ITALIA: NON TUTTO ANDRA’ BENE!

Fonte: https://icebergfinanza.finanza.com/2020/04/29/italia-non-tutto-andra-bene/

Questo post non volevo scriverlo, ma purtroppo io sono un ottimista ben informato che non può fare a meno di condividere alcune dinamiche, ma soprattutto di cercare di ragionare insieme su quello che sta accadendo.

Io però non posso far finta di nulla, non riesco a stare tranquillo di fronte a questa impressionante inerzia, di fronte a questa generale sottovalutazione di un fenomeno, la pandemia, che è sostanzialmente inedito nella storia delle dinamiche economico/finanziarie mondiali.

Abbiamo oggi di fronte a noi due pericolosi nemici, uno è il virus, l’altro è la depressione economica, si tratta di scegliere quali dei due nemici farà la strage più dolorosa, se la pandemia o il fallimento e la depressione di molte FAMIGLIE e IMPRESE.

Ieri su TWITTER ho postato quello che sta accadendo in America al settore dei servizi, basterebbe questo per comprendere quello che sta accadendo e accadrà al nostro Paese, una dinamica STORICA inedita, pericolosissima…

L’occupazione nel settore dei servizi USA è passata dal 25% della forza lavoro nel 1910 all’86% oggi. Il settore più colpito oggi è quello dei servizi, unico che ha attenuato gli effetti delle ultime recessioni passate. Ciò renderà questa recessione la più grave della storia!

Questa è veramente la madre di tutte le crisi!

Ieri il Governo, per giustificare la prudenza ha fatto girare l’ennesimo report segreto del famigerato comitato tecnico scientifico, fantasticando 151.000 anime in rianimazione se si riapre tutto.

Si tratta dello stesso comitato tecnico scientifico che ha tenuto nascosto un altro fantasioso report nel quale si prefigurava una strage vicina al milione di morti, sulla base di non si sa quale dinamica o studio.Immagine

Il solo fatto di aver tenuto secretato un tale documento in possesso già a gennaio e di aver atteso addirittura i primi di marzo prima di chiudere il Paese e imporre il lockdown a mio modesto parere basterebbe, per mandare a casa l’intero Governo, compresi gli sciocchi che a febbraio suggerivano aperitivi e involtini primavera in ogni momento.

Non solo, l’ultimo documento parla di 430.000 persone in rianimazione per fine anno. I posti in rianimazione in Italia al momento sono 10.000, quindi immaginatevi cosa significa.

Ma torniamo a noi, oggi non ci interessa trovare il colpevole, ci penserà la storia a fare piazza pulita e le responsabilità salteranno fuori o verranno insabbiate.

Quello che ci interessa è ragionare con Voi, se è meglio affrontare il rischio della pandemia o vedere morire, giorno dopo giorno, aziende e uomini e donne per fallimento o suicidio, come purtroppo sta già accadendo.

Non solo, alcune demenziali scelte di questo Governo, hanno messo in crisi anche aziende sane, costrette a chiudere mentre in tutta Europa i rivali, la concorrenza continuava a produrre, erodendo quote di mercato.

Purtroppo abbiamo un ministro delle finanze totalmente inadeguato al suo compito, un professore di lettere che sino a qualche settimana fa parlava di una caduta del PIL di solo un punto percentuale e di una rapida ripresa…

Le stime oggi del DEF sono prudenziali, si parla di un crollo del 8% ma per alcuni si può arrivare anche ad una perdita del 15 %, il che tradotto significa milioni e milioni di disoccupati e quindi potenziali centinaia e centinaia di depressioni e suicidi.

Significa ancora meno risorse per la Sanità, meno posti in rianimazione, meno risorse per i sussidi, la cassa integrazione e maggiore debito oltre che perdita di competitività e futura maggiore deflazione salariale, tagli di stipendi o licenziamenti.

Si parla già di mettere un limite di reddito a chi percepirà l’elemosina di 800 euro ad aprile e maggio, un limite di 35.000 perchè non ci sono più soldi. Nel frattempo perdiamo tempo in Europa per avere il nulla da un RECOVERY FUND impossibile, grazie alla criminale condotta di Germania, Olanda, Austria e Finlandia, di cui mi auguro gli italiani si ricorderanno e si mendicano spiccioli, facendo finta di non usare il MES e gli altri fondi fantasma.

