Fukushima, una storia di veleni e corruzione

Scritto da: Gabriele Battaglia
Fonte: http://it.peacereporter.net/

Una dinastia di politici e i sussidi al pluthermal: così sulla centrale cala il silenzio

Quando, nel 2006, l’ex governatore Eisaku Sato esce di scena per uno scandalo di mazzette e concessioni, nella prefettura di Fukushima si indicono nuove elezioni.
Il13 novembre, con il 51 per cento dei consensi, vince Yuhei Sato, che corre da indipendente con l’appoggio del Partito democratico e di quello socialdemocratico. Il nuovo Sato non ha alcun rapporto di parentela con quello precedente, ma è nipote (figlio di una sorella) ed ex segretario di Kozo Watanabe, una vecchia volpe della politica giapponese, già liberaldemocratico, passato ai democratici.

Kozo Watanabe è soprattutto l’uomo che negli anni Settanta, quando militava ancora nel Partito liberaldemocratico, ottenne la costruzione della centrale nucleare nella propria circoscrizione elettorale, Fukushima appunto.
E se lo zio porta a casa l’atomo, il nipote ci porta il mixed oxide fuel (Mox), la miscela di plutonio e uranio, estremamente velenosa, che alimenta il reattore 3 e su cui sia il governo giapponese sia la Tepco continuano a tacere.

Il motivo dei silenzi è forse da rintracciare nell’imbarazzo che questa storia potrebbe suscitare sia alla compagnia energetica sia ai due politici imparentati e, di conseguenza, al Partito democratico al governo.
Il Mox arriva a Fukushima I a settembre 1999, nella forma di 32 “elementi” (le strutture che contengono le barre di combustibile), che però vengono bloccati e immagazzinati perché nel frattempo è scoppiato lo scandalo dei documenti di sicurezza falsificati dalla British Nuclear Fuels plc (Bnfl) e il governatore di allora, Eisaku Sato, comincia la sua campagna anti-Mox. Il programma pluthermal è ufficialmente abbandonato ad agosto 2002, quando si scopre che fin dal 1977 la Tepco ha sistematicamente occultato i problemi di sicurezza delle proprie centrali. Non solo: l’intera centrale di Fukushima I viene chiusa fino al 2005.

Con il nuovo Sato, la Tepco torna all’attacco e il 20 gennaio 2010 ripresenta la domanda per il programma pluthermal a Fukushima I. Sato concede il permesso e all’assemblea locale spiega (16 febbraio) che il suo consenso è stato accordato condizionalmente previe garanzie di “sicurezza sismica, contromisure all’invecchiamento e integrità del combustibile Mox“.
A quel punto, la Tepco fa un’ispezione del combustibile stoccato: la prima dopo più di dieci anni. Il Citizens’ Nuclear Information Center (Cnic) denuncia che sia stato un controllo “solo visivo“.

La miscela di plutonio e uranio diventa quindi a tutti gli effetti parte (il sei per cento) del combustibile che alimenta il reattore 3 della centrale e il progetto pluthermal intercetta un finanziamento statale di 60 miliardi di yen (circa 525 milioni di euro al cambio di oggi). Sono i cosiddetti sussidi di “installazione del sito”, che ogni anno finiscono nelle casse delle prefetture che hanno accettato il nucleare sul proprio territorio, per un totale di circa 150 miliardi di yen su scala nazionale. Sono finanziati dalla collettività attraverso una speciale tassa applicata alla bolletta energetica e pagano le infrastrutture e le spese di manutenzione degli impianti. Ma non solo: con quel fiume di soldi si costruiscono anche scuole, uffici pubblici, biblioteche e così via. Tutto ciò che migliora la qualità della vita in una determinata area e, soprattutto, garantisce un ritorno politico.
E infatti, il 31 ottobre 2010, Yuhei Sato viene rieletto governatore a grande maggioranza.

Appurato lo scambio politico, resta da verificare se dietro alla vicenda del Mox a Fukushima ci siano anche interessi economici diretti degli uomini chiamati a decidere. Per il momento, la scarsa trasparenza dei politici e della Tepco lo fa sospettare a molti giapponesi.
In realtà, come osserva lo scrittore antinuclearista Hirose Takashi, bisogna chiedersi perché nessuno stia parlando, per Fukushima, della soluzione più drastica ma sicura: la chiusura della centrale e il suo seppellimento sotto un sarcofago di cemento armato come quello utilizzato a Chernobyl. Secondo Takashi ci sono due risposte. La prima è la perdita finanziaria netta che la chiusura degli impianti provocherebbe alla Tepco e ai politici locali. La seconda è più sottile: riconoscere che la centrale va chiusa significa ammettere l’ipotesi peggiore e cioè che tutti i dieci reattori delle due centrali di Fukushima (I e II) andrebbero seppelliti sotto una colata di cemento.
Un’ammissione con inevitabili ricadute su tutta la politica energetica nazionale.

 

 

Nello Yucatan alcuni italiani vivono blindati in attesa dell’apocalisse

Scritto da: Federica Vitale
Fonte: http://www.nextme.it

Vivono blindati in una cittadella costruita con le loro stesse mani. E, forse, con le proprie suggestioni. Si tratta di un gruppo di italiani, in tutto 38 famiglie, che hanno scelto di vivere aspettando l’apocalisse preannunciata dai Maya.

