatti. Riflettono l’ansia di alcuni europei e di alcune élite politiche e i loro tentativi di trasferire le contraddizioni che emergono nei problemi interni ed esterni dell’Europa. Considerando specialmente le elezioni tedesche incombenti e le prospettive desolanti (poi puntualmente confermate NdVdE) del partito socialdemocratico di Gabriel, potrebbe esserci un movente politico più complicato dietro le sue parole.

Tuttavia, visti i drammatici cambiamenti nell’attuale situazione internazionale, le relazioni interne all’UE e interne tedesche sono ad un punto critico: non avanzare significa tornare indietro.

Pertanto, le tre parti interessate dovrebbero apprezzare le loro attuali conquiste ed esperienze e fare maggiori sforzi per promuovere relazioni migliori.

L’autore è direttore del Dipartimento degli Studi Europei, dell’Istituto cinese di studi interna

E’ IN CORSO UN PROFONDO CAMBIAMENTO GEOPOLITICO NEL MEDIO ORIENTE

Scritto da: Fabio Lugano
Fonte: https://scenarieconomici.it/e-in-corso-un-profondo-cambiamento-geopolitico-nel-medio-oriente/

Prima di tutto sia la Russia sia l’Arabia Saudita sono due grandi produttori di petrolio, quindi entrambi interessati alla stabilizzazione a medio-lungo termine dei prezzi delle materie energetiche. Consideriamo che poi l’Arabia svolge un ruolo essenziale all’interno dell’OPEC , ma che nello stesso tempo è ben cosciente che senza il gigante russo non si può regolare il mercato. Inoltre la Russia, al contrario degli occidentali, è in buoni rapporti anche con tutto il mondo sciita legato all’Iran, all’Iraq ed a Hezbollah in Siria, ma , nello stesso tempo, riesce ad essere in buone relazioni anche con l’Egitto, alleato chiave di Riad, e con la Turchia. La Russia infine è un grande fornitore di sistema d’arma in diretta concorrenza con gli USA, e la recente vendita del sistema S 400 proprio all’Arabia indica la sua volontà di espandersi proprio in quel settore.

Altro grande punto di contatto è la tecnologia del Gas Naturale Liquefatto , LNG, che la Russia possiede ed in cui vorrebbe entrare, con i propri enormi giacimenti , anche l’Arabia, per non parlare della possibilità di Riad e di Mosca di regolare i prezzi sul mercato energetico indipendentemente dagli altri produttori, perfino OPEC.

Insomma una cooperazione con molte sfaccettature che mette in secondo piano i precedenti scontri, anche sul campo, nel teatro siriano.  La monarchia saudita potrebbe anche ottenere un riequilibrio dell’attuale posizione politica nei confronti degli sciiti e magari una mediazione per uscire dall’impasse militare e politica in Yemen e con il Qatar, che stanno levando il sonno ai monarchi arabi. Una posizione di duplice vittoria.

Cosa fa l’occidente ? Semplicemente vede svanire progressivamente la sua influenza nell’area, stretto come da due contraddizioni:

  • prima di tutto il suo peso come mercato energetico sta lentamente calando. Ormai i paesi OECD sono secondari rispetto alla Cina ed ai paesi dell’estremo oriente, anche grazie alla politica energetica di affrancazione dagli idrocarburi ed allo sviluppo dello shale oil e shale gas USA;
  • quindi sia gli USA sia i paesi europei sono sbranati dalle opposizione e dai conflitti interni, con posizioni sempre più radicalizzate e dividendi negli USA, e , nello stesso tempo con un’Europa in piena crisi di identità e di capacità.

Insomma nel mondo si era creato un vuoto di potere che, come tutti i vuoti , è destinato ad  essere riempito. In questo caso dal gigante Russo-Cinese.

BCE: ATTACCO ALL’ITALIA!

Fonte:  http://icebergfinanza.finanza.com/2017/10/05/bce-attacco-allitalia/

 

La farò breve, non credo ci sia più nulla da aggiungere, noi possiamo solo continuare a mostrare, denunciare  come tutte le scelte che vengono portate avanti a Bruxelles e alla BCE, sono dirette ad attaccare e demolire il nostro Paese, risparmiando soprattutto la Germania, la voragine con le banche fallite intorno.

GERMANIA: BRUCIANO LE BANCHE TEDESCHE!

