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L’Etiopia bombarda il Tigray e Roma firma un accordo militare con Addis Abeba

Scritto da: Antonio Mazzeo
Fonte: https://www.africa-express.info/2020/11/07/letiopia-bombarda-il-tigray-e-e-roma-firma-un-accordo-militare-con-addis-abeba/


Antonio Mazzeo

Chissà se adesso che nella regione del Tigray sono iniziati i bombardamenti da parte del governo di Addis Abeba, ci sarà qualcuno in Italia che s’interrogherà sull’opportunità di aver firmato e ratificato in fretta e furia un accordo di cooperazione militare con l’Etiopia.

L’accordo con le autorità etiopiche è stato sottoscritto il 10 aprile 2019 in occasione della visita in Corno d’Africa dell’allora ministra della Difesa Elisabetta Trenta (M5S) e del Capo di Stato Maggiore delle forze armate, generale Enzo Vecciarelli. “Si tratta di un’intesa storica che inaugura una nuova fase delle relazioni bilaterali tra Italia ed Etiopia”, aveva commentato la ministra subito dopo la firma con la titolare del dicastero della difesa etiope, Aisha Mohammed. “L’Accordo istituisce un quadro entro cui sviluppare nuove e maggiori iniziative nel campo della sicurezza e della difesa in aree di comune interesse quali la formazione; le operazioni di peace-keeping in cui sia l’Etiopia che l’Italia condividono un ruolo di leadership; il contrasto al terrorismo ed all’estremismo violento; la ricerca e lo sviluppo in ambito militare e la collaborazione in materia di industria della difesa”.

Il 26 giugno 2019 il Consiglio dei ministri presieduto da Giuseppe Conte, su proposta della ministra Trenta e dell’allora ministro degli Affari esteri Enzo Moavero Milanesi, approvava il disegno di legge di ratifica ed esecuzione dell’accordo di cooperazione militare e una ventina di giorni più tardi lo sottoponeva alle due Camere per la ratifica. Nonostante l’incalzante emergenza per la diffusione del Covid-19, la Camera dei deputati varava il testo il 5 febbraio 2020 (relatrice l’on. Mirella Emiliozzi di M5S, facente funzioni in una delle sedute l’on. Piero Fassino del Pd ), mentre il Senato della Repubblica lo approvava in via definitiva lo scorso 8 luglio (relatore il sen. Alessandro Alfieri del Pd). La legge è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 4 agosto 2020 ed è in vigore dal giorno successivo.

Nella scheda predisposta dall’esecutivo Conte uno sulle finalità generali dell’accordo di cooperazione militare Italia-Etiopia (rimasta la stessa anche dopo il ribaltone politico che ha portato al Conte bis), si enfatizza come il paese africano “sta conoscendo un accelerato ed intenso processo di riforma, dovuto principalmente al suo nuovo Primo Ministro Abiy Ahmed, unitamente ad una decisa crescita economica”. A capo del governo dall’aprile 2018 – aggiunge l’esecutivo – “il nuovo premier ha inaugurato una nuova fase politica di riforme e di riconciliazione nazionale, che ha ricevuto un significativo riconoscimento da parte della Comunità internazionale con il conferimento ad Abiy Ahmed del Premio Nobel per la pace nel 2019”.

“Apertura democratica e riformismo economico sono state le linee di politica interna, mentre sul piano regionale Abiy ha puntato sulla pace con l’Eritrea, sulla distensione dell’area e sul rafforzamento dei legami con alcuni Paesi del Golfo, i quali hanno fatto affluire ingenti capitali nel Corno d’Africa negli ultimi anni”, prosegue la scheda che accompagna la proposta di ratifica dell’accordo militare. “Il Primo Ministro ha varato negli ultimi mesi alcuni provvedimenti per superare le tensioni nel rapporto con alcuni gruppi etiopi di opposizione, anche armata, al governo di Addis Abeba, legati in passato ad Asmara. Ne sono testimonianza i decreti di liberazione di alcuni prigionieri politici; l’eliminazione della formazione para-militare Ginbot 7 e dell’Ogaden National Liberation Front dalla lista delle organizzazioni terroriste; la firma dell’accordo di pace con l’Oromo Liberation Front, che per anni ha condotto azioni di sabotaggio ai danni del Governo etiope godendo della protezione di Asmara, e con l’Amhara Democratic Front”.

Ciliegina sulla torta, le “eccellenti” relazioni economiche bilaterali. “L’Italia figura fra i primi partner commerciali dell’Etiopia: èl’8° fornitore a livello mondiale e il 1° a livello europeo nei primi 7 mesi del 2018”, concludono Conte & C. “Alcune delle maggiori imprese italiane sono coinvolte nell’opera di modernizzazione del Paese. Per l’export italiano, l’Etiopia costituisce il 4° mercato di destinazione nell’Africa sub-sahariana”.

Sarebbe però bastata un’occhiata ai più recenti report delle organizzazioni non governative internazionali in difesa dei diritti umani per rendersi conto che il quadro prefigurato dalle autorità italiane per giustificare la partnership militare con Addis Abeba era sin troppo enfatico non del tutto veritiero. Nel dossier 2020 di Amnesty International, ad esempio, l’Etiopia compare tra i paesi africani in cui “continuano numerosi gli attacchi da parte di gruppi armati e dalla violenza comune che causano morti, ferimenti e spostamenti forzati della popolazione”.

“Le risposte da parte delle forze di sicurezza sono state marcate da violazioni dei diritti umani molto diffuse e da crimini secondo le leggi internazionali”, riporta Amnesty. “E’ stato documentato un aumento della violenza etnica che ha condotto a migliaia di morti in tutto il paese e le forze di sicurezza hanno fallito nel loro compito di difesa e protezione della popolazione. Queste ultime, inoltre, specie i membri della polizia regionale e della milizia amministrativa locale, hanno avuto un ruolo attivo, schierandosi con i gruppi etnici d’appartenenza coinvolti nella violenza generale (…) In Etiopia, il governo non ha ancora condotto inchieste approfondite e imparziali sugli abusi degli attori non statali e delle forze di sicurezza – compresi gli assassinii di manifestanti e i numerosi casi di tortura e altri maltrattamenti  nelle prigioni”.

