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Inventato metodo per innescare fotosintesi artificiale per pulire l’aria

Scritto da: Richard
Fonte: http://www.altrogiornale.org/inventato-metodo-innescare-fotosintesi-artificiale-pulire-laria/

L’inquinamento dell’aria, provocato in massima parte dalle attività umane, viene contrastato principalmente dalla fotosintesi clorofilliana, un processo portato avanti dalle piante che immette ossigeno nell’atmosfera privando poi quest’ultima di gas dannosi per l’uomo, in primis quelli serra.

Poter rendere artificiale un processo del genere risulterebbe ovviamente una manna dal cielo.

Fotosintesi artificiale

Un professore di chimica dell’Università della Florida Centrale sembra essere arrivato ad un punto di svolta per quanto riguarda questa sorta di “Santo Graal” dell’odierna ricerca nel comparto del contrasto all’inquinamento atmosferico.

Il professor Fernando Uribe-Romo e il suo team di studenti hanno creato un modo per innescare una reazione chimica in un materiale sintetico chiamato metal-organic frameworks (MOF).

Questi frammenti riescono a rompere letteralmente l’anidride carbonica trasformando quest’ultima in materiali organici innocui.

Questo processo, inoltre, invece di produrre sostanze utili per le piante produce combustibile solare e potrebbe dunque rivelarsi anche un metodo salvifico per la produzione di energia pulita e sostenibile. Secondo il professor Uribe-Romo si tratta davvero di una svolta in quanto ricreare materiali che assorbono un colore specifico della luce è molto difficile.

Negli anni passati numerosi ricercatori hanno provato con una varietà di materiali, ma quelli che possono assorbire la luce visibile tendono ad essere materiali rari e costosi come il platino, il rinenium e l’iridio che rendono il processo proibitivo. Uribe-Romo dichiara di aver utilizzato il titanio, un metallo comune non tossico, a cui ha aggiunto molecole organiche. Il processo ha funzionato e la reazione chimica ha trasformato il CO2 in due forme ridotte di carbonio (due tipi di combustibile solare) pulendo letteralmente l’aria,ecco il video:

Scienziati dell’Esercito USA pronti per ripetere l’esperimento di “Teletrasporto” di truppe militari!

Fonte: http://www.segnidalcielo.it/scienziati-dellesercito-usa-pronti-per-ripetere-lesperimento-di-teletrasporto-di-truppe-militari/

Era il mese di Aprile 2016, quando scienziati dell’esercito USA diffusero la notizia di un esperimento di teletrasporto testato con successo, trasferendo una squadra completamente attrezzata da un centro di ricerca e sviluppo del Massachusetts ad una zona di addestramento e formazione militare della NATO in Germania. La notizia era stata confermata attraverso il Natick Soldier Systems Center della US ARMY (notizia pubblicata ad Aprile 2016 dal NSSC).

Ora lo stesso team di ricercatori della US Army, è pronto ad effettuare altro esperimento di teletrasporto e lo farà tra un mese circa (Aprile 2017).

Il Teletrasporto sarebbe il processo di oggetti in movimento da un luogo all’altro con la trasformazione della materia in una qualche forma di energia e la sua successiva ricostituzione altrove, in base alla famosa formula di Einstein: E = m.c². E ‘importante notare che il teletrasporto come definito qui e nella fantascienza non ha alcuna relazione con il teletrasporto quantistico, un termine tecnico-scientifico utilizzato nella fisica quantistica per indicare il trasporto delle informazioni attraverso particelle quantiche di luce.

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Molti conoscono l’idea di teletrasporto attraverso la serie di Star Trek, sulla base di racconti scritti da Gene Roddenberry, dove il capitano Kirk, Spock, McCoy e altri dell’equpaggio dell’astronave Enterprise, venivano trasferiti dalla loro nave alla superficie di un pianeta o ad altre navi con incredibile facilità. Il film La Mosca, tuttavia, aveva già esplorato questa idea relativa ad apparecchiature che consentono il  teletrasporto della materia, teoria che stava alla base di un racconto di George Langelaan del 1958.

Ritornando all’epidosio del teletrsporto del 2016, i nove volontari militari di ricerca umani, si trovavano presso l’Advanced Individual Training, stavano partecipando ad esperimenti nel Doriot Climatic Chambers della NSSC quando scomparvero e pochi istanti dopo si sono materializzati presso l’Area Formazione e addestramento (NATO-USA) di Grafenwoehr, ed erano completamente illesi. Le Doriot Climatic Chambers sono in grado di replicare qualsiasi clima o il tempo del mondo, ma non sono mai stati prima utilizzati in questo modo.

