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Il Mose è una porcata, se ne sono accorti anche loro

Scritto da : Marco Cedolin
Fonte: http://ilcorrosivo.blogspot.it/2017/10/il-mose-e-una-porcata-se-ne-sono.html

Quando nel 2008 andava in stampa Grandi Opere, con un intero capitolo dedicato alla truffa del Mose, tutti i media mainstream nessuno escluso, cantavano in coro le lodi della nuova opera, magnificandone le proprietà taumaturgiche, pronti a giurare che il “mostro” in costruzione avrebbe salvato la città di Venezia ed altrettanto pronti nel bollare come antimoderna e demagogica qualsiasi critica venisse portata nei confronti del progetto.
Oggi, a nove anni di distanza, La Stampa di Torino pubblica un articolo “Venezia e il suo Mose, storia di un fallimento”, nel quale racconta esattamente le stesse cose che a suo tempo ventilai in Grandi Opere, declinandole ovviamente al presente e non al futuro (come feci io) ed aggiornandole con il rendiconto di una serie di disastri ancora peggiori di quanto la Cassandra che alligna in me fosse stata in grado di vaticinare a suo tempo….
Il “mostro” non ancora completato (dovrebbe esserlo nel 2022) a fronte degli 1.6 miliardi di euro previsti (e dei 4,5 che ventilavo io) è già costato 5,5 miliardi del contribuente italiano e sostanzialmente la struttura versa in rovina, dal momento che per riparare gli elementi già rovinati dalla salsedine e dalle cozze prima ancora che l’opera sia entrata in funzione serviranno come minimo altri 700 milioni di euro, sempre che bastino, dal momento che stando a quanto scrive La Stampa anche buona parte delle strutture non ancora posate in mare si stanno arruginendo a causa della salsedine. Al tutto andranno sommati almeno 105 milioni di costo annuale per la manutenzione, sempre che bastino e la sensazione che emerge leggendo l’articolo è proprio quella che non basteranno.
Anche nel caso che l’opera riesca un giorno ad entrare in funzione, cosa di cui i giornalisti della Stampa dimostrano di dubitare fortemente, a Venezia non salverà un bel niente, dal momento che come scrivevo io allora e scoprono loro oggi, il Mose entrerà (se entrerà) in funzione solamente con le maree eccezionali oltre i 110 cm di altezza e resterà inerte con quelle inferiori che sono le più frequenti e la maggiore causa di danno per i veneziani.
Come se non bastasse intorno all’opera (come sostenevo in Grandi Opere) sulla Stampa viene fatto notare come abbia proliferato un giro di corruzione miliardario “per coprire lavori e opere mal progettati e peggio realizzati”, parte del quale sarebbe già stato svelato dalla magistratura.
E ciliegina sulla torta “secondo una perizia commissionata dal Provveditorato alle Opere Pubbliche di Venezia, braccio operativo del Ministero delle Infrastrutture, il MOSE rischia cedimenti strutturali per la corrosione elettrochimica dell’ambiente marino e per l’uso di acciaio diverso da quelli dei test. Le cerniere che collegano le paratoie mobili alla base in cemento – ce ne sono 156, ognuna pesa 36 tonnellate, un appalto da 250 milioni affidato senza gara al gruppo Mantovani – sono ad altissimo rischio (probabilità dal 66 al 99 per cento) di essere già inutilizzabili.”
Il tutto porta i giornalisti della Stampa (che come i loro colleghi 9 anni fa sostenevano l’opera contro la nostra miopia) ad affermare che il Mose sarebbe una vera e propria “antologia degli orrori”, che “non sempre il gigantismo paga” e che “il MOSE è il simbolo di quel che non si deve fare.”
Peccato che lor signori non abbiano preso coscienza della realtà prima che i miliardi dei contribuenti italiani venissero sperperati e la laguna veneta devastata, quando ancora le marchette in favore del Mose rendevano molti quattrini ed erano funzionali alla costruzione di fulgide carriere giornalistiche.

E’ IN CORSO UN PROFONDO CAMBIAMENTO GEOPOLITICO NEL MEDIO ORIENTE

Scritto da: Fabio Lugano
Fonte: https://scenarieconomici.it/e-in-corso-un-profondo-cambiamento-geopolitico-nel-medio-oriente/

Prima di tutto sia la Russia sia l’Arabia Saudita sono due grandi produttori di petrolio, quindi entrambi interessati alla stabilizzazione a medio-lungo termine dei prezzi delle materie energetiche. Consideriamo che poi l’Arabia svolge un ruolo essenziale all’interno dell’OPEC , ma che nello stesso tempo è ben cosciente che senza il gigante russo non si può regolare il mercato. Inoltre la Russia, al contrario degli occidentali, è in buoni rapporti anche con tutto il mondo sciita legato all’Iran, all’Iraq ed a Hezbollah in Siria, ma , nello stesso tempo, riesce ad essere in buone relazioni anche con l’Egitto, alleato chiave di Riad, e con la Turchia. La Russia infine è un grande fornitore di sistema d’arma in diretta concorrenza con gli USA, e la recente vendita del sistema S 400 proprio all’Arabia indica la sua volontà di espandersi proprio in quel settore.

Altro grande punto di contatto è la tecnologia del Gas Naturale Liquefatto , LNG, che la Russia possiede ed in cui vorrebbe entrare, con i propri enormi giacimenti , anche l’Arabia, per non parlare della possibilità di Riad e di Mosca di regolare i prezzi sul mercato energetico indipendentemente dagli altri produttori, perfino OPEC.

Insomma una cooperazione con molte sfaccettature che mette in secondo piano i precedenti scontri, anche sul campo, nel teatro siriano.  La monarchia saudita potrebbe anche ottenere un riequilibrio dell’attuale posizione politica nei confronti degli sciiti e magari una mediazione per uscire dall’impasse militare e politica in Yemen e con il Qatar, che stanno levando il sonno ai monarchi arabi. Una posizione di duplice vittoria.

Cosa fa l’occidente ? Semplicemente vede svanire progressivamente la sua influenza nell’area, stretto come da due contraddizioni:

  • prima di tutto il suo peso come mercato energetico sta lentamente calando. Ormai i paesi OECD sono secondari rispetto alla Cina ed ai paesi dell’estremo oriente, anche grazie alla politica energetica di affrancazione dagli idrocarburi ed allo sviluppo dello shale oil e shale gas USA;
  • quindi sia gli USA sia i paesi europei sono sbranati dalle opposizione e dai conflitti interni, con posizioni sempre più radicalizzate e dividendi negli USA, e , nello stesso tempo con un’Europa in piena crisi di identità e di capacità.

Insomma nel mondo si era creato un vuoto di potere che, come tutti i vuoti , è destinato ad  essere riempito. In questo caso dal gigante Russo-Cinese.