Il complesso nel quale vivono queste 38 famiglie somiglia ad una fortezza, chiamata ‘Las de los Aguilas‘, il rifugio delle aquile. Il gruppo di italiani, dopo aver preso la cittadinanza messicana, ha aderito all’associazione ‘Quinta Essencia’. E, sull’onda del trasporto e della suggestione, in poco tempo si è deciso di allestire la propria roccaforte a Xul, nello Yucatàn. Questa bizzarra confederazione ha provvisto la cittadella di villette dotate di porte e finestre blindate e a prova di esplosivo, rifugi sotterranei ed un reticolato di tunnel collegati tra loro.

Sono poche le notizie che trapelano a riguardo. La colonia dell’apocalisse, come la definisce la stampa locale, si estende per circa 800 ettari ed è interamente gestita dagli italiani naturalizzati. Nel costruire la fortezza su progetto Maya, queste famiglie hanno chiesto l’aiuto degli abitanti del luogo. I soli ammessi all’ingresso nella fortezza erano gli operai impegnati nella costruzione che hanno lavorato 12 ore al giorno e divisi su turni. Il cancello di ingresso è presidiato da vigilantes dotati di strumenti radiofonici per comunicare con il resto degli abitanti.

Le sole immagini della roccaforte sono quelle aeree. Stradine e laghetti artificiali impreziosiscono il villaggio. Il paradiso artificiale, però, è reso stridente ed impenetrabile dai numerosi cartelli di divieto d’accesso e di proprietà privata. Infine, un ennesimo segnale vieta la caccia.

Da quanto asserisce il sindaco del villaggio, si tratta “di filosofi, gente preparata”. Di comune accordo e spontaneamente hanno reso propria la leggenda secondo la quale, un giorno, una donna ebbe un sogno ed un ‘essere di luce’ le predisse che la sopravvivenza della specie sarebbe stata preservata edificando un villaggio proprio a Xul, antico insediamento Maya.

 

Gran Bretagna, il libro proibito

Fonte: http://it.peacereporter.net/

Il ministero della Difesa compra decine di migliaia di copie di un romanzo sull’Afghanistan che svela le brutalità dei soldati britannici

Un libro eretico, che va fatto sparire prima che possa provocare ‘pericolose’ conseguenze. ‘Dead men risen‘, narrazione delle gesta delle Guardie Gallesi in combattimento, sottotitolato ‘La vera storia della guerra britannica in Afghanistan‘, è il volume messo all’Indice dal ministero della Difesa di Sua Maestà. E’ stato il generale Peter Wall, capo di Stato maggiore dell’Esercito, a sollevare il problema: acquistate tutte le stampe della prima edizione o ci saranno rischi per la sicurezza nazionale, un enorme imbarazzo politico, conseguenze per le elezioni in Estonia e il possibile ritiro delle truppe baltiche del Paese mediorientale.
Sono senza dubbio esagerazioni, ma hanno spinto il ministero della Difesa ad acquistare coi soldi dei contribuenti britannici migliaia di copie, spendendo circa 120mila euro per evitarne la pubblicazione nella versione originale. Un negoziato durato quattro mesi tra l’autore, Toby Harnden, il settore stampa e comunicazione dell’esercito e la casa editrice (la Quercus), durante il quale i militari volevano l’eliminazione di intere pagine del libro, ha portato invece alla cancellazione di cinquanta parole, ma la versione definitiva ‘edulcorata’ contiene comunque capitoli assai scomodi, che mettono sotto cattiva luce l’operato dei soldati del reggimento gallese.

Secondo quanto riporta il quotidiano Guardian, che ne ha ottenuta una copia, in Dead Men Risen vi sono resoconti dettagliati di episodi relativi all’uccisione di civili da parte dei militari britannici. Vi si descrive un agricoltore ucciso da un missile terra-aria, sei bambini da una bomba di 200 chili, altri cinque da un razzo lanciato da un Mirage francese chiamato in copertura dalle truppe britanniche. Ma uno degli eventi più brutali è rappresentato dalla cattura di sei talebani, addetti a piazzare ordigni esplosivi, da parte dell’esercito afghano. Gli inglesi erano impegnati nell’addestramento degli afghani, e un ufficiale delle guardie gallesi chiese a un sergente di vedere i prigioneri affinché potessero essere effettuate ricerce sui loro corpi, in cerca di esplosivo residuo, eventualmente incriminati e processati. Gli venne risposto che i prigionieri non c’erano più: tre di loro erano stati strangolati. Agli altri tre era stato sparato nella rotula, ed erano stati costretti a strisciare fino al loro villaggio perchè potessero raccontare cosa sarebbe successo a chi piazzava bombe contro i militari.

Il riferimento ai militari estoni riguarda invece l’incompetenza e la disorganizzazione che hanno contraddistinto le missioni internazionali. Appena arrivati a Camp Pimon, base britanica nella provincia di Helmand, i militari baltici volevano subito entrare in azione a Zorabad. Il capitano inglese Alex Bourne ammonì il caporale estone Toomas Mikk che sarebbe stata una missione suicida. Gli estoni partirono comunque il giorno dopo. Mikk fu crivellato di colpi pur riuscendo a sopravvivere, mentre i suoi uomini terrorizzati da ciò che si trovarono a fronteggiare. Una volta rimessosi, il caporale estone dichiarò che i talebani erano ‘abili, impavidi e per nulla preoccupati dei massicci rinforzi giunti nell’area’. Dichiarazioni che certamente qualche generale avrebbe volentieri evitato di leggere.