Ma cosa prevede l’accordo di cooperazione militare con l’Etiopia approvato dai disattenti parlamentari italiani? Il testo si apre con un preambolo dove le parti spiegano di voler “consolidare le rispettive capacità difensive” ed “indurre indiretti effetti positivi in alcuni settori produttivi e commerciali di entrambi i Paesi”. Tredici sono invece gli articoli che compongono l’accordo che avrà una durata di cinque anni,“automaticamente rinnovabili per ulteriori periodi di pari durata, sino a quando una delle Parti non decida, in qualunque momento, di denunciarlo, con effetto a 90 giorni”.

All’articolo 3, in particolare, si enumerano le materie della cooperazione: difesa e sicurezza; formazione, addestramento e assistenza tecnica; ricerca e sviluppo in ambito militare e supporto logistico; operazioni di supporto alla pace. All’articolo 4 si specificano invece le modalità con cui si espleterà la partnership tra le forze armate italiane e quelle del paese africano: scambi di visite e di esperienze; partecipazione a corsi, conferenze, studi, fasi di apprendistato e addestramento presso istituti di formazione militari; promozione dei servizi di sanità, compresa la ricerca medica; supporto ad iniziative commerciali relative ai prodotti e ai servizi connessi alle questioni della difesa; ecc..

E’ ovviamente al trasferimento di sistemi d’arma e apparecchiature belliche che si guarda con particolare attenzione. Così all’art. 9 viene auspita la promozione di “iniziative commerciali finalizzate a razionalizzare il controllo sui prodotti ad uso militare” attraverso la “ricerca scientifica, lo scambio di esperienze nel settore tecnico, l’approvvigionamento di equipaggiamento militare”.

L’Etiopia torna così ad essere, ottant’anni dopo la disastrosa disavventura coloniale del fascismo, meta del complesso militare-industriale di casa nostra. Sono gli stessi proponenti della legge di ratifica dell’accordo a sottolinearlo nella scheda tecnica presentata alle due Camere. “L’entrata in vigore dell’Accordo – si sottolinea – consentirà al Ministero della Difesa, d’intesa con il Ministero degli Esteri e della cooperazione internazionale, di svolgere attività di supporto in favore del Governo etiope in relazione all’eventuale acquisizione da parte dello stesso di materiali per la difesa prodotti dall’industria nazionale, nel rigoroso rispetto dei princìpi, delle norme e delle procedure in materia di esportazione di materiali d’armamento di cui alla legge 9 luglio 1990, n. 185, sul controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento”.

Un accordo tra Italia ed Etiopia sulla cooperazione nel settore della difesa era stato firmato a Roma il 12 marzo 1998 dall’allora ministro Beniamino Andreatta e dal generale Gebre Tsadkan, viceministro della difesa e Capo di Stato maggiore delle forze armate etiopi. Esso però non entrò in vigore perché non venne avviato il relativo iter parlamentare di ratifica per il sopraggiunto conflitto tra Etiopia ed Eritrea e il conseguente embargo disposto dal Consiglio di sicurezza dell’ONU sulla vendita e la fornitura di armi e materiale militare ai due Paesi belligeranti.

L’embargo fu revocato nel 2001 quando Eritrea ed Etiopia firmarono un accordo di cessazione delle ostilità. Ci sono volute due decadi perché a Roma si tornasse a puntare sugli affari armati con Addis Abeba.

TRUMP BIDEN: POLITICAL CIVIL WAR!

Fonte: https://icebergfinanza.finanza.com/2020/09/30/trump-biden-political-civil-war/

Partiamo dal nostro Keynes e il suo concorso di bellezza, non importa chi è il più bravo, chi più ci rappresenta, il più intelligente, il più adatto, importa solo come voteranno i giudici. Quindi evitate di fare commenti o scrivere fesserie su come finiranno queste elezioni al sottoscritto nulla importa se vince Trump o Biden, perché ambedue i personaggi, vista la loro storia, sono il peggio che l’America può ritrovarsi.

Con il livello di manipolazione mediatica di sondaggi e previsioni esistente, fa sorridere che qualcuno cerchi di suggerire chi ha vinto il dibattito di ieri.

Il dibattito di ieri ha fatto capire che tipo di elezioni saranno le prossime, frodi, manipolazioni e tanto altro ancora saranno all’ordine del giorno, il risultato sarà tale che ci vorranno giorni e forse mesi per conoscere il nuovo presidente degli Stati Uniti.

La prima sintesi unanime è che si tratta del peggior dibattito presidenziale della storia degli Stati Uniti, una serie di insulti e attacchi che prefigura la guerra civile politica che accompagnerà l’America nei prossimi mesi e forse anni.

Se qualcuno non ha ancora compreso l’aria che tira, suggerisco di ascoltare Trump, un assaggio ve lo abbiamo già dato nei giorni scorsi…

… potremmo non conoscere per mesi il risultato delle elezioni!

Dopo un inizio incoraggiante, slogan, insulti, interruzioni, sovrapposizioni, attacchi alle famiglie, nulla di più, se proprio vogliamo trovare un mossa sbagliata a testa per Trump è stata il rifiuto di negare il cosiddetto “suprematismo bianco” i pericolosi militanti armati, della destra più estrema, che porterà via parecchi voti dall’elettorato di colore, qualunque esso sia, mentre per Biden, quella di prendere le distanze dal Green NEW DEAL dell’ala sinistra radicale democratica.

Del resto, sull’economia nessuna novità, il NULLA da entrambi.

Quindi in attesa di valutare meglio quello che potrebbe accadere a novembre e nei mesi successi nel fine settimana, insieme al nostro Machiavelli, consiglio ancora una volta di non sottovalutare il caos che accadrà dopo le elezioni, visto che Trump ha invitato durante il dibattito la sua base a presidiare i seggi, dando per sicuri i brogli elettorali.