I due bulli e l’eclissi americana

Scritto da: Piero Cammerinesi
Fonte: https://www.liberopensare.com/articoli/1289-i-due-bulli-e-l-eclissi-americana

Oltre agli incendi, alle esecuzioni mafiose (quelle non mancano mai nel Belpaese, vivaddio) e alle diatribe pro e contro i vaccini di casa nostra…

di Piero Cammerinesi

…questa torrida estate 2017 ci sta tenendo con il fiato sospeso per le intemperanze dei due bulli da strapazzo che si minacciano quotidianamente a suon di proclami e di ringhiose dichiarazioni.
Già, se non sapessimo di avere a che fare con due Capi di Stato dotati di armi nucleari potremmo liquidare la questione con una alzata di spalle e un ben miserevole giudizio sulla loro sanità mentale.
Ma così non è e purtroppo Kim Jong-un e The Donald hanno la capacità di far piombare il mondo in una catastrofe spaventosa dagli esiti imprevedibili.

Tuttavia qualcosa non torna in tutta la faccenda, non credete?

Intendo dire: come è possibile che un minuscolo Paese – per quanto governato da un dittatore megalomane – possa sfidare l’unica superpotenza mondiale, in grado di cancellarlo dalla faccia della terra in pochi minuti?
Chi di voi in una lite stradale scenderebbe dalla macchina disarmato per insultare una banda di picchiatori con spranghe e coltelli?
Se c’è qualcuno alzi la mano.

Non solo; quale stratega militare che vuole sfidare – novello Davide contro Golia – la più grande potenza militare mondiale rivelerebbe in anticipo le sue mosse?
È di oggi la notizia che il generale Kim Rak-gyom, a capo dell’unità balistica speciale di Pyongyang dichiara di apprestarsi a lanciare quattro missili balistici a raggio intermedio in direzione della base americana di Guam.
Non vi pare strano?

No, i conti non tornano.

Vediamo la questione più da vicino.
Innanzitutto va ricordato il fatto che gli USA hanno emanato – con validità dal 1. Settembre prossimo – un divieto assoluto ai propri cittadini di recarsi in Corea del Nord e questo in flagrante violazione della risoluzione sulle sanzioni che prevede comunque una continuità del dialogo tra le parti. Tale divieto emanato dal Governo americano non solo è incostituzionale ma è esattamente antitetico all’intento dichiarato dalla Risoluzione ONU, in quanto mira a un incremento dell’ostilità tra i due Paesi impedendo ai propri cittadini di rendersi conto personalmente dello stato delle cose e non solo attraverso il mainstream media ormai del tutto asservito alle linee guida di Washington.

Teniamo presente, inoltre, che se la giustificazione offerta per il divieto è quella solita di “proteggere i cittadini americani” lo stesso New York Times – non propriamente una ‘testata libera – un paio di settimane fa, aveva raccontato come la Corea del Nord sia uno dei Paesi più sicuri al mondo mentre, per converso, Paesi dove gli americani hanno avuto seri problemi coma Siria, Iraq, Iran, Afghanistan non siano affatto interdetti ai cittadini nordamericani.
Come si diceva, la risoluzione 1718 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU impone che “tutti i Paesi intensifichino i propri sforzi astenendosi da qualsiasi azione che possa aggravare la tensione”.
Invece gli USA decidono di non consentire a nessun cittadino e, sopratutto, a nessun giornalista di recarsi a Pyongyang per vedere di persona come stanno veramente le cose e ringhiano invece – per bocca de generale Mad Dog’ James Mattis – ‘cane pazzo’ come viene…affettuosamente soprannominato il nuovo Segretario alla Difesa – che “tutte le opzioni sono sul tavolo”.
E, dopo il conato di minacce di The Donald, l’hollywoodiano “Fire and fury”, non è difficile intuire a quali opzioni il nostro ‘cane pazzo’ si stia riferendo.

Ora se abbiamo qualche (lecito) dubbio sulla sanità mentale del giovane dittatore nordcoreano alcuni elementi ci fanno tuttavia ritenere che dall’altra parte del Pacifico la sfida sia decisamente benvenuta dal Deep State, da quel Military-Industrial Complex che è il vero governo-ombra degli USA, sia il Presidente un democratico o un repubblicano, nero o bianco, uomo o donna.

Cosa ce lo fa pensare?

Beh iniziamo dal fatto che la ‘crisi nordcoreana’ ha consentito agli USA di dispiegare in Sud Corea – dunque alle porte di Cina e Russia – l’avanzatissimo sistema missilistico THAAD.
Nonostante il premier cinese Xi abbia manifestato la contrarietà della Repubblica Popolare Cinese e della Russia per questo dispiegamento, ogni nuovo proclama di Pyongyang – cui fa prontamente eco il tweet-ringhio di Trump – offre a gli americani una nuova scusa per procedere nel dispiegamento dei missili.

“Vedete, noi non vorremmo, ma sono loro a minacciarci…ora dicono che colpiranno il territorio americano con i loro missili…”

Guarda caso poi le agenzie di stampa e le presstitutes di tutti i media hanno diffuso – con tempismo perfetto –  le valutazioni degli ‘esperti’ secondo le quali, ebbene sì, la Corea del Nord dispone di atomiche miniaturizzate che potrebbero essere montate sui vettori per colpire il territorio americano.
E allora diamoci sotto, scaldiamo i motori e mostriamo i muscoli con due belle settimane di ‘war games’ proprio davanti alle coste dei nordcoreani, vediamo cosa hanno il coraggio di fare.
E le manovre congiunte di quest’anno, che inizieranno il 21 Agosto – guarda caso proprio il giorno dell’eclissi americana  saranno “le più imponenti della storia”.

Ma c’è un altro elemento da tener presente; se George Santayana scrisse che “coloro che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo”, questo vale oggi in modo particolare per la diatriba Washington-Pyongyang a proposito della quale il premier cinese ha giustamente affermato che “essa potrà essere risolta solo da Stati Uniti e repubblica Popolare della Corea del Nord quando si decideranno a firmare un trattato di pace”.

Trattato di pace?

Già, perché i due Paesi sono ancora tecnicamente in guerra e i coreani non riescono proprio a dimenticare i quattro milioni di morti causati dall’invasione americana degli anni 1950-53.

Non riescono proprio a passar sopra al ricordo delle loro città incenerite da bombe, napalm e guerra batteriologica.

Non ce la fanno a scordare gli esperimenti criminali – poi insabbiati e negati ma accertati – nei quali i prigionieri furono esposti a batteri di nuova creazione per valutarne gli effetti, in totale violazione della Convenzione di Ginevra sui prigionieri di guerra.

Hanno il problema di avere una buona memoria a Pyongyang e di non essere stati ‘liberati’ dagli inossidabili ‘esportatori di democrazia’ a stelle e strisce.