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I funzionari Natick sono rimasti basiti e si sono esaltati dall’evento occorso, che promette un giorno di rivoluzionare il modo in cui le truppe americane e le attrezzature possono essere trasportati in tutto il mondo. Si potrebbe anche fare in ultima analisi,  una valutazione sul teletrasporto di truppe in alcune basi all’estero che sono obsolete, dove potrebbero essere sfruttate per i focolai di crisi in un batter d’occhio.

“Nessuno è più colpito di me da quello che è accaduto”, ha detto il Dr. Benjamin Storm, che gestisce le celle climatiche a Natick. «è stato un momento, mentre stavo parlando con i giovani soldati, da un tratto sono tutti svaniti nel nulla.”

Immagine correlata

I soldati erano vestiti in tenuta da combattimento per l’esperimento rivoluzionario e monitorati da Storm e i suoi colleghi quando sono stati inviati da un continente all’altro. Ci sono alcune fotografie della manifestazione di teletrasporto che sono state registrate attraverso le telecamere e sono state rilasciate dall’esercito.

Dopo gli esami medici approfonditi effettuati in un ospedale militare, i soldati che hanno partecipato all’esperimento, sono ritornati negli Stati Uniti in servizio alla Natick. La Task Force prevede di ripetere gli esperimenti e registrare i primi risultati dal mese Aprile 2017 teletrasportando truppe dagli tati Uniti alla Germania. Ci siamo quasi, manca un mese.

Dalla struttura delle melagrane pile 10 volte più efficienti

Scritto da: Mariangela Martellotta
Fonte: https://www.architetturaecosostenibile.it/green-life/energie-rinnovabili/melagrane-pile-792/

Presso l’Università di Stanford degli ingegnosi studiosi, in collaborazione con il  National Accelerator Laboratory del DOE, hanno progettato un elettrodo che, simulando la struttura della melagrana, è capace di immagazzinare fino a dieci volte l’energia che le pile riescono normalmente ad accumulare.

Nasce dalla melagrana l’ispirazione per l’innovativa batteria più leggera, che rende dieci volte di più delle tradizionali batterie.

PRODURRE ENERGIA PULITA DALLA FRUTTA

Il professor Yi Cui, associato all’Università di Stanford e capo del team di ricerca, spiega così questa invenzione: “Abbiamo di fronte ancora un paio di sfide, ma questo design ci porta ad un passo dall’utilizzare anodi di silicio in piccole batterie, più leggere e più potenti di quelle attuali, per prodotti come telefoni cellulari, tablet e macchine elettriche. Gli esperimenti hanno mostrato il nostro anodo a melograno funziona ad una capacità del 97 per cento anche dopo 1000 cicli di carica e scarica, collocandosi così ben all’interno della gamma desiderata per operazione commerciale”.

Gli anodi in silicio possono arrivare a memorizzare una carica pari a quasi 10 volte quella della grafite presente nelle tradizionali batterie agli ioni di litio e per ricavare il silicio per il momento si sta valutando di estrarlo dal residuo dell’involucro dei chicchi di riso che sono composti per ben il 20% dalla sostanza organica costituita da diossido di silicio.

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Il silicio è fragile e dunque rischia di deformarsi o addirittura deteriorarsi durante la carica della batteria. Sono le parti di carbonio che tengono insieme le particelle di silicio e formano una struttura molto simile ai grappoli del melagrana (da questo l’idea del frutto) consentendo un facile passaggio per le correnti elettriche. I primi esperimenti hanno dimostrato che questo tipo di struttura ideata in laboratorio risulta la migliore dal punto di vista tecnico.

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Il risultato dei test dà ampi margini di guadagno sulle batterie alla melagrana ma è la loro realizzazione che ancora deve essere messa a punto per diventare poco onerosa. Occorrerà innanzi tutto semplificare  il processo e trovare una fonte meno costosa per il nano silicio e quindi le batterie che si ispirano al melograno potranno finalmente entrare in commercio.

Queste eco-batterie dopo oltre 1000 cicli di ricarica hanno una resa energetica ancora pari al 97% e la loro durata è stimata di tre anni: decisamente notevole se paragonata alle batterie al litio oggi in commercio con le più comuni tecnologie portatili.

Energia tachionica o energia punto zero: cos’è e come funziona

Sritto da: Dott. Walter Bottai
Fonte: http://www.naturopataonline.org/medicina-alternativa/bioenergia/15835-energia-tachionica-o-energia-punto-zero-cose-e-come-funziona.html

Energia tachionica

Energia tachionica o energia del Punto o campo zero

Indubbiamente negli ultimi cinquant’anni abbiamo assistito ad una rivoluzione tecnologica e dei materiali che è il frutto,  almeno in occidente, di 2000 anni di evoluzione del pensiero e delle conoscenze umane e forse anche di interferenze aliene.