Mummia “umida” cinese scoperta durante lavori stradali

Fonte: http://www.ditadifulmine.com/

Una mummia risalente alla dinastia Ming (1368 – 1644) è stata di recente rimossa dalla sua sepoltura, che ha consentito la preservazione del corpo per circa 600 anni. Grazie ad un mix di condizioni ideali, è possibile vedere capelli, sopracciglia e lineamenti sul viso della mummia.

Il corpo, alto circa 1,5 metri, è stato seppellito in una bara di legno assieme a oggetti prezioni, come un anello di giada, una forcina d’argento e più di 20 capi d’abbigliamento della dinastia Ming. La sepoltura è stata scoperta per caso durante lavori stradali nei pressi della città di Taizhou.

La mummia viene definita “mummia umida”, per via del fatto che l’ambiente che ne ha favorito la conservazione è umido, se non addirittura subacqueo. Il corpo infatti è stato protetto dalla decomposizione da acqua insolitamente priva povera di ossigeno, ma di origine del tutto naturale. Non si tratta, insomma, di una precisa tecnica di mummificazione.

“Le mummie umide sopravvivono così bene per via delle condizioni anaerobiche delle loro sepolture” dice Victor Mair, archeologo che ha partecipato allo scavo. “Non so di alcuna prova sul fatto che i cinesi praticassero intenzionalmente la mummificazione dei loro morti”.

L’assenza di insegne, come draghi o fenici, suggerirebbe che la mummia non faccia parte della famiglia reale. “Il suo copricapo è qualcosa di ordinario” afferma Timothy Brook, storico dell’ Università della British Columbia. “Non c’è nulla che la separi dalla massa…era probabilmente una persona benestante”.

Il disseppellimento è avvenuto il primo di marzo. Due giorni dopo è stato rimosso il cappello della mummia, che ha mostrato capelli raccolti tramite una forcina d’argento.

Non si sa ancora l’età del corpo al momento della morte, ma i lineamenti suggerirebbero che si sia trattato di una giovane donna. “E’ di sicuro adulta, ma non è anziana” dice Brook.
Sul petto della donna è stata trovata una moneta da esorcismo. “Sarei portato a pensare che la moneta sia stata messa sul corpo in una sorta di incantesimo contro le influenze negative” afferma Brook.

Il fenomeno PSICOSETTE

Scritto da: Seyan   
Fonte:  http://www.isoladiavalon.e   Il Vocabolario della Lingua Italiano De Mauro definisce la setta come “gruppo politico o ideologico intollerante e rigidamente chiuso in se stesso”.Il Fenomeno delle Sette ha un prodromo devastante ed inconcepibile: 913 fedeli tra cui centinaia di donne e bambini portati al suicidio o massacrati dal fondatore del Tempio dei Popoli, il Reverendo James Warren Jones, a Jonestown, in Guyana, il 18 novembre 1978.Jones credeva nel “socialismo apostolico” ed impose ai fedeli il concetto che “la religione è un oppio dei popoli”.

Il Reverendo Jones iniziò la sua attività di predicatore negli anni ’50. Raccolse fino a 2200 fanatici seguaci nel suo Tempio dei Popoli già nei primi anni Settanta: Jones e il Tempio conquistarono la reputazione di organizzazione benefica a causa dei continui interventi nel campo dell’assistenza ai bisognosi, drogati e prostitute, considerazione che permise alla setta, grazie ai contributi statali e privati, di acquistare svariate proprietà anche di considerevole valore commerciale e di avere numerosi contatti con i membri dell’Amministrazione Carter, compresa Rosalynn Carter.

Ma nel 1977 iniziarono a filtrare le prime indiscrezioni giornalistiche sui comportamenti criminali, l’induzione in schiavitù, le torture psichiche e fisiche commesse da Jones e dai capi della setta ai danni degli affiliati. 

In quello stesso anno il Tempio affittò dei terreni in Guyana, ove venne costruita una città, battezzata Jonestown, in cui vennero “convinti” a risiedere 900 membri del gruppo. il 17 novembre 1978, il congressista Leo Ryan, inviato per investigare sulle presunte torture inflitte ai seguaci da Jim Jones e dai suoi collaboratori, si avvide delle mostruosità perpetrate in quell’infernale cittadina. Seguito da un gran numero di fedeli ansiosi di fuggire dal “paradiso in terra, palme, datteri e miele”, cercò di raggiungere l’aeroporto. Ma la sicurezza del Tempio li bloccò ed uccise Ryan e tre giornalisti del seguito a colpi di arma da fuoco. 

Il giorno seguente, Jones, ormai preda della follia assoluta e imbottito di droga, impose a tutti di bere bevande a cui era stato aggiunto cianuro di potassio “per difendersi dall’imminente invasione delle forze del Male”. Chi rifiutava veniva falciato a colpi di mitra dallo stesso Jones, il cui suicidio terminò l’opera demoniaca. I soccorritori, giunti successivamente, non poterono far altro che radunare i corpi: 913 vittime di cui 270 bambini.

Oltre 100 persone, tra cui lo stesso figlio di Jones, scamparono alla morte.

Il Comitato d’inchiesta che venne successivamente istituito stabilì che il Reverendo Jones era un folle paranoico. Ma ciò non spiega il suicidio di massa e nemmeno il prestigio, anche politico, di cui, per tanti anni, Jones godette.

Neanche spiega il motivo per cui le 900 salme raccolte venissero trattate come carne marcia, raccolte in sacchi di plastica e congelate. Solo per sette di esse venne disposta l’autopsia. Otre 500 pagine del rapporto furono secretate e ciò ha  indotto alcuni ricercatori a diffidare della versione ufficiale.