Ora tiriamo le fila di quanto sopra.

Abbiamo visto come il Military-Industrial Complex, vero artefice della politica estera di Washington, abbia accolto con malcelata gioia le intemperanze del bullo di Pyongyang, come invece di abbassare la tensione tra i due Paesi che hanno un contenzioso di oltre mezzo secolo stia invece facendo di tutto per provocare i nordcoreani con minacce alla John Wayne, come abbia sfruttato astutamente l’occasione per completare l’accerchiamento dei suoi veri competitori, Cina e Russia con l’avanzatissimo sistema missilistico THAAD, come – sempre facendosi passare per parte lesa, ci mancherebbe, altrimenti come potrebbero i falchi di ‘cane pazzo’ ottenere dal Congresso finanziamenti militari praticamente illimitati senza un ‘nemico’ da schiacciare? – abbia in programma gli ‘war games’ più grandi di sempre a un passo dalle coste nordcoreane.
Ebbene, si tratta esattamente della stessa strategia usata in Medio Oriente con l’Isis, tenuto artificialmente in vita per giustificare i fondi del Congresso e l’opportunità di presidiare tutte le zone strategiche del pianeta in funzione dell’accerchiamento di Russia e Cina.
In fondo The Donald, apprestandosi a firmare sostanziosi stanziamenti per chi realmente comanda negli USA, il Deep State, l’ha detto chiaro e tondo che “nessuno oserà sfidare la potenza militare americana”.

Ma sarà realmente così?
E fino a quando?
Forse i nostri ‘amici’ di oltreatlantico non ricordano che non esistono imperi che durano per sempre.

Non sarà che l’eclissi del 21 Agosto – con il senso occulto che ha ogni eclissi sul suolo terrestre – che coincide con l’inizio della sfida militare a Pyongyang non sia anche un segnale dell’inizio di una eclissi dell’Impero americano?

TRUMP HA IMPEDITO UNA NUOVA GUERRA DEL GOLFO

Scritto da: Fabio Lugano
Fonte: https://scenarieconomici.it/trump-ha-impedito-una-nuova-guerra-del-golfo/

Come riportato dal Bloomberg e da altre fonti il presidente Trump sarebbe intervenuto telefonicamente nei confronti dei leader di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti per fermare un loro attacco diretto contro il Qatar. Fonti ben informate affermano che a Giugno  i due stati sunniti stavano per prendere azioni militari contro l’emirato – penisola del golfo, e sono stati formati solo da una serie di telefonate estremamente energetiche del presidente americano che li ha convinti a recedere dalla loro decisione.

Quindi la rottura delle relazioni diplomatiche stava per sfociare in una guerra guerreggiata. Paradossalmente a guadagnare in caso di conflitto sarebbero stati proprio due complessi molto vicini alle posizioni repubblicani: il complesso militare, con le vendite di armi, ed il complesso petrolifero che avrebbe goduto della certa crescita dei prezzi petroliferi. D”altra parte , al di là delle perdite umane, questa guerra avrebbe rischiato da un lato di coinvolgere l’Iran, dall’altro l’aumento dei costi energetici avrebbe potuto colpire l’economia americana.

Meno di 10 giorni fa ci sono state ampie dimostrazioni in Arabia Saudita, mostrando come la situazione nel regno non sia tranquilla ed immobile come appare all’esterno. Un trentina di clerici sono stati arrestati perchè visti come vicini alla Fratellanza Musulmana, e la visita del principe saudita in Israele non è stata l’unica mossa di avvicinamento degli emirati allo stato ebraico, perchè quasi in contemporanea vi sono stati contatti anche con l’emiro del Bahrain.

Nuovi equilibri si creano in Medio Oriente.

IL RITORNO DEL FANTASMA FORNERO!

Fonte: http://icebergfinanza.finanza.com/2017/08/31/il-ritorno-del-fantasma-fornero/

Ve la ricordate Miss Frignero, ops scusate Fronero, si quella che durante il governo Monti suggeriva che…

: ”I giovani non devono essere troppo ‘choosy’ 

…oggi i giovani italiani non sono in condizioni di essere schizzinosi, diceva in questa valle di lacrime!

Choosy, bamboccioni, sfigati e ora inoccupabili

Se non ricordo male, la signora Fornero è l’esecutrice di quella criminale riforma delle pensioni impostaci con una letterina da parte della BCE nel lontano e ormai famigerato 2011, si quella che si è inventata pure il meccanismo delle aspettative di vita, dimenticando quello della qualità.

Fornero: ‘No a riduzione età pensionabile: i costi li pagherebbero i giovani’

Nella puntata di questo lunedì 28 agosto di “In onda” su La7 è intervenuta Elsa Fornero, docente universitaria ed ex ministra del Lavoro, la quale si è soffermata su alcuni temi di attualità economica. Ecco le parti salienti di quello che ha detto.

‘Riduzione età pensionabile darebbe vantaggi alle generazioni presenti ma svantaggerebbe i giovani’

Sulla possibile proposta che alcuni esponenti politici stanno facendo per la riduzione dell’età pensionabile, la Fornero ha detto: “Io vorrei vedere nel Paese un dibattito meno concitato e più chiaro per le persone: ad esempio chiariamo che la Ragioneria dello Stato non può porre alcun veto a Governo e Parlamento, ma solo fare analisi che si basano su modelli consolidati e verificati in ambito europeo; quello che essa dice non è verità assoluta ma semmai uno scenario ragionevole.

 Nel nostro Paese ogni volta che si affronta il tema #Pensioni, la discussione diventa esagerata e con delle discussioni verbali che sarebbe meglio evitare. (…) Bisogna fare capire alle persone che con questo nuovo metodo, quando la vita si allunga è normale che anche l’età di pensionamento si deve allungare.

‘Troppo populismo: mi hanno indicata come colpevole’

Voglio ricordare comunque che l’età sostanziale di pensionamento oggi in Italia è fra le più basse in Europa, sono cose che vanno dette perché altrimenti si crea nelle persone l’illusione che si possa avere tutto senza pagarne il prezzo e magari facendolo pagare ad altri”.

‘Si dovrebbero spendere più risorse per occupazione dei giovani e non ancora per il sistema previdenziale’

Bene fermiamoci qui, perché una che dice che che si dovrebbero spendere più risorse per i giovani tenendo le persone al lavoro per almeno 65/70 anni fa finta di non capire o proprio non ci arriva. Non ho intenzione di camminare su un terreno minato come quello delle pensioni, minato da anni di privilegi e saccheggi politici, fatto di pensioni d’oro e vitalizzi, di baby pensionati e via dicendo, ma preferisco concentrarmi sul presente ovvero…

 “Dobbiamo ridurre il debito pubblico, perché esso è una nube sul nostro futuro: lo dice anche Mario Draghi. Noi abbiamo fatto delle scelte difficili ma necessarie, che i politici non volevano fare”.