Il paradosso delle banche tedesche: hanno più derivati che crediti 

Ieri l’ennesima scelta a sfavore per le banche italiane, colpevoli sin che si vuole di aver depredato in parte i patrimoni dei propri clienti, guidate da manager psicopatici, incompetenti ad essere buoni, responsabili di condotte criminale, ancora a piede libero, ma con la colpa di aver prestato male i risparmi degli italiani, magari agli amici degli amici o a qualche speculatore immobiliare o industriale.

In realtà, abbiamo ancora da osservare una sola decisione da parte della Banca centrale o delle rispettive banche centrali nazionali, che vada nella direzione di costringere le banche tedesche, inglesi o francesi, a disfare i loro portafogli derivati o strutturati, coprendo interamente con capitale proprio, i miliardi di euro, nascosti nel famigerato terzo livello, dove si continua a valorizzare asset che non hanno più alcun valore, ad un prezzo di fantasia, come se voi continuasse a cercare di vendere la vostra casa abbattuta da un terremoto allo stesso prezzo di fabbricazione o al valore di mercato di qualche anno fa.

BASILEA TRE: DEUTSCHE BANK UNO DUE E …TRE!

La notizia di ieri è questa….

Npl, dalla Bce il giro di vite sulle sofferenze delle banche: «C’è da …
Bce alle banche: copertura totale nuovi Npl da gennaio

Oggi ha pubblicato un’appendice alle linee guida sulla gestione degli Npl che prevede svalutazioni automatiche sulle sofferenze che matureranno a partire dal 2018, ma intanto ha anticipato che nel primo trimestre del prossimo anno verranno diffuse ulteriori «considerazioni» sulla materia, destinate con ogni probabilità ad alzare ulteriormente l’asticella. «L’elevata quantità di Npl riduce la possibilità delle banche di effettuare nuovi prestiti», ha spiegato Sharon Donnery, responsabile della Task force Bce sugli Npl: «La qualità del credito è fondamentale e auspichiamo una vera e propria cultura degli accantonamenti tra le banche, che consenta di prevenire in futuro la creazione di un grande ammontare di sofferenze come quello che oggi grava sulle banche europee»

Io lo so bellezza che tu non capisci nulla di queste cose, figurarsi i tuoi presunti rappresentanti al Governo, gente che si occupa di tutt’altro, ma ti stanno prendendo per i fondelli.

Tenetevi pronti, ci sarà da ridere alle prossime elezioni, hanno già pronto l’ennesimo governo del presidente, non ci saranno i numeri per governare, la troika sta per arrivare!

Nel frattempo, le pasticcerie di mezzo mondo sono in subbuglio, sembra che la crema catalana si prepari a lasciare il pan di spagna, un divorzio che farà cadere nella disperazione i pasticcioni di Bruxelles… o forse chissà, in attesa che dai nostri vicini e dalla Sassonia arrivi la mazzata definitiva all’Europa.

A due settimane dal voto scoppia uno scandalo senza precedenti nelle elezioni austriache, che rischia di stravolgere il risultato delle urne. All’improvviso i cittadini-elettori scoprono che due pagine Facebook, aperte da marzo con il deliberato proposito di diffondere “fake news” e alimentare una campagna denigratoria nei confronti del leader dell’Övp (Partito popolare) erano gestite e finanziate dall’Spö (Partito socialdemocratico). Bersaglio delle falsità e delle calunnie era Sebastian Kurz, l’enfant prodige del Partito popolare, al governo da quando aveva 25 anni e ora, che ne ha compiuti da poco 31, ministro degli Esteri in carica e candidato capolista alle elezioni.

Kurz, da maggio ininterrottamente in testa in tutti i sondaggi, era considerato il probabile futuro cancelliere. Ora, dopo la scoperta della “dirty campainign” dei socialdemocratici, le sue chance di farcela sono accresciute, perché il suo principale competitore, il cancelliere uscente, Christian Kern, è considerato ormai un’”anatra zoppa”. Addio dunque a sogni di gloria. La finale elettorale si giocherà tra Kurz e il leader della destra radicale, Heinz-Christian Strache, che con tutta probabilità poi formeranno insieme un governo di centro-destra.

