L’impero segreto del Vaticano, costruito coi soldi di Mussolini

Fonte: http://www.articolotre.com

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-G.C.-22 gennaio 2013- Il Guardian contro il Vaticano. Certo di avere scovato i retroscena imbarazzanti dell’“impero celato” della Santa Sede, il giornale britannico ha attaccato il Papato sulle sue pagine, illustrando come sia stato in grado di costruire la propria potenza con i soldi del fascismo.

Secondo il quotidiano, grazie ai contanti versati alla Chiesa da Benito Mussolini, in cambio del riconoscimento pontificio del fascismo, datato 1929, il portafoglio della Santa Sede negli anni è accresciuto a dismisura. Il valore del fondo, da quel lontano giorno in cui furono firmati i patti Lateranensi, ammonta ora a 570 milioni di sterline.

E proprio da quel fondo fantasma, il Vaticano attinse, nel 2006, 15 milioni, per acquistare decine di locali nel centro di Londra, Parigi e in alcune città della Svizzera, investendo dunque nel mercato immobiliare.

Ciò che lascia senza parole è però il metodo che la Santa Sede avrebbe utilizzato per mantenere il segreto sui soldi fascisti e per incrementare la sua ricchezza.

Le palazzine acquistate nel Regno Unito, difatti, sono ufficialmente proprietà di una società britannica chiamata Grolux Investments Ltd. Non si sa chi ci sia realmente dietro quest’impresa, ma il Guardian è stato in grado di scoprire che due azionisti intestatari, John Varley e Robin Herbert, sarebbero, in realtà, fidati banchieri cattolici.

Interrogati dai giornalisti inglesi al riguardo, non hanno voluto assolutamente commentare la notizia, né rispondere alle molte domande sollevate.

Non per questo il quotidiano ha demorso: effettuando diverse ricerche in vecchi archivi, è riuscito a ricostruire uno spaccato di verità. La Grolux avrebbe infatti ereditato il suo intero portafoglio a seguito di una riorganizzazione, del ’99, di due società diverse, la Grolux Estates Ltd e la Cheylesmore.

Le azioni di queste, erano a loro volta detenute da una terza società, la cui sede era la stessa della banca newyorkese JP Morgan. E fin qui non ci sarebbe poi molto di strano, se non che alcuni file di guerra collegano il Vaticano a quella stessa banca.

Non solo: un documento, stilato da alcuni funzionari ministeriali nel periodo precedente alla Seconda Guerra Mondiale, riporta una forte critica verso il finanziere papale di quegli anni, Bernardino Nogara.

L’uomo, che controllava gli investimenti della Santa Sede, era collegato alla holding svizzera Profima SA di Losanna.

In questa, Nogara, avrebbe spostato i titoli bancari italiani, col fine di riciclarli e sfuggire a evenutali controlli. Operazioni illecite, che hanno contribuito ad accrescere il patrimonio fiscale del Vaticano.

Nel 1931, poi, Nogara fondò una società offshore in Lussemburgo, attraverso cui era in grado di controllare più attività immobilari. Quest’impresa divenne poi la Grolux. Da Lussemburgo, allo scoppio del secondo conflitto mondiale, con il rischio di un’invasione tedesca, le operazioni furono quindi trasferite negli Stati Uniti e nella Svizzera, dichiaratasi neutrale e quindi non soggetta a rischi d’invasione.

Oggi, gli investimenti realizzati attraverso i fondi di Mussolini sono controllati da un funzionario papale a Roma, Paolo Mennini, il quale, altri non è che il banchiere del Papa:  il quale gestisce tutta la ricchezza della Chiesa, essendo il capo dell’unità speciale APSA “Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica”.

Un patrimonio che si aggira intorno ai 680 milioni di euro

 

 

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