Ci vediamo nel fine settimana, noi insieme al nostro Machiavelli ci siamo già fatti un’idea di quello che accadrà, non nel concorso di bellezza, non su come voteranno i giudici, ma sul CAOS o meglio CHAOS che seguirà, per quello siamo già pronti, nuove strategie ci attendono nelle prossime settimane.

Gli scienziati cercheranno di aprire uno “STARGATE” verso Universi Paralleli

Fonte: https://www.segnidalcielo.it/gli-scienziati-cercheranno-di-aprire-uno-stargate-verso-universi-paralleli/

Gli scienziati dell’Oak Ridge National Laboratory metteranno alla prova una squadra di tecnici, ingegneri e fisici che li aiuterà a vedere gli universi paralleli per la prima volta, e forse uno potrebbe essere molto simile al nostro, con particelle, pianeti speculari e persino possibili specchi delle nostre vite.

Secondo un’intervista alla NBC di Leah Broussard, uno dei fisici a capo del progetto, questo sarà un tentativo di rivelare una realtà nascosta. La scoperta di universi paralleli potrebbe sembrare la storia di una serie di fantascienza, ma gli esperti hanno affermato in diverse occasioni che questo potrebbe essere un mezzo per spiegare i fenomeni fino ad ora rimasti senza spiegazione.

Tuttavia, ad oggi, non sono state trovate prove concrete dell’esistenza di un mondo parallelo ma ci si è limitati alle sole teorie. L’insieme di strani risultati che hanno ispirato questa nuova ricerca viene dagli anni Novanta, quando le particelle fisiche misuravano il tempo necessario a una particella di neutroni per decomporsi in protoni dopo aver eliminato il nucleo dell’atomo.

Due diversi studi hanno mostrato come i neutroni si sono decomposti a velocità diverse, piuttosto che alla pari, come è normale che accada. In uno, i neutroni liberi sono stati catturati dai campi magnetici e portati alle provette. Nell’altro, sono stati rilevati dall’aspetto di particelle di protoni da una corrente di reattore nucleare.

Queste particelle sparate nella corrente dal reattore nucleare hanno vissuto, in media, nove secondi in più rispetto a quelle rilevate nelle provette. Qualcosa che può sembrare minuscolo, ma per gli scienziati, è qualcosa che non dovrebbe accadere. Tuttavia, l’esistenza di un mondo speculare potrebbe offrire una spiegazione; che ci sono due vite di neutroni separate, e potrebbe essere che circa l’uno percento dei neutroni possa attraversare la “fessura” tra una realtà e l’altra ed emettere un protone rilevabile.

Il nuovo esperimento farà scoppiare un raggio di neutroni su un muro impenetrabile. Dall’altro lato, verrà posizionato un rilevatore di neutroni, che normalmente non dovrebbe rilevare nulla. Ma se fosse stato rilevato un neutrone, la teoria è che avrebbe potuto attraversare il muro “oscillando” da un mondo all’altro e apparire in questo universo, in particolare nel laboratorio del Tennessee. Il team installerà anche campi magnetici sui lati del muro, che potrebbero alterare la loro forza. Si prevede che alcune forze aiuteranno l’oscillazione delle particelle.

Sebbene la teoria e l’esperimento siano stati seriamente trattati, gli esperti non hanno speranza di trovare un universo parallelo. Tuttavia, se viene rilevato un neutrone sull’altro lato del muro, ciò potrebbe significare qualcosa di molto più profondo di quanto pensi. L’esistenza di universi paralleli, o mondi speculari, potrebbe anche spiegare altre anomalie, come la mancanza dell’isotopo di litio 7 nell’universo, che gli scienziati ritengono non essere fattibile con gli importi che il Big Bang avrebbe dovuto creare.

Gli immensi raggi cosmici di energia rilevati che provengono da oltre la nostra galassia, potrebbero anche essere spiegati attraverso gli universi paralleli. Anche se questa non è la prima volta che si fa un esperimento simile, è ancora incredibile che gli scienziati continuino a trovare modi per dimostrare l’esistenza di mondi paralleli

Coronavirus, e la deforestazione raddoppia

Fonte: https://www.salvaleforeste.it/it/deforestazione/4537-coronavirus,-e-la-deforestazione-raddoppia.html

Mentre il virus COVID-19 si stava diffondendo in tutto il mondo, la deforestazione nelle foreste pluviali del mondo è cresciuta a un ritmo allarmante, ha affermato il braccio tedesco del World Wildlife Fund (WWF) in uno studio pubblicato la scorsa settimana. Il rapporto, che ha analizzato i dati satellitari di 18 paesi compilati dall’Università del Maryland, ha rilevato che nel marzo scorso la deforestazione è cresciuta del 150% a marzo alla media dello stesso mese nel 2017-2019.
Circa 6.500 chilometri quadrati (2.510 miglia quadrate) di foresta pluviale sono stati abbattuti solo nel mese di marzo.
“Ciò indica che abbiamo a che fare con un effetto coronavirus sui tassi di deforestazione che esplodono”, ha dichiarato Christoph Heinrich, responsabile della conservazione della natura con la Germania del WWF.

Le foreste indonesiane sono quelle più duramente colpite, con oltre 1.300 chilometri quadrati persi.
La Repubblica Democratica del Congo ha visto la seconda perdita di foreste, con 1.000 chilometri quadrati, seguita dal Brasile con 950 chilometri quadrati.
Secondo l”istituto di ricerca brasiliano Imazon, la deforestazione è aumentata anche ad aprile.Per tale messe Amazon ha registrato una perdita di 529 chilometri quadrati in Amazzonia, pari a un aumento del 171% rispetto allo scorso anno.

