Il MIT mette a punto una nuova tecnologia per produrre cemento più ecologico

Scritto da: Nicoletta
Fonte: http://www.soloecologia.it/05102017/mit-mette-punto-nuova-tecnologia-produrre-cemento-piu-ecologico/11038

Sulla pagine delle News del prestigioso MIT di Boston ne hanno parlato con un bel gioco di parole come di A concrete solution, dove ‘concrete’ significa sia ‘cemento’, sia ‘concreto’. Si tratta di una scoperta sulle proprietà microscopiche dei materiali che potrebbe portare alla fabbricazione di un cemento al tempo stesso più resistente e più sostenibile.

La produzione dei materiali per la costruzione di edifici e ponti in cemento hanno un’impronta ecologica molto pesante. Si calcola che da soli contribuiscano a quasi il 6% delle emissioni globali di anidride carbonica. I ricercatori del Massachusetts Institute of Technology hanno scoperto una nuova soluzione per produrre cemento ispirata alla disposizione gerarchica dei blocchi di materiali naturali per le costruzioni. La scoperta è avvenuta analizzando una proprietà fondamentale del calcestruzzo a livello di atomi individuali, che contribuisce alla sua resistenza e durabilità generale. Hanno così creato un modello computerizzato per simulare il comportamento di tali atomi quando formano delle molecole all’interno del materiale di indurimento. Le simulazioni hanno rivelato che è possibile migliorare adesione e indurimento con additivi come ceneri vulcaniche, scorie di raffineria e altri materiali. In questo modo le strutture edili risultano più forti e al tempo stesso più sostenibili dal punto di vista ambientale. Sarà inoltre possibile implementare questo tipo di tecnologia usando materiali localmente disponibili o già precedentemente utilizzati per altri fini.

BCE: ATTACCO ALL’ITALIA!

Fonte:  http://icebergfinanza.finanza.com/2017/10/05/bce-attacco-allitalia/

 

La farò breve, non credo ci sia più nulla da aggiungere, noi possiamo solo continuare a mostrare, denunciare  come tutte le scelte che vengono portate avanti a Bruxelles e alla BCE, sono dirette ad attaccare e demolire il nostro Paese, risparmiando soprattutto la Germania, la voragine con le banche fallite intorno.

GERMANIA: BRUCIANO LE BANCHE TEDESCHE!

Il paradosso delle banche tedesche: hanno più derivati che crediti 

Ieri l’ennesima scelta a sfavore per le banche italiane, colpevoli sin che si vuole di aver depredato in parte i patrimoni dei propri clienti, guidate da manager psicopatici, incompetenti ad essere buoni, responsabili di condotte criminale, ancora a piede libero, ma con la colpa di aver prestato male i risparmi degli italiani, magari agli amici degli amici o a qualche speculatore immobiliare o industriale.

In realtà, abbiamo ancora da osservare una sola decisione da parte della Banca centrale o delle rispettive banche centrali nazionali, che vada nella direzione di costringere le banche tedesche, inglesi o francesi, a disfare i loro portafogli derivati o strutturati, coprendo interamente con capitale proprio, i miliardi di euro, nascosti nel famigerato terzo livello, dove si continua a valorizzare asset che non hanno più alcun valore, ad un prezzo di fantasia, come se voi continuasse a cercare di vendere la vostra casa abbattuta da un terremoto allo stesso prezzo di fabbricazione o al valore di mercato di qualche anno fa.

BASILEA TRE: DEUTSCHE BANK UNO DUE E …TRE!

La notizia di ieri è questa….

Npl, dalla Bce il giro di vite sulle sofferenze delle banche: «C’è da …
Bce alle banche: copertura totale nuovi Npl da gennaio

Oggi ha pubblicato un’appendice alle linee guida sulla gestione degli Npl che prevede svalutazioni automatiche sulle sofferenze che matureranno a partire dal 2018, ma intanto ha anticipato che nel primo trimestre del prossimo anno verranno diffuse ulteriori «considerazioni» sulla materia, destinate con ogni probabilità ad alzare ulteriormente l’asticella. «L’elevata quantità di Npl riduce la possibilità delle banche di effettuare nuovi prestiti», ha spiegato Sharon Donnery, responsabile della Task force Bce sugli Npl: «La qualità del credito è fondamentale e auspichiamo una vera e propria cultura degli accantonamenti tra le banche, che consenta di prevenire in futuro la creazione di un grande ammontare di sofferenze come quello che oggi grava sulle banche europee»

Io lo so bellezza che tu non capisci nulla di queste cose, figurarsi i tuoi presunti rappresentanti al Governo, gente che si occupa di tutt’altro, ma ti stanno prendendo per i fondelli.

Tenetevi pronti, ci sarà da ridere alle prossime elezioni, hanno già pronto l’ennesimo governo del presidente, non ci saranno i numeri per governare, la troika sta per arrivare!