(…) Si mette male per i Verdi in Austria. Dopo le dimissioni improvvise di Eva Glawischnig, che era stata loro portavoce dal 2008 (da quando cioè il predecessore Alexander Van der Bellen aveva lasciato la politica attiva a livello nazionale), e dopo varie lacerazioni interne, ieri uno degli uomini di punta del movimento ambientalista, Peter Pilz, recentemente uscito dal partito, ha presentato ufficialmente una propria lista con cui si presenterà alle elezioni del 15 ottobre. Austria vicina

E meno male che Cicciobomba si è assopito… ;-)

I lobbisti Monsanto esclusi dal Parlamento europeo?

Scritto da: Andrea Barolini
Fonte: http://www.valori.it/ambiente/lobbisti-monsanto-esclusi-dal-parlamento-europeo-19356.html

I capogruppi politici al Parlamento europeo hanno chiesto di impedire l’accesso ai locali delle istituzioni comunitarie ai dirigenti e ai lobbisti del colosso dell’agrochimica Monsanto. A riferirlo sono i media internazionali, che sottolineano come la richiesta sia arrivata dopo il rifiuto, da parte della multinazionale, di partecipare ad un’audizione organizzata dall’assemblea. In una lettera indirizzata al presidente del Parlamento europeo e ai partiti politici, si parla di «dimostrazione di scarsa comprensione e scarso rispetto nei confronti di un’istituzione pubblica democraticamente eletta». Per questo, è stato raccomandato al segretariato generale dell’Europarlamento di non accettare più l’ingresso del personale dell’azienda. Occorrerà verificare, ora se la richiesta verrà accolta e adottata.

L’audizione avrebbe dovuto avere luogo il prossimo 11 ottobre: gli eurodeputati, in quell’occasione, avrebbero chiesto conto ai dirigenti della multinazionale dei cosiddetti «Monsanto papers», documenti declassificati da parte della giustizia americana che, secondo i media, dimostrano come il gruppo americano abbia esercitato pressioni al fine di modificare a proprio favore le conclusioni di alcuni studi scientifici. Da parte sua, l’azienda ha risposto al Parlamento europeo affermando di non ritenere che la discussione, nel modo in cui è stata proposta, sia «appropriata al fine di confrontarsi su tale tema».

Saper Dire di No

Scritto da: Mr. Loto
Fonte: https://www.mr-loto.it/2017/saper-dire-di-no.html

Anche se non sembra, a volte saper dire di no è un puro atto di altruismo.

La sensibilità d’animo è una virtù che permette di comprendere ed aiutare le persone che ci circondano.

Non sempre però, un atteggiamento di comprensione ed accettazione dell’altro è la strada migliore per aiutare chi abbiamo di fronte.

Oggi c’è molta confusione in merito e si finisce con l’accondiscendere a qualunque cosa. Saper dire di no è difficile perché si crede che se vuoi bene a qualcuno devi appoggiare ogni sua scelta. E così si lascia che gli altri sbaglino platealmente, soffrano e cadano di continuo negli stessi errori. Il tutto perché non abbiamo il coraggio di dirgli in faccia ciò che pensiamo.

Saper dire di no è necessario per dimostrare con i fatti che teniamo davvero al benessere di qualcuno.

È infatti chiaro che chi dice di essere dalla tua parte ma poi non ti aiuta non ti vuole davvero bene. Se a parer nostro un amico sbaglia è necessario farglielo notare. Non bisogna saper dire di no per esprimere un semplice giudizio ma per aiutare a capire e superare il problema. Perché appoggiare qualcuno nell’errore e nella sofferenza che da questo deriva è inutile. Non è amore, non è amicizia.

Saper Dire di No per Difendere i Valori che Contano

In quest’epoca di grande confusione, il male troppo spesso viene camuffato da bene, ma resta comunque un male.

Per questo è importante difendere i valori che contano con fermezza, soprattutto con le persone che amiamo. Se vuoi davvero bene a qualcuno ti preoccupi per lui e per il suo benessere emotivo, lo preservi dalla sofferenza.

Se vuoi davvero bene a qualcuno poni il suo benessere davanti ad ogni cosa, anche se questo comporta un allontanamento o un litigio. Perché saper dire di no a volte comporta delle discussioni e dei malumori che però sono necessari. Saper dire di no può significare voltare le spalle a qualcuno, nella speranza di fargli capire che sta sbagliando.

Perché appoggiare qualcuno che sbaglia, restargli accanto, spesso non significa volergli bene ma fregarsene. Molti infatti sono inconsapevoli di ciò che fanno ed hanno bisogno di qualcuno che li aiuti a valutare le proprie scelte.