In America non ci hanno pensato due volte, lo sanno che il popolo americano in casa ha un arsenale, li le armi si comprano come le caramelle al bar, la Federal Reserve ha stampato il denaro necessario e il Tesoro, SENZA ALCUNA RICHIESTA SPECIFICA o INOLTRO DI DOMANDA, ha inviato alle famiglie americane e ai single, rispettivamente 2400 dollari e 1200.

Il tutto confermato da alcuni miei clienti che vivono in America!

Quindi torno a ripetere per l’ennesima volta, in un grido disperato, lasciate perdere tutte le inutili richieste all’Europa, dimenticatevi che tutto andrà bene e iniziate a comprendere che non c’è alternativa alla creazione del denaro necessario da parte delle banche centrali, per sostenere FAMIGLIE e IMPRESE alla cancellazione non di tutto il debito, ma del debito che è stato e verrà creato da oggi in poi, per colpa di questa PANDEMIA, anche se una crisi sarebbe arrivata comunque, per colpa di un sistema finanziario e monetario completamente marcio.

Roosevelt fece un discorso di inaugurazione memorabile in mezzo ad una feroce depressione economica, non originata dalla pandemia, ma da un manipolo di psicopatici banchieri e speculatori, come oggi…

Ancora più grave è la circostanza che una folla di disoccupati si trova di fronte al tetro problema della propria esistenza, mentre un numero non minore di cittadini continua a lavorare con scarso
profitto. Solamente uno sciocco ottimista potrebbe negare l’oscura realtà del momento. Eppure le nostre sciagure non derivano da alcun fallimento sostanziale. Ne siamo colpiti da alcun flagello di locuste. Dovremmo anzi aver seri motivi
di riconoscenza, ponendo mente ai pericoli vinti dai nostri avi grazie  alla loro fede e alla loro audacia. La natura ci offre ancora le sue incalcolabili ricchezze, e gli sforzi dell’uomo sono giunti a moltiplicarle. L’abbondanza è alle soglie delle nostre case, ma la possibilità di valercene viene meno benche questi tesori ci siano a portata di mano. Questo accade perché quanti dominano nel campo dello scambio dei beni materiali, venuti meno dapprima al loro compito per ostinazione ed incompetenza, ammettono poi il loro fallimento ed abdicano alle loro responsabilità. Davanti al tribunale dell’opinione pubblica, condannati dal cuore e dalla mente degli uomini, stanno i sistemi di speculatori poco scrupolosi.

Rileggetevi questi due post, che vi riporto qui sotto lasciate perdere l’ironia e la rabbia contro soggetti che oggi non fanno altro che fare la morale seduti nelle loro reggie dorate, circondati da lauti stipendi e generose gratifiche, prego il Signore che qualcuno possa ascoltare e comprendere, diversamente sarà davvero dura, durissima…

No, non potevo stare zitto, ora è il momento di agire in una maniera o nell’altra, diversamente, la luce in fondo al tunnel è quella del treno che sta per arrivare.

Io il mio contributo credo di averlo dato, ho salvato i risparmi di molte famiglie, ho diffuso consapevolezza dove possibile, ora offro l’unica soluzione possibile, non lo dico solo io, ma lo dice pure un volpone come Mario Draghi…

Questa è l’unica possibilità che ci offre una feroce pandemia, una feroce deflazione da debito, prego il Cielo che qualcuno sia così illuminato da comprenderlo, sostenere FAMIGLIE e IMPRESE siano a quando la pandemia sarà scomparsa, basta egoismi e egemonia, basta narcisi al potere è il tempo che il popolo riprenda il suo posto nella storia.

Troppo è il coinvolgimento emotivo in questi giorni, buona fortuna Italia.

La Lagarde e quel porco lavoro

Scritto da: Francesco Carraro
Fonte: https://www.francescocarraro.com/la-lagarde-e-quel-porco-lavoro/

È grottesco: tutti se la prendono con la “povera” Christine Lagarde, quando la Signora della Moneta sta facendo solo il suo porco lavoro. Un lavoro per cui non solo è lautamente pagata, ma che ha il dovere di portare a termine, se non altro per ragioni di coerenza. Non sbaglia lei, ma chi ha costruito un intero Sistema di regole, di valori, di rapporti economici e sociali basato sulla subordinazione coloniale degli Stati al Potere Bancario. Con buona pace delle piccate reazioni provenienti dal Colle più alto, la BCE e l’Unione non stanno facendo nulla di diverso da ciò per cui sono state pensate e costruite.