Nel frattempo, le pasticcerie di mezzo mondo sono in subbuglio, sembra che la crema catalana si prepari a lasciare il pan di spagna, un divorzio che farà cadere nella disperazione i pasticcioni di Bruxelles… o forse chissà, in attesa che dai nostri vicini e dalla Sassonia arrivi la mazzata definitiva all’Europa.

A due settimane dal voto scoppia uno scandalo senza precedenti nelle elezioni austriache, che rischia di stravolgere il risultato delle urne. All’improvviso i cittadini-elettori scoprono che due pagine Facebook, aperte da marzo con il deliberato proposito di diffondere “fake news” e alimentare una campagna denigratoria nei confronti del leader dell’Övp (Partito popolare) erano gestite e finanziate dall’Spö (Partito socialdemocratico). Bersaglio delle falsità e delle calunnie era Sebastian Kurz, l’enfant prodige del Partito popolare, al governo da quando aveva 25 anni e ora, che ne ha compiuti da poco 31, ministro degli Esteri in carica e candidato capolista alle elezioni.

Kurz, da maggio ininterrottamente in testa in tutti i sondaggi, era considerato il probabile futuro cancelliere. Ora, dopo la scoperta della “dirty campainign” dei socialdemocratici, le sue chance di farcela sono accresciute, perché il suo principale competitore, il cancelliere uscente, Christian Kern, è considerato ormai un’”anatra zoppa”. Addio dunque a sogni di gloria. La finale elettorale si giocherà tra Kurz e il leader della destra radicale, Heinz-Christian Strache, che con tutta probabilità poi formeranno insieme un governo di centro-destra.

(…) Si mette male per i Verdi in Austria. Dopo le dimissioni improvvise di Eva Glawischnig, che era stata loro portavoce dal 2008 (da quando cioè il predecessore Alexander Van der Bellen aveva lasciato la politica attiva a livello nazionale), e dopo varie lacerazioni interne, ieri uno degli uomini di punta del movimento ambientalista, Peter Pilz, recentemente uscito dal partito, ha presentato ufficialmente una propria lista con cui si presenterà alle elezioni del 15 ottobre. Austria vicina

E meno male che Cicciobomba si è assopito… ;-)

I lobbisti Monsanto esclusi dal Parlamento europeo?

Scritto da: Andrea Barolini
Fonte: http://www.valori.it/ambiente/lobbisti-monsanto-esclusi-dal-parlamento-europeo-19356.html

I capogruppi politici al Parlamento europeo hanno chiesto di impedire l’accesso ai locali delle istituzioni comunitarie ai dirigenti e ai lobbisti del colosso dell’agrochimica Monsanto. A riferirlo sono i media internazionali, che sottolineano come la richiesta sia arrivata dopo il rifiuto, da parte della multinazionale, di partecipare ad un’audizione organizzata dall’assemblea. In una lettera indirizzata al presidente del Parlamento europeo e ai partiti politici, si parla di «dimostrazione di scarsa comprensione e scarso rispetto nei confronti di un’istituzione pubblica democraticamente eletta». Per questo, è stato raccomandato al segretariato generale dell’Europarlamento di non accettare più l’ingresso del personale dell’azienda. Occorrerà verificare, ora se la richiesta verrà accolta e adottata.

L’audizione avrebbe dovuto avere luogo il prossimo 11 ottobre: gli eurodeputati, in quell’occasione, avrebbero chiesto conto ai dirigenti della multinazionale dei cosiddetti «Monsanto papers», documenti declassificati da parte della giustizia americana che, secondo i media, dimostrano come il gruppo americano abbia esercitato pressioni al fine di modificare a proprio favore le conclusioni di alcuni studi scientifici. Da parte sua, l’azienda ha risposto al Parlamento europeo affermando di non ritenere che la discussione, nel modo in cui è stata proposta, sia «appropriata al fine di confrontarsi su tale tema».

Buchi neri “golosi”: l’evoluzione della galassie è da riscrivere

Scritto da: Veronica Nicosia
Fonte: https://oggiscienza.it/2017/10/03/buchi-neri-evoluzione-galassie/

SCOPERTE – Perché le galassie attive di tipo I e quelle di tipo II mostrano una differenza di luminosità? Più brillanti le prime, più fioche le seconde, secondo la teoria del modello unificato a causare la differenza sarebbe il loro orientamento rispetto alla Terra. Un nuovo studio, frutto di una collaborazione internazionale di astronomi guidati da Claudio Ricci della Pontificia Universidad Catolica del Chile, smentisce però la teoria seguita finora. La differenza in luminosità non dipende dal punto di osservazione, ma dalla voracità del buco nero supermassivo che entrambe le tipologie di galassie attive ospitano.