Il padre del paradigma “ l’universo è solo energia”: Nikola Tesla

Ma è a cavallo tra la fine 800 e la metà del 900 che si sono poste le basi dell’evoluzione tecnologica. L’interpretazione newtoniana dell’universo macchina ha dominato e tutt’ora tutto sommato domina specie nel campo della medicina. Ma ritorniamo alla seconda metà dell’800 e precisamente al 1856, nasce Nikola Tesla in Croazia a Smiljan il 10 di luglio. Con lui nasce l’era moderna, Nikola Tesla il padre dell’era tecnologica misconosciuto dal mondo e dal modo accademico, di lui si evita di parlare, a scuola ci riempiono la testa di nomi quali Edison, Volta, Einstein, ma di Tesla se ne perdono le tracce. Tesla inventa l’energia elettrica alternata, il motore a induzione e una quantità di invenzioni e brevetti incredibile, ma soprattutto Tesla si accorge che lo spazio vuoto, il vecchio “etere” è in realtà pieno di energia, una quantità di energia che fa impallidire l’energia contenuta nella materia di tutto l’universo fisico. Tesla riusci a penetrare  il segreto dell’etere e nel 1931 in collaborazione con la Westinghouse electric ( supportata dalle sue invenzioni) e con la Pierce-Arrow ( nota casa automobilistica ) costruì la prima automobile elettrica a corrente alternata alimentata da un convertitore costruito da Tesla stesso che prelevava l’energia contenuta nell’etere tramite un’antenna, convertendola in energia elettrica.

Ovviamente non fu possibile produrre tale alimentatore, i cartelli del petrolio e dell’energia non lo avrebbero permesso, fu probabilmente solo uno sfizio che Tesla si tolse verso la fine della sua vita.

Etere, campo tachionico, energia del punto 0

Benchè il concetto antichissimo di etere fu ridicolizzato e negato anche da Einstein, va notato che l’etere, il cosiddetto vuoto spaziale, l’immensità che separa pianeti, stelle, galassie, non è un nulla, al contrario si potrebbe dire che l’universo fisico è un nulla se paragonato alla vastità del mezzo nel quale galleggia, l’infinito è molto di più di ciò che contiene.

Se si digita free energy su You tube appaiono una quantità di generatori di energia pulita, e se alcuni sono delle bufale moltissimi non lo sono. E’ oggi realmente possibile estrarre dall’etere energia a costo zero, ma ciò avverrà solo quando gli uomini avranno smesso di farsi la forca, credo si debba attendere ancora molto tempo.

Ma tornando al campo tachionico dobbiamo molto alle scoperte e ipotesi del fisico David Bohm, in parole estremamente povere e sintetizzando al massimo, secondo le acquisizioni della fisica e della meccanica quantistica,  il suo lavoro si riaggancia a quello  del fisico austriaco Erwin Schrödinger (1926 ) che,  in sintesi, metteva in evidenza che, due particelle per es due elettroni anche se molto distanti tra loro erano istantaneamente in comunicazione l’uno con l’altro come se la distanza non esistesse. Questa realtà è stata dimostrata più volte ed è come se l’apparente individualità sia in realtà illusoria perchè il “ vuoto ”,  “ vuoto ” non è, anzi è un campo che collega tutto misteriosamente istantaneamente.

Questo “vuoto” definito da David Bohm “ Potenziale Quantico ” o “ Campo di punto zero ” e da altri eminenti studiosi “ Campo Tachionico ”, è un Oceano di Energia come sosteneva appunto David Bohm. Certo è che Tesla se ne accorse  e fu sul punto di finire le sue ricerche per trasformare questa energia e diffonderla su tutto il pianeta senza fili, ma giustamente la controparte, rappresentata nel film “ il segreto di Nikola Tesla ” da Orson Welles, faceva osservare che il ruolo degli investitori sarebbe stato solo quello di vendere  antenne e poco di più, troppo poco per chi vuole avere il coltello dalla parte del manico.

Ma ritornando al nostro Daviv Bohm fisico e inevitabilmente filosofo, espresse in sintesi che nell’universo  esisterebbe un Ordine Implicito ( l’immanifesto dei Veda ) o il Vuoto Buddista che non si vede e che appare essere un nulla, e un Ordine Esplicito, il manifesto, la realtà fisico-fenomenica.