Del resto non è sempre facile vedere in quello che può renderci momentaneamente felici l’automatica condanna ad una futura sofferenza.

In un mondo che incita alla “mente aperta”, sempre più spesso diventiamo schiavi dei nostri errori senza nemmeno rendercene conto. Un vero amico ci riporta sulla strada del buon senso.

Saper dire di no può essere un puro atto d’amore.

Lettura consigliata: Se mi vuoi bene dimmi di no di Giuliana Ukmar

STREGONERIA

Scritto da: Laura Quattrini
Fonte: http://www.daltramontoallalba.it/stregoneria/persecuzioni.html

Certamente tutti conosceranno la fama dell’Inquisizione per quanto riguarda la nefasta attività per i processi contro streghe ed eretici. Gli uni e gli altri hanno per denominatore comune l’ingiustizia feroce e la cieca intolleranza, ma sui primi è opportuno dire qualcosa in più, perché hanno più strettamente a che fare con il tema del diavolo. La prima condanna a morte di una strega si ebbe nel 1244 in Francia, l’ultima nel 1775 in Germania (si danno anche dei casi, quindici anni prima, nella stessa Germania, e ancora dieci anni prima in Svizzera). Queste date riguardano tuttavia fatti relativamente isolati: in realtà la persecuzione contro la stregoneria su vasta scala durò circa quattrocento anni. Bastava mostrare gli occhi arrossati o un colorito troppo intenso per essere creduta, denunciata come una strega e, inesorabilmente, essere condannata al rogo. Al tempo dell’imperatore Massimiliano I (1459-1519), che pure è ritratto da bambino mentre apprende la magia, nel solo circondario di Treviri furono processate più di seimila streghe; poco meno furono quelle bruciate nelle Fiandre nel 1419. Durante il Quattrocento non c’è regione d’Europa dove il numero scenda sotto il migliaio. Vale la pena di tentare di capire, a livello di ipotesi, perchè nessun governo, nessuna autorità, nonostante le numerose opposizioni da parte di scrittori, di scienziati e di qualche buon giudice, non si sia accorto della totale follia della persecuzione. La stregoneria è sorta in un periodo di guerre durato quasi ininterrottamente dal 1337 al 1648, durante il quale sono state combattute la guerra dei Cento anni, quelle di Carlo V e di Filippo II, le guerre di religione e, infine, quella dei Trent’anni, che coinvolse pressochè tutta l’Europa.

 Incisione seicentesca raffigurante la modalità in cui venivano giustiziate le streghe.