Ora prima di continuare a dire fesserie o avviare argomenti da bar sport, suggerisco solo una riflessione, su quella che qualcuno potrebbe definire priorità in un Paese nelle condizioni dell’Italia, cancellando la facile demagogia di chi continua a parlare di debito pubblico e salva le banche, tirando fuori quando serve…

Banche, il governo vara il fondo da 20 miliardi: salva Mps

Ehi bellezza, non è populismo o demagogia è la realtà, quando si tratta di banche si trovano subito 20 miliardi per aumentare il debito pubblico, ma si fa fatica a trovare qualche miliardo per il terremoto o dare lavoro ai giovani o migliorare il sistema pensionistico.

Su dai non fare così, loro sono specialisti nel gioco delle tre carte, suvvia non vorrai mica che ti parlino di sovranità monetaria…

L’apice si raggiunge quando l’allieva parla come il professore, ovvero se ben vi ricordate…

Mario Monti: “La Grecia è il grande successo dell’euro”

… sai le riforme, un’altro grande successo dell’euro…

Elsa Fornero: In Grecia si respira cambiamento positivo

Per chi quotidianamente si beve le camomille che i media italiani somministrano suggerisco di farsi un giretto qui…

IL PIU’ GRANDE SUCCESSO DELL’EURO 

…se non avete tempo e non basta qui…

Nella Grecia ostaggio della crisi, fra ospedali al collasso e miseria 

Roba vecchia? No un articolo della STAMPA uscito a febbraio di quest’anno, un Paese, dove le riforme hanno fatto meraviglie, a si certo nei luoghi di villeggiatura va tutto bene!

C’ un’altra curiosità che vorrei condividere…

Il 28 agosto a In Onda su La7 è andato in scena uno scambio di battute sul tema pensioni tra l’economista Emiliano Brancaccio e l’ex ministro del Lavoro del governo Monti, Elsa Fornero.

Sulle pensioni Brancaccio e Fornero hanno entrambi ragione

Brancaccio ha affermato (min. 11.30): “Noi abbiamo la più alta età di pensionamento al mondo, secondi solo a Grecia e Israele”.

Fornero ha risposto (min. 18.15): “Qual è l’età effettiva media di pensionamento oggi in Italia? Praticamente la più bassa in Europa. Meno di 63 anni”.

Hanno ragione entrambi. Brancaccio infatti parla dell’età a cui si può andare in pensione “normalmente” per legge, prendendo di mira gli innalzamenti di età che – sempre in base alla Legge Fornero, che ha legato l’età pensionabile all’aspettativa di vita – dovrebbero arrivare in futuro.

Fornero invece difende l’impianto teorico della sua riforma, facendo notare che l’età “effettiva” – cioè quella che risulta dalla media reale dell’età dei lavoratori che vanno in pensione – è ancora bassa rispetto al resto d’Europa.

Brancaccio ha ragione, in quanto in base alle statistiche dell’Ocse e della Ue (qui riassunte in un documento elaborato dal servizio previdenziale della Uil), risulta che l’Italia occupi la terza posizione dietro a Grecia e Israele.

Da noi infatti l’età pensionabile è di 66,7 anni per uomini e donne dipendenti nel settore pubblico, e per gli uomini dipendenti nel settore privato. Per le donne dipendenti nel settore privato invece si scende a 65,7 anni.

La Grecia occupa la prima posizione, con 67 anni, sia per gli uomini che per le donne. Israele ci sopravanza in quanto ad età pensionabile degli uomini (67), ma non delle donne (62).

La Germania (65,4 anni), la Francia (62), Il Regno Unito (65 per gli uomini e 62,4 per le donne), la Spagna (65,3), e tutti gli altri Paesi della Ue sono dietro all’Italia in questa classifica. Anche gli Usa (65) e altri Paesi extra Ue – ad esempio Canada (65) o Giappone (65) – sono dietro.

Ovviamente l’argomento pensioni è molto più complesso, quello che volevo condividere è che è ora di finirla di raccontare frottole, quando si vuole o quando serve, ad esempio per le mancette elettorali o per salvare qualche banca, i soldi si trovano sempre, questo Paese non fa nulla per i giovani e la Famiglia e al sottoscritto ribolle il sangue quando vede i nostri giovani lasciare il Paese e qualche furbetto raccontarvi che non c’è alternativa all’immigrazione.

Per il resto in America si prevedono meraviglie per il prossimo dato sull’occupazione sulla base del dato di ieri comunicato dalla ADP, dimenticando che spesso e volentieri è inattendibile e viene quasi sempre smentito dai dati ufficiali che verranno pubblicati venerdì.

L’accelerazione del PIL reale nel secondo trimestre è dovuto principalmente alla ripresa degli investimenti, alle scorte private e alla spesa del governo federale e ad un’accelerazione dei consumi, che ritengo farlocca, ma lascio la parola al tempo, una ripresa parzialmente compensata da una contrazione degli investimenti fissi residenziali e della spesa pubblica e statale e una decelerazione delle esportazioni e meno male che il dollaro è debole!

Ciò che conta in tutti questi dati è che non c’è alcuna traccia di inflazione ZERO ASSOLUTO! Guardandoal l’indicatore di inflazione preferito della Fed, il core PCE,  è rimasto dormiente,  aumentato dello 0,9% nel secondo trimestre, in linea con le aspettative, dopo una crescita dell’1,8% nel trimestre precedente, SOLO 0,9%!

Nel frattempo ieri Hillary Trump è andata nel Missouri a raccontare l’ennesima favola…

Trump pitches tax reform to ‘bring back Main Street’

“Siamo qui oggi per lanciare i nostri progetti per riportare Main Street al centro dell’attenzione, riducendo l’onere sulle nostre aziende e sui nostri lavoratori”, ha detto Trump a Springfield, Missouri.Il fondamento della nostra agenda di creazione di posti di lavoro è di riformare radicalmente il codice fiscale per la prima volta in più di 30 anni”.

In realtà al momento anche se c’è la promessa di una revisione fiscale, non hanno alcun piano e non sarà facile farlo passare visto quello che è successo con l’Obamacare.

I tempi come vi avevamo preannunciato nella nostra intervista ad inizio anno sono eterni, secondo il segretario del tesoro, Mnuchin, la speranza è di farla arrivare sulla scrivania del presidente Trump entro la fine dell’anno.

Nelle prossime settimane in agenda c’è il “debt ceiling” il limite del debito federale da alzare, per evitare un arresto dell’amministrazione governativa e le conseguenze dell’uragano Harvey che ha messo in ginocchio mezzo Texa e in parte la Louisiana.