Secondo il modello unificato i due nuclei galattici attivi avrebbero una struttura fondamentale e un profilo energetico simile. La differenza in luminosità, secondo la teoria, è dovuta all’angolo con cui puntano alla Terra: le galassie di tipo II sono inclinate abbastanza da essere “oscurate” dalla polvere che si trova intorno al disco galattico, facendo così apparire le galassie di tipo I più luminose. Ma il risultato dello studio pubblicato su Nature svela che in realtà le galassie di tipo I e quelle di tipo II sono molto diverse tra loro. La ricerca si è basata sulle osservazioni di 836 nuclei galattici attivi compiute dal telescopio Burst Alert, montato sul satellite Swift della NASA.

Entrambi i tipi di galassie ospitano nuclei galattici attivi, cioè buchi neri supermassivi nel centro galattico. Nel caso delle galassie di tipo I questo oggetto è più “goloso”, cioè risucchia una quantitativo maggiore di materia ed emette più radiazioni, rendendole così più brillanti. Lo spiega in un comunicato Richard Mushotzky, professore di astronomia della UMD e co-autore dello studio: “Il modello unificato è stato il prediletto in questi anni, anche se questa teoria non spiegava del tutto le differenze osservate nelle impronte spettrali delle galassie e molti hanno cercato un parametro aggiuntivo che riempisse queste lacune. La nostra nuova analisi dei dati in raggi X osservati dal telescopio Swift Burst Alert della NASA suggerisce che le galassie di tipo I sono molto più efficienti nell’emettere energia”.

I ricercatori hanno misurato la massa e il tasso di crescita dei nuclei galattici attivi e hanno confrontato i dati di Swift con le osservazioni di 12 differenti telescopi a Terra. “Il progetto è iniziato nel 2009 come parte del mio dottorato alla UMD”, commenta Michael Moss, ricercatore a Eureka Scientific Inc. e co- autore dello studio, “ed è radicalmente cresciuto con l’aiuto di oltre 40 ricercatori da tutto il mondo. Quando ho iniziato, ho passato un mese di notti solitarie al Kitt Peak National Observatory osservando poche dozzine di galassie. Non avrei mai immaginato che avremmo raggiunto un campione così grande, che però ci ha permesso per la prima volta di rispondere a tantissimi interrogativi”.

Confrontando i dati degli spettri a raggi X raccolti per le galassie di tipo I e quelle di tipo II, i ricercatori hanno così concluso che indipendentemente dall’angolo con cui la galassia si affaccia alla Terra, la prima tipologia di nucleo galattico attivo è così vorace da consumare una quantità di polvere prossima al disco galattico maggiore e quindi di riemettere una quantità maggiore di radiazioni.

Il risultato però pone ora una questione fondamentale. Per decenni gli astronomi si sono concentrati sullo studio delle galassie di tipo II, che essendo meno luminose rendevano meno difficili le osservazioni di stelle e nubi di gas che costituiscono il resto della galassia, pensando che il risultato sarebbe stato analogo per quelle di tipo I. Questo implica che i dati raccolti negli anni per questo primo tipo di galassie sono completamente da rivedere e analizzare con un’ottica del tutto nuova. Il prossimo passo da fare per gli astronomi sarà quello di comprendere le differenze tra i due nuclei galattici attivi, un passo che porta verso una migliore comprensione di come i buchi neri supermassivi influenzano l’evoluzione delle galassie che li ospitano.

