Questo non è un paese per bambini!

Fonte: http://www.massimilianofrassi.it/blog/

TIVOLI – Sono stati assolti i cinque imputati nel processo sui presunti abusi sessuali ai danni di bambini della scuola materna Olga Rovere di Rignano Flaminio. I cinque, tre maestre, una bidella e un autore tv, erano accusati di violenza sessuale di gruppo, maltrattamenti, corruzione di minore, sequestro di persona e atti osceni.

Impossibile commentare. Questo blog chiude per lutto!
Solidarietà ai bambini e alle loro famiglie.

PRENDITI CURA DELLA NATURA

Scritto da: Rossana Castiglia
Fonte: http://www.howtobegreen.eu/greenreport.asp?title=608

PRENDITI CURA DELLA NATURA,
Più passa il tempo e più questo diventa il mio slogan
Non per un fanatismo new age, ma per presa di coscienza e consapevolezza..
In questi giorni ho passato le mie ore sopra un albero di ciliegie a sei metri di altezza per raccoglierne i frutti.
Esperienza faticosa, ma meravigliosa.
Le foglie come mani accarezzavano la mia pelle, riscaldata appena dal sole
I rami mi proteggevano e cingevano come forti braccia amorevoli
Non ero ascoltatrice passiva del fruscio del vento che tagliava lo spazio della chioma,ma di quel fruscio ne facevo parte.
Ogni volta che facevo un gradino in più su quella scala che di passi ne aveva accolti tanti prima dei miei, mi sentivo sempre più vicina a quel senso di appartenenza e completezza,
che poche esperienze nella Vita possono donare.
PRENDITI CURA DELLA NATURA,
per sapere come la frutta e la verdura, arriva sulla tua tavola, per sapere quello che mangi e quello che lentamente divieni.Non servono le palestre o i centri commerciali,compra un pezzetto di terra, affittalo, riempi il tuo balcone di vasi e coltiva, ama e cura, l’unica vera fonte di sostentamento e di garanzia di un futuro per te e per chi ami.
PRENDITI CURA DELLA NATURA,
e il grigiore, la noia e la depressione, saranno solo parole di antichi vocabolari ammuffiti, che non potrai più ronunciare.
Ogni volta che metterai le mani nella terra, donna, ti sembrerà di affondare le mani nel tuo ventre, e tu uomo, conoscerei un calore materno, del quale ignori l’esistenza.
PRENDITI CURA DELLA NATURA,
perché così facendo, ti prenderai cura di te stesso, dei tuoi cari e della Vita stessa.

La sicurezza in America, massiccia e privatizzata

Scritto da:  Francesco Bevilacqua
Fonte: http://www.ilcambiamento.it/guerre/sicurezza_america_massiccia_privatizzata.html

Sicurezza interna e operatività nelle zone di guerra sono attività in continua evoluzione. Negli Stati Uniti stanno però crescendo in maniera incontrollata, dando luogo a un apparato con due caratteristiche principali: dimensioni esagerate e massiccio affidamento a soggetti privati.

Una nuova ondata di maccartismo sta investendo gli Stati Uniti, anche se oggi lo spauracchio degli americani non sono più le infiltrazioni comuniste, ma le minacce portate dal terrorismo, in particolare quello islamico. Lo spartiacque è rappresentato dall’11 settembre del 2001: secondo Dana Priest e William Arkin, il bilancio del comparto di intelligence statunitense è passato da 3,5 a 75 miliardi di dollari nei nove anni successivi all’attentato alle torri gemelle.

Priest e Arkin sono giornalisti del Washington Post e autori di un colossale reportage intitolato Top Secret America, che ha richiesto quasi due anni di lavoro e ha mappato dettagliatamente lo sconfinato apparato di sicurezza, più o meno occulto, degli Stati Uniti.

Oltre ad una precisa descrizione delle strutture, delle organizzazioni, delle ramificazioni e delle tecnologie di tale apparato, emerge un dato interessante dal grande lavoro svolto dai due giornalisti: la sicurezza – e, più in generale, una fetta sempre maggiore del settore militare e bellico – sta subendo un massiccio processo di privatizzazione.

Diverse sono le ragioni di questo fatto. Da un lato, si tratta di una questione economica: subappaltare importanti fasi dell’attività – dalla programmazione informatica alle operazioni sul campo – ad agenzie esterne private, consente di ottimizzare le risorse. D’altra parte, quella dell’esternalizzazione è una pratica ampiamente diffusa nel mercato globale di oggi. Dall’altro lato, soprattutto per quanto riguarda le situazioni più delicate, per esempio quelle che mettono a rischio l’incolumità degli operatori, il ricorso a compagnie private consente di coprire l’attività con un velo di discrezione che oggi viene ritenuto indispensabile, soprattutto dal punto di vista politico e dei rapporti con l’opinione pubblica.

Ma questo immenso apparato non è affatto esente da difetti. In particolare, sembra di soffrire di una grave forma di gigantismo; è talmente ampio e ramificato da risultare, in alcuni casi, addirittura inefficace.


Durante uno scontro a fuoco a Baghdad gli uomini della Blackwater uccisero 14 civili inermi

Un esempio in proposito è l’attentato, fallito per un soffio, che il nigeriano Umar Farouk Abdulmutallab tentò di compiere a bordo del volo Amsterdam – Detroit il 25 dicembre del 2009. Abdulmutallab, condannato all’ergastolo pochi mesi fa, era da tempo nel mirino di varie branchie dell’apparato di sicurezza americano e segnalato anche dai servizi britannici come personaggio sospetto più di un mese prima dell’attentato. Ciononostante, a causa della vastità del sistema informativo, le informazioni su di lui non furono processate correttamente e non diedero luogo ad alcuna contromisura, tanto che il tentativo di strage fallì solo grazie all’intervento di un altro passeggero del volo.