Solo adesso che l’emergenza vi costringe ad aprire gli occhi lo scoprite. Mentre finora dormivate il sonno degli ignavi. Ma la colpa non è dei lupi che mangiano gli agnelli; è dei pastori che lasciano aperto, ai lupi, l’uscio dell’ovile. La colpa è di chi – cioè di quasi tutte le forze politiche attuali, di maggioranza e di opposizione – senza batter ciglio ha non solo approvato, negli anni, ma esaltato addirittura i seguenti pilastri di un sistema criminogeno:

1) una moneta senza Governo e un Governo senza moneta, con il risultato di una Banca Centrale “Indipendente”: monopolista pura nella creazione di quel denaro di cui oggi il popolo (messo in congedo da un’epidemia) ha un disperato bisogno (articolo 3 del trattato di Lisbona);
2) una Banca Centrale “Indipendente”, con le funzioni di cui sopra, cui è permesso di inondare di liquidità i mercati e la finanza, gli squali delle borse e gli speculatori specializzati, ma a cui è tassativamente vietato concedere qualsiasi forma di “facilitazione creditizia” o di aiuto agli Stati (articolo 123 del Trattato di Lisbona;

3) una “costituzione” europea basata su un egoismo istituzionalizzato, diabolicamente antitetico rispetto al principio solidaristico predicato dall’articolo 2 della nostra Suprema Carta (articolo 124 e 125 del Trattato di Lisbona: è proibito qualsiasi “accesso privilegiato” al credito e qualsiasi “aiuto” di uno Stato a un altro nonché dell’Unione a favore degli Stati);
4) un obbligo, costituzionalizzato, al pareggio di bilancio con la sostanziale impossibilità, per una Nazione, di fare deficit (cioè di immettere nuova liquidità nell’economia reale); salvo, in circostanze eccezionali, implorare “flessibilità” per accrescere debito e spread, armi predilette di ricatto dei “Mercati”;

5) il mostruoso nuovo MES: regalare soldi per poi chiederli in prestito, ove necessario, a carissimo prezzo. Per tutte queste ragioni, noi non riusciamo ad essere inviperiti con la Lagarde o la Von der Layen. Per quanto ci faccia ribrezzo la Von der Leyen quando, con viscida untuosità, imita il John Fitzgerald Kenney di Rudolph-Wilde-Platz dicendo: “Cari italiani, in questo momento difficile, voglio dirvi che non siete soli (…). In questo momento in Europa siamo tutti italiani”.

No, amica mia, la verità è che noi siamo proprio soli, tu non sei Kennedy, e non sei neanche italiana. E se tu non provi vergogna, noi (che siamo italiani davvero) ci vergogniamo al tuo posto. Soprattutto della nostra classe dirigente. La quale ha avallato ogni singola tappa (giuridica) di quel lugubre viaggio che ha per capolinea il presente. Nel momento più buio per un popolo – quello in cui si cerca disperatamente uno “Stato” – è ancora più atroce accorgersi che quello Stato non c’è. Perché è “stato” venduto.

SITUAZIONE ATTUALE…

Carissimi lettori,

è una situazione difficile, drammatica…provocata ?
Virus trasmesso dai pipistrelli? Mah…non vogliamo schierarci per una tesi rispetto ad un’altra…ma, una cosa è certa, finalmente i “gestori” dell’Europa sono usciti allo scoperto…
Traditori e massacratori dei popoli.
Apolidi arrivisti, vili marrani assetati di potere, finanziatori di ONG patetiche e ruffiane.