L’universo come un infinito ologramma

Tale  teoria dell’Ordine implicito è conosciuta come “modello olografico della realtà” in quanto si rifà alla realtà olografica. Un’immagine olografica ottenuta con una tecnica particolare permette di osservare un oggetto nella sua tridimensionalità, non solo, la proprietà di un’immagine olografica è che, se ne stacchiamo una parte, in quella parte si può vedere di nuovo l’immagine intera. Secondo Bohm l’”ordine implicito” rappresenta l’ologramma universale e l’ “ordine esplicito” è l’immagine che vediamo, ma a differenza di un’immagine olografica che è statica, l’universo è in continua mutazione, Bohm lo definì quindi Olomovimento contenente sia l’implicito che l’esplicito.

Ma nell‘ordine implicito esiste un qualcosa che trascende tempo e spazio in cui tutto esiste in una dimensione diversa. Ecco perché nell’infinitamente piccolo nel mondo subatomico si intravvedono alcune proprietà dell’ordine implicito, siamo al confine della realtà, una terra che non è totalmente esplicita né totalmente implicita. I citati esperimenti che prevedono una comunicazione istantanea tra particelle elementari, qualsiasi sia la distanza tra esse, venne interpretata da Bohm come la dimostrazione che ad un livello implicito tutto è collegato tutto è UNO in una terra senza tempo ne spazio dove il nostro esplicito presente, passato e futuro coesistono, dove tutto è contemporaneamente.

Universo energetico o Tachionico cosciente?

Nell’ordine implicito tutto esiste come progetto e come sostegno dell’ordine esplicito,

Ma se esiste un progetto esiste una mente e quindi possiamo definire questo campo 0 come un’istanza cosciente, una MENTE che contiene infinite piccole menti che si esprimono esplicitamente nella realtà fenomenica che ci sta davanti agli occhi.

Quindi tutto è coscienza a diversi livelli e secondo progetti diversi, tutto è espressione di una supermente che tutto contiene.

È forse per questo che la piccola mente umana, quando si fonde con la Coscienza universale, può fare i cosiddetti miracoli? Può vedere cose che normalmente non vede e intuire e apprendere direttamente senza l’ausilio della propria piccola mente? Può materializzare oggetti a suo piacimento? Può guarire, resuscitare e agire sulla materia? Forse ciò che ci pare reale è illusorio, del resto tutti i grandi Maestri spirituali sostengono che la realtà è solo un’illusione e che se perdiamo la convinzione di essere nel reale possiamo incominciare un cammino che ci porta al Reale immanifesto; del resto il Maestro Gesù diceva “ chi perde se stesso troverà se stesso, Io sono il cammino e la via “

Campo tachionico salute e malattia quale legame?

Vedremo in un successivo articolo se esiste la possibilità di usufruire di questa risorsa energetica da un punto di vista salutistico, per migliorare lo stato di salute ed energia individuali, vedremo se è possibile utilizzare l’Ordine implicito per migliorare la salute di noi esseri umani facenti parte dell’Ordine esplicito attraverso la tecnologia Tachionica.

Una cometa ha provocato il riscaldamento globale che ha permesso ai mammiferi di conquistare la Terra

Fonte: http://www.greenreport.it/news/clima/cometa-provocato-riscaldamento-globale-permesso-ai-mammiferi-conquistare
cometa

L’impatto di una cometa potrebbe aver innescato il Paleocene-Eocene Thermal Maximum (Petm, il  rapido riscaldamento della Terra causato 56 milioni di anni fa da un accumulo di anidride carbonica atmosferica che ha molte analogie con l’odierno riscaldamento globale di origine antropica. E’ quanto emerge dallo studio “Impact ejecta at the Paleocene-Eocene boundary” pubblicato oggi su Science da un team di ricercatori statunitensi guidato da Morgan Schaller del Rensselaer Polytechnic Institut. Alla ricerca hanno partecipato anche Miriam Katz, Megan Fung e James Wright della Rutgers University, e Dennis Kent della Columbia University

Gli scienziati hanno scoperto la prova dell’impatto rinvenendo delle microtektites,  piccole sfere vetrose scure di lechatelierite che si formano solitamente in seguito ad impatti di corpi extraterrestri.

Schaller spiega: «Questo ci dice che c’è stato un impatto extraterrestre al momento in cui questo sedimento si è depositato: una roccia spaziale ha colpito il pianeta. La coincidenza di un impatto con un importante cambiamento climatico è a dir poco straordinaria»..