Il WWF ne deduce che  il boom della deforestazione nella foresta pluviale sia stato alimentato proprio dalla pandemia di COVID-19: i severi blocchi decretati in tutto il mondo ha impedito alle autorità di pattugliare riserve naturali e territori indigeni, mentre l’impennata degli ordini a domicilio ha aumentato la domanda di prodotti. Un paradiso per organizzazioni criminali e taglialegna illegali, che hanno sfruttato la situazione a proprio vantaggio.

Un rapporto indipendente conferma: i salvataggi bancari hanno distrutto la Grecia, ma hanno salvato l’Euro

Fonte: http://movisol.org/un-rapporto-indipendente-conferma-i-salvataggi-bancari-hanno-distrutto-la-grecia-ma-hanno-salvato-leuro/

Un rapporto indipendente commissionato dai governatori del MES ha evidenziato i gravi danni causati dal programma di salvataggi bancari dell’UE, che ha imposto all’economia greca un debito di 210 miliardi di euro e disastrose misure di austerità sociale. Il rapporto è stato preparato dall’ex commissario europeo Joaquín Almunia (foto), che ha ammesso che anche se i salvataggi hanno mantenuto la Grecia nell’Eurozona salvando l’Euro, “il Paese e i suoi cittadini hanno subìto le conseguenze di otto anni di duro aggiustamento economico”. Ciò solleva “preoccupazioni”, ha aggiunto che tali programmi debbano essere pensati con priorità sociali quando vengono stilati (fonte: Euractiv).

Il rapporto di 167 pagine chiarisce questo punto, affermando che l’Eurogruppo, assieme alla Commissione Europea, al MES, alla Banca Centrale Europea e al Fondo Monetario Internazionale, che ha progettato il programma, non prestarono “sufficiente attenzione alle esigenze sociali di fondo della popolazione greca”. Gli obiettivi fiscali non erano “favorevoli a una crescita inclusiva e mancavano di prospettive economiche a lungo termine”. Il programma del MES non è riuscito a perseguire in modo sistematico e vigoroso l’obiettivo della sostenibilità macroeconomica e della resilienza a lungo termine”.

In un ovvio riferimento alla prepotente influenza della Germania, dei Paesi Bassi e di altri Paesi, il rapporto ha rilevato le forti richieste di austerità di alcuni di essi, che “a volte hanno ostacolato la capacità delle istituzioni di progettare e negoziare efficacemente misure politiche”. Cercando di minimizzare, il rapporto afferma che la sostenibilità del debito greco non è stata “ripristinata completamente”, con il debito pubblico che quest’anno dovrebbe salire al 196% del PIL. Inoltre, il settore bancario rimane “debole” e la disuguaglianza tra i redditi è superiore alla media dell’area dell’euro, con tassi di povertà complessivi e disoccupazione che rimangono elevati.

La risposta dei governatori del MES nel loro comunicato stampa è stata tipicamente insensibile: “Pur rilevando i notevoli costi economici e sociali della crisi per la Grecia, essi sottolineano il beneficio complessivo del programma nel fornire un indispensabile sostegno finanziario alla Grecia a seguito della perdita di accesso al mercato e nel preservare l’integrità dell’area dell’Euro”. In altre parole, l’Euro è stato salvato, ma a spese della vita dei greci.

La lettera di Donald Trump all’OMS

Fonte: http://vocidallestero.blogspot.com/

L’originale della lettera di Donald Trump all’OMS in cui il Presidente USA formula le sue gravi accuse di collusione con la Cina e del conseguente fallimento nella prevenzione e nella risposta  alla pandemia.  
Traduzione di Rosa Anselmi


The White House Washington 18 maggio 2020

Sua Eccellenza Dr. Tedros Adhanom Ghebreyesus,
Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Ginevra, Svizzera

Caro Dr Tedros:

il 14 aprile 2020 ho sospeso i contributi degli Stati Uniti all’Organizzazione Mondiale della Sanità in attesa di un’indagine della mia amministrazione sulla fallita risposta dell’organizzazione all’epidemia da COVID-19. Questa revisione ha confermato molte delle serie preoccupazioni che ho sollevato il mese scorso e ne ha identificato altre che l’Organizzazione mondiale della sanità avrebbe dovuto affrontare, in particolare l’allarmante mancanza di indipendenza dell’Organizzazione mondiale della sanità dalla Repubblica popolare cinese. Sulla base di questa revisione ora sappiamo quanto segue: 

L’Organizzazione mondiale della sanità ha costantemente ignorato le segnalazioni credibili del diffondersi del virus a Wuhan all’inizio di dicembre 2019 o anche prima, compresi i rapporti della rivista medica Lancet. L’Organizzazione mondiale della sanità non è riuscita a indagare in modo indipendente sui rapporti credibili che erano in conflitto diretto con i canali ufficiali del governo cinese, persino su quelli provenienti da fonti all’interno della stessa Wuhan.

Non più tardi del 30 dicembre 2019, l’ufficio dell’Organizzazione mondiale della sanità a Pechino sapeva che a Wuhan c’era una “grave preoccupazione per la salute pubblica”. Tra il 26 e il 30 dicembre, i media cinesi hanno sottolineato le evidenze di un nuovo virus emergente da Wuhan, sulla base dei dati dei pazienti inviati a diverse società cinesi di genomica. Inoltre, durante questo periodo, il dottor Zhang Jixian, un medico dell’ospedale provinciale dell’Hubei di medicina integrata cinese e occidentale, ha riferito alle autorità sanitarie cinesi che un nuovo coronavirus stava causando una nuova malattia che, all’epoca, stava affliggendo circa 180 pazienti.

Il giorno successivo, le autorità di Taiwan avevano comunicato all’Organizzazione mondiale della sanità informazioni che indicavano la trasmissione da uomo a uomo di un nuovo virus. Eppure l’Organizzazione mondiale della sanità ha scelto di non condividere nessuna di queste informazioni critiche con il resto del mondo, probabilmente per motivi politici.