Suggerisco di non abbassare la guardia, non è finita, non è affatto finita… Kim  minaccia guam, Trump chiude il dialogo

La Corea del Nord promette nuovi missili nel Pacifico dopo il lancio di ieri, che ha sorvolato i cieli del Giappone. Nel mirino torna la base militare statunitense di Guam, nell’Oceano Pacifico. Alle nuove minacce di Kim replica via twitter Donald Trump: “Il dialogo non è la risposta” scrive, “gli Usa hanno dialogato con la Corea del Nord e pagato loro denaro da estorsione per 25 anni”.

Ieri le macchinette, le slotmachine,  hanno finito il loro compito, si sono divertite per mesi, hanno raggiunto il loro obiettivo, ora incomincia il bello…

Saprà la Merkel gestire in modo razionale l’inevitabile Italexit?

Scritto da: Maurizio Blondet
Fonte: http://www.maurizioblondet.it/sapra-la-merkel-gestire-modo-razionale-linevitabile-italexit/

“All’Italia conviene tornare alla lira”. Lo sostiene il tedesco Marc Friedrich, consulente finanziario di fama, in una intervista  a Sputnik Deutschland. Non solo l’Italia, affondata da un tasso record di debito e disoccupazione, ma “tutti i paesi del Sud Europa  starebbero meglio con una moneta sovrana invece che con l’euro. Questi ‘ paesi, con i limiti imposti dalla Banca Centrale, non vedranno mai  quell’inizio di  crescita  che permetterebbe loro di rimettersi”.

Marc Friedrich è co-autore di un saggio « Der groesste Raubzug der Geschichte », che è stato un best seller nel 2012. “Già allora dimostravamo  che l’euro non funziona.   Adesso vedo che per la prima volta, in Italia il concetto di Italexit non è più tabù”.

Cita “Alberto Bagnai dell’università di Pescara” . Ha ragione Bagnai.  “In marzo, sostenendo che l’euro collasserà comunque qualunque sia il capitale politico investito in esso,  questo professore  di economia ha sottolineato la necessità di una  uscita “controllata” dalla moneta unica, padroneggiando l’inevitabile:

“La causa più probabile –ha scritto Bagnai – sarà  il collasso del sistema bancario italiano, che trascinerà  con sé il sistema tedesco.  E’ nell’interesse di  ogni potere politico, certo  dei dirigenti europei declinanti, e probabilmente anche degli USA, gestire questo evento invece di attenderlo  passivamente”.

Parole di buon senso. Di fronte alle quali non c’è, probabilmente, il vero e proprio terrore delle  oligarchie dominanti davanti a quel che hanno fatto col loro malgoverno monetario.   Che le paralizza.  Pochi sanno che nell’eurozona, i prestiti andati a  male in pancia alle banche assommano alla cifra stratosferica di 1.092 miliardi di euro. L’Italia è la prima del disastro, con 276 miliardi di  prestiti  inesigibili; ma  la seconda è la Francia di Macron con 148 miliardi. Seguono la Spagna con 141, e la Grecia con 115. La Germania  ne cova 68 miliardi, l’Olanda 45,  il Portogallo 41.

Prima della Germania, ci seguirebbe nel precipizio la Francia – trascinandosi evidentemente giù anche l’Egemone  di Berlino.

Il rischio è passato inosservato, spiega  l’economista francese Philippe Herlin, perché si comparano questi 148  miliardi di prestiti andati a male con i bilanci delle grandi banche francesi,  il triplo del Pil nazionale  ( che ammonta a 2.450 miliardi di dollari).  Errore, perché in caso di crisi  le  cifre iscritte a bilancio sono poco o nulla mobilizzabili; “quel che conta è la liquidità, il cash, i fondi propri”. I fondi propri delle banche francesi sono 259,7 miliardi; quasi il 60 per cento (il 57) sarebbero dunque divorati dai prestiti marciti;  Herlin prevede  dunque l’uso di bad bank  riempite con il denaro dei contribuenti.  “Per ora  non c’è urgenza, al contrario dell’Italia, ma in caso di aggravamento della crisi finanziaria  (aumento dei fallimenti, un  qualunque shock finanziario)il governo sarà forzato a intervenire”.

Non riusciamo ad immaginare i sudori freddi che provoca a Berlino la prospettiva di contribuire coi risparmi  dei virtuosi  tedeschi ad una bad bank  pan-europea  da  mille miliardi. Eppure, continua Friedrich,  “se l’Italia deve restare nella UE, allora  l’economia  più forte del blocco, la Germania, deve accollarsi il  fardello delle  sovvenzioni all’Italia e agli altri Stati membri del Sud”.  Ovviamente, anche lui ritiene che l’immane compra di titoli  di debito che sta facendo la BCE  al ritmo di 60 miliardi di  euro al mese, non fa che nascondere il problema e guadagnare tempo.  Per farlo, i vertici hanno  rotto tutte le regole,  a cominciare dalle loro.  Ma  collasserà, e possiamo solo sperare che i politici responsabilmente cercheranno allora di  minimizzare i guasti e di eliminare l’euro in modo controllato. In ogni caso ciò costerà caro”.

Si potrà  contare sulla Merkel  come la politica che responsabilmente smonterà la  moneta unica in modo controllato?  E’ assorbita non tanto dalle prossime elezioni, ma dalla  strategia che ha (espresso anche a nome nostro) dopo il disastroso G7 di Taormina, e lo scontro con Trump: “Noi europei dobbiamo veramente prendere in mano il nostro destino”.   Ma  come? Per quanto erratico  e imprevedibile, in mano a pulsioni emotive incontrollate e sotto  schiaffo del Deep State che vuole la sua eliminzione (e lo sta facendo), The Donald è chiaro e costante nella sua ostilità commerciale verso la Germania, che accusa  di slealtà e di manipolazione della moneta .

Angela alle prese con le nuove sanzioni USA…

Un mese fa, il Senato Usa ha varato schiacciante maggioranza un pacchetto di nuove e draconiane sanzioni contro la Russia,  “come punizione per le  interferenze nelle elezioni americane del 2016 e per le sue aggressioni militari in Ucraina e Siria”.  Non Mosca, ma Berlino e Vienna hanno protestato, queste nuove sanzioni “non concordate, rompono la linea unitaria dell’Occidente sull’Ucraina”,   ma in realtà perché queste nuove sanzioni sono un siluro alle  ditte europee (le  tedesche Wintershall e Uniper, l’austriaca Omv, la francese Engie e l’anglo-olandese Royal-Dutch Shell) che stanno costruendo con Gazprom il NordStream 2,  investendoci 4,7 miliardi; e ciò nel quadro di una grande strategia, per cui Washington vorrebbe sostituire Mosca come fornitore energetico all’Europa gabellandoci  il suo gas di petrolio liquefatto e i prodotti della sua fatturazione idraulica: la Polonia l’ha già fatto, per  l’americanismo da neofita unito all’anti-russismo tradizionale.