Una cosa è certa, tutto è appena iniziato…i traditori “escono allo scoperto” e i patrioti si stanno “risvegliando”…

“OCCHIO PER OCCHIO, DENTE PER DENTE”…

ALGERIA: STANZIATI 260 MILIARDI PER LO SVILUPPO. FRANCIA E GERMANIA CI PUNTANO MENTRE NOI DILAPIDIAMO L’EREDITÀ DI MATTEI

Scritto da: Antonio de Martini
Fonte: https://corrieredellacollera.com/2014/09/01/algeria-stanziati-260-miliardi-per-lo-sviluppo-francia-e-germania-ci-puntano-mentre-noi-dilapidiamo-leredita-di-mattei-di-antonio-de-martini/

Il Consiglio dei Ministri algerino, nella riunione del 26 agosto ha deciso un piano di rilancio della economia ed aumentato il bilancio 2015 del 15,9% rispetto all’anno in corso, annunziando un piano complessivo da 260 MLD di dollari.

Rimasti ancorati al sistema socialista appreso del piano quinquennale lo stanziamento dei 260 MLD è previsto a tutto il 2019.

L’obiettivo , secondo il primo ministro Abdelmalek Sellal,

è di creare una economia ” produttiva e diversificata”.
Poiché sono – oltre che socialisti- mediterranei, hanno fatto come noi italiani: il primo piano quinquennale ( 2001) è partito con quattro anni di ritardo ( noi, all’epoca, con tre).

Il Presidente Abdelaziz Boutlefika , ormai al suo secondo piano di sviluppo ( il suo primo, iniziato nel 2010 era di 286 MLD) , ha stabilito che il piano vada finalizzato e presentato in Consiglio entro la fine dell’anno e in Parlamento subito dopo.

Notevole il fatto che essendo per legge ( recente) proibito allo stato di indebitarsi, il deficit di bilancio 2015, previsto in 59,4 miliardi, verrà finanziato con le riserve ad oggi stimate in 200 MLD di dollari.

Oltre ad essere il paese africano di maggior estensione ( dopo la partizione del Sudan) l’Algeria è anche il paese più “liquido” e di questi tempi…

Algeri è la sola città straniera in cui la SACE ( assicura i crediti dell’export) abbia aperto un ufficio, esiste una associazione Italia-Algeria presieduta dall’Ambasciatore Antonio Badini che è stato tra l’altro responsabile Africa al ministero e Ambasciatore presso la Lega Araba ed è in piena efficienza.
La classe dirigente algerina oggi al potere, un po’ vecchiotta, è ancora quella ” allevata” da Enrico Mattei e dall’ENI. La guerra di indipendenza algerina è stata consacrata dalla bella pellicola di Gillo Pontecorvo ” La battaglia di Algeri”.

Insomma esistono tutte le premesse per una comune attività di sviluppo reciproco, oscurata soltanto dalla conflittualità provocata dall’avventurismo di piccoli imprenditori nostrani convinti di poter gestire a modo loro i rapporti.

Ad oggi esistono nei tribunali italiani ben 1200 contenziosi tra società pubbliche e private algerine e società italiane provocati spesso da furbacchioni che cercano di dilazionare impegni presi con leggerezza e senza cognizione del contesto culturale in cui sono stati chiamati ad operare.

Una disposizione non scritta algerina prescrive ormai di negoziare in coppia quando l’interlocutore è un italiano per scoraggiare tentativi di corruzione, anche goffi, dovuti alla insofferenza per le lungaggini burocratiche inevitabili in un paese socialista con tradizioni mutuate dalla burocrazia francese.

Gli spagnoli, più morigerati, attenti e rispettosi, stanno incrementando il loro interscambio a ritmi di due cifre all’anno benché le loro tecnologie siano inferiori alle nostre.

Francia e Germania stanno sforzandosi in ogni modo di incrementare i loro affari , ma i tedeschi vengono visti con un misto di rispetto e sospetto , un residuo francese, mentre i francesi sono l’ex potenza coloniale con la quale ci sono stati otto anni di guerra feroce.
L’aggressione di Sarkosy alla Libia ( che gli algerini furono i soli ad aiutare) e l’intesa recente di Hollande con l’Arabia Saudita ( finanziatrice della recente guerra terroristica che ha provocato oltre centomila morti) sono due pesanti handicap per lo sviluppo dei rapporti bilaterali peraltro favoriti dalla francofoni a e dal conseguente interscambio demografico.

Con Enrico Letta ministro dell’industria una visita con un centinaio di imprenditori ebbe successo non seguito da adeguato sfruttamento commerciale.