Il team di Schaller era alla ricerca di resti fossili di foraminiferi, piccoli organismo marini che producono un guscio, quando ha notato un microtektite nel sedimento che stava esaminando. Anche se è comune trovarli tra i  resti fossili nei sedimenti, i microtektiti  non erano stati  precedentemente rilevati nel Petm  e gli scienziati americani teorizzano questo sia avvenuto perché «I microtektiti sono in genere di colore scuro, e non si distinguono sul vassoio di smistamento nero che ricercatori utilizzano per la ricerca di resti fossili di colore chiaro». La prima volta che Schaller ha notato un microtektite, i ricercatori sono passati ad utilizzare  un vassoio bianco ed hanno iniziat a trvarne altri.

Nello strato dove erano più abbondanti, il  team di ricerca ha trovato ben tre microtektites per grammo di sedimento esaminato.  Di solito i microtektiti sono sferici o a forma di goccia e si formano a causa di un  impatto abbastanza potente per fondere e vaporizzare l’area dve precipita il corpo celeste. I ricercatori dicono che alcuni dei microtektiti trovati nei campioni  «contenevano una quantità di quarzo shoccante,  la prova definitiva della loro origine da impatto» e i micrcrateri scoperti mostrano la velocità alla quale stavano viaggiando mentre si solidificavano e toccavano il suolo.

Durane il Petm la concentrazione di biossido di carbonio nell’atmosfera è aumentata rapidamente e il suo picco è stato accompagnato da un aumentio della temperatuira globale tra i 5 e gli  8 gradi Celsius che è durato per circa 150.000 anni. Anche se si sa molto su quel periodo di riscaldamento globale, non era mai stato determinato da dove provenisse la Co” che lo ha provocato, e poco si sapeva sull’esatta sequenza degli eventi. Ad esempio, quanto rapidamente l’anidride carbonica è stata immessa nell’atmosfera, quanto velocemente è salita la temperatura e quantio ci ha messo a raggiungere il picco.

Il team di scienziati dice che «Un indizio può essere trovato in un improvviso cambiamento nel rapporto di isotopi di carbonio in alcuni fossili del periodo. In particolare i foraminiferi, o “foraminiferi,” producono  un guscio la cui chimica è rappresentativa degli isotopi di carbonio atmosferico e dell’oceano». Inizialmente, il  team di  ricerca inizialmente si proponeva proprio di esaminare il rapporto tra gli isotopi di carbonio dei foraminiferi fossili per individuare l’evento che ha innescato il riscaldamento globale del Petm.

Schaller spiega ancora: «Nei dati dei sedimenti, quando si guarda al rapporto tra il carbonio-12 e il  carbonio-13 in una specie particolare, si vede che è stabile e quindi si innalza bruscamente, oscilla avanti e indietro e lentamente ritorna ai valori pre-evento nel corso di centinaia di migliaia di anni. Questa prova definisce l’evento e ci dice che l’atmosfera si è modificata, in particolare per l’aggiunta di carbonio da una fonte povera in carbonio-13. Un impatto di una cometa può aver contribuito al  carbonio nell’atmosfera, ma è troppo piccola per spiegare tutti gli eventi e ha agito più probabilmente come un trigger per i rilasci aggiuntivi di carbonio provenienti da altre fonti».

Per arrivare a questa scoperta il team ha studiato campioni di carote di  sedimenti estratte da tre siti: i laghi  Wilson e Millville nel New Jersey e il Blake Nose, un sito sottomarino della Florida orientale, noto per la sua estesa sedmentazone.

Schaller dice che «La scoperta di microtektiti è stata del tutto casuale. Di solito, il team passa i campioni attraverso vagli di varie dimensioni per isolare i campioni che hanno più probabilità di contenere foraminiferi. I tectiti, che sono più piccole rispetto alla maggior parte foraminiferi, sarebbero stati in gran parte rimossi in questo processo. Avevamo una fortuna pessima nella ricerca di foraminiferi, ed ero frustrato. Sono andato al laboratorio e ho messo un campione sul vassoio di smistamento, senza setacciarlo e l’ho visto. E’  stato un momento straordinario. Sapevo che quello che stavo guardando non era normale».

Una volta fatta la scoperta, il team ha estratto  un altro campione in un quarto sito, a  Medford, per escludere la possibilità che i campioni fossero stati contaminati dal processo di estrazione. Anche i campioni di Medford contenevano microtektiti.

Kent, della Rutgers University,  pensa che i microtektiti  potrebbero  provenire da una cometa con n diametro di 10 km  che è precipitata nell’Oceano Atlantico. Un impatto che avrebbe provocato un rapido innalzamento delle temperature in meno di 1.000 anni. Si tratta del picco delle temperature globali che che coincide con la diffusione d i molti gruppi di mammiferi in nuove aree del pianeta e con la loro diversificazione in tre gruppi che esistono ancora: artiodattili (pecore, maiali, cammelli e giraffe), perissodattili (cavalli, tapiori, rinoceronti e zebre) e i primati,  l’ordine dei mammiferi che comprende  gli esseri umani.