I regolamenti sanitari internazionali impongono ai paesi di segnalare il rischio di un’emergenza sanitaria entro 24 ore. Ma la Cina non ha informato l’Organizzazione mondiale della sanità dei numerosi casi di polmonite a Wuhan, di origine sconosciuta, fino al 31 dicembre 2019, anche se probabilmente era a conoscenza di questi casi giorni o settimane prima.

Secondo il dott. Zhang Yongzhen del Centro clinico di sanità pubblica di Shanghai, egli ha riferito alle autorità cinesi di aver sequenziato il genoma del virus il 5 gennaio 2020. Non vi fu alcuna pubblicazione di questa informazione fino a sei giorni dopo, l’11 gennaio 2020, quando il Dr. Zhang la pubblicò da solo online. Il giorno successivo, le autorità cinesi hanno chiuso il suo laboratorio per “rettifica”. Come ha riconosciuto anche l’Organizzazione mondiale della sanità, la pubblicazione online del dott. Zhang è stata un grande atto di “trasparenza”. Ma l’Organizzazione Mondiale della Sanità è rimasta visibilmente silente sia per quanto riguarda la chiusura del laboratorio del Dr. Zhang sia per la sua affermazione di aver informato le autorità cinesi della sua scoperta sei giorni prima.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha ripetutamente fatto affermazioni sul coronavirus che erano o gravemente inaccurate o fuorvianti.

  • Il 14 gennaio 2020 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha riaffermato senza ragione l’asserzione della Cina, ora sfatata, secondo cui il coronavirus non poteva essere trasmesso tra esseri umani, asserendo: “Le indagini preliminari condotte dalle autorità cinesi non hanno trovato prove chiare della trasmissione da uomo a uomo del nuovo coronavirus (2019-nCov) identificato a Wuhan, in Cina. Questa affermazione era in conflitto diretto con le notizie censurate di Wuhan. 
  • A quanto riferito, il 21 gennaio 2020 il presidente cinese Xi Jinping ha fatto pressioni su di lei perché non dichiarasse un’emergenza l’epidemia da coronavirus. Il giorno dopo lei ha ceduto a questa pressione e ha detto al mondo che il coronavirus non rappresentava un’emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale. Poco più di una settimana dopo, il 30 gennaio 2020, prove schiaccianti del contrario l’hanno costretto a invertire la rotta. 
  • Il 28 gennaio 2020, dopo aver incontrato il presidente Xi a Pechino, ha elogiato il governo cinese per la sua “trasparenza” nei confronti del coronavirus, annunciando che la Cina aveva fissato un “nuovo standard per il controllo delle epidemie” e “acquistato tempo per il mondo “. Lei non ha menzionato che la Cina aveva ormai messo a tacere o punito diversi medici per aver parlato del virus e impedito alle istituzioni cinesi di pubblicare informazioni al riguardo. 
  • Anche dopo aver tardivamente dichiarato l’epidemia un’emergenza di salute pubblica di rilevanza internazionale il 30 gennaio 2020, non è riuscito a far pressioni sulla Cina per l’ammissione tempestiva di un team di esperti medici internazionali dell’Organizzazione mondiale della sanità. Di conseguenza, questo team critico non è arrivato in Cina fino a due settimane dopo, il 16 febbraio 2020. E anche in quel momento, al team non è stato permesso di visitare Wuhan fino agli ultimi giorni della loro visita. Sorprendentemente, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha taviuto quando la Cina ha negato del tutto l’accesso a Wuhan ai due membri americani del team. 
  • Ha anche molto elogiato le severe restrizioni sui viaggi interni in Cina, ma è stato inspiegabilmente contro la mia chiusura del confine degli Stati Uniti, o il divieto, rispetto alle persone provenienti dalla Cina. Ho messo il divieto in atto indipendentemente dai suoi desideri. Il suo gioco politico su questo tema è stato mortale poiché altri governi, basandosi sui suoi commenti, hanno ritardato nell’imporre restrizioni salvavita ai viaggi da e verso la Cina. Incredibilmente, il 3 febbraio 2020, ha rafforzato la sua posizione ritenendo che, poiché la Cina stava facendo un ottimo lavoro nel proteggere il mondo dal virus, le restrizioni ai viaggi “stavano causando più danni che benefici”. Ma a quel punto il mondo sapeva che, prima di bloccare Wuhan, le autorità cinesi avevano permesso a più di cinque milioni di persone di lasciare la città e che molte di queste persone erano dirette verso destinazioni internazionali in tutto il mondo. 
  • A partire dal 3 febbraio 2020, la Cina stava fortemente spingendo i paesi a revocare o prevenire le restrizioni sui viaggi. Questa campagna di pressione è stata rafforzata dalle sue dichiarazioni errate di quel giorno che hanno detto al mondo che la diffusione del virus al di fuori della Cina era “minima e lenta” e che “le possibilità di portarlo in qualsiasi luogo al di fuori della Cina [erano] molto basse”. 
  • Il 3 marzo 2020, l’Organizzazione mondiale della sanità ha citato i dati ufficiali cinesi per minimizzare il rischio molto grave di diffusione asintomatica, dicendo al mondo che il “COVID-19 non si trasmette in modo efficiente come l’influenza” e che a differenza dell’influenza questa malattia non era principalmente guidata da “persone che sono infette ma non ancora malate”. Le evidenze della Cina, ha dichiarato al mondo l’Organizzazione mondiale della sanità, “hanno dimostrato che solo l’uno per cento dei casi segnalati non presenta sintomi e la maggior parte di questi casi sviluppa sintomi entro due giorni”. Molti esperti, tuttavia, citando dati provenienti da Giappone, Corea del Sud e altrove, hanno fortemente messo in discussione queste asserzioni. E’ ora chiaro che le affermazioni della Cina, ripetute al mondo dall’Organizzazione mondiale della sanità, erano largamente inaccurate. 
  • Quando alla fine ha dichiarato la pandemia l’11 marzo 2020, il virus aveva ucciso più di 4.000 persone e infettato oltre 100.000 persone in almeno 114 paesi in tutto il mondo. 
  • L’11 aprile 2020, diversi ambasciatori africani hanno scritto al ministero degli Esteri cinese in merito al trattamento discriminatorio degli africani in relazione alla pandemia a Guangzhou e in altre città della Cina. Lei sapeva che le autorità cinesi stavano conducendo una campagna di quarantena forzata, sfratti e rifiuto di servizi contro i cittadini di questi paesi. Non ha commentato le azioni razzialmente discriminatorie della Cina. Tuttavia, senza fondamento ha etichettato come razziste le fondate lamentele di Taiwan riguardo alla sua cattiva gestione di questa pandemia. 
  • Durante questa crisi, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha curiosamente insistito nel lodare la Cina per la sua presunta “trasparenza”. Lei si è sempre unito a questi tributi, nonostante la Cina sia stata tutt’altro che trasparente. Ai primi di gennaio, ad esempio, la Cina ha ordinato la distruzione di campioni del virus, privando il mondo di informazioni critiche. Persino ora la Cina continua a minare le norme sanitarie internazionali rifiutando di condividere dati precisi e tempestivi, campioni e isolati virali e trattenendo informazioni vitali sul virus e sulle sue origini. E, sino ad oggi, la Cina continua a negare l’accesso internazionale ai propri scienziati e alle relative strutture, il tutto dando la colpa in modo ampio e sconsiderato e censurando i propri esperti. 
  • L’Organizzazione Mondiale della Sanità non è riuscita a invitare pubblicamente la Cina a consentire un’indagine indipendente sulle origini del virus, nonostante la recente presa di posizione a favore da parte del suo stesso Comitato di emergenza. Il fallimento nel promuoverla da parte dell’Organizzazione mondiale della sanità ha spinto i suoi Stati membri ad adottare la risoluzione “COVID-19 Response” in occasione dell’Assemblea mondiale della sanità di quest’anno, che fa eco alla richiesta degli Stati Uniti e di tanti altri per una revisione imparziale, indipendente e completa di come l’Organizzazione mondiale della sanità ha gestito la crisi. La risoluzione chiede anche un’indagine sulle origini del virus, che è necessaria affinché il mondo comprenda il modo migliore per contrastare la malattia. 