E’ verosimile che dopo il primo mezzo secolo di ostilità, per il protrarsi dello stato di guerra e il conseguente acuirsi della povertà delle popolazioni, l’istituzione lasciasse a desiderare anche negli alti ranghi della giustizia, fino a dare spazio a giudici sempre più incompetenti e fanatici. Il discorso vale anche per la categoria dei medici: quelli che furono interpellati per sapere se le malattie e le morti riscontrate nelle vittime erano dovute a cause naturali o a malefici, non seppero con sicurezza formulare una diagnosi (c’è tuttavia il sospetto che alcuni non volessero farsi coinvolgere in valutazioni che, comunque, erano precostituite). Gli stessi parroci che, in buona fede e a richiesta degli interessati, benedicevano i presunti colpiti da malefici vari, di fatto non si rendevano conto che mettevano in pessima luce gli accusati di fronte ai giudici e alla stessa opinione pubblica e davano un contribuito determinante anche dal punto di vista psicologico (teoria del capro espiatorio). In generale la Chiesa ha sempre condannato il sesso e ridotto il matrimonio a rimedio, con venature più o meno negative, della debolezza della carne. L’avversione nei confronti della sessualità diventa avversione nei confronti delle donne, su cui per l’inferiorità della loro natura il diavolo può fare più presa. L’Umanesimo e il Rinascimento (non importa se vissuti laicamente o religiosamente) furono con la loro esaltazione della bellezza e del corpo un fenomeno d’èlite, circoscritto alle grandi corti, per di più italiane. Il “piacere della carne” è e resterà un peccato per le masse, a maggior ragione se isolate nelle valli sperdute o nelle campagne e costrette a rinunciare alle poche consolazioni di una vita grama nella speranza di una salvezza finalmente per tutti “uguale”. Dopo il Concilio di Trento le mortificazioni delle numerose mistiche, che oggi possono apparire aberranti, sono di natura uguale e contraria della presunta licenziosità satanica delle streghe. Nella tipologia classica della strega (donna estremamente povera, ovviamente analfabeta, appartenente al mondo rurale, spesso vecchia o comunque sola, depositaria di un sapere empirico sul sapere di guarigione delle erbe, levatrice…) si delinea una figura di donna “diversa”, suscettibile di stati alterati per assunzione di erbe particolari (alcuni studiosi hanno parlato di vari ricorsi al mondo vegetale e in particolare della “segale cornuta”, un fungo parassita della segale, con effetti fra gli altri eccitanti delle fibre muscolari lisce dell’utero, della vescica e del retto). Non vanno poi dimenticati gli stati allucinatori dovuti all’insufficiente ed errata alimentazione. “La droga più efficace e sconvolgente, più amara e feroce, è sempre stata la fame, produttrice di insondabili scompensi psichici e immaginativi: da questa allucinazione forzata sono scaturiti i sogni aggiuntivi e tridimensionali compensativi dalla miseria della quotidianità, dello squallore della ragione e degli oltraggi continui perpetrati su esistenze miserabili e personalità infantili, della mobilità psichica a tendenza convulsiva e isteroide, tipiche di una società schiacciata dal peso degli “status” piramidali, immodificabile per legge divina e volontà regale” (P. Camporesi “Il pane selvaggio”, Bologna, 1981). La spiegazione “femminista” ipotizza che, in una società misogina e fallocratica che la reputa un essere inferiore, l’unica possibilità (anche se pericolosissima, come si è potuto constatare!) di dare libero sfogo alle sue pulsioni e di sentirsi protagonista sia potuta essere per la donna LA SCELTA DI ESSERE STREGA. Fatte queste considerazioni, non si può certo considerare esaurito il discorso su un fenomeno di tale portata che ha implicazioni storiche, antropologiche, politiche, medico-sanitarie e, non da ultimo, ecclesiastiche, su cui la questione è ancora aperta. Basti almeno averne denunciato l’orrore.

BIBLIOGRAFIA

· Atlante della storia “Il diavolo (Il maligno forse siamo noi?)” a cura di Angela Cerinotti e Davide Sala – Demetra

I due bulli e l’eclissi americana

Scritto da: Piero Cammerinesi
Fonte: https://www.liberopensare.com/articoli/1289-i-due-bulli-e-l-eclissi-americana

Oltre agli incendi, alle esecuzioni mafiose (quelle non mancano mai nel Belpaese, vivaddio) e alle diatribe pro e contro i vaccini di casa nostra…

di Piero Cammerinesi

…questa torrida estate 2017 ci sta tenendo con il fiato sospeso per le intemperanze dei due bulli da strapazzo che si minacciano quotidianamente a suon di proclami e di ringhiose dichiarazioni.
Già, se non sapessimo di avere a che fare con due Capi di Stato dotati di armi nucleari potremmo liquidare la questione con una alzata di spalle e un ben miserevole giudizio sulla loro sanità mentale.
Ma così non è e purtroppo Kim Jong-un e The Donald hanno la capacità di far piombare il mondo in una catastrofe spaventosa dagli esiti imprevedibili.

Tuttavia qualcosa non torna in tutta la faccenda, non credete?

Intendo dire: come è possibile che un minuscolo Paese – per quanto governato da un dittatore megalomane – possa sfidare l’unica superpotenza mondiale, in grado di cancellarlo dalla faccia della terra in pochi minuti?
Chi di voi in una lite stradale scenderebbe dalla macchina disarmato per insultare una banda di picchiatori con spranghe e coltelli?
Se c’è qualcuno alzi la mano.

Non solo; quale stratega militare che vuole sfidare – novello Davide contro Golia – la più grande potenza militare mondiale rivelerebbe in anticipo le sue mosse?
È di oggi la notizia che il generale Kim Rak-gyom, a capo dell’unità balistica speciale di Pyongyang dichiara di apprestarsi a lanciare quattro missili balistici a raggio intermedio in direzione della base americana di Guam.
Non vi pare strano?

No, i conti non tornano.