Cosa abbia innescato  questa rapida fase dell’evoluzione dei mammiferi non è chiaro, ma il nostro pianeta durante il Petm era praticamente libero dai ghiacci e con un livello del mare molto più alto di quello attuale. Si estinsero molte piccole creature unicellulari oceaniche, ma sulla terra ferma i mammiferi riuscirono ad adattarsi spostandosi verso i poli.

Finra le tesi prevalenti indicavano nell’attività vulcanica la causa di questo antico riscaldamento globale durato circa 200.000 anni, ma lo studio pubblicato su Science dicono che la “colpa” – o il merito visto dalla parte dei mammiferi –   è di una cometa.

DAL GENIO DI DUE RAGAZZI ITALIANI NASCE GEIZEER

Scritto da: Pjmanc
Fonte: http://www.ilfattaccio.org/2016/07/04/dal-genio-due-ragazzi-italiani-nasce-geizeer-minicondizionatore-praticamente-costo-0/

Il minicondizionatore praticamente a costo 0

GEISEER

IL PRATICO ED ECONOMICO MINI CONDIZIONATORE E’ NATO DA UN IDEA DI DUE ITALIANI. Due giovani ragazzi abruzzesi, Ferdinando Petrella e Damiano Iannini, dall’indubbia mente brillante, hanno inventato un mini-condizionatore portatile in grado di raffreddare una stanza per circa 4 ore. Si tratta di un piccolo cubo di circa 14 cm che non necessita di alimentazione, bensì di carica, che oltre ad essere pratico e maneggevole è anche economico, in quanto con una spesa di soli 2 centesimi riesce a raffreddare in pochi attimi di tre gradi una stanza di 12 metri quadrati. I due portentosi italiani hanno deciso di chiamare la loro creazione Geizeer e su Kickstarter si stanno adoperando per per raccogliere i finanziamenti necessari al fine di commercializzare il prodotto. Il funzionamento di Geizeer è molto semplice: il cubo è infatti formato da due scocche di legno al cui interno è stata posizionata una ventola che funziona grazie all’inserimento di un’apposita piastra eutettica, che funge da accumulatore di freddo. L’aria una volta raffreddata viene spinta a 360° e raggiunge una distanza di 1 metro e 20. Per ricaricare la batteria è necessario procurarsi un semplice cavo USB e il suo consumo in 24 ore è pari a 2 centesimi di elettricità, mentre l’elemento raffreddante ha un’autonomia di 4 ore e può essere riutilizzato nuovamente.

GEISEERUTILIZZARE GEISEER E’ MOLTO SEMPLICE. Basta inserire l’ice-pack, precedentemente congelato nel frezer, nella metà inferiore del cubo. A questo punto bisogna sovrapporre le due metà, facendo coincidere i due segni di accensione. In questo modo i contatti si toccano, il circuito elettrico si chiude, e si aziona la ventola. Per spegnerla, basta sollevare e ruotare nuovamente il coperchio. Ebbene si, non ci sono tasti di accensione! La ventola aspira aria calda dalla griglia superiore e la incamera all’interno del cubo. La forma dell’ice-pack permette una migliore diffusione dell’aria e la quantità di gel eutettico contenuta in esso è sufficiente per raffreddare una stanza di circa 12mq . In questo modo, inoltre, si evita un surriscaldamento dell’aria interna, dovuto alla rotazione meccanica delle pale. Dopo qualche secondo a contatto con l’ice pack, l’aria fresca viene spinta fuori a 360° dalle fessure che dividono a metà Geizeer. L’ice pack, inoltre, prevede un apposito spazio dove inserire dell’essenze che andranno a profumare l’ambiente.

Panopticlick, il tool per scoprire quante tracce lasciamo sul web

Scritto da: Francesco Polimeni
Fonte: http://www.iospio.org/component/content/article/17-notizie-flash/internet-e-sicurezza/794-panopticlick-il-tool-per-scoprire-quante-tracce-lasciamo-sul-web

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La navigazione in incognito non è sempre equivalente di anonimato. Ecco come vedere quanto si è identificabili online

La difesa della propria identità online è una delle necessità dei nostri tempi. I dati personali e quelli di navigazione interessano a moltissime persone, hacker e marketeer per primi. Ci sono diverse norme di vita e accorgimenti pratici per difendersi da cookie traccianti e da altre tecniche di spionaggio informatico che permettono di spiare i dati sui navigatori del web. Tanti, ad esempio, puntano la carta della navigazione anonima navigando attraverso una rete TOR, altri ancora applicano nei propri browser di navigazione delle estensioni (plug-in) come NoScript e AdBlock Plus per evitare di lasciare tracce rendendo la loro navigazione in internet anonima.