Alla privatizzazione del sistema di sicurezza corrisponde una definizione che, soprattutto nei teatri di guerra mediorientali, è sempre più diffusa: private military company, private security contractors, private military corporations o più semplicemente contractors, ovvero gli appartenenti ad agenzie di sicurezza private che collaborano con contratti specifici, oltre che con altri soggetti privati come aziende petrolifere, figure diplomatiche o imprenditori, con governi e ministeri.

Sempre secondo i dati raccolti da Priest e Arkin, quasi un terzo degli 854mila operatori di sicurezza americani sono a contratto. La combinazione di questi due fattori – massiccio outsourcing ed eccessive estensione e ramificazione – rendono questo apparato fortemente instabile, tanto che sono gli stessi rappresentanti istituzionali americani ad ammettere che il rischio di perdere il controllo della situazione è concreto. Lo stesso generale John Vines, già a capo delle operazioni americane in Afghanistan e in Iraq, si è dichiarato dubbioso sugli effetti positivi di questa incessante e, spesso, indeterminata attività di controllo.

Esempi clamorosi delle degenerazioni cui può portare questo sistema sono le discusse operazioni portate avanti dalle ormai note agenzie di contractors, una su tutte la Blackwater Worldwide, i cui uomini uccisero 14 civili inermi durante uno scontro a fuoco a Baghdad. Dal 2007, anno del fattaccio, la Blackwater ha cambiato nome due volte. Oggi, con la nuova denominazione di Academi, la società vuole ritornare in Iraq, come ha recentemente dichiarato il nuovo amministratore Ted Wright.

Per via dei gravi problemi che provocano, molti governi hanno avviato una campagna di estromissione delle agenzie di sicurezza private dai propri territori; fra essi vi sono anche quello iracheno e quello afghano – proprio la questione contractors è stato oggetto di un acceso scontro fra Hilary Clinton e Hamid Karzai. Ciononostante, il governo americano ha deciso di puntare con decisione su questo tipo di collaborazioni, a maggior ragione oggi che la comunità internazionale lo ha indotto a pianificare con più solerzia il ritiro delle truppe regolari dai paesi occupati.


L’apparato di sicurezza Usa sembra soffrire di una grave forma di gigantismo

Il Dipartimento di Stato ha stanziato 10 miliardi di dollari per finanziare un esercito di 5500 contractors, forniti da otto private military corporations, che protegga il personale americano che rimarrà in Iraq anche dopo che l’esercito sarà rientrato negli Stati Uniti.

Ma com’è la situazione in Italia? Caotica e mal definita. La questione della sicurezza privata in zone di guerra è venuta alla ribalta nel nostro paese nel 2004 con il caso Quattrocchi, l’operatore ucciso in Iraq dalle Falangi Verdi. Secondo l’articolo 288 del codice penale italiano, “chiunque, nel territorio dello Stato e senza approvazione del Governo arruola o arma cittadini, perché militino al servizio o a favore dello straniero, è punito con la reclusione da tre a sei anni”.

L’attività, così come viene portata avanti dalle agenzie di contractors negli Stati Uniti, sarebbe quindi quasi totalmente paralizzata in Italia dai vincoli legali o per lo meno costituirebbe un reato. Le informazioni su questo settore sono frammentarie e poco attendibili, provenienti per lo più dalle dichiarazioni di operatori del settore come Giampiero Spinelli, il responsabile che reclutò Quattrocchi nel 2004 e che per questo venne imputato dal Tribunale di Bari insieme al collega Salvatore Stefio. I due furono assolti nel 2010.

I servizi segreti italiani sono stati riformati meno di cinque anni fa mediante la legge 124, che ha istituito l’AISE, l’AISI – Agenzie Informazioni e Sicurezza Interna ed Esterna – e il DIS, Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza. Naturalmente il contesto politico e sociale italiano rende impossibile qualsiasi paragone con la realtà americana descritta. La particolare storia del nostro paese, sigillata da troppi segreti di stato e costellata di stragi impunite, uccisioni misteriose, traffici e connivenze insinuatisi con molta probabilità sin fra le più alte cariche istituzionali, rende difficile ricostruire il contesto in cui si svolgono queste attività, per loro natura già complesse da analizzare.

Nuovi aghi per punture senza dolore

Fonte: http://www.italiasalute.it/4790/Nuovi-aghi-per-punture-senza-dolore.html

Gli aghi che conosciamo andranno presto in pensione. Due ricerche stanno tentando di offrire risposte ai tanti timorosi della puntura. Un team del prestigioso Massachussets Institute of Technology di Boston ha messo a punto un sistema per l’iniezione di medicinali senza l’utilizzo di aghi ipodermici.
Si tratta di un dispositivo che utilizza un flusso di liquido che agisce alla velocità del suono e consente di attraversare la pelle e trasportare i medicinali necessari. Ian Hunter, ingegnere a capo della ricerca pubblicata su Medical Engineering & Physics, spiega: “a parte l’ovvio beneficio per chi ha la fobia degli aghi, questa nuova tecnologia potrà aiutare nel ridurre le punture fatte male o quelle accidentali che colpiscono inavvertitamente dottori e infermieri. Inoltre, un simile sistema può fortemente alleviare i disagi di pazienti diabetici che necessitano giornaliera di insulina, e altri costretti a un frequente ricorso alle siringhe”.
Un altro gruppo di ingegneri della Tufts University ha realizzato invece dei microaghi sfruttando una proteina della seta, la fibroina.
La dimensione degli aghi è così limitata che il tessuto nervoso non è in grado di percepirli, il che significa che un farmaco iniettato attraverso questo nuovo strumento non provocherebbe alcun bruciore o dolore. Il lavoro, pubblicato sulla rivista specializzata Advanced Functional Materials, si è concentrato sulla fattura di aghi di 500 micron di lunghezza e 10 micron di larghezza, ovvero un decimo delle dimensioni di un capello.
Versando una soluzione composta da fibroina e un farmaco, i ricercatori hanno ottenuto microaghi in grado di rilasciare correttamente il medicinale prescelto, che ha mostrato di mantenere intatte le sue proprietà e la sua attività biologica.
La lunghezza limitata impedisce agli aghi di stimolare i nervi sottocutanei, ma gli permette comunque di rilasciare il farmaco. Il nuovo ago può essere utilizzato anche per un rilascio prolungato e, a differenza di cerotti e pillole, è efficace con qualsiasi tipo di farmaco.