Vediamo la questione più da vicino.
Innanzitutto va ricordato il fatto che gli USA hanno emanato – con validità dal 1. Settembre prossimo – un divieto assoluto ai propri cittadini di recarsi in Corea del Nord e questo in flagrante violazione della risoluzione sulle sanzioni che prevede comunque una continuità del dialogo tra le parti. Tale divieto emanato dal Governo americano non solo è incostituzionale ma è esattamente antitetico all’intento dichiarato dalla Risoluzione ONU, in quanto mira a un incremento dell’ostilità tra i due Paesi impedendo ai propri cittadini di rendersi conto personalmente dello stato delle cose e non solo attraverso il mainstream media ormai del tutto asservito alle linee guida di Washington.

Teniamo presente, inoltre, che se la giustificazione offerta per il divieto è quella solita di “proteggere i cittadini americani” lo stesso New York Times – non propriamente una ‘testata libera – un paio di settimane fa, aveva raccontato come la Corea del Nord sia uno dei Paesi più sicuri al mondo mentre, per converso, Paesi dove gli americani hanno avuto seri problemi coma Siria, Iraq, Iran, Afghanistan non siano affatto interdetti ai cittadini nordamericani.
Come si diceva, la risoluzione 1718 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU impone che “tutti i Paesi intensifichino i propri sforzi astenendosi da qualsiasi azione che possa aggravare la tensione”.
Invece gli USA decidono di non consentire a nessun cittadino e, sopratutto, a nessun giornalista di recarsi a Pyongyang per vedere di persona come stanno veramente le cose e ringhiano invece – per bocca de generale Mad Dog’ James Mattis – ‘cane pazzo’ come viene…affettuosamente soprannominato il nuovo Segretario alla Difesa – che “tutte le opzioni sono sul tavolo”.
E, dopo il conato di minacce di The Donald, l’hollywoodiano “Fire and fury”, non è difficile intuire a quali opzioni il nostro ‘cane pazzo’ si stia riferendo.

Ora se abbiamo qualche (lecito) dubbio sulla sanità mentale del giovane dittatore nordcoreano alcuni elementi ci fanno tuttavia ritenere che dall’altra parte del Pacifico la sfida sia decisamente benvenuta dal Deep State, da quel Military-Industrial Complex che è il vero governo-ombra degli USA, sia il Presidente un democratico o un repubblicano, nero o bianco, uomo o donna.

Cosa ce lo fa pensare?

Beh iniziamo dal fatto che la ‘crisi nordcoreana’ ha consentito agli USA di dispiegare in Sud Corea – dunque alle porte di Cina e Russia – l’avanzatissimo sistema missilistico THAAD.
Nonostante il premier cinese Xi abbia manifestato la contrarietà della Repubblica Popolare Cinese e della Russia per questo dispiegamento, ogni nuovo proclama di Pyongyang – cui fa prontamente eco il tweet-ringhio di Trump – offre a gli americani una nuova scusa per procedere nel dispiegamento dei missili.

“Vedete, noi non vorremmo, ma sono loro a minacciarci…ora dicono che colpiranno il territorio americano con i loro missili…”

Guarda caso poi le agenzie di stampa e le presstitutes di tutti i media hanno diffuso – con tempismo perfetto –  le valutazioni degli ‘esperti’ secondo le quali, ebbene sì, la Corea del Nord dispone di atomiche miniaturizzate che potrebbero essere montate sui vettori per colpire il territorio americano.
E allora diamoci sotto, scaldiamo i motori e mostriamo i muscoli con due belle settimane di ‘war games’ proprio davanti alle coste dei nordcoreani, vediamo cosa hanno il coraggio di fare.
E le manovre congiunte di quest’anno, che inizieranno il 21 Agosto – guarda caso proprio il giorno dell’eclissi americana  saranno “le più imponenti della storia”.

Ma c’è un altro elemento da tener presente; se George Santayana scrisse che “coloro che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo”, questo vale oggi in modo particolare per la diatriba Washington-Pyongyang a proposito della quale il premier cinese ha giustamente affermato che “essa potrà essere risolta solo da Stati Uniti e repubblica Popolare della Corea del Nord quando si decideranno a firmare un trattato di pace”.

Trattato di pace?

Già, perché i due Paesi sono ancora tecnicamente in guerra e i coreani non riescono proprio a dimenticare i quattro milioni di morti causati dall’invasione americana degli anni 1950-53.

Non riescono proprio a passar sopra al ricordo delle loro città incenerite da bombe, napalm e guerra batteriologica.