@oscillazioni

Leggi anche: Cosa mangia un buco nero? È ghiotto di temporali galattici

Cioccolata amara

Fonte: http://www.salvaleforeste.it/it/deforestazione/4323-cioccolata-amara.html

Qualsiasi cosa è buona se è fatta di cioccolato, ha detto Jo Brand. Ma probabilmente non si riferiva alle motoseghe. E invece il prezzo nascosto del cioccolato è la distruzione di migliaia di ettari di foreste in Africa, interi ecosistemi spazzati via per fare spazio alle coltivazioni dell’industria del cacao, mettendo in pericolo la sopravvivenza di scimpanzé e di elefanti.
Un nuovo rapporto pubblicato da Mighty Earth, “Dark Secret of Chocolate”, (il nero segreto del cioccolato) documenta come in diversi parchi nazionali e in altre aree protette, il 90 per cento delle terre è stato convertito in piantagioni di cacao. In Costa d’Avorio non resta ormai che un 4 per cento del territorio ancora coperto di foreste, mentre la deforestazione avanza ora anche in Ghana.
Un tempo in a Costa d’Avorio vivevano  centinaia di migliaia di elefanti, ora ne restano non più di quattrocento, forse duecento individui. Gli scimpanzé sono ormai stati ricacciati in piccole aree, troppo ristrette per la loro sopravvivenza.
Metà del marcato mondiale del cacao è controllato da tre imprese: Cargill, Olam e Barry Callebaut. Il rapporto evidenzia come il cacao si stia facendo strada con forza all’interno dei parchi nazionali, e di qui, attraverso una rete di  intermediari, finisce nel mercato internazionale
“E’ scioccante come i grandi nomi del cioccolato, come ad esempio Mars, siano legati alla distruzione dei parchi nazionali e delle aree protette”, spiega Etelle Higonnet, di Mighty Earth. “Queste imprese devono intervenire immediatamente per porre fine alla deforestazione una volta per tutte e per rimediare ai danni passati”.
Mentre le foreste dell’Africa occidentale che si avvicinano all’esaurimento, l’industria del cioccolato ha iniziato a portare il suo modello in altre regioni di foresta pluviale come l’Amazzonia Peruviana, il bacino del Congo e le Foreste del Sud-est asiatico.
“Le foreste millenarie del nostro paese erano un paradiso faunistico, erano abitate da scimpanzé, leopardi, ippopotami e elefanti, ma ora sono state abbattute o degradate al punto che sono tutte queste specie sono quasi scomparse Gran parte di questa distruzione è dovuta alla coltivazione del cacao. Il nostro Paese è diventato dipendente da un’industria di cacao che distrugge le foreste e con esse tutti i servizi che le foreste fornivano alla gente. E’ necessario che questa industria diventi sostenibile, rispetti le foreste e sostenga gli sforzi di conservazione del governo “ ha dichiarato Kouamé Soulago Fernand, Segretario della rete ivoriana ROSCIDET.
Mighty ha denunciato lo sviluppo di grossi villaggi di coltivatori di cacao, in alcuni casi composti da decine di migliaia di abitanti, all’interno di aree protette e dei parchi nazionali. E ha scoperto che  i commercianti che acquistano apertamente il cacao grezzo coltivato ​​illegalmente all’interno di queste aree, per poi venderlo alle grandi aziende internazionali produttrici di cioccolato.
In media i coltivatori di cacao in Costa d’Avorio e Ghana sono pagati meno di un euro al giorno e spesso lavorano in condizioni pericolose. Il lavoro minorile è ancora prevalente in tutto il settore, nonostante le promesse di molte imprese del cioccolato per eliminarne la pratica.
La relazione viene in un momento di opportunità unica per l’industria del cioccolato di intraprendere azioni reali per un futuro

Cielo di ottobre: trionfa il triangolo Luna-Giove-Mercurio tra le stelle cadenti

Scritto da: Roberta De Carolis
Fonte: http://www.nextme.it/scienza/universo/9567-cielo-ottobre-triangolo-luna-meteore

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Arriva il cielo del pieno autunno, rischio di nuvole, ma anche tante sorprese. Il cielo di ottobre vedrà molte suggestive congiunzioni, ma soprattutto trionferà, se siamo fortunati, con il triangolo Luna – Venere – Marte nelle primi luci dell’alba del giorno 17 e con il triangolo luna-giove-mercurio la notte del 20, che potrebbe essere circondato dallo sciame delle Orionidi.

Sarà Luna piena il 5 del mese, la Luna del Raccolto, così chiamata dai Nativi americani perchè al culmine delle operazioni del raccolto, i contadini potevano lavorare più tardi, la sera, alla luce della Luna piena. Purtroppo oscurerà alcuni sciami di meteore tipici del mese, ma il cielo è comunque ricco di eventi.

E a proposito di Luna, ricordiamo che il 28 del mese si celebrerà la Notte della Luna, giornata dedicata all’osservazione del nostro satellite, da tutto il mondo.

Pianeti

Alle prime luci del mattino, come consuetudine, brillerà Venere, anche se non corso del mese il tempo di osservabilità tenderà a ridursi fino a diventare di circa un’ora e mezza negli ultimi giorni. Gli farà compagnia Marte, praticamente nelle stesse condizioni, con il quale entrerà in congiunzione il giorno 5, nelle prime luci dell’alba.

Giove terminerà la sua osservabilità proprio in questo mese, ma sarà “sostituito” da Saturno, che diventerà quindi l’unico pianeta osservabile ad occhio nudo nel cielo serale. E con un adeguato telescopio, sarà possibile però osservare anche i pianeti lontani Urano, Nettuno e Plutone.

Molto difficile, ma non impossibile, da osservare, per tutto il mese, Mercurio, che formerà però un suggestivo triangolo con Luna e Giove il giorno 20.

Congiunzioni

Protagonista la Luna, che il giorno 8 entrerà in congiunzione con l’ammasso stellare delle Pleiadi, con Venere il 18 e il 24 con Saturno. Ma soprattutto, sarà la regina del triangolo Luna – Venere – Marte nelle primi luci dell’alba del giorno 17 (nella mappa il cielo del 17 del mese, alle 6 circa).

