L’Italia in crisi non rinuncia al drone-killer (da 30 milioni)

Fonte: http://www.libreidee.org/2013/05/litalia-in-crisi-non-rinuncia-al-drone-killer-da-30-milioni/

drone

Dal suo ufficio, il tele-pilota seduto davanti al computer individua il bersaglio, lo inquadra con la guida laser, schiaccia il bottone e fa partire il missile Hellfire: quel piccolo siluro di un metro, largo un palmo, ammazza per te. Costo: da 68.000 a 122.000 dollari a missile. Gli Hellfire equipaggiano il nuovo drone-killer a cui l’Italia in crisi non sa rinunciare. Si chiama M-Q9, made in Usa, in dotazione anche agli inglesi e all’aviazione italiana. «The MQ-9 – spiegano – is the first hunter-killer Uav designed for long-endurance, high-altitude surveillance». Anche senza aver frequentato l’accademia militare di Annapolis, osserva Ennio Remondino, la definizione di “cacciatore-assassino” dice tutto. I primi acquisti di droni da parte dell’aeronautica militare italiana risalgono al 2004: velivoli di stanza ad Amendola sono tuttora impiegati a Herat, in Afghanistan, con compiti di ricognizione e intelligence.

Nessuno, in Parlamento, ha mai parlato di armi da montare sugli italici “cacciatori-assassini”, scrive Remondino su “Globalist”. Eppure le fonti droneamericane, solitamente precise e disinvolte in fatto di armi, nel 2012 parlano di droni “Reapers” destinati all’Italia ed equipaggiati con missili anticarro Hellfire e bombe a guida laser. Vale a dire che l’Italia ha ordinato, assieme a sei “assassini tecnologici”, anche i kit per armare i “Reapers” con i più moderni ordigni di distruzione. «Voglie occultate di potenza: come la decisione del governo “tecnico” di usare i quattro aerei Amx della base italiana di Herat non più per semplice ricognizione». Finora, in caso di necessità di “supporto aereo” in soccorso a truppe a terra in difficoltà, erano sempre intervenuti i nostri elicotteri Mangusta A-129 con i loro missili Tow e i loro micidiali cannoni rotanti da 500 colpi al minuto. «Qualche contraddizione costituzionale si affaccia», annota l’ex inviato di guerra della Rai.

Lasciando da parte le questioni etico-giuridiche, si scopre che ognuno di quegli “assassini volanti” costa circa 29 milioni di euro. «Una bella somma per l’Italia della cassa integrazione da rifinanziare». Altrettanto inquietante, aggiunge Remondino, l’intenzione di guerra e la scelta di colpire che è propria della dotazione stessa di un certo tipo di armamento: l’Agm-114 Hellfire è un missile anticarro, nato per dotare gli elicotteri di capacità d’attacco contro veicoli corazzati. E l’acronimo Hellfire, letteralmente “fuoco infernale”, sta per “Helicopter Launched Fire and Forget”, missile eli-lanciato “spara e dimentica”. E’ il “New York Times” a rivelare la scelta statunitense di far diventare la base Nato di Sigonella la nuova “capitale” per i suoi attuali 7.500 droni in servizio, a due passi dal temuto terminal Muos di Niscemi, che si sospetta faccia parte del dispositivo Haarp per la manipolazione del clima mondiale attraverso “bombardamenti” della ionosfera.

Secondo il Sipri, il centro ricerche per la pace di Stoccolma, nel 2012 i governi di tutto il mondo hanno speso l’esorbitante cifra di 1.750 miliardi di dollari per mantenere le proprie strutture militari: armi, apparato militare e il suo complessivo mantenimento. «Veniamo così a sapere che il nostro paese “cresce”, unico caso di sviluppo attuale oltre le vendite di vino: dopo un anno di assenza per il sorpasso brasiliano, torniamo nei primi 10 posti della lista di chi spende di più per armamenti», chiosa Remondino. Podio per Stati Uniti, Cina e Russia. «L’Italia, soltanto decima, dai conti dell’istituto svedese viaggia sui 34 miliardi di dollari, con qualche pasticcio di cambio con l’euro. Ma nel 2013 promette ufficialmente di crescere!».

 

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