Credo sia giunto il momento di presentarsi a reclamare l’eredità di Mattei.
Con imprenditori, tecnologie e progetti di sviluppo.
Le persone serie , dopo un momento di valutazione, saranno ben accolte.
Ci sono da raccogliere due punti di PIL.

Non solo glifosato: nuova condanna a Bayer e Basf per il pesticida Dicamba

Scritto da: Alessandro Profilio
Fonte: http://www.informasalus.it/it/articoli/condanna-bayer-basf-pesticida-dicamba.php

Negli Usa le multinazionali tedesche Bayer e Basf sono state condannate a pagare una multa da 265 milioni di dollari. Si tratta dell’esito della prima delle circa 140 cause intentate negli Usa contro i colossi chimici tedeschi produttori di Dicamba, erbicida accusato di provocare gravi danni alle colture estese.

In questo caso a citare in giudizio le multinazionali è stato l’agricoltore Bill Bader sostenendo che il diserbante aveva raggiunto il suo frutteto dai vicini campi di soia e cotone distruggendo così il suo raccolto di pesche. Ques’ultimo è drasticamente calato dopo che nel 2015 e 2016 la Monsanto, produttrice dell’erbicida, ha rilasciato cotone e semi di soia tolleranti alla Dicamba.

I legali di Bader durante il processo hanno attribuito la colpa dello scarso raccolto proprio all’agente chimico utilizzato nei cambi adiacenti. Gli esperti della Monsanto, da parte loro, hanno tentato di sostenere che gli alberi di pesco soffrivano di un malattia fungina.

Negli Stati del Midwest Usa gli erbicidi a base di Dicamba sono accusati di aver danneggiato migliaia di ettari coltivati. L’ennesimo guaio finanziario per la Bayer, cui sono state presentate già una miriade di richieste di risarcimento per un altro erbicida, il Roundup, a base di glifosato.

Piatti e stoviglie in melamina – sono pericolosi per la salute?

Scritto da: Nicoletta
Fonte: https://www.soloecologia.it/24102019/piatti-e-stoviglie-in-melamina-sono-pericolosi-per-la-salute/12907

Le stoviglie colorate e gli utensili in melamina (o melammina) sono molto diffusi e utilizzati per picnic, vacanze in campeggio o in barca. Di fatto sono una gran comodità: resistenti, infrangibili e leggeri. Eppure esistono ragioni valide per utilizzarli il meno possibile.

La melamina è una polvere bianca, inodore e insapore. Viene prodotta industrialmente dall’urea, che a sua volta è un derivato della combustione del gas naturale. La maggior parte della melamina attualmente prodotta viene ulteriormente trasformata in resine sintetiche mediante l’aggiunta di formaldeide. La troviamo ad esempio nello smalto per unghie, nei medicinali e nelle materie plastiche. La resina melamminica è poi assai spesso trasformata in stoviglie.

Perché le stoviglie di melamina non sono salutari

Innanzi tutto perché possono rilasciare sostanze tossiche quando portate a una temperatura di almeno 70 °C (ad esempio quando riscaldate nel microonde o riempite con cibi/liquidi bollenti): rilasciano nonilfenolo, formaldeide e melamina. Il nonilfenolo influisce sull’equilibrio ormonale umano e dovrebbe quindi essere evitato in ogni modo. La formaldeide è irritante per pelle e mucose e può favorire l’insorgere del cancro nella rinofaringe, oltre che innescare allergie. La melamina è invece sospettata di causare malattie alla vescica e all’apparato renale. Anche gli alimenti acidi, grassi e salati dissolvono la melamina e la formaldeide delle stoviglie.
Un altro importante motivo per cui sarebbe opportuno evitare di usare questi oggetti è che il riciclo della melamina è molto difficile. La sostanza non è certamente biodegradabile e molto difficile da riutilizzare, anche più della plastica tradizionale, che invece può essere pressata e trasformata sotto l’effetto del calore. La resina melamminica può essere certamente triturata, ma non termoformata – anche se sono attualmente in corso molte ricerche per scoprire dei processi chimici capaci di sciogliere e rielaborare questa sostanza.