Forse peggio di tutte queste carenze è che sappiamo che l’Organizzazione mondiale della sanità avrebbe potuto fare molto meglio. Solo pochi anni fa, sotto la direzione di un diverso direttore generale, l’Organizzazione mondiale della sanità ha mostrato al mondo quanto ha da offrire. Nel 2003, in risposta all’epidemia da sindrome respiratoria acuta grave (SARS) in Cina, il direttore generale Harlem Brundtland dichiarò coraggiosamente il primo consiglio di emergenza per i viaggi dell’Organizzazione mondiale della sanità in 55 anni, raccomandando di non recarsi da e verso l’epicentro della malattia nel sud della Cina. Inoltre, non ha esitato a criticare la Cina per aver messo in pericolo la salute globale tentando di coprire l’epidemia attraverso il suo consueto copione di arresti di informatori e censura dei media. Molte vite avrebbero potuto essere salvate se avesse seguito l’esempio del Dr. Brundtland.

È chiaro che i ripetuti passi falsi da parte sua e della sua organizzazione nel rispondere alla pandemia sono stati estremamente costosi per il mondo. L’unica via da seguire per l’Organizzazione mondiale della sanità è poter effettivamente dimostrare l’indipendenza dalla Cina. La mia amministrazione ha già avviato discussioni con voi su come riformare l’organizzazione. Ma bisogna agire rapidamente. Non abbiamo tempo da perdere. Ecco perché è mio dovere, in qualità di Presidente degli Stati Uniti, informarla che, se l’Organizzazione mondiale della sanità non si impegnerà in sostanziali e significativi miglioramenti entro i prossimi 30 giorni, renderò permanente il congelamento temporaneo del finanziamento degli Stati Uniti all’Organizzazione mondiale della sanità e riconsidererò la nostra appartenenza all’organizzazione. Non posso permettere che i dollari dei contribuenti americani continuino a finanziare un’organizzazione che, allo stato attuale, così chiaramente non persegue gli interessi americani.

Cordiali saluti

Donald Trump

Coronavirus, e la deforestazione raddoppia

Fonte: https://www.salvaleforeste.it/it/deforestazione/4537-coronavirus,-e-la-deforestazione-raddoppia.html

Mentre il virus COVID-19 si stava diffondendo in tutto il mondo, la deforestazione nelle foreste pluviali del mondo è cresciuta a un ritmo allarmante, ha affermato il braccio tedesco del World Wildlife Fund (WWF) in uno studio pubblicato la scorsa settimana. Il rapporto, che ha analizzato i dati satellitari di 18 paesi compilati dall’Università del Maryland, ha rilevato che nel marzo scorso la deforestazione è cresciuta del 150% a marzo alla media dello stesso mese nel 2017-2019.
Circa 6.500 chilometri quadrati (2.510 miglia quadrate) di foresta pluviale sono stati abbattuti solo nel mese di marzo.
“Ciò indica che abbiamo a che fare con un effetto coronavirus sui tassi di deforestazione che esplodono”, ha dichiarato Christoph Heinrich, responsabile della conservazione della natura con la Germania del WWF.

Le foreste indonesiane sono quelle più duramente colpite, con oltre 1.300 chilometri quadrati persi.
La Repubblica Democratica del Congo ha visto la seconda perdita di foreste, con 1.000 chilometri quadrati, seguita dal Brasile con 950 chilometri quadrati.
Secondo l”istituto di ricerca brasiliano Imazon, la deforestazione è aumentata anche ad aprile.Per tale messe Amazon ha registrato una perdita di 529 chilometri quadrati in Amazzonia, pari a un aumento del 171% rispetto allo scorso anno.