Molte volte, però, tutti questi accorgimenti non sono sufficienti a proteggere la propria identità online. Alcune notizie sensibili, seppur minime, possono comunque essere raggruppate e concorrono a creare il cosiddetto browser fingerprint (impronta digitale del browser). Grazie a strumenti come Panopticlick della Electronic Frontier Foundation è possibile conoscere la nostra impronta digitale sul web e quanto si sia identificabili durante la navigazione.

MicroVast, la capsula robotica che ripulisce il sangue

Scritto da: Francesca Mancuso
Fonte: http://www.nextme.it/tecnologia/robotica/9412-microvast-capsula-arterie

capsula pisaSi muove nel sangue e distrugge le placche aterosclerotiche presenti. Si chiama MicroVast ed è la speciale capsula robotica realizzata dall’Istituto di Biorobotica della Scuola Sant’Anna di Pisa.

MicroVAST sta per “Microsystems for VAscular diagnosticS and Intervention”. Finanziato dalla Fondazione Pisa, il progetto ha lo scopo di ideare e realizzare tecnologie in grado di contrastare le malattie cardiovascolari.

La piccola capsula è a locomozione magnetica, viene controllata dall’esterno da un robot. Una volta in circolo, quando rivela una placca aterosclerotica, libera delle particelle magnetiche e delle microbolle tramite focalizzati e infine recupera gli eventuali frammenti.

“Il progetto MicroVAST si propone di sviluppare strategie innovative per la diagnosi e la terapia del sistema vascolare, che rappresenta uno degli scenari più impegnativi per robotica medica. La piattaforma comprende strategie dal macro al micro-scala, coniugando microutensili (capsula esempio magnetico, funzionalizzato micro-particelle) con comando esterno, principalmente magnetico e energia acustica. Diversi moduli si concentrerà sugli scambi pre e strategie innovative post-operatorie, insieme con l’applicazione delle tecnologie esistenti” spiega l’Istituto.

I risultati del progetto sono stati illustrati il 2 aprile scorso in occasione dell’Open day organizzato dalla Fondazione. A illustrarli è stato il prof. Paolo Dario, Direttore dell’Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore S. Anna di Pisa e Responsabile Scientifico del progetto:

“La messa a punto di una piattaforma robotica con due manipolatori, uno per la navigazione magnetica e uno per la guida ultrasonica, validata con test in vitro ed ex-vivo, la dimostrazione dell’attacco di trombi in vitro tramite ultrasuoni focalizzati, il recupero magnetico dei frammenti di placca e trombi in simulatore in vitro e sistemi per il rilascio di farmaci anti-infiammatori post-terapia nei vasi, tramite supporti nanostrutturati. Ora proseguiremo il lavoro per sviluppare soluzioni utilizzabili nella pratica clinica”.

Un altro passo avanti della robotica in aiuto della medicina.

 

“Moon Village” – L’ESA propone una base permanente sulla Luna

Scritto da: Alberto Zampieron
Fonte: http://www.altrogiornale.org/moon-village-esa-propone-base-permanente-luna/Lunar base made with 3D printing

Tornare sulla Luna? La prossima tappa dell’esplorazione spaziale, dopo l’esperienza della Stazione Spaziale Internazionale, prevede molto di più. L’Agenzia Spaziale Europea ha un nuovo obiettivo: costruire una base permanente sulla luna.

I russi furono i primi a lanciare una missione sulla luna mentre gli americani i primi a camminare sulla sua superficie. Oggi la luna continua ad essere al centro di ambiziose ricerche come conferma anche il direttore generale dell’Agenzia Spaziale Europea Johann-Dietrich Wörner. Una base internazionale, una stazione aperta ai diversi Stati membri dell’Agenzia e ai paesi di tutto il mondo.

Multi-dome base being constructed - Moon VillageUn sogno animato dalla stessa passione che ha portato il primo uomo sulla Luna. Certo finora nessuno ha mai realizzato un progetto simile. Dalla missione spaziale Apollo sono stati fatti passi da gigante.

L’idea del “Moon Village, di una stazione sulla luna, rientra nel progetto globale destinato a sostituire la ISS e dovrebbe essere un grande laboratorio per sviluppare nuove tecnologie.

Saranno coinvolti americani, russi, cinesi, indiani, giapponesi, e altri Paesi con contributi minori”, sottolinea il Direttore Generale dell’ESA Johann-Dietrich Wörner.