Quali sono le migliori alternative alla melamina

Una buona alternativa alle stoviglie in plastica per le vacanze in campeggio o per i picnic è costituita da quelle in acciaio inox, un materiale quasi eterno perché è resistente al calore e molto stabile. Oltre ai piatti, esistono bottiglie, posate, posate, scatole per il pane e persino biberon in acciaio inossidabile.

Un’altra alternativa possibile sono le stoviglie in bioplastica a base di materie prime rinnovabili come foglie di palma, bambù, canna da zucchero o mais. A due condizioni, però: che le piante non provengano da monocolture e da piantagioni per le quali è stato necessario disboscare la foresta pluviale e che non siano geneticamente modificate. Inoltre, tenere presente anche per le stoviglie in bioplastica vengono spesso utilizzate delle resine melamminiche per legare le materie prime naturali.

I prodotti in legno (specie ulivo e cocco) sono una buona alternativa per ciotole, piatti, cucchiai da cucina, spatole e taglieri. Sono certamente biodegradabili, un po’ pesanti, ma non fragili come i comuni piatti in ceramica o porcellana.

UN’ASSOCIAZIONE CHE IL MONDO CI INVIDIA…

Fonte: https://www.ana.it/la-storia-dellana/

CENNI STORINI SULL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE ALPINI

Al termine della Prima guerra mondiale un gruppo di reduci l’8 luglio 1919 costituì l’Associazione Nazionale Alpini. L’idea nacque a Milano, presso la Birreria Spatenbräu il cui proprietario era Angelo Colombo – uno dei soci fondatori – e fu l’inizio di una lunghissima marcia che dura tuttora.
Il primo presidente fu Daniele Crespi, dal 2013 è in carica Sebastiano Favero (i presidenti dell’Associazione).

L’Ana è associazione apartitica e si propone di (art. 2 dello Statuto):

  • tenere vive e tramandare le tradizioni degli Alpini, difenderne le caratteristiche, illustrarne le glorie e le gesta;
  • rafforzare tra gli Alpini di qualsiasi grado e condizione i vincoli di fratellanza nati dall’adempimento del comune dovere verso la Patria e curarne, entro i limiti di competenza, gli interessi e l’assistenza;
  • favorire i rapporti con i Reparti e con gli Alpini in armi;
  • promuovere e favorire lo studio dei problemi della montagna e del rispetto dell’ambiente naturale, anche ai fini della formazione spirituale e intellettuale delle nuove generazioni;
  • promuovere e concorrere in attività di volontariato e Protezione Civile, con possibilità di impiego in Italia e all’estero, nel rispetto prioritario dell’identità associativa e della autonomia decisionale.

Nel settembre del 1920 viene organizzata la prima Adunata nazionale sull’Ortigara. A quel primo appuntamento ne seguono altri venti per giungere, nel giugno 1940, a Torino: il secondo conflitto mondiale è alle porte e perciò per sette anni la manifestazione è sospesa.
Nell’aprile del 1947, ricompare il giornale L’Alpino, anch’esso nato nel 1919 su iniziativa del tenente degli alpini Italo Balbo. Nell’ottobre del 1948 si svolge a Bassano del Grappa la prima Adunata del dopoguerra. Dopo la sosta del 1950, anno del Giubileo, essa riprende senza più interrompersi.

L’Associazione Nazionale Alpini presenta un organico di 345.501 soci (a dicembre 2018), con 80 sezioni in Italia, 30 sezioni nelle varie nazioni del mondo, più 8 gruppi autonomi: cinque in Canada (Calgary, Sudbury, Thunder Bay, Vaughan e Winnipeg), in Colombia, Slovacchia e a Vienna. Le Sezioni si articolano in quasi 4.500 Gruppi. Ai 264.220 soci ordinari si aggiungono circa 80mila Aggregati.

Fedele a sentimenti, quali l’amor di Patria, l’amicizia, la solidarietà, il senso del dovere, cementato durante la naja, l’Associazione ha saputo esprimere queste doti, intervenendo in drammatiche circostanze, nazionali e internazionali, dal Vajont (1963), al Friuli (1976/’77) dove nacque di fatto la Protezione Civile nazionale, dall’Irpinia (1980/81), alla Valtellina (1987), all’Armenia (1989), all’Albania a favore dei kosovari (1999). E ancora in Valle d’Aosta (2000), in Molise (2002), nell’Abruzzo terremotato (2009-’10), in Pianura Padana (2012) e in Centro Italia (2016-’17).
I volontari della Protezione civile ANA sono circa 12mila e sono guidati da Gianni Gontero.