E pochi giorni dopo, nuovo triangolo, Luna-Giove-Mercurio, la sera del 20, quando potrebbe essere vista in cielo qualche stella cadente proveniente dallo sciame delle Orionidi. Un triangolo circondato di meteore, quindi (nella mappa il cielo del 20 del mese, alle 6 circa)

Molto suggestiva, inoltre, la congiunzione Venere – Marte, osservabile all’alba del 5 ottobre. I due pianeti, Venere e Marte, sono molto vicini tra loro, separati da un angolo di circa 1/3 di grado. La congiunzione si verifica nella costellazione del Leone. (vedi mappa)

Meteore

La Luna piena del 5 purtroppo, pur spettacolare, oscurerà due sciami molto noti di ottobre, le Delta Aurigidi (max 4 ottobre) e le Draconidi (max 8 ottobre), quest’ultime forse solo qualche ora dopo il crepuscolo.

Tuttavia, potremo “consolarci” con le Orionidi (max 21/22 ottobre), originate dai residui eiettati nei vecchi passaggi della cometa Halley, che saranno attive in piena assenza della Luna. Saranno ben visibili dopo mezzanotte, quando il radiante sarà più alto sull’orizzonte.

Tra il 18 e il 23 ottobre la Terra nel suo moto incontra zone più o meno dense di meteoroidi cosicchè di anno in anno si osservano variazioni della frequenza, sempre comunque superiore alle 20-30 meteore/h.

Per tutto il mese saranno poi attive le Tauridi, che, anche se il loro numero maggiore si registra in novembre, già in ottobre possono essere piuttosto consistenti, soprattutto verso il 10 ottobre e a fine mese.

Buon cielo!

Saper Dire di No

Scritto da: Mr. Loto
Fonte: https://www.mr-loto.it/2017/saper-dire-di-no.html

Anche se non sembra, a volte saper dire di no è un puro atto di altruismo.

La sensibilità d’animo è una virtù che permette di comprendere ed aiutare le persone che ci circondano.

Non sempre però, un atteggiamento di comprensione ed accettazione dell’altro è la strada migliore per aiutare chi abbiamo di fronte.

Oggi c’è molta confusione in merito e si finisce con l’accondiscendere a qualunque cosa. Saper dire di no è difficile perché si crede che se vuoi bene a qualcuno devi appoggiare ogni sua scelta. E così si lascia che gli altri sbaglino platealmente, soffrano e cadano di continuo negli stessi errori. Il tutto perché non abbiamo il coraggio di dirgli in faccia ciò che pensiamo.

Saper dire di no è necessario per dimostrare con i fatti che teniamo davvero al benessere di qualcuno.

È infatti chiaro che chi dice di essere dalla tua parte ma poi non ti aiuta non ti vuole davvero bene. Se a parer nostro un amico sbaglia è necessario farglielo notare. Non bisogna saper dire di no per esprimere un semplice giudizio ma per aiutare a capire e superare il problema. Perché appoggiare qualcuno nell’errore e nella sofferenza che da questo deriva è inutile. Non è amore, non è amicizia.

Saper Dire di No per Difendere i Valori che Contano

In quest’epoca di grande confusione, il male troppo spesso viene camuffato da bene, ma resta comunque un male.

Per questo è importante difendere i valori che contano con fermezza, soprattutto con le persone che amiamo. Se vuoi davvero bene a qualcuno ti preoccupi per lui e per il suo benessere emotivo, lo preservi dalla sofferenza.

Se vuoi davvero bene a qualcuno poni il suo benessere davanti ad ogni cosa, anche se questo comporta un allontanamento o un litigio. Perché saper dire di no a volte comporta delle discussioni e dei malumori che però sono necessari. Saper dire di no può significare voltare le spalle a qualcuno, nella speranza di fargli capire che sta sbagliando.

Perché appoggiare qualcuno che sbaglia, restargli accanto, spesso non significa volergli bene ma fregarsene. Molti infatti sono inconsapevoli di ciò che fanno ed hanno bisogno di qualcuno che li aiuti a valutare le proprie scelte.

Del resto non è sempre facile vedere in quello che può renderci momentaneamente felici l’automatica condanna ad una futura sofferenza.

In un mondo che incita alla “mente aperta”, sempre più spesso diventiamo schiavi dei nostri errori senza nemmeno rendercene conto. Un vero amico ci riporta sulla strada del buon senso.

Saper dire di no può essere un puro atto d’amore.