Alcuni di essi hanno adombrato l’ipotesi che Jones fosse un agente della CIA e che sulle vittime del Tempio venissero sperimentate le tecniche di controllo della mente del Progetto MKULTRA.

Questa vicenda, al di là della fondatezza o meno di tali illazioni, rappresenta una sorta di spartiacque: da quel momento in poi i gruppi settari e fanatici iniziarono ad essere visti con inquietudine e sospetto.

Il Vocabolario della Lingua Italiano De Mauro definisce la setta come “gruppo politico o ideologico intollerante e rigidamente chiuso in se stesso”.

Il Fenomeno delle Sette ha un prodromo devastante ed inconcepibile: 913 fedeli tra cui centinaia di donne e bambini portati al suicidio o massacrati dal fondatore del Tempio dei Popoli, il Reverendo James Warren Jones, a Jonestown, in Guyana, il 18 novembre 1978.

Jones credeva nel “socialismo apostolico” ed impose ai fedeli il concetto che “la religione è un oppio dei popoli”.

Il Reverendo Jones iniziò la sua attività di predicatore negli anni ’50. Raccolse fino a 2200 fanatici seguaci nel suo Tempio dei Popoli già nei primi anni Settanta: Jones e il Tempio conquistarono la reputazione di organizzazione benefica a causa dei continui interventi nel campo dell’assistenza ai bisognosi, drogati e prostitute, considerazione che permise alla setta, grazie ai contributi statali e privati, di acquistare svariate proprietà anche di considerevole valore commerciale e di avere numerosi contatti con i membri dell’Amministrazione Carter, compresa Rosalynn Carter.

Ma nel 1977 iniziarono a filtrare le prime indiscrezioni giornalistiche sui comportamenti criminali, l’induzione in schiavitù, le torture psichiche e fisiche commesse da Jones e dai capi della setta ai danni degli affiliati. 

In quello stesso anno il Tempio affittò dei terreni in Guyana, ove venne costruita una città, battezzata Jonestown, in cui vennero “convinti” a risiedere 900 membri del gruppo. il 17 novembre 1978, il congressista Leo Ryan, inviato per investigare sulle presunte torture inflitte ai seguaci da Jim Jones e dai suoi collaboratori, si avvide delle mostruosità perpetrate in quell’infernale cittadina. Seguito da un gran numero di fedeli ansiosi di fuggire dal “paradiso in terra, palme, datteri e miele”, cercò di raggiungere l’aeroporto. Ma la sicurezza del Tempio li bloccò ed uccise Ryan e tre giornalisti del seguito a colpi di arma da fuoco. 

Il giorno seguente, Jones, ormai preda della follia assoluta e imbottito di droga, impose a tutti di bere bevande a cui era stato aggiunto cianuro di potassio “per difendersi dall’imminente invasione delle forze del Male”. Chi rifiutava veniva falciato a colpi di mitra dallo stesso Jones, il cui suicidio terminò l’opera demoniaca. I soccorritori, giunti successivamente, non poterono far altro che radunare i corpi: 913 vittime di cui 270 bambini.

Oltre 100 persone, tra cui lo stesso figlio di Jones, scamparono alla morte.

Il Comitato d’inchiesta che venne successivamente istituito stabilì che il Reverendo Jones era un folle paranoico. Ma ciò non spiega il suicidio di massa e nemmeno il prestigio, anche politico, di cui, per tanti anni, Jones godette.

Neanche spiega il motivo per cui le 900 salme raccolte venissero trattate come carne marcia, raccolte in sacchi di plastica e congelate. Solo per sette di esse venne disposta l’autopsia. Otre 500 pagine del rapporto furono secretate e ciò ha  indotto alcuni ricercatori a diffidare della versione ufficiale.

Alcuni di essi hanno adombrato l’ipotesi che Jones fosse un agente della CIA e che sulle vittime del Tempio venissero sperimentate le tecniche di controllo della mente del Progetto MKULTRA.

Questa vicenda, al di là della fondatezza o meno di tali illazioni, rappresenta una sorta di spartiacque: da quel momento in poi i gruppi settari e fanatici iniziarono ad essere visti con inquietudine e sospetto.

Fantasmi a Livorno ? Strane ‘presenze’ segnalate negli uffici della diocesi locale

Fonte: http://www.italiaparallela.it/

Strane presenze ‘ultraterrene’ sarebbero state ‘viste’ aggirarsi per i corridoi della Diocesi livornese.

Per questo, nei giorni scorsi – la storia è stata riportata dal Corriere Fiorentinoe’ stato chiamato anche un esorcista.

Gli episodi, secondo quanto appreso, si sarebbero susseguiti anche nell’ultimo mese, sempre di sera, e sarebbero stati riferiti da persone impiegate all’interno del vescovado.

In un caso una donna avrebbe sentito bussare alla porta salvo poi non trovare nessuno dietro, in un altro sarebbero state notate impronte di piedi di un bambino e, ancora, sarebbero stati visti, di spalle, un frate e un sacerdote vestito col mantello e col classico cappello chiamato ‘saturno’.

A quanto si e’ appreso, padre Giovanni Battista Damioli, parroco della chiesa di San Ferdinando, non lontano dal porto, ed esorcista, avrebbe visitato nei giorni scorsi la sede della curia e si sarebbe limitato a consigliare chi frequenta il vescovado e si imbatte in questi presunti fenomeni, di farsi il segno della croce.

Nell’occasione e’ stato ricordato che tutto l’edificio (che comprende anche il museo diocesano e uffici di associazioni cattoliche ed e’ affiancato alla chiesa di Sant’Andrea) e’ stato costruito su un vecchio cimitero.