Tra le numerose opere a favore del prossimo l’Associazione ha costruito in due anni di lavoro volontario dei propri soci (1992/’93), un asilo a Rossosch, al posto di quella che fu la sede del comando del Corpo d’Armata alpino nel 1942, durante la Campagna di Russia. Per i due anni di lavoro i volontari sono stati 721 suddivisi in 21 turni. Le ore di lavoro sono state 99.643.
Analoga operazione, su richiesta del vescovo ausiliare di Sarajevo mons. Sudar, è stata condotta a termine nel 2002, per ampliare un istituto scolastico multietnico a Zenica (Bosnia) che ospita studenti delle tre etnie: bosniaca, serba e musulmana.
In Mozambico dove nel 1993-’94 gli alpini di leva parteciparono alla operazione umanitaria disposta dalle Nazioni Unite, in un paese sconvolto dalla guerriglia, l’ANA ha costruito un collegio femminile, un centro nutrizionale di accoglienza per bambini sottonutriti e un centro di alfabetizzazione e promozione della donna.

Numerosi interventi sono stati promossi negli anni anche sul territorio nazionale. Nel Comune di Ripabottoni (Campobasso) è stata costruita una casa di riposo (2011). Nell’Abruzzo terremotato sono stati impegnati 8.500 volontari della Protezione civile ANA e il 14 novembre 2009 è stato inaugurato il “Villaggio ANA” a Fossa (L’Aquila) dove, grazie alle somme raccolte dall’Associazione e da altri enti, sono state costruite 33 case per gli sfollati del Comune abruzzese. Sempre a Fossa è stata costruita la chiesa di San Lorenzo (inaugurata il 27 novembre 2010) e oltre a numerosi altri interventi effettuati sul territorio del capoluogo abruzzese.
In seguito alle gravi, ripetute scosse di terremoto in Centro Italia del 2016 e del gennaio 2017 l’ANA ha aperto una raccolta di fondi in favore della popolazione, avviando dei progetti per la costruzione di edifici polifunzionali in altrettante Regioni, a Campotosto (opera inaugurata nel novembre 2017), Visso (2017), Arquata del Tronto (2018), Accumoli e Preci.

Un capitolo a parte merita l’ospedale da campo. Il 19 marzo 1994 l’Associazione ha inaugurato un nuovo ospedale da campo avioelitrasportabile, gioiello unico in Europa e forse nel mondo già impiegato più volte in occasione di pubbliche calamità. Il personale medico e paramedico è quello delle strutture sanitarie più avanzate. Ultimo intervento in ordine di tempo è stato compiuto a Kinniya nel Sri Lanka dopo il devastante tsunami. Per 6 mesi è stata attivata una parte dell’ospedale con medici, infermieri, personale tecnico e volontari della nostra Protezione civile.


STAMPA ALPINA

Un settore di strategica importanza associativa è quello della stampa alpina. Il mensile associativo L’Alpino viene inviato ai soci esclusivamente in abbonamento ed ha una diffusione di 350mila copie. Raggiunge gli iscritti in tutta Italia e in tanti Paesi del mondo, dall’Australia al Canada, dalla Svezia al Brasile, al Sud Africa. Ci sono inoltre altre 200 circa tra testate di Sezione e notiziari di Gruppo: con queste la stampa alpina si colloca con il suo milione e mezzo di lettori fra le principali correnti nazionali di informazione, nel rispetto del principio di apartiticità.
Ogni anno i responsabili delle testate alpine si riuniscono in convegno itinerante, per discutere tematiche di interesse associativo.
Fra rappresentanti delle testate alpine e osservatori, questo convegno che – grazie al fatto di essere organizzato ogni anno in una diversa località, in aggiunta all’accresciuto interesse associativo nei riguardi del mondo dell’informazione – è divenuto un appuntamento fondamentale per chi scrive sui giornali alpini. E’ l’unica occasione, infatti, di incontro ma anche di confronto dei direttori dei periodici sezionali e dei notiziari di gruppo, giornali sempre letti con grande attenzione e con spirito critico.
Esiste infine un canale informatico, il portale www.ana.it che contiene, fra l’altro, non solo il numero de L’Alpino del mese in corso ma anche i numeri precedenti. La redazione de L’Alpino cura anche la pubblicazione nel portale delle informazioni sull’ANA e di gran parte delle pagine del giornale.
A fine 2017 esce la prima puntata de L’Alpino settimanale televisivo, trasmesso dalle emittenti televisive di tutt’Italia e visibile in qualsiasi momento dal canale YouTube Ana.