Diaz – Non lavate questo sangue

Fonte: http://www.marcomessina.it/2012/04/diaz-non-lavate-questo-sangue/#more-4695

Nel luglio 2001, i rappresentanti delle otto più grandi potenze industriali al mondo si riunirono a Genova in un summit che divenne occasione per 300 mila dimostranti di ogni nazionalità di esternare il proprio dissenso nei confronti di un politica contraria ai diritti ed al benessere dell’uomo. Fiumane di persone si riversarono nelle strade della città ligure al grido di “Un altro mondo è possibile”: studenti, attivisti, giornalisti, rappresentanti di associazioni, tutti uniti dal comune obiettivo di riportare l’etica al centro delle politiche globali. I cortei erano civili, pacifici. Tutto filava liscio fino a quando un gruppo di devastatori incappucciati prese a frantumare vetrine, incendiare auto in sosta, rovesciare cassonetti. Indisturbati. Fino a quando la polizia schierata in assetto antisommossa, decise che poteva bastare ed era arrivato il momento di contrattaccare. Da quel momento le strade di Genova si trasformarono in un campo di battaglia, che vedeva da una parte la Polizia di Stato, dall’altra tutti i manifestanti, violenti e non. Fu una carneficina: un morto e decine di feriti, perlopiù dimostranti inermi trovatisi incolpevolmente al centro delle cariche della polizia.

Fu in questo contesto che, la sera di sabato 21 luglio 2001, una squadra di poliziotti con caschi protettivi e tonfa irruppero nella scuola Diaz dove in quel momento decine di manifestanti e giornalisti accreditati avevano trovato riparo per la notte prima di lasciare Genova l’indomani. Il resto è storia, come a volte si dice. “Sembrava una macelleria messicana”, dichiarò il vicequestore aggiunto del primo Reparto Mobile di Roma Michelangelo Fournier. “La più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale”, la definì Amnesty International.

Diaz è una lucida e fredda ricostruzione dell’assalto della Celere alla scuola genovese nei giorni del G8. Caratterizzato da un taglio documentaristico, forse mutuato da Carlo Bachsmidth, autore del docu-film Black Block presentato al Festival del Cinema di Venezia nel 2011 e collaboratore di Daniele Vicari nella realizzazione del film, Diaz è una sequenza di immagini: le mani alzate in segno di resa, gli occhi sgranati dal terrore, e poi le manganellate, le ossa che si rompono, gli insulti, il sangue, le grida. Nessuno sfuggì alla furia di quei criminali in divisa. “Questo è l’ultimo G8 che fate”, minacciavano i picchiatori di stato, i quali- non sazi della violenza della Diaz – condussero alla caserma di Bolzaneto i presunti teppisti che ancora si reggevano in piedi dopo le percosse subite per far loro proseguire l’incubo con umiliazioni e pressioni psicologiche di ogni tipo al termine di una delle pagine più nere della storia recente del nostro paese.

Diaz è un pugno allo stomaco di chi lo guarda e una coltellata nelle coscienze di coloro i quali presero parte, direttamente e indirettamente, ai fatti che hanno trasformato, sia pure per una notte, una democrazia nel cuore del “mondo libero” occidentale in una dittatura militare sud-americana degli anni ’70.

I processi che seguirono gli eventi di Genova portarono all’archiviazione di tutte le accuse contro le vittime del massacro della Diaz, mentre gli agenti responsabili del pestaggio e i loro mandanti attendono senza alcuna sospensione preventiva dal servizio ancora il giudizio di terzo grado dopo che la Corte d’Appello ha emesso 44 condanne per i fatti di Bolzaneto.

I poliziotti che brutalizzarono senza motivo decine di ragazzi disarmati sono quindi oggi ancora in servizio. E non parliamo di un criminale isolato che ha usufruito dell’indulto, ma di decine di tutori dell’ordine pagati dallo Stato che non hanno esitato a spaccare la testa a ragazzi terrorizzati spesso poco più che maggiorenni. Questo dovrebbe far riflettere quando commentiamo notizie come la morte di Stefano Cucchi, Giuseppe Uva o Federico Aldrovandi, giovani vite stroncate in caserma dalla mano pesante di agenti più inclini al crimine che alla sua prevenzione.

Squilli di rivolta dalla Grecia: una nuova “Alba Dorata”

Scritto da: Federico Dal Cortivo
Fonte: http://europeanphoenix.com/it/component/content/article/4-politica/297-squilli-di-rivolta-dalla-grecia-una-nuova-alba-dorata

Un vero terremoto politico è quello che si sta profilando in Grecia dopo i risultati che danno le opposizioni radicali di Alba Dorata, d’ispirazione nazionalista e socialista (6,97%), e del Partito Comunista (8,48%), in forte ascesa. Mentre in Italia si è ripetuto stancamente il solito rito farsesco delle elezioni amministrative che non muteranno certo nulla sullo scenario nazionale, il popolo greco non accetta le misure “ lacrime e sangue” imposte dai poteri usurocratici del FMI e della BCE.