Il WWF ne deduce che  il boom della deforestazione nella foresta pluviale sia stato alimentato proprio dalla pandemia di COVID-19: i severi blocchi decretati in tutto il mondo ha impedito alle autorità di pattugliare riserve naturali e territori indigeni, mentre l’impennata degli ordini a domicilio ha aumentato la domanda di prodotti. Un paradiso per organizzazioni criminali e taglialegna illegali, che hanno sfruttato la situazione a proprio vantaggio.


Tre navi Romane in una miniera in Serbia?

Fonte: https://ilfattostorico.com/2020/04/30/tre-navi-romane-in-una-miniera-in-serbia/
Politika Online
Ars Technica
Archeo Serbia

(Parco archeologico di Viminacium)

I minatori di carbone in Serbia hanno fatto una scoperta inaspettata: tre navi probabilmente romane, sepolte nel fango di un antico letto del Danubio da almeno 1.300 anni. La più grande è una nave fluviale a fondo piatto lunga 15 metri. Due barche più piccole, ciascuna ricavata scavando un unico tronco d’albero, potrebbero anche essere state delle piroghe (monossili) usate dagli invasori per attraversare il fiume e attaccare la frontiera romana. La miniera di superficie di Kostolac si trova vicino all’antica città romana di Viminacium, un tempo capitale della Mesia superiore e base di un distaccamento della flotta Romana sul Danubio.

(Parco archeologico di Viminacium)

All’epoca dell’Impero romano, il Danubio o uno dei suoi rami più grandi scorrevano nella terra ora occupata dalla miniera. Le tre navi giacevano sepolte sotto 7 metri di limo e argilla che le hanno conservate per secoli in buone condizioni. Sono state portate alla luce dagli escavatori dei minatori, che le hanno però rovinate: «Circa il 35-40% della nave grande è stato danneggiato», ha dichiarato ad Ars Technica l’archeologo Miomir Korac, direttore dell’Istituto archeologico e capo del Viminacium Science Project. «Tuttavia abbiamo raccolto tutti i pezzi e dovremmo essere in grado di ricostruirla quasi per intero». La nave grande aveva un ponte, almeno sei paia di remi e montava la vela latina triangolare. L’equipaggio consisteva di 30-35 marinai e lo scafo mostra segni di riparazione. Al contrario, le due piroghe scoperte erano molto più rudimentali, sebbene una avesse decorazioni scolpite sullo scafo. Venivano chiamate monossili ed erano una sorta di mezzi da sbarco. «Un monossile non è una nave da combattimento. È solo un modo per attraversare il fiume e invadere a terra», ha detto Korac. «Di fronte a navi più grandi, i monossiloni venivano facilmente sconfitti, come testimoniano fonti del VI secolo: menzionano una flotta romana di Singidunum (Belgrado) che respinge attacchi barbarici».

La nave più grande sembra di origine romana, ma non è da escludere che fosse più antica o più tarda. Per avere una risposta certa, Korac ha inviato campioni di legno a un laboratorio per l’analisi al radiocarbonio, ma la pandemia COVID-19 sta tenendo tutto in sospeso. Ad ogni modo, le fonti non menzionano alcun porto dopo che Viminacium venne distrutta degli Avari nel 584 d.C. Le tre navi potrebbero dunque testimoniare il commercio o il conflitto lungo la frontiera romana. Qui vicino vi era la base navale romana di Viminacium, e si può immaginare una battaglia sul Danubio tra una nave da guerra romana e invasori nelle piroghe. Non sono note battaglie fluviali vicino a Kostolac, ma un paio ebbero luogo più a monte, vicino ai porti romani di Singidunum e Sirmium (Sremska Mitrovica). La mancanza di segni di combattimento e di manufatti sulle barche, impedisce al momento di identificarne lo scopo. «Le navi furono abbandonate o evacuate. Non affondarono improvvisamente col carico», ha detto Korac. «Se ciò accadde durante l’invasione barbarica e il ritiro delle truppe romane, la nave grande potrebbe essere abbandonata e affondata per non cadere nelle mani del nemico». Al momento, scavi e analisi sono in sospeso, ma i tre relitti sono stati trasferiti nel vicino parco archeologico.

ITALIA: NON TUTTO ANDRA’ BENE!

Fonte: https://icebergfinanza.finanza.com/2020/04/29/italia-non-tutto-andra-bene/

Questo post non volevo scriverlo, ma purtroppo io sono un ottimista ben informato che non può fare a meno di condividere alcune dinamiche, ma soprattutto di cercare di ragionare insieme su quello che sta accadendo.

Io però non posso far finta di nulla, non riesco a stare tranquillo di fronte a questa impressionante inerzia, di fronte a questa generale sottovalutazione di un fenomeno, la pandemia, che è sostanzialmente inedito nella storia delle dinamiche economico/finanziarie mondiali.

Abbiamo oggi di fronte a noi due pericolosi nemici, uno è il virus, l’altro è la depressione economica, si tratta di scegliere quali dei due nemici farà la strage più dolorosa, se la pandemia o il fallimento e la depressione di molte FAMIGLIE e IMPRESE.

Ieri su TWITTER ho postato quello che sta accadendo in America al settore dei servizi, basterebbe questo per comprendere quello che sta accadendo e accadrà al nostro Paese, una dinamica STORICA inedita, pericolosissima…

L’occupazione nel settore dei servizi USA è passata dal 25% della forza lavoro nel 1910 all’86% oggi. Il settore più colpito oggi è quello dei servizi, unico che ha attenuato gli effetti delle ultime recessioni passate. Ciò renderà questa recessione la più grave della storia!

Questa è veramente la madre di tutte le crisi!

Ieri il Governo, per giustificare la prudenza ha fatto girare l’ennesimo report segreto del famigerato comitato tecnico scientifico, fantasticando 151.000 anime in rianimazione se si riapre tutto.

Si tratta dello stesso comitato tecnico scientifico che ha tenuto nascosto un altro fantasioso report nel quale si prefigurava una strage vicina al milione di morti, sulla base di non si sa quale dinamica o studio.Immagine

Il solo fatto di aver tenuto secretato un tale documento in possesso già a gennaio e di aver atteso addirittura i primi di marzo prima di chiudere il Paese e imporre il lockdown a mio modesto parere basterebbe, per mandare a casa l’intero Governo, compresi gli sciocchi che a febbraio suggerivano aperitivi e involtini primavera in ogni momento.