Lettura consigliata: Se mi vuoi bene dimmi di no di Giuliana Ukmar

STREGONERIA

Scritto da: Laura Quattrini
Fonte: http://www.daltramontoallalba.it/stregoneria/persecuzioni.html

Certamente tutti conosceranno la fama dell’Inquisizione per quanto riguarda la nefasta attività per i processi contro streghe ed eretici. Gli uni e gli altri hanno per denominatore comune l’ingiustizia feroce e la cieca intolleranza, ma sui primi è opportuno dire qualcosa in più, perché hanno più strettamente a che fare con il tema del diavolo. La prima condanna a morte di una strega si ebbe nel 1244 in Francia, l’ultima nel 1775 in Germania (si danno anche dei casi, quindici anni prima, nella stessa Germania, e ancora dieci anni prima in Svizzera). Queste date riguardano tuttavia fatti relativamente isolati: in realtà la persecuzione contro la stregoneria su vasta scala durò circa quattrocento anni. Bastava mostrare gli occhi arrossati o un colorito troppo intenso per essere creduta, denunciata come una strega e, inesorabilmente, essere condannata al rogo. Al tempo dell’imperatore Massimiliano I (1459-1519), che pure è ritratto da bambino mentre apprende la magia, nel solo circondario di Treviri furono processate più di seimila streghe; poco meno furono quelle bruciate nelle Fiandre nel 1419. Durante il Quattrocento non c’è regione d’Europa dove il numero scenda sotto il migliaio. Vale la pena di tentare di capire, a livello di ipotesi, perchè nessun governo, nessuna autorità, nonostante le numerose opposizioni da parte di scrittori, di scienziati e di qualche buon giudice, non si sia accorto della totale follia della persecuzione. La stregoneria è sorta in un periodo di guerre durato quasi ininterrottamente dal 1337 al 1648, durante il quale sono state combattute la guerra dei Cento anni, quelle di Carlo V e di Filippo II, le guerre di religione e, infine, quella dei Trent’anni, che coinvolse pressochè tutta l’Europa.

 Incisione seicentesca raffigurante la modalità in cui venivano giustiziate le streghe.

E’ verosimile che dopo il primo mezzo secolo di ostilità, per il protrarsi dello stato di guerra e il conseguente acuirsi della povertà delle popolazioni, l’istituzione lasciasse a desiderare anche negli alti ranghi della giustizia, fino a dare spazio a giudici sempre più incompetenti e fanatici. Il discorso vale anche per la categoria dei medici: quelli che furono interpellati per sapere se le malattie e le morti riscontrate nelle vittime erano dovute a cause naturali o a malefici, non seppero con sicurezza formulare una diagnosi (c’è tuttavia il sospetto che alcuni non volessero farsi coinvolgere in valutazioni che, comunque, erano precostituite). Gli stessi parroci che, in buona fede e a richiesta degli interessati, benedicevano i presunti colpiti da malefici vari, di fatto non si rendevano conto che mettevano in pessima luce gli accusati di fronte ai giudici e alla stessa opinione pubblica e davano un contribuito determinante anche dal punto di vista psicologico (teoria del capro espiatorio). In generale la Chiesa ha sempre condannato il sesso e ridotto il matrimonio a rimedio, con venature più o meno negative, della debolezza della carne. L’avversione nei confronti della sessualità diventa avversione nei confronti delle donne, su cui per l’inferiorità della loro natura il diavolo può fare più presa. L’Umanesimo e il Rinascimento (non importa se vissuti laicamente o religiosamente) furono con la loro esaltazione della bellezza e del corpo un fenomeno d’èlite, circoscritto alle grandi corti, per di più italiane. Il “piacere della carne” è e resterà un peccato per le masse, a maggior ragione se isolate nelle valli sperdute o nelle campagne e costrette a rinunciare alle poche consolazioni di una vita grama nella speranza di una salvezza finalmente per tutti “uguale”. Dopo il Concilio di Trento le mortificazioni delle numerose mistiche, che oggi possono apparire aberranti, sono di natura uguale e contraria della presunta licenziosità satanica delle streghe. Nella tipologia classica della strega (donna estremamente povera, ovviamente analfabeta, appartenente al mondo rurale, spesso vecchia o comunque sola, depositaria di un sapere empirico sul sapere di guarigione delle erbe, levatrice…) si delinea una figura di donna “diversa”, suscettibile di stati alterati per assunzione di erbe particolari (alcuni studiosi hanno parlato di vari ricorsi al mondo vegetale e in particolare della “segale cornuta”, un fungo parassita della segale, con effetti fra gli altri eccitanti delle fibre muscolari lisce dell’utero, della vescica e del retto). Non vanno poi dimenticati gli stati allucinatori dovuti all’insufficiente ed errata alimentazione. “La droga più efficace e sconvolgente, più amara e feroce, è sempre stata la fame, produttrice di insondabili scompensi psichici e immaginativi: da questa allucinazione forzata sono scaturiti i sogni aggiuntivi e tridimensionali compensativi dalla miseria della quotidianità, dello squallore della ragione e degli oltraggi continui perpetrati su esistenze miserabili e personalità infantili, della mobilità psichica a tendenza convulsiva e isteroide, tipiche di una società schiacciata dal peso degli “status” piramidali, immodificabile per legge divina e volontà regale” (P. Camporesi “Il pane selvaggio”, Bologna, 1981). La spiegazione “femminista” ipotizza che, in una società misogina e fallocratica che la reputa un essere inferiore, l’unica possibilità (anche se pericolosissima, come si è potuto constatare!) di dare libero sfogo alle sue pulsioni e di sentirsi protagonista sia potuta essere per la donna LA SCELTA DI ESSERE STREGA. Fatte queste considerazioni, non si può certo considerare esaurito il discorso su un fenomeno di tale portata che ha implicazioni storiche, antropologiche, politiche, medico-sanitarie e, non da ultimo, ecclesiastiche, su cui la questione è ancora aperta. Basti almeno averne denunciato l’orrore.