Non ce la fanno a scordare gli esperimenti criminali – poi insabbiati e negati ma accertati – nei quali i prigionieri furono esposti a batteri di nuova creazione per valutarne gli effetti, in totale violazione della Convenzione di Ginevra sui prigionieri di guerra.

Hanno il problema di avere una buona memoria a Pyongyang e di non essere stati ‘liberati’ dagli inossidabili ‘esportatori di democrazia’ a stelle e strisce.

Ora tiriamo le fila di quanto sopra.

Abbiamo visto come il Military-Industrial Complex, vero artefice della politica estera di Washington, abbia accolto con malcelata gioia le intemperanze del bullo di Pyongyang, come invece di abbassare la tensione tra i due Paesi che hanno un contenzioso di oltre mezzo secolo stia invece facendo di tutto per provocare i nordcoreani con minacce alla John Wayne, come abbia sfruttato astutamente l’occasione per completare l’accerchiamento dei suoi veri competitori, Cina e Russia con l’avanzatissimo sistema missilistico THAAD, come – sempre facendosi passare per parte lesa, ci mancherebbe, altrimenti come potrebbero i falchi di ‘cane pazzo’ ottenere dal Congresso finanziamenti militari praticamente illimitati senza un ‘nemico’ da schiacciare? – abbia in programma gli ‘war games’ più grandi di sempre a un passo dalle coste nordcoreane.
Ebbene, si tratta esattamente della stessa strategia usata in Medio Oriente con l’Isis, tenuto artificialmente in vita per giustificare i fondi del Congresso e l’opportunità di presidiare tutte le zone strategiche del pianeta in funzione dell’accerchiamento di Russia e Cina.
In fondo The Donald, apprestandosi a firmare sostanziosi stanziamenti per chi realmente comanda negli USA, il Deep State, l’ha detto chiaro e tondo che “nessuno oserà sfidare la potenza militare americana”.

Ma sarà realmente così?
E fino a quando?
Forse i nostri ‘amici’ di oltreatlantico non ricordano che non esistono imperi che durano per sempre.

Non sarà che l’eclissi del 21 Agosto – con il senso occulto che ha ogni eclissi sul suolo terrestre – che coincide con l’inizio della sfida militare a Pyongyang non sia anche un segnale dell’inizio di una eclissi dell’Impero americano?

Arriva il “Grande Fratello” e ha la faccia di George Soros

Fonte: http://www.clarissa.it/editoriale_n1984/Arriva-il-Grande-Fratello-e-ha-la-faccia-di-George-Soros

Che bello avere un fratellone ricco e filantropo che si preoccupa di noi: un Grande Fratello. Perché dover pensare con la nostra testa e cercare di capire dove sta la verità in questo caotico mondo? Perché dover fare delle scelte, rischiare di sbagliare o di far bene? Ci pensa lui, George, a vagliare cosa è vero e cosa no. Un giudizio divino totale, impensabile perfino nel cosiddetto “buio medioevo”.

Il pretesto è quello di combattere le fake news, le notizie bufala – che peraltro al novanta per cento sono generate e vendute da apposite agenzie di comunicazione internazionali, allo scopo di generare click e profitti per gli stessi magnati della comunicazione web e wocial che dicono di volerle combattere.
George Soros, noto “filantropo” ungherese con cittadinanza statunitense, il cui curriculum di attività a favore dell’umanità, dal Kossovo ai migranti, riempie pagine del Web, ha finanziato assieme a Pierre Omidyar, il fondatore di eBay, la creazione di un software in grado di smascherare le fake news. Il programma Full Fact permetterà di stabilire in tempo reale la veridicità delle notizie (ovviamente in base ai parametri decisi dal nostro benevolo e affidabile “fratellone coi soldi”).

Mevan Babakar, project manager del progetto a Londra, spiega: “Sempre più informazioni sbagliate vengono diffuse nel mondo e ciò che ci manca sono i mezzi per respingerle. È come cercare di costruire un sistema immunitario”. È da notare il lapsus freudiano: wrong – sbagliate; non fake o “false” – inventate, false.
Qualcuno, approfittando degli ultimi giorni in cui è ancora permesso esprimere un’opinione sul Web, perché il sistema è ancora in fase di sviluppo e comincerà a essere operativo a ottobre su Twitter, ha osato commentare che “si ha quasi l’impressione che in realtà, con tutta questa filantropia e amore per la verità, non si voglia invece mettere a tacere il dissenso verso il sistema politico ed economico attuale. Una maschera di umanitarismo condita con parole altisonanti, che spesso viene usata per schiacciare il dissenso”.