I due grandi partiti Nea Dimokratia e Pasok, che hanno ceduto la sovranità della nazione greca ai poteri finanziari, non sono in grado di formare alcun governo con i numeri di cui dispongono: ND 18,85% con una flessione del 14,6% rispetto al 2009 e Pasok 13,18%, con ben il 30,7% rispetto al 2009, dati inequivocabili che ne dimostrano il tracollo e che punisce la loro  politica filo euro e anti nazionale. Quello che sta avvenendo in Grecia ha già creato allarme nelle varie cancellerie europee atlantiche  e certamente non farà dormire sonni tranquilli ai vari Draghi e Lagarde. Già la maggior parte dei soliti media embedded gridano al pericolo neonazista per creare la solita cortina fumogena fatta ad arte per screditare il risultato elettorale, dove la parola nazista assume la ben nota valenza di male assoluto e quindi condannabile a priori, e sicuramente nei prossimi giorni sentiremo tutto il repertorio di sciocchezze infarcite di parole come xenofobia, populismo, voto di protesta, astensionismo, spettro di Weimar ecc.ecc.

Ciò che invece conta è il cambio di marcia dato dai greci alla protesta che vede premiate le opposizioni più radicali e quindi meno inclini ai compromessi con i poteri antinazionali, che hanno consegnato di fatto il popolo greco alle oligarchie internazionali e alle loro punte di diamante, Fondo Monetario Internazionale  e  Bce.

 

Alba Dorata ha un programma chiaro e risoluto  su come intenderà nei prossimi mesi impostare la battaglia politica all’interno del Parlamento greco:

-Ricercare tutti i responsabili dello sperpero di denaro pubblico, loro rinvio a giudizio e confisca dei loro beni.

-Abolizione dei privilegi dei deputati e restrizione dei loro guadagni ed eliminazione del finanziamento statale ai partiti.

-Immediata nazionalizzazione delle banche che hanno ricevuto iniezioni di capitali sotto garanzia del debito pubblico greco e poi successiva fusione delle banche private in un’unica banca greca.

-Cancellazione del debito bancario delle famiglie greche con criteri sociali.

-Investimenti nel settore energetico al fine di rendere la Grecia autosufficiente (sono stati scoperti importanti giacimenti di petrolio e gas nel Mediterraneo Orientale intorno a Cipro) e nazionalizzazione di tutto il settore energetico.

Inoltre espulsione di tutti gli immigrati illegali e messa in sicurezza dei confini nazionali con le forze armate se necessario.

Tra i punti sopra citati da sottolineare l’attacco alle banche, e in pratica a tutto il sistema liberista  e speculativo che sta in questi mesi strangolando la Grecia e riducendo alla fame il suo popolo. L’attuale primo ministro uscente, Lucas Papademos, il Monti greco, è anche lui un uomo dei poteri bancari internazionali, economista, già governatore della Banca di Grecia, vice-presidente della Banca centrale europea, ha lavorato presso la Federal Reserve di Boston e cosa di non poco conto è dal 1998 membro della Commissione Trilaterale. Un curriculum di tutto rispetto per chi ha portato la Grecia al collasso sociale in nome dell’euro e del risanamento dei conti.

E intanto per il Citigroup Inc, la più grande azienda di servizi finanziari mondiale, adesso vi è il 75% delle probabilità che la Grecia esca dall’euro.

 

VenTo: una pista ciclabile da Venezia a Torino

Fonte: http://www.soloecologia.it/14052012/vento-una-pista-ciclabile-da-venezia-a-torino/3845

E’ stato presentato venerdì scorso al Politecnico di Milano il progetto VenTo(una crasi evocativa che sta per Venezia-Torino): una ciclovia che attraverserà tutta la pianura padana, per la maggior parte lungo gli argini del Po. Tra strade di campagna e tratti urbani, con i suoi 680 chilometri diventerebbe una delle più importanti piste ciclabili del Vecchio Continente e, ovviamente, la più lunga d’Italia.

La pista toccherebbe 4 regioni, 12 province, 121 comuni e, all’altezza di Milano prevederebbe una deviazione per la zona dell’EXPO. Enorme il potenziale turistico per le strutture ricettive della zona, con la valorizzazione di aree naturalistiche protette e luoghi ingiustamente dimenticati (come abbazie, fattorie, caselli idraulici).

E’ prevista una integrazione con la linea ferroviaria nel senso di un’integrazione tra viaggi in treno e spostamenti in bicicletta grazie alle oltre 100 stazioni ferroviarie presenti lungo il circuito. E anche il collegamento con altre piste ciclabili già esistenti lungo i fiumi Ticino, Adda, Mincio e Adige.

I costi dell’opera non sono eccessivi perché esistono circa già 100 chilometri del tracciato: le modifiche dei tratti mancanti o non ancora pedalabili potrebbero costare circa 80 milioni di euro. Quanto ai tempi, secondo le stime basterebbero due anni per il suo completamento.

Altre notizie su: pista ciclabile, po, venezia-torino, vento

ABBIAMO RITROVATO LA TOMBA DI SAN GALGANO

Scritto da: Vincenzo Di Gregorio
Fonte: http://www.runabianca.it/it/lite/ritrovata-la-tomba-di-san-galgano

Una spada conficcata nella roccia richiama immediatamente la leggenda di Re Artu’ e della tavola rotonda. Troppi film, cartoni animati, libri ce lo inducono a fare. Ma in Toscana, e per l’esattezza : a Montesiepi ( frazione di Chiusdino), chi si recasse all’interno di una cappella rotonda vedrebbe l’elsa di una splendida spada medievale uscire da un blocco di pietra.

Quando si approfondiscono i dati storici ..ci si accorge che di re artù non si hanno tracce ma di colui che ha inserito quella spada nella roccia si ha una discreta documentazione.