BIBLIOGRAFIA

· Atlante della storia “Il diavolo (Il maligno forse siamo noi?)” a cura di Angela Cerinotti e Davide Sala – Demetra

Giovanni Battista Belzoni, il gigante delle piramidi

Fonte: http://www.studiarapido.it/giovanni-battista-belzoni-il-gigante-delle-piramidi/#.Wcou49Fx3IV

Giovanni Battista Belzoni nasce a Padova il 5 novembre del 1778. A 16 anni per non finire a fare il barbiere nella bottega del padre, si trasferisce a Roma; da lì, dopo due anni, va a Parigi, poi Olanda e infine Londra, dove conosce e sposa Sarah Bennet, una ragazza di venti anni che condivide con lui il sogno e il gusto per l’avventura.

Giovanni Battista Belzoni non ha ancora chiaro quale sarà il suo futuro, ma intanto cambia il nome da Belzon in Belzoni, dal suono più italiano, perché ha deciso di darsi allo spettacolo, settore in cui gli italiani sono apprezzati; del resto le caratteristiche per diventare un protagonista, le ha tutte: fisico imponente, forme da statua classica, capelli e barba biondo-rossicci, occhi azzurri, carattere deciso, portamento aristocratico e fascino da vendere.

Per diversi anni si esibisce sulle pubbliche piazze interpretando il ruolo del “gigante”, del “capo cannibale”, del “selvaggio della foresta” e, soprattutto, dando spettacolo della sua forza con la “piramide umana”, sostenendo sulle spalle un’intelaiatura di ferro di 70 chili, sulla quale si arrampicano 11 persone. Nei teatri, interpreta con la moglie Sarah “quadri mitologici”, impreziositi da giochi d’acqua realizzati con marchingegni di sua invenzione. Aristocratici e intellettuali ne sono entusiasti: Walter Scott lo definisce “il più bello tra i giganti”, Charles Dickens ne loda le qualità morali, Lord Byron ne ammira il perfetto inglese e le doti del viaggiatore.

Giovanni Battista Belzoni

Nonostante il successo Giovanni Battista Belzoni è inquieto e cerca altro. Nel 1815 va in Egitto a proporre al pascià Mohammed Alì un suo prototipo di macchina per sollevare l’acqua dal Nilo al livello dei campi, ma il pascià non se ne entusiasma e Belzoni resta senza lavoro, finché il console inglese al Cairo gli propone di alzare dalle sabbie un grande frammento della statua di Memnone (un personaggio mitologico, ma in seguito si scoprirà che in realtà raffigurava il faraone Ramses II), portarlo lungo il Nilo fino ad Alessandria, per poi spedirlo a Londra. Sembra un impresa impossibile, ma Giovanni Battista Belzoni con paranchi, leve, rulli e un’ottantina di operai, ci riesce e oggi la statua del faraone accoglie i visitatori nelle sale del British Museum, a Londra.

Il console inglese lo sfida di nuovo e gli chiede di liberare dalla sabbia la parete rocciosa di Abu Simbel, su cui sono scolpite le gigantesche figure di Ramses II. Nessuno sa ancora che le statue formano, in realtà, la monumentale facciata di un tempio scavato nella collina di pietra, ma Belzoni lo sospetta e tra difficoltà di tutti i tipi sposta tonnellate di sabbia e porta allo scoperto il cornicione superiore di un portale, s’infila nell’apertura ed entra nell’imponente sala ipogea, decorata con sculture e dipinti. Poi nella Valle dei Re cerca tombe faraoniche inviolate e il 18 ottobre 1817 trova quella di Seti I, padre di Ramses II, tutta affrescata e con il grande sarcofago d’alabastro.