Come “stampare” una bicicletta in nylon

Fonte: http://ilporticodipinto.it/

EADS, una grande azienda europea che lavora nel settore aereospaziale e della difesa, ha presentato la prima bicicletta al mondo, realizzabile autonomamente con un processo di “stampa” che utilizza un particolare materiale a base di Nylon.

Conosciuta con il nome di “Airbyke”, è fatta di un materiale così resistente da essere paragonabile all’acciaio, e non richiede manutenzione o montaggio. Può essere costruita in maniera personalizzata sulle specifiche del ciclista e non richiede aggiustamenti.

Questo processo di processo di produzione potenzialmente rivoluzionario è conosciuto come ALM (“Additive Layer Manufacturing”, “Fabbricazione a strati aggiuntivi”). Permette di costruire prodotti a partire da una polvere di metallo (come titanio, acciaio inossidabile o alluminio), nylon e plastica rinforzata da carbonio. Simile al concetto di “stampa 3D”, il progetto della bicicletta viene perfezionato attraverso l’uso di software e poi realizzato usando un processo che sfrutta un potente laser sintering1 che aggiungendo strato dopo strato arriva ad ottenere la bicicletta completa.

Mangimi Ogm: dall’Unione Europea fine della ‘tolleranza zero’

Fonte: http://www.ilcambiamento.it/

Fine della tolleranza zero dell’Unione europea sugli organismi geneticamente modificati

Fine della tolleranza zero dell’Unione europea sugli organismi geneticamente modificati. Il 22 febbraio scorso, infatti, il Comitato permanente per la sicurezza alimentare e la salute animale della Ue (SCFCAH) ha deciso di innalzare fino allo 0,1 per cento la soglia di contaminazione da Ogm nei mangimi importati da paesi terzi.

Le nuove norme si applicano esclusivamente ai mangimi per allevamenti (non agli alimenti umani e alle coltivazioni), e riguardano in particolare mais e soia oggi importati quasi solamente da Usa, Brasile e Argentina, che coltivano l’80% del totale delle sementi Ogm nel mondo.

Presentata lo scorso anno dalla Commissione europea, la proposta ora approvata fissa in pratica allo 0,1% lo ‘zero tecnico’ della contaminazione da Ogm rilevabile con certezza.

La decisione è stata approvata a maggioranza qualificata, ovvero con il consenso di tutti i maggiori paesi dell’Unione. Si sono pronunciati contro Grecia, Cipro, Malta, Lettonia, Polonia e Slovenia. Il Lussemburgo si è astenuto. Tra i Paesi che hanno invece votato a favore vi sono Italia, Francia, Austria e Olanda. Quest’ultima aveva anche avanzato la proposta di estendere l’applicazione dello ‘zero tecnico’ anche agli alimenti per il consumo umano.

A questo punto il progetto di regolamento passa al vaglio del Parlamento e del Consiglio europeo che avranno tre mesi per opporsi e rovesciare la decisione prima che questa venga approvata dalla Commissione. In caso di silenzio dell’Europarlamento, la nuova norma potrà entrare in vigore già da giugno.

“Con ogni probabilità il provvedimento sarà adottato dagli Stati membri e parlamentari europei, anche se ci aspettiamo un vivace dibattito in seno al Parlamento europeo”, ha commentato un diplomatico dell’Unione europea che ha partecipato ai negoziati.

Intanto i Verdi al Parlamento europeo annunciano che stanno pensando di presentare un ricorso davanti alla Corte europea di giustizia in quanto “questa decisione calpesta i principi elementari della sicurezza alimentare”.

“Sono indignato – ha dichiarato l’eurodeputato Josè Bovè – di vedere come le imprese agro-alimentari utilizzano ogni pretesto possibile per imporre piante transgeniche che la maggioranza dei consumatori europei non vuole”.

Contraria alla decisione approvata dalla Ue è anche Greenpeace secondo cui le nuove norme rappresentano la fine della ‘tolleranza zero’ e aprono la porta alla contaminazione della catena alimentare nell’Ue.

“C’è ora il pericolo – afferma l’associazione – che gli Stati membri finiscano sotto pressione da parte delle lobby pro-Ogm per consentire la contaminazione dei prodotti alimentari per il consumo umano diretto”.

Guerra di Libia: La Francia ha agito di propria iniziativa, senza concertazione NATO. Il Vaticano dopo la riunione della segreteria di stato finita un’ora fa, lascia trasparire la delusione per la mancata concertazione con l’Italia

Fonte: http://corrieredellacollera.com

Sarkosi ha potuto finalmente iniziare la campagna elettorale per la sua rielezione, mandando qualche aereo a bombardare alcune camionette per il trasporto truppe. Gli aerei, specie nelle ore notturne, non corrono rischi, dato che con apparecchi di puntamento a raggi infrarossi identificano le masse ferrose  dalla diversa capacità di raffreddamento  dei carri armati e VTT. ( veicoli trasporto truppa), rispetto al terreno.   Alla invincibile armada che si annunzia al confine libico, si sono aggiunti 8 caccia F 18 provenienti dal Canada che sono arrivati alla base italiana di Birgi ( sono dunque partiti dal Canada prima dell’autorizzazione all’atterraggio).

