Le api muoiono attratte dai loro stessi carnefici: i neonicotinoidi

Scritto da: Graziano Fornaciari
Fonte: http://www.primapaginadiyvs.it/le-api-muoiono-attratte-dai-loro-stessi-carnefici-i-neonicotinoidi/

polline-delle-apiLe api stanno morendo, basta guardarsi attorno per rendersi conto di una ecatombe senza fine, sintomo di una disumanità imperante che mira a devitalizzare questo pianeta, rendendolo sempre più inadatto alla vita umana e animale come la conosciamo. Nuovi studi sulle api, per l’esattezza due, evidenziano questo fatto, studi che sono stati pubblicati sulla rivista Nature il 23 aprile scorso.

Il primo, condotto da Geraldine Wright e Sebastian Kessler dell’Università di Newcastle in Inghilterra, consisteva nel testare la capacità delle api e dei bombi di evitare le piante trattate con neonicotinoidi. Verrebbe da pensare che le api e i bombi cerchino di evitare a tutti i costi questa sostanza, invece il risultato è stato sorprendente, le api e i bombi sono attratti dalla stessa sostanza che li ucciderà.

In buona sostanza quando le api e i bombi potevano scegliere tra una soluzione zuccherina trattata con un neonicotinoide e un’altra non trattata, gli insetti preferivano le soluzioni trattate con imidacloprid e thiamethoxam, due dei neonicotinoidi più comuni, i quali agiscono sul sistema nervoso centrale, come per esempio la nicotina per l’uomo, la quale, pur essendo dannosa esercita una attrazione fatale. I neonicotinoidi non uccidono solo le api, ma anche gli uccelli che si nutrono di insetti e semi contaminati da questo insetticida.

Il secondo studio parla delle conseguenze di tutto questo, ed è stato condotto da ricercatori svedesi guidati da Maj Rundolf dell’Università di Lund in Svezia.  In questo studio sono stati presi in considerazione 16 campi di colza situati nel sud della Svezia, metà trattati con un neonicotinoide, il clothianidin, associato al ciflutrin, un piretroide avente attività insetticida, l’altra metà invece, trattata solamente con ciflutrin. Il risultato non ha lasciato dubbi, dove era stato spruzzato il neonicotinoide, la quantità di api e bombi si è drasticamente dimezzata.

È importante che tutto questo abbia un riscontro scientifico, ma basta osservare l’andamento attuale per rendersene conto senza l’ausilio di chissà quali strumentazioni, arrivando al punto di chiedersi quando l’essere umano potrà rinsavire da questa deriva sempre più aliena, una deriva di cui mi sono reso conto anche oggi dopo una bella biciclettata in una zona di campagna adiacente ad un’oasi naturalistica.

Bei posti non c’è che dire, anche se il giudizio potrà risultare alterato visto che rappresentano i luoghi della mia infanzia, ma sono bastate poche pedalate per sentire bruciore agli occhi e un senso di disagio per tutto il corpo. Chiedendo a mia madre, che mi ha accompagnato in questa gita postprandiale, se trovasse normale il fatto che non ci fossero insetti o farfalle in circolazione, per non parlare delle api, mi sono sentito rispondere che anni fa non era così, ma erano tempi nei quali “volava” di tutto… tutto questo mentre stavano spruzzando veleno su di una vite vicina a noi.

Ma non si rende conto l’essere umano che spruzzare veleni non fa bene alla salute? Per quale scopo poi? Per l’illusione di avere frutta e verdura più bella in grandi quantità? Tutto questo può giustificare il proliferare delle malattie? Sì perché oltre ad uccidere le api colpendole nel sistema nervoso, lo stesso accade anche a noi, perché qualcosa deve accadere a quell’organo preposto alla discriminazione che è il cervello, perché non è possibile che l’essere umano coltivi impunemente una condizione vegetativa che lo renda sempre più alieno a questa umanità.

Avanti pure, continuiamo ad essere complici dei progetti di multinazionali come la Monsanto, continuiamo a perorare l’uso dei pesticidi come in Salento per quanto riguarda gli ulivi colpiti dalla xylella fastidiosa. Continuiamo pure così, continuiamoci a farci del male, parafrasando una famosa battuta di Nanni Moretti, continuiamo pure a “schiantarci” se questo è necessario per prendere coscienza,  ma cerchiamo anche di cambiare rotta per non avvallare completamente questa cultura di morte che ci vogliono far credere porti alla vita.

La vita vive della vita stessa, e se vogliamo che proliferi bisogna preservare ciò che unisce nella direzione del bene comune, la cultura della morte lasciamola agli alieni, perché non possono che essere chiamati così coloro che tagliano il ramo dove sono seduti.

Vi invito a cliccare su http://riprendiamociilpianeta.it/ dove avrete tutte le informazioni su Riprendiamoci il Pianeta Movimento di Resistenza Umana, composto da persone veramente in gamba che con passione hanno a cuore la vita cercando di preservarla con l’innocuità che li contraddistingue.

 

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