STORIA DE L’ALPINO,
MENSILE UFFICIALE ANA

Cominciò quasi per caso. Nel 1919, quasi contemporaneamente alla fondazione Associazione Nazionale Alpini, tre ufficiali dell’8° reggimento alpini, reduci di guerra, mentre in libera uscita passeggiavano per Udine, ebbero l’idea di pubblicare un settimanale, in formato ridotto, per esaltare le glorie del reggimento, con i suoi battaglioni, il “Tolmezzo”, il “Cividale”, il “Gemona”, e dei battaglioni “Valle” e Monte” che avevano fatto parte dell’8°. I tre ufficiali erano Italo Balbo, Aldo Lomasti e Enrico Villa e il settimanale era L’Alpino.
Le prime 2500 copie del giornale furono esaurite in poche ore.
Oggi, quelle copie consunte dal tempo, con la testata Liberty e quel sottotitolo “Di qui non si passa”, fanno sorridere; ma sono un pezzetto di storia degli alpini, che sono tutt’uno con la storia d’Italia.
Oggi L’Alpino è il mensile ufficiale dell’Associazione Nazionale Alpini, che conta circa 200 tra testate di Sezione di Gruppo. La tiratura di queste testate sezionali varia da alcune migliaia ad alcune decine di migliaia, mentre hanno una tiratura ridotta al numero di iscritti (al massimo alcune centinaia di soci) i giornali di gruppo.
Per quanto riguarda L’Alpino, ha 11 numeri ed è diretto, da giugno 2012, da Bruno Fasani. I suoi referenti sono i corrispondenti delle ottantuno Sezioni, in Italia e all’estero. Come del resto tutte le cariche associative, i collaboratori sono tutti volontari che non percepiscono alcun emolumento (a parte, ovviamente, il personale amministrativo e di segreteria, indispensabile ad una associazione con un così rilevante numero di iscritti).
Le notizie riportate dal mensile associativo riguardano l’attività delle sezioni e dei gruppi, dalle tantissime iniziative locali alla più articolata e complessa opera dei volontari della Protezione civile dell’ANA. Ma L’Alpino tratta pure problemi e argomenti che, anche se apparentemente non riguardano direttamente la vita associativa, si riflettono pesantemente su tutto il mondo alpino: come il nuovo modello di difesa, con la drastica riduzione dei reparti alpini, e la “sospensione” della leva obbligatoria, problema, quest’ultimo, che trova tutta la stampa alpina schierata in difesa di valori insostituibili, che sono indispensabili non soltanto agli alpini ma a tutto il Paese.
Pur affondando nella tradizione, L’Alpino è un giornale moderno anche tecnologicamente. Computer e sistemi avanzati in redazione, stampa esterna d’avanguardia, tempi di chiusura quasi da quotidiano.


L’INTERNATIONAL FEDERATION OF MOUNTAIN SOLDIERS (I.F.M.S.)

A consolidamento dei rapporti di amicizia e collaborazione che intercorrono da anni con le consorelle associazioni d’arma di montagna di tutto il mondo, nel 1985 è stata fondata su iniziativa della nostra Associazione l’I.F.M.S. (International Federation of Mountain Soldiers), alla quale aderiscono a tutt’oggi le associazioni dei soldati della montagna di Austria, Francia, Germania, Slovenia, Spagna, Stati Uniti, Polonia, Svizzera, Italia. Come osservatori vi sono inoltre le Truppe da montagna di Argentina e Cile. Il segretario generale ricopre questa carica per un triennio, ed è designato a rotazione. Segretario generale dall’ottobre del 2015 è il gen. (alpino) Renato Genovese.