Il generale Tricarico, ex capo di stato maggiore dell’aeronautica ed esperto pilota che è stato consigliere militare di Berlusconi, intervistato da SKY TV,  ha lasciato trasparire  un atteggiamento di sufficienza verso l’iniziativa, specificando che Sarkosi “si è impadronito dell’iniziativa in maniera impropria” auspicando  che il comitato di pianificazione della NATO subentri al più presto per assicurare la salvaguardia della vita umana sia dei civili che dei piloti.

D’altro canto, la segreteria di stato del Vaticano, dopo la riunione terminata da circa un’ora, ha lasciato trasparire la sorpresa per la mancanza di concertazione col governo italiano e  meraviglia per le “stupefacenti” esternazioni del ministro della Difesa Ignazio La Russa, definite  stravaganti. mentre per  l’atteggiamento del primo ministro Berlusconi è stata usata la dizione ” chierichetto dei francesi e degli inglesi.”

In effetti oltre ad alcune frasi di tono bellicista  e distoniche  anche rispetto ai toni del Primo ministro Berlusconi,  il La Russa nell’intento di rassicurare  la popolazione di Lampedusa ha anche presentato la cosa in maniera da apparire anche maramaldo. Nel contesto in cui le frasi erano poste, si é avuta l’impressione di che ci fosse un qualche  collegamento tra gli intenti di partecipazione militare, peraltro non richiesta,  e la certezza della impossibilità di una ritorsione da parte libica.

La situazione è certamente più grave di quanto appaia  a prima vista ed è foriera di sviluppi imprevedibili in campo politico.

La fonte fa notare che anche in Irak la  NO FLY ZONE , concepita per  risparmiare le vite degli irakeni sciiti, finì per provocare la morte di oltre centomila persone con la successiva occupazione militare dei territori.

La guerra in Libia Washington cerca il sopravvento con “l’alba dell’odissea” Africana

di Thierry Meyssan
Fonte:http://www.voltairenet.org/

Al vertice di Londra del 2 novembre 2010, la Francia aveva deciso di costruire una difesa comune con i britannici, che dipendono dagli Stati Uniti.

Sono Francia, Regno Unito e Stati Uniti che hanno proposto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di adottare come risoluzione 1793, il testo che istituisce una no-fly zone sulla Libia. Questa iniziativa deve essere intesa in due modi:

In primo luogo, Barack Obama non volendosi assumere la responsabilità, nei confronti della sua opinione pubblica interna, una terza guerra nel mondo musulmano, dopo quelle in cui è sprofondato il suo paese, in Afghanistan e in Iraq. Washington ha dunque preferito delegare questa operazione ai suoi alleati.

In secondo luogo, Nicolas Sarkozy, che rappresenta gli interessi degli Stati Uniti favorevoli alla “relazione speciale” tra Londra e Washington, si è sforzato prioritariamente di cercato sin dall’inizio del suo mandato, di mettere insieme le difese francesi e britanniche. Ha raggiunto questo obiettivo con gli accordi sulla difesa del 2 novembre 2010, e trova nella crisi libica un’opportunità per l’azione congiunta.

Con il ritorno al comando integrato della NATO, votato il 17 Marzo 2009, e attuato con il vertice di Strasburgo-Kehl, il 3-4 aprile 2009, Nicolas Sarkozy ha abbandonato il principio della difesa indipendente francese. Con il trattato di Lisbona, dove afferma esserne uno dei principali architetti, aveva già costretto l’UE ad abbandonare ogni difesa indipendente e ad affidarsi in modo permanente alla NATO.La sua politica ha segnato il trionfo, mezzo secolo dopo, del principio della CED, già combattuto da gollisti e comunisti. Con il pretesto di fare economie di scala in tempi di crisi, David Cameron e Nicolas Sarkozy hanno liquidato le ultime realizzazioni del fronte nazionalista gaullo-comunista e firmato due trattati.

Il primo prevede una maggiore cooperazione, condivisione e scambio di materiali ed equipaggiamenti, comprese le portaerei. Soprattutto, essa stabilisce una Combined Joint Expeditionary Force, ma non permanente, composta da 3000 a 3500 uomini, che potrebbe essere schierata, con preavviso, per le operazioni bilaterali militari della NATO, dell’Unione europea o delle Nazioni Unite Uniti. Il secondo inizio di progetti industriali di ricerca e sviluppo. Soprattutto, esso prevede la condivisione delle tecnologie per i test nucleari in laboratorio. Il che implica che il deterrente nucleare francese non è più indipendente, mentre il deterrente britannico è sotto il controllo degli Stati Uniti-.

Per concretizzare la forza di spedizione franco-britannica, i ministri competenti dei due Paesi, Liam Fox e Alain Juppé (Ministro della Difesa dal 14 novembre 2010 al 27 febbraio 2011) hanno pianificato una vasta esercitazione aerea comune, che doveva svolgersi il 21-25 marzo 2011 col nome di Southern Mistral..

Esso doveva includere “missioni aeree tipo COMAO (Composite Air Operations) e un raid specifico (Southern Storm) per attuare un attacco convenzionale a lunga distanza. Oltre 500 persone saranno mobilitate per questa esercitazione bilaterale”, dice il sito web dedicato, pubblicato dal Comando della difesa aerea e delle operazioni di volo, “Southern Mistral”.