Il suo nome è : Galgano Guidotti, figlio di Guido e Dionisia e nacque a Chiusdino ( siena ) nel lontano 1148. Gli storici ci narrano come costui nella sua prima fase della vita si dette alla ricerca del piacere, dato anche dalla sua posizione privilegiata di “cavaliere”.

I suoi genitori non erano dei nobili, ma sicuramente sufficientemente ricchi da dare al loro figlio i vantaggi di una vita agiata. Col passare del tempo però Galgano sentì l’inutilità di quella vita ed un bel giorno gli venne in sogno l’arcangelo Gabriele. Tralasciamo i dettagli di quel sogno ( riportati dettagliatamente negli scritti del suo processo di beatificazione, molto simili ..TROPPO…per molti dettagli che ritroviamo nella leggenda di Re Artu’ )…quello che si sa è che dopo quel sogno Galgano cambia radicalmente la sua vita.

Si dedica ad un eremitaggio e penitenza alla ricerca di quella pace che solo una vita ascetica poteva dare. Chiude gli occhi e lascia che sia il suo cavallo a determinare quale sarebbe stato il luogo scelto per la fase finale della sua vita. Ad un certo momento il cavallo si fermo’, rifiutandosi di proseguire…era arrivato a Montesiepi, una piccola altura nei dintorni del suo paese natale : Chiusdino.

Lì, in cima a quella collinetta, come segno tangibile della sua volontà di cambiare radicalmente vita, prese la sua spada e la conficcò per terra..trasformando di fatto l’elsa di quella spada nel simbolo cristiano della croce. Un’arma che poteva dare la morte, diventava così il simbolo inerte di pace cristiana. La sua conversione fu definitiva e totale preferendo vivere di stenti. Muore infatti l’anno dopo, nel 1181, all’età di 33 anni.

Nel 1185 fu dichiarato Santo da Papa Lucio III.

Negli anni successivi alla sua morte sul suo eremo venne costruita una chiesetta, nota come la Rotonda ( per la sua caratteristica forma )..ad imitazione della cappella che fu costruita in terra santa sul sacro sepolcro.

La leggenda di questa sua “impresa” fu sicuramente veicolata dalla famosa via Francigena che passava lì vicino e che collegava i fedeli che si recavano a visitare i luoghi santi di gerusalemme ..da Canterbury al porto di Brindisi. In quel periodo eravamo in piene “Sante Corciate” ed il gesto di San Galgano di trasformare una spada in una croce, non poteva non essere visto come un gesto più “Cristiano” di quello che il papa Leone III induceva a fare a tanti altri cavalieri che sguainavano la loro spada per uccidere tanti “infedeli”.

Un gesto di evidente protesta che giustamente fece il giro del mondo cristiano e di cui se ne parlò molto…tanto da essere ripreso da Chrètien de Troyes ed utilizzato come “sfondo” al suo poema “parsifal” che fece nascere la leggenda di Re Artù e della tavola rotonda. Per inciso uno dei cavalieri di Artù era un certo GALWAN, che assomiglia molto al “nostro” Galgano.

Ma che fine han fatto i resti di San Galgano ?

Molti li stan cercando da molti secoli.

Si narra però che il corpo di San Galgano fu “sepolto accanto alla spada”, ma il punto preciso è stato dimenticato.

Da ricerche storiche effettuate si è appreso che quando furono effettuati dei lavori di ristrutturazione della chiesa vicino alla spada venne trovata una cassetta in piombo con delle ossa recante una scritta che attribuiva quelle ossa al Santo, ma si ignora che fine han fatto quelle ossa. Sicuramente non son state distrutte, ma conservate come reliquie preziose e RISEPOLTE vicino alla chiesa a lui dedicata…ma dove ?

Tutto ciò che rimane di quel santo è il suo cranio, la sua spada e le leggende arturiane che hanno avuto origine dalle sue gesta.

Nel 2001 vi sono stati dei tentativi di indagare su questo mistero con delle attrezzature sofisticate quali il georadar.

Luigi Garlaschelli fece da coordinatore di quel gruppo di studio e scandagliò tutto il pavimento della chiesa con scansioni tra loro parallele ed ortogonali di un passo da 50 cm.

I dati raccolti in quell’occasione determinarono che intorno alla roccia da cui esce la spada non vi era altro che sabbia e roccia. Mentre sul lato nord della cappella, vicino al muro, vi era una cavità riempita di terra delle dimensioni “giuste” ( 2 metri x 1 ) ..che gli fecero affermare come potessero essersi imbattuti nella tomba da tanto tempo cercata.

Purtroppo questa interpretazione è da scartare in quanto inesatta.

La RunaBianca recentemente ha stretto una collaborazione con un gruppo di professionisti nel campo della ricerca che operano sia in italia che all’estero, che annovera tra le proprie file i migliori tecnici e professionisti presenti nel campo delle ricerche “operative”, confederandoli sotto un’unica “entità”, lasciando alle rispettive organizzazioni di provenienza le proprie autonomie e specificità.  www.estremateam.org

L’ “Estrema Team”  recentemente è stata chiamata dalla troupe della trasmissione “mistero” ( Italia1 ) per investigare su San Galgano, i suoi resti e sulla posizione della sua tomba, e ci siam recati a Chiusdino insieme a Lilly Astore ( runabianca ), Andrea Fabbri ( presidente E.T. ) e Marco Zecca ( segretario E.T ) con le nostre attrezzature composte da termocamere, macchine all’infrarosso vicino e due tipi di georadar.

( Uno dei quali della ditta IDS è considerato dagli addetti ai lavori come il miglior georadar sinora disponibile in commercio ).