Al momento i dettagli forniti non sono molti ma l’entusiasmo è alle stelle. All’inizio di febbraio al Centro Astronautico Europeo di Colonia si è tenuto un workshop su come costruire un villaggio lunare permanente. Tra i messaggi chiave: poter pensare di utilizzare ghiaccio, metalli e minerali rilevati sulla Luna. Alcuni degli scienziati, che potrebbero trasformare questa idea in realtà, lavorano presso il Centro Astronautico Europeo.

La Luna è piena di risorse. Abbiamo trovato ghiaccio ai poli lunari e zone dove c’è quasi sempre luce. Queste aree possono offrirci le risorse necessarie da utilizzare per la costruzione della base lunare e per la sopravvivenza degli astronauti”, fa sapere Bernard Foing, Direttore del Gruppo internazionale di lavoro per l’esplorazione lunare.

Cupole protettiveUn’impresa che deve anche fare i conti anche con diversi ostacoli: radiazioni solari e cosmiche, micro-meteoriti, temperature estreme. Problemi sui quali sta lavorando uno dei tanti ricercatori dell’ESA. Secondo Aidan Cowley, per utilizzare il suolo lunare bisogna costruire cupole protettive: “Tra le tante idee c’è quella di utilizzare questo materiale lunare per la stampa in 3D per un edificio sulla Luna, forse potrebbe funzionare.

Alla creazione di una base lunare l’Europa si sta muovendo da tempo, ad esempio con il progetto “Luna 27” frutto di una collaborazione tra l’Esa e l’Agenzia Spaziale Russa (Roscosmos). Certo, potrebbero volerci 20 anni prima che il sogno diventi realtà.

L’ESA non è sola in questo progetto così ambizioso. La Cina sta pianificando la missione per riportare del campione di roccia lunare, la Russia un lander robotico con il supporto dell’ESA, mentre la capsula spaziale Orion della NASA dovrebbe volare attorno alla Luna prima del 2020.

Il vantaggio del villaggio lunare è che non abbiamo bisogno, all’inizio, di una grande quantità di fondi. Possiamo iniziare con una semplice missione di atterraggio, che molti Paesi stanno già pianificando. Poi servirà un maggiore investimento per telescopi e un radiotelescopio. Molteplici servizi per più utenti ma situati in un unico luogo”, conclude Johann-Dietrich Wörner, Direttore Generale dell’ESA.

Come avrete capito la Luna è qualcosa di scientificamente interessante, ma dal punto di vista tecnologico servono molti fondi. Un’impresa di grande valore per l’esplorazione da parte dell’uomo del sistema solare.

Riciclo del legno: nuova vita per imballaggi e mobili per tutelare l’ambiente

Scritto da: Elena
Fonte: http://www.soloecologia.it/15022016/riciclo-del-legno-nuova-vita-per-imballaggi-e-mobili-per-tutelare-lambiente/8416

Riciclo-del-legno

Il riciclo del legno è il processo di trasformazione di legname usato in articoli nuovamente utilizzabili, una pratica che deve essere in ogni modo favorita per evitare i danni irreparabili della deforestazione che a sua volta non fa che aumentare la rapidità e l’intensità dei cambiamenti climatici. Il consumatore finale può fare molto per promuovere la pratica del riciclo del legno: un’alta richiesta di oggetti in legno riciclato può fare crollare la richiesta di “legno vergine” e spingere le industrie ad adottare l’uso di materiali sempre più eco-compatibili.

I rifiuti legnosi conferiti negli opportuni punti di raccolta possono così essere usati per la realizzazione di agglomerati lignei mediante un riciclo meccanico. Precisamente, si tratta di selezione e ripulitura corpi estranei (metallo, carta, plastica, materiali inerti) a cui segue una triturazione in scaglie. Queste chips vengono essiccate per ottenere il giusto livello di umidità e poi pressate insieme colle con limitatissimo contenuto di formaldeide, per formare dei pannelli truciolari, impiegabili nella produzione di mobili, complementi d’arredo o rivestimenti. Il materiale legnoso riciclato sottoposto a particolari trattamenti può anche essere trasformato in blocchi di legno-cemento, utilizzati nella bioedilizia. Una certa percentuale dei rifiuti legnosi viene anche usata come sostituto della fibra vergine nella pasta cellulosica con cui si produce la carta.

Quando si parla di riciclo del legno in Italia, il punto di riferimento è soprattutto il consorzio Rilegno, che si occupa di raccogliere, recuperare e riciclare gli imballaggi di legno in Italia. Rilegno appartiene al sistema Conai e a esso aderiscono non soltanto i produttori di imballaggi di legno, ma anche i fornitori di materia prima per la produzione degli imballaggi, gli importatori di materiale o di imballaggi legnosi.