Non solo, l’ultimo documento parla di 430.000 persone in rianimazione per fine anno. I posti in rianimazione in Italia al momento sono 10.000, quindi immaginatevi cosa significa.

Ma torniamo a noi, oggi non ci interessa trovare il colpevole, ci penserà la storia a fare piazza pulita e le responsabilità salteranno fuori o verranno insabbiate.

Quello che ci interessa è ragionare con Voi, se è meglio affrontare il rischio della pandemia o vedere morire, giorno dopo giorno, aziende e uomini e donne per fallimento o suicidio, come purtroppo sta già accadendo.

Non solo, alcune demenziali scelte di questo Governo, hanno messo in crisi anche aziende sane, costrette a chiudere mentre in tutta Europa i rivali, la concorrenza continuava a produrre, erodendo quote di mercato.

Purtroppo abbiamo un ministro delle finanze totalmente inadeguato al suo compito, un professore di lettere che sino a qualche settimana fa parlava di una caduta del PIL di solo un punto percentuale e di una rapida ripresa…

Le stime oggi del DEF sono prudenziali, si parla di un crollo del 8% ma per alcuni si può arrivare anche ad una perdita del 15 %, il che tradotto significa milioni e milioni di disoccupati e quindi potenziali centinaia e centinaia di depressioni e suicidi.

Significa ancora meno risorse per la Sanità, meno posti in rianimazione, meno risorse per i sussidi, la cassa integrazione e maggiore debito oltre che perdita di competitività e futura maggiore deflazione salariale, tagli di stipendi o licenziamenti.

Si parla già di mettere un limite di reddito a chi percepirà l’elemosina di 800 euro ad aprile e maggio, un limite di 35.000 perchè non ci sono più soldi. Nel frattempo perdiamo tempo in Europa per avere il nulla da un RECOVERY FUND impossibile, grazie alla criminale condotta di Germania, Olanda, Austria e Finlandia, di cui mi auguro gli italiani si ricorderanno e si mendicano spiccioli, facendo finta di non usare il MES e gli altri fondi fantasma.

In America non ci hanno pensato due volte, lo sanno che il popolo americano in casa ha un arsenale, li le armi si comprano come le caramelle al bar, la Federal Reserve ha stampato il denaro necessario e il Tesoro, SENZA ALCUNA RICHIESTA SPECIFICA o INOLTRO DI DOMANDA, ha inviato alle famiglie americane e ai single, rispettivamente 2400 dollari e 1200.

Il tutto confermato da alcuni miei clienti che vivono in America!

Quindi torno a ripetere per l’ennesima volta, in un grido disperato, lasciate perdere tutte le inutili richieste all’Europa, dimenticatevi che tutto andrà bene e iniziate a comprendere che non c’è alternativa alla creazione del denaro necessario da parte delle banche centrali, per sostenere FAMIGLIE e IMPRESE alla cancellazione non di tutto il debito, ma del debito che è stato e verrà creato da oggi in poi, per colpa di questa PANDEMIA, anche se una crisi sarebbe arrivata comunque, per colpa di un sistema finanziario e monetario completamente marcio.

Roosevelt fece un discorso di inaugurazione memorabile in mezzo ad una feroce depressione economica, non originata dalla pandemia, ma da un manipolo di psicopatici banchieri e speculatori, come oggi…

Ancora più grave è la circostanza che una folla di disoccupati si trova di fronte al tetro problema della propria esistenza, mentre un numero non minore di cittadini continua a lavorare con scarso
profitto. Solamente uno sciocco ottimista potrebbe negare l’oscura realtà del momento. Eppure le nostre sciagure non derivano da alcun fallimento sostanziale. Ne siamo colpiti da alcun flagello di locuste. Dovremmo anzi aver seri motivi
di riconoscenza, ponendo mente ai pericoli vinti dai nostri avi grazie  alla loro fede e alla loro audacia. La natura ci offre ancora le sue incalcolabili ricchezze, e gli sforzi dell’uomo sono giunti a moltiplicarle. L’abbondanza è alle soglie delle nostre case, ma la possibilità di valercene viene meno benche questi tesori ci siano a portata di mano. Questo accade perché quanti dominano nel campo dello scambio dei beni materiali, venuti meno dapprima al loro compito per ostinazione ed incompetenza, ammettono poi il loro fallimento ed abdicano alle loro responsabilità. Davanti al tribunale dell’opinione pubblica, condannati dal cuore e dalla mente degli uomini, stanno i sistemi di speculatori poco scrupolosi.

Rileggetevi questi due post, che vi riporto qui sotto lasciate perdere l’ironia e la rabbia contro soggetti che oggi non fanno altro che fare la morale seduti nelle loro reggie dorate, circondati da lauti stipendi e generose gratifiche, prego il Signore che qualcuno possa ascoltare e comprendere, diversamente sarà davvero dura, durissima…

No, non potevo stare zitto, ora è il momento di agire in una maniera o nell’altra, diversamente, la luce in fondo al tunnel è quella del treno che sta per arrivare.

Io il mio contributo credo di averlo dato, ho salvato i risparmi di molte famiglie, ho diffuso consapevolezza dove possibile, ora offro l’unica soluzione possibile, non lo dico solo io, ma lo dice pure un volpone come Mario Draghi…

Questa è l’unica possibilità che ci offre una feroce pandemia, una feroce deflazione da debito, prego il Cielo che qualcuno sia così illuminato da comprenderlo, sostenere FAMIGLIE e IMPRESE siano a quando la pandemia sarà scomparsa, basta egoismi e egemonia, basta narcisi al potere è il tempo che il popolo riprenda il suo posto nella storia.

Troppo è il coinvolgimento emotivo in questi giorni, buona fortuna Italia.