Quindi si reca a Giza per un’impresa a cui pensa da tempo: entrare nella piramide di Chefren, la seconda per altezza dopo quella di Cheope.
Fin dai tempi di Erodoto, tutti sono convinti che sia una struttura piena, senza cavità, ma Giovanni Battista Belzoni la pensa diversamente e tra le pesanti ironie di molti europei e lo sconcerto degli operai egiziani che ormai lo chiamano “il pazzo”, studia ogni particolare, osserva pietra per pietra, finché si ferma deciso al centro del lato nord e ordina di scavare in quel punto. È certo che l’entrata sia proprio lì e ha ragione. «Dopo trenta giorni di lavoro – scrive nelle sue memorie – ebbi la gioia di trovarmi nel corridoio che conduce alla camera centrale», che purtroppo era vuota (in seguito verrà decifrata un’incisione araba travata all’interno, seconda la quale la piramide era stata già violata 600 anni prima dal figlio del famoso Saladino), ma questo nulla toglie all’impresa del padovano, che intanto aveva lasciato la propria firma all’interno della camera sepolcrale: «Scoperta da G. Belzoni, 2 marzo 1818»

Torna a Londra dove è accolto come un divo e in suo onore viene coniata una moneta di bronzo recante la sua effigie da un lato e la piramide dall’altro.
Tanto successo suscita però anche invidie e critiche che lo amareggiano.
Nell’aprile del 1823 parte per l’Africa, alla ricerca delle sorgenti del Niger, un viaggio dal quale non tornerà più. Giovanni Battista Belzoni, il gigante delle piramidi, muore il 3 dicembre 1823, a soli 45 anni, nel Benin, per dissenteria. Viene sepolto sotto un grande albero, ma la sua tomba non sarà mai ritrovata.

GRECIA: LE MERAVIGLIOSE SPIAGGE DI SALAMINA INVASE DAL PETROLIO. E’ DISASTRO AMBIENTALE

Scritto da: Francesca Mancuso
Fonte: https://www.greenme.it/informarsi/ambiente/25053-salamina-sversamento-petrolio

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Fuoriuscita di petrolio in mare in Grecia, davanti alle coste di Salamina. Il disastro ambientale è dovuto all’affondamento di una petroliera, la Aghia Zoni II avvenuto lo scorso sabato al largo dell’isola di Salamina.

La costa che si estende da Kinosoura alla comunità di Selinia è “diventata nera” e le autorità temono altre perdite dalla nave affondata. Molte spiagge che si affacciano nel Golfo Saronico sono state vietate ai bagnanti per scongiurare rischi per la salute pubblica.

La vecchia petroliera, dopo 45 anni di lavoro, ha sversato petrolio in mare destando grande preoccupazione visto che trasportava 2200 tonnellate di olio combustibile e 370 tonnellate di gasolio.

Secondo il sindaco dell’isola, Isidora Papathanasiou si tratta di un enorme disastro ambientale e finanziario:

“Tutta la costa orientale dell’isola è coperta di greggio. L’odore è intenso”.

L’Aghia Zoni II ha imbarcato acqua mentre si trovava ancorata ed è affondata alle 14.45 di sabato. Le due persone a bordo sono state salvate da una nave che si trovava nelle vicinanze e sono state portate a riva, per poi essere soccorse all’ospedale Tzaneio del Pireo.

E quella che era stato considerata una fuoriuscita contenuta si è rivelata un disastro ambientale dopo che il petrolio si è spostato verso le zone costiere residenziali.

Non sono mancate le polemiche. La fuoriuscita è stata sottovalutata, lo sversamento era più grave di quanto stimato e di conseguenza anche le operazioni di pulizia sono state minimizzate. Ad aggravare la situazione anche le correnti marine, che hanno spinto a riva il petrolio.

Ci vorranno ben più dei 20 giorni inizialmente stimati per ripulire tutto. Le operazioni di pulizia dureranno circa 4 mesi. Nel sobborgo di Atene di Glyfada, dove sono state create delle dighe galleggianti per frenare la fuoriuscita, il sindaco Giorgos Papanikolaou ha dichiarato che sono state rimosse 28 tonnellate di carburante da una sola spiaggia.

 

Le immagini delle tartarughe e degli uccelli morti dicono tutto. Ci vorranno anni prima che l’area interessata sia completamente recuperata. A Salamína, il centro più colpito dal disastro, le imprese costiere sono state costrette a chiudere.

Dimitris Karavellas, capo del WWF Grecia, ha spiegato:

“Quello che è chiaro è che questo non è un incidente piccolo. È un crimine ambientale, il peggiore e le autorità sono totalmente impreparate. È molto importante che sia stabilito un precedente, che i responsabili siano ritenuti responsabili, che vengano pagati i danni”.

 

Secondo le associazioni ambientaliste greche il disastro ha evidenziato i pericoli che sottendono alla sfruttamento petrolifero della Grecia:

“Se le autorità non riescono a gestire un incidente relativamente controllato al di fuori del porto più grande del paese, è difficile immaginare cosa accadrebbe con un incidente più grave su una piattaforma petrolifera”, ha detto Karavellas.

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