Che il problema fake news non sia esso stesso una bufala, sembrerebbe provarlo il fatto che, oltre alla citata Full Fact, finanziata da Soros e Omidyar, ci siano altre organizzazioni attive su questo fronte. Una si chiama International Fact-Checking Network (IFCN), che ha sottoscritto i principi del Fact-Checking Code redatto dal Poynter Institute, uno dei più importanti istituti giornalistici e analisi media del mondo. Il codice IFCN è stato accettato anche da Facebook, che attiverà un sistema di segnalazioni per gli utenti delle notizie ritenute false. Ma un impertinente Aaron Klein, famoso giornalista d’inchiesta, è andato a verificare chi finanzia il Poynter Institute: ebbene, tra i principali finanziatori dell’Istituto c’è l’onnipresente Open Society di George Soros, che non perde mai occasione di fare del bene all’umanità!

Come tutti i nuovi programmi, anche Full Fact di Soros avrà bisogno di cavie per essere sperimentato e perfezionato. All’inizio sarà uno strumento destinato, nella cosiddetta fascia alta di utilizzatori del Web, ai giornalisti inglesi (che controllano gran parte delle news che circolano nel mondo…) e nella fascia bassa degli utilizzatori di Facebook, tra i popoli africani di Kenia, Nigeria e Sud Africa. Mozilla, l’organizzazione no-profit che gestisce il browser Firefox, ha già sperimentato in Inghilterra il software di Soros durante un dibattito pubblico sulla Sanità al Parlamento inglese.

Qualcuno spera ancora che il vasto movimento d’opinione che ha sostenuto finora la libertà d’espressione sul Web alzi la voce contro questo tentativo di controllo dell’informazione. Magari uno come Jimmy Wales, il fondatore di Wikipedia… Niente da fare, sembra che un virus abbia colpito le menti di tutti. Anche lui sta progettando di lanciare un servizio, chiamato Wikitribune, per combattere le fake news.

Ci aspetta un futuro così Orwelliano che neppure George Orwell stesso avrebbe potuto immaginare. E ci chiediamo: “Ma chi avrà fino a oggi speso milioni di dollari per pagare agenzie dedite a scrivere, pubblicare e diffondere viralmente le bufale sul Web e sui social?”. Magari, scava scava, ci trovi dietro un Fratellone filantropo? Ma no, sarebbe una “Fake news”!

TRUMP HA IMPEDITO UNA NUOVA GUERRA DEL GOLFO

Scritto da: Fabio Lugano
Fonte: https://scenarieconomici.it/trump-ha-impedito-una-nuova-guerra-del-golfo/

Come riportato dal Bloomberg e da altre fonti il presidente Trump sarebbe intervenuto telefonicamente nei confronti dei leader di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti per fermare un loro attacco diretto contro il Qatar. Fonti ben informate affermano che a Giugno  i due stati sunniti stavano per prendere azioni militari contro l’emirato – penisola del golfo, e sono stati formati solo da una serie di telefonate estremamente energetiche del presidente americano che li ha convinti a recedere dalla loro decisione.

Quindi la rottura delle relazioni diplomatiche stava per sfociare in una guerra guerreggiata. Paradossalmente a guadagnare in caso di conflitto sarebbero stati proprio due complessi molto vicini alle posizioni repubblicani: il complesso militare, con le vendite di armi, ed il complesso petrolifero che avrebbe goduto della certa crescita dei prezzi petroliferi. D”altra parte , al di là delle perdite umane, questa guerra avrebbe rischiato da un lato di coinvolgere l’Iran, dall’altro l’aumento dei costi energetici avrebbe potuto colpire l’economia americana.

Meno di 10 giorni fa ci sono state ampie dimostrazioni in Arabia Saudita, mostrando come la situazione nel regno non sia tranquilla ed immobile come appare all’esterno. Un trentina di clerici sono stati arrestati perchè visti come vicini alla Fratellanza Musulmana, e la visita del principe saudita in Israele non è stata l’unica mossa di avvicinamento degli emirati allo stato ebraico, perchè quasi in contemporanea vi sono stati contatti anche con l’emiro del Bahrain.

Nuovi equilibri si creano in Medio Oriente.