Sembrava che Trump non avesse intenzione di ratificare queste nuove sanzioni; ma poi   – messo all’angolo, come un vecchio pugile, dai pugni che il Deep State gli martella allo stomaco accusandolo di essere  un agente di Mosca – “ha cambiato idea” e  le ha fatte proprie.    “Siamo  nel mezzo di una guerra economica”,  conclude Folker Hellmeyer, analista capo della Bremer Bank, “sono sanzioni contro  la Russia, ma anche contro la UE e la Germania; agiscono contro la cooperazione  eurasiatica”.  Wolfgang Büchele,  presidente della Commisisone per l’economia tedesca dell’Est, è chiarissimo: “Queste  sanzioni sono tali da ostacolare una politica energetica europea insieme indipendente e sostenibile”.

Oltretutto Trump, o chi per lui (infatti si dice che Rex Tillerson, segretario di stato, stia per dimettersi), ha spedito a Kiev come ambasciatore Usa Kurt Volker, ex diplomatico presso la NATO; uomo di McCain. Che appena arrivato è andato a   parlare alle milizie nazistoidi promettendo armamento pesante americano per vincere la guerra del Donbass. “Questo non è un conflitto congelato, è una guerra calda ed è una crisi immediata di cui dobbiamo occuparci subito”.

Aver fatto del Donbass un “conflitto congelato” è uno dei pochi successi esteri di Angela Merkel. Il discorso di Volker è dunque contro la Cancelliera e  promette una riapertura bellica della piaga ucraina in funzione antitedesca.

“…esorta la UE a imporre sanzioni  più dure alla Russia”

Orbene, cosa fa la Merkel? Secondo Reuters,”Esorta l’Unione Europea a  varare più  dure sanzioni contro la Russia”,  punitive, per via di certe grandi turbine Siemens  per la produzione di elettricità che  sono comparse in Crimea, dove non dovevano essere, perché sulla Crimea ci sono le  sanzioni; e la Siemens (che con la Russia fa 1,2 miliardi di affari l’anno) dice di essere stata ingannata dai russi,  che l’avevano assicurata che le macchine sarebbero andate in un’altra regione, non  sanzionata.

Ciascuno può constatare la demente inspiegabilità di tutto ciò. “Forse”,  ipotizza Deutsche  Wirtschaft Nachrichten, “il governo federale vuol segnalare agli americani che  sta guidando la UE alla linea dura contro la Russia. E’ dubbio che ciò porti al ritiro delle [nuove] sanzioni americane”

ttps://deutsche-wirtschafts-nachrichten.de/2017/07/25/deutschland-draengt-eu-auf-schaerfere-sanktionen-gegen-russland/

Sembra che il desiderio bottegaio di tenere il piede in tante scarpe,   non giovi alla lucidità e alla statura politica della Cancelliera in questo cruciale passo storico, dove  la Mutti  dovrebbe guidarci tutti quanti verso l’autonomia dagli Usa.  Anche perché adesso si è scoperto  che le grandi case tedesche che vendono milioni di auto negli Usa,  Audi, Bmw, Daimler, Porsche e Volkswagen,   invece di farsi concorrenza, da quasi 30 anni,  dal 1990 hanno costituito un cartello segreto per concordare i prezzi, dividersi i costi di ricerca e sviluppo (ogni società si è concentrata su   aspetti diversi  senza   doppioni), promuovere la tecnologia Diesel. Dopo il Dieselgate, la Volkswagen che falsificava i dati delle missioni inquinanti, e che  è costato alla Casa 4,3 miliardi di multe americane,   qui ci dobbiamo attendere lo scatenamento  della  virtuosa ira statunitense per questo trucco ignobile  che falsa la sacra concorrenza: i miliardi  di multe  possono essere 50, e il mercato americano può diventare   molto  chiuso  per Das Auto. 

Le sanzioni “producono una valanga  di  protezionismo, che seppellisce il libero scambio”,   piagnucola Büchele.

Già, ecco  il punto.  Siamo entrati in un’era nuova, la fine del libero scambio di cui l’export  tedesco ha tanto prosperato, anche  con i metodi truffaldini che cominciamo a scoprire; e la  Merkel   cerca disperatamente di prolungarla  ancora un po’  (fino alle elezioni…?) tenendosi buona la nuova America e  inimicandosi Mosca ancor  di più –  perché non ha un piano B, soprattutto è priva delle  doti di statista che servono per far cambiare rotta al gigante economico e nano politico tedesco  in piena tempesta.

Una persona  così, investita da tali rivolgimenti epocali,  e con una Germania prossimamente in recessione per via del “protezionismo” americano,   saprà gestire in modo controllato e razionale  la smobilitazione dell’euro?  Probabilmente   sta pensando  ad una soluzione  minima: quando verrà il collasso, salverà  la Francia  e  le sue banche, sia perché costa meno, sia perché ne ha  bisogno come vassallo e satellite, e sbatterà  nella tormenta  l’Italia.

Gentiloni: schiaffi da Macron, schiaffi dalle ONG

E qui veniamo alla qualità del  “nostro” (loro) governo.   Come uno zombi coatto, Gentiloni  continua ad appellarsi a una “Unione Europea” , a una solidarietà europea, che palesemente non esiste più. E’ stato sorpreso ed offeso da Macron che ha riuniuto i due contendenti libici ad un tavolo a  Parigi, “tagliandoci fuori”? Ma  persino Di  Maio  aveva proposto a Gentiloni ed Alfano di farlo, mesi fa,   ma Gentiloni no: lui ancora non ha preso atto che a vincere in Usa non è stata la sua Hillary,   è rimasto senza ordini, quindi lui non parla con  Haftar (che ha con sé Mosca e il Cairo, e adesso anche Parigi) ma con Sarraj, “riconosciuto dalla comunità internazionale”. Una  comunità internazionale perlomeno fantomatica, ormai.  Impagabile, il Mattarella dal Quirinale ha  rigettato con orgoglio i suggerimenti di Orban e  implorato la “europeizzazione dell’accoglienza e dei rimpatri e la predisposizione dei canali di  immigrazione”,   perché “Solo un’Europa coesa potrà concorrere con efficacia a far valere i propri valori e a determinare gli equilibri mondiali”.

 

L’AGENDA ROSSA DI BORSELLINO / E’ STATA GESTITA DAL PM ANNA MARIA PALMA ? ECCO UNA PISTA

Scritto da: Andrea Cinquegrani
Fonte: http://www.lavocedellevoci.it/2017/07/22/lagenda-rossa-di-borsellino-e-stata-gestita-dal-pm-anna-maria-palma-ecco-una-pista/

Un magistrato della procura di Caltanissetta è entrato in possesso dell’agenda rossa di Paolo Borsellino. Si tratta di Anna Maria Palma, il pm che ha costruito, con altri due colleghi, il pentito Vincenzo Scarantino, con la collaborazione del super ispettore di polizia Arnaldo La Barbera.