“Sei Tornado GR4, un aviotanker Vickers VC-10 e un Boeing E3D saranno mobilitati a fianco dei Mirage 2000D, 2000N e 2000C dell’aviazione francese, coinvolgendo una trentina di velivoli tra cui elicotteri, aerei-cisterna Boeing e aerei-radar AWACS (…)
Allo stesso tempo, il Commando Paracadutisti Air 20 (CPA20) accoglierà a Digione uno dei suoi omologhi britannici, il Reggimento della RAF, e si allenerà nella missione di proteggere le basi aeree del teatro operativo, come viene praticato oggi in Afghanistan.
Inoltre, i membri del Reggimento della RAF saranno addestrati alle misure di sicurezza del trasporto aereo, a partire dagli elicotteri. Tali procedure speciali sono applicate quotidianamente dagli elicotteri della “sicurezza aerea” dall’aviazione, al fine di intervenire contro aerei che volano a bassa velocità”, diceva il comunicato.

Questa esercitazione è stata guidata dai generali de Longvilliers e Desclaux (Francia), e dall’Air Marshall Garwood e dall’Air Commodore Maas (Regno Unito).

Coincidenza o premeditazione? In ogni caso, questa operazione è reale e non un esercitazione che è stata lanciata il 19 marzo 2011, conformemente alla risoluzione 1793 del Consiglio di Sicurezza. Soltanto la Francia, il Regno Unito e gli Stati Uniti hanno partecipato il primo giorno. In attesa della partecipazione di altri Stati membri della NATO e della formazione di un comando di coalizione, tutte le operazioni, tra cui quelle francesi, sono coordinate da AfriCom, con sede a Stuttgart (Germania) dal generale statunitense Carter Ham. Le forze navali, comprese le navi italiane e canadesi, che raggiungono la zona, e il comando tattico, sono posti sotto l’autorità dell’Ammiraglio USA Samuel J. Locklear, a bordo della USS Mount Whitney. Tutto ciò conformemente alla precedente pianificazione della NATO [1]. Si è lontani dal bla-bla ufficiale sull’iniziativa francese, ma nella logica sopra descritta dell’asservimento delle forze.

La parte francese dell’operazione è stata chiamata Harmattan, una parola che significa che “Mistral del Sud”, che sferza l’Africa occidentale. La parte britannica è chiamata Operazione Ellamy. Ma la componente degli Stati Uniti è chiamata Odyssey Dawn, in modo che ognuno capisca che segna l’inizio di una odissea degli Stati Uniti in Africa [2]. E’ importante notare che, a differenza dei discorsi giustificatori e falsi dei leader atlantisti, la risoluzione 1793 è formulato in termini talmente vaghi che possono autorizzare lo sbarco di truppe coloniali in Libia. Infatti, il divieto di “dispiegamento di una forza di occupazione straniera, sotto qualsiasi forma e su qualsiasi parte del territorio libico” non si applica alla creazione della no-fly zone, ma soltanto alle operazioni di protezione civile (§ 4). Questo punto è stato sollevato dagli ambasciatori di Russia e Cina nel Consiglio di Sicurezza, e non ha avuto risposta, di conseguenza si sono astenuti durante la votazione [3].

Per questo primo giorno dell’Harmattan, le forze francesi hanno schierato i dispositivi che dovevano essere utilizzati nell’esercitazione Maestrale del sud, così come due fregate anti-aerei e di difesa aerea (Jean Bart e Forbin) posizionate al largo della Libia. Avrebbero distrutto quattro blindati. Da parte loro, le forze anglo-sassoni hanno utilizzato un sottomarino inglese della classe Trafalgar e undici navi statunitensi, tra cui due cacciatorpediniere (Stout e Barry) e tre sottomarini (Providence, Florida e Scranton) – per lanciare 110 missili Tomahawk.

Questa operazione militare continuerà, se le forze libiche resisteranno. In ogni caso, la logica adottata dovrebbe condurre alla situazione che ha prevalso in Iraq tra Desert Storm e Iraqi Freedom: una partizione de facto del paese tra lealisti e ribelli.

Al vertice di Londra del 2 novembre 2010, la Francia aveva deciso di costruire una difesa comune con i britannici, che dipendono dagli Stati Uniti.

Sono Francia, Regno Unito e Stati Uniti che hanno proposto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di adottare come risoluzione 1793, il testo che istituisce una no-fly zone sulla Libia. Questa iniziativa deve essere intesa in due modi:

In primo luogo, Barack Obama non volendosi assumere la responsabilità, nei confronti della sua opinione pubblica interna, una terza guerra nel mondo musulmano, dopo quelle in cui è sprofondato il suo paese, in Afghanistan e in Iraq. Washington ha dunque preferito delegare questa operazione ai suoi alleati.

In secondo luogo, Nicolas Sarkozy, che rappresenta gli interessi degli Stati Uniti favorevoli alla “relazione speciale” tra Londra e Washington, si è sforzato prioritariamente di cercato sin dall’inizio del suo mandato, di mettere insieme le difese francesi e britanniche. Ha raggiunto questo obiettivo con gli accordi sulla difesa del 2 novembre 2010, e trova nella crisi libica un’opportunità per l’azione congiunta.

Con il ritorno al comando integrato della NATO, votato il 17 Marzo 2009, e attuato con il vertice di Strasburgo-Kehl, il 3-4 aprile 2009, Nicolas Sarkozy ha abbandonato il principio della difesa indipendente francese. Con il trattato di Lisbona, dove afferma esserne uno dei principali architetti, aveva già costretto l’UE ad abbandonare ogni difesa indipendente e ad affidarsi in modo permanente alla NATO.La sua politica ha segnato il trionfo, mezzo secolo dopo, del principio della CED, già combattuto da gollisti e comunisti. Con il pretesto di fare economie di scala in tempi di crisi, David Cameron e Nicolas Sarkozy hanno liquidato le ultime realizzazioni del fronte nazionalista gaullo-comunista e firmato due trattati.