 

Con questa apparecchiatura di ultima generazione abbiamo scandagliato sia la parte esterna che quella interna, rinvenendo una serie di sepolture “non monumentali” davanti al sagrato della chiesa. ( Per sepolture “monumentali” si intendono quelle sepolture che hanno intorno al corpo un “monumento”, che può essere anche delle semplici pietre messe in circolo, o anche sarcofaghi o delle lastre di marmo come copertura ).

Le tombe che si vedono nel giardino del sagrato son poste tutte una profondità intorno al metro, indicando come vi sia stato nei secoli continui lavori di sistemazione del piazzale che ha portato a rialzare il livello di calpestio di varie decine di centimetri rispetto a quello “originale” del 1200.

 

Abbiamo anche verificato la presunta “tomba” individuata dalla precedente spedizione di Garlaschelli sul lato nord della cappella altro non era che un passaggio realizzato a mezzo di alcuni gradini, ad un locale che si trovava all’esterno ( da noi individuato durante il passaggio della zona adiacente ai muri della chiesa ) e che aveva una copertura con tetto a falda ben ancora visibile sulla facciata della “Rotonda”.

Questo locale, evidentemente era utilizzato da personale addetto alla manutenzione della chiesa e che per comodità si era creato un accesso diretto sulla parete nord della stessa.

Chiesto alla gente del posto che ancora si ricordava, venne demolito ai primi del ‘900 ed il vano chiuso con terra e sassi e sopra vi fu posta nuova pavimentazione.

Quindi la tomba di San Galgano non poteva essere quella.

A fine giornata quando ormai si pensava che quelle indagini si sarebbero conlcuse con un nulla di fatto…LA SCOPERTA.

Uscendo dalla chiesa sul pavimento del “pronao” ( zona antistante l’ingresso della Rotonda e protetta da copertura ) il nostro georadar individua una lapide “spezzata” in tre parti posta a circa 30/40 cm sotto l’attuale pavimento ( in ghiaia e cemento ).

Non speravamo in tanto, e dopo il primo momento di incredulità siamo ripassati piu’ e più volte su quel tratto di pavimentazione incrociando le passate per avere più dati da elaborare e da interpretare. La troupe di Italia1 ha seguito in diretta questa emozionante scoperta riprendendo alcuni commenti a caldo e sostenendoci nel continuare a verificare.

Le immagini successivamente elaborate ( e che pubblichiamo in questo articolo in anteprima mondiale ) non lasciano alcun dubbio.

In posizione perfettamente in asse con l’ingresso della chiesa di San Galgano al centro esatto del pronao, vi è una lastra di pietra di dimensioni concrue per una sepoltura ( mt. 2 x 1 ) spezzata in più parti dello spessore di alcuni centimetri.

Le scansioni trasversali ci indicano anche come la detta lastra sia anche inclinata rispetto al livello dell’attuale pavimentazione.

Dando un’occhiata a tutto l’insieme dei dati da noi raccolti possiamo affermare come qualcuno in passato abbia “sfondato” questa tomba che era coperta con una lastra di pietra non sufficientemente robusta.

Non si sa se quindi fu voluta o casuale la sua scoperta e successiva rottura della lastra, o se attualmente sotto la stessa vi siano le ossa umane del santo.

Sta di fatto che ricerche effettuate da storici presso l’Archivio di Stato di Firenze han rinvenuto le cronache di uno scavo che ebbe luogo nel 1694, durante il quale fu scoperto un recesso sepolcrale circondato da mattoni, che conteneva “terra mescolata a ossa umane”.

Nei testi non si descrive la localizzazione di questa sepoltura, ma le immagini delle scanzioni del nostro georadar sono congrue con questa descrizione.

C’è quindi da ipotizzare come nel 1694 vi furono dei lavori di sistemazione della cappella che portarono dei carichi pesanti a passare sopra quella porzione di terreno su cui giaceva la sepoltura. La sua localizzazione ( antistante alla porta della chiesa ) obbligava a passarci sopra. In quell’operazione la lastra non ha retto al peso spezzandosi in piu’ parti.

Chi fece questo, se ne accorse, esaminò i resti conservati nella sepoltura ( definendoli terra mescolata a ossa umane ) e decise di lasciare tutto sul posto limitandosi a ricoprire il tutto con 30 cm di ghiaia misto a calce… di fatto portando il livello del pavimento a quello della parte interna della chiesa.

Le scansioni fatte all’interno infatti rivelano come la pavimentazione “vecchia” non sia mai stata eliminata. I lavori di ristrutturazione successivi si son limitati a sovrappore una nuova pavimentazione, alzando di fatto di quasi 30 cm il livello del pavimento.

 

Nessuno può sostenere con certezza che QUESTA sia la tomba di San Galgano, ma le probabilità che lo sia son molto elevate.

Infatti basta fare questo tipo di considerazioni.

Dalla costruzione della chiesa nessuno è stato sepolto al suo interno e le indagini fatte col georadr del 2001 e quelle nostre del 2012 confermano puntualmente questo dato.

Vi furono invece molte sepolture all’esterno di gente che devota al santo chiese e ottenne di essere sepolti nelle vicinanze della sua chiesa.

Ma nessuno di questi ebbe l’ardire di chiedere ( ed ottenere ) di essere sepolto all’interno della Rotonda, in quanto avrebbe sminuito l’importanza della sacra reliquia costituita dalla Spada confitta nella roccia.

Per rispetto quindi tutti chiesero di essere sepolti all’esterno…tutti tranne UNO.

Costui invece fu sepolto nel “pronao” che se non è all’interno della chiesa è in un punto che fa parte strategicamente della chiesa stessa.

La via di mezzo tra l’interno e l’esterno.

Punto di “obbligato passaggio” per accedere alla parte interna e sacra della chiesa stessa.