E’ la clamorosa rivelazione fatta, nel corso della presentazione del libro “I Boss di Stato”, avvenuta a Napoli, dalla sua autrice, la giornalista Roberta Ruscica.

Anna Maria Palma. In apertura Paolo Borsellino e sullo sfondo la strage di via D'Amelio

Anna Maria Palma. In apertura Paolo Borsellino e sullo sfondo la strage di via D’Amelio

Tutto ciò mentre ancora bruciano come il fuoco le parole pronunciate dalle figlie di Paolo, LuciaFiammetta Borsellino, la prima davanti al Csm, la seconda innanzi alla Commissione parlamentare Antimafia. Un omicidio di Stato, poi depistaggi di Stato e ancora oggi una nebbia che sa tanto di collusioni istituzionali e volontà di affossare tutto, per l’ennesima volta. Ma per fortuna che la famiglia Borsellino ha deciso di vendere cara la pelle, in memoria del quotidiano eroismo paterno e di un senso civico che non può morire.

QUELLA PALMA DEI MISTERI 

Ma partiamo dalla notizia bomba.

27 giugno, ore 18, libreria Mondadori Mook di piazza Vanvitelli a Napoli. Roberta Ruscica, scrittrice e giornalista d’inchiesta, già collaboratrice per il Corriere della Sera e Sette, presenta il suo libro edito da Sperling & Kupfer, “I Boss di Stato – I protagonisti, gli intrecci e gli interessi dietro la trattativa Stato-Mafia”.

A moderare il dibattito Sandro Ruotolo, protagonisti della discussione i magistrati Antonio Esposito, già presidente della prima sezione penale della Corte di Cassazione e Simona Di Monte della Procura generale di Napoli. Un volume denso di storie, con diversi particolari inediti, soprattutto sul fronte delle complicità istituzionali nella famigerata trattativa che però, nel processo attualmente in corso, rischia di esplodere come un tric trac.

Roberta Ruscica. In basso il suo libro

Roberta Ruscica. In basso il suo libro

Ma nel dibattito, e soprattutto nell’intervento di Ruscica, fanno capolino non poche notizie da novanta. Una su tutte. Ecco cosa ricostruisce la giornalista: “Ho lavorato per diversi anni a Caltanissetta e a Palermo. E ho seguito molto da vicino l’inchiesta sulla strage di via D’Amelio e visto nascere il pentito Scarantino. Devo dire in tutta sincerità che, col senno di poi, mi sono sbagliata anch’io. Ero convinta di quanto mi diceva Anna Maria Palma, ero profondamente convinta di quella pista, ero convinta di quell’esito giudiziario”.

E poi: “Sono diventata se così si può dire amica di Anna Palma, ho frequentato alcune volte la sua casa, la stimavo per il suo lavoro. Eravamo arrivate a un punto tale di confidenza che un giorno mi disse che era entrata in possesso dell’agenda di Borsellino. Un fatto al quale non potevo credere, ma lei me lo disse con estrema naturalezza”.

Boom.

DI TUTTI I COLORI 

Attenzione però ai colori. Perchè di agende Borsellino ne aveva addirittura tre. Una marrone, una grigia e una rossa.

Nella prima, cosiddetta ‘itinerante’, annotava tutti i numeri di telefono e gli indirizzi; nella seconda, la grigia, era solito segnare tutte le questioni di carattere legale, le udienze, i processi, le scadenze. La terza, quella rossa, entra invece in campo solo pochi mesi prima della morte, e viene riempita di dati e notazioni, in modo quasi ossessivo, soprattutto dopo la strage di via Capaci.

libro ruscicaCosì la descrive il figlio, ispettore di polizia a Cefalù, Manfredi Borsellino: “Scriveva costantemente. Un’agenda a mio modo di vedere dedicata al suo lavoro, per inserire atti processuali, spunti investigativi, tutto quello che riguardava le indagini. Non era un diario, ma qualcosa di più. Era anche un modo per proteggerci senza renderci depositari di segreti scomodi. Chiunque ha avuto in mano quell’agenda sicuramente non ha avuto bisogno di giorni per intuirne il contenuto e, visto l’uso esclusivo, ritengo che in uno scenario di guerra come quello di via D’Amelio, siano bastati tempi rapidissimi per capire la portata del contenuto, anche aprendo una sola pagina. Se l’avessimo avuta probabilmente non sarebbe accaduto nulla di quello che è avvenuto poi, anche con innocenti che hanno pagato per qualcosa che non avevano fatto”. Il riferimento è ai condannati che hanno scontato anni di galera da innocenti sulla scorta delle verbalizzazioni del pentito taroccato Scarantino.

Riprendiamo il filo del ragionamento in base ai ‘colori’. I figli di Borsellino hanno ritrovato l’agenda grigia, quella dove il magistrato annotava telefoni, indirizzi, appuntamenti. Lucia e Manfredi, in particolare, l’hanno consegnata ad Anna Maria Palma. A questo proposito ha detto Lucia: “Visto quanto accaduto nella storia di questo Paese, chiesi espressamente che ne facessero delle fotocopie e che acquisissero quelle, ma che l’originale ci fosse restituito”.

Passiamo per un momento all’agenda marrone. Osserva Manfredi: “quanto ci fu riconsegnata la borsa di mio padre c’erano alcune parti annerite e al suo interno c’erano diversi oggetti tra cui l’agenda marrone. Presentava alcune parti annerite, un po’ sporche, ma le condizioni erano quasi perfette. Per questo credo che l’altra agenda, quella rossa, che era sicuramente dentro la borsa, si sarebbe dovuta preservare”.

DA AYALA AD ARCANGIOLI FINO A LA BARBERA

Arnaldo La Barbera

Arnaldo La Barbera

Ma che percorso avrà mai fatto? Da quali mani a quali mani è mai passata?

Sicuramente in quei tragici momenti del dopo attentato è transitata per almeno quattro mani. Il primo a vedere la borsa, a quanto pare, è stato il magistrato e collega Giuseppe Ayala (poi deputato dei Ds), il quale poi l’avrebbe consegnata, con l’agenda rossa all’interno, al colonnello dei carabinieri Giovanni Arcangioli. Che per questa storia è stato indagato e processato per il reato di furto con l’aggravante di aver favorito l’associazione mafiosa, ma poi prosciolto per ‘non aver commesso il fatto’. C’è stato anche un faccia a faccia tra i due, Ayala e Aracangioli, che però non ha chiarito il giallo.

Sembra che la borsa, evidentemente ripulita, sia stata poi ricollocata nell’auto.