Il primo prevede una maggiore cooperazione, condivisione e scambio di materiali ed equipaggiamenti, comprese le portaerei. Soprattutto, essa stabilisce una Combined Joint Expeditionary Force, ma non permanente, composta da 3000 a 3500 uomini, che potrebbe essere schierata, con preavviso, per le operazioni bilaterali militari della NATO, dell’Unione europea o delle Nazioni Unite Uniti. Il secondo inizio di progetti industriali di ricerca e sviluppo. Soprattutto, esso prevede la condivisione delle tecnologie per i test nucleari in laboratorio. Il che implica che il deterrente nucleare francese non è più indipendente, mentre il deterrente britannico è sotto il controllo degli Stati Uniti-.

Per concretizzare la forza di spedizione franco-britannica, i ministri competenti dei due Paesi, Liam Fox e Alain Juppé (Ministro della Difesa dal 14 novembre 2010 al 27 febbraio 2011) hanno pianificato una vasta esercitazione aerea comune, che doveva svolgersi il 21-25 marzo 2011 col nome di Southern Mistral..

Esso doveva includere “missioni aeree tipo COMAO (Composite Air Operations) e un raid specifico (Southern Storm) per attuare un attacco convenzionale a lunga distanza. Oltre 500 persone saranno mobilitate per questa esercitazione bilaterale”, dice il sito web dedicato, pubblicato dal Comando della difesa aerea e delle operazioni di volo, “Southern Mistral”.

Sei Tornado GR4, un aviotanker Vickers VC-10 e un Boeing E3D saranno mobilitati a fianco dei Mirage 2000D, 2000N e 2000C dell’aviazione francese, coinvolgendo una trentina di velivoli tra cui elicotteri, aerei-cisterna Boeing e aerei-radar AWACS (…)
Allo stesso tempo, il Commando Paracadutisti Air 20 (CPA20) accoglierà a Digione uno dei suoi omologhi britannici, il Reggimento della RAF, e si allenerà nella missione di proteggere le basi aeree del teatro operativo, come viene praticato oggi in Afghanistan.
Inoltre, i membri del Reggimento della RAF saranno addestrati alle misure di sicurezza del trasporto aereo, a partire dagli elicotteri. Tali procedure speciali sono applicate quotidianamente dagli elicotteri della “sicurezza aerea” dall’aviazione, al fine di intervenire contro aerei che volano a bassa velocità”, diceva il comunicato.

Questa esercitazione è stata guidata dai generali de Longvilliers e Desclaux (Francia), e dall’Air Marshall Garwood e dall’Air Commodore Maas (Regno Unito).

Coincidenza o premeditazione? In ogni caso, questa operazione è reale e non un esercitazione che è stata lanciata il 19 marzo 2011, conformemente alla risoluzione 1793 del Consiglio di Sicurezza. Soltanto la Francia, il Regno Unito e gli Stati Uniti hanno partecipato il primo giorno. In attesa della partecipazione di altri Stati membri della NATO e della formazione di un comando di coalizione, tutte le operazioni, tra cui quelle francesi, sono coordinate da AfriCom, con sede a Stuttgart (Germania) dal generale statunitense Carter Ham. Le forze navali, comprese le navi italiane e canadesi, che raggiungono la zona, e il comando tattico, sono posti sotto l’autorità dell’Ammiraglio USA Samuel J. Locklear, a bordo della USS Mount Whitney. Tutto ciò conformemente alla precedente pianificazione della NATO [1]. Si è lontani dal bla-bla ufficiale sull’iniziativa francese, ma nella logica sopra descritta dell’asservimento delle forze.

La parte francese dell’operazione è stata chiamata Harmattan, una parola che significa che “Mistral del Sud”, che sferza l’Africa occidentale. La parte britannica è chiamata Operazione Ellamy. Ma la componente degli Stati Uniti è chiamata Odyssey Dawn, in modo che ognuno capisca che segna l’inizio di una odissea degli Stati Uniti in Africa [2]. E’ importante notare che, a differenza dei discorsi giustificatori e falsi dei leader atlantisti, la risoluzione 1793 è formulato in termini talmente vaghi che possono autorizzare lo sbarco di truppe coloniali in Libia. Infatti, il divieto di “dispiegamento di una forza di occupazione straniera, sotto qualsiasi forma e su qualsiasi parte del territorio libico” non si applica alla creazione della no-fly zone, ma soltanto alle operazioni di protezione civile (§ 4). Questo punto è stato sollevato dagli ambasciatori di Russia e Cina nel Consiglio di Sicurezza, e non ha avuto risposta, di conseguenza si sono astenuti durante la votazione [3].

Per questo primo giorno dell’Harmattan, le forze francesi hanno schierato i dispositivi che dovevano essere utilizzati nell’esercitazione Maestrale del sud, così come due fregate anti-aerei e di difesa aerea (Jean Bart e Forbin) posizionate al largo della Libia. Avrebbero distrutto quattro blindati. Da parte loro, le forze anglo-sassoni hanno utilizzato un sottomarino inglese della classe Trafalgar e undici navi statunitensi, tra cui due cacciatorpediniere (Stout e Barry) e tre sottomarini (Providence, Florida e Scranton) – per lanciare 110 missili Tomahawk.

Questa operazione militare continuerà, se le forze libiche resisteranno. In ogni caso, la logica adottata dovrebbe condurre alla situazione che ha prevalso in Iraq tra Desert Storm e Iraqi Freedom: una partizione de facto del paese tra lealisti e ribelli.