Chiunque si volesse recare a far visita alla sacra reliquia conservata all’interno della Rotonda di Montesiepi, non poteva che passare sopra a quella sepoltura.

Magari in epoche passate sulla lastra vi erano delle iscrizioni ed oggetto essa stessa di devozione.

Poi il tempo, i vari lavori di ristrutturazione della chiesa, o magari la pietas popolare indussero a ricoprirla di terra e a dimenticarne la sua stessa esistenza…sino alla sua riscoperta casuale determinata dal crollo e alla sua distruzione.

Certo che è quantomeno curioso che di San Galgano si conservi solo la testa e non l’intero corpo.

Una giustificazione di questo fatto atipico potrebbe essere quella che l’intero corpo era conservato in QUELLA sepoltura, e che il crollo accidentale abbia distrutto quasi tutte le ossa spezzandole e lasciando solo la testa intatta.

La testa infatti di San Galgano era stata rinvenuta nel XV secolo e trasferita a Siena per proteggerla dalle compagnie militari che imperversavano in quel periodo in zona.

Solo recentemente, esattamente il 24 aprile del 1977, i chiusdinesi poterono rientrare in possesso della sacra reliquia restituita dall’arcivescovo di Siena  ( Mario Ismaele Castellano ).

La nostra scoperta quindi suggerisce come la rottura della tomba, e la scoperta dei resti del Santo ( testa compresa ) sia avvenuta intorno al XV secolo.

Per oltre un secolo la tomba rotta sia stata lasciata in sito con una leggera copertura per poter camminarci sopra al fine di accedere alla cappella…e ivi dimenticata. Nel 1694, riscopertola durante dei lavori di manutenzione del pavimento, constatato che vi erano solo sabbia mista ad ossa umane, sia stata definitivamente inglobata col pavimento del Pronao.

Sin qui la nostra ricerca.

Ma il testimone adesso passa a chi può verificarne la congruità delle deduzioni scavando fisicamente in quella parte della chiesa e verificare quanto sopra scritto.

Solo in quel momento si potra avere la certezza che quella sepoltura sia proprio la sepoltura di San Galgano.

In quella sepoltura vi saranno sicuramente dei resti di ossa che potrebbero essere analizzati con le moderni tecniche del DNA e confrontati con quelli della “testa” del Santo di cui si hanno ampie e documentate tracce negli archivi storici.

Se quelle analisi determinassero che le ossa appartengono allo stesso individuo…il cerchio si chiuderebbe e gli abitanti di Chiusdino potrebbero avere finalmente la tomba del loro santo patrono a cui rivolgere i giusti onori e la loro santa venerazione.

Residenti extra UE: Attenti all’IVA

Scritto da: Angelo Paratico
Fonte: http://www.litaliano.it

Angelo Paratico, Hong Kong – Forse non tutti gli Italiani residenti in Paesi al di fuori della Comunità Europea sanno che quando rientrano in Patria, e vi fanno acquisti, possono riavere una parte dell’IVA che hanno versato.
Questo meccanismo è in vigore da decenni. È semplice, e funziona. Dunque la prossima volta che tornare, ricordatevi.
Io abito da molti anni a Hong Kong, e anche durante il mio ultimo rientro in Italia, avvenuto alla fine di Aprile del 2012, ho approfittato di questa opportunità per acquistare dei bellissimi vestiti di Ermenegildo Zegna. Venivano letteralmente svenduti da uno storico negozio di Verona, il Fuso d’Oro. A causa della crisi economica, purtroppo, si stanno ridimensionando.
Ebbene, vi ho speso 2000 euro. A Hong Kong quegli stessi vestiti mi sarebbero costati più del triplo. Come sempre faccio, alla cassa ho chiesto anche l’apposito foglio da loro compilato, che mi consente di riavere indietro una buona parte dell’IVA.
Il 3 maggio mi imbarcai su di un volo che da Verona mi ha portò sino a Monaco di Baviera. Da lì, cambiando aereo, sono rientrato a Hong Kong.
In una borsa a mano portavo i miei bei vestiti, con le loro etichette ancora attaccate, perché bisogna dimostrare che davvero si è fatto l’acquisto.
Come fatto altre volte, vado alla dogana tedesca, dove un doganiere esamina velocemente gli abiti e timbra la carta fornitami dal negozio.
Passo poi a uno sportello della Global Blue, una delle società che si occupano ufficialmente di queste faccende, per presentare la mia carta e incassare. Dopo aver fatto la fila, mi trovo davanti a una scortesissima signorotta tedesca. Esamina il foglio e mi dà 45 euro. Faccio notare che mi sembrano un po’ pochi, ma lei comincia a strillare, dicendo che loro sono una società che lavora su commissioni e mi intima di mettermi da parte. Confuso, mi ritiro e torno dai doganieri, i quali mi consigliano di rivolgermi alla polizia, se davvero penso che mi spetti di più.
Faccio un ultimo tentativo, tornando allo sportello. Quella, vedendomi ritornare, comincia a farfugliare che forse ha sbagliato. Mi ribatte la ricevuta, e questa volta mi ritorna la cifra corretta, 267 euro! Se andava, aveva le gambe. Questo è stato un tentativo di truffa. Tornato a Hong Kong mando una email di protesta al direttore di questa società, fornendo numero di scontrino, volo, ora, nome della persona. Sto ancora aspettando una risposta. Il mio non è stato certamente un caso isolato, dato che ricordo dei giapponesi dall’aria confusa che contavano i soldi che avevano ottenuto e che si grattavano la testa. Si badi bene che le cifre in gioco nel giro di una giornata sono enormi, eppure il controllo pare essere molto labile.
Devo dire che in vent’anni di aderenza a questa pratica, questa è la prima volta che ho avuto dei problemi. Spesso lo faccio a Roma e a Milano, dato che vanno sempre richiesta all’ultima stazione di uscita dalla Comunità, e mai ho avuto nulla da ridire.
Dunque, dimenticate questo singolo incidente, e quando ritornerete in Italia la prossima volta fatevi preparare la carta nel negozio in cui avrete fatto acquisti e poi incassate all’uscita.