Non meno controversa la riconsegna della borsa alla famiglia. Ecco le parole di Manfredi: “nessuno ci chiese perchè attribuivamo tanta importanza all’agenda rossa. Quando l’allora capo della Mobile Arnaldo La Barbera ci ridiede la borsa e vedemmo che l’agenda non c’era e chiedemmo conto della cosa, si irritò molto. Sembrava che gli interessasse solo sbrigarsi e che gli stessimo facendo perdere tempo. Praticamente disse a mia sorella Lucia che l’agenda non era mai esistita e che farneticava. Usò dei modi a dir poco discutibili e anche quell’atto era irrituale. Non ricordo di aver firmato alcun verbale di restituzione né lo ritrovammo, poi, firmato da me o da altri della famiglia. La Barbera ci disse solo di prendere per buono quello che ci stavano dando perchè era tutto quello che c’era dentro la borsa”.

Rincara Lucia: “Io mi lamentai della scomparsa dell’agenda e chiesi che fine avesse fatto. La Barbera escluse che ci fosse stata e mi disse che deliravo. Quando gli manifestai il mio fastidio mi disse che avevo bisogno di aiuto psicologico. Io me ne andai anche sbattendo la porta”.

Non è arrivato il momento di stabilire in quali mani sia poi finita l’agenda rossa? E chi l’abbia gestita? Uno o più d’uno? Perchè – oggi – la magistratura non batte un colpo, soprattutto dopo le durissime accuse di Lucia e Fiammetta Borsellino?

IL J’ACCUSE DI FIAMMETTA BORSELLINO

E’ il caso di rileggerle, alcune tra quelle parole di fuoco che reclamano solo giustizia, dopo 25 anni di colossali menzogne e depistaggi di Stato. Così parla Fiammetta, nell’intervista al Corriere della Sera:

“Questo abbiamo avuto: un balordo della Guadagna (Scarantino, ndr) come pentito fasullo e una Procura massonica guidata all’epoca da Gianni Tinebra che è morto, ma dove c’erano Annamaria Palma, Carmelo Petralia, Nino Di Matteo, altri…”.

A proposito di Di Matteo: “So che dal 1994 c’è stato pure lui, insieme a quell’efficientissimo team di magistrati. Io non so se era alle prime armi. E comunque mio padre non si meritava giudici alle prime armi”.

Il rimprovero più forte: “ai magistrati in servizio al momento della strage di via Capaci di non aver mai sentito mio padre nonostante avesse detto di voler parlare con loro. Dopo via D’Amelio, riconsegnata dal questore La Barbera la borsa di mio padre pur senza l’agenda rossa, non hanno nemmeno disposto l’esame del Dna. Non furono adottate le più elementari procedure sulla scena del crimine. Su via D’Amelio passò la mandria dei bufali”.

Manfredi BorsellinoIn sintesi, per Fiammetta “sono stati venticinque anni di schifezze e menzogne”. “All’Antimafia consegnerò inconfutabili atti processuali da cui si evincono le manovre per occultare la verità sulla trama di via D’Amelio”.

Riusciamo a sperare che da Rosy Bindi & C. possa arrivare uno spiraglio, finalmente, di luce? Staremo a vedere.

Nei link in basso potete leggere una serie di articoli scritti dalla Voce, e in particolare da Sandro Provvisionato, relativi soprattutto alla creazione e gestione del pentito taroccato Scarantino. Costato – come denuncia Fiammetta – carcere a innocenti, anni persi in indagini fasulle e giustizia a farsi benedire. O maledire.

Coscienza: come la mente altera la realtà

Fonte: http://www.naturalhealth365.com/consciousness-reality-2257.html
Traduzione Cristina Bassi per: www.thelivingspirits.net

“Il nostro mondo non è come appare. Piuttosto che un ambiente concreto ed oggettivo, è una “realtà virtuale” e una simulazione, piu’ simile ad un video game”.

(Natural News) Per il ricercatore della coscienza, Tom Campbell, il nostro mondo non è come appare. Piuttosto che un ambiente concreto ed oggettivo, Campbell sostiene che il mondo sia in verità una “realtà virtuale” e una simulazione, molto piu’ simile ad un video game.

Sentiamo spesso dire che le cose “non sono come appaiono”, giusto? Bene per molti fisici la risposta si è giusto fatta piu’ chiara.

Tutta la realtà si basa sulla coscienza

Campbell si batte per parlare delle molte domande senza risposta, attualmente presenti nella scienza e per esplorare il nostro scopo e collegamento ad una realtà piu’ grande, che chiamiamo “Il grande quadro”

Secondo Campbell, l’universo fisico è generato da una simulazione basata sulla probabilità, ovvero non basata sulla materia. Di fatto Campbell sostiene che ci sono multiple cornici di Realtà Virtuale, in cui noi esistiamo simultaneamente

E questo concetto, che Campbell chiama il cambio del paradigma, sta venendo accettato nell’area della fisica digitale e della fisica quantistica. Anche se il tutto risuona come un eco di antiche credenze articolate dai mistici, dai saggi e dagli shamani, Campbell dice che la sua teoria puo’ essere scientificamente verificata con degli esperimenti.

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Il nuovo paradigma di Campbell contempla esperienze paranormali, inclusa la precognizione, l’esperienza fuori dal corpo, i viaggi nel tempo e le esperienze pre-morte, che possono essere percepite come normali.

Dato che la nostra coscienza è già fuori dal corpo, non abbiamo bisogno di uscire dal corpo , ma di entrare nella nostra coscienza, fa notare Campbell.

Cooperazione, passione e amore sono necessari per la evoluzione

Gli esperimenti di meccanica quantistica suggeriscono che viviamo in una realtà computerizzata e la nostra coscienza è il computer. “Ad un certo punto” dice Campbell, “la coscienza diventa auto-consapevole.”

Ma, se la nostra comprensione resta frammentata causa le nostre credenze limitanti, anche la nostra realtà lo sarà.

Le persone vogliono che il mondo si basi sui fatti e che il materialismo sia la “giusta” teoria dell’esistenza, fa presente Campbell.

Ma – dice- questa visione può essere temporanea, ed il materialismo è una fase che la gente sta attraversando attualmente.

In realtà (senza fare giochi di parole) tutta la questione della nostra esistenza, dice Campbell, è amore. Il suo credo è che la realtà sia un sistema di allenamento, o un “allenatore”, e lo scopo del tutto è aiutarci a diventare grandi e trasformarci in amore.

“Siamo qui per diventare amore”

Chi è Thomas Campbell: un fisico, ricercatore della coscienza, autore e conferenziere internazionale, che ricerca sugli stati alterati di coscienza dal 1970, anno in cui creò esperimenti al Monroe Laboratories (di Bob Monroe) . E’ autore di :“My Big TOE,” una trilogia pensata per rivelare la sua teoria del tutto e per fare da ponte tra la metafisica e la fisica, con comprensione scientifica