 

UNA MACCHINA DA GUERRA

Scritto da: Gianni Lannes
Fonte: http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2012/05/una-macchina-da-guerra.html#more

In sintesi, aldilà dei paraventi pseudo-scientifici, Haarp è un generatore di energia per scopi distruttivi. Il segreto è ben custodito: non lo troverete sui libri di scuola e neppure all’università (facoltà di geologia e fisica). Non è scritto in nessun testo accademico, eppure i manuali Usa di sperimentazione bellica sono espliciti da almeno tre decenni. Sanno causare terremoti da mezzo secolo e lo fanno sparando una colossale quantità di energia a microonde nella ionosfera. Il principio scientifico lo aveva intuito nel secolo scorso il genio di Nikola Tesla, ma non certo per sottomettere il genere umano. Avremmo potuto ottenere energia gratis per l’intera umanità, invece l’ingordigia di pochi prevale. Principalmente i militari a stelle e strisce, ma non solo, anche i russi non scherzano, sono passati dalla pura teoria alla pratica per fini di dominio globale. Regolando le possenti vibrazioni contro un bersaglio territoriale , le onde radio attraversano la crosta terrestre e causano terremoti. Energia a comando iniettata da 50 anni nelle tempeste tropicali per scatenare tsunami, alterando la pressione atmosferica. Ben tre continenti, Asia, America ed Africa ne sanno qualcosa, prima ancora che qualche commentatore da strapazzo italiota fosse nato, già sperimentavano nel Sudest asiatico. Il “gioco” è apparentemente semplice: basta spingere in alto la ionosfera ed attendere che ricada con conseguenze disastrose sulla zona che si vuole colpire. Alcuni disastri apparentemente naturali sembrano seguire e pilotare a dovere, ben precise dinamiche politiche. Ora c’è da convincere i governanti europei recalcitranti (sempre meno in realtà) a scatenare la terza guerra mondiale. Perché la prossima aggressione all’Iran, scatenerà un conflitto globale, come sanno gli analisti internazionali.

 

Gole profonde – Cosa fa l’H.AA.R.P.? Ecco due rivelazioni di esperti Usa, messe a confronto. “Il progetto High-Frequency Active Auroral Research Program non è altro che un’antenna che ci consente di direzionare l’energia ad alta frequenza verso le zone più alte dell’atmosfera, così produciamo in scala ciò che fa normalmente  il sole. Il compito di gestire il programma è stato affidato alla Marina e all’Aviazione militare. Inizialmente, le applicazioni comprendevano la distruzione di missili sovietici, il controllo delle comunicazioni del nemico e il loro disturbo. Nel programma, agli albori, era già inclusa la possibilità di modificare il clima, sollevando la porzione dell’alta atmosfera verso lo spazio in maniera, appunto, da deviare i missili balistici intercontinentali dell’Urss. Certo: Haarp può creare degli effetti molto simili a quelli che il sole crea durante le aurore boreali”. Per la cronaca, due indizi rilevanti, a parte la profondità del sisma a 10 chilometri, registrata dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia: il 20 maggio scorso è stata registrata una caduta di energia nei cieli dell’Emilia Romagna. Sono stati inoltre avvistati dei bagliori che non hanno alcun nesso naturale. La Pianura padana non è ai Poli del pianeta Terra. Oppure c’è stata sotto il naso un’inversione di cui non ci siamo accorti? A parte l’ironia: tutti geni e scienziati (improvvisati) mentre tutti gli altri, i cosiddetti visionari e complottisti devono tacere? Ma state scherzando? Qui è in gioco l’esistenza ed il futuro. Il 25 gennaio c’è stato un precedente terremoto in Emilia Romagna nonché Veneto, una sorta di prova generale che ha avuto un secondo test il 13 aprile in Sicilia. Fateci caso: in Italia cambiano i politicanti sulla scena, ma non mutano i poteri occulti. Sarà un caso? Davvero singolare. L’illuminato premier Monti (non eletto democraticamente, già maggiordomo dell’alta finanza speculativa – Trilateral Commission, Aspen, Bilderberg – e dipendente della banca speculativa Goldman Sachs) è stato per caso convocato dai padroni della Nato in coincidenza del sisma? O sbaglio? Per caso la terza guerra mondiale è già iniziata, a nostra insaputa? Vi bastano questi preavvisi o siete totalmente lobotomizzati? La tv ed internet vi hanno dato alla testa? Un consiglio di lettura risalente al 19 marzo 1997, qui allegato: “Advanced Weapon Instrumentation Technologies”. Haarp: dalla simulazione alla realtà. Buon risveglio e non abusate a negare l’evidenza delle scie tumorali. Questa folle macchina di morte planetaria va fermata, questi criminali armati di tutto punto vanno arrestati definitivamente; hanno già mietuto troppe vittime. Non dimenticate: gli yankees sono in possesso di tecnologie incredibili e pur di non rinunciare al loro malsano stile di vita, sono disposti a tutto. Anche noi: e non ci arrenderemo, mai. La Resistenza non è uno scherzo: ce lo hanno insegnato i nostri avi (un mio antenato era un generale napoleonico: la strategia combattiva è nel nostro dna). Rammentate il detto? Chiunque salva una sola vita, salva un mondo intero. Vi raccomando: meditate gente, meditate… In democrazia fare domande non ha mai fatto a male alla verità; nascondere le risposte, spesso si.
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